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Secondo
il Biologo Lovelock che ha scritto il libro "The
revenge of Gaia - La vendetta di Gaia, la terra e
Margulis, l'evoluzione
sarebbe il risultato di processi cooperativi e NON
competitivi ! ....e cosi e' !
Ma
questa idea non si deve insegnare in quanto l'attuale
pseudoscienza insegna l'evoluzione Darwiniana, che in
quel caso verrebbe sconfessata !
vedi:
Creazione, Evoluzione
?
+
Darwin
+ Darwin
si o no ?
+
Progetto di Vita +
Evoluzione si, no
?
+
Miti
della scienza
ll Cervello ha un grande volume nel feto, e si riduce, in rapporto al corpo,
con la crescita.
Un grande cervello è un carattere infantile. Nella foto,
un feto umano di sette settimane.
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La
teoria evoluzionista, che fa discendere l’uomo dalla scimmia, ha confinato
nel regno delle favole l’antropologia biblica, che vuole l’uomo creato ad
immagine e somiglianza di Dio.
Eppure
i dati delle più recenti ricerche della paleontologia e della biologia
molecolare sembrano indicare la grande antichità dell’uomo e il carattere
secondario e derivato degli scimmioni africani. Riacquistano così significato
le antiche mitologie, nelle quali l’animalesco trae le sue origini
dall’umano.
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La
cultura occidentale si trova da oltre un secolo, di fronte ad una doppia
antropogonia. Nella tradizione biblica l’uomo è creato direttamente dal
Signore, a sua immagine e somiglianza. A questa antropogonia se ne
sovrappone un’altra, di origine scientifica, secondo la quale l’uomo
emerge dalla bestialità scimmiesca, per il gioco delle leggi di natura,
senza bisogno del Signore. Si tratta di un’interpretazione di tipo
gnostico che vede la creazione iniziale come l’atto malvagio di un
demiurgo, e l’emergenza dell’uomo come un processo di liberazione dal
male attraverso la conoscenza.
(1)
L’interpretazione
biologica ha guadagnato sempre più credito e l’uomo moderno è invitato
a considerare l’antropogonia biblica come una favola, o come una
metafora o come un raccontino per l’ingenuità dei primitivi.
Nello
stesso momento, poiché l’uomo ha bisogno di confortare con significati
e valori la propria origine, si è attuata una mitizzazione dell’origine
bestiale dell’uomo, con la conseguente riformulazione di tutte le nostre
giustificazioni e speranze.
(2)
A
questo punto si deve dire che l’antropogonia biologica, lungi
dall’essere una realtà scientificamente comprovata, è uno dei capitoli
più oscuri ed equivoci della nostra scienza moderna, e che l’origine
scimmiesca degli uomini è stata sostenuta contro ogni prova neontologica
e paleontologica.
I risultati più recenti concordano nell’escludere una
derivazione dell’uomo dalle scimmie ominidi attuali (scimpanzé,
gorilla, orango) o passate, e presentano piuttosto gli scimmioni come
specie derivate, recenti e senza futuro biologico. (3)
Primitività
dell’uomo.
Contrariamente
a quanto Darwin affermava e a quanto comunemente si crede, l’uomo non si
distingue dalle altre specie di primati per essere particolarmente evoluto
e specializzato. All’opposto, così come i primati rappresentano un
gruppo primitivo tra i Mammiferi, l’uomo rappresenta una specie
primitiva all’interno dei Primati.
La
grandezza del cervello umano è stata presa a misura della evoluzione
della nostra specie.
Il
valore di questo dato ponderale è molto discutibile. Se fosse il peso
assoluto del cervello a segnare l’intelligenza, la balena e l’elefante
ci supererebbero di molto. Se, come pare più giusto, si dovesse valutare
il peso cerebrale in relazione al peso del corpo, lo scoiattolo saimiri,
il tursoide, il topolino e la tupaia avrebbero più intelligenza di noi.
