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COMMISSIONE SENATORIALE di
INCHIESTA sull'URANIO IMPOVERITO e su ALTRE CAUSE di
NOCIVITÀ per i NOSTRI MILITARI -
Audizione del 26 LUGLIO 2007 -
vedi: Uranio o Vaccini
NOBILE prof. Franco:
Ringrazio la gentile Presidente
insieme a tutta la Commissione e in particolare il sen.
PAOLO AMATO per avermi invitato a questa audizione. Sono un
oncologo, specialista del S S N in pensione e libero
docente dell’Università di Siena, dove ho solo depositato la
mia docenza in Semeiotica chirurgica conseguita a Roma, come
prescrive la legge senza mai ricoprire incarichi
universitari.
Sono il presidente della sezione di Siena della Lega
italiana per la lotta contro i tumori (per brevità Lega
Tumori), una ONLUS che svolge attività di prevenzione
oncologica sia primaria che secondaria.
(www.Legatumori.siena.it)
Per prevenzione primaria si
intendono l’informazione e l’educazione sanitaria. Per
prevenzione secondaria si intende la diagnosi precoce del
cancro. Infatti quanto più riusciamo ad anticipare la
diagnosi di tumore tanto maggiori saranno le possibilità di
curarlo con successo. Fra le varie categorie di cittadini
controllate da Lega Tumori nel suo Centro “Prevenzione” di
Siena ci sono anche i corpi armati dello Stato (Polizia, CC,
Finanza, Esercito) e tra questi la Brigata Paracadutisti “Folgore”
verso la quale, mediante una convenzione stipulata con il
Comando di Brigata di stanza a Livorno, da molti anni
vengono svolte attività di prevenzione primaria e secondaria
(ALLEGATO 1) in accordo con la Sanità Militare. Un doveroso
e sentito ringraziamento per la collaborazione a tutta la
Brigata “Folgore” e in particolare al suo attuale
comandante, generale Maurizio Fioravanti, che era il
colonnello comandante del 186° reggimento all’inizio delle
nostre indagini preventive.
Nel quadro di questi
controlli, convenzionati e volontari appena cominciarono a
diffondersi le notizie circa i possibili rischi di
contaminazione con Uranio Impoverito impiegato a scopi
bellici abbiamo rivolto le nostre indagini di prevenzione
oncologica anche in tale direzione. All’ALLEGATO 2
riportiamo uno schema esplicativo sull’Uranio Impoverito.
A Siena sono di stanza
oltre
600 paracadutisti della “Folgore” inquadrati nel 186°
Reggimento reduci da diverse missioni nei Balcani, in Iraq,
in Somalia, a Timor Est, in Albania, in Afghanistan ed
attualmente operativi in Libano, che per circa due anni sono
stati sottoposti da Lega Tumori ad esami clinici, di
laboratorio ed ecografici, compresa la ricerca dell’Uranio
Impoverito nei liquidi organici con lo spettrometro di
massa.
L’impostazione, lo svolgimento e le conclusioni di
tali indagini sono contenute sia nel volume “La
prevenzione oncologica nei reduci dai Balcani” che si
allega anche nella sua recente versione in inglese (ALLEGATI
3 e 3 BIS), sia nella mia audizione del 22 settembre 2005
presso la Commissione parlamentare di inchiesta della
precedente legislatura, consultabile su Internet.
Riassumendo, le nostre
indagini tecnico-scientifiche, hanno escluso la presenza di
danni attualmente evidenziabili con le tecniche usate e
riconducibili a tossicità chimica e/o a contaminazione
radioattiva da Uranio Impoverito in tutti i soggetti
esaminati.
E’ stata altresì eseguita un’indagine sui territori
Kosovari colpiti in base ad una mappatura fornitaci dalla
NATO (compresi alimenti, acque di falda, licheni in quanto
bioaccumulatori) che non ha evidenziato livelli tali di
rischio da assumere rilevanza sanitaria sotto i profili
tossicologico e radioprotezionistico (Per evitare equivoci
terminologici, peraltro frequentissimi, precisiamo che
l’inquinamento è dovuto a microrganismi, la tossicità è
dovuta a sostanze chimiche e la contaminazione è dovuta a
elementi radioattivi).
Aggiungiamo solo che
abbiamo costantemente tenuto al corrente delle nostre
indagini i diversi livelli della Sanità Militare, fino ai
Comandi Regionale e Nazionale.
Archiviato il problema
dell’Uranio Impoverito abbiamo continuato ed esteso i
controlli ai parà della “Folgore” sia perché contemplato
dalla citata convenzione con Lega Tumori sia per cercar di
dare una spiegazione a “quell’eccesso significativo di
linfomi di Hodgkin” riscontrato a suo tempo nei reduci dalla
commissione Mandelli (ALLEGATI 3 e 14).
Anche la precedente Commissione di inchiesta presieduta dal
sen. Franco non avendo ritenuto provata scientificamente la
responsabilità dell’Uranio Impoverito, a conclusione dei
suoi lavori invitava ad esperire ulteriori indagini.
Indagini, gioverà ricordare, tutt’altro che semplici o
facili sia per la cronica carenza di dati epidemiologici
certi, ed ufficiali nonché di un Registro Tumori per i
militari, sia per la accesa campagna mediatica tuttora
imperversante, per colpevolizzare emotivamente l’Uranio
Impoverito senza corrispondenti riscontri scientifici.
Ne
abbiamo disponibile una circostanziata documentazione
probante, dove figurano dati di morbilità e di mortalità
attribuiti all’Uranio Impoverito ma privi di riscontri
ufficiali, con disinvolte affermazioni su ricoveri mai
avvenuti negli Ospedali citati ed operazioni chirurgicamente
assurde.
Vi lasciamo immaginare le conseguenze psicologicamente
stressanti sui militari, in servizio e congedati e sulle
loro angosciate famiglie. E lo stress è dannoso per il
nostro sistema immunitario di difesa. In allegato troverete
un’interessante tesi di laurea dell’Università di Torino dal
titolo “Riconoscimento e gestione dello stress nelle
missioni di pace all’estero (ALLEGATO 13).
A tale proposito,
consentitemi di aprire una breve parentesi per fornirvi
qualche nozione di immunologia in modo da rendervi più
comprensivo possibile il proseguimento della nostra
audizione.
La nostra immunità
naturale, cioè scritta nel nostro codice genetico, cerca di
difenderci dalle malattie sviluppando sin dalla nascita una
serie di difese sia umorali (gli anticorpi) sia cellulari (i
linfociti). Queste sentinelle naturali, umorali e
cellulari, appena individuano un agente estraneo, cioè
diverso dalle cellule del proprio corpo, lo riconoscono come
un potenziale nemico (allarmi, c’è un antigene!) e lo
attaccano per renderlo inoffensivo. Dopo la vittoria, le
sentinelle umorali e cellulari restano in servizio
permanente effettivo verso l’antigene debellato per
respingerne eventuali contrattacchi. L’esempio più comune è
l’immunità acquisita verso le malattie esantematiche: quando
le difese immunitarie naturali del bambino vengono a
contatto con gli antigeni, per esempio con i virus del
morbillo presenti nel suo ambiente di vita lo attaccano con
le proprie sentinelle immunitarie. E così il bambino, vinta
da solo la battaglia, guarisce e acquisisce l’immunità verso
il morbillo per tutta la vita. Anche il sistema immunitario
fa parte dell’organismo in via di sviluppo di un bambino e
quindi, venendo continuamente stimolato dagli agenti
patogeni (cioè dagli antigeni) si rafforza e arriva a
maturazione.
