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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


Il VANGELO di TOMMASO - 3 
+  Vangelo di s. Tommaso
nell'interpretazione di Mario Guarracino.
Traduzioni (dal copto) da:
- Mario Erbetta (*) - Marcello Craveri - Mario Pìncherle - Elain Pagels (*)

Testo trovato nella biblioteca copto-gnostica, di Nag. Hammadi, ancora scritto in lingua originale copta, nel 1946
https://www.academia.edu/4489606/I_Vangeli_erano_e_sono_racconti_allegorici

 

Il PROBLEMA PSICOANALITICO NASCE ad un CERTO PUNTO della MATURITÀ dell'UOMO ed IMPONE una SCELTA PERSONALE PERCHÉ POSSA ESSERE APPROFONDITO

 53)Log.10/11                                            
Gesù ha detto: questo cielo passerà, quello sopra di esso passerà; i morti non sono più in vita e quelli che sono vivi non moriranno. Nei giorni in cui voi mangiavate ciò che è morto, voi lo rendevate vivo. Quando voi sarete nella luce, che cosa farete? Il dì in cui eravate uno, siete divenuti due; divenuti però due, che cosa farete? (Lc 14/28-31)

Comm. "l.":
53)Log.10/11                                                
L'attimo della vita dell'uomo trascorre velocemente e non profittare di esso, per migliorarsi, è come essere "morti" prematuramente. Chi è fuso al proprio 'Sé', invece, resta vivo e vitale, perché sempre conscio dei propri sentimenti e disponibile a migliorarli.
Vi è, comunque,per tutti un tempo, nella maturità, in cui ci si accorge che è possibile rifiutare di guardarsi dentro (e, quindi, restare fermi -"morti"-), o desiderare di conoscersi oltre (divenendo "vivi", anche a costo di sofferenze per questo).
Cosa farà l'adulto, a quel punto, è decisione solo sua: nessuno infatti potrà obbligarlo a conoscersi meglio, se non sarà lui stesso a volerlo! (V. 54/Log.7-8 e 26/Log.21a).

Comm. interl.:
53)Log.10/11                                                                   
Gesù ha detto: questo cielo passerà, quello sopra di esso passerà (il tempo, misurato in "cieli", trascorre); i morti (quelli che vivono per le cose 'nel' tempo) non sono più in vita (essendo divisi dal proprio inconscio -v. 104/Log.40 e 3/Log.70) e quelli che sono vivi (perché in armonia col 'sé' interiore -v. 5/Log.24-) non moriranno (perché la fonte interiore è inesauribile...). Nei giorni in cui voi mangiavate (vi interessavate a) ciò che è morto (le azioni esteriori degli uomini -v.13/Log.83-), voi lo rendevate vivo (col vostro interesse). Quando voi sarete nella luce (quando, maturi, capirete che vi è un grandissimo problema alle vostre spalle: l'analisi, non ancora risolta, dei 'perché' voi siete ciò che siete e 'sentite' ciò che sentite), che cosa farete? Il dì in cui voi eravate uno (in un tutt'uno col vostro agire), siete divenuti due (il vostro modo di essere per abitudini, ed il vostro 'vero' sentire, di cui cominciate ad essere consapevoli -v. 43/Log.97-); divenuti però due (giunti a questa consapevolezza), che cosa farete? (Affronterete la ricerca interiore?, o proteggerete a tutti i costi il personaggio che vi eravate costruito -l' 'io'-, e non vorrete intaccarlo? -V. 14/Log.98-).


54)Log.7/8         
Egli ha detto: l'uomo è simile a pescatore intelligente, il quale ha gettato la sua rete nel mare e l'ha tratta dal mare, piena di pesci piccoli. Il pescatore intelligente ha trovato tra essi un grande pesce, buono. Allora egli gettò in mare tutti i pesci piccoli e scelse il grande pesce senza esitazione. Chi ha orecchi per intendere, intenda! (Mt 13/47)


Comm "l.":
54)Log.7/8                                    
L'uomo si forma, nel mondo, "gettando la rete", con la propria attenzione ed intelligenza, nel "mare" delle nozioni che la società a lui contemporanea gli offre (o gli impone). Con la maturità, però, egli comincia a selezionare ("trarre dal mare") le nozioni pervenutegli e si accorge di quanti "pesci piccoli" siano nel proprio bagaglio culturale. Ma il "pescatore intelligente" riesce ad individuare, da adulto, "un grande pesce buono" e, cioè, che è possibile raggiungere la propria pace interiore, se si saprà lavorare a porre l'IO in sintonia col proprio inconscio (v.10/Log.106). Questo lavoro di ricerca, però, richiede tempo ed occorre che, per esso, si sappiano sacrificare (si "gettino in mare") altri interessi (i "pesci piccoli"). Ma il "pescatore intelligente" non avrà esitazione nella sua scelta. Chi sa capire questo discorso, ne tragga profitto (con l'esercizio continuo che il lavoro di 'sintonia' richiede).

Comm. inter.:
54)Log.7/8                                   
Egli ha detto: l'uomo è simile a pescatore intelligente, il quale ha gettato la sua rete (i suoi interessi) nel mare (delle notizie che la sua società gli porge) e l'ha tratta dal mare (iniziando a selezionare i dati con la propria intelligenza e sensibilità), piena di pesci piccoli (con la maturità -v. 11/Log.109- egli si accorge che molti degli interessi vissuti erano insignificanti). Il pescatore intelligente (v. 44/Log.76-, ma non tutti lo vogliono essere) ha trovato tra essi (tra le informazioni pervenutegli) un grande pesce, buono (: in ogni uomo risiede 'l'inconscio'!). Allora egli (perché intelligente) gettò in mare tutti i pesci piccoli (che fino ad allora avevano finito col plasmare la sua vita -v. G. Berto: "Il male oscuro"-) e scelse il grande pesce (la ricerca della pace interiore, tramite il contatto col proprio inconscio) senza esitazione. Chi ha orecchi per intendere (grazie all'intelligenza ed al coraggio), intenda!

