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L'essenismo fu un movimento
nato all'interno del giudaismo intorno alla meta' del II sec. a.C. e
costituito molto probabilmente da un insieme di comunita' sparse nelle
citta' o nei villaggi o isolate, tra le quali quella di Qumran.
Secondo
alcuni testi provenienti dalle fonti indirette che possediamo su questo
movimento, gli esseni non si sposavano: Apologia pro Iudaeis, di Filone
Alessandrino, 14-17 (questo testo di Filone ci e' pervenuto da Eusebio, Praeparatio evangelica VIII,11,1-18); Bellum iudaicum, di
Giuseppe Flavio, II,120; Naturalis historia, di Plinio il Vecchio, V,15,73; Kata pason
aireseon élenchos o Refutatio omnium haeresium, di Ippolito Romano, IX,18.
Ma gia' nella stessa Guerra giudaica di Giuseppe Flavio vi sono due passi
in cui lo storico ebreo afferma che gli esseni non hanno abolito il
matrimonio e la propria discendenza (II,121) e che esiste un gruppo di
esseni sposati (II,160-161). E quest'ultima affermazione si trova anche in
Ippolito (Élenchos IX,18).
Inoltre, da Filone Alessandrino (Quod omnis probus liber sit 85) e da
Giuseppe Flavio (Bellum II,124) apprendiamo che gli esseni avevano case
private che mettevano anche a disposizione per eventuali ospiti esseni
provenienti da altri luoghi. e' verosimile che in queste case gli esseni
(quando non si trovavano nel luogo comune di riunione per la preghiera
mattutina, per i due pasti quotidiani e per gli incontri del sabato e
quando non erano al lavoro) dimorassero con i loro familiari, compresi
moglie e figli.
In terzo luogo, sia Giuseppe Flavio che Ippolito dicono che gli esseni
mettono alla prova le loro mogli per tre anni. Per capire meglio, occorre
riportare i due testi, che sono molto simili, ma non identici. Scrive
Giuseppe Flavio: «Mettono alla prova le loro mogli per tre anni; e dopo
che hanno superato una triplice purificazione, dando prova che possono
partorire, allora le sposano» (Bellum II,161). E scrive Ippolito: «Mettono
alla prova per tre anni le mogli (tas gametas). E dopo che si sono
purificate per tre volte, dando prova che possono partorire, allora le
conducono (ágontai) con sé» (Élenchos IX,28).
Molti autori hanno
sostenuto che non si possono riferire le «tre volte» della purificazione
ai «tre anni» della prova. Purificate per tre volte significa che hanno
avuto tre cicli mestruali regolari. Secondo l'ebraismo, infatti, le donne
durante le mestruazioni erano in stato di impurita' (cfr. Lv 15,19-31;
18,19; 11QTemple XLVIII,14-17); e secondo la saggezza popolare dell'epoca
tre cicli mestruali regolari dimostravano la fecondita' della donna (cfr.
Filone, De specialibus legibus 3,33). Per cui i tre anni di cui parlano
nella frase precedente sia Giuseppe Flavio che Ippolito devono riferirsi
al periodo di prova triennale richiesto a tutti gli esseni.
Cio' e' confermato dal fatto che altrimenti vi sarebbe una contraddizione
nel testo di Giuseppe Flavio tra la prima frase, in cui si dice che
mettono alla prova per tre anni le mogli, e la seconda, in cui si dice che
dopo che si sono purificate per tre volte le sposano. Il referente della
prima frase dev'essere diverso da quello della seconda. Come scrive G.
Boccaccini, «il riferimento iniziale alle "mogli" (e non alle
donne in generale) sembra rivelare come Giuseppe e Ippolito (o meglio la
loro fonte comune) avessero in mente non tanto la messa in prova di
promesse spose, ma delle attuali consorti di membri del gruppo (o
postulanti)» (G. Boccaccini, Oltre l'ipotesi essenica, Morcelliana,
Brescia, 2003, pag. 91; ed. or. 1998).
