Documento
tratto dalla rivista NEXUS NEW TIMES MAGAZINE
Edizione
Italiana - numero 20. - Sito internet
http://www.nexusitalia.com
Note sull'autrice:
Viera Scheibner, PhD, è una primaria ricercatrice scientifica in pensione, con un
dottorato in scienze naturali. Durante la sua brillante carriera ha pubblicato tre libri e
circa 90 articoli scientifici in riviste scientifiche.
Sin dalla metà
degli anni '80, quando contribuì allo sviluppo dei monitoraggio del respiro Cotwatch per
i neonati a rischio di morte bianca (sindrome della morte improvvisa del neonato, o SIDS),
ha effettuato estese ricerche su
vaccini e
vaccinazioni e nel 1993 pubblicò il libro,
Vaccination: The Medical Assault on the Immune System. (Assalto
medico al sistema immunitario)
La dott.ssa
Scheibner è spesso convocata dagli avvocati per fornire dei rapporti medici nei casi
giudiziari sui
danni da
vaccino, e tiene regolarmente delle conferenze.
Il suo precedente
articolo per NEXUS trattava della connessione germi mangia cervello/vaccini (nr. 6).
Recentemente c'è
quasi stata una "epidemia" della cosiddetta "sindrome dei bimbi
scossi" .
vedi anche:
Bimbi Scossi
+
Bimbi scossi 2
+
Bambini scossi
+
Sindrome dei bambini scossi
+
Danni dei Vaccini
+
SIDS (morte
improvvisa nella culla)
I genitori,
solitamente i padri, o chi si prende cura dei bambini come le bambinaie, sono stati sempre
più spesso accusati di scuotere un bambino al punto di provocargli danni permanenti al
cervello e la morte. Perché ?
C'è forse un aumento senza precedenti dei numero di
persone che commettono infanticidio o che anelano a fare seriamente del male ai bambini ?
O vi è qualcosa di più sinistro in gioco ?
Qualche tempo fa
cominciai a ricevere richieste, da parte di avvocati o degli stessi genitori accusati, per
delle perizie come esperto. Uno studio ravvicinato della storia di questi casi rivelò
qualcosa di realmente sinistro: in ogni singolo caso, i sintomi comparivano poco dopo le
vaccinazioni del bambino. Mentre investigavo nella storia medica personale di questi
neonati, basandomi sulle cartelle cliniche e sulle annotazioni mediche, stabilii
velocemente che a questi neonati erano state prescritte una o più della serie delle
cosiddette iniezioni di routine - epatite B, DPT (difterite, pertosse, tetano), polio e
HiB (Haemophilus, influenza di tipo B) - poco prima che sviluppassero i sintomi della
malattia, che portava ad un serio danneggiamento dei cervello e alla morte.
Lo scenario usuale è che il bambino nasce sano, inizialmente. All'incirca all'età di due
mesi viene somministrata la prima serie di vaccini di cui sopra.
Talvolta poco dopo
la nascita, mentre la madre e il neonato sono ancora in ospedale, viene fatta un'iniezione
di epatite B. Tuttavia, ora un gran numero di neonati
muoiono
dopo pochi giorni o entro quattro settimane dalla nascita,
DOPO la vaccinazione per l'epatite
B, come documentato
dal VAERS [Sistema di Registrazione
delle Reazioni Avverse al Vaccino] negli USA. Quindi, il neonato smette di
migliorare,
comincia a deperire e, generalmente, sviluppa sintomi di infezione alle vie respiratorie.
Poi seguono la seconda e terza iniezione e la tragedia raggiunge il culmine: il bambino
può piangere intensamente e inconsolabilmente, può cessare di, nutrirsi in modo
appropriato, vomitare, avere difficoltà a deglutire, diventare irritabile, smettere di
dormire e può sviluppare delle convulsioni con un progressivo e accelerato peggioramento
delle sue condizioni e principalmente delle sue funzioni cerebrali.
Tale peggioramento
può essere veloce, o può evolvere gradualmente finché i genitori non si accorgono che
il loro bambino ha proprio qualcosa che non e si precipitano dal dottore o all'ospedale.
E interessante come venga invariabilmente chiesto loro quando il neonato è stato
immunizzato. Venendo a conoscenza che il bambino è stato davvero "immunizzato",
i genitori vengono rassicurati che quei sintomi scompariranno. Vengono quindi rimandati a
casa con l'avvertenza, "Date al vostro bambino il Panadol". Se insistono nel
considerare serie le condizioni del neonato, possono venire etichettati come genitori
ansiosi o piantagrane. Cosi. se ne tornano a casa e il bambino rimane in condizioni gravi
o muore.
Fino a poco tempo
fa, la morte da vaccino sarebbe stata classificata come "morte infantile
improvvisa", in particolare quando i sintomi e i ritrovamenti patologici sono scarsi.
Tuttavia oggigiorno, con una frequenza che cresce in modo allarmante, i genitori (o almeno
uno di loro, generalmente il padre) possono essere accusati di scuotere il neonato fino
alla morte. Gli accusati possono arrivare persino a confessare di averlo
scosso, per esempio adducendo la ragione che, avendolo trovato immobile nel lettino, che
non respirava e/o con uno sguardo vitreo, l'hanno scosso gentilmente - come è naturale -
nel tentativo di rianimarlo.
Talvolta,
ironicamente, salvano la vita del bambino, solo per essere poi accusati di aver provocato
le lesioni interne che avevano impedito al neonato di respirare, in primo luogo, e che di
fatto erano già presenti quando avevano scosso il neonato per rianimarlo.
Non importa ciò
che i genitori dicono o fanno, ogni cosa iene interpretata contro di loro. Se si
presentano piangendo e scossi, verranno accusati di mostrare i segni di chi si sente in
colpa. Se riescono a mantenere un atteggiamento composto e distaccato, verranno
considerati freddi e calcolatori - e colpevoli a causa di ciò.
In un altro scenario, i genitori sconvolti cercano di descrivere i sintomi al medico di
guardia in ospedale o ad un chirurgo, ma sono totalmente incapaci di capire cosa sia
successo al loro bambino.
Con grande shock e
sgomento, scoprono più tardi che, mentre descrivevano i sintomi osservati, il dottore o
un altro membro dello staff stava scrivendo alcune Minacciose parole nella cartella
medica: sindrome dei bimbi scossi.
.....
GLI
STUDI
MEDICI
Diamo ora uno
sguardo alla letteratura medica che tratta della
sindrome dei bimbi scossi e dell'abuso
sui bambini.
Caffey (1972, 1974) [1,2] descrisse la " sindrome dei bimbi scossi da frusta"
come risultato di uno scuotimento manuale per le estremità con emorragie intraoculari e
intracraniche causate da frusta, connesse a danni permanenti al cervello e a ritardo
mentale. Egli faceva riferimento al proprio articolo, pubblicato quasi 30 anni prima degli
articoli sopra citati, in cui descrisse ciò che egli chiamò "gli originali sei
bambini colpiti nel 1945". Gli elementi essenziali di questa descrizione erano
ematomi subdurali, sanguinamenti intraoculari e cambiamenti della trazione multipla nelle
ossa lunghe. Questi dati divennero un parametro "dell'evidenza" che il bambino
era stato scosso prima di sviluppare questi sintomi.
Reece (1993) [3]
analizzò l'abuso infantile fatale e la sindrome da morte improvvisa del neonato (SIDS) e
considerò le decisioni diagnostiche critiche. Egli enfatizzò che la distinzione fra una
morte infantile inaspettata dovuta a SIDS ed una dovuta ad abuso infantile, costituisce
una sfida per i pediatri, i medici di famiglia. i patologi e gli enti per la protezione
dei bambini. Da una parte, devono riportare esempi di sospetti abusi su bambini e
proteggere altri bambini in famiglia; dall'altra, tutti concordano che la conoscenza in
quest'arca è incompleta ed esiste, in certi casi, dell'ambiguità.
Duhaime et al.
(1992)4 scrissero che i "pazienti con emorragia intradurale e nessun trascorso per
trauma devono anche mostrare tracce cliniche e radiografiche di un brusco colpo alla
testa, fratture non spiegate delle ossa lunghe o altre lesioni inflitte ai tessuti molli,
al fine di eliminare completamente la possibilità di emorragie intracraniche spontanee,
che potrebbero raramente manifestarsi per una malformazione vascolare o un disordine di
tipo emorragico".
.
Quindi, cos'altro
può causare la tumefazione del cervello, l'emorragia intracranica, le emorragie oculari
alla retina e le fratture craniche e delle altre ossa ? Sin da quando iniziarono le
vaccinazioni dei neonati, le pagine delle riviste mediche cominciarono a riempirsi di
rapporti sui gravi danni a cervello, apparato cardiovascolare, metabolico ed altro.
In verità, i
vaccini come quello per la pertosse sono attualmente usati per indurre l'encefalomielite
(encefalomielite allergica sperimentale) negli animali da laboratorio (Levine e Sowinski,
1973) [5].
Questa è
caratterizzata da tumefazione del cervello e da emorragia in misura simile a quella
provocata da ferite meccaniche (Iwasa et al., 1985). [6]
Munoz et al.
(1981) [7] studiarono le attività biologiche del pertossigeno cristallino - una tossina
prodotta dalla Bordetella pertussis, l'agente scatenante della pertosse ed ingrediente
attivo in tutti i tipi di vaccino della pertosse sia a cellule intere sia acellulari - in
un numero di esperimenti di laboratorio con i topi. Stabilirono che minime quantità di
pertossigeno inducevano un'ipersensibilità all'istamina (presente anche 84 giorni dopo la
somministrazione), la leucocitosi, la produzione di insulina, un aumento della produzione
degli anticorpi IgE e G1 all'albumina dell'uovo di gallina, la predisposizione allo shock
anafilattico e alla permeabilità vascolare dei muscoli striati. Una dose di 546
nanogrammi per topo uccideva il 50 per cento dei topi. Solitamente, la morte era
ritardata. Quando venne somministrata una dose di cinque microgrammi di pertossigeno, la
maggior parte dei topi non guadagnò peso e morì entro il quinto giorno; l'ultimo topo
mori all'ottavo giorno. Una dose da un microgrammo di un preparato uccise quattro topi su
cinque.
Dapprima
guadagnarono peso dal secondo giorno al quinto, ma poi rimasero ad un peso quasi costante,
finché morirono. Anche il topo sopravvissuto per 16 giorni (poi venne ucciso) sperimentò
crisi (smise di prendere peso) nei giorni in cui gli altri morirono. Se fosse vissuto più
a lungo, sarebbe morto al ventiquattresimo giorno. Questo è un altro dei giorni critici
identificato dalla ricerca Cotwatch sulla respirazione del bambino - in cui i neonati
hanno delle vampate di respiro forzato, o muoiono, dopo la vaccinazione.
È interessante che, quando gli animali da laboratorio sviluppano sintomi di danni da
vaccino e poi muoiono, non venga mai considerata una coincidenza; ma quando i bambini
sviluppano gli stessi sintomi e/o muoiono dopo la somministrazione dei medesimi vaccini,
viene considerata una coincidenza o la causa è dei genitori o di altri. Quando tutto
fallisce, allora viene considerata "misteriosa".
Le reazioni
ritardate sono la norma piuttosto che l'eccezione. Questo è stato spiegato come
conseguenza di una complicazione immunologica intravascolare di un particolare antigene
(organismi della pertosse a cellule intere o acellulari) (Wilkins, 1988). [8] Tuttavia, i
vaccinatori non hanno dimestichezza con i tempi di reazione e come regola designano dei
limiti temporali, largamente irrilevanti, entro cui accettare il legarne causale fra la
somministrazione del vaccino e l'inizio delle reazioni solitamente, da 24 ore a sette
giorni.
Comunque, la
maggior parte delle reazioni ai vaccini sono ritardate, e molti casi non vengono
considerati collegati alla vaccinazione.
Basterebbe solo
esaminare attentamente le istruzioni del prodotto col vaccino dell'epatite B per vedere
che, oltre alle reazioni locali, possono manifestarsi un certo numero di segnali
neurologici, quali la parestesia e la paralisi (incluse la sindrome di Guillain-Barre, la
neurite ottica e la sclerosi multipla).
Devin
et. al.
(1996) [9] descrissero le emorragie della retina che vengono enfaticamente considerate un
segno inequivocabile di abuso infantile, sebbene queste possano essere e siano causate dai
vaccini. Goetting e Sowa (1990) [10] descrissero le emorragie della retina che si
verificarono nei bambini dopo la rianimazione cardiopolmonare.
La fontanella gonfia, dovuta alla tumefazione cerebrale, fu descritta da Jacob e Mannino
(1979) [11] come una reazione diretta al vaccino DPT. Essi descrissero il caso di un
neonato di sette mesi il quale, nove ore dopo la terza vaccinazione DPT, sviluppò una
fontanella gonfia anteriore e divenne febbricitante ed irritabile.
