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New York Times (10.17.02) - Giovedì 17 Ottobre 2002 -
By Lawrence K. Altman
Un comitato di specialisti che presta la sua
consulenza al
governo in materia di
vaccinazioni per il
Vaiolo ha
raccomandato ieri di offrire questa "immunizzazione" a
operatori dei pronti soccorsi,
medici,
infermieri, terapisti
della respirazione che lavorano nelle unità di cura
intensiva e tecnici di radiologia, che si stima siano mezzo
milione di persone.
Di solito, il governo (USA) segue le raccomandazioni del comitato,
che presta la sua consulenza ai
CDC, ma il presidente Bush
ha ricevuto diverse proposte, tra cui quella di offrire il
vaccino a 10 milioni di operatori della sanità e
dell'emergenza o a tutti gli americani prima di qualunque
attacco (NdR: magari inventato...dai
militari + multinazionali....).
Il comitato ha detto che, prima di
vaccinarli, ai lavoratori
bisognerebbe chiedere se sono in gravidanza o "infettati"
dall'HIV.
Entrambe queste condizioni possono
aumentare
il rischio di reazioni
avverse
al vaccino antivaioloso, che gli esperti considerano il più
pericoloso di tutti.
Il comitato, che prosegue oggi [17/10/02] la sua riunione ad
Atlanta, non ha richiesto che i lavoratori vengano
sottoposti a test per l'HIV o la gravidanza prima di essere
vaccinati......il comitato ha raccomandato che
chi viene vaccinato metta una garza ricoperta da una benda
sopra il punto dell'inoculazione, perché il
vaccino contiene
un
virus che è in grado di
diffondersi in altre zone del corpo e ad altre persone.
021017 AD022006 -
Testo originale:
http://www.aegis.com/channel/s/AD022006.html
http://www.cbsnews.com/stories/2003/03/29/health/main546669.shtml
vedi anche
Vaiolo
+
Polio +
Difterite +
Tetano
+
Epatite B +
Pertosse +
Morbillo +
Parotite +
Rosolia
+
Meningite +
Effetto Gregge
+
Porfiria
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Descrizione
particolareggiata del Meccanismo dei DANNI dei Vaccini,
delle
Amalgami dentali
e/o
Metalli Tossici
(che hanno le madri
durante la gravidanza)
Questo
meccanismo vale anche
per TUTTI i
Vaccini
!
Vaiolo: nella
relazione della
Direzione Generale del
Comitato Esecutivo dell’OMS
relativa al programma di
lotta al vaiolo del
1977, si legge:
“Durante la lotta
decennale per
l’eliminazione del
vaiolo è emerso che
il vaiolo può
diffondersi anche in una
popolazione
completamente vaccinata.
Pertanto, si è adottata
un’altra strategia: le
vaccinazioni di massa
sono state sostituite da
un monitoraggio e da un
trattamento mirato della
malattia”.
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Due abstract sul
Vaiolo:
[Al fine di chiarire ulteriormente la reale contagiosità del
vaiolo e di non indurre inutili allarmismi, giova ricordare
con estrema chiarezza che il vaiolo è stato eradicato
essenzialmente perché la sua catena di trasmissione è
intrinsecamente vulnerabile.
Le caratteristiche cliniche del vaiolo ne limitano
naturalmente la contagiosità in quanto la diffusione del
virus e la trasmissione dell’infezione avvengono
prevalentemente durante la prima settimana del rash
conclamato e questo periodo coincide con il progressivo
peggioramento del quadro sintomatologico che costringe il
paziente al riposo assoluto a letto.]
http://www.medinews.it/files/download.php?file=05_Il_vaiolo.doc
[Il direttore generale dell’Oms dell’epoca Horst Mahler
definisce l’eradicazione del vaiolo come “un trionfo
dell’organizzazione e della gestione sanitaria, non della
medicina”.
Parole pronunciate in occasione di un meeting in Kenya, al
quale partecipava anche il direttore del programma di
eradicazione Donald Henderson. A cui fu chiesto quale fosse
la prossima malattia da sconfiggere. Henderson prese il
microfono e rispose: “la
cattiva gestione della sanità”.]
http://www.epicentro.iss.it/problemi/vaiolo/Vaiolo_Storia.pdf
Commento
NdR: oltre alle varie BALLE
raccontate da questi "enti"
al servizio di
Big Pharma....viene
spontaneo chiedersi come facciano alcuni di questi
personaggi, che vi lavorano dentro, a non rivoltarsi contro
queste azioni
criminali contro
l'umanita' !
