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LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI E LA MORTE A CUORE BATTENTE
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COMUNICATO STAMPA - ANNO XXV - n. 15 - 21
Ottobre 2009
IL TRAPIANTISTA IGNAZIO MARINO CAVALCA
“RETHINKING BRAIN DEATH” DI TRUOG, 20 ANNI DOPO
Ignazio Marino
liquidato dal gotha trapiantistico, fa il
politico e cavalca a Viareggio (27/09/09) il
lavoro scientifico di R. Truog e J. Fackler del
1992“Rethinking Brain Death – another point of
view” (Revisione della Morte Cerebrale - un
altro punto di vista) Critical Care Medicine,
Harvard Medical School vol. 20, No.12 1992, che
fin da allora rendeva noto a tutto il mondo
scientifico che “molti pazienti oggi
diagnosticati in 'morte cerebrale' non
soddisfano il requisito base della cessazione
irreversibile di tutte le funzioni
dell'encefalo”. Tale importante “antico”
documento noto anche in Italia in quanto
tradotto, stampato e diffuso in oltre 5 mila
copie dalla Lega Nazionale Contro la Predazione
di Organi e la Morte a Cuore Battente, nonché
consegnato alla Commissione Affari Sociali
ripetutamente nelle udienze a noi riservate, è
stato ignorato sia dalla Commissione, sia con
ogni evidenza da quel Ignazio Marino, che nel
frattempo soggiornava a Pittsburgh e non poteva
non essere al corrente.
Quindi non c'è da
cantar vittoria, come fanno i giornalisti che
incensano in tutta fretta, senza capire il gioco
sommerso, trasformando un “pluriomicida
legalizzato”in un santo solo perché riesuma un
documento scientificamente valido nella condanna
dei protocolli attuali di accertamento di “morte
cerebrale” imposti dalla legge, ma all'un tempo
pericolosissimo nelle intenzioni dell'autore e
“nelle mani”di Marino.
Giacché senza memoria non c'è conoscenza,
ricordiamo:
1973 Marino si
iscrive a medicina all'Università Cattolica (RM)
determinato a fare il chirurgo e a occuparsi di
trapianti, a suo dire perché voleva soluzioni
immediate ai problemi.
1983 - 1992 è
assistente universitario al Policlinico Gemelli,
ma frequenta i centri di trapianto a Cambridge,
dove pratica espianti, e a Pittsburgh.
1992 Diventa
Co-Direttore del National Liver (fegato)
Transplant Center del Presbyterian Hospital di
Pittsburgh, dove pratica espianti e trapianti di
fegato a piene mani sotto Thomas Starzl.
Espianta sovente individui coinvolti in
sparatorie nella vicina Newark.
1992 e '93 fa parte
del team che ha effettuato due trapianti di
fegato da babbuino ad uomo. Si tratta di
interventi sperimentali. Dice “I volontari che
si erano offerti erano persone affette da gravi
malattie in fase terminale che avevano ancora
pochi mesi di vita”(!!!) e si giustifica dei
fallimenti così: “..avevamo trapiantato
moltissimi ratti utilizzando il fegato dei
criceti, e diversi cani con il fegato dei maiali
per valutare la reale efficacia dei farmaci
antirigetto”.
1995 Da Pittsburgh
pubblica su Leadership Medica l'articolo “Il
donatore multiorgano: aspetti organizzativi e di
trattamento”, da cui stralciamo: “La
somministrazione di anestetici generali è
necessaria per controllare la reazione del
simpatico che si manifesta durante l'intervento
chirurgico (d'espianto ndr)... con tachicardia,
ipertensione, sudorazione e movimenti
involontari... delle braccia e delle mani verso
il corpo che possono essere di ostacolo alla
procedura chirurgica, rendendo necessaria la
somministrazione preventiva di farmaci
curarizzanti (paralizzanti ndr)”. Evidentemente
la denuncia di R. Truog a quel tempo non lo
aveva ancora “folgorato”perché gli avrebbe
ostacolato la carriera.