Nello scoiattolo saimiri il cervello rappresenta l’8% del corpo,
nell’uomo il 2%. Il grosso cervello è carattere di tutti i primati e si
trova in particolare in quelli considerati più primitivi (tursiope,
tupaia). (4)
Nel
neonato umano il peso relativo del cervello è quasi il 10% del peso
corporeo e nel neonato di scimpanzé pressappoco lo stesso. Un valore
enorme rispetto al 2% che l’uomo raggiungerà nella maturità.
Il
grosso cervello (per quel che conta) è un carattere primitivo e
infantile, e non una caratteristica tardiva e adulta.
Quasi
tutti gli altri caratteri umani hanno una configurazione primitiva e
originaria, sono cioè vicini alle conformazioni tipiche dell’ordine e
presenti nei più antichi Primati fossili. Il cranio sferoidale, senza
creste o arcate prominenti, è un tratto primitivo, così come i piccoli
denti bassi e regolari, senza canini emergenti, che si osservano nel
driopiteco (10 milioni di anni fa) e nel ramapiteco (15 milioni di anni
fa).
La
mano umana ha l’architettura primitiva della mano dei tetrapodi. Le
cinque lunghe e dritte dita chiudono una serie magica, 1.2.3.4.5., ovvero,
radio+ulna, tre+quattro ossicini del metacarpo, cinque ossa del carpo che
si continuano nelle falangi. Il piede presenta la plantigrada tipica dei
mammiferi più primitivi, mettendo al suo servizio una perfetta integrità
strutturale, con la stessa serie 1.2.3.4.5. della mano. Il parallelismo
delle falangi del piede è presente nell’embrione di quasi tutti i
primati, mentre il distacco dell’alluce è carattere che interviene solo
al termine dello sviluppo embrionale degli scimmioni.
Fig. 1: Confronto
tra i crani fetali e adulti di scimpanzé e di uomo.
Il cranio scimmiesco adulto è molto più alterato nelle
proporzioni
di quello umano.
La
stazione eretta (cui la paleontologia assegna la venerabile età di 5-6
milioni di anni) è anch’essa un tratto primitivo.
Essa comporta una
base del cranio arrotondata e aperta in un forame occipitale centrale,
articolato su un collo verticale. Questa è la condizione che preserva più
integro l’allineamento delle vertebre e la sfericità del cranio, che
sono caratteri embrionali.
L’appoggio sulle nocche degli scimmioni e la
stazione quadrupede comportano la torsione della nuca, l’arretramento
del forame occipitale e la costrizione della base cranica. Durante lo
sviluppo embrionale dei Primati il forame occipitale, inizialmente
centrale, migra posteriormente. (5)
Tutti
i caratteri che abbiamo menzionato collegano l’uomo all’embrione
proprio e degli altri Primati, e lo indicano come specie giovanile e
primigenia, spostandone la comparsa lontanissimo nel passato, oltre la
testimonianza, pur impressionante, dei reperti fossili portati alla luce
negli ultimi venti anni. Mentre nel 1960 si attribuiva al genere Homo
non più di mezzo milione di anni, nel 1980 le datazioni di fossili del
nostro genere hanno raggiunto i quattro milioni di anni.
Non
tenterò un esame, neppure sommario, dei fossili degli ominidi africani,
se non per ribadire che essi testimoniano la grande antichità della
stazione eretta. E’ mia convinzione, come quella di autorevoli
paleoantropologi, che essi non siano i nostri ascendenti, ma rami laterali
di un cespuglio dalla base del quale è emersa la nostra forma. (6)
e (7)
Fossili
di scimmioni del tipo dello scimpanzé, del gorilla e dell’orango, benché
a lungo cercati, non sono mai stati trovati.
Queste forme sono, per quanto
ne sappiamo, molto più recenti della forma umana e attribuire il ruolo di
nostri ascendenti ad essi o a forme ad essi simili (come voleva Darwin) è
trasformare quello che fu un errore scientifico in un falso scientifico.
Molecole
e cromosomi
Lo
sviluppo della biologia molecolare a partire dagli anni sessanta ha
consentito il confronto biochimico tra le specie viventi.. Attraverso un
criterio obiettivo di valutazione è divenuto possibile definire la
"vicinanza biochimica" tra le specie. Specie giudicate lontane
dai sistematici risultarono biochimicamente lontane, specie vicine
risultarono biochimicamente molto simili. Confrontando i dati biochimici
con quelli paleontologici fu anche possibile trasformare le distanze
molecolari in tempi storici.