Gli ematomi e l'emorragia facile sono tra i segni caratteristici del disturbo nella
coagulazione dei sangue, la trombocitopenia - un effetto collaterale riconosciuto di molti
vaccini. I suoi primi segnali sono la predisposizione ad ematomi ed emorragie e
all'esantema petecchiale (puntiforme). La trombocitopenia può sfociare in emorragie
cerebrali e altre (Woerner et al., 1981). [12]
Le convulsioni
conseguenti a un vaccino di DPT su 1.750 dosi (Cody et al. 1981) [13] possono sfociare in
cadute inspiegabili dei bambini più grandi, che possono sedersi eretti o stare in piedi,
provocando rotture lineari della testa ed altre fratture. Quando si considera che un
bambino dovrebbe assumere un minimo di tre dosi di DPT e OPV (vaccino orale della polio),
allora il rischio di provocare convulsioni è di uno su 580, e con cinque dosi il rischio
aumenta ad uno su 350. Questo significa che un gran numero di bimbi fra i due e i sei
mesi, a circa 18 mesi e dai cinque ai sei anni, sono affetti da convulsioni dopo la
vaccinazione.
Le convulsioni si
manifestano spesso quando il genitore, o chi per lui, non lo sta guardando e il bambino,
mentre è in piedi o seduto sul pavimento, cade semplicemente all'indietro o sulle
braccia.
Tutti questi segni possono essere mal diagnosticati come il risultato di una ferita
meccanica, particolarmente perché i vaccinatoci rifiutano di ammettere che i vaccini
provochino danni seri, oppure danno solo un'adesione meramente formale al danno causato
dalla perniciosa abitudine di somministrare ai bambini entro i sei mesi sino a 18
vaccinazioni.
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L'EPIDEMIA
BRITANNICA di MORBILLO CHE NON FU MAI
Il termine
"sindrome di Munchausen per procura" è stato usato per identificare gli
individui che uccidono o fanno del male ai bambini al fine di attrarre l'attenzione su di
sé. Il termine venne usato in molti esempi negli anni '80, quando si abbozzarono i primi
tentativi di spiegare alcuni casi di morte infantile improvvisa.
Secondo Meadow (1995), [14] la "sindrome di Munchausen per procura" è una
terminologia barocca originariamente adottata per ragioni giornalistiche. Era un termine
comunemente applicato agli adulti che si presentavano con storie di malattie immaginarie,
proprio come il Barone von Munchausen che viaggiava sulle palle di cannone. Ora viene
applicato ai genitori di bambini che presentano storie di false malattie architettate da
un genitore o da qualcun altro in quella posizione.
Mentre il termine
può avere una qualche validità nel descrivere questa speciale forma di abuso infantile,
nei casi documentati di genitori che avvelenano lentamente i loro figli o che li espongono
a trattamenti medici invasivi non necessari e spesso pericolosi, più recentemente è
divenuto un modo adottato dai medici per camuffare gli effetti collaterali realmente
osservati nel Regno Unito specialmente nelle vaccinazioni del morbillo (M),
morbillo-orecchioni-rosolia (MMR) e morbillo-rosolia (MR). Nel 1994, molte migliaia di
bambini britannici (fino a 15.000, secondo la mia opinione) palesarono segni di autismo,
usualmente associati a dolori alle viscere, dopo essere stati vaccinati con quanto sopra.
Il Bulletin of
Medical Ethics pubblicò due articoli, nel 1994 e nel 1995, che affrontavano questo
problema. L'articolo dell'ottobre 1994 ("è davvero necessaria l'iniezione di
morbillo?) stabilì che, durante il novembre 1994, il Governo britannico stava promuovendo
una campagna di vaccinazione di massa per il morbillo, con l'intento di raggiungere ogni
bambino fra i cinque e i sedici anni.
Dichiarò che lo
scopo di tale campagna era la prevenzione di un'epidemia che sarebbe altrimenti scoppiata
nel 1995, provocando fino a 200.000 casi e fino a 50 morti. L'articolo dimostrava anche
che, sino al 1990, si erano avuti solo dagli 8.000 ai 10.000 casi di morbillo ogni anno in
Inghilterra e in Galles e che, per coincidenza, ci fu un'epidemia di soli 5.000 casi in
Scozia nell'inverno 1993-94.
Fra il maggio e
l'agosto del 1994, il tasso di notifica in Inghilterra e Galles calò nettamente, quindi
nulla suggeriva un'imminente epidemia.
Le nove pagine
dell'articolo sul numero di agosto 1994 del BME annunciavano, fra le altre cose, che il 14
settembre 1992 il Dipartimento della Salute (DoH) ritirò velocemente due marche di
vaccino MMR, in seguito ad una fuga di notizie sulla stampa nazionale, circa il rischio
che i bambini contraessero la meningite da orecchioni dopo la somministrazione di questi
vaccini.
Entrambe le marche contenevano la famiglia del vaccino per orecchioni di Urabe,
che aveva provocato la meningite da orecchioni in uno su 1.044 vaccinati (Yawata, 1994).
[15]
Basandosi
sull'epidemiologia del morbillo, non avrebbe mai dovuto esserci un'epidemia di morbillo
nel 1995 e non vi era certo alcuna giustificazione per una vaccinazione concomitante della
rosolia. La campagna di massa fu pianificata come alternativa sperimentale ad un programma
di due dosi di vaccinazione di morbillo-orecchioni-rosolia. Il governo britannico ingannò
consapevolmente i genitori circa la necessità di una campagna e circa i relativi rischi
del morbillo e della vaccinazione stessa.
Il DoH trasgredì
la legge dell'Unione Europea sui contratti e sugli appalti, per assicurarsi che delle
specifiche aziende farmaceutiche si aggiudicassero i contratti di fornitura dei vaccini
per la campagna. Tutto ciò deve essere stato una gran fortuna per le aziende
farmaceutiche in questione, poiché le scorte di vaccini del morbillo e della rosolia -
rimasti invenduti dal 1992 e per i quali non c'era domanda - sarebbero presto scadute.
La campagna di vaccinazione non sortì un grande effetto. In realtà, nel 1995 in
Inghilterra e Galles ci fù il doppio dei casi di rosolia sierologicamente accertata,
rispetto allo stesso periodo nel 1994: 412 casi contro 217. Si registrarono sei casi di
rosolia in donne incinte. I dati indicano che nei primi tre mesi del 1995 vennero
notificati più casi di morbillo (11) che nei primi tre mesi del 1994 (9). Nonostante ciò
parecchi medici del governo asserirono che la trasmissione del morbillo si era arrestata
fra i bambini in età scolare.
Higson (1995) [16]
scrisse che due funzionari del DoH cercarono di giustificare il successo della campagna di
vaccinazione di morbillo e rosolia utilizzando dei dati che non potevano essere usati per
fare confronti di anno in anno sulle infezioni da morbillo. In verità, egli scrisse che i
dati raccolti dai dipartimenti di salute pubblica sulle notifiche di morbillo non
mostrarono alcuna indicazione di benefici da una campagna così costosa.
Il governo britannico spese circa 20 milioni di sterline per l'acquisto dei vaccini per
morbillo e rosolia, vicini alla data di scadenza.
Circa 1.500
genitori stanno ora partecipando ad una azione legale di gruppo per il danno (molto spesso
i problemi di intestino ed autismo) subito dai loro figli.
Wakefield et al.
(1998) [17] pubblicarono un articolo su Lancet in cui riportarono una serie consecutiva di
casi di bambini con enterocolite cronica e disordine regressivo dello sviluppo, che si
verificarono da 1 a 14 giorni (in media 6,3 giorni) dopo la vaccinazione M, MMR e MR. Essi
citarono inoltre la teoria "dell'eccesso di oppioide" relativa all'autismo,
secondo cui i disordini di tipo autistico derivano da una disgregazione incompleta e da un
eccessivo assorbimento di peptidi, derivanti dagli intestini, dal cibo, incluso orzo,
segale, avena e caseina derivata dai prodotti del latte/latticini, riconducibile alle
lesioni alle viscere causate dal vaccino. Questi peptidi possono esercitare effetti di
oppioide centrale, direttamente o attraverso la formazione di leganti con enzimi di
peptidasi necessari alla scissione degli oppioidi endogeni del sistema nervoso centrale,
portando alla distruzione di una normale neuroregolazione e sviluppo del cervello da parte
delle encefaline ed endorfine endogene.
Alcuni genitori
britannici, l'anno scorso mi avvicinarono e si lamentarono del fatto che i loro figli
avevano manifestato dei problemi comportamentali e viscerali dopo la vaccinazione (come
sopra) e che, anziché ricevere aiuto dai loro medici , venne loro detto che i sintomi
erano solo frutto della loro immaginazione o che li avevano causati per attirare
l'attenzione su di sé. Venne usato il termine di "sindrome di Munchausen per
procura". Questo sollevò numerose sofferenze e problemi coniugali, e non portò
nulla di buono per alle vittime delle vaccinazioni. Le loro storie erano orripilanti.
EDUCARE
al PERICOLI del VACCINO.
Riassumendo, la scia dei disastri del vaccino si sta ingrossando.
Non solo le vaccinazioni non sono efficaci nel migliorare la salute dei bambini e di chi
le riceve, ma causano
gravi problemi di salute
e sofferenze alle loro famiglie,
imbrogliando le vittime dei vaccini.
I genitori dei piccoli in età di vaccinazione dovrebbero usare il loro discernimento ed
informarsi loro stessi sui reali pericoli di questa procedura medica non scientifica,
inutile, dannosa ed invasiva. Non importa quanto si cerchi di imporre i vaccini, la
vaccinazione non è obbligatoria in Australia (sebbene il Ministero Liberale Federale
della Sanità abbia annunciato un piano per renderlo tale nel prossimo - il che, al
momento, mi suona più come una minaccia) e i genitori non devono vaccinare i loro figli.
L'incapacità
di ascoltare ed osservare la verità ha creato un
manipolo di medici praticanti che
infliggono il male anziché curare, che diventano accusatori anziché aiutare e che stanno
decisamente nascondendo - consapevolmente o inconsciamente, ma con una frequenza
paurosamente in aumento - i disastri creati dai loro inutili intrugli mortali e dalla loro
assistenza ipocrita. Forse dovrebbe essere introdotto il termine "boomerang di Munchausen" per descrivere quei membri della professione medica che ingannano le
vittime dei loro dannosi interventi (i vaccini in particolare).
Vorrei
ricordare a coloro i quali potrebbero ancora pensare che i rischi delle lesioni da vaccino
siano superati dai benefici stessi, che le malattie infettive sono benefiche per i bambini
perché preparano e fanno maturare il loro sistema immunitario. Queste malattie
rappresentano anche delle pietre miliari dello sviluppo.
Avere
il morbillo non solo fornisce una immunità specifica al morbillo stesso per tutta la
vita, ma anche una immunità non specifica ad una moltitudine di altre, più serie
condizioni: malattie degenerative di ossa e cartilagini, certi tumori, malattie della
pelle ed immunoreattive (Ronne, 1985). [18]
Si
è scoperto che gli orecchioni proteggono contro il cancro alle ovaie (West, 1966). [19]
Quindi non c'è alcun bisogno di tentare di impedire che i bambini contraggano malattie
infettive.
Inoltre,
secondo la ricerca immunologica ortodossa, i vaccini non immunizzano, ma sensibilizzano;
essi rendono i riceventi più suscettibili alla malattia (Craighead, 1975). [20] Proprio i
bambini vaccinati soffrono di malattie croniche (l'asma e le costanti infezioni agli
orecchi sono due dei molti effetti collaterali dei vaccini); sviluppano effetti
collaterali a malattie quali polmonite o morbillo atipico (che ha un rischio di mortalità
pari al 12-15 per cento); o possono incontrare delle difficoltà nel decorso di malattie
innocue come la varicella, poiché il loro sistema immunitario è stato annientato dai
vaccini.
A conclusione della
questione, invito i genitori a porsi alcune domande. Avete notato quanto premono per le
vaccinazioni con minacce, coercizioni, imbrogli e misure punitive in danaro, con i
genitori che vengono poi accusati di ciò che è provocato dagli effetti collaterali dei
vaccini stessi ? Vorreste soccombere allo stesso tipo di pressione se un qualunque altro
prodotto venisse imposto con la stessa veemenza ? Non sareste sospettosi e non vi
chiedereste che cosa non va nel prodotto, se ne venisse forzato il consumo ? Perché così
tanti genitori attenti, come pure molti medici informati, ora rifiutano la vaccinazione ?
Non dovreste sospettare di un sistema medico che vi costringe, che non accetta la
responsabilità dei danni inferti dal vaccino e, in modo illegale, cerca di togliervi il
vostro diritto costituzionale, democratico e legale di esercitare il controllo sulla
vostra salute e su quella dei vostri figli, senza essere vessati e ingannati ?
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>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Ora raccontiamo
unesperienza citata nel libro, "Ciò che i dottori non dicono", by Lynne
McTaggart, dal quale traiamo anche i succesivi brani:
"Josie McNally
pensava di fare la cosa giusta per il suo bimbo, William. Era un bambino sano, normale,
felice, aveva un anno e lei voleva essere certa che restasse tale. Nel dicembre del 1992
il suo dottore le raccomandò di fargli fare il
vaccino di routine
per il
morbillo, la
parotite
e la
rosolia
(MMR) per proteggerlo da queste malattie pericolose.
