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Aviara una storia "strana"
vedi:
Influenza Aviaria
- 1 + Influenza
aviaria 2
+ Influenza
aviaria 3 +
Allevamento
dei Polli
Intorno ad un virus che alberga da sempre nell'organismo dei
volatili, l'H5N1, si
è
costruito in pochi mesi un allarme planetario,
un'emergenza che l'Europa affronta investendo
milioni di euro per fare incetta di farmaci e
prenotando vaccini che ancora non esistono e per
la quale George Bush negli Stati Uniti spenderà 7 miliardi di dollari e dispiegherà
l'esercito.
A questo punto
è utile cercare di capire il contesto in cui
questa ennesima 'emergenza' si
è
diffusa gettando nel panico intere popolazioni e
per far questo
è
altresì utile fare il punto sugli avvenimenti che hanno preceduto il
momento attuale. Conoscere le premesse, aiuta
sempre a leggere con occhi diversi il presente
in cui si
è
calati.
Nel 2002, tutti si ricorderanno, scoppia il caso "antrace": il
bacillo del carbonchio, che provoca appunto
l'antrace, diventa una minaccia globale in
seguito alla caduta delle Torri Gemelle a New
York e alla guerra preventiva al terrorismo
annunciata dagli Stati Uniti.
Si diffonde in pochi mesi il panico in tutto il
mondo, i media e i governi affermano che
chiunque, in qualunque momento, avrebbe potuto
seminare la famosa 'polverina bianca' infetta
provocando la morte di milioni di persone.
Negli Usa tutti i militari vengono obbligati a
ricevere il vaccino antiantrace, farmaco
sperimentale dai pesantissimi effetti
collaterali e prodotto dalla Bioshield, azienda
nella quale esponenti del governo americano
hanno partecipazioni; nel resto del mondo si fa
incetta di vaccini che nessuno poi ha mai
utilizzato, ci si assicurano quantitativi enormi
di Cipro, un antibiotico prodotto in esclusiva
dalla Bayer, che, grazie a vendite
stratosferiche di questo farmaco, risolleva le
sue sorti economiche e finanziarie ed evita il
tracollo facendo lievitare le proprie quotazioni
in borsa (1). Per mesi e mesi in Italia le città vengono sconvolte da allarmi e quarantene ogni qualvolta qualcuno
vede fuoriuscire polverina bianca da un pacco,
da una busta o da un contenitore.
Dopo qualche mese, e siamo tra il 2002 e il 2003, si scatena
l'allarme sul vaiolo, malattia ormai eradicata
che, però, governi e media affermano, potrebbe essere disseminata in
qualunque momento da terroristi senza scrupoli
che vogliono provocare stragi. Il panico si
alimenta dei messaggi allarmistici, la gente fa
la fila fuori dalle farmacie per chiedere di
acquistare il vaccino antivaioloso, prodotto
ormai non più in vendita, ma di cui l'allora ministro della
sanità Girolamo Sirchia si affretta a fare incetta
usufruendo del fatto che nel frattempo le ditte
farmaceutiche avevano ripreso la produzione per
soddisfare anche le richieste che provenivano da
altre parti.
Si rimpinguano le scorte, anche se nessuno dice
che, se veramente la minaccia fosse
rappresentata, come si dice, da un ipotetico
virus geneticamente modificato dai terroristi,
il vaccino conosciuto non servirebbe a nulla.
Quando si chiudono i capitoli di spesa e si
verifica che tutti abbiano avuto la loro parte,
l'allarme cessa di colpo.
I media non parlano più di antrace o vaiolo, i governi dimenticano di essersi preoccupati
e passano ad altro, la gente oggi fatica persino
a ricordare che cosa sia l'antrace.
Tra il 2003 e il 2004 l'attenzione si sposta sull'allarme
successivo: la Sars.
