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Rivisitando i Vangeli -
vedi:
False
Traduzioni
Marco: cap.10
[46]E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a
molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a
mendicare. [47]Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a
gridare e a dire: "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!".
[48]Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte:
"Figlio di Davide, abbi pietà di me!". "..il figlio di Timèo,
Bartimèo.."
Questo passaggio è EMBLEMATICO circa l'infantile proterva falsaria dei
"padri" che ha trasformato modi di dire, espressioni in nomi e
viceversa. Qui abbiamo "il figlio di Timeo, Bartimeo,": va da sè
che da come riportato dall'evangelista (il falsario o i falsari di turno)
Bartimeo appare inequivocabilmente come un nome. In realtà è stata
puerilmente fusa l'espressione "bar Timeo" (cioè figlio di Timeo)
in modo da ottenere Bartimeo, un nome di persona !!
Nel contesto neotestamentario a volte si è proceduto anche in senso
opposto, separando ciò che era un nome o un attributo in modo da avere
un'espressione. E' il caso, ad esempio, di "barjona", riferito a
Simon Pietro. Barjona (o bargiona) in aramaico aveva un senso compiuto e
significava "partigiano", "ribelle alla macchia".
Del
resto, dagli stessi vangeli sappiamo che Pietro era uno zelota,
appartenente, cioè, al movimento della lotta attiva contro i romani.
L'"evangelista", invece, nel caso di Pietro, trasformò
l'attributo "barjona" in bar Giona, cioè in figlio di Giona !!
Identica cosa per "Bartolomeo" (bar Tolomeo: figlio di Tolomeo,
nome di origine greca). Ancora più eclatante è il caso di
"Barabba". In questo caso si è fusa l'espressione "bar Abba"
per ottenere il pseudo-nome Barabba! "Bar Abba" in aramaico
significava letteralmente "figlio del padre"; in senso lato però,
tale espressione significava "figlio di Dio", in quanto "Abba"
(padre) era uno dei tanti sinonimi con il quale gli ebrei si riferivano a
Dio, dal momento che la Legge proibiva ad essi di nominare la parola
"Dio" (Yhaweh, la forma vocalizzata del tetragramma YHWH). Dunque,
è palese che Barabba in realtà era l'espressione "figlio di
Dio".
Gesù, in quanto nazareno, era definito "figlio di Dio", dal
momento che i nazareni appartenevano a quella comunità che era definita da
molti secoli "b'nei Amen/Amon/Ammon", cioè "i figli di Amen/Ammon",
come riportato anche nella stessa Bibbia.
Dal momento che Amen/Ammon era il loro Dio (e praticamente di tutti gli
ebrei, visto che si trattava dello stesso Yhaweh), l'espressione "b'nei
Amen/Ammon" aveva il significato di "figli di Dio". Gli ebrei
del tempo sapevano benissimo che tale espressione usata dai nazareni per
definire se stessi, aveva un carattere puramente simbolico e che non voleva
assolutamente dire essere "realmente" figli di Dio: perciò tale
espressione non appariva loro (agli ebrei del tempo) blasfema.
Un'altra mistificazione (tra le tante) riguarda il termine "canaanites"
presente nei vangeli ed unito al nome di un "altro" Simone, tra i
12 apostoli: cioè Simone il canaanites.
L'esegetica catto-confessionale tende a far credere che l'aggettivo "canaanites"
voglia significare "abitante di Cana". Anche in questo caso
l'aggettivo canaanites (1) aveva un preciso significato in aramaico e voleva
dire "ribelle, combattente partigiano".
Alla luce di ciò, non ci vuole molto ad intuire che Simone lo Zelota, detto
Pietro, Simone il Canaanites e Simone l'Iscariota (fatto passare per padre
di Giuda "Iscariota") sono in realtà la stessa, identica persona,
dal momento che "iscariota" deriva da un termine ebraico (eskeriots
o ekeriots) che traduceva la parola latina "sicarius"
(sicario).
I sicari, così chiamati perché usavano il "sica" (un particolare
pugnale usato dai soldati dell'esercito romano), appartenevano all'ala più
oltranzista del movimento irredentista degli zeloti.
