Legami segreti tra organizzazioni
di pazienti e compagnie farmaceutiche:
Fonte: Inchiesta del Philadelphia Inquirer, il
quotidiano statunitense The Philadelphia
Inquirer ha pubblicato un'inchiesta sui
legami quasi mai dichiarati di sei
organizzazioni non-profit, che affermano di
agire nell'interesse dei pazienti di altrettante
malattie, e le compagnie farmaceutiche.
Le sei organizzazioni, che lo scorso anno hanno
ricevuto complessivamente 29 milioni di dollari
in donazioni dalle
industrie farmaceutiche.
L'influsso delle aziende farmaceutiche e'
pesante e si situa a vari livelli, sia nel
commissionare certi tipi di studi piuttosto che
altri, oppure nel riportare certi studi e non
altri all'attenzione del mondo medico
scientifico, sia nel favorire economicamente con
contributi in denaro, commissioni, convegni,
ecc. ovviamente chi segue una "linea ritenuta
più favorevole" all'azienda stessa.
Diversi
importanti accademici in una lettera collettiva a
Lancet (Reed Elsevier and the interational arms
trade; Lancet 2005; 366:868) rivelano che: "Oggi
la stessa Lancet si trova connessa con i profitti
del commercio mondiale di armi "
("Today The Lancet finds itself connected to
the profits of the global arms trade")
"Dal 2003, il
proprietario e la casa editrice di Lancet ,Reed
Elsevier, ha organizzato una delle maggiori fiere
commerciali di armi" ("Since
2003, The Lancet's owner and publisher, Reed
Elsevier, has organized some of the world's
largest arms fair")
Dal 13
al 16 di Settembre si terrà a Londra una fiera
commerciale di armi di terra, mare ed aria. (Defence
System and Equipment International- DSEI). In
questa fiera verranno liberamente vendute e
trattate armi micidiali come le "cluster
bombs". Diversi acquirenti militari
provenienti da regimi dittatoriali sono stati
invitati a questa fiera. ("Military
buyers from some of the world's most serious
human-rights- abusing regimes....were invited to
the last DSEi fair")
La lettera si conclude con la richiesta a Reed
Elsevier di "terminare
la promozione internazionale del commercio delle
armi. Ciò è incompatibile con i principi guida
di Lancet"
RISPOSTA
di LANCET
Nello stesso numero, l'advisory board e l'international
advisorory board commentano nell'editoriale questa
lettera ed affermano: "Lancet è una
pubblicazione interamente indipendente,
editorialmente e finanziarmente"
Sempre
però nella risposta si ammette: "per i
lettori della rivista sarà incomprensibile il
fatto che i nostri proprietari sono coinvolti in
un business che in modo così chiaro non solo mina
i principi della salute pubblica..."
L'editoriale afferma di non essere a conoscenza
del coinvolgimento di Reed Elsevier nel Defence
System and Equipment International "fino a
qualche settimana fa";
L'editoriale
termina chiedendo, a nome dei lettori di Lancet, a
Reed Elsevier di interrompere queste sue attività.
Lancet inoltre pubblica anche la risposta da parte
della Reed Elsevier
PER il TESTO COMPLETO delle LETTERE e
DELL'EDITORIALE, vedi LANCET
www.thelancet.com
nella sezione Correspondence
Fonte: Simo
- 13 settembre 2005
vedi:
Ricerca nelle mani
dell'Industria
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Exit Ghost
The
article and accompanying
editorial published in JAMA earlier this
week regarding the issue of ghostwriting made,
yet again, a strong point about the influence of
pharmaceutical companies on the communication of
science.
In a nutshell, a
series of primary and review articles authored
by Merck regarding their drug rofecoxib were
allegedly written by communication firms that
provide writing services for companies and
individuals. In addition, some articles were
signed by academics who allegedly did not have
much to do with the study, but were invited by
the company to lend their name (and their
prestige) to the papers.
There seems to be
something seriously wrong with this picture, but
let's go step by step. Is there anything wrong
with companies that write papers for hire? The
JAMA editorial seems to think so:
"...there was no
disclosure that the manuscript had been written
by Scientific Therapeutics Information Inc, a
company specializing in [...] writing papers for
a price. Perhaps some [...] would see little or
no harm in this failed disclosure because all
other disclosures were made. However, if there
was nothing to hide, why were the names (and
affiliations) of the individuals who actually
wrote at least the first draft of the manuscript
omitted? Experienced authors know that the
initial draft (in this case paid for by Merck)
sets the tone for the manuscript. Moreover, it
is unfair to the authors of the first draft not
to provide them with credit for their work.
Another problem with failing to disclose "ghost
writers" is that there is a reasonable
assumption that the principal investigator was
involved with writing the manuscript from the
beginning."
Continua su:
http://blogs.nature.com/nm/spoonful/2008/04/exit_ghost.html#comments
Commento
del dott. S. Stagnaro:
Exit ghost: a strong point about the influence
of pharmaceutical companies on the communication
of science.
Such as
argument is since ever debatable. We must agree
with the fact that no pharmaceutical company
pays papers whose data state that their drugs
either are useless or, worse, dangerous! In my
opinion, two points are unavoidable in science
writing in a honest way. Firstly, reader have to
be in the condition to corroborate or falsify
the referred data. Secondly, reader in doing
that, must utilize generally CLINICAL tools,
reliable in this essential task. I suggest my
colleagues to go on a paramount way, which
proved to be really relible during half of
century. For instance: I was been told that new
NADS drug is wonderful, with no side effects.
Well! I bedside assess a lot of parameter values
regarding joints inflammation, beside a numerous
other, informing about antibody synthesis, CRP
level, Reticulo-Endothelial Hyperfunction
Syndrome, a.s.o. As far as, heart or kidney
dangerous side effects are concerned, doctors
can nowadays bedside evaluate biological system
dysfunctions. In conclusion, authors may write
what they wont, but after that, I shall controll
all they results exactly.
By: Sergio
Stagnaro MD -
April 19, 2008
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
John Snow medico
dell’Inghilterra vittoriana, vegetariano,
astemio, scrisse e lascio’ ai posteri suoi studi
sulla “cronaca del lavoro medico” di allora, ma
che e’ tanto attuale anche al giorno d’oggi.
Jefferson ha scritto
in uno dei suoi tanti studi e libri che, avendo
analizzato gli scritti di J.Snow, ha trovato le
corrispondenze e le affinita' negative con la
attuale medicina e sanita' mondiale.
Infatti l’epidemiologo
Tom Jefferson afferma che J.Snow ha molto da
insegnare anche ai medici di oggi ed a chi si
occupa di sanita‘ pubblica e privata.
