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"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


NON VEDO, NON SENTO, NON DENUNCIO

(Le segnalazioni che arrivano al ministero sono pochissime.
E quasi sempre, restano inascoltate)
di Francesca Folda e Maurizio Tortorella - da Panorama 30/08/2001
 

OLTRE LO SCANDALO, PERCHE' IN ITALIA NESSUNO CONTROLLA
Il 5 per cento dei ricoverati in pronto soccorso è vittima dei farmaci 

Lo chiamano Adr: Adverse drug reaction, reazioni avverse al farmaco. Sono le segnalazioni di un effetto collaterale nocivo, provocato da una medicina. Farmacologi, medici e statistici ministeriali dovrebbero considerarle e trattarle come perle. Perché ogni segnalazione di Adr potrebbe essere fondamentale per evitare nuovi errori, sospendere tempestivamente la distribuzione di una medicina sbagliata, salvare vite. 
Invece le Adr, in Italia, sono Avvisi da rottamare o, nella migliore delle ipotesi, Attese di risposta: perché i pochi che segnalano eventi imprevisti nell’assunzione di un farmaco sanno in partenza che il loro lavoro è praticamente inutile. Nessuno risponde.
Sono state 4.700 l’anno scorso le segnalazioni di Adr in Italia: 82 schede per milione di abitanti, compilate da medici di base e farmacisti. Un valore irrisorio, se paragonato a quello dei paesi europei. Di quelle schede, però, oltre 30 hanno riguardato il Lipobay, il preparato anticolesterolo finito sotto accusa nel mondo per una cinquantina di morti sospette. 
La maggior parte di queste segnalazioni veniva dal veneto, una delle tre regioni che, con Lombardia ed Emilia Romagna, si sono dotate di un Osservatorio di farmacovigilanza
Risposte: nessuna:
Solo l’8 agosto il ministero della Salute ne ha decretato li ritiro dal commercio. 
"A livello centrale manca un’analisi dei dati" dice Roberto Leone, del Servizio farmacologia medica di Verona ed esperto della Commissione unica del farmaco. Il ritardo italiano è enorme: "Solo il Veneto è attrezzato per comunicare all’Organizzazione mondiale della sanità i casi di Adr" aggiunge Leone. "Il ministero non ha nemmeno il database informatico".
Il sistema funziona così: un nuovo farmaco viene studiato, sperimentato per anni, quindi presentato alle istituzioni, nazionali o sovranazionali, per le autorizzazioni alla messa in commercio. "In genere fino a quel momento, i test hanno riguardato al massimo alcune migliaia di persone" spiega Michele Carruba, farmacologo milanese. 
Pochi lo sanno, ma inizia allora la vera sperimentazione su larga scala della nuova medicina: in Italia a regolare la materia sono due leggi, una del 1987 e una del 1997, che impongono a medici e farmacisti la segnalazione di ogni Adr alle istituzioni sanitarie, pena gravi sanzioni penali. In teoria, dovrebbero essere tempestivamente comunicate tutte le reazioni anomale alla somministrazione di una medicina, anche quelle più lievi. Invece le schede spedite al ministero sono poche, spesso mal compilate e soprattutto inutilizzate.
Lo stesso ministro della Salute, Girolamo Sirchia, sostiene che "i medici devono essere più preparati per capire come somministrare il farmaco e come fare le segnalazioni". Dice a Panorama Vittorio Silano, direttore del dipartimento Tutela salute e sanità pubblica del ministero: "La procedura delle segnalazioni è stata semplificata, ma la strada è ancora lunga". Non si tratta solo di evitare eruzioni cutanee o mal di testa: negli Stati Uniti si calcola che in un anno siano 76 mila i decessi causati da farmaci: la sesta fra le cause di morte. 
E in Italia ? Nessuno, al ministero, ha la più pallida idea di quanti siano i ricoveri causati da uso o abuso di medicinali. L’unico studio in materia è iniziato due anni fa ed è in corso d’opera.
Si chiama Psade (Pronto soccorso e adverse drug event), lo conduce la Società italiana di farmacologia (Sif), con il sito www.farmacovigilanza.org diretto da Achille Caputi, fino a giugno presidente della Sif, e con l’Istituto superiore di sanità. Panorama è in grado di rivelare che in 22 pronti soccorsi italiani sono stati monitorati finora 16.430 pazienti e il risultato è impressionante: il 5,2 per cento delle cause di ricovero sono proprio le medicine che avevano preso per curarsi.

