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Una
Mente estesa
- Mente,
cervello e
telepatia
- Dov’è
localizzata la nostra mente ?
Ci hanno insegnato a credere che la mente sia solo dentro la nostra testa, che
l’attività mentale non sia altro che attività
cerebrale. Alcune prove sperimentali descritte in
quest’articolo suggeriscono che la nostra mente
si estenda ben oltre il cervello; estendendosi
attraverso dei campi che ci collegano al nostro
ambiente e gli uni agli altri.
I campi mentali sono radicati nel
cervello, proprio come i campi magnetici che
circondano un magnete sono radicati nel magnete
stesso, o come i campi di trasmissione attorno ai
telefoni cellulari sono radicati nel telefono e
nella sua attività elettrica interna. I campi
mentali inoltre si estendono attorno al
cervello
allo stesso modo in cui i campi magnetici si
estendono attorno ai magneti, ed i
campi
elettromagnetici attorno ai
telefoni cellulari.
I
campi mentali
(la Psiche
utilizza onde elettromagnetiche per esprimersi
nel corpo del Vivente) ci aiutano a spiegare la
telepatia, la sensazione di essere osservati ed
altre capacità molto diffuse ma tuttora prive di
spiegazione. Soprattutto, i campi mentali sono
alla base della normale percezione quale parte
essenziale della
vista.
(NdR:
La mente mente
Il mondo che si vede non è la vera realtà, ma è
quello che la nostra mente ci fa vedere.
La mente è condizionata
da cio' che ha appreso e seleziona (filtra e/o
risuona) fra tutti i segnali esterni quelli che
meglio si adattano alla sua concezione del
mondo.
In effetti la mente mente…(mentisce) - vedi definizione
della parola: Anima
+
Uomo Psicoelettronico
Immagini
Fuori della nostra Testa
Guardatevi attorno. Le immagini che vedete sono
dentro al vostro
cervello ?
O sono al di fuori di voi – proprio dove
sembrano essere ?
Secondo la teoria convenzionale, c’è un processo a senso
unico: la luce entra, ma niente è proiettato
all’esterno. Il movimento verso l’interno
della luce è abbastanza familiare. Se guardate
questa pagina, la luce riflessa si muove dalla
pagina attraverso il campo elettromagnetico dentro
ai vostri occhi. Le lenti dei vostri occhi
focalizzano la luce per formare immagini capovolte
sulla retina. Questa luce che cade sui bastoncelli
e sui coni della retina provoca dei cambiamenti
elettrici al loro interno, che danno luogo a
cambiamenti caratteristici nei nervi della retina
stessa. Gli impulsi nervosi si muovono lungo i
nervi ottici fino al cervello, dove provocano
forme complesse di attività elettrica e chimica.
Fin qui, tutto bene.
Tutti questi processi possono essere, e sono
stati, studiati in dettaglio da neurofisiologi ed
altri esperti della vista e dell’attività
cerebrale.
Poi succede qualcosa di molto misterioso. Si fa
esperienza consapevole di quello che si sta
guardando, la pagina che vi sta di fronte. Si
diventa consapevoli anche delle parole stampate e
del loro significato.
Dal punto di vista della teoria standard, non c’è
alcun motivo per cui si dovrebbe esserne
consapevoli.
I meccanismi cerebrali dovrebbero procedere bene
lo stesso senza la consapevolezza.
Ne consegue un altro problema. Quando vedete
questa pagina, non sperimentate la vostra immagine
di essa come fosse dentro al cervello, dove
dovrebbe essere. Sperimentate invece la sua
immagine a circa sessanta centimetri di fronte a
voi. L’immagine è fuori dal vostro corpo.
La teoria standard, nonostante tutta la sua
fisiologica sofisticazione, non ha alcuna
spiegazione per la vostra esperienza più
immediata e diretta. Tutta la vostra esperienza
dovrebbe essere dentro al cervello, una specie di
reality show virtuale dentro la vostra testa.
Questo significa che il vostro cranio deve
trovarsi al di là di qualsiasi cosa che state
vedendo: se state guardando il cielo, il vostro
cranio deve essere oltre il cielo !
Per quanto appaia un’idea assurda, sembra essere
un’implicazione necessaria della teoria
mente-nel-cervello.
