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A
quando risale il primo caso di Autismo derivante da
vaccinazione ?
Un
caso di encefalite post-vaccinatoria fu registrato in Irlanda nel 1930
in un bambino di cinque chili circa.
Fu
vaccinato con il
vaccino del
vaiolo il
3 maggio e si ammalò
il 10 maggio: "era molto agitato ed insonne con vomito frequente.
Il giorno seguente era calmo ed apatico".
Il termine autismo in realtà sarà introdotto da Kanner nel 1944, ma
questa descrizione non può che attirare l'attenzione, specie se
confrontato con quelle di migliaia di casi simili di autismo
post-vaccinazioni registrati negli ultimissimi anni.
Evidentemente non sapremo mai qual è stato il primissimo caso di
autismo post-vaccinazione, ma con il caso seguente ci andiamo molto
vicini. Il dott. Combay, della Società Medica degli Ospedali di Parigi,
riportò nel 1907 (sulla rivista medica
Archives de Medicine des Enfants)
un caso che gli era capitato nel 1905.
vedi:
Epidemia di Autismo
+ Autismo
dai Vaccini
+ Disfunzioni dello Sviluppo
+
Autismo, Mercurio e Business
+
Negli USA dal 1988
le vaccinazioni si sono triplicate ed i casi di
Autismo
sono aumentati del 270 % !!
+
Falsita'
della medicina ufficiale + Polio
e Vaccini
+
1000 studi sui Danni dei Vaccini
+
Malassorbimento
+
Vaccini
sicuri ? NO ! +
Malattie del Passato
+
Teoria dei Germi di Pasteur e' Falsa
+ Contenuto dei Vaccini
+
Interrogazione Parlamentare +
Danni
neurologici con i vaccini
Si
trattava di una neonata in ottime condizioni di salute
fino a quando,
intorno ai quattro mesi di vita, non fu
vaccinata.
Già all'ottavo
giorno cominciò a manifestare convulsioni, accompagnate da strabismo e
altre gravi anomalie. Non morì ma rimase con "postumi molto
accentuati". Non riconosceva i luoghi, aveva uno sguardo perso nel
vuoto. "L'obnubilamento intellettuale" si sviluppò in idiozia
con progressiva sclerosi cerebrale fino a che verso i diciotto mesi di
vita la bimba morì.
Il
dott. Pierre Baron, dell'Ospedale di Parigi, scrisse nel 1928 un libro
che raccoglieva 255 casi di encefalite post-vaccinale a Parigi. Egli
sottolineò che tutti questi casi furono volutamente ignorati dai
rapporti medici o classificati come polmoniti o altro.
Nel
1923, 1924 e 1925 in Inghilterra si cercò di vaccinare la popolazione
per il vaiolo. Vennero eseguite migliaia e migliaia di vaccinazioni.
Si verificò un notevole aumento nei casi di encefalite letargica.
Nel
1924, in Inghilterra ed in Galles si registrarono 6296 casi di questa e
di altre affezioni simili, su un totale di popolazione di 38.746.000
individui; insomma 162 casi per ogni milione di abitanti.
A Liverpool, su una popolazione di 836.000 abitanti furono riportati 257
casi di tale malattia; cioè 306 casi per ogni milione di abitanti. La
vaccinazione a Liverpool era stata molto più estensiva rispetto alla
media dell'Inghilterra e del Galles.
Nel
Lancet, il più importante giornale inglese sulla medicina, del 4
settembre 1926, si riportarono sette casi di encefalo-mielite
(infiammazione del
cervello e del midollo spinale, e delle loro
membrane), in seguito a
vaccinazione in due ospedali di Londra.
Il prof. Turnbull ed il prof. McIntosh, i quali studiarono attentamente questi
casi, avevano pubblicato inizialmente sul
British Journal of
Experimental Pathology: "Non esistono dubbi sul fatto che la
vaccinazione abbia costituito il fattore casuale definitivo".
A
riprova di ciò erano stati pubblicati "i contenuti dei rapporti
clinici, le autopsie e le descrizioni dei cambiamenti patologici, sia
notevoli sia minori, nel sistema nervoso centrale, nelle zone vaccinate,
nelle ghiandole linfatiche proprie di quelle zone ed in altri
tessuti". Delle immagini grafiche perfettamente chiare illustravano
le lesioni istologiche trovate nel midollo spinale nella parte più
bassa. "La prova eziologica tratta dalle manifestazioni cliniche e
istologiche è molto evidente, ed è confermata anche dai risultati
degli esperimenti biologici (condotti su animali)".
