Riviste
mediche taroccate, autori fantasma, mazzette,
intimidazioni e... altro....
Continua in:
Riviste mediche - 2
+
il Caso
Wakefield
Le riviste mediche dipendono completamente
dalla pubblicità delle
case farmaceutiche, che
possono procurare tra il 97 e il 99 percento
delle entrate pubblicitarie.” By Harriet
Washington
Articolo in inglese:
http://www.theamericanscholar.
org/flacking-for-big-pharma/
Centro Cochrane: Gli studi clinici
sponsorizzati dall’industria farmaceutica
riportano risultati distorti
(I) Roma, 12 Dic. 2012 - I risultati che
derivano dagli studi clinici influenzano
le raccomandazioni che i
medici
fanno riguardo a farmaci e altri interventi
medici.
Pertanto, è importante che gli studi siano
progettati, eseguiti e riportati senza
distorsioni a favore di uno o più interventi o
prodotti in studio.
Il fatto che gli studi clinici
siano sempre più spesso
finanziati dalle
industrie
farmaceutiche rende difficile garantire
che sia sempre così. Uno sponsor industriale può
influenzare i risultati e il modo in cui questi
sono riportati per presentare sotto una luce
migliore l’azienda e i suoi prodotti, per
esempio selezionando e riportando solo i
risultati positivi.
Precedenti revisioni hanno mostrato che gli
studi finanziati dall’industria
farmaceutica producono risultati
più favorevoli.
La nuova revisione amplia queste considerazioni
al campo dei dispositivi medici e valuta se i
nuovi requisiti riguardanti la registrazione
degli studi clinici abbiano migliorato questa
situazione.
I ricercatori hanno condotto una revisione
sistematica di 48 studi che confrontavano
farmaci e dispositivi medici con placebo o altri
trattamenti su una vasta gamma di malattie e
condizioni diverse, dalle malattie
cardiovascolari ai disturbi psichiatrici. Gli
studi sponsorizzati dall’industria farmaceutica
riportano maggiori benefici e minori effetti
collaterali rispetto agli studi non
sponsorizzati. Le pubblicazioni che descrivono
gli studi sponsorizzati presentano conclusioni
generali più favorevoli, e le sezioni dei
risultati e delle conclusioni di queste
pubblicazioni erano più spesso discrepanti tra
loro.
“I nostri risultati suggeriscono che gli studi
su farmaci e dispositivi medici finanziati
dall’industria sono più spesso favorevoli ai
prodotti dello sponsor,” spiega Andreas Lundh,
ricercatore del Nordic Cochrane Centre,
Rigshospitalet a Copenhagen, in Danimarca.
“Questi risultati supportano gli appelli della
comunità scientifica verso una maggiore
trasparenza su come vengono condotti gli studi
clinici, un migliore accesso alle informazioni e
ai dati grezzi”.
Non sempre la possibile influenza del tipo di
sponsorizzazione è presa adeguatamente in
considerazione nelle linee guida e nelle
valutazioni di efficacia dei farmaci e dei
dispositivi medici. I ricercatori suggeriscono
che le linee guida e le revisioni, incluse le
revisioni sistematiche Cochrane, dovrebbero
migliorare la trasparenza dichiarando la
sponsorizzazione quando vengono riportati i
risultati di studi finanziati dall’industria e
considerando il finanziamento dall’industria
farmaceutica un fattore che aumenta il rischio
di distorsioni (bias) nello studio.
“Lo sponsor dovrebbe essere riportato negli
studi originali pubblicati, ma deve essere preso
in considerazione anche quando i risultati degli
studi sono riportati in altri studi o
documenti”, afferma Lisa Bero, tra gli autori
della revisione e docente presso il Dipartimento
di Farmacia Clinica e dell'Istituto for Health
Policy Studies presso l'Università della
California di San Francisco, negli Stati Uniti.
“Se siamo d'accordo che il finanziamento
dall’industria farmaceutica è una fonte
importante di distorsione degli studi, allora
dobbiamo pensare a sviluppare metodi migliori
per riportare, valutare e gestire il bias da
sponsor industriale nelle revisioni
Tratto da: lescienze.it
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Riviste mediche
alla ricerca della fiducia perduta -
24/04/2013
Chi ha a cuore la salute della ricerca biomedica
non può che giungere a questa conclusione:
occorre agire in fretta per ristabilire le
condizioni minime che permettano di avere
fiducia nei risultati delle sperimentazioni
cliniche, in particolare quando sono
sponsorizzate
Quale che sia il punto di vista da cui si parte,
chi oggi ha a cuore la salute della ricerca
biomedica non può che giungere a questa
conclusione: occorre agire in fretta e con
determinazione per ristabilire le condizioni
minime che permettano di avere fiducia nei
risultati delle sperimentazioni cliniche, in
particolare quando sono sponsorizzate dall'industria.
Ricerca clinica sponsorizzata
La rivista
Jama Internal Medicine, edita dall'American
medical association, inaugura una sezione
dedicata ai “viewpoints”, i punti di vista,
affrontando proprio il delicato tema della
ricerca clinica sponsorizzata.
Lo fa con tre articoli accompagnati da un
editoriale che prende subito il toro per le
corna riconoscendo che le preoccupazioni
espresse già molti anni fa in Gran Bretagna –
allora bollate da molti come eccessive e
provocatorie – erano invece più che fondate: «In
un lungimirante saggio scritto nel 2005, Richard
Smith, ex direttore del
British medical Journal, definì le riviste
mediche «un'estensione del marketing
delle
industrie farmaceutiche»
poiché i risultati dei trial clinici
sponsorizzati dall'industria erano «raramente
sfavorevoli per il prodotto studiato» si legge
nell'editoriale scritto a quattro mani da Rita
Redberg, editore di Jama internal medicine, e
dal membro dell'editorial board della rivista
Robert Steinbrook, dell'Università di Yale.
«Un simile linguaggio può colpire» scrivono. «Ma
in quanto responsabili di riviste, se siamo
onesti con noi stessi dobbiamo riconoscere che
Smith e altri con simili preoccupazioni stanno
discutendo e stanno rifiutando di ignorare un
problema evidente a tutti, ma molto scomodo, che
riguarda le riviste mediche».
Jama ascolta Bmj
A riprova dell'intenzione della comunità medica
americana di prestare finalmente ascolto ai
colleghi britannici, che contestavano
l'affidabilità di molti studi sponsorizzati
denunciando una preoccupante perdita di
credibilità già prima del 2005, Redberg cita
anche la Cochrane Collaboration: «Una revisione
sistematica della Cochrane del 2012 ha
dimostrato, ancora una volta, che esiste un
“industry bias” negli studi sui farmaci;
rispetto agli studi con altre fonti di
finanziamento, gli studi sponsorizzati
dall'industria hanno risultati più favorevoli,
mostrano meno dimostrazioni di danno, e
presentano conclusioni più positive».
La situazione alla quale si è arrivati, insomma,
non è rassicurante: «Ristabilire la fiducia
nella ricerca sponsorizzata dall'industria
richiederà tempo» afferma l'editoriale, che però
definisce incoraggianti gli sforzi in corso.
Tra gli altri, quelli che mirano alla
registrazione di tutti i protocolli di ricerca,
così da tenere traccia dettagliata anche degli
studi con esiti sfavorevoli per lo sponsor, che
notoriamente vengono pubblicati di rado.
Inoltre, si registra una sempre maggiore
disponibilità dei dati clinici grezzi:
GlaxoSmithKline
ha annunciato che li metterà presto a
disposizione e sarà seguita anche dall'European
Medicines Agency che, a partire dal
2014, intende farlo per tutti gli studi di
registrazione dei nuovi farmaci.
Sono accolte positivamente anche le regole che
negli Stati Uniti impongono oggi maggiore
trasparenza sui pagamenti delle aziende ai
medici e agli ospedali universitari. Nel
frattempo, uno dei tre “punti di vista” che
entrano nel dettaglio della questione invita a
«fidarsi, ma verificare».
JAMA Intern Med. 2013;():1-2 - Tratto da:
doctor33.it
vedi
Ministero della sanita' italiano ed
enti a tutela della salute
ignorano i danni dei
vaccini....chissa' perche'....per gli
evidenti
Conflitti
di interesse....dei loro dirigenti....
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I fatti sconcertanti collegati al "caso
Vioxx" non finiscono mai.
Tra risarcimenti
miliardari pagati dalla
Merck negli USA, la
scoperta di nuovi ghost o guest author e di
intimidazioni, è venuta a galla una storia
curiosa e inquietante. Ha riguardato
inizialmente una sola rivista, l'Australasian
Journal of Bone and Joint Medicine, con
tanto di board editoriale, distribuita da un
gruppo di tutto rispetto come Elsevier.
Cos'è che non va
?
George Jelinek, già membro della
World Association of Medical Editors, e testimone per
l'accusa, taglia corto e al processo definisce
AJBJM un semplice veicolo pubblicitario
(marketing publication).
Successivamente viene fuori che nel catalogo
Elsevier fra il 2000 ed il 2005 erano presenti
altre pubblicazioni,
sponsorizzate da una compagnia farmaceutica non
nominata, e che apparivano in tutto e per
tutto come indipendenti e peer reviewed.
The Scientist ha ottenuto di recente la
lista aggiornata di queste riviste 'taroccate',
in tutto nove. La stessa Elsevier ha poi reso
noto il nome di altre 13 riviste già registrate
in Australia ma ancora non uscite su carta
stampata.
Tra quelle già esistenti e quelle in cantiere,
arriviamo a 22
...
Che dire ? Anche
l'editoria scientifica fa la sua parte in questa
corsa sfrenata al guadagno. Ai pazienti
danneggiati dal
Vioxx rimane quella di fare causa legale.
Una ben magra consolazione per chi dovrebbe
potersi fidare e "affidare" quando è ammalato.
vedi:
Riviste
mediche 2 + PDF
+
Ricerca
Scientifica + Ricerca nelle mai dell'Industria-1
+ Ricerca nelle mani dell'Industria - 2
+
BARONIE, Universita' e MEDICI
+ Dittatura Sanitaria +
Falsificazioni
degli Studi Scientifici
+
Effetto aspettativa +
Truffa delle
riviste dette "scientifiche"
+
Miti
della Scienza +
Miti dei
Vaccini
vedi anche:
Conflitto
di interesse
+
Conflitti di
interesse PDF - 1
+
Conflitti
di interesse PDF
- 2 +
Conflitti di Interesse, denuncia del Governo Ii
- PDF
+
CDC - 1
+
CDC - 2
+
FDA
+
Conflitti di Interesse,
business farmaci e vaccini
+
Conflitti
di interesse dell'AIFA
vedi anche:
ISS
+
Ministero
della salute
+
EMA
+ CNR e Corruzione
+
Consenso Informato
+
Le case farmaceutiche
ingannano i medici e questi danneggiano i malati
+
I medici sono una
minaccia
Studi
falsificati, e pubblicati su riviste di grido...
Leggi la notizia sul BMJ :
http://www.bmj.com/content/345/bmj.e4596?etoc
Leggi di altre ritrattazioni qui :
http://retractionwatch.wordpress.com/
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Occorre stare
MOLTO
attenti agli "studi" pubblicati sulle
riviste legate
e/o a quelli sponsorizzati (finanziariamente) da
Big Pharma....
molti di essi sono fasulli (pochissimi sono quelli
validi), specie quelli sui
vaccini, anche perche'
NON sanno come effettuarli o
non vogliono
prepararli con i giusti e dovuti carismi....
oppure riprendono studi precedenti gia' fasulli
(e/o fatti male) e li rielaborano.... per
fargli dire cio' che interessa allo
Sponsor...anche
perche', quegli studi, seguendo le ideologie
della medicina
allopatica (gestita in toto da
Big Pharma),
soprattutto gli "enti
a Tutela" NON
effettuano i controlli in doppio e triplo
cieco, con soggetti
NON malati che
seguono la
Medicina Naturale o
non vaccinati !
vedi:
Ministero ed enti a "tutela" informati sui danni
dei vaccini, non effettuano controlli di
laboratorio sui vaccini messi in commercio !
 |
Fear of the
Invisible - By Janine Roberts - 11
December 2008
NEW DEVELOPMENT - Many Scientists Endorse
Book's Findings of Fraud
TOP SCIENTISTS
CALL ON
SCIENCE JOURNAL TO WITHDRAW
FRAUDULENT
PAPERS
Read:
the letter to the eminent Science journal
asserting major fraud in key HIV papers -
signed by eminent scientists !
37 senior professors, scientists and top
experts have reviewed the newly discovered
documentary evidence in 'Fear of the
Invisible' and conclude that there is
serious scientific fraud in the scientific
papers held for over 24 years to prove HIV
the cause of
AIDS. They formally request the Science
journal to withdraw these papers - Is this
the scientific fraud of the century?
The newly found evidence shows that the
scientists who did the experimental work
recorded in these papers, had originally
concluded in them that the cause of AIDS
could not be found, the very reverse of what
they are now said to prove. It turns out
that after Lab. boss Robert Gallo returned
from overseas where he had boasted that they
had found the cause of AIDS, he deleted
these conclusions and key research findings
from the lead paper, rewriting it so
dramatically that three weeks later it was
acclaimed for proving a virus causes AIDS. It
is now one of the most cited scientific
papers in the world, the basis of a
multi-billion dollar industry, and yet,
government experts ten years later concluded
that the experiments recorded in this paper
have never since been able to be repeated
and thus verified.
Our Press Release.
Semmelweis Organization supports Scientists'
letter
Rethinking AIDS, representing over 2,000
scientists and others questioning the HIV
theory, supports the Scientists' letter
Semmelweis Board of Directors Resolution
condemning fraudulent research - endorsing
approach to the Nobel Foundation
Letter to the Nobel Foundation
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Aol compra The Huffington Post - Colosso
Usa del web investe 315 milioni di dollari
By Ansa - NEW YORK, 7 Feb. 2011 -
America On Line (AOL) punta al rilancio
con notizie ed attualita' online: il colosso
del web ha acquistato per trecentoquindici
milioni di dollari
The Huffington Post, il blog fondato sei
anni fa da Arianna Huffington, Kenneth Lerer
e Jonah Peretti e oggi fra i siti di
informazione a stelle e strisce piu'
autorevoli. Il sito vanta circa venticinque
milioni di visitatori unici al mese.
