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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 

Principal Research Scientist (in pensione) 178 Govetts Leap Road Blackheath, NSW 2785, Australia - Tel: + 61 (0)2 4787 8203 Fax: + 61 (0)2 47B7 320 - di Viera Scheibner, Ph.D ©2004

 “I riscontri scientifici indicano che i bambini possono presentare gravi reazioni avverse alle vaccinazioni secondo intervalli critici dopo la somministrazione ed inoltre. Che la vaccinazione e’ la causa piu’ probabile di morte in culla (SIDS) e di sindrome del bambino scosso”.
Abbondanti dati scientifici dimostrano che i vaccini  provocano gravi disordini di tutti i sistemi dell'organismo, che sfociano in gravi lesioni, morte compresa e che, nei bambini in particolare, vengono erroneamente imputati ad un trauma inflitto.
Iniettare antigeni estranei direttamente nel flusso sanguigno provoca disordini immunologici, fra cui l'inversione del rapporto fra cellule T4 eT8, che ha come esito l'intera cascata di eventi avversi che sfociano anche nella possibile morte.
La medicina è nota per conferire nuove denominazioni a malattie vecchie, probabilmente a causa del ben noto fatto che i ricercatori medici trascurano di studiare la letteratura medica.
Alcuni di coloro che hanno risposto e partecipato al dibattito si sono domandati se lo scopo dei medici è quello di immolare innocenti tutori. La risposta è semplicemente si.”

La dinamica dei giorni critici come parte della dinamica della sindrome da stress non specifico scoperta durante il monitoraggio con il Cotwatch Breathing Monitor.

Recenti editoriali comparsi sul British Medicai Journal (BMJ) a firma di vari autori mi hanno indotta a pubblicare i risultati di ricerche sulla respirazione nei bambini.
Si tratta delle ricerche condotte dall'ultimo Leif Karlsson (un in­gegnere svedese specializzato in elettronica biomedicale che viveva in Australia) e dal­la sottoscritta con l'ausilio del Cotwatch brealhing monitor, elaborato da Leif nel 1985-86 su mio consiglio. Leif è morto nel 1994 ed il Cotwatch breathing monitor è morto con lui: l'ho derubricato dalla Therapeutic Goods Administration (TGA) (Ente austra­liano preposto alla vigilanza ed alla vantazione dei presidi medici, ndt) e dal 1994 non viene più distribuito.
Cotwatch era un monitor della respirazione vero e proprio, nel senso che la sua elet­tronica separava battito cardiaco e respirazione e solo la respirazione ritardava l'allarme.
Il feedbaek sulla respirazione dal monitor casalingo standard proveniva dagli allar­mi (figura 1), mentre l'unità basata sul microprocessore forniva tabulati informatici della registrazione della respirazione in forma di istogrammi comparati secondo un an­golo (figura 2} o a barre verticali (figure 3,4), la cui lunghezza rifletteva direttamente il livello di stress calcolato in integrali di densità pesata apnea/ipoapnea (WAHD).

I dati relativi agli allarmi in un bambino per un periodo di cinque mesi e mezzo, da ottobre 1987 a marzo 198& (figura 1), rivela che, 21 giorni dopo la somministrazione del vaccino, lo schema respiratorio indotto da stress non decresceva: da due mesi e mezzo a tre mesi più tardi continuava a fasi alterne (dopo i giorni critici); e prima anco­ra che il bambino recuperasse dal primo lotto di vaccini, gli sono stati somministrati l'antipolio orale e la seconda iniezione di vaccino DPT. Fenomeni registrati dal Cotwatch durante la respirazione: apnee (pause nella respirazione} e ipoapnee (respirazione di basso volume), vale a dire al di sotto del 5% del volume della normale respirazio­ne non sottoposta a stress). I fenomeni sono stati valutati logaritmicamente (le cifre sul­l'asse verticale dei tabulati informatici sono integrali della WAHD).

I primi due grafici della figura 3 sono tabulati informatici della registrazione dei fe­nomeni verificatisi nella respirazione di due bambini: il bambino numero uno, al quale sono stati somministrati il terzo vaccino DPT (difterite-pertosse-tetano) e quello OPV (vaccino antipolio orale); e il bambino numero due, al quale sono stati somministrati il primo DPT e l'OPV. Quanto più alta è la barra verticale, tanto più alto è il livello di stress respiratorio; la figura 3 illustra riacutizzazioni di respirazione indotta da stress giorno per giorno, a partire da quello di somministrazione dei vaccini — giorno 0 — sino al diciassettesimo.

Risulta ovvio che anche se il bambino numero uno ha reagito in misura molto più intensa rispetto al bambino numero due, le riacutizzazioni di stress respiratorio hanno seguito lo stesso schema dei giorni critici, il più importante dei quali è il giorno 2, dopo il quale il livello di stress è diminuito per poi risalire nei giorni 5-7, per poi diminuire e risalire nuovamente nei giorni 19-24, dopo i quali è diminuito e risalito di nuovo verso il 28mo giorno e cosi via, seguendo coerentemente lo schema di allarmi registrato dalla madre del bambino numero uno (figura 1). Anche i giorni 10 o 11 si sono rivelati giorni critici per quei bambini che, come il numero uno, hanno presentato forti reazioni.
Non c'è bisogno di sottolineare che l'accresciuta intensità delle reazioni dopo la terza iniezione di DPT e l'OPV rispecchia il fenomeno di sensibilizzazione {in questo conte
sto la sensibilizzazione implica risposta immunologica o anafilassi maggiormente squilibrate; nel caso dei vaccini comporta anche accresciuta suscettibilita alle malattie che presumibilmente i vaccini dovrebbero prevenire, nonché una moltitudine di infezioni batteriche e virali non connesse (Parfentjev, 1995; Craighead, 1975; Daum et ai., 1989).

