Segue da: Riviste
mediche - 1
Le riviste mediche al servizio dell'Industria
Farmaceutica
Richard Smith, ex direttore di
BMJ, una delle più importanti
riviste
farmaceutiche, denuncia in un
impietoso articolo la
pratica,
diffusissima, di pubblicare sulle
riviste più prestigiose studi che favoriscono
le vendite delle
multinazionali
del farmaco.
Le
industrie farmaceutiche
sono tra le più prolifiche macchine per far
soldi esistenti al
mondo. Ciò non stupisce, perché producono
medicine, cioè quel tipo di prodotti di cui
anche le persone più sane, prima o poi, devono
diventare consumatrici, magari solo occasionali.
Molte riviste scientifiche si fanno pagare per
pubblicare gli articoli. Ma c'è di più:
moltissime di queste riviste, sostenute da
grandi
case
farmaceutiche, determinano una vera e
propria "dipendenza" a tutto danno
dell'obiettività (chi non ci crede, può sempre
consultare: Scott Gottlieb, "Medical societies
accused of being beholden to the drugs
industries", British Medical Journal, 20
novembre 1999 ed altri scritti sul tema
specifico).
Intorno ai
farmaci ruotano
interessi da capogiro. Non
solo le multinazionali attive nel settore hanno
bilanci da far invidia a piccole nazioni, ma
tutto ciò che si muove intorno ai loro prodotti
finisce con il muovere masse più o meno ingenti
di danaro.
E dove c'è molto danaro, c'è inevitabilmente la
corruzione e
l'interesse personale prende il
posto dell'interesse pubblico.
Chi non ricorda, ancora oggi, il divano pieno di
soldi, i quadri d'autore e i lingotti d'oro di
Duilio Poggiolini, Direttore generale del
Dipartimento farmaceutico del Ministero della
sanità italiana, all'epoca di Tangentopoli ? O
l'ex ministro della sanità De Lorenzo, uno dei
pochi ad aver pagato di persona il prezzo della
corruzione, per aver ricevuto dalla
GSK una tangente per far
varare la legge dell'obbligo
vaccinale
per l'epatiteB ?
L'industria del farmaco ha
continuamente bisogno di
piazzare i propri prodotti e per farlo deve
innanzitutto convincere
la piazza che le sue "medicine sono buone",
anzi che sono le
migliori.
Una delle strade più battute per ottenere tale
risultato consiste nell'ottenere la
pubblicazione sulle riviste più autorevoli del
settore medico di studi scientifici, spesso
sponsorizzati dalle
stesse case farmaceutiche
produttrici, che dimostrano - "scientificamente"
appunto - la bontà dei prodotti che mettono in
commercio.
L'articolo di Richard Smith, che traduco qui
di seguito, è una netta
denuncia dei subdoli sistemi usati
dalle
case farmaceutiche,
per ottenere la pubblicazione su
autorevoli riviste di studi favorevoli
alla vendita dei propri prodotti.
vedi:
RIVISTE
MEDICHE Manipolate
+
No agli studi manipolati"
- 1
+
Miti
della Scienza
+
Miti dei
Vaccini+
MINISTERO "SALUTE" informato sui
Danni ei Vaccini +
Big
Farma +
I nuovi Tiranni
+
CNR e Corruzione
+
Effetto aspettativa
+ Comparaggio
farmaceutico
La maggior parte
delle
case farmaceutiche è stata fondata a
meta-fine ottocento o primi del novecento.
Inizialmente le nazioni trainanti in questo
settore furono Svizzera, Germania ed Italia.
Nel novecento il concetto di scoperta
scientifica si è fuso con quello di bene di
consumo di massa, per cui la aziende
farmaceutiche hanno imposto un nuovo modo di
fare medicina pratica.
RICERCA DEVIATA ai MEDICINALI che MANTENGONO la
MALATTIA CRONICA.
INTERVISTA al PREMIO NOBEL per la MEDICINA:
RICHARD J. ROBERTS. - MEDITATE e CONDIVIDETE !
