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Il
riferimento di Gardner alla parola semitica NAHASH, cioè
"serpente" (che deriva dal sanscrito NAGAS), quale concetto di
"Risplendente" e "Saggio" è, a nostro modo di vedere,
corretto, così come è corretto associarlo alla linea di sangue
messianica. Abbiamo in più occasioni sottolineato come la parola NAHASH
si associ alla figura di Gesù nel suo nome autentico "Jeshua
NAHASIRA" che non vuol dire "Gesù di Nazaret" ma "Gesù
Saggio" o "Gesù il Serpente".
Gli
Esseni, nei loro rotoli ritrovati a Qumran (rotolo 4Q285, il cosiddetto
Documento di Damasco) chiamavano il "Maestro di Giustizia" colui
che sarebbe apparso per salvare il mondo o il "Principe
Messianico", proprio con il termine derivato dalla parola NHSH cioè
il "NASI" ossia il "Serpente", mentre nel commentario
a questo documento (scoperto nel secolo scorso nella Genizah del Cairo e
noto come "Cairo Document") si trova il nome "NASI HA-'EDAH"
con cui si identificano i successori di Re David (CD V,1 -VII).
Nel
"Cairo Document" il "NASI" viene definito anche
"La Stella". E' proprio Gesù a confermare entrambi gli
appellativi.
La chiave è in Apocalisse 22,16: "Io, Gesù (...) sono
la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino". In
tal senso si può affermare che Gesù si definisce il "NASI"
realizzando la profezia degli Esseni che identificavano il NASI sia come
"la stirpe di Davide" che con "la Stella".
Sappiamo
che la "stella del Mattino" è Venere, definita dallo stesso Gesù
come "radiosa" e nella tradizione del Graal chiamata "la
portatrice di luce". Il fatto che Gesù sia associato alla
"portatrice di luce" conferma che Gardner ha ragione quando
scrive che Egli apparteneva alla stirpe dei "Risplendenti". Lo
stesso Messia rivela la sua natura nel passo della trasfigurazione,
avvenuta davanti a Giacomo, Giovanni e Pietro: "Il suo volto cambiò
d'aspetto e la sua veste divenne candita e sfolgorante" (Lc 9,29 e Mc
9,2).
Un
altro elemento lega il serpente a Gesù. Il collegamento con la mela e il
serpente del Paradiso nasconde il reale ruolo che questo animale aveva
nell'indicare colui che è "datore di conoscenza" o
"portatore di luce".
Nella tradizione del Graal l'atto di
consegnare la mela ad Eva non era ingannevole, e la prova dell'esistenza
di questa tradizione tra gli ordini monastico-cavallereschi la si trova in
un quadro custodito nella cattedrale gotica di S. Stefano a Vienna, nella
quale una Madonna Nera sostiene Gesù bambino che, in quanto NASI
("serpente" e "principe messianico"), offre la
"Mela della Conoscenza". Si ricordi, inoltre, che il termine
"mela" è riferibile alla radice della parola ebraica "Melk",
cioè "Re".
By Mocci Giuseppe
vedi:
Giuseppe Flavio
+ Gesu'
e' esistito pare di si ! +
La vera genealogia di Gesù
+ Gesu'
e' morto per noi ? +
Ebraismo e sue origini
+
Cattolicesimo
+
La vera storia di Gesu'
+
Gesu'
cristo ritorna ?
+
Pietro e Paolo coinvolti nella trama contro Nerone
Per
altri importanti particolari su questo TEMA
vedi:
Falsificazioni della Storia - 1
+
Falsificazioni
Storiche - 2
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Una
piccola premessa:
Come
ebbi a dire in qualche precedente msg, l'albero che occupa l'intera
lunghezza del pavimento della cattedrale é, a mio avviso, ricollegabile
alla simbologia gnostica ed in particolare al Vangelo di Filippo: in buona
sostanza l'albero privo di Radici é quello coltivato da Giuseppe che
divenne croce di Gesù e qui privato delle radici grazie alla conoscenza
dell'errore portata da Gesù stesso (Filippo)
Nel
mio articolo per Episteme ho anche mostrato come il mosaico contenga tutte
le foglie laterali dell'albero cabalistico e manchi della parte centrale,
esso Albero del Bene e del Male diverso dall'albero della conoscenza che,
invece, possiede un ramo centrale che consente la mediazione tra il bene
ed il male e quindi consente di ottenere la Conoscenza.
Filippo
fa notare come l'albero del Bene e del Male condanno
Adamo ed Eva alla
perdizione (incapaci di mediare tra le tendenze opposte). La venuta del
Cristo porta la conoscenza del ramo centrale ed esso stesso diviene tale
quando muore sulla croce, donando agli uomini la conoscenza persa quando
Adamo ed Eva si cibarono dall'albero privo di tronco.
Il
mosaico di Otranto sintetizza questa prospettiva poiché, pur essendo
privo di alcuna rappresentazione neotestamentaria, inserisce l'albero al
centro della chiesa con la classica forma a croce sintetizzando la
teologia contenuta nel Vangelo di Filippo.
Arriviamo
ora al punto.
Al
centro della Chiesa vi é una figura, all'apparenza, blasfema: il serpente
avvolto sulla cima dell'albero. La sua posizione é esattamente sotto la
cupola al centro della Chiesa all'incrocio tra le navate laterali e quella
centrale.
Al
suo fianco destro c'è Re Artù ed il gatto con gli stivali (entrambe
simbolo della ricerca del Graal e della conoscenza), alla sinistra,
invece, i due alberi ed adamo ed eva che mangiano da quello del Bene e del
Male.
La
posizione dell'albero al centro della
cabala lo configura come il tronco
centrale di essa, nel contempo l'associa a Gesù, e quindi contiene
insieme la visione di Gesù come conoscenza ed il simbolo della sua morte
come liberazione dell'uomo dal peccato originale.
Mancava
solo la connessione tra il serpente avvolto intorno alla
"Croce-Albero" di Gesù, e la sua posizione centrale: credo che
il tuo articolo offra un'ottima soluzione al problema.
Ricordo
che il fondo dell'albero che é la fine della ricerca di Re Artù, mostra
due rami che danno all'albero la forma di un calice con due elefanti (La
Sapienza) come manico: il Graal.
Come
ho avuto occasione di segnalare nell'articolo per il prof. Bartocci il
mosaico di Otranto si dimostra la più grande sintesi teologica tra
gnosticismo, giudeo-cristianeismo, essenismo e mitologia medioevale che sia
mai esistita: un opera che il Vangelo di Filippo ed in Vangelo di Verità
consentono di decifrare quasi del tutto (non sono riuscito a decifrare la
simbologia cosmica, sotto il presbiterio, come ben sai ho provato anche
con la simbologia della Pistis Sophia senza successo: ma non dispero).
By Sabato Scala
Per
altri importanti particolari su questo TEMA
vedi anche:
LUNARIO
EBRAICO
+
EQUINOZIO di PRIMAVERA -
La Festa di PASQUA
+
La vera
storia di Gesu'
+
l'Albero
delle Vite +
Rotoli di Qumran e Gesu'
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Il Christo-Serpente.
Cristianesimo e misteri antichi. Parte I - 10
ottobre 2012 - By Musashi -
Fonte:
Centro Studi La Runa
Mi adopererò ora in
un'esegesi dell'origine del Cristianesimo che tenga
conto, per quanto possibile, della visione della "storia
dell'esoterismo", adottando quindi un punto di vista
sintetico senza, spero, perdere il rigore analitico
delle precedenti pubblicazioni. In ogni caso, pur
tenendo presente interessanti lavori di storici delle
religioni, il punto di vista sarà essenzialmente quello
esoterico e pertanto si porrà su un piano a cui
difficilmente può giungere il semplice ricercatore
profano, a cui manca la visione unitario-sintetica.
E' davvero sorprendente il livello di informazioni
rivelatrici che possiamo reperire già dai soli vangeli
canonici -sebbene siano fonti già "di parte"- se solo li
leggiamo senza traduzioni addomesticate, nella lingua
originaria e possibilmente sapendo già cosa cercare.
Analizziamo il fondamento stesso del rito cristiano:
l'Eucarestia.
Ora, il pane eucaristico nel testo greco dei vangeli è
detto pastikòs cioè pane impastato e lievitato e
non azymòs come si direbbe se fosse pane non
lievitato.
In greco si tratta di due nomi distinti che indicano due
distinte specialità alimentari. E' già sufficiente
questo per farci capire che Gesù in privato -e a volte
con un certo coraggio anche in pubblico- non seguiva la
tradizione biblica.
Infatti il pane del pesach, la pasqua ebraica, è detto
matzah e deve essere rigorosamente azzimo.
In questo la Chiesa cattolica si è nettamente
riebraicizzata rispetta a quella greco-ortodossa che usa
pane non azzimo.
Proseguiamo. Gesù si discosta a tal punto dalla
tradizione biblica che intinge il pane eucaristico in
qualche genere di intingolo o condimento.
Come lo sappiamo ? Lo dice lui stesso nell'ultima Cena
parlando del traditore: "uno dei dodici, che intinge il
pane nel piatto con me mi tradirà" (Marco 14, 20). Ora
secondo la tradizione biblica sarebbe una grave
blasfemia quella di intingere nel piatto il pane del
pesach e condirlo in qualsiasi modo: è una violazione di
una delle 613 Mitzvot ebraiche.
Gesù non stava dunque celebrando la
pasqua ebraica - se non
esteriormente, per non destare sospetti- e non osservava
la Legge.
