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PSICOFARMACI  -
  Psicofarmaci 2
LIBRO BIANCO sui DANNI dei VACCINI - 16
Ecco il recente studio che ha coinvolto più di 17.000 bambini fino a 19 anni
Questo studio-indagine attualmente in corso è stato avviato dall’omeopata Andreas Bachmair.

 

Anche la psichiatria ufficiale ha ormai accertato ed affermato che l'uso di psicofarmaci induce nei pazienti una malattia detta “discinesia tardiva” che comporta per il malato una notevole perdita di controllo sulle funzioni motorie del corpo.

Venti anni ci sono voluti per la psichiatria ufficiale (dal 1953 al 1973) per riconoscere formalmente i sintomi della “discinesia tardiva” anche se la maggior parte degli studi ora indica con certezza che metà o più dei pazienti trattati con farmaci soffre di questa grave malattia invalidante.
Non c'è da meravigliarsi quindi se questa pseudo-scienza, che ormai si mantiene con i soldi delle industrie farmaceutiche che la finanziano, ci metterà ancor più anni per riconoscere anche il danno che viene fatto alle facoltà mentali dei pazienti trattai con quei farmaci.
È molto più facile “definire e rincorrere” i "sintomi mentali aberrati " in individui per altro già considerati (arbitrariamente) folli che non confrontarsi con la realtà del fatto che si stanno distruggendo non solo le funzioni motorie fisiche, ma anche quelle delle facoltà  mentali in milioni di ignari esseri umani.
Alcune semplici considerazioni che si basano sui noti fondamenti della neurofisiologia, dimostrano che è inevitabile che i farmaci utilizzati producono dei danni permanenti ai centri principali della vita emotiva, mentale, spirituale.
Innanzitutto la “discinesia” è prodotta da un'alterazione delle funzioni di una sostanza (dopamina) che è alla base della trasmissione delle informazioni e quindi dei messaggi fra le cellule neuroniche cerebrali; siccome essa ha una funzione essenziale, non solo nella regione striata del cervello dove è noto si sviluppano i sintomi della “discinesia tardiva”, ma essa ha funzioni anche nelle zone dove risiedono le più importanti attività cerebrali, per cui non vi è nessuna ragione per credere che i danni causati da quei farmaci vengano limitati solo alle attività motorie fisiche.
Inoltre la regione cerebrale nella quale si sviluppa la “discinesia” non si limita solo alle funzioni di controllo motorio ma è anche legata agli ingressi sensoriali; danneggiamento di quella regione del cervello, porta a un appiattimento emozionale, ad una indifferenza ed apatia simili a quelle causate dalla lobotomia che è una devastante tecnica detta di"cura" e che consiste nell'asportazione di una parte fisica del cervello.
In neurofisiologia è anche ben noto che tutte le “neurotossine”, che sono sostanze dannose per le cellule nervose stesse, producono danni cronici ed irreversibili dopo prolungate assunzioni, simili a quanto avviene negli alcolizzati.
I tranquillanti quindi danneggiano in maniera complessiva le cellule cerebrali in un modo così noto da guadagnarsi il nome di "neurolettici", parola che è sostanzialmente il sinonimo di neurotossine; e se i tranquillanti “non producono” danni permanenti ai principali centri cerebrali (la loro inocuità è ancora tutta da accertare) allora essi sono le prime “neurotossine” ad avere evitato questo tragico effetto.

Infine ci sono dati probanti elencati anche nelle pubblicazioni ufficiali della psichiatria; in esse si scopre che un'alta percentuale di pazienti sofferenti di discinesia hanno anche una serie di alterazioni mentali, emozionali e quindi cerebrali progressive, dopo l’assunzione di quei farmaci.
I ricercatori nel campo psichiatrico hanno da sempre misconosciuto o negato, senza nessuna base logico razionale, che quegli effetti fossero legati all’uso di quei farmaci; quindi il problema è stato accantonato con la scusa che quei sintomi dovevano essere nati indipendentemente o prima della discinesia, ma ora il problema stà venendo a galla prepotentemente anche nei testi ufficiali.
Ma questo parziale miglioramento lo si può aspettare nella demenza, quando la tossina nociva è rimossa  ma ogni modo il paziente è stato ugualmente danneggiato in maniera permanente nelle sue funzioni cerebrali.

Gli studi più recenti di Chouinard e Jones del 1980, hanno indicato che una larga percentuale di pazienti trattata con tranquillanti sviluppano psicosi, indotte da farmaci, che sono più forti dei problemi per i quali si erano sottoposti alle “cure” farmacologiche.
Gli autori di questi studi credono che i nuovi sintomi psicotici sono dovuti ad irreversibili danni cerebrali dei farmaci ed hanno etichettato questa malattia come “psicosi tardiva”, per sottolineare il suo parallelismo con la discinesia tardiva.
Con questi studi clinici, una rivista specialistica ha “scoperto” che la maggior parte dei sofferenti di discinesia tardiva non si lamentano dei loro sintomi e rifiutano addirittura di ammetterne l'esistenza pure se posti di fronte all'evidenza; proprio il rinnegamento di sintomi ovvi, è un indizio rivelatore di serio e cronico danno ai principali centri cerebrali; questo è uno dei sintomi che si trova ad esempio in serie malattie cerebrali causate dall'alcolismo o dalla sifilide.

Un’altro studio coordinato a livello nazionale condotto negli USA, (Grant ed altri, 1978), usando sofisticati test psicologici ha trovato che vi è una stretta relazione fra l'assunzione di farmaci ed il deterioramento mentale dovuto a permanente danno cerebrale.
In questo studio i pazienti, non erano stato internati ed avevano storie relativamente brevi di trattamento farmacologico. Una versione non pubblicata dei risultati di questi studi è stata presentata nello stesso anno all'interno di un congresso scientifico; l'ultima riga di questo foglio ammonisce che è “chiaro che i farmaci antipsicotici devono essere analizzati per la possibilità che la loro estesa assunzione possa causare disfunzioni cerebrali generali”. Nella versione pubblicata questa conclusione è stata tagliata fuori e nella versione pubblicata dall'Associazione Psichiatrica Americana è inserita una fuorviante e scorretta conclusione che il danno cerebrale è correlato con la schizofrenia. Non di meno le analisi statistiche che si trovano in tale resoconto mostrano che la quantità di farmaci ingeriti è il fattore chiave di quei sintomi.

Per concludere le nuove sofisticate tecniche radiologiche hanno ripetutamente mostrato che i pazienti trattati con farmaci spesso soffrono di atrofia (restringimento) del cervello, ed anche questa volta i ricercatori hanno cercato di attribuire tali danni alla schizofrenia.
Ma se la schizofrenia (ne è dubbiosa l’esistenza stessa) potesse causare atrofia del cervello, lo si sarebbe notato nelle decine di migliaia di autopsie eseguite negli anni precedenti all'introduzione all’uso “terapeutico” dei psicofarmaci; per decenni le più sofisticate e minuziose analisi non sono riuscite a documentare nessuna atrofia in questi pazienti; la sua apparizione sui molto meno sensibili test radiologici può essere attribuita solo all'avvento dei farmaci.
Tratto da “PERMANENT MENTAL DETERIORATION FROM MAJOR TRANQUILIZER THERAPY” del dottor Peter Breggin Direttore del “Centro per lo Studio della Psichiatria” di Bethesda nel Maryland (USA)

vedi: ELETTROSHOCK

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