Snow ha sempre
combattuto nel suo periodo, contro i cattivi
maestri, che anche oggi inquinano la sanita’ del
mondo intero. Questi “cattivi maestri” sono per
Jefferson tutti i personaggi che deformano,
mascherano, truccano, i risultati di una
qualsiasi ricerca sull’armamentario della
medicina e cioe’ su
Vaccini,
farmaci,
protesi,
test diagnostici ecc.,
per farli apparire piu’ “favorevoli” di quanto
non siano nella realta’.
“Piu’
del 90% degli studi epidemiologici attuali”,
afferma Jefferson, “ e’
sospetto, cio’ significa che al
pubblico arrivano informazioni sull’efficacia di
vaccini, farmaci e trattamenti con scarso o
nessun valore…..del resto ogni settimana
nascono piu’ di 20 riviste scientifiche” ed in
qualche modo debbono essere riempite…..
NdR: Per epoca vittoriana (o età
vittoriana) si intende comunemente in
periodo della
storia inglese compreso nel lungo regno
della
Regina Vittoria, cioè dal 1837 al 1901. vedi
Storia
dei vaccini +
Malattie del
Passato + la
Bugia di Pasteur
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
AJH.
Incredibile ma vero: la tassa per valutare un
manoscritto da pubblicare !
E’ ormai ben noto che solo raramente, per motivi
di eccezionale valore scientifico, sono
accettati dalle peer-reviews gli articoli dei
singoli Autori non “arruolati”.
Il fatto veramente sorprendente è la richiesta
di pagare una TASSA solo per l’esame degli
articoli presentati! Il fatto assume aspetto
divertente se l’Autore è un Ligure…
Ecco due e.mail che mai poteva immaginare uno
dotato di eccellente fantasia creativa: Editori
dell'American Journal of Ypertension
AJH EDITORS WROTE:
FIRST E-MAIL: AJH-D-08-00066
"Inherited Hypertension Real Risk is based on
microvascular remodelling, characterized by
newborn-pathological, type I, subtype b,
Endoarteriolar Blocking Devices."
Dear Dr. Stagnaro,
This message is to remind you that as of today
we still have not received your payment of the
$50 fee which is required when submitting a
manuscript to the American Journal of
Hypertension to be considered for publication.
You can call me at 1-718-430-3600 with a credit
card number or forward a check or money order to
the editorial office, as soon as possible.
Thanks and,
Sincerely yours, Darwin Tracy, for the Editors
P.S.: Please be reminded that your manuscript
cannot complete the review process unless your
fee is paid. Thanks.
Darwin Tracy. Editorial Assistant - American
Journal of Hypertension
1300 Morris Park Avenue, Rm. 1312 Belfer, Bronx,
NY 10461
Tel: 718-430-3600 OR 718-430-2359 - Fax:
718-430-3100 - e.mail:
tracy@aecom.yu.edu
.................................................
----- Original
Message -----
From: Darwin Tracy
To:
dottsergio@semeioticabiofisica.it
Sent: Tuesday, February 26, 2008 11:16 PM
Subject: AJH-D-08-00066 -FEE DUE
SECOND E-MAIL:
FEE DUE:
To: Corresponding Author:
Sergio Stagnaro, Biophysical Semeiotics Laboratory
Riva Trigoso, Genova ITALY
Corresponding Author E-Mail:
dottsergio@semeioticabiofisica.it
Re: American Journal of Hypertension Manuscript
AJH-D-08-00065
"Biophysical-Semeiotic Hypertensive Constitution
and Hypertension Inherited Real Risk."
Dear Dr. Stagnaro,
This message is to remind you that as of today
we still have not received your payment of the
$50 fee which is required when submitting a
manuscript to the American Journal of
Hypertension to be considered for publication.
You can call me at 1-718-430-3600 with a credit
card number or forward a check or money order to
the editorial office, as soon as possible.
Thanks and,
Sincerely yours, Darwin Tracy, for the Editors
P.S.: Please be reminded that your manuscript
cannot complete the review process unless your
fee is paid. Thanks.
Darwin Tracy. Editorial Assistant - American
Journal of Hypertension
1300 Morris Park Avenue, Rm. 1312 Belfer, Bronx,
NY 10461
Tel: 718-430-3600 OR 718-430-2359 - Fax:
718-430-3100 - e.mail:
tracy@aecom.yu.edu
...............................................
Dear AJH Editors,
MANY THANKS !
However (See my Presentation in my first website
www.semeioticabioficia.it ) I do not
intend - not only as Ligurian - to spend money
for letting publish my theories, I know very
well..., since ever !
In any case I ALLOW YOU to publish them WITHOUT
YOU spending MONEY to be send me!
I authorize you to do it based on the LAW, in
the interest of mankind. Do you understand what
I mean, although my poor English!
I am very delighted with your kind e-mail,
because here in Italy a " famous "Colleague of
mine.... have recently termed my THEORIES as
"scientifiche Ipotesi", mistrusting them,
obviously....and not as epistemological expert,
who is not, at all.
I am awaiting your kind answer, as soon as
possible.
Sincerely
Sergio Stagnaro MD - Riva Trigoso - Founder of
Biophysical Semeiotics - Who's Who in the World
(and in America, TOO) since 1996 to 2008.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
L'INDUSTRIA FARMACEUTICA IMPARTISCE ORDINI alle RIVISTE MEDICHE
?
Il
denaro parla, ed i dollari dell'industria
farmaceutica parlano chiaro e forte attraverso
le pagine delle riviste mediche. Questa è la
conclusione fratta da Peter Genzsche e dal suo
team del Nordic Cochrane Centre dì Copenhagen,
Danimarca, i quali hanno messo a confronto
revisioni di studi farmacologici finanziate da
aziende farmaceutiche con revisioni analoghe
prive del sostegno finanziario dell'industria
del settore.
Gli
studi condotti senza i finanziamenti
dell'industria hanno raggiunto conclusioni
simili a quelle delle revisioni sistematiche
contenute nel database online del Cochranc,
riconosciuto come lo standard aureo per
le analisi dì questo genere.
Ad ogni modo, gli studi appoggiati dalle aziende
farmaceutiche tendenzialmente raccomandavano
senza riserve i farmaci sperimentali, anche se
l'effetto stimato del trattamento era mediamente
simile a quello riportalo nelle revisioni del
Cochrane.
Genzsche
afferma che alcune delle revisioni finanziate
dall'industria erano anche falsate nel metodo,
in quanto prendevano in considerazione
unicamente studi contenuti nel data base
dell'azienda stessa.
