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Il
dott. Morris è stato già medico batteriologo all’Istituto di Ricerca
Walter Reed, all’Istituto Nazionale della Sanità (NIH), al Bureau of
Biologics, all’FDA nonché professore al Dipartimento di Microbiologia
presso l’Università del Maryland. E’ attualmente presidente del Bell
of Atri Ic, un’organizzazione di interesse pubblico che si occupa di
salute, scienza e politica pubblica.
Il dott. Morris ha pubblicato 73 dei
suoi progetti di ricerca in riviste medico-scientifiche ed è autore di un
libro sul probopyrus pandalicola. E’ stato consulente al NIH, all’OMS,
alla Turkish Army, alla Gulbenkian Foundation in Portogallo, all’Oak
Tidge Laboratory Tennessee, alla Commissione delle Forze Armate
statunitensi per l’influenza, all’Istituto Nazionale contro il Cancro
ed è membro del Comitato di Consiglieri del Government Accountability
Project, Washington DC. E’ stato spesso chiamato a testimoniare di
fronte al Senato statunitense, alla Camera dei Deputati, al Comitato
consultivo etico, al Dipartimento della Sanità dell’Istruzione e del
Benessere, dell’FDA e di commissioni legislative statali.
IVN:
Dott. Morris, Lei
ha un certo curriculum come ricercatore medico. Non accade molto spesso
che gente con un curriculum simile si insospettisca o addirittura diventi
consapevole dei problemi riguardanti il lavoro che sta portando avanti, ma
così è successo con Lei. Può spiegarci cosa è successo e perché ?
Dott. Morris:
Durante e dopo la seconda
guerra mondiale mi trovavo a lavorare all’Istituto per la Ricerca Medica
Walter Reed di Washington sotto una persona di nome Jose Mardell.
Lavoravamo sulle malattie virali e sui mezzi grazie ai quali queste
malattie potevano essere controllate dalle vaccinazioni. E fu allora che
isolammo l’agente responsabile del Croup, cioè l’RSV, il virus
respiratorio sinciziale. Quell’agente era stato dapprima riscontrato in
uno scimpanzé affetto da raffreddore. Dopo il suo isolamento e la sua
tipizzazione apprendemmo che molti esseri umani avevano anticorpi contro
questo agente. Scoprimmo inoltre che questo agente poteva essere
riscontrato nei bambini affetti dal Croup. Ora esso è una delle cause
principali di malattie respiratorie nei bambini. Dopo aver isolato
quell’agente un tizio di nome Bob Channon cercò di preparare un vaccino
che agisse contro di esso una volta che era stato stabilito che esso
rappresentava una delle cause principali di malattie respiratorie nei
bambini. Il primo vaccino che egli sviluppò fu un vaccino da virus
inattivati. Lo somministrò ai bambini in un ospedale pediatrico di
Washington.
Alcuni mesi dopo, quando questi bambini vaccinati furono esposti
naturalmente all’RSV la loro reazione all’infezione da questo agente
fu assai più violenta rispetto a quella osservata tra i bambini non
vaccinati. Ciò dimostrò che la vaccinazione con materiale inattivato in
bambini li rendeva sensibili a nuove infezioni da questo agente, e alcuni
di questi bambini morirono. Questa fu una delle nostre prime esperienze in
cui c’era molto a proposito di vaccini e reazioni di anticorpi che noi
non eravamo in grado di capire. E che , date certe circostanze, la
presenza di anticorpi può essere più dannosa che utile.
Questo lavoro venne svolto all’inizio degli anni Cinquanta e fu alquanto
sorprendente per noi. Inoltre, quando Bob Channon iniziò a sviluppare il
vaccino contro l’RSV gli dicemmo che molti bambini con anticorpi
riprendevano naturalmente l’infezione. E questo era un anticorpo indotto
naturalmente, ma ciononostante questi bambini non erano salvaguardati da
una nuova infezione, dunque...