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Vaccino per il Vaiolo mangiando Patate (Ecco
la follia delle
Multinazionali dei Vaccini !
)
Vaccinarsi
contro il vaiolo mangiando patate o carote. E questo
l'obiettivo di una ricerca nata dalla collaborazione siglata
nel 2003 tra Italia e Stati Uniti.
Il meccanismo alla base del vaccino prevede che venga
inserito l'acido nucleico del batterio nella pianta,
affinche' questa produca anticorpi. Chi mangia i tuberi
verrebbe cosi immunizzato. La ricerca e stata illustrata
oggi da Giuseppe Ippolito, direttore dell'Istituto per le
malattie infettive Spallanzani di Roma, in occasione del G7
+ Messico effetuato a Roma.
Le ricerche su "vaccini vegetali''
sono in corso anche per combattere altri agenti infettivi o
virali - ha riferito Ippolito - come quello responsabile
dell'epatite B.
Sono molti infatti i centri italiani
impegnati nello studio di un
vaccino che passi attraverso l'ingestione di alimenti.
"Si tratta di una prospettiva a lungo termine - ha
precisato - ma e' sicuramente una ricerca di frontiera
particolarmente importante.
Per quanto riguarda il nostro studio, condotto da diversi
gruppi nel nostro Paese, se gli esiti saranno positivi, un
domani potremo avere un vaccino contro il vaiolo a partire
dagli ortaggi. E l'obiettivo e' che la stessa tecnica si
applichi anche ad altri agenti batterici o virali.
'Al momento abbiamo messo a punto una piattaforma
tecnologica - precisa Ippolito - ora si tratta di
vedere cosa accadra' nella pianta. La speranza è che molte malattie infettive potranno essere
prevenute mangiando ortaggi.
Ma l'Italia, contro i rischi di attacchi bioterroristici,
sta lavorando in stretta collaborazione con gli Usa su
tutti i fronti e contro ogni possibile agente virale o
batterico - ha assicurato Ippolito - per definire
strategie che mettano in condizione il Paese di fronteggiare
qualunque emergenza''.
Commento NdR: Questa e' la prospettiva per il ns.
Futuro... essere cavie per esperimenti dei "Frankestein" dei
Vaccini, con TUTTI i
Danni di azioni criminali
biotecnologiche....
vedi:
Morti per
vaccino
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VACCINO del VAIOLO
La profilassi mediante l’innesto del materiale prelevato
dalle pustole di ammalati di vaiolo umano, diffusa in Europa
a partire dal XVIII secolo, incontrò inizialmente numerosi
ostacoli di vario ordine.
Il metodo della inoculazione,
detto circasso perché introdotto dalla Turchia, consisteva
nel trasferire l’infezione mediante una lieve scarificazione
di un arto, preferibilmente un braccio, ed applicarvi un po’
di materia vaiolosa tratta da una pustola di un soggetto nel
quale la malattia aveva un decorso benigno.
In Italia i primi esperimenti di vaiolizzazione avvennero
nel 1718 ed assunsero un carattere di massa a partire dal
1755 (3). La sperimen-tazione, sia pubblica che privata,
trovò una sede d’elezione negli ospizi dei trovatelli, negli
orfanotrofi, nelle famiglie più povere, disposte a prestare
i figli in cambio di un modesto compenso o del mantenimento
per tutta la durata della preparazione e della
convalescenza. I soggetti più adatti per essere sottoposti
alla pratica erano i bambini di età superiore a quattro anni
fino alla pubertà, mentre se ne sconsigliava l’applicazione
nell’età adulta per il maggior rischio di complicazioni.
Ai primi anni dell’800 si poté
però eseguire la vaccinazione esclusivamente con i materiali
(croste o fili di cotone imbevuti di pus vaioloso vaccino)
spediti dall’Inghilterra in apposite provette. Solo quando
il medico milanese Luigi Sacco riuscì ad individuare alcuni
casi di vaiolo delle vacche in Lombardia fu più facile
diffondere la pratica, che comunque nei primi anni
dell’Ottocento ebbe un’estensione molto ridotta.
