La
Ghematria e' la scienza che gli Ebrei hanno imparato da egizi e
caldei; consiste nel
utilizzare le corrispondenze numeriche delle lettere
dell'alfabeto (22 lettere dell'alfabeto fenicio - ebraico - aramaico)
per fare dei conti particolari fra i vari numeri e cosi' scoprire il
significato preciso (senso del concetto espresso) del suono che ogni singola
lettera di ogni parola evoca.
La scrittura ebraica non fa uso
dei numeri arabi. Per scrivere un qualsiasi numero, dunque, si usano solo le
lettere dell'alfabeto, ognuna delle quali ha un suo valore numerico.
Percio' qualsiasi sequenza di lettere o di singole lettere è anche
leggibile come un numero: es. quello prodotto dalla somma delle singole
lettere che compongono una parola.
La Ghematria e' l'arte e la possibilita' di trovare corrispondenze numeriche
nelle parole scritte in ebraico; essa è molto antica.
vedi
anche:
CABALA
2 +
Geometria Sacra 1 + Geometria
Sacra 2 +
Tecnica di studio
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
I segreti della lingua
ebraica sono numerosi e profondi, e di loro si occupa la Kabalah
l’ermeneutica mistica ed esoterica della Torah. La Kabalah parte dal
presupposto che le scritture ebraiche contengano una molteplicita' di
livelli diversi di significati, oltre a quello letterale ed immediato, per
decifrare i quali c’e' bisogno di determinate chiavi e tecniche. La
lingua ebraica e' la base delle scritture che hanno originato ogni fede
veramente monoteistica nel mondo, ed e' destinata ad acquisire importanza
e notorieta' via via crescenti. Sia tra gli ebrei della diaspora che tra i
gentili cresce di giorno in giorno il numero di coloro che studiano
l’ebraico, ognuno secondo il suo livello, ognuno secondo la sua
preparazione. L’ebraico e' dotato di una forza spirituale
incredibilmente elevata, capace di operare un processo di raffinamento e
di sviluppo della consapevolezza in coloro che lo studiano, sia ebrei o
gentili.
Tra i vari strumenti interpretativi del testo della Torah, la Bibbia
ebraica, c'e' la Ghematria. Essa si basa sull'equivalenza tra le ventidue
lettere dell’alfabeto ebraico e determinati numeri interi.
Tratto da
http://www.menorah.it/modules.php?name=News&file=article&sid=43
Questa sotto e' la Tabella
dell'alfabeto ebraico, con il valore corrispondente numerico di ognuna
delle lettere e il loro nome. Alle 22 lettere dell'alfabeto vanno aggiunte
le cinque lettere che cambiano forma e valore numerico quando si trovano
al termine di una parola o di un nome (suffissi = sofit = finali);
tuttavia, non sempre la Ghematria tiene conto di questa variante, e conta
il valore della lettera senza tener conto della sua posizione nella
sequenza della parola.
= 1 Aleph
= 2 Bieth
=
3 Ghimel
=
4 Daleth
=
5 He
=
6 Vav
=
7 Zain
=
8 Chet
=
9 Teth
=
10 Yod
=
20 Kaph
=
30 Lamed
=
40 Mem
=
50 Nun
=
60 Samech
=
70 Ayin
=
80 Phe'
=
90 Tzade
=
100 Qoph
=
200 Reish
=
300 Shin
=
400 Tau
Lettere finali = sofit:
=
500 Kaph sofit
=
600 Mem sofit
=
700 Nun sofit
=
800 Phe sofit
=
900 Tzade sofit
vedi anche:
http://www.freeonline.org/italia/partner/migliorsito/cob_pr/pr-254/Ghematria
ebraica
http://www.webalice.it/tefillim/religioni/esoterismo/esoter_1h.htm
|
Lettera |
Nome |
Valore numerico |
|
` |
Alef |
1 |
|
A |
Beit |
2 |
|
B |
Ghimel |
3 |
|
C |
Dalet |
4 |
|
D |
Hey |
5 |
|
E |
Vav |
6 |
|
F |
Zain |
7 |
|
G |
Cheit |
8 |
|
H |
Tet |
9 |
|
I |
Yud |
10 |
|
K |
Kaf |
20 |
|
L |
Lamed |
30 |
|
N |
Mem |
40 |
|
P |
Nun |
50 |
|
Q |
Samekh |
60 |
|
R |
Ain |
70 |
|
