CORPO di
DOLORE - Definizione - esso e'
rappresentato nella iconografia religiosa
cristiana con il "Cristo
sofferente".
La
medicina
naturale insegna da sempre che: "cio'
che non si esprime
si imprime sul corpo".
vedi: Conscio ed
Incoscio +
Cimatica applicata nella Riabilitazione
+
PsicoNeuroEndocrinoImmunologia
Le ferite dell'anima che nella psicoanalisi sono
chiamate vissuti arcaici, si ripresentano alla
coscienza qualora delle cause secondarie le
riportino a galla. Nello
Yoga sono chiamate
Vasanas.
E' il corpo di dolore di cui parla anche Tolle.
Se per esempio litighiamo con una persona cara
e' possibile che una
Vasanas stia venendo a galla.
Questo e' un momento cruciale per sviluppare la
pratica, per purificarci per sempre da quella
impronta di sofferenza.
E' solo guarendo (accettando e perdonando) in
profondita' il cuore umano o anima, che noi
accediamo ad una dimensione spirituale piu'
profonda, autentica.
Ci sono molte trappole sul sentiero spirituale.
Una via senza
cuore non e' una via autentica.
Quando siamo in preda di quel dolore possiamo
dissolverlo in un oceano di pace, un oceano di
Amore.
E' sufficiente fermarsi e osservare le emozioni che stanno causando
la nostra sofferenza.
E' la compassione e l'accettazione totale
dell'esperienza che ci fa guarire ed essa
scaturisce dal profondo del nostro cuore.
E' Amore per quell'essere che noi siamo e per
tutti gli esseri, e' visione dei meccanismi
della mente, che mente, del pensiero
autoreferenziale, della sofferenza che si viene
a creare nel conflitto.
"Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e
della terra, perché hai tenuto nascoste queste
cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai
rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è
piaciuto a te. Venite a me, voi tutti, che siete
affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da
me, che sono mite e umile di cuore, e troverete
ristoro per le vostre anime. Il mio giogo
infatti è dolce e il mio carico leggero".
vedi nella Bibbia, Matteo 11,25-30.
Il "cristo
sofferente" e' il
simbolo grafico che vuole indicare il
Corpo di Dolore che e' presente in TUTTI
gli esseri viventi, e rappresenta la "Fatica"
di ognuno di noi che viene espressa nel vivere
ogni giorno nel vissuto; molte volte questo
corpo di DOLORE se lo si alimenta, con i
nostri errori comportamentali e quindi esso ci
tiranneggia, ci controlla; perche' si nutre di
sofferenza sia vissuta, sia quella degli
altri...!
NON BISOGNA
alimentarlo altrimenti ci rende sempre
piu'
schiavi !
Vi e' il corpo di dolore personale ed
anche quello collettivo. Trasmutare la
sofferenza fisica, psichica ed emozionale e'
l'UNICA strada per vivere con gioia la
Vita....che vi auguriamo sia anche per voi
Eterna...!
Esso e' una parte
della
mente
chiusa su se stessa (engrams)
"Non
nutrire il tuo "Corpo di
Dolore"
Qualunque cosa decidi, guarda solo una cosa:
questa decisione ti elettrizza, senti salire una
nuova energia, il tuo cuore inizia a cantare e a
ballare, ti senti ispirato e un grande Si o WOW
ti nascono dentro ? Se è così, vacci dentro con
tutta la tua energia, con tutta la tua totalità.
Allora starai nutrendo il tuo "corpo di
beatitudine".
Se non ti senti così, allora è solo una
decisione della mente, è solo un'idea,
ragionevole, logica, è il programma distruttivo
della mente che decide in base a ciò che dà
nutrimento al "corpo di dolore".
Quindi osserva sempre quello che accade in te,
segui il cuore ed immediatamente sentirai
un'energia di felicità.
La mente è ripetitiva, attaccata al vecchio. Il
cuore è un'avventura, ama il nuovo, l'ignoto.
Quindi, ogni volta che devi prendere una
decisione, guardati dentro, che cosa sta
succedendo in te e decidi sempre per la gioia,
il gioco, l'avventura, l'estasi e la tua vita si
trasformerà in un continuo WOW , una canzone di
gratitudine, una sorgente di gioia estatica, una
beatitudine silenziosa, una danza oltre le
stelle".
Tratto da: buddhahill.splinder.com
Video
IMPORTANTE, sullo
"SFIDANTE", il parassita, satana l'avversario, il
diavolo, il guardiano della soglia...ecc. cosa
e', dov'e' e chi e' ?
Come riconoscere, confrontare ed utilizzare
il Corpo di Dolore -
vedi:
Cervello
Le
Pratiche spirituali che coinvolgono il corpo
fisico, come il
tai chi, il
qigong e lo
yoga ed altre tecniche simili, hanno oggi,
per fortuna, uno sviluppo notevole nel mondo
occidentale.
Queste pratiche e/o tecniche tendono a creare
una unita’ fra corpo e
pensiero=Spirito
e IO SONO e sono
importanti nell'indebolire e nel rendersi
consapevoli dell’esistenza del Corpo di Dolore.
Esse giocano un ruolo primario nel risveglio
globale, cioe’ nell’arrivare all’unione
interiore fra IO/Ego ed
il presente, il qui ora, riconoscendo la
mente come “muscolo” dell’IO
SONO, cioe’ della sua reale funzione di aiuto
all’IO SONO nel distinguersi dagli altri IO SONO
e nel permettere all’IO SONO il suo
manifestarsi, l’apparire e l’assumere
informazioni dallo spazio/tempo nel quale l’IO
SONO ha decido si “entrare” per esperimentare,
comunicare, accumulare informazioni per
elaborarle, goderle ed infine ridarle all’Infinito
del quale l’IO SONO e’ un “punto” di
osservazione.
vedi:
Vuotoquantomeccanico +
Sintesi
+
Conclusioni +
Il
senso della Vita +
Progetto Vita +
Chi siamo
+
Filosofia +
Religioni
- vedi anche:
Modelli mentali
Cio’ che trovate qui di seguito sono brani
tratti da un libro di Eckhart Tolle dal
titolo: “Un Nuovo Mondo – Riconosci il vero
Senso della tua Vita” – edizione italiana
tradotta da Stella e Marina Borruso per le
edizioni Mondadori – tratto dall’originale in
inglese: “A New Earth – Awakening to Your
Life’s Purpose”, libro che vi consigliamo di
leggere con attenzione, sul quale pero’ vi
consigliamo di fare attenzione alla parola
Ego, che e’
stata dall’autore originale, non ben definita
e quindi gli sono state attribuite delle
“qualita’ o demeriti” NON propri.
vedi: Definizione
dell’ IO/Ego
Quando in quel libro o nei brani qui
sottostanti, incontrate la parola “Ego”,
leggetela come “parte della mente chiusa su se stessa”.
vedi:
Definizione di “mente”
Il Corpo di Dolore nelle nazioni, tribu’,
gruppi sociali, famiglie - Esempio:
”Il corpo di dolore collettivo razziale è molto
presente negli ebrei, che hanno sofferto di
persecuzione per secoli. È altrettanto forte, e
non c'è da stupirsi, nei nativi americani, che
sono stati decimati e hanno visto la loro
cultura distrutta dai coloni europei. Anche nei
neri americani il corpo di dolore è forte. I
loro antenati, sradicati violentemente, percossi
e sottomessi, sono stati venduti come schiavi.
