La
Mente ed il
Cancro - Il
dibattito nella comunità scientifica
Sono decenni che la comunità scientifica è
divisa sulla relazione mente-cancro.
Soprattutto negli anni Ottanta, è stata
combattuta una vera e propria battaglia a colpi
di studi epidemiologici. Alcuni di questi studi
hanno dimostrato relazioni molto nette tra
depressione e cancro, mentre altri le hanno
decisamente negate.
Il culmine dello
scontro si ebbe nel 1985, quando l'autorevole
The
New England Journal of Medicine pubblicò
una ricerca di Barrie Cassileth del Centro
tumori dell'Università della Pennsylvania. La
studiosa non riscontrò alcun legame tra
depressione e tumori. Come è regola della
rivista, gli studi più significativi vengono
accompagnati da editoriali redatti da esperti
sull'argomento. In quel caso l'editoriale non
venne affidato a un esterno, ma a Marcia Angeli,
della direzione del New England Journal of
Medicine, che concluse: "È giunto il momento di riconoscere una volta
per tutte che la nostra credenza che le malattie
siano una rappresentazione diretta delle nostre
emozioni appartiene quasi del tutto al mondo dei
sogni".
Come era prevedibile, l'editoriale della più
importante rivista medica americana scatenò un
putiferio nella comunità scientifica.
Soprattutto gli psiconeuroimmunologi reagirono
con forza criticando il semplicismo dell'analisi
di Marcia Angeli. Coloro che indagano le
relazioni esistenti tra mente e cancro, infatti,
non pensano che la malattia tumorale sia una
rappresentazione diretta delle nostre emozioni.
Il lettore di questo
libro sa che, se si adotta il punto di vista
della grande connessione, la malattia non è mai
il prodotto lineare di alcunché, figuriamoci una
malattia complessa, multifattoriale e con un
lungo periodo di incubazione come il cancro !
No, il punto non è
questo. Il punto è che il cervello ha vie di
collegamento bidirezionali con gli altri sistemi
di regolazione generale e, anche per loro
tramite, con l'insieme dell'organismo.
L'attività mentale, le emozioni, transitano in
questi circuiti, diventano modulatori,
modificatori degli stati biologici e quindi
possono funzionare come facilitatori dell'azione
dei cancerogeni ambientali, o, al contrario,
come ostacoli alla cancerogenesi. Ipotizzare
queste possibilità non significa fare
concessioni al semplicismo antiscientifico,
significa al contrario allargare gli orizzonti
della scienza.
Modificazioni biologiche indotte da stati
mentali
È per questo che alcuni studi si sono
concentrati nella ricerca delle prove delle
modificazioni biologiche, in senso
cancerogenetico, indotte da stati mentali.
Ronald Glaser,
dell'Università dell'Ohio, per esempio, ha
analizzato un certo numero di pazienti
psichiatrici divisi in due gruppi a seconda del
grado di depressione (maggiore o minore). I
linfociti prelevati dai due gruppi sono stati
danneggiati con radiazioni. Successivamente è
stata misurata la capacità di riparazione del
danno dei linfociti, che è risultata maggiore
nel gruppo con depressione minore e viceversa.
Analisi più
complesse sono state realizzate, negli anni
Ottanta, da L. Temoshok che, in gruppi di
persone sofferenti di cancro, ha trovato minori
ostacoli alla diffusione del tumore (minore
presenza di linfociti nei tumori, minore
resistenza dei tessuti alla limitazione della
diffusione, maggiore indice di divisione
cellulare) in quelle persone maggiormente
represse dal punto di vista emozionale.
L. Temoshok, da
questi studi, arrivò a formulare la teoria della
personalità di tipo C (cancer risk personality)
e cioè di quell'insieme di tratti individuali
che espongono maggiormente al rischio di cancro.
La tabella ne mostra le caratteristiche
distintive paragonate a quelle della personalità
di tipo A, di cui si e' parlato nel capitolo “Le
malattie
infiammatorie”.