T |
Peh |
80 |
|
V |
Tzadde |
90 |
|
W |
Quf |
100 |
|
X |
Resh |
200 |
|
Y |
Shin |
300 |
|
Z |
Tav |
400 |
|
J |
Kaf finale |
500 |
|
M |
Mem finale |
600 |
|
O |
Nun finale |
700 |
|
S |
Peh finale |
800 |
|
U |
Tzadde finale |
900 |
|
Come si vede, le
prime dieci lettere (dall'alef alla yud
o yod) equivalgono ai primi dieci numeri interi, le
lettere dall’undicesima alla diciannovesima (dalla
kaf alla quf) equivalgono ai numeri da 20 a 100, e
le ultime tre lettere (resh, shin, tav) valgono
rispettivamente 200, 300 e 400. Cinque delle lettere
dell’alef-beit: kaf, mem, nun, peh, tzadde
(chiamate Menantzepakh), quando compaiono alla fine
di una parola vengono scritte in modo diverso, e
vengono chiamate Sofiot=
finali. Il valore numerico di queste
lettere e' rispettivamente 500, 600, 700, 800 e 900.
Pur avendo mostrato le finali nella tabella, si
tenga presente che, nel computo del valore numerico
di una parola, quando ci si trova di fronte ad una
di loro, si conta di solito il suo valore normale,
posseduto quando occupa un qualunque posto all’inizio
o all’interno della parola.
Nella
sua forma piu' semplice, il calcolo della Ghematria
di una determinata parola ebraica consiste nella
somma di tutti i numeri-valori posseduti dalle sue
lettere. Ad esempio, la parola echad = uno (alef-cheit-dalet)
ha un valore di 1 + 8 + 4 = 13. In altre parole, la
Ghematria di Echad e' tredici. Secondo la
maggioranza dei
Rabbini e dei maestri interpretatori
della
Torah, il numero 13 viene cosi' a possedere
una qualita' che rispecchia in una certa misura i
concetti contenuti nella parola uno.
Un
primo esempio della verita' di cio' si trova nel
fatto che il numero totale delle
tribu' d’Israele,
che di solito viene ritenuto dodici, e' in realta'
tredici, e che tale numero e' il simbolo migliore
dell’unita' (uno) fondamentale che le sottende.
Infatti, pur essendo i figli di Giacobbe dodici,
Giuseppe, diventato il primogenito spirituale, merito' una parte doppia di eredita' rispetto ai
fratelli, che divise poi tra i suoi due figli:
Efraim e Menasse, ognuno dei quali divenne
capostipite da una tribu' separata.
La
tribu' di Levi non viene di solito inclusa nel
computo delle dodici tribu', in quanto e' santa,
che in ebraico significa separata, messa a
parte. L’ordine con cui le tribu' si accampavano durante i
quarant’anni del loro pellegrinaggio nel deserto
del Sinai era il seguente: le dodici tribu' si
disponevano lungo i quattro lati dell’accampamento,
tre per ogni lato. Al centro si disponeva la tribu'
di Levi, intorno al tabernacolo, il luogo ove veniva
conservata la Torah che Moshe' aveva portato con se'
dal Sinai. La tredicesima tribu', quella di Levi,
diventa cosi' il simbolo del centro che unifica
tutto il perimetro, il luogo dov’e' contenuta la
forza centripeta che tiene insieme tutti i vari
elementi costituenti il perimetro. Ecco che il
numero tredici e' il simbolo dell’unita'.
L’uso
piu' frequente della Ghematria consiste nel porre in
relazione parole che possiedono un identico valore
numerico. Si scopre che sovente esse condividono un
significato comune, o mostrano aspetti diversi della
medesima realta'.
Per continuare l’esempio
precedente, 13 e' anche il valore numerico (Ghematria)
di a h a v a (alef - hey - beit - hey) =
amore.
Confrontando il concetto espresso dalla parola uno e
quello espresso da amore si deduce immediatamente
che la vera unita' e' frutto dell’amore, in quanto
forza determinante che permette l’unificazione di
ogni esistenza separata.
