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Legami segreti tra
organizzazioni di pazienti e compagnie farmaceutiche:
Fonte: Inchiesta del Philadelphia Inquirer, il
quotidiano statunitense The Philadelphia Inquirer ha
pubblicato un'inchiesta sui legami quasi mai
dichiarati di sei organizzazioni non-profit, che
affermano di agire nell'interesse dei pazienti di
altrettante malattie, e le compagnie farmaceutiche.
Le sei organizzazioni, che lo scorso anno hanno ricevuto
complessivamente 29 milioni di dollari in donazioni
dalle industrie farmaceutiche.
Nel
dibattito fra scienziati e politici non si sa bene dalla parte di chi
stare.
Da un lato ci sono, infatti, premi Nobel che amiamo e rispettiamo perché
da loro abbiamo imparato tantissimo, i quali prendono le difese
dell'industria delle bio-tecnologie e denunciano come oscurantista
chiunque si soffermi a notare il semplice fatto che, spesso, la fretta di
brevettare e di sperimentare, fa perdere di vista il principio di
precauzione e fa correre rischi eccessivi alla salute dei cittadini.
Dall'altra ci sono Ministri della Repubblica che si sbracciano a spiegare
che il cittadino sospettoso ha qualche diritto in più rispetto a quanto
non pensino i ricercatori.
L'unica cosa che, timidamente, ci viene da dire in proposito è che,
forse, se ognuno si attenesse strettamente al proprio mestiere ci
guadagneremmo tutti, da subito, e senza correre rischio alcuno.
Se gli scienziati facessero gli scienziati per noi sarebbe più semplice
vedere sin dove arrivano gli interessi della scienza e dove cominciano gli
interessi della tecnologia e delle imprese che, come avvoltoi, si
preparano a trarre i profitti più ingenti dalle scoperte imminenti.
E
forse, sarebbero proprio i Dulbecco a doverci dire come possiamo, come
collettività, fare in modo che la ricerca continui e che sia chiaro e
netto il confine, la linea di demarcazione a partire dalla quale finisce
la ricerca scientifica ed inizia la ricerca tecnologica. Nessuno di noi si
scandalizza delle relazioni fra ricercatori e imprese o della necessità
che hanno, e gli uni e gli altri, di ricerca e di sperimentazione. Ma
quello che non è ammissibile è che questo avvenga senza seguire alcun
criterio di salvaguardia per i rischi del cittadino consumatore.
Sono state messe in commercio le farine animali derivate da scarti di
macellazione senza che si abbiamo informazioni chiare e precise sul
pericolo rappresentato dalla diffusione dei
prioni. Che i ricercatori e
gli scienziati non siano i primi ad essere allarmati per questo genere di
problemi ci preoccupa fortemente e ci rende estremamente sospettosi.
D'altro canto se i politici facessero il loro mestiere allora, forse,
potremmo fidarci di chiedere loro di vigilare su quelle regole che, come
collettività, nell'ambito dei nostri organismi istituzionali, potremmo
decidere per dare al nuovo mercato delle bio-tecnologie una soglia di
sicurezza accettabile.
Ed è proprio qui che casca l'asino.
Quello che ci chiediamo, e che da a tutti noi molto motivo di allarme, è
esattamente questo: come facciamo ad affidare il controllo sulle
biotecnologie ad organismi istituzionali che non sono stati in grado di
difenderci dal rischio, ben più modesto, rappresentato dall'epidemia di
BSE ?
Sono dieci anni che questa malattia imperversa negli allevamenti
inglesi, portoghesi e svizzeri, eppure non un politico, non un funzionario
pubblico, non un ricercatore ci ha allertato sui rischi che stavamo per
correre.
Non è stato fatto nulla e solo oggi, a seguito dello sciopero di
massa dei consumatori, ci troviamo a discutere di test che gli Istituti Zooprofilattici non sono in grado di fare, della messa al
bando delle
farine animali che nessuno riesce a introdurre e a far applicare.
Comunicati stampa
insulsi
e dichiarazioni improvvide si susseguono, ma continua a mancare una seria
assunzione di responsabilità.
Come possiamo fidarci
?
Di chi possiamo
fidarci
?
Che
il Ministro, che ha responsabilità pesanti nella crisi
della "mucca pazza", e che è sempre stato schierato dalla parte
degli allevatori, prenda oggi a pretesto questa polemica per ricordarsi
del principio di precauzione è veramente sbalorditivo. Piuttosto che
occuparsi di scienza il Ministro potrebbe cominciare col fare le cose che
sono in suo potere e che ancora non ha fatto, e questo ci renderebbe già
molto più disponibili a discutere di biotecnologie.
Sarebbe sufficiente che il ministro:
a) proibisse la fabbricazione delle farine animali e ne bandisse l'uso
delle scorte dall'allevamento di qualunque specie animale;
b) prescrivesse il test BSE per tutti gli animali morti, macellati o
importati;
c) creasse un sistema di certificazione pubblica della qualità delle
carni ad opera degli Istituti Zooprofilattici.
Basterebbe questo e potremmo tornare ad avere fiducia sia nella politica
che nella scienza.
Oggi i veri oscurantisti sono quelli che ci chiedono di fidarci ciecamente
dei nuovi chierici, degli stregoni che, siccome si sono autodefiniti
scienziati, allora hanno il privilegio di decidere al posto nostro della
qualità del nostro futuro.