Commento NdR: e cosi' quel sito non
dara' che le informazioni che i
prePotenti
vorranno fornire...
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Editori denaro
Chi segue Sun Tzu nelle sue mirabolanti
deduzioni, sa che il Maestro ritiene
l’equazione
conflitti di interesse =
Big Pharma
= soldi, una rozza Talebanata che semplifica
ciò che in realtà è assai complesso.
Abbiamo infatti crescenti prove del fatto
che i rapporti fra decisori, media
scientifici, esperti e farmaceutica siano
fitti, complicati e molto spesso portino a
delle vere e proprie distorsioni della
realtà, ma che il denaro non sia l’unica e
molte volte la più importante motivazione
per distorcere il mondo scientifico.
Nel febbraio del 2009 abbiamo pubblicato una
maxi revisione sistematica di quasi 300
studi sui vaccini
antinfluenzali sul
BMJ che dimostrava che la carta vincente
per finire su riviste ad alto fattore di
impatto (vedi gergotomo delle bufale) era la
profondità delle tasche degli sponsor e non
la bontà del prodotto o la serietà della
minaccia (in questo caso l’influenza)
a cui il prodotto si rivolgeva. Altri esempi
vengono dal mondo della psichiatria e della
chirurgia.
Per questo motivo Sun Tzu ritiene
asimmetrica e iniqua la politica editoriale
che costringe i ricercatori a dichiarare
tutto, mentre i direttori, redattori ed
editori delle riviste scientifiche no.
Un esempio un po’ estremo del potere dei
direttori di riviste e del suo uso
corrotto
viene dalla storia del Dr. Thomas Zdeblick,
ortopedico sorridente (ne ha ben donde)
della Università del Wisconsin e direttore
della rivista
Journal of Spinal Disorders and Techniques,
una rivista ultraspecialistica con un
modestissimo fattore di impatto di 1.3.
Fra il 2002 ed il 2009 la rivista ha
pubblicato dozzine di studi con risultati
“positivi” per i device di un particolare
produttore. Guarda caso era anche il
produttore di una protesi spinale inventata
dal nostro ridente ortopedico/editor e per
la quale il nostro pare abbia ricevuto circa
20 milioni di dollari USA in diritti.
Particolare interessante è che molti degli
articoli sono dello stesso Zdeblick che deve
avere fatto la peer review (vedi gergotomo)
a sé stesso, una specie di review
autarchica.
Non risulta che il Dr. Zdeblick abbia dato
le dimissioni dopo essere stato colto in
flagrante del Journal Sentinel, un sito di
rompi balle che hanno la strana idea che il
comportamento etico in sanità debba essere
specchiato.
Dovrebbe andarsene e con lui dovremmo avere
una completa visibilità degli introiti delle
riviste e di coloro che vi lavorano o le
dirigono, come capita ai poveri ricercatori
che vogliono pubblicarvi i loro studi.
By
Sun Tzu - Vedi la storia su
jsonline
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Il problema
piu’ importante per le
industrie,
(Big
Pharma) e’ quello
economico perché il costo di
produzione dei vaccini adiuvati e’
minore; inoltre le aziende europee erano in
ritardo con l’allestimento dei vaccini (in
USA i vaccini senza adiuvante erano pronti
già a settembre) per cui si rischiava di
arrivare tardi al picco e quindi farsi
soffiare il mercato dai prodotti della
Baxter. I
motivi per cui negli USA (non solo) non ci
si fida degli adiuvanti sono ben altri:
http://ajp.amjpathol.org/cgi/content/full/156/6/2057
CONFLITTI
di INTERESSE
Che sia legittimo chiedere che alle spese
di gestione di un organo di vigilanza
contribuiscano, almeno in parte, i soggetti
controllati e’ non solo economicamente
necessario, ma addirittura etico (e’ la
logica della tassa sul servizio pubblico);
il problema qui e’ che chi paga al
controllante il tributo dovuto (ma si
preferisce dire che
finanzia…) e’ proprio il controllato e
non la comunità (giudice supremo) e non
possiamo negare quanto sia pericolosa questa
prossimità in quanto spesso percepita da
entrambi gli attori come opportunità
economica (in Italia e’ stata abolita la
pratica della conciliazione brevi manu delle
contravvenzioni proprio perché istigava alla
corruzione/concussione).
E che non siano tutte anime candide lo
accertiamo quando, a fine mandato, i
controllori diventano consulenti, azionisti
e dirigenti nelle aziende precedentemente
controllate .
I
MAGGIORI ESPERTI EUROPEI
Sono veramente tali quelli che confondono
grossolanamente i dati statistici di
un’epidemia ?
In questi mesi si sono utilizzati i tassi di
letalità del
virus
H1N1
(attesa che un pz. affetto muoia) come se
fossero dati riguardanti la sua mortalità
(attesa che una popolazione esposta
soccomba) amplificando la percezione della
sua pericolosità, senza considerare che:
- solo una parte degli esposti (<65 anni) e'
risultata essere recettiva (Mermel)
- buona parte dei contagi risultava
asintomatica
- nei caso manifesti, la swineflu gli si
presentava, in gen, in forma leggera
autolimitante (la maggior parte delle
persone che ha contratto la
malattia e' guarita
anche senza tx farmacologica)
- i caso di decessi si sono avuti quasi
esclusivamente in pz defedati o affetti da
gravi patologie CardioPolmonari
Greco, Garattini, Jefferson, Ciccozzi, i
pediatri ACP, tutti quelli fuori dal coro
sono diventati improvvisamente pivelli ?
La matematica non e' un opinione ma possiamo
farci un'opinione su certi matematici:
– 20.000 morti
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/14/impossibile-fermare-la-pandemia.html
– fino a 92.000 vittime
http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Cronache/Nuova-Influenza-Pregliasco-Italia-fara-000-morti/19-09-2009/1-A_000048070.shtmlhttp://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200909articoli/47492girata.asp
– 20.000.000 contagiati
http://archiviostorico.corriere.it/2009/luglio/26/Colpira_lavoratori_previsioni_Usa_sul_co_8_090726022.shtml
– l'influenza s'è raffreddata
http://www.corriere.it/salute/09_novembre_17/raffreddore-protegge-da-nuova-influenza_0234a15c-d354-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml
– vaccinare il
gregge
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/?id=3.0.4125952093
Pharma 2.0
E' evidente il recente upgrade effettuato
dalle
aziende
farmaceutiche
nel campo del marketing e del target
produttivo: da un lato si sono concentrati
gli investimenti (vedi acquisizioni, tutte
recenti, di interi comparti produttivi)
sulla produzioni di vaccini dall'altro si e'
creata la formula Influenza = Emergenza =
SicurezzaNazionale = Vaccinazione,
togliendo di fatto
a chiunque la possibilta' di obiettare o
dissentire senza il timore di
conseguenze personali e professionali, gia'
reali allorquando gli interessi in ballo
sono molto minori
Si aggiunga il fatto che in Italia
l'informazione è in libertà vigilata ed i
mass media antepongono spesso le ragioni del
profitto a quelle della verità e talvolta,
purtroppo, anche a quelle della salute
pubblica
Tratto da attentiallebufale.it
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The Lancet: ormai
è una rivista spazzatura
Era di fine
settembre 2010 la notizia di una svolta nel
dibattito sulla sindrome “ADHD”
(Sindrome da iperattività e deficit di
attenzione) ovvero bambini troppo agitati e
distratti a scuola, trattati – soprattutto
negli USA ma anche in Europa ed Italia – con
potenti psicofarmaci.
La” prestigiosa rivista scientifica
The Lancet”, aveva infatti pubblicato il
lavoro di un team di
ricercatori dell’Università di Cardiff (UK),
coordinati da Nigel Williams, i quali – così
riportarono i principali organi di stampa,
immediatamente ripresi dai blog di mezzo
mondo - avrebbero avuto le prove
dell’origine genetica dell’iperattività,
affermazione questa che non solo avrebbe
validato le terapie a base di metanfetamine
comunemente utilizzate su bambini piccoli
per sedarne l’iperattività, ma avrebbe anche
aperto la strada a nuove tecniche futuribili
per una manipolazione genetica in chiave
preventiva del disturbo.
Fred A. Baughman - neurologo americano,
autorevole esperto di
ADHD e
membro dell’Accademia Americana di
Neurologia - dopo aver approfondito con
attenzione lo studio di Williams e dei suoi
colleghi, ha preso posizione contro la
ricerca pubblicata da The Lancet.
“Siamo alle solite - ha dichiarato Baughman
– questo non è certo il primo studio che
suppone anomalie cromosomiche in pazienti
ADHD. Il
punto è un altro: in uno studio scientifico
su piccoli in cura con Ritalin, il team del
ricercatore El-Zein ha riferito: "Il
trattamento ha comportato un aumento
significativo nelle modifiche cromosomiche".
Perché allora Williams e il suo staff non
hanno riferito sullo stato clinico dei loro
piccoli pazienti affetti da
ADHD, la
maggioranza dei quali sono stati appunto
trattati con metanfetamine (Ritalin)
che - come noto - possono causare atrofia
cerebrale, anomalie genetiche e anche
cromosomiche?
Questo non è onesto !
(SEGNALATELA al GENERAL MEDICAL COUNCIL e
RADIATELA, ndr).
Aggiungo che la questione non è se Williams
e la sua equipe abbiano dimostrato o meno
l’origine genetica dell’ADHD:
il problema è se si possano diagnosticare
malattie mediante esami così soggettivi.
Non è possibile – conclude Baughman - e
quindi questo genere di affermazioni sono
solo una truffa”
Sui toni dell’intervento di The Lancet è
intervenuta anche la BBC. Fergus Walsh ha
dichiarato sull’emittente di Stato
britannica:
"Il titolo del comunicato stampa
di The Lancet afferma che lo Studio è il
primo a trovare prove dirette che l'ADHD è
una malattia genetica, e uno degli autori,
il professor Anita Thapar, ha affermato che
"Adesso possiamo dire con fiducia che l'ADHD
è una malattia genetica e che il
cervello
dei bambini affetti da questa condizione si
sviluppi in maniera diversa a quelle di
altri bambini". Bingo. O forse no – prosegue
il commentatore della BBC - perché quelle
sfacciate affermazioni
non sembrano poi
essere confermate dal documento scientifico
vero e proprio.
Lo studio ha analizzato il
DNA da 366 bambini, ed ha confermato che
quelli con
ADHD avevano più probabilità di
avere blocchi di DNA mancanti o duplicati.
Ho fatto le somme – afferma Walsh - e solo
il 15% dei bambini coinvolti nello studio ed
etichettati ADHD avevano evidenziato la
variante genetica”. “Ho posto questo dubbio
alla Prof. Thapar (coautrice dello studio,
ndr) – riprende Walsh - e lei ha tenuto a
precisare che non voleva affermare che solo
i geni erano responsabili per l'ADHD, ma
piuttosto un insieme complesso di geni e
fattori ambientali”.
Il Prof. Tim Kendall, uno psichiatra
consulente ed esperto di
ADHD, è stato molto
turbato da queste affermazioni audaci
sull’origine genetica dell’ADHD: “C’è il
pericolo – afferma Kendall - che una
spiegazione meramente biologica per l'ADHD
incoraggi i medici a fare affidamento su una
risposta solo biologica, cioè farmaci come
il Ritalin.
Solo due anni fa, i medici sono stati
invitati da NICE (l’organismo di controllo
sanitario britannico, ndr) a non fare
affidamento sul Ritalin da solo. Assistenza
e formazione per genitori e insegnanti sono
stati segnalati come di importanza
fondamentale per aiutare i bambini a
controllare la propria condizione - ha
aggiunto l’esperto - e ci sono una lunga
lista di fattori ambientali che possono
aumentare il rischio di iperattività: fumo
durante la gravidanza, stress pre-natale,
abusi durante l'infanzia, rotture coniugali,
situazioni sociali sfavorevoli, campagne
vaccinali scriteriate e molto altro”.
Bill Carey – Professore di Pediatria
Comportamentale all’Università della
Pensillvanya e Primario di Pediatria
all’Ospedale di Philadelphia, ha concluso
affermando: “Questi sono scenari complessi,
e per essi non vi è una risposta univoca:
diffidate sempre delle soluzioni facili a
problemi complessi”.
By AutAutAV in: The Lancet Scandal
Tratto da: autismovaccini.splinder.com
Commento NdR: vero che il
Ritalin
puo’ produrre modificazioni genetiche e che
controllare geneticamente bambini che ne
hanno gia’ fatto uso, non puo’ essere
veritiera l’affermazione che la
ADHD e’ una
malattia genetica…!
Questa affermazione e’ evidentemente
FALSA e deviante !
Quello che questi “ricercatori”
evidentemente mendaci non dicono, e’ che
anche questa malattia e’ una conseguenza
dei Vaccini
che i poveri bambini debbono subire loro
malgrado, per l’ignoranza dei loro genitori,
per l’aggressione
psicologica terroristica dei mass media,
quella dei
medici vaccinatori e per quella
dell’apparato burocratico del
Ministero
della Sanita’ e di tutta la filiera
vaccinale, serva di
Big Pharma
che fa emettere anche
leggi
che obbligano alla vaccinazione coloro
che ignorando i
gravi
danni dei
Vaccini
si sottopongono a
queste insane e criminali pratiche.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Quando abbiamo un disturbo e andiamo dal
medico,
ci aspettiamo che venga prescritto un
medicinale come cura e che la scelta di
questo
farmaco venga fatta sulla base di
risultati di test effettuati per quel
disturbo. Invece, probabilmente non è
così.
I medici potrebbero pensare che lo sia, come
anche i pazienti,
ma il fatto è che le informazioni che i
medici ricevono - persino da
alcune pubblicazioni che hanno la pretesa di
essere state convalidate prima di essere
pubblicate - sono
spesso solo un prodotto dell'ufficio
marketing di Big
Pharma -
11 Ott. 2010
Questo perché
Big Pharma
usa "scrittori
fantasma" per abbozzare articoli
per le pubblicazioni e li fa sottoscrivere a
medici
considerati luminari come se questi ne
fossero gli autori, anche se tutto quello
che questi
medici fanno è leggere gli articoli e
suggerire modifiche.
