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Anticamente
si chiamava:
Tecnica della
Confessione (della
chiesa Cattolica)
e riteniamo sia la Tecnica (gratuita) per eccellenza per poter rimuove le emotività
e le parti dell’Ego/IO
-
Mente rimaste nel proprio passato.
Questa tecnica
psicoanalitica di liberazione emozionale
(eliminazione degli "engrams")
era praticata, a ritroso nel tempo, dai
Giudeo Cristiani,
dagli
Esseni e da certe
sette della religione degli antichi Egizi (vedi
sotto nella Storia della Confessione).
ANNULLAMENTO
degli EFFETTI delle ABERRAZIONI MENTALI
Anticamente si chiamava: Tecnica
della Confessione
e riteniamo sia la Tecnica per eccellenza per poter rimuove le emotività e le
parti della mente dell’Ego/IO
SONO rimaste nel proprio passato.
vedi anche:
Come
Nasce la Malattia
?
+
Dove
e perché Nasce la Malattia ?
+
CONFLITTI
SPIRITUALI IRRISOLTI
+
CANCRO e MEDICINA NATURALE (Principi, Cause, con-Cause,
Diagnosi, Terapia)
In un luogo tranquillo ove non vi
siano possibili cause di disturbo, il “confessore” ed il paziente si devono
trovare assieme.
Il confessore deve far rilassare e tranquillizzare il paziente
e poi fargli delle domande inerenti la sua persona, la famiglia, gli amici,
annotando anche se ha avuto dei cari estinti.
duta, dopo aver
ridotto le cariche emotive incontrate, fate ritornare al tempo presente il
paziente, chiedendogli che giorno è, come è vestito, su che sedia è seduto,
con chi sta parlando e dove si trova.
Continua QUI
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Mini Storia della CONFESSIONE nei
Secoli Passati:
La Confessione
(secondo gli antichi Egizi)
Quando il defunto compariva davanti al tribunale
di Osiride, si discolpava presso i giudici
mediante una confessione che è detta
"negativa" perché svolta sulla
negazione d'aver commesso ingiustizie o atti
malvagi (generalmente di carattere religioso o
rituale). Questa confessione era rilasciata in due
tempi: dapprima il defunto si indirizzava al
tribunale nella sua interezza, poi alle 42 divinità
che assistevano Osiride. Dopo aver salutato
quest'ultimo "Dio grande, Signore di verità
e di giustizia, Signore onnipotente", di cui
egli dichiarava di conoscere il nome magico, così
come quello dei suoi collaboratori, il defunto
iniziava la propria confessione:
"Io non sono stato violento nei confronti dei
miei genitori. Io non ho commesso crimini. Io non
ho sfruttato gli altri. Io non sono stato
ingiusto. Io non ho ordito congiure. Io non sono
stato blasfemo". Il morto si rivolgeva poi a
ciascuno dei quarantadue giudici, generalmente
spiriti di città o di altri luoghi terrestri:
"O tu, Spirito che appari ad Eliopoli e che
procedi a grandi passi. io non sono stato
perverso. .....
O tu, Spirito di Letopolis, dagli sguardi che
sembrano coltelli, io non ho ingannato ...
O, tu Spirito dell'Amenti, dio della duplice
sorgente del Nilo, io non ho diffamato ....
La confessione presentava in sè, visti i peccati
che l'anima negava d'aver commesso, un alto
carattere morale ma, in realtà, bastava saperla
recitare a memoria o leggerla dopo essersela
scritta nella tomba, per essere sicuri di ricevere
l'assoluzione anche nel caso che si fossero
commessi tutti i peccati nominati nel corso
dell'atto di discolpa:
Non ho detto il falso
Non ho commesso razzie
Non ho rubato
Non ho ucciso uomini
Non ho commesso slealtà
Non ho sottratto le offerte al dio
Non ho detto bugie
Non ho sottratto cibo
Non ho disonorato la mia reputazione
Non ho commesso trasgressioni
Non ho ucciso tori sacri
Non ho commesso spergiuro
Non ho rubato il pane
Non ho origliato
Non ho parlato male di altri
Non ho litigato se non per cose giuste
Non ho commesso atti omosessuali
Non ho avuto comportamenti riprovevoli
Non ho spaventato nessuno
Non ho ceduto all' ira
Non sono stato sordo alle parole di verità
Non ho arrecato disturbo
Non ho compiuto inganni
Non ho avuto una condotta cattiva
Non mi sono accoppiato (con un ragazzo)
Non sono stato negligente
Non sono stato litigioso
Non sono stato esageratamente attivo
Non sono stato impaziente
Non ho commesso affronti contro l'immagine di un
dio
Non ho mancato alla mia parola
Non ho commesso cose malvagie
Non ho avuto visioni di demoni
Non ho congiurato contro il re
Non ho proceduto a stento nell'acqua
Non ho alzato la voce
Non ho ingiuriato dio
Non ho avuto dei privilegi a mio vantaggio
Non sono ricco se non grazie a ciò che mi
appartiene
Non ho bestemmiato il nome del dio della città.
Tra, i vivi, si ha notizia di una confessione dello stesso
genere che veniva pronunciata dal sacerdote dopo
l'apertura del Naos, al mattino, durante il culto
divino quotidiano, nell'ora destinata
all'adorazione del dio.
Tratto da:
http://www.anticoegitto.net/laconfessione.htm
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Video
IMPORTANTE, sullo
"SFIDANTE", il parassita, satana l'avversario, il
diavolo, il guardiano della soglia...ecc. cosa
e', dov'e' e chi e' ?
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