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GIUDEO - CRISTIANESIMO
vedi anche:
Esseni ed i vangeli
+
Gesu' il nazareno
+
Cristiani e cattolici
Il culto 'giudeo-cristiano',
malgrado gli sconcertanti tentativi depistanti
da parte degli apologisti falsari, di cui la
struttura
clerico-cattolica ha sempre abbondato, non
ebbe MAI a nulla a che vedere con
catto-cristianesimo, nato, tra l'altro, oltre 50
anni dopo la fondazione del
giudeo-cristianesimo: un culto strettamente
filogiudaico, dal momento che il suo messaggio
era rivolto esclusivamente al mondo ebraico, con
particolare riguardo all'ambiente ribelle
messianista, il quale costituiva un grosso
problema per le autorità imperiali romane,
spesso costrette ad impegnare ingenti risorse
per domare i vari focolai di rivolta, che spesso
si accendevano nell'inquieta Palestina.
Dal momento che si voleva, con tale messaggio,
indurre i ribelli e quelli che potenzialmente lo
potevano diventare, ad abbandonare ogni progetto
di ribellione e ad accettare serenamente la
dominazione romana (in vista della rincompensa 'post-mortem',
sic!), il messaggio non poteva essere che
strettamente filogiudaico, altrimenti sarebbe
stato assurdo sperare che esso potesse venire
recepito dal mondo della ribellione messianista.
Catto-cristianesimo
La
religione catto-cristiana (definizione
assolutamente indispensabile per distinguerla da
quella 'giudeo-cristiana', precedente ad essa) è
uno sconcertante miscuglio di elementi
appartenenti a vari culti pagani, esistenti
all'epoca in cui il catto-cristianesimo venne
fondato (prima metà del II secolo d.c.).
Ciò era ancora più marcato all'inizio, poi
(anche a seguito delle 'feroci' critiche ai
'padri della chiesa' da parte degli eruditi
pagani), la letteratura 'sacra' del
catto-cristianesimo (cioè il 'Nuovo Testamento')
venne 'affinata' e molti elementi paganeggianti
in eccesso vennero eliminati, a favore della
componente ebraica (all'inizio semplicemente una
delle varie componenti su cui il cristianesimo
cattolico venne fondato)
Quanto sopra non fu 'casuale' o un 'errore' da
parte dei fondatori, o 'padri' della chiesa
delle origini, ma una cosa assolutamente mirata.
Infatti, l'obiettivo che si intendeva
raggiungere era quello di dar vita ad un tipo di
culto 'universale' (cioè 'catholicum'), che
potesse andar bene per tutti i credenti nei vari
culti pagani esistenti all'epoca nell'Impero
Romano (cioè nell''universo').
Paradossalmente, malgrado l'impianto 'biblico',
la componente ebraica non rientrava nel 'target'
dei fondatori del catto-cristianesimo, in quanto
essi sapevano bene che mai un ebreo, nato tale
(a differenza dei 'proseliti'), avrebbe
accettato di convertirsi ad un culto così pieno
di elementi paganeggianti, aborriti dalla
dottrina ebraico-giudaica. Questo elemento
dovrebbe far riflettere seriamente tutte quelle
persone, erudite e non, le quali accettano
acriticamente ciò che è riportato nei vangeli:
vale a dire l'adesione 'entusiastica' di
migliaia di giudei alla religione cristiana.
(intesa come l'attuale)
Non è escluso che ciò possa essersi verificato
davvero, tuttavia NON si trattò affatto del
catto-cristianesimo, ma bensì del
GIUDEO-CRISTIANESIMO, un culto fondato in
Antiochia (v. Atti degli Apostoli) tra l'85-90.
Tale culto era caratterizzato dal fatto di
essere rigorosamente filogiudaico. (a differenza
del catto-cristiamesimo, il quale, oltre ad
essere palesemente paganeggiante, era anche
antisemita!)
L'originale 'modello' messianico del
giudeo-cristianesimo (incarnato però da una
figura diversa da Gesù di Nazareth) fece sì che
tale culto divenne successivamente (tra il
140-150) il modello ispiratore per i fondatori
del culto cattolico-cristiano, i quali, però,
sostituirono la figura messianica del
giudeo-cristianesimo con quella di Gesù di
Nazareth, una singolare figura di 'mago',
guaritore taumaturgico e maestro gnostico, il
quale si era guadagnato un'insolita fama,
soprattutto nelle provincie romane dell'Asia
Minore, vera culla dello 'gnosticismo gesuano':
la VERA 'chiesa' fondata da Gesù di Nazareth!
La 'sostituzione' del Messia (cosa che, in un
certo qual modo, dà ragione alle tesi del
compianto Luigi Cascioli), operata dai falsari
che diedero vita al catto-cristianesimo, non fu
una decisione dettata semplicemente da una
visione 'estetica', bensì da una necessità
oggettiva. Il messia del giudeo-cristianesimo,
infatti, oltre ad essere un personaggio
assolutamente sconosciuto fuori della Palestina
(in particolar modo della Galilea e della
Giudea), rappresentava anche un messia 'locale',
valido solo per la realtà giudaica del tempo, e
non certo per tutto l''universo' imperiale.
Gesù
il nazareno, invece, grazie alla sua
straordinaria vicenda umana e storica (o
'evangelica' se si preferisce), si era fatto
conoscere, oltre che in Palestina, anche in
Egitto, Siria, Mesopotamia-Partia(*), Armenia,
Asia Minore e Roma. Dunque, un personaggio
assolutamente adatto per interpretare il ruolo
di 'Messia Universale'...
Nota: (*) - cioè quella parte della Mesopotamia
soggetta al dominio dei Parti.
