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Sono spiegate tutte le
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malEssere
(Essere nel male) e per aiutare il
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facilmente ad autogestire la
Salute con
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Portale e' anche un
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per Medici, Biologi, Paramedici, Parasanitari,
Tecnici
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sulla Medicina
Biologico Naturale, migliorando in questo modo le proprie
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Diagnostiche e
Terapeutiche
Prevenzione
Alimentare
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Guida alla Salute
naturale
Lettori svegliatevi
dal vs. torpore e
richiedete
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LIBERTA di CURA
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Dichiarazione di Pechino
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La FRAMMENTAZIONE della SALUTE
e la CRISI di PERCEZIONE
Secondo il dottor Deepak Chopra, medico e
filosofo nell’ambito della salute olistica, le
crisi globali che stiamo ora affrontando sono la
prova di una più radicata crisi di percezione.
Ex direttore dello staff al Centro Medico
Regionale di Boston, specializzato in
endocrinologia, attorno ai 35 anni Chopra fumava
eccessivamente e beveva troppi caffe’ e alcolici
per affrontare lo stress della sua professione.
Ma la svolta arrivo’ quando comincio’ a studiare
la meditazione trascendentale, che lo aiuto’ a
smettere di bere e di fumare.
“Decisi così di
abbandonare la pratica endocrinologica per
concentrarmi sulla salute olistica. Penso si
trattasse semplicemente di grande frustrazione;
quando tutto cio’ che si fa e’ prescrivere
farmaci, si comincia a sentirsi spacciatori
legalizzati di droghe.
Cio’ non significa che
tutte le prescrizioni siano inutili, ma e’ vero
che l’80% dei farmaci prescritti oggi apportano
benefici non indispensabili o marginali”.
Chopra sostiene che per centinaia di anni
la scienza
ha erroneamente
preso per oro colato distinzioni tra
organismo biologico e ambiente
che in realta’ non
esistono. “Noi non siamo organismi
biologici contenuti in un ambiente; questa e’
una fondamentale percezione scorretta”, fa
notare. “L’organismo biologico, essere umano
senziente, zanzara senziente o batterio
senziente che sia, non e’ separato
dall’ambiente.
L’organismo biologico e cio’ che chiamiamo
ambiente sono modelli differenziati di
comportamento di una singola realta’, che la si
chiami “Gaia”, o “Pianeta Terra”, o persino, se
si vuole,
Universo senziente”.
Va bene, penso; se e’ così allora, in termini di
azione, cosa implica questo scarto nella
percezione ?
“Non guardare l’albero dicendo, ‘oh, quell’albero
e’ l’ambiente’: quell’albero e’ i tuoi polmoni,
se non respirasse, tu non respireresti”, ha
spiegato Chopra. “La Terra e’ il tuo corpo. I
fiumi e le acque del nostro pianeta sono la tua
circolazione; se li inquini, inquini la tua
circolazione. L’aria e’ il tuo respiro. Dobbiamo
cominciare a pensare al mondo come al nostro
corpo universale.
Perché la nostra sopravvivenza
come esseri umani dipende tanto dai nostri corpi
personali, quanto dal nostro corpo universale”.
Ora, questo e’ un modo di pensare rincuorante
che non mi era mai venuto in mente prima, e
sembra coincidere con i diversi appelli di
psicologi, filosofi ed economisti per un
cambiamento essenziale dei nostri valori. Cio’
che mi entusiasma di Chopra e’ il suo innovativo
suggerimento che tale cambiamento di valori non
fosse semplicemente un caso di convenienza
sociale, di cio’ che funziona meglio; ma che
potesse effettivamente riflettere la realta’ del
nostro inserimento nella natura.
E’ interessante che, sebbene Chopra abbia
fronteggiato, per le sue opinioni, l’ostilita’
dell’establishment medico negli Stati Uniti, il
suo costante lavoro per ampliare i confini della
medicina tradizionale abbia portato a che nel
novembre 1998 il Journal of American Medicine,
rivista in cui i contributi sono soggetti a
revisione tra pari, pubblicasse un numero
speciale dedicato alla medicina alternativa.
Da allora, le concezioni
olistiche
della salute sono state oggetto di sempre
maggiori ricerche e hanno ricevuto crescente
riconoscimento.
