Oggi viviamo
in un mondo
che ogni
giorno cerca
di correre
incontro
alla
tecnologia e
di
modificare
il nostro
stile di
vita, le
nostre
abitudini e
approccio
alle
dinamiche
lavorative.
Per noi è
ormai
normale
pensare ad
una
capillarità
della rete
internet e
soprattutto
della
tecnologia
WI-FI. Se ci
pensiamo, la
maggior
parte degli
edifici che
frequentiamo,
è
ottimizzata,
per lo
scambio di
documenti,
con reti
senza fili.
Quindi ogni
giorno siamo
sottoposti
ed
enormemente
esposti a
campi
elettromagnetici
creati dalle
antenne
radio dei
router
wireless. L’OMS
ha sancito
che, in base
agli studi
raccolti e
alle
pubblicazioni
scientifiche
a nostra
disposizione,
il corpo
umano non
“dovrebbe”
essere
intaccato
minimamente
dall’effetto
delle onde
radio.
Altri studi invece, come quelli della commissione scientifica inglese, riportano dati molto sensibili, rispetto all’utilizzo di reti WI-FI all’interno di scuole primarie, frequentate ovviamente, da bambini con un sistema nervoso ancora immaturo. L’esposizione ad onde radio, che superano i livelli biologici consentiti, porterebbero ad una mutazione delle cellule, con danno plasmatico; uno sregolamento di alcuni enzimi e proteine in grado di tenere a bada e regolare la crescita cellulare e quindi l’insorgenza di neoplasie anche in tenera età; un aumento della temperatura, seppure in minimi termini, delle cellule più sensibili del nostro corpo, i neuroni.
Esistono al
mondo,
alcune
persone che
se esposte
anche a
minime
sorgenti di
frequenze
radio,
iniziano a
lamentare
disturbi,
molto
fastidiosi,
come
cefalea,
nausea,
tensione
articolare e
aumento
della
temperatura
corporea con
momentanea
sregolazione
dell’omeostasi.
Questi
pazienti,
che in
alcuni stati
come la
Svezia, sono
riconosciuti
tali, sono
detti
“elettrosensibili”,
sono
costretti a
vivere in
una gabbia
di alluminio
per bloccare
le fonti
radio. Una
specie di
gabbia di
Faraday che
però diventa
una vera e
propria
prigione.
Ora si
iniziano ad
introdurre
alcune
pitture per
parete ed
intonaci,
con
contenuti di
alluminio in
grado di
sopperire
alle gabbie.
- Tratto da:
Bioglog.it
Andrew
Goldsworthy
riporta la
teoria che
l'elettrosensibilità
sia legata
alla
permeazione
delle
membrane
cellulari a
causa della
azione dei
campi
elettromagnetici
punsanti a
bassissime
frequenze
sugli ioni
calcio che
sono
basilari
'mattoncini'
che tengono
insieme le
membrane
stesse.
http://d.scribd.com/docs/pxurl9e6il5sm0ocbf2.pdf
Elettrosensibilità:
la
solitudine
di una
malattia
negata
- Pistoia,
15 febbraio
2009
Si toglie la
vita, nella
notte tra il
14 e il 15
febbraio M.,
una
quarantottenne
di Pistoia,
gravemente
elettrosensibile:
la
sofferenza
fisica, la
perdita di
autonomia e
il grave
isolamento
causato
dalla
malattia
erano
insostenibili
e l'aiuto di
persone
amiche e
delle
associazioni
non è stato
sufficiente
a darle
fiducia.
M. aveva da
anni pesanti
problemi di
salute e da
alcuni mesi
lamentava
anche
sintomi di
intolleranza
ai campi
elettromagnetici
e a certe
sostanze
chimiche
come i
detersivi.
Aveva
bruciore
alla testa e
in tutto il
corpo,
ronzii alle
orecchie,
sensazione
di
soffocamento
al contatto
con un
tessuto
lavato di
fresco
oppure in
prossimità
di un
computer, di
un cellulare
o di
apparecchiature
elettriche.
Non poteva
neanche
usare il
telefono
perché le
causava
bruciore
alla testa,
tutti
sintomi
molto comuni
per chi è
affetto da
Elettrosensibilità
(ES), una
condizione
che colpisce
a vari
livelli,
secondo
stime
mediche,
dall'1
all'8% della
popolazione.
M. era in
contatto con
l'Associazione
per le
Malattie da
Intossicazione
Cronica e/o
Ambientale
(A.M.I.C.A.)
e con
l'Associazione
Italiana
Elettrosensibili
(A.I.E.) che
da mesi
cercavano di
aiutarla
come
possibile e
le avevano
fornito
documentazione
scientifica
da portare
ai suoi
medici.