Il terzo grafico di figura 3 concerne 41 decessi effettivi, elencati a caso, seguili a DPT e OPV; si può vedere che la distribuzione dei decessi segue coerentemente la dinamica delle riacutizzazioni di stress respiratorio dei bambini uno e due dopo la somministrazione di vaccino DPT (Bernier et al., 1982, Walker et al., 1987, Coulter andFisher, 1991).

La figura 4 illustra che nella nostra ricer­ca ciascun bambino era il controllo di sé stesso (i dati misurano il livello di stress di ciascun bambino prima e dopo la vaccinazione). Per alcuni giorni non si è presentato alcuno stress respiratorio, poi arriva il giorno 0 — quello di somministrazione del vaccino — ed è possibile osservare giorno per giorno le modalità di reazione dei bambini.
La figura 4 rappresenta due bambini (il bambino numero uno ed il bambino numero tre) ed è possibile osservare le diffe­renze individuali di risposta, dal momento che il bambino numero tre ha reagito entro le prime 24 ore, ed anche che il livello di stress più elevato si è verificato nei giorni 5-6 per il bambino numero uno ed il giorno 7 per il bambino numero tre; dato che i bambini sono anch'essi singoli individui, questo comunque è prevedibile. Bisogna anche tenere in considerazione che nelle statistiche si riscontra sempre una leggera diversificazione di un giorno o due prima o dopo i giorni critici; si può inoltre riformulare che la natura non opera necessariamente in modo improvviso o netto, bensi’ per accumulo e progressiva diminuzione.

La figura 4 illustra anche la soggettivi­tà dello stress dopo il 16mo giorno: il bambino numero tre ha avuto una significativa reazione ritardata verso il 24mo giorno, mentre il bambino numero uno, sempre intorno al 24mo giorno, ha presentato soltanto un livello di stress leggermente aumentato.

Meccanismo fondamentale del ciclo
La ricerca in campo immunologico ha involontariamente fornito un'altra spiega­zione alle leggere differenze osservate e documentate nella dinamica quotidiana della risposta massima allo stress. Takacs et al. (1997) hanno studiato i possibili meccanismi impliciti dello schema ciclico di ricaduta-remissione della encefalomielite allergica sperimentale (EAE). 11 loro approccio è stato quello di condurre uno studio longitudinale che correlava riconoscimento dell'epitopo e produzione di citochine spurgando le cellule dei linfonodi, gli splenociti e le cellule infiltranti il sistema nervoso centrale (CNS) malate durante ricaduta e remissione della EAE.

Le risposte delle cellule dei linfonodi e degli splenociti sono risultate uniformative rispetto alla diffusione dell'epitopo. Ad ogni modo, per quanto riguarda il decorso temporale delle risposte delle cellule T nei linfonodi, si sono presentate interessanti dinamiche giorno per giorno.

La EAE è stata indotta con 200 microgrammi di PLP (proteina proteolipidiea) 139-151, PLP 178-191 o MBP (proteina basica della mielina) 87-106, emulsionati in IFA integrato con 200 microgrammi di Mycobacterium tuberculosis e M. bulyricum 8:1 e somministrati per via sottocutanea (s.c.) nei giorni 0 e 7. Immediatamen­e dopo questa "immunizzazione" e 48 ore dopo, i topi hanno ricevuto 200 nanogrammi di tossina di Bordetella pertussis (per via intraperitoneale) in PBS (siero-proteina di base).

La ricaduta è stata definita come una perdita di peso mentre l'aggravamento clinico è stato caratterizzato da almeno uno score clinico globale dopo il recupero stabile, indicato dall'acquisizione di peso e da almeno uno score clinico globale. Senza addentrarci troppo nei dettagli, una forte proliferazione rispetto al peptide PLP 178-191 utilizzato per indurre la malattia è stata individuata nel giorno 4 dopo la "immunizzazione", raggiungendo un picco nei giorni 9-11.

Al momento della remissione, nei giorni 15-16, si è individuata una considerevole diminuzione delle capacità proliferative delle cellule dei linfonodi. La produzione di IFN-gamma (interfe­rone gamma) ha ricalcato il medesimo schema: si è osservata qualche variabilità nei singoli topi, tuttavia durante i primi 11 giorni si è misurata una concentrazione relativamente elevata, declinata successivamente. La concentrazione più elevata di 1FN gamma è stata rilevata al momento dell'insorgenza della malattia, il giorno 11.

La risposta ai PLP 178-191 è gradualmente scemata e ha toccato il minimo il giorno 17, il che in quasi tutti i topi corri sponde a un periodo silente della malattia. I giorni 22-25 sono stati caratterizzati da un nuovo aumento della produzione di IFN-gamma: questo è il momento che nella maggior parie dei topi precede la ricaduta individuabile.

