FARMACI e PROTOCOLLI per Bambini (da Panorama di Apr. 2008)
SOLO il 2 % degli
studi clinici per testare i farmaci a scopo
pediatrico, si basa su Comitati di Controllo
Indipendenti (non legati ad
industrie farmaceutiche), per valutare
l’eventuale presenza di reazioni avverse.
Questo e’ quanto emerge da un’analisi,
effettuata dall’Universita’ di Nottingham (UK)
ed apparsa sulla rivista Acta Pediatrica
di 739 trial internazionali effettuati fra il
1996 ed il 2002, ed alcuni test comprendevano
anche adulti assieme ai bambini…
Mentre il 74 % degli studi pubblicati descriveva
il modo in cui era stato condotto il
monitoraggio sulla sicurezza, solo 13 su 739
avevano comitati composti da membri NON
arruolati dalle
aziende farmaceutiche !
Reazioni avverse ai medicinali (fra cui
l’ipertensione, emorragie, insufficienza renale,
psicosi, ecc.) sono state segnalate in circa 37
% dei trial; nell’11 % le reazioni erano da
moderate a serie, e 6 studi clinici sono stati
interrotti precocemente a causa della
grave tossicita’
del
farmaco; non a caso erano anche quelli con
comitati di controllo indipendenti !
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Tratto da: L'Espresso
-
LIMITI DELLA RICERCA -
Un virus letale esce
per caso dalla provetta
La
sorpresa dei ricercatori australiani è stata
amara: tutti i topi erano morti stecchiti nelle
loro gabbiette, meno di dieci giorni dopo aver
ricevuto l’iniezione. Quello che doveva essere un
promettente vaccino contraccettivo, studiato per
controllare la proliferazione dei roditori, che
fanno guasti in campagna e in città,
inaspettatamente si era rivelato come un agente
mortale al cento per cento. Fortunatamente solo
per i topi.
Passato lo stupore (e
il dispiacere per la sorte delle bestiole), nel
gruppo di ricercatori del Pest Animal Control
Centre, appoggiato all'Australian National
University di Canberra, sono subentrati
contemporaneamente due sentimenti: curiosità e
allarme.
La sete di conoscenza è la prima virtù
dello scienziato: cosa diavolo era successo ? Ma
anche il senso di responsabilità è (o almeno
dovrebbe essere) altrettanto pronto: qualcosa ci
sta sfuggendo di mano ?
Fatti i controlli,
ricostruita un’idea plausibile dell’accaduto,
Ronald Jackson, Ian Ramshaw e gli altri si sono
guardati in faccia e si sono detti che non
potevano tenere la cosa per sé, né divulgarla
troppo a cuor leggero. E sono andati a consultarsi
con il Dipartimento della Difesa del loro paese.
Perché quella in cui sono inciampati non è altro
che una ricetta, relativamente semplice da
applicare in un buon laboratorio, che forse
consente di costruire virus letali a piacimento
per qualsiasi specie vivente, uomo compreso.
Non è stato facile far
capire la cosa ai militari, perché si tratta di
una faccenda complessa per chiunque non sia del
mestiere. Ma in questo caso conviene a tutti
aprire bene gli occhi e gli orecchi, perché per la
prima volta è accaduto quello che si temeva: la
biotecnologia ha partorito una sgradevole sorpresa
(a dir poco); la prossima volta potrebbe essere
una catastrofe.
Alla fine i biologi di
Canberra, con l’accordo dei responsabili della
sicurezza nazionale, hanno deciso di pubblicare i
risultati delle loro ricerche. Lo hanno fatto,
consapevoli della possibilità che terroristi di
qualsiasi genere se ne approprino per scopi
criminali, proprio per "avvisare la popolazione
del fatto che questa tecnologia potenzialmente
pericolosa è oggi a portata di mano” dice Jackson,
che rivolge anche un appello esplicito ai colleghi
di tutto il mondo: "Vogliamo rendere chiaro alla
comunità scientifica che occorre essere prudenti,
perché non è troppo difficile creare mostri in
laboratorio”.