Quale rituale dunque stava celebrando ?
Di tutte le comunità più prossime, nel tempo e nello
spazio, possono venire in mente solo i Terapeuti
d'Egitto del lago di Mareotide, di cui ci dà ragguaglio
Filone. Egli riferisce di un pasto sacro che essi
celebravano ogni settimo giorno e a base di pane, che
poteva essere intinto in essenza di issopo e sale come
unico condimento autorizzato (l'issopo è naturalmente
associato alla purezza). Inoltre vi era una ricorrenza
sacra speciale ogni cinquanta giorni da cui forse il
rito della Pentecoste (De vita contemplativa, 75-86).
Le usanze di questo gruppo erano talmente simili a
quelle dei primi cristiani che Eusebio di Cesarea nella
sua Storia ecclesiastica li classifica come primi monaci
cristiani, tanto più che essi seguivano, in parte, delle
liturgie ebraiche come lo
Shema Yzrael e lo Yozer Or.
I Terapeuti però preesistevano al cristianesimo ed
erano, dice Filone, un ramo contemplativo degli Esseni,
coi quali condividevano l'essere un gruppo di ebrei
pitagorici. Filone riferisce non solo le loro regole
etiche di derivazione pitagorea, ma anche la loro
dottrina numerologica, di cui ci dà conto circa il
simbolismo del 7 e del 50, che egli dimostra partendo
dalla dottrina di Pitagora (Legum allegoriae, I, 46).
Anche la preghiera del mattino, lo Yotzer Or,
stranamente ben si addice alla contemplazione dell'alba
di pitagorica memoria. Per il resto, da quello che dice
Filone, l'incidenza della religione ebraica era più
legata a fattori esteriori di "appartenenza", essendo
queste confraternite e la loro fondazione del tutto
estranee all'usuale tradizione ebraica. Pertanto essi
seguivano un dottrinario esoterico di derivazione
pitagorica, ed una forma esteriore che si adattava, pur
con molte distinzioni, alla tradizione ebraica ma anche
ai divieti ascetici dei Pitagorici (essi aborrivano i
sacrifici animali di cui il giudeo si dilettava per
compiacere il suo dio).
Se Gesù era vicino agli Esseni doveva necessariamente
essere a parte di queste usanze e, forse, seguirle.
Si tratta certo di ipotesi, legittime, ma solo ipotesi.
Tuttavia, più in generale, rileviamo che il rito del
pane e del vino -altro elemento non menzionato finora-
non trova riscontro nella tradizione mosaica ed ebraica.
Esso invece si trova in un curioso passaggio del Genesi
(14,18) ove si parla di
Melkisedeq.
Questo misterioso sacerdote che già era in Salem quando
vi giunse Abramo, vi celebra il rito del pane e del
vino, e lo benedice. Tuttavia questa figura è quasi un
apax nell'Antico Testamento (ricorre solo un'altra
volta, nominato in un salmo). Melkisedeq è un re
sacerdote che non ha nulla a che fare con il sacerdozio
ebraico, il quale deriva da Aronne, mentre il sacerdozio
del Cristo sarebbe originato da Melkisedeq.
Questa misteriosa figura non appartiene alla genealogia
dei patriarchi, e l'Antico Testamento non ci dice la sua
provenienza. Sappiamo solo che non fa parte dei
patriarchi del popolo ebraico e che era già lì (in
Salem) quando vi giunse Abramo: questo mito indica
quindi una indipendenza e una pre-esistenza rispetto
alla tradizione ebraica e abramitica. Molto
significativamente anche Cristo, sacerdote di Melkisedeq,
dice: "prima che Abramo fosse, Io sono" (Gv 8,58).
Egli rappresenta, possiamo ritenere, una linea di
iniziazione più antica della tradizione giudaica, e
comunque autonoma rispetto ad essa e che -dato l'uso
rituale del pasto sacro di pane e di vino- si connette
con la Tradizione Mediterranea, cioè con quel ramo della
Tradizione che viene chiamato atlantico-occidentale,
rispetto a quello nordico-iperboreo.
Sebbene la tradizione ebraica, per il tramite
dell'Egitto, abbia avuto dei punti di tangenza con
questa Tradizione, soprattutto per ciò che riguarda le
sue tradizioni mistiche- tuttavia la religione exoterica
vetero-testamentaria è estranea a questa linea sacrale.
Il rito del pane e del vino era invece proprio di altre
civiltà (alcune delle quali anche semitiche) dell'area
mediterranea di cui sopravvisse soprattutto nella forma
misterica.
Questa religione primordiale "mediterranea" che
coinvolgeva civiltà della Grecia pre-aria, del Medio
Oriente e anche della Mesopotamia, senza dimenticare
l'Egitto, era spesso incentrata sull'equinozio
primaverile quale cardine sacro dell'anno e prevedeva il
sacrificio congiunto del pane (Demetra) e del vino
(Dioniso).
Il pane e il vino, lungi dall'aver solo un significato
agricolo-materiale sono invece una forma
dell'espressione della forza cosmica nei suoi poli
maschile e femminile e sottendono un sacro mistero, che
qui si può solo accennare. Sono ovviamente in relazione
anche con il Bianco ed il Rosso dell'Opera alchemica.
Cloni di questo mito primordiale "mediterraneo" sono la
coppia sincretica Dioniso/Demetra o quella babilonese
Ishtar/Tammuz, quella Attis/Cibele della Frigia, i cui
riti prevedevano non di rado sacrifici di pane e di
vino.
Questa vena religiosa dette origine ai culti misterici
eleusini, samotraci, frigi e orfici. Essi sono
sopravvissuti sino in epoca ellenistica, diffondendosi
di nuovo nel Medio Oriente che li aveva prodotti, in
quella meravigliosa epoca di sincretismo che furono i
secoli I a.C./ II d.C.
Proprio la dottrina orfico-pitagorica, diffusa anche nel
mondo ebraico-ellenistico, poté seriamente influenzare
quei circoli esoterici citati da Filone. Non è dunque
senza precisa connessione col tema di questo articolo
che ho rievocato sopra l'ascendenza pitagorica degli
Esseni.
Il veicolo di questa diffusione fu di sicuro
l'ellenismo.
Un'ulteriore fonte di collegamento può essere stato il
regno di Samaria, il quale fu centro di matrimoni misti
fra ebrei e popoli ritenuti "gentili" -inizialmente
assiri- e di conseguenza di un certo sincretismo
religioso, assai mal visto dall'ortodossia ebraica.
Questo processo fu accentuato dalla tendenza, come
ricorda Culianu, per cui le religioni misteriche tendono
a perdere, durante il periodo ellenistico, l'estensione
di tipo tribale, nazionale o regionalistica che ebbero
al loro fiorire, per assumere una porta universalistica,
spesso favorita dalle campagne militari greche, dato
l'alta diffusione di queste religioni esoteriche negli
ambienti militari.
Nota caratteristica delle religioni misteriche, spesso
rimarchevolmente distanti dai meri culti pubblici o
"civili" del paganesimo antico, era che esse miravano ad
elevare il miste alla condivisione del destino
escatologico della divinità, alla propria
immortalizzazione. Esse erano incentrate su una
concezione fortemente soteriologica, con preminenza
dell'archetipo di un Sotèr divino da incorporare nel
miste e che per certi versi rappresentante l'anima
stessa del miste, il suo potenziale di divinazione
individuale, in un certo senso il "non io, ma il Cristo
in me" di cui dice San Paolo.
La spiga di grano e la vite ad Eleusi - come il pane e
il vino di Melkisedeq
Ora è stato proprio un teologo cristiano, Bultmann, a
far notare come la forma mitico-simbolica del kerygma
cristiano è derivata dalle religioni misteriche il cui
elemento veicolante all'interno del cristianesimo fu
l'opera di Paolo di Tarso; essa svincolò la figura di
Gesù dal modello messianico presentato dal profetismo
giudaico (che attendeva una sorta di "re consacrato" ma
ristretto al loro nazionalismo religioso, il cui fine
era riunire le dodici Tribù disperse e cacciare gli
oppressori del popolo ebraico) facendogli assumere
invece il carattere del dio-Salvatore dei misteri
classici e di molte correnti gnostiche.
Aggiungo personalmente una riflessione: che Gesù (detto)
il Christo, per le sue
caratteristiche storiche non potesse corrispondere al
Messia ebraico è facilmente desunto dal fatto che il
mashiach per l'ebraismo significa "unto" e questa
caratteristica era propria di re e profeti. L'ebraismo
attendeva la venuta del prossimo messia (uno dei tanti
della sua storia) anche se via via alcune correnti
mistiche tesero a connotarlo come una specie di
restauratore dello stato edenico (la nostra età
dell'oro), tale per esempio si connota nelle profezie di
Isaia. Tuttavia rimane l'idea, nelle scritture
dell'Antico Testamento, che fosse il soccorritore di
Israele.
Vi erano molti diversi Messia nell'ebraismo antico;
nella tradizione talmudica, si parla di un Messia della
tribù di Efrem e uno della tribù di Giuda (discendente
di David). Addirittura nello Zohar si sostiene che nasce
un potenziale messia in ogni generazione.
Inoltre nell'Antico Testamento non si asserisce mai che
il Messia possa definirsi un dio-salvatore, né un Dio
incarnato, con le caratteristiche cioè del
Christo, quale si manifesta nel
Cristianesimo.