L’idea che propongo è così semplice che è
difficile da cogliere. La vostra immagine di
questa pagina è esattamente dove sembra essere,
di fronte ai vostri occhi, non dietro. Non è
dentro al vostro cervello, ma fuori.
Così la visione implica sia un movimento della
luce verso l’interno, sia una proiezione
all’esterno di immagini. Attraverso i campi
mentali la nostra mente si protende per toccare
quello che stiamo guardando.
Se guardiamo una montagna a dieci miglia di
distanza, la nostra mente di protende per dieci
miglia.
Se guardiamo le stelle lontane, le nostre menti si
protendono nei cieli, letteralmente per distanze
astronomiche.
La Sensazione di Essere Osservati
A volte quando guardo qualcuno da dietro, lui o lei si volta
e guarda dritto verso di me. E talvolta mi volto
all’improvviso per scoprire che qualcuno mi sta
fissando. Le statistiche dimostrano che oltre il
90% delle persone hanno avuto esperienze come
queste. La sensazione di essere osservati non
dovrebbe avvenire se l’attenzione è tutta
dentro la testa. Ma se si protende all’infuori e
ci collega a quello che stiamo guardando, allora
il nostro guardare potrebbe avere un effetto su
quello che guardiamo.
È solamente un’illusione, o esiste veramente la
sensazione di essere osservati ?
Questa questione può essere esplorata con
esperimenti semplici e poco costosi. Si lavora a
coppie.
Una persona, il soggetto, si siede voltando la
schiena all’altro, indossando una benda.
L’altra persona, l’osservatore, si siede
dietro al soggetto, e in una serie casuale di
esperimenti guarda o il collo del soggetto, o
distoglie lo sguardo e pensa a qualcos’altro.
L’inizio di ciascun esperimento è segnalato da
un clic o da un bip meccanico. Ogni esperimento
dura circa dieci secondi ed il soggetto indovina
dicendo “guarda” o “non guarda”.
Finora sono stati fatti più di 100.000
esperimenti, ed i risultati sono notevolmente
positivi ed altamente significativi
statisticamente, con probabilità che sia casuale
di quadrilioni (N.d.T.: 10²?) a uno. La
sensazione di essere osservati funziona anche
quando si guarda la gente attraverso una TV a
circuito chiuso.
Anche gli animali sono sensibili all’essere
osservati dalle persone, e le persone dagli
animali.
Questa sensibilità agli sguardi sembra molto
diffusa nel regno animale e potrebbe essersi
evoluta nel contesto delle relazioni
predatore-preda: un animale che si fosse accorto
quando un predatore nascosto lo stesse osservando
avrebbe avuto una probabilità migliore di
sopravvivere di un animale senza questo senso.
Telepatia
Le persone istruite sono state educate a credere che la
telepatia non esista. Alla stregua di altri
cosiddetti fenomeni psichici, la telepatia è
respinta come un illusione. La maggior parte delle
persone che aderiscono a queste opinioni, cosa che
facevo anch’io, non lo fanno sulle basi di un
attento esame delle prove. Lo fanno perché
c’è un tabù sul considerare
seriamente la telepatia.
Questo tabù è correlato
al paradigma prevalente o modello della realtà
nella scienza istituzionale, cioè alla teoria
della mente-dentro-il-cervello, secondo la quale
la telepatia ed altri fenomeni psichici, che
sembrano implicare misteriose specie di ‘azioni
a distanza’, non possono assolutamente esistere.
Questo tabù risale come minimo all’Illuminismo,
alla fine del diciottesimo secolo. Ma questo non
è luogo per esaminarne la sua storia (che esamino
ne The Sense of Being Stared at - N.d.T.: La
Sensazione di Essere Osservati).
Piuttosto voglio
riassumere alcuni esperimenti recenti, che
suggeriscono che la telepatia non solo esiste, ma
che è una parte usuale della comunicazione
animale.
Animali Domestici Psichici
Mi sono inizialmente interessato al soggetto della telepatia
circa quindici anni fa, e cominciai a cercarne
delle prove negli animali che conosciamo meglio,
cioè gli animali domestici.
Presto iniziai a trovare numerose storie di
proprietari di cani, gatti, pappagalli, cavalli ed
altri animali che insinuavano che questi animali
sembravano capaci di leggere la loro mente e le
loro intenzioni.
Attraverso annunci al pubblico mi sono costruito
un’ampia banca dati di questo tipo di storie, al
momento contenente oltre 3.500 casi. Queste storie
si suddividono in varie categorie.