 55)Log.47                                             
Gesù ha detto: un uomo non può montare due cavalli e tendere due archi. Uno schiavo non può servire a due padroni: o onorerà uno e disprezzerà l'altro...! Nessuno beve il vino vecchio e vuole subito bere il vino nuovo. Il vino nuovo non è messo in otri vecchi, perché non si spacchino, né si mette il vino vecchio in otre nuovo, perché non lo rovini. Non si pone toppa vecchia su vestito nuovo; altrimenti succederà una rottura. (Mt 6/24 - 9/16 + Mc 2/21_22 + Lc 5/36_37 - 16/13)

Comm. "l.":
55)Log.47                                                 
Chi si avventura in analisi occorre che sappia fare una scelta -v. 14)Log.98 o 53)Log.10/11-. Vivere, infatti, per essere sempre consapevoli del proprio sentire porta, almeno nella fase di noviziato, a dolorose esperienze, giacché, spesso, potrà risultare spiacevole di dover ammettere di provare anche sentimenti non buoni. Vi sarà, per questo, l'impulso a difendersi (per non dover soffrire, fortificandosi, quindi, nel volto acquisito -primo "cavallo", "arco", "padrone", "vino", "otre", "vestito"-) e quello, completamente opposto, a guardarsi coraggiosamente dentro, al fine di poter operare, osservandosi nei propri difetti, i miglioramenti desiderati. Qualora i due sentimenti avessero a convivere, nella stessa persona, essa sarà sempre in situazione di disquilibrio ("rottura" interiore).

Comm. interl.:
55)Log.47                                                
Gesù ha detto: un uomo non può montare due cavalli (voler primeggiare con il proprio 'io' e, contemporaneamente, volerlo correggere tramite il lavoro di analisi) e tendere due archi. Uno schiavo non può servire a due padroni: o onorerà uno e disprezzerà l'altro...! Nessuno beve il vino vecchio e vuole subito (anche in analisi, l'approccio è lento e delicato) bere il vino nuovo. Il vino nuovo (cioè il nuovo modo di essere: sempre nuovi e sempre disponibili al rinnovo -v. 67/Log.3_4-) non è messo in otri vecchi (le vecchie consuetudini, standardizzate), perché non si spacchino (col fermento che la nuova libertà comporta si potrebbe rischiare anche la 'follia' -v. Nietzsche-), né si mette vino vecchio in otre nuovo ("perdete ogni speranza o voi che entrate..." -in analisi-, fa scrivere Dante, sulla porta del 'suo' Inferno), perché non lo rovini (col ricadere in vecchi e superati scrupoli, che riportano 'angosce'). Non si pone toppa vecchia (la parte stereotipata di sé) su vestito nuovo (sul motto nuovo del: "siate come viandanti" -v. 64/Log.42-); altrimenti succederà una rottura ("rottura" nel proprio interno e ci si sentirà sempre come in 'bilico' di sclelte -v. 53/Log.10_11-).

IL SILENZIO E LA MEDITAZIONE SONO INDISPENSABILI PER CHI SI INCAMMINA VERSO LA CONQUISTA DELLA PROPRIA PACE INTERIORE (-"REGNO"-)
(In psicoterapia il processo di "iniziazione" al silenzio viene definito: "terza fase")

56)Log.21b                                                       
Invero vi dico: se il padrone di casa sa che viene il ladro, veglierà prima che giunga e non gli permetterà di penetrare nella casa del suo regno, per portar via le sue cose. Ora voi dovete vegliare dinanzi al mondo. Cingetevi i vostri fianchi con gran forza, perché i ladri non trovino la strada per venire da voi, perché essi troverebbero il punto debole che voi proteggete. Tra voi ci sia uomo dotato d'intelligenza! Quando il frutto maturò, egli giunse in fretta, tenendo in mano la falce, e lo mieté. Chi ha orecchi per intendere, intenda! (Mt 15/16 - 24*/43 + Mc 4/49 + Lc 12*/39)

Comm. "l.":
56)Log.21b                                              
Nella fase di noviziato l'uomo che vive cercando il contatto con i propri, veri, sentimenti è molto precario -v. 55)Log.47-. Occorrerà, dunque, che egli sia sempre molto attento a non cedere a provocazioni. Ciò sarebbe molto facile se si sapesse in anticipo quando, dall'esterno, giungerà l'osservazione (il "ladro") che sarà occasione di caduta, perché ci si preparerebbe a non cedere all'ira. Non conoscendosi ancora sufficientemente emotivamente, invece, la caduta può essere imprevedibile e, quindi, inevitabile. Sarà bene, dunque, che ci si "cingano i fianchi con gran forza" (d'animo), e si faccia molta attenzione. Il punto debole (il cedere all'ira -v. Mt 11/12-), tra l'altro, è ben conosciuto da chi vive accanto a persone che hanno trovato il coraggio di abolire le proprie difese: per questo riuscirà più difficile, in quest'ultimi, l'evitare i crolli. Quando, però, con la maturità, ci si conoscerà sufficientemente (perché "il frutto maturò") e l'uomo si sentirà ben padrone di se stesso, allora non si abbia più a temere nulla, anzi, si sia sempre pronti ("tenendo in mano la falce") alle nuove, salutari provocazioni, perché proprio da esse potranno nascere occasioni per una sempre migliore conoscenza ("mietitura") di sé.