Questo fatto venne alla luce alla fine del
2008 quando il Congresso (Parlamento USA ndt)
iniziò a interessarsi di questa questione e
poi nuovamente venne a galla nel 2009.
Fu nel 2009 che il
New York Times e la
Public Library of Science (PLoS - la
Biblioteca della Scienza) ebbero accesso ai
documenti usati in una causa legale
depositata da più di 14.000 querelanti
che
svilupparono il cancro al seno
mentre prendevano il farmaco Prempro,
usato come terapia ormonale per la
menopausa.
Il farmaco era prodotto dalla casa
farmaceutica
Wyeth (poi acquistata
dalla Pfizer). La Wyeth
utilizzò un'azienda di marketing, la
DesignWrite, per redigere articoli e
adescare "medici
luminari" per farli comparire come gli
autori degli articoli.
Secondo un servizio di PLoS Medicine, la
rivista della PLoS, la terapia a base di
ormoni iniziò nel 1942. Fu allora che il
farmaco Premarin (il predecessore del
Prempro) divenne il primo farmaco approvato
per il trattamento delle vampate di calore
dalla Food and Drug Administration. Sforzi
promozionali sostenevano che gli estrogeni
potevano preservare giovinezza e salute.
Negli anni 70, i medici,
influenzati
dall'informazione errata che
considerava la menopausa una malattia
endocrina simile all'ipotiroidismo,
prescrivevano estrogeni a milioni di donne
che non presentavano sintomi. Con il 1975 si
vide che l'incidenza del cancro
all'endometrio nelle donne che stavano
usando gli estrogeni era aumentata dell'800
per cento.
Per neutralizzare il cancro all'endometrio,
fu aggiunto il progestinico alla terapia
sostitutiva ormonale. Questo fu propagandato
negli anni 1990 quale cura preventiva per
malattie cardiovascolari, osteoporosi,
Alzheimer, cancro al colon, perdita dei
denti e degenerazione maculare. Ad ogni
modo, studi compiuti fino al 2002 hanno
dimostrato che la terapia ormonale non era
riuscita a prevenire malattie
cardiovascolari e aumentava il rischio del
cancro al seno, infarto, demenza e
incontinenza.
Ancora oggi, nonostante dati scientifici
definitivi che dimostrano il contrario,
molti ginecologi continuano a credere che i
benefici della terapia ormonale siano
superiori ai rischi. Questa percezione, che
non si basa su prove, potrebbe essere il
risultato di decenni di influenza
attentamente orchestrata dall'industria
sulla letteratura medica, così riporta Plos
Medicine.
Plos Medicine sostiene che tra il 1996
(quando il Prempro fu pubblicizzato per la
prima volta) e il 2004, la Wyeth collaborò
con parecchie aziende di formazione medica e
di comunicazione – ma soprattutto con la
DesignWrite - per pubblicizzare i prodotti
appartenenti alla famiglia del Premarin.
Nei suoi comunicati con la Wyeth, la Design
Write notò che "la Ricerca mostra un'alta
fiducia da parte di medici specialisti sugli
articoli di riviste che riportano
informazioni credibili sui prodotti".
Quindi, in aggiunta a "articoli recensiti
nella versione integrale", la DesignWrite
raccomandò che il piano di pubblicazione per
i prodotti Premarin includesse
mini-recensioni, resoconti di casi,
editoriali, lettere e commenti.
La DesignWrite suggerì che pezzi brevi
potevano essere pubblicati velocemente e che
erano un efficiente "mezzo per collocare
autorevoli informazioni sul profilo
terapeutico di un prodotto nelle mani di
medici influenti".
L'azienda spiegò anche che avrebbe aiutato
la Wyeth sul decidere: quali dati
presentare, reclutare "gli autori",
scegliere i giornali, creare estratti e
manifesti per convegni medici e "Posizionare
il prodotto in modo tale da influenzare i
sottoscrittori".
Poi la DesignWrite redigeva gli articoli -
lanciando il farmaco sotto la miglior luce
possibile - e lo sottoponeva ai medici per
riesaminarlo. I medici che lo avevano
passato in rassegna diventavano poi gli
"autori".
PLoS Medicine riporta che non c'è prova che
gli "autori" siano stati pagati per
l'utilizzo del loro nome.
C'è anche piccola prova che gli autori
abbiano fatto di più del solo revisionare
l'articolo e che occasionalmente hanno dato
suggerimenti sulla revisione.
È illegale per le
case farmaceutiche promuovere un farmaco
pubblicizzato per un uso diverso da quelli
approvati dalla FDA.
Ma gli articoli nelle riviste mediche, nelle
newsletters e nei giornali non sono
considerati materiale promozionale e la FDA
li considera liberi scambi di informazioni e
non interviene.
(Comunque, si provi a far passare alla FDA
promozioni sui benefici di integratori
naturali, o persino di cibi naturali......).
PLoS Medicine scrive che, in assenza di dati
(o in presenza di dati contrari ai fini del
marketing), gli articoli recensiti nelle
riviste mediche sono veicoli cruciali per
incoraggiare farmaci off-label (fuori
etichetta), promuovendone così i benefici
non comprovati, e per minimizzare eventuali
danni.
In altre parole,
Big Pharma
può dire qualsiasi cosa voglia, sui
benefici di un farmaco o
ignorare
completamente gli
effetti collaterali noti e
dannosi fin
tanto che questi articoli vengono riportati
in giornali e riviste mediche, newsletters e
periodici.
Questo estratto dell'articolo del 4 Agosto
2009 uscito su
The Times dal titolo "Documenti Medici
di Scrittori Fantasma Promuovevano la
Terapia" dimostra come funzionava il
sistema: nel 2003, un dipendente della
Design Write scrisse una bozza di 14 pagine
di un articolo; l'autore era nella lista
sotto l'abbreviazione "TBD" (to be
determined) - che significa "da
determinare".
Nel luglio 2003, la DesignWrite mandò la
bozza alla Dott.ssa Gloria Bachmann, un
professore di ostetricia e ginecologia al
Centro Medico Robert Wood Johnson. La
Dott.ssa Bachmann rispose con un messaggio
email alla DesignWrite.
"Il profilo é eccellente per come è stato
scritto". Nel settembre 2003, la DesignWrite
inviò una mail alla Dott.ssa Bachmann con la
prima bozza dell'articolo. Lei dichiarò
anche quell' "eccellente" e aggiunse, "Ho
soltanto da fare una correzione che ho
evidenziato in rosso".
L'articolo, quasi una copia testuale della
bozza della DesignWrite, fu pubblicato nel
2005 ne "The
Journal of Reproductive Medicine", con
la dott.ssa Bachmann che appariva nella
lista come l'autore principale.
Nell'articolo si descrivevano i farmaci a
base di ormoni come fossero il "sistema di
riferimento" per il trattamento delle
vampate di calore e la dottoressa si
dimostrava meno entusiasta per altre
terapie.
Nella sezione dei riconoscimenti, si
ringraziavano parecchi medici scrittori per
la loro "assistenza editoriale", senza
rivelare che quegli scrittori lavoravano per
la DesignWrite, che faceva pagare alla Wyeth
$ 25.000 per produrre gli articoli.
La Dott.ssa Bachmann, che ha 30 anni di
ricerca e di esperienza clinica sulla
menopausa, disse che lei giocò un ruolo
importante nella pubblicazione per aver
prestato la sua competenza. Lei affermò che
la corrispondenza via mail non riflette i
contributi che potrebbe aver dato durante
conversazioni telefoniche e di persona su
incontri.
C'era bisogno di revisionare un articolo e
dissi: "Sì, riesaminerò la bozza e mi
assicurerò che sia accurata" La Dott.ssa
Bachman disse in un intervista su Tuesday
"Questo è il mio lavoro, questo è quello in
cui credo, questo riflette il mio punto di
vista".
In risposta a una domanda di un giornalista,
Michael Platt, il presidente della
DesignWrite, scrisse che l'azienda "non ha
partecipato e non parteciperà alla
pubblicazione di alcun materiale nel quale
non ha completa fiducia sulla validità
scientifica del contenuto, basato sui
migliori dati disponibili".
Ma, come riporta PLoS Medice, la Design
Write aveva un'agenda specifica quale agente
di marketing pagato dalla Wyeth, che
consisteva in:
- Mitigare i rischi percepiti del cancro al
seno associati alla cura ormonale.
- Promuovere farmaci non testati e off-label,
includendo la prevenzione della demenza, la
malattia del Parkison e il peggioramento
della vista.
- Sollevare domande sulla sicurezza e
sull'efficacia delle terapie concorrenziali
(messaggi competitivi).
- Difendere i benefici cardiovascolari,
nonostante la mancanza di benefici
dimostrata da prove cliniche aleatorie.
- Collocare la terapia ormonale a bassi
dosaggi.
Sfortunatamente per più di 14.000 donne, la
Design Write ha fatto un buon lavoro. Così
ora ci si deve chiedere: "Il mio medico ha
scelto il farmaco che sto prendendo sulla
base di un pezzo di marketing ben scritto ?"
E' probabile che sia così. Poiché ci sono
articoli come quelli che spingono i medici a
decidere quali farmaci prescrivere ai
pazienti.
By Bob Livingston / Fonte:
http://current.com/1t7734c The Living Spirits
Traduzione per The Living Spirits, di
Tatiana Coan
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Perchè la maggior
parte dei risultati pubblicati sulle riviste
mediche E'
FALSO
!
Molti hanno sempre pensato che la maggior
parte delle ricerche pubblicate, soprattutto
su riviste mediche di prestigio, esprimano
conclusioni non
veritiere.
Con sorpresa abbiamo potuto constatare come
autorevoli voci siano della stessa opinione.
L'epidemiologo J.Ioannidis è del parere:
"... false findings may be the majority or
even the vast majority of published research...".
In un recente articolo apparso su Plos
Medicine senza mezzi termini egli spiega con
puntiglio e dimostra con dovizia di formule
matematiche, il perchè della sua drastica
asserzione. Sono molti i fattori che possono
distorcere i risultati di uno studio: dalle
dimensioni del campione, alla "forza"
dell'effetto che si vuole misurare, o altri
errori di impostazione statistica, fino agli
interessi economici o di altro tipo, i
pregiudizi culturali e scientifici, oppure
se si tratta di un argomento "caldo".
Leggere l'articolo di Joannidis su PLoS
Medicine :
www.plosmedicine.org/article/info:doi/10.1371/journal.pmed.0020124
Riviste Mediche: se
finanzia
BIGPHARMA
i risultati sono favorevoli al farmaco
...
Lo scorso 2 agosto, MedlinePlus, il sito web
rivolto ai cittadini:
http://www.nlm.nih.gov/medlineplus/,
gestito dalla prestigiosa biblioteca
biomedica del
National Institute of Health (NIH),
pubblicava questa notizia: "Un'analisi
suggerisce che le ricerche finanziate
dall'industria farmaceutica hanno una
maggiore probabilità delle altre di avere un
risultato positivo".
L'analisi in questione, pubblicata sugli
Annals of Internal Medicine:
http://www.annals.org/content/153/3/158.abstract,
è stata svolta da tre ricercatori del
Children's Hospital di Boston e finanziata
con fondi pubblici. Gli autori della ricerca
hanno voluto descrivere le caratteristiche
dei trial registrati su ClicalTrials.gov
inerenti efficacia e sicurezza di 5 classi
di farmaci e vedere se la fonte del
finanziamento fosse associata alla
pubblicazione di risultati favorevoli al
farmaco.
N.d.R.: Gli autori chiudono il loro articolo
affermando che i trial finanziati
dall'industria hanno minori probabilità di
essere pubblicati entro 2 anni dal loro
completamento e maggiori probabilità di
riportare risultati positivi. Questa
conclusione per altro non è una novità.
Sono diversi gli studi che suggeriscono le
stesse conclusioni:
Una revisione sistematica di Lexchin et al.
pubblicata nel 2003 sul
British medical Journal: BMJ -
http://www.bmj.com/cgi/content/full/326/7400/1167
mostrò come il finanziamento di uno studio
da parte dell'industria farmaceutica era
associato a risultati favorevoli alla
molecola della ditta finanziatrice. Gli
autori selezionarono 30 ricerche tra quelle
svolte sulla relazione tra sponsor e
risultati della ricerca tra il 1966 e il
2002 (6 revisioni di farmacoeconomia, 2
metanalisi e 22 analisi di gruppi di trial)
e conclusero che le ricerche finanziate
dall'industria avevano minori probabilità di
essere pubblicate rispetto a quelle
sostenute da fondi pubblici e maggiori
probabilità di dare un risultato favorevole
allo sponsor, fono a 4 volte tanto (odds
ratio 4.05; 95%CI 2.98 - 5.51).
Nessuno studio ha evidenziato che i trial
condotti dall'industria fossero di bassa
qualità. La spiegazione va piuttosto
ricercata nella scelta "opportunista" del
farmaco di confronto (notoriamente poco
efficace o somministrato a dosi troppo
basse); infine esiste un bias di
pubblicazione, nel senso che l'industria
tende a non pubblicare
gli studi che sono sfavorevoli al suo
prodotto.
Nel 2006 sul Journal of the American Medical
Association (JAMA), una
ricerca di Ridker e Torres:
http://jama.ama-assn.org/cgi/content/full/295/19/2270
ha voluto verificare se questa situazione
fosse cambiata negli anni 2000, in
particolare negli studi inerenti l'ambito
cardiovascolare. Dopo avere fatto una
revisione di 303 trial di superiorità,
pubblicati tra il 2000 e il 2005 su JAMA,
NEJM e Lancet e per i quali era indicata la
fonte di finanziamento.
Gli autori trovarono che su 137 trial
finanziati dall'industria 92 (67%) ebbero un
risultato favorevole al nuovo trattamento
(P<.001), mentre ciò accadde solo in 51
(49%) dei 104 trial finanziati da organismi
non profit (P=.80).