L’esempio
dato e' solo uno di una serie praticamente infinita
di connessioni e di corrispondenze che si aprono di
fronte agli occhi contemplativi dello studioso,
quando analizza le parole e le espressioni della
lingua ebraica con lo strumento della Ghematria.
Il valore numerico
della lettera non e' che uno dei suoi aspetti
(significati), ma non il meno
importante. Esso definisce una qualita' vibratoria ben precisa, una
proprieta' matematica e fisica fondamentale. Sommando i valori
numerici delle lettere di ogni parola ebraica si ottiene il
condensato delle forze archetipe operanti in essa, il colore
o latonalita' risultante da tutto cio'. La Ghematria e'
dunque una somma vettoriale delle forze presenti nella
parola.
2
La
parola Ghematria
(ghimel-yud-mem-tet-resh-yud-alef) deriva da un termine
greco, che significa calcolo.
La parola non
e' presente ovviamente nel testo biblico per se'(di
molto anteriore alla civilta' greca) ma compare solo
nella letteratura rabbinica successiva, durante il
periodo Talmudico e Midrashico (circa duemila anni
fa). Nell’antico libro Sefer mayan ha chokhma',
attribuito nientemeno che allo stesso Mose' (citato
da Rabbi Qordovero nel suo Pardes Ha Rimmonim) si
afferma che ogni parola della lingua ebraica
possiede cinque livelli interpretativi. Dall’alto
al basso essi sono:
Tiqun =
proprio. È il significato letterale, chiamato Peshat o
semplice.
Tzeruf =
permutazione. consiste nell’analisi
delle possibili permutazioni delle lettere.
Della
parola in questione per cercare la loro unita'
relativa, e come i vari significati ricavati si
completino vicendevolmente.
Ma’amar
= detto. È l’espansione
della parola, fatta con tecniche di Notaricon, cioe'
considerando ogni sua singola lettera come se fosse
l’iniziale di un'altra parola.
Mikhlol =
insieme. È la comprensione di tutte le forme linguistiche
con cui la parola compare nella Bibbia; e' lo studio del contesto
nel quale e' scritta, e degli altri termini e parole coi quali essa
e' frequentemente usata.
Cheshbon =
calcolo. È il calcolo del valore numerico della parola, la
sua Ghematria. È lo studio delle
proprieta' matematiche di tale numero; e' il confronto della parola
con altri termini di identico valore.
Pur costituendo il
livello interpretativo piu' basso, la Ghematria e' in grado rivelare
certe uniche proprieta' matematiche della Torah, misteriosamente
intelligenti e perfette. Mostrera' in essa una serie di ricorrenze e
di coincidenze talmente numerose ed esatte da escludere che
la Torah possa essere stata concepita da esseri umani.
3
Per dare un esempio
della duttilita' della tecnica di studio chiamata Ghematriala
applicheremo a se stessa, cioe' alla parola Ghematria. Ci
sono due modi diversi di scriverla:
-
Ghimel-mem-tet-resh-yud-alef
= 263 Ghematria
-
Ghimel-yud-mem-tet-resh-yud-alef=
273 Ghematria
263
e' il valore della radice Samekh-resh-ghimel, che significa allacciare,
e un composto di questa radice indica la professione del tessitore (Soreg).
Lo strumento della Ghematria permette dunque di allacciare concetti
e parole apparentemente lontani, e di tessere un insieme
di corrispondenze raffinato ed esteticamente piacevole. Una
permutazione della radice citata e' ghimel-resh-samekh, che
significarompere, spezzettare. La stessa radice
significa anche raccogliere, accumulare. In senso
metaforico questa radice e' inoltre usata per indicare il processo d’acquisizione
della conoscenza, parte del quale e' l’azione di macinare e
tritare finemente i concetti, onde poterli assimilare, e parte del
quale e' il raccogliere tanti piu' pezzi possibili del mosaico che
si vuole ricostruire.
273
invece e' il valore del nome Or Ganuz (alef-vav-resh
ghimel-nun-vav-zain) = luce nascosta, che designa la luce
primordiale, perfetta, che riempiva la creazione, e che ha-shem
dovette nascondere il quarto giorno, sostituendola con quella dei
corpi celesti, d’origine fisica. La Ghematria e' dunque uno
strumento indispensabile nel processo di rivelazione della luce
primigenia, per farla risplendere nuovamente nella storia. 273
e' anche il valore del brano di un famoso verso della Bibbia (Salmo
118:22):
Even maasu ha
bonim = la pietra rigettata dai costruttori (e'
diventata testata d’angolo).
