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Il
PROBLEMA PSICOANALITICO NASCE ad un CERTO PUNTO della MATURITÀ dell'UOMO ed
IMPONE una SCELTA PERSONALE PERCHÉ POSSA
ESSERE APPROFONDITO
53)Log.10/11
Gesù ha detto: questo cielo passerà, quello sopra di esso passerà; i
morti non sono più in vita e quelli che sono vivi non moriranno. Nei giorni
in cui voi mangiavate ciò che è morto, voi lo rendevate vivo. Quando voi
sarete nella luce, che cosa farete? Il dì in cui eravate uno, siete
divenuti due; divenuti però due, che cosa farete? (Lc 14/28-31)
Comm.
"l.":
53)Log.10/11
L'attimo della vita dell'uomo trascorre velocemente e non profittare di
esso, per migliorarsi, è come essere "morti" prematuramente. Chi
è fuso al proprio 'Sé', invece, resta vivo e vitale, perché sempre
conscio dei propri sentimenti e disponibile a migliorarli.
Vi è, comunque,per tutti un tempo, nella maturità, in cui ci si accorge
che è possibile rifiutare di guardarsi dentro (e, quindi, restare fermi
-"morti"-), o desiderare di conoscersi oltre (divenendo
"vivi", anche a costo di sofferenze per questo).
Cosa farà l'adulto, a quel punto, è decisione solo sua: nessuno infatti
potrà obbligarlo a conoscersi meglio, se non sarà lui stesso a volerlo!
(V. 54/Log.7-8 e 26/Log.21a).
Comm.
interl.:
53)Log.10/11
Gesù ha detto: questo cielo passerà, quello sopra di esso passerà (il
tempo, misurato in "cieli", trascorre); i morti (quelli che vivono
per le cose 'nel' tempo) non sono più in vita (essendo divisi dal proprio
inconscio -v. 104/Log.40 e 3/Log.70) e quelli che sono vivi (perché in
armonia col 'sé' interiore -v. 5/Log.24-) non moriranno (perché la fonte
interiore è inesauribile...). Nei giorni in cui voi mangiavate (vi
interessavate a) ciò che è morto (le azioni esteriori degli uomini -v.13/Log.83-), voi lo rendevate vivo (col vostro interesse). Quando voi
sarete nella luce (quando, maturi, capirete che vi è un grandissimo
problema alle vostre spalle: l'analisi, non ancora risolta, dei 'perché'
voi siete ciò che siete e 'sentite' ciò che sentite), che cosa farete? Il
dì in cui voi eravate uno (in un tutt'uno col vostro agire), siete divenuti
due (il vostro modo di essere per abitudini, ed il vostro 'vero' sentire, di
cui cominciate ad essere consapevoli -v. 43/Log.97-); divenuti però due
(giunti a questa consapevolezza), che cosa farete? (Affronterete la ricerca
interiore?, o proteggerete a tutti i costi il personaggio che vi eravate
costruito -l' 'io'-, e non vorrete intaccarlo? -V. 14/Log.98-).
54)Log.7/8
Egli ha detto: l'uomo è simile a pescatore intelligente, il quale ha
gettato la sua rete nel mare e l'ha tratta dal mare, piena di pesci piccoli.
Il pescatore intelligente ha trovato tra essi un grande pesce, buono. Allora
egli gettò in mare tutti i pesci piccoli e scelse il grande pesce senza
esitazione. Chi ha orecchi per intendere, intenda! (Mt 13/47)
Comm "l.":
54)Log.7/8
L'uomo si forma, nel mondo, "gettando la rete", con la
propria attenzione ed intelligenza, nel "mare" delle nozioni che
la società a lui contemporanea gli offre (o gli impone). Con la maturità,
però, egli comincia a selezionare ("trarre dal mare") le nozioni
pervenutegli e si accorge di quanti "pesci piccoli" siano nel
proprio bagaglio culturale. Ma il "pescatore intelligente" riesce
ad individuare, da adulto, "un grande pesce buono" e, cioè, che
è possibile raggiungere la propria pace interiore, se si saprà lavorare a
porre l'IO in sintonia col proprio inconscio (v.10/Log.106). Questo lavoro
di ricerca, però, richiede tempo ed occorre che, per esso, si sappiano
sacrificare (si "gettino in mare") altri interessi (i "pesci
piccoli"). Ma il "pescatore intelligente" non avrà
esitazione nella sua scelta. Chi sa capire questo discorso, ne tragga
profitto (con l'esercizio continuo che il lavoro di 'sintonia'
richiede).
Comm.
inter.:
54)Log.7/8
Egli ha detto: l'uomo è simile a pescatore intelligente, il quale ha
gettato la sua rete (i suoi interessi) nel mare (delle notizie che la sua
società gli porge) e l'ha tratta dal mare (iniziando a selezionare i dati
con la propria intelligenza e sensibilità), piena di pesci piccoli (con la
maturità -v. 11/Log.109- egli si accorge che molti degli interessi vissuti
erano insignificanti). Il pescatore intelligente (v. 44/Log.76-, ma non
tutti lo vogliono essere) ha trovato tra essi (tra le informazioni
pervenutegli) un grande pesce, buono (: in ogni uomo risiede 'l'inconscio'!).
Allora egli (perché intelligente) gettò in mare tutti i pesci piccoli (che
fino ad allora avevano finito col plasmare la sua vita -v. G. Berto:
"Il male oscuro"-) e scelse il grande pesce (la ricerca della pace
interiore, tramite il contatto col proprio inconscio) senza esitazione. Chi
ha orecchi per intendere (grazie all'intelligenza ed al coraggio), intenda!
55)Log.47
Gesù ha detto: un uomo non può montare due cavalli e tendere due archi.
Uno schiavo non può servire a due padroni: o onorerà uno e disprezzerà
l'altro...! Nessuno beve il vino vecchio e vuole subito bere il vino nuovo.
Il vino nuovo non è messo in otri vecchi, perché non si spacchino, né si
mette il vino vecchio in otre nuovo, perché non lo rovini. Non si pone
toppa vecchia su vestito nuovo; altrimenti succederà una rottura. (Mt
6/24 - 9/16 + Mc 2/21_22 + Lc 5/36_37 - 16/13)
Comm.