La vaccinazione consiste
nel creare nuove sentinelle in maniera non dannosa per
l’organismo, in modo da averle già pronte a combattere i
futuri nemici: la prevenzione dei loro danni è appunto la
profilassi vaccinale delle malattie.
Ad esempio, per vaccinare
contro il vaiolo, se ne iniettano i virus resi inoffensivi o
attenuati con vari procedimenti, in modo che perdano il loro
potere patogeno ma conservino il loro potere antigene, cioè
la facoltà di stimolare la produzione di anticorpi e altri
meccanismi di difesa specifica. Per cui pur senza
“ammalarsi” (tra virgolette) apparentemente di vaiolo, si
acquisisce l’immunità contro il vaiolo per tutta la vita.
Sembrerebbe pero' che le
cose non vadano sempre così lisce. Infatti qualche sistema
immunitario, stimolato in maniera innaturale con
l’iniezione di un vaccino (con tutti gli annessi e connessi)
potrebbe reagire in maniera altrettanto innaturale o,
quanto meno, imprevedibile, anche a medio e a lungo termine.
Ad esempio a seguito dello stimolo artificiale di un
vaccino, anziché naturale come quello di un germe
“ruspante”, qualche sistema immunitario forse geneticamente
predisposto potrebbe confondersi e non riuscire più a
distinguere l’amico dal nemico, innescando una serie di
reazioni indesiderate perché dannose.
Reazioni che possono andare dall’ignorare completamente i
segnali di pericolo perché è stato depresso, cioè disarmato,
fino ad attaccare addirittura le cellule del proprio corpo,
rendendolo vulnerabile alle cosiddette “malattie autoimmuni”
(come certe tiroiditi, la sclerosi multipla, l’eritema
nodoso il lupus, l’artrite reumatoide, il diabete, la
neurite ottica ecc.) nonché probabilmente a certi tipi di
tumore, i linfomi e le leucemie, di cui parleremo più
avanti.
Non vorrei buttare il
sasso in uno stagno, peraltro più vasto di un Oceano, ma
sono sempre di più i ricercatori che attribuiscono a queste
immunodeficienze, provocate dalle estese campagne vaccinali,
non solo l’aumento delle allergie ma anche delle malattie
autoimmuni, provocate dalla disorganizzazione del sistema
immunitario disturbato dei vaccini.
La letteratura scientifica più recente (come sempre pro e
contro) sulla disabilitazione del sistema immunitario a
causa delle vaccinazioni, soprattutto nei riguardi dei
vaccini geneticamente modificati (Allegato 7) potrebbe
consigliare di adottare almeno qualche principio di
precauzione.
Chiudo la parentesi e torno alle nostre ricerche,
informandoVi che nell’ALLEGATO 9 abbiamo compilato un
succinto glossario circa i termini scientifici ricorrenti in
questa relazione, perché talvolta risultano astrusi perfino
a qualche addetto ai lavori medici.
Sulla scorta delle più
aggiornate acquisizioni scientifiche circa i rapporti tra
situazione immunitaria e insorgenza di certe patologie anche
neoplastiche abbiamo ritenuto opportuno proseguire le nostre
indagini di oncologia preventiva per verificare se eventuali
modificazioni dei poteri immunitari di difesa nei nostri
soldati potessero predisporli a contrarre certe patologie
autoimmuni, da quelle infiammatorie (ad esempio tiroiditi)
a quelle tumorali (ad esempio linfomi e leucemie).
In base a queste premesse
scientifiche e in base ai citati dati epidemiologici della
Commissione Mandelli (ALLEGATO 14) Lega Tumori, ha avviato a
proprie spese un’indagine nei militari (presentatisi
spontaneamente) sia rimasti sempre in patria sia reduci da
missioni all’estero per valutare se si fossero verificate
alterazioni immunitarie tali da renderli sensibili allo
sviluppo di certe patologie.
A proposito di tali spese, sentiamo il dovere di ringraziare
il munifico Monte dei Paschi di Siena sia come Banca che
come Fondazione per il loro sostegno finanziario e di
escludere categoricamente di aver mai ricevuto per
effettuare tali ricerche contributi e/o finanziamenti da
qualsiasi altro ente e/o istituzione, pubblico e /o privato.
Ministeri compresi.
I nostri legali stanno
esaminando il materiale documentale raccolto al fine di
tutelare la nostra onorabilità e quella della Lega Contro i
Tumori per adottare eventuali iniziative penali con
richiesta di risarcimento che destineremmo alle famiglie dei
militari.
In pratica il monitoraggio
immunologico è stato effettuato mediante il prelievo di 10
cc di sangue, con la compilazione di una scheda anamnestica
nel massimo rispetto della privacy .
Il nostro progetto si è
sviluppato su vari livelli sequenziali che riassumiamo
sommariamente restando a disposizione, insieme ai nostri
collaboratori, per eventuali approfondimenti tecnico
scientifici.
Il primo passaggio
dell’indagine è consistito nel ricercare nei soggetti
apparentemente sani (militari in servizio), mediante analisi
immuno-citofluorimetrica, eventuali deficit in alcune
sottopopolazioni linfocitarie (Linfociti T,B. e NK in
generale; poi cellule T Helper (CD4+) e cellule
citotossiche (CD8+), con memoria (HLA - classe I e II /
CD45RO, o di cellule attivate (FAS, FASL / CD25+ / CD63+).
Successivamente nei linfociti del sangue periferico sono
state esaminate: 1) la capacità citotossica antitumorale
(specifica e aspecifica) mediante test di citotossicità al
51Cr e 2) la capacità di produrre citochine
immunostimolanti e immunodepressive.
All’inizio i test sono
stati condotti su di un gruppo di 20 militari mai andati in
missione, e su un gruppo di 20 militari reduci da più
missioni. Comunichiamo a questa autorevole Commissione
ufficialmente e riservatamente questi risultati preliminari
perché ritenuti interessanti, pur nella loro ridotta
rilevanza statistica, in attesa di reperire i finanziamenti
necessari per proseguire le indagini in corso e raggiungere
così una maggiore significatività epidemiologica. Tra
l’altro il reggimento in oggetto si trova da qualche mese in
missione all’estero.
Queste prime analisi
condotte su un totale di 40 militari hanno evidenziato una
frequente alterazione immunologica che si manifestava con
una riduzione del rapporto nei linfociti T (CD3+) tra CD4+ e
CD8+ che in analogia a quanto succede nell’AIDS e nei
pazienti oncologici terminali era fortemente suggestiva di
immunodepressione.
Negli stessi soggetti è
stato poi osservato un aumento significativo della
percentuale di linfociti B (CD19/CD20) immaturi.
Si tratta di un atteggiamento simile a quello riscontrato in
pazienti esposti al virus Epstein Barr (EBV) un virus
oncogeno correlato nell’uomo alla eziopatogenesi di alcuni
linfomi.
Tali risultati preliminari
ci sono sembrati meritevoli di approfondimento, perché se
venissero confermati su più ampia scala, il loro
significato sarebbe quello che senza opportune misure
preventive i nostri militari in condizioni di
immunodepressione potrebbero essere esposti al rischio di
contrarre malattie, anche autoimmuni, e forse certi tipi
di tumore.