Ogni giorno, mille volte al giorno, sugli
schermi televisivi e nelle fotografie sui
giornali vengono proposte immagini di persone
protette da mascherine, gli esperti consigliano
persino di pigiare i pulsanti dell'ascensore
solo dopo avere indossato i guanti e si comincia
a parlare di una nuova "geniale" ipotesi: la
temuta pandemia influenzale, cioè
un micidiale virus che nessuno sa quando arriverà
né cosa potrà
mai essere, ma che certamente prima o poi farà
la sua comparsa e farà milioni di morti.
L'ipotesi
è
geniale perché in grado di gettare nel panico, nella psicosi, nell'angoscia
popolazioni intere senza che ci sia il bisogno
di identificare e mostrare ciò che costituirebbe la minaccia.
Non c'è nemmeno bisogno di identificare e mostrare un virus trovato e
studiato, affermando che di quello si deve avere
paura; no,
è sufficiente affermare che prima o poi un virus che ancora non
esiste arriverà
e che sarà micidiale. Più
semplice di così...
In quel frangente, si comincia ad affermare che
i sintomi influenzali e la polmonite provocati
da un nuovo coronavirus, individuato nel sud est
asiatico, potrebbero essere uno dei primi
segnali di questa pandemia influenzale che gli
esperti si attendono.
Al quadro clinico si da il nome di Sars, un
acronimo che passa di bocca in bocca e in poche
settimane tiene banco persino nelle discussioni
tra casalinghe.
Gli esperti pongono al mondo e a se stessi
questa domanda: sarà la Sars la terribile
pandemia che attendiamo ?
Una volta individuato il presunto responsabile
di quella che viene definita una nuova micidiale
polmonite, il coronavirus asiatico, le ditte si
buttano a capofitto nella ricerca e
sperimentazione di un vaccino specifico, grazie
ai fondi stanziati in anticipo da enti
istituzionali e governi. Vengono passati al
setaccio tutti coloro che starnutiscono dopo
essere scesi da un volo aereo proveniente dalla
Cina o da Hong Kong, gli Stati Uniti annunciano
che useranno l'esercito per costringere la
popolazione ad osservare le quarantene qualora
necessario.
Gli esperti, alla vigilia della vaccinazione
contro l'influenza stagionale di quell'autunno,
raccomandano caldamente di farsi somministrare
il vaccino disponibile, perché,
anche se non c'entra nulla con il coronavirus
della Sars e non copre da quella,
è comunque utile "a prescindere".
La gente si accalca nelle farmacie, si
crea l'equivoco, la
maggior parte della gente pensa che il vaccino
contro la normale influenza sia una panacea
contro i pericoli che incombono sul genere umano.
Poi, ancora una volta, di colpo l'allarme cessa.
Dopo un po' nessuno ne parla più,
tutti dimenticano la Sars.
E arriviamo all'estate 2005. Nei primi mesi dell'anno l'accenno
alla cosiddetta influenza aviaria fa una prima
comparsa sui giornali, ogni tanto qualcuno ne
parla, ma siamo ancora tra la fine dell'inverno
e la primavera.
Poi d'improvviso il martellamento mass-mediatico
si fa dirompente, le pagine dei quotidiani si
riempiono di fotografie di anatre, polli e
pappagalli morti, ricompaiono le mascherine
bianche e ricompare l'allarme pandemia.
Nel 2005 non
è
più la Sars il candidato, ma diventa un virus che alberga da secoli
nell'organismo dei volatili e che quindi
è
molto semplice da cercare e trovare esaminando i
tessuti delle anatre, dei polli e degli uccelli:
l'H5N1, che fa parte di una "famiglia" assai più vasta di virus dei polli, la maggior parte praticamente innocui
per la specie umana. Nell'H5N1, individuato in
alcuni polli negli allevamenti intensivi del sud
est asiatico, si riconosce il nuovo nemico
dell'umanità e il monito che si diffonde massiciamente
è: "è
in arrivo una tremenda pandemia, a causarla
potrebbe
essere il
virus
dell'influenza aviaria, e quando
arriverà farà
sicuramente milioni di morti".
