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La verità sulla produzione di farmaci in piante: rischi e pericoli - By Pietro Perrino - 10 luglio, 2010
Riassunto Le colture farmaceutiche sono piante geneticamente modificate (PGM) per produrre farmaci e Vaccini.
In Europa i giganti
biotech battono in ritirata,
ma duplicano gli sforzi per produrre farmaci in
piante in Nord America ed altrove. I
biofarmaci risultano costosi se prodotti in colture
di cellule ed animali in laboratorio, mentre sono
più economici se prodotti in piante ed in pieno
campo.
La gamma di biofarmaci
attualmente prodotti attraverso l’introduzione di
geni di mammiferi nelle colture, comprende: vaccini,
anticorpi, proteine, citochinine, ormoni di
crescita, enzimi, contraccettivi, eccetera. Colture
farmaceutiche sono state prodotte e vendute negli
USA per diversi anni, all’insaputa del pubblico e
con diverse scappatoie alle procedure. Numerosi
campi sperimentali segreti di colture farmaceutiche,
negli USA, Canada e Caraibi, hanno permesso alle
industrie di produrre farmaci edibili in mais, riso,
patata ed altre colture.
Le principali
preoccupazioni sulle colture farmaceutiche, allevate
in campo aperto, sono la contaminazione di altre
colture attraverso il polline e la diffusione dei
biofarmaci, contenuti anche nella linfa e nei
residui delle piante, sotto forma di polvere o
attraverso le acque superficiali e profonde, insetti
e virus, vettori nei quali il trasferimento
orizzontale e la ricombinazione possono creare
supervirus e nuovi patogeni.
Come se ciò non
bastasse, i biofarmaci possono indurre tolleranza
orale, la quale normalmente permette d’ingerire
proteine (allergeni) senza produrre anticorpi e
quindi senza creare problemi immediati. Se le stesse
proteine vengono iniettate nel sangue possono
produrre una risposta immune, producendo anticorpi,
ma solo se non si è sviluppata tolleranza orale.
L’acquisizione di
tolleranza orale impedirebbe al sistema immunitario
di considerare i biofarmaci come molecole estranee e
quindi di produrre anticorpi, determinando, così,
shock anafilattici e morte dei soggetti, esposti
prima alle colture farmaceutiche e dopo ai vaccini o
ai patogeni o ancora agli stessi biofarmaci usati in
eventuali interventi chirurgici.
I soggetti che vivono a contatto con i biofarmaci
potrebbero compromettere per sempre la loro capacità
di resistere alle infezioni da parte di patogeni
portatori di geni presenti nelle colture
farmaceutiche. Nel caso particolare dei vaccini
prodotti in pianta, i neonati, avendo acquisito la
tolleranza immune durante la gravidanza, non
produrrebbero anticorpi e quindi non sarebbero
protetti contro l’infezione.
Per queste ragioni,
negli USA ed in Canada, la reazione del pubblico ha
costretto i governi ad ordinare la distruzione di
soia e mais contaminati. Si tratta però della punta
dell’iceberg. La vera dimensione della
contaminazione resta sconosciuta a causa della
segretezza dei campi sperimentali all’aperto.
Le colture farmaceutiche
in pieno campo avvelenano le nostre fonti
alimentari, l’aria, il suolo e l’acqua con
potenziali conseguenze disastrose per la salute. I
governi e le compagnie coinvolte dovrebbero sentirsi
responsabili per i danni che ne possono derivare.
Intanto, per evitare di diffondere nella popolazione
queste pallottole biologiche, la produzione di
biofarmaci dovrebbe avvenire solo in ambienti chiusi
e rigorosamente controllati. Questa rassegna ha la
pretesa di informare il nostro governo, gli studiosi
e la popolazione sui rischi e pericoli che
comportano i farmaci in piante.
1. Introduzione Le
“piante farmaceutiche”, denominate anche “farmaci
verdi” o “piante con farmaci” o ancora “pharm crops”,
sono piante geneticamente modificate (PGM), di cui
dovremmo preoccuparci, in quanto rappresentano una
minaccia alla nostra vita.
I responsabili sono le
multinazionali e le istituzioni pubbliche che cedono
alle allettanti pressioni delle prime in cambio di
finanziamenti per svolgere attività che i governi
non vogliono o non possono più continuare a
finanziare. Il 5 luglio 2006, nella Sala delle
Colonne della Camera dei Deputati, in via Poli 19 di
Roma, si è svolto il Convegno su “Biotecnologie
vegetali e produzioni di farmaci in pianta”,
organizzato dal 2 Comitato Nazionale per la
Biosicurezza e le Biotecnologie (CNBB). Il
programma, diffuso anche dalla Società Italiana di
Genetica Agraria (SIGA), prevedeva tre presentazioni
da parte di studiosi del settore pubblico
(università di Napoli e di Verona) e diversi
interventi, di cui alcuni da parte di rappresentanti
del settore privato (Assobiotecc, Novartis,
Plantechno, Florcosorzi, Transactiva ed Agrobios),
uno pubblico (Istituto di Ricerche Biotecnologiche),
alcuni politici e le conclusioni da parte dei due
Presidenti del CNBB e SIGA.
Sulla locandina che
annunciava il Convegno era scritto: “il valore
globale dei PMP (Plant Made Pharmaceuticals), sarà
di 40 miliardi di Euro nel 2010, mentre la
produzione in pianta dei prodotti farmaceutici è
stata considerata una delle biotecnologie con
maggior impatto per il miglioramento dello stato
sanitario nei Paesi in via di sviluppo. Inoltre,
questo settore di ricerca apre nuove prospettive di
reddito per l’agricoltura. Scopo del convegno è di
presentare le attività di ricerca in Italia in
questo settore e di mettere in evidenza il
potenziale tecnologico e scientifico rappresentato
dai principali soggetti pubblici e privati
coinvolti.
Considerando
l’importanza dell’argomento, sia per l’innovazione
tecnologica del nostro Paese sia per i risvolti
applicativi, gli organizzatori auspicano che tale
convegno possa stimolare proficue interazioni non
solo tra i soggetti citati ma anche con quelli
politici. A tal fine, sono statti invitati i
Ministri, i Presidenti delle Commissioni
Parlamentari ed esponenti del mondo politico con
responsabilità d’indirizzo per queste tematiche.”
Il “Comitato Nazionale
per la Biosicurezza e le Biotecnologie”,
originariamente denominato “Comitato Scientifico per
i rischi derivanti dall’impiego di agenti
biologici”, fu istituto presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri nel 1992, secondo l’art. 40
della legge 19 febbraio 1992, n. 142, di attuazione
delle Direttive europee. All’inizio il Comitato era
più equilibrato, in quanto composto da membri a
favore e contro gli organismi geneticamente
modificati (OGM). Successivamente, diventò una
finestra delle multinazionali, liberandosi di tutti
quei membri che erano contro gli OGM.
Questo spiega perché,
dal 2002, il Comitato non ha più la funzione per cui
fu costituito ed ha quindi potuto, senza alcuna
difficoltà, organizzare un Convegno tutto a favore
della produzione di farmaci in piante,
considerandoli una svolta futura importante per
risolvere problemi di sanità e di reddito in
agricoltura, specialmente nei Paesi del Terzo Mondo.
A distanza di un anno non abbiamo avuto modo di
conoscere gli Atti del Convegno, ne sappiamo se
saranno mai pubblicati, così come preannunciato.
L’obiettivo di questa
rassegna è di informare i governi, gli studiosi e le
popolazioni locali sui rischi e pericoli delle
piante transgeniche ideate per produrre alimenti con
farmaci. 2. I farmaci nelle piante sono veleni
nascosti Le piante che producono farmaci sono piante
geneticamente modificate(PGM). Si tratta di
biofarmaci che generalmente sono attivi in
piccolissime quantità e che risultano costosi se
prodotti in colture di cellule o in animali.
Pertanto, le industrie farmaceutiche hanno pensato
di produrli nelle piante.
Queste piante stanno
avvelenando l‘aria, il suolo e l’acqua con
potenziali conseguenze disastrose per la salute (Joe
Cummins, 2002). La gamma di farmaci attualmente
prodotti usando geni di mammiferi introdotti nelle
piante comprende: vaccini, citochinine, ormoni della
crescita ed enzimi. Ci sono stati campi sperimentali
di piante farmaceutiche in Nord America, di cui non
conosciamo l’esatta dimensione, poiché essi non
seguono le norme delle PGM, pur essendo in tutto e
per tutto PGM.
In Canada, i campi
sperimentali sono regolati e monitorati dal
“Canadian Food Inspection Agency” (CFIA) e le norme
da seguire non vengono prese in considerazione sino
a quando le piante che producono farmaci non sono
commercialmente pronte. Solo allora il “Therapeutic
Products Directorate of Health” del Canada esamina
la sicurezza dei prodotti per l’uomo. Così, gli
impatti delle PGM sull’ambiente e la salute sono
completamente ignorati.
In un campo sperimentale
dell’Ontario la pianta con il farmaco era un tabacco
geneticamente modificato con il gene per produrre
una citochinina umana, l’interleuchina 10, combinata
con il promotore del virus del mosaico del
cavolfiore ed il terminatore dell’Agrobacterium.
L’interleuchina 10 è nota per essere un potente
immunosoppressore.
Le piante di tabacco GM
erano 3 state selezionate per un basso contenuto
d’alcaloide e per essere maschiosterili, cioè con
poco o niente polline. Si presumeva che i campi
sperimentali fossero sicuri perché approvati dalla
CFIA, che credeva che il tabacco non transgenico
avrebbe prodotto abbastanza polline da fertilizzare
altro tabacco non transgenico o tabacco selvatico,
evitando la contaminazione da tabacco transgenico.
La CFIA fu costituita alcuni anni prima da burocrati
dell’Agricoltura Canadese, con una forte tendenza a
favore delle PGM e con nessuna evidente esperienza o
conoscenza di farmaci in piante e del loro impatto
sull’uomo.
Non si fece nessuno
sforzo per monitorare la diffusione di interleuchina
10 dalle piante di tabacco in campo, cosa che può
accadere attraverso le ferite delle piante, le
comuni rotture delle radici, danni da insetti che
succhiano la linfa ed altri predatori. Anche la
rottura delle radici dopo la raccolta del tabacco
può liberare significative quantità
dell’immunosoppressore alla superficie e nelle falde
acquifere, inquinando quindi i pozzi d’acqua.
Coloro che vengono a
contatto con i succhi delle piante di tabacco GM,
così come coloro che vivono a contatto con le acque
di superficie e di falda dei campi sperimentali,
potrebbero essere compromessi nella loro capacità di
resistere alle infezioni virali. La possibilità che
interi campi di piante contenenti trilioni di geni
umani di interleuchina 10 possono trasferire detti
geni a virus umani non dovrebbe essere né ignorata
né trascurata.
