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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


PRIMO CASO di AUTISMO RIPORTATO dalla STORIA
Il Thimerosal dei vaccini distrugge e/o altera la flora intestinale essendo una sostanza altamente tossica
Ecco il recente studio che ha coinvolto più di 17.000 bambini fino a 19 anni
Questo studio-indagine attualmente in corso è stato avviato dall’omeopata Andreas Bachmair.

La Verita' sullo studio del dott. Wakefield
La scomparsa delle malattie infettive NON e' dovuta ai vaccini ! (Francais)
 

A quando risale il primo caso di Autismo derivante da vaccinazione ?

Un caso di encefalite post-vaccinatoria fu registrato in Irlanda nel 1930 in un bambino di cinque chili circa.
Fu vaccinato con il vaccino del vaiolo il 3 maggio e si ammalò il 10 maggio: "era molto agitato ed insonne con vomito frequente. Il giorno seguente era calmo ed apatico".
Il termine autismo in realtà sarà introdotto da Kanner nel 1944, ma questa descrizione non può che attirare l'attenzione, specie se confrontato con quelle di migliaia di casi simili di autismo post-vaccinazioni registrati negli ultimissimi anni.

Evidentemente non sapremo mai qual è stato il primissimo caso di autismo post-vaccinazione, ma con il caso seguente ci andiamo molto vicini. Il dott. Combay, della Società Medica degli Ospedali di Parigi, riportò nel 1907 (sulla rivista medica Archives de Medicine des Enfants) un caso che gli era capitato nel 1905.

vedi:
Epidemia di Autismo + Autismo dai Vaccini + Disfunzioni dello Sviluppo + Autismo, Mercurio e Business + Negli USA dal 1988 le vaccinazioni si sono triplicate ed i casi di Autismo sono aumentati del 270 % !! + Falsita' della medicina ufficiale + Polio e Vaccini + 1000 studi sui Danni dei Vaccini + Malassorbimento + Vaccini sicuri ? NO ! +  Malattie del Passato + Teoria dei Germi di Pasteur e' Falsa + Contenuto dei Vaccini + Interrogazione Parlamentare + Danni neurologici con i vaccini

Si trattava di una neonata in ottime condizioni di salute fino a quando, intorno ai quattro mesi di vita, non fu vaccinata.
Già all'ottavo giorno cominciò a manifestare convulsioni, accompagnate da strabismo e altre gravi anomalie. Non morì ma rimase con "postumi molto accentuati". Non riconosceva i luoghi, aveva uno sguardo perso nel vuoto. "L'obnubilamento intellettuale" si sviluppò in idiozia con progressiva sclerosi cerebrale fino a che verso i diciotto mesi di vita la bimba morì. 
Il dott. Pierre Baron, dell'Ospedale di Parigi, scrisse nel 1928 un libro che raccoglieva 255 casi di encefalite post-vaccinale a Parigi. Egli sottolineò che tutti questi casi furono volutamente ignorati dai rapporti medici o classificati come polmoniti o altro.
Nel 1923, 1924 e 1925 in Inghilterra si cercò di vaccinare la popolazione per il vaiolo. Vennero eseguite migliaia e migliaia di vaccinazioni. Si verificò un notevole aumento nei casi di encefalite letargica.
Nel 1924, in Inghilterra ed in Galles si registrarono 6296 casi di questa e di altre affezioni simili, su un totale di popolazione di 38.746.000 individui; insomma 162 casi per ogni milione di abitanti.
A Liverpool, su una popolazione di 836.000 abitanti furono riportati 257 casi di tale malattia; cioè 306 casi per ogni milione di abitanti. La vaccinazione a Liverpool era stata molto più estensiva rispetto alla media dell'Inghilterra e del Galles.

Nel Lancet, il più importante giornale inglese sulla medicina, del 4 settembre 1926, si riportarono sette casi di encefalo-mielite (infiammazione del cervello e del midollo spinale, e delle loro membrane), in seguito a vaccinazione in due ospedali di Londra.
Il prof. Turnbull ed il prof. McIntosh, i quali studiarono attentamente questi casi, avevano pubblicato inizialmente sul British Journal of Experimental Pathology: "Non esistono dubbi sul fatto che la vaccinazione abbia costituito il fattore casuale definitivo".