Devo terminare questa storia, ma Lei voleva sapere come sono iniziate le
cose, bene, così ebbero inizio.
IVN:
Ma di solito
quando accade qualcosa del genere, gli scienziati cercano semplicemente
una scusa tecnica.
Essi sostengono: "Abbiamo tralasciato qualcosa da
qualche parte e troveremo una soluzione a questo" senza porre in
dubbio l’intero sistema. E’ questo ciò che accadde anche a Lei oppure Lei decise di andare in
profondità nel concetto di ciò che avveniva dopo che un bambino era
stato vaccinato ?
Dott. Morris:
Una delle altre
osservazioni che facemmo fu che, secondo tutte le informazioni disponibili
a quel tempo, negli anni successivi alla scoperta dell’RSV ci rendemmo
conto che sarebbe stato impossibile sviluppare un vaccino contro l’RSV
in grado di funzionare. E basammo quella osservazione su un certo lavoro
che svolgemmo negli anni Sessanta. Eravamo interessati a determinare i
benefici derivanti dal vaccino contro il virus dell’influenza che veniva
somministrato ogni anno. Emerse una certa condizione che fu portata alla
nostra attenzione dal dott. Galdichec il quale successivamente vinse il
Premio Nobel per le sue ricerche sul Croup. Egli ci disse che durante il
suo lavoro in Nuova Guinea e sulle isole del Pacifico, aveva incontrato
popolazioni prive di anticorpi contro l’influenza, ad eccezione di
quelli nati dopo il 1918. Le persone più anziane avevano anticorpi
diretti contro il virus dell¹influenza mentre nessuno tra quelli nati in
seguito il che stava a significare che vi erano popolazioni in alcune di
quelle isole completamente suscettibili all’influenza. Così assieme al
dott. Gardichec e a Paul Brown decidemmo di fare un esperimento.
Saremmo andati a vaccinare contro l’influenza la metà della popolazione
dell’isola, mentre non avremmo vaccinato l’altra metà. Questo avvenne
a settembre circa degli anni Cinquanta (o Sessanta)? A gennaio ci fu
un’epidemia di influenza sulle isole e l’incidenza era la stessa tra
la popolazione vaccinata come in quella non vaccinata. In altre parole, in
questo singolo esperimento avevamo dimostrato che il vaccino
antinfluenzale in questo ambiente non era efficace contro l’influenza.
Pubblicammo quel lavoro sostenendo che il motivo per il quale il vaccino
non era efficace in quelle determinate circostanze dipendeva dal fatto che
la causa dell’epidemia era dovuta a un virus diverso da quello contenuto
nel vaccino.
Questo lavoro fu pubblicato nel 1963. Jo Smardell che aveva lasciato
l’Istituto Walter Reed per andare al NIH del quale era divenuto
direttore associato, mi chiese di recarmi in Giappone e di lavorare su
qualcos’altro. Dopo tre anni in Giappone ritornai perché me lo aveva
chiesto e mi disse: "Voglio che tu faccia una cosa. Voglio che tu mi
dica sulla base del lavoro che voglio tu faccia quali sono i benefici
derivanti dal vaccino antinfluenzale." E disse: "Ti sosterrò
qualsiasi cosa scoprirai". Così iniziammo quel lavoro. Jo Smardell
morì all’inizio degli anni Sessanta subito dopo aver ricevuto
l’incarico e mi dissi: "Come farò?".
Jo Smardell era il
sostegno che mi rendeva possibile raggiungere ciò. In altre parole egli
mi dava la protezione dalla politica in questo affare. Jo Smardell morì
di cancro poco dopo. Aveva solo 57 anni, ma mi aveva chiesto di fare
questo lavoro ed io ero determinato a farlo.