Fig. 2: Il
bipedismo degli ominidi potrebbe essere derivato direttamente da un
bipedismo rettiliano. Modello di uno Stenonicosauro e di un
immaginario derivato umanoide, secondo D. Russell e R. Seguin,
Canada, National Museum of Natural Sciences (Discover
febbraio 1982)
Si
postulò una costanza del ritmo di mutazione nel tempo, si calcolò (per
varie proteine) il tempo medio richiesto per una singola modificazione, e
si riuscirono così a calcolare, su base molecolare, i tempi di
divergenza, cioè le epoche in cui due specie in esame avevano cominciato
a registrare nelle loro molecole modifiche indipendenti, avevano
cominciato a differenziarsi biochimicamente. (8)
Una
delle più sconcertanti risultanze della comparazione molecolare fu la
incredibile vicinanza tra l’uomo e gli scimmioni africani. Tradotta in
milioni di anni, secondo i principi del cosiddetto "orologio
molecolare", la divergenza tra uomini e scimpanzé risultò di 1,3
milioni di anni, (9)
una data che fu poi corretta a 4-5 milioni di anni. Si trattava, comunque,
d’un epoca inferiore alle più antiche documentazioni fossili relative
ai primi ominidi (5-6 milioni di anni) in contraddizione con l’idea che
gli ominidi derivassero dagli scimmioni.
Un’analisi
più sottile delle modificazioni molecolari successive alla divergenza tra
uomini e scimmioni rivelò un’altra situazione inattesa. Le modifiche
erano state molto più numerose sulla linea scimmiesca che sulla linea
umana.
Ciò corrispondeva alla constatazione che l’ascendente comune tra
uomo e scimmioni aveva una struttura molecolare molto vicina a quella
dell’uomo moderno.
Sia
anatomicamente che molecolarmente l’uomo risultava il Peter Pan tra i
Primati, cioè la specie che non si trasformava nel tempo, il bambino che
non voleva crescere. (10)
I
citologi, cioè gli studiosi dei cromosomi, comparando le mappe
cromosomiche di uomo, scimpanzé e gorilla raggiunsero, indipendentemente,
la stessa conclusione. L’ascendente comune di uomini e scimmioni aveva
cromosomi virtualmente uguali a quelli dell’uomo moderno. Anche i
citologi raggiunsero la conclusione che uomini e scimmie erano derivati da
un proto-uomo, il che significava, in parole semplici, che la figura umana
aveva preceduto quella scimmiesca.
(11)
I
dati molecolari e citologici hanno sostanziato dunque quello che i dati
anatomici e paleontologici avevano indicato.
La grande antichità
dell’uomo, il carattere primario della nostra specie rispetto al
carattere secondario e derivato degli scimmioni africani.
Fig. 3: La
Forma umana è inscrivibile nel cerchio e nel quadrato (Leonardo).
Al confronto la povera forma scimmiesca appare sproporzionata e
deforme.
Pan
e Satana.
La
caduta dell’umano nell’animalesco è un avvenimento di così grande
drammaticità che ci dobbiamo attendere di trovarne una traccia nelle
categorie del nostro spirito, una menzione nelle nostre mitologie. Un
esame della mitologia greca e della storia sacra cristiana ci confronta
subito con la narrazione della caduta in varie versioni, di cui mi limiterò
a citare le due più importanti, che rappresentano due momenti cruciali
nella religione olimpica e nelle religioni monoteistiche derivate
dall’ebraismo.
Un
mito narra dell’unione del Dio Hermes, l’angelo dei greci, con una
ninfa figlia di Driope. Dall’unione nasce un bambino-animale, un essere
mezzo uomo e mezzo capro, che il padre porterà in Olimpo, dove sarà
assunto alla divinità col nome di Pan. (12)
Pan è il dio dei boschi e delle balze montane, inseguitore di ninfe,
suonatore di flauto, custode del riposo meridiano, generatore della
follia, dell’incubo, del panico. Questo dio-satiro assunse un ruolo
centrale nell’Olimpo ellenico, e rappresenta il lato oscuro, selvaggio,
passionale dell’uomo, una condizione estrema del dionisismo,
all’opposto della distaccata purezza di Apollo. Nella storia sacra
cristiana incontriamo una figura iconograficamente identica al Pan greco:
Satana, il diavolo.