Questo è il punto.
Pochi anni fa la rivista britannica New Scientist
aveva chiesto ad autorevoli biotecnologi se
ritenevano possibile produrre con l’ingegneria
genetica un batterio o un virus più virulento di
quelli esistenti in natura. La risposta era stata
un no deciso: sino a oggi gli addetti ai lavori
consideravano la cosa, se non impossibile,
sicuramente molto difficile, tanto da richiedere
un colossale sforzo di ricerca, alimentato da
fondi ingenti, che nessuno avrebbe mai avuto
interesse a sviluppare.
Ora invece il gruppetto di Canberra ci è arrivato per caso, cercando tutt’altro,
e senza nessuna fatica.
NON C'E' TRACCIA DI
DIBATTITO
Purtroppo non sembra
che la comunità scientifica dia segno di volersi
svegliare dalle proprie illusioni di falsa
sicurezza. La ricerca australiana è stata inviata
a un giornale specializzato dell’American Society
of Microbiology alla fine dello scorso luglio, e
accettata per la pubblicazione a metà novembre.
Nel frattempo i dati devono essere passati tra
molte mani nei principali laboratori di virologia
e genetica di mezzo mondo (anche solo per la
normale procedura di valutazione di un lavoro
prima della stampa), ma non vi è traccia di
dibattito. Non sono state convocate riunioni, né
chieste moratorie, né organizzati convegni
internazionali, come quello del 1975 ad Asilomar,
in California, dove furono decise precise regole
di sicurezza per gli esperimenti di ingegneria
genetica, allora agli albori.
Secondo New Scientist, né i singoli ricercatori né
le società biotecnologiche sono ben disposti verso
questo genere di discussione. Preferiscono
chiudere gli occhi davanti alle incertezze, per
paura che si produca una reazione di rigetto
contro il loro lavoro, soprattutto in un momento
di confusione tra prioni, allevatori impoveriti e
uranio impazzito. Col rischio che tutto il settore
subisca poi un brusco tracollo al primo incidente
serio.
Per quanto riguarda il
pubblico indistinto, è difficile che l’articolo
pubblicato dagli australiani sul Journal of
Virology di febbraio, per quanto facilmente
consultabile in rete da chiunque voglia -
http://jvi.asm.org
-
possa attirare l’attenzione di chi non sia del
mestiere, nascosto come è in mezzo a molti
resoconti astrusamente tecnici nell’ultima sezione
della rivista, senza nessuna enfasi né richiamo. E
non è davvero pensabile che possa fungere da
"avviso al pubblico”, al di là delle buone
intenzioni degli autori, un titolo come: "L’espressione
di interleuchina-4 di topo da parte di un
ectromelia virus ricombinante sopprime la risposta
citolitica dei linfociti e sopraffà la resistenza
genetica al mousepox”. Solo a scriverlo, il
correttore automatico di Word si ribella, perché
non riconosce quasi nessuna parola. Figurarsi
l’uomo della strada.
Tocca dunque ai media
più responsabili, rinunciando a facili scandalismi
e allarmismi di maniera, far capire a tutti che è
giunto il momento di riflettere pacatamente, senza
per questo rinunciare agli straordinari vantaggi
che la biologia molecolare può offrire
all’umanità.
Occorre dunque capire
con ordine che cosa è successo in Australia, quali
conseguenze può avere, che cosa si può fare per
evitare incidenti peggiori.
I ricercatori di
Canberra volevano mettere un freno alla
prolificità delle topine con un vaccino, che
stimolasse la produzione di anticorpi contro l’ovocita.
Perciò hanno preso un virus della famiglia pox --
la stessa del vaiolo umano e di molte malattie di
altre specie animali -- e vi hanno introdotto i
geni di alcune proteine dell’ovocita.