Un gene omologo
all’interleuchina 10 umana, trovato in
citomegalovirus, risultò un potente
immunosoppressore. In altre parole, un virus con
interleuchina 10 potrebbe essere mortale, in quanto
disarma il nostro sistema immunitario durante
un’infezione. Inoltre, il gene umano
dell’interleuchina 10 potrebbe essere mobilizzato da
ricombinazione attraverso contatto con i Baculovirus
degli insetti, sia nelle piante sia nel suolo. I
Baculovirus sono noti per causare infezioni non
patogeniche di cellule umane ma con la
ricombinazione possono creare supervirus attraverso
contatti tra Baculovirus e qualunque virus umano.
Un supervirus fu
accidentalmente creato quando un’altra citochinina
immunosoppressiva, l’interleuchina 4, si combinò con
il virus dell’esantema del topo. I virus con
l’interleuchina 10 potrebbero diventare i patogeni
del giudizio universale (doomsday pathogens)
Comunque, in Canada,
questi pericolosi campi sperimentali furono avviati
con scarsa conoscenza e scarsa discussione con il
pubblico. Nessuno dei responsabili sembra abbia
avuto conoscenza dei rischi che tali esperimenti
potevano comportare. Campi sperimentali simili
possono essere stati realizzati negli Stati Uniti ed
in Europa con uguale trascuratezza e quindi
ignorando gli impatti sull’ambiente e sulla salute.
L’Istituto di Scienze della Società (ISIS), della
Gran Bretagna, ha tentato ripetutamente di
richiamare l’attenzione su questi esperimenti e
sulle scappatoie burocratiche, sin dal 1998,
chiedendo che tali biofarmaci fossero prodotti in
appositi ambienti chiusi e strettamente controllati.
Con queste premesse,
tutti gli studiosi del settore, sulle orme di Joe
Cummins, dovrebbero chiedere ai governi di bloccare
tali esperimenti per la produzione di biofarmaci in
pieno campo. 3. Campi agricoli trasformati in
fattorie industriali I nostri campi sono stati
trasformati in fattorie industriali per la
produzione di farmaci che avvelenano le nostre fonti
alimentari e l’intero sistema vitale. I governi sono
stati informati e insieme alle compagnie coinvolte
dovrebbero sentirsi responsabili per tutti i danni
che ne possono derivare (Mae-Wan Ho, 2002). Dal
1998, abbiamo ripetutamente richiamato l’attenzione
contro l’uso di alimenti da colture utilizzate per
produrre geni per medicine e industrie chimiche. La
contaminazione inevitabile delle nostre risorse
alimentari è ora venuta alla luce. Ma l’inquinamento
più insidioso del nostro suolo, acqua e aria deve
ancora essere accertato.
I Veleni possono
filtrare attraverso le radici delle piante e
dissolversi nell’acqua del suolo. Il polline zeppo
di medicine e sostanze chimiche offensive può essere
respirato. Animali domestici e selvatici di
qualunque tipo possono andare ad alimentarsi su
queste piante GM. L’11 novembre 2002, il governo
degli USA ordinava alla compagnia biotech ProdiGene
di distruggere 500.000 stai di soia contaminati da
mais GM, ingegnerizzato per produrre un farmaco 4
non approvato per consumo umano. L’USDA
(Dipartimento d’Agricoltura degli Stati Uniti
D’America) rifiutò di fornire dettagli sulle
proteine coinvolte perché considerato “affare
informativo confidenziale”. Una frase coniata
apposta per evitare la trasparenza degli
esperimenti. Si potrebbe trattare di una delle
seguenti proteine: la glicoproteina gp 120 HIV, un
coagulante del sangue (aprotinina), un enzima
digestivo (tripsina), un adesivo industriale (un
enzima fungino, laccasi), vaccini per epatiti B,
vaccino per una malattia suina, gastroenteriti
infettive.
La documentazione dell’USDA
mostra che ProdiGene ha ottenuto 85 permessi per
esperimenti in campo aperto di colture GM per
ottenere prodotti chimici in almeno 96 località. Il
vaccino AIDS “edibile” con il gene HIV glicoproteina
gp120 è stato censurato come vaccino pericoloso da
numerosi virologi, in quanto il gene gp 120 ed i
prodotti di tale gene possono minare il sistema
immunitario e generare nuovi virus e batteri e
quindi causare nuove malattie.
Un giorno dopo l’11
novembre 2002, il governo degli USA svelava che
ProdiGene aveva fatto la stessa cosa in Iowa nel
mese di settembre del 2002. L’USDA ordinò
l’incenerimento di 155 acri di mais di un campo
vicino, temendo la contaminazione. Questa è solo la
punta dell’iceberg. La vera dimensione della
contaminazione resta sconosciuta a causa della
segretezza intorno a più di 300 campi sperimentali
di tali colture GM, sparsi negli USA sin dal 1991.
Altri siti sperimentali sono in Canada.
Le sostanze chimiche che
queste piante producono comprendono vaccini, ormoni
di crescita, coagulanti del sangue, enzimi
industriali, anticorpi umani, contraccettivi,
citochinine immunosoppressive e sostanze che
inducono aborto. La maggioranza dei farmaci
ingegnerizzati sono stati incorporati in mais.
ProdiGene, la compagnia al centro dell’attuale
scandalo, ha il numero più alto di piante con
farmaci e progetti per cui nel 2010 il 10% del mais
degli USA dovrebbe essere dedicato alla produzione
di biofarmaci.
ProdiGene, lontana
dall’assumere anche la più blanda precauzione di
contenimento, come le zone tampone, ha detto ai suoi
azionisti e cointeressati che spera di “ottenere
regolare approvazione per ridurre o abbandonare
completamente le regole per la coltivazione di
colture GM destinate a produrre farmaci”.
Sono venuti allo
scoperto anche i campi sperimentali di altri Paesi.
Secondo un recente rapporto prodotto da “Attenti
agli Alimenti Geneticamente Ingegnerizzati”, uno dei
gruppi della coalizione degli USA a sostegno
dell’ambiente e dei consumatori, Puerto Rico, negli
USA, è uno dei quattro centri per questo tipo di
sperimentazione.
Gli altri tre sono nel
Nebraska, Wisconsin e Hawaii. Un altro rapporto,
dello stesso gruppo di tutela dell’Ambiente, rivela
che queste piante non sono le uniche colture GM
sperimentate in Puerto Rico. I Caraibi hanno
ospitato sino a 2.296 campi sperimentali all’aperto
di colture GM, approvati dall’USDA sino al mese di
gennaio 2001, tanto che Puerto Rico da solo ha
ospitato più colture alimentari GM per miglio
quadrato di ogni altro Stato USA, ad eccezione delle
Hawaii. Puerto Rico non è uno Stato.
I suoi residenti sono
cittadini degli USA ma non hanno voce in capitolo o
voto nel Congresso degli USA, tanto meno in quello
dell’ONU. Il presidente Ramon Gonzales di
un’Associazione di Agricoltori di Puerto Rico rivelò
che nella sua città di Salinas si coltivavano
colture GM. Egli disse che a Puerto Rico le colture
GM sono commerciali e comprendono soia (Roundup-ready)
della Monsanto, resistente agli erbicidi, e una
varietà di mais che produce il suo proprio
pesticida, detto mais Bt. Secondo Gonzales, i semi
delle colture GM coltivate a Salinas sono venduti
per essere coltivati altrove. Parole di Gonzales:
“Puerto Rico è il luogo preferito per produrre semi
perché il nostro clima permette di fare sino a
quattro raccolti all’anno”.
Le agenzie locali per il
rispetto delle normative sembra che ignorino
l’argomento. Una donna del Comitato della Qualità
dell’Ambiente per Puerto Rico, disse che Puerto Rico
non ha leggi o regole per colture GM, e non ha
mandato per intervenire o investigare. Jim Rogers
dell’USDA ha detto: “Nessuno conosce i possibili
rischi” e “noi mitighiamo questi rischi con mezzi
che riteniamo siano appropriati”. Al contrario, gli
scienziati indipendenti, autori di questo articolo,
sanno abbastanza bene quali sono i rischi di tali
colture da bandire immediatamente.
Chi comanda all’USDA ed
al governo sono 5 stati avvertiti e insieme alle
compagnie interessate devono essere ritenuti
responsabili per tutti i danni che ne possono
derivare. 4. Rischi da vaccini transgenici edibili
C’è chi ha esaminato i più recenti sviluppi sui
vaccini edibili in piante e mette in evidenza altri
rischi non ancora considerati (Joe Cummins, 2002)
Usare piante transgeniche per produrre vaccini a
basso costo è stata la principale area della
medicina molecolare. Un numero elevato di vaccini
transgenici è stato ottenuto in campi sperimentali.
I primi esperimenti di
un vaccino di epatite B ottenuto in patata furono
ostacolati da bassi livelli di antigene prodotti
nella pianta e da problemi di sicurezza, in quanto
solo individui già immunizzati con vaccini iniettati
possono essere esposti al vaccino in pianta. La
principale preoccupazione è che i preparati di
vaccino orale possono indurre una “tolleranza
immune”, rendendo perciò l’individuo suscettibile ai
virus delle epatiti B.
La tolleranza orale è
una risposta biologica fondamentale per ingerire
antigeni, per cui è possibile ingerire o mangiare
proteine che se iniettate produrrebbero una risposta
immune. Sembra che questi ostacoli abbiano
raffreddato l’entusiasmo delle indagini cliniche e
delle imprese farmaceutiche, benché, un vaccino per
gastroenteriti in suini prodotto in mais transgenico
era stato ritenuto valido e pronto per la
commercializzazione all’inizio del 2003.
La maggior parte delle
piante transgeniche è stata prodotta usando piante
fertili isolate. Per evitare la diffusione di
polline, i ricercatori hanno impiegato inserzioni di
cloroplasti transgeni sia per aumentare i livelli di
produzione e sia per limitare la diffusione di geni
attraverso il polline. Ma è noto che il contenimento
di cloroplasti transgeni non è molto efficace. Le
due preoccupazioni principali sui vaccini
transgenici sono la contaminazione di colture
alimentari attraverso il polline e la diffusione del
vaccino stesso, contenuto nei residui delle piante
transgeniche, sotto forma di polvere e altri
inquinanti, in acque superficiali e sotterranee.
L’antigene del vaccino può interessare gli animali
al pascolo e l’uomo che beve l’acqua o che respira
la polvere inquinati dal vaccino, oltre al problema
d’induzione di tolleranza orale.
C’è un altro tipo di
tolleranza immunitaria che potrebbe essere acquisita
durante l’embriogenesi. Burnet e Medawar trovarono
che il sistema immunitario stabilisce la differenza
tra molecole “self” (proprie) e molecole “non self”
(estranee) durante lo sviluppo embrionale.