A riprova di ciò erano stati pubblicati "i contenuti dei rapporti clinici, le autopsie e le descrizioni dei cambiamenti patologici, sia notevoli sia minori, nel sistema nervoso centrale, nelle zone vaccinate, nelle ghiandole linfatiche proprie di quelle zone ed in altri tessuti". Delle immagini grafiche perfettamente chiare illustravano le lesioni istologiche trovate nel midollo spinale nella parte più bassa. "La prova eziologica tratta dalle manifestazioni cliniche e istologiche è molto evidente, ed è confermata anche dai risultati degli esperimenti biologici (condotti su animali)".

La rivista The New York State Journal of Medicine del 15 maggio 1926 riportava due articoli tratti da riviste straniere sul diffondersi di casi simili in Europa: "Casi di sintomi cerebrali da encefalite a seguito di vaccinazioni sono stati riportati in Olanda, Cecoslovacchia e Germania. In Svizzera sono stati riportati casi di meningite post-vaccinale".

Fu allora che la Germania modificò la legge sulla vaccinazione antivaiolo a favore di una meno rigida applicazione della stessa, in quanto "le persone vaccinate sviluppavano un tipo di infiammazione cerebrale (encefalite post-vaccinatoria) che causava la morte o, in alcuni casi, una forma leggera di alienazione mentale". Naturalmente stiamo ancora parlando di encefaliti post-vaccinatorie (o no !?), in quanto il primo caso di autismo nella storia riconosciuto dai medici (nonché la definizione di autismo) risale come abbiamo detto al 1944.

La rivista Journal of the American Medical Association del 3 luglio 1926 afferma a pagina 45:
"In regioni nelle quali non è stato ancora organizzato un programma su vasta scala di vaccinazioni della popolazione la paralisi totale da encefalite è rara. È impossibile negare una correlazione tra vaccinazioni e le "epidemie" di encefaliti".

Tra il 1980 e il 1990 fu possibile riscontrare danni neurologici in alcuni bambini autistici.
Il dato più interessante riguarda il danno al sistema limbico, in particolare all'amigdala e all'ippocampo.
La d.ssa Margaret Bauman e il dr Thomas Kemper hanno raccolto la maggior parte di queste ricerche nel libro "The neurobiology of autism", The John Hopkins University Press, Baltimora 1994.
In pratica essi mostrano addensamenti anomali di neuroni nell'amigdala e nell'ippocampo di persone con autismo.  In molti autistici questi neuroni sono più piccoli che nelle persone sane.
Non è stata ancora accertata con certezza la causa di questi danni.

 Lesioni dell'ippocampo producono in esperimenti animali gli stessi problemi comportamentali che caratterizzano l'autismo.
Gli stessi danni al lobo temporale mediale furono documentati in studi umani su autistici usando pneumoencefalogrammi.
Già nel 1975 fu pubblicato un articolo sulla rivista Cortex che descriveva una sindrome adulta simile all'autismo con danni subìti al lobo temporale e conseguente perdita di significato emotivo attribuito agli oggetti e alle persone, incapacità di stabilire relazioni sociali.

Nel 1981 fu evidenziato che una particolare sindrome neurologica, quella di Kluver-Bucy, sia il preciso equivalente neurologico dell'autismo. Essa è prodotta da una lesione sottocorticale artificiale dell'amigdala e della neocorteccia temporale sottostante. Dopo aver subìto una lesione del genere le scimmie non riescono più a riconoscere gli oggetti e gli altri animali, con la conseguenza che si comportano socialmente in modo grossolanamente inadeguato. 
Mostrano pure una docilità paradossale, mancano di spontaneità e talvolta una rabbia non appropriata.

Damasio e Mauer hanno ipotizzato che "la sindrome autistica deriva da una disfunzione in una struttura bilaterale neurale che include l'anello della corteccia mesolimbica che si trova nei lobi mesiali frontali e temporali, noto come neostriatum, e nei gruppi nucleari anteriori e mediali del talamo" [Damasio, 1978].

