Complimenti.....Sei entrato nel piu' completo Portale sulle Medicine Alternative, Biologico  Naturali e Spirituali - la Guida alla Salute Naturale - Leggi, Studia, Pratica e starai in Perfetta  Salute, senza Farmaci ne' Vaccini


GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


Il VANGELO di TOMMASO - 2  +  Vangelo di s. Tommaso
nell'interpretazione di Mario Guarracino.
Traduzioni (dal copto) da:
- Mario Erbetta (*) - Marcello Craveri - Mario Pìncherle - Elain Pagels (*)

Testo trovato nella biblioteca copto-gnostica, di Nag. Hammadi, ancora scritto in lingua originale copta, nel 1946
https://www.academia.edu/4489606/I_Vangeli_erano_e_sono_racconti_allegorici

 

NON  ESISTE  "MAESTRO", in PSICOTERAPIA, MA SOLO: "INDICATORE  di STRADA"

24)Log.2/3     
Gesù ha detto: se coloro che vi conducono vi dicono: ecco, il regno è nel cielo, gli uccelli  del cielo  vi precederanno.  Se vi dicono: è nel mare, i pesci vi precederanno. Ma il regno  è nel vostro interno e fuori di voi.  Quando voi conoscerete voi stessi,  allora sarete consci e saprete che voi siete i figli del Padre vivente.  Se però non vi conoscerete,  allora sarete in povertà e voi sarete la povertà.
(Mt 10/7 + Mc 1/15 + Lc 17/21)

Comm. "l.":
24)Log.2/3      
Nessun altro potrà sostituirsi a noi,  nel processo di conoscenza e di governo di noi stessi.                         

Comm. interl.:
24)Log.2/3      
Gesù ha detto: se coloro che vi conducono vi dicono: ecco, il regno è nel cielo,  gli uccelli del cielo vi precederanno. Se vi dicono: è nel mare, i pesci vi precederanno. Ma il regno (la conquista della pace interiore) è nel vostro interno e fuori di voi (è nella vostra capacità di fare armonia tra ciò che voi sentite -"interno"- e ciò che vi proviene dall'ambiente esterno).  Quando voi conoscerete voi stessi, allora sarete consci (dei vostri stati d'animo) e saprete che voi siete i figli del Padre vivente (in voi).  Se però  non  vi conoscerete (non sarete, cioè, consapevoli dei vostri stati d'animo), allora sarete in povertà e voi sarete la povertà (giacché le azioni, al di fuori della vostra consapevolezza, determineranno i vostri stati d'animo  -v. 98/Log.67).

25)Log.19      
Gesù ha detto: beato colui che è esistito prima di venire all'esistenza!  Se mi diverrete discepoli e ascolterete le mie parole,  queste vi serviranno come pietre. Avete cinque alberi nel paradiso; essi non si muovono in estate e in inverno né le loro foglie cadono. Chi li conoscerà, non gusterà la morte. (Lc 6/48 + Gv 8/51 - 14/6)

Comm. "l.":
25)Log.19       
È bene che l'uomo  si formi ponendosi molte problematiche  (sia "esistito prima"),  in modo che il suo cervello si sviluppi e divenga una valida macchina pensante. Dopo, nella maturità, egli se ne avvarrà per meglio risolvere e portare a frutto le meditazioni  (provenienti dai "cinque alberi nel paradiso")  che gli verranno dal proprio inconscio riconquistato /v. 9)Log.57 e 11)Log.109/.

Comm. interl.:
25)Log.19       
Gesù ha detto: beato colui che è esistito (che si è posto problematiche -v. 30/Log.1/2-) prima di venire all'esistenza  (tramite il contatto con la profondità del proprio inconscio)! Se mi diverrete discepoli e ascolterete le mie parole, queste vi serviranno come pietre ('miliari' di riferimento). Avete difatti cinque alberi nel paradiso (del vostro ascolto interiore..:'carità, pazienza, perseveranza, amore, giustizia' /?/); essi non si muovono in estate e in inverno (col freddo o col caldo dei vostri stati d'animo) né le loro foglie cadono  (chi trova la strada, sa tenerla -v. 23/Log.49-). Chi li conoscerà (tramite la meditazione), non gusterà la morte (cioè: lo stato angoscioso).

26)Log.21a     
Maria disse a Gesù:  A chi rassomigliano i tuoi discepoli?  Egli disse: essi sono simili a bambini che si sono messi su un campo che non è loro. Giungendo i padroni del campo, questi diranno: lasciateci il nostro campo! Quelli si svestono alla loro presenza per lasciarlo a loro e dar loro il loro campo.   (Mt 4/19 + Mc 1/17 + Lc 5/10)

Comm. "l.":
26)Log.21a      
I veri discepoli hanno reso spoglio il proprio 'Io'. Essi, quindi, "sono simili a bambini" che si avventurano a stimolare l'altro ("campo che non è loro"), affinché inizi anch'egli il vero processo conoscitivo di sé. Se l'altro, però, sentendosi troppo scoperto ("giungendo i padroni del campo"),  non sopporta più la manomissione altrui ("lasciateci il nostro campo"), il discepolo vero dovrà sapersi fermare in tempo  ("svestendosi" dal suo ruolo), affinché l'analizzato non abbia a bloccarsi.  Diversamente,  con la sua chiusura, non vi sarà nessuna possibilità di poterlo aiutare,  giacché non ne verrebbero più dati utili alla analisi.

