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PRINCIPI
IMMUNOLOGICI: La RISPOSTA degli ANTICORPI
Per spiegare
l’azione dei coadiuvanti, dovremmo prendere in
considerazione l’immunologia.
La teoria dell’efficacia di
un vaccino si basa sulla capacità dei vaccini di suscitare
la formazione di anticorpi; ciò ha un’efficacia variabile,
a seconda della natura dell’antigene(i) e della quantità
di sostanza antigenica somministrata.
Ad ogni modo, i meccanismi relativi alla diversità delle reazioni
immunitarie sono complessi e a tutt’oggi non interamente noti ne
compresi. Esistono numerose teorie, la più accreditata delle quali è che
la risposta degli anticorpi sia un segno di immunizzazione (acquisizione
dell’immunità).
L’immunità specifica rispetto ad una particolare affezione viene
abitualmente considerata essere il risultato di due generi di attività:
l’anticorpo umorale e la sensibilità cellulare.
La capacità di produrre anticorpi si sviluppa in parte in utero ed in
parte, dopo la nascita, nel periodo neonatale. In entrambi i casi, la
competenza immunologica — la capacità di rispondere immunologicamente
ad uno stimolo antigenico — sembra aver origine dall’attività del
timo.
Il timo inizialmente è costituito in gran parte da elementi cellulari
primitivi che diventano periferici ai linfonodi ed alla milza. Queste
cellule danno origine a cellule linfoidi che hanno come esito lo sviluppo
della competenza immunologica. Il timo può anche esercitare una seconda
attività nella produzione di una sostanza simile ad un ormone che risulta
essenziale per la maturazione di una competenza immunologica nelle cellule
linfoidi, maturazione che avviene anche tramite il contatto delle cellule
del timo all’interno del timo stesso.
La stimolazione dell’organismo da parte dell’antigene provoca una
proliferazione di cellule della serie linfoide accompagnata dalla
formazione di immunociti, e questo porta alla produzione di anticorpi.
Determinati linfociti e, possibilmènte, cellule del reticolo possono
essere trasformate in immunoblasti, che si sviluppano in linfociti
immunologicamente attivi (“sensibilizzati”) e plasmociti (cellule
del plasma). La formazione di anticorpi è legata alle cellule del
plasma, mentre le reazioni di immunità cellulare sono principalmente
linfocitiche.
Nessuna
delle teorie relative alla formazione degli anticorpi comprende tutti i
dati biologici e chimici ora disponibili; ad ogni modo, sono state prese
in considerazione per esteso varie teorie principali.
La
cosiddetta teoria istruttiva sostiene che l’antigene viene condotto nel
locus di sintesi degli anticorpi ed ivi in qualche modo impone la
sintesi degli anticorpi specifici con i luoghi reattivi che sono
complementari all’antigene.
La
teoria della selezione clonale, sviluppata da Bùrnett (1960), presuppone
che le informazioni richieste per la sintesi degli anticorpi siano parte
della genetica. Mentre l’organismo sviluppa un’ampia gamma di doni di
cellule necessarie a coprire tutti i fattori antigenici determinanti
tramite una mutazione casuale nel corso dell’iniziale vita embrionale,
quei doni che sono capaci di reagire agli antigeni dell’organismo (“sé”)
vengono distrutti, lasciando soltanto quelle cellule che non sono
orientate al sé (“non-sé”). In base alla stimolazione da parte di un
antigene estraneo, i doni delle cellule corrispondenti a quel
particolare antigene estraneo vengono stimolate a proliferare ed a
produrre gli anticorpi.
Altri
ricercatori
hanno dimostrato che esistono almeno quattro differenti antigeni formati
dai discendenti di una singola cellula donata. In base a tale meccanismo,
le informazioni per la sintesi degli anticorpi sono contenute nel
materiale genetico di ciascuna cellula (DNA) ma normalmente represse.
L’antigene quindi assume il ruolo di un derepressore e avvia (provoca)
la sintesi del RNA per un particolare messaggero, avendo come esito la
corrispondente produzione di anticorpi. L’antigene istruirebbe la
capacità geneticamente predisposta di cellule totipotenti su quali
anticorpi produrre e potrebbe anche ordinare alle cellule di proliferare,
dando origine a doni di cellule appropriatamente istruite.
Esistono due possibili meccanismi per l’eliminazione degli anticorpi
contro il sé: la insensibilità immunologica e la paralisi immunologica.
Vi sono diversi stati di insensibilità immunologica: uno è illustrato
dall’esposizione di un feto o di un neonato ad un antigene prima dello
sviluppo della sua capacità di riconoscere l’antigene come non-sé
(incompetenza immunologica). La paralisi inimunologica deriva
dall’iniezione di una assai elevata quantità di antigene in individui
immunologicamente competenti; è ben nota, inoltre,
la soppressione immunologica non specifica da parte di cortisone, ACTH,
ipriti di azoto e irradiazione.
La sensibilità cellulare, nota anche come ipersensibilità cellulare o
ritardata, dipende dallo sviluppo di linfociti immunologicamente reattivi
o “sensibili” e, possibilmente, di altre cellule che reagiscono con
l’antigene corrispondente per dare una tipica reazione di tipo ritardato
dopo un periodo di svariate ore, giorni o persino settimane.
L’ipersensibilità cellulare dipende dall’originaria stimolazione
anti-.L genica e da un periodo latente,
ed è specifica nella sua risposta.
L’ipersensibilità di tipo ritardato è caratteristica della risposta
dell’organismo a
vari agenti infettivi quali virus, batteri, funghi, spirochete e
parassiti; essa è inoltre caratteristica della risposta dell’organismo
a varie sostanze chimiche quali mercurio, endotossine, antibiotici,
farmaci vari e molte altre sostanze estranee all’organismo stesso.
L’induzione di una reazione di ipersensibilità richiede la presenza nei
tessuti dell’intero organismo o di determinati derivati di esso, oltre
allo specifico antigene quale un lipide, oltre alla proteina del bacillo
della tubercolosi.
La sensibilizzazione ad una sostanza non-infettiva deve
essere mediata attraverso la pelle o le membrane mucose che probabilmente
forniscono ulteriori co-fattori necessari.
Una reazione di ipersensibilità ritardata può essere incrementata
sperimentalmente tramite l’utilizzo dell’antigene in un coadiuvante di
olio minerale con Mycobacterium tubercolosis aggiunto, oppure tramite
l’iniezione dell’antigene direttamente nei vasi linfatici.
La risposta
di ipersensibilità ritardata è accompagnata da infiammazione.leggera o
grave, che può provocare danni cellulari e necrosi. La risposta
infiammatoria che si verifica nell’ipersensibilità di tipo ritardato può
non risultare protettiva e, in molti casi, può persino essere nociva (ad
esempio, il rigetto .in caso di trapianti è direttamente collegato
all’ipersensibilità ritardata).
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vedi anche:
Ruolo dei Vaccini nella Guerra del Golfo
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Contenuto dei Vaccini
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Uranio e Vaccini - 1 +
Uranio e Vaccini - 2
+
Guerra del Golfo, Uranio o Vaccini ?
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vedi anche
Dati ISTAT sui
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