I CAVALIERI TEMPLARI:
Mistero senza fine
Il cosiddetto
"Mistero dei Templari", o anche "Tesoro
dei Templari", costituisce un tema
intrigante quanto complesso.
Al percorso storico
dei monaci guerrieri, nati si dice, nel
1118 c.a in
Terrasanta, si affiancano, fin d'all'inizio,
moltissimi interrogativi che fanno parte, a mio
parere, della natura eccezionale di una simile
innovazione nella cultura
medievale; qualcosa di mai visto prima:
uomini votati al Vangelo ed a Cristo (NdR:
quello dei
cristiani) che impugnano le armi divenendo i
più abili e spietati nemici dei
Musulmani, delle vere
e proprie macchine da guerra.
Gli interrogativi nascono subito: qual'è la vera
ragione della loro fondazione ?
Furono davvero
Ugo De Payns,
Goffredo di Saint Omer ed i loro compagni a
costituirsi in una compagine di ascetici
monaci votati alla difesa dei pellegrini e
delle reliquie cristiane con la maestria delle
armi oppure sono la realizzazione di un più
complesso piano sfociato poi, ufficialmente,
nella consacrazione ufficiale del 29 marzo 1139
con la bolla "Omne
Datum Optimum di
Innocenzo II" ?
Ma questo è solo il primo, cronologicamente,
degli interrogativi che possiamo porci di fronte
ai Templari. Nel giro di pochi decenni, come
tutti sanno, i monaci guerriero crociati
collezionano un gran numero di successi militari
e la loro fortuna cresce al di là di ogni
previsione.
Forse troppo....Ma non anticipiamo i tempi....
Alloggiati in un
primo periodo proprio nell' area dell'
Antico tempio di Salomone a
Gerusalemme, ufficialmente per proteggere
quel luogo sacro alla Cristianità, per altri
invece frutto di puro caso, i Templari si
improvvisano tutt'ad un tratto "archeologi".
Certo, non secondo i moderni metodi di questa
scienza ma con una grande fretta, si direbbe una
sorta di frenesia, di scavare, di trovare
qualcosa. Per alcuni anni scavano cunicoli,
passaggi segreti, cripte. Là fuori, intanto, i
confratelli accrescono successi e ricchezze;
tutti acclamano i Templari come la mano armata
di Dio e sia re che
ecclesiastici li rispettano con venerazione.
I "Poveri
Cavalieri di Cristo", come essi stessi si
chiamarono, divennero addirittura banchieri,
fecero prestiti a sovrani e compagnie di
navigazione, finanziarono la costruzione di
cattedrali dal costo immenso....Coincidenza
temporale ? Voglio dire, poco dopo gli scavi
sotto il Tempio di Gerusalemme, i Templari
collezionano una tale ricchezza da non avere
eguali nel mondo medievale...
La cosa fa
riflettere.
Certo, i soliti scettici per partito preso,
ovvero coloro che partono già con le loro belle
risposte confezionate o anche come palline
attaccate ad un elastico che devono condurre per
forza solo alle LORO risposte, ci dicono con
grande sicurezza che, a quei tempi, nobili e
popolani, feudatari e commercianti si
premuravano tutti di salvarsi l'anima lasciando
in donazione agli eroici monaci guerrieri
ingenti patrimoni, in un crescendo esponenziale
che nemmeno i Templari avevano previsto.
Sarà, ma io ho l'abitudine di cercare sempre più
di una causa a fenomeni eccezionali e di
considerare come *concause* quelle che per gli
schierati di parte, invece, sono spiegazioni
uniche e razionali. A quei tempi non esistevano
solo i Templari a cui un uomo poteva far
donazione dei suoi beni per salvarsi l'anima.
Innanzitutto, c'era la
Chiesa
cattolica, primo referente delle anime pie.
Poi c'erano conventi, monasteri, ordini
ecclesiastici, ecc...
Le donazioni fatte ai Templari, a mio parere,
sono solo una concausa dell'enorme accrescimento
di ricchezza di questi monaci guerrieri. E anche
archeologi.... E qui, torniamo al punto di
prima, quello degli scavi sotto il Tempio di
Gerusalemme.
A questo punto, la domanda principale,
imperiosa, nasce spontaneamente in ogni cervello
pensante, è: COSA hanno trovato ? Facciamo il
punto: ci siamo lasciati indietro, per esigenze
di spazio, l'interrogativo sul *chi* li fondò e
sul *perchè* esattamente siano nati i Templari.
Abbiamo sorvolato sul *perchè* furono assegnati
ad alloggi nel' area del Tempio... Ora siamo a
questo punto focale del *cosa* trovarono. E,
qui, entriamo davvero nel campo delle teorie, le
più svariate, spesso fantasiose, sicuramente
affascinanti.