Note:
(1) Non è peregrina l'ipotesi che tale termine potrebbe avere origini molto
antiche, nella storia ebraica e potrebbe essere connesso all'epoca in cui
gli "everim" (cioè quelli "di là dal fiume" o
"quelli che passarono il fiume": in pratica gli stessi che
successivamente vennero definiti "benei Ammon" o Ammoniti)
dilagarono nel territorio ad ovest del Giordano: cioè la Canaanea. La
dominazione degli "everim" (eberim[*]: parola da cui, molto
probabilmente, derivò il termine "ebrei") durò per almeno una
paio di secoli, caratterizzando profondamente la cultura religiosa di buona
parte della Palestina, poi essi vennero rimpiazzati nel dominio dalle tribù
israelitiche del nord della Palestina.
Ritornando all'origine del termine "canaanites" è probabile che
durante la dominazione degli "everim", siano rimaste delle sacche
irredentiste di canaanei che agivano alla maniera di tutti i guerriglieri
partigiani del mondo e di tutte le epoche storiche.
Questi irredentisti canaanei, probabilmente, venivano indicati dai
dominatori con il termine reso poi con la parola "canaanites", il
quale aveva per loro un significato spregevole, simile a banditi.
[*] tenere presente che nei linguaggi semitici la parola "everim"
diventa "evrim" o "ivrim" (pronunciata "ebrim")
By
Elio -
Eliofiore_S@libero.it
vedi:
Vangelo aramaico +
Vangeli
+
Apocrifi
+ Falsificazioni della Bibbia +
Falsificazioni Storiche
+
Esseni
+
Esseni 2 + Esseni
3 +
Esseni e Vangeli +
Gesu
il nazareno +
Giudeo cristiani +
GNOSI fra i
primi Cristiani
+
Origini
Cristiane
+
Cattolicesimo
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Cari amici,
l'interessantissimo dibattito tra Sabato e
Fabrizio mi ha stimolato una ricerca in cui ho
cercato di mettere insieme la questione
sinottica e la questione relativa al
Vangelo di Tommaso,
giungendo a risultati anche sorprendenti sulla
Chiesa delle origini.
La questione sinottica nasce dal fatto che i
Vangeli di Matteo, Marco e Luca presentano ampie
concordanze, numerosi detti e versetti molto
simili o identici e numerose narrazioni dello
stesso episodio della vita di Gesù, spesso con
lo stesso ordine; ma vi sono anche delle
discordanze, e inoltre ognuno dei tre Vangeli
presenta contenuti propri, non presenti negli
altri due. Considerando i versetti comuni, i
contenuti dei tre Vangeli sinottici si possono
distinguere in 7 gruppi:
1) presenti in Mt, Mc e Lc (330 versetti); 2)
presenti in Mt e Mc (178 versetti); 3) presenti
in Mt e Lc (230 versetti); 4) presenti in Mc e
Lc (100 versetti); 5) presenti solo in Mt (333
versetti); 6) presenti solo in Mc (70 versetti);
7) presenti solo in Lc (491 versetti). Il gruppo
5 si può indicare come Matteo speciale (Mt S);
il gruppo 6 come Marco speciale (Mc S); il
gruppo 7 come Luca speciale (Lc S).
La presenza di ben 508 versetti comuni a Matteo
e Marco rende improbabile l'uso esclusivo da
parte di entrambi solo della tradizione orale, e
non si può non ammettere che dev'essere vera una
di queste cinque possibilità: o Matteo ha usato
Marco; o Marco ha usato Matteo; o entrambi hanno
usato una fonte comune; o Matteo ha usato Marco
e una fonte comune; o Marco ha usato Matteo e
una fonte comune.
E per la presenza di ben 560 versetti comuni a
Matteo e Luca non si può non ammettere che dev'essere
vera una di queste cinque possibilità: o Matteo
ha usato Luca; o Luca ha usato Matteo; o
entrambi hanno usato una fonte comune; o Matteo
ha usato Luca e una fonte comune; o Luca ha
usato Matteo e una fonte comune. E così, per la
presenza di ben 430 versetti comuni a Marco e
Luca, dev'essere vera una di queste cinque
possibilità: o Marco ha usato Luca; o Luca ha
usato Marco; o entrambi hanno usato una fonte
comune; o Marco ha usato Luca e una fonte
comune; o Luca ha usato Marco e una fonte
comune.