Tra i 62 trial con finanziamento misto, 35
(57%) furono favorevoli. Tra i 205 RCT (Randomized
Clinical Trial) di farmaci, le proporzioni
favorevoli al nuovo trattamento furono 39.5%
per quelli finanziati da organismi non
profit, 54.4% per quelli con finanziamento
misto e 65.5% per quelli finanziati
dall'industria (P per il trend intragruppi
=.002).
Tra i 39 RCT condotti su dispositivi
cardiovascolari, le proporzioni degli studi
con risultato favorevole furono
rispettivamente 50.0%, 69.2%, 82.4%, (P per
il trend intragruppi =.07). Inoltre i trial
che avevano end point surrogati avevano
maggiori probabilità di un risultato
positivo (67%), rispetto a quelli che
avevano degli end point clinici (54.1%;
P=.02).
Ulteriore conferma dell'associazione tra
finanziamento dell'industria e risultato
favorevole si è avuta anche nel campo dei
vaccini: Jefferson et al.:
http://www.bmj.com/cgi/content/full/338/feb12_2/b354,
nel 2009,
esaminando 259 studi sui vaccini
influenzali, hanno dimostrato come gli studi
finanziati da organismi governativi abbiano
minore probabilità di dare risultati
favorevoli ai vaccini, rispetto a quelli
finanziati in tutto o in parte
dall'industria.
Un'analisi pubblicata nel 2010 sugli Annals
of Internal Medicine:
http://www.annals.org/content/153/3/158.abstract,
svolta da tre ricercatori del Children's
Hospital di Boston e finanziata con fondi
pubblici, descrive le caratteristiche dei
trial registrati su ClicalTrials.gov
riguardo all'efficacia e la sicurezza di 5
classi di farmaci e verifica se la fonte del
finanziamento fosse associata alla
pubblicazione di risultati favorevoli al
farmaco.
Tra i 78.276 trial registrati entro il
31.08.2009 sono stati selezionati quelli
riguardanti 5 classi di farmaci:
anticolesterolemici, antidepressivi,
antipsicotici, inibitori di pompa protonica,
vasodilatatori. Dei 4.825 trial così
evidenziati ne sono stati inclusi nello
studio 546, quelli inerenti efficacia e
sicurezza iniziati e conclusi tra il
01.01.2000 e il 31.12.2006.
Per ciascun trial selezionato, sono stati
descritti il disegno dello studio, la fonte
di finanziamento, la data di registrazione e
di pubblicazione e il risultato finale. La
fonte principale di finanziamento è stata
classificata come industria, agenzie
governative, organismi non profit o non
federali (università, ospedali, fondazioni).
Dei 546 trial, 346 (63%) sono stati
finanziati dall'industria, 74 (14%) da
agenzie governative e 126 (23%) da organismi
non profit o non federali. I trial
finanziati dall'industria hanno una maggior
probabilità di essere di fase 3 o 4 (88.7%;
P < 0.001), di usare un farmaco di confronto
attivo (36.8%; P = 0.010), di essere
multicentrici (89.0%; P < 0.001), di
arruolare un maggior numero di partecipanti
(dimensione mediana del campione, 306
partecipanti contro i 78 e i 50 dei trial
finanziati dalle altre fonti; P < 0.001), di
arruolare almeno il 75% dei partecipanti
previsti (84,9%; P < 0.001). Al contrario,
solo i trial finanziati da agenzie
governative hanno incluso tra i partecipanti
un numero significativo di bambini (37,8%; P
< 0.001).
Di tutti i trial, solo 362 (66,3%) hanno
pubblicato i risultati: 230 (66,5%) tra
quelli finanziati dall'industria, 41 (55,4%)
da agenzie governative e 91 (72,2%) da enti
non profit o non federali. I trial
finanziati dall'industria hanno riportato un
risultato positivo nel 85.4% delle
pubblicazioni, in confronto al 50.0% dei
trial governativi e al 71.9% di quelli
finanziati da organismi non profit o non
federali (P < 0.001). Tra questi ultimi,
quelli in cui era presente un contributo
dell'industria, hanno riportato risultati
positivi più frequentemente di quelli senza
contributi (85.0% vs. 61.2%; P = 0.013).
Il tasso di pubblicazione dei trial entro 24
mesi dal termine dello studio, va dal 32.4%
per quelli finanziati dall'industria al
56.2% per quelli finanziati da organismi non
profit o non federali senza contributi
dell'industria (P = 0.005). Gli autori fanno
presente che non sempre è stato possibile
confermare se uno studio era stato
pubblicato e questo potrebbe aver portato a
qualche errore di classificazione. Inoltre
ulteriori informazioni, per altro non
disponibili, sul protocollo e sui risultati
in generale dei trial potrebbero fare luce
sui fattori sottostanti il legame tra fonte
di finanziamento e risultati.
Gli autori chiudono il loro articolo
affermando che i trial finanziati
dall'industria hanno minori probabilità di
essere pubblicati entro 2 anni dal loro
completamento e maggiori probabilità di
riportGli autori chiudono il loro articolo
affermando che i trial finanziatiare
risultati positivi.
By
J.Ioannidis
(medico epidemiologo)
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IG Nobel, i dieci
premi alla scienza che fa ridere che sono stati
pubblicati su riviste scientifiche......2
ottobre 2009
ROMA - Ecco l'elenco completo dei premi Ig Nobel
2009 assegnati oggi ad Harvard.
Tutte queste
ricerche sono state pubblicate su riviste
scientifiche, senza verifica,
mentre gli studi seri di
ricercatori alternativi non le pubblicano.....e'
tutto dire...
MEDICINA
VETERINARIA: Catherine Douglas e Peter Rowlinson
della Newcastle University, per aver dimostrato
che le mucche che hanno un nome producono più
latte di quelle che non lo hanno.
PACE: Stephan
Bolliger, Steffen Ross, Lars Oesterhelweg,
Michael Thali e Beat Kneubuehl dell'Università
di Berna, per aver indagato sperimentalmente se,
in una rissa da pub, sia meglio essere colpiti
da una bottiglia di birra piena o vuota.
ECONOMIA: Premiati i
direttori esecutivi delle quattro principali
banche islandesi per aver mostrato con il crac
che "piccole banche possono diventare grandi e
viceversa, e per aver dimostrato che la stessa
cosa può avvenire per un'economia nazionale".
CHIMICA: Javier
Morales, Miguel Apátiga, e Victor M. Castaño
dell'Universidad Nacional Autónoma de Mèxico per
aver creato diamanti dalla tequila.
MEDICINA: Donald
Unger di Thousands Oaks, California, per aver
investigato le cause possibili dell'artrite
facendo scrocchiare le nocche della mano
sinistra, ma mai della destra, per 60 anni.
FISICA: Katherine K.
Whitcome dell'università di Cincinnati, Daniel
E. Lieberman dell'Harvard University, e Liza J.
Shapiro dell'università del Texas per aver
spiegato analiticamente perché le donne incinte
non cadono.
LETTERATURA: Il
premio è andato alla polizia irlandese per aver
scritto oltre 50 multe a Prawo Jazdy, che però
non è una persona ma vuol dire 'patente di
guida' in polacco.
SALUTE PUBBLICA:
Elena N. Bodnar di Hinsdale, Illinois, e Raphael
C. Lee e Sandra Marijan di Chicago, Illinois,
per aver inventato e brevettato un reggiseno che
si trasforma in due maschere antigas, regalato
durante la cerimonia a tutti gli altri
vincitori.
MATEMATICA: Gideon
Ono, governatore della banca centrale dello
Zimbabwe, per aver dato modo a tutta la
popolazione di imparare ad avere a che fare con
i numeri stampando banconote che vanno da 1
centesimo a centomila miliardi di dollari dello
Zimbabwe.
BIOLOGIA:
Fumiaki Taguchi, Song Guofu e Zhang Guanglei
della Kitasato University di Sagamihara,
Giappone, per aver dimostrato che i rifiuti
domestici possono essere abbattuti del 90%
usando batteri estratti dalle feci dei panda
giganti.
Tratto da: repubblica.it
Commento NdR: certo che il "controllo" degli
studi da parte dei "comitati scientifici" di
queste riviste che dovrebbe “filtrare e
verificare la scientificita’ degli studi
presentati alla pubblicazione….e' molto ben
"preparato"....
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Licenziata nonostante la condotta
irreprensibile e una rara integrità morale, dopo
che un suo editoriale era stato riscritto senza
concordare con lei
le modifiche.
Una vicenda sconcertante quella che ha coinvolto
Rhona MacDonald, ex caposervizio di
The Lancet, che ha creato sconcerto nella
comunità scientifica e che dimostra il potere
inquietante di un editore - Elsevier - su quanto
viene scritto su una delle riviste mediche più
rinomate e su chi scrive, arrivando addirittura
a licenziare.
La MacDonald dichiara: "Dopo due mesi di
procedimento disciplinare in cui non mi è stato
consentito di parlare con nessuno, sono stata
costretta a lasciare il mio incarico di
caposervizio di The Lancet. E questo per aver
anteposto miei obblighi morali alla politica di
Elsevier, l'editore di The Lancet. Sebbene a
Elsevier convengano che ho agito con integrità,
che capiscono il motivo delle mie azioni, e che
esse sono state "morali", mi hanno licenziata
con la causale di "grave cattiva condotta".
La vicenda ebbe inizio quando il direttore di
The Lancet riscrisse senza comunicarmelo un
editoriale da me scritto cambiandone interamente
il significato senza dare a me, come autrice, o
al resto del team che aveva partecipato alla
stesura, l'opportunità di fare qualsiasi
commento o suggerimento prima che andasse in
stampa. Oltre al fatto di aver infranto la
regola di The Lancet sugli editoriali (secondo
la quale tutte le modifiche apportate al testo
dal direttore devono essere fatte d'accordo con
l'autore), l'editoriale riscritto non rispettava
il taglio concordato e, a mio parere,
danneggiava le persone più povere del mondo"...
Commento NdR: a riprova del fatto che gli
editori delle riviste dette "scientifiche"
NON hanno codice etico
e sono legate a
doppio filo con
Big Pharma....
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Studi
falsi,
Science e
Nature ci ricascano - 29 Aprile 2009
La prestigiosa rivista Science ha formalmente “ricusato”
uno studio pubblicato nel 2005 (e
ripreso nel 2006 da
Nature Chemical Biology) perché
rivelatosi frutto di una
frode.
La vicenda porta di nuovo all’attenzione della
comunità medico-scientifica la preoccupante
questione delle
pubblicazioni false.
Lo studio in questione è quello in cui il
ricercatore coreano Kim Tae-Kook presentava una
nuova metodologia per identificare i target
farmacologici, denominata MAGnetism-based
Interaction Capture (MAGIC), basata
sull’utilizzo di nanoparticelle magnetizzate in
grado di tracciare i movimenti delle proteine.
Il percorso di ricusazione dello studio in
realtà è stato lungo e complesso, ed è iniziato
nel febbraio 2008 quando il Korea Advanced
Institute of Science and Technology (KAIST) ha
reso noto che gli studi in questione erano da
considerarsi “privi di verità scientifiche”.
Dopo qualche mese tutti i ricercatori che
avevano firmato l’articolo hanno presentato una
ritrattazione formale, malgrado Kim Tae-Kook
abbia continuato a sostenere che le irregolarità
erano limitate a una figura presentata nello
studio.
Da quel momento è partita una trattativa
estenuante tra gli autori e Science sul
contenuto del rapporto finale sull’increscioso
episodio, senza arrivare a nessuna conclusione
condivisa. A distanza di più di un anno, la
rivista ha optato – per uscire dall’impasse –
per una ritrattazione editoriale unilaterale
firmata dal direttore Bruce Alberts. Una storia
simile a quella di Woo Suk Hwang, lo scienziato
coreano (c’è un "problema-Corea" ?) considerato
uno dei massimi esperti mondiali di clonazione,
il cui lavoro pionieristico sulle cellule
staminali (pubblicato anch’esso da Nature) si è
dimostrato basato su dati fabbricati ad arte.
Ma perché casi simili capitano apparentemente
più spesso a riviste prestigiose come Nature e
Science ? Ogni branca della scienza ha le sue
riviste di riferimento, più o meno prestigiose,
ma Nature e Science sono le uniche due che
coprono tutto l’arco del panorama scientifico e
con tirature altissime.
Per questo i giornalisti di tutto il mondo le
consultano continuamente a caccia di notizie
scientifiche da pubblicare sui mass-media, e da
ciò consegue che gli scienziati desiderano
apparire su queste due riviste per raggiungere
un pubblico più ampio. "Ogni scienziato ama e
odia quelle due riviste”, confessa un
ricercatore di primo piano che però vuole
rimanere anonimo per ovvie ragioni. “Le odiamo
perché è così troppo importante politicamente
riuscire a pubblicare articoli sulle loro
pagine, le amiamo perché possono garantire la
notorietà nell’ambiente e non.
Francamente poi rimango
stupefatto
di fronte ad alcuni studi che vengono
accettati e pubblicati, e anche da alcuni che
vengono rifiutati”.
By David Frati – Tratto da: pensiero.it -
Fonte: Dolgin E. Science doesn’t believe in
MAGIC - The Scientist 23/04/2009.
Commento NdR: ...ecco dimostrata "l'imparzialita'"
e la "serieta'" di queste "riviste"...al
servizio dei prePotenti...
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Il flop della campagna di vaccinazione di massa
A, H1N1 (influenza
Suina o
maiala..)
ha creato forte irritazione a tutti gli
esponenti di
Big Pharma,
sempre più in imbarazzo di fronte ad un esercito
di genitori che
rifiutano di vaccinare i propri figli
per la forte correlazione con
l'autismo.
Ecco quindi che riprende la guerra di
pubblicazioni scientifiche riguardo a quest
ultimo, ma questa volta tutto fa parte di una
triste e vergognosa vicenda:
THE LANCET SCANDAL.
A novembre avevo
pubblicato due post:
-
Vaccino MMR II e Autismo (riguardante un
nuovo studio pubblicato sulla rivista
scientifica
Neurotoxicology a conferma delle convinzioni
di genitori e scienziati preoccupati per la
crescente aggressività del piano vaccinale e per
le sostanze
tossiche
contenute nei vaccini.