Così portammo avanti il lavoro con il vaccino antinfluenzale e
dimostrammo attraverso una serie di pubblicazioni che indipendentemente
dalle differenze tra il virus responsabile dell’epidemia e quello
contenuto nel vaccino, anche se fossero stati identici non avremmo avuto
alcuna protezione. Il che stava a significare che quanto avevamo ritenuto
essere la spiegazione dei risultati ottenuti sull’isola, ovvero che
c’era una differenza fra il ceppo contenuto nel vaccino e quello causa
dell’epidemia, sulla base delle nuove informazioni, non era più vero.
Infatti, sulla base delle nuove informazioni che avevamo raccolto, anche
se il ceppo era lo stesso, la protezione non era mai più del 20%. Ora, il
20% di protezione significa che se si ripete l’esperimento un’altra
volta ci potrebbe non essere alcuna protezione la volta successiva, oppure
potrebbe essere del 40%. Ma se anche così fosse, non si otterrebbe alcun
beneficio da un largo impiego del vaccino antinfluenzale. Ora, quanto
predetto a Bob Channon, ovvero che sarebbe stato impossibile vaccinare con
un vaccino inattivato seguendo tecniche allora conosciute per proteggere
contro l’RSV è vero anche per l’influenza. E la spiegazione che
riteniamo ora plausibile è che si è protetti contro l’influenza non da
anticorpi circolanti o IgG, ma si è protetti dall’anticorpo che è
presente sulle superficie delle mucose, l’IgA.
Se si è infettati dall’influenza si risponde prima con l’IgA, l¹’anticorpo
presente sulla superficie, e questa è la protezione che si ha contro
l’influenza.
Ma nemmeno l’infezione naturale protegge contro l’influenza di anni
successivi in quanto il ceppo si manifesta in modo diverso. Così abbiamo
allargato il nostro concetto di preparazione dei vaccini contro le
infezioni respiratorie: è molto difficile proteggere contro infezioni
respiratorie a meno che non si riesca ad ovviarle tramite la vaccinazione
IgA e questo è molto difficile in quanto di solito si ottiene la IgG.
IVN: Così, se capisco bene, è alquanto difficile,
se non
impossibile
trovare mai
un vaccino
antinfluenzale che funzioni bene.
Dott. Morris:
Giusto, ad eccezione per i
vaccini antinfluenzali vivi. Ora, il vaccino vivo contro il virus
dell’influenza non è mai stato ammesso all’uso negli Stati Uniti, ma
i Russi ne svilupparono uno molti anni fa.
Andavano in una scuola,
chiudevano le finestre e spruzzavano in classe un cosiddetto virus
attenuato contro l’influenza. Il 5% circa dei ragazzi prese
l’influenza, mentre il restante 95% risultava immune contro quel ceppo
che poteva presentarsi. Ma, vede, anche in quel caso se il ceppo con il
quale si entrava poi in contatto era diverso da quello che era stato
spruzzato, si avrebbe comunque preso l¹influenza.
Oppure, molti anni
dopo, il livello di anticorpi nella mucosa sarebbe così basso da
risultare ancora suscettibili.
Una delle cose interessanti che mi accaddero nella mia carriera fu
l’influenza suina del 1976. C’era un soldato a Fort Dix che morì
durante una marcia. Dai suoi polmoni rilevarono il virus dell’influenza,
ma il laboratorio della sanità pubblica del New Jersey non fu in grado di
identificarlo, così lo inviarono ad Atlanta dove risultò essere il virus
dell’influenza suina. Sensa credeva che l’epidemia del 1918 fosse
dovuta all’influenza suina.
Permettetemi di fare qui un’osservazione:
io e Paul Brown, quale risultato del lavoro sulle isole, eravamo quelle
persone che erano state infettate nel 1918 e che avevano ancora anticorpi.
Furono esaminati quei sieri e scoprimmo che l’agente che aveva causato
l’epidemia del 1918 non era affatto l’influenza suina, bensì il PR8,
un altro ceppo influenzale che era stato scoperto a Porto Rico molti anni
prima. Così la supposizione che il virus dell’influenza riscontrato nel
soldato di Fort Dix avrebbe potuto scatenare una pandemia era sbagliata
sin dalla sua concezione, sulla base del lavoro che avevamo fatto sulle
isole.