La prosperità economica americana ha alla base,
in origine, il lavoro di quattro/cinque milioni
di schiavi neri. Infatti, la sofferenza inflitta
ai nativi e ai neri americani non è rimasta
confinata a queste due razze, ma è diventata
parte del corpo di dolore collettivo americano.
Succede sempre così, che la vittima e il
carnefice soffrono entrambi le conseguenze di
ogni atto di violenza, di oppressione o di
brutalità. Perché quello che fate agli altri lo
fate a voi stessi.
In realtà non ha
importanza la quantità del corpo di dolore che
appartiene alla nazione o alla razza e quella
che è personale.
In ogni caso, potete andare oltre, solo
prendendovi la responsabilità per il vostro
stato interiore, adesso.
Anche se il biasimo sembra più che giustificato,
fino a che biasimate gli altri state continuando
a nutrire il corpo di dolore con i vostri
pensieri e così rimanete intrappolati nel vostro
ego (NdR: parte della mente chiusa su se stessa)
L'inconsapevolezza umana (NdR: l’Ignoranza e’ la
peggiore
malattia dell’uomo e dell’Umanita’
stessa) è la sola responsabile del male sul
pianeta. Questa comprensione è il vero perdono.
Con il perdono, la vostra identità di vittima si
dissolve e il vostro vero potere viene alla
luce, il potere della Presenza. Invece di
biasimare il buio, portateci la luce.
L'inizio della liberazione dal corpo di dolore
sta prima di tutto nel rendersi conto del fatto
che avete un corpo di dolore. Poi, ancora più
importante, consiste nell'abilità di mantenersi
così presenti e così vigili da notare la
piena di emozioni negative che il corpo di
dolore porta con sé quando si attiva. Quando
riuscite a riconoscere questo, il corpo di
dolore non può fingere più a lungo di essere
voi, né può vivere attingendo forza e nutrimento
da voi.
È la vostra Presenza
consapevole che interrompe l'identificazione con
il corpo di dolore. Quando si pone termine a
questa identificazione, il corpo di dolore non
può più a lungo controllare il vostro pensiero e
quindi rafforzarsi traendo nutrimento da lì.
Nella maggior parte dei casi il corpo di dolore
non si dissolve immediatamente ma, nel momento
in cui recidete il collegamento tra questo e il
vostro pensiero, inizia a perdere energia. Il
pensiero cessa di essere offuscato dalle
emozioni e le percezioni del presente non
vengono più distorte dal passato. Allora
l'energia che era fino a quel momento nel corpo
di dolore, cambia di frequenza e viene
trasmutata in Presenza. In questo modo, il corpo
di dolore diventa carburante per la coscienza.
Ecco perché molti degli uomini e delle donne più
saggi e illuminati di questo pianeta hanno avuto
in passato un corpo di dolore molto pesante.
Al di là di quello
che potete dire o fare o mostrare al mondo come
vostra immagine, non potete tenere nascosto il
vostro stato mentale-emozionale.
Ogni essere umano emana uno
specifico campo energetico corrispondente al
proprio stato interiore e la maggior parte delle
persone può percepirlo, magari solo a un
livello subliminale.
In altre parole: nonostante costoro non si
rendano conto di quello che stanno percependo,
questa percezione influenza grandemente i
loro sentimenti e le loro reazioni verso la
persona con cui vengono in contatto.
Molta gente ha una chiara consapevolezza di ciò
quando fa la conoscenza di qualcuno, ancora
prima di qualunque scambio verbale. Poco dopo,
tuttavia, le parole prendono il sopravvento
nella relazione e così fanno i ruoli che la
maggior parte delle persone interpreta. Allora
l'attenzione si sposta a livello della mente e
questo determina una gran diminuzione
dell'abilità di percepire il campo energetico
dell'altro. Nondimeno, a un livello
inconsapevole questo campo energetico continua a
essere percepito.
Nel momento in cui
vi rendete conto che inconsciamente i corpi di
dolore cercano altro dolore, ovvero che vogliono
che accada qualcosa di male, potete anche capire
come molti incidenti stradali siano provocati da
guidatori il cui corpo di dolore in quel momento
era attivo.
Quando due guidatori con un corpo di dolore
attivo giungono contemporaneamente a un
incrocio, la probabilità di un incidente è molto
più alta che in circostanze normali. In modo
inconsapevole, entrambi vogliono che accada. Il
ruolo dei corpi di dolore negli incidenti d'auto
è particolarmente evidente nel caso di gente
che, durante la guida, assume atteggiamenti
violenti all'indirizzo di qualcuno che, per
esempio, è accusato di andare troppo piano.
Molti atti di
violenza sono commessi da persone "normali"
diventate temporaneamente folli.
Nei procedimenti giudiziari in tutto il mondo si
possono sentire gli avvocati difensori dire:
"Questo comportamento è del tutto estraneo alla
personalità del mio cliente" e la persona
accusata: "Non capisco cosa mi sia successo".
Per quello che ne so io, finora, nessun
difensore ha mai detto al giudice (anche se ciò
potrebbe succedere in un tempo non lontano):
"Siamo di fronte a un caso di responsabilità
limitata. Il corpo di dolore del mio cliente era
attivo e lui non era cosciente di quello che
stava facendo. Di fatto, non è stato lui a
farlo, ma il suo corpo di dolore".
Questo significa
forse che le persone non possono essere ritenute
responsabili di ciò che fanno quando sono
possedute
dal corpo di dolore ? La mia risposta è: e in
che modo possono esserlo ? Come potete essere
responsabili quando siete inconsapevoli, quando
non vi rendete conto di quello che state facendo
? Nonostante ciò, all'interno di un disegno più
ampio gli esseri umani sono destinati a
diventare esseri coscienti e quelli che non
vorranno ciò dovranno sopportare le conseguenze
della loro inconsapevolezza. Queste persone
sono infatti non allineate con la spinta
evolutiva
universale.
Ma anche questo è
vero fino a un certo punto. Se vediamo le cose
da una prospettiva più alta, non è realmente
possibile essere non allineati rispetto
all'evoluzione dell'UniVerso,
e anche l'inconsapevolezza umana e la sofferenza
che ne consegue fanno parte di questa
evoluzione. Quando non siete più in grado di
sostenere l'interminabile ciclo di sofferenze,
inizia il vostro risveglio.
Nella prospettiva di
questo disegno più ampio, anche il corpo di
dolore occupa un posto necessario.
NdR: il corpo di Dolore creato, mantenuto
“vivo”, gestito ed alimentato dalle informazioni
fornite e percepite dalla mente e’ una
“funzione” della mente stessa ed e' quindi parte
della mente..
