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Definizione
della parola:
DIAGNOSI =
dal Greco, "Attraverso
la Conoscenza", quindi "Giudizio
attraverso la conoscenza del corpo fisico".
Quando si nomina
un
sintomo e gli si vuole dare impropriamente
il nome di una malattia, fisica o psichica,
oltre a fornire una Falsa
informazione, si rinchiude il
paziente all’interno di un quadro ristretto, uno
spazio angusto dal quale difficilmente potrà trovare
le forze per rendersi libero.
In un certo
senso, ogni volta che diamo origine ad un pensiero o
ad un’idea di malattia, da qualche parte
quest’energia comincia ad esistere, a prendere
forma; inizia a dare dei segnali, dei presagi, anche
se non del tutto e non da tutti avvertibili. Alcune
scuole di pensiero, in tempi passati, hanno esplorato
questa parte poco definita della coscienza
attribuendogli il termine d’inconscio collettivo.
Con il solo
proferire il nome della malattia, quindi, colleghiamo
il paziente con quest’energia impercettibile ma
reale di “coscienza sconosciuta” cui parlavamo. È
come se la persona che ha subito una diagnosi si
connettesse ad un portale energetico alimentato dalla
sommatoria dell’energia dei singoli pensieri di
malattia.
Prendiamo per
esempio la parola “Cancro”,
basterà questa semplice ma potente parola perché la
persona che riceve la diagnosi sia immediatamente
messa in comunicazione con l’influenza di questa
energia-coscienza che è connessa a questo preciso
termine, e che genererà in lui paura, invalidità,
morte.
Questa parola
incomincia a riecheggiare nella mente della persona
placcata al punto tale che il suo inconscio tenta
involontariamente di corrispondere con la malattia
diagnosticata, di “quadrare” per così dire con
quello che gli è stato diagnosticato.
I nomi di
certe "malattie" pronunciati con la prosopopea
terapeutica di professionisti insicuri, riescono a
rendere vera qualsiasi affermazione, soprattutto per
persone già fragili e poco protette le quali non
fanno altro che mettere in rapporto la loro
cagionevolezza con quella parte potente d’inconscio
collettivo dove si condensano le forze distruttive e
limitanti dell’idea stessa della malattia.
Una diagnosi di
schizofrenia, per esempio, può bloccare una persona
dentro quest’energia-coscienza per giorni interi,
fino a spingere l’interessato a sottomettersi ad
un’inframmettenza terapeutica.
Non voglio
affermare che le parole vadano abolite, ma fintanto
che la diagnosi non è certa e, sopratutto quando si
tratta di malattie che non si sono ancora manifestate
sul piano fisico/organico, tracciare limiti e apporre
dei nomi è come voler mettere una persona in una
gabbia da cui le sarà ancora più difficile uscire.
Mi rendo conto
che molte persone hanno bisogno di questa gabbia perché
questo le fa sentire più sicure: trovare una
definizione con cui identificarsi è veramente molto
rassicurante e, soprattutto altamente
deresponsabilizzante.
Dall’altra parte, per il vecchio
impianto terapeutico questo sistema garantiva
un’estrema copertura di funzionalità: non trattando
più con la persona, ma con quella parte
d’energia-coscienza collettiva, il terapeuta
attingeva anch’esso a forze contrastanti create e
custodite segretamente da generazioni di scientisti
della salute per sconfiggere il sintomo senza
implicazioni personali.
Avevamo così da una parte il
“paziente” come massa incosciente e irresponsabile
e, dall’altra, il terapeuta quale applicatore di
metodi e sistemi collaudati e affermati nel tempo ai
quali delegava la sua perduta responsabilità.
Questo vincolo
di doppia irresponsabilità ha contribuito nel tempo
non solo a rafforzare il dualismo e il senso di
separazione e solitudine ad esso connesso, ma ha
portato molta paura, dolore, disperazione, disagio e
malattia:
“La
vera malattia dell’Uomo è l’inconsapevolezza
(l'ignoranza) di
ciò che abita in lui”.
(NdR: infatti la peggiore malattia dell'Uomo e'
l'IGNORANZA che e'
mantenuta tale
dalla sanita' mondiale al servizio di
Big Pharma)
vedi:
Diagnostica +
Semeiotica +
Semeiotica
Biofisica
Si tratta di
capire e scegliere da quale mondo interiore farsi
abitare; siamo nel mondo, ma il mondo abita in noi.
Prendere coscienza che siamo noi, e noi soltanto ad
isolare alcuni frammenti di realtà fra i tanti e a
portarceli appresso anche quando non è più
necessario, comporta l’assunzione della piena
responsabilità di ciò che siamo, momento per
momento. Permette una trasmutazione alchemica profonda
che non è una cosa magica e vaga, ma al contrario ci
permette veramente di spogliarci della nostra vecchia
abitudine di delegare sempre il nostro benessere ad un
altro considerato più “grande” di noi il nostro
genitore ideale che non abbiamo mai smesso di cercare.
