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STANCHEZZA CRONICA
A molte persone capita di
lamentare stanchezza e uno stato di salute mentale e
fisica non buono pur non avendo uno specifico problema
fisico. Spesso non ci si rivolge al medico in quanto si
ritiene che la stanchezza sia dovuta al lavoro, agli
impegni familiari, insomma alla vita, oppure al medico,
o noi stessi, non si riesce a cogliere l'insieme dei
sintomi e fare la giusta diagnosi. Non ci si accorge
però che i vari sintomi legati alla stanchezza, se
prolungati nel tempo, possono segnalarci la presenza
della stanchezza cronica. Non sempre però la semplice
stanchezza è sintomo della sindrome da stanchezza
cronica.
Si può parlare di Sindrome da stanchezza cronica quando
la sensazione di stanchezza o spossatezza molto grave,
sia mentale che fisica, persiste per almeno sei mesi,
non é alleviata dal riposo, peggiora anche con piccoli
sforzi, e provoca una sostanziale riduzione dei livelli
precedenti delle attività occupazionali, sociali o
personali.
Per poter parlare di Sindrome da stanchezza cronica,
inoltre, devono essere presenti quattro o più dei
seguenti sintomi, anche questi presenti per almeno sei
mesi: disturbi della memoria e della concentrazione così
severi da ridurre sostanzialmente i livelli precedenti
delle attività occupazionali e personali; faringite;
dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e
ascellari; dolori muscolari e delle articolazioni senza
infiammazione o rigonfiamento delle stesse; cefalea di
un tipo diverso da quella eventualmente presente in
passato; un sonno non ristoratore; debolezza post
esercizio fisico che perdura per almeno 24 ore.
Il rischio è quello di rivolgersi al medico per ciascuno
di tali sintomi senza peraltro centrare il problema che
affligge la nostra salute. La sindrome differisce dalla
sonnolenza e dalla mancanza di motivazione e nella
diagnosi devono inoltre essere escluse tutte le
condizioni mediche che possono causare i sintomi
lamentati dal paziente, per esempio ipotiroidismo,
epatite B o C cronica, tumori, depressione maggiore,
schizofrenia, demenza, anoressia nervosa, abuso di
sostanze alcoliche ed obesità.
Come si può notare si tratta di una patologia complessa
e sussistono diversi ostacoli alla sua comprensione che
rendono necessario un approccio integrato. Il concetto
di fatica é esso stesso poco chiaro, e sviluppare una
definizione operativa di fatica é sempre stato un
problema.
Si calcola che 3-400 mila italiani siano affetti dalla
Sindrome da stanchezza cronica (Cfs), malattia ancora
poco nota tra gli stessi medici. Proprio per diffonderne
le conoscenze scientifiche e diagnostiche e' stata
indetta per il 12 maggio prossimo una Giornata mondiale
della Cfs.
L' idea e' delle associazioni europee e americane che si
occupano di questa malattia, tra cui un gruppo
internazionale di studio con base ad Atlanta, negli
Stati Uniti, di cui fa parte anche Umberto Tirelli
(www.umbertotirelli.it), direttore dell dipartimento di
oncologia del Centro di riferimento oncologico (Cro) di
Aviano, primo istituto italiano ad aver creato una
apposita unita' diagnostica della Cfs con ambulatorio
settimanale.
Le persone piu' colpite sono giovani, donne tra i 35 e i
40 anni, e qualche bambino, mentre la malattia e' rara
tra gli anziani.
Una cura certa ancora non esiste, e sono molte le
persone costrette a convivere con questa sindrome, dai
risvolti individuali e sociali devastanti e invalidanti,
se si tiene conto che i malati possono perdere del tutto
la capacita' di lavorare e di far fronte ai propri
impegni familiari.
Rispetto al 1991, anno in cui il Cro di Aviano avvio'
studi sistematici su un gruppo di pazienti affetti da
Cfs, molta strada e' stata fatta - ha osservato Tirelli
- e altri centri in Italia, tra cui la Clinica delle
Malattie infettive dell' Universita' di Chieti e il
Policlinico di Roma, seguono questa patologia. E' certo,
ormai, che si tratti di qualcosa di completamente
diverso dalla depressione e da altre patologie che
presentano tra i vari sintomi una forte stanchezza.
Una recentissima ricerca in corso al Cro ha poi
individuato una forma di Cfs correlata a certi tumori,
il particolare il carcinoma della mammella, i linfomi e
i tumori della tiroide: ne soffrono pazienti gia'
guariti dal cancro, ma che, anche a distanza di anni
dall' asportazione e dall' eventuale terapia, soffrono
di sintomi riconducibili alla Cfs.
Enormi, tutt' oggi, i problemi sociali connessi, se si
pensa che molti pazienti non riescono a far riconoscere
la propria malattia ai fini delle indennita' previste
per l' inabilita' al lavoro. Poca anche l' attenzione
delle istituzioni e della politica in questo senso, ha
denunciato Tirelli, auspicando che la Giornata mondiale
serva a mutare anche il loro atteggiamento rispetto a
questa malattia.
Presso il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano,
sono stati compiuti una serie di studi, il primo dei
quali con la descrizione della prima serie di pazienti
italiani con le loro caratteristiche cliniche (U Tirelli
et al., Arch Intern Med, 153, Jan 11, 1993, 116-120), la
valutazione delle alterazioni immunologiche nei pazienti
con CFS (U Tirelli et al., Scand. J. Immunol. 40,
601-608, 1994), la valutazione delle alterazioni
cerebrali con una sofisticata metodologia di diagnosi
radiologica, la PET (U Tirelli et al., The American
Journal of Medicine, 105 (3A) 54S-58S, 1998),
l'eventuale rapporto della CFS con i tumori maligni, lo
studio di nuovi farmaci, in particolare immunoglobuline
ad alte dosi, magnesio, acetilcarnitina, antivirali come
amantadina e acyclovir ed immunomodulatori come
timopentina. Complessivamente si può affermare che
questa patologia debilitante perdura in molti pazienti
per diversi anni, mentre in altri, spontaneamente o con
l'intervento farmacologico, tende a migliorare nel
tempo.