1995 Cova già il
progetto per la fondazione dell' ISMETT Istituto
Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad alta
specializzazione per lo sviluppo del business
trapiantistico, sia da cosiddetti morti
cerebrali che da donatori viventi, nell'area del
mediterraneo (era appena passata la legge della
morte cerebrale 578/93 con DPR 582/94 e in
Italia si prevedevano espropri facili).
1997 L'Istituto
Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta
Specializzazione nasce da una partnership
internazionale pubblico/privata tra gli ospedali
palermitani Civico e Cervello ed il Centro
Medico dell'Università di Pittsburgh (Upmc
Healthy System). Il progetto per la creazione di
un centro trapianti multiorgano è stato
pianificato nel 1996 e avviato nel 1997,
finanziato dalla Regione Sicilia, dal Ministero
della Sanità, oltre che fortemente sostenuto dal
Comune di Palermo.
La trattativa viene
sviluppata dal prof. Ignazio Marino, quale
legale rappresentante e direttore dell'Ismett
S.r.l.. E' lui che apre il mercato italiano agli
americani, all'Upmc uno dei più importanti
provider sanitari del mondo, leader del settore
trapianti, che dà lavoro a 50.000 persone con un
giro d'affari di 5,6 miliardi di euro, che pone
le condizioni: “I costi … saranno responsabilità
esclusiva dell'Italia. L'Upmc provvederà alla
consulenza e supervisione sia per la
costruzionedell'edificio che per la scelta delle
apparecchiature”. Per quel compito di
supervisore sarà pagato a gettito miliardario.
Nell'Ismett S.r.l. i
due ospedali (Civico e Cervello) hanno un
rappresentante per uno, mentre l'Upmc -
University of Pittsburgh Medical Center, ha tre
suoi uomini, compreso il direttore I. Marino.
Il verbale
dell'accordo per la realizzazione dell'Ismett è
firmato il 18 aprile '07 alla presenza del
Cardinale Salvatore Pappalardo e del Ministro
della Sanità Rosy Bindi.
1999 la polemica si
scatena sulla stampa perché l'Ismett ha affidato
al socio americano la gestione pagando una
“parcella” di 9 milioni di dollari all'anno per
9 anni (da rinnovare per altri 9) partendo dal
'97, più un “compenso per caso trattato”,
compreso il progetto esecutivo “chiavi in mano”,
messo a punto oltreoceano, ed a Palermo affidato
al manager di Provenzano per l'importo
complessivo di 98 miliardi di lire. Qualcuno
parla di mafia italoamericana. Si contestano i
50 miliardi già pagati senza aver fatto neppure
un trapianto e così fluiscono decine di miliardi
degli italiani verso gli USA.
2001 Presso l'Ismett
Marino esegue un trapianto di rene da vivente su
paziente sieropositivo. Segue lettera di censura
del Centro Nazionale Trapianti e del Ministro
della Sanità Sirchia per aver contravvenuto alle
decisioni della Consulta Tecnica Nazionale, con
la quale si contesta una sperimentazione non
autorizzata. Marino si contrappone, forte dell'Upmc
e dei protocolli di Pittsburgh.
2002
L'allontanamento di Marino dalla direzione dell'Ismett
e da tutte le posizioni presso l'Upmc University
di Pittsburgh, e sue sedi mondiali, nonché dal
Centro Nazionale per i Trapianti Italiano è da
ricercarsi tra l'altro nelle ripetute richieste
di rimborso spese presentate in doppio sia all'Upmc
di Pittsburgh sia alla filiale italiana. (La
lettera di liquidazione dell'Upmc è stata
recentemente resa di dominio pubblico da Il
Foglio). Il 6 settembre Marino rassegna le
dimissioni.
2003 Dopo
l'allontanamento da Pittsburgh-Upmc diventa
professore di chirurgia alla Thomas Jefferson
University di Philadelphia. Esaltandone
l'organizzazione dei trapianti, scrive su La
Repubblica (29/05/03) “l'obiettivo finale è
quello di arrivare a 'normalizzare' la donazione
degli organi considerandola come un atto quasi
scontato, un dovere dei cittadini verso la
collettività”.