-
Collegamento scientifico tra Autismo e Vaccini (riguardante
lo studio dell
Center for Modeling Optimal Outcomes in
merito alle relazioni uniche tra le varie
sostanze chimiche del
cervello
(neuroormoni, neutrotrasmettitori, ecc.) e gli
stabilizzanti dei vaccini.
Ebbene, è notizia di
qualche giorno fa che il prestigioso The Lancet
(ovvero la più prestigiosa rivista medica al
mondo che raccoglie riviste di specialità in
Oncologia, Neurologia e Malattie Infettive) ha
pubblicato la
ritrattazione degli studi che 12 anni or
sono furono pubblicati sulla medesima rivista da
parte di
Andrew Wakefield (linkati
qui in quanto The Lancet provvederà a breve
alla loro rimozione) in merito alla
correlazione
tra vaccino MMR
II e Autismo.
La scomodità di
certi ricercatori suscita irritazione ai servi
della
Big Pharma,
i quali stanno goffamente cercando di
ritrattare gli studi di Andrew Wakefield, a tal
punto da aver fatto scoppiare un vero e proprio
scandalo in Gran Bretagna (THE
LANCET SCANDAL).
In parole semplici, da una parte The Lancet
difende gli interessi economici di
Big Pharma,
e dall'altra il Dott. Wakefield è stato
condannato dalla comunità scientifica per aver
condotto i propri studi associandoli
al tentativo di intraprendere una "class action"
a favore dei
danneggiati da vaccino senza
rinunciare a percentuali e provvigioni a favore.
E' però la stessa
rivista scientifica a contraddirsi perchè non
ha ultimato il
proprio lavoro, e se andate alla
pagina originale contenente l'articolo
non esistono notizie in
merito a ritrattazioni di tali studi.
E' stata solamente pubblicata una
nota ufficale della ritrattazione degli
studi di Andrew Wakefield
senza allegare le PROVE
di tale ritrattazione.
E' ormai chiaro che è in atto
una guerra
"scientifica" che si svolge a
danno dei nostri figli, spesso considerati
alla stregua di cavie
da laboratorio (anche qui in Italia,
dove avro' modo di pubblicare una storia che ha
dell'incredibile), e della tutela della loro
salute.
Le guerre
scientifiche vanno sostenute
portando a
dimostrazione le PROVE, non solo
sconfessando i ricercatori che hanno lavorato
per The Lancet ed ora sono ritenuti "indegni"
solo perche' pubblicano verità che vogliono
essere dolosamente sottaciute per questioni
economiche (..."è difficile per un medico
ammettere qualcosa, quando la propria carriera
dipende dal fatto che un'azienda farmaceutica lo
paga per non capirla".... ).
Tratto da: autismovaccini.splinder.com
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Legami segreti tra organizzazioni
di pazienti e
compagnie farmaceutiche:
Fonte: Inchiesta del Philadelphia Inquirer, il
quotidiano statunitense
The Philadelphia Inquirer ha pubblicato un'inchiesta sui
legami quasi mai dichiarati di sei
organizzazioni non-profit, che affermano di
agire nell'interesse dei pazienti di altrettante
malattie, e le
compagnie farmaceutiche.
Le sei organizzazioni, che lo scorso anno hanno
ricevuto complessivamente 29 milioni di dollari
in donazioni dalle
industrie farmaceutiche.
L'influsso delle aziende farmaceutiche e'
pesante e si situa a vari livelli, sia nel
commissionare certi tipi di studi piuttosto che
altri, oppure nel riportare certi studi e non
altri all'attenzione del mondo medico
scientifico, sia nel favorire economicamente con
contributi in denaro, commissioni, convegni,
ecc. ovviamente chi segue una "linea ritenuta
più favorevole" all'azienda stessa.
Diversi
importanti accademici in una lettera collettiva a
Lancet (Reed Elsevier and the interational arms
trade; Lancet 2005; 366:868) rivelano che: "Oggi
la stessa Lancet si trova connessa con i profitti
del commercio mondiale di armi "
("Today The Lancet finds itself connected to
the profits of the global arms trade")
"Dal 2003, il
proprietario e la casa editrice di Lancet ,Reed
Elsevier, ha organizzato una delle maggiori fiere
commerciali di armi" ("Since
2003, The Lancet's owner and publisher, Reed
Elsevier, has organized some of the world's
largest arms fair")
Dal 13
al 16 di Settembre si terrà a Londra una fiera
commerciale di armi di terra, mare ed aria. (Defence
System and Equipment International- DSEI). In
questa fiera verranno liberamente vendute e
trattate armi micidiali come le "cluster
bombs". Diversi acquirenti militari
provenienti da regimi dittatoriali sono stati
invitati a questa fiera. ("Military
buyers from some of the world's most serious
human-rights- abusing regimes....were invited to
the last DSEi fair")
La lettera si conclude con la richiesta a Reed
Elsevier di "terminare
la promozione internazionale del commercio delle
armi. Ciò è incompatibile con i principi guida
di Lancet"
RISPOSTA
di LANCET
Nello stesso numero, l'advisory board e l'international
advisorory board commentano nell'editoriale questa
lettera ed affermano: "Lancet è una
pubblicazione interamente indipendente,
editorialmente e finanziarmente"
Sempre
però nella risposta si ammette: "per i
lettori della rivista sarà incomprensibile il
fatto che i nostri proprietari sono coinvolti in
un business che in modo così chiaro non solo mina
i principi della salute pubblica..."
L'editoriale afferma di non essere a conoscenza
del coinvolgimento di Reed Elsevier nel Defence
System and Equipment International "fino a
qualche settimana fa";
L'editoriale
termina chiedendo, a nome dei lettori di Lancet, a
Reed Elsevier di interrompere queste sue attività.
Lancet inoltre pubblica anche la risposta da parte
della Reed Elsevier
PER il TESTO COMPLETO delle LETTERE e
DELL'EDITORIALE, vedi LANCET
www.thelancet.com
nella sezione Correspondence
Fonte: Simo
- 13 settembre 2005
vedi:
Universita',
scuole di medicina e Big Pharma
+ Comparaggio
farmaceutico
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Attenti alle wiki-bufale… e ai wiki-mandriani
– 25 Gen. 2010
Tra gli argomenti più caldi, protagonisti
dell’attuale dibattito a tema Internet, c’è
l’attenzione riservata dal popolo del web a
Wikipedia, la più grande enciclopedia online,
che deve il suo primato alla potenza mediatica
del suo primo alleato, Google.
Una fonte d’informazione inesauribile e
democratica (si basa sul consenso e tutti
possono partecipare), ma non sempre
ineccepibile o trasparente, e
spesso oggetto di
manipolazione
da parte chi è interessato a vendere, non
solo prodotti, ma anche idee e
informazioni
pilotate.
È il fenomeno del “wiki-marketing” che vede
l’inserimento – più o meno velato – di messaggi
promozionali – a volte smascherati ed eliminati,
altre volte no – tanto più pericolosi quanto più
legati ad aspetti fondamentali dell’esistenza,
come nel caso della salute.
Una materia sulla quale Wikipedia è interrogata
da 3 utenti su 4, il 75% dei quali afferma di
lasciarsi influenzare nelle proprie scelte dalle
risposte ottenute. Ma quali sono i rischi di
questo straordinario “esperimento di
democrazia”, specialmente in un campo così
delicato come quello della scienza medica ?
E come difendersi dalle wiki-bufale diffuse dai
cattivi maestri del web ? A rispondere, in
un’intervista rilasciata il 18 gennaio a
Radio 24, è Tom Jefferson, tra coloro che
per primi hanno denunciato i pericoli del
marketing sulla salute dovuti al successo di
Wikipedia…
By Tom Jefferson intervistato da Radio 24 -
Tratto da: attentiallebufale.it
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Exit Ghost
The
article and accompanying
editorial published in JAMA earlier this
week regarding the issue of ghostwriting made,
yet again, a strong point about the influence of
pharmaceutical companies on the communication of
science.
In a nutshell, a
series of primary and review articles authored
by Merck regarding their drug rofecoxib were
allegedly written by communication firms that
provide writing services for companies and
individuals. In addition, some articles were
signed by academics who allegedly did not have
much to do with the study, but were invited by
the company to lend their name (and their
prestige) to the papers.
There seems to be
something seriously wrong with this picture, but
let's go step by step. Is there anything wrong
with companies that write papers for hire? The
JAMA editorial seems to think so:
"...there was no
disclosure that the manuscript had been written
by Scientific Therapeutics Information Inc, a
company specializing in [...] writing papers for
a price. Perhaps some [...] would see little or
no harm in this failed disclosure because all
other disclosures were made. However, if there
was nothing to hide, why were the names (and
affiliations) of the individuals who actually
wrote at least the first draft of the manuscript
omitted? Experienced authors know that the
initial draft (in this case paid for by Merck)
sets the tone for the manuscript. Moreover, it
is unfair to the authors of the first draft not
to provide them with credit for their work.
Another problem with failing to disclose "ghost
writers" is that there is a reasonable
assumption that the principal investigator was
involved with writing the manuscript from the
beginning."
Continua su:
http://blogs.nature.com/nm/spoonful/2008/04/exit_ghost.html#comments
Commento
del dott. S. Stagnaro:
Exit ghost: a strong point about the influence
of pharmaceutical companies on the communication
of science.
Such as
argument is since ever debatable. We must agree
with the fact that no pharmaceutical company
pays papers whose data state that their drugs
either are useless or, worse, dangerous! In my
opinion, two points are unavoidable in science
writing in a honest way. Firstly, reader have to
be in the condition to corroborate or falsify
the referred data. Secondly, reader in doing
that, must utilize generally CLINICAL tools,
reliable in this essential task. I suggest my
colleagues to go on a paramount way, which
proved to be really relible during half of
century. For instance: I was been told that new
NADS drug is wonderful, with no side effects.
Well! I bedside assess a lot of parameter values
regarding joints inflammation, beside a numerous
other, informing about antibody synthesis, CRP
level, Reticulo-Endothelial Hyperfunction
Syndrome, a.s.o. As far as, heart or kidney
dangerous side effects are concerned, doctors
can nowadays bedside evaluate biological system
dysfunctions. In conclusion, authors may write
what they wont, but after that, I shall controll
all they results exactly.
By: Sergio
Stagnaro MD -
April 19, 2008
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John Snow medico
dell’Inghilterra vittoriana, vegetariano,
astemio, scrisse e lascio’ ai posteri suoi studi
sulla “cronaca del lavoro medico” di allora, ma
che e’ tanto attuale anche al giorno d’oggi.
Jefferson ha scritto
in uno dei suoi tanti studi e libri che, avendo
analizzato gli scritti di J.Snow, ha trovato le
corrispondenze e le affinita' negative con la
attuale medicina e
sanita' mondiale.
Infatti l’epidemiologo
Tom Jefferson afferma che J.Snow ha molto da
insegnare anche ai medici di oggi ed a chi si
occupa di sanita‘ pubblica e privata.
Snow ha sempre
combattuto nel suo periodo,
contro i cattivi
maestri, che anche oggi inquinano la sanita’ del
mondo intero. Questi “cattivi maestri” sono per
Jefferson tutti i personaggi che deformano,
mascherano,
truccano, i risultati di una
qualsiasi ricerca sull’armamentario della
medicina e cioe’ su
Vaccini,
farmaci,
protesi,
test diagnostici ecc.,
per farli apparire piu’ “favorevoli” di quanto
non siano nella realta’.
“Piu’
del 90% degli studi epidemiologici attuali”,
afferma Jefferson, “ e’
sospetto, cio’ significa che al
pubblico arrivano informazioni sull’efficacia di
vaccini, farmaci e trattamenti con scarso o
nessun valore…..del resto ogni settimana
nascono piu’ di 20 riviste scientifiche” ed in
qualche modo debbono essere riempite…..
NdR: Per epoca vittoriana (o età
vittoriana) si intende comunemente in
periodo della
storia inglese compreso nel lungo regno
della
Regina Vittoria, cioè dal 1837 al 1901. - vedi
Storia
dei vaccini +
Malattie del
Passato + la
Bugia di Pasteur
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
AJH.
Incredibile ma vero: la tassa per valutare un
manoscritto da pubblicare !
E’ ormai ben noto che solo raramente, per motivi
di eccezionale valore scientifico, sono
accettati dalle peer-reviews gli articoli dei
singoli Autori non “arruolati”.
Il fatto veramente sorprendente è la richiesta
di pagare una TASSA solo per l’esame degli
articoli presentati! Il fatto assume aspetto
divertente se l’Autore è un Ligure…
Ecco due e.mail che mai poteva immaginare uno
dotato di eccellente fantasia creativa: Editori
dell'American Journal of Ypertension
AJH EDITORS WROTE:
FIRST E-MAIL: AJH-D-08-00066
"Inherited Hypertension Real Risk is based on
microvascular remodelling, characterized by
newborn-pathological, type I, subtype b,
Endoarteriolar Blocking Devices."
Dear Dr. Stagnaro,
This message is to remind you that as of today
we still have not received your payment of the
$50 fee which is required when submitting a
manuscript to the American Journal of
Hypertension to be considered for publication.
You can call me at 1-718-430-3600 with a credit
card number or forward a check or money order to
the editorial office, as soon as possible.
Thanks and,
Sincerely yours, Darwin Tracy, for the Editors
P.S.: Please be reminded that your manuscript
cannot complete the review process unless your
fee is paid. Thanks.
Darwin Tracy. Editorial Assistant - American
Journal of Hypertension
1300 Morris Park Avenue, Rm. 1312 Belfer, Bronx,
NY 10461
Tel: 718-430-3600 OR 718-430-2359 - Fax:
718-430-3100 - e.mail:
tracy@aecom.yu.edu
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
----- Original
Message -----
From: Darwin Tracy
To:
dottsergio@semeioticabiofisica.it
Sent: Tuesday, February 26, 2008 11:16 PM
Subject: AJH-D-08-00066 -FEE DUE
SECOND E-MAIL:
FEE DUE:
To: Corresponding Author:
Sergio Stagnaro, Biophysical Semeiotics Laboratory
Riva Trigoso, Genova ITALY
Corresponding Author E-Mail:
dottsergio@semeioticabiofisica.it
Re: American Journal of Hypertension Manuscript
AJH-D-08-00065
"Biophysical-Semeiotic Hypertensive Constitution
and Hypertension Inherited Real Risk."