"Sappiamo
che aveva in
programma di
trasferirsi
in montagna,
lontano da
ripetitori
dei
cellulari e
da cavi
dell'alta
tensione –
commenta
Silvia
Bigeschi,
Vice
Presidente e
Responsabile
per la
Toscana di
A.M.I.C.A.."
La signora
aveva
iniziato a
non
sopportare
più i campi
elettromagnetici
presenti
nella vita
quotidiana
dallo scorso
aprile,
subito dopo
aver fatto
un ciclo di
terapia con
stimolazione
elettromagnetica,
e si
chiedeva se
questa
poteva
essere stata
la causa del
suo
aggravamento.
"M. era
portatrice
di
placche
metalliche
che possono
aumentare l'assorbimento
di campi
elettromagnetici
fino a
centinaia di
volte e,
secondo
alcuni studi
scientifici
(Irvine N.
2004),
rappresentano
un fattore
di rischio
per la
Elettrosensibilità
- ha
dichiarato
Anna
Zucchero,
medico e
Presidente
dell'Associazione
Italiana
Elettrosensibili.
"Le linee
guida ICNIRP
(International
Commission
on
Non-Ionizing
Radiation
Protection)
precisano di
non
garantire
limiti di
sicurezza
per la
popolazione
portatrice
di protesi
metalliche e
da 10 anni
attendiamo
che l'Ente
preposto
CENELEC
(Comitato
Europeo per
la
Standardizzazione
Elettrotecnica),
stabilisca
quali limiti
di campi
elettromagnetici
siano
compatibili
per tali
soggetti",
aggiunge la
dottoressa
Zucchero.
"Numerosi
scienziati,
inoltre,
denunciano
da anni che
gli standard
attuali non
proteggono
la salute
dei
cittadini
[1] e lo
stesso
Parlamento
Europeo
[2]
ha
raccomandato
lo scorso
settembre di
rivedere i
limiti di
esposizione
ai campi
elettromagnetici
dell'ICNIRP
proprio a
causa
dell'emergenza
di patologie
come la
Elettrosensibilità
e la
Sensibilità
Chimica
Multipla",
commenta
Francesca
Romana
Orlando,
Vice
Presidente
di
A.M.I.C.A.
La
Elettrosensibilità
è
riconosciuta
come
invalidità
in Svezia,
dove ci sono
interventi
per superare
le barriere
elettriche
così da
garantire a
chi ne è
affetto una
vita normale
e, allo
stesso modo,
negli Stati
Uniti e in
Germania la
Sensibilità
Chimica
Multipla è
riconosciuta
al pari di
una
invalidità
motoria.
Sulle Alpi
Francesi è
nato da
pochi mesi
il primo
villaggio
per
elettrosensibili:
www.zoneblanche.fr.
Secondo
associazioni
internazionali,
come
www.next-up.org
o
www.microwavenews.com,
il mancato
riconoscimento
di questa
condizione
in tutto il
mondo
sarebbe da
imputare ai
pesanti
conflitti di
interessi
che avevano
i
responsabili
del gruppo
di studio
sui campi
elettromagnetici
dell'OMS.
A.M.I.C.A. e
A.I.E.
ritengono
che la
mancanza di
iniziative
concrete da
parte delle
istituzioni
e della
politica per
tutelare chi
è affetto da
patologie
ambientali,
come la
Sensibilità
Chimica
Multipla e
la
Elettrosensibilità,
possa
rappresentare
una vera e
propria
omissione di
soccorso e
stanno
valutando
l'ipotesi di
adire le vie
legali.
"L'unico
investimento
dal
Ministero
della Salute
all'ISS
viene
utilizzato
per studiare
e modificare
la
percezione
del rischio
da campi
elettromagnetici
(progetto
CAMELET),
contrariamente
a quanto
previsto
dalla legge
che
suggerisce
di studiare
l'impatto
sulla
salute",
denuncia la
Presidente
dell'Associazione
Italiana
Elettrosensibili
- e i nostri
associati,
invece, si
autotassano
per
finanziare
studi
scientifici
indipendenti
sul loro
problema".
"M. amava la
verità,
l'onestà
intellettuale
e affettiva,
l'impegno
sociale:
invitiamo
tutti ad
ascoltare
quello che
ci dice con
la sua morte
affinché
altri non
abbiano a
soffrire
come lei",
conclude la
dr.ssa
Zucchero.
Contatti per
la Stampa:
Silvia
Bigeschi e
Francesca
Romana
Orlando
Vice
Presidente
di
A.M.I.C.A. -
Associazione
per le
Malattie da
Intossicazione
Cronica e/o
Ambientale
amica@infoamica.it
-
www.infoamica.it
e
www.sensibilitachimica.it
Anna
Zucchero
medico e
Presidente
dell'Associazione
Italiana
Elettrosensibili
presidente@elettrosensibili.it
-
www.elettrosensibili.it