Comm. interl.:
56)Log.21b                                            
Invero vi dico: se il padrone di casa (il gestore della propria 'pace interiore') sa che viene il ladro ("ladro" è tutto ciò che può mettere in tentazione di reazione inconsapevole il "padrone di casa", e ciò avviene più  con la persona cara che con l'estraneo, perché con l'amico/a intimo si è sempre maggiormente impreparati alle incomprensioni), veglierà prima che giunga (giacché ci si aspetta di tutto, da un "ladro") e non gli permetterà di penetrare nella casa del suo regno (nella 'sua' pace interiore), per portar vie le suie cose (preziose: 'la pace'). Ora voi dovete vegliare dinanzi al mondo (specie nelle precarie condizioni di noviziato). Cingetevi i vostri fianchi con gran forza (siate attentissimi a non lasciarvi andare a reazioni violente), perché i ladri (quelli che, consapevolmente o non, attentano alla pace altrui) non trovino la strada per venire da voi (il modo di farvi cadere nella reazione violenta, non consapevole), perché essi troverebbero il punto debole (il vostro cedere all'ira) che voi proteggete. Tra voi ci sia uomo dotato d'intelligenza! Quando il frutto maturò (tramite la meditazione), egli (l'uomo maturo) giunse in fretta (della propria maturità emotiva ci si accorge, improvvisamente, quando si osserva che anche le incomprensioni più offensive da parte dell'amico/a più intimo, generano solo sentimenti, al massimo, di contenuta amarezza), tenendo in mano la falce (sempre pronto all'autocorrezione), e lo mieté (prese ad affrontare, oramai padrone di sé, l'altro, senza più sfuggirgli per il timore delle proprie reazioni). Chi ha orecchi per intendere, intenda!


57)Log.68                                               
Gesù ha detto: voi siete beati, quando vi odiano, vi perseguitano e non si troverà luogo là, dove siete stati perseguitati.
(Mt 5/11 + Lc 6/22)

Comm. "l.":
57)Log.68                                                 
Quando gli eventi costringeranno l'uomo a non potersi appoggiare ad alcun altro per far fronte  ai propri stati d'animo più angosciosi perché, "odiato" e "perseguitato" ingiustamente, egli non potrà nemmeno discolparsi, documentando ("non si troverà luogo là...") ad altri la propria innocenza, allora egli potrà considerarsi "beato", giacché avrà avuto modo di conoscere fino in fondo la vera natura del proprio animo, avendola ben collaudata.

Comm. interl.:
57)Log.68                                                
Gesù ha detto: voi siete beati, quando vi odiano, vi perseguitano e non si troverà luogo là, dove siete stati perseguitati (perché, allora, si dovrà fare affidamento solo sulle proprie forze interne, per sorreggersi, e si prenderà più facilmente contatto col vero, personale 'inconscio' -v. Dante, Inf., C.I, v.13: "Ma poi ch'i' fui al pié d'un colle giunto ... guardai in alto, e vidi...". O, ancora: "Ma per parlar del ben ch'io vi trovai, dirò..."-).

58)Log.69a                                             
Gesù ha detto: beati sono quelli che sono stati perseguitati nel loro cuore; quelli ha conosciuto il Padre secondo verità. (Mt 5/10)

Comm. "l.":
58)Log.69a                                              
V. Dante, Inf., canto I -vv. 13_18-: "Ma poi ch'i' fui al pié d'un colle giunto là dove terminava quella valle che m'avea di paura il cor compunto, guardai in alto, e vidi le sue spalle vestite già de' raggi del Pianeta che mena dritto altrui per ogni calle."

Comm. interl.:
58)Log.69a                                             
Gesù ha detto: beati sono quelli che sono stati perseguitati nel loro cuore (l'abbattimento interiore profondo costringe chi lo subisce a solitudini estreme e ... facilita, per l'estrema umiltà che ne consegue, il contatto con la voce dell'inconscio), quelli han conosciuto (interiormente) il Padre secondo verità (per "vera" esperienza diretta).

59)Log.75                                              
Gesù ha detto: molti stanno alla porta, ma i soli entreranno nella camera nuziale. (Mt 7/14)

Comm. "l.":
59)Log.75                                    
Sono molti coloro che intuiscono la giustezza delle problematiche psicoanalitiche (cioè, che "sono alla porta") ma, per poter conseguire dei risultati concreti, occorrerà che ognuno abbia ad affrontare le proprie problematiche. In questo lavoro, però, si sarà, necessariamente, "soli", giacché solo così si potrà giungere al contatto col 'Sé ("nuziale" -v. 10/Log.106-).

Comm. interl.:
59)Log.75                                              
Gesù ha detto: molti stanno alla porta (intuiscono l'esistenza di un problema in loro), ma i soli (la solitudine dell'animo porta alla meditazione) entreranno nella camera nuziale (che è quella del contatto col proprio inconscio).


60)Log.60                                                
Videro un samaritano, che portava un agnello ed entrava in Giudea. Egli disse ai suoi discepoli: che cosa intende fare quel tale con l'agnello? Gli dissero: lo vuole uccidere e mangiare. Disse loro: mentre vive non lo mangerà, ma solo se lo ucciderà ed esso diviene cadavere. Essi dissero: non potrà fare diversamente. Egli disse loro: anche voi dovete cercare un luogo nella quiete, perché non diventiate cadaveri e vi mangino. (Mt* 10/16 + Lc 10/3)

Comm. "l.":
60)Log.60                                                
Il periodo di 'iniziazione' è molto delicato -v. 55)Log.47-. Chi si avvia per quella strada dovrà stare molto attento perché, una volta abolite, con la volontà, le difese acquisite con l'educazione, si è più vulnerabili, perché maggiormante coscienti dei propri, veri, sentimenti. I crolli (quelli nell'ira!) che rendono "cadaveri", saranno inevitabili. Per questo occorrerà che si cerchi un "luogo nella quiete" (almeno fino al superamento del precariato -v. 56/Log.21b-).

Comm. interl.:
60)Log.60                     
Videro un samaritano, che portava un agnello ed entrava in Giudea (ogni occasione poteva essere utile per invitare i suoi alla meditazione). Egli disse ai suoi discepoli: che cosa intende fare quel tale con l'agnello? Gli dissero: lo vuole uccidere e mangiare. Disse loro: mentre vive non lo mangerà, ma solo se lo ucciderà ed esso diviene cadavere. Essi dissero: non potrà fare diversamente. Egli disse loro: anche voi dovete cercarvi un luogo nella quiete (in questa vostra delicata fase di noviziato), perché non diventiate cadaveri (cedendo alle provocazioni altrui e finendo nell'ira, la qual cosa vi renderebbe precari -"cadaveri"- agli occhi di voi stessi e degli altri -v. 56/Log.21b-) e vi mangino (con la loro ironia).