Analogamente interessanti sono le dinamiche temporali di Takacs et al. rilevate nei giorni dal 42 al 48, secondo quanto stabilito dal nostra monitoraggio della risposta di stress alla vaccinazione nei bambini.

Questi sono i giorni caratterizzati da un accresciuto livello di stress nella respirazione e da accresciuti numeri di decessi dopo la vaccinazione. Ugualmente rilevante per i bambini dopo la vaccinazione è la dinamica di perdita/acquisizione di peso che accompagna la stimolazione immunologica di cui sopra.

Gli studi della sottoscritta e di Leif hanno confermato la validità della teoria di Hans Selye relativa alla sindrome da stress non-specifico (o sindrome generale di adattamento) come risposta caratteristica ma non specifica dei mammiferi a qualsiasi sostanza nociva o offesa o lesione di qualsiasi tipo (Selye, 1978).

Ad ogni modo, dato che la nostra registrazione della respirazione è stata eseguita con una tecnologia medica senza contatto (il Cotwatcli aveva un cuscinetto sensore collocato sotto il materasso e niente era collegato al corpo della persona o dell'animale monitorato), siamo stati in grado di eseguire registrazioni longitudinali per periodi di tempo prolungati (registrazione di ora in ora o giorno per giorno della dinamica di stress della respirazione}, mentre Selye studiò la dinamica dell'attività adrenocorticale e dovette eseguire invasivi esami del sangue che limitaro­no la densità dei suoi dati. La sua ricerca dimostrò soltanto la di­namica della risposta allo stress in termini assai generici come una reazione di allarme (48 ore dopo l'offesa), una fase di resistenza (un numero indeterminato di giorni dopo le prime 48 ore) ed una fase di esaurimento (un'altra reazione di tipo allarme) seguente alla fase di resistenza (di durata imprecisata) corrispondente all'incirca al 16mo giorno.
La nostra assai più dettagliata
registrazione dello stress ha determinato che la reazione di allarme è bifasica e comprende due riacutizzazioni di respirazione stressata, una il giorno 2 e un'altra fra i giorni 5 e 7, poi seguite da circa sette giorni corrispondenti alla fase di resistenza, ed un livello accresciuto di stress intorno al giorno 16, che rappresenta la fase di esaurimento.

Vaccinazioni e morti in culla  (SIDS)
La figura 5 illustra il tabulato dei dati grezzi. pubblicati da Mitchell et al. (1995), inerenti ai decessi seguiti a vaccinazioni DPT ed antipolio; questi autori neozelandesi hanno tratto la conclusione che "nei quattro giorni successivi all'immunizzazione si è manifestata una ridotta possibilità di SIDS [sindrome della morte in culla]" e, di conseguenza, che l'immunizzazione "può anche ridurre il rischio di SIDS" (anche se va detto che non sono in grado di affermarlo con certezza).

Ad ogni modo, lungi dal dimostrare la protezione rappresentata dalla vaccinazio­ne rispetto alla morte in culla, i dati di Mitchell et al. indicano che tutti i bambini da loro esaminati sono morti come diretta conseguenza della vaccinazione DPT e OPV, mostrando un preciso raggruppamento nei giorni critici.
Il "ridotto" rischio di SIDS nel gruppo "immunizzato" è fuorviante, poiché solo coloro che hanno ricevuto i vaccini in programma sono stati fatti rientrare nella categoria degli "immunizzati". Ovviamente questo aspetto influenza tale gruppo come costituito da bambini più sani poiché una delle — o la principale — delle ragioni per non aver somministrato i vaccini a tempo debito, e talvolta non averli somministrati affatto, è che il bambino non stava bene, quantomeno al momento della debita somministrazione, se non in modo permanente.
Quindi, ironicamente, è probabile che in questo studio un bambino che ha manifestato palesi reazioni avverse determinate da precedenti vaccini rientri nella categoria dei "non immunizzati", anche se ha ricevuto ulteriori vaccini.

In linea generale, il fondamentale errore di giudizio in cui sono incorsi i ricercatori che si occupano di morte in culla è che costoro non hanno considerato quello che è accaduto ai bambini morti a causa di SIDS alcuni giorni prima del decesso, ma hanno invece cercato di individuare l'elusiva entità di bambini "a rischio".
Gli studi pneumografici vengono eseguiti senza tenere in alcun conto quanto accade ai bambini nei primi sei mesi e/o 12 o 18 mesi di vita, quando vengono somministrati i primi vaccini DPT, HIB e antipolio, nonché i primi vaccini MMR e/o i richiami.

Negli studi sulla morte in culla le vaccinazioni vengono per lo più trascurate. Secondo la nostra esperienza, la collocazione temporale degli studi pneumografici viene determinata dalla disponibilità di un letto nell'unità di studio notturno piuttosto che dalla considerazione di quello che è accaduto al bambino appena prima di sviluppare i sintomi di stress o iniziare a far scattare allarmi sui suoi monitor.