La
rivista The New York State Journal of Medicine del 15 maggio 1926
riportava due articoli tratti da riviste straniere sul diffondersi di
casi simili in Europa: "Casi di sintomi cerebrali da encefalite a
seguito di vaccinazioni sono stati riportati in Olanda, Cecoslovacchia e
Germania. In Svizzera sono stati riportati casi di meningite
post-vaccinale".
Fu
allora che la Germania modificò la legge sulla vaccinazione antivaiolo
a favore di una meno rigida applicazione della stessa, in quanto
"le persone vaccinate sviluppavano un tipo di infiammazione
cerebrale (encefalite post-vaccinatoria) che causava la morte o, in
alcuni casi, una forma leggera di
alienazione mentale". Naturalmente stiamo ancora parlando di
encefaliti post-vaccinatorie (o no !?), in quanto il primo caso di
autismo nella storia riconosciuto dai medici (nonché la definizione di
autismo) risale come abbiamo detto al 1944.
La
rivista Journal of the American Medical Association del 3 luglio 1926
afferma a pagina 45:
"In
regioni nelle quali non è stato ancora organizzato un programma su
vasta scala di vaccinazioni
della popolazione la paralisi totale da
encefalite è rara. È impossibile negare una
correlazione
tra
vaccinazioni e le "epidemie"
di encefaliti".
Tra
il 1980 e il 1990 fu possibile riscontrare danni neurologici in alcuni
bambini autistici.
Il
dato più interessante riguarda il danno al sistema limbico, in
particolare all'amigdala e all'ippocampo.
La
d.ssa Margaret Bauman e il dr Thomas Kemper hanno raccolto la maggior
parte di queste ricerche nel libro "The neurobiology of autism",
The John Hopkins University Press, Baltimora 1994.
In
pratica essi mostrano addensamenti anomali di neuroni nell'amigdala e
nell'ippocampo di persone con autismo. In molti autistici questi neuroni
sono più piccoli che nelle persone sane.
Non
è stata ancora accertata con certezza la causa di questi danni.
Lesioni dell'ippocampo producono in esperimenti animali gli
stessi problemi comportamentali che caratterizzano l'autismo.
Gli stessi
danni al lobo temporale mediale furono documentati in studi umani su
autistici usando pneumoencefalogrammi.
Già nel 1975 fu pubblicato un
articolo sulla rivista
Cortex che descriveva una sindrome adulta simile
all'autismo con danni subìti al lobo temporale e conseguente perdita di
significato emotivo attribuito agli oggetti e alle persone, incapacità
di stabilire relazioni sociali.
Nel
1981 fu evidenziato che una particolare sindrome neurologica, quella di
Kluver-Bucy, sia il preciso equivalente neurologico dell'autismo. Essa
è prodotta da una lesione sottocorticale artificiale dell'amigdala e
della neocorteccia temporale sottostante. Dopo aver subìto una lesione
del genere le scimmie non riescono più a riconoscere gli oggetti e gli
altri animali, con la conseguenza che si comportano socialmente in modo
grossolanamente inadeguato.
Mostrano pure una docilità paradossale,
mancano di spontaneità e talvolta una rabbia non appropriata.
Damasio
e Mauer hanno ipotizzato che "la sindrome autistica deriva da una
disfunzione in una struttura bilaterale neurale che include l'anello
della corteccia mesolimbica che si trova nei lobi mesiali frontali e
temporali, noto come neostriatum, e nei gruppi nucleari anteriori e
mediali del talamo" [Damasio, 1978].
Allo
stato attuale degli studi scientifici, però, non è detto che ci sia
una correlazione causa-effetto tra danni ai lobi temporali e patogenesi
dell'autismo, potrebbe la causa prima essere un'altra e i danni al lobo
temporale intervenire come una delle conseguenze. Di certo c'è una
diminuzione del flusso sanguigno e della funzione del lobo temporale del
cervello di bambini autistici, come è stato evidenziato dal Dott. Israel
Mena e Dott. Bruce Miller usando la tecnica
NeuroSPECT.