Ma io, questa volta, non voglio parlare che di
sfuggita di Graal, di rotoli e pergamene del
tempo di Gesù, di reliquie eccezionali, ecc...
Voglio, invece, limitarmi a fare un balzo nel
tempo fino a quando ci fu la repentina e
disastrosa
disfatta dei Templari, una rovina
decretata storicamente dal Re di Francia
Filippo il Bello e, si dice, accettata di
mala voglia dalla Chiesa.
Ecco, allora, l'altra grande domanda, destinata,
temo, a restare per sempre senza risposta:
PERCHE' ?...
Abbiano pertanto un COSA ed un PERCHE' grandi
come macigni sul nostro camino -e, mentre ecco
arrivare di corsa col suono della carica dei
terzo cavalleggeri gli scettici alfieri dell'
ufficialità a sgombrare il campo da quei
selvaggi pellerossa delle fole e delle frottole
dicendoci che i Templari furono massacrati
unicamente per impadronirsi delle loro enormi
ricchezze e perchè il re di Francia era
praticamente squattrinato - noi avvertiamo tutto
il peso di questi macigni ci conduce nelle
narici il profumo suadente e provocante di quel
mistero che è il sale della conoscenza.
Domanda: il PERCHE' dipende dal COSA ?
La mia risposta è *sì*:
qualsiasi cosa abbiano trovato i Templari sotto
le rovine del tempio di Salomone, da quel
momento il loro destino fu segnato.
Autori di ricerche ai confini dell'ufficialità,
o anche del tutto al di fuori, hanno versato
fiumi di inchiostro per cercare di definire e
motivare quel "COSA" ma, a mio parere, quello
che ne deriva è, ancora una volta, una sorta di
frittata dagli ingredienti associabili e
compatibili, ma non tutti uguali. Anzi, la
"frittata" è composita e, io ne sono convinto,
di una tale natura da far tremare la stessa base
del cattolicesimo. Ecco, mi sono dovuto per
forza schierare, anche se, all' inizio, non lo
volevo...
Ma la magia, direi la *stregoneria* dei Templari
non è certo quella che la ridda di ignobili
accuse disdicevoli e diffamanti che su di loro
si sono volute riversare nella vigliacca
abitudine dei prepotenti di liberarsi degli
avversai usando l'arma della diffamazione; la
loro colpa non è certo quella di adorare il
Baphometto, la testa di Giovanni Battista o di
essere sodomiti.
La loro vera magia è quella di aver saputo
perpetrare fino a noi e, forse, per sempre, uno
straordinario segreto che credo legato alla vita
del Salvatore, quel
nazareno che fu chiamato Gesù "Cristo" ed
alla sua eredità. L'hanno saputo mascherare ma
non occultare del tutto; nascondere ma non
tacitare. Gli indizi ci sono, ne sono convinto,
e sono tuttora rintracciabili sebbene in un
percorso cosparso di tranelli, disillusioni e
nemici.
Dan Brown scrisse "Il
Codice Da Vinci". Pura fantasia, certo, ma
quanti romanzi potremmo citare come precursori,
indicatori, suggeritori di qualcosa che, pur
essendo nata dalla fantasia di uno scrittore, ha
attinto dal misterioso serbatoio delle verità
nascoste delle quali l'ortodossia, scientifica o
religiosa che sia, ha sempre avuto terrore e che
ha sempre perseguitato con spietata caparbietà ?
Christopher Knight e
Robert Lomas, con la loro "Chiave
di Hiram" possono essere stati dei
visionari, o dei prezzolati massoni. Eppure,
anche il loro libro è affascinante, inquietante,
destabilizzante e, proprio per questo, esposto
alle più feroci critiche e denigrazioni....Io
non le ho mai temute, anzi... Io ho sempre letto
ed ho sempre pensato. Con la mia testa.
Segnalo a chi mi legge un libro fra i tanti che
potrei segnalare; un volume chiaro e ammaliante,
logico nella sua temerarietà, dovuto ad una
studiosa di tutto rispetto: "I
Vangeli Gnostici", di Eliane Pagels.
E' un invito rivolto a tutti i miei lettori, a
chi segue questa rubrica spinto dal vento
trasportante e suadente della conoscenza che non
teme sfide e che aborrisce bavagli. Chi farà
questo, ne sono certo, sarà divenuto anch'esso
un po' Templare.
La Testa e la
Croce
«Alcuni cavalieri armati da Dio e ordinati al
suo servizio rinunciarono al mondo e si
consacrarono a Cristo. Con voti solenni,
pronunciati davanti al patriarca di Gerusalemme,
si impegnarono a difendere i pellegrini contro
briganti e predatori, a proteggere le strade e a
fungere da cavalleria del Re Sovrano.