Comm. interl.:
26)Log.21a      
Maria disse a Gesù: a chi rassomigliano i tuoi discepoli? Egli disse:  essi sono simili a bambini (in psicoanalisi si dice: 'rientro nel seno materno') che si sono messi su un campo (la psiche dell'altro)  che non è loro.  Giungendo i padroni del campo (quando il soggetto non è disponibile a "circoncidersi" -v. 17/Log.53- oltre), questi diranno: lasciateci il nostro campo! Quelli (i veri discepoli, da buoni psicoanalisti)  si svestono alla loro presenza (non risentiti,  si "svestono"  dell'abito professionale) per lasciarlo a loro (con il compito di cercarsi la 'Log.83. Dice J. Lacan:  "L'analista deve saper scegliere il tempo opportuno per racpropria' verità) e dare loro il loro campo (psichico, per non turbarne eccessivamente la crescita -v. 13/contare al paziente il suo paziente". -Per il lavoro psicoanalitico, infatti, occorre la collaborazione del soggetto da analizzare. Se questi si bloccasse e, quindi, non fosse più disponibile ad aprirsi, anche il migliore psicoanalista,  rimanendo privo di dati, diventerebbe nullo. Per questo è indispensabile che egli sappia fermarsi in tempo, prima che la suscettibilità dell'altro possa rendere inutile il suo lavoro.-).


FARE ANALISI SIGNIFICA: "LAVORARE"

30)Log.1/2     
Gesù ha detto: chi cerca non desista dal cercare, finché abbia trovato. Quando avrà trovato, si stupirà; stupito, regnerà e giunto al regno, si riposerà. (Lc 11/9)

Comm. "l.":
30)Log.1/2       
La ricerca della propria pace interiore è laboriosa.  Ognuno deve, infatti, per avvicinarsi ad essa,  attraversare l'inferno  (v. Dante) del riconoscimento dei propri stati d'animo più vili.  Ma solo con l'accettazione  consapevole delle qualità negative dei propri sentimenti si potrà riuscire,  impegnandosi, a "regnare".

Comm. interl.:
30)Log.112    
Gesù ha detto: chi cerca non desista dal cercare, finché abbia trovato (il contatto con l'inconscio non è possibile se prima non si è lavorato a districare la imbrigliata matassa del proprio  'io'). Quando avrà trovato,  si stupirà (della pace raggiunta); stupito, regnerà  (avendo imparato l'autogoverno)  e giunto al regno,  si riposerà  (perché cambierà integralmente il suo modo di concepire la vita  -v. "Siddharta", di H. Hesse-).

31)Log.6/7     
Gesù ha detto: beato il leone mangiato dall'uomo; così il leone diverrà uomo. E maledetto l'uomo mangiato dal leone: l'uomo diverrà leone.

Comm. "l.":
31)Log.6/7      
L'uomo che ha vissuto istintivamente i propri stati d'animo e che, non dominandoli, è stato "leone" verso se stesso e gli altri, se, con la maturità, riuscirà  ad 'umanizzarsi', raggiungendo  il dominio  dei propri sentimenti, sarà"beato" perché nessuno potrà mai convincerlo a tornare indietro.  Viceversa 'uomo troppo ben educato esteriormente ("uomo", cioè, in apparenza), che riuscisse a liberarsi dei tabù educativi divenendo, poi,  "leone" per la scoperta del proprio sentire, potrebbe, per questo, non voler più tornare indietro, condannandosi, così, alla solitudine (e, quindi, alla "maledizione"), per la repulsione che susciterà negli altri. 

31)Log.6/7       
Gesù ha detto: beato il leone (l'uomo selvatico: sempre a contatto con i propri sentimenti) mangiato dall'uomo (addomesticato, poi, dal ragionamento  -"uomo"-:  egli non conoscerà tentazioni, perché tutto ha provato e toccato in precedenza); così il leone diverrà uomo. E maledetto (dannato)  l'uomo mangiato dal leone (la persona ben educata di fuori,  ma impreparata alle tentazioni del proprio  animo: -"leone"-): l'uomo  diverrà leone (e, forse, si vanterà persino, del proprio nuovo stato, come 'liberazione' dai propri tabù precedenti).


32)Log.19     
Gesù ha detto: beato colui che è esistito prima di venire all'esistenza! Se mi diverrete discepoli e ascolterete le mie parole, queste vi serviranno come pietre. Avete difatti cinque alberi nel paradiso;  essi non si muovono in estate e in inverno né le loro foglie cadono. Chi li conoscerà, non gusterà morte. (Mt 7/24 + Lc 11/9)

Comm. "l.":
32)Log.19     
v.25)Log.19.

