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Alternative Medicine"
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RIVISTE MEDICHE e manipolazioni - 2

 

Segue da: Riviste mediche - 1

Le riviste mediche al servizio dell'Industria Farmaceutica
Richard Smith, ex direttore di BMJ, una delle più importanti riviste farmaceutiche, denuncia in un impietoso articolo la pratica, diffusissima, di pubblicare sulle riviste più prestigiose studi che favoriscono le vendite delle multinazionali del farmaco.
Le industrie farmaceutiche sono tra le più prolifiche macchine per far soldi esistenti al mondo. Ciò non stupisce, perché producono medicine, cioè quel tipo di prodotti di cui anche le persone più sane, prima o poi, devono diventare consumatrici, magari solo occasionali.
Molte riviste scientifiche si fanno pagare per pubblicare gli articoli. Ma c'è di più: moltissime di queste riviste, sostenute da grandi case farmaceutiche, determinano una vera e propria "dipendenza" a tutto danno dell'obiettività (chi non ci crede, può sempre consultare: Scott Gottlieb, "Medical societies accused of being beholden to the drugs industries", British Medical Journal, 20 novembre 1999 ed altri scritti sul tema specifico).

Intorno ai farmaci ruotano interessi da capogiro. Non solo le multinazionali attive nel settore hanno bilanci da far invidia a piccole nazioni, ma tutto ciò che si muove intorno ai loro prodotti finisce con il muovere masse più o meno ingenti di danaro.
E dove c'è molto danaro, c'è inevitabilmente la corruzione e l'interesse personale prende il posto dell'interesse pubblico.
Chi non ricorda, ancora oggi, il divano pieno di soldi, i quadri d'autore e i lingotti d'oro di Duilio Poggiolini, Direttore generale del Dipartimento farmaceutico del Ministero della sanità italiana, all'epoca di Tangentopoli ? O l'ex ministro della sanità De Lorenzo, uno dei pochi ad aver pagato di persona il prezzo della corruzione, per aver ricevuto dalla GSK una tangente per far varare la legge dell'obbligo vaccinale per l'epatiteB ?

L'industria del farmaco ha continuamente bisogno di piazzare i propri prodotti e per farlo deve innanzitutto convincere la piazza che le sue "medicine sono buone", anzi che sono le migliori.
Una delle strade più battute per ottenere tale risultato consiste nell'ottenere la pubblicazione sulle riviste più autorevoli del settore medico di studi scientifici, spesso sponsorizzati dalle stesse case farmaceutiche produttrici, che dimostrano - "scientificamente" appunto - la bontà dei prodotti che mettono in commercio.

Cochrane, rivista on line che verificava gli studi scientifici pubblicati, e' stata acquistata da Bill Gates...vaccinista totale, condannato in India per aver ammazzato e paralizzato con le sue campagne vaccinali migliaia di bambini....ecco cosa ora succede in quella agenzia....
Uno scandalo è scoppiato all'interno della Cochrane Collaboration, l'organizzazione scientifica più prestigiosa al mondo dedicata alle revisioni indipendenti degli interventi sanitari. Uno dei membri del consiglio di più alto profilo è stato licenziato, con la conseguenza che quattro altri membri del consiglio di amministrazione hanno organizzato un esodo di massa.
Protestano, descrivono come, lo spostamento dell'organizzazione verso un approccio di modello di business commerciale, lontano dalle sue vere origini di analisi indipendente, scientifica e aperto dibattito pubblico, abbia tolto ogni possibile credibilita' verso questo centro scientifico indipendente..
Continua qui:

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https://blogs.bmj.com/bmjebmspotlight/2018/09/16/cochrane-a-sinking-ship/?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=facebook&utm_source=socialnetwork
https://www.lettera43.it/it/articoli/scienza-e-tech/2018/11/03/cochrane-peter-gotzsche-ricerca-vaccini/224990/

L'articolo di Richard Smith, che traduco qui di seguito, è una netta denuncia dei subdoli sistemi usati dalle case farmaceutiche, per ottenere la pubblicazione su autorevoli riviste di studi favorevoli alla vendita dei propri prodotti.

Italy - Le associazioni dei medici rispondo alla federazione FNOMCEO degli Ordini dei medici, il 50% degli studi medici pubblicati, sono FALSI ! - Gen. 2017
http://www.freedompress.cc/vaccini-radiazione-medici-le-associazioni-sindacali-medici-rispondono/


In Italia e nel resto del mondo le Case Farmaceutiche alterano la scienza medica !
https://www.corvelva.it/blog/case-farmaceutiche/311-in-italia-roche-e-novartis-alterano-anche-la-scienza.html


vedi:
RIVISTE MEDICHE Manipolate + No agli studi manipolati" - 1 + Miti della Scienza  + Miti dei Vaccini+ MINISTERO "SALUTE" informato sui Danni ei Vaccini + Big Farma + I nuovi Tiranni + CNR e Corruzione + Effetto aspettativa + Comparaggio farmaceutico

La maggior parte delle case farmaceutiche è stata fondata a meta-fine ottocento o primi del novecento. Inizialmente le nazioni trainanti in questo settore furono Svizzera, Germania ed Italia.
Nel novecento il concetto di scoperta scientifica si è fuso con quello di bene di consumo di massa, per cui la aziende farmaceutiche hanno imposto un nuovo modo di fare medicina pratica.