By Veritas -
http://consulenzaebraica.forumfree.it/?t=43421167
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Nel "giudeo-cristianesimo" delle origini, dal 30 al 120 d.C.,
convivevano persone e gruppi diversi sia per provenienza che per alcune
concezioni e usanze. In base ai dati del Nuovo Testamento e della
letteratura cristiana antica si possono distinguere:
1) Giudei di Gerusalemme di lingua aramaica (gli "ebrei" di At 6,1), con i
quali entrano in conflitto quelli di lingua greca per una disparità
nell'assistenza, ma forse anche per diversità di concezioni sul culto al
tempio;
2) Giudei di Gerusalemme di lingua greca (gli "ellenisti" di At 6,1.5), che
praticavano un culto in lingua greca che doveva essere diverso da quello in
lingua aramaica praticato dagli «ebrei», che a un certo punto ebbero una
sorta di organismo direttivo formato da sette persone, tra cui Stefano (At
6,2-6), erano critici verso la legge e il tempio (At 6,11.13-14; 7,48; 8,1),
furono i primi missionari tra i pagani e accettarono la comunione coi
cristiani di origine pagana non circoncisi (At 8,4-6.12-13.26-40; 11,20-21);
3) Giudei che praticavano tutti i precetti della legge mosaica e non
accettavano la comunione di mensa coi cristiani di origine pagana, ai quali
volevano anche imporre la circoncisione (At 11,2-3; 15,1-2.5; Gal 1,6-9;
2,4-5.12-13; 3,1-3; 5,2-12; 6,12-15);
4) Giudei che praticavano tutti i precetti della legge mosaica, sostenevano che
i pagani divenuti credenti in Gesù, non dovevano circoncidersi e
accettavano la comunione di mensa con loro, purché rispettassero alcune
prescrizioni alimentari giudaiche (At 10,28; 15,2.19-20.28-29; Gal 2,3; 1 Cor 7,18; Rom 2,26; 3,1; 4,11);
5) Giudei che avevano abbandonato le prescrizioni della legge mosaica e il rito
della circoncisione per i loro figli (At 21,21);
6) Giudei che erano stati scribi, probabilmente farisei (Mt 13,52; 23,34);
7) Giudei provenienti dalle fila dei farisei (At 15,5);
8) Giudei provenienti dall'Essenismo (per i quali rimando ai miei interventi
dell'1 febbraio 2003, del 19 settembre 2003 e del 28 aprile 2004);
9) comunità di Damasco, sorta prima della conversione e dell'arrivo di Paolo
(33-35 d.C.), di cui faceva parte Anania (At 9,1-2.10-21; 22,5.12-16;
26,11-12);
10) comunità di Alessandria
sorta prima dell'arrivo di Paolo a Efeso durante il suo terzo viaggio (53-54
d.C.), comunità dalla quale proveniva Apollo (At 18,24-25) e che praticava
«il battesimo di Giovanni» (At 18,25), cioè un battesimo per la
purificazione del corpo e la remissione dei peccati dopo la conversione
personale;
11) comunità prepaolina di
Efeso (At 19,1-7), i cui membri praticavano «il battesimo di Giovanni» (At
19,3) e che dopo il battesimo da parte di Paolo ricevono lo Spirito Santo
(At 19,5-6), ciò che si collega al fatto che il battesimo cristiano
è un battesimo nello Spirito (Mt 3,11; 28,19;
Mc 1,8; Lc 3,16; Gv 1,33; At 1,5; 2,38; 11,16; 1 Cor 12,13; Tt 3,5);
12) comunità di Roma, sorta
prima della redazione della Lettera ai Romani (57-58 d.C.) e molto
probabilmente già esistente al tempo dell'editto di Claudio (49-50 d.C.),
che cacciò dalla città quei Giudei che fomentavano disordini «impulsore
Chresto» (Svetonio, Vita di Claudio, 25); tra di essi vi erano Aquila e
Priscilla, che Paolo trova a Corinto durante il suo secondo viaggio (49-52
d.C.) e che verosimilmente erano già cristiani, poiché Luca non dice che
furono convertiti da Paolo (At 18,1-3);
13) samaritani e Giudei
convertiti dal giudeo ellenista Filippo (At 8,4-6.12-13.26-40);
14) Giudei della diaspora
convertiti dagli ellenisti in Fenicia e a Cipro (At 11,19);
15) pagani convertiti dagli
ellenisti ad Antiochia (At 11,20-21);
16) pagani convertiti da
Pietro a Cesarea (At 10,44-48; 11,17-18; 15,7-11);
17) pagani convertiti da
Paolo e dai suoi collaboratori in diverse città;
18) gruppi diversi formatisi
ad Antiochia (Gal 2,13-14);
19) gruppi diversi formatisi
in Galazia (Gal 1,6-7; 3,1; 4,9-10; 5,7);
20) gruppi diversi formatisi
a Corinto (1 Cor 1,10-12; 3,3-4; 11,16.18-19; 2 Cor 12,20);
21) gruppo di cui parla
Paolo in 2 Cor 10,2 - 12,21, costituito da Giudei divenuti credenti in
Gesù (2 Cor 11,22-23), che si sono introdotti nella comunità di Corinto
dall'esterno (2 Cor 11,3-4) e predicano «un altro
Gesù» e «un altro
vangelo» (2 Cor 12,4); Paolo li definisce «superapostoli» (2 Cor 11,5;
12,11), «pseudoapostoli, operai fraudolenti, mascherati da apostoli di
Gesù» (2 Cor 11,13);
22) gruppo interno alla
Chiesa di Corinto, che praticava un battesimo «per i morti» (1 Cor 15,29),
probabilmente "al posto" dei morti, cioè, con un'iniziale pratica
di suffragio, per assicurare la salvezza a quelli che erano morti senza aver
ricevuto il battesimo;
23) gruppo di cui parla
Paolo nella Lettera ai Filippesi (Fil 1,28; 3,2-5), probabilmente costituito
da Giudei convertiti che pretendevano la circoncisione dei pagani
convertiti, visti i termini «mutilazione» in Fil 3,2 e «circoncisione»
in Fil 3,3.5;
24) nazorei, di cui parlano
Epifanio (Panarion XVIII e XXIX), Girolamo (De viris ill. III,2-4;