Ad esempio, molti proprietari di gatti affermano
che il loro animale sembra intuire quando hanno
intenzione di portarlo dal veterinario, ancora
prima che abbiano tirato fuori la gabbietta o
manifestato qualsiasi apparente indizio della loro
intenzione. Alcuni sostengono che i loro cani
sanno quando li porteranno a fare una passeggiata,
anche quando sono in un’altra stanza, senza
essere visti o sentiti, e quando la persona sta
solamente pensando di portarli a fare una
passeggiata.
Certamente, nessuno pensa che questo comportamento
sia sorprendente se succede in un orario di
routine, o se i cani vedono la persona che si
prepara ad uscire, o sentono la parola
“andiamo”.
Deducono che sia telepatico perché sembra
succedere in assenza di tali indizi.
Una delle affermazioni più comuni e più
testabili sui cani e sui gatti è che sanno quando
i loro proprietari stanno tornando a casa, in
alcuni casi anticipando il loro ritorno di dieci
minuti o più.
Nelle statistiche di famiglie scelte a caso in
Gran Bretagna e in America, i miei colleghi ed io
abbiamo trovato che circa il 50% di proprietari di
cani ed il 30% di proprietari di gatti credono che
i loro animali anticipino l’arrivo di un membro
della famiglia. Attraverso centinaia di
esperimenti videoregistrati, i miei colleghi ed io
abbiamo dimostrato che i cani reagiscono alle
intenzioni dei loro proprietari di tornare a casa
anche se sono distanti parecchie miglia, anche
quando ritornano ad orari casuali, ed anche quando
viaggiano con veicoli insoliti come i taxi.
La telepatia sembra la sola ipotesi che possa
rendere conto dei fatti.
Telepatia Telefonica
Nel corso della mia ricerca sui poteri senza spiegazioni degli
animali, ho sentito di molti cani e gatti che
sembravano anticipare le chiamate telefoniche da
parte dei loro padroni. Ad esempio, quando il
telefono squilla nella famiglia di un noto
professore dell’Università di California a Berkeley, sua moglie sa quando suo marito è
dall’altra parte del telefono perché Whiskins,
il loro gatto argentato, corre al telefono e raspa
il ricevitore con le zampe. «Molte volte riesce a
staccare la cornetta ed emette miagolii di
apprezzamento che sono chiaramente udibili da mio
marito all’altro capo – afferma - Se qualcun
altro telefona, Whiskins non ci fa caso». Il
gatto risponde anche quando telefona da viaggi sul
campo in Africa o Sud America.
Questo mi ha portato a riflettere che io stesso ho
avuto tale esperienza, in quanto, senza alcun
apparente motivo, avevo pensato a delle persone
che poco dopo hanno chiamato.
Ho chiesto alla mia famiglia e agli amici se
avevano mai avuto questo tipo di esperienza, e
presto ho scoperto che la maggior parte la
conosceva molto bene. Alcuni dissero che sapevano
quando la loro madre o il fidanzato o un’altra
persona significativa stava chiamando perché il
telefono aveva un suono diverso!
I miei colleghi
ed io abbiamo scoperto, attraverso
sondaggi approfonditi, che la
maggior
parte
della gente ha apparentemente avuto
esperienze telepatiche
con le telefonate.
Questo è in realtà il tipo più comune di
telepatia apparente nel mondo moderno.
È tutta una questione di coincidenza, e
memoria selettiva, dove la gente si ricorda solo
quando qualcuno a cui stavano pensando ha
telefonato, e dimentica tutte le volte che si sono
sbagliati ?
La maggior parte degli scettici presume che questo
sia il caso, ma fino a poco tempo fa non c’era
mai stata alcuna ricerca scientifica
sull’argomento.
Ho messo a punto un semplice esperimento per
testare la telepatia telefonica. I partecipanti
ricevono una chiamata da quattro diverse persone
ad un’ora prestabilita, ed essi stessi scelgono
le persone che chiamano, di solito amici intimi o
membri della famiglia. Per ciascun test, la
persona che chiama è scelta a caso dallo
sperimentatore gettando un dado. Il partecipante
deve dire chi è che chiama prima che la persona
parli. Se la gente stesse solamente indovinando,
dovrebbero essere esatti una volta su quattro, o
il 25% delle volte.