Anche l'espressione di "figlio dell'Uomo", nell'AT, si
riferisce unicamente ad un essere umano e infatti si
traduce generalmente come "uomo", come in Ezechiele, o
indica l'umanità in generale come nei Salmi.
Non c'è un solo passo dell'Antico Testamento che possa
far asserire la natura divina del Messia. Questo,
nell'AT, è esclusivamente un re consacrato, comunque un
essere umano, seppur inviato da Dio; non ha dunque
i tratti del Sotèr sovrannaturale.
Del resto non è da stupirsi se Gesù non fu riconosciuto
quale messia dagli ebrei del suo tempo.
Nel mio articolo Simon mago era in realtà l'apostolo
Paolo ? ho evidenziato come una cospicua fetta della
Chiesa cristiana orientale del II secolo non riconosceva
che Gesù Cristo fosse il Messia annunciato dall'Antico
Testamento.
Si consideri poi che, non solo la sua predicazione
(anche quella "pubblica") aveva solamente elementi
esteriori di ebraismo, ma anche la sua condizione non fu
quella di restauratore della nazione ebraica - non fu
mai consacrato re della nazione, né pretese di esserlo:
quando il procuratore romano gli chiese se fosse il re
dei Giudei, rispose "sei tu che lo dici" - come a dire
"è un titolo a cui non tengo e che non rivendico".
Probabile che qualcuno, lui vivente, lo identificasse
col Messia, ma mai Gesù, in nessun passo evangelico,
dice esplicitamente di esserlo.
Vi sono invece dei passaggi del "narratore" che in
maniera insinuante vuole accostare un qualche miracolo o
un qualche segno a dei tratti delle profezie dell'AT.
Riguardo ciò, ho già evidenziato nel suddetto articolo,
come e perché, secondo l'esegesi di Marcione, sarebbero
stati introdotti dei passi nel Nuovo Testamento, per
saldare la figura di Gesù con le profezie ebraiche, per
soddisfare le aspettative della corrente ebionita
(giudeo-cristiana).
Si tratta comunque di un falso storico poiché le
scritture ebraiche "canoniche" non sono quelle di una
religione universalistica.
Così l'idea dei primi cristiani, di un salvatore divino
dalla portata cosmico- planetaria, ha il suo ascendente
più prossimo non nel messianismo ebraico, ma semmai
nelle profezie zoroastriane dello Shaoshyant o
Mithra-Shoshyant.
E di nuovo non può essere un caso se dalla Persia
vennero dei Re astrologi ad onorarne la nascita !
Re Maghi. Da notare il berretto frigio delle iniziazioni
mithriache e pantaloni di foggia persiana.
Come inciso ricorderei che questi "salvatori divini"
(gli shaoshyant zoroastriani) sono l'equivalente degli
avatar hindu. Questo conferma l'interpretazione
esoterica secondo cui Gesù fu un avatar divino, e spiega
l'origine della distinzione gnostica fra un Gesù uomo,
l'avatar, il veicolo carnale e temporaneo, e l'Influenza
Spirituale discesa su di lui: il Logos-Cristo che in lui
si incarnava temporaneamente. La concezione tradizionale
del concetto di avatar elimina alla radice le inutili
dispute cristologiche su un dogma confuso; confuso
perche è la cristallizzazione di una idea tradizionale
mal compresa: quella di avatar. Se ci si rifà alle
dottrine tradizionali, in particolare all'induismo, che
su queste concezioni è di una chiarezza disarmante, si
rivelano per prive di senso tutte le dispute
cristologiche dei primi secoli.
Con queste premesse andiamo ad esaminare un punto
cruciale: Gesù fu condannato come eretico e blasfemo
dalle autorità ebraiche. Questo fatto è essenziale: egli
non rispettava le norme essenziali di condotta
dell'ebraismo, come lo shabat e infrangeva
sistematicamente molte regole di purezza.
La dottrina che predicava (mi riferisco a quella
pubblica, nota attraverso i canonici) non si appoggia se
non in minima parte alle scritture del Vecchio
Testamento e non cerca di trarre autorevolezza da esso.
Ho evidenziato più sopra che egli non seguisse dei
rituali ebraici.
Esteriormente si dava l'impressione di celebrare la
pasqua ebraica, ma in privato il rito si svolgeva con
altre caratteristiche (anche la lavanda dei piedi
sarebbe impensabile nel contesto delle leggi di purezza
ebraiche).
Io ritengo che Gesù fosse un iniziato ad uno, o forse
più d'uno, dei culti misterici orientali dell'era
ellenistica, probabilmente accolto all'interno di una
delle sette in margine al mondo ebraico. Già abbiamo
detto dell'influsso dei misteri pitagorici su Terapeuti
ed Esseni e sul modo con cui elementi di entrambe le
tradizioni si erano fusi. Il sincretismo nelle sette
mistiche di quei secoli era frequente, in Palestina come
altrove, e il mondo ebraico, pur ostile ad ogni influsso
ellenistico (vedi Maccabei), non sfuggì a questo
orientamento.
Ad esempio l'apocalittica giudaica del periodo I a.C. -I
d.C. testimonia questa fase rivoluzionaria. Nasce ad
esempio un ciclo di apocrifi dell'Antico Testamento come
i Libri di Enoch in cui "gli angeli turbolenti"
anticipano gli Arconti della Gnosi. In questo
gnosticismo di area ebraica nasce la svalutazione del
dio dell'Antico Testamento, ormai visto come una potenza
minore della creazione e un nemico del genere umano,
esempio perfetto: l'Apocalisse di Adamo. La provenienza
di questa letteratura è tutt'ora misteriosa e fonte di
discussione. Ma questo è l'ambiente che permise il
fiorire di un sapere gnostico in Palestina, con un
orientamento diametralmente opposto all'ebraismo
ortodosso e in cui l'influsso dei misteri orientali del
periodo ellenistico è una affascinante storia ancora da
esplorare.
Se è difficile ricostruire le vie attraverso cui si
diffusero e si fusero queste linee sapienziali di
multiforme provenienza, è però più chiaro il punto di
arrivo. Gesù doveva far parte di sicuro della setta dei
Nazorei (vicina al movimento esseno). Rileviamo come,
nei vangeli, vengano nominati tutti i gruppi religiosi
ebraici attivi allora in Galilea: sadducei, farisei,
zeloti ecc.. non vengono invece mai nominati gli Esseni.
Come mai ? Forse perche gli apostoli erano loro stessi
degli esseni. Quanto alla setta dei Nazareni (altro nome
dei Nazorei) essa non solo viene non menzionata nei
vangeli canonici, ma addirittura il suo nome viene
contraffatto in un toponimo abbastanza controverso,
poiché la denominazione Nazareth non ricorre mai nell'AT
e, al di fuori dei vangeli, non è attestato se non
secoli dopo Cristo. Se vogliamo ammettere comunque che
la città di Nazareth esistesse ed avesse quel nome
all'epoca di Gesù, rimane un fatto ben strano di natura
lessicale: Gesù è detto nazarènos. Se la parola
derivasse dal toponimo di Nazareth dovrebbe essere, in
greco, nazarethànos.
Anche così i conti non tornano, e si ha l'impressione
che qualcuno abbia voluto "nascondere" la filiazione
nazorea.
La setta dei Nazorei è quella che ha poi dato origine ai
Mandei, i quali ancor oggi si definiscono, nel loro
aramaico modificato, Nasurai. Questa setta gnostica e
battesimale abbandonò rapidamente la Palestina a causa
delle persecuzioni a cui fu sottoposta da parte
dell'ortodossia ebraica, persecuzione che avrebbe avuto
origine già negli anni 30 del I secolo (secondo
l'ipotesi di Schoenfield), e questo trova riscontro
nella sorte che toccò sia a Gesù sia a Giovanni
Battista, altro profeta nazoreo (stando alla tradizione
mandea).
Viceversa, il vangelo dei Nazorei, mostra di appartenere
ad ambiente ebionita giudeo-cristiano, senza alcun fondo
gnostico, ma questo può essere un fatto assai poco
indicativo, dato l'uso di attribuire pseudo
epigraficamente questi titoli ai vangeli, a volte senza
particolare fondamento.
Comunque va ricordato che stando alle fonti (Epifanio di
Salamina, Panarion, 1, 18) i Nazorei seguivano, almeno
su certi punti, le usanze e la tradizione ebraica.
L'ostilità e le accuse di blasfemia da parte
dell'ortodossia ebraica, la natura gnostica del loro
insegnamento (sopravvissuta seppur alterata nella Gnosi
mandea), la probabile derivazione da un influsso
ellenistico (orfico-pitagorico ma anche egizio, come
vedremo più avanti) sono tutti indizi che
confermerebbero il fatto che Gesù fosse il maestro di
una corrente gnostica che, con un certo sincretismo,
veicolava un'iniziazione misterica in un corpo
dottrinario esteriore di tipo "ebraico" o che si
servisse del linguaggio ebraico per ragioni di
"contesto", ma senza un particolare legame di fondo.
L'ebraismo poteva cioè essere una struttura exoterica
esteriore, quella del paese di appartenenza, la cui
conservazione fosse solo contingente e di facciata.
I Nazorei (concepiti come gli antenati dei Mandei) sono
il gruppo che meglio si presterebbe a rispondere a
queste caratteristiche.
In ogni caso la pur labile, se non simulata,
appartenenza alla religione ebraica, non fu sufficiente
a mascherare la natura eretica di questo culto
misterico-gnostico, che portò alla condanna per empietà
i suoi capi.