PL XXIII; In Is. 8,11-22; 9,1; 11,1-3; 29,17-21; PL XXIV; In Matth. 23,35;
PL XXVI; Ep. 112,13; CSEL LV) e Giuseppe di Tiberiade (Hypomnesticon), che
secondo Epifanio sono nati intorno al 66 d.C. dopo la fuga a Pella dei
giudeo-cristiani di Gerusalemme (Pan. XXIX,7,8), ma che verosimilmente sono
nati prima (cfr. At 24,5 e 28,22), che osservavano i precetti della legge
mosaica, continuavano a usare l'originale Vangelo di Matteo in ebraico «nella
sua interezza» secondo Epifanio (Pan. XXIX,9,4), cioè senza le
falsificazioni e mutilazioni apportate degli ebioniti, riconoscevano e
accettavano la missione di Paolo e avevano una cristologia assolutamente
ortodossa sia secondo Epifanio (Pan. XXIX,7,6), sia secondo Girolamo, il
quale in una sua lettera ad Agostino dice che i nazorei «credono in
Gesù,
Figlio di Dio, nato dalla Vergine Maria, e dicono pure che è lui che ha
patito sotto Ponzio Pilato e che è risuscitato, proprio come lo crediamo
anche noi» (Ep. 112,13; CSEL LV);
25) gruppo o comunità che
ha prodotto la Lettera di Giacomo (cfr. Gc 5,14), che distingueva se stesso
da quelli che si fanno ingannare (Gc 1,16) e che si smarriscono (Gc 5,19) e
condannava una sapienza (sophia) «terrestre, psichica, demoniaca» (Gc
3,15). Tale gruppo riteneva che i peccati degli uomini, originati dalla loro
concupiscenza (Gc 1,15), fossero rimessi per le loro opere buone (Gc 2,24;
5,20), o per la preghiera dei presbiteri (Gc 5,15) o di Giacomo (nella
notizia di Egesippo su Giacomo (in Eusebio, Hist. eccl. II,3,6) questi
chiedeva ogni giorno perdono per il popolo). Non sappiamo se questo gruppo
ritenesse o meno che i peccati degli uomini fossero rimessi per i meriti e
le sofferenze di Gesù, idea questa assai diffusa e centrale nella
cristologia, che si ritrova nel Vangelo di Matteo (Mt 26,28), nel corpus
giovanneo (Gv 1,29; 1 Gv 1,7; 2,2; 4,10; Ap 1,5), nel corpus paolino (Rm
3,25; 4, 25; 1 Cor 15,3; Gal 1,3-4; Ef 1,7; Tt 2,14), nella Lettera agli
Ebrei (Eb 1,3; 2,17; 7,27; 9,28; 10,12) e nella prima Lettera di Pietro (1
Pt 3,18); e non è facile capire se per questo gruppo il peccato origina
dalla trasgressione di una norma (concezione che avrebbe radici farisaiche),
oppure è inteso come una sorta di status originario indipendente dalla
volontà del singolo, concezione che avrebbe radici nell'essenismo (cfr. 1QH
XII,29; 4Q181 fr. 1,1; 1 Enoc LXXXI,5) e in Paolo (cfr. Rm 3,23; 5,12.17-21;
7,8.11.14-24);
26) gruppo dei seguaci di
Simone Mago, samaritano che «esercitava la magia» (At 8,9) e che fu
convertito e battezzato dall'ellenista Filippo (At 8,13). Di lui parlano,
oltre agli Atti degli Apostoli, anche Giustino, Ireneo, Clemente
Alessandrino, Ippolito Romano, Girolamo, Eusebio, gli Atti di Pietro e la
letteratura pseudoclementina. Si faceva chiamare «Potenza di Dio Grande»
(At 8,10), «Paraclito» e «Onnipotente» (Girolamo, In Matth., XXIV,5; PL
XXVI) ed era venerato come un dio (Giustino, Apol. I,26,3; 56,2). Si recò a
Roma ai tempi di Claudio ed ebbe lì molti seguaci. Ma la statua ritrovata
nell'isola tiberina nel 1574, che porta l'iscrizione "Semoni Sanco deo
fidio sacrum", era dedicata non a lui, come pensano alcuni, ma al dio
sabino Semo Sancus.
Aveva come compagna Elena, un'ex prostituta di Tiro, che
secondo lui era "l'idea primordiale" e aveva creato gli angeli, i
quali a loro volta avevano creato il mondo materiale. Egli diceva di essere
venuto a liberarla dal corpo materiale. Secondo Ireneo, Simone affermava di
essere apparso ai samaritani come «Padre», ai Giudei come «Figlio» e ai
pagani come «Spirito Santo» (Adv. haer. I,23,2; 27,4);
27) gruppo di cui si parla
in Ef 5,6-7, costituito da «figli della disobbedienza» (Ef 5,6), che
ingannano «con vuote parole» (Ef 5,6), e ai quali non ci si deve associare
(Ef 5,7). Anche se la «disobbedienza» in molti passi del Nuovo Testamento
è sinonimo o di generica trasgressione di norme etico-religiose (Lc 1,17;
Rm 10,21 (che cita Is 65,2); 11,30; Ef 2,2; Tt 1,16; 3,3; Eb 4,6), o di
mancanza di fede (Gv 3,36; At 14,2; 26,19; Rm 2,8; 10,16; 11,31; 15,31; 1 Pt
2,8; 3,1; 4,17; Eb 3,18; 11,31), in questo caso il riferimento a «vuote
parole» (Ef 5,6) e il divieto di diventare compagni di quelli che le
proferiscono (Ef 5,7) fanno pensare a un gruppo che aveva aderito alla fede;
28) comunità giovannee (cfr. Gv 3,5-8; 4,23; 8,31; 9,35-39; 11,25-27; 17,20-26; 20,26-29; 21,24; 3 Gv
6.9; Ap 1,4.11.20; 2,7.11.17.23; 3,6.13.22; 22,16), che sono in diverse città
(3 Gv 3.6.7.10; Ap 1,4.11.20; 2,7.11.17.23; 3,6.13.22; 22,16), che
celebravano la Pasqua il 14 Nisan, in qualunque giorno della settimana
cadesse (cfr. Eusebio, Hist. eccl. V,23-24) e che da un lato insistevano sul
fatto che Gesù era un uomo (Gv 4,29; 5,12; 7,46; 8,40; 9,11.24; 10,33;
11,47.50; 18,14.17.29; 19,5), dall'altro affermavano direttamente che Gesù
era Dio (Gv 1,1.18; 5,18; 10,30.33; 20,28), che preesisteva alla sua
incarnazione (Gv 1,1-2.14.18; 3,13; 6,38.41-42.51; 1 Gv 1,1-2; 2,13-14; Ap
22,13) e che il Padre era in lui e lui nel Padre (Gv 1,18; 10,30.38;
14,10-11.20; 17,21); a un certo punto furono espulse dalle sinagoghe (cfr.
