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Manipolazione Genetica con i
Vaccini
"...E' una cosa saggia
mescolare ció che la natura ha tenuto distinto...? Il peggio
è che non lo sapremo mai.
... Abbiamo il diritto di operare in contrasto con la
saggezza evolutiva di milioni di anni per accontentare
l'ambizione e la curiosità di alcuni scienziati ?....
Questo mondo ci è dato soltanto in prestito. Arriviamo e ce
ne andiamo e dopo di noi lasciamo terra, aria e acqua ad
altri che ci seguono. La mia generazione — o forse quella
che l'ha preceduta — ha intrapreso per prima sotto la guida
delle scienze esatte una distruttiva guerra coloniale contro
la natura. Perciò il futuro ci maledirà..."
By E. Chargaff
vedi:
VACCINAZIONI e MUTAZIONE GENETICHE -
1
+
Mutazioni
Genetiche - 2
+
Cosa e' un Virus ?
+
Mutazioni
genetiche anche sulle
cellule e sui
batteri
autoctoni dai
Vaccini (meccanismo)
+
Vedi anche:
librobianco3.htm
Per “manipolazione genetica” si intende l’alterazione
artificiale del DNA tramite processi conosciuti come
“ingegneria genetica”. In pratica vengono prelevati=spostati
geni da una specie ed inseriti in un’altra in vari modi,
allo scopo di trasferirle le caratteristiche desiderate.
In natura avvengono trasferimenti di geni, ma solo
all’interno di uno stesso individuo (i geni cosiddetti
“ballerini” o trasposoni, infatti si spostano in
continuazione lungo il filamento del
DNA) e non tra
organismi diversi, cosa possibile grazie all’ingegneria
genetica.
Che cosa sono i Geni e dove si trovano ?
Il gene è l'unità ereditaria degli organismi viventi. I geni
sono contenuti nel
genoma di un organismo, che può essere composto di
DNA o di
RNA, e dirigono lo sviluppo fisico e comportamentale
dell'organismo. La maggior parte dei geni codifica
proteine, che sono le
macromolecole maggiormente coinvolte nei processi
biochimici e
metabolici della
cellula.
Molti
geni non codificano proteine, ma producono RNA non
codificante, che può giocare un ruolo fondamentale nella
biosintesi delle proteine e nell'espressione
genica. - Tratto da: da Wikipedia.
I geni si trovano in tutto ciò che è vivo o è vissuto.
Persone, mosche, prosciutto, pomodori e batteri contengono
geni. Una bistecca di 200 grammi ha 750.000 miliardi di
geni.
Un gene è un codice che determina il nostro aspetto e le
nostre caratteristiche. Alcuni geni, ad esempio, determinano
il colore blu o nocciola degli occhi. Ereditiamo metà dei
nostri geni dalla madre, metà dal padre.
Un esperto risponde: “Un gene è un tratto di acido
ribonucleico (o desossiribonucleico) che codifica per una
proteina, cioè per una catena polipeptidica. Ora, fate conto
di scoprire la sequenza di un certo tratto di DNA. bene,
conoscendo il codice genetico, cioè, conoscendo la "chiave
di lettura" e l'interpretazione che il macchinario di
traduzione DNA->proteina (in realtà, spesso, si tratta d più
passaggi: DNA->RNA->PROTEINA) darà a quella sequenza, saremo
in grado di dire se quel certo tratto è o meno un gene od un
"pezzo" di gene se, in base al codice genetico, quel
segmento codifica o meno per una proteina (o per un RNA
ribosomiale o transfer) ”.
Anche i vegetali contengono geni. Il colore dei fiori e
l'altezza della pianta sono determinati dai geni. Così come
avviene per le persone, anche nelle piante le
caratteristiche si trasmetteranno alla prole - le sementi
che genereranno nuove piante.
Cosa e’ una manipolazione
genetica ?
" La genetica è la scienza che
studia i caratteri ereditari. L'ingegneria genetica o
manipolazione genetica è una sua applicazione. Ogni essere
vivente eredita le proprie caratteristiche dalle generazioni
precedenti. Ogni cellula che compone un organismo vivente
contiene alcune strutture microscopiche, chiamate cromosomi,
composte dal DNA (il DNA è la parte della cellula dove sono
codificati i caratteri ereditari) che a sua volta è
costituito dai geni. Ognuno di questi geni codifica una
caratteristica che verrà trasmessa alla generazione
successiva. All'inizio degli anni settanta, i ricercatori
sono stati in grado di manipolare artificialmente il DNA,
grazie alla scoperta degli enzimi di restrizione e delle
ligasi, in grado, come forbici aghi e fili, di tagliare il
filamento di DNA, inserire un gene che codifica per una
determinata caratteristica e ricucire. Sono stati così
creati vegetali e animali transgenici. Questi ultimi vengono
impiegati nella ricerca di base e delle malattie umane, per
la produzione di proteine, per i test di mutagenesi e
cancerogenesi, per scopi agricoli e infine come potenziali
donatori di organi."
"Ogni specie animale differisce
da tutte le altre per l'anatomia, la fisiologia, la
biochimica, la patogenesi e la genetica. Per tutte queste
ragioni ogni specie ha un funzionamento differente da tutte
le altre e, quindi non può essere un valido modello
sperimentale. Nonostante queste evidenze, nel campo della
ricerca, dal secolo scorso, l'impiego di animali è ritenuto
utile da parte della comunità scientifica."
La manipolazione genetica è la
nuova frontiera della follia e della sete di potere
dell'uomo. E' stupefacente quanto poco si siano valutati i
rischi che la creazione di nuovi organismi viventi comporta
per la sopravvivenza del pianeta, di un pianeta che verrà
sconvolto nei suoi ecosistemi e nelle sue biodiversità dalla
diffusione di informazioni genetiche che non hanno subìto il
vaglio della selezione naturale, attraverso la lenta
evoluzione nel corso dei millenni", vengono infatti saltati
i meccanismi di selezione naturale e quindi non sappiamo
quali potrebbero essere le conseguenze. Tratto da:
progettogaia.it
Ingegneria genetica
Nelle forme tradizionali di incrocio, le diverse variea’
vegetali e le razze animali vengono ottenute mediante un
processo di selezione che utilizza l'enorme diversita’ di
caratteristiche genetiche prodotta dai meccanismi di
evoluzione naturale in miliardi di anni e rappresentata
dalla varieta’ di specie, animali e vegetali, presenti sul
pianeta.
