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"Disabilità
intellettive e sindrome autistica"
- Un approccio multidisciplinare: risultati della ricerca e
proposte per favorire la qualità di vita.
RUOLO delle
INTOLLERANZE ALIMENTARI
e degli OPPIOIDI
nella SINDROME
AUTISTICA
-
Autismo e malattie Rare
vedi:
Autismo ed enterocolite
+
Referenze Bibliografiche +
Malattie
gastrointestinali +
Amish senza autismo
+
Metalli tossici
dei vaccini = Autismo vedi: PDF - dott.
M. Proietti
In CINA dopo le campagne vaccinali esplode
l'Autismo ! - Maggio 2016
http://yournewswire.com/autism-rates-explode-in-asia-after-introducing-western-vaccines/
VERISSIMO, ma non solo l'autismo....ma una
innumerevole sequela di altre
malattie....
Autismo
e non solo dai Vaccini:
Sentenza 2012 - Trib. Rimini su
Vaccini=Autismo
Commento NdR: sulla sentenza di Rimini: vaccini =
autismo
BENE ha
fatto il Giudice del Tribunale di Rimini (Italia) a
sentenziare in quel modo, perche' egli non si e'
lasciato influenzare dalle FALSITA' del
Ministero della "salute" (che e'
stato da noi
informato sui Danni dei vaccini dal 1996 e
se ne sta zitto.....assieme a
tutti gli altri "enti"....) fino agli ordini
dei medici......tutti al servizio di
Big Pharma !
- vedi lo studio del dott.:
Wakefield.htm
I Tribunali anche USA, confermano tranquillamente che
il vaccino
MMR causa l'autismo. Austin (USA) - 27 Luglio
2013
Dopo decenni di appassionato dibattito, per i genitori
che probabilmente hanno perso i ripetuti ricorsi
richiesti dalle aziende farmaceutiche e governi, che i
vaccini infatti causano l'autismo.
Per i genitori interessati alla ricerca della verità,
vale la pena ricordare che le stesse persone che
possiedono le aziende farmaceutiche di tutto il mondo
possono anche possedere agenzie di stampa americane.
La Ricerca di informazioni prive di propaganda è stata
fino ad ora molto difficile.
Ma Whiteout Press non è qui per sostenere o contrastare
i vaccini. Siamo qui per portare i lettori la notizia
che è il tema e’ in black-out, cover-up e censurato
dalle autorita’Sanitarie e Governative.
Tratto da:
http://www.whiteoutpress.com/timeless/courts-quietly-confirm-mmr-vaccine-causes-autism/
La prova della FRODE del
CDC
per le cause dei
Vaccini
nell'Autismo
- CONFESSIONE di un alto dirigente
CDC, davanti al Congresso US
Gli esperti di
vaccini
del
CDC, hanno spesso
conflitti di
interesse
- 18/03/2010
CDC e
Conflitti di interesse - 1
+
CDC e Conflitti
di interesse - 2
+
CDC e Conflitti
di interesse - 3
+
Corruzione
+
Danni dei
Vaccini +
Contro Immunizzazione
CDC
conflitti di
interesse
anche per i vaccini +
anche per la FDA
http://healthimpactnews.com/2014/cdcs-purchase-of-4-billion-of-vaccines-a-conflict-of-interest-in-overseeing-vaccine-safety/
Davvero inquietante !
Questo medico il Dott.
Andrew Moulden è MORTO (probabilmente
assassinato) in modo inspiegabile nel
novembre 2013 al età di 49, subito dopo
aver pubblicato Le SUE RICERCHE che
DIMOSTRANO il DANNO CAUSATO dai VACCINI,
RICONOSCIBILI SOLO da un SEMPLICE ESAME
ESTERNO
http://vaccineimpact.com/2015/dr-andrew-moulden-learning-to-identify-vaccine-damage/
Parlamentari pagati dalle Lobbies ? -
Roma Ott. 2013
L'intervista a un assistente di un Senatore
che svelerebbe i traffici illeciti tra
parlamentari e
Lobbies.
Video dell'intervista:
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/390060/roma-parlamentari-pagati-dalle-lobbies.html
Informatore dei
CDC
CONFESSA la FRODE e le FALSIFICAZIONI sugli
studi della correlazione VACCINO=AUTISMO
III
CONGRESSO INTERNAZIONALE “AUTISMO OGGI" – Italy, Roma - 22
. 23 . 24 novembre 2006
Massimo Montinari MD
FRSH - Presidente Comitato Scientifico STELIOR Ginevra (CH) –
Direttore Scientifico Centro Ricerca AIAS di Afragola.-
Prometeo Medical S.r.l. Ricerca.- Dirigente Ufficio Sanitario IX
reparto Mobile della Polizia di Stato.
Antonella Costi BD ** Biologa- Specialista in Biochimica e
Chimica Clinica- Dottore di Ricerca in Scienze Infettivologiche
– Docente STELIOR Ginevra (CH) – Ricercatrice AIAS di Afragola-
.Prometeo Medical S.r.l.Ricerca
Dr. Nicola Sacco ***Ispettore C. della Polizia di Stato-
Segreteria scientifica dell’ Ufficio Sanitario IX Reparto Mobile
della Polizia di Stato Distaccamento di Taranto
Abstract
Gli oppioidi alimentari che derivano dal glutine e dal latte (glutomorfina
e casomorfina) hanno un ruolo importante nella Sindrome
Autistica (AS) partecipando allo stato di tossicità con
conseguente quadro clinico rappresentato dall’iperattività ,
autolesionismo e disturbi del comportamento. E’ dimostrato il
loro ruolo nelle encefaliti subcliniche (quale la Sindrome
Autistica AS) e nelle epilessie farmacoresistenti. La dieta
privativa determina un evidente miglioramento del quadro
clinico. Vengono formulate delle strette correlazioni tra
intolleranze alimentari,con liberazione di citochine, autismo ed
epilessia farmacoresistente, in particolare si segnala il
ruolo dei peptidi alimentari nella produzione di amine tossiche
negli astrociti , che interagiscono con i neurotrasmettitori,
indispensabili al coordinamento delle funzioni
psico-neuro-motorie e del linguaggio.Viene discusso il ruolo
esercitato dai NK come transporters di neurotrasmettitori.
Parole chiave: Autismo, encefalite
subclinica,
epilessia, peptidi oppioidi.
Introduzione
La somministrazione di diete privative di glutine e latte nei
pazienti affetti da Sindrome autistica (AS) , disturbi del
comportamento, ed epilessia farmacoresistente, da diversi
anni è stata proposta da Reichelt e Shattock, impegnati nella
ricerca degli oppioidi glutomorfina e casomorfina nelle urine di
soggetti autistici. Dalle loro osservazioni è emersa la presenza
degli oppioidi nelle urine dei pazienti affetti da AS, ma alcune
osservazioni sperimentali hanno evidenziato la presenza di
casomorfina e glutomorfina anche in soggetti non affetti da AS.
Tali osservazioni hanno generato non pochi dubbi sulla
attendibilità della validità della ricerca di oppioidi condotta
da Reichelt e Shattock , tanto da spingere alcuni ricercatori a
dubitare della validità dei test eseguiti e contrastare la
prescrizione di diete privative di glutine e latte nei pazienti
affetti da AS.
Con il presente studio condotto su pazienti affetti da AS,
disturbi del comportamento e epilessia farmacoresistente,
abbiamo dimostrato come tutti i pazienti portatori di tali
quadri clinici, presentavano un aplotipo comune, e come i
portatori dello stesso aplotipo, anche se non affetti da
patologie del comportamento ed epilessie farmacoresistenti
presentassero nelle proprie urine i peptidi oppioidi quali la
glutomorfina e la casomorfina.
Tale osservazione dimostra che i peptidi oppioidi sono presenti
nelle urine di soggetti con aplotipo comune e che, solamente nei
casi sia presente un’alterazione dei meccanismi enzimatici,
propri della glia, si determini il transito di tali oppioidi
attraverso la membrana ematoencefalica con l’accumulo neuronale
e conseguente insorgenza dei differenti quadri clinici.
Tali osservazioni confermano la validità delle ricerche di
Reichelt e Shattock aprendo nuove frontiere per
l’applicazione dell’immunogenetica alle patologie del SNC e al
trattamento della AS nonchè dei disturbi del
comportamento.
Gli antigeni d’istocompatibilità individuati sono presenti nei
soggetti affetti dalla malattia celiaca, non per questo i
pazienti affetti da AS, disturbi del comportamento ed epilessia
farmacoresistente, sono celiaci, e questa precisazione è utile
per dirimere ogni dubbio sulla correlazione tra celiachia e AS.
Il paziente affetto da AS potrebbe essere anche celiaco, ma non
esclusivamente, come lo stesso potrebbe essere intollerante al
latte, ma non necessariamente. Pertanto celiachia e intolleranza
al latte non sono rappresentate, se non occasionalmente, nello
stesso soggetto, ma tutti i pazienti affetti da AS presentano
invece gli stessi antigeni d’istocompatibilità.
Gli studi condotti da Pelliccia che associa varie forme di
epilessia farmacoresistente con il latte, dimostrando un
miglioramento del quadro clinico ed EEGrafico dei pazienti dopo
la sospensione dell’alimentazione con latte e derivati, trova
anche conferma nella presenza dei medesimi antigeni
d’istocompatibilità,
Negli ultimi venti anni si è osservato l’incremento esponenziale
dei casi di Autismo nei Paesi maggiormente industrializzati,
come in Giappone dove si registrano ufficialmente 16 casi ogni
10.000 nati, con una media in tali Paesi variabile tra i 15 ai
20 casi ogni 10.000, con un incremento esponenziale negli ultimi
anni, come è riportato precedentemente nella nostra trattazione,
dove è più elevato l’uso di vaccini e antibiotici, in quelle
popolazioni , definite da Classen, “pulite”.
Non esistono, ad oggi, statistiche italiane attendibili per la
differente definizione dei disturbi del comportamento tra cui
rientra la AS, pertanto il problema è ancora sottostimato dalle
Autorità sanitarie, ma si presenta in rapido incremento.