Essi osservavano la povertà, la castità e
l'obbedienza, secondo la regola dei canonici
regolari. I loro capi erano due uomini
venerabili,
Ugo De Payns,
Goffredo di Saint Omer.
All'inizio, solo nove presero una così santa
decisione, e per nove anni servirono in abiti
secolari e si vestirono di quel che i fedeli
davano loro in elemosina. Il re, i suoi
cavalieri e il signore patriarca provarono
grande compassione per questi uomini nobili che
avevano abbandonato tutto per Cristo e donarono
loro alcune proprietà e benefici per provvedere
ai loro bisogni e per le anime dei donatori. E,
poiché non avevano chiese o dimore di loro
proprietà, il re li alloggiò nel suo palazzo,
vicino al Tempio del Signore. L'abate e i
canonici regolari del tempio diedero loro, per
le esigenze del loro servizio, un terreno non
lontano dal palazzo; e, per questa ragione,
furono chiamati più tardi Templari.»
L'anno è il 1118. Chi parla così, più di un
secolo dopo, è
Giacomo di Vitry, storico e vescovo di Acri.
Le sue parole, pur nel linguaggio di un uomo del
Medio Evo, tracciano efficacemente i dati
salienti della nascita dell'Ordine
Templare, che divenne, in pochi secoli, una
delle massime potenze militari ed economiche del
mondo allora conosciuto.
Molto si è scritto sui Templari e non è mia
intenzione, qui, soffermarmi troppo sulla loro
storia; quello che vorrei fare è stimolare
l'attenzione verso alcune considerazioni
inconsuete e - se mi si permette -
spirituali-esoteriche che a mio parere
scaturiscono dall'esame complessivo della
vicenda templare.
Per quest'ultimo esame, naturalmente, rimando i
lettori a qualche buon testo di storia a cui io
non ho la pretesa di sopperire, come "Vita e
morte dell'Ordine dei Templari", di Alain
Demurger, o "La storia dei Templari" di Malcom
Barber, o ancora "La fine dei Templari" di
Andreas Beck.
Intendiamoci: l'attuale fenomeno di "revival
medievale" ed i vari addentellati non troppo
razionali di gruppi e movimenti New-Age, non
intaccano minimamente il serio ricercatore degli
aspetti più simbolici e profondi dell'epopea
templare ma, soprattutto, non alterano l'anima
vera dello "spirito templare".
Ma cos'è questo
"spirito templare" ?
Non è facile a definirsi ed è - ci tengo a
precisarlo subito - soprattutto il frutto di
soggettive speculazioni, oserei dire
"intuizioni" se non temessi troppo la gogna
illuminista... Non siamo qui a fare una pura
disanima storica dei Templari - dicevo - ma a
cercare di comprenderne il segreto, se segreto
c'è mai stato. Io credo di sì, anzi, credo che i
Templari, nel corso della loro breve ma intesa
esistenza, abbiano avuto modo di accedere ad un
vero e proprio corpus di segreti che ha
costituito uno dei motivi della loro tragica
fine. Il 18 marzo 1314,
Jacques De Molay, l'ultimo grande maestro
dei Templari, venne
arso vivo a Parigi insieme a Goffredo
de Charnay e la storia sancisce così concluso il
braccio di ferro fra l'ormai ricco ordine di
monaci-guerrieri ed il calcolatore re di Francia
Filippo il Bello. C'è anche un papa (o forse
sarebbe meglio dire "soprattutto"...) in questo
schema, Clemente V, ma per ora non ci interessa
tutto ciò più di tanto: sappiamo che la fine dei
Templari è stata la posta in gioco di una
partita fra potenti, di cui quei cavalieri sono
stati il capro espiatorio; ma sono
davvero finiti i Templari ? E che cosa, di loro,
si temeva veramente ?
La ricchezza, non c'è dubbio.
Potrei enumerare ancora una volta le varie
ragioni storiche, ma quello che vorrei porre ora
all'attenzione di chi mi legge è l'interrogativo
se i Templari fossero depositari di qualche
segreto temuto, o di qualche forma di sapere
avversata da quella Chiesa di cui i templari
stessi, in origine, erano i difensori. Vi sono
molti buoni motivi per rispondere
affermativamente a questa domanda. Io qui ne
posso proporre solo una parziale introduzione,
tanto sarebbe vasta la tematica.