Comm. interl.:
32)Log.19      
Gesù ha detto: beato colui che è esistito (si è posto problematiche rendendo fertile la propria mente) prima di venire all'esistenza (tramite il contatto col proprio inconscio)! Se mi diverrete discepoli e ascolterete le mie parole,  queste vi serviranno come pietre (segnali stradali per l'orientamento). Avete difatti cinque alberi nel paradiso (del vostro ascolto interiore...:"carità, pazienza, perseveranza, amore, giustizia"-?-);  essi non si muovono in estate e in inverno (imperturbabilità)  né le loro foglie cadono (i loro principi sono eterni). Chi li conoscerà (tramite la meditazione), non gusterà la morte (degli stati angosciosi).

33)Log.20       
I discepoli dissero a Gesù:  dicci a che  rassomiglia il regno dei cieli.  Egli disse loro: è simile a granello di senape. Questo è più piccolo di tutti i semi. Quando però  cade sulla terra che vien coltivata,  produce un grande ramo ediviene un tetto per gli uccelli del cielo. (Mt 13/31 +  Mc 4/31 + Lc 13/19)

Comm. "l.":
33)Log.20       
La propria pace interiore la si raggiunge  (o alimenta) nei momenti di fusione tra conscio ed inconscio (v. 10/Log.106).  L'informazione, però, che viene dal proprio inconscio è sempre più o meno coperta dalle strutture mentali acquisite con l'educazione e,  quindi,  va cercata come un "granello di senape".
Quando il lavoro e la ricerca costante, tuttavia, ne avranno spianata la strada e l'uomo sarà divenuto sempre più un tutt'uno con il proprio inconscio,  allora per lui sarà più facile alimentarvicisi e divenire interprete verso gli altri,  se questi saranno "uccelli del cielo", cioè, capaci d'intendere.

Comm. interl.:
33)Log.20       
I discepoli dissero a Gesù:  dicci a che rassomiglia il regno dei cieli. Egli disse loro: è simile a granello di senape (l'informazione che raggiunge l'uomo interiormente, anche se minima -"senape"-,  è perfettamente proporzionata al grado di maturità individuale della persona  -v. 8/Log.61b-). Questo è più piccolo di tutti i semi.Quando però cade sulla terra che viene coltivata (dal 'desiderio' di apprendere),produce un grande ramo (ragionando e meditando) e diviene un tetto (aiuta altri a 'coprire' e rifinire ricerche iniziate) per gli uccelli del cielo  (per gli amanti dei 'voli'liberi: i cercatori di Verità).

34)Log.26      
Gesù ha detto: la pagliuzza  nell'occhio di tuo fratello tu vedi,  ma la trave nel tuo occhio tu non vedi. Quando tu trarrai la trave dal tuo occhio, allora vedrai chiaramente per trarre la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello. (Mt 7/3 + Lc 6/41)

Comm. "l.":
34)Log.26       
È molto più facile vedere gli errori di impostazione mentale degli altri ("pagliuizza"), che non i propri ("trave"). Questi ultimi, infatti, provengono da abitudini  (v. Delgado: "Genesi e libertà della mente" -Ed. Boringhieri-) stratificatesi fin dai primissimi anni di vita;  esse rendono l'uomo cieco, inconsapevolmente, per essere, egli, un tutt'uno con i propri difetti acquisiti. Solo dopo un accurato lavoro di analisi, quando si sarà iniziato a  "trarre la trave dal proprio occhio", e se ne conoscerà la ribellione e la fatica,  si potrà davvero aiutare e confortare altri che vi si predispongano.               

Comm. interl.:
34)Log.26      
Gesù ha detto: la pagliuzza nell'occhio di tuo fratello tu vedi (nell'altro è sempre più facile leggere le contraddizioni), ma la trave nel tuo occhio  (il proprio modo di essere,  nelle sue contraddizioni,  è più difficile da districare,  perché è un "vestito"  -v. 15/Log. 37- appiccicato addosso da tempi molto remoti) tu non vedi.  Quando tu trarrai la trave dal tuo occhio, allora vedrai chiaramente per trarre la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello (da Sheldon B. Kopp: "Ripartire da uno", Ed. Astrolabio -pag.18-leggiamo:"Dal mio personale punto di vista è essenziale che il terapeuta abbia fatto esperienza       della terapia  come paziente,  che cioè non sia più emotivamente vergine. È essenziale che abbia assaporato di persona un po' delle sofferenze della vita,  e che abbia affrontato i propri conflitti interiori.  È l'unica cosa che possa infonderti quel minimo di rispetto per chi viene da te in cerca di aiuto").                 