Cio'
allude al fatto che la tecnica della Ghematria,
non e' tenuta in grande considerazioni da parte
dei Rabbini di oggi, specie quelli che hanno una
grande influenza e potere, come i capi delle
Yeshivot, o dei collegi Rabbinici (i costruttori dell’ebraismo
ufficiale). In genere tra di essi, salvo
lodevoli eccezioni, prevale un atteggiamento
piu' razionalistico, che li rende poco inclini a
mostrare favore verso la parte mistica dell’ebraismo.
Le ghematrie rappresentano uno degli strumenti
piu' arditi tra quelli usati dalla Kabalah, ed
e' facile intuire il sospetto che cio' suscita
nei costruttori
dell’ebraismo ufficiale.
La corrispondenza
illustrata prima ci dice che la Ghematria e' la pietra rigettata dai costruttori,
e che, come promesso dalla seconda meta' del
versetto, e' destinata a diventare testata d’angolo,
cioe' di importanza fondamentale. Si fa' sempre
piu' forte infatti l’interesse verso la Torah
da parte di persone che svolgono ruoli
importanti nel mondo scientifico e tecnologico.
La Ghematria, insieme ad altri procedimenti
tipici della Kabalah, puo' mostrare l’incredibile
esattezza matematica nascosta nella Torah, e l’importanza
e rilevanza del suo messaggio anche nel mondo d’oggi.
Infine, citiamo una
famosa corrispondenza numerica, fatta dal Rabbi Isacco Ben Yehuda
haLevi (autore del Libro dei Kusari). La frase della Torah
(Deuteronomio 32, 47):
Ki
lo davar reik hu mikhem = poiche’ cio' non e'
una cosa vana per voi
Equivale
esattamente alla parola Ghematriot (il
plurale di Ghematria), scritta
ghimel-yud-mem-tet-resh-yud-alef-vav-tav.
Si
noti l’interpretazione Talmudica (Yerushalmi
Peah 1:1) del versetto citato:
Se (la Torah) vi
appare come una cosa vana (davar reik), La causa di cio' e':
per voi (mi khem), cioe' a causa vostra, Poiche' non vi siete
applicati abbastanza allo studio della Torah.
In
altre parole, se una persona non riesce a
riconoscere e ad ammettere l’esistenza di
profondi significati e simboli nella Torah,
insieme al fatto che le ghematrie sono un aiuto
indispensabile per farli emergere, la colpa di
cio' e' soltanto nel fatto di non aver compiuto
abbastanza sforzo per penetrarvi, o della sua
limitatezza mentale, dei suoi pregiudizi e
ristrettezza di opinioni.
4
Analizzeremo ora
varie posizioni ed opinioni Rabbiniche sullo strumento della
Ghematria. La sua definizione forse piu' famosa viene data dal
trattato dei Pirkhey Avot (detti dei padri, fine
del cap. 3) che dice:
Ghimatriot
parperot le chokhmah = Le ghematrie sono l’aperitivo
della sapienza.
Tale affermazione ha
dato luogo a diverse interpretazioni. Ci sono alcuni che con la
parola parperet intendono un dessert, un dolce o un frutto che viene
servito dopo il pranzo. Questi Rabbini (come il Meam Loez) dicono
che prima bisogna studiare bene tutte le regole pratiche del Talmud,
e dopo ci si puo' occupare delle ricerche nel campo scientifico e
matematico. Infatti la parola Ghematria indica anche una
serie di calcoli matematici, come quelli necessari per determinare
il corso del moto di stelle e pianeti, o altro.
Un’altra
interpretazione dice che parperet significa aperitivo,
un qualcosa che viene servito prima del pranzo,
e che ha il compito di stimolare l’appetito. D’altro
canto, dalle nuove scoperte nel campo della
dietetica, si sa che e' molto piu' sano mangiare
la frutta agli inizi del pasto piuttosto che
alla fine. Le ghematrie, e tutti gli aspetti
simbolici della Torah, servono dunque a
stimolare il desiderio di conoscenza, o meglio,
di sapienza.
