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Tetanus Immunization
Stimulates
HIV-1 Production -
Bethesda, Maryland, April 23, 1997
- 02.03.2000
- News From the
United States NIH
researchers who previously reported transient increases in plasma viremia following
tetanus immunization of HIV-positive individuals have now shown, in vitro, that ongoing
antigenic stimulation of mononuclear cells from such subjects increases viral replication.
Dr. Mario A. Ostrowski and colleagues at the National Institute of Allergy and Infectious
Diseases in Bethesda, Maryland, immunized 13 HIV-positive subjects with tetanus toxoid and
then studied CD8+ T cell-depleted peripheral blood mononuclear cells (PBMCs) at several
time points.
Following
immunization, in vitro tetanus-induced production of HIV-1 was observed in 8 of 13 (62%)
patients compared to 2 of 13 (15%) patients prior to immunization. HIV was also isolated
in the presence of tetanus
toxoid without the addition of exogenous IL-2 from CD8+ T cell-depleted PBMCs from four
subjects, and from the unfractionated PBMCs of two patients. The researchers comment that
this is usually "extremely difficult" in the absence of PHA or PHA blasts. They
conclude that immunization increases the number of antigen-specific memory cells, which
when recruited to respond to antigen again in culture, are responsible for further
increases in viral replication. In their discussion, the authors point out the
implications with regard to the role of ongoing antigen-specific immune responses in the
induction of HIV-1 expression in vivo. An ongoing specific immune response either to
typical environmental antigen or to pathogenic microbes could enhance the replication of
HIV in an infected individual.
These
findings may explain the increased viremia in HIV-positive individuals during tuberculosis
episodes, and the more fulminant course of HIV infection seen in certain developing
counties. Persistent parasitic infection, common in these populations, could result in a
chronic state of immune activation. The investigators believe this model of in vitro
expression of HIV in response to a specific antigen following in vivo immunization with
the antigen in question might prove useful in the delineation of the mechanisms of
physiologic regulation of HIV replication. It may also reveal the factors involved in the
initiation of HIV infection on exposure to the virus.
http://www.hivpositive.com/f-NewsLine/f-US-News/us-97-04-22-2.html
- su "VIA" del 25.02.2000
Jackie
Leve: www.killerbutterfly.com
Continua
il dott.
Buchwald, io mi chiedo come mai se nel 1989 in Germania vi sono stati 11
casi di cui 6 mortali, si somministra il vaccino ad un bambino di 9 settimane, è improbabilissimo che lo stesso bimbo curato e protetto dai genitori, possa riportare nei
primi anni di vita una ferita nascosta (non allaria) sporca e senza perdita di
sangue, tale da indurre al tetano?
Epatite
B : da "Ciò che i dottori non dicono", By Lynne McTaggart
L'Organizzazione
Mondiale della Sanità raccomanda che il vaccino per l'epatite B (HB) venga incluso nel
programma di vaccinazione per neonati o bambini in tutto il mondo, indipendentemente dal
fatto che siano oppure no ad alto rischio di contrarre la malattia, che può danneggiare
il fegato e che risulta fatale nello 0, 1 % dei casi.
Al momento 33 paesi hanno politiche
nazionali per l'inoculazioni dei vaccino antiepatite B. In Italia il vaccino è
obbligatorio; negli Stati Uniti è incluso nel programma per i neonati; nel Regno Unito,
il Segretario del Ministero della Sanità ha considerato la possibilità che i dodicenni,
al possibile inizio della loro attività sessuale, vengano vaccinati contro quella che è
fondamentalmente una malattia trasmessa con i rapporti sessuali.
Nel
1979, quando per la prima volta è stato prodotto un vaccino contro l'epatite B, la
politica dei Regno Unito e degli USA era di identificare e vaccinare i gruppi ad alto
rischio, tra cui i tossicodipendenti che utilizzavano droga per endovenosa, le persone
sessualmente promiscue e le persone che lavorano nell'ambito della sanità e maneggiano
fluidi corporei e sangue. A dispetto di questi sforzi, i casi di epatite sono aumentati di
un terzo tra il 1979 e il 1989.
Dato che la fonte esatta della malattia è sconosciuta, le
autorità americane ora credono che dovremmo stroncarla sul nascere - cioè nell'infanzia.
In altre parole, credono che dovremmo sfruttare il sistema immunitario dei bambini per
prevenire la diffusione di quella che è fondamentalmente una malattia a diffusione
sessuale.