Fonte: New Scientist, 14 ottobre 2006
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
"In un aureo libretto, "Attenti alle Bufale", Il
Pensiero Scientifico Editore, ottobre 2005, l'
autore, Tom Jefferson, studioso dell'italiano
Istituto Superiore della Sanità (I.S.S.),
scrive: "Da un po' di
tempo, chi lavora alla sintesi delle prove
scientifiche si è reso conto, fatti alla mano,
che la stragrande maggioranza di ciò che si
legge e si dice nella scienza biomedica è di
dubbia qualità".
Quello studio è un doppione: Un software
ha permesso di mettere a confronto abstract e
autori di milioni di articoli scientifici.
Scoprendo così che molti sono dei doppi, se non
addirittura dei plagi
http://www.galileonet.it/news/9392/quello-studio-e-un-doppione
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
La
serieta' delle riviste "scientifiche"
Richard Smith, ex curatore del British Medical
Journal ed ora direttore generale di
UnitedHealth Europe: "Fortunatamente
per le compagnie farmaceutiche che hanno
finanziato questi studi, ma non altrettanto per
la credibilità delle riviste che li pubblicano,
i trial raramente producono risultati
sfavorevoli per i prodotti della compagnia
stessa".
Citando esempi da 86 diversi studi, Smith
dimostra che i risultati dei trial sono
influenzati da chi li finanzia.
Tratto da:
http://pesanervi.diodati.org/pn/?a=63
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Industrie
farmaceutiche nel mirino di uno studio
pubblicato sul "Proceedings of the National
Academy of Sciences”
Questa volta le aziende sono accusate di
“gestione fantasma” della letteratura medica: in
pratica, secondo il filosofo della scienza
Sergio Sismondo della Queen's University di
Kingston, in Canada, oltre a controllare, e
spesso a “manipolare” il lavoro di ricerca e le
analisi sui medicinali, le
multinazionali del farmaco sono
colpevoli di influenzare con vari mezzi il
lavoro di comunicazione e diffusione delle
informazioni che segue la conclusione dei trial
clinici.
Sismondo e' convinto che gli articoli pubblicati
sulle riviste scientifiche vengano “invisibilmente”
manipolati, in modo
da trasmettere prima di tutto un senso di
indipendenza e credibilità al testo: i nomi
degli “insospettabili” autori delle ricerche, ad
esempio, vengono astutamente riportati in cima
agli articoli.
Inoltre, secondo l'esperto le industrie spesso
assoldano agenzie di comunicazione specializzate
per studiare quale sia il miglior messaggio e
come farlo arrivare ai lettori.
Sismondo è giunto a queste conclusioni
passando in rassegna studi sui farmaci
antidepressivi a base di sertralina pubblicati
fra il 1998 ed il 2000, rilevando che il
18-40% di essi era “manovrato” dalle aziende
produttrici.
Questo “comportamento”,
sottolinea l’esperto, hai il risultato di
influenzare l’opinione
pubblica ed in particolare i pazienti.
Il sospetto e’ che i ricercatori stessi,
“motore” delle sperimentazioni sui farmaci e
loro malgrado coinvolti in questo sistema, non
abbiano una reale idea di come i loro lavori
vengano utilizzati a fini non onesti.
By B. Di Chiara
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RIVISTE di MEDICINA
SOTTO ACCUSA
"Le riviste di medicina costituiscono un
estensione del braccio del marketing delle
compagnie farmaceutiche":
Lo sostiene Richard Smith, ex curatore del
British Medical Journal e ora direttore generale
di UnitedHealth Europe, in un
provocatorio editoriale
pubblicato sulla rivista "PLoS Medicine".
L'esempio più evidente della dipendenza delle
riviste mediche dall'industria farmaceutica
è la quantità di denaro
che ricevono dalle pubblicità di farmaci,
ma secondo Smith si tratterebbe della "forma
meno corrotta di dipendenza", in quanto le
inserzioni "possono essere viste e criticate da
tutti".
Il problema maggiore, invece, è quello
della pubblicazione di trail clinici finanziati
dall'industria.
"Per una compagnia
farmaceutica - spiega -
uno studio favorevole
vale più di migliaia di pagine di inserzioni
pubblicitarie. Ecco perché le aziende spendono a
volte milioni di dollari per ristampare e
diffondere in tutto il mondo i risultati delle
ricerche".
A differenza delle pubblicità, l'affidabilità
degli studi viene percepita dai lettori in
maniera più positiva.
"Fortunatamente per le
compagnie farmaceutiche che hanno finanziato
questi studi, ma non altrettanto per la
credibilità delle riviste che li pubblicano, i
trial raramente producono risultati sfavorevoli
per i prodotti della compagnia stessa".
Citando esempi da 86 diversi studi, Smith
dimostra che i risultati dei trial sono
influenzati da chi li finanzia.
Fonte:
www.lescienze.it.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Le
riviste mediche
sono un'estensione del braccio commerciale delle
compagnie farmaceutiche.
Le riviste si sono
abbassate a svolgere operazioni di
riciclaggio delle
informazioni per conto dell'industria
farmaceutica, ha scritto Richard
Horton, redattore di Lancet, nel marzo 2004.
Nello stesso anno, Marcia Angell, in precedenza
giornalista del New England Journal of Medicine,
ha accusato senza mezzi termini l'industria di
essere ormai prima di tutto una
macchina commerciale e di
cooptare qualsiasi istituzione che potrebbe
frapporsi sulla sua strada.
Le riviste mediche erano evidentemente assenti
dalla sua lista di istituzioni cooptate, ma lei
ed Horton non sono i soli giornalisti a sentirsi
sempre più nauseati dal
potere e dall'influenza dell'industria
farmaceutica.
Jerry Kassirer, un altro che aveva scritto in
precedenza per il New England Journal of
Medicine, ritiene che
l'industria farmaceutica abbia fatto perdere la
bussola della moralità a molti medici,
ed i giornalisti di PLoS Medicine hanno
dichiarato che essi non
diventeranno parte del ciclo della dipendenza
... tra riviste e
industria farmaceutica.
By Richard Smith
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Il business dietro le ricerche
medico-scientiche -
di George Monbiot (Guardian)
Quante
"informazioni scientifiche" sono state
pubblicate da giornali accademici caratterizzati
da interessi occultati
?
Un mesetto fa, rovistando tra le
mie cose, mi sono imbattuto in uno dei più
straordinari documenti che abbia mai letto: si
riferiva a un’organizzazione chiamata Arise (Associates
for Research into the Science of Enjoyment),
oggi un’associazione completamente dimenticata,
negli anni novanta uno dei gruppi operanti nel
settore della salute pubblica più influenti al
mondo. Comincerò col spiegare il contenuto del
documento.