Ora avevamo l’identificazione dell’agente inviato al
CDC (centro per il controllo delle malattie,
US) di Atlanta, che al tempo era
sotto la direzione di David Simpson. Quando gli fu detto che l’agente
riscontrato nel soldato era influenza suina egli si recò immediatamente a
Washington e informò gli ufficiali suoi superiori nel campo della sanità,
dell’istruzione e del benessere di allora, che c’era la possibilità
che questo agente potesse diffondersi e causare una pandemia simile a
quella del 1918.
E riuscì ad ottenere il coinvolgimento di quelli al
Congresso. Infine anche il Presidente ne fu coinvolto, e finì col dire:
"Sono stato informato che ci sarà una pandemia di influenza suina e
dobbiamo ora preparare un vaccino per proteggere la popolazione."
Tutto questo sulla base di un unico caso.
Non era stato riscontrato nessun
altro virus di influenza suina ad eccezione di quello di Fort Dix. E non
si diffuse oltre Fort Dix. L’agente fu poi inviato a Fort Detrix a
Maroin (ovvero il luogo della guerra biologica).
Essi studiarono questo
agente e riscontrarono che era semplicemente un altro virus suino, non
dissimile da altri virus che nel tempo erano stati riscontrati nei suini.
E non c’era motivo di allarmarsi.
Ci fu dato l’agente e lo prendemmo in esame: non trovammo assolutamente
niente che lo differenziasse dagli altri ceppi di virus di influenza
suina, assolutamente niente ! Sulla base delle nostre conclusioni iniziammo
a tenere discorsi in giro per il NIH dicendo: "Sentite, per noi non
c’è motivo di essere così allarmati !"
E lo facemmo presente al
mio capo dell’epoca, Roderick Murray, responsabile della biologia, dei
vaccini ecc.
E mi disse "Ti consiglierei di non parlare di questo in
questo luogo". Dissi: "Senti, Smardell mi ha detto di analizzare
i virus dell’influenza e i loro vaccini e di stabilire se questi ultimi
siano così efficaci da giustificarne la loro produzione ed
somministrazione. E intendo eseguirlo.
Ora egli è morto, io non ho finito questo lavoro, e intendo portarlo a
termine !"; così mi disse: "Voglio che tu ti trasferisca in un
altro laboratorio, puoi portarti dietro la tua attività", in altre
parole se volevo un posto in un altro laboratorio senza dover coprire una
delle loro cariche in quanto io avrei già portato la mia attività. Con
un posto aggiuntivo dato a quel laboratorio da Roderic Murray. Così
dissi: "No rimarrò e finirò questo lavoro".
Così continuammo
a lavorare sull’influenza suina. Simpson allora non aveva il coraggio di
andare dal Presidente Ford e dirgli: "Senta, ho fatto un
errore".
A questo punto eravamo circa a luglio o agosto ed avevano ottenuto il
ceppo per il vaccino. Dapprima apprendemmo che non era possibile far
crescere questo ceppo in uova in quanto cresce molto lentamente.
Non si
sarebbe mai potuto preparare un vaccino dal virus dell’influenza suina
riscontrato a Fort Dix in quanto cresceva troppo lentamente nelle uova. Ci
sarebbero voluti degli anni. A meno che non fossimo riusciti ad adattare
questa cosa ad una crescita rapida, non saremmo stati in grado di
preparare un vaccino.
Ad ogni modo Killborn ibridò (= combinò) questo
agente con il PR8, lo stesso agente che avevano dimostrato essere la causa
di quell’altra epidemia del 1918. Il virus suino assumeva ora le
caratteristiche di crescita del PR8, cioè di rapida crescita.
Così
l’agente che fu impiegato per la preparazione del vaccino non fu il
virus suino riscontrato in questo soldato, contro il quale si riteneva che
la gente fosse protetta, bensì un ibrido a crescita rapida. Il vaccino fu
fatto, prodotto, intorno ad agosto.
