Brandon
Reines da una sua conferenza al Convegno della DBAE
(Doctors in Britain against Animal Experiments).
Londra, aprile 1991.
Sono diventato storico della medicina per caso, in modo indiretto.
Quando intrapresi la scuola di veterinaria ed iniziai ad approfondire
la conoscenza della scienza medica, mi parvero sempre più sospette le
affermazioni riguardanti l'importanza della sperimentazione animale
per il progresso della medicina. Ero alquanto stanco degli inutili
dibattiti etici, privi di fondamento e contesto scientifico, sul
diritto o meno di utilizzare il topo in un esperimento.
Volevo sapere se gli esperimenti sugli animali fossero effettivamente
utili allo scopo che si prefiggevano ed, in tal caso, perché.
Ciò mi portò a studiare la documentazione che mi fornivano la storia
e la filosofia della scienza ed anche ad analizzare un gran numero di
casi clinici, in modo da poter capire come e perché gli animali erano
stati usati negli esperimenti medici.
Ciò che ho scoperto contraddice la posizione ufficiale del governo,
ovvero che la sperimentazione animale ha praticamente introdotto tutti
i maggiori progressi degli ultimi cento anni. Ho scoperto che, al
contrario, gli esperimenti fatti sugli animali hanno in realtà molto
spesso sviato le scienze biomediche e che non sono un mezzo per fare
scoperte in questo campo.
Ho anche capito che la maggior parte delle
grandi scoperte della medicina sono realizzate da medici e chirurghi
che studiano pazienti umani durante la loro vita e poi in sede di
autopsia, e che gli esperimenti sugli animali si fanno in genere per
convincere colleghi scettici della validità di una scoperta già
fatta in un contesto clinico.
Nella mia tesi sulla scoperta biomedica, il processo inizia sempre con
una "ipotesi clinica", e questa ipotesi clinica iniziale
deriva da una osservazione clinica particolare. Ad esempio, nella
prima parte del secolo attuale, i chirurghi iniziarono ad osservare
una strana forma di cancro del polmone negli uomini che fumavano.
Questa osservazione li portò all'ipotesi
clinica che il fumo delle sigarette è causa di cancro al polmone.
Negli ultimi anni '40, alcuni epidemiologi statunitensi ed inglesi
fecero un vasto studio sulla popolazione per stabilire se l'ipotesi
iniziale era corretta, e queste statistiche umane resero chiaro, verso
il 1950, che le sigarette portano il cancro al polmone negli esseri
umani.
Tuttavia, l'azione
degli Organi della Sanità nei confronti del fumo fu bloccata per
molti anni perché i ricercatori non riuscivano, insufflando fumo
nelle vie respiratorie degli animali da laboratorio, a riprodurre in
loro il tumore del polmone.
Provarono il fumo sulle cavie, sui ratti, sui topi ed altri animali,
ma furono incapaci di produrre il cancro nei loro polmoni; e questo
permise ai produttori di tabacco di affermare che le sigarette erano
del tutto innocue.
Una volta messa a punto questa tesi sulle scoperte biomediche,
applicandola a tutti i casi disponibili in fisiologia, patologia,
terapeutica e profilassi, decisi che era tempo di affrontare la mia
opera maestra: cercare di capire come, negli anni '40, Claude Bernard
abbia potuto convincere il mondo scientifico che la sperimentazione
animale sia un metodo di ricerca affidabile.
Bernard, grazie al suo libro "Una introduzione allo studio della
medicina sperimentale", vera " bibbia" della
sperimentazione, è considerato il padre della moderna ricerca di
laboratorio.
Leggendo con attenzione ogni passaggio del libro di Claude Bernard, mi
resi conto che egli aveva attribuito arbitrariamente le scoperte
mediche in generale e le sue in particolare alla sperimentazione
animale.
Lo aveva fatto in modo subdolo e molto efficace e, con
un'analisi attenta, ho capito come vi fosse riuscito. Con il testo
"Una introduzione...." Bernard ha poi trasmesso ai suoi
successori in tutti i laboratori di sperimentazione un racconto
falsato delle scoperte biomediche.