"l.":
55)Log.47
Chi si avventura in analisi occorre che sappia fare una scelta -v. 14)Log.98
o 53)Log.10/11-. Vivere, infatti, per essere sempre consapevoli del proprio
sentire porta, almeno nella fase di noviziato, a dolorose esperienze, giacché,
spesso, potrà risultare spiacevole di dover ammettere di provare anche
sentimenti non buoni. Vi sarà, per questo, l'impulso a difendersi (per non
dover soffrire, fortificandosi, quindi, nel volto acquisito -primo
"cavallo", "arco", "padrone",
"vino", "otre", "vestito"-) e quello,
completamente opposto, a guardarsi coraggiosamente dentro, al fine di poter
operare, osservandosi nei propri difetti, i miglioramenti desiderati.
Qualora i due sentimenti avessero a convivere, nella stessa persona, essa
sarà sempre in situazione di disquilibrio ("rottura" interiore).
Comm.
interl.:
55)Log.47
Gesù ha detto: un uomo non può montare due cavalli (voler primeggiare con
il proprio 'io' e, contemporaneamente, volerlo correggere tramite il lavoro
di analisi) e tendere due archi. Uno schiavo non può servire a due padroni:
o onorerà uno e disprezzerà l'altro...! Nessuno beve il vino vecchio e
vuole subito (anche in analisi, l'approccio è lento e delicato) bere il
vino nuovo. Il vino nuovo (cioè il nuovo modo di essere: sempre nuovi e
sempre disponibili al rinnovo -v. 67/Log.3_4-) non è messo in otri vecchi
(le vecchie consuetudini, standardizzate), perché non si spacchino (col
fermento che la nuova libertà comporta si potrebbe rischiare anche la
'follia' -v. Nietzsche-), né si mette vino vecchio in otre nuovo
("perdete ogni speranza o voi che entrate..." -in analisi-, fa
scrivere Dante, sulla porta del 'suo' Inferno), perché non lo rovini (col
ricadere in vecchi e superati scrupoli, che riportano 'angosce'). Non si
pone toppa vecchia (la parte stereotipata di sé) su vestito nuovo (sul
motto nuovo del: "siate come viandanti" -v. 64/Log.42-);
altrimenti succederà una rottura ("rottura" nel proprio interno e
ci si sentirà sempre come in 'bilico' di sclelte -v. 53/Log.10_11-).
IL
SILENZIO E LA MEDITAZIONE SONO INDISPENSABILI PER CHI SI INCAMMINA VERSO LA
CONQUISTA DELLA PROPRIA PACE
INTERIORE (-"REGNO"-)
(In psicoterapia il processo di "iniziazione" al silenzio viene
definito: "terza fase")
56)Log.21b
Invero vi dico: se il padrone di casa sa che viene il ladro, veglierà prima
che giunga e non gli permetterà di penetrare nella casa del suo regno, per
portar via le sue cose. Ora voi dovete vegliare dinanzi al mondo. Cingetevi
i vostri fianchi con gran forza, perché i ladri non trovino la strada per
venire da voi, perché essi troverebbero il punto debole che voi proteggete.
Tra voi ci sia uomo dotato d'intelligenza! Quando il frutto maturò, egli
giunse in fretta, tenendo in mano la falce, e lo mieté. Chi ha orecchi per
intendere, intenda! (Mt 15/16 - 24*/43 +
Mc 4/49 + Lc 12*/39)
Comm.
"l.":
56)Log.21b
Nella fase di noviziato l'uomo che vive cercando il contatto con i propri,
veri, sentimenti è molto precario -v. 55)Log.47-. Occorrerà, dunque, che
egli sia sempre molto attento a non cedere a provocazioni. Ciò sarebbe
molto facile se si sapesse in anticipo quando, dall'esterno, giungerà
l'osservazione (il "ladro") che sarà occasione di caduta, perché
ci si preparerebbe a non cedere all'ira. Non conoscendosi ancora
sufficientemente emotivamente, invece, la caduta può essere imprevedibile
e, quindi, inevitabile. Sarà bene, dunque, che ci si "cingano i
fianchi con gran forza" (d'animo), e si faccia molta attenzione. Il
punto debole (il cedere all'ira -v. Mt 11/12-), tra l'altro, è ben
conosciuto da chi vive accanto a persone che hanno trovato il coraggio di
abolire le proprie difese: per questo riuscirà più difficile, in
quest'ultimi, l'evitare i crolli. Quando, però, con la maturità, ci si
conoscerà sufficientemente (perché "il frutto maturò") e l'uomo
si sentirà ben padrone di se stesso, allora non si abbia più a temere
nulla, anzi, si sia sempre pronti ("tenendo in mano la falce")
alle nuove, salutari provocazioni, perché proprio da esse potranno nascere
occasioni per una sempre migliore conoscenza ("mietitura") di sé.
Comm.
interl.:
56)Log.21b
Invero vi dico: se il padrone di casa (il gestore della propria 'pace
interiore') sa che viene il ladro ("ladro" è tutto ciò che può
mettere in tentazione di reazione inconsapevole il "padrone di
casa", e ciò avviene più con la persona cara che con
l'estraneo, perché con l'amico/a intimo si è sempre maggiormente
impreparati alle incomprensioni), veglierà prima che giunga (giacché ci si
aspetta di tutto, da un "ladro") e non gli permetterà di
penetrare nella casa del suo regno (nella 'sua' pace interiore), per portar
vie le suie cose (preziose: 'la pace'). Ora voi dovete vegliare dinanzi al
mondo (specie nelle precarie condizioni di noviziato). Cingetevi i vostri
fianchi con gran forza (siate attentissimi a non lasciarvi andare a reazioni
violente), perché i ladri (quelli che, consapevolmente o non, attentano
alla pace altrui) non trovino la strada per venire da voi (il modo di farvi
cadere nella reazione violenta, non consapevole), perché essi troverebbero
il punto debole (il vostro cedere all'ira) che voi proteggete. Tra voi ci
sia uomo dotato d'intelligenza! Quando il frutto maturò (tramite la
meditazione), egli (l'uomo maturo) giunse in fretta (della propria maturità
emotiva ci si accorge, improvvisamente, quando si osserva che anche le
incomprensioni più offensive da parte dell'amico/a più intimo, generano
solo sentimenti, al massimo, di contenuta amarezza), tenendo in mano la
falce (sempre pronto all'autocorrezione), e lo mieté (prese ad affrontare,
oramai padrone di sé, l'altro, senza più sfuggirgli per il timore delle
proprie reazioni). Chi ha orecchi per intendere, intenda!
