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Sangue e affari. Uno scandalo internazionale nell'industria dei farmaci
http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=948&c=QJVN1M6JS7OLR

Un'inchiesta che racconta come migliaia di emofilici europei, tra i quali circa 250 pazienti italiani, infettati dai virus dell'Hcv e dell'Hiv, stiano partecipando a un'azione legale internazionale, sotto forma di citazione in giudizio collettiva, in corso negli Stati Uniti contro quattro case farmaceutiche produttrici di emoderivati. Illustra quali interessi abbiano spinto i quattro colossi a produrre emoderivati contaminati, facendo ricorso a donazioni a rischio in America e nel Terzo Mondo, spiega come le stesse aziende omisero di rivelare i pericoli derivanti dall'uso dei loro prodotti e di effettuare i trattamenti per la distruzione del virus e di come continuarono a venderli all'estero, una volta vietata la vendita negli USA.

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Il Ministero della Salute Italiano non convince. Sul ruolo del Governo rispetto al maxiprocesso per il sangue infetto a Trento, l'Associazione Politrasfusi Italiani si dice ancora insoddisfatta.
"Quanto dichiarato dall'Ufficio Stampa del Ministero - dichiara Angelo Magrini - più che di reale volontà sa tanto di rimedio "in corner" per non creare un caso internazionale e per non rovinare del tutto le relazioni con le famiglie dei danneggiati: siamo pronti a scommettere che senza la nostra accusa tutto sarebbe rimasto come prima".
Ma non e' finita: per i dirigenti dell'API "dalle dichiarazioni ministeriali appare un atteggiamento di evidente estraneità alle carte processuali: si parla della necessità di "attenta valutazione della situazione processuale e dei reali capi di imputazione", tutti elementi che mezzo mondo conosce, pubblicati 15 mesi fa quando la Procura di Trento emise la prima richiesta di rinvio a giudizio !".
L'API punta quindi il dito contro il Ministero sostenendo, con un velo di amarezza, che di fronte ad accuse di epidemia ed omicidio e in tragedie nazionali come quella del sangue e dei farmaci infetti, il ruolo istituzionale e sociale dello Stato dovrebbe concretarsi in una adesione piena ed incondizionata: ma sembra che questo momento sia ancora di là da venire.
Tratto da:
 http://web.tiscalinet.it/nadir_ong
vedi: Trasfusioni di sangue + Sangue succo peculiare + Sangue e' luce


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A causa della trasfusione con sangue INFETTO oltre 6000 persone in Italia hanno contratto malattie gravissime (Aids, epatiti, ecc.), sovente mortali.
Molti di essi o i loro eredi hanno avviato cause nei confronti dello Stato Italiano, responsabile di aver omesso i necessari controlli per garantire la assoluta purezza delle sacche di sangue utilizzate nelle strutture ospedaliere. E’ inoltre definitivamente accertato che in alcuni casi la criminalità organizzata, non senza coperture probabilmente “politiche”, ha consapevolmente rivenduto sacche dichiarate infette, ricavando centinaia di milioni di euro sulle spalle degli ammalati. In occasione dell’ultima finanziaria del governo Prodi (Legge 244/2007) sono stato tra i parlamentari che ha proposto ed appoggiato lo stanziamento delle somme a favore dei danneggiati da sangue infetto. La copertura era stata trovata nell’aumento delle tasse sul tabacco.
Lo Stato Italiano ha realmente incassato i 330 milioni di euro previsti ma pare non intenda impegnarli entro il 31 dicembre 2008.
Se così fosse le somme non impegnate potrebbero essere cancellate dal bilancio dello Stato, con gravissime conseguenze per le oltre 6000 famiglie, che hanno sin qui sopportato sofferenze indicibili insieme ai loro famigliari direttamente danneggiati.
La prossima settimana presenterò una interpellanza urgente ai Ministri della Salute e dell’Economia per chieder conto di un simile inaccettabile comportamento, simile a quello di un rapinatore e per di più aggravato dalla debolezza dei soggetti derubati.
Tratto da. antonioborghesi.it