Abbiamo sinora eseguito più di 800 prove di
questo tipo, e la percentuale media di successo è
del 42%, molto significativamente al disopra del
livello casuale del 25% con astronomiche
probabilità contro la casualità (10²? a 1).
Abbiamo anche effettuato una serie di prove in cui
due dei quattro chiamanti erano familiari, mentre
gli altri due erano estranei, i cui nomi erano
noti ai partecipanti, ma che non avevano mai
incontrato.
Con i chiamanti familiari, la percentuale di
successo fu del 56%, altamente significativa
statisticamente.
Con gli estranei fu al livello della casualità,
in accordo con l’osservazione che la telepatia
tipicamente si manifesta tra gente che condivide
legami emotivi o sociali.
Inoltre, abbiamo trovato che questi effetti non
diminuiscono con la distanza.
Alcuni dei nostri partecipanti erano
dall’Australia o dalla Nuova Zelanda, ed essi
potevano ugualmente identificare chi stava
chiamando sia che fosse dall’altro capo del
mondo o solo ad alcune miglia di distanza.
Menti Estese
Gli studi di laboratorio di parapsicologi hanno già dato
prove statisticamente significative per la
telepatia.
Ma la maggior parte delle ricerche di laboratorio
ha prodotto effetti piuttosto deboli,
probabilmente perché la maggior parte dei
partecipanti e “trasmittenti” erano estranei
gli uni agli altri, e la telepatia normalmente
dipende dai legami sociali.
I risultati degli esperimenti sulla telepatia
telefonica danno effetti più marcati e più
ripetibili perché coinvolgono persone che si
conoscono bene. Ho anche scoperto che ci sono
sorprendenti legami telepatici tra le madri che
allattano ed i loro bambini. Ugualmente, le
reazioni telepatiche degli animali domestici ai
loro proprietari dipendono da forti legami
sociali.
Voglio dire che questi legami sono aspetti dei
campi che collegano assieme membri di gruppi
sociali (che definisco campi morfici) e che
agiscono da canali per il trasferimento di
informazioni tra membri separati del gruppo.
Telepatia letteralmente significa “sentire da
lontano”, e tipicamente implica la comunicazione
di bisogni, intenzioni e pericolo. A volte le
reazioni telepatiche sono sperimentate come
sensazioni, talvolta come visioni o il sentire
delle voci, e talvolta nei sogni.
Molte persone ed animali domestici hanno reagito
quando coloro ai quali erano legati hanno avuto un
incidente, o stavano morendo, anche se questo
succede a molte miglia di distanza.
C’è un’analogia di questo processo nella
fisica quantistica:
se due particelle sono state
parte dello stesso sistema quantistico e sono
separate nello spazio, queste mantengono una
misteriosa connessione. Quando
Einstein si rese
conto per la prima volta di questa implicazione
della teoria quantistica, pensò che
quest’ultima fosse sbagliata perché implicava
quello che chiamava una “sconcertante azione a
distanza”.
Gli esperimenti hanno dimostrato che la teoria
quantistica ha ragione e che Einstein ha
torto.
Un cambiamento in una parte separata di un sistema
può avere un effetto sull’altro
istantaneamente. Questo fenomeno è conosciuto
come non-località o non-separabilità
quantistica. -
vedi:
Vuotoquantomeccanico
La telepatia, come la sensazione di essere
osservati, è paranormale solo se definiamo come
“normale” la teoria che la mente è ristretta
al cervello. Ma se la nostra mente si protrae
oltre il nostro cervello, proprio come sembra
fare, e si connette con altre menti, proprio come
sembra fare, allora fenomeni come la telepatia e
la sensazione di essere osservati sembrano
normali.
Non sono affatto sconcertanti e strani, ai margini
della psicologia umana anormale, ma sono parte
della nostra natura biologica.
Certo, non sto dicendo che il cervello sia
irrilevante per la nostra comprensione della
mente.
È molto rilevante, e recenti progressi nella
ricerca sul cervello hanno molto da dirci.
La nostra mente è centrata nel corpo, e nel
nostro cervello in particolare. Però, non è
limitata al nostro cervello, ma si estende ben
oltre. Questa estensione avviene attraverso i
campi della mente, o campi mentali, che esistono
sia all’interno che oltre il cervello stesso.