In natura, gli incroci tra
organismi avvengono entro i limiti della specie: ad esempio,
una rosa rossa puo’ incrociarsi con una rosa gialla, ma una
rosa non potra’ mai incrociarsi con un ratto. Quando specie
affini ma diverse riescono ad incrociarsi, di solito la
prole e’ sterile. Ad esempio, un cavallo puo’ accoppiarsi
con un asino ma l'organismo prodotto, il mulo, 3’ sterile.
Queste barriere sono essenziali per l'integrita’ delle
specie. L'ingegneria genetica, a differenza dei sistemi
tradizionali di incrocio, prevede invece l'inserimento dei
geni appartenenti ad una specie nel corredo genetico di
un'altra, allo scopo di trasferire le caratteristiche
desiderate. Per esempio, si puo’ selezionare il gene di un
pesce artico che produce una sostanza anticongelante e
trasferirlo in un pomodoro o in una fragola per renderli
resistenti al congelamento. Oggi, gli scienziati possono
introdurre nelle piante geni presi da batteri, virus,
insetti, animali e persino esseri umani.
Ci sono numerose tecniche a
disposizione dell'ingegneria genetica. Certe proteine, gli
enzimi "di restrizione", funzionano come forbici e sono
usate per tagliare pezzi di DNA in punti specifici e,
dunque, per selezionare i geni prescelti. Questi geni sono
poi di solito inseriti in molecole circolari di DNA, i
plasmidi, che si trovano nei batteri. Questi si riproducono
rapidamente, moltiplicando anche il numero dei plasmidi
ospiti ed in poco tempo si possono avere migliaia di copie
identiche (cloni) del "nuovo" gene, cioe’ del gene che si
vuole trasferire. –
Il gene marcatore e’ spesso un
gene che fornisce resistenza agli antibiotici, che sono
sostanze che uccidono le cellule. Per sapere se il
trasferimento ha effettivamente avuto luogo le cellule in
cui si spera sia stato inserito il nuovo gene vengono
esposte all'azione dell'antibiotico: le cellule che
sopravvivono, grazie alla presenza del gene marcatore,
dovrebbero contenere anche il nuovo gene; da queste cellule,
forse, verra’ il "nuovo" organismo transgenico.
Sappiamo poco di come sia
regolata l'attivita’ dei geni. Ogni modifica del DNA di un
organismo potrebbe per quel che ne sappiamo avere effetti a
catena, impossibili da prevedere e da controllare.
L'inserimento di un gene
estraneo puo’ distruggere il delicato equilibrio che regola
l'interazione tra i geni, e tra i geni ed i fattori esterni.
Il nuovo gene potrebbe, ad esempio, alterare reazioni
chimiche che avvengono nella cellula o disturbare le
funzioni cellulari. Cio’ potrebbe produrre conseguenze
impreviste come la creazione di nuove tossine o allergeni
(molecole che provocano allergie) o cambiare il valore
nutritivo dell'organismo in questione .
Bisogna anche considerare che
per far funzionare il nuovo gene nella cellula ospite, si
inserisce nelle sue vicinanze un "interruttore" (promoter),
cioe’ un pezzo di DNA preso da un virus o da un batterio,
che attiva il gene che gli sta vicino. Questi "promoter",
che spesso forzano i geni ad essere produttivi da 10 a 1000
volte piu’ del normale, possono influenzare altri geni
vicini, ad esempio attivandoli o alterandone l'attivita’ .
Il "promoter" potrebbe, ad esempio, stimolare una pianta a
produrre livelli superiori alla norma di una sostanza che a
basse concentrazioni e’ innocua ma che diventa pericolosa se
presente in maggior quantita’. E' cio’ che e’ stato
osservato in un lievito (un microorganismo) che era stato
geneticamente manipolato per aumentarne le capacita’ di
fermentazione: e’ stata riscontrata la produzione di una
molecola chiamata metil-glioxal, a concentrazioni tali da
avere effetti tossici e cancerogeni .
Tratto da:
http://isole.ecn.org
Cosa e’ un
virus ? e’ un
pezzetto di DNA con tanti geni
Un virus è una proteina tossica
rivestita da una capsula proteica (Lipidica) detta capside
costituita da tante unità elementari dette capsomeri che si
dispongono secondo un particolare ordine geometrico che
permette di riconoscere un virus da un altro. Un virus è
costituito da antirecettori ossia delle molecole presenti
sulla superificie della capside virale che riconoscono i
recettori presenti sulla superficie della cellula. Gli
antirecettori e i ricettori sono due molecole che si
riconoscono e si possono legare insieme.
I virus sono tutti parassiti endocellulari obbligati.
All'esterno delle cellule ospiti sono costituiti da un
virione, formato da una capsula proteica (detta
capside) contenente
acido nucleico (DNA).
I virus degli
Eucarioti possono possedere anche una membrana che
avvolge il capside.
Il DNA è un lungo
polimero costituito da unità ripetute di
nucleotidi. La catena del DNA è larga tra i 22 ed i 26 Ångström
(da 2.2 a 2.6 nanometri)
ed ogni unità nucleotidica è lunga 3.3 Ångstrom (0.33 nanometri).
Sebbene ogni unità occupi uno spazio decisamente ridotto, la
lunghezza dei polimeri di DNA può essere sorprendentemente
elevata, dal momento che ogni filamento può contenere
diversi milioni di nucleotidi. Ad esempio, il più grande
cromosoma umano (il
cromosoma 1) contiene quasi 250 milioni di
paia di basi.
COS’E’ un VACCINO ?
Un vaccino è un preparato derivante da una sospensione di
batteri o di
virus (modificati geneticamente) oppure da tossine da
essi ricavate, che dovrebbero indurre nel vaccinato una
produzione artificiale di anticorpi.
Si distinguono vaccini monovalenti (preparati con un solo
ceppo batterico o con un solo tipo di virus),
polivalenti (preparati con più ceppi della stessa
specie) e misti (che contengono germi o tossine di una
pluralità di malattie).
I primi due tipi sono impiegati per prevenire un’unica
malattia infettiva, il terzo per prevenire una pluralità di
malattie.
Sono in commercio vaccini ‘antitossici’ (costituiti da
batteri, come quello per il tifo, la tubercolina, per la
pertosse, quello gonococcico) e quelli costituiti da virus,
come quello per la polio, rabbia, vaiolo, influenza,
ecc...).