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Immagini del dramma: un libro bianco per raccogliere e denunciare alcune fra le tante disgrazie nell'ambito dello scandalo del sangue infetto.
vedi:
Intossicazione del sangue con proteine tossiche e micro cristalli
 
A scandalo si aggiunge scandalo: il Ministero della Salute, pur responsabile di quanto fatto e disfatto dai suoi funzionari, rimarrà assente.
Eppure in Italia dal 1970 si sono contratte malattie, quali il virus dell'HIV o dell'HCV, mortali o comunque gravemente invalidanti ad esclusivo beneficio, secondo la Procura, delle speculazioni delle case farmaceutiche e di alti funzionari del Ministero della Salute (NdR: che e' latitante nel perseguire i danni dei vaccini e quelli dei farmaci....).
Eppure è accaduto a tutti coloro che sono stati contagiati da trasfusioni di sangue e di emoderivati o vaccinazioni.
Come se non bastasse, oltre al danno del contagio, molte di queste persone hanno avuto la beffa del rifiuto dell'indennizzo: prima nessuno li ha informati dell’esistenza della legge; poi, fatta la domanda, a distanza di anni gli interessati o i loro eredi, hanno saputo che era stata respinta in quanto presentata fuori termine.
 
Un termine, quello di tre anni per l’HCV (epatite), palesemente troppo breve, a fronte dei gravissimi danni, spesso letali, provocati dalla malattia o ancora dalla possibilità che la persona ammalata non sappia ancora, di averla contratta.
E allora sarebbe più consono indicare in almeno 10 anni, come peraltro già previsto per la contrazione da HIV, il termine per la domanda.
Anche se giustizia sostanziale vorrebbe che fosse lasciata libertà al cittadino malato o ai suoi parenti di decidere se e quando fare la richiesta.
Invece così non è: si è preferito imporre perentori termini capestro e poi, ingolfati gli uffici per scarsezza di personale e soprattutto insensibilità delle istituzioni competenti, a tutti i livelli, lasciare attendere per anni i richiedenti.
Associazione Politrasfusi Italiani:
Phone: +393389692929 -  E-mail: info@politrasfusi.it -  E-mail: 3389692929@tim.it

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SANGUE INFETTO – 10/07/2014
Uno degli scandali più odiosi di questo paese è stato (ma continua a essere) quello del sangue infetto: 80mila (ottantamila!) vittime, persone morte per le conseguenze derivate dalla commercializzazione dei cosiddetti farmaci emoderivati. Gli imputati per omicidio colposo plurimo sono una decina; si tratta di ex amministratori di case farmaceutiche italiane, accusati di aver consentito l’uso di sangue prelevato da persone a rischio, in un periodo in cui non esistevano ancora test specifici contro Aids e epatiti B e C. Si stima appunto che, negli ultimi 25 anni, circa 80mila pazienti siano deceduti per conseguenze legate all'uso di emoderivati che sarebbero stati prodotti con sacche di sangue infetto.
Ci sono stati dei risarcimenti, ammesso che una vita e la salute irrimediabilmente compromessa possa in qualche modo essere risarcita da una somma di denaro ? Sì: 700 (settecento !) persone hanno ottenuto risarcimento. Altre 5mila sono in attesa di giustizia, e si sono dovute costituire parte civile.