L’idea della mente estesa dà più senso alla
nostra esperienza rispetto alla teoria della
mente-nel-cervello. Soprattutto, ci libera. Non
siamo più imprigionati entro il limitato raggio
del nostro cranio, le nostre menti separate ed
isolate le une dalle altre.
Non siamo più
alienati dai nostri corpi, dal nostro ambiente e
dalle altre persone. Siamo interconnessi.
Tratto dal sito:
www.sheldrake.org
Note sull’autore
Il Dr. Rupert Sheldrake è un biologo di fama mondiale e
l’autore del recente libro THE SENSE OF BEING
STARED AT, AND OTHER ASPECTS OF THE EXTENDED MIND
(N.d.T.: La SENSAZIONE di ESSERE OSSERVATI, ed
altri ASPETTI della MENTE ESTESA) - Hutchinson,
Membro dell’Istituto di Scienze Noetiche, vicino
a San Francisco, vive attualmente a Londra.
Secondo la
scienza noetica: i pensieri hanno
una massa e quindi sono dotati di gravità che
come tale, attrae le cose di massa inferiore che
si trovano a passare vicino alle loro orbite. In
alte parole, i pensieri possono effettivamente
attrarre altre cose!
Prove e approfondimenti sulla telepatia
Per ulteriori dettagli sulla telepatia animale: Rupert
Shaldrake - I poteri straordinari degli animali.
Mondadori, Milano, 2000.
Dean Radin - The Conscious Universe (N.d.T.:
L’Universo Cosciente), Harper, San Francisco,
1997)
vedi:
Chi
siamo noi ?+ Cervello,
Mente Coscienza 2
+
CERVELLO,
come
funziona +
Due
Cervelli + EGO
/ IO
+
ANI+MA + Definizione
della parola Anima
+
Anima 3
+ Anima
4 +
Definizione
di ANIMA +
Il senso della Vita
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PERCEZIONE INCONSCIA -
Provata l'esistenza dell'apprendimento
subliminale
Anche senza elaborazione conscia, il
cervello
può apprenderne il valore di indizi contestuali
e sfruttarli per indirizzare il processo
decisionale.
Sfruttando sofisticate tecniche di
visualizzazione cerebrale, modellazione
computazionale e mascheramento percettivo,
ricercatori del
Wellcome Trust Centre for Neuroimaging presso
l'University College di Londra hanno
dimostrato che è possibile realizzare un
apprendimento finalizzato a uno scopo di
ricompensa, senza la contestuale presenza di
processi consci.
Si tratta cioè di quell'
"apprendimento subliminale" di cui da quasi un
secolo si parla, ma del quale finora non era
stata dimostrata in modo inequivoco l'esistenza.
"Spesso le
persone affermano che la loro intuizione porta a
decisioni migliori di un ragionamento
consapevole", ha osservato Mathias
Pessiglione, che firma un articolo sulla ricerca
pubblicato sull'ultimo numero della rivista "Neuron".
"Questa affermazione può essere in relazione
a un apprendimento associativo subconscio basato
su segnali subliminali presenti in una certa
situazione". Un esempio, spiega il
ricercatore, potrebbe essere quello di un
esperto giocatore di poker che vince grazie a
una associazione appresa fra esiti in termini di
vincita delle giocate e manifestazioni
comportamentali subliminali degli avversari.
Per studiare il
fenomeno i ricercatori hanno sottoposto un
gruppo di volontari a una serie di test, nei
quali venivano creati indizi visivi, alcuni dei
quali apparivano "mascherati" ma potevano essere
utili a ottenere una ricompensa: "abbiamo
pensato che se i soggetti non erano in grado di
percepire una differenza fra i diversi indizi
mascherati, sarebbero stati incapaci di
costruire una rappresentazione conscia degli
esiti connessi a tali indizi", ha spiegato
Pessaglione.