Un
indice attendibile può essere rapportabile alla osservazione dei
minori affetti da disturbi del comportamento monitorizzati dalla
scuola dell’obbligo, ancor più che dalle strutture sanitarie. La
non univocità diagnostica crea ancora una vasta confusione tanto
da non consentire appropriati ed urgenti interventi.
Etiopatogenesi
L’etiopatogenesi della “sindrome autistica”(AS) è ampiamente
discussa : riconosce diversi fattori quali l’azione del
Mercurio, dell’Alluminio, dei DNA virus, virus attenuati, la
Fenilchetonuria, l’ Istidinemia, il Deficit di
adenilosuccinato-liasi, il Deficit di Diidropirimidina
deidrogenasi, la Superattività della 5’-nucleosidasi,il
Deficit di Fosforibosil-Pirofosfato,la Carenza dell’enzima
ornitina transcarbamilasi, l’esposizione al Talidomide.
Frequentemente si tratta di soggetti
con comportamenti autistici, in particolare pazienti
affetti da patologie correlate, ma distinte, come nella Sindrome
di Asperger, Sindrome da X Fragile, Sindrome di Landau-Kleffner,
Sindrome di Rett, Sindrome di Williams.
Tra le ipotesi etiopatogenetiche maggiormente accreditate nella
letteratura internazionale rientra oggi l’azione di metalli
tossici, quali il Mercurio (Hg) e l’Alluminio (Al) con la loro
azione sulle funzioni biochimiche delle cellule nervose, sia
neuroni, sia cellule appartenenti alla GLIA, l’azione dei virus
attenuati e dei virus lenti. Ci riferiamo espressamente alla
possibilità documentata che i metalli pesanti, specie il
Mercurio (Hg), sotto forma di vapori, adiuvanti vaccinali,
amalgame dentarie, o prodotti industriali , possa determinare
danni enzimatici nel ciclo della respirazione cellulare, con
danni irreversibili sul DNA, sia nucleare, sia mitocondriale.
Ciò che è importante considerare è che l’azione dei metalli
pesanti, con la conseguente insorgenza di una sindrome autistica
(AS), non è correlata alle dosi “tossiche” degli stessi, ma
all’azione diretta, anche di minimi quantitativi che sono in
grado di agire sulla biochimica delle cellule nervose.
Spesso nel trattamento e nell’osservazione di bambini autistici
la dieta privativa di glutine e di latte vaccino ha dato
risultati ottimali, così come la somministrazione di aminoacidi,
in altri casi, ha fatto ben sperare in una terapia definitiva.
In
base all’esperienza acquisita e agli studi condotti da
ricercatori molto attenti, l’autismo, o sindrome para-autistica
come più opportunamente forse dovrebbe essere definita, presenta
una stretta correlazione tra il Sistema Nervoso Centrale,
in particolare le cellule che compongono la GLIA, il sistema
immunitario , nel quale svolgono un ruolo importante gli
antigeni d’istocompatibilità, l’apparato digerente ed il sistema
neuroendocrino.
Il
presente studio ipotizza un ruolo importante ricoperto dalle
funzioni biochimiche dei mitocondri, in particolare nel ciclo di
Krebs, che rappresentano il motore energetico cellulare e nei
quali, l’eventuale carenza enzimatica, potrebbe
consentire un accumulo di radicali liberi con il conseguente
blocco delle funzioni cellulari.
Fondamentale risulta il ruolo ricoperto dal fenotipo di ogni
paziente, infatti le reazioni avverse del SNC sono strettamente
correlate a particolari aplotipi.
Abbiamo cercato di esporre tali ipotesi, formulando pertanto
delle teorie, dopo aver chiarito e definito alcune patologie che
, concettualmente, sono di pertinenza di specialisti
gastroenterologi, immunologi, endocrinologi, virologi e
microbiologi, nonchè biochimici ed immunogenetisti. Una vera
multidisciplinarietà che, a nostro avviso, meriterebbe un
approfondimento maggiore in idonei Istituti di ricerca.
Nei pazienti definiti affetti da “sindrome autistica”, o da
“ritardo del linguaggio e dell’apprendimento” o da “ritardo
psico-motorio” o da altre diagnosi similari ma sempre di n.d.d.,
la sintomatologia ha sempre un esordio subdolo, quasi mai
allarmante per i medici curanti ed i genitori, ma
progressivamente evolutivo.
Il
quadro clinico
Il quadro clinico è quello di una encefalite subclinica,
definita immunomediata, che ha uno specifico interessamento
della membrana emato-encefalica; struttura questa che
rappresenta un vero “organo immunocompetente” per la ricca
presenza di antigeni d’istocompatibilità. Il primo segno clinico
costantemente riferito nell’anamnesi è il ritardo del linguaggio
o la scomparsa del linguaggio precedentemente acquisito. Spesso
i bambini vengono definiti “pigri” o il “comportamento”
dei genitori iper o ipo protettivo viene imputato quale causa
scatenante la reazione del bambino.
Nella raccolta anamnestica spesso la segnalazione fornita dai
genitori circa la comparsa di stati critici dopo la
somministrazione dei vaccini non viene quasi mai riportata, se
non nel corso di ulteriori osservazioni cliniche per
la ricerca di un agente etiopatogenetico. I segni clinici
si verificavano tra i sei giorni ed i tre mesi dalla
vaccinoprofilassi , mentre nel corso di encefaliti da virus
attenuati l’insorgenza dei sintomi si verifica anche dopo 4-5
mesi .
AS
e malassorbimento, come il quadro clinico definito come
“enterocolite autistica”, potrebbero interagire nei propri
meccanismi fisiopatologici, per tal motivo reputiamo
indispensabile analizzare le singole patologie separatamente ,
studiandone i propri meccanismi d’azione, e successivamente
ponendole su basi fisiopatologiche ed etiopatogenetiche
comuni.
Studio del paziente
celiaco
L’inquadramento clinico del paziente celiaco non può prescindere
da importanti fattori di discussione quali lo studio della
biochimica del glutine ed il suo ruolo nella malattia celiaca
(MC), la valutazione del danno intestinale, la correlazione con
altre patologie autoimmunitarie , la immunopatologia e i
disturbi del comportamento alimentare.
Complesso e discusso risulta
ulteriormente il sistema immunitario intestinale nel
malassorbimento con la relativa diagnosi differenziale
immunologica e la caratterizzazione delle cellule costituenti
gli infiltrati a livello intestinale.
Spunto di discussione e di ulteriore approfondimento risulta
nell’immunopatologia del MC nel bambino il ruolo svolto dai
peptidi derivanti da proteine alimentari nelle patologie del SNC
nonchè il ruolo dei neuropepetidi intestinali nella modulazione
della risposta immune e le interazioni tra peptidi e
monoamine nel SNC, per giungere alla valutazione del ruolo
svolto da “neuroimmunociti” ed immunociti nel SNC in pazienti
affetti da MC.
Per chiarire quale sia la stretta correlazione tra AS e malattia
celiaca è importante chiarire alcuni punti essenziali, in
particolare riconoscere i complessi meccanismi immunologici ed
immunogenetici della malattia celiaca.
La Malattia Celiaca (MC) è un’intolleranza permanente al glutine
la cui diagnosi fino al 1995 era affidata unicamente
all’istologia della mucosa intestinale, mentre oggi di grande
ausilio si presenta lo studio immunologico ed immunogenetico.
Sul piano istologico, questa malattia è caratterizzata dalla
comparsa di atrofia della mucosa intestinale e di infiltrati
linfocitari e plasmacellulari, associata al quadro clinico del
malassorbimento.
L’etiopatogenesi non è ancora del tutto chiarita, ma dai più
recenti studi emerge prepotentemente il ruolo patogenetico
svolto dai meccanismi immunologici.
L’intervento dei fattori genetici nella malattia celiaca (MC) è
stato preso in considerazione sin dal 1980, periodo in cui si
sono anche affinate le metodiche endoscopiche pediatriche a
fibre ottiche, con relativo prelievo bioptico “orientato”; in
tale periodo, con i nuovi studi sui fattori genetici è stato
chiarito il ruolo eziologico del glutine.
Il
glutine viene assunto dalla maggior parte degli individui senza
alcuna conseguenza patologica, e soltanto in un piccolo numero
di soggetti definiti “suscettibili” il glutine è in grado di
provocare lesioni della mucosa digiunale.
La
domanda che ne consegue è quale sia l’origine di questa
predisposizione: se essa derivi da fattori genetici o dal
concorso di fattori ambientali capaci di favorire la
sensibilizzazione al glutine . Attualmente si sta osservando un
drastico incremento numerico dei soggetti affetti da
intolleranza al glutine e al grano, e questo è correlabile
all’uso sul mercato internazionale di grano geneticamente
modificato, ad elevatissimo contenuto di glutine (colla), che
determinerebbe una suscettibilità immunitaria dell’uomo.
Inizialmente, gli studi genetici si sono basati essenzialmente
su dati epidemiologici di incidenza e sulla familiarità, tanto
da individuare un’incidenza aumentata della MC in Irlanda (1:555
nati vivi) ed Australia( 1:479) e molto bassa invece in
Francia(1:4.672).
In
nazioni come Inghilterra, Scozia, Finlandia, Svizzera ed Irlanda
si è notata una diminuzione dell’incidenza dei casi di MC
associata all’incremento della percentuale dei lattanti
alimentati al seno o con latti a bassa osmolarità e
all’introduzione del glutine oltre il sesto mese di vita.
Tali statistiche sono destinate, nei prossimi anni, a subire una
rapida variazione, non solo per la possibilità di una diagnosi
più rapida, ma per la maggiore diffusione sul mercato di grano
modificato geneticamente.
Il più semplice mezzo per distinguere l’intervento dei fattori
ambientali e dei fattori genetici è rappresentato dallo studio
dei gemelli.