RICERCA DEVIATA ai MEDICINALI che MANTENGONO la MALATTIA CRONICA.
 INTERVISTA al PREMIO NOBEL per la  MEDICINA: RICHARD J. ROBERTS. - MEDITATE  e CONDIVIDETE !

 Il vincitore del Premio Nobel per la Medicina, Richard J.Roberts, denuncia il modo in cui operano le grandi
industrie farmaceutiche nel sistema capitalistico, anteponendo i benefici economici alla salute e rallentando lo sviluppo scientifico nella cura delle malattie perché guarire non è fruttuoso come la cronicità.

vedi:
Conflitto di interesse
+ Conflitti di interesse PDF - 1 + Conflitti di interesse PDF - 2 + Conflitti di Interesse, denuncia del Governo Ii - PDF + CDC - 1 + CDC - 2  + FDA + Conflitti di Interesse, business farmaci e vaccini
+ Conflitti di interesse dell'AIFA

CDC e Conflitti di interesse - 1 + CDC e Conflitti di interesse - 2 + CDC e Conflitti di interesse - 3 + Corruzione
CDC conflitti di interesse anche per i vaccini
http://healthimpactnews.com/2014/cdcs-purchase-of-4-billion-of-vaccines-a-conflict-of-interest-in-overseeing-vaccine-safety/

vedi anche:
ISS + Ministero della salute + EMA  + CNR e Corruzione + Consenso Informato
+ Le case farmaceutiche ingannano i medici e questi danneggiano i malati + I medici sono una minaccia + Codice etico della ricerca Europea

Qui trovate tutte le resistenze del produttore (Glaxo), ad esempio del Tamiflu, alla pubblicazione al pubblico dei trials del farmaco:
http://www.bmj.com/tamiflu


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Salgono a sei le false riviste medico-scientifiche pubblicate da Elsevier in Australia e si scopre un nuovo studio clinico falsificato. Frodare, mentire, esagerare in modo sistematico è utile all'industria farmaceutica ?
Le notizie che si susseguono pongono il quesito in modo stringente. Un anno fa, di fronte alla crisi di fiducia che ha investito il settore e agli scandali sulla scoperta di studi clinici tenuti nascosti perché evidenziavano i rischi di alcuni farmaci, l'amministratore delegato di Merck, Richard Clark, ammonì: "Non posso biasimare i media. Devo biasimare noi stessi. Siamo noi che dobbiamo lavorare meglio". Certo è che l'eredità dei comportamenti passati, che emerge implacabile, è pesante. Basta vedere alcune notizie degli ultimi giorni.
Elsevier, uno dei maggiori editori scientifici mondiali, ha scoperto che, tra il 2000 e il 2005, il suo ufficio australiano ha pubblicato sei false riviste mediche, che spaziavano dalla cardiologia alla neurologia, dalla pratica generale alla farmacia clinica. Le riviste, in realtà, erano raccolte di articoli fatte dalle case farmaceutiche che pagavano le pubblicazioni ma il cui ruolo di finanziatrici non compariva.
La scoperta è stata fatta dopo che, nel corso di un processo, era emerso che proprio Merck aveva fatto pubblicare da Elsevier una rivista medica che, in realtà, era uno strumento di marketing finalizzato a ripubblicare articoli favorevoli ai suoi farmaci.
Nel dare la notizia alla rivista The Scientist, Elsevier ha dichiarato che si tratta di una pratica inaccettabile, limitata nel tempo e nella quantità, ma non ha fatto i nomi delle case farmaceutiche che sponsorizzavano le altre cinque pubblicazioni.

Dalle false riviste ai falsi studi clinici. Dopo l'anestesista del Massachusetts che ha falsificato 21 studi sugli antinfiammatori e dopo l'ex-ricercatore di Harvard che ha falsificato uno studio sull'apnea notturna, ora è la volta di un ex-chirurgo dell'esercito statunitense, che ora è professore associato alla Washington University di St. Louis. Timothy Kuklo, questo il suo nome, ha costruito su dati inventati uno studio sull'efficacia di una terapia per la ricrescita ossea, chiamata Infuse, prodotta da Medtronic, di cui il chirurgo era consulente e che ne finanziava alcune ricerche, anche se non quella falsificata.
Il chirurgo, oltre ad inventarsi i dati clinici e i militari ricoverati al Walter Reed Army Medical Center di Washington in seguito a fratture della tibia riportate in Iraq, ha anche indicato come coautori della ricerca quattro suoi colleghi, senza che questi ne sapessero nulla. Lo studio, che non era stato autorizzato dall'ospedale dell'esercito, è stato pubblicato lo scorso agosto da una rivista medica britannica, The Journal of Bone and Joint Surgery, che ora l'ha ritirato dalla letteratura scientifica.