Allo stato attuale degli studi scientifici, però, non è detto che ci sia una correlazione causa-effetto tra danni ai lobi temporali e patogenesi dell'autismo, potrebbe la causa prima essere un'altra e i danni al lobo temporale intervenire come una delle conseguenze. Di certo c'è una diminuzione del flusso sanguigno e della funzione del lobo temporale del cervello di bambini autistici, come è stato evidenziato dal Dott. Israel Mena e Dott. Bruce Miller usando la tecnica NeuroSPECT.

Gillberg nel 1986 descrisse il caso di una ragazza 13enne che sviluppò una tipica sindrome autistica dopo un attacco di encefalite. La TAC rivelò un'estesa distruzione bilaterale del parenchima del cervello e dei lobi temporali; c'era anche un coinvolgimento delle parti inferiori dei lobi parietali.

Nel 1981 DeLong, Bean e Brown avevano già descritto la comparsa di sintomi autistici a seguito di malattia encefalica con lesioni subite nei lobi temporali, principalmente nella parte sinistra.

Nel 1989 un articolo sul Journal of Autism and Developmental Disorders riportò il caso di un 14enne che fu ricoverato all'ospedale per encefalite. Fu riscontrato un certo danno al lobo temporale cui seguì perdita delle capacità di linguaggio, socializzazione e memoria.
Il fenomeno dell'encefalite non costituiva più un segreto per i medici già a partire dagli anni Venti e Trenta. Kanner commise un errore quando pensò che l'autismo si differenziasse "nettamente da tutto ciò che c'era stato in precedenza" e che fosse un fenomeno "singolare". Sapeva Kanner che, secondo studi di neurologi di 10 anni prima, le encefaliti "si manifestano come sindromi cliniche assai differenziate" e che quali postumi dell'encefalite ci sono combinazioni di disturbi della personalità, "quasi tutte le compromissioni immaginabili relative alla personalità e alle facoltà di sviluppo" (Josephine Neal, prof.ssa di neurologia, Università di Columbia, 1933) ?

Sebbene nel 1943 l'autismo fosse molto meno diffuso che negli anni successivi, si potrebbe pensare che Kanner avrebbe potuto trovare con una certa facilità degli individui affetti da autismo, in particolar modo nelle case di cura per portatori d'handicap e nelle scuole speciali dove gli stessi venivano assistiti come persone affette dalla "sindrome post-encefalica". Ma questo errore di Kanner è scusabile in quanto egli stesso non era un neurologo, ma uno psichiatra. Dato che le prime descrizioni sull'autismo erano talmente unilaterali e si concentravano esclusivamente sui presunti aspetti "emozionali" del disturbo, la classe medica degli anni Quaranta imboccò la strada sbagliata. 
In seguito gli psichiatri non furono più disposti a rinunciare ad una malattia di propria competenza che procurava loro un numero rilevante di ore di terapia ben remunerata.
Le cause neurologiche dell'autismo rimasero perciò sconosciute per anni e la teoria della "madre frigorifero" iniziò a diffondersi e ad affermarsi sempre più.

I ricercatori e gli esperti di psichiatria avrebbero dovuto riconoscere la correlazione con il fenomeno dell'encefalite almeno in seguito, quando negli anni Sessanta si videro confrontati con le reali ed eclatanti dimensioni neurologiche dell'autismo e dei danni subclinici al cervello, e con i rispettivi tratti, quali la tendenza agli attacchi di tipo epilettico, il ritardo mentale, la paralisi cerebrale e altre manifestazioni analoghe, che anche i più eminenti  psicoanalisti di scuola freudiana non potevano ascrivere in coscienza agli "handicap emozionali". Inoltre si sapeva pure da tempo che numerose forme di encefalite erano dovute alle vaccinazioni. Eppure risultò impossibile a tutti risalire dall'autismo all'encefalite, dall'encefalite alle vaccinazioni. O forse l'estrema riconoscibilità di questa situazione fu proprio il motivo 
per cui i medici si tennero lontani da qualsiasi analisi della realtà dei fatti. 
Ogni accenno alle encefaliti quali conseguenze delle vaccinazioni andava a colpire inevitabilmente i programmi della vaccinoprofilassi infantile che stavano diventando sempre più di moda. Dato che nessuno voleva opporsi a tali programmi, l'encefalite, quale probabile fatto patologico conseguente alle vaccinazioni, non fu mai oggetto né di ricerche approfondite, né di discussione pubblica.