Ciò che Simpson avrebbe dovuto fare a
questo punto era andare dal Presidente e dirgli: "Ho fatto un errore.
Non è necessario vaccinare questa gente entro breve tempo in quanto ora
conosciamo le caratteristiche dell’agente ed esse non sono le
caratteristiche di un agente che si possa temere responsabile di una
pandemia".
Ma non fece questo e proseguì invece con la vaccinazione, iniziando
davvero a pieno ritmo a settembre.
Un certo numero di persone furono
colpite dalla sindrome di Guillain-Barré in seguito alla vaccinazione e
ci furono anche alcuni decessi. Ma era la Guillain-Barré che spaventava
veramente la gente. A dicembre ci fu un incontro ad Atlanta durante il
quale si dovevano analizzare tutte queste informazioni. Così ci demmo
un’occhiata e Langmuir, uno dei principali immunologi del tempo al CDC
disse: "Non possiamo considerare questi dati senza dover concludere
che è stato questo vaccino contro il virus dell’influenza a far
peggiorare la Guillain-Barré nelle persone che ne erano colpite.
Per
questo dobbiamo prendere in considerazione di porre fine a questo
programma." Così votarono. Penso che ci fossero 14 persone intorno
al tavolo e fu 13 contro 1, se ricordo bene, per porre fine al programma.
E fu sospeso. Ma ci fu un vantaggio derivante da questa storia
dell’influenza suina in quanto ci furono letteralmente milioni di
persone vaccinate nel giro di 3 mesi: ciò permise alla sindrome di Guillain-Barré di imporsi con una frequenza tale da poter essere
riconosciuta.
Se ciò fosse stato distribuito nell’arco di un anno l’incidenza della
sindrome di Guillian-Barré sarebbe stata così minima da non poter essere
associata al vaccino in termini di causa-effetto. Così per questo motivo,
per lo meno è stato tratto qualche vantaggio da questo programma, avendo
potuto dimostrare che il vaccino antinfluenzale effettivamente induce alla
Guillain-Barré in certe persone, soprattutto in quelle anziane.
Quando ciò accadde pensai: "Molto bene". Ma Rod Murray mi mise
sotto sorveglianza, cosa che non seppi fino ad anni dopo. Quando mi recavo
ad Atlanta, al CDC per riunioni, venivo seguito da un’altra persona, con
la speranza che facessi qualcosa di illegale o sbagliato. Ma non feci
niente del genere, ero molto cauto.
Non avevo alcuna idea che qualcuno mi
stesse seguendo, ma c’era. Questo sta agli atti originali, Le dico.
Venivo seguito affinché potessero trovare qualcosa da poter usare contro
di me. Così Rod Murray mi accusò di insubordinazione. Ritenevo al tempo
di aver fatto ciò che Jo Smardell mi aveva chiesto di fare.
Non mi
interessava veramente se fossi rimasto o se me ne fossi andato, ma il
semplice fatto che volessero cacciarmi mi rese determinato a rimanere dove
ero. Così egli tentò di cacciarmi ed io lo accusai per aver cercato di
aprire dossier contro di me.
Sapevo che stava facendo un dossier perché aveva detto a qualcuno di
tenere informazioni riguardanti questo tale in modo da poterle usare quale
elemento per sbarazzarsi di lui. Sapevo che ciò stava accadendo ma non
sapevo di essere seguito.
Così mossi un’accusa nei suoi confronti
affinché ci fosse una procedura legale da seguire. Fui prosciolto, Rod
Murray licenziato ed io riottenni il mio intero laboratorio. Avevo nove
persone che lavoravano sotto di me, avevo un sacco di attrezzatura da
laboratorio e tutto questo mi veniva restituito dopo essermi stato
sottratto a causa della discussione avuta con Rod Murray.
Lui se ne era
dovuto andare mentre io ero rimasto. Beh, questa è la storia successiva.