Nel corso dei test i
ricercatori hanno raccolto le scansioni di
risonanza magnetica funzionale del cervello dei
soggetti per studiare gli specifici circuiti
cerebrali collegati al condizionamento
subliminale. "Lo striato ventrale risponde
sia a indizi subliminali sia agli esiti visibili
in un modo che approssima strettamente il nostro
algoritmo computazionale, esprimendo i valori
aspettati di ricompensa e la predizione degli
errori", ha notato Pessaglione. "Ne
concludiamo che anche senza l'elaborazione
conscia degli indizi contestuali, il nostro
cervello può apprendere il loro valore di
ricompensa e sfruttarli per indirizzare il
processo decisionale." (gg)
Tratto da. lescienze.espresso.repubblica.it
La mente che vaga
rende infelici – Nov. 2010
Molte tradizioni filosofiche e religiose
insegnano che la felicità può essere trovata
vivendo nell'attimo. Uno studio sembra dar loro
ragione
Le persone passano il 46,9 per cento del loro
tempo di veglia pensando a qualcosa di diverso
da ciò che stanno facendo, e questo vagare della
mente le rende insoddisfatte. E' quanto afferma
uno
studio condotto da due psicologi
della Harvard University, pubblicato su Science.
"La mente umana è vagabonda e una mente
vagabonda è infelice", affermano Matthew A.
Killingsworth e Daniel T. Gilbert.
A differenza degli altri animali, gli esseri
umani passano molto tempo a pensare a che cosa
non va attorno a loro, riflettendo sugli eventi
avvenuti in passato e su quelli che potrebbero
avvenire in futuro, o potrebbero non verificarsi
mai. Tanto che quella di lasciar vagare la mente
sembrerebbe la modalità di default del cervello.
Per cercare di tracciare questo comportamento, i
ricercatori hanno sviluppato un'applicazione per
iPhone che contattava a intervalli casuali 2250
volontari chiedendo quanto si sentivano felici
in quel momento, che cosa stavano facendo e se
stavano pensando alla loro attività, a qualcosa
di piacevole, di spiacevole o di emotivamente
neutro.
I soggetti potevano scegliere fra 22 attività di
carattere generale, come camminare, mangiare,
fare acquisti, guardare la televisione ecc. In
media, gli interrogati riferivano che la loro
mente stava vagando il 46,9 per cento delle
volte, senza mai scendere sotto il 30 per cento,
con la sola eccezione di quando come attività
indicavano "fare l'amore".
"Il vagare della mente si verifica durante tutte
le attività. E questo studio mostra che la
nostra vita è pervasa, in misura davvero
notevole, dal 'non-presente' ", dice
Killingsworth.
La ricerca ha inoltre rilevato che le persone
erano più felici quando facevano l'amore,
facevano esercizio fisico o stavano conversando,
mentre erano maggiormente insoddisfatte quando
riposavano, durante il lavoro, e quando usavano
il computer di casa.
"Il vagare della mente è un eccellente
predittore della felicità delle persone. Di
fatto, la frequenza con cui la nostra mente
abbandona il qui e ora tende a essere predittivo
dello stato di felicità più dell'attività in cui
si è impegnati."
Secondo i ricercatori, solo il 4,6 per cento
della felicità di una persona in un certo
istante era attribuibile alla specifica attività
che stava eseguendo, mentre lo stato di
vagabondaggio o meno della mente dava conto del
10,8 per cento.
L'analisi temporale condotta dai ricercatori ha
inoltre loro fatto ipotizzare che il vagare
della mente era in generale la causa e non la
conseguenza dello stato di insoddisfazione.
"Molte tradizioni filosofiche e religiose
insegnano che la felicità può essere trovata
vivendo nell'attimo, e insegnano a resistere al
vagabondare della mente per essere 'qui e ora'.
Queste tradizioni suggeriscono che una mente che
vaga sia una mente infelice.
Ed il nostro
risultato sembra confermarlo", commentano Killingsworth e Gilbert. (gg)
Tratto da: lescienze.espresso.repubblica.it
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L'umore influenzato dai
problemi
intestinali - Ricerca trova un nesso fra
cambiamenti comportamentali e malattie
intestinali - Mag. 2011 - vedi:
2 cervelli
Non è solo
nervosismo quello provocato dai problemi
all'intestino. Una ricerca canadese della
McMaster University è giunta alla
conclusione che esiste un nesso diretto tra la
flora batterica intestinale e il
funzionamento
cerebrale.
I risultati, pubblicati su
Gastroenterology, indicano che diverse
malattie intestinali, come ad esempio la
sindrome del
colon irritabile, sono associabili a sintomi
depressivi e stati d'ansia. Stephen Collins,
l'autore dello studio, commenta: “questo
eccitante risultato fornisce lo stimolo a un
ulteriore studio della componente microbica
nella genesi dei disturbi comportamentali”.