Anche la nozione di falso allarme, ampiamente utilizzata da coloro che effettuano il monitoraggio della respirazione dei bambini, ha ritardato la comprensione della situazione. Gli allarmi verificatisi quando il bambino monitorato non smetteva del tutto di respirare ma lo stava facendo molto superficialmente sono considerati falsi allarmi.
Leif e la sottoscritta li abbiamo definiti "allarmi di preavviso", poiché scattavano quando i bambini monitorati iniziavano ad avere episodi sempre più prolungati di respirazione di scarso volume, che rappresenta il reale schema di respirazione indotta da stress. Un bambino ammalatosi di polmonite ha sperimentato questi "falsi allarmi" per due settimane prima di manifestare i tipici sintomi della polmonite. Questo è accaduto circa sei settimane dopo i vaccini antipolio e la vacci­nazione DPT del sesto mese.

Quando le reazioni o i decessi intervengono sei settimane dopo la vaccinazione, quest'ultima non ne è stata considerata la causa. Tuttavia le nostre registrazioni di allarmi con i tabulati informatici del microprocessore Cotwatch dimostrano un accre­ciuto livello di stress nella respirazione a più di sei settimane di distanza dalla vaccinazione.

Decessi seguiti a vaccinazioni
Anche i dati di Griffin et al. (1988) relativi ai decessi dopo le vaccinazioni sono di un certo interesse. Anche se gli autori hanno concluso che i loro dati non indicano il nesso causale, un preciso tabulato dei loro dati (figura 6), in cui si considerano quattro gruppi di bambini morti dopo vaccinazione DPT ed antipolio, indica quanto segue:

- Il gruppo 1 comprendeva bambini di età compresa fra 1 ,5 e 2,5 mesi (negli USA le vaccinazionihanno inizio a 6-8 settimane di età). In maggioranza questi bambini sono deceduti 8-14 giorni dopo la somministrazione della prima dose.

- II gruppo 2 comprendeva bam­bini di età compresa fra 2,5 e 4 mesi, deceduti dopo la somministrazione della seconda dose di DPT e OPV. In maggioranza questi bambini sono deceduti entro 15-30 giorni.

- II gruppo 3 comprendeva bambini di età compresa fra. 4 e 8 mesi, deceduti dopo la somministrazione della terza dose. In maggioranza questi bambini sono deceduti a distanza di oltre 31 giorni dalla vaccinazione.

- II gruppo 4 comprendeva bambini deceduti di età compresa fra 8 e 12 mesi. Questi rappresentano il residuo dei decessi ritardati dopo la terza dose.

Lungi dal non evidenziare alcun riscontro del nesso causale con la somministrazione di vaccini DPT ed OPV, i dati grezzi tabulati di Griffin et al. indicano tre importanti fenomeni osservati:

1. 
I bambini di età inferiore sono deceduti prima di quelli di età superiore e dal fisico più massiccio, il cui percorso verso la morte è stato più lungo.

2.      Sensibilizzazione: dopo successive dosi di vaccini si è manifestata un'accresciuta reazione immunologica (anafilassi).

3.      Aumentati numeri di decessi concomitanti con il crescente intervallo rispetto alla vaccinazione: reazioni ritardate, che costituiscono la regola piuttosto che l'eccezione.

Un aspetto interessante è che anche Torch (1982, 1986) ha osservato in modo indipendente il medesimo fenomeno osservato da Leif Karlson e dalla sottoscritta: un crescente numero di decessi coincidente con il crescente intervallo rispetto alla somministrazione dei vaccini, crescente quantitativo delle iniezioni e crescente età.

Torch (1982) ha scritto: "I dati preliminari relativi ai primi 70 casi studiati indicano che i 2/3 erano stati immunizzati entro 21 giorni prima del decesso...
Nel gruppo SIDS DPT il 6,5% è deceduto entro 12 ore dall'inoculazione, il 13% entro 24 ore, il 26% entro 3 giorni, mentre il 37%, il 61% ed il 70% entro 1, 2 e 3 settimane rispettivamente.
Un significativo raggruppamento di SIDS si è verificato entro le prime 2 o 3 settimane di DPT #1, 2, 3 o 4. Il venta­glio di età nel gruppo DPT andava da 59 giorni a 3 anni..."

Uno degli aspetti che intendo sottolineare a questo punto è che coloro che hanno ricevuto un vaccino quale DPT o OPV possono reagire anche per oltre 21 giorni dopo la somministrazione dei vaccini, informazione supplementare a quelle pubblicate da Innis (2004), In base ai 22 casi da lui analizzati sinora, Innis pone l'accento sul periodo inferiore ai 21 giorni come periodo di rischio per l'insorgenza di sintomi che possono portare ad accuse di abuso su minori.

I vaccini, come quello contro la pertosse, vengono di fatto impiegati per indurre la cosiddetta encefalomielite allergica sperimentale (Levine et al., 1966; Levine e Sowinski, 1979; Sleinman et al., 1982, e molti altri).

Steinman et al. hanno descritto un modello animale per l'encefalopatia da vaccinazione contro la pertosse; hanno vaccinato dei topi con il vaccino contenente Bcirde!e/!a periusxis inattivata con calore combinato con albumina di siero bovino (BSA); hanno quindi tratto la conclusione che la neuropatologia riscontrata nel loro modello animale rassomigliava a quella di casi umani in cui la morte è intervenuta dopo vaccinazione DPT:
diffusa con gestione vascolare ed emorragia parenchimale in entrambe la corteccia e la materia bianca.

I neuroni corticali manifestavano cambiamenti ischemici, mentre nel­le meningi erano evidenti aree di ipercellularità.