Quello
di cui nessuno parla è come è stato creato il vecchio vaccino. Nessuna produzione di
vaccino è simpatica (per esempio la produzione del vaccino per la pertosse utilizza il
muco di bambini infetti, quella per il tifo usa gli escrementi delle vittime e la rosolia
viene coltivata in feti abortiti), ma questa è una delle poche che derivavano
direttamente dal sangue umano, in particolare, i prodotti del sangue di persone
omosessuali che avevano contratto l'epatite.
Il
vaccino è stato rimpiazzato all'inizio degli anni '90 da una versione ottenuta tramite
l'ingegneria genetica o versione a "DNA ricombinante", che viene coltivata in
cellule di funghi unicellulari (miceti). Comunque i primi vaccini derivati dal plasma non
sono mai stati ritirati dal mercato e anche le industrie farmaceutiche, che hanno smesso
di produrli, hanno continuato a venderli fino a esaurimento. Perciò, fino a poco tempo
fa, chiunque si fosse fatto vaccinare per l'epatite avrebbe potuto ricevere un vaccino
derivato da sangue umano.
Il
New York Blood Center ha affrontato questa questione studiando centinaia di casi in
popolazioni ad alto e basso rischio che venivano vaccinate. La loro conclusione è stata
che nessuno è a rischio maggiore di sviluppare infezioni da HIV di chi si fa vaccinare
contro l'epatite. Quelli a favore del vaccino sostengono che il processo che uccide il
virus dell'epatite uccide anche gli altri virus che si trovano li. Ma sappiate che, al
momento, molti scienziati ad alto livello, tra cui il co-scopritore del virus dell'AIDS,
stanno mettendo in dubbio la teoria dell'esistenza di un virus singolo dell'AIDS. E
probabile che un certo numero di co-fattori nel sangue che provocano o contribuiscono
all'AIDS non vengano uccisi in questo procedimento. Il Segretario alla Sanità ha definito
questo vaccino "perfettamente sicuro". Finché non capiremo cosa provoca l'AIDS
nessuno può fare questa affermazione con assoluta certezza.
La
questione dell'AIDS potrebbe essere la ragione per cui i dottori, le infermiere e altri
impiegati della sanità ad "alto rischio", hanno evitato questo vecchio vaccino.
Nel 1992 è stato inviato un questionario a 595 medici generici. Nonostante la maggior
parte di loro abbia scritto che tutti i medici generici dovevano essere vaccinati contro
l'epatite B, solo la metà si è effettivamente vaccinata [US Medicine, aprile 1983].
Un
altro problema del vaccino antiepatite B è che le persone vaccinate sono risultate spesso
erroneamente positive al test HIV [The Lancet, 1992; 339: 1060].
Nel
1988, la Nuova Zelanda è stato uno dei primi paesi ad adottare un programma universale di
vaccinazione contro l'epatite B per i neonati, obiettivo era di inoculare i bambini di
certe madri affette da epatite B in tutto il paese e tutti i neonati di sette distretti.
Il
Ministero della Sanità neozelandese si è vantato con orgoglio che il suo programma fosse
«il programma più ampio del mondo di immunizzazione nazionale». Tuttavia presto ha
avuto una visione più lucida man mano che il programma andava svolgendosi. Dopo soli tre
mesi, il Ministero della Sanità di Hamilton a Wellington inviò per fax un messaggio a
tutti i coordinatori del programma di epatite B in tutta l'area da parte dei principali
ufficiali medici, indicando che avevano ricevuto dei rapporti di shock allergico mortale
in bambini in seguito alla vaccinazione.
Un
anno più tardi il responsabile medico per gli eventi avversi contò i vari effetti
collaterali sofferti dai bambini tra cui letargia e malessere, diarrea, asma, artrite,
sindrome di Guillain-Barre, svenimenti, pallore, perdita di conoscenza e calo della
pressione sanguigna. Il rapporto notò che l'incidenza di eventi avversi potrebbe essere
stata vicina a un caso ogni cinquanta bambini dopo la prima dose dell'iniezione.
Nell'aprile
del 1992, un dottore della Nuova Zelanda piuttosto preoccupato informò il Ministero della
Sanità che fare la vaccinazione antiepatite B contemporaneamente a quella per la DPT e/o
la polio soffocava il sistema immunitario dei suoi pazienti anche quando gli altri vaccini
erano ben tollerati singolarmente.
Un
certo numero di neonati soffriva anche d'itterizia post natale prolungata, che durava fino
a due o tre settimane.
In
seguito a questi problemi, il Ministero della Sanità neozelandese, con la coda tra le
gambe, ha sospeso brutalmente il programma di vaccinazione contro l'epatite B [da un
rapporto scritto dal Dott. Anthony Morris e da Hilary Buttler, dal titolo: "Nature
and frequency of Adverse Reactions following Hepatitis B vaccine lnjection in Children in
New Zealand, 1985- 1988" consegnato il 4 maggio 1992 al Comitato per la sicurezza dei
vaccini, Istituto di Medicina dell'Accademia Nazionale delle Scienze Washington,
DC].