La percentuale dei gemelli monozigoti (MZ) concordanti per la
MC, circa il 76% di tutti i casi pubblicati, è più elevata di
quella dei gemelli dizigotici (DZ) che è simile a quella dei
fratelli non gemelli. D’altra parte lo studio delle coppie di
gemelli MZ discordanti che hanno lo stesso patrimonio genetico e
forse anche la stessa esposizione al glutine è importante per
identificare quali stimoli ambientali determinino l’insorgenza
della MC in uno solo dei due componenti.
Un
altro studio dell’analisi genetica consiste nell’identificazione
del numero di geni responsabili e delle loro modalità di
espressione fenotipica.
Dall’osservazione di numerose casistiche è abbastanza chiaro che
la trasmissione della malattia non segue un modello mendeliano
semplice, pertanto l’ipotesi di un singolo gene non è più
sostenibile, se non ammettendo l’esistenza di altri fattori
genetici o ambientali che ne influenzano l’espressione
fenotipica .
Anche la varietà dei meccanismi patogenetici suggerisce la
possibilità di molteplici fattori di suscettibilità, e
conseguentemente il modello genetico più verosimile risulta
quello multifattoriale
Pietra miliare nello studio delle genetica della MC è stata
l’identificazione della sua associazione con antigeni HLA .
In
questo nostro studio esaminiamo dunque la risposta
immune intestinale in relazione a quel vasto ed eterogeneo
insieme di quadri clinici ed anatomo-funzionali che vengono
raggruppati sotto il termine di malassorbimento e attraverso
quelle alterazioni del sistema immunitario che potrebbero
interferire con il processo di assorbimento.
La
biochimica del glutine ed il suo ruolo nella MC
Il glutine è un pool di proteine tra le quali rivestono
particolare importanza, per la patogenesi della MC le gliadine.
Nell’ambito di questa famiglia sono state distinte, mediante
elettroforesi su gel di poliacrilamide, quattro differenti
polipeptidi di peso molecolare compreso tra 30 kD e 75 kD
definiti a,b,g e w.
Le
sequenze aminoacidiche delle gliadine responsabili della
malattia, ovvero gli epitopi riconosciuti dalle cellule
immunocompetenti, non sono ancora note . Recentemente è stato
dimostrato che prodotti della digestione peptico-triptica della
gliadina sono in grado di indurre, in vitro, l’espressione
degli MHC DR a livello dell’epitelio delle cripte proveniente da
pazienti con MC in fase di remissione clinica .
Nella quasi totalità dei pazienti con MC sono stati dimostrati
anticorpi antigliadina (AGD). E’ stato osservato che il
titolo degli AGD è correlato con l’attività della malattia e si
riduce in maniera drammatica nei pazienti sottoposti a dieta
priva di glutine. AGD possono essere svelati anche in altre
condizioni morbose, tuttavia il riscontro di titoli elevati e la
presenza di anticorpi appartenenti alle tre classi principali,
ma soprattutto all’isotipo IgA, rappresentano elementi
caratteristici della malattia. Infatti gli AGD presenti in
soggetti non affetti da enteropatia da glutine appartengono alla
classe IgG. Significativo è inoltre il riscontro di AGD
diretti verso le singole frazioni delle gliadine.
Particolarmente importanti sono gli anticorpi anti-a-gliadina e
quelli rivolti verso componenti polipeptidiche della frazione g
con peso molecolare di 35 kD e 45 kD. Questi ultimi non sono
stati svelati in pazienti con altre patologie del tratto
gastroenterico. Inoltre, nei pazienti con MC sono stati
documentati anticorpi diretti verso una glicoproteina di 90 kD
ad alto contenuto di mannosio presente sia a livello della cute
sia nell’intestino.
Recentemente è stata dimostrata un’omologia tra l’a -gliadina e
una regione di 54 kD della proteina Elb codificata
dall’adenovirus 12 che è abitualmente presente a livello della
mucosa intestinale .
Nella patogenesi della MC risulta dunque di grande importanza la
suscettibilità genetica; infatti oltre il 90% dei pazienti con
tale affezione presenta particolari antigeni HLA. E’
prospettabile che tali antigeni siano in grado di trattenere,
con un legame molto stretto, le gliadine sulla superficie delle
APC, con conseguente formazione di un coniugato stabile. Ciò
consentirebbe una presentazione continuativa di tali antigeni ai
linfociti T CD4+ di transito a livello mucosale.
A
tale proposito è stata recentemente dimostrata la presenza di
cloni di linfociti T HLA-DQ ristretti-glutine specifici.
I suddetti cloni potrebbero rappresentare un forte segnale per i
linfociti B con successiva produzione di AGD.
Di
grande importanza per comprendere gli effetti iniziali della
malattia è anche l’osservazione secondo la quale, in corso
di MC in fase attiva ,vi è una forte espansione di linfociti T
intraepiteliali CD4-CD8-, cellule che sembrano in grado di
indurre la perdita della tolleranza verso antigeni orali.
Non è noto se questo rappresenti un fenomeno primitivo, oppure
si tratti di un evento secondario alle alterazioni flogistiche
che si verificano a livello delle mucose.
La
dimostrata omologia tra l’a- gliadina e il peptide sopra
menzionato, codificato dall’adenovirus 12, consente anche di
prospettare l’intervento di fenomeni di mimetismo molecolare; in
questo caso i linfociti T CD4+ riconoscerebbero gli epitopi in
comune con l’a-gliadina e la proteina virale.
Tali linfociti attiverebbero i linfociti B a produrre AGD
rivolti verso i determinanti dell’a-gliadina dotati di
reattività crociata con le g e w gliadine.
Le
lesioni potrebbero essere determinate dai costituenti
intracellulari dei granulociti neutrofili ed eosinofili ,
richiamati a loro volta da citochine prodotte dalle cellule T
attivate.
In
seguito a stimolo con glutine, a distanza di 4-5 ore
compare a livello delle mucose un infiltrato eosinofilo, seguito
nelle successive 10-16 ore da un infiltrato di granulociti
neutrofili e da segni di rigonfiamento endoteliale.
Successivamente compaiono linfociti e plasmacellule
sintetizzanti AGD con conseguente formazione di immunocomplessi
(IC) costituiti da Ig e gliadine, capaci di fissare il
Complemento (C).
L’azione combinata degli enzimi e dei radicali dell’ossigeno,
liberati dai neutrofili, nonchè delle proteine dei granuli degli
eosinofili e della deposizione di IC con attivazione del C,
unitamente al costituirsi di un infiltrato di linfociti T
specifici attivati, e successiva liberazione di citochine,
rende ragione delle lesioni riscontrabili a livello delle mucose
dei pazienti con MC.
Il
danno intestinale
La risposta immune contro il glutine causa un danno intestinale
con conseguente alterazione delle caratteristiche del
sistema immune mucosale, specificamente improntato all’induzione
della tolleranza , facendo prevalere le citochine pro-flogogene
.
Gli aspetti istopatologici della MC sono caratterizzati
dall’accorciamento e scomparsa dei villi intestinali. Queste
alterazioni assumono spesso carattere segmentale e sono più
accentuate a livello del digiuno anche se possono essere
presenti a carico dell’ileo. Anche a livello subepiteliale si
riscontrano infiltrati cellulari costituiti da linfociti,
plasmacellule, granulociti neutrofili ed eosinofili .
L’autoimmunità potrebbe essere la conseguenza di una incapacità
del sistema immune mucosale di sopprimere risposte autoreattive
stimolate da comuni fatti infettivi, quali ad esempio le
infezioni da enterovirus per il diabete insulino-dipendente .
Gli anticorpi anti transglutaminasi sarebbero solo un
epifenomeno locale del danno intestinale, favoriti dal legame
dell’enzima con la gliadina.
La
gliadina si lega alla transglutaminasi e la risposta
antigliadina consente una reazione autoimmune contro la
transglutaminasi e forse contro altri autoantigeni.
Questa risposta anticorpale potrebbe interferire con
fenomeni biologici quali l’apoptosi delle cellule intestinali e
dei linfociti e condizionare in questo modo la comparsa di
malattie autoimmuni.Anche alcune caratteristiche
dell’infiammazione intestinale, quali l’espansione dei linfociti
gamma delta, potrebbero in parte dipendere da reazioni di tipo
autoimmune.
Il danno intestinale,
sia su base infettiva, sia allergica, aumenta la tossicità
della gliadina determinando l’instaurarsi di un circolo vizioso.
Il circolo vizioso che si instaura
tra danno intestinale, attivazione della transglutaminasi ed
aumento della tossicità della gliadina sembra rendere conto di
alcuni fenomeni tipici della storia naturale della celiachia:
- la crisi celiaca, che consiste in un importante
aggravamento dell’enteropatia celiaca secondario alla
sovrapposizione di una infezione gastrointestinale;
- l’apparente guarigione della celiachia dopo un periodo di
dieta.
La
dieta interromperebbe il suddetto circolo vizioso e la
successiva reintroduzione del glutine, in assenza di altri
fattori concomitanti, non porterebbe alla ricomparsa dei sintomi
gastrointestinali. Va però sottolineato che una alterata
reazione immune persiste nella mucosa intestinale; questa può
condurre nuovamente ad una sintomatologia gastrointestinale
esprimendosi con una sintomatologia da malassorbimento (anemia,
osteoporosi) e, più subdolamente, mediante un disturbo da
tolleranza immunologica, può creare le condizioni per lo
sviluppo di malattie autoimmuni.
(NdR:
Ricordo che,
molta importanza hanno anche i cibi assunti non
adatti al gruppo sanguigno del soggetto.)