35)Log.27       
Gesù ha detto: se non digiunate  al mondo,  non troverete il regno.  Se non trattate il sabato come sabato, non vedrete il Padre. (Lc 9/25)

Comm "l.":
35)Log.27        
Chi si avventura in analisi inizia un profondo lavoro introspettivo  che lo porterà ad occuparsi delle cose esterne (del "mondo"), solo in funzione delle connessioni e correlazioni di esse con il proprio mondo interiore. Quindi il "mondo" avrà un valore relativo  (di "digiuno", più che di interesse primario). Ed il contatto con il proprio inconscio ("Padre" interiore)  avverrà proprio predisponendosi all'ascolto,  liberi da pregiudizi di ogni genere e, cioè, con mente interamente sgombera (significato vero del "sabato") -v. 8/Log.61b-.

Comm. interl.:
35)Log.27         
Gesù ha detto: se non digiunate al mondo (v. -53/Log.10_11_-), non troverete il regno  (al quale si accede, sempre,  dopo un grosso lavoro introspettivo).  Se non trattate il sabato come sabato  (cioè allontanamento di ogni preoccupazione contingente per favorire l'ascolto interiore), non vedrete (in voi stessi)  il Padre (ciò che vi ammaestra  da dentro -v. 8/Log.61b-).

36Log.32     
Gesù ha detto: città costruita su monte alto e fortificata,  non può cadere né potrà rimanere nascosta. (Mt 5/14 - 7/24 + Lc 6/48)

Comm. "l.":36)Log.32    
Chi si sarà impegnato nell'acquisire  consapevolezza dei propri stati d'animo,non sarà suscettibile di crolli causati da insidie tesegli da altri. Per questo sarà come se avesse, col suo lavoro, edificato una "città su monte alto". La
consapevolezza, poi, del proprio sentire più vero, non "potrà rimanere nascosta", giacché chi tocca stati d'animo caldi e positivi avrà un naturale desiderio di espandersi verso gli altri (v. 6/Log.33).

Comm. interl.:
36)Log.32     
Gesù ha detto: città costruita su monte alto  (l'introspezione porta ad una visuale molto più ampia ed "alta") e fortificata (dall'esercizio continuo), non può cadere  (in stati d'animo sconosciuti) né potrà rimanere nascosta  (l'introspezione fruttuosa porta al desiderio di comunicare).

37)Log.41      
Gesù ha detto:  a chi ha qualcosa in mano verrà dato e a chi non ha verrà tolto anche il poco che ha.
(Mt 25/29 + Mc 4/25 - 9/50 + Lc 8/18)

Comm. "l.":
37)Log.41       
Colui che si terrà vivo, nel desiderio di apprendere, potrà arricchirsi, spesso, attingendo al proprio profondo. Chi, invece, non conserverà costantemente questo desiderio, perderà molte ocasioni (v. 33/Log.20)  di arricchimento, perché gli sfuggiranno molti momenti, anche a lui favorevoli.

Comm. interl.:
37)Log.41       
Gesù ha detto:  a chi ha qualcosa in mano  (il desiderio 'operante' di migliorarsi) verrà dato (aiuto dall'interno, tramite la meditazione)  e a chi non ha (questo desiderio operante)  verrà tolto anche il poco che ha  (la sua fuga dal 'sé', infatti, non gli permetterà nemmeno l'ascolto del  "poco"  che anche in lui vorrebbe giungere al conscio).

38)Log.58       
Gesù ha detto: beato l'uomo che ha messo alla prova se stesso!  Egli ha trovato la vita.   (Mt 7/14)             

Comm. "l.":
38)Log.58       
Chi sarà costretto, dalle vicissitudini della vita, a umiliazioni profonde che lo costringeranno a "mettere alla prova se stesso", sarà, poi, consapevole della propria forza interiore e non avrà più motivo di temere "la vita".                     

Comm. interl.:
38)Log.58       
Gesù ha detto: beato l'uomo che ha messo alla prova se stesso (collaudo -v.57/Log.68; 58/Log.69a-)! Egli ha trovato la vita  (la chiave per giungere alla "vita":quella dell'umiltà. Essa porta alla pace interiore). 

39)Log.69b      
Beati quelli che han fame perché sarà saziato il ventre di chi lo desidera. (Mt 5/6 + Lc 6/21 + Ap 21/6)

Comm. "l.":
39)Log.69b       
"Beati" gli assetati di Verità (senza riserve!), perché verranno illuminati interiormente, tramite il contatto col proprio inconscio.                           

Comm. interl.:
39)Log.69b        
Beati quelli che han fame ("fame" di 'verità'), perché sarà saziato (dall'inconscio che viene alla luce del conscio) il ventre di chi lo desidera  (lo desidera davvero, con 'desiderio' ... da analista -v. 4/Log.50-).                

40)Log.73     
Gesù ha detto: la messe è davvero grande, ma gli operai sono pochi. Pregate  il Signore perché invii operai per la mietitura.  (Mt* 9/37 + Lc* 10/2)

Comm. "l.":
40)Log.73               
Sono pochi coloro che, intuite le problematiche da dover affrontare (v. 53/Log.10-11), avranno il coraggio di cimentarvisi.  Solo spiriti superiori,  ripercorrendo la strada dell'uomo, avranno il coraggio,  nella maturità, di affrontare se stessi in un processo di continua revisione (v. 19/Log.71).

