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Il Vaccino
fa aumentare il fuoco di S. Antonio
- 30.01.2004
Con sempre maggiore insistenza, anche
in Italia viene proposta la vaccinazione per la varicella di
massa.
Nessuno però ha dimostrato che benefici della vaccinazione sono
maggiori dei possibili danni.
Un importante studio inglese, al contrario, sottolinea la
pericolosità della vaccinazione: fa aumentare nell'età adulta i
casi di herpes zoster (Fuoco di S. Antonio).
Una recente intervista sul trimestrale Salute è (n. 10 del
dicembre 2003), supplemento del mensile
Aam
Terranuova fa il punto della situazione.
Ecco l'articolo...
Anche la varicella, tra le malattie esantematiche dell’infanzia,
sta diventando piano piano nell’immaginario collettivo una
malattia da combattere ad ogni costo. Perché? La ragione si trova
nella massiccia campagna promozionale che le istituzioni sanitarie
hanno iniziato qualche tempo fa per promuovere, appunto, il
vaccino antivaricella.
Ci siamo chiesti, allora, quanto sia “benefica” una eventuale
vaccinazione di massa contro la varicella e se il gioco, come si
dice, “valga veramente la candela”. Lo abbiamo domandato ad un
medico che da tempo si occupa di vaccinazioni e che ha a lungo
setacciato le banche dati scientifiche alla ricerca di argomenti,
spiegazioni, chiarimenti ma soprattutto dati.
Il dottor Andrea Valeri è responsabile del dipartimento ricerche
cliniche della Società Italiana di Medicina Omeopatica
www.omeomed.net
e ha una visione estremamente chiara del problema.
“Innanzi tutto – spiega – non bisogna dimenticare che la
varicella in sé è una malattia lieve, una delle poche malattie
esantematiche dell’infanzia che i bambini possono ancora
contrarre in quest’epoca di diffusa copertura vaccinale.
E poiché, come sempre del resto, la vaccinazione modifica
l’assetto della storia naturale della malattia, devono esserci
chiari benefici per promuovere una vaccinazione di massa,
altrimenti non è utile né sicuro procedere”. Cerchiamo quindi
di capire se nel caso dell’antivaricella questa sicurezza e
questi benefici possano essere garantiti. “Sulla base dei dati
reperiti in letteratura scientifica - – ancora Valeri – si può
affermare che una vaccinazione di massa contro la varicella
produrrebbe rischi seri e benefici ridotti.
Al proposito è
estremamente significativo uno studio pubblicato nel 2002 sulla
rivista Journal of Infection e finanziato dalla British Infection
Society (“The effect of vaccination on the epidemiology of
varicella zoster virus” di W.J. Edmunds e M. Brisson, pubblicato
su “Journal of Infection” 2002, 44:211-219, nda).
Innanzi
tutto viene sottolineato come il vaccino antivaricella sia stato
utilizzato già negli anni ’70 in Giappone e Corea e come,
malgrado ciò, non ci siano dati consistenti e puntuali su
eventuali danni o benefici, sulla copertura vaccinale e sulla
durata dell’immunità. Diventa quindi difficile capire se la
prevenzione sia dovuta al vaccino oppure alla immunità naturale
fornita dalla malattia.
L’introduzione in Occidente del vaccino è molto recente e non
si hanno vaste coperture vaccinali, quindi per poter fare
previsioni occorre ricorrere a modelli matematici, come fa lo
studio inglese. Gli autori ci dicono che il virus della varicella,
una volta che si sia ricevuta la vaccinazione o si sia avuto un
contatto con la malattia, può rimanere dormiente nell’organismo
e riattivarsi in età adulta dando luogo al cosiddetto Fuoco di
Sant’Antonio, ciò che in termini medici viene chiamato herpes
zoster.
Il rischio di sviluppare questa dolorosa patologia è di circa il
30%, cioè una persona su tre vaccinata o colpita dalla malattia
può sviluppare l’herpes zoster. Lo studio ci ricorda anche che
l’herpes zoster è meno comune della semplice varicella e che le
complicanze del Fuoco di Sant’Antonio (come la neuropatia
persistente, ossia dolori continui anche in assenza di eruzione
cutanea) sono maggiori e più gravi della varicella.
Si hanno
infatti livelli di ospedalizzazione da 1 a 4 volte più alti e
soprattutto colpisce in età adulta.
Allora ci dobbiamo chiedere: che impatto avrà la vaccinazione
sull’incidenza dello zoster ?
E che impatto avrà la
vaccinazione sulla possibilità di contrarre poi la varicella in
età adulta, quando diviene più pericolosa (a differenza di
quanto accade nell’infanzia) ?