Tra gli imputati figura Duilio Poggiolini. Ricordate ?
Era l’ex direttore generale del servizio farmaceutico del ministero della Sanità, a suo tempo lo soprannominarono “il Re Mida della Sanità”. Quando gli perquisirono casa, accusato di aver favorito l’ingresso di alcuni farmaci nel prontuario sanitario in cambio di tangenti, gli trovarono tanto di quel denaro, gioielli e oggetti preziosi, che furono necessarie dodici ore per catalogarli tutti: tesori “custoditi” in armadi, all'interno di divani, materassi e pouf.
Secondo l’accusa, Poggiolini, nel firmare una moratoria avrebbe consentito l’utilizzo di sacche risultato infetto nonostante una prescrizione dell’Unione Europea a non adoperarle; con quella firma e quella moratoria si sarebbe favorita la diffusione di patologie rivelatesi poi letali. A causa di un difetto di notifica per Poggiolini si dovrà celebrare una nuova udienza preliminare. Quando non si sa bene.
È uno scandalo ? Certo, ma lo scandalo più scandaloso è un altro. Questa storia è cominciata alla fine degli anni '80: più di vent'anni fa, contrassegnati da una sconcertante catena di lentezze, e ritardi giudiziari, un’indagine che comincia a Napoli, poi viene trasferita a Trento, per poi ritornare al capoluogo campano; non è incredibile ?
Eppure, per quanto incredibile possa apparire, solo oggi a Napoli si celebrerà la prima udienza del processo. Qualcuno dovrebbe spiegare come tutto ciò sia potuto accadere.
Tratto da: notizie.radicali.it

È una delle vicende italiane più vergognose della prima Repubblica, un fatto di assoluta gravità accaduto negli anni ’80 e ’90 e che ha coinvolto un notevole numero di persone; a distanza di anni la questione è ancora in corso d’essere e proprio in queste ore lo scandalo del sangue infetto si è arricchito di un ulteriore capitolo. 
I Giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo hanno infatti dato ragiono a 162 cittadini italiani, che erano stati infettati a seguito di trasfusioni di sangue e prodotti derivati, i quali avevano fatto ricorso per vedersi riconosciuta la rivalutazione annuale adeguata al costo della vita dell’indennità complementare che percepiscono a seguito di quella vicenda. 
Quella delle vittime del sangue infetto è una storia agghiacciante e per certi versi grottesca, che a stento si riesce a credere possa avvenire in un paese civile; una vicenda paradossale che ha inizio nel nostro paese negli anni ’80. 
A partire da quel periodo diversi cittadini si ammalarono di epatite o Aids a seguito a trasfusioni di sangue o emoderivati infetti non controllati dal Servizio sanitario nazionale; si parla di circa 60mila cittadini italiani infettati da trasfusioni di sangue.

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Sangue infetto un'epidemia di cause (Italia, 2006)
Migliaia di nuove azioni legali stanno travolgendo le corti civili.
Promosse da persone infettate con trasfusioni ed emoderivati che hanno scoperto di essere malate solo negli ultimi anni. E la legge dà loro ragione.

Un'epidemia di cause si sta diffondendo nei tribunali civili italiani.
Sono migliaia le richieste di risarcimento danni avanzate da persone contagiate con sangue infetto. Il numero più consistente riguarda la seconda sezione del tribunale di Roma, in un certo senso specializzata in questa materia, che negli ultimi sei anni ha emesso circa 200 sentenze, mentre altre 150 sono nella fase istruttoria.
Domande di risarcimento presentate tra il 2002 e il 2006 («fresche», per dirla con le parole di un magistrato), anche al tribunale di Milano, dove la seconda sezione civile, alla quale affluiscono le cause contro il ministero della Salute, è alle prese con procedimenti intentati da uomini e donne che alla fine degli anni Ottanta hanno contratto il virus dell'aids o si sono ammalati di epatite B e C in seguito a una trasfusione o all'assunzione di emoderivati.

Secondo le stime di Angelo Magrini, presidente dell'Associazione politrasfusi italiani, «ammontano a 3.028 i cittadini che hanno fatto causa per danno biologico.
Che cosa è successo ? Perché si torna a parlare di sangue infetto a distanza di 22 anni dallo scandalo che costò l'accusa di epidemia colposa (e dolosa) a 27 persone, in mezzo alle quali anche Duilio Poggiolini, all'epoca direttore del Servizio farmaceutico e presidente della commissione trasfusione sangue ?
Il fatto è che, seppure con grave ritardo, la giustizia italiana da qualche tempo ha cominciato a dare ragione a quanti, emofilici e non, hanno scoperto di essere stati trattati con prodotti positivi al virus dell'hiv e delle epatiti, specie quella C.
«I risarcimenti» precisa il giudice Antonio Lamorgese «si aggirano in media sui 400-500 mila euro, dipende dall'età della persona infettata e dalla gravità della situazione. In alcuni casi abbiamo accordato anche cifre molto alte, intorno a un milione di euro».