Ricercatori pagati dalle industrie farmaceutiche sui cui prodotti conducono studi sono oggetto di indagini da parte del Procuratore generale del New Jersey, che, dopo aver raggiunto un patteggiamento con la svizzera Synthes, produttrice del ProDisk per la sostituzione di dischi intervertebrali, sta indagando su altre cinque società.
fonte: www.rsinews.it

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Le riviste mediche sono un'estensione del braccio commerciale delle compagnie farmaceutiche
vedi articolo originale in Inglese: Riviste mediche lunga mano delle imprese farmaceutiche 

Richard Smith è Direttore Generale di UnitedHealth Europe, Londra, Regno Unito. E-mail: richardswsmith@yahoo.co.uk

Conflitti d'interessi:
RS è stato redattore del BMJ per 25 anni. Negli ultimi 13 anni, è stato il redattore capo e il direttore generale del BMJ Publishing Group, responsabile per i profitti non solo del BMJ ma dell'intero gruppo, che pubblicava qualcosa come 25 altre riviste. Ha dato le dimissioni nel luglio del 2004. Ora è membro del consiglio della Public Library of Science, carica per la quale non è pagato. Pubblicato: 17 maggio 2005 - Copyright: © 2005 Richard Smith.
Questo è un articolo ad accesso-aperto, distribuito sotto i termini di una licenza Creative Commons, che ne consente un uso senza restrizioni, la distribuzione e la riproduzione su qualsiasi medium, purché l'opera originale sia correttamente citata.
Citazione: Smith R (2005) Medical Journals Are an Extension of the Marketing Arm of Pharmaceutical Companies. PLoS Med 2(5): e138 - Traduzione: Le riviste mediche sono una estensione del marketing delle industrie farmaceutiche

Le riviste si sono abbassate a svolgere operazioni di riciclaggio delle informazioni per conto dell'industria farmaceutica, ha scritto Richard Horton, redattore di Lancet, nel marzo 2004 [1].
Nello stesso anno, Marcia Angell, in precedenza giornalista del New England Journal of Medicine, ha accusato senza mezzi termini l'industria di essere ormai prima di tutto una macchina commerciale e di cooptare qualsiasi istituzione che potrebbe frapporsi sulla sua strada [2].
Le riviste mediche erano evidentemente assenti dalla sua lista di istituzioni cooptate, ma lei ed Horton non sono i soli giornalisti a sentirsi sempre più nauseati dal potere e dall'influenza dell'industria.
Jerry Kassirer, un altro che aveva scritto in precedenza per il New England Journal of Medicine, ritiene che l'industria farmaceutica abbia fatto perdere la bussola della moralità a molti medici [3], ed i giornalisti di PLoS Medicine hanno dichiarato che essi non diventeranno parte del ciclo della dipendenza ... tra riviste e industria farmaceutica [4]. Qualcosa chiaramente sta accadendo.

Il problema: ha meno a che fare con la pubblicità, più con i test sponsorizzati
Il più cospicuo esempio di dipendenza delle riviste mediche dall'industria farmaceutica sono i sostanziosi introiti provenienti dalla pubblicità, ma questa, io ritengo, è la meno corruttrice delle forme di dipendenza. Le pubblicità possono essere spesso ingannevoli [5, 6] e i profitti nell'ordine dei milioni, ma le pubblicità stanno lì in bella vista, sotto gli occhi della critica. I dottori possono non essere così immuni dall'influenza delle pubblicità come ad essi piacerebbe credere, ma in ogni campo il pubblico è usato per fare la tara ai proclami dei pubblicitari.

Il vero problema, ben più importante, ha a che fare con gli studi originali, in particolare i test clinici, pubblicati dalle riviste.
Ben lungi dal far loro la tara, i lettori considerano i test controllati a distribuzione casuale come una delle più alte forme di evidenza. Un test su vasta scala pubblicato su una delle maggiori riviste possiede il marchio d'approvazione della rivista (a differenza della pubblicità), sarà distribuito in tutto il mondo e può ben ricevere una copertura globale dai media, specialmente se promosso allo stesso tempo dai lanci di stampa sia della rivista sia della costosa società di pubbliche relazioni, assoldata dalla compagnia farmaceutica che ha sponsorizzato lo studio. Per un'industria farmaceutica, un test dall'esito favorevole vale quanto migliaia di pagine di pubblicità, ragion per cui una compagnia arriva a spendere talvolta oltre un milione di dollari in ristampe dello studio da distribuire in tutto il mondo. I medici che ricevono le ristampe possono non leggerle, ma rimarranno impressionati dal nome della rivista sulla quale compaiono. La qualità della rivista consacrerà la qualità del farmaco.

