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CONTENUTO dei VACCINI - (ingredienti dei vaccini)
- vedi anche:
Lista degli ingredienti dei vaccini e
dei loro terreni di coltura, delle sostanze utilizzate nella
produzione e le licenze per la produzione e
commercializzazione dei vaccini
Ecco il
contenuto di
alcuni
Vaccini con relative documentazioni sulle
analisi effettuate su di essi:
INDICE Documenti, cliccate sui Link e
compariranno i relativi Documenti:
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Contenuto dei Vaccini - 1
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PRODUZIONE
VACCINI ed altro....
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ALL the Vaccines Are Contaminated
- TUTTI i VACCINI
SONO CONTAMINATI
IMMUNOPATOLOGIA
delle REAZIONI di IPERSENSIBILITA':5. Possibili
anomalie ereditarie o immunologiche. Queste sono contraddistinte da un’iper-reattività
agli antigeni o da altre aberrazioni in mancanza di stimolazione
antigenica apparente. Tali meccanismi potrebbero essere collegati a
determinate forme di “affezioni del collagene”, quali lupus
eritematoso sistemico in cui vi è un anticorpo contro una varietà di antigeni.
6. Sperimentalmente,
il coadiuvante all’olio minerale di
Freund (in genere con microbatteri aggiunti) e determinati batteri o
tossine batteriche possono alterare l’ospite in modo tale da scatenare
una pronta risposta verso normali tessuti omologhi inalterati. Queste
“autoallergie sperimentali” comprendono un’ampia varietà di organi
e tessuti, e vengono attualmente impiegate come sistemi modello per lo
studio dei fenomeni autoimmuni.
Sia gli anticorpi umorali che le cellule sensibilizzate possono funzionare
nelle malattie autoimmuni. Gli auto-anticorpi sembrano essere coinvolti in
reazioni con cellule che sono facilmente accessibili, quali gli elementi
formati del sangue (nell’anemia emolitica, leucopenia e trombocitopenia),
l’endotelio vascolare, la membrana della base vascolare compreso il
glomerulo (nella gbmerulonefrite grave) e cellule ascite (immunità
neoplastica).
La produzione di lesioni nei tessuti solidi vascolarizzati
sembra dipendere dalle reazioni di ipersensibilità ritardata con cellule linfoidi sensibiizzate (come in encefalomielite allergica, tiroidite,
glomerulonefrite subacuta e cronica, orchite, e molte altre affezioni).
Ora risulta abbastanza ovvio che negli esseri umani gli stessi meccanismi
autoimmuni sono responsabili delle stesse malattie e che la portata di
tali danni è enorme e continua ad aumentare, con sempre più vaccini
aggiunti alla lista “raccomandata”.
In realtà, vaccini quali quello per la pertosse vengono attualmente usati
per indurre malattie autoimmuni in animali di laboratorio, il cui migliore e maggiormente pubblicizzato
esempio è la cosiddetta encefalomielite sperimentale allergica (EAE).
Quando, come previsto, questi sfortunati animali sviluppano la EAE dal
vaccino per la pertosse, il nesso causale non viene
mai messo in discussione; tuttavia quando i bambini, dopo essere stati
sottoposti alla vaccinazione con i medesimi vaccini sviluppano sintomi di
EAE analoghi a quelli sviluppati dagli animali da laboratorio, il nesso
causale con il vaccino somministrato viene sempre messo in dubbio e
abitualmente considerato “fortuito”. Ultimamente, genitori ed altri
tutori innocenti sono stati accusati di provocare i sintomi del danno da
vaccino tramite il presunto scuotimento dei loro piccoli.
Il
lupus eritematoso sistemico è uno degli innumerevoli effetti collaterali
riconosciuti di una quantità di vaccinazioni. Uno dei migliori documenti
(se non il migliore) su tale argomento è quello di Ayvazian e Badger
(1948) il quale, dalla sua pubblicazione, non ha perso nulla della sua
forza e rilevanza.