57)Log.68
Gesù ha detto: voi siete beati, quando vi odiano, vi perseguitano e non si
troverà luogo là, dove siete stati perseguitati.
(Mt 5/11 + Lc 6/22)
Comm.
"l.":
57)Log.68
Quando gli eventi costringeranno l'uomo a non potersi appoggiare ad alcun
altro per far fronte ai propri stati d'animo più angosciosi perché,
"odiato" e "perseguitato" ingiustamente, egli non potrà
nemmeno discolparsi, documentando ("non si troverà luogo là...")
ad altri la propria innocenza, allora egli potrà considerarsi
"beato", giacché avrà avuto modo di conoscere fino in fondo la
vera natura del proprio animo, avendola ben collaudata.
Comm.
interl.:
57)Log.68
Gesù ha detto: voi siete beati, quando vi odiano, vi perseguitano e non si
troverà luogo là, dove siete stati perseguitati (perché, allora, si dovrà
fare affidamento solo sulle proprie forze interne, per sorreggersi, e si
prenderà più facilmente contatto col vero, personale 'inconscio' -v.
Dante, Inf., C.I, v.13: "Ma poi ch'i' fui al pié d'un colle giunto ...
guardai in alto, e vidi...". O, ancora: "Ma per parlar del ben
ch'io vi trovai, dirò..."-).
58)Log.69a
Gesù ha detto: beati sono quelli che sono stati perseguitati nel loro
cuore; quelli ha conosciuto il Padre secondo verità. (Mt
5/10)
Comm.
"l.":
58)Log.69a
V. Dante, Inf., canto I -vv. 13_18-: "Ma
poi ch'i' fui al pié d'un colle giunto là
dove terminava quella valle che m'avea di
paura il cor compunto, guardai in alto, e vidi le sue spalle vestite già
de' raggi del Pianeta che mena dritto
altrui per ogni calle."
Comm.
interl.:
58)Log.69a
Gesù ha detto: beati sono quelli che sono stati perseguitati nel loro cuore
(l'abbattimento interiore profondo costringe chi lo subisce a solitudini
estreme e ... facilita, per l'estrema umiltà che ne consegue, il contatto
con la voce dell'inconscio), quelli han conosciuto (interiormente) il Padre
secondo verità (per "vera" esperienza diretta).
59)Log.75
Gesù ha detto: molti stanno alla porta, ma i soli entreranno nella camera
nuziale. (Mt 7/14)
Comm.
"l.":
59)Log.75
Sono molti coloro che intuiscono la giustezza delle problematiche
psicoanalitiche (cioè, che "sono alla porta") ma, per poter
conseguire dei risultati concreti, occorrerà che ognuno abbia ad affrontare
le proprie problematiche. In questo lavoro, però, si sarà,
necessariamente, "soli", giacché solo così si potrà giungere al
contatto col 'Sé ("nuziale" -v. 10/Log.106-).
Comm.
interl.:
59)Log.75
Gesù ha detto: molti stanno alla porta (intuiscono l'esistenza di un
problema in loro), ma i soli (la solitudine dell'animo porta alla
meditazione) entreranno nella camera nuziale (che è quella del contatto col
proprio inconscio).
60)Log.60
Videro un samaritano, che portava un agnello ed entrava in Giudea. Egli
disse ai suoi discepoli: che cosa intende fare quel tale con l'agnello? Gli
dissero: lo vuole uccidere e mangiare. Disse loro: mentre vive non lo mangerà,
ma solo se lo ucciderà ed esso diviene cadavere. Essi dissero: non potrà
fare diversamente. Egli disse loro: anche voi dovete cercare un luogo nella
quiete, perché non diventiate cadaveri e vi mangino. (Mt* 10/16 + Lc 10/3)
Comm.
"l.":
60)Log.60
Il periodo di 'iniziazione' è molto delicato -v. 55)Log.47-. Chi si avvia
per quella strada dovrà stare molto attento perché, una volta abolite, con
la volontà, le difese acquisite con l'educazione, si è più vulnerabili,
perché maggiormante coscienti dei propri, veri, sentimenti. I crolli
(quelli nell'ira!) che rendono "cadaveri", saranno inevitabili.
Per questo occorrerà che si cerchi un "luogo nella quiete"
(almeno fino al superamento del precariato -v. 56/Log.21b-).
Comm.
interl.:
60)Log.60
Videro un samaritano, che portava un agnello ed entrava in Giudea (ogni
occasione poteva essere utile per invitare i suoi alla meditazione). Egli
disse ai suoi discepoli: che cosa intende fare quel tale con l'agnello? Gli
dissero: lo vuole uccidere e mangiare. Disse loro: mentre vive non lo mangerà,
ma solo se lo ucciderà ed esso diviene cadavere. Essi dissero: non potrà
fare diversamente. Egli disse loro: anche voi dovete cercarvi un luogo nella
quiete (in questa vostra delicata fase di noviziato), perché non diventiate
cadaveri (cedendo alle provocazioni altrui e finendo nell'ira, la qual cosa
vi renderebbe precari -"cadaveri"- agli occhi di voi stessi e
degli altri -v. 56/Log.21b-) e vi mangino (con la loro ironia).
IL
MESTIERE DELLO PSICOANALISTA NON È FACILE
61)Log.34
Gesù ha detto: se un cieco guida un cieco cadono ambedue giù in una fossa.
(Mt 15/14 + Lc 6/39)
Comm.
"l.":
61)Log.34
Avviare l'altro all'autogoverno di sé è compito molto delicato. Solo chi
sarà in grado di togliere "la trave dal proprio occhio" -v.