Si
tenga presente che la tecnica della Ghematria
non e' solitamente utilizzata in modo isolato ma
come parte integrante di tutto un insieme di
sistemi esegetici tipici della tradizione
mistica. Da cio' se ne deduce che la Ghematria
e' quanto mai utile e consigliabile, se si vuole
risvegliare l’appetito e il desiderio di Torah,
se si desidera dare piu' spazio ed importanza a
tutti i suoi aspetti piu' interiori e simbolici.
Cio' e' il contrario di quanto affermato da una
certa tradizione, secondo la quale ci si poteva
avvicinare alla mistica solo dopo aver
completato lo studio della parte normativa e
legale della Torah. E’ possibile dimostrare
invece che e' vero proprio il contrario, o
almeno, che si puo' procedere di pari passo in
entrambi i campi. Vedremo in seguito come lo
strumento della Ghematria sia stato usato anche
nella Halakhah (la regola), per stabilire delle
precise misure normative nel campo pratico e
quotidiano della vita religiosa.
Continuando
l’associazione tra parperet e Ghematria,
stabilita dallo stesso Talmud, troviamo un
importante insegnamento nelle parole di Rabbi
Eliezer (Succa, 27 a):
Ogni giorno tu
aggiungi diverse parperot (che qui significa
ogni tipo di cibo prelibato che stimola l’appetito)
per onorare te stesso, ed ora non vuoi mettere
nemmeno una sola Parperet in onore
del tuo signore ?
Queste
parole rimangano da ammonimento a quanti
considerano lo studio delle ghematrie come un
qualcosa di superfluo o di voluttuoso, e
percio' lo trascurano e lo sconsigliano. D’altra
parte, tutti i piu' grandi maestri del passato
ne hanno fatto uso.
Il Rashi, la massima
autorita' tra i commentatori del testo
biblico, cita alcune ghematrie molto
interessanti. Esiste un commentario, chiamato
baal haturim, stampato in quasi tutte le
Chumash (i cinque libri di Mose'), che si basa
quasi interamente su complicati calcoli di
ghematrie.
Ci
si permetta ora un’interpretazione
allegorica della parola parperet. La radice di
questa parola e' pirper =spezzettare, sbriciolare,
come si fa nel caso di un pezzo di pane grosso
e duro, se si vuole metterlo dentro una tazza
di latte destinata ad una persona malata (Tosefta
Shabat 12,14). Se ne puo' dedurre che tramite
la Ghematria si puo' rendere piu' digeribile
qualche concetto troppo astruso, o si puo'
rendere assimilabile un qualche insegnamento
peraltro ostico. Troviamo qui una conferma di
quanto gia' osservato a proposito della radice
garas (ghimel-resh-samekh = spezzettare),
che ha un valore numerico pari alla parola
Ghematria.
La
radice Pirper e' la ripetizione della porta
(una radice di due sole lettere e' chiamataporta)
par (peh-resh), che significa moltiplicare,produrre,
una delle radici piu' importanti di tutta la
lingua ebraica. La stessa radice e' presente
anche nel termine indicante fertilita' (Poriut).
Cio' significa che la Ghematria e' una tecnica
doppiamente fertile, sia in basso che in alto,
sia nel campo pratico e razionale, come in
quello mistico e simbolico. Tutto quanto detto
prima dovrebbe aver messo sufficientemente in
luce l’estrema importanza della tecnica
esegetica chiamata Ghematria, e di come essa
sia capace di moltiplicare
la sapienza (Parperet le chokhmah), come pure
di stimolare l’appetito verso una sempre
maggiore conoscenza della Torah.
5
Secondo
un altro grande maestro Talmudico, Rabbi
Eliezer figlio di Rabbi Yosi Ha Galili, uno
dei trentadue modi d’interpretare la Torah
e' la Ghematria. Cio' conferma il fatto che il
suo uso non e' limitato nel campo della
ricerca o della speculazione mistica, ma si
estende a quello dello stabilire con
precisione delle specifiche regole di Halakhah
(l’insieme delle norme che regolano la vita
quotidiana di ogni ebreo osservante). A tal
riguardo citiamo l’enciclopedia Talmudica,
alla voce Ghematria:
Ci
sono varie regole della Torah che sono state
dedotte dalle ghematrie, come:.... Il numero
delle azioni lavorative (melakhot) proibite di
Shabbat, che sono trentanove, (e che derivano)
dal versetto Elu ha devarim(queste sono le
cose...) Alef di Elu = 1, lamed di elu = 30,
hey di elu = 5, cosa (davar) = 1, cose (devarim)
= 2, in tutto 39........