Gv 9,22; 12,42; 16,2-3), forse perché affermavano direttamente che Gesù
era Dio; e a un certo punto furono critiche verso il tempio (cfr. Gv
4,21-24), verso il riposo sabbatico (cfr. Gv 5,16-17) e verso i riti
giudaici di purificazione (cfr. Gv 15,3);
29) gruppo separatosi dalle
comunità giovannee (1 Gv 2,18-19.26; 3,7; 4,1-6; 2 Gv 7.10-11; Ap 2,2), i
cui membri, definiti «anticristi» (1 Gv 2,18; cfr. 1 Gv 2,22; 4,3, 2 Gv
7), dicono di essere in comunione con Dio (1 Gv 1,6; 2,6), di
conoscere Dio (1 Gv 2,4; 4,8), di essere nella luce (1 Gv 2,9) e professano
che Gesù non è venuto nella carne (1 Gv 4,1-3; 2 Gv 7), probabilmente un
gruppo di doceti o un iniziale gruppo gnostico;
30) gruppo di cui parla
Paolo in Fil 3,18-21, i cui membri definisce «nemici della croce di
Gesù»,
forse perché negavano la risurrezione della carne o la risurrezione di
Gesu' (cfr. Fil 3,20-21), probabilmente di doceti;
31) gruppi nati all'interno
delle chiese paoline, a cui a un certo punto aderirono Imeneo, Fileto e
Alessandro (1 Tm 1,19-20; 2 Tm 2,16-18; 4,14-15), che negavano la
risurrezione della carne (1 Cor 15,12-13.15-16.29-32; 2 Tm 2,18),
probabilmente doceti;
32) gruppi che predicano «di
astenersi dai cibi» e proibiscono di sposarsi (1 Tm 4,3), i cui membri
fanno traviare (1 Tm 4,1) e sono «bugiardi» (1 Tm 4,2);
33) gruppi gnostici
iniziali, che professando una «falsamente nominata conoscenza» (1 Tm 6,20)
e dichiarando «di conoscere Dio» (Tt 1,16), insegnano un'altra dottrina (1
Tm 1,3; 6,3) opposta alla «sana dottrina» (1 Tm 1,10; 2 Tm 4,3; Tt 1,9;
2,1) e «sviarono riguardo alla fede» (1 Tm 6,21); il fatto che in 1 Tm
6,20 Timoteo viene invitato ad evitare «i vuoti discorsi profani e le
opposizioni di una falsamente nominata conoscenza» (pseudonymou gnoseos)
presuppone che venisse già usato il termine tecnico gnosis nelle dottrine
che Timoteo viene invitato ad evitare;
34) gruppo nato nella
comunità paolina di Colossi, che abbindolava gli altri con la «filosofia»
(Col 2,8), «per cibi, bevande o in materia di una festa o di novilunio o di
sabati» (Col 2,16), per la sottomissione a precetti giudaici (Col 2,20-23)
e «nel culto degli angeli» (Col 2,18), forse un gruppo che osservava la
legge mosaica e che aveva una cristologia angelica, condannata sia nella
stessa Lettera ai Colossesi, dove si afferma che gli angeli sono stati
creati per mezzo di Gesu' (Col 1,16) e quindi
Gesù non può essere un
angelo, sia nella Lettera agli Ebrei, che afferma ripetutamente,
evidentemente polemizzando con qualcuno, che Gesu' è superiore agli angeli
(Eb 1,4-13; 2,5);
35) gruppo dei «nicolaiti»
(Ap 2,6.15), i cui membri sono accusati di mangiare carne immolata agli
idoli (Ap 2,14.20) e di fornicazione (Ap 2,14.20-22);
36) gruppo di cui parla
Clemente Romano nella sua Lettera ai Corinzi (1 Clem. I,1; III,3; XIV,1-2;
XLVI,5.8; XLVII,6; LI,1; LIV,1; LVII,1-2; LXIII,1), che negli ultimi anni
del primo secolo, istigato da qualcuno (1 Clem. XLVII,5), si è ribellato ai
presbiteri della Chiesa di Corinto, perché voleva che alcuni fossero
esonerati dall'episcopato (1 Clem. XLIV,3-6), forse per «gelosia» (1 Clem.
LXIII,2). Clemente invita questo gruppo alla pace e alla riconciliazione,
affermando che i presbiteri di Corinto hanno «servito rettamente il gregge
di Gesu'» (1 Clem. XLIV,3), hanno una «ottima condotta» (1 Clem. XLIV,6),
sono «giusti e innocenti» (1 Clem. XLVI,4);
37) gruppi descritti nella
seconda Lettera di Pietro (2 Pt 1,16; 2,1-22; 3,3) e nella Lettera di Giuda
(Gd 4-19), accusati di libertinaggio, lussuria e corruzione (2 Pt
2,2-3.10.14.18-19; 3,3; Gd 4.7-8.16.18), di rinnegare Gesu' (2 Pt 2,1; Gd
4), di essere «falsi maestri» (2 Pt 2,1), di non seguire «la via della
verità» (2 Pt 2,2) e di essere in «errore» (2 Pt 2,18; 3,17; Gd 11); si
afferma che promettono agli altri «la libertà, mentre sono, essi stessi,
schiavi della corruzione» (2 Pt 2,19); probabilmente si tratta di iniziali
gruppi gnostici, vista la frequenza con cui nella seconda Lettera di Pietro
sono usati il termine «conoscenza» (2 Pt 1,2.3.5.6.8; 2,20; 3,18) e il
verbo conoscere (2 Pt 1,20; 2,21);
38) ebioniti, di cui parlano
Ireneo (Adv. haer. I,26,1-2; III,11,7), Origene (Contra Celsum 5,61-65; PG
XI; In Matth. 16,12; PG XIII), Ippolito Romano (Refutatio VII,35),
Epifanio (Pan. XXX), Girolamo (De viris ill. IX,1; PL XXIII) ed Eusebio (Hist.
eccl. III,27,1-4), nati probabilmente dopo la morte di Giacomo (62 d.C.) e
prima dello scoppio della guerra giudaica (66 d.C.), che accettavano solo un
Vangelo di Matteo modificato redatto in greco, di cui si trovano frammenti
in Epifanio (Pan. XXX,13,3-8), rifiutavano Paolo, negavano la divinità di
Gesù, negavano la preesistenza di
Gesu', affermavano che lo Spirito Santo
era sceso in lui solo al momento del battesimo nel Giordano, facevano
quotidiani battesimi per immersione, usavano acqua e non vino per
l'eucaristia;
39) elchasaiti, di cui
parlano Origene (Hom. in Ps. 32, cit. in Eusebio, Hist. eccl. VI,38),
Ippolito Romano (Ref. IX,13-17 e X,29) ed Epifanio (Pan. XIX e LIII), che
praticavano un battesimo per immersione che poteva essere somministrato più
volte, ritenevano che Gesu' fosse androgino, che lo Spirito Santo fosse di
natura femminile e che vi è stato un "travaso" di
Gesù in
diversi soggetti storici;
40) doceti, di cui parlano
Ignazio di Antiochia (Smirn. IV
- VII; Trall. IX - XI; Magn. X - XI; Ef. VII e XVIII), che scrive le
sue lettere, essendo morto martire sotto Traiano, prima del 117 d.C.,
Ippolito Romano (Ref. VIII,8-11; X,16) e Teodoreto di Cirro (Ep. LXXXII),
che affermavano che Gesù aveva l'apparenza di uomo, ma non aveva natura
umana e carnale, e negavano la passione e risurrezione di Gesu', sostenendo
che sia la sua nascita che la sua passione che la sua risurrezione sono
state apparenze.
Tra la fine del primo secolo d.C. e l'inizio del secondo il cristianesimo
era dunque una realtà multiforme e variegata.
Nel corso del secondo secolo
la maggioranza dei gruppi e comunità sopra descritti hanno trovato una
forma di integrazione nella Chiesa. Sono stati tenuti fuori alcuni gruppi
per la loro cristologia, che fu ritenuta diversa da quella della tradizione
apostolica: i seguaci di Simone Mago, gli ebioniti, gli elcasaiti, i doceti
e gli gnostici. Sono stati tenuti fuori anche i nicolaiti e i
cristiani di origine giudea che volevano imporre ai pagani convertiti la
circoncisione. Gli altri hanno trovato forme di coesistenza e di incontro.
Data la grande varietà di idee e di posizioni, nella seconda metà del
primo secolo si è cominciato a distinguere tra ciò che era e ciò che non
era conforme alle tradizioni che risalivano agli apostoli e tra ciò che era
e ciò che non era contrario a queste tradizioni.
Ad esempio, la
circoncisione dei pagani divenuti cristiani è stata ritenuta non
apostolica, perché non era stata sostenuta né dai dodici, né da Giacomo,
né da Paolo.