Fortunatamente dal punto di vista delle società che finanziano questi test - ma sfortunatamente per la credibilità delle riviste che li pubblicano - tali studi raramente producono risultati che sono negativi per i prodotti venduti dalle compagnie [7, 8].
Paula Rochon ed altri esaminarono nel 1994 tutti i test che furono in grado di trovare, finanziati dai produttori di farmaci non steroidali anti-infiammatori per l'artrite [7]. Essi trovarono 56 studi e nessuno dei test pubblicati presentava risultati che erano sfavorevoli per la società che aveva sponsorizzato il test. Ciascuno studio mostrava che il farmaco della compagnia era altrettanto buono se non migliore del trattamento usato come termine di confronto.

Nel 2003 fu possibile eseguire un'analisi sistematica di 30 studi che comparavano i risultati di studi finanziati dall'industria farmaceutica con quelli di studi finanziati da altre fonti [8]. Circa 16 studi esaminavano test clinici o meta-analisi ed avevano risultati favorevoli per le compagnie finanziatrici. Nel complesso, gli studi finanziati da una compagnia avevano quattro volte più probabilità di produrre risultati favorevoli alla compagnia rispetto agli studi finanziati da altre fonti. Nel caso dei cinque studi che analizzavano valutazioni economiche, i risultati erano favorevoli alla compagnia in ogni caso.

C'è una forte evidenza che le compagnie stiano ottenendo i risultati che vogliono, e ciò è tanto più preoccupante perché dai due terzi ai tre quarti degli studi pubblicati sulle maggiori riviste - Annals of Internal Medicine, JAMA, Lancet e New England Journal of Medicine - sono finanziati dall'industria [9].
Per il BMJ si tratta solo di un terzo, in parte, forse, perché la rivista ha meno influenza delle altre in Nord America, da dove proviene la metà di tutti i guadagni delle compagnie farmaceutiche, ed in parte perché la rivista pubblica più test basati su campioni casuali (che non sono di solito test su farmaci) [9].

Alcuni esempi dei metodi con cui le compagnie farmaceutiche ottengono i risultati che vogliono nei test clinici

- Condurre una sperimentazione sul vostro farmaco contro un trattamento noto come inferiore.

- Testare i vostri farmaci contro dosi troppo basse dei farmaci competitori.

- Condurre una sperimentazione sul vostro farmaco contro dosi troppo alte del farmaco competitore (facendo apparire la vostra medicina meno tossica).

- Condurre sperimentazioni che sono troppo ridotte per mostrare differenze significative rispetto ai farmaci competitori.

- Usare una molteplicità di parametri nello studio e selezionare per la pubblicazione quelli che danno risultati favorevoli.

- Eseguire sperimentazioni basate su più centri di ricerca e selezionare per la pubblicazione i risultati dai centri che sono favorevoli.

- Condurre analisi su sottogruppi e selezionare per la pubblicazione quelle che risultano favorevoli.

- Presentare i risultati che hanno più probabilità di impressionare - per esempio la riduzione da un rischio assoluto ad un rischio relativo.

Perché le compagnie farmaceutiche stanno ottenendo i risultati che vogliono ?
Perché i sistemi di revisione alla pari delle riviste non stanno rilevando quelli che sembrano essere risultati distorti ?
La revisione sistematica del 2003 analizzò la qualità tecnica degli studi finanziati dall'industria e trovò che essa era altrettanto buona - e spesso migliore - di quella degli studi finanziati da altri [8]. Il che non è sorprendente, dal momento che le compagnie dispongono di risorse enormi ed hanno grande familiarità con la conduzione di test secondo gli standard più elevati.

Sembra che le compagnie riescano ad ottenere i risultati che vogliono non falsificando i risultati, cosa che sarebbe troppo rozza ed in qualche modo ricostruibile attraverso la revisione alla pari, ma piuttosto ponendo le "giuste" domande - e ci sono molti sistemi per farlo [10].
Alcuni dei metodi per ottenere risultati favorevoli sono elencati nel riquadro, ma vi sono molti modi per aumentare enormemente le possibilità di produrre risultati favorevoli, e molte menti ben pagate passano il loro tempo ad escogitare nuovi sistemi per trovarsi sempre un passo più avanti dei revisori alla pari.


Alcuni Esempi dei metodi con cui le compagnie farmaceutiche ottengono i risultati che vogliono nei test clinici

- Condurre una sperimentazione sul vostro farmaco contro un trattamento noto come inferiore.

- Testare i vostri farmaci contro dosi troppo basse dei farmaci competitori.

- Condurre una sperimentazione sul vostro farmaco contro dosi troppo alte del farmaco competitore (facendo apparire la vostra medicina meno tossica).

- Condurre sperimentazioni che sono troppo ridotte per mostrare differenze significative rispetto ai farmaci competitori.

- Usare una molteplicità di parametri nello studio e selezionare per la pubblicazione quelli che danno risultati favorevoli.

- Eseguire sperimentazioni basate su più centri di ricerca e selezionare per la pubblicazione i risultati dai centri che sono favorevoli.