Cercando di limitare al
minimo indispensabile i riferimenti ai nostri protocolli di
ricerca di tutt’altro che facile comprensione perfino per
non tutti gli addetti ai lavori sanitari vi informiamo che,
per approfondire il progetto, sarebbe necessario aumentare
non solo la casistica (cioé il numero dei soggetti
controllati) ma anche le categorie (studiare i militari
alla partenza e al ritorno dalla prima missione e in
relazione al numero di missioni), oltre ad istituire
opportuni gruppi di controllo, compreso un gruppo di civili
della medesima fascia di età dei militari.
Il definitivo riscontro di
un eventuale deficit immunitario correlabile con la comparsa
di certe patologie (come ad esempio le tiroidi e i linfomi)
potrebbe aprire diverse possibilità operative:
1) scoprire e rimuovere le cause dell’alterazione
immunitaria riscontrata;
2) attivare delle procedure di follow up e
chemioprevenzione adeguate;
3) ricercare eventuali immunostimolanti (per esempio
interleuchine e interferoni) che siano in grado di
compensare il deficit immunitario verificatosi in certi
militari.
La nostra indagine, in
sintonia con le più avanzate ricerche scientifiche anche
internazionali nel settore delle immunodepressioni si avvale
della supervisione di famosi scienziati, come ad esempio il
prof. Giulio Tarro insigne virologo ed immunologo che ha
preso visione ed approvato la presente relazione (ALLEGATO
11) inviandomi questa risposta:
“Grazie per la bella
relazione che mi hai inviato e complimenti per la mirabile
stesura. Credo che l’impostazione sia corretta anche per la
nuova parte che riguarda la eventuale patologia indotta
dalle vaccinazioni soprattutto per la sequenza con cui sono
state somministrate ai militari in partenza per le missioni
di pace. Il Professore Hugh Fudenberg ha di recente
pubblicato alcune interessanti osservazioni sull’argomento,
anche sulla rivista di cui sono direttore responsabile (International
Journal of Clinic Investigation). Ovviamente sono
disponibile per qualsiasi impegno su questo tema anche
perché ho già svolto diverse relazioni sugli eventi avversi
da vaccini e quanto da me scritto ha costituito
giurisprudenza per i tribunali militari nelle cause di
risarcimento.”
Procediamo con forzata lentezza,
a causa delle croniche carenze finanziarie che affliggono la
ricerca scientifica nel nostro Paese e per far fronte alle
quali abbiamo rivolto un appello alle massime Autorità
Governative e Istituzionali compresa la Presidenza della
Repubblica (ALLEGATTI 10 e 10 Bis) che mi aveva conferito la
medaglia d’oro per gli studi sull’Uranio Impoverito
(ALLEGATO 10 Bis).
A questo punto delle nostre ricerche ci è sorta spontanea
la domanda Quale Causa (o concausa) ha potuto
provocare la caduta dei poteri immunitari di difesa nei
militari esaminati ?
Perché la loro normale
sorveglianza immunologica, ad esempio anche contro le
cellule cancerose, si sarebbe abbassata ?
E che cosa è riuscita a provocare un abbassamento tale
dell’immunoreattività da impedire il rigetto delle cellule
tumorali da parte del militare che le ospita ?
Abbiamo condensato negli
Allegati 6 e 7 una sommaria rassegna della letteratura
scientifica circa i rapporti tra immunologia e tumori,
restando a personale disposizione per eventuali chiarimenti.
Per la verità, anche nella
Commissione d’indagine della trascorsa legislatura si era
accennato a compromissioni immunologiche non meglio
precisate vedi la riunione informale dell’Ufficio di
presidenza del 19 gennaio scorso, dedicata alla questione
vaccini
(Allegato 5). Anche nell’avvio dei lavori dell’attuale
Commissione di indagine, forse a causa dell’indimostrata
(scientifica, non mediatica) responsabilità dell’Uranio
Impoverito, l’argomento è tornato sul tavolo. Vedasi ad
esempio la 4a seduta dell’11 aprile scorso di questa
onorevole Commissione.
Le nostre ricerche sulle
possibili cause dell’accertato turbamento delle difese
immunitarie hanno prioritariamente iniziato ad indagare su
quei farmaci che ci vengono somministrati sin dai primi mesi
di vita per potenziare proprio il nostro corredo
immunitario: vale a dire i vaccini.
Ci preme sottolineare
subito e con forza gli innegabili ed enormi progressi
compiuti contro le malattie infettive dopo la scoperta delle
vaccinazioni, il cui fine ultimo è l’eradicazione di
malattie devastanti come il vaiolo e la polio, mentre quello
intermedio è la loro prevenzione, individuale e/o di intere
popolazioni. Come oncologo, non posso non ricordare che
proprio grazie ai vaccini dell’ultima generazione quelli
cosiddetti personalizzati si vanno profilando successi
insperati nella terapia mirata dei tumori.
Diciamo subito che, come
per qualsiasi altro farmaco, occorre distinguere tra i
vaccini come tali dalle modalità con cui vengono
somministrati.
Vediamo prima il
vaccino come farmaco
riportando all’ALLEGATO 8 le vaccinazioni obbligatorie e
facoltative in Italia. Dall’epoca delle scoperte di Jenner e
di Pasteur ad oggi il dibattito pro e contro la profilassi
vaccinale ha assunto dimensioni oceaniche, anzi
interplanetarie e non riteniamo che in questa sede sia il
caso di addentrarvisi.
Pertanto consentitemi di dare per scontata l’innocuità dei
costituenti dei vaccini, anche se, in verità,
non lo sono con assoluta certezza.
Basti ricordare, per esempio, i sospetti avanzati
ricorrentemente sui vari componenti elencati nel foglietto
di accompagnamento (i cosiddetti “bugiardini”)
e che variano secondo le aziende: dagli antigeni vivi,
attenuati o uccisi, agli agenti coniugati, dai conservanti e
stabilizzanti, agli adiuvanti (per i quali per farli
“adiuvare” di più e prolungare l’effetto si ricorre a
metalli pesanti come il
mercurio (solo l’Italia
non l’ha ancora vietato) e l’alluminio,
pericolosi per la salute dei vaccinati) I metalli pesanti
sono tossici perché penetrano nell’organismo con cibi,
bevande, farmaci, aria respirata, per contatto e si
accumulano in ossa, fegato, rene, sistema nervoso e grasso,
bloccando importanti reazioni enzimatiche, alterando il
metabolismo e gli scambi energetici fino a provocare
malattie autoimmuni, tumori e malattie cronico-degenerative
come l’autismo, la sclerosi multipla, il Parkinson, l’Alzheimer.
Le intossicazioni più frequenti sono da piombo, arsenico,
cadmio, alluminio e mercurio. Gli ultimi due metalli sono
presenti come adiuvanti in diversi
vaccini.
Nell’Allegato 6 ne diamo una sommaria informazione
(sottolineando alcun i punti) rimarcando che eventuali
danni
da vaccini rappresentano un problema
comune a tutta la popolazione vaccinata, sia civile che
militare.
Ci sembra pero' che nel nostro Paese le competenti Autorità
sanitarie militari non siano orientate a ricercare,
raccogliere e quantificare tali danni in base all’obbligo
della loro denuncia (V. legge 210 del 1992 all’allegato 12)
come avviene per i civili né a catalogarli in appropriati
database, soprattutto per prevenirli. Ne parleremo più
avanti.
Siccome i termini linfoma e leucemia ricorrono
frequentemente, ve ne diamo una rapida spiegazione.
