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Problemi
derivanti dalle trasfusioni di sangue -
vedi:
10 sentenze sui danni da trasfusione
Quello che segue rappresenta soltanto una parte di quanto un
individuo si trova potenzialmente ad affrontare quando
riceve il sangue di una o più persone colpite da
un'infezione non individuata.
Sani Biser, ricercatore nel campo della medicina
alternativa, ha intervistato il Dr. William Donald Kelly,
DDS, MS, il quale ha riferito una conversazione con il Dr.
Friedman ed il Dr. Burton dell'ex Immunological Center di
Great Neck, New York.
A quanto risulta la loro ricerca indicava che vi e la
possibilità che una trasfusione di sangue distrugga la
vostra resistenza al cancro. Come molti gruppi religiosi, il
Dr. Burton riteneva che, per così dire, le trasfusioni
possono provocare il cancro e sosteneva che un tumore, onde
sopravvivere, secerne composti denominati "fattori
bloccanti", che lo proteggono dal naturale sistema di difesa
dell'organismo; egli era convinto che una trasfusione
avrebbe fatto sì che questi fattori bloccanti venissero
trasmessi da un donatore e sarebbero stati in grado di
sopprimere il sistema immunitario del ricevente abbastanza
da consentire la crescita di un tumore, il quale a sua volta
avrebbe creato i propri fattori bloccanti.
Il cancro non verrebbe trasmesso per via diretta ma, in tal
modo,
una
trasfusione di sangue
potrebbe aumentare la suscettibilità di un individuo a tale
patologia.
Anche
se i "fattori bloccanti" e la contaminazione derivata da
microbi umani ed animali presenti nelle scorte di plasma mi
inquietano alquanto, vi sono altri fattori che mi tolgono il
sonno...
Un mio conoscente del college si trovò incidentalmente a
dire che una
trasfusione di
sangue gli aveva cambiato la vita.
Costui descrisse di essere uscito da una sala operatoria in
seguito ad un incidente, risvegliandosi con una personalità
modificata; ascrisse tale evento alla trasfusione cui era
stato sottoposto. Dato che ebbi modo di conoscerlo soltanto
dopo tale episodio, non sono in grado di affermare se il
cambiamento sia stato in meglio o in peggio, ma chi può
desiderare che gli accada una cosa del genere mentre si
trova sotto anestesia ?
Tuttavia, nel 1981, qualcosa di ben peggiore di un
cambiamento di personalità influì sulle mie opinioni.
Quell'anno, in Alaska, diedi alla luce il mio unico figlio -
un evento assai atteso da me, allora trentaquattrenne, e
dalla nonna del bimbo, Ceci Clark, artista e gallerista di
un certo prestigio in quel paese.
Ceti sviluppò un cancro osseo, che non venne diagnosticato
immediatamente; prima che ciò accadesse, subì un intervento
chirurgico per altri motivi, nonché
una
trasfusione di sangue.
Quando si risvegliò il suo cervello era, per così dire,
"rimescolato"; mi riconobbe ma pensò che fossi sua sorella,
diventando sempre più contusa nel tentativo di immaginare da
dove fosse arrivato quel neonato. Alla fine scoprirono il
cancro; Ceci mori poco dopo.
"Non esiste praticamente
alcuno studio serio nell'ambito della chirurgia o della
terapia intensiva – eccetto in casi di sanguinamento mortale
– che provi i benefici delle trasfusioni, mentre esistono
molti studi che provano esattamente il contrario”
riferisce Gavin Murphy, chirurgo di cardiologia del Bristol
Heart Institute, e conduttore dello studio britannico.
Organizzazioni come l'American
Society of Anaesthesiologists (Società Americana
Anestesisti) hanno iniziato a consigliare ai dottori di
essere più cauti nel disporre le trasfusioni. Tuttavia
numerosi esperti esprimono la loro preoccupazione per il
fatto che tali consigli vengono ignorati o non vengono
trasmessi nel modo dovuto.
La trasfusione, dicono, deve essere disposta solo come
"ultima spiaggia"; ci si deve impegnare primariamente nel
campo della prevenzione delle perdite ematiche, ed
accertarsi che i pazienti non siano anemici prima di
sottoporli ad interventi chirurgici.
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Il
ministro era De Lorenzo: Ha confessato nel 1993 di aver
ricevuto 600 milioni dalla Smith & Klain, produttrice di
questo vaccino (Engerix B). Però.De Lorenzo non c'è più, ma
questo strano obbligo rimane. Come mai ?
Col sangue infetto hanno creato le
epidemie di epatite B e poi invocato il
vaccino.