34)Log.26- e sarà divenuto, così, meno "cieco",
potrtà, forse,
aiutare l'altro ad intraprendere la propria strada, senza che si finisca
entrambi "giù in una fossa" (di sofferenza inutile).
Comm.
interl.:
61)Log.34
Gesù ha detto: se un cieco (uno psicoanalista non all'altezza del suo
compito) guida un cieco (tutti lo siamo, di fronte alla 'verità oggettiva'
-v. 13/Log.83-) cadono ambedue giù in una fossa (senza uscita: il primo,
perché vorrebbe vedere la 'sua' verità trasformare l'altro e portarlo
verso l'autogoverno e lo vede, invece, sempre più annegato nei suoi
problemi; il secondo, perché sempre più 'naufrago').
62)Log.35
Gesù ha detto: non è possibile che un tale penetri nella casa del forte e
se ne impossessi con la forza se prima non gli lega le mani. Allora svuoterà
la casa di lui. (Mt 12/29 + Mc 3/27 + Lc 11/21-22)
Comm.
"l.":
62)Log.35
Non è possibile portare un altro ad aprirsi spontaneamente a se stesso ed a
spogliarsi, quindi, delle difese acquisite con l'educazione ( specie se,
inconsapevolmente, "forte" in esse) senza, prima, potergli
additare le sue contraddizioni ("legandogli", così, "le
mani"). Solo allora, infatti, l'altro sarà costretto a dover
giustificare a se stesso le proprie incoerenze e, se coraggioso, potrà
voler davvero conoscersi meglio e desiderare, eventualmente, anche l'aiuto
dall'esterno, per ripulire ("svuotare") il proprio sentire (sua
"casa").
Comm.
interl.:
62)Log.35
Gesù ha detto: non è possibile che un tale (uno psicoanalista, anche
esperto nel suo mestiere) penetri (senza che questi si ribelli e si
rinchiuda ancor più, rendendosi, quindi, anche illegibile -v. 26/Log21a-)
nella casa del forte (in resistenze interne) e se ne impossessi con la forza
( della persuasione e delle argomentazioni esatte) se prima non gli lega le
mani (costringendolo a meditare su contraddizioni espresse dal 'suo' stesso
comportamento e dalle 'sue' stesse convinzioni dichiarate). Allora svuoterà
(questo è il compito dello psicoanalista: rompere le barriere di autodifesa
e portare l'analizzato al 'desiderio' di aprirsi e rinnovarsi) la casa di
lui (la "di lui" psiche. Solo allora, infatti, il
"forte" si aprirà spontaneamente e lo si potrà aiutare a
conoscersi -v. 81/Log.108- meglio).
63)Log.8/9
Gesù ha detto: ecco, il seminatore uscì, riempì la sua mano e gettò i
semi. Alcuni caddero sulla strada. Vennero gli uccelli e li raccolsero.
Altri caddero sopra la roccia, ma non emisero radici giù nella terra né
produssero spiga in alto. Altri caddero sopra le spine. Queste soffocarono
il seme e il verme li divorò. Altri caddero sulla terra buona e questa
diede buon frutto in alto e recò ora sessanta ora centoventi granelli, per
ogni spiga. (Mt 13/3 + Mc 4/3 + Lc 8/5)
Comm "l.":
63)Log.8/9
Il lavoro psicoanalitico è cosa da affrontare individualmente; ognuno,
quindi, dovrà trovare la sua strada, se vorrà avvicinarvisi. Per questo
chi vorrà divulgare ("il seminatore") le tematiche di ricerca
interiore si troverà, da parte degli ascoltatori, a contatto con varie
risonanze d'ascolto, in funzione delle particolari e specifiche recettività
("terra buona") d'animo. Comunque, solo chi avrà il coraggio di
mettere in pratica ciò che avrà recepito, e vi si applicherà, con lavoro
personale ed assiduo, potrà avere una resa, in serenità e vitalità
("ora sessanta ora centoventi granelli per ogni spiga"), ed il
frutto del suo lavoro ("buon frutto") sarà ben visibile -v.
36)Log.32-, perché "alto".
Comm.
interl.:
63)Log.8/9
Gesù ha detto: ecco, il seminatore (lo psicoanalista)
uscì (dopo essersi sufficientemente analizzato -v. 34/Log.26-), riempì la
sua mano e gettò i semi (aprendosi con la sua anima all'altro gli diede
"semi" di meditazioni perché, a sua volta, quello si aprisse e
sbocciasse anche in lui la pace interiore). Alcuni caddero sulla terra
(sull'uomo piatto e prefabbricato). Vennero gli uccelli (altri) e li
raccolsero (di lui non restò assolutamente nulla). Altri caddero sopra la
roccia (sull'uomo reso coriaceo dalle mille difese create dalla sua
intelligenza), ma non emisero radici giù nella terra (il filtro della
fredda intelligenza non lasciò il tempo, alla meditazione, di lavorare per
riscaldare l'interno del suo animo -"terra"-, con i caldi echi
connessi) né produssero spiga in alto (frutto di sottili -"alte"-
elaborazioni personali). Altri caddero sopra le spine (sull'ascoltatore
assillato da tante -"spine"- preoccupazioni contingenti). Queste
soffocarono il seme (quello della meditazione è molto piccolo -v. 33/Log.20- e richiede molta umiltà e particolare attenzione) e il verme
(del contingente) li divorò (facendogli accantonare l'argomento). Altri
caddero sulla terra buona ("sulla" mente dell'uomo desideroso
davvero di verità, mente tenuta costantemente e coraggiosamente disponibile
all'ascolto interiore) e questa diede buon frutto in alto (con spunti
'propri' di meditazione) e recò ora sessanta ora centoventi granelli, per
ogni spiga (le "spighe", fertilizzate dalla 'luce' dell'inconscio,
si arricchirono di ragionamenti appropriati e l'uomo produsse chi
"sessanta" e chi "centoventi per spiga", in funzione dei
personali talenti).
CHI
È ADDENTRO IN ANALISI VIVE MOLTO ATTENTO
ALL'ATTIMO DI VITA
64)Log.42
Gesù ha detto: siate come viandanti! (Mt 8/20 + Lc 9/58)
Comm.