 IL MESTIERE DELLO PSICOANALISTA NON È FACILE

61)Log.34                                                   
Gesù ha detto: se un cieco guida un cieco cadono ambedue giù in una fossa.  (Mt 15/14 + Lc 6/39)

Comm. "l.":
61)Log.34                                                 
Avviare l'altro all'autogoverno di sé è compito molto delicato. Solo chi sarà in grado di togliere "la trave dal proprio occhio" -v. 34)Log.26- e sarà divenuto, così, meno "cieco", potrtà, forse, aiutare l'altro ad intraprendere la propria strada, senza che si finisca entrambi "giù in una fossa" (di sofferenza inutile).

Comm. interl.:
61)Log.34                                               
Gesù ha detto: se un cieco (uno psicoanalista non all'altezza del suo compito) guida un cieco (tutti lo siamo, di fronte alla 'verità oggettiva' -v. 13/Log.83-) cadono ambedue giù in una fossa (senza uscita: il primo, perché vorrebbe vedere la 'sua' verità trasformare l'altro e portarlo verso l'autogoverno e lo vede, invece, sempre più annegato nei suoi problemi; il secondo, perché sempre più 'naufrago').

62)Log.35                                                
Gesù ha detto: non è possibile che un tale penetri nella casa del forte e se ne impossessi con la forza se prima non gli lega le mani. Allora svuoterà la casa di lui. (Mt 12/29 + Mc 3/27 + Lc 11/21-22)                                                                                  

Comm. "l.":
62)Log.35                                                 
Non è possibile portare un altro ad aprirsi spontaneamente a se stesso ed a spogliarsi, quindi, delle difese acquisite con l'educazione ( specie se, inconsapevolmente, "forte" in esse) senza, prima, potergli additare le sue contraddizioni ("legandogli", così, "le mani"). Solo allora, infatti, l'altro sarà costretto a dover giustificare a se stesso le proprie incoerenze e, se coraggioso, potrà voler davvero conoscersi meglio e desiderare, eventualmente, anche l'aiuto dall'esterno, per ripulire ("svuotare") il proprio sentire (sua "casa").

Comm. interl.:
62)Log.35                                               
Gesù ha detto: non è possibile che un tale (uno psicoanalista, anche esperto nel suo mestiere) penetri (senza che questi si ribelli e si rinchiuda ancor più, rendendosi, quindi, anche illegibile -v. 26/Log21a-) nella casa del forte (in resistenze interne) e se ne impossessi con la forza ( della persuasione e delle argomentazioni esatte) se prima non gli lega le mani (costringendolo a meditare su contraddizioni espresse dal 'suo' stesso comportamento e dalle 'sue' stesse convinzioni dichiarate). Allora svuoterà (questo è il compito dello psicoanalista: rompere le barriere di autodifesa e portare l'analizzato al 'desiderio' di aprirsi e rinnovarsi) la casa di lui (la "di lui" psiche. Solo allora, infatti, il "forte" si aprirà spontaneamente e lo si potrà aiutare a conoscersi -v. 81/Log.108- meglio).


63)Log.8/9                                                   
Gesù ha detto: ecco, il seminatore uscì, riempì la sua mano e gettò i semi. Alcuni caddero sulla strada. Vennero gli uccelli e li raccolsero. Altri caddero sopra la roccia, ma non emisero radici giù nella terra né produssero spiga in alto. Altri caddero sopra le spine. Queste soffocarono il seme e il verme li divorò. Altri caddero sulla terra buona e questa diede buon frutto in alto e recò ora sessanta ora centoventi granelli, per ogni spiga. (Mt 13/3 + Mc 4/3 + Lc 8/5)

 
Comm "l.":
63)Log.8/9                                                 
Il lavoro psicoanalitico è cosa da affrontare individualmente; ognuno, quindi, dovrà trovare la sua strada, se vorrà avvicinarvisi. Per questo chi vorrà divulgare ("il seminatore") le tematiche di ricerca interiore si troverà, da parte degli ascoltatori, a contatto con varie risonanze d'ascolto, in funzione delle particolari e specifiche recettività ("terra buona") d'animo. Comunque, solo chi avrà il coraggio di mettere in pratica ciò che avrà recepito, e vi si applicherà, con lavoro personale ed assiduo, potrà avere una resa, in serenità e vitalità ("ora sessanta ora centoventi granelli per ogni spiga"), ed il frutto del suo lavoro ("buon frutto") sarà ben visibile -v. 36)Log.32-, perché "alto".

Comm. interl.:
63)Log.8/9                                              
Gesù ha detto: ecco, il seminatore (lo psicoanalista) uscì (dopo essersi sufficientemente analizzato -v. 34/Log.26-), riempì la sua mano e gettò i semi (aprendosi con la sua anima all'altro gli diede "semi" di meditazioni perché, a sua volta, quello si aprisse e sbocciasse anche in lui la pace interiore). Alcuni caddero sulla terra (sull'uomo piatto e prefabbricato). Vennero gli uccelli (altri) e li raccolsero (di lui non restò assolutamente nulla). Altri caddero sopra la roccia (sull'uomo reso coriaceo dalle mille difese create dalla sua intelligenza), ma non emisero radici giù nella terra (il filtro della fredda intelligenza non lasciò il tempo, alla meditazione, di lavorare per riscaldare l'interno del suo animo -"terra"-, con i caldi echi connessi) né produssero spiga in alto (frutto di sottili -"alte"- elaborazioni personali). Altri caddero sopra le spine (sull'ascoltatore assillato da tante -"spine"- preoccupazioni contingenti). Queste soffocarono il seme (quello della meditazione è molto piccolo -v. 33/Log.20- e richiede molta umiltà e particolare attenzione) e il verme (del contingente) li divorò (facendogli accantonare l'argomento). Altri caddero sulla terra buona ("sulla" mente dell'uomo desideroso davvero di verità, mente tenuta costantemente e coraggiosamente disponibile all'ascolto interiore) e questa diede buon frutto in alto (con spunti 'propri' di meditazione) e recò ora sessanta ora centoventi granelli, per ogni spiga (le "spighe", fertilizzate dalla 'luce' dell'inconscio, si arricchirono di ragionamenti appropriati e l'uomo produsse chi "sessanta" e chi "centoventi per spiga", in funzione dei personali talenti).