Caratterizzazione delle cellule costituenti gli infiltrati a
livello intestinale
Le cellule infiltranti l’intestino tenue in corso di MC sono
rappresentate essenzialmente da linfociti T attivati (CD25+),
eosinofili e macrofagi. In particolare in pazienti con MC in
fase attiva è stato osservato un incremento dei LIE TCRgd+
a livello del digiuno
L’espansione è maggiore a carico dei
linfociti Tgd+ di tipo CD4- CD8- (cellule doppio-negative). La
maggiore densità dei linfociti Tgd+ è strettamente associata
alla presenza dell’antigene DR3. Analoghe alterazioni sono state
riscontrate anche in pazienti con dermatite erpetiforme,
malattia che frequentemente si associa alla MC. Il numero
assoluto di LIEgd rimane costante sia durante la dieta di
eliminazione del glutine, sia durante il test di provocazione
con l’alimento. La maggior parte dei cloni di linfociti Tgd+
ottenuti da biopsie digiunali mostra attività citotossica
nei confronti di linee cellulari K562 e Daudi.
Nella MC è stato anche osservato un notevole aumento dei LIE
CD3+,CD8+ TCRab+.
E’ stato inoltre dimostrato un aumento di cellule CD8+ CD45RO+ a
livello dell’epitelio digiunale di pazienti affetti da MC non
trattata.
La molecola CD45RO è espressa sui linfociti T intraepiteliali
sia ab+ sia gd+, ma preferenzialmente sui primi.
Di
grande importanza appare la recente dimostrazione su biopsie
digiunali di pazienti con enteropatia da glutine di cellule T
HLA-DQ ristrette, specifiche per il glutine. Nei pazienti con MC
vi sono inoltre segni di attivazione di macrofagi ed eosinofili
degranulati.
La prima difesa pertanto, in riferimento alle cellule T è
presente nel timo dove nei primi anni di vita le cellule
immature subiscono una vera programmazione immunitaria, ma
alcune cellule definite “autoaggressive” di derivazione timica,
possono sfuggire al controllo della autoregolazione, per cause
generalmente iatrogene, e presentarsi nel torrente ematico con
la potenzialità di attivare patologie autoimmunitarie.
Alcuni tessuti però godono di una naturale protezione
dall’azione di queste cellule, in particolare il cervello
e il midollo spinale a causa dello specifico rapporto di
contiguità tra vasi sanguigni e tessuto nervoso, mediato
particolarmente dalla glia.
Ma
tale naturale protezione anatomica all’ingresso delle cellule T
autoaggressive viene meno nel corso dei processi
infiammatori o allergo immunologici dei tessuti del SNC,
generalmente a causa di DNA virus, metalli pesanti, virus vivi
attenuati (vaccinali) o iatrogeni (farmaci), per cui le cellule
immunitarie auto-reagenti possono trovare la via per penetrare.
Tali osservazioni furono già evidenziate da nostri studi
pubblicati nell’aprile 2002 (Massimo Montinari, Autismo- Macro
Ed.) e successivamente convalidate dagli studi di Zoltan
Fehervari e Shimon Sakaguchi nell’ottobre 2006 (Scientific
American). Le nostre osservazioni si riferivano alle
caratteristiche delle cellule costituenti gli infiltrati a
livello intestinale che svolgono un ruolo cruciale nella genesi
della AS. Quattro anni dopo la nostra osservazione e descrizione
dei meccanismi immunitari, gli autori giapponesi, dimostravano
come le cellule immunitarie che mostrano un inappropriato
interesse verso i tessuti, possono essere bersaglio, e quindi
essere distrutte da altre componenti del sistema immunitario. Le
cellule immunitarie che svolgono maggiormente questo compito
sono pertanto rappresentate dalle cellule T. Quasi tutte queste
cellule svolgono un ruolo di cellule mature nel timo e
permangono in tutto il corpo come una sottopopolazione
specializzata di cellule T.
Gli studi più recenti si sono focalizzati nella ricerca di un
regolatore delle cellule T capaci di ridurre le risposte
immunitarie auto-aggressive.tale fattore venne battezzato come
“distruttore delle cellule T”.
Negli ultimi anni i ricercatori sono riusciti ad individuare nel
CD4+ CD25+ quelle “cellule regolatrici”, chiamate comunemente
T-regs.
Le T- regs riescono a sopprimere l’attività autoimmunitaria, i
meccanismi non sono ancora ben conosciuti, ma si pensa alla
codificazione che queste possano avere per le molecole di Classe
II del Sistema HLA, facilmente suscettibili della rottura dei
ponti disolfuro a causa di metalli o virus.
Tali cellule riescono a sopprimere la moltiplicazione di
molte cellule del sistema immunitario e la secrezione di
citochine.
Oggi i ricercatori sono convinti che le T-regs sono attivate dal
contatto diretto tra cellule e svolgono la funzione di controllo
nei confronti di agenti patogeni. Poter attivare dunque le
T-regs potrebbe essere una prossima frontiera per controllare le
risposte immunitarie che ben si conoscono nella AS come in molte
altre patologie autoimmuni.
La
gastroenterologia appare senza dubbio una delle aree che ha
ricevuto maggiore attenzione da parte degli immunologi ed oggi,
pur permanendo ancora dubbi ed incertezze, si può affermare che
il tratto gastroenterico ha assunto un ruolo sempre più
importante come organo immunologico primario. Appare quindi
evidente che ogni alterazione della complessa struttura
anatomo funzionale dell’apparato digerente e
dell’intestino tenue in particolare, possa modificare il ruolo
fondamentale nell’equilibrio del sistema immunitario .
La
mucosa intestinale del tenue è continuamente esposta ad una
stimolazione antigenica da parte delle sostanze ingerite e della
flora microbica presente nel lume. Particolari meccanismi immuni
consentono la identificazione e la elaborazione dell’antigene,
l’induzione delle risposte immuni cellulari ed umorali, la
memoria, la regolazione della tolleranza ed il richiamo del
sistema effettoriale che vengono adattati a rispondere alla
continua minaccia di lesioni.
Il
tessuto linfoide associato all’intestino è costituito sia da
aggregati focali (placche di Peyer, appendice), sia da linfociti
che da plasmacellule sparsi nella lamina propria e
nell’epitelio.
Le placche di Peyer sono ricoperte da un epitelio contenente la
cellula membranosa M, che garantisce un accesso specializzato
agli antigeni. Nelle placche di Peyer le cellule B, le più
numerose, secernono le IgA secretorie (P.M. 390.000), mentre le
cellule T, rappresentate da una popolazione più ridotta,
comprendono un sottogruppo induttore/coadiutore e uno
soppressivo/citotossico, che possono essere caratterizzati in
parte da anticorpi monoclonali specifici.
Nelle placche di Peyer non sembrano trovarsi cellule killer
naturali e neanche i loro precursori, che potrebbero essere
indotti a differenziarsi ad opera dell’interferon .
Nell’epitelio intestinale sono presenti numerosi linfociti T e
B, cellule killer naturali ed un piccolo numero di eosinofili,
mast-cells, neutrofili e macrofagi.
Le cellule T intraepiteliali reagiscono con un anticorpo
monoclonale OTK8, attenuano la risposta immune ed agiscono come
cellule citotossiche effettrici (funzione
soppressiva/citotossica).
Le cellule epiteliali dell’intestino tenue dell’uomo presentano
antigeni simili agli HLA – DR, forse partecipanti alla
elaborazione degli antigeni o aventi funzione analoga a quella
delle cellule M delle placche di Peyer. Tali antigeni sono
assenti nell’epitelio normale del colon, ma si repertano nel 50%
delle mucose con carcinomi ad insorgenza in questa sede.
Nella lamina propria prevalgono plasmacellule ed in numero
ridotto si ritrovano eosinofili, mast-cells, neutrofili e
macrofagi.
Condizione necessaria per sviluppare la celiachia è la
presenza sulla membrana delle cellule immunocompetenti di una
molecola HLA di Classe II formata da due particolari catene
alfa e beta (il cosiddetto eterodimero HLA), codificate dagli
alleli a0501 e b 0201, in grado di legare con alta
affinità peptidi e gliadina e di presentarli agli
specifici linfociti T .
Quando la tipizzazione HLA veniva effettuata con tecniche
sierologiche questa configurazione prendeva il nome di DQ2. In
realtà non sempre al fenotipo DQ2 corrisponde la presenza
dell’eterodimero caratteristico della celiachia. L’eterodimero
celiaco è sempre presente quando al DQ2 si associa il DR3
(aplotipo DQ2-DR3) e in soggetti con aplotipo DQ2-DR7/DR5.
Nel primo caso, l’analisi di linkage ci mostra che sullo stesso
cromosoma sono presenti sia i geni della catena a, a0501, sia
quelli della catena b, b0201 (configurazione in cis).
Nel secondo caso i due geni si trovano su cromosomi diversi (in
trans): sul cromosoma che esprime la specificità sierologica DR7
è presente la sequenza A0501 per la catena alfa. In una
minoranza dei celiaci (8%) la predisposizione è legata al DQ8
associato al DR53, ugualmente dotato di alta affinità per la
gliadina.
Per quanto necessario, l’HLA non è però sufficiente a far sì che
si sviluppi la malattia. Solo una piccola parte dei soggetti con
gli HLA descritti (presenti quasi nel 40% della popolazione) ha
la celiachia.
L’assenza degli HLA tipici ha comunque un elevato valore
predittivo negativo nella diagnosi di celiachia.
Per identificare aree genomiche in linkage genetico con la
celiachia, al di fuori dell’HLA, è stato eseguito uno studio
basato sul polimorfismo di particolari sequenze di DNA dette
microsatelliti, distribuite lungo l’intero genoma. Da questa
indagine emerge la conferma del ruolo preponderante della
regione HLA, ma studi più approfonditi sono necessari per
valutare il possibile interessamento in questa regione di geni
diversi dall’HLA.
Il
sistema immunitario intestinale e il
malassorbimento
nell’Autismo
- vedi anche:
Autismo
e malattie Rare
Alterazioni del sistema immune intestinale possono interferire
con il processo di assorbimento, determinando particolari
sindromi cliniche che interessano il piccolo intestino.