L’esposizione dell’embrione al vaccino causerà
tolleranza del neonato al vaccino e perciò vedrà sia
il vaccino sia l’infezione patogenica (l’antigene)
come “self”.
Individui nati nell’area
inquinata dal vaccino possono non essere capaci di
produrre anticorpi verso l’antigene del vaccino e
quindi di non avere alcuna protezione contro
l’infezione del patogeno. Vediamo alcuni vaccini
attualmente prodotti in piante transgeniche. Il gene
della tossina del colera fu inserito nel genoma del
cloroplasto del tabacco; l’impianto fu progettato
per ottenere alti livelli di produzione
dell’antigene del vaccino.
L’uso di cloroplasti
permise di aumentare la produzione di 410 volte
rispetto a quella dell’inserzione del gene nel
nucleo. Vaccini di colera B edibili furono prodotti
in pomodoro transgenico. Il gene dell’antigene del
patogeno della malaria inserito in tabacco è stato
proposto come vaccino per la malaria. Topi
alimentati con erba medica transgenica con un gene
per un antigene del virus del piede dei topi
produssero anticorpi contro il virus del piede e
della bocca. Questo risultato suggerisce una grande
preoccupazione perché si sa che il polline dell’erba
medica si diffonde alle colture adiacenti e le
mucche e pecore gravide che si alimentano di tale
erba con il vaccino può partorire prole tollerante
al virus.
Il tabacco transgenico
fu modificato per produrre vaccini contro il virus
delle epatiti B e citomegalovirus. Furono prodotte
particelle virus-simile e concentrate in semi di
tabacco.
Tuttavia, i semi di
tabacco modificato non provocarono una risposta
immune all’epatite B e citomegalovirus in topi.
Invece, fu osservata una forte risposta alle
proteine dei semi di tabacco. Questo risultato
inatteso dovrebbe servire come avvertimento dei
rischi imprevisti del transgenico. 6 Una patata
transgenica con geni per il colera, antigeni e
enterotossine da rotavirus di Escherichia coli, fu
utilizzata per alimentare topi adulti, che
produssero anticorpi per queste tossine.
I neonati si
immunizzarono passivamente con il latte della madre
che mangiò le patate transgeniche per il colera,
manifestando meno episodi di diarrea rispetto ai
neonati non esposti al vaccino. Il virus del mosaico
dell’erba medica fu usato per produrre vaccino per
la rabbia in piante di spinaci e tabacco. Gli
esperimenti andarono avanti sino al punto da avere
gente che mangiò gli spinaci contenenti il vaccino.
Tali vaccini con vettori
virali ricombinanti dovrebbero essere stati
manipolati con molta attenzione per prevenire
ricombinazioni e diffusione del vettore virale ad
altre colture adiacenti. La vaccinazione contro la
rabbia può essere importante per animali selvaggi e
l’uomo, ma prima di diffondere questi vaccini
nell’ambiente dovrebbero essere ben evidenti e resi
noti a tutti i problemi associati alla tolleranza
orale o ai bambini nel grembo materno, poiché l’uso
di questi vaccini potrebbe in realtà aumentare la
diffusione della rabbia. I vaccini in colture
transgeniche possono essere utili, ma i rischi per
la salute dell’uomo e l’ambiente sono alti e reali.
In conclusione, è
imperativo che la coltivazione e produzione di
farmaci in piante sia limitata ad ambienti
controllati, come serre o meglio laboratori di
colture di tessuti, che permettono di prevenire la
diffusione nell’ambiente di questi biofarmaci. 5.
Produzione di citochine in colture transgeniche Sono
state usate piante coltivate per produrre una gamma
di vaccini e farmaci, incluse potenti molecole che
influenzano le cellule del sistema immunitario. La
inevitabile contaminazione delle nostre colture
alimentari non è stata assicurata. Allarme, dunque,
alle citochine che si vogliono usare in agricoltura
in luogo degli antibiotici (Joe Cummins, 2003). Le
citochine sono piccole proteine secrete da una
cellula animale per modificare il comportamento di
se stessa o di altre cellule.
Le citochine lanciano
segnali alle cellule attraverso legami a “recettori”
specifici sulla superficie cellulare. Gli effetti
biologici dipendono dalla citochina e dalla cellula.
Di solito, queste molecole influenzano
l’attivazione, la divisione, l’apoptosi (la morte
programmata della cellula) o il movimento della
cellula. Le citochine che prodotte dai leucociti
agiscono principalmente su altre cellule bianche si
chiamano interleuchine. Le citochine che hanno
un’attività chemio-attrattiva si chiamano chemochine.
Quelle che causano differenziazione e proliferazione
delle cellule staminali si chiamano “fattori di
stimolazione delle colonie”.
Quelle che
interferiscono con la replicazione virale si
chiamano interferoni. Gli interferoni proteggono le
cellule attraverso l’induzione della produzione
intracellulare di molecole che interferiscono con la
replicazione del virus e aumentano il riconoscimento
di cellule virosate con i linfociti T citotossici
(cellule assassine). Gli interferoni hanno anche
effetti anti-proliferazione su alcune cellule
cancerose.
Le citochine sono utili
per trattare le infezioni, il cancro e altre
malattie, in quanto influenzano il sistema
immunitario. Il loro uso clinico è stato limitato
dal costo di produzione della proteina, mentre le
citochine ricombinanti, costando di meno, hanno
permesso un aumento del loro uso. Recentemente, geni
animali e umani sono stati incorporati in piante
coltivate al fine di produrre vaccini, anticorpi,
proteine del plasma, citochine ed altri terapeutici,
prestando poca attenzione alle conseguenze della
diffusione di geni farmaceutici in colture
alimentari o di geni e prodotti genici inquinanti le
acque superficiali e profonde e l’aria. Il primo di
tali (molti possibili) disastri è stato già
scoperto. E’ stato suggerito che le citochine
ricombinanti potrebbero fornire una sostituzione
sicura degli antibiotici.
Una gamma di interferoni
di pollo è stata proposta come vaccino coadiuvante e
promotori della crescita per polli. La produzione su
scala mondiale di polli per carne e uova è
incredibile, per cui il trattamento con interferoni
ricombinanti potrebbe diffondersi su larga scala in
breve tempo. Per una distribuzione più efficiente di
citochine, sono stati proposti vettori di adenovirus
per distribuire geni di citochine ai polli. L’adenovirus
ha posto problemi nella terapia 7 genica umana ed è
noto che causa severe reazioni immuni, inclusa la
morte.
L’adenovirus può avere
un impatto sul sistema immunitario dei polli
trattati e può essere trasferito nelle uova,
frattaglie e carne. La struttura del gene
dell’interferone gamma ha un alto grado di omologia
(similarità di sequenze) con l’interferone gamma
umano e un confronto di citochine in diverse specie
ne mostra 6 con un’omologia del 60% o anche di più
con il gene aviario e tende ad una reazione
immunologica incrociata con la proteina.
Un’ulteriore
complicazione è che l’RNA trascritto della citochina
è soggetto a tagli e giunture (il cosiddetto
splicing) alternative per produrre proteine diverse
in funzione dell’ambiente cellulare in cui il gene è
espresso. Questo complicherà considerevolmente la
valutazione della sicurezza. L’interferone di pollo
è stato prodotto usando il Baculovirus in colture di
cellule d’insetto e in piante transgeniche sia come
fonte di citochine sia come mezzo di controllo di
malattie delle piante. L’interferone alfa umano è
stato prodotto in patata e le patate che hanno
espresso l’interferone alfa sono risultate
resistenti alla fitoftora (un fungo parassita della
patata).
Per trasformare la
patata, a parte l’interferone alfa umano, venne
usato un gene della ribonucleasi come difesa al
virus. La patata transgenica si difese contro il
virus formando macchie necrotiche, seguite, 20
giorni dopo, dalla morte delle piante infettate, una
forma di difesa piuttosto estrema ed impraticabile.
Comunque, la produzione
di interferone umano in colture può fornire agenti
terapeutici per un notevole numero di malattie
dell’uomo. L’ingestione orale di intereferone umano
ricombinante è stato riportato in più di 50
pubblicazioni, relative a trattamenti di diverse
malattie, come la prevenzione al rigetto di
allotrapianti. I trattamenti con citochine sono noti
per l’induzione di malattie e tossicità al sistema
nervoso centrale. E’ stato rilevato che
l’interferone alfa umano ricombinante causa demenza,
neurotossicità ed effetti collaterali sull’umore e
la psiche.
E’ chiaro che le colture
con interferoni dovrebbero avere conseguenze
disastrose, in quanto i geni dell’interferone si
diffondono e contaminano altre colture alimentari,
avvelenano l’intera filiera alimentare. Questi geni
incorporati nei polli possono produrre polli dementi
oltre che tossici. Altre citochine sono state
prodotte in piante. L’interleuchina-10 un potente
soppressore dell’immunità usato per controllare il
rigetto nei trapianti è stato prodotto in campi
sperimentali aperti di tabacco GM.
E’ stato già detto, ma
ripetiamolo, del pericolo potenziale di inquinamento
delle acque superficiali e di falda e del pericolo
che i prodotti transgenici o i transgeni stessi
potrebbero trasformare un virus relativamente
innocuo in un virus assassino. La fusione del
fattore che stimola le colonie di
granulociti-macrofagi (virus) con la glutelina (una
proteina) del seme venne usata per creare un sistema
facile per la somministrazione orale di citochine.
Semi così modificati
possono essere diffusi, su larga scala, dagli
uccelli e dal vento, inquinando e contaminando anche
le altre colture alimentari. L’interleuchina-2 e
l’interleuchina-4 furono prodotti in sospensioni di
colture di cellule di tabacco GM; le citochine
vennero escrete nel mezzo di sospensione
agevolandone il recupero e la purificazione.
Questo metodo di
produzione contenuta dovrebbe evitare molti dei
rischi di una produzione in piante allevate
all’aperto. In conclusione, le citochine
costituiscono degli agenti validi per trattare le
malattie, ma come i vaccini e altri farmaci, la loro
produzione dovrebbe essere confinata in ambienti
chiusi e controllati, mentre la diffusione di
qualunque tipo in campi aperti non dovrebbe essere
consentita. 6. Colture farmaceutiche
commercializzate negli USA E’ stato scoperto che
colture farmaceutiche pericolose sono state prodotte
e vendute negli Stati Uniti per almeno due anni,
all’insaputa del pubblico, attraverso una
stupefacente scappatoia delle normali procedure (Joe
Cummins, 2004). Recentemente c’è stata una grande
opposizione del pubblico alla sperimentazione del
riso GM per produrre proteine umane, lisozima e
lattoferrina negli USA.