Comm. interl.:
40Log73        
Gesù ha detto:  la messe è davvero grande (la "messe" di problematiche che attende chi si avventura in analisi. V. Dante, Inf., c.I: "... mi ritrovai per una 'selva' oscura"),  ma gli operai sono pochi (sono pochi coloro che hanno il coraggio -v. 14/Log.98- di iniziare il lavoro di revisione).  Pregate il Signore perché invii operai (spiritualità superiori che, ripercorrendo la strada come uomini, abbiano in sé la forza -v. Buddha, Gesù-   ed il coraggio  di lavorarvi, per giungere alla "mietitura":  la pace interiore) per la mietitura.

41)Log.74     
Egli ha detto: Signore, sono molti intorno al pozzo, ma nessuno nel pozzo. (Mt 7/13 + Lc 13/24)

Comm. "l.":
41)Log.74              
Sono pochi quelli che giungono  alla vera fusione con il sé profondo ("pozzo").

Comm. interl.:
41)Log.74      
Egli ha detto: Signore, sono molti intorno al pozzo (molti ad intuirne la problematica), ma nessuno nel pozzo  (nessuno che attinga davvero al suo 'profondo',   non essendo disponibile al lavoro di analisi).

 42)Log.94     
Gesù ha detto: chi cerca troverà e a chi batte verrà aperto. (Lc 11/9)                                     

Comm. "l.":
42)Log.94              
v. 30)Log.1-2.

Comm. interl.:
42)Log.94     
Gesù ha detto: chi cerca (chi  coraggiosamente affronta il lavoro e la sofferenza connessa all'analisi) troverà (il contatto con il proprio inconscio) e a chi batte  (con desiderio vero d'analista) verrà aperto (al contatto interiore).

 43)Log.97      
Gesù ha detto:  il regno del Padre è simile a una donna recante un vaso pieno di farina e percorrente una  lunga strada.  L'ansa  del vaso  si ruppe e la farina  si versò dietro di lei,  sulla strada.   Ella però  non lo sapeva, ché non si era accorta di ciò che le era occorso.  Arrivata a casa,  depose il vaso e lo trovò vuto.

Comm. "l.":
43)Log.97            
Ciò che impedisce all'uomo di prendere contatto col proprio, limpido ("farina") inconscio, è la corazza ("vaso") del suo volto esteriore, acquisito con  l'educazione (fatta, anche, di strutture di 'rigetto') .  Per il processo di accesso al 'Sé' profondo ("farina") è necessaria la "rottura" della corazza educativa ("vaso"). Ma, almeno nella fase iniziale del  cammino ("lunga strada") dell'uomo verso se stesso, essa ("farina") è visibile  più  all'esterno   -da parte dell'ascoltatore  (incrociato magari "sulla strada"), che si arricchisce degli attimi di  sincerità  di chi comincia a scoprirla-  che non da parte del  possessore.  Questi, infatti,  da novizio,   appena nuovamente solo con se stesso   ("a casa"),  vorrebbe alleggerirsi  completamente ("depose") del suo "vaso", ma l'estrema solitudine che prova ("vuoto") gli impedisce ogni ulteriore ricerca.

Comm. interl.:
43)Log.97   
Gesù ha detto: il regno del Padre (del contatto interiore col "Padre")  è simile a una donna recante un vaso pieno di farina  (la donna lavora, nel trasporto, così come fa il cercatore di pace interiore, il quale "reca" indosso il peso /"vaso"/ di tutte le costruzioni mentali dell'educazione  nella quale si è formato,  dei cui errori comincia, ora,  ad essere consapevole) e percorrente una lunga strada  (la strada dell'analisi).  L'ansa del vaso  si ruppe (chi inizia il processo analitico "rompe" la propria riservatezza e, della scoperta di sé, nuova!, fa partecipi anche gli altri che incontra) e la farina (considerazioni  e pensieri 'candidi',  fatti di sincerità interiore)  si versò dietro di lei   (tramite il suo discorrere),  sulla strada (anche degli incontri occasionali).  Ella però non lo sapeva (chi si espande, in fase di autoconoscenza, non si accorge di coinvolgere anche gli altri, in un discorso di 'verità') ché non si era accorta di ciò che le era occorso. Arrivata a casa  (quando poi, si trovò  sola con se stessa), depose  il vaso  (e, con esso, la vitalità derivante dalle sempre nuove  meditazioni) e lo trovò vuoto (si accorse del peso orribile della sua solitudine).

44)Log.76                   
Gesù ha detto: il regno del Padre è simile a un mercante che ha della merce. Trovata una perla, quel mercante, essendo saggio, vendette la merce e si comprò la sola perla. Voi pure dovete cercare il tesoro che non viene meno, duraturo, là dove nessuna tarma si accosta per consumare né verme alcuno rovina.(Mt 13/45 + Lc 12/33)

Comm. "l.":
44)Log.76               
La propria pace interiore ("regno del Padre" o, meglio, del contatto interiore con la voce "del Padre") la si conquista operando delle scelte "sagge", cioè sapendo distinguere, nella maturità, l'informazione che ci illumina dall'interno ("perla"), dai vari messaggi che ci provengono dal mondo esterno ("merce"). Se si troverà la strada per accedere alla prima ("perla"), ogni altro interesse ("merce") resterà ad essa subordinato, giacché quel bene è una ricchezza del proprio intimo e, quindi, al riparo da ogni deterioramento o furto.