Da diversi anni, la
Oxford University Press
pubblica l’Evidence-based Complementary and
Alternative Medicine (eCAM - "Medicina
complementare e
alternativa
basata su prove"), periodico internazionale
quadrimestrale soggetto a revisione tra pari.
Il Dr. Edwin L. Cooper, che e’ fondatore e
caporedattore del periodico, e’ anche
Distinguished Professor presso il Dipartimento
di Neurobiologia della
University of California
a Los Angeles, dove dirige i
Collaborative Centers for Integrative Medicine [‘Centri di
collaborazione per la medicina integrativa’]
dell’UCLA.
Il Dr. Cooper sottolinea che l’impatto del
cancro, “va
oltre la malattia fisica. Esso determina i
pensieri e le emozioni del paziente. Sempre più
medici riconoscono che spesso trattare il
cancro
significa più che il semplice attacco aggressivo
contro il
tumore
maligno. Significa considerare l’intera persona
— mente, corpo e anima — e aggiungere approcci
complementari che aumentino salute e benessere,
riducano lo stress, accrescano la tolleranza ai
trattamenti convenzionali, migliorino la
qualita’ della vita e aiutino le persone a
vivere quanto più pienamente possibile”.
Il nuovo programma di ricerca UCLA nel campo
della salute olistica ospita il Center for
East-West Medicine [‘Centro per la medicina
orientale e occidentale’], con sede presso la
School of Medicine David Geffen dell’UCLA.
Il Centro, che accoglie 13.000 pazienti
all’anno, sta lavorando per sviluppare “un
sistema modello di cura globale che ponga
l’enfasi sulla promozione della salute, la
prevenzione della malattia, il trattamento e la
riabilitazione attraverso la pratica integrata
delle medicine Orientale e Occidentale”.
Questi sviluppi nella sanita’ e nella medicina
forniscono supporto alle argomentazioni di
Chopra rivelando che la frammentazione e la
separazione nel cuore del nostro normale modo di
comprendere il mondo riflettono una fondamentale
crisi di percezione, un modo sbagliato di capire
la natura umana e il suo rapporto con la Natura.
Chopra sta indicando un’inerente
interconnessione non solo tra mente e corpo, ma
anche tra organismo e ambiente.
Il
Cosmo interconnesso
Al riconoscimento di questa interconnessione
nelle scienze della salute corrispondono nuove
conquiste in altre scienze, in particolare nella
fisica, che suggeriscono che le vecchie
concezioni meccanicistiche della natura e del
mondo sono resti di una obsoleta visione del
mondo che non e’ più adatta a cio’ che sta
accadendo a livelli subatomici, al di sotto
della superficie della vita quotidiana.
Inizialmente, ero alquanto scettico rispetto
alla rilevanza, nelle questioni relative al
cambiamento sociale e alla crisi globale, di un
campo tanto apparentemente oscuro e tecnico
quanto la meccanica quantistica.
Ma il mio disorientamento si e’ presto
trasformato in incanto e infine convinzione,
dopo aver scoperto uno dei pionieri di questa
prospettiva rivoluzionaria, il Dr.
Fritjof Capra, un fisico che e’ professore e
ricercatore nel campo della fisica delle alte
energie presso il
Lawrence Berkeley Laboratory e
la University of California, a Berkeley.
Capra ha scritto molto sulle implicazioni
filosofiche della scienza moderna, e il suo
primo libro,
Il Tao della Fisica, ha
polemicamente sostenuto che la scienza
occidentale stava confermando le medesime
fondamentali affermazioni sulla realta’
riscontrabili nel misticismo orientale.
Quando Capra comincio’ a lavorare sul
manoscritto nel 1972, il primo impulso gli venne
dall’essersi reso conto che due suoi colleghi –
entrambi fisici di alto livello che avevano
fatto scoperte capaci di modificare i paradigmi
nella disciplina – concordavano con le sue
opinioni. “Avevo avuto diverse discussioni con
Heisenberg. Allora vivevo in Inghilterra e lo
andai a trovare diverse volte a Monaco di
Baviera mostrandogli l’intero manoscritto
capitolo per capitolo”.
