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NON ESISTE "MAESTRO", in PSICOTERAPIA, MA SOLO: "INDICATORE
di STRADA"
24)Log.2/3
Gesù ha detto: se coloro che vi conducono vi dicono: ecco, il regno è
nel cielo, gli uccelli del cielo vi precederanno.
Se vi dicono: è nel mare, i pesci vi precederanno. Ma il regno è
nel vostro interno e fuori di voi. Quando voi
conoscerete voi stessi, allora sarete consci e saprete che voi siete
i figli del Padre vivente. Se però non vi conoscerete, allora
sarete in povertà e voi sarete la povertà.
(Mt 10/7 + Mc 1/15 + Lc 17/21)
Comm.
"l.":
24)Log.2/3
Nessun altro potrà sostituirsi a noi, nel processo di conoscenza e
di governo di noi stessi.
Comm.
interl.:
24)Log.2/3
Gesù ha detto: se coloro che vi conducono vi dicono: ecco, il regno è
nel cielo, gli uccelli del cielo vi precederanno. Se vi dicono: è
nel mare, i pesci vi precederanno. Ma il regno (la conquista della pace
interiore) è nel vostro interno e
fuori di voi (è nella vostra capacità di fare armonia tra ciò che voi
sentite -"interno"- e ciò che vi proviene dall'ambiente
esterno). Quando voi conoscerete voi stessi, allora
sarete consci (dei vostri stati d'animo) e saprete che voi siete i figli
del Padre vivente (in voi). Se
però non vi conoscerete (non sarete, cioè, consapevoli dei
vostri stati d'animo), allora sarete in povertà e voi sarete la povertà
(giacché le azioni, al di fuori della
vostra consapevolezza, determineranno i vostri stati d'animo -v.
98/Log.67).
25)Log.19
Gesù ha detto: beato colui che è esistito prima di venire all'esistenza!
Se mi diverrete discepoli e ascolterete le mie parole, queste vi
serviranno come pietre. Avete cinque
alberi nel paradiso; essi non si muovono in estate e in inverno né le
loro foglie cadono. Chi li conoscerà, non gusterà la morte. (Lc 6/48 +
Gv 8/51 - 14/6)
Comm.
"l.":
25)Log.19
È bene che l'uomo si formi ponendosi molte problematiche (sia
"esistito prima"), in modo che il suo cervello si sviluppi
e divenga una valida macchina pensante. Dopo, nella maturità, egli se ne
avvarrà per meglio risolvere e portare
a frutto le meditazioni (provenienti dai "cinque alberi nel
paradiso") che gli verranno dal proprio inconscio riconquistato
/v. 9)Log.57 e 11)Log.109/.
Comm.
interl.:
25)Log.19
Gesù ha detto: beato colui che è esistito (che si è posto problematiche
-v. 30/Log.1/2-) prima di venire all'esistenza (tramite il
contatto con la profondità del proprio inconscio)! Se mi diverrete
discepoli e ascolterete le mie parole, queste vi serviranno come pietre
('miliari' di riferimento). Avete difatti cinque alberi nel paradiso
(del vostro ascolto interiore..:'carità, pazienza, perseveranza, amore,
giustizia' /?/); essi non si muovono in estate e in inverno (col freddo o
col caldo dei vostri stati d'animo) né le loro foglie cadono (chi
trova la strada, sa tenerla -v. 23/Log.49-).
Chi li conoscerà (tramite la meditazione), non gusterà la morte (cioè:
lo stato angoscioso).
26)Log.21a
Maria disse a Gesù: A chi rassomigliano i tuoi discepoli?
Egli disse: essi sono simili a bambini che si sono messi su un campo che
non è loro. Giungendo i padroni del campo, questi diranno: lasciateci il
nostro campo! Quelli si svestono alla loro presenza per lasciarlo a loro e
dar loro il loro campo. (Mt
4/19 + Mc 1/17 + Lc 5/10)
Comm.
"l.":
26)Log.21a
I veri discepoli hanno reso spoglio il proprio 'Io'. Essi, quindi,
"sono simili a bambini" che si avventurano a stimolare
l'altro ("campo che non è loro"), affinché inizi anch'egli il
vero processo conoscitivo di sé. Se l'altro, però, sentendosi troppo
scoperto ("giungendo i padroni del campo"), non sopporta
più la manomissione altrui ("lasciateci il nostro campo"), il
discepolo vero dovrà sapersi fermare in tempo
("svestendosi" dal suo ruolo), affinché l'analizzato non abbia
a bloccarsi. Diversamente, con la sua chiusura, non vi sarà
nessuna possibilità di poterlo
aiutare, giacché non ne verrebbero più dati utili alla analisi.