Al momento la
sperimentazione è in una fase di stallo (Report SIS
n. 22). Ma, Sigma-Aldrich, una compagnia USA, ha
commercializzato prodotti tripsinici biofarmaceutici,
avidina e beta-glucoronidasi (GUS) ottenuti da mais
transgenico, per almeno due 8 anni. Nel frattempo,
la Corporazione ProdiGene e Sigma-Aldrich stanno
commercializzando aprotinina (AproliZean) da mais e
tabacco transgenici. La tripsina è un enzima
digestivo usato largamente nella ricerca, per
trattare malattie e per lavorare alcuni alimenti. Il
prodotto TrypZean come prodotto animale è
commercializzato liberamente ed è prodotto insieme
da Sigma-Aldrich e ProdiGene, che nel 2003 aveva
contaminato le colture con biofarmaceutici negli
USA.
Negli USA, lo sviluppo
di colture alimentari GM, generalmente, segue un
certo schema: Prima di tutto i campi sperimentali
sono controllati per diverse ragioni, quindi i
proponenti fanno domanda seguendo la
regolamentazione per le colture GM e successivamente
sono esaminati da parte del Servizio di Sanità degli
Animali e delle Piante (APHIS) del Dipartimento di
Agricoltura (USDA), l’Amministrazione degli Alimenti
e Farmaci (FDA) e dell’Agenzia della Protezione
Ambientale (EPA), se la coltura GM incorpora un
biopesticida. A completamento del processo, la
coltura GM è considerata regolare e può essere
coltivata senza monitoraggio.
Tuttavia, sembra che
nessuna delle colture GM che producono
biofarmaceutici subisca tutti i controlli previsti
dal regolamento. Sembra, invece, che dette colture
sono passate direttamente dal campo sperimentale al
mercato senza il beneficio finale dell’approvazione
secondo il regolamento, con, a quanto pare, la
collaborazione del FDA e USDA (quest’ultimo è
direttamente interessato, in quanto per alcuni
biofarmaci è comproprietario).
I biofarmaci passano
direttamente al mercato attraverso la porta segreta,
grazie a scappatoie nel regolamento relativo ai
campi sperimentali. Secondo la Pew Initiative sulle
Biotecnologie Alimentari, “le attuali regole APHIS
permettono la commercializzazione di colture GE (Genetically
Engineered: Geneticamente Ingegnerizzate) senza
previa approvazione dell’agenzia e senza
pubblicazione della novità vegetale.
Ai miglioratori non
viene richiesto di presentare una domanda, per una
posizione non contemplata, prima che essi producano
una pianta commerciale. Per i miglioratori è
possibile allevare piante su scala commerciale,
dietro notificazione o permessi per campi
sperimentali, anche se le piante dovessero porre
alcuni rischi, prevedibili, per la salute umana e
per l’ambiente.”.
Le agevolazioni per la
produzione, come i “campi sperimentali”, sono
permesse, ma le località dove si trovano i mezzi
sono ritenute “informazioni per affari
confidenziali” e non sono rese note alla gente che
vive vicino, anche se i geni ed i prodotti di questi
siti possono facilmente contaminare le loro colture
e le acque superficiali e profonde. Sembra che non
ci siano modi diretti per trovare dove sono i mezzi
di produzione, eccetto quelli attraverso le
procedure e le norme governative.
Il Governo degli USA
sembra impegnato ad andare avanti con una procedura
che evita la partecipazione ed il confronto con il
pubblico, il quale se informato potrebbe
rappresentare una minaccia alla commercializzazione
ed esportazione. Di contro, il Servizio d’Ispezione
Alimentare Canadese afferma che “i prodotti di
piante sperimentali non possono essere
commercializzati”, benché numerosi prodotti di
piante farmaceutiche sono stati saggiati anche in
Canada. Le norma che regola i biofarmaci fu rivista
nel 2000 dalla FDA e nel 2004 dalla Pew Initiative.
Solo il rapporto della Pew evidenziò il fatto che la
commercializzazione di prodotti virtualmente non
testati avveniva senza il coinvolgimento del
pubblico.
Come già detto, permessi
per campi sperimentali di colture per produrre
proteine biofarmaceutiche sono generalmente indicate
come “informazioni d’affari confidenziali”, per cui
la natura dei prodotti è nascosta al pubblico così
come la collocazione dei siti sperimentali.
Comunque, APHIS registra le colture e lo Stato nel
quale la coltura GM viene sperimentata. Tra il 2003
ed il 2004, ProdiGene aveva campi sperimentali in
Nebraska, Iowa e Missuri.
La produzione
commerciale di biofarmaci fu ottenuta, per lo più,
usando mais, anche se è una coltura alimentare di
fondamentale importanza e non avrebbe dovuto essere
usata per produrre biofarmaci, specie quando i
prodotti non sono salubri per l’uomo e gli animali
ad essi esposti. La tripsina è un enzima prodotto
dal pancreas per digerire le proteine. E’
abbondantemente usata in laboratorio, per curare le
ferite ed il diabete. E’ anche usata per trattare
cibi e spesso è inserita in cibi per bambini per
aiutare la digestione. La tripsina prodotta in
piante è preferibile perché è libera da prioni
(proteina alterata, potenzialmente nociva) e virus
di animali. 9
Secondo le stesse case
produttrici di tripsina, il prodotto è capace di
causare allergia – è un irritante della pelle, degli
occhi, dell’apparato respiratorio e può essere un
mutageno. L’avidina è una proteina che si trova
nelle uova di uccelli. La sua funzione è di legare
la biotina (vitamina H), che è importante per molte
malattie di insetti parassiti. L’assenza o
indisponibilità di questa vitamina rende inattivi i
parassiti.
Il mais transgenico
modificato per un aumento della produzione di
avidina è resistente agli insetti da magazzino. Uno
studio svolto da “Amici della Terra” evidenziò che
la proteina avidina causava una pericolosa
deficienza di biotina nell’uomo e negli animali,
conducendo a immunodeficienza e ritardo nella
crescita. Persino una deficienza marginale di
biotina è legata a difetti innati nei topi e
nell’uomo. In altre parole, niente biotina per i
parassiti e niente biotina per gli animali e per
l’uomo. L’aprotinina è un inibitore della proteasi
(enzima che serve a digerire le proteine)
normalmente prodotta dal pancreas e dai polmoni
della mucca. L’aprotinina ricombinante prodotta in
piante è attualmente commercializzata.
Bill Freese degli “Amici
della Terra” esaminò il problema dell’allergia e
malattie del pancreas associati all’aprotinina.
L’aprotinina è anche considerata un rischio
riproduttivo. C’è un serio pericolo per soggetti che
si espongono più di una volta all’aprotinina. Per
esempio, alcuni bambini di due anni soffrirono di
uno shock anafilattico (un attentato alla vita a
seguito di una reazione allergica caratterizzata da
un rigonfiamento dei tessuti del corpo, incluso il
collo, difficoltà di respirazione ed improvviso calo
della pressione sanguigna) dopo un test di
aprotinina.
Un’anafilassi fatale
seguì ad un’esposizione all’aprotinina durante
un’applicazione locale di fibrinogeno (una
glicoproteina del sangue prodotta dal fegato,
essenziale nella coagulazione del sangue).
Una simile applicazione
condusse ad un’immediata reazione della pelle dopo
una riesposizione a fibrinogeno coagulante. Campi
sperimentali segreti di piante GM per la produzione
di aprotinina potrebbero causare severe o fatali
anafilassi, sia in una breve esposizione ai campi di
mais GM di qualcuno precedentemente esposto ad
aprotinina durante un intervento chirurgico, sia in
trattamento con aprotinina durante un intervento
chirurgico di qualcuno precedentemente esposto ai
campi di mais GM.
La proteina ricombinante
finale commerciale ottenuta in mais è la beta
glucuronidasi (GUS). Il gene è usato in un vasto
campo di situazioni sperimentali ma non sembra abbia
una grande importanza terapeutica. E’ stato
osservato che nel formato latte per bambini il
contenuto in GUS è basso, mentre nel latte materno è
più alto. Contenuto elevato di GUS è stato trovato
nella bilirubinemia (itterizia) di bambini lattanti
al seno e lattanti al seno di madri diabetiche. Il
GUS è usato ampiamente come marcatore, in quanto si
crede che abbia solo piccoli effetti sul fenotipo
dell’organismo testato. Comunque, il GUS fa
aumentare l’attività alimentare negli afidi del
pesco e ciò fa pensare che non sia completamente
privo di effetti sull’organismo.
In conclusione, la
produzione segreta di farmaci pericolosi in piante è
allarmante. La vendita di tali prodotti senza
trasparenza e l’approvazione del pubblica aggiunge
oltraggio al danno, rinforzando la percezione che le
autorità responsabili pongono il profitto prima
della sicurezza.. 7. Bando ai farmaci prodotti in
piante con tecniche transgeniche E’ necessario un
forum mondiale e un divieto sulla sperimentazione di
farmaci in piante, specialmente nei Paesi del Terzo
Mondo (Joe Cummins and Mae-Wan Ho, SIS, 29/07/04).
Poiché in Europa i
giganti delle biotecnologie, uno dopo l’altro,
battono in ritirata sulle PGM per alimenti e foraggi
(gli investimenti delle biotecnologie stanno andando
male), l’industria sta raddoppiando gli sforzi per
sviluppare farmaci in piante transgeniche in Nord
America ed altrove. Nell’aprile del 2004, La
California fece il tentativo di introdurre riso GM
capace di produrre lattoferrina umana e lisozima in
10 Paesi e gli sforzi di usare riso ed altre colture
per produrre farmaci pericolosi sono continuati
senza tregua. 10 Il 12 luglio 2004, l’Unione Europea
(UE) annunciò un premio di 12 milioni di euro ad una
rete di laboratori in 11 Paesi Europei, più il Sud
Africa, per esplorare la possibilità di produrre
farmaci in piante GM. L’Associazione “Pharma-Planta”,
userà le piante per produrre vaccini contro le
principali malattie, inclusi AIDS, rabbia, diabete e
tubercolosi.
Gli esperimenti sui
farmaci umani dovevano iniziare nei prossimi cinque
anni. Nel Regno Unito, il progetto è coordinato dal
prof. Julian Ma del St. Gorge’s Medical School
London; il John Innes Centre (UK), il primo Istituto
di Ricerca in PGM è anche membro dell’Associazione.
Il 13 luglio 2004, si venne a sapere che il Sud
Africa, l’unico Paese non europeo, doveva essere il
sito per saggiare le prime piante produttrici di
farmaci. Il Consiglio per la Ricerca Scientifica e
Industriale del Sud Africa è particolarmente
interessato in potenziali vaccini contro l’HIV.
Philip Dale, tecnologo vegetale al John Innes Centre
in Norwich e coordinatore della biosicurezza del
progetto, da quanto si sa, affermò che il costo di
24 ore di sorveglianza dei campi sperimentali con
PGM è diventato molto caro per condurre simili prove
in Gran Bretagna.