- Condurre analisi su sottogruppi e selezionare per la pubblicazione quelle che risultano favorevoli.

- Presentare i risultati che hanno più probabilità di impressionare - per esempio la riduzione da un rischio assoluto ad un rischio relativo.
 

Cosi sono disponibili varie strategie di pubblicazione per assicurare la massima esposizione di risultati positivi.
Alcune compagnie sono ricorse al tentativo di sopprimere gli studi negativi [11, 12], ma si tratta di una strategia rozza, che tra l'altro dovrebbe essere ben raramente necessaria se la compagnia sta ponendo le "giuste" domande.
Una strategia di gran lunga migliore consiste nel pubblicare i risultati positivi più di una volta, spesso in supplementi alle riviste, che sono altamente vantaggiosi per gli editori e si sono mostrati di dubbia qualità [13, 14]. Le compagnie conducono solitamente test che si servono di più centri di ricerca, ed è enormemente vantaggioso pubblicare differenti risultati da differenti centri in differenti momenti su differenti riviste. E' inoltre possibile combinare i risultati provenienti da differenti centri in molteplici combinazioni.

Queste strategie sono state smascherate nei casi del Risperidone [15] e dell'Odansetron [16], ma è un lavoro immenso cercare di scoprire quanti test sono davvero indipendenti e quanti, invece, sono semplicemente lo stesso risultato che viene pubblicato più e più volte. E di solito è impossibile dirlo a partire dagli studi pubblicati: è necessario risalire agli autori ed ottenere i dati sui singoli pazienti.

La revisione alla pari non risolve il problema
I responsabili delle riviste stanno diventando sempre più consapevoli di come vengono manipolati e stanno reagendo [17, 18], ma devo confessare che a me è occorso quasi un quarto di secolo come redattore del BMJ per aprire gli occhi su quello che stava accadendo. I giornalisti lavorano analizzando gli studi che gli vengono sottoposti. Essi richiedono agli autori di inviare loro qualsiasi studio correlato, ma i giornalisti non dispongono di altri meccanismi per sapere se esistono altri studi non pubblicati.
E' difficile persino sapere qualcosa circa gli studi correlati che sono stati pubblicati, e può essere impossibile dire se gli studi stanno descrivendo risultati che riguardano alcuni dei medesimi pazienti. I giornalisti possono così ritrovarsi a fare la revisione alla pari di un unico pezzo di un gigantesco ed ingegnoso puzzle - e il pezzo in loro possesso è con ogni probabilità di alta qualità tecnica. Esso passerà probabilmente la revisione alla pari, che la ricerca ha in ogni caso dimostrato essere non più che un'inutile lotteria, prona alle distorsioni e all'abuso [19].

Per di più, i giornalisti tendono a favorire i test su base casuale. Molte riviste pubblicano pochi di questi studi e vorrebbero pubblicarne di più: essi rappresentano, come ho detto, una superiore forma di evidenza. Gli studi saranno probabilmente anche clinicamente interessanti. Altre ragioni per la pubblicazione sono meno degne. Gli editori sanno che le compagnie farmaceutiche acquisteranno spesso migliaia di dollari di ristampe, ed il margine di profitto sulle ristampe può aggirarsi intorno al 70%.
Anche i giornalisti sanno che la pubblicazione di tali studi è altamente vantaggiosa; i giornalisti poi sono sempre più responsabili dei bilanci delle loro riviste e sanno di dover produrre un profitto per i proprietari. Molti proprietari - compresi gli istituti accademici - dipendono dai profitti delle proprie riviste. Un direttore può così trovarsi a fronteggiare un conflitto d'interessi spaventosamente aspro: pubblicare uno studio che porterà 100.000 dollari di profitti oppure pareggiare il bilancio di fine anno silurando un direttore.

Le riviste dovrebbero criticare gli studi, non pubblicarli
Come potremmo impedire alle riviste di essere un'estensione del braccio commerciale delle compagnie farmaceutiche con la pubblicazione di studi che favoriscono i loro prodotti ?
I responsabili editoriali possono rivedere i protocolli, insistere che i test vengano registrati, richiedere che il ruolo degli sponsor sia reso trasparente, rifiutarsi di pubblicare degli studi a meno che dei ricercatori non tengano sotto controllo la decisione di pubblicare [17, 18].
Dubito, tuttavia, che simili provvedimenti possano fare molta differenza. Occorre qualcosa di più fondamentale.

In primo luogo abbiamo bisogno di maggiori finanziamenti pubblici degli studi, soprattutto di quegli studi su vasta scala che mettono in diretta competizione tutti i trattamenti disponibili per trattare una data condizione. In secondo luogo, le riviste dovrebbero forse smetterla di pubblicare studi. In loro vece, i protocolli ed i risultati dovrebbero essere resi disponibili su siti web sottoposti a precise regole. Solo un tale passo radicale, presumo, libererà le riviste dal sentirsi obbligate verso le compagnie. Invece di pubblicare studi, le riviste dovrebbero concentrarsi sul descriverli criticamente.