Comm.
interl.:
26)Log.21a
Maria disse a Gesù: a chi rassomigliano i tuoi discepoli? Egli disse:
essi sono simili a bambini (in psicoanalisi si dice: 'rientro nel seno
materno') che si sono messi su un campo (la psiche dell'altro) che
non è loro. Giungendo i padroni del campo (quando il soggetto non
è disponibile a "circoncidersi" -v. 17/Log.53- oltre),
questi diranno: lasciateci il nostro campo! Quelli (i veri discepoli, da
buoni psicoanalisti) si svestono alla loro presenza (non risentiti,
si "svestono" dell'abito professionale)
per lasciarlo a loro (con il compito di cercarsi la 'Log.83. Dice J. Lacan:
"L'analista deve saper scegliere il tempo opportuno per racpropria'
verità) e dare loro il loro campo (psichico, per non turbarne
eccessivamente la crescita -v. 13/contare al paziente il suo
paziente". -Per il lavoro psicoanalitico, infatti, occorre la
collaborazione del soggetto da analizzare. Se questi si bloccasse e,
quindi, non fosse più disponibile ad aprirsi, anche il migliore
psicoanalista, rimanendo privo di dati, diventerebbe
nullo. Per questo è indispensabile che egli sappia fermarsi in tempo,
prima che la suscettibilità dell'altro possa rendere inutile il suo
lavoro.-).
FARE
ANALISI SIGNIFICA: "LAVORARE"
30)Log.1/2
Gesù ha detto: chi cerca non desista dal cercare, finché abbia trovato.
Quando avrà trovato, si stupirà; stupito, regnerà e giunto al regno, si
riposerà. (Lc 11/9)
Comm.
"l.":
30)Log.1/2
La ricerca della propria pace interiore è laboriosa. Ognuno deve,
infatti, per avvicinarsi ad essa, attraversare l'inferno (v.
Dante) del riconoscimento dei propri stati d'animo più vili. Ma
solo con l'accettazione consapevole delle qualità
negative dei propri sentimenti si potrà riuscire, impegnandosi, a
"regnare".
Comm.
interl.:
30)Log.112
Gesù ha detto: chi cerca non desista dal cercare, finché abbia trovato
(il contatto con l'inconscio non è possibile se prima non si è lavorato
a districare la imbrigliata matassa del proprio 'io'). Quando avrà
trovato, si stupirà (della pace raggiunta); stupito, regnerà
(avendo imparato l'autogoverno) e giunto al regno, si riposerà
(perché cambierà integralmente il suo modo di concepire la vita
-v. "Siddharta", di H. Hesse-).
31)Log.6/7
Gesù ha detto: beato il leone mangiato dall'uomo; così il leone diverrà
uomo. E maledetto l'uomo mangiato dal leone: l'uomo diverrà leone.
Comm.
"l.":
31)Log.6/7
L'uomo che ha vissuto istintivamente i propri stati d'animo e che, non
dominandoli, è stato "leone" verso se stesso e gli altri, se,
con la maturità, riuscirà ad 'umanizzarsi', raggiungendo il
dominio dei propri sentimenti, sarà"beato" perché
nessuno potrà mai convincerlo a tornare indietro. Viceversa 'uomo
troppo ben educato esteriormente ("uomo", cioè, in apparenza),
che riuscisse a liberarsi dei tabù
educativi divenendo, poi, "leone" per la scoperta del
proprio sentire, potrebbe, per questo, non voler più tornare indietro,
condannandosi, così, alla solitudine
(e, quindi, alla "maledizione"), per la repulsione che susciterà
negli altri.
31)Log.6/7
Gesù ha detto: beato il leone (l'uomo selvatico: sempre a contatto con i
propri sentimenti) mangiato dall'uomo (addomesticato, poi, dal
ragionamento -"uomo"-: egli non conoscerà
tentazioni, perché tutto ha provato e toccato in precedenza); così il
leone diverrà uomo. E maledetto (dannato) l'uomo mangiato dal leone
(la persona ben educata di fuori,
ma impreparata alle tentazioni del proprio animo:
-"leone"-): l'uomo diverrà leone (e, forse, si vanterà
persino, del proprio nuovo stato, come 'liberazione' dai propri tabù
precedenti).
32)Log.19
Gesù ha detto: beato colui che è esistito prima di venire all'esistenza!
Se mi diverrete discepoli e ascolterete le mie parole, queste vi
serviranno come pietre. Avete difatti cinque alberi nel paradiso;
essi non si muovono in estate e in inverno
né le loro foglie cadono. Chi li conoscerà, non gusterà morte. (Mt 7/24
+ Lc 11/9)
Comm.
"l.":
32)Log.19
v.25)Log.19.
Comm.
interl.:
32)Log.19
Gesù ha detto: beato colui che è esistito (si è posto problematiche
rendendo fertile la propria mente) prima di venire all'esistenza (tramite
il contatto col proprio inconscio)! Se mi diverrete discepoli e
ascolterete le mie parole, queste vi serviranno come pietre (segnali
stradali per l'orientamento). Avete difatti cinque alberi nel paradiso
(del vostro ascolto interiore...:"carità, pazienza, perseveranza,
amore, giustizia"-?-); essi
non si muovono in estate e in inverno (imperturbabilità) né le
loro foglie cadono (i loro principi sono eterni). Chi li conoscerà
(tramite la meditazione), non gusterà la morte (degli stati angosciosi).