Il vincitore del Premio Nobel per la Medicina,
Richard J.Roberts, denuncia il modo in cui
operano le grandi
industrie farmaceutiche
nel sistema capitalistico, anteponendo i
benefici economici alla salute e rallentando lo
sviluppo scientifico nella cura delle malattie
perché guarire non è fruttuoso come la
cronicità.
vedi:
Conflitto
di interesse
+
Conflitti di
interesse PDF - 1
+
Conflitti
di interesse PDF
- 2 +
Conflitti di Interesse, denuncia del Governo Ii
- PDF
+
CDC - 1
+
CDC - 2
+
FDA
+
Conflitti di Interesse,
business farmaci e vaccini
+
Conflitti
di interesse dell'AIFA
CDC e Conflitti di interesse - 1 +
CDC e Conflitti
di interesse - 2
+
CDC e Conflitti
di interesse - 3
+
Corruzione
CDC conflitti di interesse
anche per i vaccini
http://healthimpactnews.com/2014/cdcs-purchase-of-4-billion-of-vaccines-a-conflict-of-interest-in-overseeing-vaccine-safety/
vedi anche:
ISS
+
Ministero
della salute
+
EMA
+ CNR e Corruzione
+
Consenso Informato
+
Le case farmaceutiche
ingannano i medici e questi danneggiano i malati
+
I medici sono una
minaccia +
Codice etico della ricerca
Europea
Qui trovate tutte le resistenze del
produttore (Glaxo),
ad esempio del Tamiflu, alla pubblicazione al
pubblico dei trials del farmaco:
http://www.bmj.com/tamiflu
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Salgono a sei le
false riviste medico-scientifiche
pubblicate da Elsevier in Australia e si scopre
un nuovo studio clinico
falsificato.
Frodare, mentire, esagerare in modo sistematico
è utile all'industria
farmaceutica ?
Le notizie che si
susseguono pongono il quesito in modo
stringente. Un anno fa, di fronte alla crisi di
fiducia che ha investito il settore e agli
scandali sulla scoperta di studi clinici tenuti
nascosti perché evidenziavano i rischi di alcuni
farmaci, l'amministratore delegato di
Merck, Richard
Clark, ammonì: "Non posso biasimare i media.
Devo biasimare noi stessi. Siamo noi che
dobbiamo lavorare meglio". Certo è che l'eredità
dei comportamenti passati, che emerge
implacabile, è pesante.
Basta vedere alcune notizie degli ultimi giorni.
Elsevier, uno dei maggiori editori scientifici
mondiali, ha scoperto che, tra il 2000 e il
2005, il suo ufficio australiano ha pubblicato
sei false riviste mediche, che spaziavano dalla
cardiologia alla neurologia, dalla pratica
generale alla farmacia clinica. Le riviste, in
realtà, erano raccolte di
articoli fatte dalle
case
farmaceutiche che pagavano le
pubblicazioni ma il cui ruolo di
finanziatrici
non compariva.
La scoperta è stata fatta dopo che, nel corso di
un processo, era emerso che proprio Merck aveva
fatto pubblicare da Elsevier una rivista medica
che, in realtà, era uno strumento di marketing
finalizzato a ripubblicare articoli favorevoli
ai suoi farmaci.
Nel dare la notizia alla rivista
The Scientist, Elsevier ha dichiarato che si
tratta di una pratica inaccettabile,
limitata nel tempo e nella quantità, ma non
ha fatto i nomi delle
case farmaceutiche che
sponsorizzavano le altre cinque
pubblicazioni.
Dalle false
riviste ai falsi
studi clinici. Dopo l'anestesista del
Massachusetts che ha falsificato 21 studi sugli
antinfiammatori e dopo l'ex-ricercatore di
Harvard che ha falsificato uno studio sull'apnea
notturna, ora è la volta di un ex-chirurgo
dell'esercito statunitense, che ora è professore
associato alla Washington University di St.
Louis. Timothy Kuklo, questo il suo nome, ha
costruito su dati inventati uno studio
sull'efficacia di una terapia per la ricrescita
ossea, chiamata Infuse, prodotta da Medtronic,
di cui il chirurgo era consulente e che ne
finanziava alcune ricerche, anche se non quella
falsificata.
Il chirurgo, oltre ad inventarsi i dati clinici
e i militari ricoverati al Walter Reed Army
Medical Center di Washington in seguito a
fratture della tibia riportate in Iraq, ha anche
indicato come coautori della ricerca quattro
suoi colleghi, senza che questi ne sapessero
nulla. Lo studio, che non era stato autorizzato
dall'ospedale dell'esercito, è stato pubblicato
lo scorso agosto da una rivista medica
britannica, The Journal of Bone and Joint
Surgery, che ora l'ha ritirato dalla letteratura
scientifica.
Ricercatori pagati
dalle industrie farmaceutiche sui cui
prodotti conducono studi sono oggetto di
indagini da parte del Procuratore generale del
New Jersey, che, dopo aver raggiunto un
patteggiamento con la svizzera Synthes,
produttrice del ProDisk per la sostituzione di
dischi intervertebrali, sta indagando su altre
cinque società.
fonte:
www.rsinews.it
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Le riviste mediche sono
un'estensione del braccio commerciale delle
compagnie farmaceutiche
vedi articolo originale in Inglese:
Riviste
mediche lunga mano delle imprese farmaceutiche
Richard Smith è Direttore Generale di
UnitedHealth Europe, Londra, Regno Unito.