L’uso dei Paesi del
Terzo Mondo per saggiare e produrre farmaci in
piante transgeniche non accettabili in Europa e
Stati Uniti ha un gusto di colonialismo. Inoltre,
emerge lo spettro di esposizione di umani a prodotti
pericolosi senza monitoraggio e senza regole. Il
problema sarà esacerbato quando l’opposizione ai
farmaci in piante crescerà negli stati Uniti ed i
Paesi del Terzo Mondo saranno presi di mira per
stabilire i siti dove saggiare e produrre detti
farmaci. L’ISIS ha giocato un ruolo chiave nel
denunciare il mercato dei farmaci in pianta negli
Stati Uniti prima sconosciuti al pubblico,
attraverso una meravigliosa scappatoia nel sistema
normativo.
Una coalizione di
consumatori ed organizzazioni ambientali degli USA
pubblicò un appello per una moratoria sui farmaci in
pianta il 21 luglio 2004. Essi chiedevano alle
Agenzie dello Stato della California di condurre
indagini rigorose sui potenziali rischi posti dalle
compagnie biotech che avevano programmato di
produrre farmaci nel riso GM. C’è una necessità
urgente per una propria regolamentazione
internazionale sulla sperimentazione e produzione di
farmaci in pianta. La prima fase può essere un’ampia
discussione sugli svantaggi o aspetti negativi e
pericoli dei farmaci in pianta come sui “vantaggi”
avanzati dai fautori appartenenti ad accademie e
imprese. I pericoli sottovalutati dei farmaci in
pianta includono farmaci che sono tossici, che
potrebbero produrre sensibilizzazione all’immunità
seguita da anafilassi o tolleranza orale che conduce
alla perdita di immunità ai patogeni e perdita
generale di fiducia nei fornitori di alimenti.
La FAO ha dato corso ad
una serie di conferenze elettroniche su
“Biotecnologie in Agricoltura per i Paesi in Via di
Sviluppo – un Forum Elettronico”. Queste discussioni
moderate sono molto utili e produttive. E’ tempo di
avere un forum su Farmaci in Piante per i Paesi in
Via di Sviluppo”. E’ importante che la
sperimentazione e produzione di farmaci in piante
nel Terzo Mondo siano resi pubblici prima che essi
siano eseguiti silenziosamente e su larga scala
senza il consenso di coloro che verrebbero
direttamente danneggiati. Intanto, è imperativo
imporre un bando sui campi sperimentali per la
produzione di farmaci in piante da parte di imprese
e fondazioni multinazionali, specialmente nei Paesi
del Terzo Mondo. 8.
Colture farmaceutiche
per produrre vaccini e anticorpi terapeutici Vaccini
e anticorpi prodotti in piante, dette pertanto
piante farmaceutiche, hanno particolari e speciali
impatti sulla salute. Ci sono diversi aspetti che è
bene analizzare singolarmente (Joe Cummins, 2004).
Rischi conosciuti e prevedibili tra la noncuranza e
indifferenza dei responsabili
All’inizio del 2004,
l’Unione Europea ha annunciato un grande programma
per produrre vaccini e anticorpi terapeutici in
piante, nonostante i rischi annunciati dal pubblico
due anni prima. Le colture attualmente usate per
produrre vaccini includono il tabacco, il mais, la
patata, il pomodoro, il riso e l’erba medica.
Nonostante il rischio
che si corre, trattandosi di colture alimentari, il
mais è la coltura 11 favorita per la produzione di
vaccini, in quanto la proteina transgenica può
essere meglio concentrata nel seme. In generale, la
diffusione di campi sperimentali con colture GM per
la produzione di vaccini è stata intrapresa con poca
attenzione alla salute ed alle conseguenze
ambientali che le colture con i geni del vaccino
comportano, come la contaminazione di colture senza
vaccini. Rischi da proteine per produrre vaccini e
anticorpi
I vaccini sono costruiti
usando come antigene le proteine di organismi
malati, come virus o batteri, per provocare la
produzione di anticorpi dopo l’iniezione nel flusso
sanguigno o ingestione sotto forma di alimento.
I vaccini in piante sono
prodotti principalmente da transgeni sintetici il
cui codice genetico, del DNA, è stato alterato per
massimizzare la produzione di vaccino. A parte i
vaccini, anche gli anticorpi sono prodotti in piante
per curare le malattie sia in animali sia in piante.
Questi anticorpi sono efficaci, ma affetti da una
potente risposta immune agli stessi anticorpi in
seguito a ripetute esposizioni. I vaccini in piante
sono principalmente orientati verso l’immunizzazione
delle mucose in seguito all’assorbimento orale.
Questi vaccini possono provocare tolleranza orale se
ripetuti. La tolleranza orale è una difesa degli
animali contro gli antigeni del cibo.
Pertanto, dopo
un’esposizione ripetuta all’antigene orale, il
sistema immune della mucosa smette di vedere
l’antigene come tale, ma, purtroppo, lascia
l’animale suscettibile al patogeno per il quale il
vaccino dovrebbe fornire protezione. La tolleranza
orale è stata usata per trattare malattie autoimmuni
come il diabete, alimentando i pazienti con piante
che producono l’antigene che provoca la risposta
immune.
La tolleranza orale al
patogeno è una delle principali minacce da
contaminazione dei nostri alimenti contenenti i geni
del vaccino, mentre gli anticorpi terapeutici
minacciano una risposta immune diretta. Questi due
impatti raramente sono discussi dai fautori di
piante GM o dalle riviste che pubblicano le
ricerche. Rischi da geni sintetici e vettori virali
I vaccini in piante
sono stati prodotti con geni nucleari sintetici,
geni sintetici di cloroplasti (organuli presenti
nelle cellule) o con virus di piante modificati con
geni sintetici. Questi geni sintetici sono
completamente sconosciuti e non saggiati per la loro
tossicità. I transgeni nucleari spesso falliscono
nel produrre una proteina in quantità sufficiente a
provocare una risposta immune orale, mentre i
transgeni di cloroplasti tendono a produrre più
proteine.
I cloroplasti permettono
l’inserzione di molte copie del transgene, con meno
problemi di silenziamento genico rispetto
all’inserzione del transgene nucleare. Le
trasformazioni cloroplastiche producono alti livelli
di antigene, sino al 25% della proteina solubile
totale, mentre gli inserti nucleari generalmente
producono meno dell’1% della proteina solubile
totale, benché, nei semi di mais, l’accumulo
nell’endosperma dei prodotti del gene nucleare può
aumentare la produzione dell’antigene al 10% di
proteina.
Numerosi virus di piante
modificati con antigeni per vaccini sono stati
immessi nei campi sperimentali. Tali virus possono
produrre antigeni per vaccini sino al 10% della
proteina solubile totale in piante infettate. Poca
considerazione è stata data alla contaminazione di
questi virus GM. Essi si possono diffondere
attraverso gli insetti che succhiano, le ferite
delle piante o parti di piante trasportate dal
vento.
Uno studio recente
mostrò che virus di piante possono essere diffusi
dal vento, sia da gocce d’acqua cadute dalla
superficie della pianta, sia da abrasioni tra le
foglie delle piante. Ci sono almeno 30 malattie
umane e di animali per le quali sono stati creati
vaccini in piante. Circa la metà di vaccini
transgenici di questa lista furono prodotti usando
virus di piante come vettori, includendo il virus
del mosaico del tabacco, il virus del fagiolino, il
virus dell’erba medica, il virus X della patata, il
virus (pox poty) della susina e virus dell’arresto
della crescita del pomodoro.
Le costruzioni del virus
sono produttive ma pongono speciali rischi a lungo
termine, associati alla liberazione di virus
nell’ambiente ed alla prevedibile ricombinazione
virale che 12 produce nuovi agenti patogeni. Pochi
sforzi sono stati compiuti per monitorare questi
pericolosi esperimenti. Numerosi anticorpi
terapeutici prodotti in piante per trattare malattie
dell’uomo, di animali e di piante sono stati creati
e liberati in campi sperimentali. Gli anticorpi sono
fatti da geni di anticorpi sintetici e sono
fortemente influenzati da modelli di glicosilazione
(proteina legata a zucchero) prodotti in pianta.
Ulteriori esempi di
anticorpi prodotti in pianta includono anticorpi
monoclonali in topi che conferiscono resistenza ad
un erbicida, legando o inattivando l’erbicida.
L’anticorpo legato all’erbicida, benché inattivato,
non viene distrutto e potrebbe essere consumato con
la coltura transgenica. Kholer e Milstein scoprirono
il metodo per preparare anticorpi monoclonali nel
1975, dando un contributo eccezionale alle analisi
cliniche ed alla terapia, ma non avevano previsto
l’attesa di una “pallottola magica” per trattare la
malattia, in quanto gli anticorpi provocano una
forte risposta immune se applicati ripetutamente.
Rischi da cancro e vaccini HIV Un vaccino contro un
cancro del colon rettale fu prodotto in piante di
tabacco, così come un vaccino per trattare il
linfoma di non-Hodgkins.
Un vaccino contro il
prodotto del virus oncogeno del papilloma che causa
il cancro dell’utero fu prodotto usando come vettore
un virus X della patata per trasportare un antigene
dell’oncogene che codifica la proteina. Questi
vaccini del cancro possono essere importanti per
controllare il cancro, ma la liberazione
nell’ambiente dei vaccini in piante senza le dovute
precauzioni potrebbe incrementare significativamente
la suscettibilità a cancri specifici attraverso lo
sviluppo di tolleranza orale. Il gene gag (gag: gene
degli antigeni di gruppo) del virus della
immunodeficienza della scimmia (SIV), un surrogato
del HIV (Human Imunodeficiency Virus), fu usato per
trasformare la patata. In quell’esperimento, fu
usato il gene nativo SIV invece della copia
sintetica.
Ciò può spiegare la
relativamente bassa produzione di proteina gag. In
un altro esperimento il mantello proteico del virus
del mosaico di erba medica fu modificato per
esprimere peptidi antigeni per il virus della rabbia
e HIV. Anticorpi contro la rabbia e HIV furono
espressi in topi immunizzati con i peptidi antigeni.
Il gene tat (tyrosine aminotransferase) del virus
dell’immunodeficienza nella scimmia e nell’uomo
(SHIV) venne fuso alla sub unità del gene del colera
e la combinazione fu usata per trasformare la
patata. La proteina di fusione era adatta per
l’immunizzazione della mucosa. In nessuna delle
pubblicazioni venne discusso o evidenziato il
rischio potenziale del trasferimento genico
orizzontale e della ricombinazione dei geni dei
virus impiegati. Diverse tecniche sono state usate
per aumentare la produzione di antigeni vaccini in
piante. L’incremento del codone (la tripletta che
codifica per l’aminoacido) è stato già citato.
Varie combinazioni di
promotori e miglioratori furono usati per aumentare
l’espressione di un gene del virus dell’emorragia
del coniglio in patata. Il promotore patatina della
patata si mostrò più efficiente del CaMV (virus del
mosaico del cavolfiore) o del promotore ubiquitina.