Nel 1995 Lucarelli S ed altri, hanno posto delle strette
correlazioni tra intolleranze alimentari e autismo, in
particolare, segnalando il ruolo dei peptidi alimentari nella
produzione di effetti tossici a livello del SNC che
interagissero con i neurotrasmettitori, evidenziavano
l’intolleranza al latte vaccino presente in 36 pazienti
autistici; osservavano un miglioramento dei sintomi dopo circa
due mesi dalla sospensione dalla dieta del latte vaccino, con
un incremento delle IgA per caseina, latto-albumina e
beta-lattoglobulina, nonchè IgG e IgM per caseina.
Nella AS sono presenti frequentemente disordini
gastrointestinali,correlati essenzialmente al
malassorbimento , al quale si associa nel 70% dei casi una
patologia da reflusso gastro-esofageo. Nella nostra esperienza
il reflusso gastro-esofageo era correlato soprattutto a
gastropatie da intolleranze alimentari (latte e glutine).
Nel novembre 1999,osservazioni analoghe sono state riportate
da Horvath K ed altri :essi dimostrano la presenza, in pazienti
autistici di disordini gastrointestinali, specialmente esofagite
da reflusso, e malassorbimento di disaccaridi. Gli autori
osservano anche un incremento di secrezione bilio-pancreatica
che depone per un interessamento dei recettori della secretina
del fegato e del pancreas.
E’
importante documentare ulteriori condizioni di malassorbimento
che favoriscono l’accumulo di amine tossiche a livello del SNC,
in particolare negli Astrociti:
Deficit selettivo di IgA. E’ una condizione di immunodeficienza
primitiva che interessa un individuo su settecento, di cui
solo il 13% soffre di diarrea ricorrente o cronica con
steatorrea, intolleranza al latte e infestione da Giardia
lamblia.
La
base percentuale di soggetti sintomatici è data dall’aumento
notevole della mucosa intestinale delle cellule produttrici di
IgM che compensano il deficit di IgA secretorie.
Associati ad un deficit di IgAs sono il morbo celiaco,
l’iperplasia linfoide nodulare, la colite ulcerosa, il morbo di
Crohn ed il deficit di disaccaridasi. In alcuni soggetti può
verificarsi una dissociazione fra livelli circolanti e secretori
di IgA, ciò comporta delle malattie solo a livello intestinale
con infezioni opportunistiche e diarrea senza malassorbimento o
con aspetto morfologico normale della mucosa digiunale.
-
Panipogammaglobulinemia. E’ un deficit immunologico di tipo
comune variabile che si manifesta con diarrea cronica o
ricorrente, malassorbimento associato o no ad infestione da
Giardia lamblia con deficit secondari di disaccaridasi.
La
mucosa intestinale a volte si presenta di struttura normale, in
rari casi si presenta piatta e i malati rispondono ad una dieta
priva di glutine.
A tutt’oggi non esiste una correlazione tra una condizione di
proliferazione batterica ed i sintomi del paziente.
Complicanza rara dell’ipogammaglobulinemia variabile comune è la
digiuno ileite ulcerosa che può associarsi ad un malassorbimento
grave.
Malassorbimento può anche verificarsi a causa di acloridria
gastrica e di deficit di fattore intrinseco con anemia
perniciosa oppure con neutropenia e deficit di pancreas
esocrino.
Espressione di ipogammaglobulinemia è la presenza di noduli
linfatici nella lamina propria dell’intestino tenue (iperplasia
linfoide nodulare), che rappresenta cellule T e B proliferanti.
L’incidenza dei linfomi di tipo sistemico è significativamente
più elevata nei pazienti con deficit di immunoglobuline
congenito ed anche variabile comune.
Linfomi dell’intestino tenue sono stati descritti in
pazienti che presentavano iperplasia linfatica nodulare
del tenue, con livelli d’immunoglobuline circolanti normali,
sollevando il problema della predisposizione a lesioni maligne
di detta iperplasia.
Diarrea grave e
malassorbimento con arresto di sviluppo dei villi, edema della
mucosa e presenza di numerosi macrofagi vacuolati si rinvengono
in neonati con immunodeficienza di tipo combinato. Rare
sono invece le lesioni intestinali nell’immunodeficienza
primitiva mediata da cellule.
Ipersensibilità e malassorbimento. L’ipersensibilità è una
reattività abnormemente aumentata da parte del sistema
immunitario verso un antigene e si traduce in una lesione
tessutale. Appare poco probabile che si possa avere
malassorbimento in seguito ad ipersensibilità immediata con
risposta di IgE, data la loro breve durata. Più verosimile
appare una lesione della mucosa secondaria ad ipersensibilità
mediata da complessi immuni fissanti il complemento, come può
succedere in caso di allergia al latte di mucca, di enteropatia
da glutine ed in alcuni casi di deficit selettivo di IgA.
Malattie immunoproliferative del tenue.
I linfomi intestinali
sono prevalenti nel Medio Oriente e nel bacino Mediterraneo e
sono causa di malassorbimento. Essi rappresentano la
trasformazione maligna del sistema delle IgA secretorie
(malattia delle catene alfa) a livello della mucosa intestinale.
I sintomi principali sono rappresentati da diarree con
steatorrea, dolori addominali generalizzati a tipo colica e calo
ponderale.
I segni fisici sono deperimento, dita a bacchetta di tamburo,
edema e nei casi avanzati masse addominali palpabili.
Il malassorbimento è dimostrato dalle prove di funzionalità
intestinale, mentre un reperto biochimico tipico è l’aumento
notevole dei livelli plasmatici di fosfatasi alcalina, a causa
della presenza del suo isoenzima intestinale.
Ruolo
dei peptidi derivati da proteine alimentari nelle patologie del
sistema nervoso centrale
Attualmente le azioni del glutine e della caseina assumono un
ruolo importantissimo nella genesi di numerose patologie del
sistema nervoso centrale, quali l’autismo, il ritardo
neuromotorio , la schizofrenia e le epilessie farmacoresistenti.
I primi studi risalgono al
1980 con Dohan il quale osservò una correlazione tra
l’assunzione di glutine e l’incidenza della schizofrenia di
0.96, dimostrando l’assenza di schizofrenia nelle popolazioni
dove, per motivi culturali, non sussisteva una
alimentazione ricca di glutine, se non addirittura del tutto
priva.
Già nel 1981 Reichelet, osservava l’incremento nei soggetti
autistici e schizofrenici di peptidi nelle urine; nel 1986 dallo
stesso fu osservata l’iperpeptiduria, come l’incremento della
casomorfina bovina 1-8 fu rilevata nelle urine di bambini
autistici, dimostrando come l’iperpeptidemia si accompagnasse ad
una iperpeptinuria.
Tali osservazioni hanno permesso di stabilire il ruolo svolto
dal glutine e dalla caseina, sotto forma di glutomorfina e
casomorfina sul sistema nervoso centrale con l’inibizione della
normale maturazione neuronale.
Nel 1995 Reichelet e Landmark hanno dimostrato come negli
schizofrenici e negli autistici sia incrementato
significativamente il valore delle IgA anticorpali contro la
gliadina, la b - lactoglobulina e la caseina, come enorme si
presentava il livello di peptidi urinari.
Da tali studi si evince che autismo e schizofrenia sono sindromi
causate da enzimi differenti, in pazienti differenti, che
presentano la stessa bioattività, infatti recentemente è stata
osservata una struttura molecolare simile tra gli stessi enzimi.
Poichè la peptiduria è determinata da un difetto del metabolismo
peptidico, è ragionevole sospettare che differenti
peptidasi possano agire in soggetti con aplotipi diversi. Poichè
le peptidasi sono regolate e spesso inibite da attività
ormonali, quali il testosterone e il cortisone, la correlazione
tra insorgenza di queste patologie e la pubertà potrebbe
essere strettamente correlata.
L’accumulo di oppioidi inibirebbe la normale maturazione del SNC
e questo determinerebbe una progressiva disfunzione. A conferma
di questa ipotesi subentra l’azione della casomorfina quale
mediatore dello stato drammatico della psicosi post- partum; per
tale motivo si ipotizza che gli oppioidi siano alla base di
patologie quali la schizofrenia e la AS. Poichè gli oppioidi
possono entrare nel liquor cefalorachidiano l’inibizione della
maturazione del SNC può essere dipendente dalla loro azione .
Dagli studi di Paul Shattock si evidenzia che tali catene
brevi di aminoacidi sono riconosciute come “ peptidi oppioidi” e
fra le funzioni ritroviamo:
- riduzione della sensibilità al dolore, in particolare nel
corso di stress;
- alterazione del pattern EEG, potenziali parossistici;
- modificazione dei patterns di sonno, in particolare durante lo
stress;
- effetti sulla memoria e sull’apprendimento;
- diminuzione della socializzazione;
- modificazione dell’assunzione di cibi e liquidi;
- coinvolgimento del comportamento stereotipato;
- stispsi e rallentamento della peristalsi;
- regolazione della temperatura corporea;
- effetti sul sistema immunitario.
Il
ruolo dei neuropeptidi intestinali e la modulazione della
risposta immune
La risposta immune è regolata da numerosi meccanismi interagenti
che possono classificarsi in tre categorie responsabili di
(A) una regolazione antigene specifico mediante:
A – 1) le sottopopolazioni T soppressori/ T induttori che hanno
effetto tollerogeno;
A – 2) le citochine liberate dalle cellule immunitarie (
gamma interferone, interleuchina 2, fattore di inibizione dei
macrofagi);
A – 3) gli anticorpi contro gli antigeni estranei e contro gli
idiotipi di altre molecole anticorpali;
(B) fattori con attività immunoregolatrice indipendentemente da
uno specifico antigene:
B- 1) componenti del siero ( alfa globuline, lipoproteine e
prodotti di derivazione tumorale),
B- 2) corticosteroidi;
B- 3) radiazioni;
C-
risposta immune regolata a livello delle mucose (tratto
gastrointestinale, albero bronchiale, sistema genito-urinario)
con la secrezione di peptidi ( PEPTIDE INTESTINALE VASOATTIVO
VIP , SOSTANZA P, SOMATOSTATINA) mediante la stimolazione delle
terminazioni nervose di senso .