LINFOMI e LEUCEMIE
Il sistema linfatico è parte
essenziale del sistema immunitario di difesa ed è composto
dai linfonodi (circa 600) dalla rete dei canali linfatici,
dalle tonsille, dalla milza, dal timo e dal midollo osseo.
Le cellule più importanti del
sistema linfatico sono i linfociti, prodotti nel midollo
osseo e assicurano le difese con l’immunità, che puo' essere:
1) UMORALE = LINFOCITI B = maturano nei linfonodi e
producono gli anticorpi
2) CELLULARE = LINFOCITI T = maturano nel timo ed
evolvono in cellule di difesa
I LINFOMI sono i tumori maligni
del sistema linfatico, le cui cellule subiscono una
mutazione maligna per cause diverse e si moltiplicano
incontrollate, invece di morire alla fine del loro ciclo
vitale come avviene per le cellule sane con un processo
chiamato apoptosi.
I LINFOMI a carico dei linfociti B sono i LINFOMI DI
HODKIN (dal suo scopritore) e sono il 25%. Il restante 75%
sono i LINFOMI NON HODKIN (oltre 30 sottogruppi)
LA LEUCEMIA è il tumore maligno
dei globuli bianchi, prodotti nel midollo osseo, che non
riescono più a giungere a maturazione e si moltiplicano
tumultuosamente invadendo tutto l’organismo, distruggendo i
globuli rossi (anemia) e le piastrine (emorragie)
Veniamo ora alle
somministrazioni dei vaccini, nei militari cioè alle
modalità pratiche con cui si effettuano le vaccinazioni, che
possono differire secondo la sede, il personale addetto,
l’osservanza delle norme prescritte per la conservazione
dei vaccini alle temperature raccomandate (da sottozero a
temperatura ambiente) per la loro inoculazione (singola e/o
contemporanea) e per tanti altri fattori, come, solo a
titolo esemplificativo, il rispetto sia degli intervalli
obbligatori di tempo intercorrenti con le dosi di richiamo,
sia delle date di scadenza. Inoltre saranno state sempre
verificate l’interscambiabilità fra i prodotti di aziende
diverse nello stesso soggetto, nonché le eventuali reazioni
negative insorte in occasione di precedenti vaccinazioni,
anche durante la vita civile ?
A questo ultimo proposito in nessuna delle tante Schede
personali vaccinali volontariamente esibite a Lega Tumori
dai militati controllati è stata compilata la doverosa
anamnesi vaccinale, cioè quali vaccinazioni obbligatorie e
facoltative fossero già state effettuate dalla nascita fino
alla data dell’arruolamento e che al giorno d’oggi non sono
poche. Talvolta, per urgenti esigenze di servizio verrebbero
somministrate diverse dosi vaccinali ad intervalli di tempo
inferiori a quelli prescritti, come ha ammesso anche un
alto ufficiale dell’Esercito durante la sua audizione nella
citata riunione informale dell’Ufficio di Presidenza della
passata Commissione di inchiesta il 19.01.06. (Allegato 5)
A tale proposito gioverà ricordare che le prescrizioni
circa le dosi di vaccino, le loro vie, le loro tecniche ed
il loro calendario di somministrazione devono essere
osservate rigorosamente perché si raggiunga un effetto
prevedibile e valido. Tali prescrizioni risultano
determinanti per il successo della vaccinazione o per il suo
insuccesso, con relativi danni alla salute come risulta
dalla vastissima casistica mondiale in proposito ed alla
quale si rimanda anche via Internet.
Perché in USA quasi tutte le compagnie non assicurano più i
danni da vaccini ?
Riportiamo all’Allegato 6 i documentati legami tra certe
vaccinazioni e l’insorgenza di cancri, dalle leucemie ai
linfomi , di Hodgkin e di non Hodgkin. Probabilmente per
mettere le mani avanti in vista di eventuali conseguenze le
stesse aziende produttrici di vaccini dichiarano nei loro
foglietti illustrativi di non aver provveduto a testare e a
valutare la potenziale cancerogenicità dei vaccini
commercializzati. Nessuna azienda produttrice effettua
indagini a medio e a lungo termine per sapere se i vaccini,
che oggi sempre più spesso vengono prodotti geneticamente
modificati, possano rappresentare una concausa per
l’insorgenza di talune patologie o provocare mutazioni
genetiche. La formula pilatesca riportata nei “bugiardini” è
la seguente : “Non è stato
valutato per questo vaccino il potenziale carcinogenetico,
mutagenico e i potenziali danni sulla fertilità”.
Altre aziende usano più o meno la stessa dizione, magari
aggiungendo “di non aver fatto
studi a lungo termine neanche sugli animali”.
Anche il nostro Istituto
“Mario Negri” di Milano ha appurato che le vaccinazioni
antipolio e antibc facevano aumentare il rischio di
linfoma (LH e Non LH) (European Journal of Cancer
prevention del febbraio 2000).
Ma anche se segnalazioni
del genere si susseguono da parecchi decenni, mai sono
state correlate fra loro, e non solo non vengono svolti, ma
neppure richiesti studi approfonditi e metodologicamente
significativi. Anzi, a partire dagli anni ’90 questo genere
di pubblicazioni scientifiche sembrerebbe in diminuzione
come se nessuno volesse assumersi la responsabilità di porre
un così tremendo interrogativo sulla consolidata (e
remunerativa) pratica delle vaccinazioni di massa, civili e
militari, dell’ordine di diversi miliardi di dosi.
Siccome le precedenti
ricerche hanno impoverito il nostro bilancio di ONLUS più
dell’Uranio, ci auguriamo di ricevere dalle competenti sedi
istituzionali i finanziamenti necessari per meglio precisare
questa diminuzione dei poteri immunitari di difesa nei
nostri militari. Nel frattempo continuiamo a esaminare le
loro “schedule” vaccinali, che andrebbero tutte raccolte e
classificate, come ci sembra abbia proposto anche uno dei
Vostri consulenti in una passata audizione.
Concludendo con un’ultima
informazione. Le aziende produttrici dei vaccini hanno un
loro servizio di Farmacosorveglianza. Abbiamo consultato i
loro addetti ai lavori, che si sono dichiarati
cortesemente disponibili a collaborare.
I primi responsabili della
Farmacovigilanza di tali aziende personalmente interpellati
ci hanno dichiarato di non aver mai ricevuto segnalazioni di
reazioni e/o di danni da vaccini nei militari. Nel settore
civile invece la sanità pubblica segnala diverse reazioni e
i conseguenti danni da vaccini, perché la loro denuncia alle
ASL è per legge obbligatoria per i medici, in base alla
legge n°210 del 1992 (Allegato 10). Tutte queste
segnalazioni del SSN confluiscono all’Istituto Superiore di
Sanità a disposizione pubblica.
Grazie per la cortese attenzione.
By Prof. Franco Nobile
(Siena - Italy) + vedi
Querela del Prof.
F. Nobile al maresciallo D. Leggiero (ex consulente
della Comm. Uranio Impoverito).
ELENCO ALLEGATI
1 - Convenzione tra Lega Tumori
della Toscana e Brigata Paracadutisti “FOLGORE”
2 - Schemi esplicativi
sull’Uranio Impoverito
3 - Volume “La prevenzione
oncologica nei reduci dai Balcani” di Franco Nobile.
3 bis - Stesso volume tradotto
in inglese con presentazione di Umberto Veronesi e Francesco
Schittulli
4 - Orientamenti in
immunologia di Giulio Tarro
5) - Testo stenografico della
riunione dell’Ufficio di Presidenza del 19.01.2006 della
Commissione sull’Uranio Impoverito presieduta dal sen. Paolo
Franco.