I Nazorei antichi sono il gruppo religioso su cui
sappiamo di meno, anzi di cui è stata praticamente
cancellata ogni traccia, specie negli scritti di autori
cristiani dei primi secoli (se si fa eccezione di
Epifanio, che però aveva notizie assai superficiali e
insoddisfacenti).
A mio avviso si tratta di una omissione tutt'altro che
casuale.
Del resto già Guénon circa il cristianesimo dei secoli
II e III notò come "tutto ciò che l'aveva preceduto sia
stato volontariamente avvolto dall'oscurità"
(L'esoterismo cristiano, cap. 2)
Bibliografia ragionata
- A.Angelini, La liturgia del pane e del vino 4000 anni
fa, Rivista Kemi-Hathor, trimestrale di Alchimia,
Spagiria, studi simbolici. Anno XV,n. 81, maggio 1996.
Interessante riflessione circa la connessione fra la
Tradizione di Melkisedeq e le antiche civiltà
mediterranee.
Questo rito sacrificale del pasto sacro fu di tale
diffusione presso gli altri culti misterici che
effettivamente molti dei primi cristiani - i quali
avevano rapidamente perso ogni idea dell'origine di
questa liturgia- si trovarono facilmente disorientati,
tanto più che essi avevano mutuato dagli Ebrei un
esclusivismo settario che li portò rapidamente a
disprezzare i "gentili" e coltivare l'ambizione di
soppiantarne il culto.
Questo però si scontrò con la somiglianza della loro
eucarestia con i riti misterici già esistenti.
Così, è notorio che lo stolido santo e martire Giustino
(100-168), giustamente sconcertato dall'evidente
corrispondenza con altri riti di pasto sacro a base di
pane e vino (o vino+acqua) come quello adottato
nella liturgia mithriaca - stante l'incontestabile
anteriorità del Mithraismo - non poté far altre che
denunciare le trame del Maligno che indussero quegli
empi ad imitare, badate bene, anticipandoli, i rituali
cristiani ! (cfr. Apologia I, § 66, nota 4).
- R. Bultmann, Cristianesimo primitivo e religioni
antiche, ECIG, Genova 1995 Bultmann, studioso
protestante, teorico della "demitizzazione" del
messaggio cristiano, da leggere secondo principi
ermeneutici alla Heidegger. Secondo ciò egli sostiene
che il messaggio cristiano originario è totalmente
incomprensibile per l'uomo moderno, incapace di leggerne
l'impianto mitico-simbolico, che va appunto denudato e
demitizzato. Si può convenire sulla prima parte, non
sulla seconda, anche perché la smitizzazione è parte
integrante di quel processo che desacralizza le
tradizioni, le snatura, ed è peraltro connesso con
l'involuzione exoterica.
Il Bultmann ha però il merito di aver riconosciuto il
ruolo di ellenizzazione indotto da Paolo di Tarso sul
giudeo-cristianesimo. Paolo fu il veicolo non solo della
cultura ellenistica ma altresì degli influssi misterici
greci e orientali. Il Cristo si svincola così dal
prototipo del re messianico del profetismo giudaico ed
acquisisce i tratti del Salvatore, proprio alle
religioni misteriche pre-cristiane.
Butlmann è stato anche un grande filologo, il primo a
teorizzare l'esistenza della fonte Q dei vangeli.
- G.G. Stroumsa, La Sapienza nascosta. Tradizioni
esoteriche e radici del misticismo cristiano. Ed.
Arkeios, Roma 2000
L'autore, docente di religioni comparate, rintraccia la
presenza di tradizioni segrete nel cristianesimo e nella
Chiesa sin dai suoi esordi, ne traccia la parabola sino
alla sparizione a causa della confusione e della
avversione che ad esse venne rivolta dai Padri della
Chiesa.
L'autore ne rintraccia soprattutto l'origine nell'apocalitica
giudaica del primo secolo, a mio avviso trascurando
forse un po' troppo l'influsso che può essersi
esercitato sullo gnosticismo da parte delle religioni
misteriche greche ed asiatiche nonché -soprattutto-
dalla sapienza egizia.
L'errore di fondo è nell'insistere sulla natura ebraica
dell'esoterismo cristiano: ora, è abbastanza dubbio cosa
debba essere l'"esoterismo ebraico", potendo intendersi
per esso, di volta in volta, una interpretazione
allegorica della Bibbia (che però è di origine
neo-platonica), l'esegesi antinomiana della apocalittica
ebraica (che in sostanza è gnosticismo anti-ebraico
paradossalmente sorto in ambiente giudaico o aramaico)
che però si riduce a dottrine e non a pratiche
iniziatiche operative, oppure la via mistica della
Merkava, l'unica tecnicamente operativa.
Stroumsa commette un errore di fondo: non comprende che
non esiste nessun esoterismo ebraico.
La religione ebraica è anti-esoterica per definizione,
anzi essa è il prototipo di tutte le religioni
exoteriche (che poi sono solo quelle
abramitiche, derivate cioè dall'ebraismo).
Come ben sapevano i filosofi antichi anticristiani e
antiebraici come Celso o l'ottimo Porfirio, i Giudei non
fanno parte delle nazioni sacre: Caldei, Assiri, Egizi,
Traci, Samotraci, Eleusini, Frigi, Persiani e Indiani.
Celso e Porfirio notavano
che gli Ebrei non hanno libri di Teologia (in
riferimento alla Bibbia) ma solo elenchi di genealogie,
libri storici e leggi morali (tutto questo è exoterismo).
Inoltre contestavano che Mosè potesse essere annoverato
fra i Prisci Theologi come Orfeo ed Ermete, data
l'inconsistenza della sua dottrina sacra (che si
riduceva a norme morali, senza teologia).
Ironizzavano sui cristiani colti che credevano di
intravedere insegnamenti allegorici o addirittura
segreti in quegli elenchi di re e fatti storici che è la
Bibbia, essendo ovvio per i Greci che una "filosofia
occulta" potesse essere decifrata da un mito, ma non
certo da un testo storico o di legislazione. Testi del
genere sono da intendersi solo in senso piano, non
avendo alcun senso la pretesa di una lettura simbolica.
Pertanto la pretesa di un esoterismo ebraico fondata sul
canone dell'Antico Testamento è cosa ben ardua.
Lo conferma il fatto che i rabbini cabalisti dei secoli
successivi non poterono far altro che inventare
permutazioni combinatorie sulla Torah per giustificare
le loro dottrine eterodosse ed eretiche, più volte
condannate dall'ortodossia ebraica perchè in contrasto
con la Legge.
Del resto la stessa
gematrìa
cabalistica è di origine caldea, più che ebraica.
Il sistema magico della Cabala non è altro che la
tradizione segreta della magia sacerdotale egizia: le
22 lettere dell'alfabeto ebraico
derivano dal sistema magico egizio che impiegava le
lettere dell'alfabeto demotico corrispondenti ai 22
nomoi dell'Egitto.
Quanto alla tradizione della Merkavah, basata sulla
visione di Ezechiele, indica un percorso mistico che è
comune a tutti i popoli; il simbolismo specifico del
tetramorfo della visione di Ezechiele, con precisi
significati astrologici, è in realtà derivato dalla
sfinge simbolica degli egizi e dei greci. Anche la
teurgia degli angeli è di origine pagana e non ebraica:
i geni alati erano caldeo-babilonesi. I nomi di angeli e
arcangeli provengono dalla tradizione magica babilonese
e questo furono gli ebrei intellettualmente più onesti a
riconoscerlo, come il Rabbi Shimon bar Lakish del III
sec. d.C.
Sicchè si vede che, se non si vuole restringere
l'esoterismo a qualche leggera "esegesi allegorica" che
lascia inalterato lo status spirituale del miste, ci si
deve rifare alla nozione operativa dei misteri e delle
iniziazioni. In questo caso la tradizione ebraica non ne
ebbe di proprie ma le derivo da civiltà pre-esistenti e
più evolute.
Ma sembra che lo Stroumsa non tenga in gran conto
l'esoterismo vero, quello operativo, ma che ritenga di
doversi limitare a parlare delle "dottrine segrete",
cosa peraltro assolutamente priva di senso, perche in
tutte le latitudini non sono mai esistite - presso
strutture autenticamente esoteriche - dottrine segrete
scollegate dall'operatività.
Al contrario semmai la natura ineffabile delle verità
superiori ha limitato la possibilità di codificare
sistemi dottrinari complessi-
aspirazione peraltro unicamente moderna- ma ha
privilegiato il momento "esperienziale". Le verità del
simbolo non possono essere esaurite da un linguaggio
discorsivo ma dalla loro esperienza diretta, come già
disse Platone nella VI lettera. Il resto è speculazione
teologica, non esoterismo.
Stroumsa prende per "esoterismo ebraico" un insieme di
testi religiosi eterodossi ma che davvero segreti non
erano: dal momento che furono scritti e destinati alla
circolazione pubblica o semipubblica. Al massimo si può
parlare di un letteratura eterodossa.
Insomma il suo libro, di un centinaio di pagine, non
smentisce affatto la matrice ellenistico-misterica o
egizia del Cristianesimo segreto.
Piuttosto l'Autore dovrebbe riconsiderare non solo la
sua nozione imprecisa di "esoterismo" ma anche
riflettere sull'origine non-ebraica dei sistemi
autenticamente esoterici diffusi nel mondo ebraico.