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Scandalo sangue infetto: il doppio gioco dello Stato

Il Ministero della Salute con un decreto  impedisce il risarcimento ai contagiati. Ma nel processo di Napoli pretende di essere risarcito dalle case farmaceutiche.
Due pesi e due misure. Com'è possibile che il Ministero della Salute non tuteli i cittadini che ha fatto ammalare ma tuteli esclusivamente se stesso e le proprie “casse”?

Nonostante siano trascorsi oltre vent’anni dalla vergognosa pagina delle trasfusioni e vaccini killer che vide coinvolto l’ex direttore generale del Ministero, Duilo Poggiolini, la vicenda giudiziaria non si è ancora conclusa. Anzi, stanno emergendo dalle udienze e dagli atti processuali, aspetti e atteggiamenti ancor più inquietanti.

Eppure lo Stato è l’unico responsabile della tragedia del sangue infetto. Ed è corresponsabile, insieme alle aziende farmaceutiche del settore, della tragedia dei plasmaderivati infetti. Non a caso questo scandalo è stato considerato come una delle pagine più buie e scandalose della storia sanitaria del nostro Paese.

Ma che cosa sta accadendo in questi mesi dove l’attenzione pubblica è stata dirottata verso altri scandali come quello delle protesi Pip e di vaccini Novartis?

Gli italiani contagiati stanno continuando lentamente e silenziosamente a morire per il sangue infetto mentre lo stesso Ministero sta tentando, attraverso un decreto legge, di dargli un altro “colpo di grazia”. Sempre agli stessi cittadini che ha già condannato a morte anni fa.

Il che modo? Ha deciso, dopo 5 anni di vane promesse partite con la legge 244/07,  di escluderli dalla transazione per il risarcimento, per prescrizione dei termini. Secondo il ministero non sussisterebbe il reato di epidemia.

Ma è proprio su questo punto che lo Stato ha deciso di fare il “doppio gioco”. Infatti, allo stesso tempo, è lo stesso Ministero della Salute a costituirsi nelle cause contro gli imputati dello scandalo sangue infetto, come Poggiolini e le case farmaceutiche, per chiede il risarcimento dei danni. E lo Stato su che base pretenderebbe di essere risarcito? Per il reato di epidemia.

Allora c’è oppure no il reato di epidemia? Esiste solamente per lo Stato? E per i malati?

Dagli atti sembrerebbe che quanto spetta al ministero “dover pagare”, il reato misteriosamente scompare o tecnicamente, non sussiste o si prescrive, mentre se è il ministero ad “dover incassare” il denaro, altrettanto miracolosamente, il reato si concretizza.

“Il Ministero della Salute vorrebbe annullare i diritti risarcitori di 6000 famiglie ed i loro conseguenti diritti di approdare ad una definizione transattiva sostenendo che i diritti siano prescritti. E’ una cosa vergognosa, gravissima, contraddittoria, illegittima ed in mala fede- spiega aPanorama.it, Stefano Bertone, avvocato dello Studio legale Ambrosio e Commodo e difensore di oltre 100 famiglie e persone contagiate - lo ripeto: il Ministero della Salute sa, meglio di chiunque altro, che in questi casi non si possano applicare i 5 anni della prescrizione: Duilio Poggiolini ex direttore del servizio farmaceutico del Ministero della Salute, e gli altri imputati-indagati di quei processi, sono accusati dallo stesso Ministero di aver commesso, ai danni di una moltitudine di persone  ovvero gli stessi danneggiati, il delitto di epidemia, che, come dicevo – nella peggiore delle ipotesi – comporta una prescrizione di 15 anni. E con una prescrizione di 15 anni, nessun diritto risarcitorio potrà mai essere dichiarato estinto”.