La B. pertussis presenta un'ampia gamma di effetti fisiologici, fra cui accresciuta produzione di IgL, aumentata sensibilità a shock anafilattico, linfocitosi ed iperinsulinemia. La sua capacità di indurre accresciuta permeabilità vascolare può spiegare la tendenza a produrre emorragie. La rilevanza del modello murino [ovvero relativo ai topi] di encefalopatia da vaccino contro la pertosse è dimostrata dalla maggioranza dei bambini esposti a latte vaccino (anche nei bambini allattati al seno) dovuta a preesistente anticorpo anti-BSA; nei bambini geneticamente suscettibili tale sensibilizzazione alla BSA può determinare una catena di eventi simile a quella che segue alla vaccinazione contro la pertosse.
Quando ai bambini sono stati somministrati soltanto quattro vaccini (DPT e OPV) in un'unica sessione, essi hanno sviluppato la cosiddetta patologia minima: emorragia petecchiale (tipo a chiazze) nel timo, nel pericardio, nei polmoni e in altri organi mentre il loro decesso è stato classificato come SIDS (che in questo caso dovrebbe stare a significare "sindrome della morte improvvisa da immunizzazione").
Tale patologia è stata ritenuta insufficiente a causare la morte anche se, tenendo presente che decine di migliaia di bambini sono morti in questo modo,
era ovvio il contrario. Secondo Hess (1920) e molti altri, uno dei sintomi dello scorbuto acuto è l'emorragia petecchiale.

Per quale motivo prendere in considerazione lo scorbuto nella morte post-vaccinale ?
I vaccini sono un cocktail di sostanze tossiche come — tanto per citare solo alcuni fra i più comuni ingredienti standard presenti in una varietà di vaccini — formaldeide (curiosamente, quando Selye scopri la sindrome da stress non specifico, la prima "sostanza nociva" che egli iniettò nei suoi ratti nel laboratorio fu la formaldeide), fosfato e idrossido di alluminio, composti del mercurio (tiomersale, mertiolato, contenenti fino al 49% di mercurio), fenolo, refrigerante (glicol propilene), olio di arachidi e, naturalmente, proteine estranee (antigeni), virus e batteri o loro rivestimenti proteici (come l'antigene della pertosse, un ingrediente attivo tossico presente in tutti i vaccini contro la pertosse, che siano a cellula intera o acellulari).

Vaccinazione e sindrome del bambino scosso
Come ripetutamente affermato dal Dr. Innis nei suoi commenti per una varietà di articoli pubblicati dal BMJ sulla sindrome del bambino scosso (SBS). tutti i casi di SBS da lui studiati erano stati vaccinati entro 21 giorni di distanza dalla comparsa dei sintomi di SBS o dalla morte.
Personalmente mi trovo d'accordo, affermando con qualche riserva che fra una settantina di casi di SBS per i quali ho stilato un rapporto, solo due di questi erano casi di lesioni alla nascita e non vaccinati; inoltre, alcuni dei bambini colpiti da SBS
sono morti a distanza di oltre 21 giorni dalla loro ultima vaccinazione.

Invero i giorni dal 42 al 48 dopo la vaccinazione rappresentano importanti giorni critici coincidenti con crescenti tassi di decesso (come esaminato in precedenza).

Coloro che sono stati implicati nello studio sulla SIDS o SBS, compresi quelli che hanno preso parte all'attuale e assai necessario dibattito catartico su BMJ.com relativo alla SBS, nel loro complesso sono stati alquanto evasivi o reticenti sui vaccini somministrali, anche se di regola tali iniezioni sono gli unici fatti documentati.

L'atto dello scuotimento non è documentato e in verità (come afferma correttamente il Dr. Innis) è poco più che un' invenzione o una bizzarra fantasia di medici, enti di tutela dei minori e corpi di polizia che muovono le accuse.
Alcuni di coloro che hanno risposto e partecipato al dibattito si sono domandati se lo scopo dei medici è quello di immolare innocenti tutori. La risposta è semplicemente si. Come sottolineato da Kirschner e Stein (1985):
"...
i medici curanti del pronto soccorso hanno scambiato malattie mortali o esiti postmortem per lesioni inflitte...
Anche se i resoconti riportati dai genitori al pronto soccorso erano in tutti i casi veritieri e coerenti con i risultati dell'esame fisico del bambino, i medici implicati non hanno eseguito una diagnosi corretta. Probabilmente a tali diagnosi errate hanno contribuito non solo la mancanza di esperienza riguardo a malattie infantili gravi, ma anche un atteggiamento sospettoso e/o ostile."

Allora quali sono le cause e i meccanismi di quella che è considerata la triade patognomica di sintomi cara ai sostenitori della SBS, ovvero fratture ossee ed emorragie subdurali e retiniche ?

Come ho riportalo nei miei precedenti scritti sull'argomento (J ACNEM 2002; bmj.com Rapid Responses, 2 aprile 2004; e altrove), l'intero concetto di ematomi subdurali e bizzarre fratture ossee come esito di abuso su minore venne inizialmente proposto da Caffey nel 1946; egli considerava le fratture delle ossa lunghe come la complicazione di un ematoma subdurale infantile associato a fratture del cranio.