Josie pensava
che fosse normale; William aveva subito tutte le altre vaccinazioni di routine e
soprattutto la mamma pensava che il dottore sapesse cosa era meglio per lui.
Dieci giorni dopo
l'iniezione qualcosa andò
terribilmente storto. William iniziò ad avere le convulsioni e Josie e suo marito dovettero portarlo con l'ambulanza all'ospedale. Quando Josie suggerì
che forse suo figlio aveva reagito negativamente al vaccino, il dottore scosse la testa.
Il fatto che questo attacco fosse avvenuto dopo il vaccino non era altro che una
coincidenza; probabilmente si trattava di una crisi isolata.
Un addetto dell'ospedale
fu d'accordo; il vaccino non aveva nulla a che fare con questa crisi.
Ma
le crisi non terminarono e dopo non molto tempo William iniziò ad averle anche 40 volte
al giorno.
Sviluppò
inoltre una rara reazione del sistema immunitario. Ora, a tre anni, soffre di epilessia,
continua ad avere convulsioni non controllabili con i farmaci e ha uno sviluppo fisico
simile a quello di un bambino di 18 mesi.
Durante i suoi viaggi dentro e fuori dall'ospedale, Josie iniziò ad incontrare altre
madri i cui figli avevano avuto problemi simili, proprio dopo l'iniezione MMR.
Non molto
tempo dopo la vaccinazione di William quel vaccino fu ritirato. Tuttavia, fino ad oggi,
nessuno ha riconosciuto ufficialmente nel vaccino la causa dell'insorgere del suo
problema. La famiglia McNally non ha ricevuto alcuna assistenza finanziaria a fronte delle
considerevoli spese mediche sostenute e che dovrà sostenere per tutta la vita di William.
Molti
dottori credono che i vaccini siano uno dei grandi successi della scienza medica, grazie
ai quali molte malattie infettive mortali sono state sconfitte. In realtà la voce di
molti dottori è quella di un altruista che ama pensare che la scomparsa definitiva delle
malattie non solo sia possibile, ma sia addirittura dietro l'angolo.
Sentiamo spesso l'organizzazione Mondiale della Sanità annunciare la data in cui si
aspetta che malattie come la poliomielite, il morbillo o la difterite saranno cancellate
dal pianeta per sempre.
Questa
fede tanto ardente ha reso orgogliosa la professione medica e le ha fatto produrre sempre
nuovi vaccini per combattere non solo le malattie mortali come la polio, ma anche molte
malattie passeggere benigne dell'infanzia, come il morbillo, la parotite e la varicella.
Contando
tutti i richiami multipli presenti nel programma suggerito dal governo americano, ai
bambini dovrebbero essere inoculati circa 30 dosi di vaccini prima che inizino ad andare a
scuola, la maggior parte delle quali nei primi mesi di vita. La Gran Bretagna con il
vaccino per la tubercolosi effettuato alla nascita, ma senza vaccinazioni per l'epatite B
o la varicella, ne offre un numero più modesto, cioè solo 25.
Il
governo statunitense e l'Organizzazione Mondiale della Sanità hanno perfino sponsorizzato
lo sviluppo di quello che immaginano si trasformerà in un "Sacro Graal" frutto
dell'ingegneria genetica, un super vaccino, che si attiva con il passare del tempo, che
contiene in una sola volta il DNA grezzo di addirittura 40 malattie diverse, che verranno
schizzate nella bocca di un bambino appena nato e invieranno dosi di richiamo ad
intervalli di tempo prestabiliti per tutta la vita di un individuo. Ultimamente vengono
addirittura studiati dei vaccini per l'asma, il mal di orecchie e i problemi respiratori,
l'AIDS, il cancro e anche per prevenire la gravidanza.
E' con i vaccini che i tecnocrati coraggiosi del nuovo mondo della medicina hanno perso
completamente la cognizione delle malattie e della loro prevenzione. Questa fede è così
radicata nella giustezza della causa, che impedisce ai dottori di riconoscere la prova
fattuale evidente che dimostra i pericoli e l'inefficacia di certi vaccini, o,
addirittura, di casi di malattie nei bambini che sono stai vaccinati contro la malattia
stessa.
Trasforma
dottori o scienziati, altrimenti ragionevoli, in spacconi e isterici, che rispondono
urlando a chi non è d'accordo con loro, che utilizzano il ricatto emotivo per costringere
i genitori alla sottomissione e a cedere, piuttosto che al buon senso e ai fatti, a
sostenere il loro punto di vista.
Per
lanciare la loro campagna a livello nazionale per vaccinare i bambini in età scolare
contro il morbillo e la rosolia, il governo britannico ha diffuso una propaganda
televisiva in bianco e nero, fortemente emotiva, per dire che il morbillo colpisce in modo
fatale e casuale.
Negli
Stati Uniti i genitori vengono minacciati di vedere trattenuti i loro assegni familiari se
non sottopongono i loro figli alle vaccinazioni contro il morbillo, la parotite e la
rosolia. Le autorità sanitarie di Chicago hanno tentato di dare alle vaccinazioni un pò
di credibilità utilizzando altoparlanti che diffondevano la propaganda mescolata alla
musica salsa, per incoraggiare le madri dei quartieri ispanici a portare i loro figli a
farsi vaccinare.
In una campagna recente fatta nel Regno Unito per inoculare a tutti i bambini dai 5 ai 16
anni, il vaccino contro il morbillo e la rosolia, venivano distribuiti ai genitori dei
depliant superficiali dove non si parlava degli effetti collaterali ormai ben noti agli
organismi governativi internazionali.
I
dottori e le autorità sanitarie hanno tormentato i genitori che avevano deciso di non
vaccinare i loro
bambini con lettere e telefonate per cercare di far cambiare loro opinione. E ogni esperto
medico annunciava con fiducia e pubblicamente che questa campagna avrebbe certamente
sradicato il morbillo da quelle isole per sempre.
Il
Ministero della Sanità britannico ha proseguito con una delle campagne di immunizzazione
più ambiziose mai viste in un paese industrializzato, informando i genitori che «gli
effetti collaterali di questi vaccini sono molto improbabili, dato che sono stati
attentamente studiati analizzando un gran numero di bambini negli Stati Uniti». In
effetti le prove su cui si basa questa dichiarazione sono molto più vaghe.
Prima
della campagna il governo britannico aveva ricevuto un fax dagli ufficiali del Programma
di Immunizzazione Nazionale Americano dove si spiegava che l'unica prova che questi
vaccini fossero più sicuri, era basata su questionari inviati a studenti di college che
si erano fatti vaccinare.
Gli
scienziati considerano questo tipo di studio una misura altamente inaffidabile e non
scientifica. Le reazioni ai vaccini multipli non si conosceranno con maggiore sicurezza
che fra qualche anno, quando sarà completata una prova, che coinvolge 1.800 bambini
statunitensi.
Quello
che è peggio è che il Servizio di Laboratori di Sanità Pubblica degli Stati Uniti ha
completato uno studio prima di dare inizio alla campagna, dimostrando che i bambini a cui
veniva fatta la vaccinazione contro il morbillo, la parotite e la rosolia avevano il
triplo delle possibilità di soffrire di convulsioni rispetto agli altri.
Due
terzi dei casi di crisi epilettiche erano dovuti al componente contro il morbillo. Lo
studio ha scoperto inoltre, che il vaccino MMR provocava cinque volte più casi di una
malattia del sangue piuttosto rara, rispetto a quello che ci si aspettava. Questo studio,
che non è stato mai menzionato durante la campagna, è stato invece pubblicato sulle
riviste mediche specializzate, e solo quattro mesi dopo la fine della campagna stessa.
The
Lancet, 1995; 345: 567-9
Dato
che i vaccini rappresentano l'epitomo della medicina moderna, il "trionfo della scienza"
sulla natura, le prove scientifiche sono soggette a una spiegazione che, con giri di
parole, dipinge una facciata positiva su di un risultato negativo, ignorando qualsiasi
dato non si voglia sentire.
In
America, il governo ha chiesto all'Accademia Nazionale delle Scienze (NAS) di riesaminare
tutta la letteratura medica e di fare un rapporto completo su quelli che sono i pericoli
noti e provati, se ce ne sono, dei vari vaccini per l'infanzia. In due rapporti separati
l'Istituto di Medicina della NAS, che ha incaricato i pediatri più famosi e gli
scienziati medici più esperti per questa ricerca, ha concluso che tutti nove i vaccini
esaminati potenzialmente potevano causare gravi danni. Nonostante queste conclusioni
fossero alla fine incluse in una cartella corposa che veniva consegnata ai genitori prima
delle vaccinazioni, la Commissione Nazionale sui Vaccini per l'infanzia ha fatto di tutto
perché le cartelle fossero rivedute, sulla base del fatto che "confondevano" i
genitori.
In
Gran Bretagna il Ministero della Sanità ha commissionato un rapporto sul vaccino contro la
pertosse al Prof. Gordon Stewart, che in passato ha lavorato per il Dipartimento di
Medicina Comunitaria presso l'università di Glasgow e che ora è consulente presso
l'organizzazione Mondiale della Sanità e ha studiato il vaccino a lungo.
Quando
i suoi studi hanno mostrato che i rischi del vaccino ne superavano i benefici, la DHSS ha
riferito il rapporto al Comitato per la Sicurezza dei Medicinali, e questi hanno deciso di
non agire in
proposito [World Medicine, sett. 94, 17-20].
In
questo clima di zelo e per la frenesia di sconfiggere ogni possibile malattia, nessuno si
sofferma mai ad esaminare i possibili effetti a lungo termine dell'inoculazione di nove o
più antigeni diversi nel sistema immunitario immaturo di una generazioni di bambini di
meno di 15 mesi.
In
tutte le ricerche eseguite sulle vaccinazioni, gli epidemiologi non hanno mai cercato di
scoprire se c'è un limite massimo al numero di vaccini che un bambino è in grado di
tollerare, dopo il quale tutti i tipi di danni sottili - asma, problemi di apprendimento,
iperattività o mal di orecchie cronico, per esempio - entrano in gioco.
Infatti,
nessuno ha mai eseguito alcuno studio sulla sicurezza a lungo termine. «Sentiamo solo
parlare di encefaliti e di morti» dice il Dott. J. Anthony Morris, ex direttore del
dipartimento di virologia presso la
Food and Drug Administration e l'Istituto Nazionale di
Sanità, «ma c'è un intero spettro di reazioni tra la febbre e la morte e sono tutte
queste cose che stanno in mezzo che non vengono mai raccontate».
Alla
base della logica che sta dietro i vaccini, c'è la teoria dell'immunità di gruppo; se un
numero sufficiente di persone viene vaccinato contro una certa malattia, questa alla fine
scompare. Di fronte a organismi altamente complessi come i virus, che cambiano e mutano
costantemente, l'unico nostro desiderio è l'eliminazione della malattia. Il problema di
questo ragionamento, però, consiste ovviamente nel suo approccio tirannico: eliminare una
malattia è più importante, agli occhi della medicina, della salute di vostro figlio, che
potrebbe essere danneggiato dal vaccino, o del vostro diritto di decidere quello che è
meglio per la vostra famiglia.
Opponetevi
alla vaccinazione e verrete considerati non solo dei genitori irresponsabili, ma dei
cittadini irresponsabili della vostra comunità o addirittura del mondo. In Gran Bretagna,
la vaccinazione dei bambini è spesso una richiesta espressa dal medico generico come
condizione affinché il bambino possa rimanere tra i suoi pazienti (lui viene pagato 2.235
sterline se il 90% dei bambini di meno di due anni nelle sue liste vengono vaccinati. Se
solo il 70% dei bambini viene vaccinato, quel bonus diminuisce a 745 sterline; qualsiasi
percentuale inferiore significa che il medico percepisce una percentuale equivalente
dell'ammontare totale).
Negli
Stati Uniti le inoculazioni per i bambini sono state ulteriormente sostenute
ed aumentate
dall'amministrazione di Clinton con la legge denominata Childhood Vaccine Act (Legge per
la vaccinazione infantile, N.d.T), che ora rende più difficile per i genitori rifiutare
di vaccinare i loro figli.
Ma
in Gran Bretagna, c'è ancora una moderata possibilità di scelta. In molti paesi tutti i
bambini sono obbligati a farsi vaccinare per poter andare a scuola, una politica che in
paesi come gli Stati Uniti sembrerebbe andare contro molte libertà costituzionali.
In
questo clima isterico, il governo e la comunità medica hanno considerato un loro diritto
insistere sulla somministrazione ad un minore di una sostanza di cui non si è in grado di
garantire l'innocuità, un diritto che nessuno ha ancora tentato di sfidare in tribunale.
Il vaccino è uno strumento
rude
Il
vaccino è uno strumento rude e altamente imperfetto. Il problema principale non è tanto
che i vaccini non funzionano, ma che funzionano in modo casuale. Il ragionamento che sta
dietro la vaccinazione è basato sul dato che iniettare a un individuo un virus
indebolito, vivo o morto che sia, farà sì che il suo corpo sviluppi degli anticorpi per
quella malattia, come accade quando contrae una malattia in modo naturale.
