Gli Esseni,
Gesù e gli
Esseno-cristiani
Da un'analisi di alcuni passi dei Vangeli, degli
Atti degli Apostoli, di
Giuseppe Flavio, di
Filone Alessandrino, dei manoscritti di Qumran,
del Documento di Damasco e degli scritti
rabbinici cercherò di ricostruire storicamente,
per quanto è possibile, prima i rapporti tra gli
esseni (di Betania, di Cana e di Gerusalemme) e
Gesù e poi il legame tra gli esseni di
Gerusalemme e i giudeo-cristiani.
Partiamo da un passo del Vangelo di Giovanni. In
Gv 12, 1-3 leggiamo che prima dell'ultimo
ingresso a Gerusalemme Gesù si recò a Betania, a
casa di Lazzaro, Marta e Maria, dove durante un
pranzo fu unto con olio profumato.
Lazzaro era fratello di Marta e Maria (Gv 11,
19.21.23.32.39). Questo episodio ha un parallelo
in Mt 26, 6-7 e in Mc 14, 3, dove si dice che
l'episodio avvenne nella casa di "Simone il
lebbroso".
Ma com'è possibile che Gesù e i suoi siano stati
ospiti a casa di un lebbroso ?
Secondo Lv 13, 46 i lebbrosi dovevano vivere
segregati e secondo 2 Re 7, 3-4 dovevano stare
presso la porta d'ingresso di una città. Non è
dunque neanche possibile che i lebbrosi di
Gerusalemme stessero a Betania, che ne distava
circa tre chilometri. E il lebbroso che osava
entrare in un centro abitato veniva punito con
la flagellazione (Talmud babilonese, Pesahim
67a).
Anche Giuseppe Flavio afferma che era vietato ai
lebbrosi di risiedere in una città o in un
villaggio (Contro Apione 1, 31). Dunque, se
Simone era un lebbroso, non poteva assolutamente
risiedere a Betania. Del resto, se fosse stato
un lebbroso, Gesù lo avrebbe guarito, come aveva
guarito tanti altri. E allora ?
La soluzione a questo dilemma sta molto
probabilmente in un errore di traduzione dal
primitivo Vangelo aramaico di Matteo al Vangelo
greco di Matteo e al Vangelo di Marco. Nel testo
aramaico originario vi era "ha-Zanua", che
significa "l'umile, il pio", che è stato
decifrato come "ha-Zarua", che significa "il
lebbroso". L'errore è forse dovuto al fatto che
le lettere nun e resh si somigliano molto. Col
termine "Zenua" il Talmud babilonese designa gli
esseni (bKidd 71a; bBQ 69a; bNidd 12a). Dunque,
Simone di Betania non era un lebbroso, ma un
esseno. Ed esseni dovevano essere anche Lazzaro,
Marta e Maria, che erano molto probabilmente i
suoi figli, perché la stessa casa viene indicata
nel Vangelo di Giovanni come casa di Lazzaro,
Marta e Maria e nei Sinottici come casa di
Simone. Questa ipotesi è confermata dal fatto
che nella letteratura rabbinica viene menzionato
un "Simone l'esseno", uno scriba vissuto nei
dintorni di Gerusalemme prima del 70 d.C. (Tosefta
Kelim 1, 6). E un'aggiunta slava a Giuseppe
Flavio parla di un "Simone, uno scriba di
origine essena" che era contemporaneo di
Giovanni Battista (aggiunta fra Ant. Giud. 110 e
111).
Vi è un altro elemento che sostiene questa
ipotesi. Nel passo parallelo ma ampliato di
Luca, Simone, che qui è chiamato "fariseo" (Lc
7, 36), viene quasi rimproverato da Gesù: "Tu
non mi hai cosparso il capo di olio profumato" (Lc
7, 46).
Ora, ci è noto da Giuseppe Flavio che gli esseni
non si ungevano mai con olio e se qualcuno
accidentalmente ne veniva a contatto subito si
lavava (Guerra Giud. 2, 8, 3). Né deve stupire
che l'esseno Simone fosse sposato e avesse dei
figli, perché secondo Giuseppe Flavio alcuni
esseni si sposavano (Guerra Giud. 2, 8, 2.13); e
questo è deducibile anche da alcuni passi dei
manoscritti di Qumran, dove si afferma che gli
aderenti potevano avere rapporti sessuali,
previsti solo all'interno del matrimonio, solo
dopo i venti anni di età (1QSa 1, 9), che nella
comunità vi erano donne e bambini (1QSa 1, 4-5),
che non si deve divorziare dalla moglie
(11Qtemple 57); ed è deducibile anche dal
Documento di Damasco, scoperto nel 1896 nella
geniza della sinagoga di Esdra al Cairo, dove si
condanna la pratica di avere più di una moglie
(CD 4, 20 - 5, 2).
Vi è un altro elemento che farebbe supporre che
Lazzaro era un esseno.
Nel cosiddetto "Vangelo segreto di Marco", di
cui parla Clemente Alessandrino in una Lettera a
Teodoro pubblicata da Norton Smith nel 1973
(anche se ancora si discute sulla sua
autenticità), si legge che Lazzaro indossa una
veste di lino (folio 2, recto). Gli esseni
indossavano vesti di lino (1 QM 7, 9s; Giuseppe
Flavio, Guerra Giud. 2, 129.131.137).
Che a Betania vivessero degli esseni è
confermato anche da una scoperta archeologica
fatta nel 1950: alla periferia di Betania
(l'attuale El Azarieh) fu scoperto un antico
santuario cristiano, che in origine era stato un
bagno rituale ebraico (quindi usato da esseni) e
a cui più tardi era stato annesso un sacrario in
onore di Lazzaro.
Nel Vangelo di Luca viene descritto l'episodio
della visita di Gesù a casa delle sorelle Marta
e Maria (Lc 10, 38-42), quindi a Betania. Appare
chiaro che si conoscevano da tempo, perché Maria
si mette subito ad ascoltarlo sedendosi ai suoi
piedi (Lc 10, 39) e perché la risposta di Gesù a
Marta ha un tono di familiarità: "Marta, Marta."
(Lc 10, 41).
Che Gesù conoscesse Lazzaro, Marta, Maria e
Simone e frequentasse la loro casa già da prima
dell'inizio della sua vita pubblica si può
evincere sia dal fatto che Gesù amava Marta,
Maria e Lazzaro (Gv 11, 5) e definisce Lazzaro
"il nostro amico" (Gv 11, 11), sia da un altro
episodio, raccontato nel Vangelo di Giovanni.
Due discepoli di Giovanni Battista seguono Gesù
che passava e gli chiedono: "Dove abiti?" (Gv 1,
38). Egli risponde: "Venite e vedrete" (Gv 1,
39).