Il grande apostolo della diffusione della nuova pratica
nell’Italia napoleonica fu il medico milanese Luigi Sacco,
che, nel 1801, venne nominato direttore della vaccinazione
nella Repubblica Cisalpina, con il compito di “diffondere
praticamente nei varii dipartimenti il nuovo vajuolo”. Egli
occupò questa carica fino al 1808 e in tale veste non solo
spedì ordini e circolari ma viaggiò nei vari dipartimenti
del Regno d’Italia e inoculò personalmente migliaia di
persone
Con la dominazione francese la
vaccinazione ebbe uno slancio nuovo e i principali fornitori
di materia inoculabile furono gli orfanotrofi, via via
vaccinati, a garantire la necessaria produzione di pus per
effettuare le vaccinazioni secondo il metodo allora
prevalente, detto “da braccio a braccio”.
Reperire il materiale delle pustole del vaiolo di vacca era
molto più difficile e costoso che non utilizzare quello
“umanizzato” che si sviluppava sui vaccinati.
Questa pratica era in qualche modo preferita perché non
comportava una commistione di “linfa” fra uomo e animale. In
tal modo, tuttavia, si riduceva l’attività del virus tanto
che in molti casi non provocava la malattia e quindi non
immunizzava. Inoltre, se il soggetto dal quale era prelevata
la “linfa” era affetto da una malattia infettiva,
soprattutto la sifilide allora molto diffusa, questa si
poteva trasmettere al bambino inoculato.
Un decreto di Villa, Ministro
degli Interni, in data 5 novembre 1802, prescriveva ai
medici degli ospedali e ai medici condotti di vaccinare con
materiale proveniente da mucche affette da vaiolo i poveri
in ogni tempo e in ogni luogo, e stabiliva al tempo stesso
rigorose limitazioni alla pratica dell’innesto con vaiolo
umano.
Il 9 maggio 1804 il Governo emanò un Decreto che
regolamentava la vaccinazione. In esso si stabiliva la
nomina di uno o più delegati per la vaccinazione in ogni
dipartimento, agli ordini del Direttore Generale; si
rendeva obbligatoria, non solo ai medici ma anche alle
Municipalità ed ai parroci, la denuncia di ogni caso di
vaiolo, fissando severe pene per gli inadempienti, e si
prescriveva un rigoroso isolamento dei vaiolosi, con
disinfezione delle case ritenute infette a guarigione
avvenuta.
In quanto alla vaccinazione si prescriveva ai medici
condotti e agli ospedalieri l’obbligo di praticarla
gratuitamente, pena la loro sospensione dall’impiego in caso
di inadempienza.
Per i cittadini la vaccinazione non era obbligatoria,
ma pur si passava dai semplici
inviti alle prime coercizioni: chi non era
vaccinato non poteva essere accettato nei collegi e nei
monasteri e nella distribuzione dei pubblici soccorsi era
posposto ai vaccinati, per i quali si prevedeva un
certificato di eseguita vaccinazione.
Un ruolo di primo piano nella organizzazione della
vaccinazione era assegnato ai parroci.
A loro incombeva l’obbligo di persuadere dall’altare la
popolazione e di illuminarla sui "vantaggi"
che ne avrebbero ritratto i
figli. Quasi sempre
nei locali della
parrocchia i medici eseguivano le vaccinazioni, la cui
data era tempestivamente annunciata dal parroco dall’altare;
ed era la campana della chiesa che avvertiva e richiamava i
vaccinandi il giorno fissato.
Il parroco non solo era tenuto ad assistere alla
vaccinazione e a firmare le tabelle dei vaccinati insieme al
medico e al rappresentante del Comune, ma aveva la
responsabilità, quando le coercizioni divennero più
strette, della compilazione delle liste dei fanciulli
che dovevano essere vaccinati e l’obbligo di avvisarne
personalmente le famiglie, notificando alle autorità i
renitenti
In ITALIA fu varata la Vaccinazione obbligatoria per il
vaiolo, dalla Legge Crispi-Paliani nel 1888...... e cosi
si preparo' il Terreno adatto allo scatenamento
dell'influenza detta
spagnola....che in realta' fu la
naturale conseguenza della
vaccinazione obbligatoria sui militari......