Secondo la teoria delle due fonti, avanzata da
Weisse e da Wilke nel 1838, le fonti originarie
dei sinottici sarebbero Marco e un documento
scritto, che però non è stato mai trovato,
contenente i contenuti comuni solo a Matteo e
Luca, la cosiddetta fonte Q (da Quelle = fonte).
Questa fonte non conteneva la narrazione della
passione, morte e risurrezione di Gesù.
Sia Matteo che Luca avrebbero usato Marco e la
fonte Q.
Ma la teoria delle due fonti non può spiegare né
l'origine dei numerosi contenuti di Matteo
speciale, né l'origine degli ancora più numerosi
contenuti di Luca speciale. Inoltre, se si
ammette che Luca abbia usato sia Marco che
Matteo, il che è possibile, cade la necessità di
dover ipotizzare l'esistenza di una fonte Q.
Anche la presenza dei "doppioni" in Mt e Lc,
cioè di pericopi presenti due volte, pur essendo
un argomento forte, non è una prova decisiva
dell'esistenza della fonte Q, in quanto Luca può
aver preso le due pericopi da tre altre
possibili fonti (Marco, Matteo e Vangelo di
Tommaso) e anche Matteo può aver preso le sue da
tre altre possibili fonti (Marco, Matteo ebraico
o aramaico e Vangelo di Tommaso).
Ma oltre all'esistenza o meno della fonte Q, vi
è un'altra variabile da considerare nella
questione sinottica: la priorità o meno di Marco
su Matteo.
Se Matteo precede Marco, si deve ipotizzare,
come anche la discussione tra Sabato e Fabrizio
ha chiarito, una fonte comune cui hanno attinto
prima Matteo e poi Marco. E tale fonte potrebbe
essere il Matteo ebraico di cui parla per primo
Papia, vescovo di Gerapoli intorno al 130, in un
passo citato da Eusebio di Cesarea (Hist. Eccl.
3, 39, 16). Successivamente, parlano di questo
originario Vangelo di Matteo in ebraico Ireneo,
Origene, lo stesso Eusebio e san Girolamo. Il
Matteo originario potrebbe essere il cosiddetto
Vangelo dei Nazarei, del quale vengono citati
passi da Origene, da Eusebio e da san Girolamo.
Oppure, potrebbe essere il cosiddetto Vangelo
degli Ebrei, del quale vengono citati passi da
Origene, da Clemente Alessandrino e da san
Girolamo. Il fatto che non possediamo né il
Vangelo dei Nazarei né il Vangelo degli Ebrei
non prova che non siano esistiti, se è vero che
fino al 1945 non possedevamo nemmeno il Vangelo
di Tommaso in copto, che si trovava chiuso in
un'anfora e seppellito a Khenoboskion.
Riguardo al luogo di composizione del Vangelo di
Marco e al problema se tale Vangelo sia stato
ispirato o no da Pietro o da Paolo, vi sono dati
interni al testo che tendono a suggerire da un
lato che fu scritto a Roma o in un ambiente con
presenza romana, dall'altro che esso non fu
scritto come apologia di Pietro. I dati che
suggeriscono un ambiente romano o con presenza
romana sono: 1) vengono introdotte parole latine
per spiegare parole greche (Mc 12, 42; 15, 16);
2) c'è un'allusione alla scansione romana delle
ore (Mc 13, 35); 3) nel detto sul divorzio si
tiene conto non solo della possibilità che
l'uomo abbandoni la moglie, la sola prevista
nella giudea del tempo (come avviene in Mt 5,
31-32 e 19, 8-9 e in Lc 16, 18), ma anche della
possibilità che la donna lasci il marito, il che
corrispondeva ai costumi romani (Mc 10, 11-12).
I dati che suggeriscono che Marco non è stato
scritto per esaltare la figura di Pietro sono:
1) l'assenza del riferimento a Pietro come
fondamento della Chiesa nell'episodio narrato in
Mc 8, 27-30, rispetto allo stesso episodio
narrato in Mt 16, 13-20; 2) l'assenza del
miracolo di Pietro che cammina sulle acque nella
narrazione che si trova in Mc 6, 45-51, miracolo
che si trova invece nella narrazione di Mt dello
stesso episodio (Mt 14, 22-32).