Uno di questi due discepoli di Giovanni Battista
era Andrea, fratello di Simone Pietro (Gv 1,
40). L'altro era quasi certamente Giovanni di
Zebedeo, molto probabilmente lo stesso autore
del Vangelo, che non chiama mai se stesso per
nome. Il racconto prosegue dicendo che i due
discepoli "andarono e videro dove abitava e quel
giorno rimasero presso di lui. Era circa l'ora
decima" (Gv 1, 39). A parte l'interpretazione
teologica di quel "venite e vedrete", su cui
giustamente si è tanto insistito, rimane il
fatto che Andrea e Giovanni "videro dove
abitava". Dunque, abitava in un
luogo ben preciso, anche perché "rimasero presso
di lui". E che il racconto sia storico è
confermato dal fatto che Andrea e Giovanni sono
rimasti così colpiti e trasformati dall'incontro
con Gesù che ricordano esattamente che era
"circa l'ora decima". Ed è confermato anche dal
fatto che secondo la tradizione fra Andrea e
Giovanni c'era una particolare affinità e
vicinanza: nel Canone Muratori, risalente alla
fine del secondo secolo, si afferma che il
Vangelo di Giovanni fu scritto dall'apostolo
Giovanni in seguito a una rivelazione divina
avuta da Andrea. Ma se l'episodio è storico,
qual era
questo luogo dove Gesù abitava? La mia ipotesi è
che fosse la casa di Simone, Lazzaro, Marta e
Maria a Betania. Betania si trovava infatti a
circa tre chilometri a est di Gerusalemme, sulla
strada per Gerico e sul versante orientale del
Monte degli Ulivi. Giovanni Battista operava nel
deserto di Giuda (Mt 3, 1; Mc 1, 4; Lc 1, 80; 3,
2), la cui parte settentrionale si trova tra
Gerusalemme, Gerico e il Mar Morto. Da questa
parte del deserto di Giuda non si doveva
impiegare molto a raggiungere Betania. Gli
stessi Vangeli di Matteo e di Marco dicono che
molti da Gerusalemme accorrevano da Giovanni
Battista (Mt 3, 5; Mc 1, 5).
È molto probabile che Giovanni Battista fosse un
esseno e un ex membro della comunità di Qumran.
Questa ipotesi, avanzata da diverso tempo e da
diversi autori, è suffragata da numerosi dati:
1 - Giovanni Battista esortava "alla pratica
della giustizia reciproca, alla pietà verso Dio"
(Giuseppe Flavio, Ant. Giud. 18, 116). Secondo
lo stesso Giuseppe Flavio, i primi due
giuramenti pronunziati dai novizi esseni erano
"di condursi con pietà verso Dio e con giustizia
verso il prossimo" (Guerra Giud. 2, 139);
2 - Giovanni Battista operava nel deserto già
prima di cominciare a battezzare (Lc 1, 80; 3,
2). Il Vangelo di Giovanni mette sulle labbra di
Giovanni Battista un passo del Deutero-Isaia:
"Io sono voce di uno che grida nel deserto:
raddrizzate la via del Signore" (Gv 1, 23; cfr.
Is 40, 3).
Questo stesso passo (Is 40, 3) era utilizzato a
Qumran per giustificare il ritiro nel deserto
(1QS 8, 13s);
3 - Il battesimo per immersione di Giovanni
Battista ricorda i riti di immersione completa
in acqua a Qumran (1QS 3, 4 9; 5, 13-14; 4Q514;
CD 10, 10-13; Giuseppe Flavio, Guerra Giud. 2,
8, 5);
4 - Giovanni Battista riteneva che il battesimo
servisse a "certificare" una precedente
conversione e purificazione (Mt 3, 8; Lc 3, 8;
Giuseppe Flavio, Ant. Giud. 18, 117).
Anche l'immersione rituale in acqua a Qumran
aveva questa funzione (1QS 2,25 - 3, 12);
5 - Giovanni Battista affermava che colui che
viene dopo di lui "brucerà la pula con fuoco
inestinguibile" (Mt 3, 12; Lc 3, 17). Anche a
Qumran si affermava che per i malvagi vi sarà un
abisso di fuoco inestinguibile (1QH 3, 27-32);
6 - Giovanni Battista affermava che colui che
verrà dopo di lui battezzerà "in Spirito Santo"
(Mt 3, 11; Mc 1, 8, Lc 3, 16). A Qumran si
riteneva che i figli della luce sarebbero stati
purificati mediante lo Spirito di santità (1QS
4, 13.21)
7 - Secondo Giuseppe Flavio, colui che si
separa da Qumran "non ha libertà di prendere il
cibo che si incontra fuori della comunità, ma è
forzato a mangiare erba" (Guerra Giud. 2, 8, 8).
Giovanni Battista, dopo l'inizio della sua
predicazione, si cibava di miele selvatico e
locuste (Mt 3, 4; Mc 1, 6).
Una studiosa, l'australiana Barbara E. Thiering,
si è spinta fino ad affermare che il Maestro di
Giustizia, di cui parlano alcuni manoscritti di
Qumran e il Documento di Damasco, era Giovanni
Battista. Ma questa ipotesi è insostenibile,
perché nessuno dei documenti in cui si parla del
Maestro di Giustizia o che possono essere
attribuiti a lui (1QpHab, 4QpPs 37, 1QS, 1QH;
4QMMT; CD) è stato datato al primo secolo d.C.
con il metodo del carbonio C 14, o con il metodo
paleografico.
L'ipotesi dunque più probabile è che Giovanni
Battista, prima di iniziare a predicare e a
battezzare, era un membro della comunità di
Qumran, forse uno dei sacerdoti.
Ma perché egli lasciò l'insediamento di Khirbet
Qumran ? Un passo del Vangelo di Luca e uno del
Vangelo di Giovanni sembrano rispondere a questa
domanda:
"Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio
Cesare, [.] la parola di Dio scese su Giovanni,
figlio di Zaccaria, nel deserto" (Lc 3, 1-2).
Dunque, su Giovanni a un certo punto scese la
parola di Dio.
E qual era il contenuto di questa parola ? Lo
rivela lo stesso Giovanni Battista: "Chi
mi mandò a battezzare con acqua mi disse: colui
sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito,
è lui che battezza in Spirito Santo. E io ho
visto e testimoniato che lui è il Figlio di Dio"
(Gv 1, 33-34). In un manoscritto aramaico di
Qumran si parla di un personaggio che regnerà in
eterno e si dice: "Sarà detto Figlio di Dio e
lo chiameranno Figlio dell'Altissimo" (4Q 246,
2, 1).