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I tipici
effetti collaterali del
vaccino, che è prodotto con
virus, comprendono
indolenzimento delle braccia, febbre e ingrossamento dei
linfonodi. In una sperimentazione in corso a Nashville,
Tenn. USA, circa il 10% delle
persone ha avuto disturbi molto forti, con
affaticamento, febbre, perdita di appetito ed altri sintomi
simil influenzali che sono durati uno o due giorni.
La reazione grave più comune si verifica quando il vaccino
si diffonde fuori dal sito di inoculazione, spesso perché le
persone toccano quella zona e poi toccano se stesse o
qualcun altro. Il virus trasferito all'occhio può provocare
cecità.
La scorsa settimana, i militari hanno vaccinato più di 150
persone per il vaiolo, ma altre 100 circa sono state
esentate a causa di complicazioni mediche, hanno riferito
giovedì i responsabili.
Il vaccino sarà reso disponibile agli operatori sanitari
civili che verrebbero a contatto con le prime vittime di un
attacco biologico. Gli esperti dicono che si tratterebbe di
circa 450.000 persone.
Dopo settimane di discussione, Bush si è pronunciato contro
una campagna di portata nazionale volta ad educare, ed
eventualmente a vaccinare,
tutto il Paese, anche se questo potrà avvenire più avanti.
Per la maggior parte delle persone, il rischio del
bioterrorismo non giustifica vaccinazioni, ha detto,
aggiungendo che né la sua famiglia, né il suo staff si
sarebbero vaccinati.
Negli Stati Uniti, le vaccinazioni antivaiolose di
routine sono terminate nel 1972, il che significa che circa
la metà della popolazione è priva di qualunque protezione
contro il virus.
I responsabili della sanità non sanno con certezza se le
persone vaccinate decenni fa siano ancora protette dalla
malattia.
Come altri suoi coetanei, Bush è stato vaccinato contro il
vaiolo da bambino, ha detto una portavoce.
Gli esperti non sanno con certezza quanta protezione rimanga
negli adulti che sono stati vaccinati da bambini.
Testo originale:
http://story.news.yahoo.com/news?tmpl=story2&cid=514&ncid=514&e=3&u=/ap/20021221/ap_on_go_pr_wh/bush_smallpox_9
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Household Transmission of Vaccinia Virus from Contact with a
Military Smallpox Vaccinee
Trasmissione per contatto di Virus
vaccinale, a famigliare di un militare USA vaccinato per il
vaiolo
From Mortality and Morbity Reports:
May 18, 2007 / 56(19);478-481 - Illinois and Indiana, 2007
On March 7, 2007, the Chicago
Department of Public Health and the University of Chicago
Pediatric Infectious Disease Service and Infection Control
Program notified CDC of a child with presumed eczema
vaccinatum (EV), a life-threatening complication of vaccinia
virus infection (1). This is the first reported EV case in
the United States since 1988 (2).
This report summarizes the epidemiologic and environmental
investigations conducted by local, state, and federal public
health authorities in Illinois and Indiana to determine the
source of exposure and to identify and monitor other persons
at risk for vaccinia virus infection. This case highlights
the need for clinicians to maintain a high index of
suspicion when evaluating recently vaccinated patients and
their family members with vesiculopustular rash.
On January 26, 2007, an
active-duty U.S. service member received a first-time
smallpox vaccination in preparation for overseas military
deployment. He had a history of childhood atopic dermatitis
(i.e., eczema) and household contact with persons with
eczema (two of his three children), both of which are
contraindications to vaccination. His deployment was delayed,
so he made an unplanned visit home to visit his family in
Indiana during February 16--20. During this period, he spent
time with his son, aged 28 months, who has severe eczema and
a history of failure to thrive. The father reported his
vaccination site had scabbed over and that the scab had
separated before the visit home; he also reported that he
kept the site bandaged during the visit.
His routine activities with his son included hugging,
wrestling, sleeping, and bathing.