CHI È ADDENTRO IN ANALISI VIVE MOLTO ATTENTO ALL'ATTIMO DI VITA

 64)Log.42                             
Gesù ha detto: siate come viandanti! (Mt 8/20 + Lc 9/58)                                  

Comm. "l.":
64)Log.42                                     
Chi è attento al proprio sentire dell'attimo, vive "come" un "viandante", il quale osserva, di volta in volta, il panorama che gli si prospetta.

Comm. interl.:
64)Log.42                                   
Gesù ha detto: siate come viandanti (attenti, in ogni momento, al proprio 'sentire' dell'attimo)!

65)Log.62                   
Gesù ha detto: io dico i miei misteri a chi ne è degno. La tua sinistra non deve sapere ciò che farà la tua destra. 
(Mt* 6/3 + Lc 8/10 + Gv 14/22)                                                                                   

Comm. "l.":
65)Log.62                                                 
Pochi sono quelli che -v. 41)Log.74- sapranno vivere d'analisi e solo ad essi è rivolto l'invito a vivere non programmando il 'dopo' (... "ciò che farà la destra"), giacché ogni momento dovrà essere fine a se stesso, se si vorrà leggere, in esso, il proprio sentire.

Comm. interl.:
65)Log.62                                   
Gesù ha detto: io dico i miei misteri a chi ne è degno (a chi è all'altezza di capire -v. 71/Log.55-). La tua sinistra non deve sapere ciò che farà la tua destra (non vivere del 'dopo', ma del tuo sentire dell' 'ora').

66)Log.86                    
Gesù ha detto: le volpi hanno le loro tane e gli uccelli hanno il loro nido, ma il figlio dell'uomo non ha posto per reclinare e riposare.  (Mt 8/20 + Lc 9/58)                                                    

Comm. "l.:
66)Log.86                                 
Chi vive cercando la sintonia col 'Sé' profondo (per divenire, così, "figlio dell'uomo", perché "figlio" del 'Sé') dovrà essere molto attento (non potrà "riposare") giacché molte delle sensazioni negative che egli andrà scoprendo potranno essere, per lui, anche molto dolorose. Sarà bene, quindi, che egli non vi giunga impreparato.

Comm. interl.:
66)Log.86                                 
Gesù ha detto: le volpi hanno le loro tane e gli uccelli hanno il loro nido, ma il figlio dell'uomo ("figlio" del contatto col 'sé' -v. 10/lLog.106-) non ha posto per reclinare (il capo) e riposare ((il vivere d'analisi non lascia spazio al riposo, finché -v. 30/Log.106- non si sia giunti a trovare la 'chiave' per il conseguimento della propria pace interiore. Ed anche allora bisognerà che si sia 'costantemente' desti, perché la propria pace perduri -v. 22/Log.18-)).

67)Log.3/4                                                  
Gesù ha detto: il vecchio nei suoi giorni non esiterà ad interrogare il bambino di sette giorni circa il luogo della vita e vivrà, giacché molti primi saranno ultimi e diverranno uno solo.
(Mt 19/30 - 20/27 + Mc 9/35 - 10/31 + Lc 13/30 - 22/26 + Gv 17/11)

Comm. "l.":
67)Log.3/4      
L'anziano sarà tanto più adulto, quanto più saprà selezionare informazioni nuove, riuscendo a non trascurare nemmeno quelle che potranno pervenirgli dal "bambino di sette giorni". Divenendo adulti ("primi", forse, un tempo), poi, si tenderà ad essere molto simili l'un l'altro (si tenderà, cioè, all' "uno solo") per il forte desiderio, comune, di essere liberi da preconcetti e del volersi avvalere l'uno dell'altro, per migliorarsi -v. 100)Log.25-.

Comm. interl.:
67)Log.3/4     
Gesù ha detto: il vecchio nei suoi giorni non esiterà (se non vorrà invecchiare davvero, anche nell'animo) a interrogare (per istruirsi e rinnovarsi sempre) il bambino di sette giorni (persino lui!, cioè, praticamente, tutti) circa il luogo della vita e vivrà (della "vita" interiore), giacché molti primi (molti che, un tempo, cercavano di primeggiare sugli altri col proprio 'io') saranno ultimi (desidereranno, da adulti, correggersi più che correggere -v. 34/Log.26-) e diverranno uno solo (tutti 'apprendisti', l'uno dall'altro, uniti da uno stesso maestro interiore -v. 100/Log.25-).


68)Log.103                                                 
Gesù ha detto: beato l'uomo, il quale sa in che momento i ladri entreranno. Si potrà così alzare, potrà raccogliere la sua ... e cingersi il fianco, prima che entrino. (Mt* 24/43 + Mc 4/29 + Lc* 12/39)

Comm. "l.":
68)Log.103                                              
Beati coloro che (almeno in fase di noviziato) riusciranno a prevedere in tempo il "momento" in cui una provocazione ("ladro") potrà toccarli, inevitabilmente, da vicino. Solo così, infatti, si riuscirebbero ad evitare rovinose cadute (nell'ira).

Comm. interl.:
68)Log.103                                           
Gesù ha detto: beato l'uomo, il quale (sempre attento a vivere al meglio il proprio attimo) sa in che momento i ladri (i suoi provocatori -v. 56/Log.21b-) entreranno. Si potrà così alzare ('assentandosi', anche solo mentalmente), potrà raccogliere la sua ...('roba personale': il proprio desiderio di pace) e cingersi il fianco (con l'attenzione a non lasciarsi andare), prima che entrino (da lui, tramite il suo crollo nell'ira).

PER DIVENIRE "ANALISTI" OCCORRE VOLERE E SAPERE USCIRE DALL'EDUCAZIONE RICEVUTA

69)Log.105                                                   
Gesù ha detto: chi riconoscerà il padre e la madre sarà chiamato figlio di prostituta. (Mt 12/48 +  Mc 3/33 + Lc 8/21)

Comm. "l.":
69)Log.105                                            
Colui che non riuscirà ad uscire da quella parte di educazione ricevuta (suo "padre" e "madre") che, non essendo giusta, andrebbe rivista, resterà deforme, in essa, e sarà come se fosse "figlio" di (una mentalità) prostituta (giacché non potrà essere chiamato, invece, "figlio dell'uomo" -v. 10/Log.106-).

