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Legato
al problema della Morte vi è quello del “trapianto di organi”, e quest’ultimo lo è a causa delle recenti proposte di legge, presentate
nei vari stati del mondo, riguardanti l’obbligatorietà
della “donazione” degli organi del proprio corpo alla morte.
La donazione di organi risale alle prime possibilità di trapianto di
organi da un corpo all’altro.
Oggi
trascorso qualche decennio dai primi trapianti, si cominciano a trarre
le prime conclusioni, che possiamo così riassumere:
1)
Intervistati, alcuni trapiantati hanno dichiarato che se avessero
conosciuto prima le varie traversie alle quali andavano incontro,
avrebbero scelto il non trapianto, cioè la morte.
2)
Altri hanno affermato essere soddisfatti di aver accettato il trapianto.
3)
A tutti gli interessati, pazienti da trapiantare, si è consigliato
caldamente da parte dei medici, di sottoporsi all’esperimento e questi
hanno effettuato una “scelta” comunque sotto forte pressione
psicologica.
4)
Al “morto” al quale si toglie un organo, NON si è chiesto NULLA
quando era in vita.
5)
Gli unici ad essere molto soddisfatti, anzi continuerebbero a farlo, sono
i medici che operarono i pazienti.
6)
La scienza medica attuale (quella che si insegna all’Università) è
incapace di dichiarare con controlli scientifici, QUANDO un paziente è
morto ! hanno inventato anche la “morte cerebrale” !
Diversi
patologi affermano che molte autopsie smentiscono la diagnosi precedente
di morte cerebrale !
Infatti sappiamo anche che il 5% dei sotterrati con certificato medico di
morte, sono solo apparentemente morti, perché si risvegliano nella bara e
qui vi muoiono definitivamente per soffocamento.
Pensate se ad uno di questi capitasse di essere usato per un trapianto di
organi e gli si prelevasse un organo “credendo” che egli sia morto.
Chiedetevi anche: ......e se fossi Io ?
Gli antichi attendevano 72 ore prima di chiudere definitivamente un corpo
nella tomba, per avere la certezza che morte esistesse. Oggi la paura e
l’ignoranza sulla morte, incute anche nei medici l’affrettarsi nello
sbarazzarsi al più presto del cadavere oppure l’interesse del potere
della lobby dei trapianti o dei medici che effettuano i trapianti, è più
forte di qualsiasi considerazione etico/scientifica. Per esempio, nei casi
di annegamento o di folgorazioni elettriche è abbastanza facile avere dei
“risvegli” entro le 72 ore.
In Medicina Biologica utilizziamo anche la Bio Elettronica Vincent (BEV/BTA)
per essere certi della morte o trapasso del paziente, analizzandogli il
sangue e se possibile saliva ed urine, per conoscere il pH, lo rH e la
resistività rò.
Come abbiamo già visto, il “terreno”, i liquidi del corpo, DEVONO
avere determinati parametri elettronici per mantenere la Vita, di
conseguenza se questi non esistono più, la Vita in questa dimensione NON
è più possibile.
Usando le tecniche Bio elettroniche NON vi è possibilità di errore nel
conoscere i valori elettronici
della morte.
Visto che la tecnologia ci permette di determinare il VERO momento della
morte, prima di togliere un qualsiasi organo da quel corpo, BISOGNA
ASSOLUTAMENTE controllare se quell’essere è morto definitivamente anche
con le analisi Bio elettroniche.
Solo dopo aver effettuato anche questo controllo potremo, se abbiamo avuto
dal paziente prima di morire l’autorizzazione al prelievo, togliere un
qualsiasi organo per utilizzarlo per un’altra persona. NON sono certo i
parenti che possono dare l’assenso, è l’essere stesso in prima
istanza che lo deve dare, prima di “passare a miglior vita”, con un
documento firmato mentre era in buone condizioni di salute Psico fisica;
perciò si devono proporre leggi che richiedano a tutti il loro parere in
merito, quando sono vivi e non obbligare tutti a divenire “donatori”
per forza, se è una donazione, NON vi può essere costrizione !
Anche
se le attuali leggi Italiane, dicono che se una persona non è
d’accordo, deve firmare un documento di esonero dalla obbligatorietà
per il prelievo di organi alla propria morte, questo problema va in realtà
rovesciato e posto in questi altri termini:
Tutti
i cittadini devono obbligatoriamente pronunciarsi in Vita, per dare
disposizioni in merito alla possibilità che i loro organi, una volta
accertata la Vera morte, anche con la
Bio elettronica, possano essere
prelevati o meno, dal loro corpo.
