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Stupro, sentenza choc: (Italy) Cassazione divisa
ROMA - È
polemica, forte, univoca,
trasversale a tutti gli schieramenti politici,
il mondo civile e gli esperti, contro la
sentenza dei giudici della Terza Sezione penale
della Cassazione per i quali lo stupro di una
minorenne è meno grave se la ragazzina ha già
avuto rapporti sessuali. Insomma, se non è
vergine il «danno è più lieve».
Un verdetto choc, che immediatamente scatena
reazioni di stupore e di condanna molto dure,
finché in serata arriva anche una presa di
distanza della stessa Corte di Cassazione: «E'
stato uno sbaglio, questa sentenza sarà
seppellita con ignominia».
LA SENTENZA - La terza sezione penale della
Suprema Corte ha stabilito che lo stupro di una
minorenne non è grave in sé, ma è meno grave se
la vittima ha già «avuto rapporti sessuali». «È
lecito ritenere» - sostiene la sentenza che ha
creato le proteste - che siano più «lievi» i
danni che la violenza sessuale provoca in chi ha
già avuto rapporti con altri uomini prima
dell'incontro con il violentatore.
LA REAZIONE - Ma il verdetto ha creato una
spaccatura tra i giudici che l'hanno deliberato
e il resto della Corte di Cassazione. «Questa
sentenza, come avvenne per quella dello stupro e
i jeans, sarà seppellita con ignominia dalla
stessa Corte di Cassazione: ossia non troverà
mai spazio nel Massimario e, anzi, verrà citata
come esempio negativo di come una sentenza non
dovrebbe mai essere scritta né motivata» è
l'assicurazione che arriva direttamente dai
piani alti della Suprema Corte. «La nostra
giurisprudenza è costante - sottolineano dalla
Suprema Corte - nel senso di dare la massima
tutela alle vittime della violenza sessuale,
compreso il caso in cui a subirla siano le
prostitute: questa sentenza è uno sbaglio. E
potrà essere corretto dagli stessi giudici della
Corte di Appello di Cagliari che hanno lo spazio
- si fa notare - per ribadire il no, nel
giudizio di rinvio, alla richiesta di attenuanti
avanzata dal violentatore».
IL CASO - Come si è arrivati al discusso
verdetto ?
La terza sezione ha accolto il ricorso di Marco
T., allevatore 41enne cagliaritano, ex
tossicodipendente, che violentò e minacciò la
figlia di 14 anni della sua convivente e fu
condannato in primo grado a Cagliari a tre anni
e quattro mesi, sostenendo che la ragazza non
era più vergine. La sentenza sostiene che in
questo caso la personalità della vittima, «dal
punto di vista sessuale, è molto più sviluppata
di quanto ci si può normalmente aspettare da una
ragazza della sua età». Ma con questi argomenti
chi violenta una minorenne vissuta in un
ambiente socialmente degradato e difficile come
quello in oggetto, e della quale abusa essendo
per di più il convivente della madre, può
ottenere il riconoscimento di una «attenuante».
La ragazzina aveva acconsentito a un rapporto
orale dopo aver rifiutato un «rapporto
completo», richiestogli con la minaccia,
ritenendo quello orale «meno rischioso»
conoscendo i problemi dell'uomo con la droga.
LA TESTIMONIANZA
DELL'UOMO - «Ero molto affezionato alla ragazza.
Mi ha stupito la sua denuncia» racconta Marco T.
dopo aver saputo il verdetto della Cassazione
che ha accolto la sua richiesta di attenuanti.
«È sciocco - dice il legale che lo ha assistito
in Cassazione, Giovanni Biccheddu -
scandalizzarsi per questa decisione.
È la ragazza stessa ad ammettere che aveva avuto
questo rapporto orale con il patrigno. Certo può
colpire la differenza di età, ma questa
ragazzina aveva già avuto molti altri rapporti
simili con altri quarantenni. La Cassazione non
ha fatto altro che applicare la legge».
Viva
il ........SESSO consenziente,
parte intima
DIVINA
dell’........AMOR.....
ma galera a
quelli che stuprano !
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