La Presenza
(NdR: Essa e’ il risultato dell’unione fra
IO
SONO, mente e corpo nel ”qui ora”, lasciando
alle spalle il passato e non pensando al futuro,
che come un nuovo presente per continuare ad
assaporare quindi la Presenza).
Una volta venne da
me una donna fra i trenta e i quarant'anni. Fin
dal primo momento, mentre mi salutava, potei
percepire il dolore dietro il suo sorriso
educato e superficiale. Iniziò raccontandomi la
sua storia e nel giro di un secondo il suo
sorriso si trasformò in una smorfia di dolore.
Allora, incominciò a singhiozzare senza
controllo. Mi disse che si sentiva sola e
insoddisfatta. In lei c'erano una gran rabbia e
tristezza. Da bambina era stata vittima di abusi
da parte di un padre fisicamente violento.
Mi resi conto rapidamente che il suo dolore non
era causato dalla sua attuale situazione di
vita, ma piuttosto da un corpo di dolore
estremamente pesante. Questo corpo di dolore era
diventato il filtro attraverso il quale lei
vedeva la sua situazione di vita. Non era ancora
in grado di cogliere il legame tra il dolore
emozionale e i propri pensieri, dal momento che
era completamente identificata con entrambi. Non
era ancora in grado di vedere che stava nutrendo
il corpo di dolore con i propri pensieri. In
altre parole stava vivendo con il peso di un sé
molto infelice, anche se in qualche modo doveva
avere intuito che questo dolore nasceva al suo
interno, che lei era un fardello per se stessa.
Era pronta per risvegliarsi e per questo era
venuta.
Guidai la sua
attenzione verso ciò che stava sentendo
all'interno del suo corpo e le chiesi di sentire
direttamente questa emozione, invece che
attraverso il filtro dei suoi pensieri infelici,
della sua storia infelice. Mi disse che era
venuta da me perché le mostrassi come uscire
dalla propria infelicità e non come entrarvi.
Solo a malincuore accettò di fare come le
chiedevo.
Le lacrime le scorrevano sul volto, mentre tutto
il corpo era scosso da brividi. "In questo
momento, questo è quello che senti" dissi. "Non
puoi fare niente rispetto al fatto che questo è
ciò che senti in questo momento. Quindi, invece
di volere che questo momento sia diverso da
quello che è, cosa che accrescerebbe il dolore
già presente, sarebbe possibile per te accettare
completamente che questo è ciò che senti in
questo momento? "
Per un momento si quietò, ma improvvisamente
divenne impaziente, come se stesse per alzarsi,
e disse rabbiosamente:
"No, non lo voglio
accettare".
"Chi dice questo ?" le chiesi. "Tu o
l'infelicità che ti porti dentro ? Riesci a
vedere come l'infelicità che ti deriva
dall'essere infelice crei in te un nuovo strato
di infelicità ?" Si quietò di nuovo. "Non ti sto
chiedendo di fare niente. Quello che ti chiedo è
di scoprire se per te è possibile permettere che
quei sentimenti ci siano. In altre parole, ti
farò una domanda che potrà sembrarti strana e
cioè: cosa ne sarebbe della tua infelicità se
non ti importasse di averla ? Non vuoi scoprirlo
?"
Mi guardò perplessa per un istante e rimase
seduta in silenzio più o meno per un minuto,
dopo di ché improvvisamente avvertii un
significativo cambiamento nel suo campo
energetico. Disse: "E strano. Sono sempre
infelice, ma ora intorno a questa infelicità c'è
dello spazio. Sembra che la cosa sia meno
importante".
Fu la prima volta che udii qualcuno esprimersi
in questo modo: c'è più spazio intorno alla mia
infelicità. Ovviamente, quello spazio si crea
quando c'è un'accettazione interiore di quello
che si sta sperimentando nel momento presente.
Non dissi molto di
più, in modo da permetterle di stare
nell'esperienza. Più tardi arrivò a capire che
nel momento in cui aveva smesso di identificarsi
con quel sentimento, con quella vecchia emozione
di dolore che viveva in lei, ponendo invece la
propria attenzione direttamente su tale
sentimento senza resistergli, il sentimento
stesso aveva perso il potere di controllare il
suo pensiero e così di mescolarsi con una storia
costruita dalla sua mente, chiamata "Il me
infelice".
Nella sua vita era entrata un'altra dimensione,
una dimensione che trascendeva il suo passato
personale, la dimensione della Presenza. Poiché
non si può essere infelici senza una storia
infelice, questa fu la fine della sua
infelicità. E fu anche l'inizio della fine del
suo corpo di dolore. L'emozione in se stessa non
è infelicità. Infelicità è solo l'emozione
insieme a una storia infelice.
Dopo la conclusione
della sessione, per me fu molto bello rendermi
conto che ero stato testimone dell'emergere
della Presenza in un altro essere umano. La vera
ragione per la quale esistiamo in questa forma
umana è di portare questa dimensione di
coscienza nel mondo. Ero stato anche testimone
di una diminuzione del corpo di dolore, non
attraverso una lotta, ma portandovi la
luce della coscienza.
Qualche minuto dopo la partenza della mia
visitatrice, arrivò un'amica per lasciare
qualcosa. Appena all'interno della stanza,
disse: "Cos'è successo qui ? L'energia sembra
grave e densa. Mi fa quasi sentire male. Devi
aprire le finestre e bruciare dell'incenso". Le
spiegai che avevo appena assistito a una
straordinaria liberazione di energia in qualcuno
che aveva un corpo di dolore molto denso e che
quello che sentiva doveva essere appunto
l'energia liberata nel corso della sessione. A
ogni modo, la mia amica non volle starmi ad
ascoltare e se ne andò appena possibile.
Aprii le finestre e uscii a pranzare in un
piccolo ristorante indiano nelle vicinanze, dove
successe qualcosa che fu una chiara, ulteriore
conferma di quanto già sapevo: che a un qualche
livello, tutti i corpi di dolore, che sembrano
individuali, sono in realtà connessi tra loro.
Tuttavia, questa conferma assunse una forma
piuttosto scioccante.
Il ritorno del corpo
di dolore
Mi
sedetti e ordinai da mangiare. C'erano pochi
altri ospiti. A un tavolo molto vicino c'era un
signore di mezza età in una sedia a rotelle, che
aveva appena finito il suo pranzo. Mi lanciò uno
sguardo breve ma intenso. Passarono alcuni
minuti. All'improvviso l'uomo divenne inquieto,
agitato e il suo corpo iniziò a contrarsi.
Il cameriere venne a ritirare il suo piatto.
L'uomo iniziò a discutere con lui. "Il cibo non
era buono, era terribile." "Perché l'ha mangiato
allora ?" chiese il cameriere. Questo lo fece
letteralmente esplodere. Iniziò a gridare,
divenne ingiurioso.