Dear Dr. Stagnaro,
This message is to remind you that as of today
we still have not received your payment of the
$50 fee which is required when submitting a
manuscript to the American Journal of
Hypertension to be considered for publication.
You can call me at 1-718-430-3600 with a credit
card number or forward a check or money order to
the editorial office, as soon as possible.
Thanks and,
Sincerely yours, Darwin Tracy, for the Editors
P.S.: Please be reminded that your manuscript
cannot complete the review process unless your
fee is paid. Thanks.
Darwin Tracy. Editorial Assistant - American
Journal of Hypertension
1300 Morris Park Avenue, Rm. 1312 Belfer, Bronx,
NY 10461
Tel: 718-430-3600 OR 718-430-2359 - Fax:
718-430-3100 - e.mail:
tracy@aecom.yu.edu
Dear AJH Editors,
MANY THANKS !
However (See my Presentation in my first website
www.semeioticabioficia.it ) I do not
intend - not only as Ligurian - to spend money
for letting publish my theories, I know very
well..., since ever !
In any case I ALLOW YOU to publish them WITHOUT
YOU spending MONEY to be send me!
I authorize you to do it based on the LAW, in
the interest of mankind. Do you understand what
I mean, although my poor English!
I am very delighted with your kind e-mail,
because here in Italy a " famous "Colleague of
mine.... have recently termed my THEORIES as
"scientifiche Ipotesi", mistrusting them,
obviously....and not as epistemological expert,
who is not, at all.
I am awaiting your kind answer, as soon as
possible.
Sincerely
By Sergio Stagnaro MD - Riva Trigoso - Founder of
Biophysical Semeiotics - Who's Who in the World
(and in America, TOO) since 1996 to 2008.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
L'INDUSTRIA FARMACEUTICA IMPARTISCE
ORDINI alle RIVISTE MEDICHE
?
Il
denaro parla, ed i dollari dell'industria
farmaceutica parlano chiaro e forte attraverso
le pagine delle riviste mediche. Questa è la
conclusione fratta da Peter Genzsche e dal suo
team del
Nordic Cochrane Centre dì Copenhagen,
Danimarca, i quali hanno messo a confronto
revisioni di studi farmacologici finanziate da
aziende farmaceutiche con revisioni analoghe
prive del sostegno finanziario dell'industria
del settore.
Gli
studi condotti senza i finanziamenti
dell'industria hanno raggiunto conclusioni
simili a quelle delle revisioni sistematiche
contenute nel database online del Cochranc,
riconosciuto come lo standard aureo per
le analisi dì questo genere.
Ad ogni modo, gli studi appoggiati dalle aziende
farmaceutiche tendenzialmente raccomandavano
senza riserve i farmaci sperimentali, anche se
l'effetto stimato del trattamento era mediamente
simile a quello riportalo nelle revisioni del
Cochrane.
Genzsche
afferma che alcune delle revisioni finanziate
dall'industria erano anche falsate nel metodo,
in quanto prendevano in considerazione
unicamente studi contenuti nel data base
dell'azienda stessa.
Fonte: New Scientist, 14 ottobre 2006
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
"In un aureo libretto, "Attenti alle Bufale", Il
Pensiero Scientifico Editore, ottobre 2005, l'
autore, Tom Jefferson, studioso dell'italiano
Istituto Superiore della Sanità (I.S.S.),
scrive: "Da un po' di
tempo, chi lavora alla sintesi delle prove
scientifiche si è reso conto, fatti alla mano,
che la stragrande maggioranza di ciò che si
legge e si dice nella scienza biomedica è di
dubbia qualità".
Quello studio è un doppione: Un software
ha permesso di mettere a confronto abstract e
autori di milioni di articoli scientifici.
Scoprendo così che molti sono dei
doppi, se non
addirittura dei plagi.
http://www.galileonet.it/news/9392/quello-studio-e-un-doppione
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
La
serieta' delle riviste "scientifiche"
Richard Smith, ex curatore del British Medical
Journal ed ora direttore generale di
UnitedHealth Europe: "Fortunatamente
per le compagnie farmaceutiche che hanno
finanziato questi studi, ma non altrettanto per
la credibilità delle riviste che li pubblicano,
i trial raramente producono risultati
sfavorevoli per i prodotti della compagnia
stessa".
Citando esempi da 86 diversi studi, Smith
dimostra che i risultati dei trial sono
influenzati da chi li
finanzia.
Tratto da:
http://pesanervi.diodati.org/pn/?a=63
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Industrie farmaceutiche nel mirino di uno studio
pubblicato sul "Proceedings of the National
Academy of Sciences”
Questa volta le aziende sono accusate di
“gestione fantasma” della letteratura medica: in
pratica, secondo il filosofo della scienza
Sergio Sismondo della Queen's University di
Kingston, in Canada, oltre a controllare, e
spesso a “manipolare” il lavoro di ricerca e le
analisi sui medicinali, le
multinazionali del farmaco sono
colpevoli di influenzare con vari mezzi il
lavoro di comunicazione e diffusione delle
informazioni che segue la conclusione dei trial
clinici.
Sismondo e' convinto che gli articoli pubblicati
sulle riviste scientifiche vengano “invisibilmente”
manipolati, in modo
da trasmettere prima di tutto un senso di
indipendenza e credibilità al testo: i nomi
degli “insospettabili” autori delle ricerche, ad
esempio, vengono astutamente riportati in cima
agli articoli.
Inoltre, secondo l'esperto le industrie spesso
assoldano agenzie di comunicazione specializzate
per studiare quale sia il miglior messaggio e
come farlo arrivare ai lettori.
Sismondo è giunto a queste conclusioni
passando in rassegna studi sui farmaci
antidepressivi a base di sertralina pubblicati
fra il 1998 ed il 2000, rilevando che il
18-40% di essi era “manovrato” dalle aziende
produttrici.
Questo “comportamento”,
sottolinea l’esperto, hai il risultato di
influenzare l’opinione
pubblica ed in particolare i pazienti.
Il sospetto e’ che i ricercatori stessi,
“motore” delle sperimentazioni sui farmaci e
loro malgrado coinvolti in questo sistema, non
abbiano una reale idea di come i loro lavori
vengano utilizzati a fini non onesti.
By B. Di Chiara
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RIVISTE di MEDICINA
SOTTO ACCUSA
"Le riviste di medicina costituiscono un
estensione del braccio del marketing delle
compagnie farmaceutiche":
Lo sostiene Richard Smith, ex curatore del
British Medical Journal e ora direttore generale
di UnitedHealth Europe, in un
provocatorio editoriale
pubblicato sulla rivista "PLoS Medicine".
L'esempio più evidente della dipendenza delle
riviste mediche dall'industria farmaceutica
è la quantità di denaro
che ricevono dalle pubblicità di farmaci,
ma secondo Smith si tratterebbe della "forma
meno corrotta di dipendenza", in quanto le
inserzioni "possono essere viste e criticate da
tutti".
Il problema maggiore, invece, è quello
della pubblicazione di trail clinici finanziati
dall'industria.
"Per una compagnia
farmaceutica - spiega -
uno studio favorevole
vale più di migliaia di pagine di inserzioni
pubblicitarie. Ecco perché le aziende spendono a
volte milioni di dollari per ristampare e
diffondere in tutto il mondo i risultati delle
ricerche".
A differenza delle pubblicità, l'affidabilità
degli studi viene percepita dai lettori in
maniera più positiva.
"Fortunatamente per le
compagnie farmaceutiche che hanno finanziato
questi studi, ma non altrettanto per la
credibilità delle riviste che li pubblicano, i
trial raramente producono risultati sfavorevoli
per i prodotti della compagnia stessa".
Citando esempi da 86 diversi studi, Smith
dimostra che i risultati dei trial sono
influenzati da chi li finanzia.
Fonte:
www.lescienze.it.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Le
riviste mediche
sono un'estensione del braccio commerciale delle
compagnie farmaceutiche.
Le riviste si sono
abbassate a svolgere operazioni di
riciclaggio
delle informazioni per conto dell'industria
farmaceutica, ha scritto Richard
Horton, redattore di Lancet, nel marzo 2004.
Nello stesso anno, Marcia Angell, in precedenza
giornalista del New England Journal of Medicine,
ha accusato senza mezzi termini l'industria di
essere ormai prima di tutto una macchina
commerciale e di cooptare qualsiasi istituzione
che potrebbe frapporsi
sulla sua strada.
Le riviste mediche erano evidentemente assenti
dalla sua lista di istituzioni cooptate, ma lei
ed Horton non sono i soli giornalisti a sentirsi
sempre più
nauseati dal
potere e dall'influenza dell'industria
farmaceutica.
Jerry Kassirer, un altro che aveva scritto in
precedenza per il New England Journal of
Medicine, ritiene che
l'industria farmaceutica abbia fatto
perdere
la bussola della
moralità a molti
medici,
ed i giornalisti di PLoS Medicine hanno
dichiarato che essi non
diventeranno parte del ciclo della dipendenza
... tra riviste
e
industria farmaceutica.
By Richard Smith
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Il
business
dietro le ricerche medico-scientiche -
di George Monbiot (Guardian)
Quante "informazioni scientifiche" sono state
pubblicate da giornali accademici caratterizzati
da
interessi
occultati
?
Un mesetto fa, rovistando tra le
mie cose, mi sono imbattuto in uno dei più
straordinari documenti che abbia mai letto: si
riferiva a un’organizzazione chiamata Arise (Associates
for Research into the Science of Enjoyment),
oggi un’associazione completamente dimenticata,
negli anni novanta uno dei gruppi operanti nel
settore della salute pubblica più influenti al
mondo. Comincerò col spiegare il contenuto del
documento.
Arise è stata fondata nel 1988 e sembra abbia
continuato a operare fino al 2004. Si descrive
come “un’associazione mondiale di ragguardevoli
scienziati che agiscono come commentatori
indipendenti”. Il suo scopo, secondo quanto
riportato da tali scienziati, era quello di
mostrare quanto “i piaceri di ogni giorno come
la cioccolata, il fumo, tè, caffè e alcol,
contribuiscono alla qualità della vita”.
Il gruppo sosteneva che c’erano sufficienti
buone ragioni per far scivolare via le nostre
inibizioni e cominciare ad appagarci. “Gli studi
scientifici mostrano che godersi i semplici
piaceri della vita, senza sentirsi colpevoli,
può ridurre lo stress e aumentare la resistenza
alle malattie. Al contrario, la colpevolezza può
incrementare lo stress e minare il sistema
immunitario…
Questo può portare, per esempio,
smemoratezza, disturbi alimentari, problemi di
cuore o danni cerebrali”. La “salute forzata”,
come veniva chiamato da Arise questo nostro
senso di controllo, potrebbe così causare più
danni che vantaggi.
L’associazione ricevette una sorprendente
copertura mediatica: per esempio, tra il
settembre del 1993 e il marzo del 1994, aveva
generato 195 tra articoli di giornale e
interviste su circuiti radiotelevisivi e
quotidiani come
The Wall Street Journal,
The International Herald Tribune,
The Independent,
The Evening Standard,
El Paìs,
La Repubblica,
e TV quali la
Rai e la
BBC.
Il tutto come
risultato di un sondaggio Mori chiamato ‘Cattivo
ma Buono’ che "Arise" aveva dichiarato di aver
commissionato per conoscere quei colpevoli
piaceri che le persone amano di più.
Eccone un tipico esempio (da
Reuters):
"Secondo quanto afferma un gruppo di accademici,
'quei puritani che si occupano di salute e che
decidono se la gente può fumare o bere alcol e
caffè, stanno cercando di rovinare la qualità
della vita', e David Warburton, docente di
Farmacologia all’Università inglese di Reading,
sostiene: 'Molti
dei sostenitori di Arise credono che godere di
questi piaceri sia diritto di ogni uomo', e
continua poi dichiarando che 'molta della
promozione sulla salute è basata su informazioni
sbagliate.
È politicamente guidata".
I programmi di oggi hanno visto
apparire il docente di Reading in uno dei primi
spot della mattina, alle 8:20, impegnato in un'
indiscutibile intervista.
Warburton ha esaltato
le proprietà calmanti delle
sigarette e ha
trattato in modo sprezzante i messaggi sulla
salute pubblica.
Arise è comparsa anche otto volte su
The Guardian.
Promozioni di questo tipo sono continuate fino
all'ottobre del 2004, quando
The Times
riportò di nuovo le affermazioni di Arise, le
quali sostenevano che dovremmo “smettere di
preoccuparci di quelle paure spesso infondate” e
“iniziare a ascoltare il nostro corpo, che in
modo naturale cerca di proteggerci dalle
malattie, facendo le cose che ci piacciono”. In
centinaia di articoli e trascrizioni riguardanti
le affermazioni del gruppo, in un solo caso ho
trovato una giornalista – Madeleine Bunting (The
Guardian)
– che mettesse in discussione sia gli studi di
Arise che le motivazioni illustrate dai propri
scienziati.
Warburton, che ha affermato di
dirigere l’associazione, è preside di
Psicofarmacologia all’Università di Reading.
Quando era ancora docente, pubblicò almeno una
dozzina di articoli nella stampa accademica
sulla nicotina. Nel 1989, in
The Psychologist,
sfidò le conclusioni a cui giunse la
US Surgeon
Service, ovvero che la nicotina crea dipendenza.
La maggior parte dei suoi articoli, sostenenti
che la nicotina migliorava sia l’attenzione che
la memoria, erano stati pubblicati nel giornale
Psychopharmacology,
del quale era editore senior. Io ho letti sette
di questi articoli e in nessuno di loro sono
riuscito a trovare qualche dichiarazione
riguardo ad evenuali interessi finanziari,
eccetto che per un caso di due sovvenzioni dal
Wellcome Trust.