Del resto, non si conoscono gruppi giudaici in
cui era in uso un fidanzamento di tre anni, o
documenti che ne parlino. Il periodo di
fidanzamento presso gli ebrei durava circa un
anno. Una ulteriore conferma di tale
interpretazione viene, a mio avviso, dal fatto
che l'ultimo verbo usato da Ippolito nel suo
passo e' agein, che
significa propriamente "condurre" e non "sposare".
Il verbo greco che significa "sposare" e' gamein. Il verbo agein
significa "sposare" solo quando e' seguito da gynaika ("una
donna")
Questa costruzione si trova per esempio in Lc 14,20. Qualche
volta agein significa "sposare" anche se non e' seguito da gynaika, pero' tale sostantivo
e' sottinteso. Nel passo di Ippolito in
esame, invece, il verbo agein si riferisce alle gametas
("mogli") della frase precedente. E non puo' tradursi con
"sposare", perché sarebbe "sposare le mogli". Deve
tradursi con "condurre".
Il senso del passo sembra essere dunque
il fatto che le mogli venivano condotte nella comunita'. Cio' vuol dire
che per entrare nella comunita' le mogli degli esseni non solo dovevano
superare la prova di tre anni riservata anche ai mariti, ma dovevano dar
prova di poter partorire, in modo che non vi fosse il sospetto che i
maschi se le portassero solo per il piacere.
E questa interpretazione e'
confermata da cio' che viene subito dopo sia nel testo di Giuseppe Flavio
che in quello di Ippolito.
Cito solo il secondo, essendo il primo
praticamente identico: «Non si uniscono con quelle incinte, dimostrando
che non si sposano per il piacere, ma per la necessita' dei figli» (Élenchos
IX,28). Una ulteriore conferma del fatto che in questi passi sia Giuseppe
Flavio che Ippolito stanno parlando
dell'ammissione delle donne nelle comunita' essene viene dalla frase che in entrambi segue subito dopo
l'ultima citata: «Le donne prendono il bagno con una veste addosso,
mentre gli uomini indossano un perizoma» (Bellum II,161); «Le donne si
lavano indossando una sopravveste di lino, mentre gli uomini usano il
perizoma» (Élenchos IX,28). In un passo precedente della Guerra Giuseppe
Flavio aveva detto che a chi chiede di entrare
in una comunita' essena,
dopo un anno di prova viene data una cintura di lino (Bellum II,137; cfr.
II,129) e puo' fare i bagni purificatori, ma entra a pieno titolo nella comunita' solo dopo ulteriori due anni di prova (Bellum II,138-139).
Tra
l'altro in Bellum II,138 e' usato lo stesso verbo, "mettere alla
prova" (dokimazein) che sara' usato in Bellum II,161 (e da Ippolito
in Élenchos IX,28). Sembra evidente che quelli che «si lavano il
corpo con acqua fredda» e «non entrano nel refettorio che dopo essersi
purificati» (Bellum II,129) sono sia uomini che donne. Anche per le mogli
degli esseni, dunque, vi era una procedura di ammissione che durava tre
anni.
Se esaminiamo poi le fonti dirette che possediamo sugli esseni, cioe' i
testi ritrovati a Qumran e il Documento di Damasco, appare innegabile che
gli esseni, o almeno molti di loro, si sposavano e vivevano con le loro
mogli e i loro figli.
Numerosi sono i passi in cui si dice che i membri che hanno aderito al
patto hanno una moglie (CD-A VII,6-7; CD-B XIX,3; 4Q268 fr. 1,I,12-13;
4Q269 fr. 12,4-5; 4Q270 fr. 11,I,12-14; 11QTemple XLV,11-12), o hanno una
propria donna (CD-A IV,21; XII,1; XVI,10-12; 4Q270 fr. 9,I,18; 4Q502 fr.