La presenza in Matteo dei "doppioni" potrebbe
essere un argomento forte a favore della
priorità di Marco su Matteo. Vediamo quattro
esempi di "doppioni" in Matteo: 1) Mt 13, 12 =
Mt 25, 29 = Mc 4, 25 = Lc 8, 18 = Lc 19, 26; 2)
Mt 10, 38 = Mt 16, 24 = Mc 8, 34 = Lc 9, 23 = Lc
14, 27; 3) Mt 5, 32 = Mt 19, 9 = Mc 10, 11 = Lc
16, 18; 4) Mt 10, 22 = Mt 24, 9.13 = Mc 13, 13 =
Lc 21, 17.19. Poiché è improbabile che un autore
abbia usato due volte lo stesso versetto dalla
stessa fonte, e per di più che ciò sia accaduto
a due autori per gli stessi versetti, si devono
ammettere due fonti usate in momenti diversi.
Matteo può aver preso una delle due pericopi dal
Matteo ebraico; ma da dove ha preso l'altra, se
si ipotizza che non c'erano ancora né Marco né
Luca ?
Si può pensare o alla fonte Q, o al Vangelo di
Tommaso.
E dunque, si può ammettere che Matteo preceda
Marco, ma solo se si ammette contemporaneamente
che prima dei tre Vangeli sinottici che
conosciamo vi era, oltre al Matteo ebraico,
almeno un'altra fonte scritta (Q o Vangelo di
Tommaso) contenente alcuni detti in comune. E in
effetti, i detti dei primi due dei quattro
doppioni di Matteo citati ("A chi ha sarà dato."
e "Chi non prende la sua croce.") si trovano nel
Vangelo di Tommaso (detto 41 e detto 55). Questo
non solo è un elemento a favore della
predatazione di Tommaso rispetto ai sinottici,
ma può anche dare un sostegno alla predatazione
di Matteo rispetto a Marco.
Tuttavia, se si ammette quest'ultima
predatazione, il terzo e il quarto doppione
citati, i cui detti ("Chi mi rinnegherà davanti
agli uomini." e "Chiunque ripudia la propria
moglie.") non si trovano in Tommaso, possono
spiegarsi solo ammettendo o che l'altro scritto
originario, oltre al Matteo ebraico, era Q (il
che spiegherebbe anche i primi due doppioni), o
che vi erano, prima dei sinottici, sia Q che il
Vangelo di Tommaso.
Per comprendere tutti i contenuti dei sinottici,
chi sostiene l'esistenza della fonte Q e la
priorità di Marco su Matteo, deve ipotizzare
almeno quattro fonti o tradizioni: Mc, Q, Mt e
Lc S. Se non si accetta l'ipotesi della fonte Q,
ma solo la priorità di Marco su Matteo, per
comprendere tutti i contenuti dei sinottici
sarebbero sufficienti tre tradizioni: Mc, Lc S e
Mt che non si trova in Mc, comprendente Mt S +
Mt-Lc. Se invece si accetta la priorità di
Matteo su Marco, anche in tal caso tutti i
contenuti dei sinottici si possono spiegare
ipotizzando solo tre tradizioni: Mt, Lc S e Mc
che non si trova in Mt, comprendente Mc S +
Mc-Lc.
Se ora ai sinottici aggiungiamo il Vangelo di
Tommaso e cerchiamo di effettuare una lettura di
tipo "sinottico", vediamo che vi sono 19
contenuti comuni a Tommaso e Mt-Mc-Lc, 3
contenuti comuni a Tom e Mt-Mc, 37 contenuti
comuni a Tommaso e Mt-Lc, 10 comuni a Tommaso e
Mt S, 8 comuni a Tommaso e Lc S; mentre 52 detti
del Tommaso in copto non hanno contenuti comuni
ai sinottici e li si può indicare come Tommaso
speciale (Tom S). Come si vede, più della metà
dei 114 detti del Vangelo di Tommaso trovano
corrispondenze dirette nei sinottici. (Non mi
soffermo in questa sede su un'elencazione
dettagliata di tutte queste concordanze, che
richiederebbe molto spazio).