In Italia tra i primi anni ’70 e metà degli anni ’80, sono state contagiate oltre 70 mila persone con il virus dell’epatite C e 2 mila anche con quello dell’Hiv. Di questi, oltre 4.500 sono già morti.  Le case farmaceutiche americane hanno utilizzato, per confezionare i prodotti salvavita per emofilici, il sangue e il plasma dei detenuti ammalati diepatite C e di Aids rinchiusi delle carceri della Louisiana, Arkansas, San Francisco.

Poi Bertone prosegue: “Il Ministero della Salute non può disconoscerne la configurabilità posto che esso stesso è l’amministrazione dello Stato che l’ha sostenuto in giudizio, a Trento, nel processo contro Poggiolini, e successivamente a Napoli nei confronti del medesimo imputato a dicembre del 2008 dopo il trasferimento dell'inchiesta da Trento”.

Nella comparsa stilata dal Ministero durante il processo di Napoli è contenuto questo un estratto, davvero eloquente:
“Le imputazioni in epigrafe, elevati nei confronti dei predetti imputati (artt. 113, 589 commi 1 e 3, 61, commi 3 e 9 cod. pen.) hanno riguardo al decesso di decine di emotrasfusi, provocato dagli imputati, in reciproca cooperazione, attraverso le condotte colpevolmente imprudenti e negligenti descritte nei capi d'imputazione, aggravate dalla previsione degli eventi letali, di poi che effettivamente verificatisi, ed inoltre dall'abuso dei poteri inerenti ad una pubblica funzione, nella specie segnatamente finalizzata alla salvaguardia del bene-salute dei cittadini, com'è noto costituzionalmente tutelato (art. 32 cost.); […]

Ai danni non patrimoniali come sopra sinteticamente segnalati, di per sé incalcolabili, si aggiunge un pregiudizio ulteriore, vieppiù grave, consistente nella frustrazione delle funzioni (fra l'altro) di prevenzione sanitaria attribuite dalla legge al deducente ministero, la cui realizzazione è stata totalmente impedita, nelle vicende per cui è processo, dalle condotte criminose degli imputati, in reciproca cooperazione, poste in essere nel più totale spregio per l'incolumità e perfino per la vita, attesa la contestata previsione degli esiti letali delle predette condotte”.
Conclusioni che il ministero stesso ribadisce all'udienza del 9.2.2009.

“Per tutte queste ragioni abbiamo impugnato così come moltissimi altri legali per migliaia di cause il decreto del maggio 2012 del Ministero della Salute- conclude l'avvocato - che ha previsto criteri così restrittivi e soprattutto illegittimi”.

Dunque, perché il Ministero vuole impedire il risarcimento a migliaia di contagiati?

“Ci sentiamo traditi  doppiamente dallo Stato. Dopo un quinquennio di pseudo-trattativa ha fatto un decreto che esclude il risarcimento per l’80% dei 7 mila contagiati che hanno fatto causa – dichiara a Panorama.it Luigi Ambroso, presidente Comitato 210/92 per un’equa giustizia -in tutti questi anni lo Stato ha fatto poco o nulla per far condannare i colpevoli e permettere a tutti  contagiati di poter far rivalsa e chiedere loro un congruo risarcimento. Persino la Cina è riuscita ad imporsi con le case farmaceutiche, permettendo così il riconoscimento dei danni alla popolazione contagiata e con tanto di scuse pubbliche. L’Italia e lo Stato italiano, ad oggi, non è riuscito neanche a farsi chiedere scusa”. - By Nadia Francalacci - Tratto da: panorama.it

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Sangue infetto: dagli errori ai bimbi “cavie”. E gli indennizzi non arrivano - 26/02/2013
Refusi e abbagli della commissione medica della Cecchignola di Roma nel valutare i risarcimenti. A Latina il caso di una donna che per 16 anni ha contagiato decine di pazienti. Dagli archivi del processo di Trento spuntano anche i trial clinici sugli umani, tra cui un 12enne