Tutto
quello che i soliti studi scientifici possono dimostrare (dato che vengono condotti solo
nel periodo immediatamente successivo alla vaccinazione) è che i vaccini sono in grado di
creare degli anticorpi nel sangue.
Quello
che può accadere è che un certo numero di vaccini sia in grado di far aumentare in modo
misurabile gli anticorpi per una particolare malattia infettiva, ma solo per un breve
periodo di tempo.
Ma
anche se facessero aumentare gli anticorpi in modo indefinito, questo potrebbe non avere
nulla a che vedere con la protezione di un individuo dalla malattia nel lungo (o magari
anche nel breve) periodo. Infatti, la presenza di anticorpi nel sangue potrebbe non essere
il solo modo in cui il corpo riconosce e si difende dalla malattia.
Ampi
numeri di persone che hanno contratto malattie come la difterite, non producono alcun
anticorpo contro questa malattia.
In
una ricerca, gli anticorpi per il morbillo sono stati trovati nel corpo di solo un bambino
vaccinato su sette, che poi hanno sviluppato il morbillo: questi bambini non hanno
sviluppato anticorpi né in seguito all'inoculazione, né in seguito alla malattia
[J. Pediatrics, 1973; 82: 798-801].
Ultimamente,
il Laboratorio di Sanità Pubblica di Londra ha scoperto che un quarto dei donatori tra i
20 e i 29 anni avevano un'immunità insufficiente contro la difterite, anche se la maggior
parte era stata vaccinata da bambini. La presenza di immunità diminuisce ulteriormente
tra le persone di età tra i 50 e i 59 anni
The
Lancet, 1995; 345: 963-5
Mito: i vaccini vi
proteggeranno da queste malattie
La
tesi degli apologhi dei vaccini, in particolare di quei vaccini che sono noti avere
effetti collaterali sostanziali (come quello per la pertosse) è che, imperfetti quali
possono essere, i benefici valgano la pena rispetto al rischio. Il problema rispetto a
questa discussione è che essa dà per scontato che i vaccini funzionino.
Mito: le malattie sono state
eliminate semplicemente grazie alle vaccinazioni
Il
successo della vaccinazione è basato fondamentalmente su elementi che si danno per
scontati.
Anche
se il tasso di incidenza e di morte di molte malattie infettive è diminuito radicalmente
nel momento in cui si registrava un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie,
delle condizioni abitative, dell'alimentazione e delle procedure di isolamento, poiché
nello stesso periodo sono stai introdotti i vaccini, la medicina ha dato per scontato che
la vaccinazione da sola sia interamente responsabile della scomparsa di queste malattie.
Molti testi medici ci fuorviano con l'affermazione che uno dei grandi risultati ottenuti
dalla medicina è la scomparsa del vaiolo grazie alla vaccinazione.
Tuttavia,
se si esaminano le statistiche epidemiologiche attentamente, scopriamo che tra il 1870 e
il 1872, 18 anni dopo l'introduzione della vaccinazione obbligatoria, quattro anni dopo
uno sforzo coercitivo per vaccinare tutta la popolazione (con forti penalità per i
trasgressori) e il 97,5% della popolazione ormai vaccinato, l'Inghilterra ebbe la peggiore
epidemia di vaiolo del secolo, che mieté più di 44.000 vittime. Infatti a quell'epoca
morì di vaiolo il triplo delle persone rispetto a quelle morte in un'epidemia precedente
verificatasi quando meno persone erano state vaccinate.
L'incidenza
del vaiolo e le percentuali di morti durante l'epidemia del 1870 convinsero la popolazione
della città di Leicester che il vaccino non funzionava e questa, dopo il 1871, rifiutò
la vaccinazione.
Nell'epidemia
successiva del 1892, Leicester si affidò esclusivamente a migliori condizioni igieniche e
alla quarantena. La città ebbe solo 19 casi di vaiolo e un morto, su una popolazione di
100.000 persone, rispetto alla città di Warrington, che ebbe un numero di casi sei volte
superiore e un numero di morti 11 volte superiore di quelle di Leicester, anche se il 99%
della popolazione era stata vaccinata.
L'Organizzazione
Mondiale della Sanità ha sottolineato che la soluzione per sradicare le malattie in molte
parti dell'Africa Occidentale e Centrale sarebbe passare dall'immunizzazione di massa, che
non sta dando buoni frutti, ad una campagna di sorveglianza, che potrebbe contenere la
malattia attraverso procedimenti di isolamento.
Un'esperienza
della Sierra Leone dimostra inoltre che la vaccinazione non è stata responsabile della
scomparsa dei vaiolo. Alla fine degli anni sessanta, la Sierra Leone aveva il tasso più
alto di vaiolo nel mondo.
Nel
gennaio del 1968 il paese iniziò la sua campagna per sradicare la malattia e tre delle
epidemie più ampie furono controllate identificando e isolando casi singoli, senza
immunizzazione.
Quindici
mesi più tardi, l'area registrò il suo ultimo caso di vaiolo [British Medical Journal,
1995; 310-62].
Poliomielite
Più di ogni altro, il vaccino per la poliomielite è indicato con orgoglio da ogni
governo come la prova definitiva che la vaccinazione di massa funziona. Il governo
statunitense fa notare che durante gli anni peggiori della poliomielite, in America si
verificarono 20.000 - 30.000 casi, rispetto ai 20-30 casi all'anno del giorno d'oggi.
Tuttavia,
il Dott. Bernard Greenberg, capo dei Dipartimento di Biostatistica, presso l'università
della Carolina del Nord, Scuola di Sanità Pubblica, continua ad affermare che i casi di
polio aumentarono dei 50% tra il 1957 e il 1958 e dell'80% dal 1958 al 1959, dopo
l'introduzione dell'immunizzazione di massa.
In cinque stati New England,
Massachusetts, Connecticut, New Hampshire, Rhode Island e Vermont - i casi di polio più o
meno raddoppiarono nel 1954 e nel 1955 dopo l'introduzione del vaccino per la
poliomielite. Comunque, a causa dei panico generato dai casi di polio negli anni '50,
nella campagna di informazione che venne fatta, le statistiche furono manipolate dalle
autorità sanitarie per dare l'impressione opposta e far passare l'idea di aver trovato la
formula magica.
Un
modo per risolvere il problema fu quello di dare alla vecchia malattia un nuovo nome -
"meningite virale o asettica". Secondo le statistiche dell'Indice Sanitario
della Contea di Los Angeles, per esempio, nel luglio 1955 ci furono 273 casi documentati
di poliomielite e 50 casi di meningite asettica, rispetto ai 5 casi di polio e ai 256 di
meningite asettica del decennio successivo.
All'inizio
di questo secolo, più di 3.000 morti furono attribuite alla "varicella", e solo
circa 500 al vaiolo, anche se le autorità sono d'accordo che la vari- cella solo molto
raramente è una malattia fatale.
Martha
di Sheffield, ha avuto di recente un'esperienza di questo tipo di manipolazione a
proposito della pertosse: «Non molto tempo fa, dopo che nostra figlia di due anni
contrasse la pertosse, la portai dal nostro medico, preparata a sentire un rimprovero per
non averla vaccinata. Tuttavia il dottore diagnosticò l'asma e le prescrisse il Ventolin.
Ero talmente poco convinta da questa diagnosi che consultai un alto medico generico.
Con
mio grande stupore lui insistette che la pertosse non esisteva più, grazie alla
vaccinazione di massa, e confermò la diagnosi di asma. Allora insistetti perché le
venisse fatto un test dell'espettorato per provare o escludere l'esistenza della pertosse.
Più
tardi ricevetti una telefonata arrogante, in seguito alla discussione del nostro dottore
con il consulente locale di microbiologia. "Non si fanno test sulla pertosse perché
non esiste più", mi dissero.
Allora
chiesi: "Se la condizione di mia figlia migliorasse nel giro di due settimane, questo
significherebbe che la diagnosi di asma è errata ?". Mi fu risposto: "Ora esiste
una nuova malattia detta asma virale che è simile alla pertosse". Disse che c'erano
molti bambini affetti da questa malattia. Aggiunse: "Dato che non eseguono più il
test per la pertosse, non sono stati più riportati casi nella nostra zona" ».
Malattie
come la poliomielite operano in modo ciclico. La grande epidemia di polio si verificò
negli anni 1910, negli anni 1930 e negli anni 1950; poi i casi diminuirono grandemente
fino a raggiungere quasi lo zero. [...]
Molti
programmi di vaccinazioni sostengono di avere il merito di quella che è semplicemente una
tendenza delle malattie ad aumentare e diminuire. Non è la scienza ad avere il merito di
aver cancellato la polio o la tubercolosi, entrambe le malattie hanno deciso, un certo
numero di anni fa, di prendere respiro e ora stanno ritornando - la tubercolosi in molti
paesi occidentali, la polio in molte parti del Canada e la difterite in Russia e nell'Est
in genere.
Per
quanto concerne la polio, gli scienziati stanno cominciando a dichiarare che una
delle ragioni principali per cui si somministra il vaccino vivo non è veritiera.
Nei veri casi di polio, il virus vive nell'intestino, creando quella. che ordinariamente
è un'infezione innocua. Il virus morto, originariamente sviluppato da Joans Salk, viene
iniettato sotto la pelle e si dà per scontato che viaggi attraverso il flusso sanguigno
per creare anticorpi che lo "bloccheranno" prima che raggiunga il sistema
nervoso. Tuttavia, l'iniezione del virus della polio morto, non dà "un'immunità
intestinale", cioè non fa crescere gli anticorpi nell'intestino.
Questo
significa che, anche se non si contrarrà la polio paralizzante, il virus selvaggio
continuerà a vivere nell'intestino e teoricamente potrà essere trasmesso a qualcun
altro.
Il
vaccino originale di Salk, richiedeva tre o più richiami ogni cinque anni. Quando venne
somministrato per la prima volta, venne considerato un successo enorme, finché negli anni
'60 la percentuale di vittime di poliomielite salì. Seguendo a ruota le percentuali di
vittime a due cifre degli anni cinquanta, il nuovo sviluppo venne salutato come una prova
che il vaccino di Salk non funzionava.
Il
vaccino vivo orale (OVP), venne sviluppato da Sabin, e praticamente rimpiazzò il vaccino
di Salk negli anni '60, perché non solo conferiva, o così sembrava, un'immunità per
tutta la vita a chi lo riceveva, ma gli impediva di divenire portatore del virus
selvaggio.
Dato
che i riceventi possono espellere il virus del vaccino tramite gli escrementi, o per via
orale per un certo numero di settimane, la teoria dice che è possibile passare
l'immunità a individui non vaccinati, aumentando in questo modo "l'immunità del
gruppo". In altre parole, il, vaccino vivo orale divenne il vaccino di scelta cosi
ampio che sia un genitore o un figlio potevano agire come forza immunizzante per altri
individui non vaccinati.
Gli scienziati ora si rendono conto che ci sono poche prove che il vaccino vivo permetta
il raggiungimento effettivo di questa immunità tipo "porta di servizio" tra le
persone non vaccinate. Questa è stata la conclusione di uno studio scientifico condotto
da un gruppo di ricercatori dopo un'epidemia di polio a Taiwan, dove il 98% dei bambini
era stato immunizzato.
Anche
la FDA statunitense ha affermato: «Ora sappiamo che la diffusione secondaria del virus
del vaccino a contatti suscettibili, gioca un ruolo veramente limitato nell'immunità
della popolazione».
Ci
sono anche moltissime prove che il vaccino per la polio sia fallimentare. Molte delle
epidemie dei nostri giorni si verificano più tra le persone immunizzate che tra quelle
non immunizzate. Nel 1961, per esempio, nel Massachusetts si verificò un'epidemia di
polio, con più casi di paralisi tra i vaccinati che tra i non vaccinati. Inoltre, anche
se il vaccino "attecchisce" si potrebbe ugualmente non essere abbastanza
protetti contro un certo ceppo del virus. Durante una grande epidemia di epatite A, a
Glasgow, il siero sanguigno di 24 delle vittime fu testato per cercare gli anticorpi della
poliomielite.
Solo
un terzo del gruppo aveva un livello accettabile di anticorpi contro un certo ceppo del
virus.
Morbillo
Qualcosa di molto simile si verificò con il morbillo. Il tasso di morti per morbillo
arrivò a un grande declino del 95% (0,03 morti su 100.000 casi) 20 anni prima
dell'introduzione del vaccino. E oggi, a dispetto del fatto che il Regno Unito abbia il
vaccino trivalente per morbillo, parotite e rosolia dal 1988, e una copertura estremamente
alta di vaccinazione tra i bambini piccoli, i casi di morbillo hanno iniziato ad aumentare
di quasi un quarto [Office of Population Censuses and Surveys Reports, 1993 - The
Independent, 10 agosto 1993].
Fino
a poco tempo fa, gli Stati Uniti erano colpiti da un'epidemia sempre crescente di
morbillo, la peggiore registrata da vari decenni, a dispetto del fatto che il vaccino per
il morbillo nelle sue varie forme fosse attivo dal 1957 e l'inoculazione combinata dal
1975.