Il “principio
di indeterminazione di Heisenberg”, che si
riferisce all’impossibilita’ di misurare
simultaneamente la posizione e la quantita’ di
moto di una particella subatomica, prende il
nome da
Werner Heisenberg, riconosciuto come il
fondatore della nuova meccanica quantistica.
“Era molto interessato e molto aperto, e mi
disse una cosa che non penso si sappia
pubblicamente perché non l’ha mai pubblicata.
Disse che era ben consapevole di questi
parallelismi tra fisica quantistica e misticismo
orientale. Mentre lavorava sulla teoria dei
quanti si reco’ in India per tenere delle
conferenze e fu ospite di Tagore.
Parlo’ molto con Tagore di filosofia indiana.
Heisenberg mi disse che tali conversazioni
l’aiutarono molto nel suo lavoro, perché gli
mostrarono che tutte queste nuove idee in fisica
quantica di fatto non erano poi così folli. Capì
che, in realta’, esisteva una intera cultura che
appoggiava idee molto simili. Heisenberg disse
che gli fu di grande aiuto.
Niels Bohr, che vinse il Premio Nobel per i
suoi contributi alla meccanica quantistica,
aveva fatto un’esperienza simile recandosi in
Cina”.
vedi anche:
Nuova
definizione di Atomo
In un libro successivo, Il punto di svolta.
Scienza, societa’ e cultura emergente, Capra
proseguì nell’applicazione delle sue
esplorazioni filosofiche della nuova fisica agli
sviluppi in altri ambiti scientifici, giungendo
alla conclusione che la crisi che attualmente
affligge la civilta’ industriale e’ radicata in
credenze scientifiche che ora risultano superate
sulla base di nuovi dati e teorie in tutte le
scienze fisiche. In seguito proseguì fondando il
Center for Eco-Literacy
[‘Centro per l’alfabetizzazione
ecologica’] a Berkeley, un laboratorio di idee
dedicato alle implicazioni sociali ed ecologiche
dei nuovi sviluppi in tutte le scienze fisiche.
“L’incontestabile apporto della fisica
quantistica e’ la dissoluzione della nozione di
oggetti duri e solidi, nonché la dissoluzione
della nozione che ci siano blocchi fondamentali
di materia. Quando si studiano i più piccoli
pezzi di materia conosciuti, le particelle
subatomiche, si scopre che si puo’ parlare
solamente di probabilita’. Questo e’ ben noto.
Da quando esiste la meccanica quantistica,
sappiamo che tali leggi e regolarita’ possono
essere formulate esclusivamente in termini di
probabilita’. Ma poi ci si chiede, probabilita’
di che ?
E si scopre che sono le probabilita’ di
effettuare una certa misurazione, probabilita’
che questi strumenti in grande scala
interagiscano in un certo modo. Così qualsiasi
cosa si dica dei pezzi più piccoli si ritorna ai
pezzi grandi e puo’ essere espresso solo come
probabilita’, in termini di pezzi grandi. Si
tratta di una sorta di situazione circolare. In
altre parole, tutto e’ interconnesso,
interconnesso in modo tale che le proprieta’ dei
pezzi più piccoli dipendono dalle proprieta’
dell’intero”.
Con parole che suonano stranamente simili a
quelle del professionista sanitario Deepak
Chopra, Capra sostenne che “mentre prima
credevano di poter spiegare in linea di
principio la dinamica dell’intero mediante la
sua scomposizione e a partire dalle proprieta’
delle parti, ora vediamo che le proprieta’ delle
parti possono essere definite solo in termini di
dinamica dell’intero.
Si tratta di un’inversione completa.
E questa e’ diventata una delle più importanti
intuizioni scientifiche del nostro secolo.
Difatti, se si va ancora oltre e ci si chiede,
‘Ebbene, cosa sono queste parti ?’ allora si
scoprira’ che non ci sono parti, che quello che
chiamiamo parte e’ un modello in un processo in
corso”.
Capra crede che l’aver capito questo, o meglio
il non averlo capito, si trova al centro delle
crisi globali che, come abbiamo qui sostenuto,
sono tutte interconnesse in quanto
manifestazioni di un defunto sistema globale.