Questa
è la vera libertà, NON quella attuale che si vuole contrabbandare per
”Amore verso il prossimo” richiedendo la donazione obbligatoria
degli organi per tutti, anche per coloro che non hanno fornito in vita un
parere favorevole in merito.
E’ di tutta evidenza che si strumentalizza l’ignoranza e l’emotività
dei cittadini ignari di quali enormi speculazioni finanziarie e di potere
esistano dietro queste pratiche da “Frankestein”; da parte delle varie
associazioni di “Donazione di Organi”, delle “Banche di organi” o
da parte di “medici ed ospedali” che amano trarre pubblicità e
prestigio, attraverso e con i trapianti di organi.
Sappiamo ormai, per esempio, che da molti paesi del terzo mondo partono
ogni giorno degli aerei privati che trasportano bambini rapiti o comperati
a basso costo, per conto di organizzazioni sanitarie criminali, per poter
asportare loro qualche, occhio, rene, ecc., alle volte anche questi
vengono uccisi sui tavoli nelle sale operatorie di queste organizzazioni
criminali, per poter trapiantare organi in pazienti danarosi !
Viva la “civiltà dell’uomo sapiens” che segue questo
“progresso”.
In medicina Biologica o Naturale insegniamo a prevenire le malattie, per
cui chi utilizza queste tecniche al meglio, NON sarà facilmente
“carne” da esperimento o da trapianto.
Si cercano di imporre le “fabbriche” e le banche di “pezzi di
ricambio”, per farvi speculazioni, utilizzando anche e sopra tutto la
paura della morte; ecco perché non si vuole spiegare la “morte” come
un “passaggio”, perché se tutti avessero questa certezza, viste le
difficoltà della Vita in questa dimensione, NON vi sarebbero facilmente
molti pazienti sui quali trapiantare organi.
Pensate che nelle scuole elementari e medie in Italia, si è iniziato a
fare propaganda per la “donazione degli organi”; una associazione
favorevole all’espianto ed al trapianto degli organi a cuore battente,
si è data da fare per ottenere il permesso di fare propaganda nelle aule
scolastiche, tentando di far sottoscrivere ai giovani l’assenso
all’espianto senza il consenso della famiglia; risultato nell’arco di
circa 3 mesi tre ragazzini si sono suicidati in un momento di depressione
anche per “donare” gli organi..... evidentemente i “propagandisti”
nella loro focosità e fanatismo, non hanno spiegato bene che i morti NON
sono ADATTI all’espianto, devono essere ancora vivi perché siano
utilizzabili !
Comunque per ritornare al problema del trapianto, dobbiamo considerare
anche il fatto che ogni essere “personalizza” anche i propri organi e
le proprie cellule; infatti come sappiamo già da interviste effettuate a
soggetti che hanno subito un trapianto di organo, ognuno di essi convive
consapevolmente con la personalità del
donatore, anche se non sa chi è.
In un gruppo di auto aiuto fra soggetti trapiantati,
tutti hanno confermato la loro certezza che in
loro convive anche la personalità del donatore,
al punto tale che in essi cambiano
persino i desideri sessuali, nel caso di una
trapianto da maschio a femmina o viceversa, i
gusti verso cibi, bevande, vestiti, tipo di
attività lavorativa, modo di vivere ecc., nel
caso di trapianto di organi giovani in un corpo
di età di circa 50 anni, si è visto come
l’energia “imposta” al corpo del 50 enne, è tale
da sfiancarlo creandogli anche dei nuovi ed
ulteriori Conflitti
Spirituali interiori; in altri casi si è osservato che alcuni, pur non
sapendo chi era il donatore, lo hanno visto in sogno, fornendo anche il
nome proprio; certuni arrivano a parlare, discutere, con questa personalità
che è insediata in loro.
Questo significa che tutte le cellule degli organi che essi hanno ricevuto
con il trapianto, hanno sicuramente impresso la personalità del soggetto
che li ha “creati” e quindi quando una parte del corpo sopravvive alla
morte dell’insieme, l’informazione del campo CEI (Campo Psico
Energetico Informato), quindi anche il corpo eterico o parte di esso,
rimane nelle cellule dell’organo espiantato e trapiantato, fornendo al
nuovo corpo le informazioni entro contenute.