Durante l'estate e l'autunno 2005 si genera
l'equivoco, voluto o meno: all'aviaria viene
dato il nome di influenza, la gente si confonde,
i medici non fanno molto per sanare il
malinteso, ed esperti e governi finiscono,
ancora una volta, per sollecitare tutta la
popolazione a vaccinarsi in massa contro la
normale influenza stagionale.
Poi però
proprio la Cochrane Vaccines Field (uno dei
maggiori centri di ricerca a livello nazionale
proprio sui vaccini), per bocca del portavoce in
Italia Tom Jefferson, afferma: "Vaccinarsi
contro l'influenza stagionale non serve
assolutamente a nulla se si parla di aviaria.
Anzi, dirò
di più: il diffuso allarmismo è
sospetto e assomiglia ad una colossale montatura"
(2).
E Jefferson, eliminando ogni ulteriore dubbio in
proposito, afferma anche che, riguardo la
normale influenza umana stagionale, "gli
attuali vaccini antinfluenzali sono poco
efficaci soprattutto sugli anziani e pressoché
inutili sui bambini in tenera età" (3).
Cerchiamo allora di capire quanto c'è
di vero in questo ennesimo allarme-pandemia. "Ci
sono già
state epidemie di influenza aviaria in passato
tra i volatili, non
è
certo la prima volta che questo accade -spiega
ancora Jefferson - e sono state tutte contenute
con normali misure veterinarie.
Questo gran baccano mi puzza di "montatura".
L'influenza sui polli, dovuta ai diversi virus
della famiglia cui si fa riferimento oggi,
è
stata descritta già alla metà
del 1800 e mai nessuno, fino ad oggi, si era mai
sognato di addebitare ad essi una pandemia (cioè un'epidemia di dimensioni globali) che avrebbe riguardato gli
esseri umani. Si pensi che solo a partire dal
1997 in Italia sono stati registrati sei momenti
in cui diversi virus aviari hanno colpito gli
allevamenti di varie regioni (4); eppure solo
oggi uno di questi si
è
trasformato nel presunto nemico che tiene in scacco il mondo
intero.
L'Istituto Superiore di Sanità
ha registrato negli anni passati vari focolai di
virus aviari che hanno colpito polli, quaglie e
tacchini in Veneto e pianura Padana: hanno nomi
strani, H5N2, H7N1, H7N3.
Tutto
è sempre stato risolto con normali misure
veterinarie, come si può
fare con le malattie tipiche che affliggono, per
esempio, cani e gatti. Fino a che c'era da
occuparsi di antrace, di Sars, di influenza
stagionale, di morbillo, i virus aviari
rimanevano in un angolo, emarginati.
Invece oggi, d'improvviso, sono balzati agli
onori delle cronache e tra loro gli esperti ne
hanno individuato uno, uno solo, particolarmente
"cattivo": l'H5N1. Identificare un unico nemico
significa naturalmente dare la possibilità
a chi produce farmaci e vaccini di fecalizzare
energie, denaro e attenzione in un'unica,
proficua direzione.
E così
è stato.
In Italia il ministro Storace ha concordato con
le ditte farmaceutiche il diritto di prelazione
su 35 milioni di dosi di un vaccino che ancora
non esiste (potrebbe venire prodotto solo se
comparisse un virus pandemico, che oggi ancora
non c'è)
, stanziando 5 milioni e mezzo di euro; altri 50
milioni di euro sono stati stanziati per fare
scorta di farmaco antivirale, poco efficace,
ma estremamente redditizio
per la
Roche,
che produce in esclusiva il Tamiflu, prescelto
come unico antivirale da usare contro i virus
aviari; presunti esperti di aviaria hanno
invitato a metà ottobre l'Unione Europea a finanziare le ditte con 150 milioni di
euro per sviluppare 'prototipi' di vaccino;
negli States George W. Bush ha chiesto al
congresso di sborsare 7 miliardi di dollari per
acquistare farmaci, prenotare vaccini e
mobilitare l'esercito.
Quindi, tutta l'attenzione
è
concentrata sull'H5N1, ma nessuno che spieghi
che non
è
quello il virus cui si potrebbe mai attribuire
una pandemia: il virus che tutti annunciano come
imminente e pericoloso ancora non esiste.