La misura dell’hin della Torah (una misura
di volume) e' di 12 log (un altra misura di
volume).
Poiche' e' scritto: e questo (ze) olio d’unzione
sara' santo, ze (questo) ha una Ghematria di
12 (zain-hey);
La
misura della quantita' d’acqua di un Miqve
(bagno purificatore) e' di 40 sea’, dal
versetto:Chi e' colui che invia coloro che vanno piano?leat
(piano) = 40 (lamed-alef-tet); la misura della
chala (un quantita' prelevata da un impasto di
farina come offerta) e' di 43 uova, come il
valore di chala (heit-lamed-hey).
A
tutti gli esempi riportati sopra se ne possono
aggiungere altri, come la lunghezza del
coltello usato nella Shekhitah (macellazione
kasher), che dev’essere di 14 Godlin
(dita). Cio' viene derivato dal verso che
dice: Ushkhatkhem bezeh (e li macellelerete
con questo). Bezeh (con questo) vale 14 (beit-zain-hey).
Anche il numero dei nodi dei tzitzit (le
frange che si mettono ai quattro angoli del
manto di preghiera) deriva da considerazioni
fatte secondo le ghematrie.
6
In
conclusione, per amore di verita', bisogna
elencare anche i lati negativi delle ghematrie,
osservando come il loro uso indiscriminato
possa essere pericoloso. Data l’estrema
duttilita' di tale strumento, e il grande
numero di calcoli possibili suo tramite
(quello della somma dei valori numerici delle
lettere di una parola non e' che il piu'
semplice) diventa facile ricavare una vasta
gamma di risultati. Avendo una certa idea
preconcetta e' possibile percio' manipolare
abilmente le ghematrie fino ad arrivare ad una
conferma di tale idea, che potrebbe
addirittura opporsi o violare i principi
generali della Torah. Ad esempio, il valore
numerico del nome di Esav (Esau', il fratello
di Giacobbe) equivale a quello di Shalom
(pace),
376. I discendenti di Esau' potrebbero farsi forza su cio'
per sostenere che e' da lui che viene la pace,
mentre e' proprio vero il contrario. Oppure, l’eguaglianza
numerica tra nachash (serpente) e mashiach
(messia), 358, fu presa dagli
shabtanei (seguaci del falso messia Shabtai
Tzvi) come l’autorizzazione a tralasciare la
pratica di alcuni fondamentali precetti
religiosi, nella pretesa che cio' avrebbe
affrettato la venuta del messia.
Come
si vede l’argomento e' molto delicato, e lo
strumento potente. Ma il fatto che
un'automobile, viaggiando a 200 km l’ora,
sia piu' pericolosa di un triciclo non
impedisce che esse vengano fabbricate ed usate
sempre di piu'. L’importante e' avere le
istruzioni e le capacita' necessarie a
condurle.
Cosi' le ghematrie vanno sempre e solo usate
per rafforzare l’insieme e i particolari
degli insegnamenti della Torah, e non per
provare l’opposto.
Non si puo' basare la verita' di un’affermazione
dottrinale solo su delle corrispondenze
numeriche, a meno che dietro a cio' non vi sia
un’antica tradizione Rabbinica. Le ghematrie
vanno soprattutto utilizzate alla fine di
determinati ragionamenti e spiegazioni, come
conferma e rafforzamento di determinati
punti.
D’altra parte le ghematrie possono essere
utili strumenti di indagine, poiche' stimolano
le funzioni intuitive dell’anima. Una serie
di corrispondenze numeriche puo' far balzare
agli occhi la possibilita' di correlare punti
prima molto lontani. Ma in seguito e'
necessario trovare elementi dottrinali a
conferma di tali intuizioni, che da sole non
proverebbero ancora nulla.
Tratto da:
http://www.menorah.it