Per Capra, l’interconnessione di queste crisi e’
un’ulteriore prova della prospettiva
disfunzionale sulla vita che soggiace a tale
sistema. “Questi problemi sistemici, tutti
interconnessi, sono di fatto il risultato delle
limitazioni derivanti da una visione del mondo
obsoleta”.
Poiché tutte le nostre istituzioni sociali - le
grandi
corporation, le grandi istituzioni
accademiche, le grandi istituzioni politiche -
sostengono tutte questa
visione del mondo obsoleta,
non sorprende che non
siano in grado di risolvere i principali
problemi che abbiamo.
“Il vecchio sistema ci mostra un tale
spettacolare fallimento che gli esperti nei vari
campi non capiscono più il proprio campo di
specializzazione”, sostiene Capra. “Per esempio,
gli scienziati che fanno ricerca sul cancro non
hanno la minima idea, nonostante i milioni di
dollari spesi, delle origini del cancro.
La polizia e’ impotente di fronte alla crescente
ondata di criminalita’. I politici e gli
economisti non sanno come gestire i problemi
economici. I dottori e gli ospedali non sanno
come gestire i problemi e i costi sanitari.
Così, ovunque, sono proprio quelli che si
suppone siano gli esperti nel proprio campo che
non hanno più risposte, e non hanno risposte
perché hanno una visione ristretta. Non vedono
l’intero problema”.
Ma un cambiamento di prospettiva, di visione del
mondo e di valori, puo’ essere significativo
solo se incorpora un cambiamento delle nostre
effettive modalita’ di comportamento e
organizzazione sociale, della politica,
dell’economia e dell’energia.
Tale trasformazione non solo si deve basare su
una precisa comprensione della natura e del
nostro rapporto con essa; la comprensione in sé,
se autentica, deve implicare alcune modifiche
cruciali nelle nostre vite. La portata del
cambiamento richiesto e’ certamente radicale.
Ma, forse per la prima volta, la necessita’ di
tale cambiamento puo’ essere giustificata non
soltanto da eufemismi morali, ma dalla realta’
stessa.
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Un modello quantico di armonia sociale - 02 Marzo 2008
Un’altra fisica, Danah Zohar, che ha studiato al
MIT e ad
Harvard, ha seguito le implicazioni del
lavoro di Capra sui risvolti filosofici della
fisica quantica nell’ambito della sociologia, e,
oltre, nei concreti problemi della gestione
aziendale.
Descritta dal
Financial Times come “uno
dei pensatori di management più grandi al
mondo”, Zohar, che attualmente insegna alla
Said
Business School della Oxford University, nel suo
libro
The Quantum Society [‘La societa’
quantica’] propone delle linee guida pratiche in
otto punti rispetto a come si dovrebbe
mobilitare la realta’ sociale sulla base delle
intuizioni della fisica quantica.
La nuova realta’ sociale:
1) Deve essere olistica – per cui si e’
consapevoli che i cambiamenti in una qualsiasi
parte influenzeranno in qualche modo un’altra
parte.
2) Deve trascendere la dicotomia
individuale/collettivo – per cui
l’individualismo e gli obiettivi della comunita’
si fondono.
3) Deve essere plurale – per cui accettiamo che
“tutte le espressioni sono vere” per la persona
che sostiene tali espressioni, e in tale spirito
tentiamo veramente di non solo “tollerare” le
altre culture, ma di abbracciarle e imparare da
esse.
4) Deve essere ricettiva – per cui la societa’
diventa una macchina vivente “progettata per far
fronte all’ambiguita’ e alla sfida creativa”.
5) Deve essere dal basso verso l’alto o
emergente – per cui sono i cittadini in prima
linea a prendere le decisioni, non burocrati ad
alti livelli.
6) Deve essere ecologica – per cui gli essere
umani sono riconosciuti quale parte della natura
e trattano la natura come parte di se stessi.
7) Deve essere spirituale – per cui cerchiamo
risposte spirituali alle domande elementari
della vita e della societa’.
8) Deve dialogare con la scienza – dobbiamo
sostituire la palla di biliardo che esemplifica
l’obsoleto modello della meccanica newtoniana
dell’interazione sociale con la più nuova
comprensione olistica del ‘tutto insieme’ della
meccanica quantistica.