33)Log.20
I discepoli dissero a Gesù: dicci a che rassomiglia il regno
dei cieli. Egli disse loro: è
simile a granello di senape. Questo è più piccolo di tutti i semi.
Quando però cade sulla terra che vien coltivata, produce un
grande ramo ediviene un tetto per gli
uccelli del cielo. (Mt 13/31 + Mc 4/31 + Lc 13/19)
Comm.
"l.":
33)Log.20
La propria pace interiore la si raggiunge (o alimenta) nei momenti
di fusione tra conscio ed inconscio (v. 10/Log.106). L'informazione,
però, che viene dal proprio
inconscio è sempre più o meno coperta dalle strutture mentali acquisite
con l'educazione e, quindi, va cercata come un "granello
di senape".
Quando il lavoro e la ricerca costante, tuttavia, ne avranno spianata la
strada e l'uomo sarà divenuto sempre più un tutt'uno con il proprio
inconscio, allora per lui sarà
più facile alimentarvicisi e divenire interprete verso gli altri,
se questi saranno "uccelli del cielo", cioè, capaci
d'intendere.
Comm.
interl.:
33)Log.20
I discepoli dissero a Gesù: dicci a che rassomiglia il regno dei
cieli. Egli disse loro: è simile a granello di senape (l'informazione che
raggiunge l'uomo interiormente, anche se minima -"senape"-,
è perfettamente proporzionata al grado di maturità individuale della
persona -v. 8/Log.61b-). Questo è più piccolo di tutti i semi.Quando però cade sulla terra che viene coltivata (dal 'desiderio' di
apprendere),produce un grande ramo (ragionando e meditando) e diviene un
tetto (aiuta altri a 'coprire' e rifinire ricerche iniziate) per gli
uccelli del cielo (per gli amanti dei 'voli'liberi:
i cercatori di Verità).
34)Log.26
Gesù ha detto: la pagliuzza nell'occhio di tuo fratello tu vedi,
ma la trave nel tuo occhio tu non vedi.
Quando tu trarrai la trave dal tuo occhio, allora vedrai chiaramente per
trarre la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello. (Mt 7/3 + Lc 6/41)
Comm.
"l.":
34)Log.26
È molto più facile vedere gli errori di impostazione mentale degli altri
("pagliuizza"), che non i propri ("trave"). Questi
ultimi, infatti, provengono da abitudini (v. Delgado:
"Genesi e libertà della mente" -Ed. Boringhieri-)
stratificatesi fin dai primissimi anni di vita; esse rendono l'uomo
cieco, inconsapevolmente, per essere, egli, un tutt'uno con i propri
difetti acquisiti. Solo dopo un accurato lavoro di analisi, quando si sarà
iniziato a "trarre la trave dal proprio occhio", e se ne
conoscerà la ribellione e la fatica, si potrà davvero aiutare
e confortare altri che vi si
predispongano.
Comm.
interl.:
34)Log.26
Gesù ha detto: la pagliuzza nell'occhio di tuo fratello tu vedi
(nell'altro è sempre più facile leggere le contraddizioni), ma la trave
nel tuo occhio (il proprio modo di essere, nelle sue
contraddizioni, è più difficile da districare, perché è un
"vestito" -v. 15/Log. 37- appiccicato addosso da tempi
molto remoti) tu non vedi. Quando tu trarrai la trave dal tuo
occhio, allora vedrai chiaramente per trarre la pagliuzza dall'occhio
di tuo fratello (da Sheldon B. Kopp: "Ripartire da uno", Ed.
Astrolabio -pag.18-leggiamo:"Dal mio personale punto di vista è
essenziale che il terapeuta abbia fatto esperienza
della terapia come paziente, che cioè non sia più
emotivamente vergine. È essenziale che abbia assaporato di persona un po'
delle sofferenze della vita, e che abbia affrontato i propri
conflitti interiori. È l'unica cosa che possa infonderti quel
minimo di rispetto per chi viene da te in cerca di aiuto").
35)Log.27
Gesù ha detto: se non digiunate al mondo, non troverete il
regno. Se non trattate il sabato come sabato, non vedrete il Padre.
(Lc 9/25)
Comm
"l.":
35)Log.27
Chi si avventura in analisi inizia un profondo lavoro introspettivo
che lo porterà ad occuparsi delle cose esterne (del "mondo"),
solo in funzione delle connessioni e correlazioni di esse con il proprio
mondo interiore. Quindi il "mondo" avrà un valore relativo
(di "digiuno", più che di interesse primario). Ed il contatto
con il proprio inconscio ("Padre" interiore) avverrà
proprio predisponendosi all'ascolto, liberi da pregiudizi di ogni
genere e, cioè, con mente interamente
sgombera (significato vero del "sabato") -v. 8/Log.61b-.