6 - Rassegna sui rapporti tra
vaccinazioni e tumori.
7 - Idem
8 - Vaccinazioni in Italia
9 - Glossario Immunologico
10 - Corrispondenza con la
Presidenza della Repubblica
11 - Curriculum vitae del prof.
Giulio Tarro
12 - Legge n. 210/1992 sugli
indennizzi per danni da vaccini e successive modifiche e
integrazioni
13 - Tesi di laurea Università
di Torino
14 - Relazione Mandelli
vedi:
Contenuto dei Vaccini
+
Come si producono i
Vaccini
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
COMMISSIONE URANIO IMPOVERITO
– Audizione del19/01/05
CHINELLI. Sono Ezio Chinelli,
tenente colonnello dirigente del Laboratorio analisi
dell'Ospedale militare di Padova.
II Servizio di Medicina di
Laboratorio ha in particolare riscontrato: un caso di
leucemia acuta; due casi di sottopopolazioni lìnfocitarie
anomale seguite dalla Clinica Medica dell'Università; un
caso di neoplasia maligna pancreatica; un caso di neoplasia
maligna del polmone; un caso di neoplasia maligna della
cute; un caso di fascite eosinofilia.
Ogni quattro mesi trattiamo
circa 2.000 pazienti che provengono: dalla caserma
Serenissima di Mestre; dalla caserma Cadorin di Treviso;
dalla caserma Capito' di Portogruaro; dalla caserma Vittorio
Veneto di Motta di Livenza; dalla caserma Zanettelli di
Feltre (Belluno) e da parecchie caserme dei Carabinieri,
L'elettroforesi ha evidenziato
in 38 militari, (nel 2007 sono diventati 60) peraltro
apparentemente sani, la presenza di garnmopatia monoclonale.
Il ritrovamento di una componente monoclonale indica la
presenza di un disordine ematologico, duraturo o
transitorio, caratterizzato dalla presenza nel plasma di una
immunoglobulina proveniente da un singolo clone
proliferante.
La prima distinzione da
effettuare in presenza di gammopatia monoclonale è la
possibilità che essa rappresenti il prodotto di un tumore
maligno, il mieioma multiplo, oppure una forma clinicamente
non manifesta, asintomatica o pre-sintomatica.
Nel secondo caso, allorché quindi non si presenta mieloma
multiplo, si è dato il nome di gammopatia monoclonale MGUS (monachimi
gummopaty of indeterminate significate). Non si sa cosa sia.
Numerose determinazioni sono state usate per definire una
gammopatia monoclonale non mielomatosa
La gammopatia monoclonale si
presenta grosso modo dallo 0,1 allo 0,7 per cento dei casi,
soprattutto nei casi di persone anziane, perché sicuramente
è legata alla riduzione dei controlli del sistema
immunitario con l’invecchiaménto, che facilita il
manifestarsi di doni proliferanti.
Le ipotesi patogenetiche, che
riguardano il fatto che le gammopatie sono più presenti in
alcune regioni europee (m particolare la Bretagna) sono, tra
l'altro fattori genetici, legati all'elevata frequenza di
matrimoni tra consanguinei e fattori ambientali (la
radioattività naturale è piuttosto alta, appunto, in
Bretagna. per quanto non vi sia un'esatta corrispondenza tra
frequenza di GM e aree caratterizzate da granito ricco in
uranio).
Un problema particolare: la presenza di glomerulopatie
transitorie, che si presentano solo in casi, di infezioni
virali e di trattamento con immunosoppressori, durano
qualche mese.
Le gammopatie monoclonali sono frequenti nei soggetti, come
ho detto, anziani di oltre settantanni, e si associano
sempre ad una delle seguenti patologie, come ho detto:
mieloma multiplo, macroglobulinemia di Waldenstrom;
gammopatie monoclonali di incerto significato; mieloma;
plasmocitoma; amiloidosi; linfomi, plasmocitoma secondario.
La prevalenza delle gammopatie
monoclonali in soggetti di età inferiore a quaranta anni è
invece molto, ma molto bassa, dallo 0,01 allo 0,5 per cento,
ed è associata a patologie infettive; generalmente dura
pochi mesi.
Nel Laboratorio di Padova, le gammopatie si presentano
costantemente da quattro anni; fino a auto il 2005, le
abbiamo viste dal 2000 al 2005.
Quasi tutti i militari con gammopatia monoclonale sono stati controllati oltre che
dall'Ospedale militare di Padova anche
dall'Ospedale civile di Padova e dall'Ospedale di
Aviano; tutti i medici delle rispettive caserme sono stati
avvertiti tempestivamente, e sono stati avvertiti anche i
medici di base.
Un analogo riscontro non si
presenta nei civili della stessa età, grosso modo la
popolazione che va da 20 anni a 49 anni.
La comparazione l'ho fatta io: le persone con gammopatia
monoclonale militari sono grosso modo il 4-4,3 per cento;
nei pazienti civili della stessa età sono lo 0,1 per cento.
Come mai 38 militari
(nel 2007 sono diventati 60) che si sono presentati da
noi hanno una gammopatia monoclonale ed i civili no
?
Mi pare dì poter dire che non
esistono tra la popolazione civile e militare, di pari età,
comportamenti o stili di vita diversi, ai di là
dell'attività lavorativa specifica: tutti fanno sport, hanno
stili alimentari simili, tutti viaggiano in Italia,
viaggiano all'estero, anche in zone "sconsigliate".
Allo stato attuale l'indagine,
partendo dall'analisi di fatti o situazioni a monte, è
indirizzata sulla verifica della modalità delle
somministrazioni delle vaccinazioni, che a mio parere
rappresentano la discordanza più significativa...
Non è ovviamente posta in
dubbio, dai punto di vista medico, !'opportunità di
sottoporre la popolazione, civile e militare, a
vaccinazioni, tanto più se si considerano le prospettive
future (vi sono ad esempio laboratori che stanno lavorando
per la prevenzione dei cancro; basti pensare m particolare
alla prevenzione di un fattore come il virus tipo HPV-human
papilloma virus)
Non mi riferisco alle
vaccinazioni effettuate in tempi brevissimi, come succede,
ad esempio, per i soggetti in età infantile: non sono causa
di problemi (NdR meglio dire che non ne e’ a conoscenza,
perche’ purtroppo ve ne sono tantissimi).
Ed è pure difficile che la presenza di additivi per la
conservazione e la somministrazione dei vaccini possa
causare malattie.
Una sola cosa e nota,
chiaramente indicata dai foglietti illustrativi che ci sono
dentro le vaccinazioni: le vaccinazioni devono
essere fatte solo su persone "sane":
L'insorgenza di una banale
infezione, virale o batterica, o una terapia in corso,
contrastano con il vaccino.
Sui militari le vaccinazioni,
forse, erano fatte in pochi giorni, senza valutale lo stato
di salute e l'eventuale immunodepressione del soggetto,
compresi i casi in cui il paziente, probabilmente, era già
infettato da una forma virale da citomegalovirus, o virus di
Epstein Barn che sono diffusi tra i militari e tra i civili
della stessa età.
Gli stessi soggetti, sottoposti
a vaccinazioni molto ravvicinate, erano poi spediti in
fretta in missione all'estero, e questo fatto è comune
perché grosso modo tutte le popolazioni e tutti i militari
erano spediti all'estero nel giro di pochi giorni, nel giro
di quattro o cinque giorni.