Dalla sua bocca uscivano
parole spregevoli, la stanza si riempì di un
intenso e violento odio. Si poteva percepire quell'energia entrare nelle cellule del corpo e
cercare qualcosa a cui aggrapparsi. Ora l'uomo
stava gridando anche all'indirizzo degli altri
clienti, ma per qualche strana ragione ignorò
completamente me che sedevo in uno stato di
intensa Presenza.
Ebbi il sospetto che il corpo
di dolore umano universale fosse ritornato per
dirmi: "Pensavi di avermi sconfitto. Guarda,
sono ancora qui". Presi anche in considerazione
la possibilità che il campo energetico
rilasciato nel corso della nostra sessione, mi
avesse seguito al ristorante e si fosse
attaccato alla sola persona nella quale aveva
trovato una frequenza di vibrazione compatibile,
e cioè un corpo di dolore pesante.
Il responsabile del
ristorante aprì la porta ripetendo: "Se ne vada,
se ne vada". L'uomo si precipitò fuori sulla sua
sedia a rotelle, lasciando tutti sbalorditi. Ma
un minuto dopo era di ritorno. Il suo corpo di
dolore non aveva ancora finito, aveva bisogno di
altro. Aprì la porta spingendola con la sedia a
rotelle e gridando oscenità. Una cameriera tentò
di fermarlo prima che entrasse, ma l'uomo azionò
il comando di massima velocità in avanti e la
costrinse con le spalle al muro. Altri clienti
balzarono su e tentarono di mandarlo via: grida,
urla, un pandemonio. Un po' più tardi arrivò un
poliziotto; l'uomo si calmò, gli fu chiesto di
andarsene e di non tornare. Per fortuna la
cameriera non era ferita, a parte dei lividi
alle gambe. Quando fu tutto finito, il
responsabile venne al mio tavolo e mi chiese, un
po' scherzosamente ma forse avvertendo
intuitivamente che c'era qualche connessione:
"Lei ha qualcosa a che fare con questo ?".
Il corpo di dolore nei bambini
Il corpo di dolore nei bambini talvolta si
manifesta con il broncio o con la chiusura in
loro stessi.
I bambini diventano scontrosi, rifiutano di
interagire, magari vanno a sedersi in un angolo
abbracciando una bambola o succhiandosi il
pollice. Può anche manifestarsi con attacchi dì
pianto o crisi di rabbia. Il bambino strilla, si
butta a terra o diventa distruttivo. Desideri
frustrati possono facilmente scatenare il corpo
di dolore, e in un ego (NdR: parte della mente chiusa su se
stessa) in sviluppo la forza del desiderio può
essere intensa. I genitori osservano
disorientati, increduli e senza capire, il loro
piccolo angelo trasformarsi in pochi secondi in
un piccolo mostro. Si chiedono da dove venga
tutta quell'infelicità.
Più o meno è la parte
che il bambino condivide del corpo di dolore
collettivo dell'umanità che risale fino
all'origine dell'ego (NdR: parte della mente chiusa su se
stessa) umano.
Ma il bambino può
anche avere già preso su di sé la sofferenza dal
corpo di dolore dei propri genitori, e in tal
modo i genitori possono vedere nel loro piccolo
un riflesso di ciò che è anche in loro stessi. I
bambini molto sensibili sono colpiti in modo
particolare dai corpi di dolore dei propri
genitori. Il dover essere testimoni della follia
dei propri genitori produce un dolore
emozionale quasi insopportabile, e così questi
figli sensibili diventano spesso adulti con
corpi di dolore pesanti.
I bambini non si fanno
imbrogliare dai genitori che tentano di
nascondere il proprio corpo di dolore cercando
di non litigare di fronte a loro. Mentre
conversano educatamente tra loro, la casa è
piena di energia negativa.
I corpi di dolore
repressi sono estremamente tossici, anche più di
quelli che agiscono apertamente, e questa
tossicità psichica è assorbita dai piccoli e
contribuisce allo sviluppo del loro corpo di
dolore.
Alcuni bambini
acquisiscono una conoscenza subliminale dell'ego
(NdR: parte della mente chiusa su se stessa) e del corpo di
dolore semplicemente vivendo con genitori
inconsapevoli. Una donna i cui genitori avevano
entrambi un ego (NdR: parte della mente chiusa su se
stessa) forte e un corpo di dolore pesante mi
disse che spesso quando i genitori urlavano e
strillavano l'uno contro l'altra, lei li
guardava e, nonostante li amasse, diceva a se
stessa: "Questa gente è matta. Come sono finita
qui ?".
C'era già in lei una consapevolezza della
follia del vivere in quel modo. Quella
consapevolezza l'aiutò a limitare la quantità
di dolore assorbita.
I genitori si
chiedono spesso come comportarsi con il corpo
di dolore del proprio bambino. La questione
fondamentale naturalmente è: si stanno facendo
carico del proprio corpo di dolore ? Lo stanno
riconoscendo in loro stessi ?
Sono in grado di
mantenere una presenza sufficiente quando il
corpo di dolore diventa attivo, in modo da
essere consapevoli della emozione a livello del
sentire, prima che questa abbia avuto la
possibilità di trasformarsi in pensiero e di
conseguenza di trasformarli in una "persona
infelice" ?
Mentre il bambino
sta avendo un attacco del corpo di dolore, non
potete fare granché tranne che essere presenti
in modo da non venire trascinati in una reazione
emotiva, che non farebbe che alimentare il corpo
di dolore del bambino. I corpi di dolore possono
essere estremamente drammatici. Non entrate in
quel dramma e non prendetelo troppo sul serio.
Se il corpo di dolore è scatenato da un
desiderio frustrato, non cedete ora a quel
desiderio. Perché se lo fate il bambino ne
trarrebbe questa lezione: "Più divento infelice,
più alta è la probabilità di ottenere quello che
voglio". Questa sarebbe una ricetta per una
disfunzione futura. Il corpo di dolore verrà
frustrato dalla vostra non-reazione e potrà
anche accentuarsi, prima di calmarsi. Per
fortuna, nei bambini questi episodi hanno di
solito una durata più breve che negli adulti.
Potete parlare col
bambino di ciò che gli è accaduto, dopo che
tutto è finito o forse il giorno successivo. Ma
non parlategli del corpo di dolore. Fategli
invece delle domande.
Per esempio: "Cosa ti è successo ieri quando
continuavi a urlare ? Ricordi ? Cosa sentivi ?
Era una sensazione buona ?
Si potrebbe dare un
nome a quello che ti è successo ? No ? Se
avesse un nome, come potremmo chiamarlo ?
Se
potessi vederlo, a cosa assomiglierebbe ?
Potresti fare un disegno di quello a cui
assomigliava ? Cosa gli è successo quando se n'è
andato via ? È andato a dormire? Pensi che possa
ritornare ?".
Queste sono solo
alcune domande che vi suggerisco. Sono
orientate a risvegliare nel bambino la capacità
di osservare, cioè la Presenza. Tali domande lo
aiuteranno a disidentificarsi dal corpo di
dolore. Potete anche decidere di parlare al
bambino del vostro corpo di dolore usando la sua
terminologia. La prossima volta che il bambino
viene posseduto dal corpo di dolore, potete
dire:
"È tornato, vero ?".