Nati in Terrasanta, in ambito crociato, il primo
"incarico" dei Templari fu subito di enorme
responsabilità: difendere il Santo Sepolcro e,
dal punto di vista politico, la supremazia di
Roma su Gerusalemme, del Cristianesimo inteso
come espressione di un potere dominante su
coloro che, a torto o a ragione, erano visti
come la peggiore minaccia all'integrità ed alla
preservazione dei luoghi santi: i musulmani.
Furono assegnati, come abbiamo visto, niente
meno che al Tempio di Gerusalemme, e c'è da
presumere che a quell'epoca tale edificio, ma
soprattutto le conoscenze dei canonici del
Tempio, conservassero interessanti testimonianze
di Cristo, dei primi cristiani e, forse, delle
originali testimonianze sulla vita e le parole
di Gesù.
A questo punto, le congetture si sprecano, ma di
certo nell'accanimento con cui, alla fine, la
Chiesa con la sua apparente indifferenza ma
soprattutto il re di Francia, si vollero
distruggere i Templari vi sono i segni di più
oscure inquietudini che a me non sembrano solo
il frutto di vaghe supposizioni
sensazionalistiche.
Trovarono davvero qualcosa, i monaci-cavalieri,
nel sottosuolo del Tempio ?
Forse le testimonianze, come da alcuni
ricercatori si ipotizza, di un grande segreto
inerente tutta la cristianità le quali solo in
parte potevano stare sottoterra?
A quali documenti poterono accedere, a quali
rivelazioni ?
Io credo che in Terrasanta esistesse una
casta sacerdotale in possesso delle prove di
una verità che attraversa trasversalmente il
Cristianesimo e le sue origini, una verità del
tutto sconveniente all'ortodossia romana.
In qualunque modo ne fossero entrati in
possesso, comunque, credo che, finché poterono,
quei cavalieri, ferventi devoti della Chiesa e
della "causa di Cristo", cercarono di tenere
quei segreti, sempre seguendo il filo delle
nostre ipotesi, per sé, evitando il diffondersi
di notizie troppo sconvolgenti.
D'altra parte, essi stessi svilupparono al loro
stesso interno un ordine nell'ordine, e pare che
questo nucleo segreto avesse profonde conoscenze
esoteriche-misteriosofiche condivise con un
certo tipo di cristianesimo, quel cristianesimo
che potrei definire originario, lo stesso con
cui, inevitabilmente, i Templari vennero in
contatto in seguito al loro insediamento a
Gerusalemme.
I Templari divennero
poi un ordine potentissimo che raggiunse il
culmine di questa loro potenza ai tempi dei
Regni Latini d'Oriente, e certamente si
deteriorarono: da sempre potere e ricchezza sono
le più grandi minacce all'integrità di gruppi ed
ideali umani.
Tuttavia, credo che quel "nucleo segreto" di
Templari di cui parlavo prima conservò e
perpetuò le incomunicabili conoscenze di cui
erano venuti in possesso e ne diffuse tracce in
tutta Europa.
Nel frattempo, il papato continuava a scontrarsi
duramente con i regni laici ed i Templari
seguirono fatalmente una strada tutta loro.
Si
fondarono castelli, villaggi, e città templari
ed inesorabilmente la potenza dei monaci con la
croce e la spada divenne una minaccia.
Io ritengo che questa minaccia avesse però un
duplice aspetto: uno economico ed uno più
prettamente spirituale; quest'ultimo era di
certo il più pericoloso, e ben lo sapevano
coloro che vollero la fine dei Templari.
Forse un re dal carattere ambizioso ed ingordo
come Filippo il Bello sembrò a qualcuno un segno
del destino; qualcuno in cui non voglio
individuare per forza il massimo vertice della
Chiesa Cristiana: sappiamo bene come spesso i
papi siano pedine al pari di tante altre nelle
mani di più invisibili poteri...
Di certo le accuse rivolte ai Templari sono
tipiche dello stile inquisitorio e pertanto
false, faziose, estorte con atroci torture,
insomma prive di ogni valore. Non pertanto si
dette loro credito, anzi, fu il re stesso ad
avvalersi di un'Inquisizione manovrata dallo
stato.
Il re fu un avido, si è detto, ed il papa
è stato troppo debole di fronte a tanta
prepotenza.
Ma a me le cose non sembrano così semplici. Ed
il mio pensiero corre, sulle ali della pura
speculazione, allo sterminio perpetrato nei
confronti dei
Catari un secolo prima, laddove un
condottiero papale che doveva attaccare la
roccaforte catara di Montsegur, alla domanda
postagli su come distinguere, fra gli assediati,
gli amici dai nemici, rispose: "Uccideteli
tutti. Dio distinguerà i suoi."...
Certo, i Catari avevano una loro dottrina,
rappresentavano una vera e propria "eresia".