Se Giovanni Battista conosceva i testi di Qumran,
è possibile che abbia avuto la rivelazione che
battezzando nel Giordano avrebbe visto il Figlio
di Dio.
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Il
Gesu'
della storia
"..La conclusione essenziale fu che il
Gesu' della storia in alcun modo può essere
ritenuto uguale o coesistente al Gesu' della
fede. Infatti, il Gesu' della storia è stato
trasformato nel Gesu' della fede da persone
semplici, al meglio; da ingannatori, al
peggio. Insieme a questo recupero del vero
Gesu' della storia, la "Vecchia Questione"
porta con sè l'implicito assunto che la
teologia della Chiesa dovrebbe cambiare per
correggere se stessa, alla luce delle nuove
rivelazioni storiche. La fede in Cristo,
passata attraverso tutte le età, nella
Chiesa è stata costruita su un'impropria
conoscenza storica. Alla luce di ciò, io
credo che essa dovrebbe ora cambiare.."
Tratto da: "A Survey of Historical Jesus
Studies: from Reimarus to Wright", di
Michael Burer
La vera
storia di Gesu'
+
La vera genealogia di Gesù
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Abbiamo fin qui visto che Gesù era amico di una
famiglia di esseni di Betania e che i suoi due
primi discepoli, Andrea e Giovanni, erano stati
discepoli di Giovanni Battista, anche lui esseno
ed ex qumraniano. È dunque normale che Gesù
conoscesse le usanze degli esseni, le loro
concezioni e la loro teologia e che ne
condividesse molte, anche se non tutte. Una
vastissima letteratura ha ampiamente dimostrato
ciò che distingueva Gesù, la sua predicazione e
il suo comportamento dagli esseni. Gesù non
rispettava alla lettera le norme di purità
relative alla mensa (pranzava con pubblicani e
peccatori, non si immergeva in acqua prima dei
pasti), aveva contatti continui con lebbrosi,
con donne mestruate e con cadaveri, contatti che
gli esseni aborrivano, non aveva formato una
comunità chiusa, tra i suoi discepoli non c'era
una rigida organizzazione gerarchica, i suoi
insegnamenti non erano segreti, predicava
l'amore per i nemici e i peccatori, verso i
quali gli esseni predicavano l'odio; e il passo
del Vangelo di Luca in cui Gesù invita a
pranzare con storpi, zoppi e ciechi (Lc 14,
12-14.21) sembra una diretta critica agli esseni,
che escludevano dalla loro mensa tutte queste
categorie (1QS 6, 16-17.20-21; 1QSa 2, 3-10;
4QCD).
Gli esseni, inoltre, non credevano nella
risurrezione dei corpi, ma nell'immortalità
dell'anima che dopo la morte si separava dalla
prigione del corpo. Questa loro concezione, come
risulta da Giuseppe Flavio (Guerra Giud. 2, 8,
11), è di derivazione chiaramente platonica.
In effetti, tra gli ebrei la credenza nella
risurrezione dei corpi è attestata solo in epoca
piuttosto tardiva. Ne ritroviamo traccia,
infatti, solo nel Libro di Daniele (Dn 7, 27;
12, 2) e nel secondo Libro dei Maccabei (2 Mac
7, 9.11.14.23; 12, 43-44;14, 46), entrambi
composti nel secondo secolo a.C. Nella
risurrezione credevano i farisei, ma non i
sadducei e gli esseni.
Non mi pare azzardato ipotizzare che uno dei
motivi della risurrezione di Lazzaro da parte di
Gesù sia stato quello di mostrare ai suoi amici
esseni la possibilità della risurrezione del
corpo.
Tale ipotesi parrebbe confermata dalle parole di
Gesù a Marta: "Credi tu questo?" (Gv 11, 26);
"Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria
di Dio?" (Gv 11, 40).
Nel Vangelo di Giovanni vi è un altro episodio
da cui si può supporre che Gesù frequentava
famiglie essene. Egli con i suoi discepoli viene
invitato a una festa di nozze a Cana e a un
certo punto viene a mancare il vino.
L'evangelista afferma che "c'erano là sei giare
di pietra per le abluzioni dei giudei, capaci da
due a tre metrete ciascuna" (Gv 2, 6). La
metreta era una misura corrispondente a circa
trenta litri.
Vi erano dunque in tutto circa cinquecento litri
di acqua per le purificazioni.
Un po' troppi per il rituale lavaggio delle mani
dei pii ebrei abitanti in una casa. Poiché gli
esseni praticavano invece il bagno completo
prima del pasto (1QS 3, 4-9; 5,13-14; 4Q514; CD
10, 10-13; Giuseppe Flavio, Guerra Giud. 2, 8,
5), è probabile che le nozze di Cana siano
avvenute in una casa essena. Se questi esseni
invitarono alle nozze Maria e Gesù, dovevano
essere loro amici.
Il fatto che vi fossero esseni in diverse città
e villaggi è affermato da Giuseppe Flavio
(Guerra Giud. 2, 8, 4; Ant. Giud. 18, 21), da
Filone Alessandrino (Quod omnis probus liber sit
75 e 76) e dallo stesso Documento di Damasco,
che parla di "città" in cui abitavano i membri
del gruppo (CD 10, 21; 11, 5s; 12, 19).
Da un altro episodio raccontato dai Vangeli si
può inferire che Gesù conosceva anche gli esseni
di Gerusalemme. Prima dell'ultima cena Gesù
invita Pietro e Giovanni ad andare a Gerusalemme
per preparare la Pasqua e aggiunge: "Appena
entrati in città vi verrà incontro un uomo che
porta una brocca d'acqua. Seguitelo nella casa
dove entrerà" (Lc 22, 10; cfr. Mc 14,13).
Questo
episodio appare strano, perché tra gli ebrei
erano le donne a portare le brocche d'acqua, o
sulla testa o sulla spalla (cfr. Gn 24,11-20).
Se lo faceva un uomo, quasi certamente non era
sposato.
Nel Documento di Damasco leggiamo che non sono
consentiti rapporti sessuali nella "città del
santuario", cioè a Gerusalemme (CD 12, 1). E nel
Rotolo del tempio di Qumran non si parla di
luoghi di purificazione per vedove entro le mura
della città santa (11QTemple 46, 13 - 51, 10).
Ciò significa che gli esseni residenti a
Gerusalemme non si sposavano. E che a
Gerusalemme risiedesse una comunità di esseni è
deducibile da un passo di Giuseppe Flavio, in
cui si parla di una "porta degli esseni" nelle
mura della città (Guerra Giud. 5, 4, 2), e da un
passo del Rotolo della guerra di Qumran, che
menziona "l'assemblea di Gerusalemme" (1QM 3,
11); è stato inoltre confermato dalle scoperte
archeologiche, che hanno localizzato lungo le
mura di Gerusalemme la porta degli esseni, da
cui si accede a un quartiere nella parte
sud-occidentale della città, nella zona del
Monte Sion, identificato come il quartiere
esseno, comprendente diverse cisterne e bagni e
il luogo dell'ultima cena. Possiamo concludere
che l'uomo che portava una brocca d'acqua di cui
parlano i Vangeli di Marco e di Luca era un
esseno. E tale conclusione è avvalorata da
ulteriori considerazioni.