La vicenda inizia nell' 80 quando non si facevano controlli
sul sangue per trasfusione, che normalmente proveniva da
zone del mondo a forte rischio. Infatti nell'81 l'Ist.
Pasteaur (importante produttore francese che esporta in
Italia),
aveva diffuso vaccini
per epatite A e B preparati con sangue umano, di cui molti
lotti sono stati più tardi
risultati
inquinati.
Il Ministero della Sanità italiano ha chiesto nell'85 il
test di controllo e comunque il trattamento termico per
inattivare i virus, ma le aziende restavano comunque
responsabili delle malattie indotte, dal momento in cui il
metodo era noto.
Infine questa richiesta è stata troppo spesso disattesa dai
centri trasfusionali, fino a due anni dopo, infatti
l'obbligo è solo dell' aprile 86. (Corriere della Sera
11/10/92)
Nel 2001 la Procura di Trento ha aperto un filone
dell'inchiesta sullo scandalo del sangue infetto,
responsabile di epatiti ed AIDS, commercializzato in Italia
tra l'86 ed il 97. Si tratta di un procedimento aperto 5
prima a carico di 27 imputati italiani accusati di epidemia
colposa, tra i quali Poggiolini.
Si attendeva il rinvio a giudizio per i rappresentanti in
Italia delle multinazionali che oltre a produrre farmaci (Baxter,
Berna ed Immuno), ci hanno venduto anche il sangue
infetto senza controllarlo né purificarlo, anzi
falsificando la
documentazione relativa. (Il Giornale 25/9/01)
Ai primi di agosto 2002 la Procura di Trento ha rinviato a
giudizio 12 persone, anche se purtroppo è stata cancellata
l'accusa di epidemia dolosa ( la più grave). Sono per lo più
funzionari del gruppo farmaceutico Marcucci, coinvolti
nell'inchiesta sullo scandalo del sangue infetto da virus di
epatiti ed AIDS, commercializzato in Italia tra l'86 ed il
97 senza preoccuparsi di verificare se portatore di
infezioni pur provenendo da zone a particolare rischio.
Purtroppo il procedimento è stato quasi completamente
trasferito a Napoli prima della sentenza, perché si è
scoperta che la prima denuncia è stata fatta lì da un
danneggiato e per legge ciò stabilisce la sede del giudizio.
Fatto grave è che la mole della documentazione è tale da
riempire un camion. In definitiva prima che il nuovo
magistrato riesca a leggersi tutto, si arriverà alla
prescrizione. Non è così.
Apprendiamo da Il Piccolo del 15/1/08 che i due Pubblici
Ministeri napoletani incaricati, Maria Rosaria Bruno e
Gloria Sanseverino, nel 2005 hanno avuto il coraggio di
chiedere l'archiviazione del caso per l'impossibilità di
accertare quali dei malati e morti lo siano stati per il
sangue infetto e non per infezione diversa. Fortunatamente
il GIP ha (due anni dopo) respinto la richiesta e anzi ha
diposto l'imputazione coatta, cioè ha obbligato i due PM a
chiedere il rinvio a giudizio.
Secondo l'Associazione dei Politrasfusi Italiani.
L' API afferma che dall'85 al '95 1084 persone sono morte di
epatite B, C o AIDS per trasfusioni di sangue infetto e che
fino al dicembre '94 erano giunte al Ministero 25.753
richieste di indennizzo. Di queste 4.500 sono state già
pagate.
(Il Gazzettino 6/12/95).
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Risarcimento danni da emotrasfusione - Firenze, 13 dicembre
1999 Raccomandata a. r.
Istanza di
intervento legislativo. Ecc.mo Sign. Presidente, i sottoscritti Avv.ti Marcello STANCA e
Francesco Achille ROSSI assistono numerosi cittadini che hanno visto danneggiati se stessi
ovvero i propri figli da trasfusioni di sangue infetto ed hanno contratto gravi patologie.
I sottoscritti hanno già patrocinato le cause che hanno portato alla pronuncia delle
sentenze nr. 118 del 1996 e 27 del 1998 che hanno dichiarato, rispettivamente, la
retrodatazione fin dal momento del fatto del diritto allindennizzo previsto della
legge 210/92, e lestensione dellindennizzo anche ai cittadini danneggiati da
vaccinazione antipolio non obbligatoria fin dallanno 1959.