Vi sono anche casi guariti ed altri che hanno avuto un
notevole beneficio dai trattamenti adottati. I pazienti
sono solitamente giovani e donne con un età media
intorno ai 35-40 anni.
La CFS é praticamente assente
negli anziani (oltre i 65-70 anni), ma vi é qualche caso
pediatrico. Presso l'unità CFS della Divisione di
Oncologia Medica e AIDS del Centro di Riferimento
Oncologico (CRO) di Aviano sono stati osservati ad oggi
oltre 500 casi di CFS con i criteri dei CDC di Atlanta.
Recentemente l'Istituto Nazionale delle Allergie e delle
Malattie Infettive dei National Institutes of Health
statunitensi ha prodotto un volumetto dal titolo "Chronic
Fatigue Syndrome. Informazione per i medici".
L'autorevolezza della fonte dovrebbe fugare dubbi, se
ancora ve ne fossero, sulla esistenza della sindrome.
Vi sono oggigiorno diverse terapie per la CFS, molte
delle quali possono alleviare i sintomi e la
sintomatologia generale, ma non esiste ancora un
trattamento definitivo.
La nuova definizione della Sindrome da stanchezza
cronica risale al dicembre del 1994, quando un gruppo
internazionale di studio, costituito dai Centers for
Disease Control (CDC) di Atlanta - USA, tra i quali il
Prof. Umberto Tirelli, unico rappresentante dell’Italia,
la pubblicò su Annals of Internal Medicine, rimpiazzando
la definizione pubblicata sei anni prima.
Tratto in parte da: italiasalute.leonardo.it
Commento
NdR: a parte le considerazioni dell'articolo, in
medicina naturale ribadiamo che ogni tipo di grane e
cronica stanchezza e' da attribuirsi sopratutto, ma non
solo, ai
Parassiti ed alle
micotossine,
per cui e' da quel livello che occorro partire per
recuperare la salute.
vedi la terapia adatta in:
http://www.metodomc.it/eliminare_stanchezza_cronica
= Riordina il microbioma = la
flora intestinale ed il
sistema enzimatico)
vedi:
SISTEMA IMMUNITARIO
+
Sistema
Immune 2
+
Immunodepressione da Vaccino
VACCINAZIONI di MASSA - il CRIMINE
delle Vaccinazioni nel Mondo
+
Falsita' della
medicina ufficiale +
1000 studi sui Danni dei Vaccini
+
Malassorbimento
SINDROME della STANCHEZZA
CRONICA
Quello che era un indizio, oggi è un sospetto con radici
ben fondate. La sindrome da stanchezza cronica,
condizione che in Italia colpirebbe all’incirca
duecentomila persone (manca un registro ufficiale), è
quasi certamente una malattia che nasce da
un’alterazione della flora intestinale e non ha invece
un’origine psicologica. Questo, almeno, è quanto
sostiene un gruppo di ricercatori della Cornell
University (Ithaca) in uno studio pubblicato sulla
rivista « Microbiome ».
«La sindrome da stanchezza cronica nasce dall’intestino,
non dalla testa», hanno sentenziato gli scienziati, le
cui parole confermano l’ipotesi più battuta dagli
specialisti impegnati nell’individuare l’esatta
eziologia della malattia.
L’ORIGINE della MALATTIA
RISIEDE nell’INTESTINO
Nell’ultimo studio, i ricercatori hanno identificato
alcune alterazioni del microbiota
intestinale comuni a tutte le persone coinvolte
nello studio (48) che segnalavano sintomi riconducibili
alla sindrome da stanchezza cronica (rispetto ai 39
soggetti inseriti nel gruppo di controllo).
L’osservazione, riferibile all’83 per cento delle
persone che segnalavano i sintomi caratteristici della
condizione (stanchezza protratta, difficoltà di
concentrazione, dolori articolari, mal di gola e mal di
testa che non si attenuano con i farmaci), è avvenuta
attraverso il campionamento delle feci e un semplice
prelievo.
«Il nostro lavoro dimostra che chi soffre di
affaticamento cronico ha un’alterazione della flora
batterica intestinale che risulta probabilmente
responsabile dei sintomi gastrointestinali e dei
processi infiammatori riscontrabili in questi pazienti»,
afferma Maureen Hanson, docente di genetica e biologia
molecolare alla
Cornell University e prima firma della
pubblicazione.
Molti aspetti restano ancora da scoprire, ma secondo la
scienziata l’evidenza è «sufficiente a escludere
l’origine psicologica della malattia», finora presa in
esame vista la frequente concomitanza con le
sindromi depressive.
Sequenziando le regioni di Dna microbico raccolte
attraverso i campioni di feci, i ricercatori hanno
identificato diverse tipologie di batteri, tra le
persone sane e quelle colpite dalla sindrome da
stanchezza cronica. In particolare nelle persone malate
è stata individuata una quota inferiore di microrganismi
dotati di azione antinfiammatoria.
Il riscontro, ottenuto anche in alcuni studi mirati a
indagare il possibile ruolo della flora batterica
intestinale nei meccanismi di insorgenza delle malattie
infiammatorie croniche intestinali , ha convinto gli
esperti a cercare nel microbiota le possibili cause
della risposta immunitaria sovradimensionata che innesca
la sindrome da stanchezza cronica.