Preciso che quest'analisi si
basa sui vaccini somministrati per via intramuscolare.
Dei 38 pazienti, citati, 20 si
sono presentati a noi nel 2005 (nel 2007 sono diventati 60);
i rimanenti, o si sono recati agli Ospedali civili (Aviano,
Padova), o sono usciti fuori dal nostro bacino di utenza, o
sono, forse, già seguiti da Commissioni Ospedaliere.
A questi 20 pazienti sono
aggiunti la ricerca della proteinuria di Bence Jones, la
ricerca di anticorpi anti-citomegalovirus e/o anti Epstein
Barr, la B2 microglobulina, la ricerca dell'helicobacterpilori;
le sottopopolazioni linfocitarie ed altro.
Questi esami di laboratorio
devono essere ripetuti ogni 4-6 mesi fino alla
normalizzazione dei valori, o fino al manifestarsi di
patologie, che possono comparire anche
a distanza di anni.
In altri Ospedali militari non
ho trovato la stessa corrispondenza di gammopatie
monoclonali, non vi sono rilievi della Commissione Mandelli.
La nostra analisi futura dovrà
dare, mi pare, le seguenti risposte; dei casi accertati nei
laboratorio di Padova, quanti hanno avuto un'evoluzione
"positiva" o "negativa"?
E’ stata comunque effettuata una diagnosi clinica sulla base
degli esami di laboratorio e di altre indagini istologiche o
strumentali ?
É stato attuato un monitoraggio al fine di individuare
eventuali sviluppi di patologie maligne ? Esiste una
relazione tra i diversi fattori ambientali ai quali sono
stati esposti questi soggetti e l'insorgenza di
componenti monoclinali ?
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
STRALCI del
DOCUMENTO: Commissioni Uranio Impoverito
– Relazione finale
….Altra problematica presa in considerazione e` quella delle
vaccinazioni
alle quali vengono sottoposti i militari ogni qualvolta sono
in procinto di partire per una missione all’estero
senza
previa verifica
del livello anticorpale presente.
Da piu' parti e` stata infatti segnalata la necessita' di
una verifica in ordine al tipo di vaccini somministrati,
alla quantita', ai relativi protocolli ed al rispetto di
questi, onde evitare che, in soggetti particolarmente
predisposti o
immunodepressi per qualsivoglia causa, possano
determinarsi squilibri del
sistema
immunitario tali da indurre l’effetto paradosso di
aumentare la vulnerabilita' da parte di agenti patogeni.
Per contro, e` stata ribadita la correttezza delle
modalita' di
preparazione dei vaccini
e dei protocolli
di somministrazione adottati dalle Forze armate italiane,
oltre che, piu' in generale, delle misure di profilassi
igienico- sanitaria. Pur non essendovi dunque elementi
specifici per ipotizzare possibili effetti nocivi, restano
pero' alcuni dubbi, che avrebbero meritato seri
approfondimenti,
anche alla luce dei
differenti lavori scientifici presenti in letteratura sugli
effetti avversi delle vaccinazioni
e dell’applicazione della legge 25 febbraio 1992, n. 210, ma
che il breve lasso di tempo a disposizione non ha consentito
di effettuare.....
….Secondo quanto evidenziato da alcuni dei medici
interpellati, una particolare attenzione dovrebbe essere
riservata al monitoraggio delle condizioni immunitarie dei
soggetti osservati, in particolar modo prima di procedere
alla somministrazione dei vaccini previsti, la cui azione,
per l’appunto, potrebbe incidere ulteriormente sulla
situazione immunitaria del soggetto, atteso che eventuali
stati di immunodepressione, pur non immediatamente evidenti,
sono spesso il campanello d’allarme di patologie piu' gravi
in corso di sviluppo. Gli attuali protocolli potrebbero
quindi essere integrati con analisi - anche in numero piu'
contenuto - specificamente mirate a controllare i livelli
delle difese immunitarie (ad esempio mediante esami del
sangue), in quanto piu' efficaci e tempestive.....
….La Commissione ritiene altresì opportuno avviare, appena
possibile, una generale
revisione dei protocolli di
controllo sanitario
preventivo, in particolare per i soggetti destinati
all’estero, mediante esami clinici di tipo piu' mirato e
maggiormente orientati alla verifica delle condizioni
immunitarie dei soggetti esaminati, al fine di individuare
tempestivamente eventuali stati di rischio per la salute o
la necessita' di precauzioni aggiuntive.
E' altresı' auspicabile
che tale verifica sia attuata attraverso una analisi dei
dati diversificata in base al sesso, in modo tale da tenere
conto delle differenze di radiosensibilita` e di risposta
alle
vaccinazioni.
Sarebbe utile dare inizio, quanto prima, ad un programma di
verifica degli attuali schemi di vaccinazione praticati ai
medesimi soggetti, accertando, in caso di successive
missioni ravvicinate, la situazione immunologica del
soggetto e, quindi, l’eventuale necessita' e l’utilita' di
ripetizione della somministrazione, con riguardo alle
modalita' di preparazione dei vaccini stessi e, soprattutto,
dei relativi schemi di somministrazione, anche alla luce
della presenza di metalli pesanti riscontrata sia nelle
urine che nello sperma di taluni dei
militari
vaccinati.
E' necessario disporre in maniera certa e personalizzata
della storia sanitaria di tutto il personale militare,
memorizzando su un supporto magnetico, dato in dotazione ad
ogni militare, tutte le diagnosi, le terapie e le misure di
profilassi di cui e' fatto oggetto durante il servizio.
La Commissione raccomanda, inoltre, di avviare una indagine
epidemiologica volta a verificare l’eventuale incremento del
tasso di morbilita' e
malformazioni
congenite nei bambini
nati dal 1990 ad oggi,
dai militari
che si sono recati in
missione nelle aree di interesse, nonche' il
tasso di infertilita`
dei militari stessi.....
Tratto da:
http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/uranio15/relazione_finale.pdf
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
SENATO
DELLA REPUBBLICA - XVI LEGISLATURA - TIPOGRAFIA DEL SENATO
(500)
Doc. XXII - n. 10
PROPOSTA DI INCHIESTA PARLAMENTARE
d’iniziativa dei senatori BALBONI, GASPARRI, BERSELLI,
TOFANI, MUGNAI, VALENTINO, BENEDETTI VALENTINI, CENTARO,
DELOGU, AMATO, PALMIZIO e LONGO
COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 1º OTTOBRE 2008
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui
casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il
personale italiano impiegato nelle missioni militari
all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui vengono
stoccati munizionamenti, nonche´ le popolazioni civili,
con particolare attenzione agli effetti dell’utilizzo di
vaccini
…..Una
nuova problematica presa in considerazione, rispetto al
passato, e` stata quella delle vaccinazioni alle quali
vengono sottoposti i militari ogni qual volta sono in
procinto di partire per una missione all’estero senza previa
verifica del livello anticorpale presente. Da piu` parti e`
stata infatti segnalata la necessita` di una verifica in
ordine al tipo di vaccini somministrati, alla quantita`, ai
relativi protocolli ed al rispetto di questi, onde evitare
che, in soggetti particolarmente predisposti o
immunodepressi
per qualsivoglia
causa, possano determinarsi squilibri del sistema
immunitario tali da indurre l’effetto paradosso di aumentare
la vulnerabilita` da parte di agenti patogeni.
Giova,
all’uopo, evidenziare che, nel corso di un’audizione della
Commissione (Senato della Repubblica – XV legislatura, Comm.