Di costoro esalta “le strategie di frontiera per
incrementare il numero dei donatori... Queste
strategie vanno dall'utilizzo di donatori anche
a cuore non battente (ma trattati con
anticoagulanti prima della morte attesa ndr), al
prelievo da donatori anziani (fino a 85 anni),
alla donazione da vivente (cosciente ndr), ecc”.
E questo sarebbe un laico?
2006 Il salvataggio
di Marino arriva da Massimo D'Alema e dalla sua
Fondazione Italianieuropei garantendosi la
candidatura e l'ascesa al Parlamento italiano.
Quel D'Alema che, in qualità di presidente del
Consiglio dei Ministri, nel 1999 firmò insieme
ad Oscar Luigi Scalfaro la Legge 91 detta del
silenzio-assenso per promuovere il prelievo
d'organi e tessuti.
Il Sen. Marino fino
all'aprile 2008 presidente della Commissione
Igiene e Sanità e attualmente presidente della
Commissione d'inchiesta sull'efficienza del
Servizio Sanitario, giustifica l'omissione del
Decreto attuativo (L.91/99) sulla manifestazione
di volontà a favore o contro il prelievo di
organi, adducendo la scusa che “risulta costoso
… 10 euro a notifica...” impedendo di rendere
operativa la scelta.
Invece compila
l'illecita tessera promossa dall'EPAC per la
donazione di organi (soprattutto fegato) e del 5
per mille, che circola come propaganda con la
sua foto e la scritta “Presidente della XII
Comm. Igiene e Sanità”.
2008 Marino presenta
il Disegno di legge (S10) Norme per la
dichiarazione anticipata di trattamento..., in
realtà un provvedimento pieno di tranelli,
inclusa tra le altre la “donazione del corpo, di
organi e tessuti a scopo di trapianto, ricerca o
didattica”, dove la libertà è già conculcata con
il solito artificio delle parole “dopo la
morte”, senza la precisazione “morte cerebrale”.
Sfruttando la superficialità del movimento in
rete, lancia un appello il 24.11.2008 per il
diritto alla libertà di cura, escludendo però il
diritto di opposizione alle indagini invasive e
dannose per la dichiarazione autoritaria di
morte cerebrale emessa in 6 ore.
Pubblica un libretto
fuorviante per studenti “Idee per diventare
chirurgo dei trapianti” dove insegna che il
prelievo è da donatore “cadavere” e da “persone
decedute”, rafforzando il falso con queste
parole: “la perdita irreversibile di tutte le
funzioni cerebrali corrisponde alla morte della
persona... quando il cervello muore, anche se il
cuore batte l'individuo è morto”.
2009 Viareggio: cosa
succede al “Festival della Salute”? Anche Marino
folgorato come S. Paolo sulla strada per Damasco
? Dopo decenni di espianti a cuore battente, da
lui spacciati per prelievo da “cadavere” fino al
giorno prima (la casistica indica oltre 650
trapianti), all'improvviso dichiara che “i
criteri attualmente in uso per stabilire la
morte cerebrale sono troppo rigidi bisogna
rivederli in modo di tener conto della pratica
clinica” e auspica con Truog ed altri una
revisione della morte cerebrale “meno rigida”
(?). Cosa significhi lo spiega R. TRUOG nel
sommario del lavoro del 1992:
“Conclusioni:
la morte cerebrale è un concetto di morte
valido, perché equivale a perdita permanente
della coscienza. I criteri della morte cerebrale
dovrebbero quindi essere basati sulla diagnosi
della perdita permanente della coscienza
piuttosto che sulla perdita delle funzioni
vegetative del cervello. Occorrerebbe esaminare
la possibilità di rivedere la nostra attuale
definizione di morte cerebrale riferita a “tutto
il cervello”, sostituendola col criterio di
“cervello superiore (higher brain)”.
Non di rimozione della 'morte cerebrale' quindi
si tratta, ma di estensione del potere medico
sulla valutazione della coscienza in termini di
morte. Dalla padella alla brace. Cosa potevamo
aspettarci da Marino !