A volte basta un refuso per riaprire il doloroso capitolo del sangue infetto. Prendere albumina per immunoglobulina, scambiareproteina e anticorpo. Altre volte solo l’ostinazione disperata della vittima riesce a farsi largo tra le omissioni del burocrate di turno, la negligenza dei medici e l’indifferenza dello Stato. Per poi scoprire in giudizio – a distanza di vent’anni – che chi ti ha infettato ha continuato a donare sangue, nello stesso ospedale, per i successivi 16 anni, seminando una scia di vittime senza fine. E’ appena successo a Latina. Lo scandalo del sangue infetto continua a riversare casi di errori clinici gravissimi, storie di orrori umani senza giustizia che vanno ad affollare il pianerottolo d’inferno su cui già decine di migliaia di persone stazionano in balia della malattia e in attesa di un indennizzo promesso che non arriva mai. E mentre il processo ai responsabili del più grande scandalo italiano è al palo e rischia la prescrizione, da migliaia di cartelle cliniche depositate agli atti e ancora sigillate emergono nuovi casi di persone infettate e lasciate sole nella loro partita tra vita e morte

Spuntano anche le prove di test di inattivazione virale condotte dalle case farmaceutiche direttamente sulle persone, laddove si riteneva venissero praticati solo su animali. E invece nel trial clinici c’erano anche bambini, del tutto ignari, poi risultati infetti a distanza di settime o anni. I loro casi si aggiungono alle migliaia di storie dai tratti kafkiani che passano per il contagio rimosso e per il calvario di chi cerca giustizia da una posizione sempre minoritaria che sfida burocrazie pubbliche refrattarie, medici negligenti, commissioni disposte a negare l’evidenza pur di non concedere i benefici della legge 210 del 1992. E così che uomini col camice bianco e politici in doppio petto realizzano sulla pelle dei malati quel “negazionismo di Stato” che da vent’anni accompagna lo scandalo degli emoderivati.

Il 2013 si apre con un nuovo caso di errore medico denunciato dallaLega italiana dei diritti dell’uomo (LIDU onlus). Riguarda A.P., un paziente di Crotone cui è stato disconosciuto il rapporto causale tra la profilassi con l’emoderivato antitetanico ricevuta nel 1982 all’ospedale di Foggia e l’epatite cronica constatata nel 2009.
Un classico caso di “bomba a tempo” inoculata nel corpo di un ignaro cittadino ed esplosa 27 anni dopo, senza colpevoli e senza risarcimento.
A mettere il primo paletto sulla via crucis dell’indennizzo di A.P. è stata la sesta Commissione medica ospedaliera della Cecchignola di Roma il 6 dicembre 2011.
Il diniego veniva accompagnato dalla motivazione che “l’albumina risulta essere priva di rischio per la trasmissione di agenti infettivi conosciuti” (leggi il documento).
Un errore grossolano, perché l’antitetanica si somministra attraverso immunoglobulina e non albumina. Solo l’indomani della denuncia, cioè 13 mesi dopo che era stato commesso, la commissione si riunisce nuovamente e corregge il tiro. Ma l’indennizzo viene negato ancora e sulla base di un secondo errore.

Per motivare il diniego, infatti, il team di camici bianchi riporta un parere dell’Istituto superiore di Sanità del 1995 sul rischio da immunoglobuline.
Nel copia-incolla i medici militari lasciano però per strada metà del parere, casualmente la più favorevole al paziente (parere originale – verbale rettificato).
La trascrizione parziale si porta dietro il terzo errore: fa riferimento a trattamenti di inattivazione “recenti”, ma quel parere era del ’95 mentre il paziente sotto esame aveva subito l’antitetanica nel 1982 e non può aver beneficiato dei progressi di inattivazione virale che sarebbero arrivati solo 13 anni più tardi. A.P. non si arrende e presenta l’ennesimo ricorso mentre la Lidu chiede di rimuovere i componenti della Cmo della Cecchignola e i funzionari del ministero della Sanità. “Hanno commesso un errore dietro l’altro per negare il diritto a una compiuta valutazione medico-legale”, sostiene il presidente Lidu Aldo Barbona. E forse non è la prima volta. Anche Eugenio Sinesio, tra i consulenti tecnici dei pm di Trento che per primi indagarono sullo scandalo emoderivati, lo sospetta: “Data l’impostazione e il tono della valutazione medico legale non è improbabile che sia stata usata in altri casi”.