Gillberg
nel 1986 descrisse il caso di una ragazza 13enne che sviluppò una
tipica sindrome autistica dopo un attacco di encefalite. La TAC rivelò
un'estesa distruzione bilaterale del parenchima del cervello e dei lobi
temporali; c'era anche un coinvolgimento delle parti inferiori dei lobi
parietali.
Nel
1981 DeLong, Bean e Brown avevano già descritto la comparsa di sintomi
autistici a seguito di malattia encefalica con lesioni subite nei lobi
temporali, principalmente nella parte sinistra.
Nel
1989 un articolo sul
Journal of Autism and Developmental Disorders
riportò il caso di un 14enne che fu ricoverato all'ospedale per
encefalite. Fu riscontrato un certo danno al lobo temporale cui seguì
perdita delle capacità di linguaggio, socializzazione e memoria.
Il
fenomeno dell'encefalite non costituiva più un segreto per i medici già
a partire dagli anni Venti e Trenta. Kanner commise un errore quando
pensò che l'autismo si differenziasse "nettamente da tutto ciò
che c'era stato in precedenza" e che fosse un fenomeno
"singolare". Sapeva Kanner che, secondo studi di neurologi di
10 anni prima, le encefaliti "si manifestano come sindromi cliniche
assai differenziate" e che quali postumi dell'encefalite ci sono
combinazioni di disturbi della personalità, "quasi tutte le
compromissioni immaginabili relative alla personalità e alle facoltà
di sviluppo" (Josephine Neal, prof.ssa di neurologia,
Università
di Columbia, 1933) ?
Sebbene
nel 1943 l'autismo fosse molto meno diffuso che negli anni successivi,
si potrebbe pensare che Kanner avrebbe potuto trovare con una certa
facilità degli individui affetti da autismo, in particolar modo nelle
case di cura per portatori d'handicap e nelle scuole speciali dove gli
stessi venivano assistiti come persone affette dalla "sindrome
post-encefalica". Ma questo errore di Kanner è scusabile in quanto
egli stesso non era un neurologo, ma uno psichiatra. Dato che le prime
descrizioni sull'autismo erano talmente unilaterali e si concentravano
esclusivamente sui presunti aspetti "emozionali" del disturbo,
la classe medica degli anni Quaranta imboccò la strada sbagliata.
In
seguito gli psichiatri non furono più disposti a rinunciare ad una
malattia di propria competenza che procurava loro un numero rilevante di
ore di terapia ben remunerata.
Le
cause neurologiche dell'autismo rimasero perciò sconosciute per anni e
la teoria della "madre frigorifero" iniziò a diffondersi e ad
affermarsi sempre più.
I
ricercatori e gli esperti di psichiatria avrebbero dovuto riconoscere la
correlazione con il fenomeno dell'encefalite almeno in seguito, quando
negli anni Sessanta si videro confrontati con le reali ed eclatanti
dimensioni neurologiche dell'autismo e dei danni subclinici al cervello,
e con i rispettivi tratti, quali la tendenza agli attacchi di tipo
epilettico, il ritardo mentale, la paralisi cerebrale e altre
manifestazioni analoghe, che anche i più eminenti
psicoanalisti di scuola freudiana non potevano ascrivere in
coscienza agli "handicap emozionali". Inoltre si sapeva pure
da tempo che numerose forme di encefalite erano dovute alle
vaccinazioni. Eppure risultò impossibile a tutti risalire dall'autismo
all'encefalite, dall'encefalite alle vaccinazioni. O forse l'estrema
riconoscibilità di questa situazione fu proprio il motivo
per cui i
medici si tennero lontani da qualsiasi analisi della realtà dei fatti.
Ogni accenno alle encefaliti quali conseguenze delle vaccinazioni andava
a colpire inevitabilmente i programmi della
vaccinoprofilassi infantile
che stavano diventando sempre più di moda. Dato che nessuno voleva
opporsi a tali programmi, l'encefalite, quale probabile fatto patologico
conseguente alle vaccinazioni, non fu mai oggetto né di ricerche
approfondite, né di discussione pubblica.