Resta poco chiaro se le alterazioni siano una causa o un
effetto della malattia, ma su un aspetto gli esperti
concordano: il legame non è da trascurare. Oltre ai
batteri, i ricercatori puntano a capire se un ruolo
determinante non sia giocato anche da virus e funghi.
Altri FATTORI CORRESPONSABILI
Finora, infatti, tra le possibili cause della malattia è
stato considerato anche il virus di Epstein-Barr,
responsabile della mononucleosi: spesso presente nel
sangue dei pazienti, al momento della diagnosi.
Non si esclude comunque che a innescare i meccanismi
immunologici alla base del disturbo ci siano altri
fattori: alimentari, ambientali o endocrini. Senza
trascurare l’ipotesi ormonale, viste le disfunzioni
riscontrate in molti pazienti a carico dell’asse
ipotalamo-ipofisi-surrene. La strada per completare la
conoscenza della sindrome da stanchezza cronica rimane
ancora lunga.
By F. Todaro - Tratto da: lastampa.it
Commento NdR: quello che scatena questi
sintomi chiamati impropriamente "malattie"
e' l'infiammazione
della
mucosa gastrointestinale, l'alterazione del
pH
digestivo dovuto ad
alimentazione inadatta al soggetto, che dovrebbe
rispettare questi canoni =
Crudismo +
Emodieta), che genera alterazioni anche della
flora batterica, od ad
alimenti contaminati,
fegato intossicato, che quindi non depura il sangue,
denti malcurati,
ingestione di farmaci, ma e soprattutto dai
Vaccini
che sempre creano
disbiosi che protratte nel tempo in certi soggetti
generano anche questi sintomi importanti !
Il 13/10/2009, ricercatori
dell’Università del Nevada, dell’Istituto
Nazionale contro il Cancro e della Cleveland
Clinic hanno annunciato la scoperta, accolta con
grande entusiasmo dal mondo scientifico, che
alla radice della Sindrome da Fatica Cronica (CFS),
una debilitante malattia neuroimmunitaria che
colpisce più di un milione di persone nei soli
Stati Uniti, potrebbe esserci un
virus.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica
Science, ha trovato infatti un virus, chiamato
XMRV, nel 95% dei pazienti con diagnosi di
Encefalopatia Mialgica/Sindrome da Fatica
Cronica.
L'AUTISMO E' ASSOCIATO ad una
INFEZIONE VIRALE
vaccinica -
Il
virus
XMRV (divenuto tale per una
mutazione virale)sembrerebbe coinvolto
anche
nell'autismo, cosi dicono le autorita' mediche, che
comunque brancolano nel buoi, se non sono addirittura in
malafede.
IMPORTANTE Ricordare che:
OGNI tipo
di
Vaccino
produce
Stress ossidativo cellulare e
quindi
tissutale
!
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La sindrome da Stanchezza
Cronica (Chronic Fatigue Syndrome) è un disturbo dalle
origine ancora oscure, caratterizzato da una
stanchezza prolungata e debilitante, e da multipli
sintomi non specifici, quali cefalea, mal di gola
ricorrente, dolori muscolari e alle ossa, disturbi del
sonno, perdita di memoria, difficoltà di concentrazione
e da un malessere generale.
I
sintomi per definizione si protraggono per
minimo per 6 mesi, ma spesso nella realtà per anni.
Dall'Università
di Firenze uno studio internazionale ipotizza
che la malattia sia la conseguenza dell'esposizione al
Cadmio (NdR: ma anche altri
metalli tossici
possono produrre gli stessi
sintomi).
Il gruppo di ricerca della Facoltà di Medicina dell'Università
di Firenze guidato dai Prof. Gulisano e
Ruggiero, ha recentemente pubblicato un articolo
scientifico sulla prestigiosa rivista Medical Hypotheses
dove si ipotizza per la prima volta una relazione tra
esposizione al Cadmio e Sindrome da Fatica Cronica
(definita anche Encefalomielite Mialgica).
Questa sindrome neurologica invalidante colpisce milioni
di persone nel mondo e si calcola che in Italia i malati
siano nell'ordine delle centinaia di migliaia anche se
purtroppo in molti di loro la malattia non è
correttamente diagnosticata. Infatti la diagnosi risulta
incerta, lunga e complessa e spesso i malati sono
costretti a subire esami diagnostici per mesi e mesi
prima di arrivare alla diagnosi.
Come per molte malattie neurodegenerative, le cause non
sono note e la terapia, spesso soltanto palliativa, ha
scarsi risultati.
Il gruppo di ricerca fiorentino, nell'articolo
pubblicato, ipotizza per la prima volta un legame tra la
malattia ed esposizione al Cadmio.
Il Cadmio è un metallo pesante cancerogeno molto diffuso
nei paesi industrializzati, che si produce
nell'inquinamento urbano, nell'incenerimento dei
rifiuti, nell'elettronica da consumo (batterie al
Cadmio), nei processi industriali, nell'edilizia e nel
fumo di tabacco.
I ricercatori fiorentini, dopo aver dimostrato i danni
indotti dal Cadmio sui neuroni umani, hanno messo a
punto una tecnica ecografica semplice e priva di rischi
che permette di studiare la corteccia cerebrale senza
l'uso di radiazioni, in modo da evidenziare fenomeni di
infiammazione o di danno cerebrale nei pazienti affetti
da Sindrome da Fatica Cronica e nei soggetti esposti al
Cadmio. In questa maniera, sarà possibile diagnosticare
precocemente i danni neurotossici conseguenti
all'esposizione al Cadmio (ad esempio nei fumatori o
nelle persone che vivono in prossimità di aree
inquinate, di impianti
industriali o inceneritori) ed individuare i sintomi
della Sindrome da Fatica Cronica in modo da intervenire
il prima possibile. Sarà anche possibile monitorare la
malattia e la risposta alle diverse terapie in via di
sperimentazione nel mondo, con l'auspicio di poter
osservare una reversione del danno cerebrale.