Infatti, poiché i virus dell'influenza aviaria esistono da secoli e sono
praticamente innocui per l'uomo, per poter
ipotizzare una potenziale diffusione epidemica
da uomo a uomo di malattia virale, occorrerebbe
attendere la comparsa di un nuovo virus, che
ancora non esiste e che nessuno sa se mai
esisterà e comparirà,
nato dalla ricombinazione di un virus aviario,
che potrebbe essere I'H5N1 come qualsiasi altro,
con un virus dell'influenza stagionale o
qualunque altro virus, come spiega chiaramente
il dottor Ernesto Burgio, pediatra ed immunologo
(5).
E' evidente che
è iniziata una schizofrenica caccia alle streghe
sulla base di ipotesi-fantasma. Lo spiega bene
anche Maria Rita Gismondo, direttore del
laboratorio di microbiologia dell'ospedale Sacco
di Milano (6):
"Ci
sta facendo paura un fantasma - dice -
il virus di cui tutti hanno terrore
semplicemente non esiste, così
come non esiste il vaccino umano contro
l'influenza aviaria. Non conoscendo il virus,
poiché non c'è,
non sappiamo nemmeno se i farmaci antivirali di
cui tutti fanno scorta siano efficaci oppure no".
E ancora, Emilio Bajetta, presidente
dell'associazione italiana di oncologia medica:
"Non c'è
alcuna evidenza scientifica e concreta che si
possa avverare nel breve periodo quella che
viene annunciata come una pandemia" (7). Di
fronte alle evidenze, lo stesso ministro
Storace, quello che ha fatto scorta di vaccini e
farmaci,
è costretto ad ammettere: "c'è
una psicosi immotivata, non c'è
infatti nulla" (8).
Ma allora chi, quanti e dove sono quei morti che
ogni tanto vengono citati dai giornali ?
Sono in tutto 60 persone negli ultimi 3 anni (su
circa 6 miliardi di persone nel mondo) che,
stando a strettissimo contatto con polli in
allevamenti intensivi di 4 paesi del sud est
asiatico senza la minima osservanza di principi
di igiene, hanno contratto il "vero" H5N1, cioè
il virus aviario, incapace di generare epidemie
di sorta, ma che dalla gallina può essere trasmesso all'uomo in condizioni di vita precarie, così come il carbonchio degli animali può
passare all'uomo se si usano le pelli infette,
così
come alcuni virus di cani e gatti possono
passare all'uomo se non vengono osservate banali
norme igieniche.
E sono secoli che, in quelle precarie condizioni
igieniche, alcuni virus aviari passano dai
volatili all'uomo.
Ma quell'H5N1, non ricombinato e quindi non
pandemico, non ha alta contagiosità
e non può passare da uomo a uomo, condizione indispensabile affinchè si possa parlare di epidemia o pandemia.
Allora, bisognerebbe chiedersi quale sia la ragione per la quale,
se la pandemia non esiste e nessuno sa nemmeno
se e quando arriverà, il panico si sia già
radicato in gran parte della popolazione.
"Molte
affermazioni allarmistiche
- osserva il mensile Altroconsumo - sono
emerse da un convegno sull'influenza tenutosi a
Malta alla metà
di settembre. Il convegno era sponsorizzato
dalle
aziende produttrici di vaccini
antinfluenzali e di farmaci antivirali.
Fra queste la
Roche" (9).
E le previsioni che hanno permesso di annunciare
che "prima o poi una pandemia ci sarà"
sono basate sulle considerazioni teoriche degli
epidemiologi, che sostengono come "ogni 40 anni,
più o meno, si dovrebbe verificare un'epidemia
influenzale".
Nessuno ha però
fatto notare che l'epidemiologia
è
una scienza assai recente (esiste da appena
qualche decennio) e che, quindi, ha potuto
finora considerare periodi di tempo estremamente
brevi, forse troppo per azzardare previsioni e
stime sulle basi delle quali smuovere nazioni
intere e incutere terrore nella popolazione
mondiale.