Inoltre la sua distinzione fra un mistero sul rito
(tipico dei pagani greci ed egizi) e un mistero sulla
dottrina (tipico dell'ebraicità) è pura
fantasia. Ce lo conferma il fatto che conosciamo ormai
bene la dottrina della letteratura apocrifa ebraica, che
evidentemente non era poi così segreta, laddove i greci
difesero fino alla morte il segreto dei rituali
misterici, su cui sappiamo quasi nulla.
A smentire questa impostazione vale notare che il
cristianesimo gnostico aveva un corposo apparato di
rituali e "parole di potenza" difese dal segreto più
completo. Mentre gli gnostici divulgarono
tranquillamente la loro dottrina, o almeno buona parte
di essa, sotto forma mitologica.
Basterà poi ricordare che quello degli gnostici era
esattamente un "ebraismo" alla rovescia, un
anti-ebraismo.
- E.Noffke, Introduzione alla letteratura mediogiudaica
precristiana, Claudiana, Torino, 2004.
Per gli influssi ellenistici sulla produzione teologica
ebraica.
- H. Schonfield, Pentecost Revolution, TBS The Book
Service Ltd, 1974.
Una interessante teoria che identifica i primi cristiani
con i Nazorei o
Nazareni. Tuttavia l'autore sembra perdere di vista il
contenuto gnostico della setta, mentre li identifica con
gli ebioniti giudeo-cristiani.
SOL INVICTUS
Il famoso Sol Invictus, appellativo che lo stesso
Costantino si diede (vedi monete costantinee)... si
! proprio il Costantino del concilio di Nicea (312
era volgare) con il quale si gettavano le basi
dell'ortodossia
cattolica, del
canone biblico e del divieto di professare altre
religioni.
Per chi volesse saperne di più:
http://www.treccani.it/enciclopedia/costantino-e-il-sol-invictus_%28Enciclopedia_Costantiniana%29/
Gesu'-cristo e' un mito solare dei cosiddetti
"pagani".
Certo che si, ma non confondiamo gesu'-cristo
con
Gesu' il nazareno (questa confusione dei
termini, nomi, e' l'eterno problema di coloro
che non vanno in fondo ai problemi !) - vedi:
cosa e',
dove e' e chi e' il cristo ?
Il
gesu'-cristo dei
cristiani deriva da un mito solare, insito
nelle religioni antiche ed anche in quella dell'Impero
Romano di cui l'imperatore era il Pontefice maximum; i
religiosi avendo compreso che le varie idee cristiane
potevano minare l'Impero, decisero di inserire i loro
concetti religiosi in quelli delle sette nascenti dette
"cristiane", cambiando i nomi dei loro "dei" con i nomi
allora in voga nelle varie sette cristiane...e cosi
nacque gesu-cristo !
Gesu' il nazareno e' un soggetto che e'
vissuto in Palestina c.a. 2000
anni fa, era figlio di Erode il grande ed anche un rabbi Esseno e divenuto
successivamente uno Zelota, contro i Romani e
contro i Farisei e Sadducei (sacerdoti e rabbini
di Gerusalemme) che avevano cambiato la
legge mosaica ed
i profeti, la Torah,..... fin dal tempo di
Giosia ed Esdra
(600 anni prima dell'era volgare, nella
cattivita' di Babilonia/Assiria), non seguendo la
dottrina originale che era basata sull'
IO SONO un Dio e sulla Legge dell'AmOr.
“Cristo Sole”
mosaico presente sulla volta del Mausoleo dei
Giulii (fine II sec. Inizio III) nella necropoli
vaticana. il "Cristo" è rappresentato sul carro
trainato da cavalli bianchi come si usava
rappresentare il Sole che sorgeva ad illuminare
il mondo.
Ecco una piccola
serie di fotografie di rappresentazioni
cristiane-cattoliche
che confermano anche con i simboli e le immagini che il
Cristo = Sole, e lo rappresentano in tutta la loro
iconografia !:
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=221527281258510&set=oa.238569482882275&type=3&permPage=1
Il
GESU'-
cristo dei
cristiani, e' in realta' il simbolo mitologico, della realta' del
SOLE
Gesu'- cristo e' un
Mito Solare:
Il Christo-Serpente. Cristianesimo e misteri antichi
- Parte II di Musashi - 17/10/2012
Fonte: Centro Studi La Runa
Ho scritto della connessione di
Gesù con la setta
eterodossa dei
Nazorei (da non confondere col voto di nazireato,
che invece rientrava negli usi dell'ebraismo
ortodosso antico).
La sopravvivenza di questi Nazorei nell'attuale setta
gnostica dei
Mandei dell'Iraq, parlanti in effetti un dialetto
aramaico (fatto attestante la loro origine
palestinese), potrebbe confermare che Gesù fosse a capo
di una setta gnostica
perseguitata per questo dai sacerdoti ebrei.
Quanto all'influsso di una qualche forma di iniziazione
sul prototipo dei misteri ellenistico-orientali è però
soprattutto a indizi tratti dal lessico protocristiano
che dobbiamo guardare.
Ad usare il termine greco mysterion è proprio san
Paolo. Vero è che questa parola ricorre già nel greco
della Bibbia dei Septuaginta, ma essa è centrale solo
nella teologia paolina e, nelle lettere di Paolo,
ricorre almeno ventuno volte, quasi più che in tutti i
libri del Vecchio Testamento.
Unica parziale eccezione in contesto ebraico è la
letteratura apocalittica che produsse gli apocrifi
ebraici dell'Antico Testamento dove la parola
equivalente è l'ebraico raz, appunto la rivelazione
(apocalypsis) di un mistero divino. Ma sappiamo già la
natura gnostica o pre-gnostica di questa letteratura
ebraica "revisionista" e anti-giudaica.
Verrebbe allora da estendere la riflessione a quanta
parte ebbe l'influsso misterico-ellenistico in questa
evoluzione del pensiero religioso giudaico, anche in
considerazione che la parte più colta e rilevante degli
ebrei della prima diaspora viveva - già all'epoca di
Gesu' - ad Alessandria,
ambiente greco-egiziano, e dovette assai riconsiderare
la fede dei Padri, alla luce delle filosofie
ellenistiche (vedasi il pensiero di Filone e la sua
esegesi allegorico-platonica della Bibbia).
Così vediamo che il termine mysterion (o il suo
equivalente ebraico) è proprio ad una categoria di testi
religiosi già pre-gnostici (libri di Enoch) o
decisamente gnostici e antinomiani (Apocalisse di
Adamo), che ormai di ebraico hanno solamente il
retroterra mitologico di riferimento (personaggi
dell'AT) ma che tecnicamente sono già anti-ebraici.
In Paolo tuttavia l'accento è ancora più significativo
perché per lui l'essenza stessa del Kerygma cristiano è
associata alla parola mysterion.
Vi sono però altri termini a cui dobbiamo badare e che
sono ancora più rivelatori.
A sottolineare infatti la connessione con il mondo delle
religioni misteriche ellenistico-orientali, va notato
che anticamente Gesù, nei primissimi circoli cristiani,
veniva chiamato "Chrestòs". I cristiani nel primo secolo
erano indifferentemente designati sia come "christiani"
che "chrestiani", come ha ricostruito il Lampe (Christians
at Rome in the First Two Centuries, P. Lampe 2003), ed
altri storici attestano come questa denominazione,
derivata da "Chrestòs", fosse ancora in uso sin nel II
secolo (Van Voorst, Jesus Outside the New Testament: An
Introduction to the Ancient Evidence, 2000 Eerdmans
Publishing pagg. 33-35).
Il termine Cristiani ricorre solo tre volte negli Atti
degli Apostoli: il testo greco del Codex sinaiticus,
risalente al IV secolo, attesta quei termini, in tutte e
tre i casi, come "chrestianoi".
Anche Svetonio parlando del grande incendio di Roma e
delle persecuzioni neroniane parla dei seguaci di un
certo Chrestos (Vita dei Cesari- Claudio, XXV). Che
questa non sia una semplice imprecisione di Svetonio, o
un errore di trascrizione, lo attesta anche un passo di
Tacito (Annali, XV,44) in cui parla della setta dei
Chrestiani, il cui fondatore era un certo Cristo (quindi
si usavano i due termini senza molte distinzioni)
crocifisso in Galilea sotto Tiberio.
Un'antica iscrizione risalente al 318, in Siria,
all'ingresso di uno dei più antichi luoghi di culto
cristiani, appartenente ai seguaci di Marcione, riporta
la dedica al "Signore e Salvatore Gesù il Chrestòs".
Anche nei testi manichei, Mani si definisce "Apostolo di
Gesù Chrestos". (Gardner, Lieu manichean texts, pag
167).
Qual è la differenza dei due termini ?
Christos (= unto) è la
parola greca per l'ebraico mashiach, ed era il
titolo impiegato da coloro che pensavano che Gesù fosse
il Messia del giudaismo.
Chrestòs (dal greco chraomai) è invece un termine
tecnico che inerisce al mondo delle iniziazioni ai
misteri pagani (orfici, eleusini, bacchici, cabiri),
dove indicava la distruzione della natura inferiore, il
raggiungimento dello stato di immortalità individuale,
il termine cioè dei Piccoli Misteri.
Esotericamente si riferisce a colui che è passato per la
seconda nascita, che ha eternalizzato sé stesso nel
proprio agathodaimon, genio individuale.