Il prestigio internazionale della rivista dove i
ricercatori fiorentini hanno pubblicato questo studio
all'avanguardia è
testimoniato dalla presenza nel comitato editoriale dei
Premi Nobel Arvid Carlsson, John Eccles, Frank
Macfarlane Burnet e Linus Pauling, e del pioniere della
filosofia della scienza, Sir Karl Popper.
L'articolo, con le immagini relative, è reperibile
online sul sito della rivista Medical Hypotheses ed è
inoltre stato immediatamente inserito nel database della
National Library of Medicine (NIH) del Governo degli
Stati Uniti d'America.
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Medico giapponese scopre
legame tra vaccino HPV e sindrome da affaticamento
cronico - 16/08/2016
Dopo aver ricevuto la vaccinazione per lo HPV (vaccino
per il cosiddetto tumore all'utero), molte donne hanno
riferito che hanno sviluppato la sindrome da stanchezza
cronica (CFS).
Molti ricercatori ritengono che la condizione è legata
alla malattia autoimmune, tuttavia, fino a poco tempo
fa, il motivo per cui alcune donne hanno sviluppato la
condizione post-vaccinazione HPV è rimasta un mistero.
Per quelli di voi che non sono a conoscenza, CFS è una
malattia debilitante caratterizzata da estrema
stanchezza e spossatezza persistente.
Altri sintomi che sono stati trovati segnalare in
websiteinclude NHS:
- dolori muscolari, dolori articolari e forti mal di
testa
- scarsa memoria a breve termine e la concentrazione, e
difficoltà ad organizzare i pensieri e di trovare le
parole giuste ( "nebbia del cervello")
- linfonodi dolorosi (piccole ghiandole del sistema
immunitario)
- mal di stomaco e altri problemi simili alla sindrome
del colon irritabile, come gonfiore, costipazione,
- diarrea e nausea
- gola infiammata
- disturbi del sonno, come l'insonnia e la sensazione
che il sonno non è ristoratore
- sensibilità o intolleranza alla luce, rumori forti,
alcol e alcuni alimenti
- difficoltà psicologiche, come la depressione,
irritabilità e attacchi di panico
- meno sintomi comuni, come vertigini, sudorazione
eccessiva, problemi di equilibrio e difficoltà a
controllare la temperatura corporea
Tuttavia, dopo anni di speculazioni sul motivo per cui
alcune donne sviluppare questa condizione
post-vaccinazione, un medico in Giappone crede di avere
la risposta.
In aprile 2016, il 4 ° Simposio Internazionale sui
vaccini, ospitato dall'Istituto dei bambini di sicurezza
Medical Research (CMSRI) a Lipsia in Germania, Osamu
Hotta, MD, PhD, del Sendai Shakaihoken Hospital in
Giappone ha tenuto una conferenza dal titolo, Sessione
12, sindrome da affaticamento cronico a seguito di Human
Papilloma Virus vaccinazione: che è latente
Epipharyngitis la colpa ?
Egli ha spiegato che: l' epipharyngitis cronica non è
ampiamente compreso la sua condizione. Tuttavia, a causa
della sua possibile collegamento con la funzione
immunitaria e quella del sistema nervoso centrale è
stato suggerito che vi è stata una relazione tra
epipharyngitis e disordini immunitari autonomici nonché
epiphryngitis e malattie autoimmuni.
Secondo la Japan Society of
stomato-pharyngology Vol. 23 (2010) n ° 1 P 37-42:
L'epipharyngitis cronica è difficile da diagnosticare
perché è spesso asintomatica e non presenta alcun
aspetto macroscopico anormale. Il epifaringe è ricco di
linfociti con analisi fenotipica mostrando linfociti T e
B altamente attivati. Le cellule ciliate epiteliali
epifaringe esprimono l'antigene di classe II e agiscono
come cellule presentanti l'antigene.
L' epipharyngitis cronica quindi può agire come una
infezione focale, simile a tonsillite cronica, nello
sviluppo di vari tipi di malattie autoimmuni come la
glomerulonefrite e condizioni croniche della pelle.
Tra l'ottobre 2014 e
settembre 2015, il Dr. Osamu Hotta e il suo team hanno
esaminato 41 pazienti che presentano 'cellios sintomi
somatici' dopo il vaccino HPV.
Il Dr. Hotta ha spiegato che i sintomi più comuni subiti
dai loro pazienti sono stati mal di testa, stanchezza
generale e disturbi del sonno. Tuttavia, altri sintomi
che sono stati elencati nella sua presentazione erano:
- rigidità del collo e della parte superiore della
schiena
- fotofobia
- disturbi mestruali
- vertigini
- debolezza muscolare
- nausea
- compromissione cognitiva, perdita di memoria
- tinnito
- dolore addominale e diarrea
- dolore generalizzato
- dolori articolari
- piressia
- mal di gola, malessere faringeo
- delle gambe senza riposo
- tosse
- movimento involontario
- perdita di coscienza
- non-partecipazione alla scuola/studio
Ha spiegato che a causa dei sintomi, 34 dei pazienti
esaminati non erano in grado di frequentare la scuola.
Per trattare la condizione,
la squadra ha tamponato la parte posteriore dei loro
pazienti, naso e della gola con tamponi di cotone
rivestiti con una soluzione ZnCI2 0,5% (una soluzione di
cloruro di zinco).