Questo
satiro, che nella nostra religione non ha nessuna delle qualità gioiose e
divine di Pan, è pura malvagità, è la raffigurazione del male assoluto.
Anch’esso ha origine da una figura umana, da un a arcangelo arrogante
che è punito da Dio e precipitato nel basso e nell’animalesco con tutta
la sua razza. Nei bestiari proto-cristiani l’animalesco non è
rappresentato dal capro, ma dalla scimmia, e precisamente dalla scimmia
umanoide, priva della coda. Scrive
il Physiologus (II-IV sec.) "…la
scimmia è un immagine del demonio: essa ha infatti un principio, ma non
una fine, cioè una coda, così come il demonio in principio era uno degli
arcangeli, ma la sua fine non si è trovata".
(13)
Fig. 4: Il
cranio di un giovane gorilla tra i crani di quattro adulti. Si noti
l'aspetto "umano" del cranio infantile. Da questo confronto
si sviluppò negli anni Venti l'ipotesi che l'uomo fosse una forma
giovanile-generalizzata-originaria e gli scimmioni fossero forme
senili- specializzate- derivate. (Museo di Storia Naturale di Salisburgo )
I
primi bestiari cristiani sono probabilmente di origine africana (egiziana)
e si deve pensare che portino testimonianza di una tradizione primordiale,
nella quale la scimmia derivata dall’umano appare come un simbolo
fondamentale della storia sacra.
L’origine dell’uomo dalla scimmia
asserita da Darwin, oltre a contraddire una serie di prove naturalistiche,
ribalta il fondamento della nostra sacralità, ponendo il male, sotto
forma di scimmia, all’origine, e il bene come emancipazione dalla
creazione primigenia. L’uomo razionale si salva da un cattivo demiurgo
creatore.
Nella
nostra tradizione, al contrario, è l’uomo che introduce il male nel
creato, e la sua redenzione, ad opera del Dio fatto uomo, rappresenta un
ritorno alla purezza originaria.
5
argomenti a favore della maggiore antichità dell’uomo rispetto agli
scimmioni (Pongidi)
1.
I fossili degli ominidi (bipedi stazione eretta) risalgono a 6
milioni di anni fa; i fossili dei Pongini sono recenti
(non oltre 1 milione di anni fa).
2.
La struttura scheletrica è primordiale (cranio ampio e tondo, fossa occipitale centrale, mano a ventaglio, ecc.)
nell’uomo, derivata e specializzata nei Pongidi.
3.
Il feto ed il neonato di scimmia somigliano all’uomo; non vi è
nessuna fattezza scimmiesca nel feto e nel neonato umano.
4.
La struttura molecolare (DNA, proteine) e cromosomica del “comune
ascendente” di uomini e scimmioni
somiglia a quella umana.
5.
L’uomo ha aspetto giovanile (fetale), lo scimmione aspetto senile
(derivato, specializzato).
ALCUNI
COMMENTI ALL’ORIGINE DEGLI SCIMMIONI DALL’UOMO
Anche
se scimmia e uomo hanno comune radice…questa è però…non la forma
scimmiesca ma quella umana. L’espressione volgare, se si devono usare
queste formule, dovrebbe suonare così: "la scimmia deriva
dall’uomo"…
Max
Westenöfer (1926) Heidelberg 1948
Gli
ominidi non discendono dalle scimmie antropoidi, piuttosto gli scimmioni
possono essere derivati dagli Ominidi…
Bjorn
Kurtén, Einaudi 1972
Il
venerabile antenato aveva si un cervello piccolo e una faccia grande, ma
camminava in posizione eretta e le sue membra avevano le proporzioni a noi
note nell’uomo. André
Leroi-Gourhan (1964) Einaudi 1977
Quale
fanciullo di primati viventi è più simile, nella forma, agli stadi
giovanili dei nostri antenati? La risposta deve essere: la nostra stessa
forma infantile Stephen
Jay Gould, Cambridge Mass. 1977
Noi
pensiamo che la derivazione degli Ominidi dal ceppo comune a tutti i
Primati ha più probabilità di essere vera della filiazione dalla linea
scimmiesca. Pierre-P.