Comm. interl.:
69)Log.105                                             
Gesù ha detto: chi riconoscerà il padre e la madre (chi resterà nell'educazione ricevuta da "padre" e "madre" o, comunque, da educatori 'esterni', in genere) sarà chiamato figlio di prostituta (giacché sarà figlio di consuetudini e non vero "figlio dell'uomo" -v. 66/Log.86-).

70)Log.101                                             
Chi non odierà suo padre e sua madre come me, non mi potrà essere discepolo. E chi non amerà suo padre e sua madre come me, non mi potrà essere discepolo. Mia madre difatti ..... La mia vera madre però mi ha dato la vita.
(Mt 10/37 + Lc 14/26)

Comm "l.":
70)Log.101                                               
Occorrerà saper distinguere, negli affetti, tra ciò che bisogna "odiare" (e, cioé, le forme di pensiero inesatte, anche se esse provengono dai più vicini educatori, nostri "padre" e "madre" spirituali) e ciò che occorre "amare", perché persone reali (Il vero "padre" e la vera "madre") alle quali si deve il dono della vita e della capacità di esseri pensanti.

Comm. interl.:
70)Log.101                                            
Chi non odierà (come parte 'educante' acquisita) suo padre e sua madre (o chi per essi) come me, non mi potrà essere discepolo (-v. 69/Log.105-). e chi non amerà suo padre e sua madre come me (come persone: esseri viventi), non mi potrà essere discepolo. Mia madre difatti ....(... come parte educante acquisita, va ripudiata, almeno nelle forme di pensiero inesatte). La mia vera madre però (quella terrena, va amata come persona perché, comunque) mi ha dato la vita.

71)Log.55    
Gesù ha detto: chi non odierà suo padre e sua madre non mi potrà essere discepolo. E se non odierà i suoi fratelli e le sue sorelle e non porterà la sua croce come me, egli non sarà degno di me.(Mt 10/37 + Lc 14/26)

Comm. "l.":
71)Log.55      
Ogni legame affettivo, in analisi, occorre che sia vero e non frutto di sole abitudini. Colui, quindi, che si avventura a conoscersi dentro occorrerà che sappia distinguere ("odiare") tutto ciò che, anche nei rapporti più consueti e familiari, non sia, in lui, realmente genuino. La filosofia della vita del vero analista, quindi, non è cosa da tutti; bisognerà che vi si lavori per esserne "degni" (v. 65/Log.62).

Comm. interl.:
71)Log.55      
Gesù ha detto: chi non odierà suo padre e sua madre (v. 70/Log.101) non mi potrà essere discepolo (giacché questi dovrà essere sempre libero interiormente -v. 65/Log.62-). E se non odierà i suoi fratelli e le sue sorelle (nel vincolo pseudoaffettivo che proviene dalle abitudini di vita, che fa sembrare amore ciò che è solo consuetudine. E ogni sentimento non 'vero', in analisi, va "odiato" per potersene liberare e guardarsi dentro nel 'vero') e non porterà la sua croce come me (non "porterà" il peso della propria esistenza con lo stesso tipo di filosofia: "siate come viandanti" -v. 64/Log.42- con il quale io mi muovo), egli non sarà degno di me (non sarà all'altezza -non ce la farà!- per condurre una vita come la mia -v. 65/Log.62-).

 CHI SI ADDENTRA IN ANALISI SI ALLONTANA DAI VALORI COMUNI CHE GOVERNANO IL MONDO

72)Log.110     
Gesù ha detto: chi ha trovato il mondo ed è divenuto ricco, rinneghi il mondo. (Mc 10/28)

Comm. "l.":
72)Log.110    
Chi, nella maturità, ha iniziato ad accorgersi che ciò che gli interessa davvero non è quello che gli proviene dall'esterno (cioè: dal "mondo"), ma ciò che realmente sente dentro se stesso, s'interessi di approfondire, con scelta sicura ("rinnegando", dunque, le cose del "mondo" esteriore), quest'ultimo campo.

Comm. interl.:
72)Log.110    
Gesù ha detto: chi ha trovato il mondo (chi ha scoperto che, al mondo, la 'verità' non è ciò che ci appare, ma è alle spalle di questo -v.13/Log.83-) ed è divenuto ricco (per la sua stessa scoperta), rinneghi il mondo (almeno come interesse primario -sapendo che la verità oggettiva non potrà mai essere conosciuta- e si dedichi a decifrare la propria realtà: ciò che 'sente', e 'perché' lo sente. Viva, quindi, di analisi).

73)Log.56      
Gesù ha detto: chi ha capito il mondo, ha trovato un cadavere, ma se ha scoperto un cadavere il mondo a che gli serve?
(Rm 8/6)

Comm. "l.":
73)Log.56       
Se, nella maturità -v. 72)Log.110-, si è capito quale valore (di "cadavere") abbiano le cose del "mondo": a che vale perdere ancora del tempo, attribuendo ad esse del valore?

Comm. interl.:
73)Log.56       
Gesù ha detto: chi ha capito il mondo, ha trovato un cadavere (v. sopra), ma se ha scoperto un cadavere il mondo a che gli serve? (Osservi, dunque, in se stesso -v. 72/Log.110-).

74)Log.80       
Gesù ha detto: chi ha conosciuto il mondo, ha trovato il corpo; il mondo, però, non è degno di chi ha trovato il corpo.

Comm. "l.":
74)Log.80        
Con la maturità ci si rende conto che ciò che ci appare, del "mondo", non è che l'aspetto esteriore degli avvenimenti ("corpo"). Chi, però, è giunto a rendersi conto di ciò, non tema più il giudizio altrui, giacché egli non è più giudicabile con le leggi del "mondo" (esteriore).