Il Dr. Hotta ha spiegato che il grado di sanguinamento
dall'epifaringe (parte posteriore del naso e della gola)
dopo il trattamento indica la gravità della
epipharyngitis che il paziente sta soffrendo e che
sorprendentemente tutte le 41 dei loro pazienti ha avuto
una grave emorragia che indica che essi erano affetti da
grave epipharyngitis.
Egli ha dichiarato che:
Sedici pazienti acconsentito all'osservazione ospedale
al fine di (subire) il trattamento epipharyngeal
invasivo. Essi erano stati precedentemente trattati con
una serie di approcci, tra cui gli steroidi; non
steroideo anti-infiammatori, inducono il sonno di droga,
anti-droga ansia, vitamine e prodotti biologici.
Tuttavia, la loro condizione non è migliorata in modo
significativo e rispondere a qualsiasi di questi
interventi. sintomi marcato miglioramento è stato
osservato in tredici dei sedici pazienti, quattro
pazienti eventualmente raggiunti risoluzione dei
sintomi. Dato il grado di compromissione e qualità della
vita precedentemente osservato in questi pazienti
l'effetto complessivo di questo trattamento era
piuttosto notevole.
Dr. Hotta ha continuato la
sua presentazione dimostrando quanto sia efficace il
loro trattamento potrebbe essere, mostrando filmati di
una giovane donna con grave epipharyngitis che soffriva
di paralisi completa. Nel suo primo giorno di
trattamento, la giovane era in grado di spostare o
sollevare le gambe in alcun modo. Tuttavia, dopo 46
giorni di essere trattati con soluzione ZnCI2 era
completamente mobile e in grado di essere dimesso.
Dr. Hotta ha concluso che:
L'epipharyngitis cronica può avere un ruolo importante
nello sviluppo di diverse malattie autoimmuni e disturbi
del sistema nervoso autonomo.
La condizione di epifaringe
può essere utile esaminare nel più ampio contesto nel
trattamento delle malattie autoimmuni e disturbi nervoso
autonomo, indipendentemente dalla causa iniziale.
Dato che epipharyngitis cronica non è del tutto chiaro,
questa condizione dovrebbe essere una direzione
importante nella ricerca futura.
Il Dr. Hotta non è il primo
ricercatore a collegare i sintomi di CFS alla
vaccinazione.
Ricercatore, Chi ha scoperto legame tra i vaccini e CFS
ha rifiutato il finanziamento
Nel 1992, Doris Jones, uno studente di ricerca medica
post-laurea, applicato al finanziamento del Medical
Research Centre (MRC) per la ricerca quello che credeva
nel legame tra vaccinazioni, antibiotici e il
conseguente sviluppo di ME / CFS.
Il 25 maggio del 1992, Jones
ha scritto una lettera al Dr. Peter Duchi della MRC,
affermando come un Ciba (Ciba Geigy Corporation, una
società farmaceutica svizzera ora di proprietà di
Novartis) di una riunione aperta che ha frequentato, era
stata una esperienza unica per lei.
Ha spiegato che, anche se lei non appartiene alla
professione medica e non era affiliato con tutte le
organizzazioni di pazienti, stava studiando il tema
della ME / CFS per il suo diploma post-laurea.
Ha descritto come scioccata era che ci fosse stato
quello che ha descritto come "un enorme divario tra come
la malattia è stata percepita dai medici di medicina
generale e gli psichiatri rispetto a come essa colpisce
i malati nella vita reale e quale sia la sua vera natura
con la quale può rivelarsi."
La signora Jones descritta in modo approfondito un
progetto globale, multifattoriale, epidemiologica di
ricerca che aveva recentemente completato sulla ME / CFS.
Racchiude l'abstract per il dottor Dukes da leggere, ha
scritto:
Noterete che i dettagli sui
fattori associati, come vaccinazioni, antibiotici e le
allergie possono essere particolarmente rilevanti, come
possono quelli sulla dieta, lo stress e le infezioni
precedenti.
E' sconcertante che alcuni di questi fattori associati
possono essere visti anche in alcuni soggetti
apparentemente sani, in particolare negli studenti
normali, che sembra coincidere con la comparsa
simultanea della sintomatologia simile.
Ha sostenuto le sue teorie con riferimenti ad altre
ricerche pubblicate, in particolare il lavoro del
Professor Behan. Ha chiuso una delle sue carte per Dukes
da leggere. Lei scrisse:
In effetti uno dei team del Professor Behan ha
recentemente identificato le sequenze di un enterovirus,
che erano identici al virus del vaccino della
poliomielite in una percentuale di pazienti PVPS
accuratamente selezionati.
Jones ha offerto vari altri esempi di materiale
accuratamente studiato per sostenere le sue
affermazioni, citando varie vaccinazioni e antibiotici
come possibili fattori scatenanti di ME / CFS.
Anche se Jones è apparso per la fornitura di MRC con
prove documentate sufficienti per il finanziamento da
concedere, è stata respinta a favore di altri progetti
di ricerca che hanno fornito meno prove a sostegno della
loro applicazione, ME / CFS veniva ritrattato come un
disturbo psichiatrico e Jones ha voluto sfatare questo
mito, dimostrando che la ME / CFS era in realtà un
disturbo fisico causato da vaccinazioni, in particolare
la vaccinazione antitetanica e/o antibiotici.
Forse perché la ricerca sulle vaccinazioni e antibiotici
non è economicamente vantaggioso per l'industria
farmaceutica e, quindi, non è una valida opzione per la
ricerca ?
Vedere VacTruth per maggiori dettagli e documenti
segreti esposti che sono stati rivelati solo dopo una
richiesta FOI è stato avviato.