I ricercatori moderni hanno seguito a puntino gli insegnamenti errati
di C. Bernard. L'idea principale è: pretendere sempre di avere fatto
la scoperta "per caso". Questo permette al ricercatore di
affermare un'assoluta priorità su di essa. E' un modo di sostenere
che la sua scoperta non è stata ispirata da osservazione clinica,
anche se invariabilmente lo è stata. Bernard sostenne infatti sempre
che le sue scoperte erano "nate per caso". Ma noi sappiamo
che questo è falso. E' come dire che un razzo è stato costruito
"per caso".
Nel caso di Bernard, le sue scoperte avvennero
perché aveva
letto casi di patologia umana. Ad esempio, la sua più grande scoperta
fu che i succhi pancreatici digeriscono i grassi.
Disse di avere fatto la scoperta grazie ad una osservazione casuale
nel corso di una sperimentazione su di un coniglio.
Lo storico americano Fred Holmes esaminò gli appunti di Bernard per
avere la prova che questo esperimento fosse realmente stato
effettuato, ma non riuscì a trovare assolutamente alcun riferimento
ad esso. Bernard lo aveva inventato per assicurare la sua priorità
nella scoperta.
Come ho scritto in
"The Journal of Medicine and Philosophy", Bernard aveva in
realtà fatto la scoperta leggendo di un "esperimento della
Natura": il caso di un paziente in cui il dotto pancreatico era
stato bloccato da un tumore.
Il paziente aveva sempre presentato molti
grassi nelle feci perché i succhi pancreatici non potevano
raggiungere il suo intestino. Molti casi simili erano stati riportati
negli anni '30, ma Bernard pretese di aver fatto la scoperta durante
questo esperimento apocrifo sul coniglio, del 1948, molti anni dopo i
primi studi clinici. Io chiamo la tattica di Bernard "inversione
cronologica".
Egli sostiene che gli studi effettuati sugli
animali conducano agli studi sull'uomo, mentre avviene esattamente
l'opposto: gli studi compiuti sull'uomo, con autopsie, sono le reali
fonti di ispirazione ed hanno sempre condotto ai tentativi di
"conferma" negli animali delle ipotesi cliniche.
Poiché gli animali da laboratorio danno i risultati più svariati, si
può dimostrare o confermare qualsiasi ipotesi si desideri. Il
ricercatore che voglia plagiare una scoperta, può farlo, sostenendo
di essere stato il primo ad avere "dimostrato" ciò che
prima era solo un "vago sospetto" dovuto agli studi compiuti
attraverso autopsie sull'uomo. Il racconto distorto della
ricerca biomedica fatto da Claude Bernard ha avuto un effetto
altamente negativo sul progresso della medicina.
Tre sono stati gli effetti principali:
1) i ricercatori che facevano uso di animali hanno plagiato per molti
anni i ricercatori medici affermando di avere "confermato"
ciò che i medici nelle loro ricerche cliniche avevano
"semplicemente ipotizzato". In realtà chi fa
affermazioni del genere non sa niente di come le ipotesi devono
realmente essere sperimentate in un con testo biomedico.
2) molte delle grandi scoperte della medicina del ventesimo secolo
sono state ritardate di molto, talvolta anche di 50 anni.
(spiegherò questo in seguito)
3) l'accettazione di nuove ed importanti teorie biomediche basate su
studi clinici anziché sulla sperimentazione animale è stata sempre
ostacolata a causa della informazione errata fornita da Bernard.
Nell'introduzione ho illustrato come l'ipotesi della relazione tra
sigarette e cancro al polmone non fosse stata presa seriamente in
considerazione negli anni '50 perché si basava su osservazioni
cliniche e non su studi fatti sugli animali.
E poiché gli esperimenti condotti sugli animali sono di assai
maggiore impatto sull'opinione pubblica che non le osservazioni
cliniche (ad esempio nel caso dei babbuini che fumano) questi
esperimenti venivano usati più volentieri per "vendere"
l'idea che le sigarette sono causa di cancro al polmone negli esseri
umani. Sfortunatamente i ricercatori non riuscirono a replicare
"l'esperimento" umano, se non alla fine degli anni '60.