Nel 1998, come parte del
regolamento di un’azione legale contro le
multinazionali del tabacco statunitensi, le
imprese furono costrette a porre i loro
documenti internazionali in un archivio
pubblico. Tra gli altri, c’era anche quello in
cui mi sono imbattuto il mese scorso. Ci sono
scritti gli appunti di un dirigente del
dipartimento dei servizi aziendali della
Philip Morris, la più grande azienda di settore
al
mondo, per uno dei suoi colleghi; il titolo è
“Attività e Finanziamenti Arise 1994-95”. “Avevo
un appuntamento”, inizia, “con Charles Hay e
Jacqui Smithson (Rothmans) per accordarci sul
piano di attività 1994-95 per Arise e per
discutere i finanziamenti necessari. Trovate
inclusa una copia della nostra presentazione”.
Questo mostra che nell’anno finanziario
precedente, Arise aveva ricevuto 373.400
dollari: 2000 dalla
Coca Cola Company, 900 da
altre aziende e il resto, più del 99%, dalla
Philip Morris, dalla
British American Tabacco,
dalla
RJ Reynolds e dalla
Rothmans. Nel 1994-95
il suo budget sarebbe stato di 773.750 dollari;
Rothmans e RJ Reynolds si impegnarono entrambe
di fornire 200.000 dollari, e BAT “aveva anche
parlato d’interessi”, in quanto sostenne che la
Philip Morris aveva alzato la cifra a 300.000
dollari. Di seguito gli appunti sono diventati
sempre più interessanti.
"Il sondaggio Mori ‘Cattivo ma Buono’ ha provato
tutta la sua efficienza nell’ottenere pubblicità
dai media; così l'operazione verrà ripetuta
anche quest’anno riguardo al tema ‘Stress sul
posto di lavoro'...
Una prima stesura del questionario è stata
sottoposta per eventuali commenti a Tony Andrade,
avvocato senior della Philip Morris, e a Matt
Winokur, dirigente degli affari regolatori":
"Abbiamo deciso di far parte della prossima
conferenza di Arise in Europa, data la positiva
ricezione dei media europei”.
La Philip Morris aveva designato un’agenzia di
pubbliche relazioni londinese per dirigere le
media relations, fondare il segretariato di
Arise e contribuire alla ricerca di nuovi
membri. "La maggior autorizzazione e
l'approvazione di ulteriori pagamenti sarà
gestita da un’informale Commissione di budget
che includerebbe PM, Rothmans e possibilmente
RJR e BAT".
Gli appunti sostenevano che Arise era guidata
non da noti scienziati
ma da note aziende di
tabacco. Impressione rafforzata da un altro
documento trovato nell’archivio, riguardante le
prime fasi di vita dell’associazione. Nel 1988
la US Surgeon General affermò che la nicotina
creava dipendenza quanto eroina o cocaina.
L’industria del tabacco rispose che un gruppo di
specialisti si sarebbe riunito per revisionare
la composizione delle sostanze abusive e per
separare la nicotina dagli stupefacenti.
Ho spedito una lista di domande a Warburton, mi
rispose di non aver tempo per rispondere;
l’Università di Reading però replicò di essere a
conoscenza del fatto che il lavoro di Warburton
era sponsorizzato da multinazionali del tabacco.
Infatti l’università stessa aveva ricevuto più
di 300.000 dollari da Arise, “ma dal suo punto
di vista, la fonte dei finanziamenti per Arise
non era mai stata chiara”. “Il Professor
Warburton e l’Università di Reading avevano
ricevuto, tra il 1995 e il 2003,
finanziamenti
per la ricerca di BAT”.
Mai si era posta domande riguardo questi
finanziamenti, mai aveva richiesto a Warburton
di dichiarare i propri interessi nelle carte
accademich.
Se si fosse fatto, si sarebbe addirittura
cominciato a parlare di “censura” e di “libertà
accademica ristretta”.
Psychopharmacology
non sapeva che Warburton stava prendendo soldi
dalle aziende del tabacco.
“È responsabilità dell’autore svelare le
fonti di finanziamento e si sa da tempo che i
giornali stessi non proteggono questo tipo di
dichiarazione”. Dopo una lunga carriera
imperturbata da domande riguardanti i suoi
interessi o la sua etica professionale,
Warburton si ritirò nel 2003; tuttora tiene
lezione a Reading come professore emerito.
Quante "informazioni
scientifiche"
sono state
pubblicate da
giornali accademici caratterizzati da
interessi occultati
come questi
? Quante campagne mediatiche contro l’“overregulation”,
la “cultura compensativa” oppure “le paure
pubbliche infondate”, sono state
segretamente
finanziate e manovrate dalle corporation
?
Quanti
personaggi
riceveranno ancora denaro illecito apparendo in
TV per assicurare relazioni pubbliche gratuite
ai loro sponsor
?
Il caso in questione caso ci
mostra come accademici e mezzi d'informazione
non siano riusciti –
o non abbiano
voluto
– ad essere sufficientemente scettici.
Senz'altro ora sappiamo che esiste una domanda
ovvia con la quale ogni giornalista dovrebbe
iniziare la propria intervista: “Chi ti sta
finanziando
?”
Fonte:
http://www.guardian.co.uk/comment/story/0,,1703694,00.html
Tradotto da
Barbara Redditi
per Nuovi Mondi Media
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Il
BUSINESS della MALATTIA MENTALE con il
MANUALE DIAGNOSTICO della PSICHIATRIA
Il manuale di una pseudoscienza:
la "psichiatria" !
Sul numero di questo mese della rivista
Psychotherapy and Psychosomatics si
rivela lo stretto rapporto finanziario esistente
tra l’industria farmaceutica e la “bibbia”
dell’American Psychiatric Association’s (o APA)
ovvero il Manuale
Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali
o Diagnostic and Statistical Manual of Mental
Disorders (DSM).
Libro nel quale sono elencati i disturbi della
follia umana secondo i suoi compilatori.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU),
un gruppo di sorveglianza delle attività
psichiatriche, considera una conferma tale
studio poiché è da oltre un decennio che il CCDU
chiede ai vari organi governativi di abolire il
DSM e dichiararlo materiale senza alcun valore a
fini assicurativi, legislativi e
giurisprudenziali.
Bruce Wiseman, presidente dell’ufficio nazionale
del CCDU per gli Stati Uniti, ha dichiarato: “Il
DSM è un documento inaffidabile e pseudoscientifico, capace tuttavia di recare
enormi danni alla vita della gente e
usato per generare un
fatturato da 76 miliardi di dollari l’anno nel
ramo degli psicofarmaci”.
Lo studio, condotto da Lisa Cosgrove (psicologa
della University of Massachusetts) e Sheldon
Krimsky (docente presso la Tuft University),
documenta i finanziamenti erogati dalle società
produttrici di farmaci per “disturbi mentali”
agli psichiatri che hanno definito i disturbi
inclusi nel manuale.
Il 100% degli “esperti”
partecipanti ai pannelli che hanno collaborato
alla quarta edizione del DSM (o DSM-IV),
sovrintendendo tra l’altro alla formulazione dei
cosiddetti “disturbi dell’umore” – tra i quali
rientrano la “depressione” e i “disordini
schizofrenici/psicotici” –
erano finanziariamente
legati a
società farmaceutiche.
I farmaci per i succitati “disturbi”
costituiscono la più grossa fetta del mercato
mondiale: solo
nel 2004, gli antidepressivi hanno realizzato un
fatturato da 20,3 miliardi di dollari e gli
antipsicotici 14,4 miliardi.
La dott.ssa Tana Dineen, autrice del libro
Manufacturing Victims (Vittime
artificiali, un libro che mette a nudo
l’infondatezza fraudolenta del DSM), sostiene
che al contrario di quanto accade per le
diagnosi mediche, l’esistenza dei disturbi
elencati del DSM viene decisa tramite “voto” dai
membri dell’APA.
Non solo: i disturbi possono essere tolti dal
DSM se mantenerli in lista causa troppe noie.
Per esempio, nel 1973 l’APA decise tramite voto
(5584 favorevoli, 3810 contrari) di non
considerare più l’omosessualità un disturbo
mentale: ma l’unico motivo fu il fatto che
alcuni attivisti gay avevano picchettato il
convegno dell’Associazione.
Il potere del DSM è enorme
a fronte della fraudolenza con cui viene stilato.
Come dice la dott.ssa Cosgrove, il DSM altro
non è che uno “strumento
politico”.
Il manuale viene infatti
usato per sottrarre i figli alla
custodia dei
genitori, per negare il diritto di voto
in alcuni paesi, per stabilire se un imputato è
idoneo a dichiararsi “colpevole” nel corso di un
processo o se la sua condotta criminale va
scusata.
È stato persino usato per dichiarare nulle le
volontà testamentarie, per risolvere contratti
perfettamente leciti e prevaricare la volontà
individuale in questioni riguardanti la gestione
di un’attività commerciale o di una proprietà.
Gli istituti scolastici e i servizi per
l’infanzia possono ricevere finanziamenti
aggiuntivi se a un bambino viene diagnosticato
un disturbo presente nel DSM.
Per contro, vi sono genitori che sono stati
obbligati a somministrare
ai propri figli farmaci noti per indurre
comportamenti violenti e suicidi. Se non
bastasse, quegli stessi
genitori sono stati minacciati di intervento da
parte dell’autorità giudiziaria se non avessero
acconsentito al trattamento, e tutto ciò
solo perché a loro figlio era stato attribuito
un “disturbo” elencato nel DSM.
Lo psichiatra
newyorchese Ron Leifer sostiene che il metodo
diagnostico degli psichiatri è “fraudolento
e arrogante” e che “attribuire
scientificità al
DSM è un’affermazione lesiva della cultura”.
Anche la dott.ssa Cosgrove ha sollevato quesiti
fondamentali sull’inconsistenza scientifica del
DSM, dichiarando che “Non esiste alcun esame del
sangue per sostenere l’oggettiva esistenza dei
disturbi elencati nel DSM, il quale poggia su
opinioni formulate da coloro che poi, nella loro
attività, si basano a loro volta su di esso”.
La Legge sull’assenso dei genitori, una proposta
di legge federale presentata l’anno scorso alla
Camera dei rappresentanti e sostenuta, a tutt’oggi,
da 40 membri del Congresso statunitense, ha per
obiettivo il taglio dei finanziamenti statali
per lo screening mentale degli studenti basato
sul DSM, proprio perché esso non ha alcun valore
scientifico.
Questa proposta di legge, la n. 181, afferma:
“Gli stessi autori del… Manuale Diagnostico e
Statistico dei Disturbi Mentali riconoscono
che i criteri diagnostici per la malattia
mentale sono vaghi e affermano che: ‘I
criteri usati nella redazione del DSM-IV
rimangono basati sul consenso, senza fornire
chiari dati empirici a sostegno del numero di
elementi richiesti per la formulazione di una
diagnosi. … Inoltre i tratti comportamentali
precisati nel DSM-IV rimangono, malgrado i
tentativi di standardizzarli, soggettivi…’”.
Il CCDU sottolinea la necessità di tutelare le
persone dai rischi e dalle violazioni dei
diritti umani che potrebbero scaturire dall’uso
del DSM, una minaccia oggi più che mai reale se
si considera che nei processi di definizione dei
disturbi mentali sono coinvolti gli interessi
economici delle case farmaceutiche. Il CCDU,
fondato dalla Chiesa di Scientology, ha
intervistato centinaia di esperti sul DSM e
sulla psichiatria; il contenuto di questi
documentari è a disposizione del pubblico presso
il museo “Psichiatria:
industria della morte”
che si trova a Los Angeles.
È possibile visionare contenuti video di medici,
psichiatri e psicologi che collaborano con il
CCDU per smascherare la frode delle diagnosi
psichiatriche, all’indirizzo
http://www.cchr.org
Se tuo figlio è stato sottoposto a questionari
psicologici o psichiatrici, test, valutazioni o
programmi psicologici senza il tuo consenso, o
conosci qualcuno che ha subito danni in seguito
a diagnosi e/o trattamenti psichiatrici contatta
il:
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus:
e-mail:
ccdu_italia@hotmail.com
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Scoperta un'altra
clamorosa truffa, non solo scientifica, che
coinvolge, se non altro per omesso controllo, la
bibbia degli scientisti: "The Lancet".
Uno scienziato norvegese, tal Sudboe, ha falsificato una ricerca che mostrava clamorosi
risultati nella lotta al cancro orale.
Tutto inventato.
Del resto la stessa rivista Lancet, che in un
numero precedente dichiara (con sofismi e trucchi
retorici) l'omeopatia
del tutto inefficace, in un suo numero del 1997
afferma il contrario.
Che serieta'
"scientifica", queste riviste
mediche.......sempre al servizio di chi paga e/o
delle multinazionali
BIG
FARMA
La
Repubblica, Gennaio 2006 - L'autore
è un ricercatore norvegese di fama internazionale,
era tutto falso, dai profili dei pazienti
alle conclusioni
Cancro, quello studio su Lancet era
completamente inventato !
Ricerca pubblicata in ottobre dalla prestigiosa
rivista britannica.
L'ospedale Radium di Oslo
LONDRA - Un
altro falso
scuote il mondo della ricerca scientifica.
Uno studio sul cancro alla bocca pubblicato
nell'ottobre scorso sulla prestigiosa rivista
medica Lancet è risultato totalmente
inventato. Il suo autore, il dottor Jon Sudboe,
ricercatore di fama internazionale, si è
persino preso la briga di creare ben 900 profili
paziente: nome, età, genere, peso, patologie,
diagnosi, assunzione di medicinali. Tutto falso,
comprese naturalmente le conclusioni della
ricerca. Lo riferisce oggi il quotidiano
britannico The Guardian.
Dopo la truffa del ricercatore sudcoreano
Hwang Woo Suk, che aveva annunciato di essere
riuscito a clonare cellule staminali "su
misura" per poi ammettere l'imbroglio,
una nuova frode scientifica e venuta a
galla.
Stavolta in maniera del tutto casuale, grazie
alla sorella del primo ministro norvegese.
Qualche tempo fa, Camilla Stoltenberg si è
ritrovata fra le mani la copia della rivista
sulla quale era pubblicato lo studio del dottor
Sudboe. Leggendo l'articolo, si è accorta che
lo scienziato citava come fonte un database
nazionale norvegese. Un piccolo particolare:
quel database non è ancora entrato in funzione.