Comm. interl.:
74)Log.80        
Gesù ha detto: chi ha conosciuto (capito) il mondo (il valore di ciò che ci appare, del mondo), ha trovato il corpo ("ha trovato" che tutto ciò che vede è la parte esteriore -"corpo"- degli avvenimenti -v. 13/Log.83-); il mondo, però, non è degno (non è all'altezza) di chi ha trovato il corpo (se si subiranno, dunque, delle incomprensioni e delle umiliazioni, non ci si faccia caso!).

75)Log.72                                                  
Un tale gli disse: di' ai miei fratelli che spartiscano con me le cose di mio padre. Gli rispose: uomo, chi mi ha costituito spartitore? Rivolto ai suoi discepoli disse loro: sono forse uno spartitore io?

(Lc 12/13) 

Comm. "l.":
75)Log.72                                                  
L'analista è la persona meno adatta ("sono forse uno spartitore?") perché si abbiano da lui dei consigli di comportamento. Egli, infatti, ricaverà proprio dal comportamento spontaneo del soggetto quei dati di conoscenza, onde poter porre specifiche ed utili domande a chi vorrà essere aiutato, da lui, a conoscersi meglio.

Comm. interl.:
75)Log.72                                               
Un tale gli disse: di' ai miei fratelli che spartiscano con me le cose di mio padre. Gli rispose: uomo, chi mi ha costituito spartitore? (Non sono i beni terreni, ma i sentimenti che interessano un analista. Anche una spartizione di beni, dunque, può portare alla luce 'verità' del sentire profondo e dare una migliore conoscenza di se stessi. L'analista, dunque, deve osservare: non consigliare!) Rivolto ai suoi discepoli disse loro: sono forse uno spartitore io? (Egli trae sempre, dalle situazioni, spunti educativi e di riflessioni per i suoi -v. 60/Log.60-).

IN PSICOANALISI, PERCHÉ NE NASCANO FRUTTI, OCCORRE CHE SIA IL SOGGETTO STESSO A PORSI LE PROBLEMATICHE

76)Log.92                                                
Gesù ha detto: cercate e troverete; quelle cose che mi avete domandato in quei giorni, in quel giorno non ve le ho dette. Ora vorrei dirvele ma voi non chiedete.

(Mt* 7/7 - Lc* 11/9)

Comm. "l.":
76)Log.92                                                  
L'analista è tanto più bravo quanto più riesce a far sì che sia lo stesso analizzato ("cercate e troverete" -v. 30/Log.1_2-) a mettere a fuoco le proprie problematiche e le ipotesi di soluzioni. Quando, però, egli ritiene che il tempo sia maturo, è disposto ad intervenire direttamente, per stimolare ed accellerare il ritmo di crescita. Anche a quel punto, però sarà bene che sia sempre l'analizzato stesso, con le proprie domande ("ma voi non chiedete") a dargli l'opportunità di intervento; diversamente si rischierebbe di creare quel rapporto 'maestro-discepolo', che il vero analista non dovrebbe mai permettere, per non creare, nell'altro, delle dipendenze.

Comm. interl.:
76)Log.92
Gesù ha detto: cercate (dentro e fuori di voi -v. 24/Log.2_3-) e troverete (la pace, tramite il contatto col vostro inconscio); quelle cose che mi avete domandato in quei giorni, in quel giorno non ve le ho dette (per lasciare che voi ci arrivaste da soli). Ora vorrei dirvele ma voi non chiedete (o, forse, "chiedete" con poca attenzione -v. 84/Log.38; 89/Log.52-).

LA PSICOANALISI NON È SCIENZA PER TUTTI

77)Log.23                                                
Gesù disse: vi eleggerò uno tra mille e due tra diecimila e si troveranno ad essere come un solo individuo.
(Mt 22/14 + Gv* 15/16)

Comm. "l.":
77)Log.23                                                
Scegliere persone atte a portare avanti autonomamente (ed è questa l'unica strada per divenire realmente analisti) l'esercizio ed il lavoro di analisi, richiede doti d'intuito molto elevate. Per giunta, più è numeroso il gruppo nel quale l'individuo si è formato, più è difficile staccarsi dalla mentalità collettiva dello stesso. I "diecimila", infatti, che pensavano allo stesso modo concedono molta sicurezza ...: perché doverne uscire, per un'avventura tanto solitaria?

Comm. interl.:
77)Log.23                                               
Gesù disse: vi eleggerò uno tra mille (trovare chi ha il coraggio di fare analisi 'sulla propria pelle' è molto raro) e due tra diecimila (più la massa che pensa in modo uniforme è numerosa, più un 'volto collettivo' inconsapevole si stampa su tutti ed è difficile estrarre, dal singolo, 'desideri' di analisi) e si troveranno ad essere come un solo individuo (v. 67/Log.3_4-).

78)Log.93                                                
Non date ciò che è santo ai cani, perché non lo gettino sul letamaio. Non gettate le perle alle scrofe, perché non le rovinino. (Mt 7/6)

Comm. "l.":
78)Log.93                                                
La  spontaneità ("perla") dell'uomo fuso al proprio inconscio -v. 10)Log.106- che tenderebbe a far affiorare, naturalmente, sempre nuove sensazioni  (l'inconscio è una miniera inesauribile), darà spesso occasioni di amarezza per le incomprensioni che ne nasceranno. Con l'esperienza si sia, dunque, attenti a chi regalarla (la "perla"), sapendo evitare chi non ha buon gusto di scelta (la "scrofa").

Comm. interl.:
78)Log.93                                               
Non date ciò che è santo (il frutto della meditazione) ai cani (a chi non è all'altezza di capire), perché non lo gettino sul letamaio (scherzandoci e 'snobbandone' la profondità). Non gettate le perle (delle vostre 'preziose' meditazioni) alle scrofe (che mangiano tutto, senza discernimento di gusti), perché non le rovinino (con l'ironia dell'ignorante).