Inoltre, spiega sempre la dottoressa Gismondo,
"la nostra popolazione non
è
più quella di 40 anni fa od 80 anni fa,
è meglio nutrita e pulita, così
come sono all'avanguardia i nostri mezzi di
contenimento". Il direttore generale dell'Oms
(Organizzazione Mondiale della Sanità)
ha detto:
"Non
si sa quando, ma una pandemia si verificherà.
Manca solo una condizione alla realizzazione di
questo evento: un virus in grado di trasmettersi
rapidamente da uomo a uomo".
Ebbene, secondo lo stesso principio, si potrebbe
validamente affermare: "Non so quando, ma
diventerò miliardario. Manca solo una condizione essenziale: che prima o poi
scopra l'esistenza di un parente ricco che mi ha
inserito nel suo testamento".
Ma non si
è
solo provocato un enorme allarme, lo si
è
anche fatto finalizzando gli sforzi. Infatti si
è
generato un totale equivoco tra la popolazione,
che
è
stata sollecitata oltre misura, in nome della
catastrofe imminente, a vaccinarsi contro la
semplice influenza stagionale, con l'ovvio
risultato che il vaccino antinfluenzale
è andato a ruba. Procedere in questo modo potrebbe non essere
innocuo.
"Se c'è un'annata in cui il vaccino antinfluenzale non
andrebbe consigliato
è
proprio quello in cui si teme la pandemia -
spiega Ernesto Burgio - se
è
vero che uno dei rischi
è che l’H5N1 si ricombini con i ceppi influenzali,
che sono quelli da cui sono tratte le proteine
usate per fabbricare vaccini,
è
facile capire che vaccinando in massa I'H5N1
potrebbe ricombinarsi proprio con il ceppo
vaccinico acquisendone gli antigeni e rischiando
di scatenare nel soggetto vaccinato un vero e
proprio uragano citochinico.
Se c'è
una regola universalmente accettata
è
proprio quella secondo cui, in caso di allarme
prepandemico o di pandemia dichiarata, la
vaccinazione
è una strategia inutile se non pericolosa". Da queste affermazioni
possono discendere almeno tre ipotesi:
1) gli esperti hanno raccomandato il vaccino
antinfluenzale perché
tanto sono certi che la pandemia non ci sarà
e quindi sanno di non mettere a rischio la
popolazione; ma significherebbe che
è tutto una grossa bufala;
2) Gli esperti temono la pandemia, non sanno che
vaccinare in massa in questa fase
è
pericoloso e lo consigliano senza essere
consapevoli delle conseguenze; ma allora c'è da chiedersi che razza di esperti siano;
3) gli esperti temono la pandemia, sanno che
vaccinare in massa può
essere pericoloso ma lo fanno comunque; questa
pare una ipotesi troppo inquietante per essere
considerata.
Corruzione del
Governo svedese tramite
un dirigente della
farmaceutica per autorizzare
un vaccino della
suina-maiala-H1N1-A !
Video:
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=61BkDx5Gh9w#t=0
vedi anche:
Vitamina D previene influenza +
Catarro, tosse, raffreddore +
Vaccino per l'influenza pericoloso +
Influenza come curarla +
Vaccini inefficaci, anzi tossici
http://www.nuovoilluminismo.com/2014/04/il-grande-bluff-dellaviaria-un-vero-e.html
Ecco la realta' dei Fatti:
Thiomersal
(mercurio) nei vaccini per l'influenza
(vedi
cosa e' l'Influenza)
Altre riflessioni interessanti sono
proposte da Vittorio Demicheli, della Cochrane
Vaccines Field (10):
"Le decisioni che riguardano la salute della popolazione,
vaccinazioni comprese, comportano gravi
responsabilità e non possono certo essere basate su ipotesi, opinioni o pressioni
interessate. (...)
Decidere di vaccinare un terzo della popolazione
italiana con il vaccino antinfluenzale attuale
è
una scelta discutibile. (...)