Le tipiche reazioni acute conseguenti alle vaccinazioni multiple sono: febbre elevata, stato estremo di sonnolenza, otite, diarrea e altri disturbi gastrointestinali, vomito, tosse, strilli acuti e pianto persistente, svenimenti, shock, spasmi, convulsioni, spasmi dell'infanzia, perdita del controllo muscolare, emicranie, difficoltà di respiro e allergie (13). Tali manifestazioni reattive post-vaccinali sono quelle che si manifestano nelle encefaliti acute.

Il soggetto colpito da encefalite soffre quasi sempre di disturbi del sonno: "F.B., un ragazzo di undici anni, venne portato nella clinica il 12 novembre 1923. Diagnosi: debolezza fisica. Nel dicembre 1919 aveva avuto un lieve attacco di encefalite. Quattro giorni dopo i suoi ritmi del sonno e del riposo notturno erano cambiati completamente e in modo palese. Per due anni consecutivi non volle mai andare a dormire di notte, ma restava sempre sveglio ed iperattivo. Strappava la biancheria da letto, faceva chiasso, gridava forte, parlava da solo e correva in giro per la stanza. 
Si tranquillizzava soltanto verso il far del giorno e durante la giornata dormiva per periodi di due o tre ore. 
Durante gli intervalli in cui era sveglio si metteva a piangere" [Kennedy, 1928].
Le forti emicranie sono un altro sintomo vistoso dell'epidemia encefalitica. Esse possono insorgere sporadicamente e sparire sempre nel corso della malattia, mentre continuano a persistere, per tutto il resto della vita, una tendenza agli attacchi di emicrania e ad altri tipi di mal di testa. Nella letteratura medica non si trovano casi di emicranie quali reazioni post-vaccinale.
È ovvio tuttavia che un bambino, ad es. di due o quattro mesi, non è in grado di dire o segnalare ai suoi genitori che ha tale disturbo.
Due pediatri della California riferirono nel 1979 di aver riscontrato in un bambino, entro 24 ore dall'inoculazione mediante iniezione del vaccino trivalente DPT, "il rigonfiamento di una fontanella unitamente ad un'accresciuta pressione intracraniale". Il piccolo era irritabile [Jacob, 1979].
Del resto "le urla acute" e "il pianto persistente" che compaiono con frequenza così notevole quali reazioni post-vaccinale, nonché la circostanza per cui i bambini piccoli si tirano così spesso gli orecchi, rivelano in modo chiaro che questi piccoli soffrono di emicrania (oltre che di otite) [Coulter, 1985].
Diarrea, vomito, flatulenze, gastroenteriti, gastralgie, enuresi, stitichezza, mancanza di controllo dei muscoli costrittori, sono sintomi riscontrabili nelle vittime di encefalite e che spesso vengono segnalati dopo l'inoculazione del vaccino DPT [Byers, 1948].
Alberto Garcia venne vaccinato all'età di 15 anni con il prodotto MPR. Il giorno seguente la sua temperatura salì a 40 °C e nell'arco della giornata ebbe 17 attacchi di diarrea con feci liquide, oleose e giallo- verdastre, in base alle quali venne diagnosticata un'infezione di salmonellosi. Nel giro di un mese cessò di parlare e successivamente comparvero i sintomi dell'autismo.

Melvis Ellis reagì alla prima e quarta iniezione con una grave forma di gastroenterite. La seconda volta (a 18 mesi) venne portato in ospedale. La diagnosi attuale è quella di "stato simile all'autismo".