Su queste basi sarebbe importante ridiscutere tutta questa tecnica anche
nell’interesse del “morto”, di cui una parte non morendo, è
destinata a trascinare l’altra parte del Campo (CEI) rimasta
nell’organo, nell’esperienza di colui che riceve l’organo; vi è
quindi la possibilità che il Campo CEI del “morto”, “possegga o
tenti di possedere” il nuovo corpo per poter sopravvivere in questo
nuovo essere/corpo, a discapito della propria e dell’altrui evoluzione.
Un altro problema è quello che: NON esiste l’organo “standard” come
dall’auto ricambista, ecco perché vi è “crisi di rigetto” in ogni
trapianto.
Inoltre ogni organo contiene le informazioni del DNA del soggetto al quale
l’organo apparteneva, per cui anche predisposizioni genetiche a certe
malattie e quelle somatizzate durante la vita del donatore, quante sono
scritte in ogni parte dell’organo da trapiantare.
Come per le vaccinazioni o le trasfusioni di sangue, anche per i
trapianti, NON si informano mai i cittadini spiegando loro i gravi pericoli che
seguono tali pratiche, malgrado
tutte le assicurazioni dei “medici”; infatti coloro che effettuano
un trapianto, sono costretti continuamente
ad essere sotto cura con appositi farmaci immunosoppressori, per cercare
di impedire il rigetto dell’organo trapiantato, che l’organismo
ricevente riconosce come NON SUO.
Tutto sommato, vale la pena di aggiungere qualche anno alla propria
esistenza, se poi la qualità della Vita non è più quella sperata ? La
risposta non può che essere individuale, quindi la donazione DEVE seguire
questa prassi.
Per noi è la Qualità della Vita quello che importa, ma siccome non
bisogna imporre la propria “fede” agli altri, lasciamo liberi ognuno
di decidere per Se stesso, in merito ai trapianti; ma siamo
dichiaratamente contro coloro che estraggono un organo da un corpo non
sottoposto al controllo Bio elettronico per accertarne la Vera morte e
siamo contrari a quelle leggi, che servono solo le speculazioni
finanziarie dei vari gruppi di potere, in modo da avere molti “pezzi di
ricambio” umani e che vogliono rendere obbligatorie le “donazioni”
di organi; se sono “donazioni”, non possono essere obblighi; anche se
richiedono l’obbligo di chiedere l’esonero; la vera Libertà non si
impone in questo modo.
Abbiamo ricevuto una rivista tedesca “NEUE REVUE”, nella quale è
stata pubblicata l’intervista di un padre che racconta la sua
orripilante avventura vissuta sulla pelle di suo figlio, la trascriviamo
come la leggiamo dal testo:
Martin B. anni 18 trascorre le vacanze in Italia; ha un incidente
stradale, viene ricoverato in ospedale e qui incomincia lo scandalo, i
medici si “arrendono”, lo dichiarano praticamente morto, vogliono il
suo cuore, i suoi organi, i genitori informati si precipitano dalla
Germania in Italia nell’ospedale ove vengono tenuti a bada, respinti.
E’ vivo o morto ? giace nel letto privo di conoscenza.
Il padre racconta: ...”mio figlio
si trovava in vacanza in Italia; una mattina verso le 10 suona il
telefono; all’altro capo del filo una voce sconosciuta;.... buongiorno,
qui l’ospedale Cardarelli di Napoli.
Un ospedale ? in Italia ? per l’amor del cielo cosa è successo
a mio figlio ? Di nuovo lo sconosciuto:
suo figlio ha la tessera di donatore ? che cosa ?,
grido nel telefono: no....no !
non ha la tessera di donatore, ma cosa succede ? ma insomma mi dica
di cosa si tratta ? Suo figlio è gravemente ferito, è in coma, mi
dispiace non c’è quasi più nulla da fare.
Urlo: Lasciatelo com’è, vengo subito, non toccatelo. Mia moglie ed io
prendiamo il primo aereo, quello delle 16,55 da Dusseldorf, era il 3
Agosto 1995”.
Come ha fatto il giovane tedesco a finire per rischiare gli organi ?
Egli arriva a Napoli con un volo charter; due settimane di vacanza, tutto
compreso, all’isola dei fiori, Ischia, Hotel Terme Colella. La sua prima
vacanza senza i genitori. Compie i 19 anni il 25 febbraio 1996; frequenta
un Istituto commerciale, il
padre Heinz Heinrich (55 anni) ha una ditta di manutenzione.
Martin
biondo, occhi azzurri, simpatico, ad Ischia noleggia un motorino. La
seconda sera è investito da un’auto; urta contro la capote della
macchina, si alza e cade svenuto. Dal pronto soccorso lo inviano a Napoli
al Cardarelli.