E-mail:
richardswsmith@yahoo.co.uk
Conflitti d'interessi:
RS è stato redattore del BMJ per 25 anni. Negli
ultimi 13 anni, è stato il redattore capo e il
direttore generale del
BMJ Publishing Group,
responsabile per i profitti non solo del BMJ ma
dell'intero gruppo, che pubblicava qualcosa come
25 altre riviste. Ha dato le dimissioni nel
luglio del 2004. Ora è membro del consiglio
della
Public Library of Science, carica per la
quale non è pagato. Pubblicato: 17 maggio 2005 -
Copyright: © 2005 Richard Smith.
Questo è un
articolo ad accesso-aperto, distribuito sotto i
termini di una licenza Creative Commons, che ne
consente un uso senza restrizioni, la
distribuzione e la riproduzione su qualsiasi
medium, purché l'opera originale sia
correttamente citata.
Citazione: Smith R (2005) Medical Journals Are
an Extension of the Marketing Arm of
Pharmaceutical Companies. PLoS Med 2(5): e138 -
Traduzione: Le riviste mediche sono una
estensione del marketing delle
industrie farmaceutiche
Le
riviste si sono abbassate a svolgere operazioni
di riciclaggio delle informazioni per conto
dell'industria farmaceutica, ha scritto Richard Horton, redattore di Lancet, nel marzo 2004 [1].
Nello stesso anno, Marcia
Angell, in precedenza giornalista del
New
England Journal of Medicine, ha accusato senza
mezzi termini l'industria di essere ormai prima
di tutto una macchina commerciale e di cooptare
qualsiasi istituzione che potrebbe frapporsi
sulla sua strada [2].
Le riviste mediche erano evidentemente assenti
dalla sua lista di istituzioni cooptate, ma lei
ed Horton non sono i soli giornalisti a sentirsi
sempre più nauseati dal potere e dall'influenza
dell'industria.
Jerry Kassirer, un altro che aveva scritto in precedenza per il
New England Journal of Medicine, ritiene che
l'industria farmaceutica abbia fatto perdere la
bussola della moralità a molti medici [3],
ed i giornalisti di PLoS
Medicine hanno dichiarato che essi non
diventeranno parte del ciclo della dipendenza
... tra riviste e industria farmaceutica [4].
Qualcosa chiaramente sta accadendo.
Il problema: ha meno a che fare con la
pubblicità, più con i test sponsorizzati
Il più cospicuo esempio di dipendenza delle
riviste mediche dall'industria farmaceutica sono
i sostanziosi introiti provenienti dalla
pubblicità, ma questa, io ritengo, è la meno
corruttrice delle forme di dipendenza. Le pubblicità possono essere
spesso ingannevoli [5,
6] e i profitti nell'ordine dei milioni, ma
le pubblicità stanno lì in bella vista, sotto
gli occhi della critica. I dottori possono non
essere così immuni dall'influenza delle
pubblicità come ad essi piacerebbe credere, ma
in ogni campo il pubblico è usato per fare la
tara ai proclami dei pubblicitari.
Il vero problema, ben più importante, ha a che
fare con gli studi originali, in particolare i
test clinici, pubblicati dalle riviste.
Ben lungi dal far loro la tara, i lettori
considerano i test controllati a distribuzione
casuale come una delle più alte forme di
evidenza. Un test su vasta scala pubblicato su
una delle maggiori riviste possiede il marchio
d'approvazione della rivista (a differenza della
pubblicità), sarà distribuito in tutto il mondo
e può ben ricevere una copertura globale dai
media, specialmente se promosso allo stesso
tempo dai lanci di stampa sia della rivista sia
della costosa società di pubbliche relazioni,
assoldata dalla compagnia farmaceutica che ha
sponsorizzato lo studio. Per un'industria
farmaceutica, un test dall'esito favorevole vale
quanto migliaia di pagine di pubblicità, ragion
per cui una compagnia arriva a spendere talvolta
oltre un milione di dollari in ristampe dello
studio da distribuire in tutto il mondo. I
medici che ricevono le ristampe possono non
leggerle, ma rimarranno impressionati dal nome
della rivista sulla quale compaiono. La qualità
della rivista consacrerà la qualità del farmaco.