IVN: A livello
scientifico quale era la possibilità che un virus ibrido potesse produrre
un vaccino efficace contro un virus diverso ?
Dott.
Morris: La risposta a questa domanda è che ci sono stati tanti
vaccini prodotti negli anni successivi contro l¹influenza utilizzando
ceppi ibridi. Dimostrare che c’erano stati miglioramenti
nell’efficacia del vaccino antinfluenzale nella prevenzione
dell’influenza: era questo lo stato delle cose nel 1960. Ci sono un
sacco di relazioni in cui il vaccino antinfluenzale risulta efficace per
il 70%, e se è efficace al 70% dal punto di vista economico è
giustificabile procedere con le vaccinazioni annuali. Il motivo per il
quale si parlava di un 70% era che il Congresso aveva chiesto al CDC molto
tempo prima di fondare alla sottocommissione al Congresso i motivi per
credere che le vaccinazioni annuali fossero utili.
Ciò doveva essere
presentato al Congresso nel 1988. Ma così non fu. Allora chiamai un mio
amico al CDC e gli chiesi: "Come mai questa relazione non è mai
stata presentata al Congresso ?" Egli rispose: "Stiamo avendo
problemi con le case di cura" Disse: "Nelle case di cura non
riusciamo a vedere alcun beneficio in questo pubblico ’prigioniero’."
Si sa, se si è in una casa di cura si è prigionieri del proprio medico.
"Non siamo stati in grado di stabilire alcun beneficio. Perciò in attesa che ciò si risolva abbiamo chiesto una dilazione per la
presentazione di questa relazione." Non penso sia stata presentata
prima dell’inizio degli anni Novanta.
Arrivarono con una cifra pari al
70%. Non c’è niente basato sulla epidemiologia o su esperimenti
controllati in grado di dimostrare che il vaccino antinfluenzale apporta
dei vantaggi al suo ricevente.
IVN: I normali vaccini
sono mai in grado di produrre IgA ?
Dott. Morris:
Bob Channon adottò un
vaccino simile a quello russo, un vaccino antinfluenzale da virus vivo che
egli attenuò, il quale in effetti induce IgA e protegge contro lo stesso
ceppo che è contenuto nel vaccino somministrato, il ceppo attenuato, per
un periodo di tempo relativamente breve.
Durante quel periodo, se si viene vaccinati diciamo in settembre contro il
ceppo prevalente, che è stato attenuato e somministrato, si sarà
resistenti all’infezione. Il difetto è che produrrà l’influenza in
alcuni dei suoi riceventi, e che deve essere somministrato...
L’aspetto pratico del trovare un primo caso di influenza che inizi in
una particolare stagione, ottenere questo agente ed attenuarlo, e produrre
un vaccino vivo prima che inizi la stagione del virus influenzale è
pressoché inattuabile. Dunque in teoria un vaccino simile può
effettivamente funzionare mentre sotto l’aspetto pratico non potrà per
le ragioni che ho appena esposto.
IVN: La maggior parte dei vaccini
antinfluenzali che vengono utilizzati sono vaccini vivi o
uccisi ?
Dott. Morris:
Tutti i vaccini
antinfluenzali autorizzati sono vaccini inattivati. Per quanto sono a
conoscenza non ci sono stati vaccini vivi attenuati autorizzati. Tutti i
vaccini somministrati negli Stati Uniti sono inattivati.
IVN: Dunque si tratta
di vaccini inattivati che non producono IgA...
Dott. Morris:
Esattamente !
IVN: Il che è il motivo per il quale non
sono di alcuna utilità...
Dott. Morris:
Proprio così !
IVN: Così tutta la
propaganda per vaccinare gli anziani ecc., non ha alcun senso
!
Dott. Morris:
Quando si sente dire che un
vaccino contro il virus dell’influenza è efficace, esso è efficace
nella produzione di anticorpi.
Se si misurano gli anticorpi quale risposta al vaccino allora esso è
efficace. Ma non è efficace nella prevenzione della malattia e questa è
la parte che Le racconto.