Il rifiuto dell'idratazione e della nutrizione
forzate non deve cercare giustificazioni di
morte cerebrale per la sospensione. Questi
pazienti in coma vegetativo hanno il legittimo
diritto costituzionale ed umano di rifiutare
qualsiasi tipo di trattamento perché non sono
cavie al servizio della sperimentazione coatta.
“NELLE TUE MANI” … si
salvi chi può !
Presidente: Nerina Negrello
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IL CUORE NUOVO CHE UCCIDE: un mortale
trapianto d'urgenza ... che di urgente non aveva
niente !
Solo adesso , a quasi un anno e mezzo di
distanza dai fatti, viene resa pubblica la
vicenda della morte per trapianto di Silvia
Trabalzini, giornalista di 34 anni morta il
04/07/2008.
Dobbiamo infatti aspettare il 20 dicembre 2009
perché il quotidiano "Il Fatto" pubblichi un
articolo dal titolo "Il cuore nuovo che uccide";
a quanto pare i cosiddetti "successi" dei
trapianti vengono sbandierati in tempo reale dai
mass-media, mentre le vittime dei trapianti
vengono nascoste.
Per altro nessuno spiega mai bene che i
"successi" dei trapianti corrispondono a persone
che per sopravvivere al trapianto devono
prendere a vita farmaci che sopprimono il
sistema immunitario, che rischiano di morire per
una banale infezione, che spesso vivono una vita
d'inferno (come confessa la trapiantata Claire
Sylvia nel suo libro autobiografico "Con il
cuore di un altro") e magari muoiono a pochi
anni di distanza dall'operazione.
Nanni Costa
(Direttore del Centro Nazionale Trapianti) ha
dichiarato in un'intervista rilasciata ad un
settimanale che "lo stato di salute di Silvia
era gravissimo, una persona da sottoporre
urgentemente a trapianto".
Ma, come confermano le parole di sua madre
riportate in questo articolo di giornale, Silvia
aveva un problema cardiaco di aritmia dalla
nascita, che le ha permesso di condurre per 34
anni una vita normale, ed era tranquillamente al
lavoro (non certo in ospedale come farebbe
supporre la cosiddetta "urgenza" del trapianto)
quando le hanno comunicato la disponibilità di
un cuore nuovo per lei.
Come si legge nell'articolo "Quel cuore avrebbe
però potuto permettere di proseguire a vivere
ancor più normalmente rispetto a sempre". Sono
parole che fanno pensare.
Perché allora
rischiare la vita con un trapianto ? Il consenso
è stato ottenuto con una informazione corretta
sui rischi? E' stata informata della terapia
dell'ablazione con radiofrequenze delle aree
colpite da fibrillazione che risolve la malattia
nell'80% dei casi ? Praticata su scala mondiale,
in Italia 16.300 pazienti trattati (Corriere
20/12/2009).
Chissà se sono tutte
"gravi" come Silvia le persone che vengono
sottoposte a un trapianto, chissà se queste
"urgenze" sono tutte finalizzate alla creazione
del business del trapianto così come le
"pandemie" artificiali e gonfiate servono a
creare il business del vaccino (se non a
qualcosa di peggio). Da notare che in tutti gli
ospedali abilitati al trapianto si deve superare
la soglia del 50% dell'attività minima prevista
dagli standard per non vedersi revocare
l'idoneità all'attività trapiantistica (Legge
91/99 art. 16).
Chiamata al telefono il 3 luglio, operata il 4
dalle ore 2 alle 16.30, Silvia muore un'ora
dopo. La fretta è cattiva consigliera, e forse
ha impedito di fare indagini mirate volte a
scongiurare quanto poi è successo.
"Un dono per la vita
- il trapianto è vita" dice la propaganda
ufficiale sbandierata sui mass media.
Ancora più
difficile crederci dopo avere letto una storia
come questa. Se poi aggiungiamo il fatto che la
maggior parte dei cosiddetti "morti cerebrali"
che vengono espiantati (i cosiddetti "donatori")
potrebbero salvarsi dalla morte se correttamente
assistiti e curati (tanto è vero che a volte pur
essendo stati dichiarati morti si risvegliano
ugualmente dal coma), è chiaro che quello slogan
è la solita distorsione orwelliana della realtà.