Le mucose sono idonee per la secrezione di peptidi a causa
della stretta prossimità ad esse dei linfociti della lamina
propria che rispondono rapidamente alle sostanze secrete
localmente e per la necessità di un meccanismo regolatore che
può essere attivato da particolari stimolazioni biologiche,
quali agenti infettivi .
Il
meccanismo neuropeptidico, deputato alla regolazione delle
risposte immuni locali, consente di aumentare la gamma degli
eventi induttori e di determinare la possibilità di far evocare
una risposta immune in un’area più ampia in seguito ad uno
stimolo localizzato. Questo deriva dal fatto che la secrezione
di peptidi può seguire la distribuzione dei nervi in un tratto
di mucosa o anche dell’intero tessuto.
Il meccanismo neuropeptidico presenta il vantaggio di
modulare finemente la risposta immune influenzando la migrazione
linfocitaria, la sintesi delle immunoglobuline e il rilascio dei
mediatori a seconda dei peptidi che vengono secreti
selettivamente.
PEPTIDE INTESTINALE VASOATTIVO VIP
Sono stati dimostrati siti di legame specifici sulle cellule
mononucleate (nel topo sono state trovate cellule T leganti VIP
nei linfonodi mesenterici, nella milza, placche di Peyer).
Dopo 3-5 giorni di digiuno aumenta il legame del VIP alle
cellule mononucleate del sangue di ratto per un aumento
dell’affinità di entrambe le classi di siti di legame.
SOSTANZA P
Si lega ad un recettore-specifico ,a linfociti T e B di topo
ottenuti dalle placche di Peyer e dalla milza , ed alle
principali sottopopolazioni di T linfociti (CD4,CD8).
La
sostanza P si lega alle cellule B indipendentemente dall’isotipo
delle immunoglobuline presenti sulla loro superficie (IgG,
IgA,IgM).
SOMATOSTATINA
Sono stati trovati recettori specifici su circa una metà dei
linfociti T e B delle placche di Peyer e della milza.
NEUROPEPTIDI e FUNZIONE LINFOCITARIA
1) RISPOSTA PROLIFERATIVA AI
MITOGENI mediante le lectine quali PHA (fitoemoagglutinina),
ConA( concanavalina A). Queste lectine rappresentano un
potente stimolo policlonale per la proliferazione dei linfociti.
2) MIGRAZIONE DEI T LINFOCITI.
3) SINTESI DELLE IMMUNOGLOBULINE.
I
NEUROPEPTIDI RILASCIATI DALLE TERMINAZIONI DEI NERVI SENSITIVI
MODULANO LA FUNZIONE DEI LINFOCITI RESIDENTI NELLE MUCOSE.
Questo può valere almeno per tre neuropeptidi presenti
nell’intestino in concentrazione elevata : VIP (peptide
intestinale vasoattivo), Sostanza P, Somatostatina.
Interazioni tra peptidi e monoamine nel sistema nervoso centrale
-
I fattori coinvolti nella trasmissione nervosa sono diventati
sempre più numerosi. I neurotrasmettitori classici comprendono
le seguenti sostanze :
1) acetilcolina,
2) glutamato,
3) aspartato,
4) GABA ( acido
gamma-aminobutirrico),
5) taurina,
6) glicina,
7) monoamine : a)
noradrenalina, b)serotonina, c)istamina, d) dopamina.
I
nuovi arrivati nella trasmissione centrale sono i peptidi;
questi sono rappresentati da brevi catene di aminoacidi ( tra 3
e 40) che vengono sintetizzate e rilasciate dai neuroni come
avviene per gli altri neurotrasmettitori. Molti di questi
peptidi, come precedentemente abbiamo descritto, erano già
noti come ormoni attivi nel sistema endocrino o come
fattori di rilasciamento ipotalamici.
Numerosi sono i peptidi che, di anno in anno ,vengono
classificati e identificati nel SNC:
1) CCK ( colecistochinina),
2) SS ( somatostatina),
3) VIP ( peptide intestinale
vasoattivo),
4) neurotensina,
5) sostanza P,
6) vasopressina,
7) encefaline,
8) neuropeptide Y.
E’
frequente la domanda se questi peptidi interagiscano con altri
neurotrasmettitori in maniera coordinata.
Possono agire in un sinergismo o con interazioni inibitorie o
modulatorie; infatti a livello di un terminale presinaptico il
rilascio di un neurotrasmettitore può essere regolato da quello
di un altro .
Due o più neurotrasmettitori possono coesistere nella stessa
terminazione nervosa.
Tale osservazione implica che molecole co-rilasciate dalle
stesse terminazioni possano interagire a livello di siti pre-
sinaptici o post-sinaptici in modo da modulare l’informazione in
una determinata via neuronale.
INTERAZIONI TRA I NEUROTRASMETTITORI DEL SNC
Tali interazioni sono presenti a vari livelli :
a) localizzazione anatomica,
b) attività fisiologica,
c) funzione comportamentale.
Localizzazione anatomica:
per interagire due o più neurotrasmettitori devono essere
presenti nello stesso posto e nello stesso momento in una
determinata regione del SNC. Questo può verificarsi solo se i
neurotrasmettitori sono co-localizzati e se sono contenuti in
terminali assonici che finiscono in prossimità di comuni
bersagli cellulari.
Attività fisiologica:
le conseguenze dell’interazione tra i neurotrasmettitori
spaziano dal livello degli RNA messaggeri all’attività di enzimi
che regolano funzioni cellulari, fino alle proprietà cinetiche
di canali selettivi per un dato tipo di ioni. Quest’ultima
azione si tradurrà in una modulazione dell’eccitabilità
neuronale.
Funzione comportamentale:
le interazioni cellulari finiscono con l’integrarsi in processi
multicellulari complessi che a loro volta sono responsabili di
un determinato comportamento. Le interazioni tra i
neurotrasmettitori possono in altri termini essere analizzate a
questo livello più elevato implicante effetti comportamentali.
Le
interazioni vengono rivelate mediante la tecnica della
ibridizzazione in situ e ricerche hanno dimostrato che le
alterazioni della neurotrasmissione dopaminergica (substantia
nigra) con cellule peptidergiche striatali, influenzano
fortemente i livelli dell’RNA messaggero codificante per certi
peptidi dello striato, dove terminano i neuroni dopaminergici
originatisi nella substantia nigra.
Da
numerose osservazioni si evidenzia che neurotrasmettitori
multipli possono convergere nel regolare l’eccitabilità
neuronale attraverso un sistema effettore comune.
Sussistono vari meccanismi intracellulari nel modulare la
sintesi ed il rilascio di ormoni peptidici da una linea
cellulare di origine ipofisaria che possiede le proprietà di
eccitabilità dei neuroni.
Diverse monoamine e neurotrasmettitori interagiscono nel
regolare questi processi intracellulari.
Es. cellule della linea anteipofisaria del topo rilasciano ACTH
(adrenocorticotropina) in presenza di neurotrasmettitori e di
agenti che aumentino i livelli di AMP ciclico, o a seguito
dell’aumento del calcio intracellulare indotto da una
depolarizzazione, ad esempio il releasing factor della
corticotropina (CRF) attiva l’adenilciclasi e la proteinchinasi
cAMP-dipendente; nello stesso tempo il CRF innalza i livelli di
calcio citosolico e stimola il rilascio di ACTH. Nel 2000
studi di Arancibia S ed altri , hanno dimostrato l’interazione
tra la somministrazione di dexamethasone e l’espressione di
somatostatina RNA messaggera (mRNA) a livello delle cellule
periventricolari, con il rapido decremento della stessa
Al
contrario, le depolarizzazioni indotte dal potassio determinano
un aumento dei livelli di calcio e aumento del rilascio di
ACTH senza un concomitante aumento dei livelli di cAMP.
Studi condotti per accertare l’importanza del calcio e dell’AMP
ciclico, hanno dimostrato che due effettori intracellulari
(calcio e AMP ciclico) possono agire in maniera coordinata nel
trasdurre un effetto cellulare innescato da un singolo stimolo
extracellulare, l’esposizione della cellula al CRF.
Dalle osservazioni sui complessi meccanismi che regolano i
neurotrasmettitori sembra dunque che non soltanto possano
verificarsi interazioni a livello della superficie
extracellulare della membrana, in rapporto alla convergenza di
neurotrasmettitori multipli sulla stessa cellula bersaglio, ma
che un singolo neurotrasmettitore, agendo su un singolo
recettore, possa innescare molteplici processi regolativi
reciprocamente interagenti..
Sono anche interessanti ulteriori studi sulle interazioni tra
peptide intestinale vasoattivo (VIP) e noradrenalina (NE) a
livello della corteccia cerebrale.
Nella corteccia il VIP è contenuto in una popolazione omogenea
di neuroni bipolari intracorticali orientati radialmente. Questi
neuroni inviano proiezioni localmente e pertanto vengono a
definire una serie di colonne corticali.
Quindi le azioni del VIP rilasciato da questi neuroni sono
limitate a questi gruppi neuronali locali; invece il sistema
contenente NE si origina dal locus ceruleus e si proietta
diffusamente verso la corteccia cerebrale, dove le fibre
noradrenergiche seguono una traiettoria prevalentemente
orizzontale che le porta a diffondersi per l’intero mantello
corticale.
In
sintesi, a differenza del sistema VIP che svolge un’azione
locale, le fibre noradrenergiche possono agire globalmente
attraverso regioni corticali funzionalmente distinte.
Interazioni tra neuroimmunociti ed immunociti nel sistema
nervoso centrale
E’ stato dimostrato che nel SNC esistono funzioni effettrici del
sistema immune come è dimostrato dalle reazioni di rigetto di
trapianti cutanei allogenici in cervelli di conigli
presensibilizzati, dalla presenza di infiltrazioni di
T-linfocitarie in casi di encefalite virale ed autoimmune, dalla
possibilità di trasferire con successo l’encefalomielite
allergica sperimentale mediante cellule T specifiche per la
proteina basica della mielina e dalla prevenzione di certe forme
di encefalite virale sperimentale con un trattamento
immunosoppressivo .