Quando Pietro e Giovanni vengono inviati a
Gerusalemme per preparare la Pasqua, Gesù con i
suoi discepoli si trovano o a Betania o sul
Monte degli Ulivi, cioè a est di Gerusalemme.
L'acqua per la festa degli azzimi veniva attinta
dalla piscina di Siloam, che si trova nei pressi
della porta sud-orientale di Gerusalemme. Da
Siloam parte una strada in pendenza, oggi
parzialmente visibile nei pressi di S. Pietro in
Gallicantu, che porta al quartiere esseno. Si
può dunque desumere che Pietro e Giovanni,
venendo da est, incontrarono l'esseno con la
brocca nei pressi della piscina di Siloam e con
lui, attraverso la suddetta strada, andarono al
quartiere esseno.
Nei Vangeli di Marco e Luca Gesù, continuando a
dare delle indicazioni ai due discepoli, dice
che l'uomo con la brocca li avrebbe condotti in
una casa, dove dovevano chiedere dov'era la
stanza per preparare la Pasqua a un "padrone di
casa" (Mc 14, 13; Lc 22, 11). Secondo Giuseppe
Flavio, gli esseni designavano in ogni città
"una persona che si prende cura degli ospiti"
(Guerra Giud. 2, 8, 4).
Da tutto il racconto dell'invio dei discepoli al
luogo dell'ultima cena si ha l'impressione che i
discepoli non conoscevano questo luogo e chi lo
abitava, mentre Gesù li conosceva. Impressione
rafforzata da due dati: il primo è che Gesù
definisce quel luogo come "una grande stanza al
piano superiore, già arredata e pronta" (Mc 14,
15; cfr. Lc 22, 12); il secondo è che chiama
questa stanza "la mia stanza" (Mc 14, 14). È
dunque ipotizzabile che già da prima dell'inizio
della sua vita pubblica egli non solo conosceva
questo luogo e chi lo abitava, ma vi aveva
soggiornato, o perché ogni anno con Maria e
Giuseppe si recava a Gerusalemme per la Pasqua,
o tramite i suoi amici esseni della vicina
Betania, Simone, Lazzaro, Marta e Maria.
Un'altra conferma del fatto che l'ultima cena fu
consumata in una abitazione essena è il fatto
che i partecipanti si trovavano in uno stato di
purità levitica, perché avevano fatto il bagno.
Dice infatti Gesù nel Vangelo di Giovanni
riferendosi a Pietro: "Chi ha fatto il bagno." (Gv
13, 10).
Altro elemento rituale che suggerisce
l'ambientazione essena è la benedizione del pane
e del vino, che avveniva anche nei pasti degli
esseni (1QS 4, 6s; 6, 4-5; 1QSa 2, 11-22).
Ancora un dato che conferma che Gesù si recò nel
quartiere esseno per l'ultima cena è una frase
di Epifanio: "Per il compimento della Pasqua
Gesù salì sul monte [.]. Qui egli mangiò la
Pasqua insieme ai suoi discepoli" (Pan. 51, 57).
Questo "monte" è quasi certamente la collina
sud-occidentale di Gerusalemme, il Monte Sion,
dov'era ubicato il quartiere esseno, anche
perché lo stesso Epifanio, in un'altra opera
localizza chiaramente "la chiesa superiore degli
apostoli" sul Monte Sion (De mensuris et
ponderibus 14).
Un ultimo dato a conferma che l'ultima cena
avvenne in un'abitazione essenza è il fatto che
essa fu celebrata secondo il calendario solare
esseno martedì 14 Nisan. Per le argomentazioni
che sostengono questa cronologia, che con
moltissimi studiosi ritengo ormai acquisita,
rimando al mio intervento del 2 dicembre 2001.
Che Gesù fosse legato agli esseni di Gerusalemme
si deduce anche da un passo di Eusebio, il quale
scrive che sul Monte Sion "il nostro Salvatore e
Signore spesso si trattenne ed impartì molti
insegnamenti" (Dem. Ev. 1, 4).
In conclusione, possiamo affermare che Gesù
conosceva e frequentava esseni a Betania, a Cana
e a Gerusalemme. E inoltre, i suoi due primi
discepoli, Andrea e Giovanni, erano stati
discepoli di Giovanni Battista e dunque vicini
all'essenismo. Tutto questo supporta il fatto
che Gesù condivideva molte usanze e concezioni
degli esseni (importanza della preghiera,
preghiera notturna, messa in comune dei beni,
concetto di nuova alleanza, credenza nello
Spirito Santo, atteggiamento verso i sacrifici
cruenti al tempio, critica alla corruzione del
culto nel tempio, proibizione ai discepoli
dell'uso del denaro, procedura della correzione
fraterna, celibato, condanna del divorzio,
calendario solare).
A questo punto ci si deve chiedere quali furono
i rapporti, dopo la morte e la risurrezione di
Gesù, fra la prima comunità cristiana di
Gerusalemme e gli esseni. Com'è noto, il capo di
questa comunità divenne a un certo punto
Giacomo, "il fratello del Signore" (Gal 1, 19).
Giacomo risiedeva a Gerusalemme come "vescovo"
secondo Eusebio (Hist. Eccl. 2, 23, 1; 4, 5, 3)
e secondo Epifanio (Pan. 66, 20). Che fosse il
capo di questa comunità cristiana risulta anche
dagli Atti degli Apostoli (At 12, 17; 15, 1-29;
21,18-25). Egli frequentava ogni giorno il
tempio secondo Egesippo citato da
Eusebio (Hist. Eccl. 2, 23, 6) e secondo uno dei
brani più antichi della letteratura
pseudoclementina (Rec 1, 27-71).
Lo studioso Robert H. Eisenman ha ipotizzato che
Giacomo fosse il Maestro di Giustizia di Qumran.
Ma questa ipotesi è insostenibile per almeno
cinque motivi:
1 - Nessuno dei documenti in cui si parla del
Maestro di Giustizia o che possono essere
attribuiti a lui (1QpHab, 4QpPs 37, 1QS, 1QH,
4QMMT, CD) è stato datato al primo secolo d.C.
con il metodo del carbonio C 14, né con il
metodo paleografico. Nel 1994 l'Università di
Tucson in Arizona attraverso il metodo del
radiocarbonio ha datato con certezza 1QpHab,
insieme ad altri dodici frammenti di Qumran, a
prima del 5 a.C.;
2 - Il Maestro di Giustizia è il fondatore, o
comunque l'ispiratore, della comunità di Qumran.