1-3,3.7). In altri passi si afferma esplicitamente che gli esseni hanno
rapporti sessuali (4Q269 fr. 12,4-5; 4Q270 fr. 9,I,17-18; fr. 11,I,12-14;
1QSa I,9-10; 11QTemple XLV,11-12; CD-A XII,1) e generano figli (CD-A VII,7;
XV,5; CD-B XIX,3; 4Q270 fr. 10,I,21). In altri passi ancora leggiamo che
tra gli esseni vi sono donne (1QSa I,4; 4Q270 fr. 8,1; 1QM IV,3-4; 4Q502
fr. 19,2-3; fr. 24,4), madri (4Q270 fr. 11,I,14), padri (CD-A XVI,12),
bambini (1QSa I,4.8; CD-A XI,11; 4Q267 fr. 18,IV,10; 1QM IV,3-4; 4Q502 fr.
7-10,6; fr. 19,2) e famiglie (1QSa I,9.21).
Tutti questi dati non lasciano alcun dubbio sul
fatto che nelle comunita' essene fossero accolte e vivessero famiglie, con uomini, donne e bambini.
Ma vi sono tre passi, uno di Giuseppe Flavio, uno di Ippolito e uno di
Filone, che fanno pensare che alcuni esseni si separavano dalle mogli e
dai figli e abbandonavano la vita coniugale per entrare nelle comunita'.
Giuseppe Flavio afferma nelle Antichita' giudaiche non che gli esseni non
si sposano, ma solo che «né introducono mogli nella comunita', né
tengono schiavi» (Ant. XVIII,21; da Giuseppe Flavio, Antichita'
Giudaiche, a cura di Luigi Moraldi, 2 voll., UTET, Torino, 1998, vol. II,
pag. 1108); Ippolito scrive che gli esseni «non ricevono le donne» nella
comunita' (Élenchos IX,18); e Filone che le comunita' essene erano
composte da «uomini maturi, gia' sulla china della vecchiaia, non piu'
dominati dai cambiamenti del corpo né trascinati dalle passioni»
(Apologia 3). Quest'ultima descrizione di Filone fa pensare che nelle
comunita' essene entravano anche vedovi, oltre a
uomini che avevano lasciato le loro famiglie. I
suddetti tre passi di Giuseppe Flavio, di
Ippolito e di Filone, non possono significare,
per quanto visto sopra, che nelle comunita' essene non entravano donne. Il loro riferimento non puo'
che essere al fatto che entravano nelle comunita' molti esseni senza
donne, o perché vedovi, o perché avevano lasciato a casa le mogli.
e' probabile, inoltre, che tra gli esseni vi fossero anche celibi, persone
che volontariamente non si sposavano.
Questa ipotesi sembra confermata dal
ritrovamento, nei tre cimiteri intorno al Khirbet Qumran (uno principale a
est e due secondari a nord e a sud) di cadaveri di donne e bambini, ma in
numero molto inferiore a quello degli uomini (anche se l'esiguo numero di
tombe scavate, 53 su 1200 circa, non autorizza conclusioni definitive).
Sembra che a Qumran vivessero in gran parte o uomini che si erano separati
dalle famiglie, o uomini vedovi, o uomini celibi. Questa diversita' di Qumran potrebbe essere dovuta al clima inospitale, e/o al fatto che li' si
producevano, a partire dalle pelli degli animali, i rotoli di cuoio che
servivano per scrivere, servendosi anche dell'edificio della vicina oasi
di Ein Feshkha (cfr. H. Stegemann, 1993).
E proprio una di queste due
possibilita' o entrambe presuppone l'ipotesi (della maggioranza degli
studiosi) che la comunita' di Qumran era una delle comunita' dell'essenismo.
Secondo altri autori, invece, la diversita' di Qumran era dovuta a una
radicalita' ideologica dei qumraniani e/o a uno scisma tra loro e gli
esseni (F. Garcia Martinez, 1989; J. Maier, 1990; G. Boccaccini, 1998). e'
una questione tuttora aperta e dibattuta.