Buona parte dei vaccini è fabbricata coltivando le sostanze
tossiche, batteriche o virali sul corpo dell’animale o su
particolari organi dell’animale (reni e cervello di scimmia,
ventre di pecora, cervello e midollo spinale di coniglio e
di cane, ecc.); altri vaccini vengono coltivati su prodotti
animali (uova di pollo o di anatra), altri su tessuti e
cellule umane, altri infine sono ottenuti con la
manipolazione genetica.
Nessun tipo di fabbricazione può
garantire l’innocuità del vaccino in quanto le
sostanze
tossiche, batteriche o virali che
esso contiene possono
avere effetti imprevedibili nel corpo del vaccinato.
Sotto questo profilo non è la qualità del vaccino che è
messa in causa - e neppure il tipo di fabbricazione - ma il
principio stesso della vaccinazione, da molti definito
utopistico.
La presenza dei virus estranei ndi vaccini coltivati
colture di cellule cancerogene e/o su colture di cellule di
parti-organi di animali aumenta notevolmente
i rischi.
Come più volte è stato dimostrato, il vaccino può
contenere - oltre agli agenti patogeni della malattia da cui
si vuole "immunizzare" - anche altri
agenti patogeni, i cui
effetti indesiderati presto o tardi si manifestano in modo
dannoso.
Gli animali sono infatti portatori di virus latenti
(cioè di virus che vivono allo stato di latenza, durante il
quale non con-scatenano malattie) tipici della loro specie:
inoffensivi per l’animale sano che vive nel proprio ambiente
naturale (in quanto originari e congeniti, facenti parte del
suo patrimonio genetico) ma in grado di passare dallo stato
di latenza a quello di virulenza se introdotti in altre
specie (esempio uomani e/o altri animali: bovini, ovini,
volatili, equini, ecc..
Questa prerogativa risulta del tutto evidente se si pensa
che il virus introdotto nell’uomo con il vaccino si trova in
un ambiente del tutto nuovo, su un altro ‘"Terreno".
vedi anche
Vari terreni
La vaccinazione NON è una misura terapeutica preventiva, ma
profilattica: sono individui sani che vengono vaccinati con
lo scopo di cautelarsi da un’eventuale, futura malattia che
peraltro nessuno sa se potrà o meno manifestarsi.
By Milly Schar Manzoli, Il bambino, Meb, pagg. 18-21
Video su: I BAMBINI
NON
VACCINATI, SONO molto PIU' SANI
di quelli VACCINATI !
Nel 1992 I.A.S. ha condotto un sondaggio
sulla salute e la vaccinazione dei
bambini della Nuova Zelanda ed ha
trovato solide prove scientifiche che I
BAMBINI NON VACCINATI sono PIU' SANI dei
loro coetanei vaccinati !
Eccovi qui descritto il
meccanismo
delle malfunzioni
cellulari e delle relative
mutazioni genetiche
mitocondriali con i
vaccini:
vedi anche:
Contenuto dei Vaccini
+
Meccanismo dei danni delle
sostanze tossico-nocive dei Vaccini
Pero' quello che non si dice da parte degli enti a
"tutela della salute"
CDC,
FDA,
EMA,
AIFA,
ISS,
Ministero della
"salute"....e
medici
vaccinatori, e' che ad esempio, il mercurio organico, anche quello
dei vaccini (thiomersal), una
volta introdotto nei
liquidi corporei
degli esseri viventi, che sono simili all'acqua di mare,
cioe' salati, sono i liquidi intra ed extra cellulari,
cioe' quelli della
matrice, il
Terreno fisiologico degli esseri viventi, il mercurio
organico si trasforma in elemento MOLTO
tossico (MMHg), per un
processo chimico che si verifica nell'acqua salata e persino
nel mare, come e' stato dimostrato da una ricerca condotta
in Canada all'Universita'
di Alberta e pubblicata sulla rivista
Nature Geoscience
sul mercurio organico introdotto nell'acqua di mare.
Il processo di trasformazione e' la
metilazione, vedi (M), che lo trasforma per mezzo di certi
enzimi
e/o batteri, in un potente veleno tossico-nocivo; questa
sostanza ha anche la proprieta' di accumularsi negli esseri
viventi, di conseguenza la sua presenza viene ad essere
sempre piu' concentrata ed i suoi effetti tossici sempre
piu' amplificati e quindi sempre piu' nocivi per i
soggetti,
vaccinati e/o che si
nutrono di cibi contenenti mercurio anche organico.
(M): In biochimica, i
gruppi metilici rappresentano dei radicali
deputati alla trasmissione di alcuni tra i segnali
intracellulari più delicati. La S-adenosil-metionina (SAM),
un metabolita intermedio derivato dalla
metionina e dall'ATP,
tramite enzimi
specifici può cedere il suo gruppo metilico sia a proteine
che ad acidi nucleici, soprattutto il
DNA.
La metilazione del DNA
e degli
istoni, rappresenta infatti un evento biochimico legato
sia alla
proliferazione che al differenziamento cellulare.
Tramite le protein-metiltrasferasi (PRMTs), la metilazione
dei substrati proteici ne garantisce delle funzioni
catalitiche o di stabilita' particolari; oppure la
migrazione di proteine verso compartimenti cellulari
specifici.
Nel caso del DNA,
gli enzimi DNA-C-metiltrasferasi (DNMTs), cedono il radicale
metile dalla SAM ad un residuo di
citosina sul
carbonio 5 dell'anello. Tratto da wikipedia.org
Ecco spiegato il meccanismo delle
mutazione genetiche
sui mitocondri e le malfunzioni
cellulari,
con i
vaccini !
IMPORTANTE:
PROPOSTA di LEGGE per STUDIO negli USA sullo STATO di
SALUTE FRA BAMBINI VACCINATI e NON VACCINATI (di nessun
vaccino)
Il DISEGNO di LEGGE n° 3069 a FIRMA della DEPUTATA MALONEY
NON E' STATO APPROVATO per cui E' RIMASTO sulla
CARTA.... e NEPPURE DISCUSSO dal CONGRESSO....a
dimostrazione che NON si vuole fare vere ricerche sui gravi
DANNI dei VACCINI......Big
Pharma ringrazia...
"Noi
medici siamo plagiati, fin dall'inizio, dagli insegnamenti
universitari
che ci vengono propinati da un manipolo di "professori"
che
hanno il solo interesse di lasciarci nell'ignoranza sulla
vera origine delle malattie.
Alcuni di noi, alla fine, raggiungono la consapevolezza e
mettono in moto delle grosse energie che provocano reazioni
positive nel Tutto."