Qui viene considerato futuro donatore di organi, il cuore, i reni, il
fegato, gli occhi.
Il padre e la madre di Martin arrivano alle 21. Il padre racconta: “Abbiamo
fatto irruzione nell’ospedale e girato nei corridoi chiedendo
deve è il reparto rianimazione ? ci siamo trovati davanti ad
una grande porta di vetro, con una scritta “Rianimazione”; una
suora ci ingiunge: Alt !; dico: sono tedesco, il padre dov’è mio figlio
? la suora blocca il passaggio; mi ascolti, vogliamo andare da nostro
figlio, da Martin; è la mamma, la madre, non capisce ? io sono il padre,
il papà ! la suora dice No, no ! Vorrei scagliarmi, sfondare una porta,
ma quale ? penso alla voce al telefono, alla faccenda della tessera di
donatore”....
Il giorno dopo la lotta disperata contro la minaccia del prelievo degli
organi, il padre: “poco dopo le 7 siamo di nuovo all’ospedale e di
nuovo respinti. Sono matido di sudore per l’angoscia. Mia moglie ed io
entriamo in una banca, c’è nessuno che parli il tedesco ? il direttore
ci procura un’interprete, torniamo all’ospedale.
Viene
il prof. Ruggieri scuote la testa, no, non va. Dico: basta cosi, ci
portiamo via nostro figlio, subito. Il prof. Ruggieri: crede forse che i
suoi medici tedeschi possano fare qualcosa ? Vado in un bar di fronte; il
titolare ascolta tutto. Dice prego ecco il mio telefono; chiamo un amico
medico in Germania che dice: sono semplicemente pazzi, non c’è niente
di meglio per tuo figlio che sentire la vostra cara voce, portatelo via di
lì ed in fretta.
Telefono alla mia assicurazione; chiedo che mandino un aereo adibito al
trasporto malati. Tergiversano. Richiamo, dicono: Non trasportiamo morti;
sospetto che nel frattempo si siano telefonati con l’ospedale. Che cosa
significa, ....non trasportiamo morti ? Martin è Vivo ! a che gioco
stiamo giocando ?
Chiamo l’ARAG, ci vorrà del tempo, faccio telefonate, mando fax, mia
moglie monta la guardia in ospedale nel corridoio davanti al reparto di
terapia intensiva. Ogni tanto ci incontriamo. Ci guardiamo negli occhi e
capisco al volo: non ci sono cambiamenti, non ci fanno entrare: Finalmente
il 6 Agosto, dopo 3 giorni, atterra il Learget 35 con a bordo una giovane
dottoressa decisa. Nemmeno lei può vedere mio figlio, tratta per 2 ore.
Poi aprono la porta di acciaio, la giace nostro figlio Martin, com’è
magro ! che puzza; dolce di sangue fresco, di sudore; mio dio, lo
hanno proprio abbandonato là, dichiarato praticamente morto, solo
ventilato ! la dottoressa ordina: Parlategli; mia moglie accarezza i
capelli, io gli stringo le mani: Le palpebre fremono. La dottoressa dice:
ce la faremo.
Dico a mia moglie: Non piangere, Martin è vivo: Poi giù a piangere a
dirotto anch’io”.
Clinica
Universitaria di Essen, sediamo accanto al suo letto: finalmente
conosciamo il referto: trauma cranico cerebrale, travaso subdurale
anteriore destro.
Già dopo il primo giorno spalanca gli occhi, parla e dice: .....voglio
andare a casa.
Oggi Martin ha terminato gli studi, gioca a pallacanestro, Nessuna lesione
permanente dice: ..ho avuta fortuna e per questo dice, lotterò perché
nessuno possa prelevare gli organi da persona definita cerebralmente
morta.......
Altro fatto importante è
che per i trapianti di organi da animali, vi è il serio pericolo che si
producano delle mutazioni genetiche a sfavore del genoma umano; cioè che
il DNA animale si mescoli a quello umano.
Il pericolo è così serio che il governo della Gran Bretagna ha deciso di
obbligare i trapiantati con organi animali, di sottoporsi a
sterilizzazione totale, per impedire loro di procreare figli !
Riproduciamo in toto l’accalorata ma chiara esposizione del dott.
Bartolini, presentata alla Camera dei Deputati con sede in Roma (Italia).