Rosanna Hammond, nata nel 1960, presenta, in base all'attuale diagnosi medica, "un grave ritardo di sviluppo". 
Sua madre si ricorda che il sintomo più vistoso fu una persistente stitichezza comparsa dopo la vaccinazione.
Il mutismo è un'altra conseguenza delle vaccinazioni. Paul Galloway, che aveva reagito tutte le volte con notevole violenza ad ogni inoculazione di vaccino DPT, perse gradualmente la capacità di parlare e a 18 mesi, poco dopo la quarta inoculazione dello stesso vaccino, diventò completamente muto. Attualmente è diagnosticato come autistico. 
A Keith Miller successe la stessa cosa: da lattante era ancora in grado di strillare, ma un po' alla volta perse la voce e ora riesce a comunicare soltanto con un linguaggio a segni.
Lo stesso accadde a Gary Keys: "Prima della vaccinazione era già in grado di parlare, ma poi smise completamente e non riusciva neppure a balbettare fra sé e sé. Da allora non ricominciò più a parlare. Non è più stato lo stesso di prima. Fino a quel momento era stato un bambino completamente sano che non aveva mai avuto nulla, nemmeno un raffreddore.
Ripleys Forbes, attualmente diagnosticato come autistico ebbe dopo la seconda vaccinazione delle crisi incontrollabili. A tutt'oggi soffre di tali attacchi (attualmente ha 10 anni) e non è in grado di parlare.
Sua madre racconta quanto segue: "È in grado di cantare le canzoni degli spots pubblicitari e le canzonette sentite al registratore, ma non è capace di parlare, a meno che non gli si faccia sentire qualche frase. Soltanto allora è in grado di ripetere le parole che ha sentito".

IMPORTANTE da ricordare:
Una delle caratteristiche dei danni cellulari dei vaccini e’ quella di inibire e/o alterare la formazione di proteine essenziali allo sviluppo regolare dei tessuti ed organi di un bambino, e fra questa una si chiama Eps8 e gioca un ruolo fondamentale nei processi di memoria e apprendimento.
Milano 2013 (I) - A svelarne i meccanismi molecolari, un team di ricercatori italiani dell’Università degli Studi di Milano, Istituto di Neuroscienze del Cnr e Humanitas. Lo studio, pubblicato su Embo Journal, aprirà la strada a nuovi percorsi di cura per affrontare i gravi problemi legati ad autismo e ritardo mentale e dello sviluppo.

Ben documentati, quali conseguenze della vaccinazione trivalente DPT, sono gli attacchi di tipo epilettico, come sta a dimostrare il caso di Paul Hamill: "L'appuntamento col medico era fissato per il 21 maggio, esattamente quattro mesi dopo la prima iniezione, e in tale data ricevette la seconda iniezione di vaccino DPT. Durante la notte gli venne una febbre leggera, ma non mostrò alcun sintomo patologico fino al 27 maggio.
Quel giorno eravamo a tavola e lui era seduto nella sua seggiolina sul pavimento.
Balbettava e farfugliava tranquillamente; tutto d'un tratto smise di ciangottare. Guardai verso di lui per rendermi conto perché fosse diventato così tranquillo e silenzioso. Fissava con lo sguardo il soffitto. Gli misi la mano davanti agli occhi, ma lui non se ne accorse. Tale stato durò circa 30-40 secondi. Lo stesso fatto si verificò il 28 maggio per quattro o cinque volte, con una durata rispettivamente di 30-40 secondi.
Il 29 maggio si svegliò alle sette di mattina. Era molto vispo. Lo misi sul fasciatoio per cambiarlo, quando improvvisamente si mise ad urlare come un pazzo, con delle urla così atroci che mi facevano gelare il sangue nelle vene. Si agitava sempre più e divenne molto irrequieto. Poi diventò completamente apatico e non ebbe più alcuna reazione.
Lo chiamai per nome, battei le mani, ma non si muoveva. Lo chiamai per nome, battei le mani, ma non si muoveva. 
Le sue braccia penzolavano inerti lungo i fianchi e diventò completamente flaccido come un pupazzo di pezza. 
Tale condizione durò più o meno 30 secondi".
Dopo un mese il medico gli iniettò un'altra dose di vaccino DPT e gli attacchi epilettici divennero più frequenti, sino a 100 al giorno, sebbene assumesse quotidianamente ben cinque farmaci diversi. Oggi Paul Hamill presenta ritardi dello sviluppo, tratti autistici e continua ad avere ancora degli attacchi epilettici.

Tra i casi di sindrome encefalica registrati in Gran Bretagna nel 1928 furono notati dai medici "cambiamenti del morale e del carattere dei pazienti, e tali peculiarità si manifestano con una sorprendente uniformità". In particolare, nella sindrome post-encefalica, non solo si subisce una perdita delle capacità di interagire socialmente, ma si reagisce a ciò con iperattività e atteggiamenti violenti.