Tuttavia, perché non supporre che ci fosse stata
anche una sorta di "eresia templare" che, però,
non si poteva sopprimere tanto facilmente, vista
la potenza a cui erano assurti gli stessi
Templari ?
Ecco allora spuntare, naturalmente e puntuali,
le accuse di eresia, di
stregoneria, di turpitudini, ecc.
La storia dei Templari adoratori del dio pagano
Bafomet è tipica dello stile
inquisitorio.
Perché tanto
accanimento, tante torture, tanto sangue e
falsità ? Solo per denaro, per oro ?
L'avidità degli uomini è senza confini, lo so,
ma credo che lo sia anche la sua
arroganza.
È ben vero che poi tutto, comunque, si riconduce
ad una questione di potere ma è triste anche
solo il supporre che la verità debba essere
stata così soffocata insieme alla vita ed alla
dignità di uomini che, almeno originariamente,
avevano votato la loro esistenza alla virtù ed
alla fede.
Mi si dirà che immagino verità che non esistono
e che sono vittima di una "sindrome da
complotto" troppo diffusa fra i pensatori,
diciamo così, di frontiera. Può darsi. Ciò
nonostante, la vicenda triste ed affascinante
dei Templari mi sembra troppo la storia di una
iniziazione soppressa, di un marchio che esce
dalla stessa forgia della morsa che strinse la
lingua, quasi tre secoli più tardi, a
Giordano Bruno.
Come ci ricorda
Andreas Beck nell'opera citata, i Templari
giustiziati nell'Europa del Nord, in virtù di un
arbitrio giudiziario a cui la Chiesa aveva
fornito la propria approvazione, in Spagna e
Portogallo sopravvissero come Cavalieri di
Cristo e si distinsero in grandi opere in campo
letterario, architettonico, artistico. Ma le
tracce del loro passaggio sono rilevabili in
tutta Europa e qualcuno ipotizza addirittura nel
nuovo mondo, ad esempio nella Nuova Scozia, dove
si dice che i Templari portarono un loro grande
segreto.
Molte saranno illazioni infondate, ma è certo
che oggi la figura dei Templari esercita su
molti un innegabile fascino e, come dicevo
all'inizio, ne è stato fatto spesso il simbolo
di movimenti e gruppi di dubbia attendibilità.
Ciò che invece resta di loro, a mio parere, è un
senso di grande ammirazione, mista ad una sorta
di intima fratellanza con tutti coloro che,
soprattutto ai tempi dei primi Templari,
seguirono un ideale votandosi ad esso con la
forza di una volontà non indifferente, con un
coraggio che solo la fede sincera può dare.
Combattevano e pregavano. Si dicevano cristiani
e uccidevano in nome di questa fede. Ma, a
differenza di tanti altri, questo loro agire
risulta per me meno contraddittorio: traspare
dalla loro vicenda iniziale un vero anelito di
verità e di giustizia e, al contempo, un netto
rifiuto del mondo contemporaneo, delle sue
falsità e delle sue vacuità.
Iniziarono in nove ed avevano solo due compagni:
la croce e la spada. Forse questo ha aperto loro
le porte di un Tempio non fatto di pietra e
roccia il cui peso, però, ad un certo punto li
ha schiacciati.
DRUIDI
Un collegamento molto interessante si può fare
parlando di reincarnazione, Druidi ed antichità.
Ancora una volta, ci troviamo di fronte alla
constatazione che non c'è stato che un unico
sapere, un'unica Verità che lo spirito umano ha
conquistato. Con la sola distinzione che, di
civiltà in civiltà, di epoca in epoca, tale
sapere assumeva connotazioni esteriori diverse e
specifiche del popolo che l'aveva coltivato;
nascevano così termini, deità e principi
all'apparenza differenti ma sostanzialmente
derivanti da un'unica matrice.
Rifacendoci alla
reincarnazione, dunque, ed affacciandosi per
un attimo sul magico ed affascinante mondo
celtico, vediamo che gli antichi Druidi
conoscevano benissimo tale dottrina.
A torto consideriamo il popolo celtico come
"barbaro" perché, come ci ricorda il
Teosofo
William Atkinson nel libro "La Reicarnazione", esso aveva in realtà una
filosofia estremamente elevata che si univa ad
una religiosità di carattere mistico.
Vediamo, allora, che si possono rilevare
numerose somiglianze ed accostamenti fra la
filosofia dei Druidi e l'esoterismo egiziano o
quello dei mistici greci.
Atkinson ci ricorda che è possibile riscontrare
tracce di
ermetismo e di
pitagorismo nelle teorie druidiche. Pare che
soprattutto in
Gallia si siano coltivate certe conoscenze e
che in quella terra sia stato maggiormente
possibile conservarne il ricordo.