A
parte quello che possiamo apprendere dall'esperienza neozelandese, c'è molto che non
sappiamo sul nuovo vaccino a "DNA ricombinante" antiepatite B. Tra il 30 e il
50% delle persone vaccinate con tre richiami perdono gli anticorpi entro sette anni.
Questo potrebbe significare che probabilmente sarebbe necessario un richiamo ogni cinque
anni per tutta la vita. Sappiamo inoltre che 1-2% dei casi in altre parole 1 o 2
bambini ogni 100 - vengono vaccinati inutilmente, perché il vaccino "non
attecchisce". Questo alto tasso di fallimento si riscontra anche negli adulti: uno
studio ha indicato che il 10% dei volontari vaccinati non hanno prodotto anticorpi
[Journal of Infectious Diseases, 1992; 165: 777-8].
Circa
12.000 effetti collaterali legati al vaccino contro l'epatite B sono stati documentati dal
Sistema Americano per la Registrazione degli Eventi avversi delle Vaccinazioni tra il 1990
e il 1994. Le documentazioni indicavano vari danni gravi tra cui il ricovero ospedaliero e
la morte. Una buona parte includeva adulti a cui veniva fatto il vaccino contro l'epatite
B da solo [Ohio Parents for Vaccine Safety, Vaccine News, estate 1995].
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MUTAZIONI GENTICHE INDOTTE dal VACCINO
EPATITE B
(1)
Lancet 1990 Aug 11;336(8711):325-9 - Vaccine-induced
escape mutant of hepatitis B virus.
Carman
WF, Zanetti AR,
Karayiannis P, Waters J, Manzillo G, Tanzi E, Zuckerman AJ, Thomas HC - Department of
Medicine, St Mary's Hospital Medical School, London, UK.
In southern Italy, 44
contacts of hepatitis B virus carriers, including infants of carrier mothers, became HBsAg
positive despite passive and active immunisation according to standard protocols. In
32 of these vaccinees infection was confirmed by the presence of additional markers of
viral replication. In 1 infant, serious disease occurred. The virus from this patient
is an escape mutant with a different sequence from that of the isolate from the
mother. A point mutation from guanosine to adenosine at nucleotide position 587
resulted in an aminoacid substitution from glycine to arginine in the highly
antigenic a determinant of HBsAg. This mutation is stable: it is present in an
isolate from the child 5 years later. In some of these patients, including this child, the
a determinant, to which a large part of the vaccine-induced immunity is directed, has
been partly lost.
Binding to HBsAg of a
monoclonal antibody, previously mapped to the region of the mutation, was reduced in the
child relative to that of the mother. PMID: 1697396, UI: 90362976
(2) J Clin Invest 1992
Dec;90(6):2543-7
Loss
of the common "A" determinant of hepatitis B surface antigen by a
vaccine-induced escape mutant. Waters JA, Kennedy M, Voet P, Hauser P, Petre J, Carman W,
Thomas HC Department of Medicine, St. Mary's Hospital Medical School, Imperial College of
Science and Technology, London University, United Kingdom.
A
previous study (Carman, W. F., A. R. Zanetti, P. Karayiannis, J. A. Waters, G. Manzillo,
E. Tanzi, A. J. Zuckerman, and H. C. Thomas. 1990. Lancet. 336:325-329) demonstrated
a variant hepatitis B surface antigen (HBsAg) in a vaccinated child born to a hepatitis B
virus-infected mother.
A
substitution of arginine for glycine at amino acid 145 in HBsAg was observed. In this
study the effect of this substitution on the common "a" determinant of this
protein, against which protective immunity is directed, is investigated. Using
recombinant HBsAg with and without the amino acid substitution, the binding of
monoclonal antibodies that recognize different epitopes of the "a"
determinant, was shown to be destroyed by the presence of arginine at amino acid 145.
In
convalescent and vaccinee sera, antibody binding to HBsAg was not inhibited by the
variant HBsAg.
Immunization with the variant HBsAg, although eliciting a high titer antibody that
recognized the variant, produced a low titer of antibody recognizing the native
protein. Studies in mice demonstrate that the immunogenicity of the variant protein
is also substantially altered.
The
data presented here demonstrate that this variant evades the known protective
anti-HBs response and lends support to the suggestion that this mutation arose as the
result of immune pressure.
PMID: 1281839, UI: 9310734.
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