Quando parlate di questo,
servitevi di qualsiasi parola abbia usato il
bambino. Dirigete la sua attenzione sulla
qualità delle sensazioni. Siate animati da
interesse e curiosità piuttosto che esprimere
critica o condanna.
È poco probabile che questo impedisca al corpo
di dolore di ripresentarsi; può sembrare che il
bambino non ascolti, invece nel fondo della sua
coscienza rimarrà un qualche tipo di
consapevolezza anche quando il corpo di dolore è
attivo.
Dopo alcune volte, la consapevolezza
diventerà più forte e il corpo di dolore più
debole. Il bambino sta crescendo in Presenza.
Un giorno potreste scoprire che vostro figlio è
in grado di segnalarvi che il vostro corpo di
dolore ha preso il controllo su di voi.
L'infelicità
Non tutta
l'infelicità deriva dal corpo di dolore. Una
parte è infelicità nuova, che viene creata
tutte le volte che non siete allineati con il
momento presente, quando in un modo o nell'altro
state negando l'Adesso. Quando riconoscete che
il momento presente è sempre così com'è ed è
perciò inevitabile, potete dirgli interiormente
un "sì" senza riserve e in tal modo non solo
eviterete di creare ulteriore infelicità, ma
avendo lasciato andare la resistenza interna,
scoprirete anche tutto il potere che la Vita
stessa vi dà.
L'infelicità
connessa al corpo di dolore è sempre
chiaramente sproporzionata rispetto alla sua
causa apparente. In altre parole, si tratta di
una reazione esagerata. E questo che consente di
riconoscerla, anche se normalmente non da chi ne
sta soffrendo, cioè dalla persona posseduta. Chi
è portatore di un corpo di dolore pesante trova
facilmente delle ragioni per essere sconvolto,
arrabbiato, colpito, triste o spaventato. Cose
relativamente insignificanti, a cui altri
reagirebbero con una scrollata di spalle e un
sorriso o che neppure noterebbero, diventano il
motivo apparente di un'intensa infelicità.
Queste cose non sono ovviamente la vera causa,
ma agiscono piuttosto come un evento
scatenante, dando nuova vita all'emozione
accumulata in passato. Allora l'emozione si
sposta nella testa, amplificando e dando energia
alle strutture della mente egoica (NdR:
attributo della parte della mente chiusa in su
se stessa).
Il corpo di dolore e
l'ego (NdR: parte della mente chiusa su se stessa) sono
parenti stretti: hanno bisogno l'uno
dell'altro.
Si interpreta e si reagisce
all'evento o alla situazione scatenante
attraverso lo schermo di un ego (NdR: parte
della mente
chiusa su se stessa) fortemente emozionale.
Come dire che il loro significato intrinseco
viene completamente distorto.
Guardate al
presente attraverso gli occhi del passato
emozionale dentro di voi. In altre parole: voi
vedete e sperimentate non qualcosa che è
nell'evento o nella situazione, ma qualcosa che
è dentro di voi o che, in alcuni casi, può far
parte dell'evento o della situazione, ma che voi
amplificate attraverso la vostra reazione.
Questa reazione, questa amplificazione è ciò che
il corpo di dolore vuole, di cui ha bisogno e di
cui si alimenta.
Per una persona posseduta da un
pesante corpo di dolore, è spesso impossibile
tirarsi fuori dalla propria interpretazione
distorta, dalla propria pesante "storia"
emozionale. Più è negativa l'emozione contenuta,
più essa diventa pesante e inestricabile.
In
questo modo, la storia non viene riconosciuta
come tale ma viene vissuta come realtà. Quando
siete completamente intrappolati nel movimento
del pensiero e nell'emozione che lo accompagna,
tirarsene fuori è impossibile perché non sapete
che esiste un fuori. Siete prigionieri nel
vostro film o sogno, nel vostro proprio inferno.
Per voi tutto questo è realtà e nessun'altra
realtà è possibile. E per quanto vi riguarda, la
vostra reazione è l'unica possibile.
Rompere
l'identificazione con il corpo di dolore
Una
persona con un corpo di dolore forte e attivo ha
una particolare emanazione energetica che le
altre persone percepiscono come estremamente
spiacevole. Quando si incontrano queste
persone, alcuni vorranno immediatamente
allontanarsi o limitare al minimo l'interazione
con lui o con lei, perché si sentono respingere
dal loro campo energetico; altri sentiranno
un'ondata di aggressività, diventeranno sgarbati
e attaccheranno lui o lei verbalmente o, in
certi casi, anche fisicamente.
Questo significa
che dentro queste persone c'è qualcosa che entra
in risonanza con il corpo di dolore degli altri.
Ciò a cui queste persone reagiscono in modo così
forte è anche al loro interno: è il loro proprio
corpo di dolore.
Non sorprende che le
persone con un corpo di dolore pesante e
frequentemente attivo si trovino spesso in
situazioni conflittuali. Naturalmente, qualche
volta sono loro stessi a provocarle attivamente,
ma altre volte invece non fanno proprio nulla.
La negatività che emanano è sufficiente ad
attrarre ostilità e a generare conflitti. È
necessario un elevato livello di Presenza per
evitare di reagire incontrando qualcuno con un
corpo di dolore così attivo. Se siete in grado
di essere presenti, può talvolta succedere che
la vostra Presenza renda possibile all'altra
persona di disidentificarsi dal proprio corpo di
dolore e di fare così l'esperienza del miracolo
di un repentino risveglio. Anche se il risveglio
è di breve durata, il processo di risveglio avrà
avuto inizio.
Uno dei primi
risvegli di questo tipo a cui ho assistito
avvenne molti anni fa. Il mio campanello di
casa suonò verso le undici di notte e dal
citofono giunse la voce carica di ansia della
mia vicina Ethel. "Devo parlarti. È importante,
ti prego fammi entrare."
Ethel era una donna di mezza età, intelligente e
molto colta. Aveva anche un egocentrismo (NdR: mente
chiusa su se stessa) molto forte e un pesante
corpo di dolore. Da adolescente era scappata
dalla Germania nazista e molti membri della sua
famiglia erano morti nei campi di
concentramento.
Ethel sedette sul divano agitata e con le mani
tremanti. Tirò fuori lettere e documenti da una
cartella che aveva portato con sé e li
sparpagliò tutto intorno, sul divano e sul
pavimento. Immediatamente ebbi una strana
sensazione, come se un interruttore si fosse
accesso portando l'interno di tutto il mio corpo
al livello di massima potenza. Non c'era
nient'altro da fare se non rimanere aperto,
vigile, intensamente presente, presente con
tutte le cellule del corpo.
La guardai senza
pensieri né giudizi e ascoltai quietamente senza
nessun commento mentale. Dalla sua bocca uscì un
fiume di parole: "Oggi mi hanno spedito un'altra
lettera che mi ha proprio disturbato. Si stanno
vendicando di me. Devi aiutarmi. Noi due
dobbiamo affrontarli insieme. I loro loschi
avvocati non si fermeranno di fronte a niente.