Soltanto allora riuscirono a provocare infine nei cani, insufflando
fumo nei loro polmoni, una forma di tumore.
Ci erano voluti circa 17 anni per trovare il modo di riprodurre
grossolanamente in un animale una malattia dell'uomo.
Un altro dei casi nei quali gli esperimenti sugli animali hanno
ritardato il progresso della medicina è quello della chirurgia del
by-pass. Benché ampiamente propagandata come scoperta dovuta alla
sperimentazione animale, questa chirurgia è stata in realtà per
lunghi anni ostacolata da esperimenti devianti condotti su animali.
Alexis Carrel, che praticava la sperimentazione animale, è
generalmente considerato il fondatore della chirurgia del by-pass.
In realtà, non fu Carrel ma il ricercatore clinico francese Jean
Kunlin che la scoprì nel 1949, senza aver fatto alcuna
sperimentazione animale in precedenza. Kunlin fece un'indagine che
copriva 200 anni di osservazioni cliniche su di un raro
"esperimento della natura" chiamato aneurisma arteriovenoso
(AA).
I pazienti affetti da AA hanno le vene che pulsano come arterie
e che si intasano come fossero arterie.
Prima di Carrel, lunghi studi sulle vene di pazienti affetti da AA
avevano portato alla conclusione che le vene umane potessero
sopportare la pressione sanguigna relativamente alta del sistema
arterioso. Kunlin, cosciente di questi studi clinici, decise di usare
un segmento di vena dello stesso paziente per fare un by-pass
nell'arteria ostruita.
Funzionò molto bene.
Sfortunatamente, in seguito, ricercatori americani vollero innestare
segmenti di vene nel sistema arterioso dei cani.
E cosa accadde ? Gli innesti venosi diedero luogo ad aneurismi.
L'esperimento fu riportato nel 1952 all'annuale convegno
dell'"American College of Surgeons" (Collegio Americano dei
Chirurghi) e creò molta agitazione.
Questi risultati di laboratorio allontanarono la maggior parte dei
chirurghi americani dall'impiego delle vene dello stesso paziente come
materiale di innesto per il by-pass, mentre successivamente fu
dimostrato che proprio questa era la tecnica migliore nella chirurgia
del by-pass per le gambe e per il cuore.
Vediamo dunque che gli esperimenti sugli animali hanno fuorviato la
ricerca e rinviato lo sviluppo della chirurgia del by-pass.
Anche lo sviluppo del trapianto di fegato fu procrastinato per molti
anni a causa di esperimenti. Simonsen e Dempster, i più attivi
sperimentatori su cani in Inghilterra, sostennero che i trapianti di
fegato non avrebbero potuto in alcun modo funzionare sugli esseri
umani a causa della violenza del rigetto. In realtà, dei chirurghi
americani di Boston, guidati da David Hume, decisero comunque di
tentare tali trapianti sulle persone, poiché, avendo osservato una
naturale riduzione delle difese immunitarie nei pazienti con gravi
problemi al fegato, avevano concluso che con molta probabilità questi
pazienti avrebbero tollerato l'impianto meglio dei cani in buone
condizioni di salute.
L'équipe del Peter Bent Brigham ignorò i risultati ottenuti sugli
animali e tentò i trapianti sui pazienti, che funzionarono per ben
sei mesi, cioè dieci volte il limite di tempo raggiunto nei cani.
Un altro esempio di ritardo del progresso medico causato dagli
esperimenti sugli animali è il caso del vaccino antipolio.
Mentre il merito viene ampiamente attribuito alla sperimentazione
animale, esperimenti fuorvianti fatti sulle scimmie ritardarono in
realtà l'applicazione del vaccino per più di 30 anni. Simon Flexner,
che portò avanti gli esperimenti sulle scimmie nel 1911, era a capo
dell'Istituto Rockefeller per la Ricerca Medica, e quindi la sua
opinione aveva grande peso.
Flexner aveva insufflato il virus della
polio nei nasi delle scimmie e su questa base aveva concluso che la
polio è essenzialmente una malattia del cervello e del midollo
spinale. Ma se si insuffla un virus nel naso è ovvio che si dirigerà
prima al cervello.