Le
tipiche reazioni acute conseguenti alle
vaccinazioni multiple sono:
febbre elevata, stato estremo di sonnolenza, otite, diarrea e altri
disturbi gastrointestinali, vomito, tosse, strilli acuti e pianto
persistente, svenimenti, shock, spasmi, convulsioni, spasmi
dell'infanzia, perdita del controllo muscolare, emicranie, difficoltà
di respiro e allergie (13). Tali
manifestazioni reattive post-vaccinali sono quelle che si manifestano
nelle encefaliti acute.
Il
soggetto colpito da encefalite soffre quasi sempre di disturbi del
sonno: "F.B., un ragazzo di undici anni, venne portato nella
clinica il 12 novembre 1923. Diagnosi: debolezza fisica. Nel dicembre
1919 aveva avuto un lieve attacco di encefalite. Quattro giorni dopo i
suoi ritmi del sonno e del riposo notturno erano cambiati completamente
e in modo palese. Per due anni consecutivi non volle mai andare a
dormire di notte, ma restava sempre sveglio ed iperattivo. Strappava la
biancheria da letto, faceva chiasso, gridava forte, parlava da solo e
correva in giro per la stanza.
Si tranquillizzava soltanto verso il far
del giorno e durante la giornata dormiva per periodi di due o tre ore.
Durante gli intervalli in cui era sveglio si metteva a piangere" [Kennedy,
1928].
Le
forti emicranie sono un altro sintomo vistoso dell'epidemia
encefalitica. Esse possono insorgere sporadicamente e sparire sempre nel
corso della malattia, mentre continuano a persistere, per tutto il resto
della vita, una tendenza agli attacchi di emicrania e ad altri tipi di
mal di testa. Nella letteratura medica non si trovano casi di emicranie
quali reazioni post-vaccinale.
È ovvio tuttavia che un bambino, ad es.
di due o quattro mesi, non è in grado di dire o segnalare ai suoi
genitori che ha tale disturbo.
Due
pediatri della California riferirono nel 1979 di aver riscontrato in un
bambino, entro 24 ore dall'inoculazione mediante iniezione del vaccino
trivalente DPT, "il rigonfiamento di una fontanella unitamente ad
un'accresciuta pressione intracraniale". Il piccolo era irritabile
[Jacob, 1979].
Del
resto "le urla acute" e "il pianto persistente" che
compaiono con frequenza così notevole quali reazioni
post-vaccinale,
nonché la circostanza per cui i bambini piccoli si tirano così spesso
gli orecchi, rivelano in modo chiaro che questi piccoli soffrono di
emicrania (oltre che di otite) [Coulter, 1985].
Diarrea,
vomito, flatulenze, gastroenteriti, gastralgie, enuresi, stitichezza,
mancanza di controllo dei muscoli costrittori, sono sintomi
riscontrabili nelle vittime di encefalite e che spesso vengono segnalati
dopo l'inoculazione del vaccino DPT [Byers, 1948].
Alberto Garcia venne
vaccinato all'età di 15 anni con il prodotto MPR. Il giorno seguente la
sua temperatura salì a 40 °C e nell'arco della giornata ebbe 17
attacchi di diarrea con feci liquide, oleose e giallo- verdastre, in
base alle quali venne diagnosticata un'infezione di salmonellosi. Nel
giro di un mese cessò di parlare e successivamente comparvero i sintomi
dell'autismo.
Melvis
Ellis reagì alla prima e quarta iniezione con una grave forma di
gastroenterite. La seconda volta (a 18 mesi) venne portato in ospedale.
La diagnosi attuale è quella di "stato simile all'autismo".
Rosanna
Hammond, nata nel 1960, presenta, in base all'attuale diagnosi medica,
"un grave ritardo di sviluppo".
Sua madre si ricorda che il
sintomo più vistoso fu una persistente stitichezza comparsa dopo la
vaccinazione.
Il
mutismo è un'altra conseguenza delle
vaccinazioni. Paul Galloway, che
aveva reagito tutte le volte con notevole violenza ad ogni inoculazione
di vaccino DPT, perse gradualmente la capacità di parlare e a 18 mesi,
poco dopo la quarta inoculazione dello stesso vaccino, diventò
completamente muto. Attualmente è diagnosticato come autistico.
A Keith
Miller successe la stessa cosa: da lattante era ancora in grado di
strillare, ma un po' alla volta perse la voce e ora riesce a comunicare
soltanto con un linguaggio a segni.