On.li
Deputati,
Quanto
sento di dover dire nasce da un'esperienza di sala operatoria quasi
cinquantennale ed oltre ventennale di rianimazione e terapia intensiva (ho
contribuito alla nascita di tale servizio negli ospedali romani) ed è
condiviso da una larga fascia di colleghi operanti nel settore.
Prego la Commissione di non archiviare le mie osservazioni senza prime
averle considerate con attenzione, perché intendono aiutarla nel suo
ingrato ed arduo compito.
Come esplicitamente richiesto, mi baso esclusivamente su considerazioni
mediche.
Alcuni
punti mi rendono particolarmente perplesso, in primo luogo la “morte
cerebrale”.
C'è da considerare al proposito che:
1.. i mezzi di cui disponiamo, e che sono previsti dalla legge, NON
ATTESTANO una morte, ma solo, in negativo, la nostra INCAPACITA' a
rilevare segni di talune attività cerebrali.
Qui giova osservare che le
nostre conoscenze in proposito non ci permettono di affermare con certezza
che si tratta di quelle più importanti. Se poi quest'incapacità sia
dovuta o no ai limiti dei nostri mezzi di indagine, come è pur possibile,
non viene tolto il fatto che l'assenza di un'attività cerebrale
documentabile non è prova, ma, al massimo SOSPETTO o, se vogliamo,
PRESUNZIONE di morte cerebrale, quale che sia il grado di possibilità
attribuibile a tale presunzione.
2..
L'identità morte cerebrale = morte, sic et simpliciter della persona,
E' FALSA.
Il
decerebrato è vivo, non vitale, ma vivo; non è morto finché l' apparato
cardiocircolatorio è in grado di perfondere i vari tessuti. Non si
possono fare analogie con l'arresto cardiocircolatorio, le cui conseguenze
comportano danni irreversibili a tutte le strutture dell'organismo, in
tempi relativamente brevi ( da minuti ad alcune ore).
Chi accetta quell'identità,
fa proprio quella scelta filosofica frutto di "PREGIUDIZI" che
vedo deprecata da tutti i relatori.
Tutti
giustamente pongono l'accento sull'esigenza di " sensibilizzare ed
informare".
Premesso che ogni tipo di trapianto esigerebbe una discussione a sé,
esiste una condizione necessaria per accettare - per non dire IMPORRE -
un'azione terapeutica: “primum non nocere”: non mi risulta che
l'esistenza di tale condizione sia documentata a sufficienza nel caso dei
trapianti.
Quanti degli aspiranti riceventi di trapianto sono informati della reale
precarietà dell'esistenza della media di coloro che sono trapiantati con
"successo" ? e quanti sono debitamente informati su quanto delle
promesse realmente MANTENUTO ?
Sono stato troppo tempo spettatore (attore ed autore ed oggetto) di
pubblicazioni scientifiche, da dentro l'ambiente, per ignorare che i
risultati da esse resi pubblici non si basano su tutto il “materiale”
disponibile, ma, troppo spesso, su una parte debitamente selezionata di
esso.
Chi è del mestiere lo sa, e sa come leggere tra le righe, ma gli altri ?
Quanta parte della popolazione sa che il trapiantato è nello stato
immunologico del malato di AIDS, con l'aggravante delle intossicazioni
acute e croniche da parte degli immunosoppressori ?
Quanta parte della popolazione
sa che il trapiantato ha una frequenza di 100 VOLTE (con punte di 130 per
alcuni organi) maggiore rispetto al non trapiantato nello sviluppare
CANCRI ?.
La
prospettiva di “anche un solo anno di vita normale in più” è
allettante, ma quanto reale ?
L'accertamento di tale evenienza dipende, nel singolo malato, fra la sua
vita SENZA e CON il trapianto, a partire da quel dato momento. Ogni
tentativo di dare risposte statistiche a tale quesito, ha confermato ciò
che ogni singolo medico ha sempre saputo: NON E' POSSIBILE stabilire, non
dico con certezza – ovvio ! - ma nemmeno con sufficiente sicurezza la
speranza di vita di un dato paziente, a partire da un dato momento.
Senza
contare che uno studio recente (AM J Cardiol 1997, 80: 746- 750), su circa
100 trapiantati, ha dimostrato oltre un terzo di loro NON AVEVA REALE
NECESSITA' di dover subire tale intervento.
Una campagna informativa capillare è realmente indispensabile, ma per
essere valida deve dar per certo tutto e solo quello che è certo. Le
probabilità e le speranze, vanno presentate per ciò che sono.
Procedere come hanno fatto sinora i mass-media, ha tutta l'aria di vendita
di fumo.