Un'osservazione di cui non si puo' non tener conto, relativamente
all'aspetto di cui stiamo parlando, e' che non esiste un solo documento qumranico in cui si afferma che i componenti della comunita' dovevano
essere esclusivamente celibi, o vedovi, o separati dalle mogli. Se a Qumran vigeva una tale norma e se il documento che illustra le norme per
la comunita', cioe' la "Regola della Comunita'" (1QS), valeva
solo per Qumran, in esso, cosi' pieno di norme e regole, dovremmo senza
dubbio trovare almeno una menzione di tale norma. Ma la Regola della Comunita' non ne fa cenno.
Non solo, ma nel documento che e' stato trovato
nello stesso rotolo in cui si trovava 1QS e immediatamente dopo di esso
(1QSa, o Regola della Congregazione) si afferma che gli esseni hanno
rapporti sessuali (1QSa I,9-10), che tra di loro vi sono donne (1QSa I,4),
bambini (1QSa I,4.8) e famiglie (1QSa I,9.21). Sembra, dunque, che a
Qumran non vigeva la norma per cui gli adepti dovevano essere celibi, o
vedovi, o separati dalle mogli; e dunque non c'era, o era minima, la
diversita' ideologica rispetto alle altre comunita' essene (almeno per
questo aspetto).
La scelta celibataria di alcuni esseni sembra confermata non solo da
alcuni dati delle fonti indirette (Filone Alessandrino, Giuseppe Flavio,
Plinio il Vecchio, Ippolito Romano) e dai dati archeologici provenienti
dai cimiteri di Qumran, ma anche da un passo non qumranico né degli
autori sopra citati, bensi' del Vangelo di Matteo: «Vi sono eunuchi che
si resero tali da sé per il regno dei cieli. Chi puo' comprendere,
comprenda» (Mt 19,12). Chi potrebbero mai essere questi che si sono fatti
eunuchi per il regno dei cieli, se non esseni? Gesu' sta constatando una
situazione esistente («Vi sono»).
E non conosciamo alcun altro gruppo
ebraico del suo tempo in Palestina al quale si possa riferire la frase di Mt 19,12.
Si potrebbe anche pensare che Gesu' si stia riferendo a quegli
esseni, di cui abbiamo parlato sopra, che avevano lasciato le famiglie per
entrare nella comunita'. Ma il termine usato (eunouchoi) e il fatto che
Gesu' sta rispondendo ai discepoli che avevano affermato che «se tale
e'
la condizione dell'uomo rispetto alla moglie, non conviene sposarsi» (Mt
19,10), fanno senz'altro pensare che Gesu' stia parlando di alcuni che
volontariamente non si sposavano.
La motivazione della scelta del celibato, sia a Qumran che nelle altre
comunita' di esseni, non la troviamo nelle fonti dirette, dove anzi non si
dice mai esplicitamente che alcuni sceglievano il celibato, e in un solo
passo si parla di esclusione delle donne e dei ragazzi; ma e' un passo che
si riferisce agli accampamenti militari: «quando escono da Gerusalemme
per andare in battaglia» (1QM VII,3-4); per cui appare scontata e normale
la presenza delle donne e dei ragazzi in tempo di pace all'interno delle
comunita'. La motivazione del celibato la possiamo solo dedurre: o dai
testi di Filone Alessandrino, di Giuseppe Flavio e di Ippolito Romano, in
cui si parla di enkrateia o padronanza di sé estesa alle passioni (Filone
Alessandrino, Apologia 14; Giuseppe Flavio, Bellum II,120; Ippolito
Romano, Élenchos IX,18), o si parla della necessita' di non essere «schiavo»
di fronte agli altri (Filone Alessandrino, Apologia 17); oppure dal fatto
che gli esseni considerassero la loro vita come una liturgia permanente,
come una ricerca continua di un contatto con Dio, e dunque alcuni
estendessero a tutta la vita la purita' cultuale, anche sessuale,
richiesta agli ebrei prima della teofania sul Sinai (Es 19,14-15), ai
sacerdoti officianti (Lv 22,4) e ai partecipanti a una guerra (Dt
23,10-12; 24,5; 1 Sam 21,5-6; 2 Sam 11,11), tanto che due volte si parla
di astensione dai rapporti sessuali nella citta' del tempio (CD-A XII,
1-2; 11QTemple XLV,11-12). Per lo stesso motivo legato a un'esigenza
cultuale prescritta dalla Legge, gli esseni escludevano dalla loro
congregazione gli uomini che avevano un qualche difetto fisico, ciechi,
sordi, zoppi, mutilati, paralitici (1QSa II,3-9; CD-A XV,15-17). Uno che
legga per la prima volta questi due passi della Regola della Comunita' e
del Documento di Damasco potrebbe rimanere sconcertato da questo rifiuto
degli esseni di stare insieme a queste sfortunate categorie di persone,
soprattutto perché viene subito in mente il diverso atteggiamento verso
di loro tenuto da Gesu'.