UNA MANCIATA DI SEGNALAZIONI
Le denunce di "reazioni avverse ai farmaci" nel 2000. L'Italia è agli ultimi posti della graduatoria europea, nonostante che nel 1997 una legge abbia imposto a medici e farmacisti di inviare al ministero una relazione per ogni sospetto di effetto collaterale, prevedendo multe pesanti e perfino la reclusione per gli inadempienti.

Caputi sottolinea che tra il 1972 e il 1994 sono stati 583 i farmaci ritirati dal commercio per motivi di sicurezza. 
Nessun ritiro è però mai partito spontaneamente da
ll’Italia, che ogni volta si è accodata alle decisioni dì istituzioni sanitarie di altri paesi. Manca, insomma, una vera politica nazionale della sicurezza farmacologica. Anche Stefano Inglese, responsabile del Tribunale per i diritti del malato, sottolinea che il sistema non funziona: "In marzo avevamo chiesto al ministero se c’era una ricerca sulle medicine ritirate dal mercato. Quel dato non lo abbiamo mai avuto". 
Il confronto IntemazionaIe è lmpietoso:
 Caputl ricorda che in Gran Bretagna esistono quattro centri di farmacovigilanza, ognuno con decine di persone con computer, capaci dì rispondere a ogni segnalazione di Adr in due giorni. In Francia sono 31 i centri, tutti in ospedale, con batterie di esperti pronti a reagire tempestivamente. 
"Non parliamo degli Stati Uniti" aggiunge "dove ogni medico si collega alla banca dati Medwatch via Internet, segnala i suoi Adr e Qttiene risposte in tempo reale".
In Italia, teoricamente, i centri di farmacovigilanza sono 600, uno per ogni Asl e per ogni ospedale.
Ma il personale è scarso, non specializzato. E solamente in ottobre, secondo quanto promettono al ministero, dovrebbe essere pronta la rete telematica che li collegherà a Roma. Poi, comunque, resterà il
problema dei medici, i veri terminali nervosi della farmacovigilanza. "Se davvero vogliono incentivare le segnalazioni di reazioni avverse" denuncia Mario Falconi, segretario nazionale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), "al ministero dovrebbero consentirci di inviarle via e­mail, o distribuire ai medici modelli prestampati e buste preaffrancate".
Certo, la latitanza sul fronte delle segnalazioni è anche colpa della burocrazia che assedia i medici, della loro paura di denunciare un proprio possibile errore, di mettersi contro le grandi aziende farmaceutiche. Ma forse anche dell’ignavia. 
Tra le migliaia di persone che in questi giorni si sono collegate con il numero verde del ministero della Salute (italiano)  (800.571661) sul Lipobay, sono stati pochissimi i medici di famiglia. E la stessa infoline ha raccolto decine di testimonianze di pazienti cui erano stati prescritti contemporaneamente medicinali a base di cerivastatina e di gemfibrozil, proprio l’accoppiata che, anche nei foglietti illustrativi dei due prodotti, è vietata perché può provocare rabdomiolisi, patologia che causa lesioni muscolari e renali. 
Qualche dubbio sull’adeguata preparazione della classe medica è legittimo. "Per formare un laureato in medicina" sostiene il farmacologo Carruba "occorrono 5 mila ore, ma appena cento riguardano la farmacologia". 
È un fatto, insomma, che a uscire incrinato da questa vicenda è soprattutto il rapporto fiduciario medico-paziente: 
"Le cure dovrebbero essere personalizzate nei dosaggi, prescritte con gradualità e monitorate costantemente» dice Ivan Cavicchi, direttore generale di Farmindustria.
Cavicchi, poi, sostiene che lo scandalo sul caso Lipobay è eccessivo: "Tutto rientra nella percentuale di rischio.
Se si verifica un incidente aereo, nessuno propone di chiudere gli aeroporti
". A volte, però, sarebbe il caso di aumentare i controlli radar, o Adr che siano. 

vedi: Contenuto dei vaccini + Danni dei Vaccini
+  Interrogazione Parlamentare + Dati ISTAT sui Vaccini

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