Fortunatamente
dal punto di vista delle
società che finanziano questi test - ma
sfortunatamente per la credibilità delle riviste
che li pubblicano - tali studi raramente
producono risultati che sono negativi per i
prodotti venduti dalle compagnie [7,
8].
Paula Rochon ed altri esaminarono nel 1994 tutti
i test che furono in grado di trovare,
finanziati dai produttori di farmaci non
steroidali anti-infiammatori per l'artrite [7].
Essi trovarono 56 studi e nessuno dei test
pubblicati presentava risultati che erano
sfavorevoli per la società che aveva
sponsorizzato il test. Ciascuno studio mostrava
che il farmaco della compagnia era altrettanto
buono se non migliore del trattamento usato come
termine di confronto.
Nel 2003 fu possibile eseguire un'analisi
sistematica di 30 studi che comparavano i
risultati di studi finanziati dall'industria
farmaceutica con quelli di studi finanziati da
altre fonti [8].
Circa 16 studi esaminavano test clinici o
meta-analisi ed avevano risultati favorevoli per
le compagnie finanziatrici. Nel complesso, gli
studi finanziati da una compagnia avevano
quattro volte più probabilità di produrre
risultati favorevoli alla compagnia rispetto
agli studi finanziati da altre fonti. Nel caso
dei cinque studi che analizzavano valutazioni
economiche, i risultati erano
favorevoli alla
compagnia in ogni caso.
C'è una forte evidenza che le
compagnie stiano ottenendo i risultati che
vogliono, e ciò è tanto più preoccupante perché
dai due terzi ai tre quarti degli studi
pubblicati sulle maggiori riviste -
Annals of
Internal Medicine,
JAMA,
Lancet e
New England
Journal of Medicine - sono finanziati
dall'industria [9].
Per il BMJ si tratta solo di un terzo, in parte,
forse, perché la rivista ha meno influenza delle
altre in Nord America, da dove proviene la metà
di tutti i guadagni delle compagnie
farmaceutiche, ed in parte perché la rivista
pubblica più test basati su campioni casuali
(che non sono di solito test su farmaci) [9].
Alcuni esempi dei
metodi con cui le compagnie
farmaceutiche ottengono i risultati che vogliono
nei test clinici
-
Condurre una sperimentazione sul vostro farmaco
contro un trattamento noto come inferiore.
-
Testare i vostri farmaci contro dosi troppo
basse dei farmaci competitori.
-
Condurre una sperimentazione sul vostro farmaco
contro dosi troppo alte del farmaco competitore
(facendo apparire la vostra
medicina meno tossica).
-
Condurre sperimentazioni che sono troppo ridotte
per mostrare differenze significative rispetto
ai farmaci competitori.
-
Usare una molteplicità di parametri nello studio
e selezionare per la pubblicazione quelli che
danno risultati favorevoli.
-
Eseguire sperimentazioni basate su più centri di
ricerca e selezionare per la pubblicazione i
risultati dai centri che sono favorevoli.
-
Condurre analisi su sottogruppi e selezionare
per la pubblicazione quelle che risultano
favorevoli.
-
Presentare i risultati che hanno più probabilità
di impressionare - per esempio la riduzione da
un rischio assoluto ad un rischio relativo.
Perché le compagnie farmaceutiche stanno
ottenendo i risultati che vogliono ?
Perché i sistemi di revisione alla pari delle
riviste non stanno rilevando quelli che sembrano
essere risultati distorti ?
La revisione sistematica del 2003 analizzò la
qualità tecnica degli studi finanziati
dall'industria e trovò che essa era altrettanto
buona - e spesso migliore - di quella degli
studi finanziati da altri [8].
Il che non è sorprendente, dal momento che le
compagnie dispongono di risorse enormi ed hanno
grande familiarità con la conduzione di test
secondo gli standard più elevati.
Sembra che le compagnie riescano ad ottenere i
risultati che vogliono non falsificando i
risultati, cosa che sarebbe troppo rozza ed in
qualche modo ricostruibile attraverso la
revisione alla pari, ma piuttosto ponendo le
"giuste" domande
- e ci sono molti sistemi per farlo [10].
Alcuni dei metodi per ottenere risultati
favorevoli sono elencati nel
riquadro, ma vi sono molti modi per
aumentare enormemente le possibilità di produrre
risultati favorevoli, e molte menti ben pagate
passano il loro tempo ad escogitare nuovi
sistemi per trovarsi sempre un passo più avanti
dei revisori alla pari.
|
Alcuni Esempi dei
metodi con cui le
compagnie farmaceutiche
ottengono i risultati che
vogliono nei test clinici
- Condurre una
sperimentazione sul vostro
farmaco contro un
trattamento noto come
inferiore.