Arise è stata fondata nel 1988 e sembra abbia
continuato a operare fino al 2004. Si descrive
come “un’associazione mondiale di ragguardevoli
scienziati che agiscono come commentatori
indipendenti”. Il suo scopo, secondo quanto
riportato da tali scienziati, era quello di
mostrare quanto “i piaceri di ogni giorno come
la cioccolata, il fumo, tè, caffè e alcol,
contribuiscono alla qualità della vita”.
Il gruppo sosteneva che c’erano sufficienti
buone ragioni per far scivolare via le nostre
inibizioni e cominciare ad appagarci. “Gli studi
scientifici mostrano che godersi i semplici
piaceri della vita, senza sentirsi colpevoli,
può ridurre lo stress e aumentare la resistenza
alle malattie. Al contrario, la colpevolezza può
incrementare lo stress e minare il sistema
immunitario… Questo può portare, per esempio,
smemoratezza, disturbi alimentari, problemi di
cuore o danni cerebrali”. La “salute forzata”,
come veniva chiamato da Arise questo nostro
senso di controllo, potrebbe così causare più
danni che vantaggi.
L’associazione ricevette una sorprendente
copertura mediatica: per esempio, tra il
settembre del 1993 e il marzo del 1994, aveva
generato 195 tra articoli di giornale e
interviste su circuiti radiotelevisivi e
quotidiani come
The Wall Street Journal,
The International Herald Tribune,
The Independent,
The Evening Standard,
El Paìs,
La Repubblica,
e TV quali la Rai e la BBC. Il tutto come
risultato di un sondaggio Mori chiamato ‘Cattivo
ma Buono’ che Arise aveva dichiarato di aver
commissionato per conoscere quei colpevoli
piaceri che le persone amano di più.
Eccone un tipico esempio (da
Reuters):
"Secondo quanto afferma un gruppo di accademici,
'quei puritani che si occupano di salute e che
decidono se la gente può fumare o bere alcol e
caffè, stanno cercando di rovinare la qualità
della vita', e David Warburton, docente di
Farmacologia all’Università inglese di Reading,
sostiene: 'Molti
dei sostenitori di Arise credono che godere di
questi piaceri sia diritto di ogni uomo', e
continua poi dichiarando che 'molta della
promozione sulla salute è basata su informazioni
sbagliate. È politicamente guidata'".
I programmi di oggi hanno visto
apparire il docente di Reading in uno dei primi
spot della mattina, alle 8:20, impegnato in un'
indiscutibile intervista. Warburton ha esaltato
le proprietà calmanti delle sigarette e ha
trattato in modo sprezzante i messaggi sulla
salute pubblica.
Arise è comparsa anche otto volte su
The Guardian.
Promozioni di questo tipo sono continuate fino
all'ottobre del 2004, quando
The Times
riportò di nuovo le affermazioni di Arise, le
quali sostenevano che dovremmo “smettere di
preoccuparci di quelle paure spesso infondate” e
“iniziare a ascoltare il nostro corpo, che in
modo naturale cerca di proteggerci dalle
malattie, facendo le cose che ci piacciono”. In
centinaia di articoli e trascrizioni riguardanti
le affermazioni del gruppo, in un solo caso ho
trovato una giornalista – Madeleine Bunting (The
Guardian)
– che mettesse in discussione sia gli studi di
Arise che le motivazioni illustrate dai propri
scienziati.
Warburton, che ha affermato di
dirigere l’associazione, è preside di
Psicofarmacologia all’Università di Reading.
Quando era ancora docente, pubblicò almeno una
dozzina di articoli nella stampa accademica
sulla nicotina. Nel 1989, in
The Psychologist,
sfidò le conclusioni a cui giunse la US Surgeon
Service, ovvero che la nicotina crea dipendenza.
La maggior parte dei suoi articoli, sostenenti
che la nicotina migliorava sia l’attenzione che
la memoria, erano stati pubblicati nel giornale
Psychopharmacology,
del quale era editore senior. Io ho letti sette
di questi articoli e in nessuno di loro sono
riuscito a trovare qualche dichiarazione
riguardo ad evenuali interessi finanziari,
eccetto che per un caso di due sovvenzioni dal
Wellcome Trust.
Nel 1998, come parte del
regolamento di un’azione legale contro le
multinazionali del tabacco statunitensi, le
imprese furono costrette a porre i loro
documenti internazionali in un archivio
pubblico. Tra gli altri, c’era anche quello in
cui mi sono imbattuto il mese scorso. Ci sono
scritti gli appunti di un dirigente del
dipartimento dei servizi aziendali della Philip
Morris, la più grande azienda di settore al
mondo, per uno dei suoi colleghi; il titolo è
“Attività e Finanziamenti Arise 1994-95”. “Avevo
un appuntamento”, inizia, “con Charles Hay e
Jacqui Smithson (Rothmans) per accordarci sul
piano di attività 1994-95 per Arise e per
discutere i finanziamenti necessari. Trovate
inclusa una copia della nostra presentazione”.
Questo mostra che nell’anno finanziario
precedente, Arise aveva ricevuto 373.400
dollari: 2000 dalla Coca Cola Company, 900 da
altre aziende e il resto, più del 99%, dalla
Philip Morris, dalla British American Tabacco,
dalla RJ Reynolds e dalla Rothmans. Nel 1994-95
il suo budget sarebbe stato di 773.750 dollari;
Rothmans e RJ Reynolds si impegnarono entrambe
di fornire 200.000 dollari, e BAT “aveva anche
parlato d’interessi”, in quanto sostenne che la
Philip Morris aveva alzato la cifra a 300.000
dollari. Di seguito gli appunti sono diventati
sempre più interessanti.
"Il sondaggio Mori ‘Cattivo ma Buono’ ha provato
tutta la sua efficienza nell’ottenere pubblicità
dai media; così l'operazione verrà ripetuta
anche quest’anno riguardo al tema ‘Stress sul
posto di lavoro'...
Una prima stesura del questionario è stata
sottoposta per eventuali commenti a Tony Andrade,
avvocato senior della Philip Morris, e a Matt
Winokur, dirigente degli affari regolatori":
"Abbiamo deciso di far parte della prossima
conferenza di Arise in Europa, data la positiva
ricezione dei media europei”.
La Philip Morris aveva designato un’agenzia di
pubbliche relazioni londinese per dirigere le
media relations, fondare il segretariato di
Arise e contribuire alla ricerca di nuovi
membri. "La maggior autorizzazione e
l'approvazione di ulteriori pagamenti sarà
gestita da un’informale Commissione di budget
che includerebbe PM, Rothmans e possibilmente
RJR e BAT".