L’ultimo punto, il dialogo con la scienza, e’ il
tema principale del lavoro di Zohar,
fondamentalmente in ragione del fatto che la
nuova scienza ci sta raccontando cose
sorprendenti sul mondo in cui viviamo, con
dirette implicazioni su come dovremmo vivere.
“Se vogliamo riscoprire le radici morali e
spirituali della nostra societa’”, scrive,
“dobbiamo farlo in un modo che rifletta, che
estenda e sviluppi piuttosto che contraddire, la
conoscenza che la scienza ci sta fornendo sulla
natura dei mondi fisici e viventi di cui siamo
parte”.
Evoluzione e rivoluzione
Ma tutto questo deve essere tradotto in uno
specifico programma di azione. Come cominciamo a
modificare le nostre societa’ in questa nuova
direzione? Le modalita’ di comportamento che
governano il sistema globale, che reggono la
natura conflittuale e distruttiva dell’economia
politica internazionale, appartengono in
definitiva a cio’ che il filosofo John McMurtry
chiama la tendenza alla “auto-massimizzazione
del denaro”, essa stessa radicata in – e
simultaneamente fomentata da – una cultura
consumistica che definisce la gratificazione
umana in misura dei consumi materiali.
Ma abbiamo visto che dietro a questa tendenza –
dietro a questa “infezione di opulenza” per
usare le parole dello psicologo Oliver James –
vi e’ un più profondo problema di percezione,
una visione del mondo riduzionista che vede la
vita e la natura in termini competitivi,
meccanicistici e materialistici, per cui gli
organismi sono opposti gli uni agli altri in un
mondo ostile.
Ma questo diffuso modo di guardare
il mondo e’ sempre più screditato, innanzitutto
perché e’ precisamente questa visione del mondo
riduttiva e frammentaria che e’ direttamente
collegata alla escalation della crisi globale; e
in secondo luogo perché la nuova scienza
conferma sempre più l’accuratezza di una
comprensione più olistica ed interconnessa della
vita e della natura.
“Tutto ha a che fare con l’evoluzione”, ha
rilevato John Peterson mentre eravamo seduti
nella lobby dell’hotel londinese in cui era
alloggiato alla fine dell’anno scorso. Peterson,
direttore e fondatore dell’Arlington Institute a
Washington, DC, aveva acconsentito ad
incontrarmi durante la sua visita nel Regno
Unito per parlare del suo lavoro sulla crisi
globale. L’Istituto, costituito nel 1989, e’
specializzato nella valutazione dei trend
globali per la formulazione di previsioni
strategiche sul futuro.
“L’umanita’ e’ sull’orlo
del precipizio.
Tutti i trend relativi a
impoverimento energetico, riscaldamento globale
e mercati mostrano che ci rimane pochissimo
tempo.
O cadremo giù nel baratro, un baratro
creato dalle nostre stesse attivita’, o ci
evolveremo in qualcosa che sia in grado di
prendere il volo”. Peterson non e’ un accademico
qualunque. Ironicamente, infatti, e’ di
estrazione molto conservatrice. La sua
esperienza politica e di governo comprende
periodi presso il National War College,
l’Istituto per gli Studi sulla Sicurezza
Nazionale, l’Ufficio del Segretario della Difesa
e lo staff del Consiglio Nazionale per la
Sicurezza alla Casa Bianca.
Dopo aver fondato l’Arlington Institute nel
1989, ha concentrato i suoi sforzi sullo studio
del futuro, sviluppando nuovi concetti,
procedure e strumenti per anticipare il futuro e
tradurre quella conoscenza in migliori decisioni
nel presente.
Secondo Peterson, se prendiamo seriamente la
teoria dell’evoluzione, se prendiamo seriamente
la nostra scienza, allora non abbiamo
alternative e dobbiamo comprendere la nostra
attuale condizione globale nel contesto del
nostro destino in quanto specie. Al momento
siamo sulla via della totale autodistruzione.
Cosa significa? Significa che non ci stiamo
adattando; in altre parole, le nostre modalita’
di esistenza non sono in armonia con il nostro
ambiente naturale. E cosa possiamo fare in
merito; siamo condannati all’estinzione? Stiamo
parlando seriamente dell’imminente fine della
razza umana?