Gli autori descrivono tre casi di infermiere che furono
letteralmente vaccinate a morte. Essi esaminarono un gruppo di 750
infermiere
che fecero il loro tirocinio presso un grande ospedale municipale fra il
1932 ed il 1946,
e descrissero dettagliatamente i casi di tre infermiere cui fu
somministrata una moltitudine di vaccini in un determinato arco di tempo e che svilupparono e morirono di lupus eritematoso
diffuso .A queste infermiere, caratteristicamente, furono
somministrati a breve distanza i seguenti teste vaccini: il test di Schick;
tre giorni dopo, il test di Dick; sette giorni dopo, il vaccino contro
tifoparatifo;
sette giorni dopo, un altro vaccino contro tifo-paratifo
(dose doppia); sette giorni dopo, il terzo vaccino contro
tifo-paratifo; e sette giorni dopo, il quarto vaccino
contro tifo-paratifo. Ogni volta colei che riceveva il
vaccino sviluppava un eritema locale e/o febbre e malessere, ma ciò non dissuase
il dottore dal somministrare ancora un’altra serie di vaccini, iniziando
a soli 14 giorni di distanza dal primo
gruppo di test e vaccini contro tifoparatifo.
Questa volta, dopo tutte le tre iniezioni, ad una delle infermiere
tirocinanti fu somministrata la sua prima iniezione di tossina dello
streptococco della scarlattina con “nessun risultato nocivo” Una
settimana più tardi, le fu somministrata la seconda iniezione di tossina
dello streptococco, dopo la quale ella sviluppò febbre e dolori alle
articolazioni; ella non riferì di queste reazioni all’ufficio
sanitario. Nove giorni più tardi, ritornò e ricevette la terza iniezione
di una dose quadrupla di streptococco, in seguito alla quale sviluppò una
grave artralgia alle dita e alle ginocchia nonché mal di gola. Venne
ricoverata per cinque giorni e dimessa con la diagnosi “reazione da
tossina-Dick”.
Soltanto cinque giorni dopo le sue iniezioni vennero
riprese, prima in dosi più basse e poi in dosi gradualmente crescenti
fino a che la serie comprese un totale di dieci iniezioni, invece delle
solite sette; con ciascuna di queste iniezioni di tossina e
tossina-antitossina dello streptococco venne somministrata della epinefrina.
Due mesi dopo l’ultima serie, l’infermiera tirocinante fu nuovamente
ricoverata nell’ospedale -con
gonfiori e dolori alle caviglie e alle dita dei piedi, nonché fragilità
delle articolazioni di entrambe le mani, rimasti costanti sin dal primo
test di Dìck risalente a cinque mesi addietro.
La diagnosi fu “artrite
reumatica”. Le venne data dell’apirina, ma due settimane dopo i
dolori fecero la loro ricomparsa ed ella soffriva di febbre, brividi, mal
di gola e tosse. Un mese dopo, l’infermiera tirocinante fu
nuovamente ricoverata in ospedale e, nèl corso di questo ricovero, venne
iniziata una vaccinazione di streptococco in piccole dosi ma, in virtù
della sua grave reazione, “furono respinti ulteriori vaccini”.
La
diagnosi seguente a questo ricovero fu “artrite reumatoide e
mononucleosi infettiva”.
Quattro mesi più tardi, l’infermiera
tirocinante si accorse di eruzioni cutanee sul naso e su entrambe le
guance, e la sua saliva diventò fetida. La pelle e le guance, il labbro
superiore e le narici erano coperte di eruzioni cutanee violacee,
chiazzate e indurite; due mesi dopo, le eruzioni si diffusero su gran
parte del corpo. Un anno dopo l’infermiera tirocinante morì, ma non
prima di aver sviluppato gravi sintomi di febbre alta, tachicardia,
diarrea ed anomalie del sangue.
La morte di questa sfortunata infermiera non bastò; furono riportati
altri due casi, quasi identici al primo.
Non sapremo mai quante delle
restanti 747 infermiere tirocinanti svilupparono reazioni meno letali, sia
pur sempre inabilitanti la salute.
Se qualcuno affermasse che questo genere di “trattamento
medico” era stato riservato ai reclusi dei campi di concentramento
nazisti, la cosa non mi sorprenderebbe.
Ad ogni modo, questo tipo di
“trattamento medico” è stato ed è somministrato impunemente a
milioni di neonati, bambini, adolescenti e adulti nei cosiddetti paesi
liberi e democratici così come nel Terzo Mondo. Intanto, le autorità
sanitarie rifiutano di accettare l’idea che i vaccini provocano questo
genere di reazioni e persino dei decessi.
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