"l.":
64)Log.42
Chi è attento al proprio sentire dell'attimo, vive "come" un
"viandante", il quale osserva, di volta in volta, il panorama che
gli si prospetta.
Comm.
interl.:
64)Log.42
Gesù ha detto: siate come viandanti (attenti, in ogni momento, al proprio
'sentire' dell'attimo)!
65)Log.62
Gesù ha detto: io dico i miei misteri a chi ne è degno. La tua sinistra
non deve sapere ciò che farà la tua destra.
(Mt* 6/3 + Lc 8/10 + Gv 14/22)
Comm.
"l.":
65)Log.62
Pochi sono quelli che -v. 41)Log.74- sapranno vivere d'analisi e solo ad
essi è rivolto l'invito a vivere non programmando il 'dopo' (... "ciò
che farà la destra"), giacché ogni momento dovrà essere fine a se
stesso, se si vorrà leggere, in esso, il proprio sentire.
Comm.
interl.:
65)Log.62
Gesù ha detto: io dico i miei misteri a chi ne è degno (a chi è
all'altezza di capire -v. 71/Log.55-). La tua sinistra non deve sapere ciò
che farà la tua destra (non vivere del 'dopo', ma del tuo sentire dell' 'ora').
66)Log.86
Gesù ha detto: le volpi hanno le loro tane e gli uccelli hanno il loro
nido, ma il figlio dell'uomo non ha posto per reclinare e riposare. (Mt
8/20 + Lc 9/58)
Comm.
"l.:
66)Log.86
Chi vive cercando la sintonia col 'Sé' profondo (per divenire, così,
"figlio dell'uomo", perché "figlio" del 'Sé') dovrà
essere molto attento (non potrà "riposare") giacché molte delle
sensazioni negative che egli andrà scoprendo potranno essere, per lui,
anche molto dolorose. Sarà bene, quindi, che egli non vi giunga
impreparato.
Comm.
interl.:
66)Log.86
Gesù ha detto: le volpi hanno le loro tane e gli uccelli hanno il loro
nido, ma il figlio dell'uomo ("figlio" del contatto col 'sé' -v.
10/lLog.106-) non ha posto per reclinare (il capo) e riposare ((il vivere
d'analisi non lascia spazio al riposo, finché -v. 30/Log.106- non si sia
giunti a trovare la 'chiave' per il conseguimento della propria pace
interiore. Ed anche allora bisognerà che si sia 'costantemente' desti,
perché la propria pace perduri -v. 22/Log.18-)).
67)Log.3/4
Gesù ha detto: il vecchio nei suoi giorni non esiterà ad interrogare il
bambino di sette giorni circa il luogo della vita e vivrà, giacché molti
primi saranno ultimi e diverranno uno solo.
(Mt 19/30 - 20/27 + Mc 9/35 - 10/31 + Lc 13/30 -
22/26 + Gv 17/11)
Comm.
"l.":
67)Log.3/4
L'anziano sarà tanto più adulto, quanto più saprà selezionare
informazioni nuove, riuscendo a non trascurare nemmeno quelle che potranno
pervenirgli dal "bambino di sette giorni". Divenendo adulti
("primi", forse, un tempo), poi, si tenderà ad essere molto
simili l'un l'altro (si tenderà, cioè, all' "uno solo") per il
forte desiderio, comune, di essere liberi da preconcetti e del volersi
avvalere l'uno dell'altro, per migliorarsi -v. 100)Log.25-.
Comm.
interl.:
67)Log.3/4
Gesù ha detto: il vecchio nei suoi giorni non esiterà (se non vorrà
invecchiare davvero, anche nell'animo) a interrogare (per istruirsi e
rinnovarsi sempre) il bambino di sette giorni (persino lui!, cioè,
praticamente, tutti) circa il luogo della vita e vivrà (della
"vita" interiore), giacché molti primi (molti che, un tempo,
cercavano di primeggiare sugli altri col proprio 'io') saranno ultimi
(desidereranno, da adulti, correggersi più che correggere -v. 34/Log.26-) e
diverranno uno solo (tutti 'apprendisti', l'uno dall'altro, uniti da uno
stesso maestro interiore -v. 100/Log.25-).
68)Log.103
Gesù ha detto: beato l'uomo, il quale sa in che momento i ladri entreranno.
Si potrà così alzare, potrà raccogliere la sua ... e cingersi il fianco,
prima che entrino. (Mt* 24/43 + Mc 4/29 + Lc* 12/39)
Comm.
"l.":
68)Log.103
Beati coloro che (almeno in fase di noviziato) riusciranno a prevedere in
tempo il "momento" in cui una provocazione ("ladro")
potrà toccarli, inevitabilmente, da vicino. Solo così, infatti, si
riuscirebbero ad evitare rovinose cadute (nell'ira).
Comm.
interl.:
68)Log.103
Gesù ha detto: beato l'uomo, il quale (sempre attento a vivere al meglio il
proprio attimo) sa in che momento i ladri (i suoi provocatori -v. 56/Log.21b-) entreranno. Si potrà così alzare
('assentandosi', anche solo
mentalmente), potrà raccogliere la sua ...('roba personale': il proprio
desiderio di pace) e cingersi il fianco (con l'attenzione a non lasciarsi
andare), prima che entrino (da lui, tramite il suo crollo nell'ira).
PER
DIVENIRE "ANALISTI" OCCORRE VOLERE E SAPERE USCIRE DALL'EDUCAZIONE
RICEVUTA
69)Log.105
Gesù ha detto: chi riconoscerà il padre e la madre sarà chiamato figlio
di prostituta. (Mt 12/48 + Mc 3/33
+ Lc 8/21)
Comm.
"l.":
69)Log.105
Colui che non riuscirà ad uscire da quella parte di educazione ricevuta
(suo "padre" e "madre") che, non essendo giusta,
andrebbe rivista, resterà deforme, in essa, e sarà come se fosse
"figlio" di (una mentalità) prostituta (giacché non potrà
essere chiamato, invece, "figlio dell'uomo" -v. 10/Log.106-).