La ricina B, una sub unità di lecitina della
velenosa e mortale ricina, è stata proposta come
ausiliare per la distribuzione di vaccini della
mucosa.
Almeno sulla base delle
informazioni pubblicate, i vaccini e gli anticorpi
prodotti in pianta sono lontani dall’essere pronti
per una produzione commerciale. La produzione di
vaccini in colture alimentari primarie, come mais e
riso, è estremamente imprudente per l’ambiente e la
salute, tuttavia una recente pubblicazione indica
proprio il mais come coltura da utilizzare. Una
multinazionale del Texas, ProdiGene, ha inserito
gp120 in mais GM come vaccino orale edibile
economico contro l’HIV. Vejkovic e Ho misero in
evidenza la potenziale diffusione e contaminazione
delle colture alimentari e le disastrose
conseguenze.
Sulla base di quanto è
già noto sul gene e la sua proteina, la sua
liberazione e diffusione è equivalente alla
diffusione di una “lenta arma biologica” all’interno
di una popolazione. Non solo ciò è estremamente
pericoloso per gli esseri umani, ma il fenomeno
influenzerebbe tutti gli organismi della catena
alimentare e moltiplicherebbe le opportunità per il
gene di ricombinarsi con batteri e virus
dell’ambiente, di cui il 99% non si possono allevare
in laboratorio e sono quindi completamente
sconosciuti. 13 Ora c’è un pericolo ancora maggiore
con un vaccino orale combinato di virus HIV/epatite
B (HBV), sviluppato in pomodoro con una proteina
artificiale costituita di antigeni env e gag
ottenuti da HIV fuso con l’HBV, maggiore proteina
antigenica HbsAg.
Ciò è stato divulgato su
una pubblicazione del ‘Vector’ State Scientific del
Centro per la Virologia e Biotecnologia di
Novosibirsk – l’istituzione chiave per le armi
biologiche in Russia – come un “vaccino gradito ed
innocuo”, prodotto insieme ad altre istituzioni
russe ed altri “scienziati del Department of
Agricultural Research, Maryland, USA.” I governi ora
devono porre dei freni Sono stati allestiti numerosi
campi sperimentali di piante G
M per produrre vaccini
ed anticorpi terapeutici, con poca attenzione verso
l’ambiente e la salute. Le maggiori esposizioni del
pubblico che sono casualmente venute alla luce non
sono servite a scoraggiare il passo accelerato nello
sviluppo e sperimentazione, per la maggior parte
svolta in posti segreti e lontani dal giudizio del
pubblico. Stiamo andando verso un gigantesco
avvelenamento dell’approvvigionamento del nostro
cibo, a meno che i governanti non mettano subito e
severamente dei freni a questo andazzo. 9. Farmaci
molecolari in piante – la nuova battaglia frontale
per le colture GM La più grande battaglia per la
democrazia nel “cuore della democrazia” svoltasi per
le colture GM si è spostata sui farmaci molecolari (Mae-Wan
Ho, 2005). Il Dipartimento di Agricoltura degli
Stati Uniti (USDA) scava nei farmaci in piante La
battaglia frontale sulle colture GM negli Stati
Uniti ed in Europa si è spostata sui farmaci
molecolari, l’uso di colture GM per produrre
farmaci.
La compagnia Ventria
Bioscience, in California, è stata in prima linea
per lo sviluppo di farmaci in piante, piantando 75
acri di riso GM vicino a Plymouth nel Nord-Est della
Carolina. Ventria avanzò delle proposte per allevare
riso GM allo scopo di produrre lattoferrina e
lisozima, normalmente prodotte nel latte umano,
saliva e lacrime, in California, Missouri e Nord
Carolina, provocando una tempesta di opposizioni.
Ventria fu buttata fuori dalla California, nel 2004,
e forzata a lasciare il Sud-Est del Missouri
all’inizio del 2005, all’ultimo minuto da una
sommossa di risicoltori che temevano la
contaminazione delle loro colture e danni per 100
milioni di $ alla loro industria che dipende
pesantemente dall’esportazione.
L’USDA fu messa sotto
pressione per rifiutare la richiesta di Ventria e di
altre simili. La Grocery Manufacturers d’America,
che presenta un fatturato di 500 bilioni di $,
dichiara che il governo non possiede mezzi per
prevenire contaminazioni alimentari da proteine
farmaceutiche. Gruppi di difesa si presentarono al
Segretario dell’Agricoltura Mike Johanns con 30.000
firme per chiedere di bandire l’uso di colture
alimentari per produrre farmaci. Comunque, il
Presidente Dean Hubbard dell’Università dello Stato
del Missouri, insiste che la sua istituzione andrà
avanti con la costituzione di un centro per la
produzione di farmaci in piante che costerà 40
milioni di $ e che sarà fondato da Ventria ed altre
compagnie.
Il 30 giugno del 2005,
l’USDA approva la proposta di Ventria per coltivare
il suo riso GM su 270 acri in Nord Carolina,
nonostante l’opposizione di scienziati dello Stato e
del Vivaio di Quarantena della Stazione di Ricerca
di Tidewater, a circa mezzo miglio dal campo
sperimentale di Ventria. L’USDA chiarì, inoltre, la
modalità con la quale Ventria doveva allevare il suo
riso per farmaci su 200 acri nel mezzo della
principale regione di coltivazione di riso del
Missouri, anche se Ventria aveva già ritirato il suo
permesso per quel sito. Anheuser-Bush, la più grande
birreria nazionale, aveva dichiarato che avrebbe
rifiutato di comprare qualunque riso da centinaia di
coltivatori del Sud-Est del Missouri se Ventria
avesse piantato il suo riso per farmaci in quel
luogo.
Ma l’USDA licenziò la
questione come “non-scientifica” al di là dei suoi
limiti legali. 14 Rischi alla salute ed all’ambiente
completamente ignorati Come molte critiche hanno
evidenziato, è virtualmente impossibile prevenire la
contaminazione delle nostre colture alimentari sia
attraverso l’impollinazione sia attraverso la
perdita di semi durante il trasporto.
La sicurezza di queste
ed altre proteine transgeniche per gli esseri umani
è molto discutibile. Joe Cummins ha esaminato e
presentato evidenze relative ai rischi di
lattoferrina e lisozima. La lattoferrina partecipa
nella regolazione di funzioni e controlli dei
patogeni legando il ferro che è richiesto dai
batteri patogeni per la loro crescita. La
lattoferrina è implicata nell’asma con conseguenze
fatali. La lisozima rompe le pareti cellulari dei
batteri, ma può contribuire a determinare
l’enfisema.
Ma al di là di tutto, il
più grave pericolo è che le proteine transgeniche
sono solo delle approssimazioni delle proteine
naturali sia nelle sequenze del DNA sia nelle
sequenze di amino-acidi e modelli di glicosilazione
(catene di carboidrati aggiunte alle proteine), i
quali possono creare proteine transgeniche
allergeniche o proteine transgeniche che possono far
scattare malattie connesse all’incapacità delle
cellule umane di distruggerle adeguatamente. Poiché
entrambe queste proteine hanno come bersaglio i
batteri, c’è un grande punto interrogativo sulla
loro sicurezza a beneficio dei batteri del nostro
intestino, che ora sono riconosciuti utili a
promuovere la nostra salute in svariati modi, dalla
culla alla tomba. Inoltre, nulla sappiamo sugli
effetti benefici di queste proteine sui batteri ed
altri organismi del suolo, su insetti, anfibi,
uccelli e mammiferi che interagiscono con il riso GM
(con farmaco) nei campi. Un altro aspetto ignorato
in tutti gli accertamenti o valutazioni è il rischio
del trasferimento orizzontale dei transgeni a
patogeni virali o batterici che sono ovunque nel
nostro ambiente. Regolamentazione locale e diritto
di prelazione
La legislatura del Nord
Carolina è considerata un insieme di disegni di
legge di “prelazione” per bloccare ogni
regolamentazione locale sulle colture, incluse
quelle GM. Il Disegno di Legge del Parlamento 671 e
Disegno di Legge del Senato 631, furono
sponsorizzati dall’industria Biotech e sono parte
degli sforzi dell’industria nazionale a prevenire i
governi locali da qualunque regolamentazione sulle
colture, incluse quelle GM.
Simili Disegni di legge
sono diventati legge in almeno 10 Stati degli USA
nel 2005 e sono chiaramente diretti a colpire alle
radici le rivolte contro le colture GM che hanno
guadagnato un momento di gloria nel decennio passato
(SIS, n. 22, 2004). Brevetti su farmaci molecolari
in piante Attualmente, sotto il nome di “Proteine
prodotte per un miglior futuro globale” sono
elencati 369 brevetti su “MolecularFarming.com”, un
sito web che dichiara di aver ricevuto l’elenco dal
“FAAR Biotechnology Group Inc., che serve industria,
governo, università e Uffici legali attraverso
esperti, consultazioni e valutazioni di ricerca
biotecnologica, affari e proprietà intellettuali.”
I brevetti datano dal
1990 in poi e riguardano: metodi per produrre
anticorpi, vaccini, proteine, aromatizzanti,
plastiche biodegradabili, per interventi metabolici
che cambiano il valore nutrizionale e la
composizione dei semi, di recupero di proteine, per
sistemi virali e vettori virali usati in piante e
per farmaci molecolari ottenuti in cloroplasti
trasformati. 10. Farmaci da produrre in comuni Alghe
Verdi GM Tra le proteste generali contro l’uso di
piante per produrre farmaci GM, le compagnie stanno
optando per le alghe unicellulari Chlamydomonas,
ritenute una alternativa “sicura” alle piante
superiori, ma non quando allevate su larga scala in
bioreattori all’aperto. (Joe Cummins and Mae- Wan
Ho, 2005) Produzione su larga scala di proteine
umane in alghe GM Il Dipartimento di Agricoltura
delle Hawaii ricevette da Mera Pharmaceuiticals, la
proposta, datata 1 novembre 2004, di iniziare a
produrre su larga scala l’immunoglobulina-A umana,
una proteina contro una variante del virus
dell’Herpes simplex (erpete) in alghe di
Chlamydomonas reinhardtii. Il 17 aprile 2005, Mera
Pharmaceuticals revisionò la proposta per aggiungere
altri sette caratteri: 15 una gamma di anticorpi
umani, interleuchine e fattori di crescita (vedi
scheda).
La proposta per il primo
carattere geneticamente modificato fu esaminata il
25 luglio 2005 e l’Ufficio del Plant Quarantine di
Honolulu non concesse il permesso. Razze di
Chlamydomonas GM da importare per l’allevamento su
larga scala in Hawaii
1. Razza Hsv8, per produrre un’immunoglobulina-A
umana completa contro una variante del virus
dell’herpes simplex.