- Testare i vostri farmaci
contro dosi troppo basse dei
farmaci competitori.
- Condurre una
sperimentazione sul vostro
farmaco contro dosi troppo
alte del farmaco competitore
(facendo apparire la vostra
medicina meno tossica).
- Condurre sperimentazioni
che sono troppo ridotte per
mostrare differenze
significative rispetto ai
farmaci competitori.
- Usare una molteplicità di
parametri nello studio e
selezionare per la
pubblicazione quelli che
danno risultati favorevoli.
- Eseguire sperimentazioni
basate su più centri di
ricerca e selezionare per la
pubblicazione i risultati
dai centri che sono
favorevoli.
- Condurre analisi su
sottogruppi e selezionare
per la pubblicazione quelle
che risultano favorevoli.
- Presentare i risultati che
hanno più probabilità di
impressionare - per esempio
la riduzione da un rischio
assoluto ad un rischio
relativo.
|
|
Cosi sono disponibili varie strategie di
pubblicazione per assicurare la massima
esposizione di risultati positivi.
Alcune
compagnie sono ricorse
al tentativo di
sopprimere gli studi
negativi
[11,
12], ma si tratta di una strategia rozza,
che tra l'altro dovrebbe essere ben raramente
necessaria se la compagnia sta ponendo le
"giuste" domande.
Una strategia di gran lunga
migliore consiste nel pubblicare i risultati
positivi più di una volta, spesso in supplementi
alle riviste, che sono altamente vantaggiosi per
gli editori e si sono mostrati di dubbia qualità
[13,
14]. Le compagnie conducono solitamente test
che si servono di più centri di ricerca, ed è
enormemente vantaggioso pubblicare differenti
risultati da differenti centri in differenti
momenti su differenti riviste. E' inoltre
possibile combinare i risultati provenienti da
differenti centri in molteplici combinazioni.
Queste strategie sono state smascherate
nei casi del Risperidone [15]
e dell'Odansetron [16],
ma è un lavoro immenso cercare di scoprire
quanti test sono davvero indipendenti e quanti,
invece, sono semplicemente lo stesso risultato
che viene pubblicato più e più volte. E di
solito è impossibile dirlo a partire dagli studi
pubblicati: è necessario risalire agli autori ed
ottenere i dati sui singoli pazienti.
La revisione alla pari non risolve il problema
I responsabili delle riviste stanno diventando
sempre più consapevoli di come vengono
manipolati e stanno reagendo [17,
18], ma devo confessare che a me è occorso
quasi un quarto di secolo come redattore del BMJ
per aprire gli occhi su quello che stava
accadendo. I giornalisti lavorano analizzando
gli studi che gli vengono sottoposti. Essi
richiedono agli autori di inviare loro qualsiasi
studio correlato, ma i giornalisti non
dispongono di altri meccanismi per sapere se
esistono altri studi non pubblicati.
E' difficile persino sapere qualcosa circa gli
studi correlati che sono stati pubblicati, e può
essere impossibile dire se gli studi stanno
descrivendo risultati che riguardano alcuni dei
medesimi pazienti. I giornalisti possono così
ritrovarsi a fare la revisione alla pari di un
unico pezzo di un gigantesco ed ingegnoso puzzle
- e il pezzo in loro possesso è con ogni
probabilità di alta qualità tecnica.
Esso passerà probabilmente la
revisione alla pari, che la ricerca ha in ogni
caso dimostrato essere non più che un'inutile
lotteria, prona alle distorsioni e all'abuso [19].
Per di più, i giornalisti tendono a favorire i
test su base casuale. Molte riviste pubblicano
pochi di questi studi e vorrebbero pubblicarne
di più: essi rappresentano, come ho detto, una
superiore forma di evidenza. Gli studi saranno
probabilmente anche clinicamente interessanti.
Altre ragioni per la pubblicazione sono meno
degne. Gli editori sanno che le compagnie
farmaceutiche acquisteranno spesso migliaia di
dollari di ristampe, ed il margine di profitto
sulle ristampe può aggirarsi intorno al 70%.
Anche i giornalisti sanno che la pubblicazione
di tali studi è altamente vantaggiosa; i
giornalisti poi sono sempre più responsabili dei
bilanci delle loro riviste e sanno di dover
produrre un profitto per i proprietari. Molti
proprietari - compresi gli istituti accademici -
dipendono dai profitti delle proprie riviste. Un
direttore può così trovarsi a fronteggiare un
conflitto d'interessi spaventosamente aspro:
pubblicare uno studio che porterà 100.000
dollari di profitti oppure pareggiare il
bilancio di fine anno silurando un direttore.