Quando smettiamo
di rivestire il ruolo di testimone, il cui scopo è
quello di mantenerci nell’illusione e diventiamo
invece attori della nostra stessa vita, non abbiamo più
paura di perdere la nostra identità fittizia, e
riusciamo ad accettare anche la morte poiché siamo
nella verità ci rendiamo conto che l’unica cosa che
può morire è l’ego.
La morte
nasce in noi ogni volta che non ascoltiamo la voce del
nostro cuore, ogni volta che non lasciamo circolare la
vita attraverso di noi in assoluta libertà.
Il dolore non è altro che un’invenzione di
un’umanità disumanizzata che ha voluto dimostrare
la sua superiorità nei confronti della vita stessa
tramite un pensiero d’assoluta perfezione. La
nozione di sofferenza è profondamente impressa nella
coscienza umana collettiva da così tanto tempo che
per dissolverla dovremmo spezzare l’abitudine di
sottometterci al sonno ipnotico falsamente
rassicurante in cui siamo calati.
Affermare queste conoscenze in maniera
intellettuale non serve a niente, la comprensione
meramente intellettuale non fa altro che attivare la
nostra mente ordinaria, e più la mente ordinaria è
attiva, più è difficile raggiungere la nostra
essenza. La mente ordinaria agisce come un velo che
maschera la vita, offrendoci uno sguardo dualista
sugli eventi della vita stessa. Con questo sguardo
discriminante non possiamo che avanzare come se
fossimo rivestiti da una pesante armatura, che forse
un giorno è servita a proteggerci, ma che oggi
c’ingombra, impedendoci di proseguire.
Siamo, ora, al
punto di non ritorno, l’era della
coscienzalizzazione: è giunto il momento di
recuperare la nostra indipendenza, lasciare le paure e
i condizionamenti della mente per riscoprire ciò che
non è più nostro. Occorre una nuova educazione che
punti intensamente sul risveglio di coscienza, sulla
responsabilità che ogni singola persona ha di
contribuire a creare un nuovo Universo, per uscire
dalla logica analogica di curare il sintomo, la
malattia, il disturbo. Bisogna portare l’attenzione
sull’essere umano nel suo insieme.
Lo scopo non è quello di rimuovere o eliminare parti
della persona più o meno dannose o dolorose, ma
consentire a queste parti di ricollegarsi con la
totalità del soggetto affinché questi possa
raggiungere la sua straordinaria potenzialità, fare
sbocciare il seme della felicità in lui riposto e
vivere nell’armonia dell’interezza.
Per questo non
c’è bisogno di terrificanti diagnosi che il
paziente non sarà in grado di gestire e verificare,
il cui solo scopo è di opprimerlo ad una
subordinazione devozionale col suo terapeuta.
Sta nascendo una
nuova Medicina che non considera la guarigione come
raggiungimento di uno stato in cui non c’e spazio
per la malattia. Al contrario, osserva attentamente il
manifestarsi di un sintomo come un segnale,
un’indicazione preziosa da leggere e comprendere
affinché il soggetto possa ritrovare la via
dell’allineamento con quelle forze positive che ci
spingono ad uscire dall’incanto soporifero,
dall’illusione del mondo materiale e che ci aiutano
a ri-programmare la nostra vita in una direzione di
profondità spirituale.
Ogni volta che
scegliamo di assumerci la piena responsabilità della
nostra condizione, sia essa fisica sociale, culturale,
rafforziamo il nostro potere interiore, poniamo un
limite all’autorità che il mondo materiale esercita
sulla nostra vita, sul corpo, la salute, la mente,
lo spirito.
Quanto meno il
mondo esterno influisce con la nostra ampiezza
spirituale, tanto più questa rafforza il nostro campo
d’energia, quanto più saremo centrati con la nostra
essenza spirituale, tanto minore saranno i contatti
che avremo con persone ed esperienze negative.
La percezione
che n’abbiamo è quella di sentirci “vivi
dentro”, rinnovati della nostra forza interiore, ed
è possibile che, in un improvviso lampo di luce,
allora, riusciamo ad intravedere la soluzione di un
problema che prima ci sembrava insormontabile, è
possibile che pensiamo a noi stessi come individui
potenti e ci rendiamo conto che possiamo raggiungere
qualsiasi obiettivo, dalla forma fisica alla
realizzazione dei nostri sogni più reconditi.
By
Valerio Sgalambro -
valerio.sgalambro@poste.it
vedi:
Le case farmaceutiche ingannano i medici e questi
danneggiano i malati
+
I medici sono una
minaccia
RICERCA DEVIATA ai MEDICINALI che MANTENGONO la
MALATTIA CRONICA.
INTERVISTA al PREMIO NOBEL per la MEDICINA:
RICHARD J. ROBERTS. - MEDITATE e CONDIVIDETE !
Il vincitore del Premio Nobel per la Medicina,
Richard J.Roberts, denuncia il modo in cui operano
le grandi
industrie farmaceutiche
nel sistema capitalistico, anteponendo i benefici
economici alla salute e rallentando lo sviluppo
scientifico nella cura delle malattie perché guarire
non è fruttuoso come la cronicità.
Visionate questo video, parla un'informatore
farmaceutico,
sul Business dei Farmaci e Vaccini
http://ildocumento.it/farmaci/il-business-farmaceutico-current.html
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