By Dott.
Giuseppe De Pace
(medico
ortopedico ospedaliero)
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
I nuovi
Vaccini sono prodotti anche con l’ingegneria
genetica.
Comunque TUTTI i
vaccini una volta introdotti nei corpi
viventi, oltre a creare
immunodepressione (tipo
AIDS)
siccome sono preprarati (quasi tutti i tipi di
vaccini) da
parti di DNA animale, possono molto facilmente modificare il
DNA originale del vaccinato ed attivare mutazioni genetiche
trasmissibile alla prole !
Contenuto dei vaccini =
Alcune sostanze oltre a virus, batteri, spore…(a seconda
del tipo di vaccini)
Aluminium - Calf serum - Fetal bovine serum - Formaldehyde -
Hydrolyzed gelatin - Lactose - Monosodium glutamate (MSG) -
Neomycin - Phenol - Streptomycin - Sucrose - Thimerosal
(49.9% Mercury, in fase di eliminazione) - Yeast - MRC-5
cells: DNA and protein (aborted fetal tissue cells) e cioe’:
antibiotici, metalli tossici, eccipienti, contaminanti
(virus nascosti), formalina, micoplasmi.
VACCINI e VACCINAZIONI
A - Vaccinazioni di massa: con i
vaccini,
aumentano i casi di:
meningite,
distrofia,
leucemia,
sids (morte in culla),
malattie gastroenteriche,
influenza,
danni neurologici,
autismo, down,
epilessie,
asma,
allergie, morti...ecc.
b - Immunodepressione da vaccini: a seconda dell'individuo
media o grave; la mazzata finale: un solo vaccino per sei
malattie, ed iniziano a presentarsi i problemi identici agli
altri vaccini.
c - Vaccini al mercurio:
fanno male, ma verranno impiegati
in Italia fino al 2008
d - Questi i principali
vaccini:
influenza,
tetano,
difterite e
pertosse,
poliomielite,
epatite B,
morbillo,
rosolia e
orecchioni, ecc. di cui solo quattro obbligatori
(Difterite, Tetano, Polio, EpatiteB), gli altri sono
facoltativi.
Che facciano bene, è tutto da
dimostrare. Che facciano male, invece, in molti casi è
certo:
a - Espongono l'organismo a un rischio enorme. La
vaccinazione, immettendo il
virus direttamente nel sangue
(senza che siano state attivate le difese locali e
fagocitarie), non fa altro che realizzare proprio ciò che il
corpo si sforza di evitare: offre al virus accesso libero ed
indisturbato ai sistemi (neurologico, endocrino, ecc) più
delicati e vulnerabili dell'organismo.
b - Fanno
crollare le difese immunitarie (NdR e creano
Mutazioni Genetiche) "Un vaccino diminuisce l'immunità
mediata da linfociti del 50%, due vaccini insieme del 70% -
e ormai sono una norma 3 vaccini nella stessa iniezione",
anzi oggi si è già passati addirittura a sei (6 =
Esavalente).
c - Sono tossici. I vaccini sono altamente tossici per
l'organismo, contengono anche sostanze tossiche: primi fra
tutti,
mercurio,
alluminio,
formaldeide,
contaminanti, potenti
antibiotici, ecc.
E se dietro a tutto questo non ci fosse altro che l'ennesimo
raggiro delle
multinazionali farmaceutiche….per creare il mercato dei
malati ?
Cosa producono i
Vaccini ? = sopra tutto
DANNI alle
Cellule, alla
Flora
batterica autoctona ed agli
Enzimi, oltre
all’introduzione di sostanze
altamente TOSSICHE, quindi i vaccini sono
immunosoppressori !
Ricordiamo che con i vaccini si altera la flora batterica
intestinale, e quindi l'equilibrio biologico di
autocontrollo fra batteri e funghi viene modificato a
sfavore dei batteri (anche per gli antibiotici contenuti nei
vaccini) ed a favore dei funghi favorendo in primis la
proliferazione della
Candida Albicans la quale produce immediatamente le
"candidosi"
di cui ammalati senza saperlo miliardi di persone, infatti
si dice che la candidosi e' una "epidemia silenziosa",
foriera di gravi ed importanti
malattie !
Enzimi come catalizzatori biologici
Gli enzimi sono molecole
proteiche aventi il compito di catalizzare praticamente
tutte le reazioni chimiche che avvengono negli organismi
viventi. Essi svolgono il loro ruolo con modalità differenti
da reazione a reazione, ma in tutti i casi la catalisi
procede attraverso la formazione di complessi tra l'enzima e
i reagenti.
I vaccini purtroppo determinano
negli organismi dei vaccinati un’alterazione della
produzione e/o della qualita’ degli enzimi fondamentali,
esempio: gli enzimi DAPAT (diidrossiacetonefosfato
aciltransferasi) e ADAPS (alchilgliceronefosfato
sintetasi).
Il deficit di DAPAT o di ADAPS è causa, rispettivamente, dei
tipi 1 e 2 della sindrome di condrodisplasia rizomelica
punctata, caratterizzata da
rizomelia (brevità degli arti superiori), grave deficit
di crescita,
cataratta,
ictiosi e deficit
neurologici.
Nel 1926, in ogni caso,
James Sumner mostrò come l'enzima
ureasi fosse una proteina vera e propria
cristallizzandolo.
Nel 1937 Sumner dimostrò lo stesso per la
catalasi. Furono comunque i lavori di
Northrop e
Stanley sugli enzimi digestivi
pepsina,
tripsina e
chimotripsina a confermare definitivamente le ipotesi di
Sumner. I tre ricercatori furono premiati con il Premio
Nobel nel 1946.
Gli enzimi
digestivi sono i
primi a subire
alterazioni
nelle loro funzioni con una
Vaccinazione
A partire dalla zimasi
caratterizzata da Buchner, tutti gli enzimi sono stati
denominati utilizzando il
suffisso -asi. Comunemente, il nome dell'enzima viene
composto dalla fusione del substrato con il suffisso. Ad
esempio la
lattasi è in grado di scindere la molecola di
lattosio, la
DNA polimerasi è coinvolta nella formazione di polimeri
di
DNA.
Esistono in ogni caso delle
norme precise per la definizione del nome degli enzimi,
messe a punto dalla
International Union of Biochemistry and Molecular Biology
attraverso la
Enzyme Commission, costituita nel 1955. La
classificazione degli enzimi si basa sui numeri EC: ad ogni
enzima viene associato un codice composto di quattro numeri
ed un nome sistematico a seconda della reazione catalizzata.