Lo stesso vale per le idee che
Gesù non era un uomo, o che
non possedeva la natura divina, o che non era risorto dai morti.
È
importante sottolineare che le tradizioni apostoliche erano numerose e
diverse (come del resto attestano le diversità dei ventisette libri del
Nuovo Testamento) e dunque che nella Chiesa vi è stato in qualche modo un
incontro tra queste diversità.
By Salvatore Capo
Questa e' la versione che
traspare dai vangeli canonici, la la realta'
storica potrebbe essere un'altra:
Partendo da
Gesù
fino ai tempi dell'imperatore Onorio, questo
libro svela quali personaggi storici sono
nascosti dietro il nome dei teologi e padri
della Chiesa fino al V secolo. In questo modo
papi, vescovi, santi, teologi, eretici e martiri
di quei tempi diventano solo invenzioni per
nascondere i veri, ma troppo scomodi,
protagonisti della storia cristiana. Origene,
Eusebio, Ario, Ambrogio, Agostino spariscono per
lasciar posto ad imperatori ed eunuchi di corte,
veri artefici della "nuova superstizione".
http://www.deiricchi.it/index.php?se=28
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I
Romani, Roma ed
il Cristos
Isola di Patmos, 94 d.C. Siamo nel primo anno
del regno di Nerva e Roma è ancora potente: il
suo impero si estende su quasi tutto il mondo
allora conosciuto. Su quell'isoletta c'è un uomo
in esilio; si tratta dell'apostolo Giovanni,
quello che l'esegesi cattolica ritiene il
"prediletto" di Gesù.
Quest'uomo, nella sua forzata solitudine,
riceve, all'improvviso, una sconvolgente visione
che si affretterà a redigere in greco e che
intitolerà "Apocalisse".
Questa, perlomeno, la versione accettata dalla
Chiesa
cattolica. Nel 1545, il
Concilio di Trento
(1545-1563), che aveva nei suoi intenti la
ridefinizione ferrea dell'esegesi cattolica e
dell'ordinamento ecclesiastico in
contrapposizione al pericoloso diffondersi del
protestantesimo in Europa, classificò
definitivamente l'"Apocalisse" fra i testi
canonici e decretò la suddetta interpretazione
della sua genesi in modo inappellabile. Non
tutte le Chiese, però, l'hanno accettata e,
tuttora, la respingono come testo sacro.
Se, poi, andiamo a ritroso nel tempo, vediamo
che l'Apocalisse è stata rigettata da numerosi
Padri della Chiesa e uomini di fede
cattolica:
Origene,
forse il più grande (morto nel 254), la ignorò
addirittura.
San Dionigi d'Alessandria
(261)
sollevò non poche obiezioni; il Concilio di Laodicea del 362 non accetta che l'Apocalisse
venga iscritta nel Canone ufficiale della
Chiesa.
Altri Padri della Chiesa si schiereranno contro
questo testo risultante alquanto oscuro per la
loro onestà epistemologica. Ambelain, nella sua
opera "Il segreto dei Templari", cita San
Basilio (morto nel 379), San Cirillo di
Gerusalemme (386), Gregorio Nazianzeno (390),
Gregorio di Nysse (400).
Inoltre, si sottolinea l'indifferenza totale di
San Giovanni Crisostomo (407) e Teodoro, che
nemmeno citano l'Apocalisse fra i testi che
servono loro per l'opera pastorale che svolgono.
Perché tutte queste perplessità, quando non
addirittura ostilità ?
La ragione fondamentale, ancora una volta, va
ricercata nel carattere di evidente "scomodità"
che possiede la verità per i canoni ufficiali
della Chiesa Cattolica. Ma, ciò nonostante, è
ancora possibile, attraverso uno studio attento
e la lettura di autori che possiamo definire
coraggiosi ricercatori della verità, ricostruire
il vero per separarlo dal falso. E, nel caso
dell'"Apocalisse", non è lavoro indifferente.
Innanzitutto, consideriamo che, il testo
attribuito a Giovanni ignora completamente
alcuni aspetti fondamentali degli assunti
cattolici riguardo la vita di
Gesù.
Questi sono:
- l'esistenza dei dodici apostoli e la presunta
consegna loro, da parte di Gesù, della guida
della Chiesa;
- l'esistenza di Pietro, quale capo supremo del
nascente Cristianesimo;
- l'esistenza e la missione e la morte (67 d.C.)
dello stesso Paolo;
- l'esistenza dei quattro Vangeli canonici e
apocrifi;
- l'esistenza delle epistole di Paolo;
- la designazione dei 72 discepoli e la loro
missione.
Del resto, potrà obiettare qualcuno, questi
elementi non possono considerarsi obbligatori
per una "visione", il cui carattere profetico
non è, specificamente, epistemologico.
L'obiezione è lecita, ma non sufficiente a
tacitare le perplessità che le notevoli
differenze impostative dell'Apocalisse sopra
elencate sollevano in noi.
Rifacendomi ad un testo già citato e, per molti
versi, sconvolgente per quanto valido e
strutturato con cognizione accademica e
scrupolosità, ovvero "Il segreto dei Templari"
di Ambelain, colgo solamente, in quest'articolo,
alcuni aspetti che fanno riflettere.
Ad esempio, al capitolo IX, versetto 11, si
legge:
"E aveano quale re, sopra di loro, l'angelo
dell'Abisso, che in ebraico ha nome Abaddon ed
in greco Apollyon..."
Ma cos'era, veramente, nella lingua greca, un "angelos"
? Nient'altro che un "messaggero" che non era
affatto divino, bensì un incaricato, un
"inviato".
Non dobbiamo dimenticare che, nel greco
dell'epoca, le entità spirituali nelle quali,
eventualmente ma non precisamente, potremmo
identificare gli angeli come li intendiamo noi,
si chiamavano "daimon", "diabolos" o "kakodaimon".
Ma, soprattutto, ricordiamo che l'Apocalisse è
stata più volte tradotta nel corso dei secoli, e
che ogni successivo traduttore si è sentito in
dovere di apporre del suo e di dare la propria
interpretazione di "Angelo degli Abissi".
A questo punto, siccome ci sono fondati motivi
per ritenere l'Apocalisse scritta in aramaico
(oltre alla vera data di compilazione che, come
vedremo, va anticipata di molto), consideriamo
che "Abaddon" può voler dire "Perdizione", come
si ritrova nel Sefer Raziel, ovvero "Abdouth" (aleph-beth-daleth-vaw-thau).
E, "Perdizione", è il nome dell'Angelo che viene
da Est, alla terza tèquofah.
Insomma, il vero carattere dell'Apocalisse, pare
delinearsi come tutt'altra cosa che una profezia
mistica, bensì come un testo destinato ad
incitare il popolo ebraico alla ribellione verso
l'oppressore romano, dunque in un'epoca di
stridenti conflitti fra fazioni giudaiche ed il
potere dell'Impero.