Sicuramente vaccinando la popolazione infantile spostiamo in
avanti l’età in cui si contrae la malattia, cioè si fanno
ammalare gli adulti anziché i bambini, visto che la durata
dell’immunità indotta è più breve della immunità naturale.
Quindi, poiché le complicanze aumentano con l’aumentare
dell’età, ci troveremo di fronte ad un aumento di casi più
gravi.
Supponiamo poi che venga vaccinato contro la varicella il
90% della popolazione infantile, come è negli obiettivi dei
servizi sanitari. Nel momento in cui si inizia a vaccinare a
tappeto, diminuisce l’incidenza dell’immunità naturale alla
malattia. Ma è dimostrato che questa immunità naturale consente
di diminuire l’incidenza del Fuoco di Sant’Antonio. In
conclusione, ciò che ci possiamo attendere è un aumento del
Fuoco di Sant’Antonio in concomitanza con le campagne vaccinali
di massa.
Ecco cosa afferma testualmente l’articolo inglese:
“Più è efficace il programma (vaccinazione per la varicella,
NdR),
maggiore è l’aumento di incidenza dello zoster
e, poiché
tale patologia è assai più grave della varicella, l’aumento
dei casi può annullare i benefici della vaccinazione”.
Tra gli studi a disposizione sul vaccino antivaricella, quello
inglese è sicuramente molto interessante anche per il fatto di
essere finanziato da un ente pubblico e non da ditte
farmaceutiche, come accade di frequente per numerose
sperimentazioni. Naturalmente il problema del conflitto di
interessi esiste ed è stato portato più volte all’attenzione
dei lettori anche da riviste mediche importanti e prestigiose come
il British Medical Journal e Jama.
Ricordiamo, per fare un esempio, i dati forniti
dall’Osservatorio Nazionale di Sperimentazione Clinica, organo
del ministero della salute.
Nel rapporto, datato dicembre 2002,
dal titolo “La sperimentazione clinica dei medicinali in
Italia”, si legge come su 1420 sperimentazioni cliniche portate
avanti tra il 1° gennaio 2000 e il 30 giugno 2002, il 76,7% sia
stato sponsorizzato da aziende farmaceutiche e solo il 23,3% da
enti no profit.
“Sarebbe quindi opportuno – conclude Valeri – che quando si
prendono in esame articoli scientifici sui farmaci, e quindi anche
sui vaccini, si verifichi sempre se gli autori possano avere
conflitti di interesse e quale sia la fonte del
finanziamento".
Alla luce poi dei dati forniti, viene spontaneo chiedersi: in un
momento di grave crisi come quello odierno e di pesanti tagli alla
sanità, siamo certi che i soldi dei contribuenti vadano spesi
proprio nel vaccino antivaricella ?
O ci sono altri interventi prioritari per tutelare la salute dei
bambini ?”
... e l'abstract dello studio
J Infect. 2002 May; 44(4): 211-9.
The effect of vaccination on the epidemiology of varicella zoster
virus. -
Edmunds WJ, Brisson M.
Immunisation Division, Colindale, London NW9 5EQ, UK. jedmunds@phls.org.uk
Varicella zoster virus (VZV) causes chickenpox (varicella) on
primary exposure and can reactivate later in life to cause
shingles (zoster). As primary infection is more serious in adults
than children, and exposure to the virus might boost the immune
response to both chickenpox and shingles, there are two main
concerns regarding infant VZV vaccination: that it could lead to
an increase in adult disease; and/or that it could lead to a
temporary increase in
the incidence of shingles. This paper reviews the evidence for
such outcomes.
The consensus view of mathematical modelling studies is that the
overall varicella associated burden is likely to decrease in the
long term, regardless of the level of vaccine coverage.
On the
other hand, recent evidence suggests that an increase in zoster
incidence appears likely, and the more effective vaccination is at
preventing varicella, the larger the increase in zoster
incidence. Targeted vaccination of susceptible adolescents and/or
the contacts of high-risk individuals can be effective at
preventing disease in these individuals with minimal risk to the
community. However, targeted strategies would not prevent most
disease (including most severe disease), and will not lead to a
long-term reduction in the incidence of zoster. Understanding the
mechanisms for maintaining immunity against varicella and zoster
is critical for predicting the long-term effects of vaccination.
Meanwhile sensitive surveillance of both chickenpox and shingles
is essential in countries that have implemented, or are about to
implement, varicella vaccination.
Copyright 2002 The British Infection Society.
Tratto da
http://www.omeomed.net
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