Dobbiamo ritenere che la
pratica dei trapianti d'organo è ancora in FASE SPERIMENTALE e, pertanto,
è prematura la sua adozione di routine nella pratica clinica.
E ciò almeno finché, condizione
necessaria e non sufficiente, non saranno date risposte medico-
scientifiche esaurienti agli interrogativi che ho fatto presenti. In
questa prospettiva, conservare l' esigenza giuridica di un consenso
espresso, tanto all'espianto, quanto all'impianto, da parte degli
interessati o da chi per loro e prolungare il periodo di osservazione
pre-espianto secondo il giudizio del curante, non è per niente
manifestazione di tabù, ma solo atto di doveroso rispetto sia nei
riguardi dei pazienti, che si sono rivolti al medico sperando di essere
aiutati a vivere; (che, del resto è l'essenziale) sia della ricerca
terapeutica seria, che così si può svolgere nel campo suo proprio.
Ogni
altra decisione rivela un presupposto teoretico, che, se imposto per legge
è anti democratico.
Dottor
Giuseppe Bartolini (Anestesista - Rianimatore)
Dal
"PRESS RELEASE ANSA" del 09/12/99
La
"Lega nazionale contro la Predazione di Organi - Bergamo",
informa che neurochirurghi del Dipartimento di Medicina d'urgenza della
NIHON UNIVERSITY, con l'APPLICAZIONE del trattamento della IPOTERMIA
LOCALE CONTROLLATA, hanno trattato 20 pazienti con danno cerebrale
diffuso, successivo ad ematoma subdurale acuto e 12 con ischemia cerebrale
globale, provocata da arresto cardiaco della durata compresa tra 30 e 47
minuti.
I pazienti, inizialmente si trovavano in stato di coma DEPASSE' e
presentavano perdita del riflesso alla luce 14 dei 20 pazienti del primo
gruppo e 6 dei 12 del secondo SONO TORNATI A NORMALE VITA QUOTIDIANA.
Ciò significa che alla NIHON UNIVERSITY, sono riusciti a rendere
reversibile e riportare in vita 20 persone da un coma che in base ai
criteri diagnostici per i quali da noi in Europa, ti dichiarano morto, ti
espiantano o ti sotterrano !
Da Lega contro la Predazione:
Il
cardiologo Prof. Dr. David W. Evans, Fellow Commoner of Queen's College,
Cambridge, dichiara:
"Non
esistono prove per stabilire la morte del cervello prima della cessazione
definitiva della circolazione corporea. C'è una bella differenza fra
essere morti e dichiarati morti"
Il
Prof. Austin Gresham (già primario del Reparto di Patologia presso l'Addenbrook's
Hospital di Cambridge), ha dichiarato che cervelli,
da lui esaminati durante l'autopsia dopo che erano stati dichiarati
"morti", apparivano” norm Color ali”.
G.F. Molinari (in "Collaborative Study
of Brain Death", NINGDS Monograph No. 24), in uno studio condotto su
503 pazienti, riscontrò che "non era possibile verificare che ad
una diagnosi emessa prima dell'arresto cardiaco in base a usa serie o
sottoserie di criteri corrisponda invariabilmente un cervello in gran
parte distrutto"
Ricercatori della Harvard University affermano, già dal 1992, che non
è possibile accertare la cessazione irreversibile di tutte le funzioni
del cervello con i mezzi clinico-strumentali attuali.
(Critical
Care Medicine - vol. 20, no. 12, 1992, Harvard Medical School, Boston,
Rethinking Brain Death - trad.
Ripensamento
sulla Morte Cerebrale).
Il
cardiologo Yoshio Watanabe MD, Toyota Medical Center, Giappone, afferma "Lo
stato di «morte cerebrale» al massimo predice che la morte
dell'individuo è imminente, ma non è prova di morte"
Il
Presidente dell'Associazione Internazionale di Bioetica, Peter Singer, al
Congresso Internazionale di Cuba sulla cosiddetta "morte
cerebrale", (febbraio - marzo 1996), in merito alla riluttanza a
donare organi, ha affermato:
"La gente ha abbastanza buon senso da capire che i morti cerebrali
non sono veramente morti ... la morte cerebrale non è altro che una
comoda finzione. Fu proposta e accettata perché rendeva possibile il
procacciamento di organi"
MORTE
CEREBRALE, (secondo
un medico)
Diversi
concetti di morte implicano diversi criteri per la sua diagnosi. Non è
corretto parlare di morte cerebrale ma di diagnosi di morte con criteri
cerebrali.