Perciò egli, costringendo il virus ad andare al cervello, stava
forzando le risposte della natura nel senso da lui desiderato. In
realtà, da studi su bambini poliomielitici, si scoprì che la polio
è essenzialmente una malattia della zona intestinale e che
generalmente non tocca il midollo spinale causando paralisi. Una volta
che gli scienziati realizzarono che il virus
della polio si sviluppava nell'intestino degli esseri umani,
conclusero che poteva svilupparsi anche in un tessuto intestinale in
provetta. Questa scoperta permise la coltura di un numero di virus
sufficiente per la produzione di un vaccino di massa.
John Enders e la
sua équipe ad Harvard sono stati i primi a sviluppare la polio in
tessuto di coltura. Questa svolta rese gli studi per la polio fatti
sulle scimmie del tutto obsoleti.
Ma questi studi avevano intanto rinviato di 30 anni il vaccino
antipolio. Come ho già detto prima, il racconto distorto delle
scoperte biomediche ha portato ad una grande diffusione del plagio da
parte dei ricercatori sugli animali, a danno dei medici
ricercatori.
Un caso classico è quello di Philip Levine, che ha in realtà
scoperto il cosiddetto "fattore rhesus" delle cellule
ematiche, ma il cui lavoro fu plagiato da un ricercatore che
sperimentava sulle scimmie.
Levine fece la sua scoperta studiando una donna, Mary Seno, in un
ospedale di New York. Essa aveva avuto una grave reazione immunologica
al suo bambino, nato morto, ed al sangue donatole dal marito.
Su questa base Levine dedusse che il marito ed il bambino dovevano
avere nel sangue (sulla superficie delle cellule ematiche) un fattore
sconosciuto che a lei mancava. Sfortunatamente, quando Levine pubblicò
il caso nel 1939 non diede un nome al fattore sanguigno, e tutti sanno
che "chi dà un nome ad una scoperta la può rivendicare".
Ciò permise ai ricercatori che operavano sulle scimmie rhesus di
farsi avanti tentando di riprodurre l'esperienza di Mary Seno sulle
scimmie. Essi in realtà fallirono nel tentativo di trovare lo stesso
fattore nelle scimmie, ma diedero, comunque, a quello scoperto da
Levine il nome di fattore "rhesus" o "Rh". Ecco
come la scoperta clinica di Levine fu plagiata dai ricercatori che
sperimentavano sulle scimmie. Prevedo che diverrà sempre più
difficile per chi fa ricerca clinica ottenere l'accettazione di nuove
teorie mediche.
La ragione è che le teorie diventano sempre più complesse e di
conseguenza è sempre più difficile "confermare", o meglio
"evidenziare" un'ipotesi clinica con un esperimento animale.
Con tale esperimento si può strappare via un organo o colpire con il
laser un tessuto, ma non si può provare una teoria medica
complessa.
Al momento attuale vi sono molte importanti scoperte mediche che non
vengono accettate perché non possono essere "provate" da
esperimenti animali, benché siano solidamente basate sull'evidenza
clinica. Un esempio è la scoperta che un basso livello di radiazione
su di un padre o una madre può causare la leucemia nei discendenti,
anche se la radiazione avviene prima del concepimento.
Questa scoperta non è confermata da esperimenti animali.
Un altro esempio è
una nuova teoria globale sulla malattia chiamata la Teoria Mutagenica
delle Malattie Croniche. Concepita da Irwin D. Y. Bross, questa teoria
sostiene che la maggior parte delle malattie degenerative e
circolatorie sono in realtà causate dal danno ambientale al DNA
umano. Ma questa teoria non può essere "provata" con
esperimenti animali e di conseguenza, come la teoria sul fumo ed il
cancro, è ostinatamente rifiutata dall'"establishment"
medico.
E' per questo che mi è parso necessario studiare e conoscere il
processo delle scoperte biomediche e soprattutto abbandonare la
convinzione che il metodo di sperimentazione animale di Claude Bernard
sia un metodo scientifico.
Tratto da:
http://www.antivivisezione.it/scoperta
biomedica.html
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