Esistono sei differenti
classi di enzimi
EC 1 -
Ossidoreduttasi: catalizzano reazioni di
ossidoriduzione;
EC 2 -
Transferasi: catalizzano il trasferimento di un
gruppo funzionale;
EC 3 -
Idrolasi: catalizzano l'idrolisi
di vari tipi di
legame chimico;
EC 4 -
Liasi: catalizzano la rottura di vari legami attraverso
metodi alternativi all'idrolisi o all'ossidoriduzione;
EC 5 -
Isomerasi: catalizzano le
isomerizzazioni all'interno di una
molecola;
EC 6 -
Ligasi: catalizzano il legame tra due molecole
attraverso un
legame covalente.
Funzioni Biologiche
L'enzima
glicolitico
fosfoglucosio isomerasi
Gli enzimi portano a termine una gran quantità di funzioni
all'interno degli organismi viventi.
Una delle caratteristiche più importanti degli enzimi è la
possibilità di lavorare in successione, creando un
pathway metabolico. Nei pathways, ogni enzima utilizza
il prodotto della reazione precedente come substrato. È la
presenza degli enzimi a determinare i passaggi del pathway:
senza enzimi, il metabolismo non passerebbe attraverso gli
stessi passaggi e non sarebbe in grado di generare prodotti
ad una velocità sufficiente per le esigenze della cellula.
Ad esempio, un pathway come la
glicolisi non potrebbe esistere in assenza degli enzimi
che la compongono. Il
glucosio, ad esempio, è in grado di reagire direttamente
con l'adenosintrifosfato
(ATP) per essere
fosforilato su uno o più
carboni, ma in assenza di enzimi questo avverrebbe a
velocità tanto ridotte da essere insignificante. La rete del
metabolismo cellulare dipende dunque dal set di enzimi
funzionali presenti.
Un'altra importante funzione
degli enzimi è correlata alla
digestione anche negli
animali. Enzimi come le
amilasi e le
proteasi sono in grado di ridurre le macromolecole
(nella fattispecie
amido e
proteine) in unità semplici (maltosio
e
amminoacidi), assorbibili dall'intestino.
In alcuni casi gli enzimi necessari alla digestione possono
essere prodotti da organismi ospiti del tubo digerente: nei
ruminanti, ad esempio, la
cellulasi necessaria alla degradazione della
cellulosa è prodotta da alcune specie
batteriche.
Essi sono anche fondamentali per
la
trasduzione del segnale e la regolazione dei processi
cellulari. In particolare, questi processi sono coordinati
solitamente da
chinasi e
fosfatasi.
Due teste di
miosina
Gli enzimi sono anche in grado di generare movimento, come
avviene ad esempio con la miosina, che
idrolizza l'ATP generando la
contrazione muscolare o con il trasporto di molecole nei
vari dipartimenti cellulari attraverso il
citoscheletro.
Altre
ATPasi, localizzate presso le
membrane cellulari, sono le
pompe ioniche, coinvolte nel
trasporto attivo.
I
virus (anche quelli dei vaccini) contengono
numerosi enzimi che permettono loro di
infettare le cellule. Tra di essi figurano le
integrasi e le
retrotrascrittasi.
Gli enzimi sono anche coinvolti in funzioni più esotiche,
come la generazione di
luce nella
lucciola, resa possibile dalla presenza della
luciferasi.
Alcuni degli
enzimi che
mostrano la maggiore specificità sono coinvolti nella
replicazione e nell'espressione del
genoma.
Tali enzimi presentano meccanismi di
proof-reading (correzione di bozze). Ad esempio un
enzima come la
DNA polimerasi è in grado di catalizzare inizialmente la
reazione di elongazione del filamento di DNA, quindi di
valutare in un secondo momento l'efficienza e la correttezza
dell'operazione stessa. Questo processo in due passaggi
permette di ridurre enormemente gli errori compiuti (si
stima che le DNA polimerasi di
mammifero abbiano un tasso di errore di 1 su 100 milioni
di reazioni catalizzate). Simili meccanismi di proof-reading
sono presenti anche nelle
RNA polimerasi, nelle
amminoacil-tRNA sintetasi e nei
ribosomi.
Il legame iniziale tra enzima e
substrato è necessario anche da un punto di vista
energetico. L'energia del legame deriva non solo da
eventuali legami
covalenti, ma anche da una fitta rete di interazioni
deboli,
ioniche o
elettrostatiche. Solo il corretto substrato è in grado
di partecipare a tutte le interazioni previste. Ciò, oltre a
spiegare la sorprendente stabilità del legame tra enzima e
substrato, permette di comprendere i meccanismi che
conferisco elevata specificità all'enzima stesso.
La riduzione dell'energia di
attivazione può essere invece spiegata dal fatto che tutte
le interazioni tra enzima e substrato sono possibili solo
quando il substrato si trova nello stato di transizione.
Tale stato è dunque stabilizzato (in un certo senso esso
viene forzato) dal legame tra enzima e substrato. Il
substrato nello stato di transizione può essere considerato
un vero e proprio nuovo substrato di una nuova reazione,
avente una energia di attivazione inferiore a quella
originale. La riduzione della ΔG‡ può dunque essere intesa
come conseguenza della creazione di una sorta di nuova
reazione, impossibile senza la presenza dell'enzima
corretto.
L'affinità dell'enzima per il
substrato è quindi la condizione necessaria per il suo
funzionamento; ma questo non significa che nel complesso le
forze di interazione debbano essere molto elevate: se il
complesso enzima-substrato fosse eccessivamente stabile, per
esempio, l'enzima non tenderebbe a formare i prodotti. Se
l'affinità troppo alta fosse invece tra enzima e stato di
transizione (o tra enzima e prodotto) la reazione si
bloccherebbe, non permettendo al complesso di dissociarsi e
liberare i prodotti.
Strategie catalitiche degli
enzimi
L'enzima
anidrasi carbonica (in verde una
sulfonamide, inibitore dell'attività enzimatica)
Alcune delle strategie comunemente messe in atto dagli
enzimi per catalizzare reazioni sono le seguenti.
Catalisi covalente. Il
sito attivo contiene un gruppo reattivo (solitamente
nucleofilo), che viene legato covalentemente in modo
temporaneo nel corso della reazione. Questo è il meccanismo
sfruttato da enzimi come la
chimotripsina.