Grassé, Adelphi 1979
Che
tra i discendenti più elevati e lontani da un presunto modello umano
originario possa trovarsi anche una scimmia antropomorfa è idea che non
può sorprendere chi come me aderisce alle vedute di un’antropologia
tradizionale
Emilio
Servadio "Il Tempo" 1983
Sarei
fiero di essere un antenato dello scimmione che a differenza di certi
esseri umani è nobile e dignitoso.
Alberto
Bevilacqua "Il Tempo" 1983
E’
giusto e logico che da un essere perfetto come l’uomo…possa scaturire
uno scimpanzé…Non mi disturba affatto essere l’antenato di uno
scimpanzé, mi disturberebbe invece esserne un discendente.
Pietro
Chiara "Il Tempo " 1983
Altri
specialisti…si son detti: se a detta della paleontologia gli ominidi
risalgono a ben cinque milioni di anni, allora per spiegare la nostra
stretta parentela con lo scimpanzé o rivediamo la classificazione dei
fossili smembrando la famiglia degli Ominidi, o facciamo derivare lo
scimpanzé (per il quale mancano fossili) da questa famiglia…Io
preferisco la buona biologia che offre poche certezze e tanti dubbi
Pietro
Omodeo "L’Espresso" 1983
Potremmo
anche formulare la nostra ipotesi dicendo che le scimmie derivano
dall’uomo…
J.
Gribbin, J. Charfas, Mondadori 1984
L’assenza
di fossili di gorilla e scimpanzé conferma la probabilità di una loro
derivazione molto recente in seno alla linea Ominide (bipede). Francesco
Fedele, Le Scienze, Quaderni 1984
Le
prove cariologiche indicano che tra gli scimmioni africani viventi e gli
uomini il miglior modello cromosomico per la condizione protoominide è Homo
Sapiens R. Stanyon, B. Chiarelli, K. Gottlieb, W. H. Patton, 1985
NOTE.
(1)
E. Samek Ludovici, La
gnosi e la genesi delle forme, rivista di biologia 74 (1-2) pp. 55-86,
Perugia 1981
(2)
J. R. Durant, Il mito
dell’evoluzione umana, Rivista di Biologia, 74 (1-2-) pp. 125-151,
Perugia 1981
(3)
G. Sermonti La luna nel
bosco: saggio sull’origine della scimmia, Rusconi, Milano 1985
(4)
R. Holloway, I cervelli
degli ominidi fossili in Gli antenati dell’uomo, Le Scienze,
quaderno 17 ottobre 1984
(5)
M
Westenhöfer, Die Grundlagen meiner Theorie von Eigenweg der Menschen,
Carl Winter, Heidelberg 1948
(6)
E.
Genet-Varcin, Problèmes de Philogénie chez les hominidés d’un
point de vue morphologique , Ann. Paleont. Vértébrés, 61 (")
pp. 211-233, 1975
(7)
S. J Gould, Questa idea
della vita, Editori Riuniti pp. 48-554, Roma 1984.
(8)
R. E. Dickerson, Struttura
e funzione di un ‘antica proteina, Le Scienze, 47, Luglio 1972
(9)
M.
Goodman, in "Progr. Biophys. Molec. Biol", 38, pp.
105-164, 1981
(10)
A.
R. Templeton Phylogenetic inference from restriction endonuclease
cleavage site maps… in Evolution 37, pp. 221-244, 1983
(11)
J.
J. Junis, O. Prakash, The origin of man: a chromosomal pictorial legacy,
Science, 215, pp. 1525-30, 1982
(12)
K. Kereny, Dei ed Eroi
della Grecia, vol.1 pp. 162-164, Garzanti, Milano 1976
(13)
Il Fisiologo,
trad. it, Adelphi, Milano 1975
Tratto
da:
airesis.net
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