Ovviamente la ricerca di vaccinazioni e antibiotici come
possibile innesco di ME / CFS non era abbastanza
scientifica per soddisfare i "alti standard" richiesti
dal MRC. E' un vero peccato che la MRC non si rese conto
vero potenziale Doris Jones', come ha continuato a
guadagnare un Master of Science e pubblicare una
selezione di articoli sul tema.
Uno dei suoi documenti,
intitolato ME e Vaccinazioni, è stato pubblicato nel
1997 e leggere:
I casi in cui ME soggetti erano stati vaccinati nel
corso del mese prima di sviluppare un'infezione e / o di
altri problemi di salute, questo e' cio' che ha
provocato in me, ed ha attirato la mia particolare
attenzione; in alcuni casi non ci sono state infezioni -
un'immunizzazione solo sembrava aver innescato
l'insorgenza della ME. C'era anche un piccolo gruppo che
mi ha informato che avevano ricevuto il trattamento con
corticosteroidi a lungo termine per i problemi di salute
prima di ricevere una vaccinazione che ha scatenato la
loro malattia. Significativamente, forse, le reazioni
avverse ai vaccini, farmaci e sensibilità alle sostanze
chimiche e gli alimenti sono stati riportati con una
regolarità quasi prevedibile.
I risultati del mio studio sono stati mostrati in
occasione della Conferenza internazionale sulla sindrome
da stanchezza cronica, Dublino, nel 1994.
A quel tempo, trovando i finanziamenti per questo tipo
di ricerca controverso ma cruciale, era quasi
impossibile e conferenze, come il 4 ° Simposio
internazionale sui vaccini non esistevano.
Questo perché il 90 per cento di tale ricerca sarebbe
finanziata dall'industria farmaceutica ed è proprio
questo il motivo per cui il CMSRI esiste.
Il
CMSRI
è un ente di beneficenza pubblico che è stato istituito
per fornire finanziamenti indipendenti per la ricerca
sui fattori causali di malattie croniche e disabilità.
Vi è crescente riconoscimento che le vaccinazioni e le
malattie autoimmuni sono "causalmente" collegati. Gli
scienziati devono disporre di fonti di finanziamento
indipendenti da
Big Pharma,
per perseguire ipotesi che spinge la conoscenza in
avanti su come i vaccini influenzano la nostra salute
generale, fornendo risposte alle domande perplesse e
migliorare i risultati.
Si prega di notare tutte le citazioni del dottor Hotta
sono state prese direttamente dal video.
Donne giovani stanno morendo e perdendo la loro
capacità di avere figli dopo il vaccino HPV
Dr. Andrew Moulden: ogni vaccino produce Harm (...fa del
male)
Il medico
canadese Dr.
Andrew
Moulden (NdR: morto a 49 anni in
circostanze misteriose..., dopo aver pubblicato i suoi
risultati sui danni cerebrali dei vaccini che scatenano
l'autismo e
non solo...) ha fornito prove scientifiche chiare per
dimostrare che ogni dose di vaccino dato a un bambino o
un adulto produce danni. La verità di cio' che ha
scoperto è stata respinta dal sistema
medico
convenzionale e dall'industria
farmaceutica. Tuttavia, il suo avvertimento e il suo
messaggio per l'America rimane come un solido patrimonio
di un uomo che si alzò in piedi contro
Big Pharma
e il loro programma di vaccinare ogni persona sulla
Terra.
Dr. Moulden morì "inaspettatamente" nel mese di
novembre del 2013 a soli 49 anni.
A causa della forte opposizione da
Big
Pharma in materia di ricerca del Dr. Moulden,
siamo diventati preoccupati del fatto che il nome di
questo brillante ricercatore e il lavoro della sua vita,
era stato quasi eliminato da internet.
La sua reputazione era stata denigrata, ed il suo
messaggio di avvertimento e di speranza veniva distorto
e venne sepolto senza una lapide.
Questo libro riassume il suo insegnamento ed è una
lettura obbligata per tutti coloro che vogliono imparare
"l'altro lato" del dibattito sui vaccino che i mass
media di routine censurano sempre.... !
By Christina England for Health Impact News -
Story
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CONDIZIONI ORGANICHE di STANCHEZZA che DOVREBBERO ESSERE
INDIVIDUATE
con una VISITA MEDICA e con gli ESAMI
STANDARD
Quando ci si reca dal medico e ci si lamenta di essere
stanchi, il medico chiede una descrizione dettagliata
del problema, fa un esame clinico e ordina una serie di
testi di laboratorio. Questi test quasi sempre includono
un conteggio dei globuli bianchi, dei globuli rossi e
delle piastrine e una serie di esami che si possono
chiamare SMAC, abbreviazione del nome di una macchina
che esegue molti test con un singolo prelievo di sangue.
Spesso, ma non sempre, il medico richiede anche la VES,
un test del sangue per la tiroide, l’analisi delle
urine, l’RX torace, un elettrocardiogramma e una
valutazione della funzionalità respiratoria.
Gli esami di laboratorio danno una quantità
straordinaria di informazioni sui vari organi del corpo.
La stanchezza organica dà luogo solitamente a risultati
alterati in uno o più di questi test, anche se va subito
detto che certe piccole anormalità possono non avere
importanza pratica. Di norma il medico fa ripetere gli
esami per ricontrollare gli esiti o per verificare un
eventuale errore di laboratorio. Purtroppo questi esami
di base non rivelano alcune cause organiche di
stanchezza; anche le malattie che questi test
solitamente scoprono possono non essere riconosciute in
determinate circostanze.
Pertanto non si deve concludere che tutto va bene dal
punto di vista organico se i test sono nella norma. Ad
esempio una tiroide iperfunzionante può non causare le
solite alterazioni dei test standard T3, T4 E TSH.