Le industrie poi hanno fatto questa proposta,
autodefinita come 'etica': in caso di pandemia
il vaccino sarà
distribuito tra i vari Paesi in modo
proporzionale alle quantità
consumate ogni anno. In altri termini: chi vuole
avere il vaccino deve impegnarsi subito a
consumare, ogni anno e per sempre, almeno un
terzo della quantità che sarebbe sufficiente per tutta la popolazione.
Questa
è la proposta cui il nostro Paese ha aderito inserendo, già nella circolare relativa alla campagna vaccinale 2005, l'obiettivo
di vaccinare almeno il 33% della popolazione".
Una manovra che si fatica duramente a definire
etica. Le ditte attuano una sorta di ricatto,
cioè: Hai paura della pandemia e vuoi assicurarti una certa quantità del vaccino che semmai nascerà?
Bene, allora impegnati subito, ora e per sempre,
a vaccinare contro l'influenza chi più puoi e noi ti venderemo tanto vaccino antipandemico quanto vaccino
antinfluenzale tu avrai nel frattempo
somministrato, raggiungendo almeno un terzo
della popolazione totale.
Eppure le ditte, anche se hanno ormai quasi totale mano libera, non
sono ancora del tutto tranquille.
Rimane infatti lo spettro delle cause che alcuni
potrebbero intentare contro di loro se
danneggiati dal vaccino (in Italia l'indennizzo
lo paga lo Stato, ma negli Stati Uniti a
sborsare sono direttamente le ditte
farmaceutiche).
Allora, ecco che nasce l'idea: lo scorso 7
ottobre il presidente Bush ha ricevuto alla Casa
Bianca una delegazione di imprenditori
farmaceutici e ricercatori impegnati nella
produzione di vaccini per combattere i virus dei
polli.
Gli imprenditori gli hanno chiesto di ottenere
l'assoluta immunità
dalle cause legali che possono nascere per gli
effetti collaterali dei vaccini (11).
Detto e fatto. Già a novembre nasce il progetto di legge federale (la numero S. 1873)
che punta a concedere alle ditte la totale
protezione dalle cause legali in caso di danni
dovuti a vaccini aviari somministrati agli
americani.
La legge ha un nome nobile, "Biodifesa, vaccino
pandemico e sviluppo di farmaci", ma in realtà
nella sostanza impone agli americani di ricevere
vaccinazioni contro una malattia che ancora non
esiste (12) e li priva del diritto
costituzionalmente garantito di adire in
giudizio in caso di danno o morte.
L'obiettivo della legge
è anche quello di impedire ai cittadini di appellarsi al Freedom of
Information Act e altre leggi simili per
scoprire se il nuovo vaccino (quando sarà prodotto) sia efficace e sicuro e se qualcuno
abbia manifestato reazioni avverse.
Ebbene, a fronte di tutto questo, i giornali continuano a
raccontare soltanto che:
a) saranno fatti accertamenti sulla carcassa di
un gallo trovato morto in un villaggio
dell'entroterra brasiliano.
Tanti bambini muoiono di fame e miseria da
quelle parti, ma il gallo...
.b) un pappagallo morto improvvisamente in Gran
Bretagna ha gettato nel panico l'intera
popolazione del Regno Unito;
c) sono negativi i test su un tacchino morto
sull'isola greca di Chios e su alcuni piccioni
nel nord ovest dell'Ungheria;
d) a Baghdad, dove da anni si bombarda anche
l'aria e migliaia di persone innocenti sono
morte e continuano a morire, si teme per alcuni
uccelli morti in alcuni quartieri della
capitale.
E quando Legambiente, parlando di virus aviari,
attacca le condizioni pazzesche degli
allevamenti intensivi di polli che favoriscono
il deperimento dell'animale e dell'uomo che poi
lo mangerà, la risposta arriva dal Comune di Vicenza, che in novembre ha
emesso un'ordinanza con la quale obbliga tutti
coloro che allevano polli in maniera rurale e
naturale e tenere le bestie chiuse dentro un
pollaio a tenuta stagna per evitare la eventuale
contaminazione.