CARATTERISTICHE PSICOLOGICHE DEL TIPO C E DEL
TIPO A
Fonte: L. Grassi, M. Biondi Personalità di tipo
C, stress e cancro, in M. Biondi La
psicosomatica nella pratica cllnica, II
Pensiero Scientifico, Roma, 1992.
|
Atteggiamenti e stati
d'animo |
Tipo C |
Tipo A |
|
Atteggiamenti non
verbali. |
Giù, coartato, lento,
paziente, meticoloso, passivo, triste,
mite, rinunciatario, inerme, disperato,
tranquillo, pacifico, sincero,
ritirato. |
Su, instabile,
veloce, impaziente, frettoloso, attivo,
arrabbiato, veemente, combattivo,
speranzoso, circospetto, invadente. |
|
Si irrita quando fa
la fila. |
No. |
Sì. |
|
Si irrita se chi è
alla guida va piano. |
No. |
Sì. |
|
Sente pressione e
responsabilità sul lavoro. |
No. |
Sì. |
|
Si arrabbia più di
una volta la settimana. |
No. |
Sì. |
|
La rabbia è spesso
diretta dentro di sé. |
Sì. |
No. |
Stress
cronico da inibizione emozionale e
cancro
P. Pancheri e la sua scuola hanno da tempo
ipotizzato che l'inibizione emozionale,
producendo una risposta non efficiente allo
stress (nel senso che il soggetto in questione
non è in grado di attivare e disattivare
rapidamente la reazione di stress, mantenendosi
invece in uno stato di iperattivazio-ne cronica
di grado moderato), sopprime o altera la
risposta immunitaria lasciando così campo libero
alla cancerogenesi.
Questa teoria ha trovato, nel corso degli anni,
vari riscontri sperimentali anche in studi su
animali.
Si è visto infatti che animali da laboratorio
sottoposti a stress cronico e/o comunque non
evitabile, a inibizione dell'azione, si ammalano
di cancro più facilmente di altri.
Studi giapponesi recenti sugli effetti della
privazione materna hanno mostrato che la perdita
precoce della madre installa, nei soliti
topolini, una risposta inefficiente allo stress
che si protrae per tutta la vita e da luogo a
pesanti disordini
immunitari.
Tratto da: "Psiconeuroimmunologia" di F.
Bottaccioli - Ediz Red
IMPORTANTE
Una delle regole della
Medicina Naturale e' questa: "una
scopata al giorno toglie il medico di
torno...", cio' significa che un buon e sano
sesso, fatto con gioia nella coppia
(meglio se maschio + femmina) e NON di nascosto,
scaricando le tensioni emotive-mentali, evita lo
stress intenso e quindi la salute ne
trae beneficio, il contrario porta comunque
facilmente verso la
malattia, prima mentale e poi fisica
!
Studio
finlandese rivela come le Emozioni si manifestano nel
corpo modificandolo
vedi:
BioEtica
+
PsicoNeuroEndocrinoImmunologia
+
Stress
quotidiani +
Stress e
funzioni vitali +
Cancro e Psiche +
Ansia e Cancro
+
Stress
+
Attacchi di panico 1 + Attacchi di panico 2 +
Danni dei vaccini +
Depressione +
Terreno
Oncologico +
Elettroshock
+
Suicidio
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Does
Your Attitude Affect Your Health ?
- CONSUMER
HEALTH INTERACTIVE
Below:
-
Does
my outlook on my health really matter ? -
Why
is attitude so important ?
Does
my outlook on my health really matter ?
Curious
about your health and your future ? You can put yourself through a battery
of medical tests, fill out stacks of questionnaires, and see every
specialist in town. But for a simple and surprisingly reliable prediction,
just ask yourself a simple question: How healthy do you feel ?
When
it comes to health, your opinion definitely matters. That's what Duke
University found when they asked almost 3,000 heart patients to classify
their health as poor, fair, good, or very good. As reported in the
December 1999 issue of Medical Care, those who chose "very
good" were about 70 percent less likely to die within three years
than those who answered "good." And they had three times the
survival rate of those who claimed "poor" health.
At
first, such results may not seem surprising. After all, people who chose
"poor" probably had good reason. But here's the astounding thing:
In this study and many others, researchers did their best to adjust for
age, smoking, activity levels, socioeconomic class, weight, blood pressure,
cholesterol, current diseases, and practically everything else that could
affect a person's survival.