Nella maggior parte dei casi di sindrome post-encefalica non ci sono, almeno inizialmente, problemi evidenti e manifesti del sistema nervoso, ma col tempo l'infiammazione porta danni che alterano le capacità di comunicazione e di relazione sociale.

Nel 1988, Dietrich e collaboratori, usando scansioni del cervello con risonanza magnetica su neonati e bambini dai 4 giorni di età ai 36 mesi, hanno dimostrato che i bambini ritardati nello sviluppo avevano anomalie nella mielinizzazione.
Le autopsie su persone decedute per encefalite post-vaccinica rivelano numerose piccole lesioni giallognolo-rosa nella sostanza bianca del cervello, del cervelletto e del midollo spinale. C'è "una distruzione delle guaine di mielina in queste lesioni. I nervi stessi sono assai meno compromessi che non le guaine di mielina" [Merritt, 1979].

Il dato di fatto che l'encefalite, compresa l'encefalite provocata dalle vaccinazioni, possa determinare una perdita di mielina è noto sin dagli anni Venti [Bender, 1943]. Ma soltanto nel 1935, quando l'eminente scienziato americano Thomas Rivers scoprì il fenomeno noto come "encefalomielite allergia sperimentale", si comprese quale fosse la dinamica di tale processo e quale ruolo pregiudizievole avesse la reazione allergica nel caso dell'encefalite.

Sino a quel momento la classe medica aveva supposto che l'encefalite venisse provocata direttamente da una infezione batterica oppure virale del sistema nervoso. Gli specialisti tuttavia, quando si misero alla ricerca di tali microrganismi infettivi, non trovarono nessuno e il fattore causale determinante l'encefalite restò per un certo periodo un enigma. 
Il mistero venne svelato allorché Rivers provocò nelle scimmie un'infiammazione cerebrale sperimentale, inoculando loro ripetutamente degli estratti sterilizzati (cioè eventuali batteri o virus erano stati eliminati) di cervello di coniglio e altre sostanze ricavate dal midollo spinale dello stesso animale [Rivers, 1935].

Nel 1989 il CDC riportava: "Tra bambini in età scolastica, le epidemie di morbillo sono capitate in scuole con un livello di vaccinazioni maggiore del 98% . Sono capitate in tutte le parti del paese, incluse le aree che non dove per anni non si erano riscontrati casi di morbillo" . 
Il CDC ha anche riportato un'epidemia di morbillo in una popolazione vaccinata al 100%.

Uno studio che ha esaminato il fenomeno, conclude: "L'apparente paradosso è che non appena la percentuale di immunizzazione da morbillo sale ad alti livelli in una popolazione, il morbillo diviene una malattia delle persone immunizzate".

Uno studio più recente rivela che il morbillo "produce una immuno-soppressione che contribuisce ad aumentare la suscettibilità verso altre malattie". Questi studi suggeriscono che l'obbiettivo di una completa immunizzazione è controproducente, nozione che si evince dal fatto che le epidemie seguono la completa immunizzazione di un intero paese.

Il Giappone riscontrò un aumento annuale di vaiolo in seguito all'introduzione del vaccino obbligatorio nel 1872.  
Dal 1892, ci furono 29.979 morti e tutti erano stati vaccinati
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Il Journal of American Physicians and Surgeons nel volume 9 numero 3 del 2004 ha pubblicato uno studio dettagliato e curato contenente considerazioni sul legame tra vaccino antimorbillo-parotite-rosolia e autismo. 
I due autori, ricercatori e medici, Yazbak e Goldman smontano pezzo per pezzo lo studio danese di Madsen et al. pubblicato nel 2002 che rigettava l'ipotesi di correlazione e pareva voler mettere una pietra sopra alla questione.
Quello studio era diventato la bandiera dietro la quale era stata condotta la feroce battaglia al medico Andrew Wakefield, primo a pubblicare su casi clinici che mostravano il legame tra vaccino e autismo su Lancet.
Lo studio del J. of Ph. and Sur. ora constata e dimostra errori statistici e di metodo che invaliderebbero l'intero studio di Madsen. Testo integrale dello studio in: www.jpands.org/vol9no3/goldman.pdf