Catalisi
acido-base. Nel
sito attivo è presente un residuo
amminoacidico che funge da donatore o accettore di
elettroni.
Nella stessa chimotripsina, ad esempio, è presente un'istidina
in grado di incrementare il potere nucleofilo della
serina, responsabile del legame con il substrato.
Catalisi mediata da ioni
metallici. Gli ioni metallici possono svolgere funzioni
catalitiche in diversi modi. Ad esempio, possono funzionare
da catalizzatori
elettrofili, che stabilizzano la carica negativa di un
intermedio di reazione. In modo analogo, uno ione metallico
può generare un nucleofilo incrementando l'acidità di una
molecola posta nelle vicinanze, come avviene per la molecola
di
acqua (il corpo umano ha una grande quantita' di acqua,
circa il 70 % del suo peso ne e' costituito) durante
l'idratazione dell'anidride
carbonica catalizzata dall'anidrasi
carbonica.
In alcuni casi, lo ione metallico può anche legare
direttamente il substrato, incrementando così l'energia di
legame. Questa è la strategia seguita ad esempio dalle
nucleosidemonofosfato chinasi (dette anche NMP chinasi).
Catalisi da avvicinamento. In
numerose reazioni che coinvolgono più substrati, il fattore
limitante è la scarsa possibilità che i substrati si
dispongano vicini e nel corretto orientamento. Enzimi come
le stesse NMP chinasi sono ad esempio in grado di disporre
due nucleotidi vicini tra loro, facilitando il trasferimento
di un
gruppo fosfato da un nucleotide all'altro.
Analisi recenti hanno svelato
ulteriori correlazioni tra le dinamiche interne dell'enzima
e l'efficienza di catalisi risultante.
Le regioni interne di un enzima (dai singoli amminoacidi
fino alle
eliche alfa) possono cambiare posizione e conformazione
in tempi che vanno dai
femtosecondi ai secondi: sono tali spostamenti a
cambiare la rete di interazioni possibili con il substrato,
con conseguenze importanti a livello di aumento o un calo
dell'efficienza catalitica. Questo ha conseguenze
fondamentali a livello dello studio della modulazione
allosterica, dell'inibizione e dell'attivazione enzimatica.
Modulazione allosterica degli
enzimi
L'enzima
fosfofruttochinasi. Gli asterischi indicano i siti di
modulazione allosterica
Per approfondire, vedi
Allosteria.
Alcuni enzimi sono provvisti,
oltre che del sito attivo, anche di cosiddetti siti
allosterici, che funzionano come degli interruttori,
potendo bloccare o attivare l'enzima. Quando una molecola
particolare fa infatti da substrato per questi siti, la
struttura dell'enzima viene completamente modificata, al
punto che esso può non funzionare più. Al contrario, può
avvenire che la deformazione metta in funzione l'enzima.
Molto spesso la deformazione consiste in un riorentamento
dei domini che compongono l'enzima in modo da rendere il
sito attivo più accessibile (attivatori) o meno accessibile
(inibitori). Queste molecole che regolano l'attività
enzimatica sono dette
effettori allosterici o modulatori allosterici.
Il sito allosterico può essere
anche lo stesso sito attivo dell'enzima: in questo caso, in
genere, gli attivatori sono i stessi reagenti, mentre gli
inibitori allosterici saranno i prodotti.
Molti effettori hanno effetti
simili su più enzimi diversi: in questo modo l'allosteria
può essere utilizzata per sincronizzare diverse reazioni che
si trovano lungo la stessa via o su vie diverse. Ad esempio
l'ATP è un'inibitore allosterico di molti enzimi che operano
su reazioni di
catabolismo (glicolisi,
ciclo di Krebs..): così quando la sua concentrazione è
alta, ovvero la cellula ha molta energia a disposizione, lo
stesso ATP rallenta le vie che portano alla produzione di
ulteriori molecole ad alto contenuto energetico.
Cofattori: Per
approfondire, vedi
Cofattore (biologia).
Gruppi prostetici
eme (rosso) all'interno dell'enzima
catalasi. In evidenza gli
ioni
ferro (verde).
Molti enzimi contengono molecole non proteiche che
partecipano alla funzione catalitica. Queste molecole, che
si legano spesso all'enzima nelle vicinanze del sito attivo,
vengono definite cofattori. Combinandosi con la forma non
attiva dell'enzima (apoenzima), esse danno origine ad un
enzima cataliticamente attivo (oloenzima).
Queste molecole spesso vengono divise in due categorie sulla
base della natura chimica: i metalli ed i coenzimi (piccole
molecole organiche).
Sulla base del legame con l'enzima, invece, si distinguono i
gruppi prostetici ed i cosubstrati. I gruppi prostetici sono
di solito strettamente legati agli enzimi, generalmente in
modo permanente. I cosubstrati sono invece legati più
debolmente agli enzimi (una singola molecola di cosubstrato
a volte può associarsi successivamente con enzimi diversi) e
servono come portatori di piccole molecole da un enzima ad
un altro. La maggior parte delle
vitamine, composti che gli esseri umani e altri animali
non sono in grado di sintetizzare autonomamente, sono
cofattori (o precursori di cofattori).
Quindi i Vaccini, variando il pH
digestivo e corporeo manipolano, alterano ed aumentano o
riducono, le reazioni metaboliche cellulari, organiche,
corporee, per il fatto che modificano anche di conseguenza
qualita’ e quantita’ degli enzimi esistenti, il metabolismo
varia e quindi anche il nutrimento cellulare ne subisce un
danno, rispetto alla sua normalita’ naturale inoltre quindi
i soggetti vaccinati vengono anche intossicati dalle
sostanze derivanti dalle reazioni chimiche enzimatiche +
flora batterica alterate.
Esempio: L’alterazione dei catalizzatori metalloidi che i
vaccini attuano, con i
metalli che contengono, possono bloccare per un certo tempo
od alterare la
catena di trasporto degli elettroni e, di conseguenza,
la
respirazione cellulare (nutrizione cellulare).
Inoltre
i
vaccini alterando gli enzimi fanno si che anche
i prodotti (sostanze) degli enzimi possono agire come una
sorta di inibitori, attraverso un meccanismo di
feedback negativo. Se un enzima produce troppo prodotto,
esso può infatti agire come inibitore dell'enzima stesso,
riducendo o bloccando la produzione di ulteriore prodotto.
Ma il problema avviene anche per il processo inverso.