Crediti
Quest'articolo è basato su un discorso che Richard Smith pronunciò presso la Medical Society di Londra nell'ottobre 2004, quando gli fu consegnato il Premio HealthWatch per il 2004. Il discorso è stato riportato nel gennaio 2005 dal bollettino di HealthWatch [20]. L'articolo si sovrappone in piccola misura ad un articolo pubblicato sul BMJ [21].

Riferimenti bibliografici
[1] Horton R (2004) The dawn of McScience. New York Rev Books 51(4): 7-9.
[2] Angell M (2005) The truth about drug companies: How they deceive us and what to do about it. New York: Random House. 336 p. (per la lettura in rete)
[3] Kassirer JP (2004) On the take: How medicine's complicity with big business can endanger your health. New York: Oxford University Press. 251 p.
[4] Barbour V, Butcher J, Cohen B, Yamey G (2004) Prescription for a healthy journal. PLoS Med 1: e22 DOI.
[5] Wilkes MS, Doblin BH, Shapiro MF (1992) Pharmaceutical advertisements in leading medical journals: Experts' assessments. Ann Intern Med 116: 912-919.

[6] Villanueva P, Peiro S, Librero J, Pereiro I (2003) Accuracy of pharmaceutical advertisements in medical journals. Lancet 361: 27-32.

[7] Rochon PA, Gurwitz JH, Simms RW, Fortin PR, Felson DT, et al. (1994) A study of manufacturer-supported trials of nonsteroidal anti-inflammatory drugs in the treatment of arthritis. Arch Intern Med 154: 157-163.

[8] Lexchin J, Bero LA, Djulbegovic B, Clark O (2003) Pharmaceutical industry sponsorship and research outcome and quality. BMJ 326: 1167-1170.

[9] Egger M, Bartlett C, Juni P (2001) Are randomised controlled trials in the BMJ different? BMJ 323: 1253.

[10] Sackett DL, Oxman AD (2003) HARLOT plc: An amalgamation of the world's two oldest professions. BMJ 327: 1442-1445.

[11] Thompson J, Baird P, Downie J (2001) The Olivieri report. The complete text of the independent inquiry commissioned by the Canadian Association of University Teachers Toronto: Lorimer. 584 p.

[12] Rennie D (1997) Thyroid storm. JAMA 277: 1238-1243.

[13] Rochon PA, Gurwitz JH, Cheung M, Hayes JA, Chalmers TC (1994) Evaluating the quality of articles published in journal supplements compared with the quality of those published in the parent journal. JAMA 272: 108-113.

[14] Cho MK, Bero LA (1996) The quality of drug studies published in symposium proceedings. Ann Intern Med 124: 485-489.

[15] Huston P, Moher D (1996) Redundancy, disaggregation, and the integrity of medical research. Lancet 347: 1024-1026.

[16] Tramèr MR, Reynolds DJM, Moore RA, McQuay HJ (1997) Impact of covert duplicate publication on meta-analysis: A case study. BMJ 315: 635-640.

[17] Davidoff F, DeAngelis CD, Drazen JM, Hoey J, Hojgaard L, et al. (2001) Sponsorship, authorship, and accountability. Lancet 358: 854-856.

[18] De Angelis C, Drazen JM, Frizelle FA, Haug C, Hoey J, et al. (2004) Clinical trial registration: A statement from the International Committee of Medical Journal Editors. Lancet 364: 911-912.

[19] Godlee F, Jefferson T (2003) Peer review in health sciences, 2nd ed. London: BMJ Publishing Group. 367 p.

[20] Garrow J (2005 January) HealthWatch Award winner. HealthWatch 56: 4-5.

[21] Smith R (2003) Medical journals and pharmaceutical companies: Uneasy bedfellows. BMJ 326: 1202-1205.

By Michele Diodati -22/05/2005 - Tratto da: http://pesanervi.diodati.org/pn/?a=63#n01

Commento: By Giorgio Beltrammi
Mi chiamo Giorgio Beltrammi sono un operatore sanitario e proprio per la mia esperienza so che quanto descritto è "pane quotidiano", colgo anche l'occasione di annunciare che tempo fa avevo redatto “Curare meglio che prevenire”  un articolo su come sia meglio oggi curare piuttosto che prevenire, proprio per l'asservimento della scienza e della ricerca - quindi anche delle Riviste scientifiche - agli interessi economici delle Ditte Farmaceutiche.
La malattia oggi non viene curata per guarire il paziente, ma per cronicizzarlo e garantire all'industria farmaceutica un continuo gettito monetario. Le riviste scientifiche devono, vogliono che questo sia garantito.

Commento NdR: ma quello che non viene detto e' che queste stesse riviste dette "prestigiose", oggi (2007) NON pubblicano gli studi ricevuti da ricercatori che sono allineati con le Medicine Naturali e/o sono in netto contrato con le linee guida dei loro "sponsor" ....leggasi case farmaceutiche, con la scusa che essi non pagano la pubblicazione....come lo fanno al contrario i ricercatori degli sponsor...