Anche se le sue stesse illustrazioni raffigurano quelle che vengono generalmente considerate tipiche fratture da scorbuto, egli negò qualsiasi "riscontro Roentgen di scorbuto". Caffey (1946), senza addentrarsi in ulteriori dettagli, concludeva: "Le fratture sembrano avere origine traumatica, tuttavia gli episodi traumatici e il meccanismo causale restano oscuri." Non è facile capire il motivo per cui tali classiche fratture da scorbuto, cosi come rappresentate nelle sue fotografie, siano state travisate.

Comunque sia, in un suo articolo del 1965 Caffey ammetteva "la rilevanza della storia nella diagnosi di lesioni traumatiche nei bambini", e che "per me è ancora un mistero come mai    Ross Goldcn abbia accolto il sottoscritto, un pediatra privo di formale o informale preparazione o esperienza in radiologia, nel suo dipartimento che tradizionalmente annovera radiologi assai esperti".

Già, come mai ?
Rimane il fatto che Caffey ha incasinato le cose in modo tale che ci vorranno anni per correggerle.
Quanto prima le correzioni avranno luogo, tanto meglio sarà, non solo per le decine di migliaia di vittime della palese ignoranza e ristrettezza mentale di Caffey, ma anche per quei radiologi, formalmente preparati, che hanno seguito ciecamente i fraintendimenti del formalmente impreparato Caffey.

Per di più, Silverman (1965) ha at­testato la ristrettezza mentale di Caffey allorquando ha scritto su di lui:
"Un tipico esempio del suo atteggiamento...si è verificato al termine di un'accesa discussione tenutasi in occasione di una riunione delle 11.00 presso il Babies Hospital...quando lo hanno sentito far osservare a qualcuno con cui egli aveva discusso di una questione 'Non ci crederei nemmeno se me lo dimostrasse'." Hiller (1972), un radiologo australiano formalmente preparato, dimostrò che le bizzarre fratture di Caffey sono di fatto provocate dallo scorbuto, pur non spiegando cosa effettivamente inducesse lo scorbuto nei bambini malati.

Fu Hess (1920), nel suo elegante tomo di quasi 300 pagine sullo scorbuto, di gran lunga all'avanguardia rispetto ai suoi tempi, a sottolineare l'inadeguato contenuto di vitamina "antiscorbuto" (vitamina C) nei comuni alimenti per bambini.

In seguito, Pekarek e Rezabek (1959) dimostrarono che la somministrazione di vaccino DPT ai ratti provocava in essi lo sviluppo di scorbuto acuto, che si correggeva da sé nel giro di 24 ore.

Ad ogni modo, i bambini non hanno il vantaggio dei ratti, ovvero quello di produrre la propria vitamina C all'interno del loro organismo; gli esseri umani ed altri primati, i pipistrelli della frutta e i porcellini d'India, tanto per citare gli esempi più importanti, non producono la propria vitamina C e, per garantirsi l'adeguato apporto di questa importante ed essenziale vitamina, dipendono dagli alimenti che consumano.

Quando ai bambini viene somministrato lo stesso vaccino DPT dei topi di Pekarek e Rezabek, essi sviluppano scorbuto acuto che non si corregge da sé, a meno che ai bambini non vengano somministrati quantitativi sufficientemente consistenti di vitamina C. Questo naturalmente non accade mai, poiché quando i bambini che manifestano reazioni ai vaccini vengono ricoverati in ospedale, vengono invece dati loro antibiotici, che aggravano ulteriormente la loro carenza di vitamina C.

Lo scorbuto colpisce tutti i sistemi dell'organismo: provoca esaurimento di collagene, che determina fragilità delle pareti vascolari, coaguli sanguigni ed altri disordini ematologici che provocano contusioni; esso provoca emorragie cerebrali, retimene e di altri organi, nonché molte altre disfunzioni di tutti i sistemi dell'organismo, fra cui disordini nel controllo centrale di temperatura, pressione sanguigna, etc.

Iniettare antigeni estranei (ed altre proteine) direttamente nel flusso sanguigno provoca disordini immunologie ! — fra gli altri, l'inversione del rapporto fra cellule T4 e T8 (Jeffreys, 2001 ), che ha come esito l'intera cascata di eventi avversi che sfociano nella morte. Mi sorprende che dei bambini riescano a sopravvivere all'intenso programma di vaccinazione cui vengono sottoposti di questi tempi.

Altri hanno citato la linfoistiocitosi emofagocitica (HLH) come la sindrome contraddistinta dagli stessi sintomi della SBS, senza addentrarsi nei dettagli di quello che effettivamente provoca la HLH stessa.

Nuove malattie al posto delle vecchie
La medicina è nota per conferire nuove denominazioni a malattie vecchie. Questo è probabilmente dovuto al ben noto fatto che i ricercatori medici trascurano di studiare la letteratura medica (ebbene si, ho sentito dei medici statunitensi vantarsi in tribunale di non studiare "quella roba", ovvero le ricerche mediche, e in particolare le riviste straniere; come interessante nota a margine, costoro consideravano il BMJ non degno della loro curiosità scientifica). Questa situazione è attinente allo studio delle emorragie subdurali e retiniche della SBS.