Fatta questa operazione e considerando i
contenuti di tutti e quattro i testi, tali
contenuti si possono ora distinguere in 13
gruppi: 1) Tom-Mt-Mc-Lc; 2) Tom-Mt-Mc; 3)
Tom-Mt-Lc; 4) Tom-Mt S; 5) Tom-Lc S; 6) Tom S;
7) Mt-Mc-Lc; 8) Mt-Mc; 9) Mt-Lc; 10) Mc-Lc; 11)
Mt S; 12) Mc S; 13) Lc S. Per comprendere tutti
i contenuti dei quattro testi, se si accetta
l'esistenza della fonte Q e la priorità di Marco
su Matteo, occorre ipotizzare almeno cinque
tradizioni: Tom, Mc, Q, Mt S e Lc S.
Se non si accetta l'esistenza della fonte Q,
sarebbero sufficienti, sempre con la priorità di
Marco su Matteo, quattro tradizioni: Tom, Mc, Lc
S e Mt che non si trova in Mc, comprendente Mt S
e Mt-Lc. Se invece si accetta la priorità di
Matteo su Marco, si possono distinguere i
contenuti sempre in 13 gruppi, e le tradizioni
soggiacenti per spiegarli tutti possono essere
quattro:
Tom, Mt, Lc S e Mc che non si trova in Mt,
comprendente Mc S + Mc-Lc.
A questo punto occorre aggiungere, oltre alla
variabile relativa alla priorità o meno di Marco
su Matteo e a quella relativa all'esistenza o
meno della fonte Q, la variabile relativa alla
priorità o meno dei sinottici sul Vangelo di
Tommaso (ovviamente nella sua originaria
versione greca, la cui esistenza è provata dai
papiri di Ossirinco 1 e 654, e non nella
versione copta, in cui vi sono certamente delle
aggiunte). Si ottengono allora queste sei
possibilità:
1) Marco precede Matteo, c'è la tradizione Q e i
sinottici precedono Tommaso;
2) Marco precede Matteo, c'è la tradizione "Mt
che non si trova in Mc" e i sinottici precedono
Tommaso;
3) Marco precede Matteo, c'è la tradizione Q e
Tommaso precede i sinottici;
4) Marco precede Matteo, c'è la tradizione "Mt
che non si trova in Mc" e Tommaso precede i
sinottici;
5) Matteo precede Marco, c'è la tradizione Q e i
sinottici precedono Tommaso;
6) Matteo precede Marco, c'è la tradizione Q e
Tommaso precede i sinottici.
Accettare la prima, o la seconda, o la quinta
possibilità conduce a una conseguenza
particolare e sorprendente. Se Tommaso segue i
sinottici, esso è stato scritto verosimilmente
dopo il 70 d.C., più probabilmente dopo l'80. E
dunque affermerebbe il primato di Giacomo (vedi
il detto 12) quando Giacomo era morto da anni
(essendo morto secondo Giuseppe Flavio nel 62),
il tempio di Gerusalemme era stato distrutto (70
d.C.) e i giudeo-cristiani erano in esilio. Si
tratterebbe, cioè, di un documento vicinissimo
al giudeo-cristianesimo; e, data la presenza in
esso di contenuti di tipo gnostico, si dovrebbe
allora pensare a rapporti strettissimi, se non
di dipendenza, tra protognosticismo e
giudeo-cristianesimo.
Tale ipotesi sarebbe corroborata dalla presenza
anche in altri documenti, oltre al Vangelo di
Tommaso, di elementi sia giudeo-cristiani che
gnostici. E in effetti, nel Vangelo degli Ebrei,
di cui si è detto prima, vi era un passo, citato
da Clemente Alessandrino (Stromata, 5, 14, 96),
pressocchè identico al detto 2 di Tommaso. E vi
era anche un passo, citato da san Girolamo (De
Viris illustribus, 2), in cui si afferma che
Gesù risorto e apparso ai suoi "prese il pane,
lo benedisse, lo spezzò e lo diede a Giacomo il
Giusto", il quale aveva giurato che non avrebbe
toccato cibo finché non avesse visto Gesù vivo.
Ma l'ipotesi più probabile è che Tommaso preceda
i sinottici, per tre motivi: 1) due doppioni di
Matteo e Luca (li abbiamo visti sopra) si
trovano nel Vangelo di Tommaso (anche se ciò può
spiegarsi ricorrendo alla fonte Q); 2) l'ordine
dei detti del Vangelo di Tommaso che
corrispondono ai sinottici è completamente
diverso dall'ordine in cui tali detti compaiono
nei sinottici, tranne in un caso (detti 65 e
66). Se Tommaso avesse usato i sinottici, ci si
aspetterebbe una frequente corrispondenza
nell'ordine, come accade per i detti di Matteo e
Luca che si possono attribuire a Q; 3) molti
detti del Vangelo di Tommaso sono, rispetto ai
corrispondenti dei sinottici, più brevi e senza
aggiunte o elaborazioni teologiche.