Tale termine corrisponde esattamente all'egiziano
unnefer ("sempre fiorente"), nei misteri egiziani;
Osiride era unnefer parola che in greco, come ad
esempio fa Plutarco, viene tradotto appunto
con "Chrestòs". Attraverso l'ellenismo infatti
il termine passò a designare l'adepto realizzato anche
di altri misteri (egizi, caldei ecc.).
Vi sono altri significati che distinguono Chrestos da
Christos, termine peraltro del tutto legittimo nel suo
ambito, tuttavia questi altri significati non possono
essere del tutto svelati qui. Contrariamente a quanti
ritengono che lo Gnosticismo sia una linea ormai
esaurita, si tratta di un eggregore ancora attivo ed
operante, per cui non sono
autorizzato a svelare altri aspetti di questa duplice
terminologia.
Tuttavia quanto detto è sufficiente per chiarire questa
parte del problema: anche questi riferimenti
indicherebbero, in modo abbastanza chiaro, la
connessione di Gesù con una linea di trasmissione
iniziatica di tipo misterico, appartenente al mondo
sincretico ellenistico di quel tempo (nel che andrebbe
inclusa però anche l'iniziazione egizia).
Tuttavia il progressivo abbandono dell'un termine in
favore dell'altro, Christòs, fu opera non casuale di
sostituzione, da parte di quella corrente
proto-ortodossa che recepì le istanze dei gruppi
giudaici di cui al mio precedente articolo (sia chiaro
che la nuova religione viaggiava da una città all'altra
anche e soprattutto attraverso le comunità ebraiche che
vi risiedevano). Poiché in seguito i redattori dei testi
furono esclusivamente i seguaci dell'ortodossia, i
copisti, vuoi anche solo per ignoranza, cambiarono ogni
qualvolta occorreva, la designazione di Chrestòs in
Christòs.
Si badi che la soppressione del termine chrestòs va
significativamente di pari passo con la soppressione
della struttura iniziatica del cristianesimo e più o
meno vi coincide anche temporalmente.
Se vogliamo cercare allora le tracce di questa
iniziazione misterica,possiamo seguire poche piste ma io
indicherei proprio quella meno "appariscente" e in fondo
la più bistratta.
Analizziamo quindi il filone gnostico cristiano che
rientra in quell'insieme di correnti, generalmente dette
"ofite" (fra di esse sono annoverati
Naasseni, Ofiti, Peratei, Sethiani), che di solito
non hanno riscontrata la giusta attenzione e sono
considerate una forma di gnosticismo meno raffinato (se
confrontato coi sistemi di Basilide e
Valentino).
Si tratta però di una corrente assai antica, tanto che
anche negli scritti dei Padri l'origine di questo gruppo
si perde nelle brume delle stesse origini cristiane, al
punto che nessuno riuscì a risalire a qualche fondatore
storico di questo filone. Ai fini della nostra ricerca
questo è un elemento positivo, poiché non si lascia
ricondurre a nessun fondatore umano, ma la sua origine
si confonde perciò con quella dello stesso
Cristianesimo
generale.
In secondo luogo è necessario per noi rintracciare un
filone che sia visibilmente "pagano" cioè non-ebraico (e
in effetti il simbolismo del serpente è raro
nell'ebraismo e ricorre al massimo tre volte nell'AT).
Per contro il simbolismo ofita del serpente era
frequente in molte religioni misteriche.
La matrice pagano-gentile degli Ofiti si rivela anche in
certi particolari: nella ricostruzione della Genesi
biblica contenuta del Libro di Baruch di Giustino, è
detto che l'Eone salvifico, il Baruch si rivela a Gesù,
ma anche ad Eracle presso i Greci. Un testo ofita,
citato da Ippolito di Roma, enuncia l'identità della
dottrina segreta di Gesù coi misteri frigi, assiri,
samotraci, greci (eleusini ed orfici). Vi si legge:
"presso gli Egizi, l'Acqua di vita (=Cristo) è detta
Osiride".
Questo documento, una rielaborazione cristiana di
un'elaborazione ebraica di un inno dei misteri di epoca
ellenistica, identifica bene a mio avviso la linea di
formazione dei "misteri cristiani": da religioni
ellenistico-pagane, passando per gruppi eterodossi
ebraici, fino a Gesù e Giovanni Battista.
Del resto la prassi era accettata anche dai Padri della
Chiesa: essi ritennero come ispirati i Libri sibillini,
cioè un rimaneggiamento cristiano di un'elaborazione
ebraica su fonti pagane.
In realtà, costoro raramente e difficilmente si
definivano "Ofiti", ma si riferivano a sé stessi
semplicemente come "gnostici". Il termine sembra sia
stato impiegato polemicamente dagli eresiologi, da
Ireneo in poi, per farne quasi degli "adoratori del
Serpente", in realtà accentuando pretestuosamente degli
aspetti assai marginali del simbolismo o della dottrina.
Ippolito li identifica come Naasseni (da nhsh,
ebr. "serpente").
A queste correnti sono da ricondurre fra l'altro
l'Ipostasi degli Arconti, l'apocrifo di Giovanni, le tre
steli di Seth. La produzione di questi testi gnostici
mette in risalto il ruolo arcontico del dio dell'Eden
che impedisce l'accesso alla Conoscenza, l'Albero (si
badi che in molti sistemi simbolici tradizionali è
compito dell'eroe impossessarsi lottando dell' "albero",
che è Potere e Conoscenza, facendo per così dire
"violenza al Regno dei Cieli", violenza che inizia dai
tempi dei maestri gnostici: da Giovanni Battista e Gesù
in poi. cfr. Mt 11, 12).
Naturalmente il senso del simbolo è sempre duplice.
Positivo e negativo.
Il serpente rappresenta un potere primordiale: è
Conoscenza ma il suo mancato adempimento comporta una
caduta. Come il suo secreto, esso può essere veleno e
rimedio.
Il potere primordiale che rappresenta è anche
cosmogonico (serpente cosmico): in questo senso esso
rappresenta pure il potere sessuale.
Assommando in sé l'elemento sapienziale e sessuale, esso
rivela il significato occulto dell'uso biblico del
termine "conoscere" per indicare l'atto sessuale. In
esso si cela l'uso tipico che viene dalla Tradizione e
si manifesta in tutte le religioni antiche di associare
la tecnica ierogamia (sesso
sacro) all'ascesa a stati divini.
Però, per l'ebraismo, l'unica possibilità interpretativa
per questo simbolo è esclusivamente svalutativa, ne
contempla cioè unicamente gli aspetti negativi,
ignorandone le possibilità iniziatiche, anzi proibendole
(Gen. 2,16-17).
Ma la religione ebraica è l'origine delle tradizioni
exoteriche in sé stesse nemiche e avversarie
dell'esoterismo. Così l'elenco delle proibizioni verso
l'Albero della Conoscenza,
e verso l'atto del "conoscere" (sesso
iniziatico) rivelano la natura anti-gnostica
dell'ebraismo. Lo stesso uso del sesso a fini
procreativi, e solo per quelli, serviva alle potenze
occulte che hanno ispirato l'antica religione ebraica ad
impedire la ierogamia, praticata invece dagli antichi
collegi di sacerdoti e sacerdotesse (egizi, caldei,
fenici, babilonesi, assiri..).
Scrive Evola: "la visione prevalentemente lunare del
sacro [.] ha stigmatizzato come luciferico non solo ciò
che realmente è tale ma anche ogni tentativo di
reintegrazione tipo "eroico" e ogni spiritualità
estranea ai rapporti di devozione e di creaturale
dipendenza dal divino teisticamente concepito" (Il
Mistero del Graal pag.102).
Per la verità gli Ofiti sembrerebbero rifarsi
soprattutto alla vicenda mosaica del serpente di bronzo,
forti dell'analogia Cristo/Serpente annunciata dal
vangelo giovanneo.
Serpente leontocefalo
Circa la relazione Cristo-Serpente fu il gruppo gnostico
dei Perati (corrente affine ai Sethaini e ai Naasseni) a
sostenere una interessante ipotesi di carattere
astrologico. Per essi, il Cristo era un Logos emanante
dalla
costellazione del Draco (Ippolito., Ref. V.17-19).
Questa è una tesi ardita ma assai plausibile in sé, in
quanto quella del Draco è una costellazione circumpolare
e, circa 2800 anni fa, la stella polare coincideva
esattamente con la stella Thuban (α Draconis). Ora,
seconsideriamo la correlazione Cristo-Stella polare, il
cerchio si chiude.
Per i Perati la correlazione non era solo di tipo
simbolico ma doveva avere un significato cosmologico
reale.
Negli scritti di queste correnti peraltro non sempre il
serpente del
Genesi è visto come emanazione del Dio Altissimo.
Sempre alcuni di essi, ad esempio il Libro di Baruch
dello gnostico Giustino, si rifanno invece all'accezione
negativa del serpente , visto come desiderio sessuale.
Ma in effetti l'importanza del serpente nei sistemi di
queste scuole è chiaramente stata enfatizzata
strumentalmente dagli eresiologi del II e III secolo.
Il nostro interesse per essi è di natura ermeneutica:
dobbiamo chiederci - se avessero davvero una origine
precristiana, per certi versi pagana come si afferma
spesso - come mai essi si siano introdotti nel
Cristianesimo. E pensare ad esempio che il filosofo
pagano Celso (II secolo), nel suo Alethès Logos, come ci
dà notizia Origene, non faceva distinzioni fra Ofiti e
Cristiani: quindi essi dovevano risultare, a un
osservatore esterno, come indiscernibilmente legati.
