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John
Perkins: confessioni di un sicario dell'economia -
By Maurizio Blondet
- 27/12/2004
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Il banchiere John Perkins rivela: sono stato arruolato dal governo degli
Stati Uniti allo scopo di risucchiare le ricchezze di paesi poveri.
Che un banchiere intitoli le
sue memorie "Confessioni di un sicario
dell'economia" è
già clamoroso.
Ma ciò che il
banchiere John Perkins rivela nel suo
libro, "Confessions of
an economic hit man" (1) è spaventoso: racconta di essere stato arruolato dal governo Usa allo scopo di risucchiare a
favore degli Stati Uniti le
ricchezze di paesi poveri, e ciò "attraverso manipolazioni economiche, tradimenti, frodi, attentati e guerre".
Le rivelazioni di Perkins gettano una luce del tutto nuova anche sulle
motivazioni dell'invasione dell'Irak.
John Perkins dice di essere stato reclutato quando era ancora studente, negli anni '60, dalla National Security Agency (NSA), l'entità più
segreta degli Stati Uniti, e
poi inserito dalla stessa NSA in una ditta finanziaria
privata. Lo scopo: "Per non coinvolgere il governo nel caso
venissimo
colti sul fatto".
Quale
fatto ? Abbastanza semplice.
Come capo economista della ditta privata Chas.T.Main di Boston con 2 mila
impiegati, Perkins decideva la concessione di prestiti ad altri
paesi.
Prestiti che dovevano essere "molto più grossi di quel che quei
paesi potessero mai
ripianare: per esempio un miliardo di dollari a stati come
l'Indonesia e l'Ecuador".
La condizione connessa con il
prestito era che in massima
parte venisse usato per contratti con grandi imprese americane di
costruzioni e infrastrutture, come la
Halliburton e la
Bechtel (strutture
petrolifere).
Queste ditte costruivano dunque reti elettriche, porti e strade nel paese
indebitato; il denaro prestato tornava dunque in Usa, e finiva nelle
tasche delle classi privilegiate locali, che partecipavano all'impresa. Al
paese, e ai suoi poveri, restava lo schiacciante servizio del debito, il
ripagamento delle quote di capitale più gli interessi.
L'Ecuador, dice Perkins, è oggi costretto a destinare oltre metà del suo
prodotto lordo - cioè di tutta la ricchezza che produce - per il servizio
dei debiti contratti con gli Usa. Ma questo è solo il primo passo. Gli
Usa, indebitando quei paesi, vogliono in realtà "renderli loro
schiavi", dice Perkins.
All'Ecuador, non più in grado di ripagare,
Washington chiede di cedere parti della foresta amazzonica ecuadoriana per
farla sfruttare da imprese americane. E' questa la logica imperiale.
Tra i massimi successi dei "sicari economici", Perkins rievoca
l'accordo riservato fra gli Usa e la monarchia saudita ai tempi della
prima crisi petrolifera negli anni '70. Per gli Stati Uniti, era
necessario tramutare il rincaro del greggio da sciagura a opportunità. La
famiglia dei Saud,
del resto, affogava nei petrodollari: le fu proposto di investirli in
titoli Usa e in grandi opere.
La Bechtel (chi scrive fu in Arabia all'epoca e può testimoniarlo) ricoprì
il reame desertico di nuove città e di impianti di raffinazione per lo più
inutili; la famiglia Saud accettò di mantenere il
greggio entro limiti di prezzo desiderabili per gli Usa, in cambio
dell'assicurazione americana che Washington avrebbe sostenuto il loro
potere per sempre.
"E' questo il motivo primo della prima guerra all'Irak", dice
Perkins, e dell'intreccio privilegiato di affari e finanza tra i sauditi e
i Bush.
Secondo Perkins, gli Usa cercarono di ripetere l'accordo con Saddam
Hussein, "ma lui non c'è stato". Da qui la sua rovina. Perché,
dice Perkins, "quando noi sicari economici falliamo il bersaglio,
entrano in gioco gli sciacalli. Sono gli uomini della Cia, che cercano di
fomentare
un golpe; se nemmeno questo funziona, ricorrono all'assassinio. Ma nel
caso dell'Irak, gli sciacalli
non sono riusciti ad arrivare a Saddam: lui aveva delle controfigure, la
sua guardia era troppo attenta. Perciò si è decisa la terza soluzione:
la guerra".
Perkins ha conosciuto personalmente Omar Torrijos, il generale e dittatore
di Panama degli anni '70, morto in un incidente aereo nel '78. Torrijos fu
ucciso, spiega Perkins, perché aveva stilato un accordo coi giapponesi
per la costruzione di un secondo canale di panama, ed aveva ottenuto dall'Onu
nel 1973 una risoluzione che obbligava gli Usa a restituire alla sovranità
panamense il vecchio Canale. Le multinazionali americane "erano
estremamente arrabbiate con Torrijos".
Per questo scopo, quando Reagan divenne presidente, gli furono fatti
scegliere come ministri due alti funzionari della Bechtel, Caspar
Weinberger alla Difesa e George Schultz - il che rivela molto sul
ripugnante potere degli affari nella politica Usa - per costringere
Torrijos con le minacce a rompere i negoziati coi giapponesi (che
stavano soffiando alla Bechtel l'affare del secolo) e di rinnovare il
trattato del Canale di panama, riconsegnandolo agli americani. Torrijos
rimase sulle
sue posizioni: furono mandati in azione gli "sciacalli".
L'aereo di Torrijos, dice Perkins, cadde per un magnetofono che era stato
riempito di esplosivo.
La stessa fine di Enrico Mattei. Conclude Perkins: "il denaro che gli
Usa adoperano per indebitare i paesi poveri non è neppure denaro
americano. Sono la Banca Mondiale e il Fondo Monetario a
fornirlo".
A fornire ai poveri la corda per impiccarsi......
By Maurizio Blondet
Note : 1. "Hit man" è il sicario prezzolato, il bastonatore assoldato
dalla mafia e dalle ditte
americane per picchiare gli scioperanti. -
e.mail:
redazione@reporterassociati.org
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Il vincitore del Premio Nobel per la Medicina,
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Ormoni, pressioni sui medici per
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Big Pharma +
I nuovi Tiranni +
Fame nel Mondo
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Lobbies
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+
MEDICI IMPREPARATI
+
Popolo
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+ Comparaggio
farmaceutico +
Le case farmaceutiche
ingannano i medici e questi danneggiano i malati
+
I medici sono una
minaccia
Parlamentari pagati dalle Lobbies ? - Roma
Ott. 2013
L'intervista a un assistente di un Senatore che
svelerebbe i traffici illeciti tra parlamentari
e
Lobbies.
Video dell'intervista:
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/390060/roma-parlamentari-pagati-dalle-lobbies.html
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