Comm.
interl.:
35)Log.27
Gesù ha detto: se non digiunate al mondo (v. -53/Log.10_11_-), non
troverete il regno (al quale si accede, sempre, dopo un
grosso lavoro introspettivo). Se non trattate il sabato come sabato
(cioè allontanamento di ogni preoccupazione contingente per favorire
l'ascolto interiore), non vedrete (in voi stessi) il Padre (ciò che
vi ammaestra da dentro -v. 8/Log.61b-).
36Log.32
Gesù
ha detto: città costruita su monte alto e fortificata, non può
cadere né potrà rimanere nascosta. (Mt
5/14 - 7/24 + Lc 6/48) Comm.
"l.":36)Log.32
Chi si sarà impegnato nell'acquisire consapevolezza dei propri
stati d'animo,non sarà suscettibile di crolli causati da insidie tesegli
da altri. Per questo sarà come se avesse, col suo lavoro, edificato una
"città su monte alto". La
consapevolezza, poi, del proprio sentire più vero, non "potrà
rimanere nascosta", giacché chi tocca stati d'animo caldi e positivi
avrà un naturale desiderio di espandersi
verso gli altri (v. 6/Log.33).
Comm.
interl.:
36)Log.32
Gesù ha detto: città costruita su monte alto (l'introspezione
porta ad una visuale molto più ampia ed "alta") e fortificata
(dall'esercizio continuo), non può cadere (in stati
d'animo sconosciuti) né potrà rimanere nascosta (l'introspezione
fruttuosa porta al desiderio di comunicare).
37)Log.41
Gesù ha detto: a chi ha qualcosa in mano verrà dato e a chi non ha
verrà tolto anche il poco che ha.
(Mt 25/29 + Mc 4/25 - 9/50 + Lc 8/18)
Comm.
"l.":
37)Log.41
Colui che si terrà vivo, nel desiderio di apprendere, potrà arricchirsi,
spesso, attingendo al proprio profondo. Chi, invece, non conserverà
costantemente questo desiderio, perderà molte ocasioni (v. 33/Log.20)
di arricchimento, perché gli
sfuggiranno molti momenti, anche a lui favorevoli.
Comm.
interl.:
37)Log.41
Gesù ha detto: a chi ha qualcosa in mano (il desiderio
'operante' di migliorarsi) verrà dato (aiuto dall'interno, tramite la
meditazione) e a chi non ha (questo desiderio
operante) verrà tolto anche il poco che ha (la sua fuga dal 'sé',
infatti, non gli permetterà nemmeno
l'ascolto del "poco" che anche in lui vorrebbe
giungere al conscio).
38)Log.58
Gesù ha detto: beato l'uomo che ha messo alla prova se stesso! Egli
ha trovato la vita. (Mt 7/14)
Comm.
"l.":
38)Log.58
Chi sarà costretto, dalle vicissitudini della vita, a umiliazioni
profonde che lo costringeranno a "mettere alla prova se stesso",
sarà, poi, consapevole della propria
forza interiore e non avrà più motivo di temere "la vita".
Comm.
interl.:
38)Log.58
Gesù ha detto: beato l'uomo che ha messo alla prova se stesso (collaudo
-v.57/Log.68; 58/Log.69a-)! Egli ha trovato la vita (la chiave per
giungere alla "vita":quella dell'umiltà. Essa porta alla pace
interiore).
39)Log.69b
Beati quelli che han fame perché sarà saziato il ventre di chi lo
desidera. (Mt 5/6 + Lc 6/21 + Ap 21/6)
Comm.
"l.":
39)Log.69b
"Beati" gli assetati di Verità (senza riserve!), perché
verranno illuminati interiormente, tramite il contatto col proprio
inconscio.
Comm.
interl.:
39)Log.69b
Beati quelli che han fame ("fame" di 'verità'), perché sarà
saziato (dall'inconscio che viene alla luce del conscio) il ventre di chi
lo desidera (lo desidera davvero, con
'desiderio' ... da analista -v. 4/Log.50-).
40)Log.73
Gesù ha detto: la messe è davvero grande, ma gli operai sono pochi.
Pregate il Signore perché invii operai per la mietitura. (Mt*
9/37 + Lc* 10/2)
Comm.
"l.":
40)Log.73
Sono pochi coloro che, intuite le problematiche da dover affrontare (v.
53/Log.10-11), avranno il coraggio di cimentarvisi. Solo spiriti
superiori, ripercorrendo la strada dell'uomo, avranno il coraggio,
nella maturità, di affrontare se stessi in un processo di continua
revisione (v. 19/Log.71).
Comm.
interl.:
40Log73
Gesù ha detto: la messe è davvero grande (la "messe" di
problematiche che attende chi si avventura in analisi. V. Dante, Inf., c.I:
"... mi ritrovai per una 'selva' oscura"), ma gli operai
sono pochi (sono pochi coloro che hanno il coraggio -v. 14/Log.98- di iniziare
il lavoro di revisione). Pregate il Signore perché invii operai
(spiritualità superiori che, ripercorrendo la strada come uomini, abbiano
in sé la forza -v. Buddha, Gesù- ed il coraggio di lavorarvi,
per giungere alla "mietitura": la pace interiore) per la mietitura.