On March 3, the child was taken
to a small, local Indiana hospital because of a generalized
papular, vesicular rash on the face, neck, and upper
extremities. Because of the severity of the illness, he was
transferred to a tertiary-care facility in Chicago later
that day; contact precautions were implemented at the
hospital. The child's mother indicated that the boy had a
fever 2 days before his hospital admission and weeping skin
lesions as early as February 24. By March 7, the rash had
progressed to umbilicated lesions with an erythematous base,
primarily involving the child's hands, forearms, neck, chest,
face, and knees and encompassing 50% of his keratinized skin.
On March 8, lesion specimens were analyzed at the Illinois
Department of Public Health Laboratory (IDPHL) in Chicago by
real-time polymerase chain reaction (PCR) orthopoxvirus
generic assay and nonvariola orthopoxvirus assay. The
results of the assays were positive for orthopoxvirus DNA,
supporting the clinical diagnosis of EV.
The diagnosis of vaccinia was confirmed at CDC.
During March 8--28, the child
was treated with a combination of immunotherapy and
antivirals targeting vaccinia virus.
The initial treatment included Vaccinia Immune Globulin
Intravenous (Human) (VIGIV); supportive care included
sedation, intubation, and mechanical ventilation. Despite
these interventions, on March 10, the child's illness had
progressed to hypothermia and hemodynamic instability
requiring vasopressor support. Antiviral therapies with
cidofovir and an investigational drug, ST-246 (SIGA
Technologies, Corvallis, Oregon) under an Emergency
Investigational Drug application, were initiated
sequentially,* and additional infusions of VIGIV were
administered. After approximately 1 week of interventions,
the child began to improve. On April 19, the child was
discharged home after 48 days of hospitalization; he has no
known sequelae other than possible scarring of the skin.
Clinical specimens (e.g., lesion
material, blood, and serum) collected during the patient's
hospitalization were analyzed in the CDC Poxvirus Laboratory.
All specimens collected during the first 10 days of his
hospitalization were positive for orthopoxvirus DNA using a
real-time PCR assay. Before VIGIV administration, serum was
positive for antiorthopoxvirus immunoglobulin M (IgM) and
negative for immunoglobulin G (IgG) by enzyme-linked
immunosorbent assay.
On March 6, the child's third
hospital day, hospital staff members noticed that the
patient's mother had approximately six vesicular lesions on
her face; additional lesions subsequently developed on her
right index finger and near her eyelid.
The mother had a history of facial acne flare-ups and
reported that she had rested her cheek on the child's
abdomen while he was being treated in the hospital. Lesion
material was analyzed by IDPHL and found to contain
orthopoxvirus DNA signatures.
The mother was isolated voluntarily in the same room as her
son; on March 10, she received VIGIV treatment. Within 72
hours of the initiation of VIGIV treatment, her lesions
began to scab over. Evaluation of serum collected from the
mother on March 8 indicated that she had not yet developed
an antiorthopoxvirus humoral immune response (IgG and IgM
negative).
The couple has two other
children, one with a history of eczema. Both children left
the family residence at the time of the child's
hospitalization and were cared for by their grandparents.
Neither child had symptoms of vaccinia infection at the time
of this report.
Public health and
infection-control professionals interviewed community
contacts, family members, and hospital staff members to
identify persons who might have had physical contact (i.e.,
skin-to-skin) with the ill child after February 23 (the day
before the child's first possible skin eruption) or the
father while he was home on leave during February 16--20.
Twenty-three family contacts, including the two siblings,
and 73 health-care worker contacts were identified. Persons
were monitored daily for the onset of contact vaccinia
symptoms for 21 days after their last potential vaccinia
exposure. During this period, one person had a rash, and one
had fever; neither person had vaccinia virus infection. All
other potential contacts remained healthy throughout the
follow-up period; no nosocomial transmission occurred.
Hospital and public health officials recommended that the
mother and child remain isolated until they had no more
vaccinia scabs.