Sono miliardi i batteri coinvolti nel
funzionamento dell'intestino, analizzati da
questa ricerca che ha voluto verificare
l'effetto di
antibiotici sulla
flora batterica, e la compresenza di
cambiamenti comportamentali.
I ricercatori hanno scoperto su modello murino
che murino che l'azione degli
antibiotici determinava un
innalzamento dei
livelli di ansietà. A questa modificazione
era associato anche un aumento del fattore
neurotrofico derivato (BDNF), anch'esso in
relazione con sintomi
depressivi e
ansiosi.
Una volta sospesa la somministrazione degli
antibiotici, il chimismo cerebrale e la flora
batterica si normalizzavano.
In una seconda fase, i ricercatori hanno
provveduto a colonizzare topi dall'intestino
sterile con batteri provenienti da altri ratti
che mostravano schemi comportamentali diversi.
In questo modo hanno scoperto che, a causa di
questa “iniezione” di batteri i topi
modificavano il loro comportamento, diventando
più attivi e aggressivi. Lo stesso avveniva, ma
in maniera speculare, se i topi “donatori” erano
associati a un comportamento passivo.
Secondo il parere di Collins, lo studio getta le
premesse per un'analisi più approfondita delle
proprietà dei
probiotici da utilizzare nel trattamento dei
disturbi del comportamento.
Tratto da italiasalute.it
Commento NdR:
e ci voleva una ricerca per la
medicina
ufficiale con i suoi
medici
impreparati per capire cio' che la
Medicina
Naturale afferma da tempo: l'intestino
e' un
secondo cervello e quindi influisce
su tutti gli stati d'animo !
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Conclusione e sintesi sulla
Mente &
Cervello
- La mente
Infinita
Perché tante persone desiderano ed altre
pensano che la mente continui ad esistere anche
dopo la
morte ?
Invece che un prodotto della culture religiose,
questa convinzione nasce dalla natura stessa
della nostra coscienza, ed e’ una sua proprieta’
intriseca, in quanto essa e’ parte integrante
della Consapevolezza Universale ed Infinita, che
i religiosi chiamano impropriamente
dio..
Il pensiero che di fatto e’ informazione (cio
che sta formandosi), e’ parte integrante del
Vuotoquantomeccanico (la “mente Infinita”) ,
esso fa parte della sua intrinseca “sostanza”,
e da questo “luogo” proviene ed a questo “luogo”
tutto ritorna.
Il
cervello è come un qualunque altro organo
del corpo, nei fatti e’ un “muscolo”. E la mente
è il programma software che e’ insita, e'
inserita nel cervello e proviene dal
Programma di Vita inserito a sua volta negli
atomi che ci compongono e quindi anche nel DNA;
la mente quindi e’ ciò che il cervello fa: la
parola mente e’ più un verbo=azione, che un
nome, ed ha insita nella sua radice etimologica,
la stessa radice della parola “mentire”.Quindi
occorre capire che la mente puo’ anche mentire
all'Essere
Allora perché ci domandiamo dove va la mente
quando il corpo muore ?
Non dovrebbe essere evidente che alla morte del
corpo, anche la mente è muore ? Ma lo ricordo
ancora, la mente e’ nei fatti il programma per
l’elaborazione dei dati per il buon
funzionamento della parte hardware, il corpo,
che e’ il sensore dell’Essere manifestato in
questo
spazio-tempo, per portare e ricevere, cioe’
per scambiare informazioni, elaborarle e
rinviarle al
Vuotoquantomeccanico =
Infinito
e serve all’Essere che appare in questa
dimensione, per relazionarsi ad essa fin tanto
che non trapassa in un’altro
spazio-tempo, cioe’ muore, diviene
invisibile in questa dimensione in quanto cambia
proprio di dimensione.
Eppure, gente di ogni cultura crede in qualche
tipo di vita nell'aldilà o, per lo meno, non è
sicura di cosa accada alla mente al momento
della morte.
Le mie ricerche mi hanno portato a ritenere che
questa credenza e/o certezza, invece che
derivare dalla religione o servire a proteggerci
dal terrore dell'inesistenza, sia un
sottoprodotto intrinseco dell'autoconsapevolezza
e provenga direttamente dal
Vuotoquantomeccanico attraverso il
buco
nero insito in ogni
atomo
e quindi questa consapevolezza e’ insita in
Ogni cosa creata.. esistente nell’UniVerso.
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