Gli appunti sostenevano che Arise era guidata
non da noti scienziati ma da note aziende di
tabacco. Impressione rafforzata da un altro
documento trovato nell’archivio, riguardante le
prime fasi di vita dell’associazione. Nel 1988
la US Surgeon General affermò che la nicotina
creava dipendenza quanto eroina o cocaina.
L’industria del tabacco rispose che un gruppo di
specialisti si sarebbe riunito per revisionare
la composizione delle sostanze abusive e per
separare la nicotina dagli stupefacenti.
Ho spedito una lista di domande a Warburton, mi
rispose di non aver tempo per rispondere;
l’Università di Reading però replicò di essere a
conoscenza del fatto che il lavoro di Warburton
era sponsorizzato da multinazionali del tabacco.
Infatti l’università stessa aveva ricevuto più
di 300.000 dollari da Arise, “ma dal suo punto
di vista, la fonte dei finanziamenti per Arise
non era mai stata chiara”. “Il Professor
Warburton e l’Università di Reading avevano
ricevuto, tra il 1995 e il 2003, finanziamenti
per la ricerca di BAT”.
Mai si era posta domande riguardo questi
finanziamenti, mai aveva richiesto a Warburton
di dichiarare i propri interessi nelle carte
accademich.
Se si fosse fatto, si sarebbe addirittura
cominciato a parlare di “censura” e di “libertà
accademica ristretta”.
Psychopharmacology
non sapeva che Warburton stava prendendo soldi
dalle aziende del tabacco.
“È responsabilità dell’autore svelare le
fonti di finanziamento e si sa da tempo che i
giornali stessi non proteggono questo tipo di
dichiarazione”. Dopo una lunga carriera
imperturbata da domande riguardanti i suoi
interessi o la sua etica professionale,
Warburton si ritirò nel 2003; tuttora tiene
lezione a Reading come professore emerito.
Quante "informazioni
scientifiche"
sono state
pubblicate da giornali accademici caratterizzati
da interessi occultati come questi
? Quante campagne mediatiche contro l’“overregulation”,
la “cultura compensativa” oppure “le paure
pubbliche infondate”, sono state segretamente
finanziate e manovrate dalle corporation ?
Quanti
personaggi
riceveranno ancora denaro illecito apparendo in
TV per assicurare relazioni pubbliche gratuite
ai loro sponsor
?
Il caso in questione caso ci
mostra come accademici e mezzi d'informazione
non siano riusciti –
o non abbiano
voluto
– ad essere sufficientemente scettici.
Senz'altro ora sappiamo che esiste una domanda
ovvia con la quale ogni giornalista dovrebbe
iniziare la propria intervista: “Chi ti sta
finanziando ?”
Fonte:
http://www.guardian.co.uk/comment/story/0,,1703694,00.html
Tradotto da
Barbara Redditi
per Nuovi Mondi Media
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Il BUSINESS della MALATTIA MENTALE con il
MANUALE DIAGNOSTICO della PSICHIATRIA
Il manuale di una pseudoscienza:
la "psichiatria" !
Sul numero di questo mese della rivista
Psychotherapy and Psychosomatics si
rivela lo stretto rapporto finanziario esistente
tra l’industria farmaceutica e la “bibbia”
dell’American Psychiatric Association’s (o APA)
ovvero il Manuale
Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali
o Diagnostic and Statistical Manual of Mental
Disorders (DSM).
Libro nel quale sono elencati i disturbi della
follia umana secondo i suoi compilatori.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU),
un gruppo di sorveglianza delle attività
psichiatriche, considera una conferma tale
studio poiché è da oltre un decennio che il CCDU
chiede ai vari organi governativi di abolire il
DSM e dichiararlo materiale senza alcun valore a
fini assicurativi, legislativi e
giurisprudenziali.
Bruce Wiseman, presidente dell’ufficio nazionale
del CCDU per gli Stati Uniti, ha dichiarato: “Il
DSM è un documento inaffidabile e pseudoscientifico, capace tuttavia di recare
enormi danni alla vita della gente e
usato per generare un
fatturato da 76 miliardi di dollari l’anno nel
ramo degli psicofarmaci”.
Lo studio, condotto da Lisa Cosgrove (psicologa
della University of Massachusetts) e Sheldon
Krimsky (docente presso la Tuft University),
documenta i finanziamenti erogati dalle società
produttrici di farmaci per “disturbi mentali”
agli psichiatri che hanno definito i disturbi
inclusi nel manuale.
Il 100% degli “esperti”
partecipanti ai pannelli che hanno collaborato
alla quarta edizione del DSM (o DSM-IV),
sovrintendendo tra l’altro alla formulazione dei
cosiddetti “disturbi dell’umore” – tra i quali
rientrano la “depressione” e i “disordini
schizofrenici/psicotici” –
erano finanziariamente
legati a società farmaceutiche.
I farmaci per i succitati “disturbi”
costituiscono la più grossa fetta del mercato
mondiale: solo
nel 2004, gli antidepressivi hanno realizzato un
fatturato da 20,3 miliardi di dollari e gli
antipsicotici 14,4 miliardi.
La dott.ssa Tana Dineen, autrice del libro
Manufacturing Victims (Vittime
artificiali, un libro che mette a nudo
l’infondatezza fraudolenta del DSM), sostiene
che al contrario di quanto accade per le
diagnosi mediche, l’esistenza dei disturbi
elencati del DSM viene decisa tramite “voto” dai
membri dell’APA.
Non solo: i disturbi possono essere tolti dal
DSM se mantenerli in lista causa troppe noie.
Per esempio, nel 1973 l’APA decise tramite voto
(5584 favorevoli, 3810 contrari) di non
considerare più l’omosessualità un disturbo
mentale: ma l’unico motivo fu il fatto che
alcuni attivisti gay avevano picchettato il
convegno dell’Associazione.
Il potere del DSM è enorme
a fronte della fraudolenza con cui viene stilato.
Come dice la dott.ssa Cosgrove, il DSM altro
non è che uno “strumento
politico”.
Il manuale viene infatti
usato per sottrarre i figli alla custodia dei
genitori, per negare il diritto di voto
in alcuni paesi, per stabilire se un imputato è
idoneo a dichiararsi “colpevole” nel corso di un
processo o se la sua condotta criminale va
scusata.
È stato persino usato per dichiarare nulle le
volontà testamentarie, per risolvere contratti
perfettamente leciti e prevaricare la volontà
individuale in questioni riguardanti la gestione
di un’attività commerciale o di una proprietà.
Gli istituti scolastici e i servizi per
l’infanzia possono ricevere finanziamenti
aggiuntivi se a un bambino viene diagnosticato
un disturbo presente nel DSM.