Dobbiamo, perciò, retrodatare di molti decenni
la stesura dell'Apocalisse e dobbiamo collegare
strettamente questo testo all'operato di
Giovanni Battista.
Ambelain individua precisamente la data in cui
il Battista ricevette l'Apocalisse: 28 d.C,
quindicesimo anno del regno di Tiberio.
Nel prologo dell'Apocalisse stessa, infatti, ne
troviamo conferma:
"Rivelazione di
Gesù, l'Unto del Signore, che
Dio gli ha data perché egli mostri ai suoi servi
le cose che debbono avvenire in breve. Egli
invia il suo messaggero per farla conoscere al
suo servo, Giovanni, il quale ha attestato la
parola di Dio e la testimonianza di Gesù,
l'Unto..."
e, più sotto:
"Io,
Gesù, ho inviato il mio angelo per
attestarvi queste rivelazioni in seno alle
Chiese. Io sono la radice e la progenie di
Davide, la fulgida Stella del mattino... Colui
che ha sete si avvicini, colui che lo desidera
riceva in dono l'acqua della vita. Colui che
attesta queste cose dice: 'Sì, il mio ritorno è
vicino'..." (Apocalisse: Epilogo, XXII, 16-20).
Ora, intanto "unto", in greco, significa né più
né meno che "cristo", il termine "Christos"
corrisponde, appunto, a "Unto", ovvero qualcosa
come "incaricato"; inoltre, dobbiamo riflettere
che se l'Apocalisse fosse stata effettivamente
una profezia di Giovanni, l'apostolo, del 94 d.
C., essa non si sarebbe ancora realizzata,
poiché Gesu' non è mai "ritornato".
In realtà, è il Giovanni Battista, che riceve
"direttamente da
Gesù", l'Apocalisse, e questo
in un preciso momento storico, ovvero
immediatamente dopo il fallimento della sommossa
zelota e giudaica del Censimento con conseguenti
disastrose rappresaglie romane e stragi di corpi
militari zeloti. Insomma, si tratta
dell'annuncio di un ritorno militare o, tutt'al
più, politico, di Gesù e la data, il 28 della
nostra era, corrisponde, effettivamente, ad un
"passaggio di consegne" da Giovanni Battista a
Gesù stesso.
Anche il termine "ekklesia" può trovare il suo
corrispondente ebraico in "Kahal", dal
significato identico, ovvero unione di tutti i
fedeli in un dato luogo.
L'autore dell'Apocalisse, insomma, sarebbe
proprio lo stesso
Gesù, un Gesù a capo di una
precisa corrente giudaica decisa ad opporsi in
ogni modo all'occupazione romana in nome di un
mai sopito desiderio di indipendenza.
L'Apocalisse non manca di questo tipo di
appelli:
"Maledizione, maledizione, maledizione agli
abitanti della Terra..." (VIII,
13) "Guai a voi, o terra e mare..." (XII, 12)
"A colui che vince e che persevera nelle mie
opere sino alla fine, io darò la potestà sulle
nazioni. Ed egli le reggerà con una verga di
ferro !
Frantumandole come vasi d'argilla ! Allo stesso
modo in cui io ricevetti potestà dal Padre
mio... Ed io gli darò la stella mattutina..." (II,
26-28)
È comprensibile, a questo punto, come i vari
organi di amministrazione politica e militare
romana preposti alla Giudea fossero allarmati da
tali e simili pressanti appelli alla sommossa. I
vari procuratori, Pilato, Marcello, ed altri
collaboratori di Cesare, avranno senz'altro
fruito di numerose delazioni, visto che i popoli
giudaici si frazionavano in una galassia di
gruppi e sette spesso in contrasto fra essi.
Insomma, quel "Chrestos" faceva paura a Roma.
Da qui, come segnala argutamente lo stesso
Ambelain, la frase indicativa di Svetonio, che,
nel 52 d.C., nell'opera "Vita dei dodici
Cesari", scrive:
"Siccome gli ebrei, istigati da un certo
Chrestos, erano sempre in rivolta, egli li
scacciò da Roma..." (Claudio, XXV).
Si comprende come i primi Padri della Chiesa,
tutti intenti a diffondere il "loro" credo
Cristiano, fossero allarmati e si dessero da
fare in mille modi per occultare la vera natura
dell'operato di
Gesù. E, per questo,
l'Apocalisse fu "travestita" da quello che ora
noi abbiamo imparato dai testi cattolici.
Annotiamo, anche, che dal 161 al 180 e dal 240
al 251, ci furono parecchie esecuzioni di
cristiani sotto Marco Aurelio e Decio.
Ma c'è un
certo Antipa, ucciso dai romani nella città di
Pergamo, che risale invece, al tempo stesso di
Gesù. Ed è proprio di lui che si accenna
nell'Apocalisse, laddove leggiamo:
"All'angelo della chiesa di Pergamo, scrivi:
Così parla colui che ha la spada acuta a due
tagli. Io conosco dove tu abiti, cioè là dov'è
il trono di Satana. Ma tu sei forte nel mio nome
e non hai mai rinnegato la mia fede, neppure nei
giorni in cui Antipa, mio fedele testimonio, fu
ucciso fra voi nella terra di Satana..."
(Apocalisse: II, 13).
Si trattava, insomma, di "messaggeri"
umanissimi, in carne ed ossa...
Questo Antipa,
dunque, era un fedele e contemporaneo di
Gesù
che pagò con la vita la sua dedizione al
suo Maestro. Gli esegeti non ne parlano: se ne
guardano bene. Anche da questi importantissimi
particolari, potrebbero esplodere quelle "mine"
che sgretolerebbero dalle fondamenta l'edificio
del Cristianesimo così come ci è stato
tramandato da circa 1700 anni.
Ma ciò che abbiamo detto fin qui, è solo un
capitolo di una trama ben più vasta e
sconvolgente. La trama di una verità venuta a
conoscenza dei Cavalieri Templari i quali, molto
probabilmente, furono sterminati soprattutto per
questo.
By Antonio Bruno
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I VANGELI GIUDEO-CRISTIANI
Brano tratto dal libro NUOVE IPOTESI SU GESU' di
David Donnini,
Macro Edizioni, Cesena (seconda edizione, 1998)
In parallelo con la predicazione di Paolo,
tendente a scindere il cristianesimo dalla sua
matrice giudaica, esistevano seguaci
dell'insegnamento di
Gesù
che non avevano alcuna
intenzione di abbandonare la legge mosaica.
Esisteva cioè un cristianesimo giudaico, una
concezione coerente con gli insegnamenti del
Messia ebreo, il quale non aveva mai cercato di
istituire una Chiesa extragiudaica; al
contrario, si era presentato come l'Unto di
Yaveh, venuto a ricostruire l'antico regno di
Davide e a purificare la società ebraica dalla
corruzione e dalla connivenza col paganesimo.