Le riviste dovrebbero criticare gli studi, non
pubblicarli
Come potremmo impedire alle riviste di essere
un'estensione del braccio commerciale delle
compagnie farmaceutiche con la pubblicazione di
studi che favoriscono i loro prodotti ?
I responsabili editoriali possono rivedere i
protocolli, insistere che i test vengano
registrati, richiedere che il ruolo degli
sponsor sia reso trasparente, rifiutarsi di
pubblicare degli studi a meno che dei
ricercatori non tengano sotto controllo la
decisione di pubblicare [17,
18].
Dubito, tuttavia, che simili provvedimenti
possano fare molta differenza. Occorre qualcosa
di più fondamentale.
In primo luogo abbiamo bisogno di maggiori
finanziamenti pubblici degli studi, soprattutto
di quegli studi su vasta scala che mettono in
diretta competizione tutti i trattamenti
disponibili per trattare una data condizione. In
secondo luogo, le riviste dovrebbero forse
smetterla di pubblicare studi. In loro vece, i
protocolli ed i risultati dovrebbero essere resi
disponibili su siti web sottoposti a precise
regole. Solo un tale passo radicale, presumo,
libererà le riviste dal sentirsi obbligate verso
le compagnie. Invece di pubblicare studi, le
riviste dovrebbero concentrarsi sul descriverli
criticamente.
Crediti
Quest'articolo è basato su un discorso che
Richard Smith pronunciò presso la Medical
Society di Londra nell'ottobre 2004, quando gli
fu consegnato il Premio HealthWatch per il 2004.
Il discorso è stato riportato nel gennaio 2005
dal bollettino di HealthWatch [20].
L'articolo si sovrappone in
piccola misura ad un articolo pubblicato sul BMJ
[21].
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Smith R (2003)
Medical journals and pharmaceutical companies:
Uneasy bedfellows. BMJ 326: 1202-1205.
By Michele Diodati -22/05/2005 - Tratto da:
http://pesanervi.diodati.org/pn/?a=63#n01
Commento: By Giorgio Beltrammi
Mi chiamo Giorgio Beltrammi sono un operatore
sanitario e proprio per la mia esperienza so che
quanto descritto è "pane quotidiano", colgo
anche l'occasione di annunciare che tempo fa
avevo redatto “Curare meglio che prevenire” un
articolo su come sia meglio oggi curare
piuttosto che prevenire, proprio per
l'asservimento della scienza e della
ricerca -
quindi anche delle Riviste scientifiche - agli
interessi economici delle
Ditte Farmaceutiche.
La malattia oggi non viene curata per guarire il
paziente, ma per cronicizzarlo e
garantire
all'industria farmaceutica un continuo gettito
monetario. Le riviste scientifiche devono,
vogliono che questo sia
garantito.
Commento NdR: ma quello che non viene
detto e' che queste stesse riviste dette
"prestigiose", oggi (2007)
NON pubblicano gli studi
ricevuti da ricercatori che sono allineati con
le Medicine Naturali e/o sono in netto contrato
con le linee guida dei loro "sponsor"
....leggasi
case farmaceutiche, con la scusa che
essi non pagano la pubblicazione....come
lo fanno al contrario i ricercatori degli
sponsor...
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Studi sponsorizzati in prima pagina
Intervista a Tom Jefferson, Cochrane Vaccines
Field - ASL AL 20, Alessandria, Italia
Tra gli studi sull’efficacia dei
vaccini
influenzali quelli
sponsorizzati dall’industria hanno una
probabilità maggiore di essere pubblicati su
riviste con impact factor più alto.
Lo rileva un suo articolo uscito sul
British Medical Journal a febbraio,
giudicato addirittura “sovversivo” dal
quotidiano inglese
The Guardian, in un articolo di commento.
Prima di parlare del metodo che avete seguito
nella ricerca, qual è stata la ragione per cui
vi siete imbarcati in questo studio ? Avevate
forse dei sospetti sull’editoria scientifica ?
Il movente principale dello studio, il
razionale, era la curiosità, come al solito:
cercare di capire come mai a fronte di prove di
efficacia scarse o assenti e una valutazione di
sicurezza deficitaria, i vaccini influenzali
sono diventati una specie di “vacca sacra” nel
giro di una decade. Anche nonostante un crollo
completo della mortalità – non per influenza –
ma mortalità relativa all’influenza (ad esempio
broncopolmonite) osservato dal 1945 a oggi in
America.