I sottoscritti hanno
raccolto le proteste di numerosi danneggiati che lamentano la mancata previsione di un
indennizzo adeguato al danno subito, così come stabilito dal Tribunale di Roma con
sentenza del 7 luglio 1999 a favore di oltre trecento emotrasfusi. In particolare i
sottoscritti si sono fatti promotori dellinvio alle Camere di numerosissime
petizioni che sono state formalmente allegate al Disegno di legge nr. AC 5402, petizioni
inviate fin dal luglio 98. Purtroppo gli organi legislativi hanno disatteso le aspettative
dei cittadini espresse con le petizioni ed hanno stralciato le petizioni
stesse al momento della votazione della legge nr. 362 del 14 ottobre 1999. Inoltre il
Governo non ha assunto alcuna iniziativa favorevole alla riapertura dei termini per la
presentazione delle domande di indennizzo da parte dei cittadini danneggiati da
trasfusione che non abbiano potuto presentare domanda di indennizzo entro il marzo 1995,
(per la scarsa pubblicità che è stata data alla legge 210 da parte degli organismi
preposti) nonostante limpegno formale assunto dal Governo in Commissione Affari
Sociali della Camera dei Deputati con ordine del giorno del 2 luglio 1997.
Parimenti
nessuna iniziativa ha assunto il Governo per adeguare gli indennizzi allentità del
danno patito dai cittadini a causa del contagio da trasfusione. Cio premesso ci
permettiamo di rivolgere un appello alla S.V. Ill. ma affinche' voglia intervenire presso
le Camere con gli strumenti della Sua autorità per invitare gli organi costituzionali
allassunzione di un impegno concreto, da realizzare in tempi brevissimi, anche con
lo strumento della legge finanziaria, poiche' in caso contrario, la risposta al silenzio
ed alla politica del rinvio da parte del Parlamento sarà una serie di decise azioni
giudiziarie del valore complessivo superiore alle decine di miliardi, estremamente
dispendiose per lo Stato.
Ci permettiamo di allegarLe copia di alcune delle procure ad
agire ricevute dai nostri clienti affinche' Lei possa verificare e valutare lentità
del problema. Confidando nel Suo intervento restiamo in attesa di un cortese riscontro
alla presente e porgiamo rispettosi saluti.
Avv. Marcello STANCA, Avv. Francesco Achille
ROSSI Allegati nr. 55 procure ad agire
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Trasfusioni infette, gli
emofilici in piazza - Italy,
13 novembre 2008, La Repubblica
È stata
rinviata al 22 dicembre l'udienza preliminare del processo
"plasma infetto" davanti al gup del Tribunale di Napoli
Loredana Di Girolamo. Il tempo per rilevare - da parte dello
stesso Gup - i difetti di notifica ad uno degli imputati e
ad alcune delle parti offese.
Sono 11 gli imputati di quest' ultimo filone del processo
per la vicenda degli emofilici e degli altri ammalati
soggetti a trasfusioni che dalla metà degli anni '80
contrassero i virus Hiv, Hvc, o quelli dell'epatite virale
per l' uso di emoderivati realizzati con sangue infetto,
proveniente da donazioni mercenarie di soggetti a rischio,
come i detenuti di alcune carceri degli Stati Uniti.
Sette degli imputati sono dirigenti o ex dirigenti del
gruppo farmaceutico Marcucci, come il fondatore Guelfo
Marcucci. Insieme a loro deve rispondere dell' accusa di
omicidio colposo plurimo aggravato dalla previsione dell'
evento e dall' abuso di pubblici poteri l' ex direttore del
servizio farmaceutico del ministero della Sanità Duilio
Poggiolini.
Assenti gli
imputati principali in aula c' erano i rappresentanti di
cinque associazioni di emofiliaci e politrasfusi, tra le
quali Beppe Castellano della Lagev ed Angelo Magrini dell'
Associazione polis trasfusi italiani. Finora cinque
associazioni hanno annunciato la richiesta di costituzione
di parte civile. Anche il Ministero della Salute,
rappresentato in aula da un legale dell' Avvocatura
distrettuale dello Stato, ha annunciato che rinnoverà la
richiesta di costituzione di parte civile già presentata al
processo "plasma infetto" apertosi nel 2002 a Trento, e
trasferito nell' aprile 2003 Napoli, luogo dove ha sede l'
ufficio del pm che per primo ha iscritto la notizia di
reato.
"Questa volta
abbiamo qualche speranza di ottenere giustizia per i nostri
amici che abbiamo visto morire uno ad uno in questi anni",
ha detto Beppe Castellano, presidente della Lagev. Ed all'
esterno del Tribunale le associazioni di emofilici hanno
mostrato foto in bianco in nero con i volti delle vittime
del plasma infetto.