A proposito di
reincarnazione, i Druidi insegnavano che la
parte spirituale dell'uomo, che essi chiamavano
"Awen",
discende da un principio spirituale più
immanente, un principio universale. Awen
discende nei piani inferiori di vita ed anima le
forme minerali, vegetali ed animali; alla fine
giunge ad incarnarsi sotto forma umana.
I Druidi parlavano anche di una sorta di stato
abissale di rotazione, chiamato "Anufu", da cui
Awen si libera per inserirsi nel ciclo della
liberazione, ovvero i cicli di rinascita
definiti con il termine di "Abred".
Ma gli antichi Druidi spingevano oltre i loro
postulati ed affermavano che lo stato di Abred
include numerose esistenze, nel nostro ed in
altri pianeti e che, alla fine, Awen giunge ad
una liberazione finale trasferendosi nel cerchio
della beatitudine, "Gwynfid",
in cui trascorrerà un tempo indefinibile di
estasi esistenziale.
Ma la trascendenza druidica non si ferma qui:
sopra questo stato di beatitudine, meta dello
spirito, ovvero di Awen alla fine dei cicli
incarnativi, ve n'è un altro, che potremmo
definire con Atkinson "Cerchio dell'Infinito",
o "Caugant", che è sostanzialmente e
specificamente identico al
Nirvana degli Indiani o allo stato di Unione
con Dio di cui parlano i
mistici greco-cristiani.
Lo stesso Atkinson segnala un esempio molto
significativo dell'avanzato stato di conoscenza
iniziatica dei Druidi. Egli ci ricorda che ogni
condannato a morte poteva fruire per diritto di
cinque anni prima dell'esecuzione della
sentenza, onde poter prendere coscienza del
futuro stato in cui si troverà esercitando la
meditazione ed altre pratiche di autocoscienza;
insomma, una vera e propria preparazione
dell'anima per l'aldilà.
È importante, ancora
una volta, sottolineare la continuità attraverso
tempo e razze del sapere iniziatico.
Con riferimento ai Druidi, allora, consideriamo
che la tradizione ci dice che essi,
sacerdoti-maghi, giunsero in Gallia da terre
lontane, molto lontane, con ogni probabilità
dalla Grecia e dall'Egitto.
Riporto, a questo proposito, un passaggio di
William Atkinson, il quale dice:
"Del rapporto fra Pitagorici e Druidi e delle
somiglianze delle due dottrine, abbiamo già
parlato; c'è da sottolineare che i Druidi erano
estremamente propensi ad accurate analisi
astronomiche ed astrologiche, e che queste
dottrine avevano una parte importante nei loro
insegnamenti. Senz'altro una parte dei loro riti
aveva corrispondenze con quelli dei primi
Israeliti. La rinascita era indicata dal simbolo
del vischio, che simboleggiava la nuova vita
scaturita dall'antica, rappresentata dalla
quercia, su cui si avvince e si sviluppa.
I
Druidi si recarono successivamente in Bretagna
ed in Irlanda, dove ancora oggi è possibile
rintracciare numerose testimonianze dei loro
culti, non solo nei luoghi sacri, di cui restano
frammenti, ma anche in molti costumi e
tradizioni dei contadini di quelle regioni.
Numerosi aspetti del folklore inglese e
irlandese ricco per l'appunto di fate, simboli
di buona sorte, gnomi, risalgono senza dubbio ai
tempi dei Druidi. Le stesse origini hanno le
fiabe sulla nascita dei bambini, i quali hanno
ricordi sulla vita precedente che si estinguono
a poco a poco con l'avanzare degli anni. Tra
quelle popolazioni c'è ancora oggi una corrente
sotterranea di idee mistiche su anime che
ritornano misteriosamente. Questa è senz'altro
un'eredità lasciata dai Druidi."
Abbiamo dunque visto
come sia perlomeno interessante considerare i
Druidi come custodi di un sapere globalmente
diffuso che, millenni dopo, la Teosofia ha
cercato di recuperare e, parzialmente, di
diffondere.
Il tema della
reincarnazione, perciò, trova negli
insegnamenti teosofici alcune intriganti
spiegazioni.
Esiste, per i teosofi, un flusso di
individualità egoiche chiamate "monadi"
che, emanate in origine dalla sorgente
dell'essere, "scendono a spirale" a
circoscrivere una catena composta da sette
globi, compresa la terra; questa catena viene
definita "catena planetaria".