41)Log.74
Egli ha detto: Signore, sono molti intorno al pozzo, ma nessuno nel pozzo. (Mt
7/13 + Lc 13/24)
Comm.
"l.":
41)Log.74
Sono pochi quelli che giungono alla vera fusione con il sé profondo
("pozzo").
Comm. interl.:
41)Log.74
Egli ha detto: Signore, sono molti intorno al pozzo (molti ad intuirne la
problematica), ma nessuno nel pozzo (nessuno che attinga davvero al
suo 'profondo', non essendo disponibile al lavoro di analisi).
42)Log.94
Gesù ha detto: chi cerca troverà e a chi batte verrà aperto. (Lc
11/9)
Comm.
"l.":
42)Log.94
v. 30)Log.1-2.
Comm.
interl.:
42)Log.94
Gesù ha detto: chi cerca (chi coraggiosamente affronta il lavoro e la
sofferenza connessa all'analisi) troverà (il contatto con il proprio
inconscio) e a chi batte (con desiderio vero d'analista) verrà aperto
(al contatto interiore).
43)Log.97
Gesù ha detto: il regno del Padre è simile a una donna recante un
vaso pieno di farina e percorrente una lunga strada. L'ansa
del vaso si ruppe e la farina si versò dietro di lei,
sulla strada. Ella però non lo sapeva, ché non si era
accorta di ciò che le era occorso. Arrivata a casa, depose il
vaso e lo trovò vuto.
Comm.
"l.":
43)Log.97
Ciò che impedisce all'uomo di prendere contatto col proprio, limpido
("farina") inconscio, è la corazza ("vaso") del suo
volto esteriore, acquisito con l'educazione (fatta, anche, di
strutture di 'rigetto') . Per il processo di accesso al 'Sé' profondo
("farina") è necessaria la "rottura" della corazza
educativa ("vaso"). Ma, almeno nella fase iniziale del
cammino ("lunga strada") dell'uomo verso se stesso, essa
("farina") è visibile più all'esterno
-da parte dell'ascoltatore (incrociato magari "sulla
strada"), che si arricchisce degli attimi di sincerità di
chi comincia a scoprirla- che non da parte del possessore.
Questi, infatti, da novizio, appena nuovamente solo
con se stesso ("a casa"), vorrebbe alleggerirsi
completamente ("depose") del suo "vaso", ma l'estrema
solitudine che prova ("vuoto") gli impedisce ogni ulteriore
ricerca.
Comm.
interl.:
43)Log.97
Gesù ha detto: il regno del Padre (del contatto interiore col
"Padre") è simile a una donna recante un vaso pieno di
farina (la donna lavora, nel trasporto, così come fa il
cercatore di pace interiore, il quale "reca" indosso il peso
/"vaso"/ di tutte le costruzioni mentali dell'educazione
nella quale si è formato, dei cui errori comincia, ora, ad
essere consapevole) e percorrente una lunga strada (la strada
dell'analisi). L'ansa del vaso si ruppe (chi inizia il processo
analitico "rompe" la propria riservatezza e, della scoperta di sé,
nuova!, fa partecipi anche gli altri che incontra) e la farina
(considerazioni e pensieri 'candidi', fatti di sincerità
interiore) si versò dietro di lei (tramite il suo
discorrere), sulla strada (anche degli incontri occasionali).
Ella però non lo sapeva (chi si espande, in fase di autoconoscenza, non si
accorge di coinvolgere anche gli altri, in un discorso di 'verità') ché
non si era accorta di ciò che le era occorso. Arrivata a casa (quando
poi, si trovò sola con se stessa), depose il vaso (e, con
esso, la vitalità derivante dalle sempre nuove meditazioni) e lo trovò
vuoto (si accorse del peso orribile della sua solitudine).
44)Log.76
Gesù ha detto: il regno del Padre è simile a un mercante che ha della
merce. Trovata una perla, quel mercante, essendo saggio, vendette la
merce e si comprò la sola perla. Voi pure dovete cercare il tesoro che
non viene meno, duraturo, là dove nessuna tarma si accosta per
consumare né verme alcuno rovina.(Mt 13/45 + Lc 12/33)
Comm.
"l.":
44)Log.76
La propria pace interiore ("regno del Padre" o, meglio, del
contatto interiore con la voce "del Padre") la si conquista
operando delle scelte "sagge", cioè sapendo distinguere,
nella maturità, l'informazione che ci illumina dall'interno
("perla"), dai vari messaggi che ci provengono dal mondo
esterno ("merce"). Se si troverà la strada per accedere alla
prima ("perla"), ogni altro interesse ("merce")
resterà ad essa subordinato, giacché quel bene è una ricchezza del
proprio intimo e, quindi, al riparo da ogni deterioramento o furto.