Comm. interl.:
44)Log.76                      
Gesù ha detto: il regno del Padre (del contatto interiore col "Padre") è simile a mercante che ha della merce (esperienze e considerazioni). Trovata una perla ("trovato", anche se per caso, l'attimo di illuminazione interiore, con l'esperienza di calda pace -"perla"- connessa), quel mercante, essendo saggio (non tutti lo sono), vendette la merce (lasciò i vecchi interessi, come primari) e si comprò (operando una scleta -v. 53/Log.10_11-) la sola perla (per poter rendere più duratura la sua pace). Voi pure (il discorso è indirizzato ai diretti discepoli) dovete cercare il tesoro che non viene meno (il contatto interiore con il proprio inconscio), duraturo, là dove nessuna tarma si accosta per consumare né verme alcuno rovina (giacché proviene dal vostro intimo, e nessun altro può attingervi, se non voi).

 45)Log.107                    
Gesù ha detto: il regno è simile a pastore con cento pecore. Una di esse si smarrì, la maggiore. Egli lasciò le novantanove e cercò l'unica, finché la trovò. Stanco, disse alla pecora: ti amo più delle novantanove! (Mt* 18/12 + Lc* 15/4)

Comm. "l.":
45)Log.107                    
Il "regno" della pace interiore lo si riconquista, da adulti, se ci si accorge che, fra le "cento" cose e doti acquisite, si è persa ("si smarrì") la più importante ("la maggiore"): quella della calda spontaneità. Una volta ritrovata, anche se a prezzo di tanta fatica -v.43)Log.97-, ci si accorge, però, che ne è valsa la pena ("ti amo più delle ..."), per la riscoperta della propria, intima essenza.

Comm. interl.:
45)Log.107                     
Gesù ha detto: il regno (della pace interiore) è simile a pastore con cento pecore (con tante nozioni ed interessi). Una di esse si smarrì (v. 11/Log.109), la maggiore (il contatto col 'sè' vivo, che dopo la giovinezza tende a sparire). Egli (se saggio -v. 44/Log.76-) lasciò le novantanove (almeno come interesse primario) e cercò l'unica, finché la trovò (ma quanto lavoro, per avvicinarsi al vero 'sé' profondo!). Stanco (-v. 30/Log.1_2-, ma finalmente in pace), disse alla pecora (al caldo del suo intimo raggiunto): ti amo più delle novantanove (ora che conosco la pace!).

 46)Log.96                        
Gesù ha detto: il regno del Padre è simile a donna, la quale ha preso un po' di lievito, l'ha nascosto in una quantità di pasta e ne fece grandi pani. Chi ha orecchi ascolti.(Mt 13/33 + Lc 13/21)

Comm. "l.":
46)Log.96                   
Per l'uomo adulto (che ha, dunque, "una quantità di pasta", di vita vissuta) il rimestare opportunamente i dati, in funzione di piccoli dati ("lievito"), raggiunti con la meditazione, può significare offrire anche ad altri "grandi pani", come cibo spirituale.

Comm. interl.:
46)Log.96                         
Gesù ha detto: il regno del Padre (del contatto interiore col "Padre") è simile a donna, la quale ha preso un po' di lievito (piccole, ma profonde meditazioni), l'ha nascosto in una quantità di pasta (nella massa delle proprie esperienze di vita; in essa il lievito resta nascosto per qualche tempo, perché sommerso dalle sensazioni dolorose che provoca, col suo fermento) e ne fece grandi pani (con la rielaborazione più appropriata dei dati, frutto di acquisita saggezza).
Chi ha orecchi ascolti.

COMPITO DELLA PSICOANALISI È QUELLO DI PORTARE L'INDIVIDUO AL CONTATTO CON I PROPRI "VERI" SENTIMENTI ED ALLA CONSAPEVOLEZZA DELLA NATURA DEGLI STESSI
47)Log.5/6                                        
I suoi discepoli lo interrogarono e gli dissero: vuoi che digiuniamo? E in quale maniera dobbiamo pregare e fare elemosina? E quali prescrizioni relative al cibo dobbiamo osservare? Gesù disse: non mentite e non  fate ciò che odiate, ché tutto si svela di fronte al cielo. Non vi è nulla di nascosto che, in verità, non venga alla luce, alla lunga non possa apparire.(Mt* 10/26 + Mc 4/22 + Lc 8/17 - 12/2)

Comm. "l.":
47)Log.5/6                                          
L'uomo che volesse conoscere veramente se stesso dovrebbe cercare, da solo, di prendere coscienza dei propri stati d'animo. Ogni consiglio che gli venga dall'esterno, dunque, non farebbe che ritardargli il vero processo di conoscenza che, "alla lunga", comunque verrebbe inevitabilmente alla luce (del "cielo").