Perderò la casa: stanno minacciando di
togliermela".
Venne fuori che aveva rifiutato di pagare delle
spese all'amministrazione della sua casa,
sostenendo che alcune riparazioni non erano
state effettuate correttamente; in risposta,
quelli avevano minacciato di farle causa.
Parlò più o meno per
dieci minuti. Io stavo seduto, guardavo e
ascoltavo. All'improvviso smise di parlare e
guardò le carte tutt'intorno come se si fosse
appena svegliata da un sogno. Divenne calma e
gentile. Tutto il suo campo energetico cambiò
completamente. Quindi mi guardò e disse:
"Questa cosa non ha alcuna importanza, non è
vero?". "No, nessuna" risposi.
Rimase
tranquillamente seduta ancora per un paio di
minuti, quindi raccolse le sue carte e se ne
andò. La mattina seguente mi fermò per strada,
guardandomi con aria un po' sospettosa. "Che
cosa mi hai fatto ? Stanotte ho dormito bene per
la prima volta dopo anni: ho dormito proprio
come un bambino."
Credeva che io le
"avessi fatto qualcosa", mentre io non avevo
fatto niente. Invece che chiedere che cosa io le
avevo fatto, forse avrebbe dovuto chiedere che
cosa io non avevo fatto. Io non avevo reagito,
non avevo confermato la realtà della sua storia,
non avevo nutrito la sua mente con altri
pensieri e il suo corpo di dolore con altra
emozione. Le avevo dato il permesso di
sperimentare tutto quello che stava
sperimentando in quel momento, e il potere di
permettere sta nel non interferire, non fare.
Essere presente è infinitamente più potente di
tutto quello che uno possa dire o fare, anche se
qualche volta dall'essere presente possono
scaturire parole o azioni.
Ciò che le era
successo non era ancora un cambiamento
permanente, ma solo un barlume di ciò che è
possibile, un barlume di ciò che era già dentro
di lei.
Nello
Zen, un tale barlume è chiamato satori. Il settori è un momento di Presenza, un
breve uscir fuori dalla voce nella testa, dai
processi di pensiero e dal loro riflesso nel
corpo sotto forma di emozioni. È il sorgere di
una spaziosità interiore dove prima c'era un
rumore confuso di pensieri e il tumulto delle
emozioni.
La mente pensante non puo' capire la Presenza e
quindi spesso la interpreta in modo
scorretto. Dirà che non state prestando
attenzione, che siete distanti, senza
compassione, che non vi relazionate. La verità
è che voi siete in relazione, ma a un livello
più profondo di quello del pensiero e delle
emozioni. In realtà a quel livello c'è un vero
incontro, una vera unione che va molto oltre
l'essere in relazione. Nella quiete della
Presenza, potete avvertire che in voi e
nell'altro l'essenza senza forma è Una.
Conoscere "l'essere Uno" di voi stessi con
l'altro è vero amore, vera attenzione, vera
compassione.
I fattori di
attivazione
Alcuni corpi di dolore reagiscono solamente
a un tipo particolare di fattori di attivazione
o di situazioni, normalmente a quello che entra
in risonanza con un certo tipo di dolore emotivo
sofferto in passato. Per esempio, se un bambino
o una bambina cresce con genitori per i quali le
questioni economiche sono spesso causa di
drammi e conflitti, può assorbire la loro paura
riguardo al denaro e sviluppare un corpo di
dolore che si attiva tutte le volte che si ha a
che fare con storie economiche.
Da adulto, il
bambino potrà provare turbamento o rabbia anche
per somme di denaro insignificanti. Dietro il
turbamento o la rabbia ci sono storie di
sopravvivenza e paura intensa.
Ho visto persone
cosiddette "spirituali", cioè relativamente
consapevoli, mettersi a gridare, incolpare e
rivolgere accuse, nel momento stesso in cui
prendevano in mano il telefono per parlare con i
propri consulenti finanziari o immobiliari.
Come per gli avvisi di pericolosità per la
salute posti su ogni pacchetto di sigarette,
dovrebbe forse esserci un monito di questo tipo
sopra ogni banconota o estratto conto: "I soldi
possono attivare il corpo di dolore e causare
una totale inconsapevolezza".
Qualcuno che nell'infanzia sia stato trascurato
o abbandonato da uno o da entrambi i genitori
potrebbe facilmente sviluppare un corpo di
dolore che si attiva in qualsiasi situazione
che entra anche vagamente in risonanza con quell'antico dolore di abbandono. Un amico che
arriva a prenderli all'aeroporto con qualche
minuto di ritardo o il coniuge che rincasa
tardi possono scatenare un forte attacco da
parte del corpo di dolore. Se il partner li
abbandona o muore, il dolore emotivo provato va
molto al di là di quanto sarebbe naturale in
una simile situazione. Può esserci intensa
angoscia, depressione duratura e paralizzante, o
rabbia ossessiva.
Una donna abusata
sessualmente durante l'infanzia dal padre può
scoprire che il proprio corpo di dolore si
attiva facilmente in ogni relazione di intimità
con un uomo. In alternativa, l'emozione
caratteristica del suo corpo di dolore può
spingerla verso un uomo con un corpo di dolore
simile a quello del padre. Il suo corpo di
dolore può sentire un'attrazione magnetica
verso qualcuno percepito come in grado di darle
ancora quella medesima qualità di dolore.
Talvolta, quel dolore è scambiato per
innamoramento.
Un uomo che sia
stato un bambino non voluto e non abbia avuto
né amore né un minimo di cura e attenzione da
parte della propria madre può sviluppare un
corpo di dolore pesante e ambivalente,
consistente in un incolmabile e intenso
desiderio di amore e attenzione da parte della
madre, unito a un intenso odio verso di lei per
avergli rifiutato ciò di cui aveva
disperatamente bisogno. Da adulto, quasi ogni
donna potrebbe innescare in lui il bisogno del
corpo di dolore, una forma di dolore emozionale
che si manifesta come una forma irresistibile di compulsione a "conquistare e a sedurre" tutte le
donne che incontra e in tal modo ottenere quel
tipo di amore e attenzione femminili, agognati
dal suo corpo di dolore. Diventa un vero esperto
di seduzione, ma quando le relazioni diventano
intime o le sue avance vengono respinte,
potrebbe venir fuori la rabbia del corpo di
dolore verso la madre, che sabota la relazione.
Quando riconoscete
il vostro corpo di dolore al suo sorgere,
potete anche rapidamente imparare quali sono i
fattori da cui è più frequentemente attivato,
nel caso di certe situazioni o di cose che gli
altri fanno o dicono. Quando questi fattori si
presenteranno, potrete riconoscerli
immediatamente per quello che sono ed entrare
in uno stato più elevato di vigilanza.