Parlamentare d’inchiesta – 2º resoc., 11 aprile 2007) il
dottor Ezio Chinelli – responsabile del Servizio di anatomia
patologica e di ematologia del Laboratorio di analisi
mediche «Ravanello» del Veneto – si e` soffermato su tale
aspetto, riferendo quanto segue: «... Ritengo opportuno
circoscrivere l’indagine a casi gia` noti e sottoposti alla
valutazione delle commissioni mediche, a casi di soggetti in
cui sono stati diagnosticati patologie neoplastiche,
linfomi, plasmocitomi o patologie suscettibili di evolvere
verso «neoplasie » (soggetti con gammopatie monoclonali,
soggetti con atipie preneoplastiche dei linfociti B, che
avevamo studiato nei mesi scorsi con la sezione di
immunopatologia dell’universita` di Padova).
Nel corso di questi anni (dal 2000 al 2006), da quando sono
rientrato dalla esperienza militare a Pec, in Kosovo, ho
studiato i dati di laboratorio dei pazienti che venivano da
me per un controllo di routine.
Non venivano pazienti ammalati: questi si rivolgevano
esclusivamente al medico di base. Quando tornavano a casa si
rivolgevano al medico di famiglia o, piu` raramente, al
medico della truppa, cui dicevano di essere malati e di
dover rientrare a casa per ricoverarsi in ospedale. Alla
fine venivano inviati alle varie commissioni mediche,
dislocate in tutta Italia, per ricevere l’attestazione di
idoneita` (o no) al servizio militare. lo e i miei
collaboratori valutavamo esclusivamente i pazienti
sottoposti al protocollo Mandelli: VES, emocromo,
elettroforesi delle proteine, esami di chimica fisica,
ormoni della tiroide. Nel corso di questi anni abbiamo
rilevato malattie neoplastiche misconosciute (che cioe` non
si presentavamo obiettivamente) al paziente, che e` stato
pertanto inviato all’ospedale civile piu` vicino.
Per queste fattispecie ho indagato tutte le condizioni che
potevano portare a una «patologia tumorale». Dopo lo
striscio periferico, che e` indispensabile per stilare una
diagnosi dell’emocromo e che dal 16 novembre non e` piu`
fatto, ho analizzato – se era il caso – le sottopolazioni
linfocitarie, i marcatori tumorali, le gammopatie
monoclinali; i relativi risultati sono stati inviati agli
ospedali civili piu` vicini.
Concordo
pienamente con il professor Tirelli quando afferma che il
tumore al cervello, alla prostata o alla mammella hanno
caratteristiche epidemiologiche completamente diverse
rispetto a un linfoma e a una leucemia.
Concordo anche con la considerazione secondo cui in una
popolazione giovane o relativamente giovane non e` possibile
aspettarsi neoplasie «dell’anziano». Nonostante cio`,
abbiamo riscontrato gammopatie monoclonali che non erano
presenti prima della partenza per l’estero e sono emerse
dopo la visita successiva alla missione all’estero. Dobbiamo
indagare solo su patologie da «alterazione» del sistema
immunitario, cioe` sulle malattie che forse hanno
caratteristiche epidemiologiche simili.
Concordo
anche con il professor Grandolfo quando sostiene che e`
auspicabile un registro tumori delle Forze armate italiane,
pero` ci vuole del tempo. Con la Commissione dobbiamo
risolvere in breve tempo la situazione dei militari che si
rivolgono a noi.
Relativamente alle neoplasie, le commissioni mediche
dovrebbero farsi segnalare i casi riscontrati dai laboratori
di analisi civili o militari e farsi comunicare le patologie
preneoplastiche che, non evolute in una franca patologia
neoplastica, non sono presenti.
E ` difficile che le gammopatie monoclonali siano accertate
dalle commissioni mediche. Dal canto mio segnalo che,
durante la mia esperienza nel laboratorio di analisi di
Padova, ho riscontrato in quattro anni piu` di sessanta casi
di gammopatie monoclonali che sono state comunicate alle
autorita` e sono state riferite anche ad Aviano dal
professor Tirelli o all’ospedale civile di Padova, che hanno
consigliato che le persone affette da queste patologie
(forse in conseguenza dei vaccini) non andassero piu`
all’estero e restassero in Italia».
Dalla
relazione finale approvata dalla Commissione nella seduta
del 12 febbraio 2008, e` emerso che, pur non essendovi
elementi specifici per ipotizzare possibili effetti nocivi,
restano pero` alcuni dubbi, che avrebbero meritato seri
approfondimenti, anche alla luce dei differenti lavori
scientifici presenti in letteratura sugli effetti avversi
delle vaccinazioni e dell’applicazione della legge 25
febbraio 1992, n. 210, ma che il breve lasso di tempo a
disposizione non ha consentito di effettuare.
Inoltre,
come si legge in una nota della relazione, e` stato altresı`
osservato che: «Resta comunque il fatto che in molti casi,
specie negli anni passati, le malattie contratte dai
militari interessati non furono diagnosticate per tempo,
malgrado alcuni di loro si fossero sottoposti ai controlli
sanitari previsti per i soldati in partenza per le missioni
internazionali, in particolare quelli del cosiddetto
«Protocollo Mandelli». Cio` sembra suggerire l’opportunita`
di rivedere i suddetti esami clinici, al fine di verificarne
l’efficacia in ordine alla tempestiva individuazione
dell’insorgenza di determinate patologie. Secondoquanto
evidenziato da alcuni dei medici interpellati, una
particolare attenzione dovrebbe essere riservata al
monitoraggio delle condizioni immunitarie dei soggetti
osservati, in particolar modo prima di procedere alla
somministrazione dei vaccini previsti, la cui azione, per
l’appunto, potrebbe incidere ulteriormente sulla situazione
immunitaria del soggetto, atteso che eventuali stati di
immunodepressione, pur non immediatamente evidenti, sono
spesso il campanello d’allarme di patologie piu` gravi in
corso di sviluppo.
Gli attuali protocolli potrebbero quindi essere integrati
con analisi – anche in numero piu` contenuto –
specificamente mirate a controllare i livelli delle difese
immunitarie (ad esempio mediante esami del sangue), in
quanto piu` efficaci e tempestive».
Occorre
evidenziare che anche nel corso della XIV legislatura, la
Commissione parlamentare d’inchiesta allora istituita, aveva
preso in esame in particolare nello scorcio finale della sua
attivita`, l’ipotesi che all’origine dell’aumentata
incidenza delle patologie oggetto dell’inchiesta vi fossero:
a) talune componenti dei vaccini somministrati ai militari
prima dell’impiego nel teatro della missione o durante lo
stesso (in particolare, additivi come il thimerosal,
peraltro in via di eliminazione, o metalli come
l’alluminio);
b) le modalita` stesse della somministrazione (in ipotesi,
difformi dagli schemi vaccinali raccomandati); nel corso
delle audizioni emerse a tale proposito come, specie in
presenza di necessita` di dislocamento accelerato nei teatri
operativi delle unita` militari, non sempre le strutture
della Sanita` militare avessero garantito il rispetto degli
schemi vaccinali in questione.
In entrambi i casi, ci si sarebbe trovati in presenza di
fattori suscettibili di aumentare, specie in soggetti
predisposti (ad esempio perche` portatori di una gammopatia
monoclonale), il rischio di sviluppare taluni tipi di
tumore.