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Studi sponsorizzati in prima pagina
Intervista a Tom Jefferson, Cochrane Vaccines Field - ASL AL 20, Alessandria, Italia

Tra gli studi sull’efficacia dei vaccini influenzali quelli sponsorizzati dall’industria hanno una probabilità maggiore di essere pubblicati su riviste con impact factor più alto.
Lo rileva un suo articolo uscito sul British Medical Journal a febbraio, giudicato addirittura “sovversivo” dal quotidiano inglese The Guardian, in un articolo di commento. Prima di parlare del metodo che avete seguito nella ricerca, qual è stata la ragione per cui vi siete imbarcati in questo studio ? Avevate forse dei sospetti sull’editoria scientifica ?
Il movente principale dello studio, il razionale, era la curiosità, come al solito: cercare di capire come mai a fronte di prove di efficacia scarse o assenti e una valutazione di sicurezza deficitaria, i vaccini influenzali sono diventati una specie di “vacca sacra” nel giro di una decade. Anche nonostante un crollo completo della mortalità – non per influenza – ma mortalità relativa all’influenza (ad esempio broncopolmonite) osservato dal 1945 a oggi in America.
È un argomento che ci affascina perché, come i lettori sapranno, noi abbiamo fatto diverse revisioni Cochrane su questo argomento avendole successivamente aggiornate: e nonostante questi dubbi sulla validità delle prove scientifiche su questi vaccini, perplessità che ora stanno diventando crescenti nella comunità scientifica, governi, media, key opinion leaders (vale a dire quindi quei “personaggi” che si vedono e si sentono sui media e che discettano sull’argomento) continuano tranquillamente a raccomandare l’uso di questi vaccini senza neanche chiedersi come è possibile farlo in assenza di prove scientifiche. Ci saranno dei motivi ?
Disponiamo, nel Cochrane Vaccines Field che è presso la ASL di Alessandria ed è finanziato in parte dalla Regione Piemonte, di una banca dati di studi estratti di tutte le indagini sul vaccino influenzale dal 1948 ad oggi.

Che metodo avete seguito per svolgere lo studio ?
Quando si identifica uno studio per l’inclusione in una revisione sistematica, lo si sintetizza, si cerca di capire che intendono dire gli autori, quali sono i problemi presenti nello studio e poi si estrae tutta una serie di informazioni; ad esempio la relazione interna tra le varie sezioni del lavoro (obiettivi, metodi, risultati e conclusioni) e altre particolarità della ricerca, ad esempio chi lo ha finanziato.
Abbiamo messo in relazione tutto questo, poi esplorato tutte le variabili incrociandole con un’altra variabile fondamentale, e cioè dove erano stati pubblicati questi studi e quanto erano stati citati: “dove” vuol dire in che tipo di giornale, quale impact factor e che livello di citazione seguente alla pubblicazione avevano ottenuto gli articoli.

Cosa avete trovato ?
Che si trattasse nel 96% dei casi di studi di bassa o infima qualità non era per noi una sorpresa perché li avevamo quasi già letti tutti in precedenza. Allo stesso modo, era prevedibile che nella maggior parte di questi studi ci fosse una relazione tra bassa qualità metodologica dei lavori e positività dei risultati nei confronti dei vaccini (in altre parole: più lo studio è scadente migliori sono i risultati per i prodotti). Ancora: tutto secondo e previsioni anche nella relazione tra conclusioni trionfalistiche e il fatto che fossero finanziati dall’industria. Queste erano tutte cose che erano già state viste in altre aree dello scibile biomedico.

Quindi, tutto secondo i programmi…
Niente affatto: la vera sorpresa ha riguardato il fattore di impatto e il fattore di citazione: a parità di numerosità campionaria e a parità di qualità metodologica, gli studi finanziati dall’industria erano pubblicati su riviste che avevano un impact factor significativamente più alto di quelli non finanziati dall’industria. Questo dato era costante anche dopo aver tolto di mezzo il 24% degli studi che non aveva dichiarazioni di finanziamento. Quindi è una relazione fortissima. Per la citazione è lo stesso: più alto è il fattore di impatto, più alta è la citazione, quindi anche la citazione è determinata soprattutto da chi paga per la ricerca e non dalla sua qualità. Ed è questa ultima conclusione che il Guardian ha considerato sovversiva.

Chiaramente, in uno studio di questo genere, la parte conclusiva è dedicata a quelle che sono le possibili interpretazioni.
Siamo nel dominio però, appunto, delle interpretazioni soggettive, sebbene basate sulle evidenze. Allora, cosa avete dedotto ? Quali sono le vostre conclusioni rispetto a quello che avete trovato ?