Come è stato possibile che una corrente esogena,
assolutamente estranea al Cristianesimo, vi si sia
inserita senza problemi ?
E' evidente che essa doveva essere presente sin dai
tempi apostolici. Chi afferma il contrario ha l'onere
probatorio di spiegare quando e in quale modo sia
avvenuto questo "travaso di paganesimo".
Se invece assumiamo l'origine del Cristianesimo da un
fondo, se non propriamente pagano, almeno da una vena
misterico-sincretica con influssi pagani (e vedremo
quali), presente ai margini dell'ebraismo ortodosso, il
tutto diventa non solo spiegabile ma addirittura
prevedibile. Già scrissi, tuttavia, della presenza di
una forte componente giudeo-cristiana del tutto priva di
sensibilità esoterica, nella gran massa dei convertiti,
e questo spiega la necessità di combattere tali aspetti
eterodossi, o peggio ancora gentili, incomprensibili a
molti giudei.
In questa mia ipotesi exoterismo ed esoterismo era
presenti contemporaneamente alla nascita del
Cristianesimo e, a causa della presenza di ebrei
convertiti, l'attrito fu inevitabile sin dalle origini.
In questa chiave si spiega tutto: si spiega come sia
potuto nascere lo gnosticismo all'interno del
Cristianesimo; si spiega perché tutti i dottori gnostici
rivendicassero una trasmissione apostolica (Valentino fu
discepolo di Teudas, discepolo di San Paolo; Basilide fu
discepolo di Glaucia, interprete di Pietro e rivendicava
una tradizione segreta di Mattia apostolo). Valentino
nel 160 arrivò quasi al soglio pontificio.
Lo Gnosticismo non poteva essere un fenomeno esterno al
Cristianesimo. E' il Cristianesimo che finì per
diventare lo snaturamento in senso exoterico della Gnosi
del Cristo. Solo se assumiamo la natura gnostica del
Cristianesimo originario possiamo spiegare come mai tre
quarti della produzione letteraria cristiana dei primi
secoli fosse gnostica. E perché i cristiani gnostici in
molte province fossero la maggioranza. Teuth col doppio
ureo porge ad Osiride la chiave di vita
Teuth col doppio ureo porge ad Osiride la chiave di vita
Ora, a conferma di ciò che espongo vorrei far rilevare
delle forme residuali di questa antica forma "ofitica"
di cristianesimo, che doveva -nella mia ipotesi- essere
quella originale. Nelle liturgie armena,
greco-ortodossa, etiope e copta (cioè quelle non
intaccate dalla nefasta patristica cattolico-romana),
simboli del grado episcopale sono il crocifisso e uno
strano pastorale (pataritsa, in greco moderno) con due
serpenti, assolutamente inspiegabile rifacendosi alla
teologia convenzionale. Questo si trova persino in una
congregazione cattolica, ma di origine armena, i
cosiddetti mechitaristi. Questo simbolo non ha
ovviamente nessuna ragion d'essere nel cristianesimo
quale ci è stato tramandato.
Esso risale all'antico Egitto, al Doppio Ureo,
simbolizzante la duplicità cosmica della forza
serpentina. I due serpenti posti a guardia del Disco
Solare alato, sono le dee Nekbet e Uadjet, recanti la
corona, una dell'Alto, l'altra del Basso Egitto, anche
essi rappresentanti della dualità cosmica. Il doppio
ureo di Toth è poi passato nel caduceo di Hermes.o su
quello di Cristo !
Anche il simbolo del biblico serpente di bronzo
attorcigliato su una croce la "tau", ricorda il simbolo
ankh o chiave di vita dell'Egitto antico.
Ma perche tutto questo dovrebbe interessare lo storico
del Cristianesimo ?
Ci sono due fatti a dir poco misteriosi che riguardano
gli scritti di uno dei Padri della Chiesa, il nemico
degli gnostici Sant'Ippolito.
Nel 1840 circa, veniva rinvenuto per la prima volta sul
Monte Athos l'unico esemplare rimasto in Europa della
sua opera, i Philosophumena. Nei libri II e III di tale
opera, afferma di rivelare i Misteri di queste scuole (Naasseni
e Peratei). Sarebbe stato davvero un gran colpo per la
corrente "protocattolica" che lui rappresentava.
E invece questi due "capitoli" sono stati
inspiegabilmente fatti sparire dal manoscritto ! Perché
?
Forse erano troppo simili a certi rituali che tanti
altri gruppi cristiani proto-cattolici, anch'essi
segretamente, praticavano. talché non si volle divulgare
un così compromettente segreto ?
Certo i cattolici avrebbero avuto tutto l'interesse a
denunciare le scellerate pratiche di quegli eretici.
Forse non volevano "mostrare" delle dottrine o dei
rituali che quelle scuole condividevano, tutto sommato,
con gruppi interni alla Chiesa.
Inoltre, più avanti nella sua opera, parlando di una
dottrina dei Peratei che rimandava a delle relazioni
occulte di tipo "tantrico" con i centri del corpo umano,
per cui il Padre corrisponde al cervello, il Figlio al
midollo spinale e la Materia (probabile terzo elemento
della Trinità) allo sperma (del resto "il corpo è tempio
dello Spirito Santo"), si interrompe bruscamente dicendo
di non voler commettere una "profanazione rivelando
questi misteri". ..E perché mai ?
E' davvero ben strano per un eresiologo usare argomenti
da iniziato. Se fossero dottrine eretiche e diaboliche
perché mai coprirle di segreto iniziatico ?
Così facendo si è tradito. Evidentemente, se Ippolito
usa questa strana cautela è perché nelle dottrine di
questi Ofiti vi era una tradizione segreta che, almeno
anche solo in parte, molti vescovi cattolici detenevano
e custodivano, e Ippolito ne era a parte, ed egli stesso
iniziato.
Bibliografia ragionata
- M.V. Cerutti Antropologia e apocalittica, L'Erma di
Bretschneider, Roma
1990.
La letteratura ebraica apocalittica e gli apocrifi
dell'Antico testamento, annunciano una mutata visione,
assai diversa dalla religione mosaica, e fortemente
anticipatrice dei temi gnostici. Gli "angeli turbolenti"
di Enoch prefigurano gli arconti della creazione
materiale, così come gli accoppiamenti con donne mortali
-che generano esseri titanici semidivini - annunciano lo
stupro da parte di Yaldabaoth su Eva che darà la nascita
ai due dei ebraici Elohim e Jahve quale viene narrato
nell'Apocrifo di Giovanni.
- L. Moraldi, Le Apocalissi Gnostiche, Adelphi, Milano
1987.
In particolare leggasi "l'Apocalisse di Adamo", apocrifo
dell'Antico Testamento. Si tratta di un testo gnostico
ebraico, piuttosto che cristiano gnostico dato che non
identifica il Salvatore in Cristo, e probabilmente è
stato scritto nel I.sec.a.C. .
Esso riporta una versione assai alternativa e presentata
come "segreta" (apocalypsis) del racconto biblico.
Adamo è un essere
celeste, un eone del Pleroma (l'Adamas di altri sistemi
gnostici o l'Adam Qadmon della Cabala) ma esso viene
ingannato da un dio minore il demiurgo
Yahwe che gli genera un corpo di
materia grossolana determinandone la caduta dallo stato
di androgina divina (separazione da
Eva,
vista come la parte pneumatica).
Tutta la storia biblica dei
patriarchi è vista come la lotta fra le potenze del
Demiurgo e quelle del Dio
supremo. Seth terzo figlio di Adamo ed Eva è quello in
cui la Sophia riversa tutto la sua luce. La sua
discendenza sarà quella degli uomini pneumatici. Il
demiurgo ispira i patriarchi ad adorarlo e a "non avere
altro di al fuori di lui" ma quando si accorge che c'è
una generazione di uomini che non deriva da lui ma è
pneumatica, fa di tutto per distruggerli. Manda così il
diluvio salvando solo i suoi, facendo giurare a Noè che
tutti i suoi figli adoreranno solo lui. Noè ovviamente
impone questo giuramento ai figli. I discendenti di Seth
sono salvati però dall'intervento di eoni del Dio
altissimo: Abraxas, Sablo e Gamaliel.
Fra i discendenti di Noè, molti di quelli che derivano
da Jafet e Cam, si uniscono agli uomini pneumatici. Solo
Sem rimase totalmente fedele all'Arconte e infatti dalla
tenda dei semiti, viene detto, nessuno raggiungerà la
Gnosi. Si annuncia poi
l'intervento di un salvatore o meglio di un Illuminatore
(fostèr).
Se il capo di una setta avesse anche solo in privato
sostenuto la metà di questi insegnamenti avrebbe più che
meritato la crocifissione per le elite sacerdotali
ebraiche. Questo tipo di dottrine confluì poi nella
gnosi cristiana in testi come l'Apocrifo di Giovanni.
- Van Voorst, Jesus Outside the New Testament: An
Introduction to the Ancient Evidence, 2000 Eerdmans
Publishing.
L'autore dedica alcuni passaggi alla ricostruzione delle
fonti sia cristiane sia non cristiane, eterodosse o
ortodosse, al di fuori del Nuovo Testamento.
Attesta l'uso frequente di Gesù quale Chrestos.
Nel libro viene sfatato il mito, sorto da una
interpretazione errata di Svetonio, secondo cui i
"Giudei" perseguitati sotto Nerone sarebbero stati
istigati da tal Cresto, inteso come il nome proprio di
un oscuro personaggio. Cresto non era affatto un nome
ebraico, e del resto la diffusione di questo nome fra
gli schiavi greci non sembra particolarmente frequente,
né attestata dalle fonti del tempo.