Il
termine morte cerebrale ha dato a molti, lecitamente, l'impressione che si
trattasse di un diverso tipo di morte rispetto a quella comunemente intesa
e condivisa, il cui fine fosse di poter prelevare, o peggio,
"rapinare" gli organi di pazienti ancora vivi (data la presenza
del battito cardiaco, comunemente inteso come segno di vitalità).
Il concetto di morte cerebrale è nato e si è sviluppato come conseguenza
dell'evoluzione tecnologica della rianimazione. Prima della nascita della
terapia intensiva, per molti secoli la diagnosi di morte aveva a che fare
solo con il respiro e con il cuore, non con il cervello, e tuttora è così
per la stragrande maggioranza dei decessi (97%). In ambiente non
intensivo, infatti, il morire non comprende ventilatori, monitor ed altre
apparecchiature medicali, dunque non riguarda i criteri neurologici di
diagnosi.
Fino
al XVI° sec. morte significava assenza di respiro; il soggetto era detto
morto quando aveva esalato l'ultimo respiro. Nella bibbia si parla di
alito di vita (Gen. 2,7).
Successivamente, nel 1628, Harvey introdusse il concetto di morte per
arresto cardiaco.
Oggi
si sa che tuttavia l'arresto cardiaco può essere la causa come la
conseguenza della morte! (ad esempio, un paziente muore per infarto
miocardico e in questo caso l'arresto cardiaco è la causa della morte; un
altro paziente decede per sanguinamento massivo o per arresto respiratorio
o per trauma cranico con perdita di materia cerebrale. e in questi casi il
paziente muore e muore anche il cuore). La perdita della capacità di
respirare non è segno di morte (se una persona non respira non vuol dire
che è morta !
L'arresto
cardiaco può essere una causa o una conseguenza della morte ma non una
conditio sine qua non.
La
perdita della coscienza non è segno di morte ma di grave danno cerebrale.
La
mancanza di prospettive di vita non è sinonimo di morte del paziente.
La morte è la perdita dell'integrazione funzionale (dipendente dal
cervello) che rende l'individuo biologicamente vivo: nella morte cerebrale
si ha una residua e transitoria presenza di alcune parti vive ma non di
una unità vivente; nella morte cardiaca il quadro è lo stesso solo che
le parti del corpo ancora vive sono quantitativamente minori (cornee,
osso, peli e unghie continuano a crescere nel cadavere).
Ritenere che un cadavere non debba avere parti del corpo ancora vive
significa ritornare a Winslow che, nel 1722, sosteneva che la certezza di
morte si ha solo dopo l'avvenuta putrefazione del cadavere.
Circa
150 anni fa a Berlino il conte Karnice Karnicki inventò le bare con i
sistemi di allarme nel caso in cui il morto seppellito non fosse veramente
morto, e fece soldi a palate (anche oggi forse!). Ma per morte cerebrale
cosa si intende ? Morte di tutto il cervello o di una parte, e quale ?
Per
far diagnosi di morte con criteri cerebrali deve essere verificata la
morte di tutto l'encefalo incluso il tronco, come nel decapitato.
Criteri
essenziali per la diagnosi di morte cerebrale:
-
Stato di incoscienza
-
Assenza delle funzioni del tronco cerebrale
-
Apnea
-
I riflessi spinali possono essere presenti
-
EEG isoelettrico
-
Assenza del flusso cerebrale
-
Legge 578 del 23.12.93 Norme per l'accertamento e la certificazione di
morte.
Il paziente in
coma non è cerebralmente morto: il suo cervello è vivo (non importa se
abbia delle lesioni come nel caso di un ictus o di un trauma cranico) e ci
sono possibilità che riprenda una vita attiva. Nel paziente in cui è
stata fatta diagnosi di morte con criteri cerebrali non c'è alcuna
possibilità che "si svegli" in quanto il suo cervello è
completamente morto. Se ci fosse la possibilità di vedere dentro la
scatola cranica di questi oramai definibili cadaveri, si vedrebbe una
necrosi massiva e completa di tutto l'encefalo e del tronco.
Quando la commissione medica ha fatto diagnosi di morte con criteri
cerebrali, e quindi viene constatato il decesso, il paziente diventa per
definizione cadavere ed esce dalla rianimazione per andare in obitorio.
Questo ad eccezione del caso in cui il cadavere sia un donatore: in questo
caso le misure rianimatorie continuano fino al momento dell'espianto, con
l'unico scopo di mantenere perfusi, gli organi da donare.