L'onda vitale propria delle monadi percorre una
prima volta i globi 1, 2, 3, ecc... poi ci
ritorna altre sei volte, per un totale di 7
volte, ognuna di esse dominata da una "razza", o
"umanità dominante". Ad ogni ritorno ai singoli
globi, si compie un giro, o "ronda", in cui le
monadi ripartono da un gradino superiore, o
livello superiore di attività.
Pertanto, in ogni globo, si succedono 7 "razze",
o "umanità dominanti". Vi sono poi, per ogni
"razza", 7 sotto razze; ogni sotto razza
possiede 7 diramazioni o branche; ma quello che
è qui importante precisare è che i termini
"razza" e "sotto razza", non vanno intesi in
senso razzistico o deteriore come si potrebbe
essere tentati di fare, bensì come
diversificazioni a livello di "epoche" e di
umanità dominanti quelle epoche. Anche le "sotto
razze", nell'accezione evolutiva, sono solo
differenti stadi di reintegrazione della monade
animica.
Secondo gli
insegnamenti teosofici, l'anima umana è ora
nella sua quarta ronda, alla metà della quinta
razza di questa ronda.
Il numero di incarnazioni necessarie per
compiere ogni "ronda" è altissimo ed
inevitabile.
Inoltre, tra una incarnazione e l'altra, c'è un
periodo di riposo nel cosiddetto "Devachan", o
"mondo celeste" in cui l'anima si prepara alle
esperienze future dopo aver preso piena
coscienza dei passi fin lì compiuti e delle
esperienze trascorse.
Anche sulla durata di questo riposo la Teosofia
dà delle indicazioni: esso dipende dal grado di
sviluppo dell'anima.
Ma poi, precisando, esprime
un'unità temporale media a mio parere eccessiva:
15 secoli.
Al di là, comunque, delle differenti opinioni
particolari, dobbiamo cogliere gli aspetti più
importanti di queste enunciazioni le quali ci
dispiegano un universo strutturato ciclicamente
in senso evolutivo, conformemente agli
insegnamenti iniziatici di tutti i tempi.
Ma, come afferma Atkinson, la complessità delle
dottrine teosofiche non ci consente una più
lunga esposizione, per cui vi rimandiamo ai
testi specifici.
Nel nostro mondo arido di umanità e malato di
idolatria di un materialismo "cappotto" per una
scienza fatta di nozioni, non c'è spazio per
quella straordinaria creatura, per quel
complesso e mai identico insieme di peculiarità
irriproducibili in nessun laboratorio che
chiamiamo "UOMO".
Non sono poche le occasioni che avremmo per
renderci conto di questo, quando ci prendessimo
onestamente (soprattutto con noi stessi) la
briga di interrogarci sul reale grado di umanità
che abbiamo e, soprattutto, quanto di essa
sacrifichiamo alla mascherata occidentale della
"razionalità" e della "scientificità".
Leggendo
recentemente, in quel campionario di umana
ordinarietà e, spesso, qualunquismo che è
Internet, alcune discussioni riguardanti Padre
Pio, ho avuto una sferzante conferma di tutte le
limitazioni alle quali il pregiudizio sottomette
cose come la serena comprensione dell'uomo e
quel sentimento di "umana imperfezione" nutrendo
il quale, tutti, dovremmo riscoprire il bene
della tolleranza.
Fossimo in una società felice ! Fossimo sereni
ed appagati della nostra quotidianità fatta di
lustrini e false sicurezze, potrei forse
giustificare un po' tutta l'arroganza di chi
pretende di sparare sentenze sul prossimo
decidendo sui "suoi parametri" se esso sia o
meno uomo rispettabile !
In questa parodia di
società "civile", dove tutto è continua corsa
verso sicurezze materiali che non ci
appagheranno mai, dove "vogliamo credere" che la
scienza occidentale è l'unica chiave che possa
aprirci le porte verso un futuro di sicurezza e
felicità, voler bollare di un pregiudizio
paludato di "buon senso" non solo Padre Pio ma
chiunque, uomo, non rientri nei recinti che
siamo stati in grado di costruire, mi sembra
solo una prova in più di tutta la nostra
debolezza. Quella sì, scientificamente umana!
Ho letto di
scettici, figli di un'ideologia scientista
aridamente spersonalizzante che sta inquinando
in modo preoccupante quel grande mezzo di
conoscenza che è la scienza, dichiarare con
solito tono dei giudici - un tono, ahimè, ormai
ben conosciuto, misto di compatimento ed
arrogante saccenza che sembra partorito
scientificamente solo dall'ignoranza - che Padre
Pio dovrebbe essere considerato per "quello che
era", ossia un uomo acido, anzi, un
"vecchiaccio" scorbutico che non ha mai avuto
parole gentili per nessuno, che scacciava la
gente dalle chiese se non erano vestiti in modo
"rispettoso", e che era il fulcro di nient'altro
che un grande businnes.