Comm. interl.:
47)Log.5/6                                           
I suoi discepoli lo interrogarono e gli dissero: vuoi che digiuniamo? (I discepoli di Giovanni lo facevano) E in quale maniera dobbiamo pregare e fare elemosina? E quali prescrizioni relative al cibo dobbiamo osservare? Gesù disse: non mentite e non fate ciò che odiate (fareste sciocchi voi stessi), perché tutto si svela di fronte al cielo  (man mano che vi analizzerete, le 'verità' dei vostri sentimenti verranno alla luce -del "cielo"- e vi conoscerete). Non vi è nulla di nascosto che, in verità, non venga alla luce (prima o poi, in analisi), alla lunga non possa apparire (questi quesiti, dunque, fateli a voi stessi e non a me).

 48)Log.14                                             
Gesù disse loro: "Se digiunate, darete origine a un peccato a vostro danno; se pregate, vi condanneranno; se fate elemosina, farete male ai vostri spiriti. Se entrate in qualsiasi paese e camminerete per le regioni, qualora vi ricevano, mangiate ciò che vi porranno davanti e curate quelli che sono malati. Perché quello che entrerà nella vostra bocca non vi può contaminare, ma ciò che esce dalla vostra bocca, vi contaminerà".

Comm. "l.":
48)Log.14                                                
Non vi è nessuna azione dell'uomo che, non motivata dalla spontaneità, possa aiutarlo a conoscersi. Il "digiunare", "pregare", "fare elemosina", mai potranno servire a conoscere  il proprio animo. Le motivazioni, invece, il: perché digiuno?: perché prego?, perché faccio elemosina?, queste sì, eventualmente, potrebbero servire a migliorare l'autoconoscenza.
Non sarà, poi, il cibo "che entra nella bocca" che potrà attentare alla propria pace interiore. Si stia, invece, molto attenti a non abbandonarsi a risentimenti ("ciò che invece uscirà"): questi soli potranno, davvero, minare ("contaminare") l'animo!

Comm. interl.:
48)Log.14                                                
Gesù disse loro: "Se digiunate, darete origine a un peccato a vostro danno (giacché fate una cosa senza 'sentirla' davvero, quindi andate 'contro' voi stessi); se pregate, vi condanneranno (per incoerenza, giacché dovreste ormai essere convinti che, se vi è Chi vi guarda dentro, Questi sa bene ciò di cui potreste avere bisogno); se fate elemosina, farete male ai vostri spiriti (ogni mera abitudine, infatti, appiattisce l'uomo, perché lo allontana dalla propria spontaneità e, quindi, dal 'sé'). Se entrate in qualsiasi paese e camminerete per le regioni, qualora (nulla sarà da voi preteso) vi ricevano, mangiate (senza alcuno scrupolo) ciò che porranno davanti a voi e curate (con la parola) quelli che sono malati (nell'animo). Perché quello che entrerà nella vostra bocca non vi può contaminare, ma ciò che esce dalla vostra bocca vi contaminerà (se non saprete essere assennati con le vostre osservazioni e vi lascerete, poi, coinvolgere in risentimenti)".

49)Log.89                                 
Gesù ha detto: perché lavate l'esterno del bicchiere? Non capite che colui che ha fatto l'interno è lo stesso che ha fatto l'esterno?
(Mt 23/25-26 + Lc* 11/39)

Comm. "l.":
49)Log.89                                               
Preoccuparsi più di come si può apparire ("esterno" del bicchiere) agli altri, che non di come davvero si sia, è cosa davvero stupida. Chi costruisce veramente bene se stesso, infatti (e per farlo dovrà lavorarvi!), non sarà mai preoccupato di come gli altri potranno giudicarlo, perché avrà un solo volto in cui, per averlo "fatto", crede.

 Comm. interl.:
49)Log.89                                                
Gesù ha detto: perchè lavate l'esterno del bicchiere (il vostro modo esteriore, col quale amate presentarvi agli altri)? Non capite che colui che ha fatto l'interno (colui che è riuscito a prendere contatto col proprio 'sè' profondo) è lo stesso che ha fatto l'esterno (perché, una volta che si sarà preso contatto col 'sé', quello stesso 'sé' costituirà anche il volto esteriore -v. 10/Log,106-)?

 50)Log.104                                              
Gli dissero: vieni, oggi vogliamo pregare e digiunare! Gesù rispose: e che peccato ho commesso? o in che sono stato vinto? Quando, però, lo sposo uscirà dalla camera nuziale, allora si digiuni e si preghi!
(Mt* 9/15 + Mc* 2/19 + Lc* 5/34)

Comm. "l.":
50)Log.104                                              
Per chi vive attento ai moti del proprio animo, la spontaneità dei sentimenti è cosa fondamentale, e nessuno potrà indirizzare questa dall'esterno. Quando, però, capiterà di perdere la propria pace interiore (e, di conseguenza, "lo sposo uscirà dalla camera nuziale"), allora si faccia qualsiasi cosa, nel tentativo di ritornare in armonia con il 'Sé'.