Nel giro
di uno o due secondi potete anche notare la
reazione emozionale che corrisponde
all'attivarsi del corpo di dolore ma, nello
stato di Presenza vigile, eviterete di
identificarvi, il che significa che il corpo di
dolore non potrà impadronirsi di voi e diventare
la voce nella vostra testa.
Se in quel momento
siete col vostro partner, potete dirgli o
dirle: "Quello che hai appena detto, o fatto, ha
attivato il mio corpo di dolore". Stabilite col
vostro partner un patto in base al quale tutte
le volte che uno di voi dice o fa qualcosa che
attiva il corpo di dolore dell'altro, ciò verrà
fatto immediatamente notare. In tal modo, il
corpo di dolore non potrà più rivitalizzarsi
attraverso i drammi della relazione e, in luogo
di attirarvi nell'inconsapevolezza, vi aiuterà
a diventare pienamente presenti.
Tutte le volte che
sarete presenti quando sorge il corpo di dolore
un po' dell'energia emozionale negativa verrà,
per così dire, bruciata, e quindi trasmutata in
Presenza. Il corpo di dolore rimanente si
ritirerà rapidamente, in attesa di
un'opportunità più favorevole per ripresentarsi,
cioè quando sarete meno consapevoli. Il corpo
di dolore può avere una migliore opportunità
allorquando perdete la vostra Presenza, magari
dopo qualche bicchiere o mentre guardate un film
violento.
Perfino la più
piccola emozione negativa, come l'essere
irritati o ansiosi, può funzionare come porta
di accesso per il ritorno del corpo di dolore.
Il corpo di dolore ha bisogno della vostra
inconsapevolezza. Non può tollerare la luce
della Presenza.
Il corpo di dolori
come mezzo per risvegliarsi
A prima
vista, può sembrare che il corpo di dolore sia
il più grande ostacolo alla nascita di una nuova
coscienza dell'umanità. S'impossessa della
vostra mente, controlla e distorce il vostro
pensiero, disgrega le vostre relazioni e
as-somiglia a una nuvola scura che occupa per
intero il vostro campo energetico; tende a
rendervi inconsapevoli in senso spirituale, cioè
totalmente identificati con la mente e
l'emozione. Vi rende reattivi, vi fa dire e
fare cose finalizzate unicamente ad accrescere
l'infelicità vostra e del mondo.
Tuttavia, questa
crescente infelicità produce una progressiva
disgregazione nella vostra vita. Può succedere
che il corpo non sia più in grado di reggere lo
stress e da ciò derivi una
malattia o una
disfunzione. Può capitarvi di essere coinvolti
in un incidente, in qualche situazione
conflittuale o drammatica causati dal desiderio
di qualcosa di male da parte del corpo di
dolore.
Oppure potete diventare una persona che
infligge violenza fisica. A un certo momento
tutto questo potrebbe diventare troppo e voi
potreste non farcela più a vivere con il vostro
"sé infelice". Ovviamente, il corpo di dolore è
parte di quel falso sé.
Tutte le volte che
ne diventate preda e non lo riconoscete per
quello che è, il corpo di dolore diventa parte
del vostro ego (NdR: parte della mente chiusa su se
stessa). Tutto ciò con cui vi identificate si
trasforma in ego (NdR: parte della mente chiusa su se
stessa).
Il corpo di dolore è una delle cose più potenti
con cui l'ego (NdR: parte della mente chiusa su se stessa)
può identificarsi, proprio come il corpo di
dolore ha bisogno dell'ego (NdR: parte della mente chiusa su
se stessa) per trarne nuova vita.
Tuttavia, quest'alleanza sacrilega alla fine si rompe,
nei casi in cui il corpo di dolore è così
pesante che le strutture egoiche della mente,
invece di venirne potenziate, subiscono un
progressivo sgretolamento causato dai continui
attacchi furibondi del carico energetico del
corpo di dolore. E proprio come un congegno
elettronico può ricevere carica dalla corrente
elettrica, può anche essere distrutto se il
voltaggio è troppo alto.
Spesso le persone
con un forte corpo di dolore raggiungono un
punto in cui sentono che la propria vita sta
diventando intollerabile, che non possono
caricarsi di altro dolore, di altro dramma. Una
persona ha espresso ciò dicendo chiaramente e
semplicemente che "era stufa di essere
infelice". Alcuni possono sentire, come è
successo a me, che non possono più vivere con se
stessi.
La pace interiore diventa quindi la loro
priorità. Il loro acuto dolore emozionale li
spinge a disendificarsi dal contenuto della
loro mente e dalle strutture mentali-emozionalì
che danno origine e perpetuano il sé infelice
(NdR: parte della mente).
Allora capiscono che né la loro storia infelice
né l'emozione che sentono è chi essi sono. Si
rendono conto che essi sono il conoscere e non
ciò che si conosce. Invece di trascinarli
nell'inconsapevolezza, il corpo di dolore
diventa un fattore decisivo di risveglio che li
costringe a uno stato di Presenza.
Tuttavia, a causa
del flusso senza precedenti di consapevolezza a
cui stiamo attualmente assistendo sul pianeta,
molte persone non hanno più bisogno di passare
attraverso una profonda e acuta sofferenza per
essere in grado di disentificarsi dal corpo di
dolore. Ogniqualvolta avvertono di essere
scivolati in uno stato disfunzionale, sono in
grado di scegliere di uscire
dall'identificazione con il pensiero e
l'emozione e di entrare nello stato di Presenza.
Rinunciano alla resistenza, diventando quieti e
vigili, diventando una sola cosa con quello che
c'è, dentro e fuori.
Il passo successivo
nell'evoluzione umana non è inevitabile ma, per
la prima volta nella storia del nostro pianeta,
questa può essere una scelta consapevole. Chi
sta facendo questa scelta ? Voi !
E voi chi
siete ? Coscienza che è diventata cosciente di
se stessa.
Liberarsi dal corpo di dolore
Una domanda che le persone pongono
frequentemente è: "Quanto tempo è necessario per
liberarsi dal corpo di dolore ?".
La risposta
ovvia è che questo dipende sia dalla densità
del corpo di dolore della singola persona, sia
dall'intensità con cui cresce la sua Presenza.
Però, non è tanto il corpo di dolore, quanto
piuttosto l'identificazione con questo a
causare le sofferenze che voi infliggete a voi
stessi e agli altri. Non è il corpo di dolore,
ma l'identificazione con esso che vi costringe a
rivivere ripetutamente il passato e vi mantiene
in uno stato d'inconsapevolezza.
Quindi, una
domanda ancora più importante da porre potrebbe
essere questa: "Quanto tempo occorre per potersi
liberare dall'identificazione con il corpo di
dolore ?".
E la risposta a
questa domanda è la seguente: Non è questione
di tempo. Quando il corpo di dolore diventa
attivo, sappiate che ciò che state sentendo è il
corpo di dolore dentro di voi. Il saperlo è
tutto quello che serve per rompere la vostra
identificazione con esso. E quando cessa questa
identificazione, inizia la trasmutazione. Il
saperlo impedisce alla vecchia emozione di
salirvi alla testa e di impadronirsi non solo
dei dialoghi interni, ma anche delle vostre
azioni e interazioni con gli altri.