È un argomento che ci affascina perché,
come i lettori sapranno, noi abbiamo fatto
diverse revisioni Cochrane su questo argomento
avendole successivamente aggiornate: e
nonostante questi dubbi sulla validità delle
prove scientifiche su questi vaccini,
perplessità che ora stanno diventando crescenti
nella comunità scientifica, governi, media, key
opinion leaders (vale a dire quindi quei
“personaggi” che si vedono e si sentono sui
media e che discettano sull’argomento)
continuano tranquillamente a raccomandare l’uso
di questi vaccini senza neanche chiedersi come è
possibile farlo in assenza di prove
scientifiche. Ci saranno dei motivi ?
Disponiamo,
nel Cochrane Vaccines Field che è presso la ASL
di Alessandria ed è finanziato in parte dalla
Regione Piemonte, di una banca dati di studi
estratti di tutte le indagini sul vaccino
influenzale dal 1948 ad oggi.
Che metodo avete
seguito per svolgere lo studio ?
Quando si identifica uno studio per l’inclusione
in una revisione sistematica, lo si sintetizza,
si cerca di capire che intendono dire gli
autori, quali sono i problemi presenti nello
studio e poi si estrae tutta una serie di
informazioni; ad esempio la relazione interna
tra le varie sezioni del lavoro (obiettivi,
metodi, risultati e conclusioni) e altre
particolarità della ricerca, ad esempio chi lo
ha finanziato.
Abbiamo messo in relazione tutto questo, poi
esplorato tutte le variabili incrociandole con
un’altra variabile fondamentale, e cioè dove
erano stati pubblicati questi studi e quanto
erano stati citati: “dove” vuol dire in che tipo
di giornale, quale impact factor e che livello
di citazione seguente alla pubblicazione avevano
ottenuto gli articoli.
Cosa avete
trovato ?
Che si trattasse nel 96% dei casi di studi di
bassa o infima qualità non era per noi una
sorpresa perché li avevamo quasi già letti tutti
in precedenza. Allo stesso modo, era prevedibile
che nella maggior parte di questi studi ci fosse
una relazione tra bassa qualità metodologica dei
lavori e positività dei risultati nei confronti
dei vaccini (in altre parole: più lo studio è
scadente migliori sono i risultati per i
prodotti). Ancora: tutto secondo e previsioni
anche nella relazione tra conclusioni
trionfalistiche e il fatto che fossero
finanziati dall’industria. Queste erano tutte
cose che erano già state viste in altre aree
dello scibile biomedico.
Quindi, tutto
secondo i programmi…
Niente affatto: la vera sorpresa ha riguardato
il fattore di impatto e il fattore di citazione:
a parità di numerosità campionaria e a parità di
qualità metodologica, gli studi finanziati
dall’industria erano pubblicati su riviste che
avevano un impact factor significativamente più
alto di quelli non finanziati dall’industria.
Questo dato era costante anche dopo aver tolto
di mezzo il 24% degli studi che non aveva
dichiarazioni di finanziamento. Quindi è una
relazione fortissima. Per la citazione è lo
stesso: più alto è il fattore di impatto, più
alta è la citazione, quindi anche la citazione è
determinata soprattutto da chi paga per la
ricerca e non dalla sua qualità. Ed è questa
ultima conclusione che il Guardian ha
considerato sovversiva.
Chiaramente, in
uno studio di questo genere, la parte conclusiva
è dedicata a quelle che sono le possibili
interpretazioni.
Siamo nel dominio però, appunto, delle
interpretazioni soggettive, sebbene basate sulle
evidenze. Allora, cosa avete dedotto ? Quali
sono le vostre conclusioni rispetto a quello che
avete trovato ?
Vorrei invitare i lettori del Bif a ricordare
che se voi vi aggiornate, seguite le riviste
primarie, le fonti secondarie consultando le
sintesi degli articoli originali, ma
individuando ciò che vi interessa soltanto sulla
base del titolo e poi leggendo l’abstract e
magari non tutto ma solo la parte finale,
ricordatevi che qualcun altro ha già tenuto
conto di queste vostre abitudini. “Qualcun
altro” ha già capito che voi andate a leggere
soltanto le conclusioni di un articolo e ha
sovvertito, sta sovvertendo sistematicamente la
letteratura biomedica internazionale per
indurvi a conclusioni
sbagliate.
Altra cosa da segnalare è che le nostre
osservazioni relative ai
vaccini
influenzali
sono state replicate dopo qualche mese da
un’altra banda di “sovversivi” psichiatri
e psicologi inglesi che hanno usato il nostro
stesso metodo per verificare gli studi nel campo
degli interventi per la disassuefazione dal
fumo.