Il virus, del tutto innocuo per il ceppo di topi
in cui doveva essere iniettato, avrebbe dovuto
ingannare il sistema immunitario, inducendolo a
colpire anche le cellule uovo e impedire così la
fecondazione. Però il vaccino risultava blando,
per cui i ricercatori hanno cercato il modo di
rinforzarne l’azione, provando a inserire anche i
geni di varie interleuchine, i messaggeri chimici
che dirigono l’orchestra dell’immunità.
Sin qui, nulla di
speciale. Sono manipolazioni che si fanno tutti i
giorni in decine di laboratori nel mondo.
Buona
parte dei numerosi e promettenti tentativi in
corso di produrre vaccini contro il cancro usano
tecnologie di questo genere. All’istituto dei
tumori di Milano, per fare un esempio vicino a
casa, si sta provando a inserire geni di varie interleuchine, insieme a quelli di proteine del
tumore, in virus delle comuni infezioni
respiratorie.
Però a Canberra, nella
linea di virus cui era stato aggiunto il gene
dell’interleuchina 4 (IL-4 in sigla), è successo
qualcosa di inatteso. Forse il vaccino avrebbe
anche stimolato gli anticorpi, come previsto, ma
non ne aveva il tempo, perché contemporaneamente
veniva messo in ginocchio l’intero apparato
cellulare delle difese, e l’animale soccombeva in
pochi giorni, falciato da una malattia terribile
quanto il peggiore vaiolo nero che affliggeva
l’umanità sino a venti anni fa.
Il riferimento al
vaiolo non è casuale: poiché appartiene alla
stessa famiglia dei poxvirus, non è difficile
immaginare di ottenere lo stesso risultato
inserendovi il gene dell’IL-4 umana. "Avendo
visto coi miei occhi cosa tocca ai topi, non
vorrei essere io a fare l’esperimento” dice
Jackson. Ma non è questo il punto.
TERRORE PER IL
VAIOLO
Da quando nel 1979
l’Organizzazione Mondiale della
Sanità ha
dichiarato estinto il vaiolo, e quindi in tutti i
paesi si è smesso di vaccinare i bambini, il virus
viene conservato ufficialmente solo in due
laboratori di altissima sicurezza: lo statunitense CDC, ad Atlanta e il russo Vector, a Novosibirsk
in Siberia.
E anche questi due stock dovrebbero
essere distrutti entro il 2002. In realtà, secondo
rapporti della CIA, in teoria segreti ma
ampiamente circolanti tra i biologi, il virus è
posseduto anche da Cina, India, Pakistan, Israele,
Corea del nord, Iraq, Iran, Cuba, Serbia e forse
altri paesi ancora.
La lista potrebbe anche
comprendere due organizzazioni terroriste: quella
di Osama Bin Laden e la setta giapponese Aum, nota
per l’attentato con gas nervino nella
metropolitana di Tokio. Non a caso le autorità
sanitarie e militari statunitensi cominciano a
essere ossessionate dal rischio del vaiolo come
arma, e stanno cercando di mettere in piedi in
tutta fretta la produzione di dosi di vaccino
sufficienti per coprire almeno la loro
popolazione, in caso di attacco.
Gli ottimisti più
incorreggibili fanno notare che c’è poco da
aggiungere, per quante manipolazioni si
immaginino, alla catastrofe planetaria che
provocherebbe oggi la diffusione di due cucchiaini
di un aerosol del vaiolo anche in un solo
aeroporto del mondo: in ondate successive con
intervalli di 14 giorni (la durata
dell’incubazione) la malattia si farebbe largo
senza incontrare resistenza in una popolazione
mondiale totalmente priva di immunità, facendo
strage in ogni punto del globo. Molto peggio della
bomba all’idrogeno. Paradossalmente, è questo un
deterrente all’uso del vaiolo come arma da parte
di chiunque non sia completamente pazzo, perché
nessuno ne sarebbe al riparo.