IVN: Ho un’ultima
domanda, una importante credo. Specialmente nell’ambito di Sua
competenza cioè delle malattie virali, stiamo riscontrando sempre più
vaccini combinati con combinazioni di tutti i tipi dei virus più
disparati. Può dirci qualcosa a proposito dei rischi specifici della
combinazione dei virus e cosa questi possono comportare in queste
specifiche condizioni ?
Dott. Morris:
Posso farLe un breve
riassunto. La diapositiva che Le ho mostrato questa mattina sulla
trombocitopenia (= mancanza di piastrine) che è stata messa in relazione
alla vaccinazione, ha mostrato che coloro i quali tennero conto di queste
informazioni stanno prendendo seriamente in considerazione se aggiungere o
meno altri antigeni ai vaccini. Morbillo, orecchioni e rosolia, vogliamo
aggiungervi la varicella ?
In altre parole il governo stesso, come
dimostrato dai documenti governativi che Le ho mostrato questa mattina, ha
espresso particolare preoccupazione circa l’aggiunta di altri antigeni a
quelli che vengono ora utilizzati, cioè al vaccino trivalente.
Se il governo è preoccupato, allora la gente che è soggetta agli
esperimenti di questi vaccini dovrebbe pure essere preoccupata !
IVN: E’ vero che
questi virus potrebbero ricombinarsi in vivo e formare nuovi virus dei
quali noi non conosciamo le caratteristiche ?
Dott. Morris:
E’ quello che succede
ogni giorno con l’influenza ! C’è sempre un certo numero di proteine
sul rivestimento di un virus influenzale che vengono ricomposte in diversi
ceppi di virus influenzali, mentre il numero di antigeni, di proteine è
limitato. Qualsiasi sia il ceppo del virus influenzale che si presenta
esso è una ricombinazione dei vecchi ceppi e si manifesta di solito nei
suini. Si ritiene per qualche ragione che la maggior parte di essi, come
l’influenza suina che si manifestò originariamente nel 1939, si
manifestino in Cina.
I primi casi del vecchio ceppo 307 che si diffuse
alla fine degli anni Cinquanta si registrò in Cina e poi si diffuse in
tutto il mondo. Questi sono ceppi ricombinazioni che si manifestano negli
animali.
Non c’è dubbio che si possano fare esperimenti di questo genere.
Si possono iniettare ad un suino due virus e così si otterrà in quel
suino un nuovo ceppo: ne verrà fuori qualcosa di diverso da entrambi i
virus iniettatigli. Nella ricombinazione le combinazioni sono diverse da
entrambi.
IVN: Non è già stato
fatto in passato ?
Dott. Morris:
Sì , certo che sì, è
stato fatto molte, molte volte! Alla Midwest University, Webster che ha
fatto la maggior parte di questo lavoro.
Ciò accade anche con le anatre. Questa ricombinazione nei maiali e
nell’anitra è tutto lavoro di Webster, perché questo è stato fatto
dopo che io avevo lasciato il laboratorio. Io non ho fatto niente di
simile.
IVN: Queste
ricombinazioni sono più pericolose dei virus originali ?
Dott. Morris: Beh vede, quando si viene infettati si
risponde alla prima volta che si è avuta l’influenza con la formazione
di anticorpi circolanti: gli IgG. Ora, se si è infettati da un altro
ceppo di virus influenzale, quell’IgG non proteggerà contro quel virus,
ma servirà quale supporto al livello di anticorpi di cui già si è in
possesso.
A quasi ogni virus influenzale c’è una risposta. Se si viene
esposti ad un virus la cui configurazione di antigeni è diversa da
qualsiasi altra alla quale si era stati esposti in precedenza si verrà
infettati, ma ciò non sarà più pericoloso di qualsiasi altra infezione
precedente.
Ora, la ragione per la quale si verificò la pandemia del 1918 non ci è
veramente nota ma si ritiene che essa fosse dovuta alle precarie
condizioni esistenti nell’immediato dopoguerra. Era la devastazione!