Lo
stesso accadde a Gary Keys: "Prima della vaccinazione era già in
grado di parlare, ma poi smise completamente e non riusciva neppure a
balbettare fra sé e sé. Da allora non ricominciò più a parlare.
Non
è più stato lo stesso di prima. Fino a quel momento era stato un
bambino completamente sano che non aveva mai avuto nulla, nemmeno un
raffreddore.
Ripleys
Forbes, attualmente diagnosticato come autistico ebbe dopo la seconda
vaccinazione delle crisi incontrollabili. A tutt'oggi soffre di tali
attacchi (attualmente ha 10 anni) e non è in grado di parlare.
Sua
madre racconta quanto segue: "È in grado di cantare le canzoni
degli spots pubblicitari e le canzonette sentite al registratore, ma non
è capace di parlare, a meno che non gli si faccia sentire qualche
frase. Soltanto allora è in grado di ripetere le parole che ha
sentito".
IMPORTANTE da
ricordare:
Una delle caratteristiche dei
danni
cellulari dei
vaccini e’ quella di
inibire e/o alterare la formazione di proteine essenziali
allo sviluppo regolare dei tessuti ed organi di un
bambino, e fra questa una si chiama
Eps8 e gioca un ruolo fondamentale nei processi di
memoria e apprendimento.
Milano 2013 (I) - A svelarne i meccanismi molecolari, un
team di ricercatori italiani dell’Università degli Studi di
Milano, Istituto di Neuroscienze del Cnr e Humanitas. Lo
studio, pubblicato su Embo Journal, aprirà la strada a nuovi
percorsi di cura per affrontare i gravi problemi legati ad
autismo e
ritardo mentale e dello sviluppo.
Ben
documentati, quali conseguenze della vaccinazione
trivalente DPT, sono
gli attacchi di tipo epilettico, come sta a dimostrare il caso di Paul Hamill: "L'appuntamento col medico era fissato per il 21 maggio,
esattamente quattro mesi dopo la prima iniezione, e in tale data
ricevette la seconda iniezione di vaccino DPT. Durante la notte gli
venne una febbre leggera, ma non mostrò alcun sintomo patologico fino
al 27 maggio.
Quel giorno eravamo a tavola e lui era seduto nella sua
seggiolina sul pavimento.
Balbettava
e farfugliava tranquillamente; tutto d'un tratto smise di ciangottare.
Guardai verso di lui per rendermi conto perché fosse diventato così
tranquillo e silenzioso. Fissava con lo sguardo il soffitto.
Gli
misi la mano davanti agli occhi, ma lui non se ne accorse. Tale stato
durò circa 30-40 secondi. Lo stesso fatto si verificò il 28 maggio per
quattro o cinque volte, con una durata rispettivamente di 30-40 secondi.
Il
29 maggio si svegliò alle sette di mattina. Era molto vispo. Lo misi
sul fasciatoio per cambiarlo, quando improvvisamente si mise ad urlare
come un pazzo, con delle urla così atroci che mi facevano gelare il
sangue nelle vene. Si agitava sempre più e divenne molto irrequieto.
Poi diventò completamente apatico e non ebbe più alcuna reazione.
Lo
chiamai per nome, battei le mani, ma non si muoveva. Lo chiamai per
nome, battei le mani, ma non si muoveva.
Le sue braccia penzolavano
inerti lungo i fianchi e diventò completamente flaccido come un pupazzo
di pezza.
Tale condizione durò più o meno 30 secondi".
Dopo un
mese il medico gli iniettò un'altra dose di vaccino DPT e gli attacchi
epilettici divennero più frequenti, sino a 100 al giorno, sebbene
assumesse quotidianamente ben cinque farmaci diversi. Oggi Paul Hamill
presenta ritardi dello sviluppo, tratti autistici e continua ad avere
ancora degli attacchi epilettici.
Tra
i casi di sindrome encefalica registrati in Gran Bretagna nel 1928
furono notati dai medici "cambiamenti del morale e del carattere
dei pazienti, e tali peculiarità si manifestano con una sorprendente
uniformità". In particolare, nella sindrome post-encefalica, non
solo si subisce una perdita delle capacità di interagire socialmente,
ma si reagisce a ciò con iperattività e atteggiamenti violenti.