Questa la leggerezza dello scienziato
dell'ospedale Radium di Oslo che ha rivelato il
clamoroso imbroglio: quei 900 pazienti non sono
mai esistiti. E di conseguenza sono falsi anche
i risultati della ricerca sulla relazione tra
antinfiammatori e cancro orale: non esiste
alcuna dimostrazione scientifica che nei
soggetti che assumono medicinali come il
paracetamolo (farmaco analgesico e antipiretico)
sia minore il rischio di sviluppare quel tipo di
tumore.
"Nello
studio non c'era un solo dato vero, si è
inventato tutto", afferma sconvolto
Stein Vaaler, direttore sanitario del Radium.
"Era uno dei nostri migliori scienziati,
stentiamo a crederci".
L'ospedale intanto ha aperto un'inchiesta, e
un'altra sarà condotta dal Karolinska Institute
di Stoccolma: dovranno analizzare i 38 articoli
che il dottor Sudboe (nel frattempo sparito
dalla circolazione senza rilasciare alcuna
dichiarazione) ha scritto dal 1997, e che
avevano contribuito a renderlo noto e stimato
dalla comunità scientifica internazionale.
Tratto da:
http://www.repubblica.it
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Studi
scientifici: Usare con cautela -
Più della metà
delle ricerche darebbe risultati
FALSI
By Raffaella Daghini - Tempo Medico n. 799. 24
settembre 2005, Fonie: PLoS Medicine 2005; 2:
69ù e 272
La verità scientifica ?
Meglio metterci una
pietra sopra.
Almeno per quanto riguarda i risultati della
maggior parte degli studi scientifici, per i
quali bisogna rassegnarsi all'idea che "è più
probabile che siano falsi piuttosto che veri".
Questa tesi, certamente provocatoria e tutt'altro
che incoraggiante, è stata illustrala (e
dimostrata, numeri alla mano) sulla rivista ad
accesso libero PLoS Medicine da John loannidis
dell'Università greca di loannina, che non è
nuovo ad affermazioni "forti" sulla validità o
meno degli studi scientifici.
Nel luglio di quest'anno, infatti, su JAMA era
comparso uno studio dello stesso autore che si
proponeva di valutare con quale frequenta i
risultati di studi clinici che dimostravano
l'efficacia di una cura fossero stati smentiti o
ridimensionati da ricerche successive.
Analizzando 45 studi, pubblicati sulle riviste
mediche più prestigiose tra il 1990 e il 20113.
loannidis aveva osservato che i dati di 7 erano
stati ribaltati e per altri 7 c'era stato un
significativi! ridimensionamento. Una smentita
più o meno forte, quindi, era arrivata per un
terzo di questi studi.
Forte di questa premessa, loannidis ha
inquadrato in un modello matematico,
quantificandoli, i parametri considerati
significativi per valutare la validità di uno
studio e, quindi, le possibili fonti di errore.
Il più intuitivo di questi parametri, ma anche
il meno accurato, è la significatività
statistica.
Uno studio è considerato statisticamente
significativo se la probabilità che il risultato
sia completamente dovuto al caso è una contro
venti: questo significa che, esaminando 211
differenti ipotesi scelte a caso, una di esse,
in media, potrà risultare statisticamente
significativa
. Mentre dal punto di vista puramente
matematico questo può risultare un parametro
affidabile per determinare la validità di un
metodo, se ci si cala nella realtà delle ipotesi
che sono analizzate nelle ricerche ci si rende
conto che la significatività statistica non può
essere l'unico elemento su cui basarsi per
valutare uno studio. Quando le possibili ipotesi
da analizzare sono centinaia (è il caso, per
esempio, dell'influenza di un gene su una
malattia), questo standard può indurre in
errore: infatti alcune ipotesi di apparenza
significative potrebbero essere, per gli scherzi
del caso, false. (> per converso, se si prendono
in considerazione, in modo del tutto casuale, 20
ipotesi false, una di esse potrebbe risultare
vera.
Questo aspetto, per quanto importante, non è
però l'unico che loannidis considera nel suo
modello.
Vari altri fattori possono indurre errori negli
studi scientifici.
Le limitate dimensioni dei campioni
considerati, per esempio, o un disegno poco
accurato dello studio, che consente ai
ricercatori di "pescare" tra i propri dati
quelli che provano la tesi iniziale. C'è poi da
tenere nel dovuto conto anche la "parzialità"
dei ricercatori, dovuta all'attaccamento alla
propria teoria o ad aspetti più profani di
interesse economico.
Elaborando tutti questi elementi secondo il
proprio modello matematico, loannidis arriva a
concludere che uno studio disegnato secondo
buoni parametri può arrivare ad avere l'85 per
cento delle probabilità di dare risultati
corretti; se i parametri non sono rispettati o
lo sono solo in parte questa probabilità scende
fino al 17 per cento. Quindi, calcolatrice alla
mano, in media più della metà degli studi da
risultati falsi con buona probabilità.
Che fare, allora ? "La verità scientifica è un
bersaglio in movimento" commentano gli editori
di PLoS Medicine.
"La possibilità che la maggior parte delle
conclusioni sia falsa fa inevitabilmente parte
dell'impegno nella ricerca. Chiunque sia
coinvolto nella realizzazione e nella
pubblicazione degli studi deve necessariamente
essere di mente aperta, rigoroso e onesto nel
progettare gli esperimenti, analizzare i
risultati, comunicare le conclusioni,
revisionare i manoscritti, commentare i lavori e
accetlare che l'incertezza esiste nel campo
della ricerca".
A questo punto, non senza una punta di
malignità, ci sarebbe da chiedersi, come fa l'Economist:
che probabilità c'è che lo studio di loannidis
sia falso.
Come individuare i risultati falsi.
Secondo loannidis alcuni clementi aiutano a
individuare i risultati che hanno maggiore
probabilità di essere falsi:
- più sono piccole le dimensioni degli studi,
più bassa è la probabilità che diano risultati
validi
- più limitato è l'effetto misurato, più è
probabile che i risultati siano falsi: è più
facile avere risultati validi quando si
indagano effetti di grande portata (per esempio
la relazione tra fumo e malattie
cardiovascolari) piuttosto che quelli supposti
"piccoli" (per esempio i fattori genetici di
rischio di alcune malattie)
- più alto è il numero delle relazioni
analizzale, più probabilmente lo studio darà
risultati falsi: gli studi disegnali per
confermare un'ipotesi (trial controllati e
randomizzati in fase III o metanalisi), per
esempio, hanno maggiore probabilità di dare
risultati veri
- più elevata è la flessibilità nel disegno e
nel metodo analitico dello studio, maggiore è la
probabilità di avere risultati falsi:
l'aderenza a modelli standard condivisi
aumenta la proporzione di risultati positivi
- più grandi sono gli interessi (economici e
non) in gioco, minore è la probabilità che lo
studio dia risultati validi.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Il costo
proibitivo,
per molti autori, delle pubblicazioni scientifiche
su Riviste straniere di rilievo mondiale, le
uniche accettate dai soliti "noti"
maestri del pensiero medico, che considerano,
ovviamente, di ben poco valore scientifico le
riviste italiane del settore.
I fatti: mando un articolo a The Journal of
International Medical Research il 23 di novenbre
2005: "Biophysical-Semeiotic Bedside
Diagnosis of Hyperparathyroidism. (by Sergio
Stagnaro). La versione italiana, Deo Gratia !, è
già in rete nel mio sito
http://www.semeioticabiofisica.it
Ecco la mia e-mail che accompagnava l'articolo:
-----Original Message-----
From: Sergio Stagnaro [mailto:dottsergio@semeioticabiofisica.it]
Sent: 23 November 2005 21:40
To: CMP Mailbox
Subject: An article for the Journal
Sirs, I'dd like to submitt the attached paper, I
hope you'll find it interesting.
Please visit my website
http://www.semeioticabiofisica.it
in order to comprehend the significance of my
50-year-old researches.
Best regards
Sergio Stagnaro MD
Founder of Biophysical Semeiotics - Riva Trigoso
(Genova) Italy
Dopo appena 5 giorni, giudicato valido il lavoro e
meritevole di essere sottoposto ai Referenti
esterni, secondo un noto procedimento di tutte le
Riviste qualificate, mi giunge la seguente e-mail:
28 November 2005 h 15,36
Dear Dr Stagnaro
Thank you for submitting your article to The
Journal of International Medical Research. Before
I send it out for review, I would like to make you
aware of the journal's publication charge, which
for articles published in 2006 is £275 (sterling)
per printed page. I estimate your article to be 5
pages long (£1,375.00 sterling). I stress this is
only an estimate, but it will give you an idea of
costs involved.
Please can you confirm that you have a sponsor for
your article and if so, forward the attached
Confirmation of Funds form onto them to complete
and return to me.
With kind regards
Elaine
Elaine Preece - Editorial Administrator -
Cambridge Medical Publications -
Wicker House - High Street, Worthing - West Sussex
BN11 1DJ, UK -
Tel: +44 (0)1903 288247 - Fax: +44 (0)1903 288292
- E-mail:
epreece@parexel.com
Per riassumere, l'Editorial Administarator Elaine
Preece del The Journal of International Medical
Research mi comunica il probabile prezzo che
dovrei pagare per la possibile pubblicazione: £1,375.00
sterling !!! Naturalmente rispondo che io, Medico
di Medicina Generale in pensione, per 44 aa. non
dedito a raggiungere il massimale dei pazienti,
quanto piuttosto alla Ricerca ed alla
pubblicazione (200 articoli e 5 libri, resi
possibili da Case Farmaceutiche (!) dirette in
modo intelligente e dal mio Editore-amico Ivano
Camponeschi di Roma), non mi posso permettere una
simile spesa per "un" lavoro. Per tacere
della mancanza, ora che sono ricercatore a tempo
pieno, di chi mi sponsorizza, come una volta.
Invito pertanto la Redazione di The Journal of
International Medical a cancellare il mio lavoro
dandomene conferma.
(Risposta automatica: l'interessata ritornerà
giovedì - 29 novembre 2005 - e mi sarà data
ulteriore risposta)
Il mio messaggio desidera - in particolare - ma
non solo:
A) evidenziare la difficoltà che incontra uno
studioso, "idealista" e, quindi, onesto
intellettualmente, che non fornisce strumenti
nuovi a possibili industrie perché ne facciano
soldi alle spese dei poveracci, per di più
malati;
B) rispondere agli amici che
"benevolmente" mi scrivono di stampare
soltanto "Commenti" a Editoriali sulle
celebri riviste mediche straniere. Il motivo è
comprensibile a qualsiasi "anima bella":
non mi costano nulla e mi permettono di diffondere
le mie teorie;
C) rispondere ai vari TUTTOLOGI medici,
inclusi i due ex-ministri della Salute e coloro
che chiedevano al Maestro (Prof. Luigi Di Bella,
ndr,) di nominare le celebri riviste straniere che
avevano ospitato i suoi articoli.
Vergogna !
Affermo, con estrema chiarezza, che da 50 aa., ad
iniziare dalle mie prime ricerche nella semeiotica
fisica nella Clinica Medica dell'Università di
Genova (Direttore il mio Maestro Prof. L.
Antognetti), io sono perfettamente consapevole di
quanto deve necessariamente attendersi chi, senza
egoismo, agisce nell'interesse esclusivo
dell'Umanità sofferente, per cui detesto il
vittimismo in qualsiasi campo.
Leggerò volentieri i commenti sinceri dei
frequentatori del Forum, anche privatamente.
By Sergio Stagnaro
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
LONDRA Dic. 2008 - Le più autorevoli riviste internazionali di medicina di otto
paesi (tra cui The Lancet, The Journal of the American Medical Association,
New England Journal of Medicine, The Annals of Internal Medicine, British
Medical Journal), hanno deciso di imporre rigide
regole a
garanzia dei
ricercatori e dei lettori prima di pubblicare i risultati degli studi.
Nel
mirino sono le case farmaceutiche che condizionerebbero i risultati delle
ricerche, quelle che, scrive in un editoriale The Journal of the American
Medical Association, "decidono i parametri di partecipazione agli
esperimenti, parametri che non sempre sono stati scelti secondo
l'interesse accademico, di quanti partecipano allo studio o del progresso
scientifico".
"Nessun problema per quelle case farmaceutiche oneste che non manipolano
risultati", si è subito affrettata a chiarire l'editor Catherine De
Angelis.
"Gli
studiosi", continua l'articolo, "a volte non hanno accesso ai
dati e hanno poco potere di interpretazione. Inoltre, anche quando hanno
maggiore libertà, se i risultati non vanno a vantaggio del
finanziatore-sponsor, può accadere che essi vengano nascosti". Ora,
prima della pubblicazione, i ricercatori dovranno firmare un documento che
ne attesti la responsabilità su risultati e dati raccolti. "Mai più
articoli su studi nei quali gli sponsor hanno il controllo dei dati",
affermano le riviste.
"E`
sempre più diffusa la pubblicazione di risultati di ricerche manipolate a
favore del nuovo prodotto", ha affermato Richard Horton, editor di
Lancet, rivista che pubblica sull'ultimo numero un commento dal titolo
"Sponsorizzazione, paternità, responsabilità" e le regole del
"Conflitto di interessi".
Le iniziative di studio pagate dalle
case farmaceutiche sono in crescita rispetto a quelle di università e
organismi pubblici: solo 10 anni fa le case farmaceutiche finanziavano il
5 per cento delle ricerche pubblicate, oggi oltre un terzo degli studi
editi hanno lo sponsor.
Commento NdR: e dopo questi
documenti
confermativi, e' certo che avere come
riferimenti di verita' in medicina, le
riviste mediche specializzate, e'
molto
ma molto
difficile !
Quindi consigliamo a
tutti i medici SERI, di uscire da
questo circolo vizioso: "se una tecnica
medica non e' pubblicata sui refères
(riviste) specializzati, non e' validata",
ma di
INIZIARE
a provare, a
fare
(praticare)
cio' che sentono ormai raccontare da qualche
decennio, dai pazienti
guariti
con altre
tecniche dette alternative !
Solo le
dimostrazioni pratiche sono utili in medicina,
le teorie sono soltanto mezzi per comprendere
meglio i meccanismi che intervengono nella
pratica di soluzioni, anche alternative,
che possono guarire il malato, ovvero imparare
ad utilizzare tutte le
tecniche sanitarie
possibili.