2. Razza aFceR 1r-1, per produrre una proteina che
va a legarsi alla porzione Fc della molecola IgE,
limitando perciò l’interazione tra le molecole
circolanti di IgE e i recettori sulle cellule
principali, che cambia i limiti di liberazione di
istamine e riduce l’infiammazione.
3. Razza aTNFr-1, per produrre IgG1 anticorpo
fattore anti-tumore e necrosi.
4. Razza aTNr-1, per produrre IgG1 anticorpo
antimicrobico.
5. Razza aCRr-1, per produrre IgG1d anticorpo
anti-proliferazione della cellula.
6. Razza aBSSsr-1, per produrre un anticorpo
anti-cancro cellulare specifico .
7. Razza aIL 10r-1, per produrre varie inteleuchine
(incluse interleuchina 10. interleuchina 13,
interleuchina 5 e interleuchina 3).
8. Razza aARTr-1, per produrre fattori neurotrofici
stimolanti la crescita di nuovi nervi tissutali.
L’esame della proposta per gli altri sette caratteri
geneticamente modificati fu differito al 7 ottobre
2005, ma poi anticipato al 29 giugno 2005.
Il Comitato di
Agricoltura dette l’approvazione.
Mera Pharmaceutical ebbe quindi via
libera ad avviare il processo d’importazione di
microalghe dal “The Scripps Institute, La Jolla,
California, anche se gli oppositori tentarono di
bloccare il permesso, approvato con sei voti a
favore e due contrari, dopo ore di dichiarazioni e
discussione. Singole cellule di alghe verdi servono
come biofattorie per produrre farmaci e sono state
ritenute un’alternativa sicura alla produzione in
piante superiori, in quanto possono essere contenute
in laboratorio. Tuttavia, la proposta di
coltivazione su larga scala di Mera Pharmaceuticals
non può essere contenuta in laboratorio. Infatti,
quantità variabili da 500 a 26.000 litri di colture
cellulari sono sistemate in “Fotobioreattori
all’aperto” trasparenti, che sono raffreddati con
acqua di mare con aggiunta di cloro. Le suddette
attrezzature sono vulnerabili alle intemperie,
tempeste ed altri fattori di disturbo, risultanti in
immediate e massicce contaminazioni dell’ambiente
marino.
In aggiunta, l’uso di
acqua di mare clorata per raffreddare gli impianti
può avere un forte impatto sulla vita marina. Sembra
che nessuna di queste preoccupazioni fu presa in
considerazione. Henry Curtis, Direttore esecutivo
della Vita delll’Isola, annunciò al Comitato che
l’organizzazioni non profitto a causa di una
contestazione doveva presentarsi per un’audizione.
Le alghe GM saranno importate sull’isola di Kona,
Hawaii, per essere allevate all’aperto in sistemi di
bioreattori al Keahole Point presso il Parco Statale
di Nelha di acquicoltura. Come Nancy Redfeathed,
Direttore del Network Operativo di Ingegneria
Genetica delle Hawaii (Hawaii GEAN), sottolinea,
questo tipo di “campo sperimentale” di alghe GM non
è stato mai tentato prima negli Stati Uniti e le
agenzie governative, la FDA, l’USDA e l’EPA (Environment
Protection Agency) hanno rinunciato alla
supervisione. I sistemi algali nativi delle Hawaii
non sono ben documentati né lo è l’ecologia della
stessa alga Chlamydomonas.
A parte alcuni tentativi
dell’ultimo minuto di eseguire esperimenti
ambientali di base sulla sopravvivenza delle alghe
GM, non ci sono studi referenziati o studi di
qualsiasi tipo per sostenere la raccapricciante
dichiarazione rilasciata da Mera Pharmaceuticals:
“nessun danno all’ambiente o alla salute umana”. Ci
sono testimonianze scritte ed orali da parte del
pubblico che si oppose duramente al progetto. Il
Comitato ignorò anche le testimonianze ed i rapporti
di un certo numero di esperti locali di alghe
dell’Università delle Hawaii, Manoa, il funzionario
dello Stato Biologico del Distretto Nazionale della
Salute di Maui. Altri scienziati che fornirono
testimonianze furono Malcolm Brown Jr., Presidente
del Centenario del Johnson and Johnson in Biologia
della Cellula Vegetale all’Università 16 del Texas
ad Austin; Marti Crouch, Doug Sherman
dell’Associazione Amici della Terra, Joe Cummins e
Mae-Wan Ho dell’ISIS.
Il messaggio di Malcom
Brown al Comitato fu: “Le Hawaii sono ancora
l’ecosistema supremo sulla Terra per capire la
dinamica dell’evoluzione e selezione naturale. Non
lasciamoci perdere per sempre questa opportunità
solo perché pochi operatori commerciali senza testa
tentano di costruire su grande scala masse di GMOs
in Hawaii”. Nancy Redfeather disse: “Fu davvero un
brutto giorno per le alghe native delle Hawaii”.
Trasformazione dell’alga Chlamydomonas reinhardtii
Chlamydomonas reinhardtii è un organismo preferito
per produrre molecole di farmaci attraverso la
trasformazione del cloroplasto grazie al fatto che i
due genomi, quello nucleare e quello del
cloroplasto, sono stati già sequenziali ed esiste
una lunga storia di colture da laboratorio. Inoltre,
quest’alga unicellulare ha un solo cloroplasto, che
rende più facile ottenere una coltura trasformata
uniforme. Un punto tecnico debole con l’alga è la
preferenza del codone connesso all’alto contenuto
del GC (Guanina-Citosina) nel DNA dell’alga.
Per ottenere una
produzione significativa, il codice dei geni umani e
di molti altri generi deve essere cambiato per
adattarsi alle preferenze della cellula dell’alga.
Per questa ragione i prodotti farmaceutici umani
sono prodotti da geni sintetici che sono solo
approssimativamente uguali a quelli umani. Il DNA
umano sintetico nell’alga, il transgene espresso,
come in tutti gli altri casi simili, non dovrebbe
essere considerato equivalente al gene umano ed al
suo prodotto sino a quando non sono stati saggiati
per gli effetti sfavorevoli sugli umani ed altri
organismi dell’ambiente.
E’ già noto che le proteine non sono soggette a
modificazioni post-traduzionali, come avverrebbe in
cellule umane, e quindi è probabile che esse vengano
guardate o trattate come “estranee” dal sistema
immunitario. Mayfield and Franklin descrissero la
costruzione di alghe Chlamydomonas reinhardtii
transgeniche i cui cloroplasti erano stati
modificati per esprimere anticorpi umani. I geni
umani furono ampiamente adattati alle preferenze del
codone. Sia il promotore rbcl (ribulosio-1,5-
bifosfato carbossilasi del cloroplasto) sia il
promotore atpA (alpha-subunità del cloroplasto ATP
sintasi del cloroplasto) furono usati per azionare
il gene dell’anticorpo, seguito dal terminatore
della trascrizione del rbcl. Una subunità ribosomale
16S con resistenza all’antibiotico accompagnava la
trasformazione del gene umano.
Usando questo sistema,
fu prodotto l’anticorpo con IgA diretto contro il
virus dell’Herpes simplex, come pure la produzione
di catene singole di anticorpi contro altri virus
dell’Herpes. Le numerose alterazioni dei codoni per
ottimizzare la produzione di proteine ricombinanti
nell’alga sono state già note. L’ottimizzazione del
codice non ha bisogno di cambiare la sequenza degli
aminoacidi della proteina prodotta dal gene
ricombinante, ma la petizione di Mera
Pharmaceuticals non conteneva prove che la proteina
prodotta dal gene umano sintetico era identica a
quella del gene umano originale, né informava sul
fatto che in realtà i transgeni erano sintetici ed
erano approssimazioni dei geni umani.
Benché non dichiarato, tutte le razze GM contenevano
anche il gene marcatore per la resistenza alla
canamicina, necessario per individuare e selezionare
le cellule d’alga trasformate. Rischi dell’alga GM
La pretesa che il rischio del contatto con i
prodotti ricombinanti era trascurabile anche nei
casi peggiori è senza fondamento, in quanto non ci
furono esperimenti che potevano dimostrare
l’esistenza di un rischio trascurabile.
Come già evidenziato,
produrre farmaci in cloroplasti comporta rischi
specifici dovuti alla produzione di grandi quantità
di proteine transgeniche ed al trasferimento genico
orizzontale a batteri, come conseguenza delle
omologie tra i genomi dei cloroplasti e quelli dei
batteri. Grandi quantità di proteine transgeniche
sono prodotte da copie multiple dei transgeni
presenti, nel caso di Chlamydomonas, in numero
variabile da circa 50 a 100 per cellula. Le razze
2-6 (vedi scheda) producono anticorpi che si legano
a proteine immunologicamente attive, che se avviene
ripetutamente può condurre ad episodi di anafilassi
(reazione allergica che minaccia severamente la 17
vita). La razza 7 produce interleuchine, potenti
regolatori di funzioni immunologicamente attive in
piccolissime quantità. L’esposizione dei polmoni
all’interleuchina 13, per esempio, causa
infiammazione, ipersecrezione di muco., anormalità
fisiologiche associate ad asma, mentre
l’interleuchina 10 è un potente soppressore
immunologico. La razza 8 produce fattori
neurotrofici non specifici stimolanti la crescita
dei tessuti nervosi, molecole attive potenti a
concentrazioni molto piccole, i cui effetti,
specialmente ad alte concentrazioni, sono
completamente sconosciuti. Un altro rischio dei
prodotti di questi geni è che, in tutti i casi, non
sono uguali alle proteine umane, a causa dei
cambiamenti relativi alla costruzione sintetica
delle copie dei geni e della impossibilità di
un’elaborazione post-traduzionale.
Questi prodotti, quindi,
immunologicamente parlando, possono essere visti
come “estranei” dal sistema immunitario umano, dando
luogo a pericolose complicazioni. Il trasferimento
genico orizzontale di transgeni di Chlamydomonas GM
è probabile che si verifichi in tutti gli ambienti,
particolarmente nel suolo, dove Chlamydomonas si
trova normalmente, ma anche nell’ambiente marino e
nel tratto gastrointestinale di tutti gli animali.
Il trasferimento orizzontale di transgeni può
verificarsi sia dalla liberazione accidentale della
stessa Chlamydomonas reinhardtii GM, sia dalla
liberazione intenzionale di grandi quantità di DNA
transgenico attraverso i rifiuti, che molto
probabilmente vengono scaricati dai grossi impianti
nell’ambiente.
Come già detto, il
trasferimento orizzontale e la ricombinazione di
transgeni potrebbe creare nuovi batteri e virus che
causano malattie e diffondono tra i patogeni la
resistenza agli antibiotici contenuta nei marcatori
genetici che vengono aggiunti per identificare e
selezionare le cellule GM. 11. Catastrofe di
esperimenti clinici e problemi di sicurezza in
esperimenti segreti su colture farmaceutiche Un
anticorpo monoclonale in un esperimento clinico fece
ammalare violentemente tutti e sei i volontari sani,
sottoposti agli esperimenti.