Sparacio et al. (1971) hanno esaminato l'ematoma subdurale in età infantile ed hanno descritto sei casi di bambini dell'età di tre mesi, dieci mesi, un anno, dieci mesi, sei mesi e nove mesi, di cui due presentavano una caduta documentata mentre gli altri no’.

Hart e Earle (1975) hanno descritto l'encefalite emorragica e perivenosa in un esame clinico-patologico di 38 casi. Hanno scritto che la leucoencefalite emorragica (AHL) e l'encefalite perivenosa postinfettiva (PVS) associate a orecchioni, morbillo, varicella e vaccinazione in età infantile sono rilevanti malattie del sistema nervoso centrale.

Graham et al. (1979) hanno descritto la teucoencefalite emor­ragica acuta (altrimenti detta necrotizzante) come una complica­zione della generica reazione di Schwartzman che si può verifi-care dopo la sensibilizzazione (anafilassi) a t'armaci quali sulfonamidi ed acido paraminosalicilico, e che è intervenuta anche in seguito a vaccinazione contro la pertosse ed alla somministrazio­ne di siero antitetano.

Levin et al. (1983) hanno descritto lo shock emorragico e l'en­cefalopatia come una nuova sindrome ad alta mortalità nei bam­bini piccoli. Un aspetto interessante è che i bambini da cui venne isolato il virus della polio erano stati lutti vaccinati da poco tem­po. Questo significa che i soggetti di altri casi potrebbero essere stati vaccinati per un periodo superiore ad alcuni giorni prima di sviluppare sintomi di shock emorragico.

Negli anni "70 e '80 vari autori hanno descritto la cosiddetta sindrome emofagocitica o della linfoistiocitosi.

I sintomi di shock emorragico, encefalopatia ed HLH sono molto simili; sen­sazione di malessere generalizzato, febbre, indolenza e vomito, pallore, tachicardia, tachipnea, convulsioni, bassa pressione san­guigna, sindrome del guarito e del calzino (corpo caldo ed estre­mità fredde), addome dilatato, fegato ingrossato, fontanella tesa, ipotonia, diarrea acquosa e/o sanguinolenta, ematemesi, sangue liquido che non coagula (sanguinamenti da punti di venipunture), disordini della coagulazione associati a disordine del tempo di protrombina e tromboplastina, fibrinogeno assai basso ed elevata quantità di prodotti di degradazione della fibrina, ad indicare grave coagulazione intravascolare.

Altre risultanze caratteristi­che sono grave acidosi metabolica (pH inferiore al 7.35 o persino a 7), bicarbonato basso, deficit di base dell'alcalosi respiratoria compensatoria, funzionalità renale deteriorata, elevate creatinina ed urea del plasma e, in particolare, iperglicemia, ad indicare diabete insipido centrale, edema cerebrale ed emor­ragie interne in cervello, retina, polmoni ed altri organi, nonché diffuse emorragie cutanee maculari.

Tutti gli organi possono risultare infiltrati da linfociti ed istiociti. In caso di necroseopia, il cervello risulta edematoso, cedevole e virtualmente liquido. I casi più gravi presentano infiltrazione meningea e perivascolare di cellule linfoidi nel cervello.

Akima e Sumi (1984) hanno descritto un numero di casi di bambini di varie età, ovvero sei mesi, quattro mesi, quattro mesi e mezzo (riammessi a sei mesi e mezzo e deceduti 11 giorni dopo l'accettazione), cinque mesi (riammessi ad otto mesi e deceduti due mesi più tardi), sci settimane con ricorrenza di sintomi a quattro mesi e mezzo (deceduti a cinque mesi e mezzo) e sette settimane (deceduti quattro giorni dopo l'accettazione in ospedale).
Tutti i soggetti hanno chiaramente sviluppato i relativi sintomi DOPO la vaccinazione, a seconda della loro età al momento della prima accettazione ed al momento della riammissione.

Alcuni autori hanno definito la HLH una malattia ereditaria; ad ogni modo, tale definizione era un riflesso dell'abitudine diffusa nelle famiglie di vaccinare tutti i bambini, piuttosto che una qualche predisposizione genetica familiare, se non quella di reagire violentemente ai vaccini (Henter e Elindcr, 1991).

Liao e Thompson (1997) hanno descritto le emorragie retiniche come manifestazioni oftalmiche della sindrome emofagocitica virus-indotta.

Henter e Elinder( 1992) hanno descritto la linfoistiocitosi emo fagocitica cerebromeningea come un disordine immunologico, mentre Sperling (1997) l'ha definita come un sistema immune "fuori controllo".

Rosen (1997) ha citato una serie di vaccini (per vaiolo dei bovini, polio, morbillo e BCG) come agenti causali della HLH, ed ha descritto la malattia come una grave immunodeficienza combinata.

Comans-Bitter et al. (1997) hanno definito l'immunotipizzazione dei linfociti ematici infantili come parametro da utilizzarsi nella diagnosi di disordini ematologici ed immunologici.

Bonilla e Oettgen (1997) hanno analizzato l'articolo sopraccitato ed hanno scritto che le cellule B, le cellule T e le cellule killer naturali (NK) interagiscono le une con le altre e con una varia serie di "cellule accessorie", come cellule derivate da monociti, per attivare una risposta immunitaria. Le cellule T possono essere identificate dal marcatore CD3 associato al recettore per l'antigene e vengono ulteriormente suddivise in due popolazioni; CD4+ e CD8+.