Le più comuni cause organiche di stanchezza che si
evidenziano con un esame medico e con i test di
laboratorio sono anemia, infezioni, malattie del fegato,
malattie del rene, disordini della tiroide, diabete,
anormalità del metabolismo dei minerali e acido base,
certi tumori e molte malattie del cuore e del polmone.
CONDIZIONI ORGANICHE che POSSONO
NON
ESSERE EVIDENZIATE dai TEST STANDARD
Tra le diverse malattie non facilmente identificabili
con i test clinici normali, vi sono quelle che hanno a
che fare con il sistema endocrino.
Una deficienza della ghiandola cortico-surrenalica, , la
malattia di Addison, è rara ma importante causa di
stanchezza cronica. Molti casi iniziali di questa
malattia sono erroneamente diagnosticati come
psicologici. Uno degli elementi chiave per sospettare
una inadeguatezza della ghiandola surrenalica è lo
scurirsi della pelle, sintomo che è presente in circa il
90% dei casi.
Altri sintomi tipici includono perdita dell’appetito,
nausea, dolori allo stomaco, perdita dell’equilibrio,
bassa pressione sanguigna, bassi livelli dello zucchero
e del sodio, e alti livelli di potassio nel sangue.
Comunque, casi precoci possono dare pochi sintomi oltre
quelli della stanchezza cronica. Sono persone ad alto
rischio per una insufficienza surrenalica coloro che
hanno preso per un lungo periodo di tempo degli ormoni
steroidi, come il prednisone e coloro che hanno una
tubercolosi. In caso si sospetti una malattia di questo
genere, la cosa migliore è consultare un endocrinologo e
farsi prescrivere test in grado di evidenziare il
funzionamento delle ghiandole surrenali.
Anche una iperfunzionalità delle ghiandole surrenali può
causare stanchezza. Questa situazione porta dei sintomi
noti come sindrome di Cushing: aumento di peso,
specialmente nella parte alta della schiena, aumento
della peluria facciale, acne, un gonfiore al viso, un
leggero aumento della pressione sanguigna, un notevole
cambiamento della personalità e difficoltà nella
concentrazione.
Se vi sono dei sintomi che suggeriscono una sindrome di
Cushing, si può giungere facilmente alla diagnosi
effettuando una misurazione dei livelli degli ormoni
corticosurrenali nel sangue e nell’urina.
E’ importante tener prsente anche una rara forma di
iperfunzionalità della ghiandola surrenale, il
feocromocitoma che causa una abnorme produzione di
adrenalina, altro ormone della ghiandola surrenale.
Questo fatto puo’ stimolare una forma di
iperfunzionalità che conduce alla stanchezza. I sintomi
più importanti, e spesso drammatici, sono improvvisi
attacchi di cefalea, sudorazione, aumento rapidissimo
del battito del cuore, palpitazioni, crisi di panico,
nausea, dolori addominali o del torace, disturbi della
vista, e un aumento notevole della pressione sanguigna.
Tra un attacco e l’altro le persone con un
feocromocitoma possono stare bene o avere soltanto una
stanchezza cronica, una diminuzione del peso e una
ipertensione. In caso di frequenti attacchi dei sintomi
predetti, specialmente se associati a un’alta pressione
sanguigna, bisogna senz’altro accertarsi di non essere
in presenza di un feocromocitoma, che puo’ essere
evidenziato da un semplice esame delle urine.
Tratto da: stanchezzacronica.it
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STANCHEZZA CRONICA dipende dall'intestino
- 28/06/2016
Un team di ricercatori della Cornell
University sembra aver svelato le vere origini della
sindrome da stanchezza cronica, una condizione in
cui uno sforzo considerabile dai più normale porta ad un
affaticamento abnorme che non può essere recuperato con
il semplice riposo.
L’equipe di scienziati, guidata dalla professoressa
Maureen Hanson, del Dipartimento di Biologia
Molecolare e Genetica, riferisce di aver identificato
degli specifici marcatori biologici della malattia nei
batteri intestinali e agenti microbici
infiammatori nel sangue.
I risultati dello studio, pubblicati sulle pagine della
rivista
Microbiome, potrebbero cambiare la vita di molte
persone.
Il team, infatti, ritiene che la scoperta possa
permettere la corretta diagnosi della sindrome da
affaticamento cronico (ME/CFS) nell’83 per cento dei
pazienti, attraverso analisi non invasive da effettuarsi
tramite il controllo di feci e sangue.
Microbioma intestinale è sempre alterato nei
pazienti con sindrome da stanchezza cronica.
“Il nostro lavoro - ha spiegato Hanson - dimostra che il
microbioma intestinale nei pazienti con sindrome da
stanchezza cronica non è normale e porta a
sintomi gastrointestinali e
infiammatori. Inoltre, la nostra rilevazione di una
anomalia biologica fornisce ulteriori prove contro
l’ipotesi di vecchia data che la malattia è di origine
psicologica”. “In futuro - ha poi aggiunto il collega
Ludovic Giloteaux, un ricercatore post-dottorato -
sarà possibile utilizzare questa tecnica come
complemento di altri metodi di diagnosi non invasivi e
se riusciamo a capire cosa accade nel
microbioma intestinale di questi pazienti potremo
cambiare le loro diete come strategia di trattamento,
utilizzando prebiotici come fibre alimentari o
probiotici per contribuire a trattare la malattia”.
Soggetti malati hanno una diversità batterica
notevolmente ridotta.
Per arrivare alle importanti conclusioni il team di
ricerca dell’Ithaca campus ha collaborato con la
dottoressa Susan Levine, specialista di ME/CFS di New
York City che ha reclutato per l’occasione 48 soggetti
con diagnosi di ME/CFS e altre 39 persone sane.