Even
with all of these factors removed from the equation, a person's opinion of
his or her health still stands out as a key to longevity. Take a roomful
of 60-year-olds with the same lifestyles and identical results from their
last physicals, and that single question can tell you which ones are most
likely to see 70.
Here's
another dramatic example of the power of perceptions. In a study of more
than 5,000 people over the age of 65, researchers at Johns Hopkins
University found that a poor image of one's health -- regardless of other
risk factors -- roughly doubled the risk of death within five years. In
fact, a pessimistic outlook proved to be deadlier than congestive heart
failure or smoking 50 or more packs of cigarettes every year.
Why
is attitude so important ?
These
studies seem to suggest that attitude alone can tip the balance between
life and death. But according to Ellen Idler, Ph.D., a professor at
Rutgers University who has thoroughly studied the issue, it may be
possible to explain the findings without invoking a mystical connection
between thought and mortality.
Perhaps,
she says, a fatalistic attitude can encourage a person to slip into an
unhealthy lifestyle. It's also possible that people are deeply attuned to
their bodies in ways that are beyond the intellect, and can sense
impending trouble more accurately than any medical exam.
Still,
there's something to be said for a sunny outlook. Depression and anxiety
can fuel many illnesses, including heart disease, hypertension, asthma,
and possibly even cancer and diabetes. A positive attitude about health
can ward off mental distress and may help provide important protection
against these diseases, says Gunnar Engstrom, M.D., a professor at Lund
University in Sweden who has extensively studied self-ratings of health.
One
thing is certain: You don't even have to be particularly healthy to see
the bright side. Idler once interviewed a partially paralyzed stroke
victim in a wheelchair who claimed to be in excellent health. "His
only complaint was that he had recently strained his shoulder in a karate
class," she says. "He never even mentioned the wheelchair."
Not
everyone can match this man's indestructible optimism. But we can all take
some control over the attitudes that may help steer our fate. As Idler
puts it, "People should occasionally turn their attention away from
risks to their health and focus on the resources they have to stay healthy."
Chris
Woolston, M.S., is a health and medical writer with a master's degree in
biology. He is a contributing editor at Consumer Health Interactive, and
was the staff writer at Hippocrates, a magazine for physicians. He has
also covered science issues for Time Inc. Health, WebMD, and the Chronicle
of Higher Education. His reporting on occupational health earned him an
award from the northern California Society of Professional Journalists.
By Chris
Woolston
References
Ariyo
AA, et al. Depressive
symptoms and risks of coronary heart disease and mortality in elderly
Americans. Cardiovascular Health Study Collaborative Research Group.
Circulation. 2000 Oct 10;102(15):1773-9.
Tratto da:
http://www.ahealthyme.com/nl/191/topic/attitude
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Leventhl H. Meyer D. Nerez D. "The comma sense representation of
illeans danger" ed contribubutions to medical Psycology Vol. 2
Oxford: Pergaman Press 1980.
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ASPETTI Psicologici in Oncologia
L'esistenza di un nesso tra storia personale e
malattia tumorale era noto gia' alla scuola
ippocratica.
Galeno (129-201Era corrente) faceva
notare che le donne malinconiche sviluppavano
un carcinoma mammario molto piu' spesso delle
donne sanguigne. A cominciare dal rinascimento e
poi con l'illuminismo tali nozioni andarono
perdute, causa la sempre piu' netta dicotomia tra
corpo e psiche, iniziata con la tecnologizzazione.
Solo negli anni 60 del nostro secolo si comincio' a studiare estesamente gli aspetti
mentali ed emozionali delle malattie tumorali.
Comincio ad affermarsi la nozione che spesso al
principio di una malattia tumorale c'e' un
dispiacere non superato: ai malati di tumore
mancherebbe spesso la capacita' di affrontare e
superare i problemi e di elaborare gli eventi
dolorosi della vita(carenza di strategie di
superamento-coping strategies-)
L'io rappresenta
l'elemento di congiunzione e l'intermediario tra
la sfera somatica e quella psichica. Il
rapportarsi dell'io
agli oggetti somatici e psichici ("investimenti"
o preoccupazioni) e'
intercambiabile. Gli aspetti strutturali ed
emozionali raccolti dal mondo possono, come
contaminanti, condurre ad alterazioni
somato-patologiche.