Tratto da:
http://www.caserta24ore.it/01012010/il-cuore-nuovo-che-uccide-silvia/
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LEGA NAZIONALE
CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI E LA MORTE A
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COMUNICATO STAMPA ANNO XXVIII - n. 23, 15
Novembre 2012
Il caso:
La vera
storia di Carina, la ragazza che non
voleva morire
Una teenager in coma dopo un
incidente si è svegliata
quando i medici erano sul punto di
dichiararla cerebralmente
morta e pronta all'espianto degli
organi
DANIMARCA - La vera storia
di Carina, la ragazza che
non voleva morire
Una teenager in coma dopo un
incidente si è svegliata
quando i medici erano sul
punto di dichiararla
cerebralmente morta e pronta
all'espianto degli organi
MILANO – «Le attuali
procedure diagnostiche
consentono di escludere
categoricamente ogni
possibile confusione tra
morte cerebrale e coma»: la
legge sulla donazione degli
organi è chiara, ma la
storia di Carina Melchior,
la ragazza che non voleva
morire
(come hanno già titolato
i giornali), è di
quelle che fanno tremare lì
per lì, anche se poi
rileggendola assume contorni
ben diversi.
ERRORE O CATTIVA
COMUNICAZIONE -
Secondo la famiglia si è
trattato di un errore
diagnostico e la ragazzina
era già avviata verso
l’espianto degli organi,
dopo un terribile incidente
automobilistico, quando
improvvisamente si è
svegliata e ha sorriso.
Secondo i medici dell’Aarhus
Hospital danese si è
trattato invece di cattiva
comunicazione, di un
malinteso comprensibile e
umano da parte dei
famigliari, forse di una
pressione psicologica
eccessiva e inadeguata.
La morte encefalica e una
conseguente osservazione di
sei ore sono la conditio
sine qua non per
procedere a espiantare gli
organi e quando Carina si è
svegliata
tutti erano pronti a
questa realtà. Così
per fortuna non è stato, ma
ora la bella notizia lascia
il posto alle polemiche,
sulla scia di precedenti
storie misteriose o
improbabili di persone
tornate inspiegabilmente
alla vita dopo una morte
apparente.
DOPO LA GIOIA LA RABBIA -
I medici stavano
preparando la famiglia
Melchior alla sofferta ma
nobile decisione di espianto
degli organi. Poi Carina,
tra la commozione e lo
stupore generale, ha aperto
gli occhi e ha mosso le
gambe. E nei famigliari, già
pronti alla dolorosa realtà,
è subentrata la rabbia per
l’atteggiamento dei medici.
La giustizia accerterà gli
eventi, anche se al momento
pare che lo staff
ospedaliero stesse
semplicemente (e
ragionevolmente) preparando
i genitori all’eventualità.
Carina Melchior è l’ultimo
caso controverso di persona
che si ribella a un coma che
sembra non dare alcuna
speranza e decide di vivere,
ma l’iter previsto dalla
legge sugli accertamenti
clinici necessari alla
dichiarazione di morte
encefalica non si era ancora
concluso. Di lì a poco, dopo
averne constatato la totale
assenza di qualsiasi
funzione cerebrale, i
dottori avrebbero potuto
procedere all’espianto degli
organi, regalando
all’umanità e ai famigliari
quantomeno la consolazione
di un’altra vita salvata.
Grazie a Carina.
Ma Carina si è svegliata, ed
è già pronta per montare la
sua adorata cavalla,
Mathilde.
LE REAZIONI – Il
padre Kim ha dichiarato al
giornale locale Ekstra
Bladet di essere
intenzionato a fare
chiarezza sull’accaduto,
convinto che qualche
passaggio fondamentale sia
stato saltato dai medici
che, con troppa disinvoltura
e troppa fretta, hanno
staccato il respiratore e
stavano per dichiarare la
ragazzina pronta a salvare
un’altra vita. Ora la
famiglia citerà in giudizio
l’Aarhus Hospital e chiederà
i danni, mentre l’avvocato
dei Melchior, Nils Fjeldberg,
racconta che la ventenne gli
ha più volte domandato se i
dottori volessero ucciderla.