La politica estera non la fanno i militari, così come la politica
carceraria non la fanno i secondini. Allo stesso modo la politica della
scienza, per nostra fortuna, non la fanno gli scienziati, e men che meno i
tecnologi o, nella fattispecie i bio-tecnologi. Queste scelte le fa il
Parlamento che è l'unico organo che, come cittadini, abbiamo delegato a
decidere in merito. Gli altri, tutti gli altri, ministri compresi,
farebbero bene a tacere.
Tratto da:
www.buonconsumo.com
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Tom Bethell "Le balle di Newton" - Tutta la verità sulle
bugie della scienza
Con il titolo Le balle di Newton. Tutta la verità sulle
bugie della scienza, è uscito in Italia l'atteso libro
dell'editorialista dell'American Spectator, Tom Bethell,
tradotto per la casa editrice Rubbettino da Guglielmo
Piombini, che è autore anche della prefazione intitolata
«I disastri della scienza».
Il titolo originale dell'opera, The
Politically Incorrect Guide to
Science (Guida
politicamente scorretta alla scienza) spiega
l'intento dell'autore: indurre nei lettori un
atteggiamento più critico nei confronti della scienza o
meglio degli scienziati, che, come ogni altra categoria
professionale, possono subire la seduzione della
politica e della pubblicità e prestarsi ad accreditare
teorie e previsioni prive di fondamento per assecondare,
ricavandone in cambio fama e denaro, interessi economici
e politici.
Da anni, ormai, alcuni di essi si prestano in
particolare a suscitare nelle masse uno stato di paura -
soprattutto prevedendo futuri, imminenti disastri
ambientali - inteso a renderle obbedienti e docili, e
prima di tutto irrazionali, illudendole al tempo stesso
di agire in piena libertà. Il loro compito è facilitato
dal fatto che la maggior parte della gente non si rende
conto che le realtà indagate dalla scienza sono quasi
sempre estremamente complicate. L'incertezza sui fatti -
determinata dalla complessità dei fenomeni e spesso
dalla difficoltà di analizzarli in ogni loro aspetto -
favorisce la manipolazione: le preferenze possono
sostituirsi ai fatti, anche in maniera subdola. «Si
individua o si inventa un problema - spiega Bethell - il
governo interviene, ma il problema diventa sempre più
serio quanta più attenzione gli rivolge.
Molti scienziati si trovano bene in questo "sistema".
Una dopo l'altra, il libro di Bethell esamina alcune
delle più note «verità scientifiche» del momento, quelle
di cui i mass media si occupano ogni giorno, e ne
illustra i punti deboli, le contraddizioni e le
incongruenze, a partire dalla teoria del riscaldamento
globale del pianeta, che dalla fine degli anni '80 del
secolo scorso ha soppiantato quella - altrettanto
popolare nei decenni precedenti - del progressivo e
rapido raffreddamento della Terra.
La tesi di Bethell è che le «balle di Newton» servono a
rafforzare ed estendere il potere statale, il che è
senz'altro vero. Ma il danno ulteriore, tutt'altro che
secondario ai fini delle sorti della guerra in corso
contro il mondo libero, è il contributo che forniscono
alla demoralizzazione dell'Occidente: dall'effetto serra
all'Aids, dalla malaria alle cause del cancro, dalle
specie animali minacciate di estinzione all'esaurimento
delle risorse naturali, tutti i fenomeni affrontati
dalla junk-science, la «scienza spazzatura» o «scienza
di comodo», vengono infatti immancabilmente attribuiti
all'Occidente e fabbricano argomenti per le incessanti
campagne d'avversione che ne minano profondamente
l'immagine.
Eloquente conferma di ciò è una frase esemplare,
riportata nel testo, pronunciata nel 1998 dall'ex
ministro canadese dell'Ambiente Christine Stewart: «Non
c'importa sapere se i dati scientifici sono veri o
falsi.
Ci interessano i benefici ambientali collaterali. I
cambiamenti climatici ci danno la più grande opportunità
di portare giustizia edeguaglianza nel mondo». Va da sé
che per il ministro canadese, così come per milioni di
altre persone, «giustizia ed eguaglianza» mancano nel
mondo non a causa della sopravvivenza di istituzioni
tipiche delle società patriarcali e gerontocratiche
arcaiche, che in tre continenti continuano a impedire il
rispetto dei diritti umani universali e lo sviluppo
economico, ma dell'«iniqua distribuzione della
ricchezza» e del «saccheggio delle risorse dei Paesi
poveri» di cui l'Occidente è ritenuto
responsabile.
Guarda caso, la scienza spazzatura finisce sempre per
suggerire che il problema in oggetto si risolve o
rallentando lo sviluppo dei Paesi industrializzati, se
non addirittura tentando di obbligarli ad adottare
economie meno efficaci (è il caso dei rimedi proposti
contro l'eventuale riscaldamento globale), oppure, per
combattere ad esempio malaria e Aids in Africa,
inducendoli a devolvere, ovvero «restituire»,
percentuali enormi e crescenti delle loro ricchezze ai
Paesi poveri.
By Anna Bono
Tratto da:
www.ragionpolitica.it - 5 luglio 2007
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