Per contro, vi sono genitori che sono stati
obbligati a somministrare
ai propri figli farmaci noti per indurre
comportamenti violenti e suicidi. Se non
bastasse, quegli stessi
genitori sono stati minacciati di intervento da
parte dell’autorità giudiziaria se non avessero
acconsentito al trattamento, e tutto ciò
solo perché a loro figlio era stato attribuito
un “disturbo” elencato nel DSM. Lo psichiatra
newyorchese Ron Leifer sostiene che il metodo
diagnostico degli psichiatri è “fraudolento
e arrogante” e che “attribuire
scientificità al
DSM è un’affermazione lesiva della cultura”.
Anche la dott.ssa Cosgrove ha sollevato quesiti
fondamentali sull’inconsistenza scientifica del
DSM, dichiarando che “Non esiste alcun esame del
sangue per sostenere l’oggettiva esistenza dei
disturbi elencati nel DSM, il quale poggia su
opinioni formulate da coloro che poi, nella loro
attività, si basano a loro volta su di esso”.
La Legge sull’assenso dei genitori, una proposta
di legge federale presentata l’anno scorso alla
Camera dei rappresentanti e sostenuta, a tutt’oggi,
da 40 membri del Congresso statunitense, ha per
obiettivo il taglio dei finanziamenti statali
per lo screening mentale degli studenti basato
sul DSM, proprio perché esso non ha alcun valore
scientifico.
Questa proposta di legge, la n. 181, afferma:
“Gli stessi autori del… Manuale Diagnostico e
Statistico dei Disturbi Mentali riconoscono
che i criteri diagnostici per la malattia
mentale sono vaghi e affermano che: ‘I
criteri usati nella redazione del DSM-IV
rimangono basati sul consenso, senza fornire
chiari dati empirici a sostegno del numero di
elementi richiesti per la formulazione di una
diagnosi. … Inoltre i tratti comportamentali
precisati nel DSM-IV rimangono, malgrado i
tentativi di standardizzarli, soggettivi…’”.
Il CCDU sottolinea la necessità di tutelare le
persone dai rischi e dalle violazioni dei
diritti umani che potrebbero scaturire dall’uso
del DSM, una minaccia oggi più che mai reale se
si considera che nei processi di definizione dei
disturbi mentali sono coinvolti gli interessi
economici delle case farmaceutiche. Il CCDU,
fondato dalla Chiesa di Scientology, ha
intervistato centinaia di esperti sul DSM e
sulla psichiatria; il contenuto di questi
documentari è a disposizione del pubblico presso
il museo “Psichiatria: industria della morte”
che si trova a Los Angeles.
È possibile visionare contenuti video di medici,
psichiatri e psicologi che collaborano con il
CCDU per smascherare la frode delle diagnosi
psichiatriche, all’indirizzo
http://www.cchr.org
Se tuo figlio è stato sottoposto a questionari
psicologici o psichiatrici, test, valutazioni o
programmi psicologici senza il tuo consenso, o
conosci qualcuno che ha subito danni in seguito
a diagnosi e/o trattamenti psichiatrici contatta
il:
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus:
e-mail:
ccdu_italia@hotmail.com
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Scoperta un'altra
clamorosa truffa, non solo scientifica, che
coinvolge, se non altro per omesso controllo, la
bibbia degli scientisti: "The Lancet".
Uno scienziato norvegese, tal Sudboe, ha falsificato una ricerca che mostrava clamorosi
risultati nella lotta al cancro orale. Tutto inventato.
Del resto la stessa rivista Lancet, che in un
numero precedente dichiara (con sofismi e trucchi
retorici) l'omeopatia
del tutto inefficace, in un suo numero del 1997
afferma il contrario.
Che serieta'
"scientifica", queste riviste
mediche.......sempre al servizio di chi paga e/o
delle multinazionali BIG
FARMA
La
Repubblica, Gennaio 2006 - L'autore
è un ricercatore norvegese di fama internazionale,
era tutto falso, dai profili dei pazienti
alle conclusioni
Cancro, quello studio su Lancet era
completamente inventato !
Ricerca pubblicata in ottobre dalla prestigiosa
rivista britannica.
L'ospedale Radium di Oslo
LONDRA - Un
altro falso scuote il mondo della ricerca
scientifica.
Uno studio sul cancro alla bocca pubblicato
nell'ottobre scorso sulla prestigiosa rivista
medica Lancet è risultato totalmente
inventato. Il suo autore, il dottor Jon Sudboe,
ricercatore di fama internazionale, si è
persino preso la briga di creare ben 900 profili
paziente: nome, età, genere, peso, patologie,
diagnosi, assunzione di medicinali. Tutto falso,
comprese naturalmente le conclusioni della
ricerca. Lo riferisce oggi il quotidiano
britannico The Guardian.
Dopo la truffa del ricercatore sudcoreano
Hwang Woo Suk, che aveva annunciato di essere
riuscito a clonare cellule staminali "su
misura" per poi ammettere l'imbroglio,
una nuova frode scientifica e venuta a
galla.
Stavolta in maniera del tutto casuale, grazie
alla sorella del primo ministro norvegese.
Qualche tempo fa, Camilla Stoltenberg si è
ritrovata fra le mani la copia della rivista
sulla quale era pubblicato lo studio del dottor
Sudboe. Leggendo l'articolo, si è accorta che
lo scienziato citava come fonte un database
nazionale norvegese. Un piccolo particolare:
quel database non è ancora entrato in funzione.
Questa la leggerezza dello scienziato
dell'ospedale Radium di Oslo che ha rivelato il
clamoroso imbroglio: quei 900 pazienti non sono
mai esistiti. E di conseguenza sono falsi anche
i risultati della ricerca sulla relazione tra
antinfiammatori e cancro orale: non esiste
alcuna dimostrazione scientifica che nei
soggetti che assumono medicinali come il
paracetamolo (farmaco analgesico e antipiretico)
sia minore il rischio di sviluppare quel tipo di
tumore.
"Nello
studio non c'era un solo dato vero, si è
inventato tutto", afferma sconvolto
Stein Vaaler, direttore sanitario del Radium.
"Era uno dei nostri migliori scienziati,
stentiamo a crederci".
L'ospedale intanto ha aperto un'inchiesta, e
un'altra sarà condotta dal Karolinska Institute
di Stoccolma: dovranno analizzare i 38 articoli
che il dottor Sudboe (nel frattempo sparito
dalla circolazione senza rilasciare alcuna
dichiarazione) ha scritto dal 1997, e che
avevano contribuito a renderlo noto e stimato
dalla comunità scientifica internazionale.