Comm.
interl.:
44)Log.76
Gesù ha detto: il regno del Padre (del contatto interiore col
"Padre") è simile a mercante che ha della merce (esperienze e
considerazioni). Trovata una perla ("trovato", anche se per
caso, l'attimo di illuminazione interiore, con l'esperienza di calda
pace -"perla"- connessa), quel mercante, essendo saggio (non
tutti lo sono), vendette la merce (lasciò i vecchi interessi, come
primari) e si comprò (operando una scleta -v. 53/Log.10_11-) la sola
perla (per poter rendere più duratura la sua pace). Voi pure (il
discorso è indirizzato ai diretti discepoli) dovete cercare il tesoro
che non viene meno (il contatto interiore con il proprio inconscio),
duraturo, là dove nessuna tarma si accosta per consumare né verme
alcuno rovina (giacché proviene dal vostro intimo, e nessun altro può
attingervi, se non voi).
45)Log.107
Gesù ha detto: il regno è simile a pastore con cento pecore. Una di
esse si smarrì, la maggiore. Egli lasciò le novantanove e cercò
l'unica, finché la trovò. Stanco, disse alla pecora: ti amo più delle
novantanove! (Mt* 18/12 + Lc* 15/4)
Comm.
"l.":
45)Log.107
Il "regno" della pace interiore lo si riconquista, da adulti,
se ci si accorge che, fra le "cento" cose e doti acquisite, si
è persa ("si smarrì") la più importante ("la
maggiore"): quella della calda spontaneità. Una volta ritrovata,
anche se a prezzo di tanta fatica -v.43)Log.97-, ci si accorge, però,
che ne è valsa la pena ("ti amo più delle ..."), per la
riscoperta della propria, intima essenza.
Comm.
interl.:
45)Log.107
Gesù ha detto: il regno (della pace interiore) è simile a pastore con
cento pecore (con tante nozioni ed interessi). Una di esse si smarrì
(v. 11/Log.109), la maggiore (il contatto col 'sè' vivo, che dopo la
giovinezza tende a sparire). Egli (se saggio -v. 44/Log.76-) lasciò le
novantanove (almeno come interesse primario) e cercò l'unica, finché
la trovò (ma quanto lavoro, per avvicinarsi al vero 'sé' profondo!).
Stanco (-v. 30/Log.1_2-, ma finalmente in pace), disse alla pecora (al
caldo del suo intimo raggiunto): ti amo più delle novantanove (ora che
conosco la pace!).
46)Log.96
Gesù ha detto: il regno del Padre è simile a donna, la quale ha preso
un po' di lievito, l'ha nascosto in una quantità di pasta e ne fece
grandi pani. Chi ha orecchi ascolti.(Mt 13/33 + Lc 13/21)
Comm.
"l.":
46)Log.96
Per l'uomo adulto (che ha, dunque, "una quantità di pasta",
di vita vissuta) il rimestare opportunamente i dati, in funzione di
piccoli dati ("lievito"), raggiunti con la meditazione, può
significare offrire anche ad altri "grandi pani", come cibo
spirituale.
Comm.
interl.:
46)Log.96
Gesù ha detto: il regno del Padre (del contatto interiore col
"Padre") è simile a donna, la quale ha preso un po' di
lievito (piccole, ma profonde meditazioni), l'ha nascosto in una quantità
di pasta (nella massa delle proprie esperienze di vita; in essa il
lievito resta nascosto per qualche tempo, perché sommerso dalle
sensazioni dolorose che provoca, col suo fermento) e ne fece grandi pani
(con la rielaborazione più appropriata dei dati, frutto di acquisita
saggezza).
Chi ha orecchi ascolti.
COMPITO
DELLA PSICOANALISI È QUELLO DI PORTARE L'INDIVIDUO AL CONTATTO CON I
PROPRI "VERI" SENTIMENTI ED ALLA CONSAPEVOLEZZA DELLA NATURA
DEGLI STESSI
47)Log.5/6
I suoi discepoli lo interrogarono e gli dissero: vuoi che digiuniamo? E in
quale maniera dobbiamo pregare e fare elemosina? E quali prescrizioni
relative al cibo dobbiamo osservare? Gesù disse: non mentite e non
fate ciò che odiate, ché tutto si svela di fronte al cielo. Non vi è
nulla di nascosto che, in verità, non venga alla luce, alla lunga non
possa apparire.(Mt* 10/26 + Mc 4/22 +
Lc 8/17 - 12/2)
Comm.
"l.":
47)Log.5/6
L'uomo che volesse conoscere veramente se stesso dovrebbe cercare, da
solo, di prendere coscienza dei propri stati d'animo. Ogni consiglio che
gli venga dall'esterno, dunque, non farebbe che ritardargli il vero
processo di conoscenza che, "alla lunga", comunque verrebbe
inevitabilmente alla luce (del "cielo").