C’era il tifo e ogni altra sorta di malattia che non si presenterebbe in
normali circostanze. Pidocchi, trasmissione del tifo, ecc. Ciò non si
verifica normalmente, ma in situazioni di grande stress si verificano
queste cose.
Si ritiene che ciò accadde per lo stress delle circostanze. E per la
mancanza di antibiotici poiché molte di queste persone morirono di
polmonite, polmonite batterica, così come di influenza.
Ad un certo punto scoprimmo un nuovo tipo di agente, lo "scrapy",
con caratteristiche completamente nuove: privo di acidi nucleici,
diversamente da ogni altro virus, con sole proteine. Attendemmo un po’
prima di chiamarlo virus, fino a quando il.... tipo insistette affinché
lo chiamassimo virus lento. Un gruppo completamente nuovo di agenti
infettivi. Era estremamente resistente. E’ quasi impossibile
sterilizzare uno strumento una volta che viene contaminato dallo "scrapy".
Si potrebbe sterilizzarli con autoclave, ma nemmeno questo lo ucciderebbe.
Paul Brown bruciò l’agente "scrapy" sul terreno, tornò sei
anni dopo ed esso era ancora lì, attivo.
E’ un campo affascinante
quello di cui mi stavo occupando quando fui cacciato dal mio posto al
governo federale, per un altro motivo, ma questa è la miglior cosa che mi
sia mai accaduta. Perché, vede, si è con le mani legate al
governo.
E poi si diventa liberi, fuori dal governo. Quando fui
cacciato lavoravo
all’università, al dipartimento di microbiologia.
Mi recai a Chicago a tenere un discorso sul controllo della biologia. Fu
fatto rientrare in un programma televisivo. Poi mi venne detto che sarebbe
stato meglio che non lo avessi rifatto in quanto avevo messo in pericolo i
loro sussidi. Così quando lasciammo l’università fondammo una
cooperativa senza scopo di lucro.
Così essere schietti è una libertà che non si ha. Si riteneva che le
informazioni che avevo non dovessero essere rese note.
A loro piace tenerle segrete. Ma non dovrebbero essere tenute segrete. Non
sto violando alcuna legge: sto solo raccontando la relazione che avevano
fatto per se stessi. E se la relazione era stata fatta per loro, essa
dovrebbe essere presentata anche agli altri.
Dunque questa è la storia.
Tratto da:
http://users.pandora.be
vedi:
Dati ISTAT sui Vaccini +
Interrogazione Parlamentare
+ Statistiche Istat
sui vaccini +
Perche' vaccinare ?
Quello che appare molto evidente
ed anche strano e' che questo medico ricercatore, NON sa',
per esempio che
vaccini
a virus "VIVI" non possono
esistere perche' il
virus NON e' un essere
vivente ma una proteina lipidica a DNA !
IMPORTANTE:
PROPOSTA di LEGGE per STUDIO negli USA sullo STATO di
SALUTE FRA BAMBINI VACCINATI e NON VACCINATI (di nessun
vaccino)
Il DISEGNO di LEGGE n° 3069 a FIRMA della DEPUTATA MALONEY
NON E' STATO APPROVATO per cui E' RIMASTO sulla
CARTA.... e NEPPURE DISCUSSO dal CONGRESSO....a
dimostrazione che NON si vuole fare vere ricerche sui gravi
DANNI dei VACCINI......Big
Pharma ringrazia...
"Noi
medici siamo plagiati, fin dall'inizio, dagli insegnamenti
universitari
che ci vengono propinati da un manipolo di "professori"
che
hanno il solo interesse di lasciarci nell'ignoranza sulla
vera origine delle malattie.
Alcuni di noi, alla fine, raggiungono la consapevolezza e
mettono in moto delle grosse energie che provocano reazioni
positive nel Tutto."
By Dott.
Giuseppe De Pace
(medico
ortopedico ospedaliero)
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