Il
cervello rappresenta un sito di risposta immunitaria contro
agenti infettivi ed autoantigeni e questa considerazione ci
spinge a credere che nel SNC la distruzione cellulare
immunomediata dipende sia da cellule residenti nel SNC che
abbiano acquisito un’immunocompetenza (GLIA), sia da linfociti
periferici o da entrambi gli eventi.
A
nostro avviso un grosso contributo è stato fornito dagli studi
di P. Bongioanni che ha saputo descrivere, con
dovizia di particolari, e con semplicità un meccanismo
etiopatogenetico che oggi consente di proporre terapie
omotossicologiche
E’ importante a tal punto, focalizzare i meccanismi
intercellulari che intervengono nella risposta immune
nell’Autismo con compromissione del SNC.
A) Riconoscimento dell’antigene con la
processazione dello stesso da parte delle cellule APC
( cellule presentanti l’antigene), che esprimono molecole di II
classe dell’HLA e secernono citochine, in primis IL-1, e
l’interazione tra APC e linfociti T, con rilascio di fattori
trofici e maturativi come l’IL-2 da parte dei linfociti T .
B) La sintesi anticorpale e o la
distruzione delle cellule bersaglio mediante l’attivazione di
Tc, cellule Killer o NK oppure tramite altri meccanismi
citotossici, come quelli dipendenti da anticorpi.
L’espressione di molecole codificate dall’HLA e l’elaborazione
di fattori stimolanti la crescita e la differenziazione
cellulare costituiscono pertanto dei requisiti
dell’immunocompetenza.
E’importante considerare le differenze dimensionali tra la
cellula ed il complesso trimolecolare (recettore del linfocita
T, antigene e molecole HLA) coinvolto nelle interazioni
cellulari; un ruolo molto importante nell’adesione
intercellulare e quindi nella presentazione dell’antigene, è
ricoperto dall’antigene associato alla funzione linfocitaria
(LFA)-1( integrina presente in alcuni tipi di cellule
immunitarie come i linfociti B e T, le cellule NK, i macrofagi
ed i granulociti).
La
ricerca attuale ha dimostrato che nell’adesione intercellulare
interviene una glicoproteina di superficie , chiamata molecola
di adesione intercellulare (ICAM)-1 Mentre l’LFA-1 è localizzata
esclusivamente su cellule della serie ematopoietica, l’ICAM-1 si
trova anche su cellule non ematopoietiche come gli endoteliociti
vascolari ed i fibroblasti.
Bisogna comprendere anche come esistano interazioni non soltanto
tra cellula e cellula, ma anche tra cellule e matrice
extracellulare, e questa oggi viene sempre maggiormente
considerata quale elemento di estrema importanza nei processi
citobiologici, sia in condizioni fisiologiche, sia patologiche.
Funzioni della matrice extracellulare
- stroma anatomico per le cellule
- supporto biochimico per le interazioni intercellulari
- presentazione delle citochine in forma attiva o inattiva
- modulazione degli effetti delle citochine
La
matrice fornisce alla cellula una “memoria rudimentale” utile
per rispondere adeguatamente agli stimoli che la raggiungono.
Le citochine rappresentano dei “simboli” in un linguaggio
intercellulare e la matrice farebbe parte dello stesso
linguaggio.
Gli organismi pluricellulari possono usufruire della loro
“passata esperienza” per stabilire come le loro cellule debbano
rispondere alle citochine e questo è importante, soprattutto per
il SNC.
Le interazioni con la matrice consentono alle citochine di
attivare risposte adattative ben più complesse di quelle di cui
possono essere capaci proti o eucarioti unicellulari in virtù
delle possibili varianti codificate nel loro patrimonio
genetico.
Citochine
In condizioni di omeostasi le citochine agiscono localmente in
forma solubile o legata alle membrane, mentre in stati
patologici possono circolare e raggiungere aree ben lontane dal
sito di produzione.
La
presenza di un doppio segnale , uno diffusibile (citochine),
l’altro non diffusibile (la matrice cellulare), è essenziale
nella localizzazione di una risposta cellulare ad una
particolare citochina che sia ampiamente distribuita
nell’organismo.
Risposta neuroimmune nella AS
Nell’autismo, definito per troppi anni come una sindrome
psicodinamica, o froidiana, ha assunto un ruolo importante la
valutazione del modello biologico che combina le neuroscienze e
la genetica. Nel 2001 un recentissimo studio di Robert Plomin
conferma le nostre ipotesi etiopatogenetiche .
La
reazione immune nel SNC dipende innanzitutto dal contatto delle
cellule T con gli endoteliociti cerebrali e dalla penetrazione
dei linfociti attraverso le pareti vasali.
In
seguito all’interazione tra APC (cellule presentanti l’antigene)
intracerebrali, antigeni e linfociti T, questi ultimi vengono
ulteriormente attivati all’interno del SNC.
L’IFN gamma induce l’espressione di antigeni dell’HLA di classe
1 su astrociti, oligodendrociti e cellule microgliali e
l’espressione di antigeni di classe II su una sottopopolazione
astrocitaria ed altre cellule gliali.
Fenomeni di ipersensibilità ritardata comportano il rilascio di
linfotossina (LT) da parte degli astrociti e delle cellule CD4,
di IL-1 e TNF da parte dei gliociti e dei macrofagi, indotti a
rilasciare tali citochine da stimoli di provenienza
T-linfocitaria.
Macrofagi e microgliociti esercitano un ruolo molteplice nelle
risposte di ipersensibilità ritardata, funzionando come APC
(cellule presentanti l’antigene), secernendo prodotti
citotossici, rilasciando citochine, fagocitando cellule
danneggiate e morte.
Il
bersaglio dell’attacco immune nelle risposte di ipersensibilità
ritardata non necessita di esprimere alleli dell’HLA per essere
distrutto mediante attivazione macrofagica e microgliocitaria.
Invece nel caso della citotossicità dipendente dall’attivazione
dei linfociti Tc, la cellula bersaglio deve presentare alle Tc
l’antigene associato a molecole di classe I dell’HLA. Allora le
cellule CD8+ citotossiche rilasciano perforina, che forma canali
di poliperforina in grado di consentire la fuoriuscita di ioni
dalla cellula, causandone la morte.
Gli oligodendrociti possono essere lisati in questo modo tramite
un sinergismo astrocito-linfocitario che determina il rilascio
di perforina linfocitaria.
Il
mantenimento e la riparazione tessutali nel contesto del SNC e
la risposta agli agenti patogeni dipendono dalle interazioni
neurogliali e dagli effetti biologici delle citochine prodotte
dalle cellule del SNC e del sistema immune.
Nel SNC astrociti e neuroni si scambiano segnali che consentono
loro di mantenere in equilibrio dinamico i rispettivi stati
metabolici.
La rottura di tali meccanismi omeostatici può ingenerare uno
scompaginamento delle comunicazioni intercellulari del SNC, la
distruzione della barriera emato-encefalica e la proliferazione
gliale.
Funzione degli astrociti nello scambio di ioni ossigeno e
impiego del glucosio
Nell’Autismo, come in numerose forme di epilessie
farmacoresistenti, oggi è documentato che un ruolo
importantissimo è ricoperto dalle cellule gliari, infatti la
moderna neuroimmunologia è sempre più attenta ai meccanismi
biochimici ed immunogenetici che intervengono sulla GLIA.
L’omeostasi degli astrociti, come precedentemente abbiamo
accennato, è regolata da un meccanismo delle citochine, infatti
gli astrociti producono IL-1, (quando attivati da lesione
traumatica o infettiva). Infezioni, lesioni e senescenza
inducono gli astrociti a produrre IFN alfa e IFN beta che
aumentano l’espressione plasmalemmale di molecole di classe I
dell’HLA, rendendo le cellule suscettibili alla lisi da parte
dei linfociti T.
Questo dimostra il ruolo importantissimo svolto dalla GLIA
che per anni si pensava svolgesse semplici funzioni di sostegno,
mentre con le proprie cellule ricopre un particolare ruolo
energetico con la modulazione delle attività sinaptiche.
E’
utile a tal punto ricordare che nel cervello sono presenti circa
seicento milioni di sinapsi per millimetro cubo, circa
cento-centoventi miliardi di cellule e che il 90% circa delle
cellule cerebrali è costituito da cellule gliari mentre solo il
10% da neuroni.
Il
meccanismo neuronale prevede l’impiego della pompa
sodio-potassio che ha necessità di energia proveniente
dall’idrolisi dell’ATP (espelle gli ioni sodio ed incamera gli
ioni potassio) , ma la produzione di ATP neuronale è scarsissima
per il fabbisogno energetico della cellula nervosa. Tale pompa
possiede un notevole impiego calorico e da ciò si evidenzia che
le aree cerebrali più attive sono anche quelle che consumano più
energia.
Gli Astrociti, maggiormente rappresentati nella GLIA, sono in
possesso di abbondanti riserve di glicogeno. Sono dunque gli
Astrociti i veri motori energetici in quanto sono in
possesso di numerosi recettori di membrana specifici per i
neurotrasmettitori che sono responsabili della trasmissione
sinaptica tra due neuroni.
Ma
anche gli Astrociti rispondono ai neurotrasmettitori modulando
il loro metabolismo energetico.
E’ oramai noto che la noradrenalina aumenta la presenta di
AMP ciclico dentro gli Astrociti e in tal modo attiva le protein
- chinasi e meccanismi di fosforilazione che permettono la
glicogenosi e in contemporanea l’assorbimento di glucosio da
parte della medesima cellula. Tali attività , come è stato
precedentemente descritto, sono proprie anche del VIP.
Un
grande contributo allo studio dei meccanismi neurofisiologici
dell’Autismo lo ha fornito Giovanni Pellegri nel 1999 con la sua
disamina attentissima del ruolo svolto dalla GLIA .