Tale meccanismo è molto frequente negli enzimi coinvolti in
pathway metabolici: la esochinasi, ad esempio, è inibita
da alte quantità di
glucosio-6-fosfato.
Quindi utilizzare i vaccini, che
alterano la
funzione enzimatica -
significa attentare in modo
grave alla propria salute !
Gli enzimi sono in grado di
catalizzare alcuni milioni di reazioni al secondo. Per
esempio, la reazione catalizzata dalla
orotidina-5-fosfato decarbossilasi impiega circa 25
millisecondi per processare la stessa quantità di
substrato che, in assenza dell'enzima, verrebbe convertita
in 78 milioni di anni.
La velocità enzimatica dipende
dalle condizioni della soluzione e dalla concentrazione del
substrato. Condizioni
denaturanti, come le alte
temperature (es.: gli stati febbrili),
pH lontani dalla
neutralità (acidosi
e/o alcalosi)
o alte concentrazioni
saline riducono l'attività enzimatica. Alte
concentrazioni di substrato, invece, tendono ad
incrementare l'attività.
Inoltre vi e’ quindi, come
possiamo vedere, una forte componente di pericolosita’
nei
vaccini per l’azione
indotta anche e non solo dagli stati febbrili che si
presentano assai facilmente nei soggetti vaccinati,
anche a distanza di anni,
stati che possono produrre successivamente anche alterazioni
nel metabolismo e quindi malattie a tempi lontani dalla
vaccinazione, quindi non facilmente correlabili alla stessa.
La presenza degli enzimi,
inoltre, può permettere l'accoppiamento di due o più
reazioni, in modo che una reazione favorita dal punto di
vista
termodinamico possa essere sfruttata per portarne a
termine una sfavorita. Questo è quello che avviene con l'idrolisi
dell'ATP, utilizzata comunemente per avviare numerose
reazioni biologiche.
L'attività enzimatica può essere
influenzata da altre molecole endoprodotte od introdotte
dall’esterno attraverso i vaccini direttamente nel sangue.
Esistono infatti molecole in grado di
inibire tale attività (molti
farmaci – vaccini e
veleni sono inibitori enzimatici). Sono note anche
molecole
attivatrici dell'enzima, in grado di aumentarne
l'attività.
L'attività può essere anche influenzata dalla
temperatura, dal
pH e dalla concentrazione di substrato.
La cellula è in grado di controllare l'attività degli enzimi
in almeno cinque modalità principali.
Produzione degli enzimi.
La
trascrizione e la
sintesi proteica dei
geni relativi agli enzimi sono controllati con i comuni
meccanismi che regolano l'espressione
genica. In particolare, tale regolazione spesso risponde
a stimoli esterni alla cellula.
Ad esempio, alcuni
batteri possono diventare
resistenti agli antibiotici attraverso l'induzione di
enzimi ad hoc (ad esempio la resistenza alla penicillina è
dovuta all'enzima
beta-lattamasi, che genera l'idrolisi dell'anello
beta-lattamico che caratterizza la molecola). Un altro
esempio è l'induzione delle
citocromo P450 ossidasi nel
fegato, coinvolte nel
metabolismo dei farmaci.
Compartimentalizzazione degli
enzimi. L'utilizzo di vescicole ed organelli da parte
della cellula è essenziale per permettere lo svolgimento di
diversi pathway metabolici (anche partendo dagli stessi
substrati di base). Ad esempio gli
acidi grassi sono biosintetizzati da un set di enzimi
presenti nel
citosol, nel
reticolo endoplasmatico e nell'apparato
del Golgi, mentre gli stessi acidi grassi sono
utilizzati nel
mitocondrio, come fonte di
energia attraverso la
beta ossidazione.
Una delle prime manipolazioni dei vaccini e' quella
che i virus introdotti con la vaccinazione penetrando
in una cellula, manipolano ed intossicano i
mitocondri i quali
non forniscono piu' l'energia
necessaria all'organismo.
Feedback negativo. I
prodotti finali di un pathway metabolico sono spesso
inibitori dei primi enzimi della stessa via metabolica
(solitamente quelli che caratterizzano le reazioni
irreversibili), regolando così l'intero flusso della via
metabolica.
Un tale meccanismo di regolazione è definito a
feedback negativo, perché la quantità di prodotto
generato dipende dalla concentrazione del prodotto stesso. I
meccanismi di feedback negativo sono in grado di regolare
finemente l'attività degli enzimi in base alle necessità
della cellula, permettendo una ottimizzazione della gestione
dei metaboliti a disposizione ed un corretto mantenimento
dell'omeostasi.
Modificazioni post traduzionali.
La
fosforilazione, la
miristilazione e la
glicosilazione sono solo alcune delle possibili
modificazioni che i singoli amminoacidi di un enzima possono
subire in seguito alla sua
traduzione. Tali modificazioni sono molto utilizzate per
la regolazione della
trasduzione del segnale. Ad esempio la cellula
epatica è in grado di rispondere al segnale
ormonale dell'insulina
attraverso la fosforilazione di numerosi enzimi, tra cui la
glicogeno sintetasi, che così avvia la
glicogenosintesi, riducendo la
glicemia. Un altro esempio di modificazione post
traduzionale è il taglio di intere sezioni di proteina.
La
chimotripsina, ad esempio, è biosintetizzata in forma
inattiva (come
chimotripsinogeno) nel
pancreas e viene trasportata nell'intestino
tenue, dove è attivata. Questo permette all'enzima di
non avviare la sua attività
proteolitica nel sito di produzione (nel pancreas, in
questo caso), ma solo dove ce n'è davvero bisogno (nel tubo
digerente). Questi tipi di precursori inattivi sono detti
zimogeni.
Attivazione in ambienti
differenti da quelli di produzione. Un'ultima via di
regolazione molto usata è la biosintesi di enzimi attivi
solo in condizioni molto differenti. L'emagglutinina
del virus dell'influenza
(es. quello inserito con i vaccini per l'influenza),
ad esempio, viene attivata solo in seguito ad un notevole
cambiamento conformazionale indotto dal contatto con
l'ambiente
acido dell'endosoma
della cellula infettata.
Simile processo subiscono gli enzimi
lisosomiali, che vengono attivati solo in presenza del
pH
acido tipico dell'organello.
Enzimi e patologie -
L'enzima
fenilalanina idrossilasi
Dal momento che il controllo dell'attività enzimatica è
necessario per l'omeostasi cellulare, qualsiasi suo
malfunzionamento può indurre risultati patologici.