Because the child had a rash
before being hospitalized, an environmental assessment of
the family home was conducted on March 13 to determine
whether viable vaccinia virus was still present. Multiple
swab samples obtained from the home (e.g., from a bathroom
washcloth, a slipper, a toy drum, a night stand, a booster
seat, and an ointment container) and from items brought to
the child's hospital room (e.g., an infant drinking cup and
a car seat) were positive for vaccinia virus DNA by
real-time PCR assay. Cell culture of samples collected from
three of these items (booster seat, toy drum, and slipper)
contained viable virus. Disinfection procedures were
completed on March 23 and included steam cleaning of
carpeted areas, disinfection of household surfaces with
phenolics, and hot washing of clothing and linens after a
phenolic presoak.
Reported by: J Marcinak, MD, S
Vora, MD, S Weber, MD, K Thomson, PhD, S Garcia-Houchins,
Univ of Chicago Comer Children's Hospital; S Gerber, Chicago
Dept of Public Health; C Conover, MD, J Nawrocki, PhD, K
Hunt, Illinois Dept of Public Health. R Panares, MD, B Suter,
K Siegfried, Hammond Health Dept; R Teclaw, DVM, C Graves,
MD, W Staggs, MS, D Allen, MS, K Buffin, MS, P Pontones, MA,
Indiana State Dept of Health. V Fulginiti, MD, Univ of
Arizona and Univ of Colorado. L Collins, MD, Walter Reed
Vaccine Healthcare Center. D Scott, MD, Center for Biologics
Evaluation and Research, P Patel, RPh, K Chan-Tack, MD, J
DiGiacinto, PharmD, Div of Antiviral Products, Food and Drug
Admin. I Damon, MD, M Reynolds, PhD, R Regnery, PhD, E Belay,
MD, K Karem, PhD, V Olson, PhD, Y Li, PhD, S Smith, MS, Z
Braden, C Hughes, MPH, Div of Viral and Rickettsial Diseases,
National Center for Zoonotic, Vector-Borne, and Enteric
Diseases; A Fleischauer, PhD, P Diaz, MD, L Rotz, MD, N
Pesik, MD, J Barson, DO, W Bower, MD, Div of Bioterrorism
Preparedness and Response, National Center for Preparedness,
Detection, and Control of Infectious Diseases; J Openshaw,
MS, CDC Experience Fellow; R Miramontes, PA-C, E Lederman,
MD, EIS officers, CDC.
Editorial Note:
This report describes the first documented case of EV in the
United States since 1988 (2). The epidemiologic
investigation and clinical history indicated that secondary
transmission of vaccinia virus occurred between the father
and child. The stage of healing of the father's vaccination
site during the exposure period was reported by the father
and was not clinically confirmed, nor was consistent use of
a bandage. Serologic evidence and clinical history further
suggests that tertiary transmission might have occurred
between the child and mother. In addition, the possibility
of transmission by fomites (i.e., contaminated objects such
as toys and towels) cannot be excluded; the targeted
environmental assessment detected infectious virus more than
1 week after the ill child had left the home.
The World Health Organization
declared smallpox eradicated in 1979. However, smallpox
vaccination was required for U.S. military personnel until
1990, when it was discontinued. After the September 11,
2001, terrorist attacks and the 2001 anthrax cases, the U.S.
government reinstated smallpox vaccination for military
personnel and selected health-care workers.
The U.S. Department of Defense had vaccinated approximately
1.2 million persons as of March 2007.†
The smallpox vaccine contains
live vaccinia virus, which confers protection against
infection from variola virus, the cause of smallpox.
Vaccinia virus can be transmitted from a vaccine recipient
to other persons through direct (skin-to-skin) contact via
material from the unhealed vaccination site or through
indirect contact by means of fomites (4--6).
Vaccinia virus can be cultured from the site of primary
vaccination beginning at the time of development of a papule
(i.e., 2--5 days after vaccination).
Generally, a scab forms at the vaccination site by day 14
and falls off by day 21 (7).
Until the vaccination scab falls off, a person who has been
vaccinated can transmit vaccinia virus to others. Persons
who are infected through contact with a person who has
received smallpox vaccination are at risk for the same
adverse reactions to smallpox vaccination as the vaccine
recipient.