L’idea che fino ad oggi è stata maggiormente sostenuta si
riferisce alla correlazione tra l’attivazione delle cellule
nervose e il contenuto di glucosio, ma recentemente viene messa
in discussione.
L’architettura citologica e funzionale degli Astrociti dimostra
come il glucosio sia assorbito in massima parte ad opera dei
pedicelli astrocitari che rivestono per intero la superficie dei
capillari cerebrali incanalando il passaggio dello zucchero
verso l’interno delle cellule. Il glucosio che così viene
captato dagli Astrociti , nel loro interno viene trasformato in
lattato che diviene il principale elemento energetico dei
neuroni, e tutto questo meccanismo estremamente complesso è
regolato dal glutammato negli spazi extracellulari. E’ pertanto
il glutammato ad interagire con le cellule della Nevroglia
causando una risposta metabolica aumentando l’assorbimento del
glucosio.
L’organizzazione strutturale degli Astrociti vede due
poli: il primo circonda i vasi determinando l’assorbimento del
glucosio ematico, mentre il secondo polo avvolge le sinapsi
modulando la presenza dei neurotrasmettitori e conseguentemente
l’attività cerebrale.
Quando gli Astrociti percepiscono il glutammato che viene emesso
da circa il 90% dei neuroni, questi si attivano ed incominciano
ad assorbire il glucosio dal circolo ematico.
L’assorbimento del glucosio si verifica in seguito alla
successione di un processo complesso; uno stimolo nervoso
consente la liberazione del glutammato ad opera dei neuroni
nelle sinapsi e successivamente questo si lega ai recettori
della membrana post-sinaptica modificandone l’eccitabilità .
In
seguito il glutammato viene rimosso dalla propria sede
extracellulare per l’intervento di proteine trasportatrici
localizzate sugli Astrociti. Tali proteine, così come
precedentemente è stato descritto, sono “specifiche di membrana”
degli Astrociti, e quando il glutammato è penetrato
subisce la trasformazione in glutammina ad opera dell’enzima
glutammina-sintetasi (presente soltanto negli Astrociti).
Una fase seguente è il trasferimento della glutammina nei
neuroni nei quali interviene un procedimento inverso con la
costituzione di vescicole sinaptiche di glutammato.
Il
trasporto del glutammato si sviluppa contemporaneamente a quello
del sodio liberato dagli Astrociti per l’intervento della pompa
sodio-potassio che sarà attivata sempre in presenza del
glutammato captato.
Perutz M.F. e Windle A.H ,nel 2001 ipotizzano tra le cause
della morte neuronale, nelle sindromi neurodegenerative,
l’espansione dei ripetitori di glutamina in una proteina
differente.
La
funzione della pompa sodio-potassio si basa sulla presenza di
glucosio ottenuto dalla glicogenolisi ad opera dell’ATP sin
dall’Astrocita dove il glucosio è trasformato in lattato ,
questo in assenza di ossigeno, con la successiva produzione di
due molecole di ATP, una finalizzata all’uso della pompa
sodio-potassio e l’altra per la trasformazione del glutammato in
glutammina.
E’ deducibile che negli Astrociti si avrà la produzione di due
molecole di ATP per glucosio assorbito, e il neurone
assorbe due molecole di lattato per ogni molecola di glucosio
assorbita dagli stessi Astrociti.
Da tali molecole di lattato il neurone ricava ben 34 molecole di
ATP. Tale processo viene definito “ Navetta del lattato
Astrocita-neurone”.
Sinteticamente è possibile definire che il glutammato, nelle
sinapsi eccitatorie, modula l’eccitazione del neurone
post-sinaptico e stimola l’entrata del glucosio negli Astrociti
con la successiva produzione di lattato.
Il
trasporto del lattato oltre la barriera emato-encefalica è
dovuto anche alla presenza di proteine cerebrali, presenti nei
mammiferi adulti, mentre è stata documentata anche la presenza,
a livello cerebrale, degli enzimi di sintesi e degradazione e
quella degli RNA messaggeri per i due enzimi di trasporto del
lattato , Mono Carboxylate Transporter (MCT1 e MCT2) ,che ci
permettono dunque di ipotizzare una produzione cerebrale
endogena di lattato.
A
livello cerebrale è stata osservata anche la presenza della
Latticodeidrogenasi (LDH). Questa si presenta in cinque forme
differenti (isoenzimi) che scaturiscono da differenti
combinazioni delle due subunità che la compongono.
Diversi studi istologici con l’impiego di anticorpi monoclonali
diretti contro isoenzimi LDH, hanno dimostrato la presenza
di LDH5 negli Astrociti e di LDH1 nei neuroni; quest’ultimo
isoenzima è caratteristico per il consumo del lattato,
quindi gli Astrociti si configurano come produttori e i neuroni
come consumatori.
Con la Tomografia ad Emissione di Positroni (PET) e la Risonanza
Magnetica Funzionale (fRMI) si è dimostrato come il flusso
ematico cerebrale sia maggiorato in relazione all’aumento
dell’attività cerebrale stessa.
In particolare con la TEP si è osservato che il funzionamento
del tessuto neurologico è simile a quello del tessuto muscolare,
tanto che nelle situazioni di intensa attività lavora in
anaerobia, anche se nel cervello è presenta una notevole
quantità di ossigeno .
Questa anaerobia funzionale è possibile definirla mediante la
relazione Astrocita-neurone.
L’impiego dell’ossigeno è differente da quello del glucosio che
viene trasformato immediatamente in lattato, negli Astrociti, in
assenza di ossigeno che successivamente viene trattato nelle vie
aerobiche dei neuroni.
La
impermeabilità della barriera emato-encefalica al lattato
imponeva di credere che lo stesso non potesse entrare o
uscire dal tessuto cerebrale, quindi dovesse essere prodotto
all’interno delle cellule nervose, non considerando che lesioni
della barriera emato-encefalica su base autoimmunitaria
potessero determinare l’incremento della permeabilità della
stessa.
Estremamente interessante è la possibilità che l’intervento di
mercuriali, presenti come adiuvanti in numerosissimi vaccini,
possa bloccare i canali del sodio che sono
particolarmente sensibili ai bassi dosaggi di Hg(2+). Tale
blocco determinerebbe dunque una inibizione della produzione di
ATP con conseguente danno cellulare.
E’ dimostrata tale azione dei
mercuriali, Thimerosal (eccipiente vaccinale) quali
inibenti i canali del sodio, che determinano una
diminuzione della eccitabilità neuronale.
Nell’Autismo, si ipotizza
che una lesione della barriera emato- encefalica su base
autoimmunitaria determini la permeabilità e l’accumulo di
radicali liberi nelle strutture mitocondriali degli
Astrociti, inibendo così lo scambio degli ioni ossigeno tra il
vaso sanguigno e la cellula nervosa.
La produzione di radicali liberi circolanti è strettamente
correlata alla disbiosi intestinale, al malassorbimento,
all’azione di batteri patogeni, virus e parassiti presenti nel
lume intestinale, come la presenza della candida ricopre un
ruolo fondamentale nella produzione di amine tossiche.
Pertanto tutti gli stati tossici hanno la conclamata possibilità
di inibire l’attività mitocondriale delle cellule nervose con
l’accumulo nelle stesse di radicali liberi che, in relazione al
tipo di lesione presente, e ad aplotipi HLA individuati,
determinano una inibizione delle funzioni biochimiche
degli Astrociti con la comparsa di diversi quadri clinici
associati a forme di epilessie farmacoresistenti, a stereotipie,
a crisi ipercinetiche, anche queste farmacoresistenti, ad
alterazioni sensoriali.
autismo_intolleranze.htm
- E’ quindi il network citochinico neurono – glio- linfocitario
a rivestire un ruolo chiave nella genesi e nella regolazione
della risposta neuroimmune nell’Autismo.
Le RICERCHE
MOSTRANO un NESSO fra
MICROBIOMA
Intestinale (intestino)
e CERVELLO
- 09/01/2015
Chiamate collettivamente microbioma, le migliaia di miliardi di
microbi che abitano il corpo umano vivono principalmente
nell’intestino, dove ci aiutano a digerire il cibo, a
sintetizzare le vitamine e a difenderci dalle infezioni. Ora,
recenti ricerche sul microbioma hanno dimostrato che la sua
influenza si estende ben oltre l’intestino,
fino ad arrivare al cervello. Negli ultimi 10 anni, vari studi
hanno collegato il
microbioma intestinale a una serie di comportamenti
complessi, come umori ed emozioni, appetito e ansia.
Il microbioma intestinale sembra contribuire al mantenimento
della funzionalità cerebrale, ma non solo: potrebbe anche
incidere sul rischio di disturbi psichiatrici e neurologici, fra
cui ansia,
depressione e autismo.
Una delle modalità più sorprendenti con cui il microbioma
influisce sul cervello è durante lo sviluppo.
“Esistono delle finestre evolutive critiche in cui il cervello è
più vulnerabile poiché si sta preparando a rispondere al mondo
circostante”, spiega Tracy Baie, docente di neuroscienze presso
la facoltà di veterinaria dell’Università della Pennsylvania.
“Così, se l’ecosistema microbico della madre si modifica - per
esempio a causa di infezioni, stress o diete - ciò cambierà il
micro bioma intestinale del neonato, e gli effetti possono
durare tutta la vita.”
Altri ricercatori stanno esplorando la possibilità che il
microbioma abbia un ruolo nelle malattie neurodegenerative come
l’Alzheimer e il Parkinson.
Fonte: MedicalXpress.com :
http://tinyurl.com/kaa2j36
Commento NdR: ma cio’ puo’ accadere anche e non solo per
i vaccini
che il neonato subisce dai
due, tre mesi in
avanti…infatti se una madre ha delle
amalgami
dentali in bocca (contengono
mercurio) il neonato
potra’ subire delle conseguenze anche gravi.
Ricordo che,
molta importanza hanno anche i cibi assunti non
adatti al gruppo sanguigno del soggetto.
Pag. 6 -
Pag. 7
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Pag. 21
vedi anche
Dati ISTAT sui Vaccini
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