Già, quante volte è accaduto? Impossibile dirlo. Sul caso specifico il fattoquotidiano.it ha avanzato una richiesta di delucidazioni al Ministero della Salute che in un mese di tempo non ha fornito alcuna risposta. E del resto non è né il primo né l’ultimo caso. Proprio pochi giorni fa da Latina è emerso quello di una cinquantenne di Pontinia che ha contratto l’epatite C nel lontano 1984 a seguito di una trasfusione infetta. La vittima lo ha scoperto solo nel 2006, 22 anni dopo, e si è rivolta all’avvocato Renato Mattarelli. Istruendo la pratica e trattandola nel dibattimento al Tribunale di Roma il legale ha scoperto l’imponderabile: la relazione del Ctu nominato ha rivelato non solo la certezza del nesso di causalità tra trasfusioni e infezione epatica ma anche che una delle donatrici infette ha continuato a donare il plasma per ben 16 anni. “Dalla relazione dell’Asl di Latina – spiega in una nota l’avvocato Mattarelli, che da due anni si occupa del caso – si evince che ha continuato a donare il sangue fino a quando è stata “definitivamente sospesa dalla donazione”.
L’esito della causa è segnato, ma resta il problema delle persone che hanno continuato a ricevere il sangue infetto. La domanda è: come è possibile che dopo il 1984 nessuno ha mai sospeso la donatrice con l’HCV visto che già dal 1990 era doveroso rilevare nel sangue segni e valori epatici oltre la norma ?
Il rischio, anzi la certezza, è che per almeno 16 anni le donazioni della donatrice abbiano infettato decine e decine di persone. Molte delle quali ancora non lo sanno, visto che l’epatite C è una malattia silente e cioè si può manifestare anche a distanza di decenni”.

Tra le carte portate da Trento a Napoli per imbastire il processo ci sono migliaia di cartelle cliniche rimaste a lungo sigillate. La loro apertura, spesso rimessa alla buona volontà delle associazioni, fanno emergere anche vicende inedite, come lo spregiudicato comportamento delle multinazionali dell’oro rosso nello sperimentare prodotti antivirali direttamente sull’uomo, infettando cavie del tutto ignare. Siamo negli anni Ottanta, le farmaceutiche stanno testando metodi per l’inattivazione virale dell’epatite. Per il mondo, ufficialmente, lo fanno solo sulle scimmie. Ma non è così. Dai faldoni convogliati a Trento spunta infatti la cartella clinica di un minore (leggi il documento) che dimostra come la sperimentazione venisse condotta anche su gruppi umani direttamente in ospedale, bimbi compresi.
E’ il 13 gennaio del 1984 quando un ragazzino di Catanzaro di 33 chili viene ricoverato in ospedale a seguito di un trauma con rigonfiamento del ginocchio. A stretto giro gli viene diagnosticata un’emofilia non severa mai emersa prima. Ma il bimbo non viene solo medicato. Su di lui, “vergine” da qualsiasi trattamento con emoderivati, dopo tre giorni viene sperimentato un antiemorragico, il Kriobulin VI(cinicamente riportato in cartella come “virus inattivato”). Il 23 sarà dimesso con due confetti di Voltaren, ma a un successivo controllo, il 16 aprile, le analisi lo fotograferanno ormai positivo ai markers dell’epatite prima assenti. E’ stato infettato. E certamente non è il solo.
Se sia vivo o morto, nessuno lo sa. - Tratto da: ilfattoquotidiano.it