Nonostante
il governo avesse fissato il 1982 come data per l'eliminazione virtuale della malattia, i
Centri per il Controllo delle Malattie (Center Deseases Control) ad Atlanta hanno
riportato un totale provvisorio di 27.672 casi di morbillo nel 1990 (l'ultimo anno per cui
sono disponibili le statistiche), che rappresenta praticamente un raddoppiamento dei casi
segnalati nel 1989, che erano il doppio dei casi registrati per l'anno precedente.
Nonostante
il numero dei casi di morbillo sia diminuito di un quarto (63.000 casi) l'anno in cui è
stato introdotto il vaccino, e sia giunto ad un minimo di 1.500 casi nel 1983, il numero
è improvvisamente aumentato del 423% alla fine del decennio scorso e poi ancora più
velocemente, nelle aree più colpite degli Stati Uniti, e cioè Houston e la contea di Los
Angeles.
Dopo
un grande ritorno del morbillo negli anni dal 1989 al 1991, i casi sono ora in drastica
discesa.
I
Centri per il Controllo delle Malattie attribuiscono superficialmente questo fatto ad
un'enorme diffusione dei vaccini contro il morbillo e da quelli combinati all'epidemia
recente; la copertura a livello di vaccinazione è aumentata da una media del 66% negli
anni prima del 1985 a una media del 78% nel 1991.
Tuttavia,
alcune statistiche confondono questo dato ottimistico. Innanzitutto, i CDC stimano che,
secondo sondaggi retrospettivi di copertura, approssimativamente da 800.000 a 2 milioni di
bambini piccoli e non, che non sono stati vaccinati, dovrebbero essere candidati per la
malattia. In realtà invece, ne 1992 si sono riscontrati solo 9.300 casi all'interno di
questo gruppo d'età.
Nonostante
l'età media dei bambini che prendono il morbillo sia in diminuzione (da un'età media di
12 anni nel 1989, all'inizio dell'epidemia, ad un'età media ultimamente di 4,9) quasi la
metà dei casi riportati sono ancora relativi a bambini sopra i cinque anni, la maggior
parte dei quali dovrebbe essere stata protetta.
I
CDC hanno ammesso quindi che la discesa immediata dei casi di morbillo potrebbe avere
qualcosa a che fare con «una diminuzione generale nel verificarsi di casi di morbillo
nell'Emisfero Occidentale o con la natura ciclica della malattia».
Tetano, Difterite, Pertosse
Lo
stesso sembra valere per la difterite e il tetano. Una revisione dei vaccini sponsorizzata
dagli Stati Uniti ha concluso che il vaccino contro la difterite «non è un agente
immunizzante efficace come si era detto»
[Bureau
of Biologics and Food and Drug Administration, 20-21 Novembre 1975, verb. 15°
meeting).
Gli
effetti del vaccino per la difterite pare che svaniscano con l'età adulta. A Londra un
quarto dei donatori di sangue in età tra i 20 e i 29 anni ha dimostrato di avere
un'immunità insufficiente, mentre la metà di quelli tra i 50 e i 59 anni ha perso
l'immunità completamente.
Per
quanto riguarda il tetano, il gruppo statunitense che ha riesaminato i vaccini, ha notato
che il grado di potenza del vaccino «può variare considerevolmente da preparato a
preparato». il gruppo ha inoltre concluso che, il vaccino purificato e reso più sicuro
per prevenire le reazioni, aveva conseguentemente diminuito la sua capacità protettiva.
L'incidenza
e il numero delle morti per difterite iniziarono a diminuire molto tempo prima che il
vaccino venisse introdotto, come accadde per il tetano, in particolare grazie
all'attenzione prestata all'igiene delle ferite.
Tra
tutti i soldati della Seconda Guerra Mondiale, sono stati registrati solo 12 casi di
tetano, un terzo dei quali si erano verificati tra soldati che erano stati vaccinati
[Science, 1978; 200:905].
Il
grande declino delle morti per pertosse (circa l'80%) si verificò prima dell'introduzione
del vaccino.
Pertosse
Durante
le epidemie di pertosse, la metà o più delle vittime erano già state vaccinate. In uno
studio sui casi di pertosse del 1974, 1978 e del 1974 negli Stati Uniti e in Canada il
Dott. Stewart ha potuto constatare che da un terzo alla metà dei bambini che l'avevano
contratta erano stati completamente vaccinati. Quando studiò i quasi 2.000 neonati che
avevano contratto la pertosse, i due terzi erano stati contagiati dai loro fratelli
vaccinati. Secondo l'opinione del Dott. Stewart, «non è dimostrabile alcuna protezione
da parte della vaccinazione per i bambini», a dispetto del fatto che questa è la fetta
di popolazione che il vaccino intende proteggere - le sole vite che di solito vengono
messe in pericolo da una malattia dolorosa ma di solito benigna
The
Lancet, 1977; i: 234-7
«Un
effetto del presente programma di vaccinazione è quello di far si che l'unico gruppo ad
alto rischio, i neonati, possa soffrire sia degli effetti collaterali del vaccino sia
dell'infezione», ha concluso il Dott. Stewart
World
Medicine, settembre 1994; 20
Secondo
questa visione, il rischio che un neonato contragga l'encefalite con un danno permanente
al cervello come risultato della pertosse (1 su 38.000) è paragonabile al rischio di
danno al cervello che è possibile contrarre con il vaccino (1 su 25.000) [British Medical
Journal, 1983; 287: 287-8].
Più
recentemente, durante un'epidemia in tutta la nazione di pertosse nel 1993, un gruppo di
ricercatori di un ospedale di Cincinnati nell'Ohio, ha scoperto che questa si era
verificata soprattutto tra i bambini che erano stati completamente vaccinati con il DPT
[New England Journal of Medicine, 1994; 331: 16-24].
Circa
il 30% dei bambini era stato ricoverato all'ospedale, e comunque l'epidemia non aveva
mietuto vittime.
Gli
stessi bambini che avevano contratto la malattia avevano tra i 19 mesi e i sei anni, e di
conseguenza erano stati vaccinati abbastanza recentemente. [...]
Ai
dottori piace sottolineare che quando il vaccino per la pertosse venne sospeso all'inizio
degli anni '70 in Gran Bretagna, il numero totale dei casi gravi aumentò notevolmente. Ma
ecco come andò in realtà.
Dopo
un documentario statunitense che criticava il vaccino DTP, il numero dei bambini che
venivano immunizzati diminuì.
Gli ufficiali sanitari allora sostennero che i casi di
pertosse erano aumentati in seguito alla diminuzione delle vaccinazioni. Ma quando il
virologo della Food and Drug Administration, il Dott. J. Antohony Morris, analizzò 41
casi della cosiddetta pertosse, si rese conto che solo cinque erano casi di vera pertosse,
e si erano verificati tutti tra bambini vaccinati. «Durante l'epidemia del 1978-79 in
Gran Bretagna i casi sono aumentati fino a livelli quasi mai raggiunti in precedenza», ha
scritto il Dott. Stewart.
Questa
cifra è stata anche interpretata in collegamento con la diminuzione delle vaccinazioni in
seguito a propaganda contraria. Ma il numero dei casi riportati è aumentato in tutti i
gruppi d'età, anche in quelli per cui era stata raggiunta un'alta percentuale di
immunizzazione (World Medicine, settembre 1984:1).
Anche
nei casi in cui il vaccino effettivamente funziona, è stato dimostrato essere efficace
solo tra il 36 e il 93% delle volte una differenza di potenziale estremamente
ampia. La ricerca più recente effettuata dalla Svezia e dall'Italia ha
mostrato che il vaccino è efficace solo il 48% e il 36% dei casi, rispettivamente.
[Journal
of the American Medical Association, 1995; 333: 1045-50].
Una
nuova versione "acellulare" del vaccino contro la pertosse (dove la tossina
della pertosse viene inattivata dal perossido di idrogeno, per essere più sicura) non ha
avuto risultati molto migliori. In Svezia, dove è stato testato su un gruppo di neonati,
un quarto ha sviluppato la pertosse, anche dopo aver ricevuto tre iniezioni. Questo
vaccino pare funzionare al massimo in meno di tre quarti delle volte.
Negli
Stati Uniti, gli scienziati che lavorano al vaccino nella clinica Mayo hanno spiegato che
non capiscono come mai la tossina della pertosse sia necessaria per proteggere i bambini
dato che, anche quelli con alti livelli di anticorpi nel sangue, sembrano poi contrarie
ugualmente la pertosse
[The
Lancet, 1996; 347: 209-10]
Morbillo
L'establishment medico ha tentato di attribuire la colpa della recente epidemia di
morbillo ai gruppi di persone non vaccinate, in particolare, a quelli presenti tra i
poveri non bianchi, ma le statistiche di nuovo parlano altrimenti. Secondo le statistiche
governative del 1989, la metà delle vittime in età da college, era stata vaccinata in
precedenza e tra il 1985 e il 1986, più dei tre quarti di tutti i casi di morbillo si
sono verificati nei bambini che erano stati appropriatamente vaccinati.
Tutto
ciò che ha fatto il vaccino per il morbillo è stato di trasformare quelle che erano in
passato malattie infantili, in malattie che possono essere contratte anche da adulti.
Nell'era precedente al vaccino, il 90% di tutti i pazienti di morbillo avevano un'età che
andava dai cinque ai nove anni. Da quando il vaccino per il morbillo è stato introdotto,
però, il 55-64% dei pazienti di morbillo ha più di 10 anni.
L'età
media dei pazienti durante l'epidemia di morbillo presso l'università della California a
Los Angeles e durante la recente epidemia negli Stati Uniti, era di 22 anni.
Un
numero significativo di questi casi si è verificato tra gli studenti di college, in
particolare tra quelli nati tra il 1957 e il 1967, dopo l'introduzione dei vaccino. Gli
studenti di molte università ora devono provare di essere stati recentemente vaccinati
prima di potersi iscrivere. Qualche anno fa, il governo degli Stati Uniti ha stimato che
tra il 5 e il 15% degli studenti erano suscettibili di contrarre il morbillo.
L'America
ha provato almeno quattro tipi di vaccino per il morbillo e tutti e quattro, tra cui il
ceppo Schwarz, che ora viene utilizzato in Gran Bretagna, hanno mostrato percentuali di
fallimenti significative.
Studio
dopo studio, nella letteratura medica si additano sempre i gruppi di bambini vaccinati che
comunque contraggono il morbillo. Per esempio, in un'epidemia di morbillo del 1986 a
Corpus Christi, Texas, il 99% dei bambini erano stati vaccinati [New England Journal of
Medicine, 1987; 316: 771-4].
Nel
1988 l'80% dei casi di morbillo si sono verificati tra bambini che erano stati vaccinati
all'età giusta: anno prima, il 60% dei casi si era verificato tra persone che erano state
vaccinate [New England Journal of Medicine, 1989; 320(2): 75-81].
Gli
esperti, negli Stati Uniti e in altri paesi, che cercano di capire dov'è l'errore, hanno
spesso raccomandato di diminuire l'età di vaccinazione o di prevedere un richiamo in età
scolare o più tardi (circa a 11 anni) se l'iniezione precedente non era stata fatta;
raccomandano di fare una singola inoculazione a 9 mesi e una combinataa 15 mesi; o
introdurre il vaccino MMR prima, a un anno. L'Accademia Americana di Pediatria ha
raccomandato che una seconda dose di MMR venga inoculata a due anni. E alcuni medici
credono che anche due dosi non siano sufficienti per combattere i vari ceppi di virus
selvaggi che esistono.
Anche
se vengono fatti richiami le vaccinazioni spesso non funzionano. In
un gruppo di individui in cui il vaccino per il morbillo non ha funzionato, solo la metà
dei richiami sono stati in grado di sviluppare livelli di anticorpi considerati
protettivi.
Rosolia
In termini di efficacia, il vaccino per la rosolia, che di solito è incluso nel vaccino
trivalente MMR, non ha ottenuto risultati migliori. In uno studio degli anni '70 condotto
presso l'università della Pennsylvania su ragazze adolescenti a cui veniva fatta la
vaccinazione, più di un terzo mancava di qualsiasi prova di immunità.
Dato che i virus mutano facilmente, il vaccino può proteggere solo, da un certo ceppo di
un virus e non da quelli che si vengono a creare successivamente. Uno studio italiano più
recente ha mostrato che il 10% delle ragazze erano state infettate da un ceppo selvaggio
del virus, anche dopo pochi anni dall'inoculazione
[The
Lancet, 1990; 336:1071].
Meningite HIB
Nonostante
l'introduzione dell'ultimissimo vaccino, contro la meningite Haemophilus influenzae b
(HIB), un gruppo di studio per il vaccino che ne doveva esaltare le virtù, ha ammesso che
si è verificata una diminuzione sostanziale anche tra i bambini che non erano stati
vaccinati, dal 99,3 al 68,5 su 100.000 casi
[Journal
of American Medical Association, 1993; 269 (2): 227-31].
Forse
il peggiore esempio di vaccino è quello HIB, approvato negli Stati Uniti per la prima
volta nel 1985 e reso disponibile in Gran Bretagna nell'ottobre 1992. UHIB doveva
combattere la causa principale della meningite nei bambini con meno di cinque anni.