Secondo il Commento ad Abacuc, egli andò in
esilio a Qumran (1QpHab 11, 2-8). Secondo la
Regola della comunità, i fondatori di Qumran
partirono da Gerusalemme per il deserto (1 QS 8,
1s; 9, 3s). La data dell'insediamento a Qumran
varia secondo gli studiosi dal 152 al 100 a.C.
Giacomo non può essere colui che guidò nel
deserto i futuri qumraniani, perché egli opera
nel primo secolo d.C. Né può essere colui che
guidò la ricolonizzazione di Qumran. Sappiamo,
infatti, che l'insediamento subì una
distruzione, secondo alcuni ad opera dei parti
nel 40-39 a.C., secondo altri ad opera dell'asmoneo
Antigono II nel 40-37 a. C., secondo altri a
causa del terremoto del 31 a.C. La ricostruzione
e ricolonizzazione di Qumran avvenne secondo
alcuni nel 24-23 a.C., secondo altri nel 4-1 a.C.,
all'inizio del regno di Archelao. In nessun caso
colui che guidò questa ricolonizzazione può
essere identificato con Giacomo.
3 - I qumraniani non risiedevano a
Gerusalemme. Se Giacomo era un qumraniano, sono
false le notizie su di lui dei capitoli
dodicesimo, quindicesimo e ventunesimo degli
Atti degli Apostoli, dei capitoli primo e
secondo della Lettera ai Galati, di Egesippo, di
Epifanio, di Eusebio, delle Recognitiones
pseudoclementine;
4 - I qumraniani non si recavano al tempio a
pregare; anzi, criticavano aspramente il culto
del tempio (1QS 8, 5-6; 9, 3-6; 4Q159 2, 6-8; CD
4,12-18; Filone Alessandrino, Quod omnis probus
liber sit 75) e il sommo sacerdote di
Gerusalemme (1QpHab 1, 3; 8, 8-13; 9, 4-5.9; 10,
1; 11, 14; 12, 7-10; CD 6, 15-16.21).
Se Giacomo era un qumraniano, sono false le
notizie su di lui di Egesippo, delle
Recognitiones pseudoclementine e del capitolo
ventunesimo degli Atti degli Apostoli;
5 - I giudeo-cristiani guidati da Giacomo
produssero scritti, o comunque tradizioni
riprese in alcuni scritti (Lettera di Giacomo,
Lettera di Giuda, diversi passi del Vangelo di
Matteo, (come Mt 5, 17-19; 6, 1-18; 10, 5-6; 15,
24; 24, 20), Rec 1, 27-71, forse le Odi di
Salomone).
A Qumran, oltre che pregare e lavorare,
scrivevano. E lo facevano anche nel primo secolo
d.C. (il Rotolo di Rame è stato datato alla metà
del primo secolo d.C., il secondo esemplare del
Rotolo del Tempio, più completo, risale agli
inizi del primo secolo d.C., sono state trovate
a Qumran iscrizioni su cocci risalenti al primo
secolo dopo Cristo). Ma in nessuno dei
manoscritti di Qumran si trovano accenni a una
Signoria di Gesù, come dovrebbe essere se
Giacomo, il capo dei giudeo-cristiani, era un
qumraniano.
Ma se l'ipotesi che Giacomo fosse un membro
della comunità di Qumran, o addirittura il
Maestro di Giustizia, è insostenibile, si può
invece sostenere l'ipotesi di rapporti molto
stretti fra la comunità giudeo-cristiana di
Gerusalemme guidata da Giacomo e la comunità
essena di Gerusalemme.
Vediamo perché.
Una prima immediata obiezione a questa ipotesi
potrebbe nascere da un'assimilazione degli
esseni di Gerusalemme agli esseni di Qumran, che
non frequentavano il tempio. Se neanche gli
esseni di Gerusalemme frequentavano il tempio,
essi devono nettamente distinguersi dai
giudeo-cristiani, perché frequentavano
assiduamente il tempio sia Giacomo, come abbiamo
visto, sia la prima comunità cristiana di
Gerusalemme (At 2, 46; 3, 1.11; 5, 12.21.42).
Ma
questa obiezione cade, perché Giuseppe Flavio
afferma che alcuni esseni offrivano sacrifici al
tempio (Ant. Giud. 18, 19) e che un Giuda l'esseno
frequentava il tempio (Ant. Giud. 13, 311-313).
Inoltre, che gli esseni di Gerusalemme
frequentassero il tempio è suffragato anche dal
fatto che dal 24 a.C. circa al 5 a.C. il sommo
sacerdote del tempio fu Simone Alessandrino,
figlio di Boethos (Giuseppe Flavio, Ant. Giud.
15, 320); e le concezioni dei boetusiani erano
vicine a quelle degli esseni, come dimostra il
confronto tra Mishnah Nenahot 10, 3 e 4Q513, che
rivela somiglianze di calendario tra i due
gruppi. Dunque, gli esseni di Gerusalemme
frequentavano il tempio. È possibile che vi
fossero, riguardo al culto del tempio, così come
vi erano riguardo al celibato, esseni con
diverse usanze.
L'ipotesi di uno stretto rapporto tra l'essenismo
non qumraniano e il giudeo-cristianesimo e che
il giudeo-cristianesimo iniziale sia stato
fortemente influenzato e segnato dal fatto che
molti esseni di Gerusalemme, di Betania e di
altre città aderirono alla fede in Gesù risorto
è sostenuta da numerosi dati:
1 - Secondo Egeria, le apparizioni di Gesù
risorto avvennero sul Monte Sion, cioè nel
quartiere esseno (Peregrinatio 39, 5).
Probabilmente tra i cinquecento di cui parla
Paolo ai quali apparve Gesù risorto (1 Cor 15,
6) vi erano numerosi esseni. Così come tra i
molti giudei che credettero dopo aver assistito
alla risurrezione di Lazzaro (Gv 11, 45)
dovevano esservi numerosi esseni;
2 - Leggiamo negli Atti che a Pentecoste, quando
vi fu l'effusione dello Spirito, si trovavano a
Gerusalemme giudei pii da ogni nazione (At 2,
5). La festa di Pentecoste, quella di Pasqua e
quella delle Capanne o dei Tabernacoli erano le
tre feste di peregrinazione, in cui ogni uomo
israelita doveva recarsi al tempio di
Gerusalemme (Es 23, 14-17; cfr. Dt 16, 11). Se
in occasione di quella Pentecoste numerosi
giudei erano a Gerusalemme, i giudei esseni
erano anch'essi lì, come conferma anche il fatto
che Luca parla di "giudei pii" (At 2, 5).