Alla
luce dei risultati finali cui sono pervenute negli anni le
varie Commissioni d’inchiesta e stante l’esigenza di
allargare l’orizzonte di tale indagine, sarebbe pertanto
utile prevedere che rientri nell’ambito dell’inchiesta anche
un programma di verifica degli attuali schemi di
vaccinazione praticati ai medesimi soggetti, accertando, in
caso di successive missioni ravvicinate, la situazione
immunologica del soggetto e, quindi, l’eventuale necessita`
e l’utilita` di ripetizione della somministrazione, con
riguardo alle modalita` di preparazione dei vaccini stessi
e, soprattutto, dei relativi schemi di somministrazione,
anche alla luce della presenza di metalli pesanti
riscontrata sia nelle urine che nello sperma di taluni
dei militari vaccinati.
E `
necessario disporre in maniera certa e personalizzata della
storia sanitaria di tutto il personale militare,
memorizzando su un supporto magnetico, dato in dotazione ad
ogni militare, tutte le diagnosi, le terapie e le misure di
profilassi di cui e` fatto oggetto durante il servizio.
Considerata la gravita` e la complessita` dei problemi
oggetto dell’inchiesta e tenuto conto che la fine anticipata
della XV legislatura ha impedito la conclusione dei lavori
da parte della Commissione, sembra opportuno riproporre
l’istituzione della stessa, in particolare per consentire,
da un lato, l’approfondimento della anzidetta problematica
generale, dall’altro, l’esame di ulteriori profili
concernenti talune tematiche specifiche.
PROPOSTA DI INCHIESTA PARLAMENTARE
Art. 1.
1. E` istituita, ai sensi dell’articolo 82 della
Costituzione e dell’articolo 162 del Regolamento del Senato,
una Commissione parlamentare di inchiesta, di seguito
denominata «Commissione», con i seguenti compiti:
a) indagare sui casi di morte e gravi malattie che hanno
colpito il personale italiano impiegato nelle missioni
militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui
vengono stoccati munizionamenti, anche sulla base dei dati
epidemiologici disponibili riferiti alle popolazioni civili
nei teatri di conflitto e nelle zone adiacenti le basi
militari sul territorio nazionale in relazione
all’esposizione a particolari fattori chimici, tossici e
radiologici dal possibile effetto patogeno, con particolare
attenzione agli effetti dell’utilizzo di proiettili
all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di
nano particelle di minerali pesanti prodotte dalle
esplosioni di materiale bellico e a eventuali interazioni;
b) indagare in ordine alle
componenti dei vaccini somministrati al personale
militare, indipendentemente dal successivo impiego;
c) indagare in ordine alle modalita` della somministrazione
dei vaccini allo stesso personale, nonche´ al monitoraggio
delle condizioni immunitarie dei soggetti osservati.
Art. 2.
1. La Commissione e` composta da venti senatori, nominati
dal Presidente del Senato della Repubblica in proporzione al
numero dei componenti i Gruppi parlamentari.
2. Il Presidente del Senato provvede altresı` alla nomina,
fra i componenti, del Presidente della Commissione.
3. Con gli stessi criteri e la stessa procedura di cui ai
commi 1 e 2 si provvede alle eventuali sostituzioni in caso
di dimissioni dalla Commissione o di cessazione del mandato
parlamentare.
4. La Commissione elegge, nella prima seduta, due Vice
Presidenti e due Segretari.
Art. 3.
1. La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli
stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorita`
giudiziaria e puo` avvalersi delle collaborazioni che
ritenga necessarie.
2. La Commissione puo` acquisire copia di atti e documenti
relativi a procedimenti o inchieste in corso presso l’autorita`
giudiziaria o altri organismi inquirenti.
Art. 4.
1. Per l’espletamento delle sue funzioni, la Commissione
fruisce di personale, locali e strumenti operativi idonei
disposti dal Presidente del Senato.
Art. 5.
1. L’attivita` ed il funzionamento della Commissione sono
disciplinati da un regolamento interno approvato dalla
Commissione stessa prima dell’inizio dei lavori. Ciascun
componente puo` proporre la modifica delle norme
regolamentari.
Art. 6.
1. La Commissione delibera, di volta in volta, quali sedute
o parti di esse possono essere considerate pubbliche e se e
quali documenti possono essere pubblicati nel corso dei
lavori, anche in relazione ad esigenze attinenti ad altri
procedimenti o inchieste in corso.
2. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 1, i membri
della Commissione, i funzionari addetti al suo ufficio di
segreteria ed ogni altra persona che collabori con la
Commissione stessa o che compia o che concorra a compiere
atti di inchiesta o ne abbia comunque conoscenza sono
obbligati al segreto per tutto cio` che riguarda gli atti
medesimi ed i documenti acquisiti.
Art. 7.
1. Le spese per il funzionamento della Commissione sono
poste a carico del bilancio interno del Senato della
Repubblica.
Art. 8.
1. La Commissione, la cui durata e` fissata per l’intera
legislatura, presenta al Presidente del Senato una relazione
sulle risultanze delle indagini svolte nella quale possono
essere indicate proposte di modifica ai trattati
internazionali vigenti in materia ed alla legislazione in
vigore, anche con riferimento alla individuazione di misure
di prevenzione e assistenza adottabili e all’adeguatezza
degli istituti risarcitori, sia di natura previdenziale che
di sostegno al reddito.
Tratto da:
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer?tipo=BGT&id=313171
Continua in:
Pag. 6 -
Pag. 7 -
Pag. 8 -
Pag. 9 -
Pag. 10 -
Pag 11 -
Pag. 12 -
Pag. 13 -
Pag 14 -
Pag 15 -
Pag. 16 -
Pag. 17 -
Pag. 18 -
Pag.19 -
Pag. 20 -
Pag. 21
vedi
anche
Dati ISTAT sui Vaccini +
Malattie e Vaccini
Commento NdR: questi
studi dimostrano e confermano cio'
che insegniamo da decenni e cioe' che i
Vaccini
producono nei soggetti sottoposti a
quelle infauste pratiche in-sanitarie, spacciate per
tecniche preventive,
Malnutrizione con perdita di fattori
vitali essenziali alla vita sana, alterazione e
perdita di:
flora batterica autoctona,
vitamine,
minerali,
proteine vitali), oltre alle
mutazioni genetiche occulte,
immunodepressioni,
intossicazioni,
infiammazioni
e
contaminazioni da
virus e/o batteri
pericolosi che nel tempo possono
produrre malattie
le piu' disparate ! - vedi:
Contenuto dei vaccini
vedi
Statistiche Istat
sui vaccini
Consulenze e
perizie per danni da vaccino dott.
M. Montinari
+
Interrogazione Parlamentare
Autismo, Vaccini, la prova -
Il
nuovo libro del
dott.
Massimo Montinari
Gli anticorpi che dovrebbero essere indotti da un
vaccino NON indicano immunità. Cio' che mette
molti medici in confusione è che parte della
reazione nei confronti del vaccino porta alla
produzione di anticorpi.
Cio' è falsamente considerato immunità.
Continua
in:
Immunogenetica + Pag.2
+ Pag.3 +
Pag.
4
+
Bibliografia
vedi anche:
Ruolo dei Vaccini nella Guerra del Golfo
+
Contenuto dei Vaccini
+
Uranio e Vaccini - 1 +
Uranio e Vaccini - 2
+
Guerra del Golfo, Uranio o
Vaccini ?
+
Militari Uranio e
Vaccini
+
Come si producono i
Vaccini + Uranio
1 +
Uranio 2
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