Le cellule T CD4+ (altrimenti note come cellule "citotossiche" 0"soppressori") svolgono importanti funzioni di effettore quali la lisi delle cellule ospiti infette (parte della risposta immunitaria cellulare).

Dopo l'interazione con le cellule T CD4+, le cellule B danno origine a cellule plasmatiche che producono anticorpi (la risposta immunitaria umorale). Le cellule NK sono importanti nelle fasi iniziali delle risposte immunitarie ai virus ed ai tumori maligni.

Dal momento che i vaccini squilibrano questi elementi del sistema immunitario, non è difficile comprendere il motivo per cui essi vengano implicati come agenti causali in tutte le moderne malattie infantili quali, tanto per citare solo alcune delle cosiddette nuove malattie, asma ed allergie, una quantità di tumori, problemi gastrointe­stinali, autismo ed altri problemi comportamentali.

Riassumendo, esistono dati scientifici in abbondanza a dimostrazione del fatto che i vaccini provocano gravi disordini di tutti i sistemi dell'organismo, che sfociano in gravi lesioni, morte compresa e che, nei bambini in particolare, vengono erroneamente imputati ad un trauma inflitto. 

A proposito dell'Autrice:
Viera Scheibner, PhD, è una scienziata di ricerca in pensione, con all'attivo una laurea di terzo grado in Scienze Naturali, Nel corso della sua insigne carriera ha scritto tre libri e pubblicato oltre 90 articoli su riviste scientifiche referenziate.
La D.ssa Scheibner svolge ricerche su vaccini e vaccinazioni dai primi anni '80 ed è autrice di:
Vaccination, 100 Years of Orthodox Research Shows that Vaccines Represent a Medical Assault on the System” (1993) e di Behavioural Problems in Childhood (2000).
L'articolo della D.ssa Scheibner sulle vaccinazioni e la dinamica dei giorni critici è stato pubblicalo per la prima volta sul Journal of the Australian College of Nutritional & Environmental Medicine (J. ACNEM) 23(3):1 -5, dicembre 2004.

I precedenti articoli della D.ssa Scheibner su vaccini e vaccinazioni pubblicati su NEXUS sono i seguenti: "Sindrome dei bimbi scossi" (NEXUS nr. 20), "Effetti avversi dei coadiuvanti nei vaccini" (in due parti, NEXUS nr.i 34 e 35), "Germi mangia cervello: la connessione coi vaccini" {NEXUS nr. 6) e, assieme a Leif Karlsson, "Morti in culla legate alle vaccinazioni - Il legame fra morti in culla e vaccinazioni" (Vol.2, nr.5, non pubblicato in italiano).

La D.ssa Scheibner viene spesso interpellata da enti legali per sti­lare rapporti professionali nell'ambito di cause legali inerenti a danni da vaccini e tiene regolarmente conferenze; ha partecipato come oratrice al Convegno di NEXUS 2005, tenutosi in settembre a Brisbane (AUS).
La D.ssa Scheibner può essere contattata tramite posta ordinaria al seguente indirizzo: 178 Covetts Leap Road, Blackheath, NSW 2785, Australia; telefonicamente al numero + 61 (0)2 4787 8203 o via fax al numero + 61 (0)2 4787 8986; su richiesta la D.ssa Scheib­ner sarà felice di fornire per il presente articolo ulteriori riferimenti nonché relativi diagrammi.

Riferimenti (in ordine di citazione)

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- Craighead JE (1975). Report of a workshop: disease accentuation after immunization with inactivated microbial vaccines. J InfectDis 131(6):749-54.

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- Mitchell EA, Stewart AW, Clements M et al. (1995). Immunisation and the sudden infant death syndrome: New Zealand Co! Death Study Group. Arch Dis Child 73:498-501.

- Scheibner V (1991). Evidence of the association between non-specific stress syndrome, DPT injections and cot death. Proc Se-cond National Immunisation Conference, Canbcrra, 27-29 mag­gio 1991, pp. 90-91.

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- Levine S, Wenk EJ, Devlin HB et al. (1966). Hyperacute aller­gie encephalomyelitis: adjuvant effect of pertussis vaccine and extracts. J Immunology 97(3):363-368.

- Levine S e Sowinski R (1973). Hyperacute allergie encepha­lomyelitis. AmJPathology 73:247-260.

- Steinman L, Sriram S, Adelman NE et al. (1982). Murine model for pertussis vaccine encephalopathy: linkage to H-2. Nature 299:738-740.

Tratto da: Nexus n° 61

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vedi anche: Immunodepressione da Vaccini + Dati ISTAT sui Vaccini + Statistiche Istat sui vaccini +  Malattie e Vaccini  +  Interrogazione Parlamentare +
Contenuto dei vaccini  + Falsita' della medicina ufficiale  +  1000 studi sui Danni dei Vaccini  +  Malassorbimento +  Meningite dai vaccini + Autismo dai vaccini

Come distruggere in maniera scientifica il sistema immunitario, con i Vaccini
IMPORTANTE: questo pdf: http://www.dipmat.unipg.it/~mamone/sci-dem/nuocontri_1/debernardi.pdf
Danni Biologici dei Vaccini e Cure (dott. M. Montinari)  +  Danni dei Vaccini  (testimonianze)

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