Vorrei invitare i lettori del Bif a ricordare che se voi vi aggiornate, seguite le riviste primarie, le fonti secondarie consultando le sintesi degli articoli originali, ma individuando ciò che vi interessa soltanto sulla base del titolo e poi leggendo l’abstract e magari non tutto ma solo la parte finale, ricordatevi che qualcun altro ha già tenuto conto di queste vostre abitudini. “Qualcun altro” ha già capito che voi andate a leggere soltanto le conclusioni di un articolo e ha sovvertito, sta sovvertendo sistematicamente la letteratura biomedica internazionale per indurvi a conclusioni sbagliate.
Altra cosa da segnalare è che le nostre osservazioni relative ai vaccini influenzali sono state replicate dopo qualche mese da un’altra banda di “sovversivi” psichiatri e psicologi inglesi che hanno usato il nostro stesso metodo per verificare gli studi nel campo degli interventi per la disassuefazione dal fumo.

E che cosa hanno trovato ?
La stessa cosa: che c’è una relazione tra chi finanzia la ricerca e dove viene pubblicata, e naturalmente una relazione anche fra le stime di effetto; relazione che noi non abbiamo trovato perché era tutto per lo più di bassa qualità.

Alcuni commenti sostengono che voi intendiate mettere in dubbio la credibilità delle più autorevoli riviste di medicina…
Questa è un’interpretazione. C’è anche un’interpretazione alternativa: che queste riviste di medicina più famose a più alto fattore di impatto sono nel contempo vittime, perché sono i target di questa sovversione dovuta a pressioni economiche e commerciali.

Nel senso che sono molto corteggiate dalle industrie farmaceutiche perché tanto maggiore è la loro visibilità tanto più promettente è il risultato, l’esito di una pubblicazione su queste pagine ?
Assolutamente. E poi il nostro bravo informatore farmaceutico porta in giro gli estratti che l’azienda si fa fare: un milione di estratti in tante lingue che vengono pagati in maniera molto profumata dall’industria. Sono servizi esplicitamente pubblicizzati sui siti web delle multinazionali dell’editoria scientifica. “Reprints”, tradotti nella lingua target, come dicono loro.

Quindi il vostro sospetto è che tanto più ampio è il business che deve sostenere una casa editrice, tanto maggiore è la tentazione di cedere alle lusinghe di chi intende fare dell’informazione scientifica un mercato ?
Forse, e la conclusione si può riassumere in una sola frase: state attenti alle bufale.
Tratto da: attentiallebufale.it - 21 aprile 2009
- Fonte: agenziafarmaco.it

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Così ci ingannano sui farmaci - 26 ottobre 2010
Uno studio rivela come le aziende farmaceutiche riscrivano gli articoli scientifici per gonfiare le virtù di una medicina o nasconderne i danni collaterali. Ed è sulla base di questi "falsi" che spesso vengono fatte le ricette.

Gli articoli scientifici che riportano studi clinici controllati riguardanti nuovi farmaci rappresentano la base per redigere articoli più divulgativi che influenzano le prescrizioni da parte dei medici che raramente leggono gli articoli originali.
Le industrie colgono questa opportunità per rendere gli articoli il più possibile favorevoli al nuovo farmaco, facendoli revisionare - o addirittura scrivere completamente - da esperti che rimangono anonimi, sono i cosiddetti "scrittori fantasma".
Molto spesso non si tratta di modificare i risultati, ma di presentarli in modo attraente, enfatizzando piccoli risultati e minimizzando l'eventuale presenza di effetti tossici.
Particolare attenzione viene riservata al riassunto del lavoro, perché in generale questo non è oggetto di molto interesse da parte dei valutatori, mentre rappresenta la parte dell'articolo che più frequentemente è letta e determina l'impressione finale da parte del lettore.

Questo modo di operare è evidentemente non-etico e non riguarda solo le industrie interessate, ma anche i ricercatori clinici che accettano di firmare lavori scientifici scritti da altri.
Uno studio pubblicato su "Plos Medicine" analizza i documenti messi a disposizione da parte della Giustizia Federale degli Stati Uniti che riguardano in particolare parecchi articoli scritti per commentare gli effetti favorevoli della terapia ormonale in menopausa da parte di una ditta specializzata nella stesura di articoli scientifici a pagamento.
I ghost writer cercavano di mitigare il rischio di tumore della mammella dovuto all'uso della terapia ormonale magnificando benefici cardiovascolari e prevenzione della demenza, della malattia di Parkinson (e persino delle rughe, senza ovviamente alcuna base scientifica).
Tutto ciò non può che nuocere all'appropriatezza delle terapie, ma serve invece a gonfiare le prescrizioni e i profitti. E' importante che i medici siano critici nella lettura della documentazione che ricevono, controllando i dati se possibile sui lavori originali.
Occorre anche che il Servizio Sanitario Nazionale dissemini informazioni oggettive per ridurre la sproporzione oggi esistente fra messaggi dell'industria farmaceutica e informazione indipendente.
By Silvio Garattini, direttore Istituto Mario Negri di Milano
Tratto da: espresso.repubblica.it/dettaglio/cosi-ci-ingannano-sui-farmaci/2137072

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