Ciò significa che il
corpo di dolore non può più servirsi di voi e
rivitalizzarsi attraverso di voi. La vecchia
emozione può allora continuare a vivere in voi
per un po' e ripresentarsi periodicamente. Di
quando in quando può ancora occasionalmente
imbrogliarvi, inducendovi nuovamente a
identificarvi con essa, oscurando quindi il
vostro sapere, ma non a lungo. Il non proiettare
la vecchia emozione nelle situazioni significa
confrontarla direttamente al vostro stesso
interno. Può non essere piacevole, ma questo non
vi ucciderà. La vostra Presenza è più che
capace di contenere tutto ciò. L'emozione non è
chi siete.
Quando sentite il
corpo di dolore, non cadete nell'errore di
pensare che c'è qualcosa di sbagliato in voi.
All'Ego/IO (NdR: parte della
mente chiusa su se stessa
= engram) piace
trasformarvi in un problema. Il saperlo ha
bisogno di essere seguito dall'accettazione.
Allora nient'altro potrà più oscurarlo.
Accettare significa che vi date il permesso di
sentire qualunque cosa stiate sentendo in quel
momento. Questo è parte dell'Essere così come è
dell'Adesso. Non potete lottare con ciò che è. O
meglio, potete farlo ma, se lo fate, soffrirete.
Attraverso il permettere, diventate ciò che
siete: ampi, spaziosi. Siate integri.
Ora
non siete più un frammento, che è come l'ego (NdR:
parte della mente chiusa su se stessa) percepisce se
stesso.
Emerge la vostra vera natura, che è una
cosa sola con la natura di
Dio.
Gesù si
riferisce a questo quando dice: "Voi dunque
sarete integri come integro è il Padre vostro
che è nei Cieli".
Ma la versione
"sarete perfetti" del Nuovo Testamento non è la
traduzione esatta. Infatti il termine originale
greco significa integro, cioe'
coerenti
con le Leggi della Natura.
Questo per dire che non
dovete diventare integri, ma essere ciò che già
siete, con o senza il corpo di dolore.
Tratto da: Un Nuovo Mondo – Riconosci il vero
Senso della tua Vita
Leggete anche:
IO SONO = EGO, che diviene il
Se' - la MENTE ed il CERVELLO
(Definizioni)
+
Cervello
+
Chi e', cosa e', dov'e' Dio ? +
IO/Ego, chi sono ?
+
Chi e',
cosa e', dov'e' il diavolo ? +
Chi
siamo noi ?
+ Engrams -
Memi
PERICOLO dei FARMACI ANTIDOLORIFICI
IMPORTANTE
Una delle regole della
Medicina Naturale e' questa: "una
scopata al giorno toglie il medico di
torno...", cio' significa che un buon e sano
sesso, fatto con gioia nella coppia
(meglio se maschio + femmina) e NON di nascosto,
scaricando le tensioni emotive-mentali, evita lo
stress intenso e quindi la salute ne
trae beneficio, il contrario porta comunque
facilmente verso la
malattia, prima mentale e poi fisica
!
Studio
finlandese rivela come le Emozioni si manifestano nel
corpo modificandolo
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Nimesulide, principio attivo di farmaci
antidolorifici: evitare i rischi anche per il
fegato
- 22/02/2010
Il farmaco antinfiammatorio nimesulide (molto
conosciuto con il nome commerciale di Aulin,
Mesulid, Sulidamor, tra i tanti) non deve essere
mai la prima scelta per il trattamento del
dolore acuto, deve essere usato per il minor
tempo possibile, e mai prescritta in caso di
febbre o sintomi influenzali. Queste sono le
nuove restrizioni d'uso stabilite dall'Emea,
l'Agenzia europea dei medicinali, per limitare i
potenziali danni per il fegato che l'uso della
nimesulide può comportare. (NdR: meglio
evitare questi farmaci di sintesi ed utilizzare
le tecniche della
Medicina Naturale)
La relativa sicurezza è periodicamente
rivalutata.
Dopo i casi di gravi disturbi per il fegato
(insufficienza epatica), alcuni mortali, che
avevano portato nel maggio 2007 al ritiro della
nimesulide in Irlanda, l'Emea
ha aperto una rivalutazione della sua sicurezza,
che porta periodicamente a delle nuove
raccomandazioni. Sottolineiamo che l'Italia è il
maggior consumatore di nimesulide: assorbe da
solo il 60 per cento del consumo mondiale di
questo principio attivo, che invece è già stato
ritirato dal mercato in Finlandia e Spagna.
Nuove controindicazioni e precauzioni
La nimesulide è indicata per il trattamento del
dolore acuto, dei sintomi dell'osteoartrite
dolorosa e della dismenorrea primaria (disturbo
legato alle mestruazioni).
- Dal febbraio 2010, i medici dovranno
prescriverla solo come trattamento di seconda
linea, vale a dire se gli altri comuni
antidolorifici non hanno funzionato, dopo
un'attenta valutazione del paziente.
- Il trattamento non dovrà durare più di 15
giorni, e non dovrà essere prescritto a persone
con problemi di alcolismo, a pazienti
tossicodipendenti.
- Importante avvisare subito il medico nel caso
insorgano segni di sofferenza epatica (del
fegato), come spossatezza, anoressia, nausea,
vomito, ittero.
In caso di
febbre o
influenza, meglio paracetamolo, ibuprofene o
un'aspirina (NdR: la
medicina
naturale vi indica cosa fare
SENZA farmaci,
perche' risolve le cause alla fonte)
La nimesulide non deve essere utilizzata in caso
di febbre o sintomi influenzali.
Nel caso, meglio prendere antinfiammatori o
antidolorifici come il paracetamolo, l'ibuprofene,
il naproxene o l'acido acetilsalicilico (noto
come aspirina, quest'ultimo va assunto solo dai
16 anni in su).
NdR: tenete presente che
non esiste farmaco di
sintesi che non abbia controindicazioni,
per cui se li assumete lo fate con i rischi
relativi ad ogni tipo di farmaco che utilizzate
-
Ricordate che la
medicina naturale vi permette di
NON utilizzare farmaci
di nessun tipo, salvo in casi di gravissime
condizioni con pericolo di vita).
Solo con ricetta medica
Ricordiamo che la nimesulide richiede una
ricetta medica non ripetibile (che il farmacista
ritirerà al momento dell'acquisto), proprio
perché i suoi effetti collaterali, e in
particolare quelli al fegato, sono più pesanti
di quelli degli altri antinfiammatori.
Quindi assumetela (NdR: a vostro
rischio e
pericolo) solo su espressa prescrizione del
medico, subito dopo i pasti perché come altri
antinfiammatori ha un'azione irritante sulle
pareti dello stomaco, evitando il consumo di
alcolici e rispettando le dosi consigliate.
È
sconsigliato a bambini, donne in gravidanza e
allattamento e persone con problemi al fegato.
Tratto da: Altro consumo.it