Questa
forma di meningite batterica, causata dalla Haemophilus influenzae di tipo b, colpisce
soprattutto i bambini in età prescolare con un'incidenza massima tra i sei e i quindici
mesi. Le stime correnti sono che circa 60 bambini su 100.000 contraggono la meningite
causata dall'HIB; di questi tra il 3 e il 6,5% muore e il 14% avrà problemi a lungo
termine, come la sordità o crisi di tipo epilettico.
Certi
gruppi etnici, in particolare i bambini dell'Alaska o gli indiani d'America, hanno da 10 a
50 volte più probabilità di contrarre la malattia. Entrambi i gruppi pare vi siano
predisposti per cause genetiche o malnutrizione.
Fino
ad ora la scienza medica non ha ancora fornito una versione del vaccino HIB che funzioni
veramente.
Il
primo vaccino, introdotto negli Stati Uniti nel 1985, era un "polisaccaride",
utilizzato in bambini con più di 15 mesi, soprattutto dopo che uno studio finlandese ebbe
esiti incoraggianti. Il vaccino iniziò presto a perdere credibilità dopo che i dottori
segnalarono che i bambini contraevano la meningite in seguito alla vaccinazione.
Uno
studio condotto nel Minnesota indicava che il vaccino aumentava di cinque volte la
possibilità che il bambino contraesse la meningite.
La
medicina non funzionava neanche nei bambini sotto i 18 mesi, cioè nella popolazione a
maggior rischio !
Nel
rapporto sponsorizzato dagli Stati Uniti, l'Istituto di Medicina dell'Accademia Nazionale
delle Scienze, confermò che il vaccino HIB può causare la meningite HIB. In un altra
ricerca in cui 55 bambini vaccinati contrassero ugualmente la meningite HIB, non solo il
vaccino non aveva alcun effetto protettivo (dato che tre bambini morirono e sei
svilupparono complicazioni neurologiche), ma i ricercatori conclusero che il vaccino
«aumentava la suscettibilità a queste complicazioni»
(New England Journal of Medicine,
1986; 315: 1584-90).
Dopo
il 1992, quando uno studio su 10 milioni di bambini condotto dai Centri Statunitensi per
il Controllo delle Malattie indicò che questa versione del vaccino proteggeva solo i due
terzi dei bambini, la medicina riluttante abbandonò la versione "polisaccaride"
del vaccino stesso, in quanto assolutamente inaffidabile
[The
Lancet, 1991; 338:395-8].
Una
volta che la vecchia versione venne screditata, varie compagnie presentarono un vaccino
"coniugato", che avrebbe unito la porzione HIB con il vaccino provato e testato
per la difterite (PRP-D), il vaccino per la difterite/pertosse/tetano (PRP - DPT), o anche
il complesso proteico della membrana esterna per la neisseria meningitidis del gruppo b
(PRP - OMPC). L'idea che sta dietro a questo scioglilingua di iniziali è che l'unione del
nuovo vaccino con una sostanza che si sapeva producesse antibiotici, avrebbe fatto
sviluppare nel corpo un anticorpo anche per il problema dell'HIB. 1 laboratori Lederle
produssero l'HibTITER e il Connaught ProHIBit nel 1990, perché venissero somministrati ai
bambini americani di due, quattro e sei mesi, negli stessi periodi in cui vengono
somministrati i vaccini per la polio e i vaccini DPT. La versione OMPC sembrava
funzionasse sui neonati Navajo ad alto rischio.
Nel
1993 la FDA statunitense approvò il Tetramune, una combinazione del vaccino DTP e HIB,
perché venisse usato su neonati e bambini tra i due mesi e i cinque anni. Oltre a far
funzionare meglio il vaccino HIB, questa combinazione doveva ridurre da otto a quattro il
numero di iniezioni che i bambini statunitensi dovevano fare.
I
test, condotti su circa 7.000 bambini, indicavano che la varietà "tutto in uno"
non produceva alcuna differenza significativa nella risposta in anticorpi, rispetto alle
iniezioni separate. A dispetto della convinzione dei medici di aver ormai risolto il
problema, ci sono nuove prove qua e là che i risultati siano tutt'altro che lusinghieri.
In
uno studio, i bambini con la meningite HIB avevano ricevuto il vaccino coniugato almeno
due settimane prima di contrarre la malattia. In generale il vaccino PRP-D pare avesse
un'efficacia di circa il 74%, percentuale solo leggermente migliore del vaccino HIB. Il
vaccino proteggeva in effetti solo un terzo dei bambini ad alto rischio dell'Alaska, anche
dopo tre dosi [The Lancet, 1991; 338: 395-8].
Gli
Stati Uniti inoltre hanno avuto problemi anche con molti gruppi di vaccini di una delle
marche principali che producevano il vaccino HEB, che "non attecchivano". I
lotti difettosi includevano circa il 2% dei vaccini coniugati HIB, messi sul mercato degli
Stati Uniti dal gennaio 1990 - circa 366.000 dosi.
Anche
il PRP - OMPC, il coniugato più di successo ha i suoi problemi.
Ci
sono delle prove che più vaccini riceve un bambino, minore sarà la sua risposta a
livello di anticorpi
[AJDC,
1991; 145: 742]
L'anti-haemophilus
(vaccino per la Meningite) fa aumentare il diabete
Il
vaccino anti-meningite (anti-haemophilus) fa aumentare il diabete e l'asma: deve essere
sconsigliato.
In base ai dati di uno studio pubblicato sul BMJ, ( BMJ 1999;318: 1169-1172 (1 May.), la
vaccinazione anti-haemophilus aumenta il diabete di tipo 1 (insulino-dipendente, cioè la
forma più grave di diabete) di 54 casi ogni 100.000 vaccinati . Poichè in Italia vi sono
circa 500.000 neonati ogni anno, se si raggiungeranno gli obiettivi dell'ultimo piano
sanitario nazionale per le vaccinazioni ( 95 % di copertura per qs.
vaccinazione ), ciò significa che si avranno (54* 5 = 270) , 256 nuovi bambini diabetici
insulino-dipendenti ogni anno. Inoltre, l 'epidemiologia della infezione da haemophilus ,
in Italia , è piuttosto tranquillizzante recenti dati dell' Ist. superiore di Sanità) .
A questi dati, occorre aggiungere che è stato dimostrato, in uno studio precendente, che
il vaccino anti-haemophilus fa aumentare i casi di asma e determina anche casi di
epiglottite ,che è una delle complicanze della infezione da haemophilus che il vaccino
DOVREBBE EVITARE .....Quindi, questi dati portano alla conclusione che la vaccinazione
deve essere sconsigliata, in quanto i danni da vaccino (diabete tipo l'asma, epiglottite)
superano fortemente i benefici.
News
MD
Ecco
la lettera apparsa sul BMJ da cui sono tratti i dati precedenti : BMJ
1999;319:1133 (23 October )
Letters
Association between type 1 diabetes and Hib vaccine. Causal relation is likely More
research is still needed Causal relation is likely EDITORWe initiated and funded a
collaborative study with Tuomilehto on the
effect of the Haemophilus influenzae type b vaccine on type 1 diabetes and found that the
data support a causal relation (paper submitted for publication).
Furthermore,
the potential risk of the vaccine exceeds the potential benefit. We compared a group that
received four doses of the vaccine, a group that received one dose, and a group that was
not vaccinated.
The
cumulative incidence of diabetes per 100 000 in the three groups receiving four, one, and
no doses of the vaccine was 261, 237, and 207 at age 7 and 398, 376, and 340 at age 10
respectively. Karvonen et al's analysis is not rational, and their conclusion is not
supported by our data.
1
Their calculations of relative risk are also misleadingly low, and we urge readers to
check them.
Most
researchers would compare the group who received four doses with the group that was not
vaccinated or the two vaccinated groups with the group that was not vaccinated. The
results of both comparisons reach significance. The cumulative difference in cases of type
1 diabetes per100 000 between those receiving four doses and those who were not vaccinated
is 54 cases (P=0.013) at 7 years and 58 cases at 10 years (P=0.029; single tail Fisher
test). The relative risk is 1.26 at 7 years. The cumulative difference between those
receiving four doses or one dose of the vaccine and those who were not vaccinated is 42
cases (P=0.016) at 7 years and 47 cases at 10 years (P=0.028). The rise in diabetes, just
one potential adverse effect, exceeds the benefit of the vaccine, which has been estimated
to prevent seven deaths and 7-26 cases of severe disability
per 100 000 children immunised.2 Even the difference in cases of diabetes between the
groups receiving four doses and one dose exceeds the mean expected benefit. Temporal
changes in the incidence of diabetes do not explain the differences since there were an
extra 31 cases of type 1 diabetes per 100 000 children aged 5-10, and the incidence of
diabetes in this group had been stable for about 10 years before this.3 Furthermore,
sharp rises in diabetes have been recorded in the United States4 and the United Kingdom5
after the introduction of the haemophilus vaccine. Public health officials want to avoid
scaring the public, but they risk depriving damaged children of compensation. Denials of
safety issues may erode public confidence, especially since diabetes induced by the
vaccine may be avoided by starting vaccination a few weeks earlier.
J
Barthelow Classen, president.
Classen
Immunotherapies, 6517 Montrose Avenue, Baltimore, MD 21212, USA -
Classen@vaccines.net
David C Classen, infectious disease physician. Division of Infectious Diseases, LDS
Hospital, Salt Lake City, UT, USA a Competing interests: Methods used in the authors'
research (including methods of testing vaccines for the induction of diabetes and methods
of giving vaccines without inducing diabetes) are covered by patents owned by Classen
Immunotherapies.
Dr
John Classen holds shares in Classen Immunotherapies; Dr David Classen owns no shares in
the company, receives no funding from it, and has no financial ties to it or this
research.
1.
Karvonen M, Cepaitis Z, Tuomilehto J. Association between type 1 diabetes and Haemophilus
influenzae type b vaccination: birth cohort study. BMJ 1999; 318: 1169-1172[Abstract/Full
Text]. (1 May.)
2.
Peltola H, Kayhty H, Sivonen A, Makela H. Hemophilus influenza type B capsular
polysaccharide vaccine in children: a double blind field study of 100 000 vaccinees 3
months to 5 years of age in Finland. Pediatrics 1977;60: 730-737[Abstract].
3.
Tuomilehto J, Virtala E, Karvonen M, Lounamen R, Pitkaniemi J, Reunanen A, et al. Increase
in incidence of insulin-dependent diabetes mellitus among children in Finland. Int J
Epidemiol 1995; 24: 984 992[Medline].
4. Dokheel TM. An epidemic of childhood diabetes in the United States. Diabetes Care 1993;
16: 1606-1611[Medline].
5. Gardner S, Bingley PJ, Sawtell PA, Weeks S, Gale EA. Rising incidence of insulin
dependent diabetes in children under 5 years in Oxford region: time trend analysis. BMJ
1997; 315: 713-716[Abstract/Full Text].
More research is still needed EDITORI read Classen and Classen's comments in the eBMJ1
[edited letter printed here, above] on the paper by Karvonen et al.2 Classen and Classen
question the way that the data in the paper were analysed and presented.
They
highlight the fact that in table 2 the relative risk of type 1 diabetes was only compared
between cohorts 1 and 3 (those who did not receive any Haemophilus influenzae type b
vaccine and those who received the vaccine at 24 months only) and cohorts 2 and 3 (those
who received four doses of the vaccine from 3 months and those who received the vaccine at
24 months only).
Why
did Karvonen et al not give a comparison between cohorts 1 and 2 (those who did not
receive any vaccine and those who received four doses from 3 months) ? Furthermore, in
figure 1 of this paper (cumulative incidence of type 1 diabetes per 100 000 person years
in Finnish children aged 10 or
under) only the data for cohorts 2 and 3 were plotted. Why were the data for cohort 1
excluded ? Could it be that including the data for cohort 1 on the graph would have
allowed a more direct visual comparison between cohorts 1 and 2 to be made? And would this
have then made it more difficult for Karvonen et al to convince casual observers that
there is no link between the introduction of H influenzae type b vaccine and an increase
in the incidence of type 1 diabetes ? The greatest increase in type 1 diabetes has
occurred in children aged under 4 (fig 2),2 which coincides with the period when H
influenzae type b vaccine was introduced in the mid-1980s. This should raise our
suspicions as to whether the vaccine could be responsible for this increase. Karvonen et
al have dismissed the data as not being significant; however, the impact on the lives of a
further 58 cases per 100 000 children at the age of 10 who will have to learn how to deal
with a lifelong chronic disease such as type 1 diabetes should not be
trivialised.
Further
research would do well to focus on the incidence of type 1 diabetes before and after the
introduction of H influenzae type b vaccination programmes in other countries, such as
Australia, the United States, and the United Kingdom. Heidi White, hospital pharmacist.
Lyell
McEwin Health Service, Elizabeth Vale, South Australia, Australia
rebel1@newave.net.au
1. Electronic responses. Association between type 1 diabetes and Haemophilus influenzae
type b vaccination: birth cohort study. eBMJ 1999;318
www.bmj.com/cgi/content/full/318/7192/1169#responses
(accessed 7 May 1999).