I giudeo-cristiani, prima del 70 d.C., erano
probabilmente i messianisti esseno-zeloti e,
dopo il 70 d.C., erano i discendenti degli
esseni e degli zeloti, e non potevano
assolutamente riconoscersi nell'insegnamento
propagato da Paolo di Tarso in ambienti non
palestinesi.
I giudeo-cristiani non potevano accettare le
libere argomentazioni di un ex fariseo che aveva
mescolato concetti del messianismo ebraico con
idee mutuate da varie religioni del contesto
greco-latino, costruendo una nuova teologia che
dichiarava decaduta la legge di Mosè.
I giudeo cristiani avevano i loro Vangeli e, con
tutta probabilità i più primitivi fra i Vangeli.
Scrive, a questo proposito, lo studioso Marcello
Craveri:
"...l'aperto rifiuto ad accettare contaminazioni
con le credenze ellenistiche introdotte da Paolo
dimostrano proprio, a mio avviso, che questi
nuclei giudeo-cristiani sono molto più vicini al
pensiero della primitiva comunità cristiana
palestinese che non i gruppi greco-romani dal
cui ambiente si sono espressi i vangeli
canonici. E in molto casi c'è da domandarsi se
gli ipsissima verba di Gesù non siano proprio
quelli tramandati dai vangeli di codesti nuclei"
(I Vangeli Apocrifi, a cura di M. Craveri,
Einaudi)
Come si è comportata la corrente facente capo a
Paolo nei confronti degli scritti
giudeo-cristiani?
Ha ricavato da essi molti elementi ed
informazioni riguardanti l'opera e
l'insegnamento di
Gesù, ha costruito
liberamente una sua cristologia e una sua
teologia, infine ha dichiarato eretici i Vangeli
giudeo-cristiani e li ha tolti di mezzo, poiché
in essi c'erano scritte cose che non si potevano
più ammettere.
Che cosa è rimasto a noi di questi scritti?
Soltanto brevi citazioni che i Padri della
Chiesa, nei secoli II, III, IV, V, hanno
riportato nelle loro opere. Ma (si faccia grende
attenzione) i Padri della
Chiesa
cattolica, continuatori
della linea teologica iniziata da San Paolo,
citano tali Vangeli sempre e soltanto per
criticarli e per confutarli, pertanto le loro
testimonianze sono sempre tendenziose.
Questo non ha impedito loro di trasmetterci
alcune utili informazioni. Possiamo leggere:
"...nel Vangelo che essi (gli Ebioniti) usano,
detto "secondo Matteo", ma non interamente
completo, bensì alterato e mutilato, e che
chiamano "ebraico"... hanno tolto la genealogia
di Matteo...". (Epifanio, Haer., XXX, 13, 6).
"...(gli Ebioniti) seguono unicamente il Vangelo
che è secondo Matteo e rifiutano l'apostolo
Paolo, chiamandolo apostata della legge...". (Ireneo,
Adv. Haer., I, 26).
"...Gli Ebioniti, pertanto, seguendo unicamente
il Vangelo che è secondo Matteo, si affidano
solo ad esso e non hanno una conoscenza esatta
del Signore...". (Ireneo, Adv. Haer., III, 11).
"...costoro pensavano che fossero da rifiutare
tutte le lettere
dell'apostolo (Paolo), chiamandolo apostata
della legge, e servendosi del solo Vangelo detto
secondo gli ebrei, tenevano in poco conto tutti
gli altri... in conseguenza di un simile
atteggiamento hanno ricevuto il nome di ebioniti
che indica la povertà della loro intelligenza:
il termine, infatti, presso gli ebrei significa
povero...". (Eusebio di Cesarea, Hist. Eccl.,
III, 27).
Si noti la tendenziosità di queste ultime
parole: secondo Eusebio di Ceasrea (262 ca. -
338 ca.), autore di una apologetica Storia della
Chiesa, gli ebioniti furono chiamati così per
"la povertà della loro intelligenza". La realtà,
che Eusebio non conosce, o che vuole nascondere,
è un'altra: le prime comunità giudeo-cristiane
erano organizzate secondo il principio esseno
della condivisione dei beni e dello stile
estremamente frugale di vita; l'abbiamo letto
chiaramente negli scritti di Filone che gli
Esseni "...ritengono che la frugalità con la
gioia sia, come in realtà è, un sovrabbondante
benessere...". L'interpretazione che Eusebio
fornisce per spiegare il nome degli Ebioniti non
è l'unica che è stata escogitata dai Padri della
Chiesa. Scrive Marcello Craveri:
"...l'esistenza di un eretico di nome Ebion
fondatore di una setta è un'invenzione di
Epifanio (Haer. XXX, 3, 7) o della fonte a cui
attinge, mentre il nome di questi
proto-cristiani deriva dall'ebraico ebionim, che
significa "gli umili", "i poveri", con
riferimento evidente non solo alla semplicità di
vita monastica che essi conducevano (pare anche
che fossero vegetariani), ma soprattutto allo
spirito che animava la loro predicazione: una
protesta contro le ingiustizie sociali e contro
i ricchi. Del messaggio cristiano essi pongono
l'accento soprattutto sul fermento
rivoluzionario contenuto nel discorso della
montagna e i loro proseliti, probabilmente,
provenivano dagli ame-ha-erets, la plebaglia,
gli esseri impuri con cui
Gesù
non aveva
disdegnato porsi a mensa a Cafarnao...". (I
Vangeli Apocrifi, Einaudi, Torino).
Appare evidente l'intenzione della Chiesa
Cristiana dei primi secoli, ormai chiaramente
distinta dall'ebraismo, di rifiutare le
concezioni giudeo-cristiane, sebbene esse siano
state le fonti a cui risale la tradizione
primitiva su
Gesù.
Afferma lo studioso Luigi Moraldi:
"...gli ebioniti non ammettevano la nascita
verginale di Gesù.
Gesù
detto il cristo è figlio di
"dio"
non per divina generazione, ma per la sua unione
con lo Spirito Santo realizzatasi nel battesimo
che, a quanto ci è dato capire, è l'unione di
una natura celeste con l'uomo Gesù (ben più di
una semplice adozione o ispirazione); compito di
Gesù è l'eliminazione dei sacrifici cruenti; gli
apostoli furono mandati a Israele; gli ebioniti
erano vegetariani, amavano e praticavano la
povertà...". (Apocrifi del Nuovo Testamento,
UTET, Torino, 1975, p. 359).
Come abbiamo detto, esistevano anche il Vangeli
dei Nazorei (o Nazarei, o Nazareni) e il Vangelo
degli Ebrei, che alcuni autori considerano come
due opere distinte, altri come le diverse
denominazioni di una sola opera.
"...(I Nazarei) posseggono il Vangelo secondo
Matteo, assolutamente integrale, in ebraico,
poiché esso è ancora evidentemente conservato da
loro come fu originariamente composto, in
scrittura ebraica. Ma non so se abbiano
soppresso le genealogie da Abramo fino a
Gesù...". (Epifanio, Haer. XXIX, 9,4).