EV is a rare but serious
reaction to smallpox vaccine. A history of eczema, atopic
dermatitis (regardless of disease severity or activity), or
Darier's disease is a risk factor for EV, both for vaccine
recipients and their close contacts; having household
contacts with any of these conditions also is a
contraindication Although no data exist to predict the risk
for EV among such persons, before 1990, the incidence rate
for EV after smallpox vaccination was approximately eight to
80 cases per 1 million vaccinations (8). The introduction of
intramuscularly administered vaccinia immune globulin
treatment was estimated to have reduced EV-associated
mortality from 30%--40% to 7% (9). Licensed in 2005, VIGIV
is the only product available that is approved by the Food
and Drug Administration for treating patients with EV (8).
Consistent with current Advisory
Committee on Immunization Practices guidelines to prevent
transmission of vaccinia from vaccinated persons to close
personal contacts, persons who have been vaccinated should
wear long-sleeved clothing and cover the vaccination site
with gauze or a similar semipermeable dressing until the
scab separates from the skin independently (i.e., without
assistance from the person) (3).
Vaccinated persons should not share towels or clothing with
others and should wash their hands with warm, soapy water or
a hand-rub solution containing >60% alcohol immediately
after they touch their vaccination site or change their
vaccination-site bandages (3).
Contraindications to smallpox vaccination should be
considered before the administration of vaccine; these
include pregnancy, immune-compromising conditions (e.g.,
human immunodeficiency virus infection), or a chronic skin
disease such as eczema. Having household contacts with any
of these conditions also is a contraindication. Agencies
whose health-care providers administer smallpox vaccine
should periodically assess the effectiveness of
vaccine-related education for these providers and for the
vaccine recipients.
The administration of smallpox
vaccine to this service member and his subsequent contact
with his family are under investigation by the U.S. military,
which will determine whether screening and education
practices need to be modified (10). Health-care workers
treating patients with EV, generalized vaccinia infection,
or progressive vaccinia infection should follow contact
precautions until patients' scabs have separated.
Clinicians
should maintain a high index of suspicion for vaccinia when
evaluating vesiculopapular rashes in patients who have been
vaccinated recently and in their close contacts.
Suspected cases of vaccinia should be reported to state or
local health departments and to the Vaccine Adverse Events
Reporting System online (http://vaers.hhs.gov)
or by telephone (800-822-7967). Laboratories that are part
of the Laboratory Response Network (LRN) (http://www.bt.cdc.gov/lrn)
have the ability to assess clinical specimens for the
presence of orthopoxvirus DNA signatures. Specimens from the
LRN can be forwarded to the CDC Poxvirus Laboratory for
species confirmation.
References
- Engler RJ, Kenner J, Leung DY. Smallpox vaccination: risk
considerations for patients with atopic dermatitis. J
Allergy Clin Immunol 2002;110:357--65.
- Wien TM, Benton FR, Guill MA. Eczema vaccinatum in an
18-month-old male. Mil Med 1988;153:397--9.
- CDC. Smallpox vaccination and adverse reactions. Guidance
for clinicians. MMWR 2003;52(No. RR-4).
- CDC. Secondary and tertiary transfer of vaccinia virus
among U.S. military personnel -- United States and
worldwide, 2002_2004. MMWR 2004;53:103--5.
- Neff JM, Lane JM, Fulginiti VA, Henderson DA. Contact
vaccinia -- transmission of vaccinia from smallpox
vaccination. JAMA 2002;288:1901--5.
- Sepkowitz KA. How contagious is vaccinia? N Engl J Med
2003;348: 439--46.
- CDC. Vaccinia (smallpox) vaccine: recommendations of the
Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP), 2001.
MMWR 2001;50(No. RR-10).
- Wittek R. Vaccinia immune globulin: current policies,
preparedness, and product safety and efficacy. Int J Infect
Dis 2006;10:193--201.
- Kempe CH. Studies smallpox and complications of smallpox
vaccination. Pediatrics 1960;26:176--89.
- Grabenstein JD, Winkenwerder W Jr. US military smallpox
vaccination program experience. JAMA 2003;289:3278--82.
* Cidofovir is administered as a weekly dose as clinically
indicated and reserved as second-line therapy after VIGIV in
the treatment of eczema vaccinatum (3). ST-246 is a smallpox
drug candidate with specific antiorthopoxvirus activity
inhibiting virus maturation.
† US Army Center for Health Promotion and Preventive
Medicine. Defense manpower data center statistical
immunization reporting system; 2007.
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