Tuttavia le colture
transgeniche con farmaci simili si stanno
sperimentando in località segrete, dove il pubblico
è esposto, senza saperlo e senza aver dato il suo
consenso (Joe Cummins e Mae-Wan Ho, 2006) Reazioni
verso la natura mortale degli anticorpi monoclonali
(MAB) L’esperimento londinese, che ha attentato alla
vita di sei volontari sani, ha sollevato domande
inquietanti sulla scienza e sull’etica, in tutte le
fasi della ricerca sui farmaci. Il farmaco, in
codice TGN1412, è un antibiotico monoclonale (MAB)
umanizzato, geneticamente ingegnerizzato per
trattare la leucemia e malattie autoimmuni, tali
come la sclerosi multipla e le artriti reumatoidi.
Centinaia di MAB sono in fase di sviluppo, di cui 18
sono stati già approvati dalla FDA degli USA, con
un’etichetta attaccata su ognuno di loro: “anticorpo
monoclonale approvato dalla FDA”.
Queste reazioni violente
di tutti e sei i volontari sani ai quali è stato
iniettato il TGN1412 serve come pittoresca
dimostrazione su quanto tali farmaci possono essere
mortali. Dopo lo shock di questo episodio, i
bioetici ed altri hanno richiesto regole più severe
e protocolli più cauti sugli esperimenti dei farmaci
sull’uomo.
Comunque, nessuno ha
lanciato l’allarme
sulla possibilità specifica
che il pubblico
può essere esposto, senza essere informato e
senza il suo consenso,
alle colture GM per produrre tali farmaci.
Colture farmaceutiche segrete
con anticorpi monoclonali (MAB) Attualmente, i MAB
approvati sono stati preparati principalmente da
colture di cellule. Il costo per i pazienti dovrebbe
essere almeno di $ 20.000 o $ 50.000 all’anno; il
farmaco Erbitux per il cancro del colon costa $
17.000 per mese. Pertanto, solo i ricchi potrebbero
beneficiarne da tali farmaci, se tutto va bene.
La soluzione di produrre
farmaci transgenici in animali domestici e piante
alimentari promette di ridurre drasticamente il
costo dei MAB. Di conseguenza, si stanno usando le
piante per cogliere questo obiettivo, ma senza porre
alcuna attenzione sulla sicurezza generale del
pubblico. 18 Topi di laboratorio sono stati già
modificati per produrre anticorpi umani e si stanno
facendo sforzi per creare animali d’allevamento
capaci di produrre anticorpi umani. Anticorpi
monoclonali umani sono stati prodotti a livelli
relativamente alti in uova di pollo. MAB umanizzati
sono stati prodotti usando il lievito Pichia
pastoris, “glycoengineered” per esprimere modelli
umani di glicosilazione (catene di carboidrati
legate a proteine) per evitare problemi immunologici
che sorgono da glicosilazione non-umana. La
produzione in pianta di anticorpi ricombinanti è
stata ampiamente discussa. Una rassegna pubblicata
nel 2003 riportò che erano stati ottenuti in pianta
sei anticorpi per terapia umana.
La medicina, Avicidin,
sviluppata da NeoRx e Monsanto, aveva qualche
effetto contro il cancro del colon, ma provocava
diarrea e quindi fu ritirata dal commercio. Un
anticorpo che CaroRx produsse in pianta di tabacco è
propagandato per ridurre il decadimento dei denti,
impedendo ai batteri di Streptococcus mutans di
aderire ai denti. Un MAB per l’antigene del cancro
del colon, CEA (Carcinoembryonic antigen), è stato
prodotto in tabacco, pisello, riso e grano. Un MAB
umanizzato che riconosce il virus Herpes simplex 2
fu prodotto in soia. Piante di tabacco furono
trasformate con un vettore virale per produrre
anticorpi per il lymphoma non-Hodgkin. Infine, in
tabacco è stato prodotto un MAB per gonadotropina
corionica umana, da usare per la contraccezione,
indicatore di gravidanza e terapia di tumori. Piante
sono state trasformate anche per produrre anticorpi
per la profilassi contro la rabbia ed altre
malattie. Abbiamo richiamato l’attenzione sui rischi
della produzione di vaccini
geneticamente modificati
e di anticorpi terapeutici.
La minaccia principale è
l’inquinamento genetico di piante alimentari, il cui
cibo risulta tossico. Anticorpi umanizzati
strutturati per attaccare il virus dell’Herpes o per
regolare il sistema immune umano sarebbero prodotti
da razze transgeniche dell’alga verde Chlamydomonas
nei grandi tubi di plastica vicini ad una spiaggia
nelle Hawaii. Chlamydomonas è un comune microbo del
suolo, per cui la natura e l’ubicazione degli
impianti per la produzione di anticorpi
rischierebbero di diffondere le razze transgeniche e
quindi i geni umani nell’ambiente entrando nel
genoma dei microbi del suolo. la produzione di
farmaci molecolari in piante transgeniche si sta
trasformando in una nuova battaglia globale della
società civile contro le colture transgeniche.
Troppi e molti governi dei Paesi industrializzati
sembrano essere preparati per permettere alle
società del biotech di contaminare il nostro cibo
con farmaci pericolosi e non prescritti o
obbligatori.
La produzione di
anticorpi monoclonali (MAB) in piante è ritenuta
informazione riservata Ci sono stati almeno 29 campi
sperimentali di colture transgeniche, ma i geni
coinvolti sono stati ritenuti informazioni di affari
riservati (CBI: Confidencial Business Information).
Le colture geneticamente modificate comprendono il
granturco e la soia. Le
compagnie che controllano i
raccolti transgenici sono, tra gli altri,
ProdiGene,
Monsanto e
Agracetus.
I campi sperimentali
erano in Hawaii, Nebraska, Wisconsin, Iowa,
Minnesota dell’Indiana, Portorico, Texas ed altri
Stati. Altre colture e MAB possono essere stati
sperimentati, ma sempre siglati CBI, per cui le
attuali ubicazioni di tali prove non sono conosciute
e nessun sforzo è stato fatto per notificare
l’esistenza di detti campi alla gente che vive
vicino e che è direttamente esposta a tali farmaci.
La gente può essere esposta agli anticorpi
monoclonali (MAB) delle colture transgeniche
attraverso il polline, frammenti di polvere di
foglie, gambi e fiori e le acque superficiali e
profonde inquinate.
Una volta che i geni di
MAB sono sfuggiti e sono riusciti a fertilizzare le
colture vicine, essi persisteranno nelle altre
colture contaminate, ubbidendo al semplice
equilibrio di Hardy–Weinberg ben conosciuto dalla
genetica delle popolazioni! Non c’è bisogno di usare
piante in pieno campo aperto per produrre questi
farmaci, poiché potrebbero essere prodotti
facilmente in culture di cellule in condizioni
pienamente controllate.
Le prove in campi
segreti non dovevano essere permesse, poiché esse
hanno esposto la gente, senza essere stata informata
e senza il suo consenso, a farmaci che potrebbero
diventare una minaccia alla vita, come ha
chiaramente dimostrato l’esperimento londinese. 19
L’ubicazione e la natura degli esperimenti in pieno
campo, attuali e precedenti, dovrebbero essere resi
pubblici ora, prima che facciano altri danni, mentre
tutte le prove in pieno campo dovrebbero essere
proibite. 12.
Conclusioni: Le colture farmaceutiche
non devono in alcun modo
essere coltivate all’aperto, in quanto la
contaminazione di altre
colture alimentari è
inevitabile.
La coesistenza è impossibile e quindi la
coltivazione e commercializzazione di colture
farmaceutiche in campi aperti dovrebbe essere
vietata.
Oltre alla contaminazione vi sono molti altri
rischi e pericoli, tra cui: – il cibo transgenico
con il farmaco può finire
sul tavolo di chi non ne ha di bisogno; –
il cibo con il farmaco non è sicuro perché contiene
anche geni per la resistenza agli antibiotici, geni
che possono essere trasferiti alla
flora intestinale
e mutarli in batteri patogeni; i geni per la produzione
del farmaco sono approssimazioni dei geni originali;
il polline ed i residui delle colture farmaceutiche
(sotto forma di polvere) possono inquinare l’aria il
suolo e le acque e quindi raggiungere le vie
respiratorie e l’intestino.
Pertanto la produzione
di farmaci in piante dovrebbe avvenire in ambienti
molto controllati, come avviene con le colture di
tessuto. Poiché è stato ampiamente dimostrato che
non ci possiamo fidare delle istituzioni preposte a
vigilare sulla nostra salute e degli animali,
dobbiamo auspicarci che gli scienziati indipendenti,
sostenuti dal vasto pubblico, continuino a stimolare
i governi a tenere sempre alta la guardia sulla
vigilanza e controllo delle
multinazionali che
premono per produrre farmaci in piante ed in pieno
campo.
In ogni caso, le
colture farmaceutiche prima di essere
sperimentate dovrebbero ricevere l’approvazione
del pubblico oltre che dalle istituzioni.
Bibliografia citata
- Cummins Joe, 2002. Poison pharm crops near you.
ISIS Report of 7/03/2002.
- Ho Mae-Wan e Cummins Joe, 2002. “Pharmageddon” /
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transgenic crops. ISIS Report of 31/01/2003.
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Pharm crops for vaccines and therapeutic antibodies.
SIS, n. 24: 21-23. - - Cummins Joe, 2004. Pharm crop
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- Cummins Joe and Ho Mae-Wan, 2004. Ban plant-based
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- Ho Mae-Wan, 205. Molecular pharming – the new
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19/07/2005. SIS, n. 27: 4-5. Cummins Joe and Ho
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alga. ISIS Press Release 22/07/2005. SIS, n. 27:
6-7.
- Cummins Joe and Ho Mae-Wan, 2006. Drug
trial catastrophe & Safety of Secretly tested pharm
crops. SIS, n. 30: 50
- Pietro Perrino Prof. Dirigente di Ricerca del CNR
Istituto di Genetica Vegetale (1) Lavoro presentato
al 4° Convegno sul tema:
“Il Riso: Alimento Fondamentale per la Salute
Umana”, svoltosi al Centro Ricerche sul Riso – Ente
Nazioale Risi, Castello di Agogna (PV), l’11 marzo
2007, e pubblicato sugli Atti del Convegno a cura di
Mario Pianesi, Presidente dell’Associazione
Internazionale “Un Punto Macrobiotico”.
Tratto da: Radiobase.net
Continua in:
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Pag. 17 -
Pag. 18 -
Pag.19 -
Pag. 20 -
Pag. 21
vedi
anche:
Dati ISTAT sui Vaccini +
Statistiche Istat
sui vaccini +
Malattie e Vaccini
+
Interrogazione Parlamentare