Tratto da:
http://www.repubblica.it
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Studi
scientifici: Usare con cautela -
Più della metà
delle ricerche darebbe risultati FALSI
By Raffaella Daghini - Tempo Medico n. 799. 24
settembre 2005, Fonie: PLoS Medicine 2005; 2:
69ù e 272
La verità scientifica ? Meglio metterci una
pietra sopra.
Almeno per quanto riguarda i risultati della
maggior parte degli studi scientifici, per i
quali bisogna rassegnarsi all'idea che "è più
probabile che siano falsi piuttosto che veri".
Questa tesi, certamente provocatoria e tutt'altro
che incoraggiante, è stata illustrala (e
dimostrata, numeri alla mano) sulla rivista ad
accesso libero PLoS Medicine da John loannidis
dell'Università greca di loannina, che non è
nuovo ad affermazioni "forti" sulla validità o
meno degli studi scientifici.
Nel luglio di quest'anno, infatti, su JAMA era
comparso uno studio dello stesso autore che si
proponeva di valutare con quale frequenta i
risultati di studi clinici che dimostravano
l'efficacia di una cura fossero stati smentiti o
ridimensionati da ricerche successive.
Analizzando 45 studi, pubblicati sulle riviste
mediche più prestigiose tra il 1990 e il 20113.
loannidis aveva osservato che i dati di 7 erano
stati ribaltati e per altri 7 c'era stato un
significativi! ridimensionamento. Una smentita
più o meno forte, quindi, era arrivata per un
terzo di questi studi.
Forte di questa premessa, loannidis ha
inquadrato in un modello matematico,
quantificandoli, i parametri considerati
significativi per valutare la validità di uno
studio e, quindi, le possibili fonti di errore.
Il più intuitivo di questi parametri, ma anche
il meno accurato, è la significatività
statistica.
Uno studio è considerato statisticamente
significativo se la probabilità che il risultato
sia completamente dovuto al caso è una contro
venti: questo significa che, esaminando 211
differenti ipotesi scelte a caso, una di esse,
in media, potrà risultare statisticamente
significativa
. Mentre dal punto di vista puramente
matematico questo può risultare un parametro
affidabile per determinare la validità di un
metodo, se ci si cala nella realtà delle ipotesi
che sono analizzate nelle ricerche ci si rende
conto che la significatività statistica non può
essere l'unico elemento su cui basarsi per
valutare uno studio. Quando le possibili ipotesi
da analizzare sono centinaia (è il caso, per
esempio, dell'influenza di un gene su una
malattia), questo standard può indurre in
errore: infatti alcune ipotesi di apparenza
significative potrebbero essere, per gli scherzi
del caso, false. (> per converso, se si prendono
in considerazione, in modo del tutto casuale, 20
ipotesi false, una di esse potrebbe risultare
vera.
Questo aspetto, per quanto importante, non è
però l'unico che loannidis considera nel suo
modello.
Vari altri fattori possono indurre errori negli
studi scientifici.
Le limitate dimensioni dei campioni
considerati, per esempio, o un disegno poco
accurato dello studio, che consente ai
ricercatori di "pescare" tra i propri dati
quelli che provano la tesi iniziale. C'è poi da
tenere nel dovuto conto anche la "parzialità"
dei ricercatori, dovuta all'attaccamento alla
propria teoria o ad aspetti più profani di
interesse economico.
Elaborando tutti questi elementi secondo il
proprio modello matematico, loannidis arriva a
concludere che uno studio disegnato secondo
buoni parametri può arrivare ad avere l'85 per
cento delle probabilità di dare risultati
corretti; se i parametri non sono rispettati o
lo sono solo in parte questa probabilità scende
fino al 17 per cento. Quindi, calcolatrice alla
mano, in media più della metà degli studi da
risultati falsi con buona probabilità.
Che fare, allora ? "La verità scientifica è un
bersaglio in movimento" commentano gli editori
di PLoS Medicine.
"La possibilità che la maggior parte delle
conclusioni sia falsa fa inevitabilmente parte
dell'impegno nella ricerca. Chiunque sia
coinvolto nella realizzazione e nella
pubblicazione degli studi deve necessariamente
essere di mente aperta, rigoroso e onesto nel
progettare gli esperimenti, analizzare i
risultati, comunicare le conclusioni,
revisionare i manoscritti, commentare i lavori e
accetlare che l'incertezza esiste nel campo
della ricerca".
A questo punto, non senza una punta di
malignità, ci sarebbe da chiedersi, come fa l'Economist:
che probabilità c'è che lo studio di loannidis
sia falso.
Come individuare i risultati falsi.
Secondo loannidis alcuni clementi aiutano a
individuare i risultati che hanno maggiore
probabilità di essere falsi:
- più sono piccole le dimensioni degli studi,
più bassa è la probabilità che diano risultati
validi
- più limitato è l'effetto misurato, più è
probabile che i risultati siano falsi: è più
facile avere risultati validi quando si
indagano effetti di grande portata (per esempio
la relazione tra fumo e malattie
cardiovascolari) piuttosto che quelli supposti
"piccoli" (per esempio i fattori genetici di
rischio di alcune malattie)
- più alto è il numero delle relazioni
analizzale, più probabilmente lo studio darà
risultati falsi: gli studi disegnali per
confermare un'ipotesi (trial controllati e
randomizzati in fase III o metanalisi), per
esempio, hanno maggiore probabilità di dare
risultati veri
- più elevata è la flessibilità nel disegno e
nel metodo analitico dello studio, maggiore è la
probabilità di avere risultati falsi:
l'aderenza a modelli standard condivisi
aumenta la proporzione di risultati positivi
- più grandi sono gli interessi (economici e
non) in gioco, minore è la probabilità che lo
studio dia risultati validi.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Il costo proibitivo,
per molti autori, delle pubblicazioni scientifiche
su Riviste straniere di rilievo mondiale, le
uniche accettate dai soliti "noti"
maestri del pensiero medico, che considerano,
ovviamente, di ben poco valore scientifico le
riviste italiane del settore.
I fatti: mando un articolo a The Journal of
International Medical Research il 23 di novenbre
2005: "Biophysical-Semeiotic Bedside
Diagnosis of Hyperparathyroidism. (by Sergio
Stagnaro). La versione italiana, Deo Gratia !, è
già in rete nel mio sito
http://www.semeioticabiofisica.it
Ecco la mia e-mail che accompagnava l'articolo:
-----Original Message-----
From: Sergio Stagnaro [mailto:dottsergio@semeioticabiofisica.it]
Sent: 23 November 2005 21:40
To: CMP Mailbox
Subject: An article for the Journal
Sirs, I'dd like to submitt the attached paper, I
hope you'll find it interesting.