……….L'ora
del decesso, sulla carta, risulta comunque quella in cui esso è stato
dichiarato dalla commissione medica.
Oggi
la scelta se donare o non donare non deve essere fatta in base al concetto
errato che se decido di donare staccano la spina mentre se decido di non
donare resto ancora in rianimazione e le terapie continuano, nella
speranza di un risveglio.
Questo concetto molto sbagliato che purtroppo spesso si vede nei film,
deve essere superato. Quando arriva il momento di decidere se donare o non
donare, vuol dire che i medici hanno già diagnosticato la morte del
paziente (con i criteri cerebrali) e, a prescindere dalla decisione, il
paziente viene definito cadavere e "viene staccata la spina".
Spero
di averti chiarito un pò le idee in merito a questo argomento di cui si
parla pochissimo e di cui ciascuno si fa un'idea in base a ciò che sente
dire o che legge sulle riviste.
Commento: Buona
dissertazione di un medico, che però non tiene conto che:
1) Vi sono casi possibili, in cui i “morti” possono risorgere
anche dopo qualche giorno. Non è stato dimostrato il contrario.
2) In momenti carichi di emozione - per i parenti - come quelli della morte di un caro o della
possibilità - per i medici -
di espiantare degli organi, tutto deve essere effettuato………in fretta
e quindi le procedure precise, molte volte sono tralasciate anche dai
medici…..per poter “correre” e prelevare l’organo o gli organi; i
medici sanno benissimo che prima espiantano e meno l’organo invecchia o
muore, quindi la velocità ed il tempo ridotto sono fondamentali per la
riuscita del trapianto e per la durata nel nuovo corpo del del paziente,
del pezzo di ricambio.
3) Valutare la morte irreversibile solo con quegli strumenti tecnici,
è sottovalutare le possibilità di ritornare alla vita vivibile; prima
occorre avere la certezza dell’irreversibilità della morte. Solo più
tempo ed altri indagini permettono si esserne certi, ma questo va oggi,
contro gli interessi dei medici che vogliono espiantare.
4) Il fatto che parte del mondo medico scientifico sia indirizzato a
trovare altre strade per ottenere pezzi di ricambio non da corpi umani,
per mezzo dell’ingegneria genetica, da animali o partendo da cellule
base, per poter riprodurre organi umani, implica ed indica che la loro
inconscia morale, che il punto della morte attuale (morte cerebrale) non
sia quello sicuro e certo.
Essi
affermano a destra ed a manca che si debbono cercare altre strade per
sopperire alla mancanza di donazioni; questa è soltanto una scusa
razionale per tentare di coprire la loro inconscia azione verso la
riparazione dell’errore ben conosciuto, la consapevolezza inconscia che
la morte cerebrale non è certezza di morte irreversibile.
5) Vi è anche un’importante concetto da ricordare: i trapianti sono
il DICHIARATO FALLIMENTO della diagnostica e delle terapie mediche
effettuate ….prima…….. quindi per riparare alla incapacità,
imperizia e non professionalità ben visibile nel paziente – che sta
malissimo, è in momento molto precario e può morire in poche ore o
giorni - si cerca (la casta medica) di riuscire almeno nel
trapianto degli organi, tentando di riparare al danno fatto da parte dei
colleghi della stessa categoria e quindi l’espianto ed il trapianto sono
anche la salvezza della professionalità della casta, che ormai è di
tutta evidenza, per il continuo aumento di malati non guariti alcuni dei
quali debbono ricorrere anche al trapianto, è la meno preparata di tutte
le categorie professionali esistenti !
6) E’ solo la ricerca e lo studio di altre strade ideologiche,
diagnostiche, terapeutiche – che la medicina naturale mette a
disposizione - l’unica
strada per NON arrivare al trapianto e quindi all’espianto.
7) NON esistono in tutto il mondo cultori della medicina naturale che
arrivino al trapianto; occorre quindi riflettere
seriamente e ripensare quasi tutta la medicina diagnostico,
terapeutica.
8) Così facendo impedisce anche che la criminalità si metta a
disposizione nella “ricerca” di organi e quindi arrivare a rapire
giovani da espiantare, offrire misere somme di denaro per ottenere organi
da soggetti sani e donatori…… per fame, ecc. organi da rivendere
successivamente a caro prezzo ad esseri umani facoltosi !
9) Una delle massime della seria medicina è: …”è meglio
prevenire che curare” ! …….ma la si è completamente dimenticata !
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