Comm.
interl.:
47)Log.5/6
I suoi discepoli lo interrogarono e gli dissero: vuoi che digiuniamo? (I
discepoli di Giovanni lo facevano) E in quale maniera dobbiamo pregare e
fare elemosina? E quali prescrizioni relative al cibo dobbiamo osservare?
Gesù disse: non mentite e non fate ciò che odiate (fareste sciocchi voi
stessi), perché tutto si svela di fronte al cielo (man mano che vi
analizzerete, le 'verità' dei vostri sentimenti verranno alla luce -del
"cielo"- e vi conoscerete). Non vi è nulla di nascosto che, in
verità, non venga alla luce (prima o poi, in analisi), alla lunga non
possa apparire (questi quesiti, dunque, fateli a voi stessi e non a me).
48)Log.14
Gesù disse loro: "Se digiunate, darete origine a un peccato a vostro
danno; se pregate, vi condanneranno; se fate elemosina, farete male ai
vostri spiriti. Se entrate in qualsiasi paese e camminerete per le
regioni, qualora vi ricevano, mangiate ciò che vi porranno davanti e
curate quelli che sono malati. Perché quello che entrerà nella vostra
bocca non vi può contaminare, ma ciò che esce dalla vostra bocca, vi
contaminerà".
Comm.
"l.":
48)Log.14
Non vi è nessuna azione dell'uomo che, non motivata dalla spontaneità,
possa aiutarlo a conoscersi. Il "digiunare",
"pregare", "fare elemosina", mai potranno servire a
conoscere il proprio animo. Le motivazioni, invece, il: perché digiuno?: perché prego?, perché
faccio elemosina?, queste sì, eventualmente, potrebbero servire a
migliorare l'autoconoscenza.
Non sarà, poi, il cibo "che entra nella
bocca" che potrà attentare alla propria pace interiore. Si stia,
invece, molto attenti a non abbandonarsi a risentimenti ("ciò che
invece uscirà"): questi soli potranno, davvero, minare
("contaminare") l'animo!
Comm.
interl.:
48)Log.14
Gesù disse loro: "Se digiunate, darete origine a un peccato a vostro
danno (giacché fate una cosa senza 'sentirla' davvero, quindi andate
'contro' voi stessi); se pregate, vi condanneranno (per incoerenza, giacché
dovreste ormai essere convinti che, se vi è Chi vi guarda dentro, Questi
sa bene ciò di cui potreste avere bisogno); se fate elemosina, farete
male ai vostri spiriti (ogni mera abitudine, infatti, appiattisce l'uomo,
perché lo allontana dalla propria spontaneità e, quindi, dal 'sé'). Se
entrate in qualsiasi paese e camminerete per le regioni, qualora (nulla
sarà da voi preteso) vi ricevano, mangiate (senza alcuno scrupolo) ciò
che porranno davanti a voi e curate (con la parola) quelli che sono malati
(nell'animo). Perché quello che entrerà nella vostra bocca non vi può
contaminare, ma ciò che esce dalla vostra bocca vi contaminerà (se non
saprete essere assennati con le vostre osservazioni e vi lascerete, poi,
coinvolgere in risentimenti)".
49)Log.89
Gesù ha detto: perché lavate l'esterno del bicchiere? Non capite che
colui che ha fatto l'interno è lo stesso che ha fatto l'esterno?
(Mt 23/25-26 + Lc* 11/39)
Comm.
"l.":
49)Log.89
Preoccuparsi più di come si può apparire ("esterno" del
bicchiere) agli altri, che non di come davvero si sia, è cosa davvero
stupida. Chi costruisce veramente bene se stesso, infatti (e per farlo
dovrà lavorarvi!), non sarà mai preoccupato di come gli altri potranno
giudicarlo, perché avrà un solo volto in cui, per averlo
"fatto", crede.
Comm.
interl.:
49)Log.89
Gesù ha detto: perchè lavate l'esterno del bicchiere (il vostro modo
esteriore, col quale amate presentarvi agli altri)? Non capite che colui
che ha fatto l'interno (colui che è riuscito a prendere contatto col
proprio 'sè' profondo) è lo stesso che ha fatto l'esterno (perché, una
volta che si sarà preso contatto col 'sé', quello stesso 'sé' costituirà
anche il volto esteriore -v. 10/Log,106-)?
50)Log.104
Gli dissero: vieni, oggi vogliamo pregare e digiunare! Gesù rispose: e
che peccato ho commesso? o in che sono stato vinto? Quando, però, lo
sposo uscirà dalla camera nuziale, allora si digiuni e si preghi!
(Mt* 9/15 + Mc* 2/19 +
Lc* 5/34)
Comm.
"l.":
50)Log.104
Per chi vive attento ai moti del proprio animo, la spontaneità dei
sentimenti è cosa fondamentale, e nessuno potrà indirizzare questa
dall'esterno. Quando, però, capiterà di perdere la propria pace
interiore (e, di conseguenza, "lo sposo uscirà dalla camera
nuziale"), allora si faccia qualsiasi cosa, nel tentativo di
ritornare in armonia con il 'Sé'.