Comm.
interl.:
69)Log.105
Gesù ha detto: chi riconoscerà il padre e la madre (chi resterà
nell'educazione ricevuta da "padre" e "madre" o,
comunque, da educatori 'esterni', in genere) sarà chiamato figlio di
prostituta (giacché sarà figlio di consuetudini e non vero "figlio
dell'uomo" -v. 66/Log.86-).
70)Log.101
Chi non odierà suo padre e sua madre come me, non mi potrà essere
discepolo. E chi non amerà suo padre e sua madre come me, non mi potrà
essere discepolo. Mia madre difatti ..... La mia vera madre però mi ha dato
la vita.
(Mt 10/37 + Lc 14/26)
Comm
"l.":
70)Log.101
Occorrerà saper distinguere, negli affetti, tra ciò che bisogna
"odiare" (e, cioé, le forme di pensiero inesatte, anche se esse
provengono dai più vicini educatori, nostri "padre" e
"madre" spirituali) e ciò che occorre "amare", perché
persone reali (Il vero "padre" e la vera "madre") alle quali
si deve il dono della vita e della capacità di esseri pensanti.
Comm.
interl.:
70)Log.101
Chi non odierà (come parte 'educante' acquisita) suo padre e sua madre
(o chi per essi) come me, non mi potrà essere discepolo (-v. 69/Log.105-).
e chi non amerà suo padre e sua madre come me (come persone: esseri
viventi), non mi potrà essere discepolo. Mia madre difatti ....(... come
parte educante acquisita, va ripudiata, almeno nelle forme di pensiero
inesatte). La mia vera madre però (quella terrena, va amata come persona
perché, comunque) mi ha dato la vita.
71)Log.55
Gesù ha detto: chi non odierà suo padre e sua madre non mi potrà essere
discepolo. E se non odierà i suoi fratelli e le sue sorelle e non porterà
la sua croce come me, egli non sarà degno di me.(Mt
10/37 + Lc 14/26)
Comm.
"l.":
71)Log.55
Ogni legame affettivo, in analisi, occorre che sia vero e non frutto di sole
abitudini. Colui, quindi, che si avventura a conoscersi dentro occorrerà
che sappia distinguere ("odiare") tutto ciò che, anche nei
rapporti più consueti e familiari, non sia, in lui, realmente genuino. La
filosofia della vita del vero analista, quindi, non è cosa da tutti;
bisognerà che vi si lavori per esserne "degni" (v. 65/Log.62).
Comm.
interl.:
71)Log.55
Gesù ha detto: chi non odierà suo padre e sua madre (v. 70/Log.101) non mi
potrà essere discepolo (giacché questi dovrà essere sempre libero
interiormente -v. 65/Log.62-). E se non odierà i suoi fratelli e le sue
sorelle (nel vincolo pseudoaffettivo che proviene dalle abitudini di vita,
che fa sembrare amore ciò che è solo consuetudine. E ogni sentimento non 'vero',
in analisi, va "odiato" per potersene liberare e guardarsi dentro
nel 'vero') e non porterà la sua croce come me (non "porterà" il
peso della propria esistenza con lo stesso tipo di filosofia: "siate
come viandanti" -v. 64/Log.42- con il quale io mi muovo), egli non sarà
degno di me (non sarà all'altezza -non ce la farà!- per condurre una vita
come la mia -v. 65/Log.62-).
CHI
SI ADDENTRA IN ANALISI SI ALLONTANA DAI
VALORI COMUNI CHE GOVERNANO IL MONDO
72)Log.110
Gesù ha detto: chi ha trovato il mondo ed è divenuto ricco, rinneghi il
mondo. (Mc 10/28)
Comm.
"l.":
72)Log.110
Chi, nella maturità, ha iniziato ad accorgersi che ciò che gli interessa
davvero non è quello che gli proviene dall'esterno (cioè: dal
"mondo"), ma ciò che realmente sente dentro se stesso,
s'interessi di approfondire, con scelta sicura ("rinnegando",
dunque, le cose del "mondo" esteriore), quest'ultimo campo.
Comm.
interl.:
72)Log.110
Gesù ha detto: chi ha trovato il mondo (chi ha scoperto che, al mondo, la
'verità' non è ciò che ci appare, ma è alle spalle di questo -v.13/Log.83-) ed è divenuto ricco (per la sua stessa scoperta), rinneghi
il mondo (almeno come interesse primario -sapendo che la verità oggettiva
non potrà mai essere conosciuta- e si dedichi a decifrare la propria realtà:
ciò che 'sente', e 'perché' lo sente. Viva, quindi, di analisi).
73)Log.56
Gesù ha detto: chi ha capito il mondo, ha trovato un cadavere, ma se ha
scoperto un cadavere il mondo a che gli serve?
(Rm 8/6)
Comm.
"l.":
73)Log.56
Se, nella maturità -v. 72)Log.110-, si è capito quale valore (di
"cadavere") abbiano le cose del "mondo": a che vale
perdere ancora del tempo, attribuendo ad esse del valore?
Comm.
interl.:
73)Log.56
Gesù ha detto: chi ha capito il mondo, ha trovato un cadavere (v. sopra),
ma se ha scoperto un cadavere il mondo a che gli serve? (Osservi, dunque, in
se stesso -v. 72/Log.110-).
74)Log.80
Gesù ha detto: chi ha conosciuto il mondo, ha trovato il corpo; il mondo,
però, non è degno di chi ha trovato il corpo.
Comm.
"l.":
74)Log.80
Con la maturità ci si rende conto che ciò che ci appare, del
"mondo", non è che l'aspetto esteriore degli avvenimenti ("corpo").
Chi, però, è giunto a rendersi conto di ciò, non tema più il giudizio
altrui, giacché egli non è più giudicabile con le leggi del
"mondo" (esteriore).
Comm.
interl.:
74)Log.80
Gesù ha detto: chi ha conosciuto (capito) il mondo (il valore di ciò che
ci appare, del mondo), ha trovato il corpo ("ha trovato" che tutto
ciò che vede è la parte esteriore -"corpo"- degli avvenimenti
-v. 13/Log.83-); il mondo, però, non è degno (non è all'altezza) di chi
ha trovato il corpo (se si subiranno, dunque, delle incomprensioni e delle
umiliazioni, non ci si faccia caso!).