Il termine greco "essaioi" con cui Filone
Alessandrino indica gli esseni sembra derivare
dall'aramaico "hassaja", che significa "i pii".
Secondo gli Atti la discesa dello Spirito Santo
durante la Pentecoste avvenne nel luogo
dell'ultima cena (At 2, 1). E ciò è confermato
da un passo di Cirillo di Gerusalemme, in cui si
afferma che essa avvenne "nella chiesa superiore
degli apostoli" (Catecheses 16, 4). E allora i
"giudei pii" che assistettero alla discesa dello
Spirito a Pentecoste,
poiché essa avvenne sul luogo dell'ultima cena,
cioè nel quartiere esseno, erano in buona parte
esseni. Poiché dopo il discorso di Pietro essi
si convertirono (At 2, 41-42), si può dedurre
che vi furono un gran numero di esseni
convertiti;
3 - Secondo il Libro dei Giubilei, di cui
sono stati trovati diversi frammenti a Qumran,
la festa di Pentecoste, che cade sempre di
domenica, rinnova l'alleanza offerta a Mosè sul
Sinai (Giub 1, 1; 6, 10.17-19; 14, 20) ed è la
festa dell'offerta delle primizie della terra e
dei giuramenti per entrare nell'alleanza (Giub
6, 17-21). Anche la Regola della comunità
collega la Pentecoste all'alleanza sinaitica
(1QS 1, 16 - 2, 25). E secondo Giuseppe Flavio
gli esseni prestavano giuramenti alla comunità
(Guerra Giud. 2, 142). È allora possibile che
durante la Pentecoste vi fossero a Gerusalemme
molti esseni che dovevano giurare o rinnovare il
giuramento e che assistettero alla discesa dello
Spirito Santo;
4 - Secondo At 6, 7 "un gran numero di
sacerdoti aderiva alla fede"; è probabile che si
trattasse anche di sacerdoti del tempio (anche
se i sadducei avevano perseguitato Gesù e tra i
farisei c'erano pochissimi sacerdoti), ma è
verosimile che si trattasse in maggioranza di
sacerdoti esseni, perché sono numerosi i passi
sia dei manoscritti di Qumran che del Documento
di Damasco in cui si afferma che la comunità
aveva dei "sacerdoti" (1 QS 1, 18.21; 2, 1.19;
5, 2; 6, 3-5.8.19; 7, 2; 8, 1; 9, 7; 1QM 2, 1;
7, 10; 13, 1-16; 15, 4; 16, 4; CD 3, 21 - 4, 2;
7, 1; 9, 13.15; 13, 2.5-6; 14, 3-6; 16, 14);
5 - Dal racconto di At 10, 1 - 11, 18
(incontro di Pietro con Cornelio, avvenuto prima
del 44 d.C.) appare evidente che secondo Pietro
non era stata abrogata nessuna parte della
legge. Pietro, infatti, durante il suo sogno si
sorprende dell'invito a mangiare ogni animale e
dice: "Non ho mai mangiato nulla di profano e di
impuro" (At 10, 14). Ma è altrettanto evidente
nei Vangeli che Gesù non rispettava alla lettera
le norme di purità rituale (andava a mensa con
pubblicani e peccatori, non si lavava
ritualmente le mani prima dei pasti, aveva
contatti con lebbrosi, con donne mestruate e con
cadaveri) e, come abbiamo visto, il suo invito a
pranzare con storpi, zoppi e ciechi (Lc 14,
12-21) sembra una diretta critica agli esseni.
Ma allora da chi veniva a Pietro la convinzione
che si devono rispettare tutte le norme rituali
di purità ? È probabile che venisse da esseni
convertiti;
6 - Quando Pietro, dopo l'incontro con Cornelio,
salì a Gerusalemme, fu rimproverato dagli
apostoli perché era entrato in casa di
incirconcisi e aveva mangiato con loro (At 11,
1-3). Questa sembra una reazione tipica di
esseni. Giuseppe Flavio afferma infatti che gli
esseni devono essere giudei "per nazione"
(Guerra Giud. 2, 13.119); dunque non facevano
proseliti tra i pagani. Mentre il Vangelo di
Matteo sembra indicare che scribi e farisei
praticavano un attivo proselitismo tra i pagani
(Mt 23, 15)
7 - Nel discorso di Stefano davanti ai membri
del sinedrio la legge data a Mosè viene definita
"parole viventi" (At 7, 38) e viene criticato il
tempio (At 7, 48-50); ciò fa ipotizzare un
retroterra esseno, o comunque un'influenza
essena, perché gli esseni veneravano Mosè fino
al punto che chi
lo bestemmiava era punito con la morte (Giuseppe
Flavio, Guerra Giud. 2, 145) e criticavano il
culto del tempio. Questa ipotesi sembra trovare
conferma nel fatto che Stefano fu seppellito da
"uomini pii" (At 8, 2);
8 - Per sostituire Giuda gli apostoli
"gettarono le sorti" tra due candidati in
presenza di tutta la comunità (At 1, 26). Un
analogo procedimento di sorteggio era in vigore
a Qumran (1QS 6, 14-22). Inoltre, tale procedura
venne eseguita perché uno dei due prendesse "il
posto in questo ministero" (At 1, 25). A Qumran
poteva avvenire attraverso la sorte proprio la
designazione per un particolare ufficio (1QSa 1,
16-20);
9 - Secondo Origene, il centro della comunità
primitiva di Gerusalemme era "sul monte visibile
del Signore, il Sion" (Contro Celso 5, 33, 28);
10 - Paolo dice che Giacomo, Pietro e Giovanni
erano ritenuti "le colonne" della comunità
cristiana di Gerusalemme (Gal 2, 9). Nel
consiglio della comunità di Qumran vi erano tre
sacerdoti (1 QS 8, 1). È probabile che la
presenza di tre capi nella prima comunità
cristiana rifletta un'influenza essena;
11 - Negli Atti degli Apostoli leggiamo che
"tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni
cosa in comune; vendevano le loro proprietà e le
loro sostanze e ne facevano parte a tutti,
secondo il bisogno di ciascuno" (At 2, 44-45;
cfr. 4, 32-35). Il parallelo con una delle
usanze essene è evidente: secondo Filone
Alessandrino, gli esseni "hanno una cassa unica
per tutti e le spese sono comuni: in comune sono
i vestiti, in comune è preso il vitto, avendo
essi adottato l'uso dei pasti in comune" (Quod
omnis probus liber sit 86).