2.
Karvonen M, Cepaitis Z, Tuomilehto J. Association between type 1 diabetes and Haemophilus
influenzae type b vaccination: birth cohort study. BMJ 1999; 318: 1169-1172[Abstract/Full
Text]. (1 May.)
b
Competing interests: None declared.
Other
related articles in BMJ:PAPERS Association between type 1 diabetes and Haemophilus
influenzae type b vaccination: birth cohort study.
Marjatta
Karvonen, Zygimantas Cepaitis, and Jaakko Tuomilehto BMJ 1999 318: 1169-1172.
[Abstract] [Full text]
Tubercolosi
(vaccino BCG).
Il
test Heaf viene usato dalla maggior parte dei distretti scolastici per misurare la
sensibilità alla tubercolina.
A
differenza della maggior parte dei test sulla sensibilità, un risultato negativo dovrebbe
significare che un bambino non ha in sé gli anticorpi contro il bacillo della
tubercolosi. Tuttavia, il test è notoriamente poco accurato; anche l'Accademia Americana
di Pediatria avvisa i suoi membri che il test potrebbe dare risultati falsi negativi e
falsi positivi. Inoltre, nessuno è veramente sicuro di quello che significhi veramente un
test positivo. Potrebbe significare che si è immuni alla tubercolosi, o che si sono
contratte infezioni precedentemente, oppure che si è semplicemente allergici o sensibili
al test.
In
uno studio condotto su vari distretti scolastici britannici, il 92% dei quali utilizzavano
il test Heaf, la maggior parte di essi era d'accordo su quello che si doveva fare con un
grado 0 o 3 o 4, che indicavano una reazione pronunciata (fare riferimento a una clinica
per il torace per ottenere una valutazione specializzáta prima di farsi vaccinare). La
differenza di opinione si verificava per le persone che avevano un grado 2.
Circa
un terzo dei distretti non raccomandava alcuna immunizzazione, e approssimativamente i due
terzi raccomandavano di fare riferimento a una clinica specializzata per eseguire un esame
specifico prima di farsi vaccinare. Solo un distretto raccomandava l'immunizzazione a
questo livello di sensibilità al test.
Oltre
alla mancanza di accordo sui gruppi ai quali deve o no essere inoculato il vaccino della
tubercolosi vivo, esistono dubbi sostanziali sulla sua efficacia. In 10 prove randomizzate
e controllate in tutto il mondo dal 1930, l'abilità del vaccino BCG di proteggere si è
spostata dall'80% allo 0.1.
In
media, l'iniezione protegge circa i due terzi dei bambini dalla tubercolosi.
Il
problema è che il vaccino BCG è in grado esclusivamente di limitare la moltiplicazione e
la diffusione del batterio della tubercolosi; non è in grado invece di prevenire
l'infezione delle persone esposte al germe.
Infatti,
ci sono prove crescenti che i vaccini BCG offrono una protezione maggiore contro la lebbra
piuttosto che contro la tubercolosi, in particolare nei paesi del terzo mondo, dove la
tubercolosi è ancora molto diffusa.
Uno
studio significativo condotto in Africa, a Malawi, su 83.000 persone, ha concluso che la
metà era protetta dalla lebbra, ma nessuno aveva una protezione significativa contro la
tubercolosi.
La
Scuola di Igiene e di Medicina Tropicale di Londra, che ha condotto un'analisi speciale,
ha scoperto che il vaccino è efficace solo nel 22% dei casi in Kenya e nel 20% dei casi
in alcune aree dell'India.
Tratto da: da
"Ciò che i dottori non dicono", Lynne McTaggart
Effetti
collaterali del Vaccino antiEpatite B:
Sulla vaccinazione
anti-epatite B, la pratica vaccinale corrente(1) sostiene che è indispensabile, e che i
rischi sono molto inferiori ai benefici. Per sostenere tali posizioni, a nostro parere
distorce dati scientifici inoppugnabili, ed in particolare:
1
- non tiene conto del fatto che in Italia i nuovi casi di epatite B acuta fossero in
drastica riduzione prima dell'introduzione del vaccino: basta controllare le statistiche
delIstat su questa malattia, che indicano come si passò nei bambini da 0-14 anni da
9 su 100.000 nel 1985 a 1 su 100.000 nel 1990.
2
- esalta i rischi della malattia (in questo caso dell'epatite B) usando scorrettamente
dati presi da paesi con situazioni completamente diverse. In particolare, sottolinea che
un possibile rischio a lungo termine dell'epatite B cronicizzata è il carcinoma del
fegato (carcinoma epatocellulare = epatoma).
La
medicina ufficiale ne deduce quindi, che in Italia, la vaccinazione di massa è
indispensabile per ridurre il rischio di questo tumore. Su questo punto, il manuale
Merck
afferma: (2) "il carcinoma epatocellulare... è una importante causa di morte in
certe zone dell'Africa e del Sud-est asiatico (3) dove è la più comune neoplasia maligna
interna...L'incidenza del tumore va di pari passo con la prevalenza geografica
dell'HBV...I carcinogeni ambientali possono anch'essi avere un certo ruolo; p. es. da
parte di molti autori si ritiene che l'ingestione di cibo contaminato con le aflatossine
fungine contribuisca all'alta incidenza dell'epatoma nelle regioni sub-tropicali."
Quindi:
a
- l'incidenza del carcinoma epatocellulare dipende dalla frequenza con cui il virus per
l'epatite B è presente in una popolazione: in Italia la presenza del virus stava molto
diminuendo prima della vaccinazione: quindi il rischio di questo tumore in Italia è molto
inferiore che nelle zone sub-tropicali
b
- è assolutamente scorretto quindi prendere a prestito dati del sud-est asiatico, in cui
la frequenza del virus nella popolazione è molto più alta e da questa dedurne una
necessità di vaccinazione in Italia.
c
- oltre a ciò, si dimentica anche il ruolo delle aflatossine alimentari nell'origine del
carcinoma: è noto che questo problema è tipico dei climi sub-tropicali e non dei climi
mediterranei, come quello italiano.
3
- sottovalutano completamente gli effetti collaterali sempre più evidenti, di questa
vaccinazione.
Ogni
anno in Italia vengono vaccinati per l'epatite B circa 500.000 bambini più diverse
centinaia di migliaia di adolescenti; inoltre questo problema riguarda anche il personale
sanitario.
1
- la medicina convenzionale afferma che il vaccino anti-epatite B è molto ben tollerato
ed ha scarsi effetti collaterali sistemici, quali febbre e cefalea; da ricerche effettuate
anche su Med-line, si è evidenziato unaltro panorama di effetti collaterali: il
vaccino ha molti effetti collaterali, diversi dei quali gravi.
2
- La raccolta trovata in Med-line, contiene tutti gli effetti collaterali del vaccino
antiEpatite B ?
Questa
raccolta, anche se contiene molti effetti collaterali, sicuramente è incompleta, perché:
a
- non sono stati effettuati studi accettabili con un gruppo di controllo sugli effetti del
vaccino: di conseguenza gli effetti nocivi, sono in buona parte ancora sconosciuti ed
imprevedibili.
b
- mancano gli studi con gruppo di controllo, che non sono stati mai stati fatti.
3
- Per avere studi molto rigorosi, occorre indagare anche su:
a
- azione tossicologica di tutti i componenti del vaccino.
b
- effetti collaterali insorti dopo la somministrazione del vaccino (effetti dopo
l'immissione in commercio), e quelli a lungo termine, cioè dopo anni.
Riassumendo,
dobbiamo constatare che vi sono enormi lacune, sia nella conoscenza della tossicologia del
vaccino, sia degli effetti collaterali insorti nel tempo: il vaccino non è stato
adeguatamente studiato e viene ora sperimentato direttamente sulle persone senza nessun
controllo, né gruppi di controllo: è quindi scientificamente ed eticamente inaccettabile
laffermazione
.che il vaccino è ben studiato e sicuro, come
affermano dal Ministero della sanità, fino al medico vaccinatore !
"National
Library of Medicine" -
http://www.nlm.nih.gov:80/
- si devono immettere le parole
chiave: vaccination/hepatitis B/adverse reaction.
Gli
articoli (abstracts) originali, citati da Med-line, sono reperibili nelle maggiori
biblioteche universitarie mediche.
Il
Physician's Desk Reference (PDR) raccoglie tutte le schede tecniche approvate dalla FDA
americana dei farmaci commercializzati negli USA;
Le
schede dei vari vaccini, sono fornite normalmente e direttamente dalle ditte produttrici,
nel caso dell'Engerix-B dalla SmithKline Beecham - Milano.
Tutta
la politica vaccinale americana è decisa in base a "legami incestuosi" con le
ditte produttrici di vaccini ! (by: "VIA", del 14.06.99)
Commento:
1. Si sta svolgendo presso una sottocommissione del congresso USA una importante
discussione sui rischi del vaccino antiEpatite B con audizioni di medici e genitori.
2.
Riportiamo di seguito l'intervento di Jane Orient: Jane Orient è un medico internista, ed
è il direttore esecutivo della associazione dei medici e chirughi americani. Questa
associazione ha lo scopo di "difendere l'integrità della relazione
medico-paziente".
Come
chiarisce l'intervento, l'associazione è totalmente indipendente ed a differenza di altre
associazioni mediche americane e non ha nessun tipo di legame economico e
sponsorizzazione con le ditte produttrici di vaccini.
3.
Il parere di questo medico è quindi autorevole: è un parere di un tecnico, a capo di una
importante associazione , ed è soprattutto un parere indipendente.
Orient
afferma: "E' evidente che le decisioni fondamentali (sulle vaccinazioni) che
riguardano intere generazioni di bambini americani sono state prese da piccole commissioni
i cui membri hanno legami incestuosi con enti governativi che hanno lo scopo di ottenere
del potere o con ditte produttrici di vaccini che hanno lo scopo di ottenere enormi
profitti, in base alla politica vaccinale decisa da queste commissioni.
4.
La politica vaccinale ufficiale americana è caratterizzata da:
a.
Fare vaccinare il maggior numero possibile di bambini
b
Espandere continuamente il numero delle vaccinazioni raccomandate od imposte (ultimamente,
è stato aggiunto al calendario vaccinale anche il vaccino antiVaricella, quello
antiEpatite A, quello contro il Rotavirus, ecc., ecc.)
1.
Orient afferma che NON vi è nessuna base scientifica per questa politica: è dovuta
solamente a legami di potere ed ecomici talmente aberranti da poter essere definiti
"INCESTUOSI"
2.
Quale influenza hanno le politiche vaccinali ufficiali americane sulle politiche ufficiali
vaccinali italiane ed europee ? Solitamente, le autorità sanitarie italiane tengono in
grande considerazione le raccomandazione e le indicazioni delle commissioni ufficiali USA:
molte delle loro raccomandazioni sono alla base della attuale politica vaccinale italiana
e del piano vaccinale appena approvato dal Consiglio Superiore di Sanità.
3.
Stando alle dichiarazioni di Orient, però, il parere di queste commissioni ufficiali
americane NON E' UN PARERE AFFIDABILE. Vi sono altre testimonianze e prove (per es. la
testimonianza di Michel Belkin, sempre alla stessa commissione) che dimostrano questo
inestricabile intreccio di interessi economici e di potere che è alla base del
funzionamento di queste commissioni.
4.
Poichè (vedi anche il codice deontologico in vigore), l'INDIPENDENZA DA INTERESSI
ECONOMICI E DI POTERE è una condizione indispensabile dell'operato di qualsiasi medico ed
è una prerequisito per dare validità a qualsiasi affermazione in campo medico, invitiamo
il Consiglio Superiore di Sanità, l'Istituto Superiore di Sanità, le associazioni dei
medici e dei pediatri italiani ed i singoli medici ed operatori sanitari, a non continuare
a prendere come riferimento scientifico affidabile le posizioni delle commissioni ed
organizzazioni ufficiali americane (CDC, ACIP ecc.) che stando a queste numerose prese di
posizione, non sono indipendenti da interessi economici e di potere. Invitiamo viceversa
le Istituzioni sanitarie ed i medici italiani a prendere come riferimento culturale, per
le decisioni in campo vaccinale, le posizioni delle associazioni mediche INDIPENDENTI,
come per esempio, quella a cui appartiene Jane Orient.
5.
Invitiamo anche i cittadini ed i genitori a chiedere SEMPRE la fonte delle informazioni
sui vaccini date dai medici e dagli operatori sanitari: in base alle considerazioni
precedenti, se la fonte di queste informazioni è il CDC di Atlanta, o la ACIP (Advisory
committee immunization practice) , vi invitiamo a considerare le informazioni NON
affidabili in quanto non indipendenti . Chiedete ai medici dati derivanti da fonti e da
ricercatori o medici chiaramente indipendenti!!!
6.
Riportiamo di seguito l'intervento originale di Orient :"Jane M. Orient"
wrote:
STATEMENT
of the ASSOCIATION OF AMERICAN PHYSICIANS & SURGEONS to the Subcommittee on Criminal
Justice Drug Policy, and Human Resources of the Committee on Government Reform U.S. House
of Representative.