"...(I Nazarei) accettano unicamente il Vangelo
secondo gli Ebrei e chiamano apostata l'apostolo
(Paolo)...". (Teodoreto, Haer. Fabul. Comp. II,
1).
"...(I Nazarei) hanno usato soltanto il Vangelo
secondo Matteo...". (Teodoreto, Haer. Fabul.
Comp. II, 2).
"...Essi sono Giudei che onorano
Gesù
come
uomo giusto e usano il Vangelo chiamato secondo
Pietro...". (idem).
L'esistenza di una setta detta "dei Nazorei", e
di un Vangelo che porta questo nome richiama una
questione cui abbiamo già accennato.
Infatti è molto poco credibile che Nazorei significhi
"abitanti della città di Nazareth", c'è
piuttosto da credere che il termine, con cui è
definito spesso lo stesso Gesù, indichi i
seguaci di un particolare ideale religioso, che
può avere relazione, ma non necessariamente, con
l'antico nazireato ebraico.
Un po' piu' di
luce seria sul personaggio
Gesu'
il nazareno vedi qui:
http://www.donninidavid.it
http://www.donninidavid.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=3
: la citta' di Nazareth esisteva al tempo di
Gesu' ? NO !
Un'altra versione
sulla vita su Gesu' il rivoluzionario:
http://coscienza.tv/?p=28
Ricordiamo anche che il "segno" che
rappresentava ed indicava i
Giudeo-cristiani del primo secolo, era
quello di una CROCE ad X con un palo verticale
per tenerla in piedi...le iscrizioni di quel
segno particolare sono tante e ben note.
vedi anche: LUNARIO
EBRAICO
+
EQUINOZIO di PRIMAVERA -
La Festa di PASQUA
+
La vera
storia di Gesu'
+
l'Albero
delle Vite +
Rotoli di Qumran e Gesu'
vedi anche: I
cristiani adorano il dio Bue=Toro degli antichi
egizi
GESU' e' esistito ? SI !
+ Cattolicesimo
+
Cristiani-Cattolici e Trinita'
+
Gesu' l'Illuminato
+ Gesu'
e' morto per noi ?
+
Gesu' = Budda ?
+
Gesu' il Nazareno NON di Nazareth
+
Ebraismo e sue origini
+
Gesu' il Serpente
+
Gesu' NON e' morto di Venerdi di Pasqua
+
GESU’ NON e' NATO il 25 DICEMBRE
+
Gesu' la Vera Storia
+
Chi e', cosa e', dov'e' il diavolo ?
+
Chi e' e cosa e' dio ?
+
Gesu' cristo ritorna ?
Gesu'-cristo e' un mito solare dei cosiddetti
"pagani".
Certo che si, ma non confondiamo gesu'-cristo
con
Gesu' il nazareno (questa confusione dei
termini, nomi, e' l'eterno problema di coloro
che non vanno in fondo ai problemi !) - vedi:
cosa e',
dove e' e chi e' il cristo ?
Il
gesu'-cristo dei
cristiani deriva da un mito solare, insito
nelle religioni antiche ed anche in quella
dell'Impero Romano di cui l'imperatore era il
Pontefice maximum; i religiosi avendo compreso
che le varie idee cristiane potevano minare
l'Impero, decisero di inserire i loro concetti
religiosi in quelli delle sette nascenti dette
"cristiane", cambiando i nomi dei loro "dei" con
i nomi allora in voga nelle varie sette
cristiane...e cosi nacque gesu-cristo !
Gesu' il nazareno e' un soggetto che e'
vissuto in Palestina c.a. 2000
anni fa, era figlio di Erode il grande ed anche un rabbi Esseno e divenuto
successivamente uno Zelota, contro i Romani e
contro i Farisei e Sadducei (sacerdoti e rabbini
di Gerusalemme) che avevano cambiato la
legge
mosaica ed
i profeti, la Torah,..... fin dal tempo di
Giosia ed Esdra
(600 anni prima dell'era volgare, nella
cattivita' di Babilonia/Assiria), non seguendo la
dottrina originale che era basata sull'
IO SONO un Dio e sulla Legge dell'AmOr.
Il
GESU'-
cristo dei
cristiani, e' in realta' il simbolo mitologico, della realta' del
SOLE
Gesu'-cristo e' un
Mito Solare:
Oggi nei fatti, E' crollato miseramente, dopo 1700
anni, il castello di menzogne con cui hanno
costruito il cristianesimo su quello che hanno
definito un ebreo marginale, ovvero Gesù. Era il
figlio di Erode il Grande, nipote della regina
Cleopatra e figlio di Maria di Cleopatra figlia
della regina.
Giuseppe ?
Altro che un falegname, era il figlio di Alessandro
Helios, figlio del triumviro Marco Antonio e della
regina Cleopatra di Alessandria. Cleopatra cercò di
far sbarcare a Roma il culto di Iside, traslitterato
poi sulla figlia Maria e su Gesù figlio del sole.
Yeshua ben Pantera, la pelle della pantera era usata
dai sacerdoti egizi nelle loro cerimonie, nonché da
Cleopatra stessa.
Pan=figlio, neter-ra=del sole. Yeshua Pantera, Gesù
figlio del sole o di Giuseppe figlio di Alessandro
Helios, ovvero Alessandro il sole, figlio della
regina Cleopatra e di Marco Antonio. Immaginate il
povero Pilato costretto a processare Gesù figlio del
re Erode e nipote della regina Cleopatra, costretto
a tirarlo giù dal palo dopo averlo flagellato e
crocifisso, su richiesta di Giuseppe nipote di Marco
Antonio e di Cleopatra e con Maria figlia della
regina.
Abbiamo messo sotto la lente d'ingrandimento i libri
degli storici dell'epoca per riuscire a trovare il
legame tra Cleopatra e Simone Boeto dalla cui
relazione nacque la vergine Maria, moglie di Erode
che cercò di avvelenare, in quanto incinta di
Giacomo e con il suo amante Giuseppe, da cui ebbe
poi altri figli.
La storia è stata riscritta ora spetta anche a voi
diffonderla. Stiamo per uscire con il terzo libro
della trilogia "Il figlio segreto di Gesù" cui è
seguito "Sangue Reale-Gesù il figlio segreto del re
Erode il Grande" e "L'ultimo faraone- Erode Gesù la
discendenza reale del sangue di Gesu'.
By
Alessandro De Angelis
:
Ecco la vera storia della madonna
Maria vergine - PDF
vedi:
Esseni e Vangeli +
Esseni
+
Esseni 2 + Esseni
3 +
Vangeli Segreti +
GNOSI fra i
primi Cristiani
+
Vangelo aramaico
+
Origini
Cristiane
+
Cattolicesimo
+
INFORMAZIONE, CAMPO
UNIVERSALE e SOSTANZA-Campi MORFOGENETICI
+
Giuseppe Flavio
+
Gesu'
l'Illuminato
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