Il testo è soprattutto volto a mostrare l'esistenza
storica del personaggio Gesù attraverso fonti non
cristiane e quindi non di parte.
- L.Charboneau-Lassay Il Bestiario del Cristo, Ed.
Arkeios, Roma 1994.
Qui lo Charboneau-Lassay, ottimo conoscitore del
simbolismo dell'arte cristiana "ortodossa", difetta
invece su quella del cristianesimo gnostico. Come
ricordato sopra, per gli gnostici il serpente può anche
avere accezione simbolica negativa. E' il caso specifico
del serpente leontocefalo raffigurato in alcuni reperti
dei primi secoli.
Secondo Charboneau-Lassay sarebbe un simbolo di Iao, il
Dio supremo (op. cit. pag.413). Tuttavia questo è
abbastanza scorretto poiché sappiamo che tale
rappresentazione è tipica invece di Yaldabaoth il sommo
arconte. Tale è infatti descritto nell'Apocrifo di
Giovanni (10, 10-11) ed anche nella Pistis Sophia (66,
137) che parla di un potere arcontico dalla faccia di
leone, uno di aspetto di serpente ed un altro di
basilisco.
Lo Charboneau-Lassay accosta questa immagine allo
Knoumis o Knoubis egizio.
Il che è corretto, ma anche qui non si tiene nel debito
conto che questa divinità dell'Egitto tardo rappresenta
una ipostasi del Demiurgo (e infatti già lo Khnum
dell'Antico Regno aveva il ruolo effettivo di
edificatore), cosicché dobbiamo di nuovo riferirci ad un
arconte o ad un dio demiurgico. Pertanto quel tipo di
iconografia del serpente, presso gli gnostici, doveva in
tale caso avere accezione nefasta, e non positiva come
erroneamente opina lo Charboneau-Lassay. Gli gnostici
esecravano in genere il potere del serpente leontocefalo
come arcontico, e questo vale anche per coloro che
adottavano il serpente quale simbolo di Sapienza, come i
Sethiani.
Purtroppo il cattolico Charboneau-Lassay attribuisce
proprio ai Sethiani il culto di questa figura, tuttavia
l'Apocrifo di Giovanni da cui ho tratto la citazione è,
sfortunatamente, proprio uno scritto usato dalla
corrente sethiana ! Il che smentisce completamente anche
questa specifica affermazione dell'Autore.
A sua parziale discolpa, va però ammesso che i testi dei Sethiani non
erano disponibili prima dei ritrovamenti di Nag Hammadi.
Tuttavia va rilevata l'estrema leggerezza di questo
autore che dà credito incondizionato a tutto ciò che
scrivono i Padri come Tertulliano, i quali avevano la
prassi sistematica di attribuire ai loro avversari ogni
idolatrìa. Un autore serio non dovrebbe procedere in
modo così acritico affidandosi a dati del tutto
problematici e dubbi.
Le conseguenze sono facilmente evidenti ove si
confronti, come ho fatto io, con l'analisi dei testi
originari.
Per chiudere definitivamente la questione ricordo, per
chi conosce l'astrologia antica, che lo Khnoubis non
poteva essere assolutamente un "simbolo del Cristo", né
per i Sethiani, né per gli Ofiti: lo Khnoubis
raffigurato nelle gemme di quel periodo è infatti il
simbolo di uno dei Decani, in particolare uno dei tre
decani che reggono il segno del Cancro, e che - per
corrispondenza microcosmica- governa il plesso
epigastrico. Si usava apotropaicamente per curare le
malattie di stomaco come ricorda il medico Marcello
Empirico (V secolo). Gemme del genere erano incise sulle
specifiche pietre, verdi nel caso del Cancro, e se ne
rinvengono anche relative ad altri segni zodiacali.
Cosicché si capisce che si tratta di un uso
medico-magico.
Ma in questa accezione lo Khnoubis è una Potenza minore,
uno dei 36 decani e non può certo essere né il Sommo
Arconte né il Christo Soter. In quanto potenza
astrologica rappresenta sì per lo gnostico uno degli
arconti cosmocratori, ma non si deve pensare che quella
gemma fosse necessariamente un "simbolo gnostico". Una
cosa è la via mistica dello gnostico, altra cosa è l'uso
magico - che chiunque poteva fare -di un simbolo,
patrimonio comune delle conoscenze religiose e
astrologiche dell'Egitto greco-romano. Il mago o il
guaritore, per definizione, può fare "patti" e servirsi
di Potenze per scopi mondani, Potenze che invece per lo
gnostico devono essere vinte ma solo per "uscire dal
Cerchio del Fato".
In ogni caso, sia che fosse riferito a Yaldabaoth, sia
che fosse riferito a Khnoubis, o altre potenze
astrologiche minori, il serpente leontocefalo per gli
gnostici non era oggetto di venerazione né simbolo di
qualche cosmico Salvatore, bensì indicava un potere
avverso.
Per comprendere il motivo del passaggio che ha portato a
trasferire l'iconografia di uno dei decani nell'Arconte
Yaldabaoth, una mia riflessione vorrebbe ricordare il
Cancro quale "porta degli uomini", legata al solstizio
d'estate, inizio del ciclo discendente dell'anno e in
relazione con la caduta, rispetto al Capricorno che è
invece porta degli dei, la "via in su", quale attestato
sia da Porfirio (Antr. Nynpharum) che dalla Baghavad
Gita (VIII, 24,25,26).
E' allora possibile che la porta del Cancro, nel senso
quindi di Janua Inferi, fosse particolarmente vista
dallo gnostico come inizio della caduta cosmogonica e
quindi, per metonimia, abbia indicato tutta l'opera
degli Arconti in generale.
Per un'altra ricostruzione del passaggio da Knoubis a
Yaldabaoth, leggasi:
- Bollettino numismatico, monografia 8.2.I, 2003,
Sylloge gemmarum gnosticarum, parte I pagg.78-80,opera
di grandissima erudizione. L'autore, A. Mastrocinque,
tenta una ricostruzione diversa dalla mia, ma molto
interessante, anche se commette l'errore di attribuire
quel simbolo a un decano del Leone. Egli comunque
attribuisce le gemme di Khnoubis ai maghi egittizzanti
politeisti, mentre ricorda come sia del tutto non
provato che gli Gnostici creassero gemme di quel tipo,
il che conferma quanto da me detto poco sopra circa la
distinzione fra "uso magico" e "uso gnostico".
Altre fonti per l'iconografia delle gemme gnostiche:
- R.Halleux-J. Schamp Le lapidaires grecs, Paris, 1985.
- B. De Rachewiltz Amuleti dell'Antico Egitto, Signa-tau,
Roma, 1966 e J. Marquès-Rivière Amuleti, talismani e
pantacoli, ed. Mediterranee, Roma, 2008.
- F. Cumont, Les mystères de Sabazius et le judaïsme, in
Compts rendus Ac. Inscript., 1903, p. 63 seg.; id., Les
religions orientales dans le paganisme romain, 4ª ed.,
Parigi 1929.
Tratto da:
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=44337
http://www.centrostudilaruna.it/il-christo-serpente-cristianesimo-e-misteri-antichi-parte-i.html
Oggi nei fatti, E'
crollato miseramente, dopo 1700 anni, il castello di
menzogne con cui hanno costruito il cristianesimo su
quello che hanno definito un ebreo marginale, ovvero
Gesù. Era il figlio di Erode il Grande, nipote della
regina Cleopatra e figlio di Maria di Cleopatra figlia
della regina.
Giuseppe ?
Altro che un falegname, era il figlio di Alessandro
Helios, figlio del triumviro Marco Antonio e della
regina Cleopatra di Alessandria. Cleopatra cercò di far
sbarcare a Roma il culto di Iside, traslitterato poi
sulla figlia Maria e su Gesù figlio del sole. Yeshua ben
Pantera, la pelle della pantera era usata dai sacerdoti
egizi nelle loro cerimonie, nonché da Cleopatra stessa.
Pan=figlio, neter-ra=del sole. Yeshua Pantera, Gesù
figlio del sole o di Giuseppe figlio di Alessandro
Helios, ovvero Alessandro il sole, figlio della regina
Cleopatra e di Marco Antonio. Immaginate il povero
Pilato costretto a processare Gesù figlio del re Erode e
nipote della regina Cleopatra, costretto a tirarlo giù
dal palo dopo averlo flagellato e crocifisso, su
richiesta di Giuseppe nipote di Marco Antonio e di
Cleopatra e con Maria figlia della regina.
Abbiamo messo sotto la lente d'ingrandimento i libri
degli storici dell'epoca per riuscire a trovare il
legame tra Cleopatra e Simone Boeto dalla cui relazione
nacque la vergine Maria, moglie di Erode che cercò di
avvelenare, in quanto incinta di Giacomo e con il suo
amante Giuseppe, da cui ebbe poi altri figli.
La storia è stata riscritta ora spetta anche a voi
diffonderla. Stiamo per uscire con il terzo libro della
trilogia "Il figlio segreto di Gesù" cui è seguito
"Sangue Reale-Gesù il figlio segreto del re Erode il
Grande" e "L'ultimo faraone- Erode Gesù la discendenza
reale del sangue di Gesu'.
By
Alessandro De Angelis
:
Ecco la vera storia della madonna
Maria vergine - PDF
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