75)Log.72
Un tale gli disse: di' ai miei fratelli che spartiscano con me le cose di
mio padre. Gli rispose: uomo, chi mi ha costituito spartitore? Rivolto ai
suoi discepoli disse loro: sono forse uno spartitore io?
(Lc
12/13)
Comm.
"l.":
75)Log.72
L'analista è la persona meno adatta ("sono forse uno
spartitore?") perché si abbiano da lui dei consigli di comportamento.
Egli, infatti, ricaverà proprio dal comportamento spontaneo del soggetto
quei dati di conoscenza, onde poter porre specifiche ed utili domande a chi
vorrà essere aiutato, da lui, a conoscersi meglio.
Comm.
interl.:
75)Log.72
Un tale gli disse: di' ai miei fratelli che spartiscano con me le cose di
mio padre. Gli rispose: uomo, chi mi ha costituito spartitore? (Non sono i
beni terreni, ma i sentimenti che interessano un analista. Anche una
spartizione di beni, dunque, può portare alla luce 'verità' del sentire
profondo e dare una migliore conoscenza di se stessi. L'analista, dunque,
deve osservare: non consigliare!) Rivolto ai suoi discepoli disse loro: sono
forse uno spartitore io? (Egli trae sempre, dalle situazioni, spunti
educativi e di riflessioni per i suoi -v. 60/Log.60-).
IN
PSICOANALISI, PERCHÉ NE NASCANO FRUTTI, OCCORRE
CHE SIA IL SOGGETTO STESSO A
PORSI LE PROBLEMATICHE
76)Log.92
Gesù ha detto: cercate e troverete; quelle cose che mi avete domandato in
quei giorni, in quel giorno non ve le ho dette. Ora vorrei dirvele ma voi
non chiedete.
(Mt*
7/7 - Lc* 11/9)
Comm.
"l.":
76)Log.92
L'analista è tanto più bravo quanto più riesce a far sì che sia lo
stesso analizzato ("cercate e troverete" -v. 30/Log.1_2-) a
mettere a fuoco le proprie problematiche e le ipotesi di soluzioni. Quando,
però, egli ritiene che il tempo sia maturo, è disposto ad intervenire
direttamente, per stimolare ed accellerare il ritmo di crescita. Anche a
quel punto, però sarà bene che sia sempre l'analizzato stesso, con le
proprie domande ("ma voi non chiedete") a dargli l'opportunità di
intervento; diversamente si rischierebbe di creare quel rapporto 'maestro-discepolo',
che il vero analista non dovrebbe mai permettere, per non creare,
nell'altro, delle dipendenze. Comm.
interl.:
76)Log.92
Gesù
ha detto: cercate (dentro e fuori di voi -v. 24/Log.2_3-) e troverete (la
pace, tramite il contatto col vostro inconscio); quelle cose che mi avete
domandato in quei giorni, in quel giorno non ve le ho dette (per lasciare
che voi ci arrivaste da soli). Ora vorrei dirvele ma voi non chiedete (o,
forse, "chiedete" con poca attenzione -v. 84/Log.38; 89/Log.52-).
LA
PSICOANALISI NON È SCIENZA PER TUTTI
77)Log.23
Gesù disse: vi eleggerò uno tra mille e due tra diecimila e si troveranno
ad essere come un solo individuo.
(Mt 22/14 + Gv* 15/16)
Comm.
"l.":
77)Log.23
Scegliere persone atte a portare avanti autonomamente (ed è questa l'unica
strada per divenire realmente analisti) l'esercizio ed il lavoro di analisi,
richiede doti d'intuito molto elevate. Per giunta, più è numeroso il
gruppo nel quale l'individuo si è formato, più è difficile staccarsi
dalla mentalità collettiva dello stesso. I "diecimila", infatti,
che pensavano allo stesso modo concedono molta sicurezza ...: perché
doverne uscire, per un'avventura tanto solitaria?
Comm.
interl.:
77)Log.23
Gesù disse: vi eleggerò uno tra mille (trovare chi ha il coraggio di fare
analisi 'sulla propria pelle' è molto raro) e due tra diecimila (più la
massa che pensa in modo uniforme è numerosa, più un 'volto collettivo'
inconsapevole si stampa su tutti ed è difficile estrarre, dal singolo,
'desideri' di analisi) e si troveranno ad essere come un solo individuo (v.
67/Log.3_4-).
78)Log.93
Non date ciò che è santo ai cani, perché non lo gettino sul letamaio. Non
gettate le perle alle scrofe, perché non le rovinino. (Mt
7/6)
Comm.
"l.":
78)Log.93
La spontaneità ("perla") dell'uomo fuso al proprio
inconscio -v. 10)Log.106- che tenderebbe a far affiorare, naturalmente,
sempre nuove sensazioni (l'inconscio è una miniera inesauribile), darà
spesso occasioni di amarezza per le incomprensioni che ne nasceranno. Con
l'esperienza si sia, dunque, attenti a chi regalarla (la "perla"),
sapendo evitare chi non ha buon gusto di scelta (la "scrofa").
Comm.
interl.:
78)Log.93
Non date ciò che è santo (il frutto della meditazione) ai cani (a chi non
è all'altezza di capire), perché non lo gettino sul letamaio (scherzandoci
e 'snobbandone' la profondità). Non gettate le perle (delle vostre
'preziose' meditazioni) alle scrofe (che mangiano tutto, senza discernimento
di gusti), perché non le rovinino (con l'ironia dell'ignorante).
L'OBIETTIVITÀ
È UNA META CUI DEVE ASPIRARE
"L'HOMO SAPIENS"
79)Log.4/5
Gesù ha detto: conosci ciò che sta di fronte a te e ciò che ti è
nascosto ti sarà manifesto, ché non c'è nulla di nascosto che non sarà
manifesto. (Lc 8/17)
Comm.