Comm.
interl.:
50)Log.104
Gli dissero: vieni, oggi vogliamo pregare e digiunare! Gesù rispose: e
che peccato ho commesso? o in che sono stato vinto? (Se in questo momento
sto bene e non sento nessuna necessità di fare cose del genere: perché
dovrei venire con voi?) Quando, però, lo sposo (il contatto col proprio
inconscio) uscirà dalla camera nuziale (e l'uomo si sentirà solo e vuoto
dentro -v. 5/Log.24-), allora si digiuni e si preghi (che ritorni il
contatto interiore)!
CHI
È LO PSICOANALISTA
51)Log.21a
Maria disse a Gesù: A chi rassomigliano i tuoi discepoli? Egli disse:
essi sono simili a bambini che si sono messi su un campo che non è loro.
Giungendo i padroni del campo, questi diranno: lasciateci il nostro campo!
Quelli si svestono alla loro presenza per lasciarlo a loro e dar loro il
loro campo. (Mt 4/19 + Mc 1/17 + Lc
5/10)
Comm.
"l.":
51)Log.21a
V. 26)Log.21a
Comm.
interl.:
51)Log.21a
Maria disse a Gesù: A chi rassomigliano i tuoi discepoli? Egli disse:
essi sono simili a bambini (sempre fusi col proprio sentire) che si sono
messi su un campo che non è loro (la psiche dell'altro). Giungendo i
padroni del campo (quando l'interessato giunge alla comprensione del
limite delle proprie forze), questi diranno: lasciateci il nostro campo
(basta!)! Quelli (io discepoli 'veri') si svestono alla loro presenza (non
insistono, "svestendosi" dal loro ruolo) per lasciarlo a loro
(dice J. Lacan: "L'analista deve saper scegliere il tempo opportuno
per raccontare al paziente il 'suo' paziente") e dar loro (lasciare)
il loro campo (psichico).
52)Log.12/13
Gesù disse ai suoi discepoli: paragonatemi e ditemi a chi sono simile.
Gli disse Simon Pietro:
Tu sei simile ad Angelo giusto. Matteo gli disse:
Tu sei simile a filosofo intelligente. Tommaso gli disse: Maestro, la mia
bocca non permetterà in alcun modo che io dica a chi Tu rassomigli.
Gesù
disse: non sono io il tuo maestro, ché tu hai bevuto e sei diventato
ebbro alla sorgente zampillante, che io ho misurato? Egli lo prese, si tirò
indietro e gli disse tre parole. Quando poi Tommaso tornò ai suoi
compagni, gli chiesero: che cosa ti ha detto Gesù? Disse loro Tommaso: se
vi dicessi una sola delle parole che mi ha detto, prendereste sassi e li
scagliereste contro di me, dai sassi poi uscirebbe fuoco e vi brucerebbe.
Comm.
"l.":
52)Log.12/13
È impossibile, in analisi, definire l'altro essendo, questi, variabile
nel suo sentire, nel tempo. L'altro è l'altro !
(Volendo definire,
poi, un uomo come Gesù pronto, cioè, ad un continuo rinnovamento -v.
19/Log.71-, è cosa assolutamente impossibile.) Solo Tommaso risponde
saggiamente. Gesù finge, per non recare offesa agli altri, di
scandalizzarsi del suo non volersi esprimere ma, poi, preso Tommaso in
disparte, lo rincuora con "tre" sole parole -bene, bravo, esatto
(!?)-. Tommaso, ovviamente si guarda bene, a sua volta, di
mortificare i suoi amici, quando questi passano ad interrogarlo.
Comm.
interl.:
52)Log.12/13
Gesù disse ai suoi discepoli: paragonatemi e ditemi a chi sono simile
(definitemi). Gli disse Simon Pietro: Tu sei simile ad Angelo giusto.
Matteo gli disse:Tu sei simile a filosofo intelligente. Tommaso gli disse:
Maestro, la mia bocca non permetterà in alcun modo che io dica a chi Tu
rassomigli (ognuno, se analista, sa che può definire solo se stesso, e
nell'attimo particolare vissuto. S. Quasimodo dice: "Ognuno è
trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera").
Gesù disse: non
sono io il tuo maestro, ché tu hai bevuto e sei diventato ebbro alla
sorgente zampillante, che ho misurato? (Gesù finge, in presenza degli
altri discepoli, di rimproverare Tommaso). Egli lo prese, si tirò
indietro (in disparte) e gli disse tre parole (forse: "bene, bravo,
perfetto"). Quando poi Tommaso tornò ai suoi compagni, gli chiesero:
che cosa ti ha detto Gesù? Disse loro Tommaso: se vi dicessi una sola
delle parole che mi ha detto, prendereste sassi e li scagliereste contro
di me (per gelosia), dai sassi poi uscirebbe fuoco (quello della
discordia) e vi brucerebbe (vi farebbe del male).
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