L'OBIETTIVITÀ È UNA META CUI DEVE ASPIRARE "L'HOMO SAPIENS"

79)Log.4/5                                               
Gesù ha detto: conosci ciò che sta di fronte a te e ciò che ti è nascosto ti sarà manifesto, ché non c'è nulla di nascosto che non sarà manifesto. (Lc 8/17)

Comm. "l.":
79)Log.4/5                                                
L'analista non viva del 'dopo', ma di quanto gli accade nell'attimo (quello che sta vivendo: "di fronte"); solo in questo modo, infatti, egli potrà sapere (perché gli "sarà manifesto") realmente cosa sente e cosa prova (ed è questo: "ciò che ti è nascosto"). Le proprie sensazioni, infatti, variano nel tempo e, se non si è attenti a carpirle, sfuggiranno alla consapevolezza e, quindi, non porteranno all'autoconoscenza.

Comm. interl.:
79)Log.4/5                                               
Gesù ha detto: conosci (come 'aspirazione' di obiettività -v. 13/Log.83-) ciò che sta di fronte a te (di volta in volta) e ciò che ti è nascosto (l'inconscio) ti sarà manifesto (raggiungerà il tuo conscio, proprio grazie alla meditazione), ché non c'è nulla di nascosto che non sarà manifesto (all'uomo coraggioso, tramite la ricerca interiore, unita alla meditazione -v. 16/Log.22; 13/Log.83-)

IN PSICOANALISI NON ESISTE LA PARENTELA DI SANGUE, MA DI "DESIDERI"

 

 

80)Log.99                                                        
Gli dissero i suoi discepoli: i tuoi fratelli e tua madre stanno fuori. Egli disse loro: quelli qui presenti che compiono il volere di mio a Padre, sono questi i miei fratelli e mia madre. Essi entreranno nel regno del Padre mio.

(Mt 12/49 + Mc 3/34 + Lc 8/21)


Comm. "l.":

80)Log.99                                                  L'analista non ha legami di sangue, perché conosce, o desidera conoscere, i propri, veri sentimenti, distinguendoli dalle pure abitudini. Scoprirli significa avvicinarsi al 'Sé (come ascolto interiore, o "regno del Padre"). Solo fra uomini in cammino per questa strada si potrà avere una vera, naturale "fratellanza", perché vi sarà comunità d'interessi e coscienza di difficoltà di percorsi.

Comm. interl.:

80)Log.99                                                Gli dissero i discepoli: i tuoi fratelli e tua madre stanno fuori. Egli disse loro: quelli qui presenti che compiono il volere di mio Padre (che si lasciano ammaestrare dall'interno -v. 8/Log.61b-), sono questi i miei fratelli e mia madre (i veri "fratelli" si istruiscono l'un l'altro -"madre"- con sincerità e si amano sinceramente -v. 100/Log.25-). Essi entreranno (vivendo interiormente) nel regno del Padre mio (che è quello della meditazione e della pace interore).

ANALISTA E ANALIZZATO, SE IL LAVORO PROCEDE NEL MIGLIORE DEI MODI, DIVENTANO
QUASI UNA SOLA PERSONA

81)Log.108                                                 
Gesù ha detto: chi berrà dalla mia bocca, diverrà come me. Anch'io diverrò ciò che è lui e i misteri saranno a lui manifesti. (Gv 4/14 - 7/38)

Comm. "l.":
81)Log.108                                               
Il lavoro tra analizzato ed analista è cosa sottile e densa di situazioni sempre nuove ed imprevedibili; solo immergendosi interamente ("anch'io diverrò ciò che è lui") l'uno nelle problematiche dell'altro, con amore, ci si potrà avviare a districare ingarbugliate matasse (di sensazioni) ... ed "i misteri saranno a lui (interessato) manifesti".

Comm. interl.:
81)Log.108                                            
Gesù ha detto: chi berrà dalla mia bocca (capendo il lavoro da fare e mettendo in pratica) diverrà come me (aperto, sincero e disponibile). Anch'io (tramite la sua 'apertura', che mi porterà a conoscerlo sempre meglio) diverrò ciò che è lui e (potendo lavorare insieme, uniti da un solo intento: la conoscenza del 'vero') i misteri (dei turbamenti del suo animo) saranno a lui (e a lui, innanzitutto) manifesti (Sheldon Kopp, in: "Ripartire da uno -guida pratica per gli psicoterapeuti"-, Ed. Astrolabio, dice in copertina: "Quando il terapeuta lavora nel miglior modo possibile, non vive più come una persona che cerca di far cambiare un'altra persona, anzi non vive più come una persona che fa psicoterapia. Il terapeuta diviene il lavoro. Il terapeuta e la psicoterapia divengono una cosa sola, e tutto quanto sembra fluire da solo".


BIBLIOGRAFIA

MARIO ERBETTA: "Gli apocrifi del Nuovo Testamento" -Vol. 1/1- Ed. MARIETTI
MARCELLO CRAVERI: "I Vangeli Apocrifi" - Ed. EINAUDI

MARIO PÌNCHERLE: "Il Quinto Vangelo" (di Tommaso Apostolo) - Ed. FILELFO

ELAINE PAGELS: "I Vangeli Gnostici" - Saggi - Ed A. MONDADORI

ERICH FROMM: "La disobbedienza ed altri saggi" - Saggi - Ed. MONDADORI

JOSÈ DELGADO: "Genesi e libertà della mente" - Ed. BORINGHIERI

CARL R. ROGERS: "I gruppi d'incontro" - Ed. ASTROLABIO

SHELDON B. KOPP: "Se incontri il buddha per la strada uccidilo" -Ed. ASTROLABIO

THOMAS S. SZASZ: "Disumanizzazione dell'uomo (ideologia e psichiatria)" - Ed. FELTRINELLI

SHELDON B. KOPP: "Ripartire da uno" (guida pratica per gli psicoterapeuti) - Ed. ASTROLABIO

GIUSEPPE BERTO: "Il male oscuro" - Ed. A. MONDADORI

DANTE ALIGHIERI: "La Divina Commedia" - INFERNO

JACQUES LACAN, nel commento di Franco Fornari "Corriere della Sera" del 12-9-1981

ALBERT EINSTEIN: "Come io vedo il mondo" - NEWTON COMPTON EDITORI

HERMANN HESSE: "Siddharta" - Ed. ADELFHI

IDA MAGLI: "Gesù di Nazaret. Tabù e Trasgressione" - Ed. RIZZOLI