Anche secondo Giuseppe Flavio gli esseni
mettevano in comune ciò che possedevano (Guerra
Giud. 2, 8, 3-4) e ricevevano ciò di cui avevano
bisogno (Guerra Giud. 2, 8, 4). E nella Regola
della comunità leggiamo che gli adepti, dopo
l'iniziazione, devolvevano tutti i loro beni
alla comunità (1QS 6, 22);
12 - Negli Atti degli apostoli vi sono tre
passi da cui si deduce che nella prima comunità
cristiana erano in uso preghiere notturne (At
12, 5-6; 12, 12; 16, 25). E secondo Plinio il
Giovane, che scrive nel 112 d.C., i cristiani si
incontravano per la preghiera prima dell'aurora.
In ambito giudaico la consuetudine della
preghiera notturna è presente solo nell'essenismo
(1QS 6, 6-8; 10, 9-17; Giuseppe Flavio, Guerra
Giud. 2, 8,5);
13 - Epifanio (Pan. 66, 20) ed Eusebio (Hist.
Eccl. 2, 23, 1; 4, 5, 3) forniscono un elenco
dei "vescovi" giudei di Gerusalemme a partire da
Giacomo. La parola greca "episkopoi" significa
"ispettori" o "sorveglianti". La funzione degli
"episkopoi" è quella di "pascere la Chiesa di
Dio" (At 20, 28), di "avere cura della Chiesa di
Dio" (1 Tm 3, 5), di "esortare nella sana
dottrina" (Tt 1, 9). Nella Regola della comunità
di Qumran si parla di "ispettori" che presiedono
il consiglio (1QS 6, 12) e nel Documento di
Damasco di "sovrintendenti" che sono paragonati
a un "pastore" e che istruiscono i sacerdoti
nella legge e la comunità nelle opere di Dio (CD
13, 5-12);
14 - I primi due discepoli di Gesù, Andrea e
Giovanni, erano stati inizialmente vicini all'essenismo,
perché discepoli di Giovanni Battista, e furono
forse i primi esseni convertiti.
Abbiamo visto che, secondo fonti letterarie
diverse, il quartiere esseno di Gerusalemme è
quello in cui Gesù insegnò (Eusebio), in cui
avvenne l'ultima cena (Vangeli, Epifanio), in
cui Gesù risorto apparve (Egeria), in cui
avvenne la discesa dello Spirito Santo a
Pentecoste (Atti degli Apostoli, Cirillo di
Gerusalemme), in cui la comunità primitiva aveva
il suo centro (Origene).
Non si può non dedurne che tra gli esseni di
Gerusalemme e la primitiva comunità cristiana di
Gerusalemme dovevano essersi instaurati rapporti
molto stretti.
E abbiamo anche visto che vi sono numerosi
elementi propri dell'essenismo che si ritrovano
nel giudeo-cristianesimo iniziale, alcuni dei
quali permeano anche il cristianesimo
successivo: rispetto delle norme di purità,
assenza di proselitismo, critica del tempio,
designazione a un ufficio con una procedura di
sorteggio, presenza di tre capi riconosciuti,
messa in comune dei beni, preghiera notturna,
istituzione e funzione degli ispettori o
sorveglianti. L'individuazione di questi otto
elementi costituisce, a mio avviso, un forte
sostegno all'ipotesi che il giudeo-cristianesimo
nasce
dall'incontro tra essenismo e fede nel Cristo
risorto, cioè dal fatto che, dopo le apparizioni
di Gesù risorto e la discesa dello Spirito a
Pentecoste molti esseni di Gerusalemme, di
Betania e di altre città aderirono alla fede
cristiana e ne condizionarono l'orientamento e
le concezioni. Questa adesione fu ovviamente
facilitata dal loro ricordo che Gesù, durante la
sua vita, era stato vicinissimo ad alcuni esseni
di Betania, di Cana e di Gerusalemme e aveva
condiviso molte usanze essene. Propongo di
chiamare sia gli esseni convertiti
dall'apparizione di Gesù risorto sia gli esseni
convertiti a Pentecoste o dopo "esseno-cristiani".
A questo punto è naturale chiedersi se anche i
membri della comunità di Qumran aderirono al
cristianesimo. Ma la risposta per loro, anche se
è possibile che qualcuno abbia aderito, non può
essere che negativa, per diversi motivi:
1 - L'insediamento di Khirbet Qumran era
ancora abitato nel 68 d.C., perché secondo
Giuseppe Flavio i romani incendiarono Gerico e
Qumran nel 68 d.C. e gli scavi archeologici
hanno rinvenuto punte di frecce romane e monete
romane che giacevano su uno strato di ceneri
scure e di resti di legno bruciato;
2 - Plinio il Vecchio, parlando quasi
certamente dell'insediamento essendo di Khirbet
Qumran, parla delle usanze degli esseni al
presente (Hist. Nat. 5, 15.75), lasciando
intendere che l'insediamento di Qumran esiste
ancora nel momento in cui scrive, cioè intorno
al 70 d.C.;
3 - I qumraniani non risiedevano a Gerusalemme.
Se i giudeo-cristiani erano qumraniani, sono
false le notizie secondo cui risiedevano a
Gerusalemme che si trovano negli Atti degli
Apostoli (capitoli dal primo al dodicesimo,
quindicesimo e ventunesimo), nei capitoli primo
e secondo della Lettera ai Galati, in Epifanio,
in Eusebio, nelle Recognitiones pseudoclementine;
4 - I qumraniani non si recavano al tempio a
pregare; anzi, come abbiamo visto, criticavano
aspramente il culto del tempio e il sommo
sacerdote di Gerusalemme. Se i giudeo-cristiani
erano qumraniani, sono false le notizie sulla
loro frequenza al tempio degli Atti degli
Apostoli (At 2, 46; 3, 1.11; 5, 12.21.42; 21,
17-26), di Egesippo, delle Recognitiones
pseudoclementine;
5 - I qumraniani seguivano un calendario
solare, mentre al tempio si seguiva quello
lunare;
6 - Ai giudeo-cristiani, come abbiamo visto,
sono riconducibili alcuni scritti, o tradizioni
riprese in alcuni scritti. E abbiamo visto anche
che a Qumran si continuò a scrivere anche nel
primo secolo d.C. In nessuno dei manoscritti di
Qumran sono stati trovati accenni a una Signoria
di Gesù, o a discepoli di Gesù, come dovrebbe
essere se i qumraniani erano diventati
giudeo-cristiani;
7 - Si potrebbe ipotizzare che i qumraniani si
trasferirono a Gerusalemme perchè credettero che
con Gesù era iniziato il periodo escatologico
finale descritto nel Rotolo della guerra. Ma in
tal caso si dovrebbe trovare nel Rotolo della
guerra qualche passo che consenta ai qumraniani
di avere contatti, nel periodo escatologico
finale a Gerusalemme, con quelli con cui avevano
quotidianamente contatti gli apostoli
giudeo-cristiani: giudei di diversa origine (At
2, 5), zoppi (At 3, 1-11), malati (At 4, 30; 5,
15-16), indemoniati (At 5, 16), paralitici (At
9, 32-35).