Ho letto che questi figli del Dio Grigiore hanno
paragonato senza tanti scrupoli Padre Pio a
Wanna Marchi e bollato i credenti in lui come
gli allocchi che sono stati rovinati dalla
mascalzona teleimbonitrice d'Italia...
Ho visto, insomma,
ancora una volta, l'"uomo", con la sua precipua
e mai identica natura, sacrificato sull'altare
del nozionismo pregiudiziale che,
prepotentemente, vorrebbe dettare al mondo i
parametri per considerare o meno il prossimo
"credibile" o "onesto"...
Ho visto questi
infelici schiavi dell'aridità che ha preso piede
nella loro anima, come la desertificazione di
Marte nel corso di milioni di anni, voler
cancellare l'"AMORE",
quella "cosa" illimitata e indefinibile che può
nascere da chiunque, in un momento qualunque, e
che può trasformare un uomo in un "giusto".
Si discute se
Padre Pio sia stato santo o meno, ma che
senso ha tutto questo ?
Che significa "santo" ? Non ci si rende conto
che stiamo solo accapigliandoci attorno ad una
definizione comunque limitante che, in fondo,
non ha nemmeno un senso logico compiuto?
No, il punto di partenza è un altro ed è
fondamentale: Padre Pio era un "uomo" e, se
vogliamo affrontare una seria e libera
discussione, dobbiamo domandarci se Dio,
qualunque cosa esso sia per noi, possa o meno
conferire il dono dell'elargizione d'AMORE ad un
uomo "qualsiasi", che in molti momenti della sua
vita, manifesta ed è quello che altri non
potrebbe essere in modo identico, cioè, appunto,
un "uomo", "quell'uomo". Nel bene e nel "male".
Un "male" chiaramente limitato alle sue
manifestazioni più ordinarie, che non è mai
degenerato negli aspetti più deleteri della
natura umana ma che, invece, può fare di
chiunque una persona fragile, in balìa di
emozioni non "scientifiche", prevedibili e
razionalmente comprensibili ma che, in realtà,
non è mai, di per sé, la prova che quello stesso
individuo che le manifesta non possa, in altri
momenti della sua esistenza, assurgere alle più
alte forme di amore e di "santità".
Padre Pio non è mai stato un uomo che ha mosso
nel mio animo particolari sensazioni di
devozione. Ciononostante, ho sempre sentito che
in lui c'era una forza grande e limitante al
tempo stesso: la forza del suo essere solo ed
unicamente "uomo".
Ma l'"uomo", quello vero, è assolutamente
indifferente ai condizionamenti della nostra
"razionalità" occidentale ed a tutte le
schiavitù che ci ha creato.
Per questo, può essere, all'improvviso, il
"canale di Dio", il Suo rappresentante: perché è
sincero, non costruito, perfetto nella sua
imperfezione...
Qualcosa, evidentemente, rende molto diverso
l'"Homo Tecnologicus Consumisticus"
dall'"Uomo-Padre Pio".
Personalmente, posso
dire solo che tutti quelli che continuano, come
farisei, a pretendere di dimostrare la "falsità"
del frate di Pietralcina o la sua presunta "truffaldineria"
sulla base delle sue "debolezze umane", mi danno
la spiacevole, direi disgustosa, impressione
degli evangelici sepolcri imbiancati: simulacri
di razionalità (peggio ancora di moralismo) come
statue di gesso ricoperte di uno strato di
fragili "certezze" che cercano in qualche modo
di ricostruire la loro perduta e frantumata
natura veramente umana...
Sepolcri imbiancati che si auto
sostentano con la propria sprezzante sicumera
che li fa credere in grado ed in diritto di
inscatolare in qualche giudizio-formula chi è
"santo" e chi no. Di canzonare chi si affida,
col cuore e con lo spirito, ad un uomo che non
avrebbe potuto avvicinarsi tanto a Dio se,
prima, non fosse stato solo un uomo. Nudo,
assolutamente nudo nella sua natura terrena.
Ma,
proprio per questo, molto probabilmente, scelto
da un Dio che non abbiamo compreso, che troppi
"figli dei laboratori" pretendono di giudicare,
Esso stesso, con qualche formuletta della
propria etica localizzata.
Padre Pio era solo
un Uomo, qualcosa il cui vero significato
abbiamo quasi completamente seppellito sotto
montagne di egoista e fasullo "progresso";
Dio, invece, è qualcosa
che
non potremo mai comprendere appieno.
Insomma, non abbiamo in mano granché per
permetterci di giudicare nessuno.
By Antonio Bruno
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