Sui medici danesi cala il
sospetto che la ricerca di
un donatore a tutti i costi
abbia suggerito al personale
ospedaliero di tagliare i
tempi necessari per legge
agli accertamenti clinici,
ma i dottori si difendono
sostenendo che a loro
spettava il difficile
compito di iniziare a
preparare la famiglia. Le
modalità che la condizione
di morte encefalica deve
seguire sono stabilite per
legge e chiaramente non
valgono scorciatoie: non ci
deve essere attività
elettrica del cervello né
reazioni agli stimoli
dolorosi e nemmeno respiro
spontaneo e stato di
coscienza. A quel punto, una
volta avvenuta la
dichiarazione di morte
cerebrale, sono previste sei
ore di osservazione. Solo
dopo aver seguito questo
percorso si possono
espiantare gli organi.
L’IMPORTANZA DELLA
COMUNICAZIONE –
Secondo un medico
intervistato dalla stampa
danese si tratta di un caso
di cattiva comunicazione più
che di un errore di
diagnosi. La ragazza non era
ancora stata dichiarata
pronta all’espianto, ma il
quadro clinico li aveva già
portati a decidere di
staccare il respiratore. I
medici stavano iniziando ad
affrontare il discorso con i
parenti, nell’ipotesi in cui
le funzioni cerebrali si
fossero azzerate per il
periodo previsto dalle
norme. Considerato il tema
delicato anche un eccesso di
pressione psicologica o una
spiegazione approssimativa
può essere un fatto
gravissimo, ma non si deve
confondere la leggerezza e
l’inadeguatezza psicologica
dei medici con la confusione
tra morte e coma.
IL PARERE DEGLI ESPERTI -
Come spiega Franco
Filipponi, direttore del
centro trapianti fegato di
Pisa, «due o tre anni fa
accadde una situazione
speculare in Francia, a
Parigi, ma anche in quel
caso si trattò, come è
probabile che si tratti nel
caso della ragazza danese,
di una cattiva comunicazione
tra medici e famigliari». E’
fondamentale, come fa notare
Filipponi, che il personale
ospedaliero abbia la
delicatezza di comunicare
nel modo e nei tempi giusti
con i famigliari di un
ipotetico espianto, ma in
questi casi è anche vero che
la famiglia, evidentemente e
comprensibilmente scossa
dagli eventi, può intendere
male la verità.
Confondere un caso di
mala-comunicazione (pur
gravissimo per le sue
implicazioni profonde) con
un errore di diagnosi può
condizionare la questione
della donazione degli organi
in modo importante. Oltre
che ingiusto.
Il professor Giuseppe
Remuzzi, direttore del
dipartimento di medicina e
dei trapianti degli ospedali
riuniti di Bergamo, si
sofferma sui pregiudizi che
possono generare timori
infondati nelle persone in
merito alla donazione di
organi: «Gli organi si
prelevano ai morti e le
persone che sono in coma
possono morire (nel trenta
per cento dei casi) o
svegliarsi (nel settanta per
cento dei casi).
A volte possono esserci
sensazioni o indizi talmente
forti da indurre i medici a
preparare già i famigliari a
un’evoluzione della
situazione in senso negativo
e dunque a un’ipotetica
donazione degli organi. Ma
le persone devono sempre
aver presente che un morto
che dona gli organi viene
osservato più a lungo di un
morto che non dona gli
organi».
Le sei ore previste dalle
legge sulla donazione sono
la migliore garanzia. A
volte poi può accadere che i
medici dimentichino di avere
a che fare con genitori,
fratelli, figli, mogli o
mariti straziati dal dolore
e non considerino che la
psicologia è un importante
aspetto della professione
medica. Ma questo è un altro
discorso: secondo la scienza
i morti non possono
resuscitare.
Non dopo sei ore di morte
cerebrale. Interviene anche
il Direttore del Centro
Trapianti Nazionale,
Alessandro Nannicosta: «In
Italia fatto come quello
accaduto in Danimarca non
potrebbe succedere perché
esistono protocolli molto
rigidi. Innanzi tutto la
diagnosi di morte cerebrale
viene effettuata da una
commissione di medici e non
uno solo, inoltre è un grave
errore procedurale parlare
di espianto con la famiglia
prima che sia dichiarata la
morte cerebrale, è vietato.