By Roberto Satolli
"Compito del ricercatore è cercare di
falsificare quante più teorie è possibile".
By
Karl Popper
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Passando al
cancro, la "ricerca della cura" è un altro
triste inganno.
Decine di migliaia di persone per decenni hanno
lavorato su una cura per il
cancro.
L'industria per la ricerca di un rimedio è
incredibilmente enorme, ma, nonostante l'impiego
di scienziati, di grandi somme di denaro e di
ricerca, dal mondo medico non ci è stata ancora
data una soluzione. Come se non bastasse, non
esiste inoltre una cura per l'Alzheimer, il
diabete, la depressione, la fibromialgia, la
sindrome da stanchezza cronica, le malattie
cardiache, l'ictus, la demenza, l'osteoporosi, o
le patologie dei reni. Infatti, dopo decenni di
ricerca e decine di miliardi di dollari di fondi
raccolti, la medicina convenzionale non è
riuscita a curare proprio nulla !
Cosa hanno fatto gli scienziati per tutto questo
tempo con tutti questi soldi ? Alcuni membri
della sfera pubblica raccolgono denaro a vuoto,
finanziando la "Race for the Cure" e gettando
via il capitale duramente guadagnato in un
enorme buco nero finanziario, ossia la
cosiddetta ricerca.
Noi siamo qui ad aspettare delle cure dalla
comunità scientifica che, a conti fatti, non ha
neanche interesse a guarire le malattie.
L'industria è di gran lunga più interessata al
trattamento e alla gestione della malattia,
perché è così che si ottengono i profitti. Se le
industrie di ricerca medica avessero un reale
interesse per la scienza, smetterebbero di fare
delle ricerche sulla malattia e inizierebbero a
concentrarsi sulle cause che la provocano.
Se venissero identificate le cause del tumore,
il che è assolutamente possibile senza una
sovvenzione governativa da 100 milioni di
dollari, allora si potrebbe arrestare la
malattia. Ad esempio, almeno il 90% di tutti i
tumori sono direttamente prevenibili mediante
semplici soluzioni a costo ridotto. Il cancro
non deve essere considerato un'epidemia nella
nostra società, il cancro si può facilmente
prevenire. La ricerca recente mostra che
l'integrazione della vitamina D (o l'esposizione
al sole, che stimola la produzione di tale
vitamina) riduce il rischio di tumore di un
sorprendente 77% nelle donne (senza esclusione
di alcun tipo di tumore).
Bisogna che la scienza si separi dagli interessi
commerciali e politici.
Se vogliamo promuovere la vera scienza, essa
deve essere incentrata sulla ricerca della
conoscenza e della comprensione,
indipendentemente dagli interessi economici o
politici. Non dovremmo decidere anticipatamente
quali risultati scientifici vorremmo ottenere;
dovremmo piuttosto imparare ad adattarci ed
evolverci come società, permettendo alla scienza
di insegnarci nozioni importanti su noi stessi
e sul nostro mondo.
Perché la scienza scissa dall'etica non è
affatto scienza. è solo propaganda al servizio
dei profitti e del potere.
Tratto da:
www.comedonchisciotte.org
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NOBEL CAPECCHI:
NO STOP ALLA RICERCA, ATTENTI ALLE CHIMERE
PADOVA Magg. 2008 - "Non limitare la scienza",
ma "usare la saggezza" perché "c'é una
linea che non va oltrepassata" e bisogna "stare
attenti alla creazione di 'chimere'" dal momento
che "non tutti i tipi di manipolazioni, per
quanto possibili, sono di per sé leciti": è il
pensiero del Premio Nobel per la Medicina 2007,
Mario Renato Capecchi. Il genetista italiano
naturalizzato statunitense è giunto oggi a
Padova dove domani riceverà dal sindaco, Flavio
Zanonato, la cittadinanza onoraria in quella che
- sono le parole dello stesso Zanonato - anche
con questo evento si conferma città della
scienza.