Le specie che non riescono ad adattarsi alle
condizioni naturali non possono sopravvivere. Se
non riusciamo ad adattarci, e le prove sotto i
nostri occhi – il cambiamento climatico, la
crisi economica, il drenaggio di risorse
naturali – dimostrano chiaramente che non ci
stiamo riuscendo, questo significa che c’e’
qualcosa di gravemente sbagliato nella nostra
comprensione della natura, e nel fondamento
della nostra modalita’ di esistenza in quanto
specie. Se vogliamo sopravvivere, la teoria
dell’evoluzione deve diventare più di una
teoria; sta mirando alla nostra faccia da una
distanza ravvicinata: dobbiamo evolverci.
Per Peterson, forse cio’ non e’ soltanto
distruzione e tenebre. Essendo noi l’unica
specie che sia mai stata consapevole di sé in
quanto specie, e quindi consapevole della
possibilita’ della propria estinzione, se esiste
una specie in grado di salvarsi, e’ la nostra.
“L’umanita’ potrebbe ben trovarsi alla soglia
della morte, ma allo stesso tempo ci troviamo
davanti all’opportunita’ senza precedenti di
diventare qualcosa di nuovo, reale, e forse
persino bellissimo.
Forse questo e’ il modo in cui la natura ci sta
facendo sapere che e’ ora di cambiare ? Non sono
sicuro dell’aspetto che quel nuovo essere umano
potrebbe avere, ma dovra’ chiaramente comportare
un nuovo repertorio di idee e valori, un nuovo
modo di guardare il mondo che rispetti la vita e
la natura accompagnato da un intero nuovo modo
di vita”.
Per la prima volta nella storia umana,
l’imperativo ad andare verso un ordine sociale
basato davvero su partecipazione popolare,
giustizia sociale e benessere sia materiale che
spirituale non e’ una semplice questione di
scelta, ma una questione di sopravvivenza della
specie.
E allora da dove cominciamo ? Se stiamo parlando
di un programma di azione, esso puo’ solo
partire dall’origine: il nostro rapporto sociale
con la natura. In quanto comunita’, societa’ e
nazioni, non ci relazioniamo con la natura
semplicemente attraverso le nostre idee e
percezioni del mondo, ma, in modo più
pertinente, mediante il ruolo che tali idee e
percezioni rivestono nel modo in cui abitiamo e
utilizziamo il nostro ambiente.
In altre parole, dobbiamo chiederci: in che modo
la nostra comprensione della natura e’ collegata
al modo in cui la sfruttiamo ?
Qui uso il
termine “sfruttare” in senso neutrale per
intendere semplicemente il modo in cui estraiamo
materiali ed energia dal mondo naturale al fine
di far funzionare e sviluppare le nostre societa’. Perché al di sotto della nostra
crescita economica, delle tecnologie industriali
e dell’informazione, e gli stili di vita dei
pendolari-consumatori nel quotidiano c’e’, senza
mezzi termini, la questione dell’energia. I tipi
di energia da cui dipendiamo e la maniera in cui
estraiamo, distribuiamo ed utilizziamo l’energia
costituiscono la linfa vitale dei circuiti
finanziari di scambio che sono la sostanza delle
nostre economie.
Abbiamo gia’ visto come siano controproducenti
la portata della nostra dipendenza dalle energie
a base di idrocarburi e il nostro continuo
trascurare possibili nuove forme di energia e
tecnologie relative. Il riscaldamento globale e
il picco petrolifero sono entrambi legati
indelebilmente al nostro stato di dipendenza
energetica. Con tutti i dati a dimostrare che
entrambe tali crisi andranno fuori controllo ad
una velocita’ vertiginosa entro i prossimi pochi
decenni, e’ chiaro che dobbiamo dare un taglio
netto alla nostra dipendenza patologica dal
petrolio.
La domanda, naturalmente, e’: come lo facciamo ?
Quali sono le fonti di energia alternativa, e
sono esse concretamente attuabili ?
E questa societa’ post-petrolio, che aspetto
avrebbe e come funzionerebbe politicamente ed
economicamente ?
By Nafeez M. AHMED - Titolo
originale: " The Crisis of Perception" -
Fonte:
http://nafeez.blogspot.com
Traduzione per
www.comedonchisciotte.org a cura di
PapiroFlexia
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