Nella
maggior parte dei casi di sindrome post-encefalica non ci sono, almeno
inizialmente, problemi evidenti e manifesti del sistema nervoso, ma col
tempo l'infiammazione porta danni che alterano le capacità di
comunicazione e di relazione sociale.
Nel
1988, Dietrich e collaboratori, usando scansioni del cervello con
risonanza magnetica su neonati e bambini dai 4 giorni di età ai 36
mesi, hanno dimostrato che i bambini ritardati nello sviluppo avevano
anomalie nella mielinizzazione.
Le
autopsie su persone decedute per encefalite post-vaccinica rivelano
numerose piccole lesioni giallognolo-rosa nella sostanza bianca del
cervello, del cervelletto e del midollo spinale. C'è "una
distruzione delle guaine di mielina in queste lesioni. I nervi stessi
sono assai meno compromessi che non le guaine di mielina" [Merritt,
1979].
Il
dato di fatto che l'encefalite, compresa l'encefalite provocata dalle
vaccinazioni, possa determinare una perdita di mielina è noto sin dagli
anni Venti [Bender, 1943]. Ma soltanto nel 1935, quando l'eminente
scienziato americano Thomas Rivers scoprì il fenomeno noto come "encefalomielite
allergia sperimentale", si comprese quale fosse la dinamica di tale
processo e quale ruolo pregiudizievole avesse la reazione allergica nel
caso dell'encefalite.
Sino
a quel momento la classe medica aveva supposto che l'encefalite venisse
provocata direttamente da una infezione batterica oppure virale del
sistema nervoso. Gli specialisti tuttavia, quando si misero alla ricerca
di tali microrganismi infettivi, non trovarono nessuno e il fattore
causale determinante l'encefalite restò per un certo periodo un enigma.
Il mistero venne svelato allorché Rivers provocò nelle scimmie
un'infiammazione cerebrale sperimentale, inoculando loro ripetutamente
degli estratti sterilizzati (cioè eventuali batteri o virus erano stati
eliminati) di cervello di coniglio e altre sostanze ricavate dal midollo
spinale dello stesso animale [Rivers, 1935].
Nel
1989 il
CDC riportava: "Tra bambini in età scolastica, le epidemie
di morbillo sono capitate in scuole con un livello di vaccinazioni
maggiore del 98% . Sono capitate in tutte le parti del paese, incluse le
aree che non dove per anni non si erano riscontrati casi di
morbillo" .
Il CDC ha anche riportato un'epidemia di morbillo in
una popolazione vaccinata al 100%.
Uno
studio che ha esaminato il fenomeno, conclude: "L'apparente
paradosso è che non appena la percentuale di immunizzazione da morbillo
sale ad alti livelli in una popolazione, il morbillo diviene una
malattia delle persone immunizzate".
Uno
studio più recente rivela che il morbillo "produce una
immuno-soppressione che contribuisce ad aumentare la suscettibilità
verso altre malattie". Questi studi suggeriscono che l'obbiettivo
di una completa immunizzazione è controproducente, nozione che si
evince dal fatto che le epidemie seguono la completa immunizzazione di
un intero paese.
Il
Giappone riscontrò un aumento annuale di
vaiolo in seguito
all'introduzione del
vaccino obbligatorio nel 1872.
Dal 1892, ci
furono 29.979
morti e
tutti erano stati
vaccinati...
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Il Journal
of American Physicians and Surgeons nel volume 9 numero 3 del 2004
ha pubblicato uno studio dettagliato e curato contenente considerazioni
sul legame tra vaccino antimorbillo-parotite-rosolia e autismo.
I due autori, ricercatori e medici, Yazbak e Goldman smontano pezzo
per pezzo lo studio danese di Madsen et al. pubblicato nel 2002 che
rigettava l'ipotesi di correlazione e pareva voler mettere una pietra
sopra alla questione.
Quello studio era diventato la bandiera dietro la quale era stata
condotta la feroce battaglia al medico Andrew Wakefield, primo a
pubblicare su casi clinici che mostravano il legame tra vaccino e
autismo su Lancet.
Lo studio del J. of Ph. and Sur. ora constata e dimostra errori
statistici e di metodo che invaliderebbero l'intero studio di Madsen.
Testo integrale dello studio in:
www.jpands.org/vol9no3/goldman.pdf
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