I ricercatori hanno sequenziato regioni di DNA microbico
dai
campioni di feci per identificare diversi tipi di
batteri. Nel complesso, la loro diversità è risultata
notevolmente ridotta in questi pazienti che avevano
anche meno specie batteriche note per essere
anti-infiammatorie, rispetto a persone sane, una
situazione osservata anche nelle persone con malattia
di Crohn e
colite ulcerosa.
Il lavoro dei ricercatori deve proseguire
Grazie alle analisi dei campioni di sangue, i
ricercatori hanno infine scoperto, nelle persone affette
da sindrome da stanchezza cronica, dei marcatori
specifici di
infiammazione, dovuta con molta probabilità a una
maggiore
permeabilità intestinale che permette ai batteri di
raggiungere il flusso sanguigno. Sarebbero proprio
questi batteri ad innescare una risposta
immunitaria che può peggiorare i sintomi della
malattia. Ora i ricercatori sono al lavoro per capire se
il microbioma intestinale alterato sia una causa o una
delle conseguenze dovute alla presenza della malattia.
Fonte: Microbiome
Journal
Sciencedaily
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Aloe arborescens
e Fibromialgia
La fibromialgia o sindrome da stanchezza cronica è
caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico cronico e
diffuso associato alla presenza di tensione muscolare,
rigidità, astenia, cefalea e disturbi del sonno cui
spesso si associano ansia e colon irritabile.
La patologia, che è piuttosto comune, si manifesta con
più frequenza in persone di sesso femminile; l’inizio
della sintomatologia fibromialgica, che può in alcuni
casi risalire all’infanzia, si presenta più
frequentemente in persone di età compresa tra i 25 ed i
40 anni.
Si ritiene che l’origine della fibromialgia sia
multifattoriale. Sembra infatti che la comparsa dei
disturbi derivi dall’intrecciarsi di più concause,
ovvero da una complessa interazione tra eventi di tipo
funzionale e metabolico a carico del sistema
muscolo-scheletrico ed alterazioni a carico del sistema
nervoso centrale, forse di natura neurochimica, con
effetto sui sistemi di modulazione del dolore e su
quelli deputati alla regolazione del sonno. Spesso
Il fatto che molti pazienti con fibromialgia lamentino
la presenza di manifestazioni di tipo ansioso e
depressivo unitamente all’obiettiva mancanza di dati
oggettivi scaturiti da esami strumentali e indagini di
laboratorio che possano inequivocabilmente condurre alla
formulazione della diagnosi di fibromialgia ha portato,
in molti casi, a supporre che l’origine dei disturbi
possa essere imputabile a motivazioni di carattere
psicosomatico .
Il decorso della fibromialgia è sostanzialmente cronico,
con un andamento nell’intensità della sintomatologia
caratterizzato da alti e bassi: la variabilità è
determinata dall’influenza esercitata da fattori
climatici (generalmente si osserva un peggioramento dei
dolori durante la primavera e l’autunno o nei periodi di
grande umidità), da fattori ormonali e da eventi
stressanti.
La fibromialgia non comporta alterazioni degenerative a
carico di organi e tessuti; la natura dei disturbi è
benigna e la prognosi non è sfavorevole: in realtà il
vero problema per i pazienti colpiti da questa patologia
è l’influenza negativa che questa dolorosa condizione
esercita sulla loro qualità di vita e quindi sui
rapporti familiari e sociali.
Il moderno approccio terapeutico alla fibromialgia, è
basato sulla capacità di intervenire e modulare i
neurotrasmettitori cerebrali principali
(noradrenalina,serotonina,GABA e dopamina).
Aloe arborerscens è una pianta adattogena. Secondo la
definizione scientifica, un adattogeno esplica una
azione aspecifica ovvero azione su più di un organo o
funzione e determina l’aumento delle difese in stati di
stress chimico, fisico e biologico ed agisce in senso
normalizzante, in modo aspecifico rispetto alla
patologia.
Aloe arborescens Metodo
Angel Ariel nella sua preparazione di foglia intera
(Lily) contiene:
- sostanze con attività antinfiammatoria ed
antidolorifica (il meccanismo è diverso da quello dei
FANS);
- attivi in grado di normalizzare l’asse
psico-neuro-endocrino;
- polisaccaridi del gel agiscono come immunomodulanti
facilitando una adeguata risposta agli stimoli
stressanti esogeni ed endogeni
- una elevata concentrazione di aminoacidi essenziali e
non essenziali, sali minerali, microelementi ed
antiossidanti capaci di ridurre la fatica muscolare e
facilitare il recupero funzionale muscolare.
In conclusione, non esiste
letteratura specifica né una sperimentazione interna
sull’uso di Aloe in questa patologia anche per la
difficoltà di diagnosi della patologia stessa.
D’altra parte le proprietà adattogene e le osservazioni
fatte in patologie su base infiammatoria (anche
autoimmune), su forme di stress e stanchezza emotiva, e
sull’affaticamento muscolare negli sportivi,
suggeriscono che l’omogenato di foglia intera (LILY)
potrebbero dare interessanti benefici nella fibromialgia.
Suggerimento terapeutico:
Lily (o Twinkle o RAY) 20 ml al giorno per 4 settimane
(a partire da 1 cucchiaino da caffè poi a dose crescente
fino a 20 ml). Proseguire con 10 ml al giorno per 8
settimane. Poi proseguire a cicli. L’eventuale uso
continuativo non comporta effetti collaterali.
Potrebbe essere interessante associare il massaggio con
Anthony’s oil come rilassante muscolare ed
antidolorifico locale.
By Dr.ssa Giovanna Bonvento
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