Martedì Capecchi parlerà a mille giovani
studenti e, proprio nella città dove Galileo
Galilei puntò per la prima volta il cannocchiale
verso il cielo, spiegherà che "il rapporto tra
scienza e religione si è molto modificato”.
Scienza e religione - ha spiegato, interpellato
dall'ANSA al suo arrivo a Padova – “possano
coesistere e lavorare assieme in un reciproco
rispetto".
Per Capecchi, avere maggiori informazioni "é
sempre una cosa positiva, perché permette di
fare delle scelte", che "possono essere giuste o
sbagliate. Qui - sottolinea - entrano in gioco
scienza e politica, ma bloccare la scienza
porterebbe invece a fare scelte sbagliate perché
cieche. Per fare scelte giuste non occorre
limitare la ricerca quanto usare la saggezza".
Capecchi ricorda la lezione della fecondazione
in vitro che negli anni '70 tutti consideravano
''una cosa orribile, mentre adesso - sottolinea
- la nascita di un bambino attraverso la
fecondazione in vitro è una cosa normale. Le
cose cambiano - aggiunge - e dobbiamo avere una
flessibilità", che però non vuol dire che tutto
è lecito.
Per Capecchi, "c'é una linea che non va
oltrepassata, ad esempio nel campo della
clonazione. Credo - è il suo pensiero - che
occorra stare attenti alla creazione di
'chimere' e che non tutti i tipi di
manipolazioni, per quanto possibili, siano di
per sé leciti. Uno dei motivi che mi porta a
dire ciò è che la clonazione è estremamente
inefficiente".
Il premio Nobel per la Medicina, che fino alla
fanciullezza ha vissuto in Italia con la madre,
per un periodo deportata in Germania per
attività antinazista, si dice preoccupato per le
condizioni della ricerca nel nostro Paese. "Se
non si investe in ricerca, in Italia presto
potrebbero arrivare dei grossi problemi".
Alla vigilia dell'incontro con migliaia di
studenti italiani, Capecchi spezza una lancia a
favore dei giovani ricercatori. "Negli Stati
Uniti - dice - si danno opportunità agli
scienziati più giovani; in molte altre nazioni,
come l'Italia o il Giappone, i soldi vanno al
leader del settore della ricerca, e questo
significa che poi queste risorse vengono
filtrate giù per la piramide dello staff".
La conseguenza - conclude - è che "non c'é la
possibilità per il giovane ricercatore brillante
di farsi notare e attrarre direttamente e per
suo conto visibilità e fondi
By Alberto Gottardo -
Tratto da: ANSA.it
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Importante:
….pur segnalando in questo Portale
www.mednat.org le gravi anomalie (anche criminali)
della Sanita’ Mondiale gestita dalle
Lobbies farmaceutiche e dei
loro “agenti-rappresentanti”
inseriti a tutti i livelli, Politici e Sanitari nel
Mondo intero, vogliamo anche ricordare e spendere per
Giustizia delle parole per gratificare e
ringraziare quei centinaia di migliaia di
medici (quelli in buona
fede) che, malgrado le interferenze degli interessi
di quelle Lobbies,
incessantemente si prodigano ogni giorno aiutare i
malati che a loro si rivolgono e che con i progressi
delle apparecchiature tecnologiche per la diagnostica
e delle tecniche interventive, stanno facendo
notevoli progressi e raggiungono per essi risultati ed
effetti benefici, che fino a qualche anno fa erano
impensabili.
Vediamo ogni
giorno progressi in tal senso, ma la terapeutica
indicata dalla direzione della Sanita’ ufficiale
Mondiale = OMS (che e' legata alle
linee guida di dette Lobbies),
non segue, salvo rari casi, quella curva progressiva di
benessere per i malati.
Se questi bravi medici che
operano giornalmente sul campo, conoscessero anche la
Medicina Naturale,
potrebbero migliorare e di molto le loro tecniche
terapeutiche, con grande beneficio per tutti i malati.
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