Secondo l'
Associazione Politrasfusi tra il 1985 ed il 2008 sono state
2605 le persone decedute in seguito ad una trasfusione con
plasma infetto. 76 mila le richieste di risarcimento
presentate al Ministero della Salute. Per circa 49 mila è
arrivato il modesto assegno di 1080 euro a bimestre e l' una
tantum di 49 mila euro. Gli altri sono ancora in attesa di
definire il diritto al risarcimento.
Il 30 ottobre
scorso il gip di Napoli Amelia Primavera ha archiviato il
procedimento per epidemia colposa nei confronti di 40
imputati italiani e stranieri per l' impossibilità di
determinare il nesso di causalità, cioè di stabilire quale
prodotto farmaceutico abbia determinato il contagio.
Un altro
processo è in corso dal giugno 2003 negli Usa, e vede
imputati i colossi farmaceutici Bayer, Baxter, Alpha ed
Aventis, citati in giudizio da emofilici italiani. In aula a
Napoli c'erano gli avvocati Lexie Haram, di San Francisco, e
Lorraine Smith.
Ulteriori informazioni:
Bayer "ha venduto farmaci a rischio Aids"
Il Manifesto:
Scandalo Bayer: farmaci a rischio aids
venduti in Asia e America latina
La
Repubblica, 14 gennaio 2008
Riparte il processo per lo scandalo del plasma
contaminato che provocò centinaia di vittime negli anni '80
Sangue infetto, imputazione coatta per Poggiolini e Marcucci
Si rischiava l'archiviazione. Dovranno rispondere di
omicidio plurimo colposo
TORINO - Per
lo scandalo del "plasma infetto" degli anni Ottanta, il
giudice per le indagini preliminari di Napoli Maria Vittoria
De Simone ha disposto l'imputazione coatta: undici indagati,
tra cui l'ex direttore del servizio farmaceutico del
ministero della Sanità Duilio Poggiolini, e Guelfo Marcucci
fondatore dell'omonimo gruppo farmaceutico, dovranno
rispondere dell'accusa di omicidio colposo plurimo.
Centinaia di
pazienti emofilici, secondo l'accusa, avevano infatti
contratto epatite e virus dell'Hiv tramite medicinali
salvavita derivati da plasma infetto: il processo era stato
incardinato a Trento e poi trasferito a Napoli per
competenza territoriale, ma qui i pm, nel maggio 2005,
avevano chiesto l'archiviazione. Gli avvocati delle parti
civili (tra cui lo studio torinese Ambrosio e Commodo) a
luglio si erano opposti. Secondo i legali, gli indagati si
erano approvvigionati di plasma a rischio e non avevano
utilizzato i sistemi di inattivazione virale che all'epoca
erano già ampiamente disponibili e conosciuti. Ora il gip De
Simone ha dato loro ragione respingendo così la richiesta di
archiviazione della procura. L'imputazione coatta è infatti
un'ordinanza con cui si impone ai pm di chiedere il rinvio a
giudizio degli indagati affinché siano processati per tutti
i capi d'accusa che riguardano i casi di omicidio colposo
non prescritti (ovvero per alcune centinaia di pazienti).
Secondo i pm
napoletani Maria Rosaria Bruno e Gloria Sanseverino
l'inchiesta era da archiviare per "mancanza di nesso di
causa", in quanto cioè non sarebbe stato possibile provare
che l'infezione contratta fosse attribuibile tra i tanti a
uno specifico prodotto farmaceutico, e quindi a uno
specifico indagato. Inoltre, secondo la procura, il
procedimento era già prescritto per la maggioranza dei casi.
Gli atti dell'intera inchiesta (negli anni Novanta erano
cominciate tre diverse indagini) erano arrivati nelle mani
delle due pm nell'aprile del 2003 dal tribunale di Trento:
qui era stato già incardinato un processo a carico degli
stessi imputati, che però non si era concluso perché i
giudici avevano stabilito che la competenza territoriale
fosse a Napoli.
Sempre nel
capoluogo partenopeo è attualmente ancora in piedi un altro
procedimento (in cui è indagato Poggiolini, insieme a 40
persone, tra cui americani, svizzeri, austriaci e tedeschi)
per cui la procura ha chiesto l'archiviazione: l'udienza per
l'opposizione, in questo caso, è stata fissata per il 29
febbraio. "Confidiamo a questo punto - spiega l'avvocato
Stefano Bertone che assiste alcune parti civili - di
ottenere un'analoga ordinanza".
Dal due
giugno 2003 è in corso invece negli Stati Uniti una maxi
causa davanti al tribunale federale di Chicago: quasi
tremila parti lese (tra cui cinquecento italiani) lottano
per avere giustizia dai
colossi farmaceutici Bayer, Baxter,
Aventis e Alpha.
By Sarah Martinenghi - Tratto da: cbgnetwork.org
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