Esempi: la parabola del seminatore in Tom 9
(rispetto a Mt 13, 3-9; 18, 23; Mc 4, 3-20; Lc
8, 5-15); il detto su ciò che contamina l'uomo
in Tom 14 (rispetto a Mt 15, 11.15-20; Mc 7,
15-23); la parabola della zizzania in Tom 57
(rispetto a Mt 24, 30.36-43); la parabola
dell'uomo ricco in Tom 63 (rispetto a Lc 12,
16-21); il detto sul digiuno e lo sposo in Tom
104 (rispetto a Mt 9, 15; Mc 2, 19-20; Lc 5,
34-35); la parabola della pecorella smarrita in
Tom 107 (rispetto a Mt 18, 12-14; Lc 15, 4-7).
Come si vede, vi sono esempi di ampliamento ed
elaborazioni in tutte le possibili tradizioni
che hanno utilizzato Tommaso (Mt, Mc, Q, Mt S,
Lc S).
Del resto, vi è una considerazione che rende
verosimile l'attribuzione del Vangelo di Tommaso
all'apostolo Tommaso, o comunque alla comunità
in cui egli ha predicato. Tommaso è stato
toccato profondamente dall'esperienza
dell'apparizione di Gesù risorto, che lo ha
riportato dal dubbio alla fede, ed è stato
segnato per sempre dalle parole a lui rivolte da
Gesù:
"Beati quelli che, pur non avendo visto,
crederanno" (Gv 20, 29). Queste parole lo hanno
convinto dell'esistenza dell'invisibile accanto
al visibile, della presenza del Regno già dentro
di noi, della contrapposizione tra corporale e
spirituale, e della necessità della ricerca
interiore per trovare lo Spirito e il Regno. È
questo il nocciolo della gnosi originaria, è
questo il senso profondo dei contenuti di tipo
gnostico del Vangelo di Tommaso originario, e
tale fondamento può benissimo risalire
all'apostolo Tommaso.
In base a questi dati e a queste argomentazioni,
le possibilità più verosimili tra le sei di cui
sopra sono la terza, la quarta e la sesta. Se si
accetta la terza (che comprende la priorità di
Mc e l'esistenza di Q), si deve ammettere che
quattro tradizioni (Mc, Q, Mt S e Lc S), ma in
particolare le prime due, hanno attinto in parte
da un'altra (Tom). E così, se si accetta la
quarta (che comprende la priorità di Mc, ma non
Q), si deve pure ammettere che tre tradizioni
(Mc, Mt che non si trova in Mc, Lc S), ma in
particolare le prime due, hanno attinto in parte
da un'altra (Tom). E dunque ne viene fuori una
Chiesa delle origini in cui non vi era una netta
e rigida divisione tra "correnti". Se si
accetta, invece, la sesta possibilità (priorità
di Matteo su Marco e priorità di Tommaso su
entrambi), viene fuori che una tradizione in
particolare (Mt) ha attinto in parte da un'altra
(Tom), essendo molto pochi i contenuti comuni a
Tommaso e Lc S. Ma viene fuori anche che c'è una
tradizione del tutto autonoma, quella che ha
prodotto il Mc che non si trova in Mt (Mc S +
Mc-Lc). I contenuti di tale tradizione vanno
meglio confrontati con i contenuti del
paolinismo, o meglio con i contenuti delle
lettere certamente autentiche di Paolo. In ogni
caso, la sesta possibilità sembra indicare,
rispetto alle altre, una maggiore
conflittualità, o comunque più distinzioni e
divisioni, all'interno del cristianesimo delle
origini.