Comm. interl.:
50)Log.104                                               
Gli dissero: vieni, oggi vogliamo pregare e digiunare! Gesù rispose: e che peccato ho commesso? o in che sono stato vinto? (Se in questo momento sto bene e non sento nessuna necessità di fare cose del genere: perché dovrei venire con voi?) Quando, però, lo sposo (il contatto col proprio inconscio) uscirà dalla camera nuziale (e l'uomo si sentirà solo e vuoto dentro -v. 5/Log.24-), allora si digiuni e si preghi (che ritorni il contatto interiore)!

CHI È LO PSICOANALISTA
51)Log.21a                                      
Maria disse a Gesù: A chi rassomigliano i tuoi discepoli? Egli disse: essi sono simili a bambini che si sono messi su un campo che non è loro. Giungendo i padroni del campo, questi diranno: lasciateci il nostro campo! Quelli si svestono alla loro presenza per lasciarlo a loro e dar loro il loro campo. (Mt 4/19 + Mc 1/17 + Lc 5/10)

Comm. "l.":
51)Log.21a                                          
V. 26)Log.21a

Comm. interl.:
51)Log.21a                                  
Maria disse a Gesù: A chi rassomigliano i tuoi discepoli? Egli disse: essi sono simili a bambini (sempre fusi col proprio sentire) che si sono messi su un campo che non è loro (la psiche dell'altro). Giungendo i padroni del campo (quando l'interessato giunge alla comprensione del limite delle proprie forze), questi diranno: lasciateci il nostro campo (basta!)! Quelli (io discepoli 'veri') si svestono alla loro presenza (non insistono, "svestendosi" dal loro ruolo) per lasciarlo a loro (dice J. Lacan: "L'analista deve saper scegliere il tempo opportuno per raccontare al paziente il 'suo' paziente") e dar loro (lasciare) il loro campo (psichico).

52)Log.12/13                                 
Gesù disse ai suoi discepoli: paragonatemi e ditemi a chi sono simile. Gli disse Simon Pietro:
Tu sei simile ad Angelo giusto. Matteo gli disse: Tu sei simile a filosofo intelligente. Tommaso gli disse: Maestro, la mia bocca non permetterà in alcun modo che io dica a chi Tu rassomigli.
Gesù disse: non sono io il tuo maestro, ché tu hai bevuto e sei diventato ebbro alla sorgente zampillante, che io ho misurato? Egli lo prese, si tirò indietro e gli disse tre parole. Quando poi Tommaso tornò ai suoi compagni, gli chiesero: che cosa ti ha detto Gesù? Disse loro Tommaso: se vi dicessi una sola delle parole che mi ha detto, prendereste sassi e li scagliereste contro di me, dai sassi poi uscirebbe fuoco e vi brucerebbe.

Comm. "l.":
52)Log.12/13                                            
È impossibile, in analisi, definire l'altro essendo, questi, variabile nel suo sentire, nel tempo. L'altro  è l'altro ! 
(Volendo definire, poi, un uomo come Gesù pronto, cioè, ad un continuo rinnovamento -v. 19/Log.71-, è cosa assolutamente impossibile.) Solo Tommaso risponde saggiamente. Gesù finge, per non recare offesa agli altri, di scandalizzarsi del suo non volersi esprimere ma, poi, preso Tommaso in disparte, lo rincuora con "tre" sole parole -bene, bravo, esatto (!?)-. Tommaso, ovviamente si guarda bene, a sua volta, di mortificare i suoi amici, quando questi passano ad interrogarlo.

Comm. interl.:
52)Log.12/13                                          
Gesù disse ai suoi discepoli: paragonatemi e ditemi a chi sono simile (definitemi). Gli disse Simon Pietro: Tu sei simile ad Angelo giusto. Matteo gli disse:Tu sei simile a filosofo intelligente. Tommaso gli disse: Maestro, la mia bocca non permetterà in alcun modo che io dica a chi Tu rassomigli (ognuno, se analista, sa che può definire solo se stesso, e nell'attimo particolare vissuto. S. Quasimodo dice: "Ognuno è trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera").
 Gesù disse: non sono io il tuo maestro, ché tu hai bevuto e sei diventato ebbro alla sorgente zampillante, che ho misurato? (Gesù finge, in presenza degli altri discepoli, di rimproverare Tommaso). Egli lo prese, si tirò indietro (in disparte) e gli disse tre parole (forse: "bene, bravo, perfetto"). Quando poi Tommaso tornò ai suoi compagni, gli chiesero: che cosa ti ha detto Gesù? Disse loro Tommaso: se vi dicessi una sola delle parole che mi ha detto, prendereste sassi e li scagliereste contro di me (per gelosia), dai sassi poi uscirebbe fuoco (quello della discordia) e vi brucerebbe (vi farebbe del male).

Pag. 1 + Pag. 3
 

HOME

BACK