Please visit my website
http://www.semeioticabiofisica.it
in order to comprehend the significance of my
50-year-old researches.
Best regards
Sergio Stagnaro MD
Founder of Biophysical Semeiotics - Riva Trigoso
(Genova) Italy
Dopo appena 5 giorni, giudicato valido il lavoro e
meritevole di essere sottoposto ai Referenti
esterni, secondo un noto procedimento di tutte le
Riviste qualificate, mi giunge la seguente e-mail:
28 November 2005 h 15,36
Dear Dr Stagnaro
Thank you for submitting your article to The
Journal of International Medical Research. Before
I send it out for review, I would like to make you
aware of the journal's publication charge, which
for articles published in 2006 is £275 (sterling)
per printed page. I estimate your article to be 5
pages long (£1,375.00 sterling). I stress this is
only an estimate, but it will give you an idea of
costs involved.
Please can you confirm that you have a sponsor for
your article and if so, forward the attached
Confirmation of Funds form onto them to complete
and return to me.
With kind regards
Elaine
Elaine Preece - Editorial Administrator -
Cambridge Medical Publications -
Wicker House - High Street, Worthing - West Sussex
BN11 1DJ, UK -
Tel: +44 (0)1903 288247 - Fax: +44 (0)1903 288292
- E-mail:
epreece@parexel.com
Per riassumere, l'Editorial Administarator Elaine
Preece del The Journal of International Medical
Research mi comunica il probabile prezzo che
dovrei pagare per la possibile pubblicazione: £1,375.00
sterling !!! Naturalmente rispondo che io, Medico
di Medicina Generale in pensione, per 44 aa. non
dedito a raggiungere il massimale dei pazienti,
quanto piuttosto alla Ricerca ed alla
pubblicazione (200 articoli e 5 libri, resi
possibili da Case Farmaceutiche (!) dirette in
modo intelligente e dal mio Editore-amico Ivano
Camponeschi di Roma), non mi posso permettere una
simile spesa per "un" lavoro. Per tacere
della mancanza, ora che sono ricercatore a tempo
pieno, di chi mi sponsorizza, come una volta.
Invito pertanto la Redazione di The Journal of
International Medical a cancellare il mio lavoro
dandomene conferma.
(Risposta automatica: l'interessata ritornerà
giovedì - 29 novembre 2005 - e mi sarà data
ulteriore risposta)
Il mio messaggio desidera - in particolare - ma
non solo:
A) evidenziare la difficoltà che incontra uno
studioso, "idealista" e, quindi, onesto
intellettualmente, che non fornisce strumenti
nuovi a possibili industrie perché ne facciano
soldi alle spese dei poveracci, per di più
malati;
B) rispondere agli amici che
"benevolmente" mi scrivono di stampare
soltanto "Commenti" a Editoriali sulle
celebri riviste mediche straniere. Il motivo è
comprensibile a qualsiasi "anima bella":
non mi costano nulla e mi permettono di diffondere
le mie teorie;
C) rispondere ai vari TUTTOLOGI medici,
inclusi i due ex-ministri della Salute e coloro
che chiedevano al Maestro (Prof. Luigi Di Bella,
ndr,) di nominare le celebri riviste straniere che
avevano ospitato i suoi articoli.
Vergogna !
Affermo, con estrema chiarezza, che da 50 aa., ad
iniziare dalle mie prime ricerche nella semeiotica
fisica nella Clinica Medica dell'Università di
Genova (Direttore il mio Maestro Prof. L.
Antognetti), io sono perfettamente consapevole di
quanto deve necessariamente attendersi chi, senza
egoismo, agisce nell'interesse esclusivo
dell'Umanità sofferente, per cui detesto il
vittimismo in qualsiasi campo.
Leggerò volentieri i commenti sinceri dei
frequentatori del Forum, anche privatamente.
By Sergio Stagnaro
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
LONDRA - Le più autorevoli riviste internazionali di medicina di otto
paesi (tra cui The Lancet, The Journal of the American Medical Association,
New England Journal of Medicine, The Annals of Internal Medicine, British
Medical Journal), hanno deciso di imporre rigide regole a garanzia dei
ricercatori e dei lettori prima di pubblicare i risultati degli studi.
Nel
mirino sono le case farmaceutiche che condizionerebbero i risultati delle
ricerche, quelle che, scrive in un editoriale The Journal of the American
Medical Association, "decidono i parametri di partecipazione agli
esperimenti, parametri che non sempre sono stati scelti secondo
l'interesse accademico, di quanti partecipano allo studio o del progresso
scientifico".
"Nessun problema per quelle case farmaceutiche oneste che non manipolano
risultati", si è subito affrettata a chiarire l'editor Catherine De
Angelis.
"Gli
studiosi", continua l'articolo, "a volte non hanno accesso ai
dati e hanno poco potere di interpretazione. Inoltre, anche quando hanno
maggiore libertà, se i risultati non vanno a vantaggio del
finanziatore-sponsor, può accadere che essi vengano nascosti". Ora,
prima della pubblicazione, i ricercatori dovranno firmare un documento che
ne attesti la responsabilità su risultati e dati raccolti. "Mai più
articoli su studi nei quali gli sponsor hanno il controllo dei dati",
affermano le riviste.
"E`
sempre più diffusa la pubblicazione di risultati di ricerche manipolate a
favore del nuovo prodotto", ha affermato Richard Horton, editor di
Lancet, rivista che pubblica sull'ultimo numero un commento dal titolo
"Sponsorizzazione, paternità, responsabilità" e le regole del
"Conflitto di interessi".
Le iniziative di studio pagate dalle
case farmaceutiche sono in crescita rispetto a quelle di università e
organismi pubblici: solo 10 anni fa le case farmaceutiche finanziavano il
5 per cento delle ricerche pubblicate, oggi oltre un terzo degli studi
editi hanno lo sponsor.
Commento NdR: e dopo questi
documenti
confermativi, e' certo che avere come
riferimenti di verita' in medicina, le
riviste mediche specializzate, e' molto ma
molto difficile !
Quindi consigliamo a
tutti i medici SERI, di uscire da
questo circolo vizioso: "se una tecnica
medica non e' pubblicata sui refères
(riviste) specializzati, non e' validata",
ma di INIZIARE a provare, a fare
cio' che sentono ormai raccontare da qualche
decennio, dai pazienti guariti con altre
tecniche dette alternative !
Solo le
dimostrazioni pratiche sono utili in medicina,
le teorie sono soltanto mezzi per comprendere
meglio i meccanismi che intervengono nella
pratica di soluzioni, anche alternative,
che possono guarire il malato, ovvero imparare
ad utilizzare tutte le tecniche sanitarie
possibili.
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