E che cosa hanno
trovato ?
La stessa cosa: che c’è una
relazione tra chi
finanzia la ricerca
e dove viene pubblicata,
e naturalmente una relazione anche fra le stime
di effetto; relazione che noi non abbiamo
trovato perché era tutto per lo più di bassa
qualità.
Alcuni commenti
sostengono che voi intendiate mettere in dubbio
la credibilità delle più autorevoli riviste di
medicina…
Questa è un’interpretazione. C’è anche
un’interpretazione alternativa: che queste
riviste di medicina più famose a più alto
fattore di impatto sono nel contempo vittime,
perché sono i target di questa sovversione
dovuta a pressioni economiche e commerciali.
Nel senso che
sono molto
corteggiate
dalle industrie farmaceutiche perché tanto
maggiore è la loro visibilità tanto più
promettente è il risultato, l’esito di una
pubblicazione su queste pagine ?
Assolutamente. E poi il nostro bravo informatore
farmaceutico porta in giro gli estratti che
l’azienda si fa fare: un milione di estratti in
tante lingue che vengono pagati in maniera molto
profumata dall’industria. Sono servizi
esplicitamente pubblicizzati sui siti web delle
multinazionali dell’editoria scientifica. “Reprints”,
tradotti nella lingua target, come dicono loro.
Quindi il vostro
sospetto è che tanto più ampio è il business che
deve sostenere una casa editrice, tanto maggiore
è la tentazione di cedere alle lusinghe di chi
intende fare dell’informazione scientifica un
mercato ?
Forse, e la conclusione si può riassumere in una
sola frase: state attenti alle
bufale.
Tratto da: attentiallebufale.it - 21 aprile 2009 - Fonte:
agenziafarmaco.it
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Così ci ingannano
sui farmaci
- 26 ottobre 2010
Uno studio rivela come le
aziende farmaceutiche riscrivano
gli articoli scientifici per gonfiare le virtù
di una medicina o nasconderne i danni
collaterali. Ed è sulla base di questi "falsi"
che spesso vengono fatte le ricette.
Gli articoli
scientifici che riportano studi clinici
controllati riguardanti nuovi farmaci
rappresentano la base per redigere articoli più
divulgativi che influenzano le prescrizioni da
parte dei medici che raramente leggono gli
articoli originali.
Le industrie colgono questa opportunità per
rendere gli articoli il più possibile favorevoli
al nuovo farmaco, facendoli revisionare - o
addirittura scrivere completamente - da esperti
che rimangono anonimi, sono i cosiddetti
"scrittori fantasma".
Molto spesso non si tratta di modificare i
risultati, ma di presentarli in modo attraente,
enfatizzando piccoli risultati e minimizzando
l'eventuale presenza di effetti tossici.
Particolare attenzione viene riservata al
riassunto del lavoro, perché in generale questo
non è oggetto di molto interesse da parte dei
valutatori, mentre rappresenta la parte
dell'articolo che più frequentemente è letta e
determina l'impressione finale da parte del
lettore.
Questo modo di operare è evidentemente
non-etico e non riguarda solo le industrie
interessate, ma anche i ricercatori
clinici che accettano di firmare lavori
scientifici scritti da altri.
Uno studio pubblicato su "Plos Medicine"
analizza i documenti messi a disposizione da
parte della Giustizia Federale degli Stati Uniti
che riguardano in particolare parecchi articoli
scritti per commentare gli effetti favorevoli
della terapia ormonale in menopausa da parte di
una ditta specializzata nella stesura di
articoli scientifici a pagamento.
I ghost writer cercavano di mitigare il rischio
di tumore della mammella dovuto all'uso della
terapia ormonale magnificando benefici
cardiovascolari e prevenzione della demenza,
della malattia di Parkinson (e persino delle
rughe, senza ovviamente alcuna base
scientifica).
Tutto ciò non può che nuocere all'appropriatezza
delle terapie, ma serve invece a gonfiare le
prescrizioni e i profitti. E' importante che i
medici
siano critici nella lettura della
documentazione che ricevono, controllando i dati
se possibile sui lavori originali.
Occorre anche che il Servizio Sanitario
Nazionale dissemini informazioni oggettive
per ridurre la sproporzione oggi esistente fra
messaggi dell'industria
farmaceutica e informazione indipendente.
By Silvio Garattini, direttore Istituto Mario
Negri di Milano
Tratto da: espresso.repubblica.it/dettaglio/cosi-ci-ingannano-sui-farmaci/2137072
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