Mutazioni, sovraproduzione o sottoproduzione del gene
codificante per un enzima può indurre ad esempio una
patologia genetica. L'importanza degli enzimi nei
processi cellulari può essere ulteriormente dimostrata dal
fatto che il malfunzionamento di un solo enzima (su
migliaia) è in grado di indurre una patologia seria.
Ad esempio la
fenilchetonuria è dovuta alla mutazione di un solo
amminoacido nel gene per la
fenilalanina idrossilasi, che catalizza il primo step
nella conversione della
fenilalanina a
tirosina, essenziale per evitare all'organismo
gli effetti tossici dovuti all'accumulo
ematico di fenilalanina. Tale mutazione genera la
perdita di ogni attività enzimatica, con conseguenze
neurologiche gravi, tra cui un importante
ritardo mentale.
Ecco il Vero ma NON unico
Danno dei Vaccini !
Lipidi – (Grassi) sono presenti anche nel corpo
umano, si sciolgono con calore e con acetone ed etere.
I lipidi sono
molecole organiche, presenti in natura, raggruppate
sulla base delle loro proprietà comuni di
solubilità: sono insolubili in
acqua (per questo si definiscono idrofobi), mentre sono
solubili in solventi organici non polari, come l'etere
o l'acetone.
L'acetone (anche chiamato dimetil chetone, propanone e
beta-chetopropano) è il
chetone più semplice esistente. Il suo
numero CAS è 67-64-1. La sua
formula chimica è
CH3-CO-CH3;
l'atomo di carbonio cui è legato l'atomo di ossigeno ha
ibridazione sp2 ed è pertanto al centro di un triangolo
grossomodo equilatero ai cui vertici stanno l'atomo di
ossigeno e gli altri due atomi di carbonio.
L'acetone
è un liquido incolore e infiammabile con un odore
caratteristico (fruttato); è miscibile con
acqua,
etanolo e
etere e trova principalmente impiego come
solvente.
In certe circostanze l'acetone
si forma anche nel corpo umano.
I lipidi hanno una
densità significativamente minore di quella dell'acqua
(cioè galleggiano). Dal punto di vista strutturale, sono
costituiti prevalentemente da atomi di
carbonio e di
idrogeno uniti tra loro con legami covalenti scarsamente
polari (caratteristica che conferisce l'idrofobicità) e
simmetricamente disposti.
Nonostante la loro somiglianza in termini di solubilità, i
lipidi sono molto diversi tra loro per quanto riguarda la
struttura chimica, in quanto comprendono
esteri e
idrocarburi e possono essere aciclici, ciclici o
policiclici. A seconda del grado di complessità, i lipidi si
suddividono in 3 categorie: lipidi semplici, lipidi
complessi o lipoidi, e lipidi derivati.
Lipidi complessi: Detti
anche lipoidi, sono costituiti da
carbonio,
idrogeno,
ossigeno e
fosforo o
azoto e sono frutto di esterificazione degli
acidi grassi con alcooli di vario tipo. Comprendono
fosfolipidi, fosfatidi, glicolipidi e solfolipidi.
I lipidi complessi sono anche detti saponificabili perché se
immersi in soluzione alcalina liberano
saponi. Questi lipidi sono costituiti da esteri del
glicerolo. Tutti contengono
acidi grassi a catena più o meno lunga (acido
butirrico,
acido propionico fino agli acidi
stearico e
palmitico a oltre 10 atomi di carbonio).
Fosfolipidi: Per
approfondire vedi
fosfolipidi
Sono simili ai trigliceridi dal punto di vista strutturale,
ma contengono un gruppo fosfato che conferisce una carica
negativa, e quindi polarità, alla molecola. Il risultato
finale è che ogni fosfolipide ha una testa idrofila e una
coda idrofoba, si dice quindi anfipatico. In particolare un
fosfolipide è composto da una molecola di
glicerolo che si lega a due catene di
acidi grassi e ad un gruppo fosfato (PO4---). I
fosfolipidi sono i principali componenti della frazione
lipidica delle
membrane cellulari. Possiamo riconoscere due tipi di
fosfolipidi:
vedi anche:
Plasmalogeni
Fosfogliceridi (detti
anche glicerofosfolipidi) rappresentano la classe più
importante di
fosfolipidi, i
lipidi la cui testa polare contiene un
gruppo fosfato. Queste sostanze costituiscono una
frazione significativa dei lipidi di membrana nei regni
batterico, vegetale e animale. Tutti possono
essere considerati come derivati del glicerolo-3-fosfato.
In questa molecola il C2 è uno
stereocentro e i fosfogliceridi presenti in
natura sono derivati dell'enantiomero
L.
Sfingolipidi: essi sono
lipidi polari in cui lo scheletro molecolare è
rappresentato dalla molecola di
sfingosina, un
ammino-alcool
a lunga catena insatura:
Ne fanno parte le
ceramidi, la
sfingomielina e i
glicolipidi. Nei
fosfolipidi l'unità strutturale di base è invece
rappresentata dal
glicerolo. Sono importanti costituenti del
plasmalemma e delle
membrane biologiche in generale. Tuttavia il loro
ruolo non è unicamente strutturale; gli sfingolipidi e le
molecole sfingoidi giocano un ruolo importante in diversi
processi biologici fondamentali quali:
differenziamento cellulare,
motilità cellulare,
apoptosi e
proliferazione cellulare.
Essi particolarmente abbondanti nel tessuto nervoso
(cervello e nervi). Il Cervello e’ quindi composto da una
alta percentuale di grassi. Sappiamo che il cervello è
grassi di circa 60% così quando qualcuno li denomina "una
testa grassa" che è letteralmente la verità.
Metalli e sostanze dei vaccini si accumulano anche
facilmente nei grassi (lipidi) per poi essere liberati e
messi in circolo, per esempio, in uno stato febbrile.
Conclusione:
Dopo aver passato in rassegna molti dei meccanismi
biologici degli esseri viventi, possiamo affermare che
OGNI sostanza introdotta
nell’organismo NON deve interferire con quei
meccanismi biologici, specie quelli enzimatici, altrimenti
vengono indotte malattie anche gravi oltre alla possibile
morte.
I vaccini sono sostanze altamente tossiche che
alterano proprio questi meccanismi, quindi i
Vaccini vanno ABOLITI
e MAI utilizzati se si vuole stare bene in salute.
Tratto in parte da: it.wikipedia.org
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