E come non citare la decisione della Società
Italiana di allergologia e immunologia pediatrica di avviare una
'catena di Sant'Antonio' con le e-mail per
"raggiungere i genitori e convincerli
dell'utilità
della vaccinazione antinfluenzale sui figli"
(13) o la dichiarazione del ministro Storace,
secondo cui la vaccinazione antinfluenzale va
consigliate "sia perché
è
una corazza, sia come abitudine psicologica"
(14).
1) "Virus letali e terrorismo mediatico", Claudia Benatti. Ed.
Macroedizioni, 2002
2) L'intervista a Tom Jefferson
è contenuta nell'articolo "Aviaria: la pandemia
che non c'è",
curato da Claudia Benatti, dedicato
all'influenza aviaria pubblicato sul numero di
novembre della rivista Aam Terranuova
(www.aamterranuova.it)
3) Tom Jefferson
è co-autore di due studi pubblicati sulla prestigiosa rivista
medica The Lancet sull'inefficacia dei vaccini
antinfluenzali soprattutto su anziani e bambini,
il primo pubblicato il 26 febbraio 2005, Voi.
365, pag. 773-780, il secondo l'I ottobre 2005,
Voi. 366, pag. 1165-1174
4) Epicentro, bollettino dell'Istituto Superiore di Sanità:
www.epicentro.iss.it/focus/flu_aviaria/busani.asp
5) "Aviaria: la pandemia che non c'è", novembre 2005, Aam Terranuova
6) Ansa, Milano, 18 ottobre 2005
7) Ansa, Napoli, 20 ottobre 2005
8) Ansa, Roma, 22 ottobre 2005
9) "Influenza aviaria: una epidemia di disinformazione",
Altroconsumo, 26 settembre 2005
10) "Vaccinazione e pandemia"
di Vittorio Demichel, Cochrane Collaboration
Vaccines Field, pubblicato su: Epicentro,
bollettino dell'Istituto Superiore di Sanità:
www.epicentro.iss.it/discussioni/pandemia/demicheli.asp
11) Ansa,
Washington, 7 ottobre 2005
12) Un bell'articolo in
proposito è stato pubblicato sul giornale
americano NiagaraFallsReporter l'I novembre 2005
a firma di John Hanchette:
http://www.niagarafallsreporter.com
13) Ansa, Roma, 19
ottobre 2005. Ad illustrare l'iniziativa è stato
il presidente della Siaip Alberto Ugazio
14) Ansa, Roma 18
Ottobre 2005
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Oggi
10/04/2014 in Aula Parlamentare, noi del
Movimento 5 Stelle, abbiamo chiesto conto al
Governo di riferire sul caso del presunto
traffico illecito del virus dell'Aviaria,
scoperchiato da i carabinieri dei Nas e
dalla procura di Roma, denunciato da un'inchiesta
sulla stampa.
Nel 2005, infatti,
il Governo Berlusconi aveva acquistato 50
milioni di euro di vaccini a causa di
un'emergenza - quella della possibile diffusione
anche in Italia del virus dell'Aviaria - che
oggi, secondo la magistratura,
sarebbe stata fatta
montare ad hoc per creare un clima di allarme e
giustificare il
business dei vaccini.
Secondo le
indiscrezioni riportate dalla stampa, nella
vicenda sarebbero coinvolti dirigenti del
ministero della Salute, manager, case
farmaceutiche e ricercatori. Tra questi ultimi
la virologa, oggi deputata di Scelta Civica,
Ilaria Capua, alla quale abbiamo chiesto di dare
le dimissioni.
Se l'inchiesta della
magistratura dovesse confermare l'accaduto ci
troveremmo di fronte a un episodio gravissimo,
perché esploderebbe un caso di corruzione che ha
comportato un esborso di 50 milioni di euro da
parte del Servizio Sanitario Nazionale (cioè
soldi nostri) che ha procurato, indirettamente,
un danno alla salute dei cittadini, i quali
sarebbero stati letteralmente raggirati.
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