Ebbene, nel Rotolo della guerra vi è un passo
che dice esattamente il contrario: "Uno zoppo,
un cieco, uno storpio, chiunque ha nel suo corpo
un qualche difetto permanente o è colpito da una
qualche impurità corporale, nessuno di costoro
potrà andare con essi [gli angeli santi] alla
guerra" (1QM 7, 4).
I membri della comunità di Qumran, dunque, non
aderirono al cristianesimo.
Anche se ciò non esclude qualche adesione di
singoli. Ma tale adesione dovette essere minima
rispetto a quella degli esseni di Gerusalemme e
di Betania. E il fatto che in due testi
ritrovati a Qumran (4Q 285 e 4Q541) possano
esservi profezie sulla morte del futuro messia
applicabili a Gesù non prova che i qumraniani
divennero cristiani, così come il fatto che in
moltissimi passi dell'Antico Testamento (e in
particolare nel Libro di Isaia e nei Salmi) vi
siano profezie applicabili a Gesù non prova che
i giudei divennero cristiani.
Riguardo agli esseni residenti in città diverse
da Gerusalemme, si deve pure ritenere che buona
parte sono rimasti esseni (come lo saranno
rimasti alcuni di Gerusalemme). E ciò perché
Giuseppe Flavio parla di questi esseni al
presente, lasciando intendere che essi, con le
loro caratteristiche e le loro usanze, esistono
ancora nel momento in cui egli scrive la Guerra
Giudaica (79-80 d.C.) e le Antichità Giudaiche
(93-94 d.C.).
Sembra chiaro, dunque, che continuarono ad
esserci esseni che non aderirono al
cristianesimo.
Nella comunità di Gerusalemme l'influenza dei
cristiani di provenienza essena sugli altri
cominciò ad allentarsi dopo la rivelazione a
Pietro, il suo incontro con Cornelio e la sua
constatazione che lo Spirito era stato dato
anche ai pagani. Ma il risultato cui ci ha
condotto questo studio è che i primi anni del
cristianesimo furono segnati da uno strettissimo
legame con l'essenismo, che fu una delle cause
principali di quello che oggi chiamiamo
giudeo-cristianesimo e lo influenzò in modo
determinante. Poiché gli Atti collocano
l'incontro di Pietro con Cornelio subito prima
dell'arresto di
Pietro ad opera di Erode Agrippa I nel 43-44 d.C.,
poiché il primo viaggio missionario di Paolo e
Barnaba inizia non prima del 44 d.C., poiché le
prime Lettere di Paolo non sono databili a prima
del 50 d.C., poiché né il Vangelo di Matteo, né
il Vangelo di Marco, né il Vangelo di Tommaso
sono databili a prima del 45 d.C., poiché né l'ebionismo,
né il docetismo, né lo gnosticismo sembrano aver
avuto inizio prima del 50 d.C., si può
concludere, da tutto quanto fin qui esposto, che
vi fu un periodo di molti anni, dal 30 al 40-44
d.C., in cui il cristianesimo era il cosiddetto
giudeo-cristianesimo (che potrebbe chiamarsi
anche esseno-cristianesimo) ed era fortemente
influenzato dalla presenza degli esseni
convertiti, gli esseno-cristiani, e dal loro
incontro con gli altri discepoli di Gesù.
By
"Capo Salvatore"
s.capo@tin.it
- To:
il13moapostolo@yahoogroups.com
- Sent: Saturday, February 01, 2003
Un
po' piu' di luce seria sul personaggio
Gesu'
il nazareno vedi qui:
http://www.donninidavid.it
http://www.donninidavid.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=3
: la citta' di Nazareth esisteva al tempo di
Gesu' ? NO !
Un'altra versione
sulla vita su Gesu' il rivoluzionario:
http://coscienza.tv/?p=28
Gesu'-cristo e' un mito solare dei cosiddetti
"pagani".
Certo che si, ma non confondiamo gesu'-cristo
con
Gesu' il nazareno (questa confusione dei
termini, nomi, e' l'eterno problema di coloro
che non vanno in fondo ai problemi !) - vedi:
cosa e',
dove e' e chi e' il cristo ?
Il
gesu'-cristo dei
cristiani deriva da un mito solare, insito
nelle religioni antiche ed anche in quella
dell'Impero Romano di cui l'imperatore era il
Pontefice maximum; i religiosi avendo compreso
che le varie idee cristiane potevano minare
l'Impero, decisero di inserire i loro concetti
religiosi in quelli delle sette nascenti dette
"cristiane", cambiando i nomi dei loro "dei" con
i nomi allora in voga nelle varie sette
cristiane...e cosi nacque gesu-cristo !
Gesu' il nazareno e' un soggetto che e'
vissuto in Palestina c.a. 2000
anni fa, era figlio di Erode il grande ed anche un rabbi Esseno e divenuto
successivamente uno Zelota, contro i Romani e
contro i Farisei e Sadducei (sacerdoti e rabbini
di Gerusalemme) che avevano cambiato la
legge
mosaica ed
i profeti, la Torah,..... fin dal tempo di
Giosia ed Esdra
(600 anni prima dell'era volgare, nella
cattivita' di Babilonia/Assiria), non seguendo la
dottrina originale che era basata sull'
IO SONO un Dio e sulla Legge dell'AmOr.
Il
GESU'-
cristo dei
cristiani, e' in realta' il simbolo mitologico, della realta' del
SOLE
vedi:
Esseni e Vangeli +
Esseni
+
Esseni 2 + Esseni
3 +
Vangeli Segreti +
GNOSI fra i
primi Cristiani
+
Vangelo aramaico
+
Origini
Cristiane
+
Cattolicesimo
+
GESU' e'
esistito ? pare di no
+
Per
altri importanti particolari su questo TEMA
+
INFORMAZIONE, CAMPO
UNIVERSALE e SOSTANZA-Campi MORFOGENETICI
+
Giuseppe Flavio
+
Gesu'
l'Illuminato +
Gesu' cristo ritorna ?
+
Pietro e Paolo coinvolti nella trama contro
Nerone
By
Alessandro De Angelis
:
Ecco la vera storia della madonna
Maria vergine - PDF
vedi anche: LUNARIO
EBRAICO
+
EQUINOZIO di PRIMAVERA - La Festa di PASQUA
+
La vera
storia di Gesu'
+
l'Albero
delle Vite +
Rotoli di Qumran e Gesu'