Ricordo infine che
l'espianto degli organi può
avvenire solo sei ore dopo
la permanenza di
encefalogramma piatto».
Sul CASO DANESE di
CARINA MELCHIOR CHIEDIAMO PAR CONDICIO (Lega
Antipredazione)
Sull'eclatante caso di Carina Melchior, sminuito
dalle autorità trapiantistiche a banale mancanza
di comunicazione fra medici e familiari,
pubblicato da tutta la stampa compreso L'Eco di
Bergamo, la Lega Antipredazione ha chiesto par
condicio con la pubblicazione della seguente
lettera di precisazioni (non ancora pubblicata).
* * *
Bergamo, 12 Novembre 2012
Egr. Direttore de L'Eco di Bergamo,
In relazione all'articolo apparso su L'Eco di
Bergamo il 21 ottobre dal titolo "Una ragazza
danese si sveglia dal coma prima dell'espianto"
e successiva opinione dell'associazione Amici
del trapianto di fegato dal titolo "Il caso
danese qui è impossibile", vorremmo esporre
alcune precisazioni.
1) Deve essere sottolineata la fondamentale
differenza tra essere morti in arresto
cardio-circolatorio e respiratorio documentato
per un tempo protratto (che non permette
trapianti) e la dichiarazione di cosiddetta
"morte cerebrale" emessa a cuore autonomamente
battente e sangue circolante sul paziente
ventilato. Per i trapianti è necessaria la
circolazione in atto: sarebbe ora che le due
condizioni così diverse fossero chiarite ai
cittadini ad evitare che la donazione sia
considerata frutto di inganno. La morte
dichiarata su base neurologica non è la morte
come i cittadini intendono per tradizione. E',
al contrario, una dichiarazione eseguita al
capezzale del malato da tre medici: medico
anestesista-rianimatore deus ex macchina della
situazione, neurofisiopatologo che poco sa della
biochimica del cervello, medico legale che
dovrebbe verificare che sia rispettata la legge.
Questi medici verificano alcuni parametri
stabiliti dai protocolli variabili di Stato per
dichiarare che il paziente non potrà essere
recuperato e lo dichiarano morto in anticipo
sostituendosi a Dio nello stabilire chi far
vivere e chi far morire.
2) In Italia non può verificarsi il caso di
Carina Melchior perché l'interesse per gli
organi è tale che se una persona è considerata
dal
rianimatore "morta cerebrale" il collegio medico
confermerà soprattutto in quanto quel
rianimatore sarà tra i tre che eseguono il
cosiddetto accertamento.
3) Per il prelievo di organi non si "stacca la
spina" come molti dicono, gli organi si
espiantano mentre il sangue circola perché il
cuore batte, ed il cuore batte perché la persona
respira ausiliata dal ventilatore; anche nei
casi in cui si prepara il prelievo di reni e
fegato a cuore fermo da massimo 4-5 minuti, il
circolo è mantenuto con l'ECMO, circolazione
extracorporea.
Per i non-donatori la ventilazione viene
staccata d'autorità dopo dichiarazione di "morte
cerebrale" e così l'eventuale errore diagnostico
viene cancellato rendendo la morte sicura al
100%.
4) Si deve dire con chiarezza che la Commissione
Etica Danese ha ispirato il suo Parlamento a
riconoscere due varianti nel sistema della
morte. C'è la morte per i donatori che è
dichiarata in anticipo per fini trapiantistici
sulla base dei protocolli, mentre per i non
donatori si mantiene l'indirizzo tradizionale
che richiede anche l'arresto cardio-circolatorio
e respiratorio protratto. In Italia Carina non
si sarebbe svegliata e sarebbe stata espiantata
o estubata in quanto la legge italiana non
distingue tra la morte vera e quella
utilitaristica per i trapianti.
(Vedi nostro comunicato stampa n. 22 del
25/10/12).
By Nerina Negrello - Presidente -
www.antipredazione.org
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