"l.":
79)Log.4/5
L'analista non viva del 'dopo', ma di quanto gli accade nell'attimo (quello
che sta vivendo: "di fronte"); solo in questo modo, infatti, egli
potrà sapere (perché gli "sarà manifesto") realmente cosa sente
e cosa prova (ed è questo: "ciò che ti è nascosto"). Le proprie
sensazioni, infatti, variano nel tempo e, se non si è attenti a carpirle,
sfuggiranno alla consapevolezza e, quindi, non porteranno all'autoconoscenza.
Comm.
interl.:
79)Log.4/5
Gesù ha detto: conosci (come 'aspirazione' di obiettività -v. 13/Log.83-)
ciò che sta di fronte a te (di volta in volta) e ciò che ti è nascosto
(l'inconscio) ti sarà manifesto (raggiungerà il tuo conscio, proprio
grazie alla meditazione), ché non c'è nulla di nascosto che non sarà
manifesto (all'uomo coraggioso, tramite la ricerca interiore, unita alla
meditazione -v. 16/Log.22; 13/Log.83-)
IN PSICOANALISI NON
ESISTE LA PARENTELA DI SANGUE, MA
DI "DESIDERI"
80)Log.99
Gli dissero i suoi discepoli: i tuoi fratelli e tua madre stanno fuori.
Egli disse loro: quelli qui presenti che compiono il volere di mio a
Padre, sono questi i miei fratelli e mia madre. Essi entreranno nel regno
del Padre mio.
(Mt 12/49 + Mc 3/34 + Lc 8/21)
Comm. "l.":
80)Log.99
L'analista non ha legami di sangue, perché conosce, o desidera conoscere,
i propri, veri sentimenti, distinguendoli dalle pure abitudini. Scoprirli
significa avvicinarsi al 'Sé (come ascolto interiore, o "regno del
Padre"). Solo fra uomini in cammino per questa strada si potrà avere
una vera, naturale "fratellanza", perché vi sarà comunità
d'interessi e coscienza di difficoltà di percorsi.
Comm.
interl.:
80)Log.99
Gli dissero i discepoli: i tuoi fratelli e tua madre stanno fuori. Egli disse
loro: quelli qui presenti che compiono il volere di mio Padre (che si lasciano
ammaestrare dall'interno -v. 8/Log.61b-), sono questi i miei fratelli e mia
madre (i veri "fratelli" si istruiscono l'un l'altro
-"madre"- con sincerità e si amano sinceramente -v. 100/Log.25-).
Essi entreranno (vivendo interiormente) nel regno del Padre mio (che è quello
della meditazione e della pace interore).
ANALISTA
E ANALIZZATO, SE IL LAVORO PROCEDE NEL MIGLIORE DEI MODI, DIVENTANO
QUASI UNA SOLA PERSONA
81)Log.108
Gesù ha detto: chi berrà dalla mia bocca, diverrà come me. Anch'io diverrò
ciò che è lui e i misteri saranno a lui manifesti. (Gv
4/14 - 7/38)
Comm.
"l.":
81)Log.108
Il lavoro tra analizzato ed analista è cosa sottile e densa di situazioni
sempre nuove ed imprevedibili; solo immergendosi interamente ("anch'io
diverrò ciò che è lui") l'uno nelle problematiche dell'altro, con
amore, ci si potrà avviare a districare ingarbugliate matasse (di
sensazioni) ... ed "i misteri saranno a lui (interessato)
manifesti".
Comm.
interl.:
81)Log.108
Gesù ha detto: chi berrà dalla mia bocca (capendo il lavoro da fare e
mettendo in pratica) diverrà come me (aperto, sincero e disponibile).
Anch'io (tramite la sua 'apertura', che mi porterà a conoscerlo sempre
meglio) diverrò ciò che è lui e (potendo lavorare insieme, uniti da un
solo intento: la conoscenza del 'vero') i misteri (dei turbamenti del suo
animo) saranno a lui (e a lui, innanzitutto) manifesti (Sheldon Kopp, in:
"Ripartire da uno -guida pratica per gli psicoterapeuti"-, Ed.
Astrolabio, dice in copertina: "Quando il terapeuta lavora nel miglior
modo possibile, non vive più come una persona che cerca di far cambiare
un'altra persona, anzi non vive più come una persona che fa psicoterapia.
Il terapeuta diviene il lavoro. Il terapeuta e la psicoterapia divengono una
cosa sola, e tutto quanto sembra fluire da solo".
BIBLIOGRAFIA
MARIO ERBETTA: "Gli apocrifi del Nuovo
Testamento" -Vol. 1/1- Ed. MARIETTI
MARCELLO CRAVERI: "I Vangeli
Apocrifi" - Ed. EINAUDI
MARIO
PÌNCHERLE: "Il Quinto
Vangelo" (di Tommaso Apostolo) - Ed. FILELFO
ELAINE
PAGELS: "I Vangeli
Gnostici" - Saggi - Ed A. MONDADORI
ERICH
FROMM: "La disobbedienza ed altri
saggi" - Saggi - Ed. MONDADORI
JOSÈ
DELGADO: "Genesi e libertà della
mente" - Ed. BORINGHIERI
CARL R.
ROGERS: "I gruppi
d'incontro" - Ed. ASTROLABIO
SHELDON B.
KOPP: "Se incontri il buddha
per la strada uccidilo" -Ed. ASTROLABIO
THOMAS S.
SZASZ: "Disumanizzazione
dell'uomo (ideologia e psichiatria)" - Ed. FELTRINELLI
SHELDON B.
KOPP: "Ripartire da
uno" (guida pratica per gli psicoterapeuti) - Ed. ASTROLABIO
GIUSEPPE
BERTO: "Il male oscuro" -
Ed. A. MONDADORI
DANTE ALIGHIERI: "La Divina
Commedia" - INFERNO
JACQUES
LACAN, nel commento di Franco
Fornari "Corriere della Sera" del 12-9-1981
ALBERT
EINSTEIN: "Come io vedo il
mondo" - NEWTON COMPTON EDITORI
HERMANN
HESSE: "Siddharta" - Ed.
ADELFHI
IDA MAGLI: "Gesù di
Nazaret. Tabù e
Trasgressione" - Ed. RIZZOLI
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