HEPATITIS
B VACCINE
Submitted
by Jane Orient, M.D.- June 14, 1999
Mr.
Chairman and Members of the Subcommittee: My name is Jane Orient, M.D. I am a practicing
internist from Tucson, Arizona, and serve as the Executive Director of the Association of
American Physicians & Surgeons ("AAPS"). AAPS is a nationwide organization
of physicians devoted to defending the sanctity of the patient-physician relationship.
AAPS revenue is derived almost exclusively from membership dues. We receive no government
funding, foundation grants, or revenue from vaccine manufacturers. No members of our
governing body (the Board of Directors), have a conflict of interest because of a position
with an agency making vaccine policy or any entity deriving profits from mandatory
vaccines. AAPS thanks this Committee and Chairman Mica for leaving the record open for a
longer period to permit an opportunity to review the hearing transcript, written
testimony, and raw data from the Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS).
It
is apparent that critical medical decisions for an entire generation of American children
are being made by small committees whose members have incestuous ties with agencies that
stand to gain power, or manufacturers that stand to gain enormous profits, from the policy
that is made. Even if such members recuse themselves from specific votes, they are
permitted to participate in discussions and thus influence the decision. Moreover, there
is the potential for deal-making. Or there may be a simple disinclination to cause
problems for one member's agenda in the expectation that that member will reciprocate.
Once
a vaccine is mandated for children, the manufacturer and the physician administering the
vaccine are substantially relieved of liability for adverse effects.
The
relationship of patient and physician is dramatically altered: in administering the
vaccine, the physician is serving as the agent of the state. To the extent the physician
simply complies without making an independent evaluation of the appropriateness of the
vaccine for each patient, he is abdicating his responsibility under the Oath of
Hippocrates to "prescribe regimen for the good of myp atients according to my ability
and my judgment and never do harm to anyone." Should a physician advise against a
mandated vaccine, he faces increased legal liability should the patient acquire the
disease. Moreover, he may risk his very livelihood if he is dependent upon income from
"health plans" that use vaccine compliance as a measure of "quality."
It
is perhaps not surprising, although still reprehensible, that physicians sometimes behave
in a very callous manner toward parents who question the need for certain vaccines.
Federal policy of mandating vaccines marks a profound change in the concept of public
health. Traditionally, public health authorities restricted the liberties of individuals
only in case of a clear and present danger to public health. For example, individuals
infected with a transmissible disease were quarantined. Today, a child may be prevented
from attending school or associating with others simply because of being unimmunized. If
there is not an outbreak of disease and if the child is uninfected, his or her unimmunized
state is not a threat to anyone. An abridgement of civil rights in such cases cannot be
justified. With hepatitis B vaccine, the case for mandatory immunization with few
exemptions is far less persuasive than with smallpox or polio vaccines, which protected
against highly lethal or disabling, relatively common, and easily transmissible diseases.
An intelligent and conscientious physician might well recommend AGAINST hepatitis B
vaccine, especially in newborns, unless a baby is at unusual risk because of an infected
mother or household contact or membership in a population in which disease is common. AAPS
awaits the release of full information concerning the licensure of hepatitisB vaccine and
the mandate for newborn immunizations, as requested under the Freedom of Information Act
by the National Vaccine Information Center.
It
is imperative that independent scientists have the opportunity to review the raw data. In
the meantime, all coercive means for increasing the immunization rate should be
immediately discontinued.
Fully
informed consent should be sought before vaccine is administered. This requires full and
honest disclosure of the risks and uncertainties of the vaccine, in comparison with the
risks of the disease.
Information
given to parents about this vaccine often does not meet the requirement for full
disclosure.
For
example, it may state that "getting the disease is far more likely to cause serious
illness than getting the vaccine." This may be literally true, but it is seriously
misleading if the risk of getting the disease is nearly zero (as is true for most American
newborns). It may also be legalistically true that "no serious reactions have been
known to occur due to the hepatitis B recombinant vaccine."
However,
relevant studies have not been done to investigate whether the temporal association of
vaccine with serious side effects is purely coincidental or not. An independent review of
the VAERS data; publications by governmental, pro-vaccine, and anti-vaccine groups; and a
sample of the medical literature leads to the following conclusions: For most children,
the risk of a serious vaccine reaction may be 100 times greater than the risk of hepatitis
B. Overall, the incidence of hepatitis B in the U.S. is currently about 4 per 100,000.
The
risk for most young children is far less; hepatitis B is heavily concentrated in groups at
high risk due to occupation, sexual promiscuity, or drug abuse.
VAERS
contains 25,000 reports related to hepatitis B vaccine, about 1/3 of which were serious
enough to lead to an emergency room visit, hospitalization, or death. It is often assumed
that only 10% of reactions are reported.
(This
committee has heard testimony about persons being actively discouraged >from reporting,
even if they are aware of the reporting system).
Thus,
if there have been some 80,000 serious adverse reactions associated with 20 million doses
of vaccine, the risk is about 4 in 1000. This calculation depends on many assumptions.
Further, many of the patients experiencing temporally associated adverse reactions had
simultaneously received more than one vaccine. Nevertheless, a better estimate has not
been put forth.) Less than 1 in 1,000,000 purely hypothetical risk may be used to justify
costly federal regulations on highly useful products that are used
voluntarily.
In
nearly 20% of VAERS reports, the first of eight listed side effects suggests central
nervous system involvement.
Examining
the first listed effects shows about 4,600 involving such symptoms as prolonged screaming,
agitation, apnea, ataxia, visual disturbances, convulsions, tremors, twitches, an abnormal
cry, hypotonia, hypertonia, abnormal sensations, stupor, somn-olence, neck rigidity,
paralysis, confusion, and oculogyric crisis. The last is a striking feature of
post-encephalitic Parkinson's disease, or it may occur as a dystonic reaction to certain
drugs such as phenothiazines. The CDC admits that the results of ongoing studies on a
potential association of hepatitisB vaccine and demyelinating diseases such as multiple
sclerosis are not yet available.There may be large genetic differences in susceptibility
to vaccine adverse effects.
The
committee has been told that serious reported adverse effects seem restricted to
Caucasians.
Yet
the oft-cited long-term safety study was conducted in Alaskan natives, and many studies
involved Asians.
In
adults, 77% of the reactions involve women, who are generally more susceptible to
autoimmune diseases.
This
deserves serious study, not off-hand dismissal ("nurses always over-report").
Universal immunization could lead to disproportionate injury to susceptible populations,
who might also be the least affected by the disease one is trying to prevent. Striking
increases in chronic illnesses have occurred in temporal association with an increase in
vaccination rates. Asthma and insulin-dependent diabetes mellitus, causes of lifelong
morbidity and frequent premature death, have nearly doubled in incidence since the
introduction of many new, mandatory vaccines. There is no explanation for this increase.
The temporal association, although not probative, is suggestive and demands intense
investigation. Instead of following up on earlier, foreign studies suggesting a
greater-than-chance association, the CDC, through vaccine mandates, is obliterating the
control group (unvaccinated children).
Dr.
Classen testified concerning his opinion that hepatitis B vaccine could precipitate
diabetes mellitus.
Of
note, VAERS contains more than 4,000 reports of abdominal symptoms tha could have been due
to pancreatitis, which was probably not specifically sought and thus missed if present.
Even more alarming is the huge increase in reports of autism and attention
deficit/hyperactivity disorder, with devastating, life-long impacts. Much of this could be
due to overdiagnosis (now rewarded by numerous government subsidies).
The
change in behavior that many parents observe related to vaccines could be coincidental, or
it might reflect a desperate need to explain a disastrous occurrence. Nonetheless, the
implications are so grave that immediate investigation is needed. Measles, mumps, rubella,
hepatitis B, and the whole panoply of childhood diseases are a far less serious threat
than having a large fraction (say 10%) of a generation afflicted with learning disability
and/or uncontrollable aggressive behavior because of an impassioned crusade for universal
vaccination.
There
are plausible mechanisms such as molecular mimicry whereby vaccines could have such
effects.
Basic
research, as well as epidemiologic studies (starting with a long-term follow-up of
reactions reported to VAERS), is urgent.Hepatitis B vaccine as a cause of sudden infant
death has not been ruled out.
The
mere observation that the incidence of SIDS has decreased while hepatitis B immunization
rates have increased proves nothing whatsoever. In other contexts, the Back to Sleep
campaign is credited with a dramatic fall in SIDS; the fall might have been much greater
without hepatitis B immunizations. The presence of findings such as brain edema in healthy
infants who die very soon after receiving hepatitis B vaccine is profoundly disturbing,
especially in view of the frequency of neurologic symptoms in the VAERS.Does SIDS occur on
the day after hepatitisB vaccine with a greater-than-expected frequency? Does it occur at
a younger-than-expected age? Are the autopsy findings different in babies who just
received the vaccine? The fact that vaccine just happens to be given during the time
period that babies are most likely to die of SIDS complicates the analysis.
Also,
there are a number of other confounding variables (sleep position, socioeconomic status,
and possibly smoking behavior). The data in VAERS are probably too incomplete to answer
the questions. A very detailed statistical analysis and an aggressive attempt to obtain
more complete information are urgently needed.
Glib
reassurance, based on the secular trends shown to this Committee, is dangerous.
CONCLUSIONS
Public policy regarding vaccines is fundamentally flawed. It is permeated by conflicts of
interest. It is based on poor scientific methodology (including studies that are too
small, too short, and too limited in populations represented), which is, moreover,
insulated from independent criticism. The evidence is far too poor to warrant overriding
the independent judgments of patients, parents, and attending physicians, even if this
were ethically or legally acceptable. AAPS opposes federal mandates for vaccines, on
principle, on the grounds that they are:
1.
An unconstitutional expansion of the power of the federal government.
2.
An unconstitutional delegation of power to a public-private partnership.
3.
An unconstitutional and destructive intrusion into the patient-physician and parent-child
relationships.
4.
A violation of the Nuremberg Code in that they force individuals to have medical treatment
against their will, or to participate in the functional equivalent of a vast experiment
without fully informed consent.
5.
A violation of rights to free speech and to the practice of one's religion (which may
require one to keep oaths).AAPS would specifically oppose the campaign for universal
immunization against hepatitis B, even if the above did not apply, because the safety of
the vaccine is in question.
Continuiamo le nostre
considerazioni sullantiEpatiteB:
E'
stato stimato che il 3% dei bambini nati da madri vaccinate contro l'epatite B sviluppano
una forma mutata di epatite B [The Lancet, 1990; 336: 325-9]. In uno studio condotto
su un ampio gruppo di bambini nato da madri positive all'epatite B e a cui era stato fatto
un programma di immunizzazione completa contro l'epatite B appunto, uno su 60 diventava
positivo, uno su 80 indicava lo sviluppo di un virus mutante del vaccino.
[The
Lancet,1990; 336: 325-9].
Questo
mutante è stato associato con l'epatite e con altre malattie attive del fegato
[Gastroenterology, 1992; 102: 538-43] [Gastroenterology, 1992; 102: 538-43]. (tratto
da Ciò che i dottori non dicono).
Le
due frasi citano in particolare questo articolo:
"Vaccine-induced
escape mutant of hepatitis B virus". (Lancet. 1990 Aug 11;336(8711):325-9.)
[Carman
WF, Zanetti AR, Karayiannis P, Waters J, Manzillo G, Tanzi E, Zuckerman AJ, Thomas HC
Department of Medicine, St Mary's Hospital Medical School, London, UK.]
In
southern Italy, 44 contacts of hepatitis B virus carriers, including infants of carrier
mothers, became HBsAg positive despite passive and active immunisation according to
standard protocols. In 32 of these vaccinees infection was confirmed by the presence of
additional markers of viral replication. In 1 infant, serious disease occurred. The virus
from this patient is an escape mutant with a different sequence from that of the isolate
from the mother. A point mutation from guanosine to adenosine at nucleotide position 587
resulted in an aminoacid substitution from glycine to arginine in the highly antigenic a
determinant of HBsAg.
This
mutation is stable: it is present in an isolate from the child 5 years later.
In
some of these patients, including this child, the a determinant, to which a large part of
the vaccine-induced immunity is directed, has been partly lost. Binding to HBsAg of a
monoclonal antibody, previously mapped to the region of the mutation, was reduced in the
child relative to that of the mother (abstract).
Harrison
TJ, et al. "Independent emergence of a vaccine-induced escape mutant of hepatitis B
virus." J Hepatol. 1991;13 Suppl 4:S105-7.
Waters
JA, et al. "Loss of the common "A" determinant of hepatitis B surface
antigen by a vaccine-induced escape mutant". J Clin Invest. 1992 Dec;90(6):2543-7.
He
JW, et al. "Mutations in the 'a' determinant of hepatitis B surface antigen among
Chinese infants receiving active postexposure hepatitis B immunization". Vaccine.
1998 Jan-Feb;16(2-3):170-3.
Okamoto H, et al. "Mutations within the
S gene of hepatitis B virus transmitted from mothers to babies immunized with hepatitis B
immune globulin and vaccine". Pediatr Res. 1992 Sep;32(3):264-8.
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