In conclusione, i risultati abbastanza
sorprendenti di questa ricerca mi sembrano
quattro: 1) se il Vangelo di Matteo precede
quello di Marco, si deve ammettere l'esistenza,
prima dei sinottici che conosciamo, sia del
Matteo ebraico che della fonte Q (ed è probabile
l'esistenza prima dei sinottici anche del
Vangelo di Tommaso); 2) se il Vangelo di Tommaso
è posteriore ai sinottici, si devono ammettere
rapporti strettissimi tra il
giudeo-cristianesimo e il protognosticismo nella
Chiesa delle origini;
3) se Tommaso precede i sinottici e Marco
precede Matteo, si deve ammettere che nella
Chiesa delle origini non vi erano divisioni
nette tra tradizioni o "correnti"; 4) se Tommaso
precede i sinottici e Matteo precede Marco, si
deve ammettere l'esistenza di una tradizione
autonoma marciano-lucana (comprendente i
contenuti del Marco speciale e quelli comuni a
Marco e Luca), che è distinta da quella propria
di Lc speciale (quest'ultima si ritrova peraltro
in tutte le ipotesi), che non attinge nulla da
quella giudeo-cristiana e da quella
protognostica, ed è quindi probabilmente in
conflitto con esse.
Quest'ultimo risultato richiede un
approfondimento dello studio dei contenuti delle
lettere autentiche di Paolo nel loro rapporto da
un lato con i contenuti di questa possibile
tradizione marciano-lucana, per verificarne la
dipendenza o meno, e dall'altro con i contenuti
del Vangelo di
Tommaso.
By Salvatore Capo
Pluralita' di dei
nella
Ideologia di Mosè (israeliti) = Politeismo -
Monoteismo fra i giudei ed i cristiani...pero'....
vedi Nuovo Testamento: Corinti cap.8:5
"E in realtà, anche se vi sono cosiddetti dei
sia nel cielo sia sulla terra, e difatti ci sono
molti dei e molti signori, per noi c'è un solo
Dio, il Padre (...)"
Questo è il famoso passo della Lettera di Paolo
in cui vero creatore del Cristianesimo (Paolo,
ammesso che sia esistito) di fatto rade al suolo
il Monoteismo, ammettendo platealmente
l'esistenza di una pluralità di Dei.
Bene, andiamo a vedere come la "cosa" (il
cristianesimo) traduce = tradisce il
passo-versetto:
"Poiché benché ci siano quelli che sono
chiamati “dèi”,+ sia in cielo che
sulla terra, come ci sono molti “dèi” e molti
“signori”, effettivamente c’è per noi un solo
Dio,* il Padre (...)"
E' interessante notare che se si va a leggere la
nota (sul + che loro mettono) c'è un riferimento
al Salmo 82... altro passo in cui, nell'Antico
Testamento, si ammette platealmente la pluralità
degli Elohim.
- vedi anche:
le prime 7 parole della Genesi
La "cosa" è fantastica ! Non solo ammette le
cose senza rendersene conto, ma fa addirittura
delle note per ribadire ulteriormente le
"ammissioni"... sono fantastici !
By Marco Scarponi - https://www.facebook.com/marco.scarponi.90
Mauro Biglino: “La
Bibbia non è un libro
sacro”
Gesu'-cristo e' un mito solare dei cosiddetti
"pagani".
Certo che si, ma non confondiamo gesu'-cristo
con
Gesu' il nazareno (questa confusione dei
termini, nomi, e' l'eterno problema di coloro
che non vanno in fondo ai problemi !) - vedi:
cosa e',
dove e' e chi e' il cristo ?
Il
gesu'-cristo dei
cristiani deriva da un mito solare, insito
nelle religioni antiche ed anche in quella
dell'Impero Romano di cui l'imperatore era il
Pontefice maximum; i rieligiosi avendo compreso
che le varie idee cristiane potevano minare
l'Impero, decisero di inserire i loro concetti
religiosi in quelli delle sette nascenti dette
"cristiane", cambiando i nomi dei loro "dei" con
i nomi allora in voga nelle varie sette
cristiane...e cosi nacque gesu-cristo !
Gesu' il nazareno e' un soggetto che e'
probabilmente vissuto in Palestina c.a. 2000
anni fa, era un rabbi Esseno e divenuto
successivamente uno Zelota, contro i Romani e
contro i Farisei e Sadducei (sacerdoti e rabbini
di Gerusalemme) che avevano cambiato la legge ed
i profeti, la Torah,.....non seguendo la
dottrina originale che era basata sull'
IO SONO un Dio e sulla Legge dell'AmOr.
Il
GESU'-
cristo dei
cristiani, e' in realta' il simbolo mitologico, della realta' del
SOLE
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