Nelle prime fasi postnatali (i primi sette anni)
gli investimenti oggettuali sono ancorati quasi
esclusivamente nel proprio corpo e nella madre
(narcisismo primario) e sono associati a forme
patologiche specifiche(malattie infantili;
tumori: neuroblastomi, retinoblastomi, tumori di
WILMS). Nelle fasi di sviluppo successive si
investe sempre piu' energia su oggetti di
riferimento esterni: altre persone, oggetti,
scopi. Nel ciclo biologico ci sono tuttavia
certe costanti nell'estensione e nella revoca di
tali"investimenti "(matrimonio,carriera,morte
del partner ecc...).
La maggior parte delle fobie e angosce, e le
resistenze ai fattori di stress, si acquisiscono
durante l'infanzia. Un ruolo importante riveste
la fiducia,nei primissimi tempi, nella costanza
oggettuale della madre (o di un sostituto
materno) e dei genitori. Da questo dipende poi
come l'adulto elaborera' le perdite oggettuali:
se sara' abbastanza elastico e riuscira' a
sostituire facilmente una persona di riferimento
oppure no.
L'esperienza insegna che le persone fiduciose e
capaci di stabilire legami emozionali possono
sopportare le perdite oggettuali molto meglio di
quelle che a causa di esperienze negative
precoci hanno sviluppato una sfiducia nei
confronti delle altre persone. In caso di perdita
oggettuale e nelle situazioni di pericolo
l'uomo, come qualsiasi altro organismo, cerca di
sottrarsi alla situazione pericolosa regredendo
su una posizione difensiva.
L'io che media tra esperienza psichica e soma
puo' interiorizzare gli eventi distribuendoli in
modo sbilanciato. Ne possono derivare regressioni
neurotiche e psicotiche e una instabilita'
dell'Ego/IO. Nelle persone "somatizzanti", invece, la
regressione porta ad una "contaminazione
organica". Si presenta una inibizione
mascherata: bisogni e desideri non vengono
espressi direttamente, ma vengono elusi con
comportamenti un po' appariscenti: iperattivita'
professionale,comportamento ligio alle norme,
durezza contro se stesso , ottimismo ostentato
ecc...
Mentre il primo tipo non riesce a mantener
intatti i suoi adattamenti personali e sociali,
il secondo tipo tende alla rimozione dei
conflitti psicologici e sociali. Si puo' notare
che di solito le persone con inibizione
mascherata si orientano ovvero si adattano alle
cause dell'inibizione, invece di superarle. Si
instaura allora un circolo vizioso che puo'
condurre ad una forma di inibizione scompensata,
che non si riesce piu' ad eludere, per es. in
seguito alla morte di una persona intima, a una
separazione o altri eventi traumatici.
Per concludere tutti questi fattori vanno
considerati nella genesi della malattia
tumorale, anzi si puo' affermare che e'
necessario comprendere i meccanismi di compenso
degli eventi traumatici per cercare di risolvere
la emozioni negative che indubbiamente
influiscono sulla funzionalita psico fisica fino
anche da arrivare a produrre patologie tumorali;
spesso affrontare e mettere fuori le emozioni
risulta molto salutare impedendo che le stesse
si somatizzino.
By
Dott. Antonino Aurilio - Medico Odontoiatra -
Specialista in Chirurgia, Igiene e medicina
Preventiva - Legittimato in Psicoterapia e
Medicina Psicosomatica - Esperto in Omeopatia,
Omotossicologia e discipline Integrate -
CTU del trib. s. Maria Capua a Vetere (CE).
Tratto da:
comunedipignataro.it
vedi:
Cancro e
Medicina Naturale +
Sistema ontogenetico
dei microbi +
Cancro
e Psiche - 1
+
Confessione
+
Come
Nasce la Malattia
?
+
Dove
e perché Nasce la Malattia ?
+
CONFLITTI
SPIRITUALI IRRISOLTI
+
Come
Nasce la Malattia