Ma gli esseni avevano un loro ben preciso motivo
per comportarsi in questo modo. Infatti, in un passo del Levitico, Dio,
per bocca di Mose', vieta a chiunque abbia un difetto fisico di fare
offerte come sacerdote (Lv 21,16-23). E nel Deuteronomio si legge che non
potevano partecipare alle assemblee cultuali gli evirati e i castrati (Dt
23,2). Il divieto del Levitico riguardava solo i sacerdoti, i discendenti
di Aronne. Ma vi sono due passi dell'Antico Testamento in cui si afferma
che Israele e' considerato da Dio un popolo di sacerdoti (Es 19,6; Is
61,6). E nei testi di Qumran si afferma che gli esseni consideravano loro
stessi «[il resto di] Israele» (4QpIsa (4Q161) fr. 1,I,23), «casa della
comunita' per Israele» (1QS IX,6) e tempio spirituale (4Q174 III,6-7); e
che «Dio consacrera' (alcuni) come un santuario eterno e purifichera' gli
eletti; e saranno sacerdoti, suo popolo giusto» (4Q511 fr. 35,3-4).
Ritenendosi un popolo sacerdotale, gli esseni escludevano dalle proprie
fila quelle categorie di persone che il Levitico aveva espressamente
escluse come sacerdoti. Ma detto questo, occorre anche dire che tra le
categorie che gli esseni escludevano dalla loro congregazione nei due
passi citati non c'erano le donne. Come abbiamo
visto, esse potevano entrare in una comunita' essena, dopo i tre anni di prova. Tuttavia, erano
certamente escluse dalle assemblee del sabato e dai due pasti cultuali
quotidiani durante le mestruazioni, perché in stato di impurita' (cfr. Lv
15,19-31; 18,19; 11QTemple XLVIII,14-17).
Gli esseni, infatti, ritenevano
che durante il loro culto a Dio fossero presenti gli angeli che servono
Dio (1QS XI,8; 4Q400 fr. 1,I,2-10) e che «non c'e' impurita' nelle loro
offerte sante» (4Q400 fr. 1,I,14). Se qualcuno era in stato di impurita',
dunque, non poteva partecipare al loro culto a Dio.
La conclusione che viene da tutti questi dati, a mio avviso, e' che
esistevano quattro tipi di esseni: 1) i celibi, che volontariamente non si
sposavano; 2) gli uomini sposati che si erano separati dalle proprie mogli
e dalle proprie famiglie per entrare in una comunita'; 3) i vedovi non
risposati; 4) le coppie di sposati, che vivevano in una comunita' nelle
proprie case.
Secondo alcuni autori (G W. Buchanan, 1964; A. Guillaumont, 1971; G.
Boccaccini, 1998), vi erano due ordini distinti di esseni: il primo ordine
comprendeva comunita' in cui vivevano i primi tre gruppi visti sopra
(celibi, separati e vedovi); il secondo ordine comprendeva comunita' in
cui vivevano gli esseni sposati del quarto gruppo. Questo significherebbe
che vi erano comunita' di esseni senza donne, come quella di Qumran
descritta da Plinio (Nat. hist. V,15,73), e comunita' di esseni in cui vi
erano uomini e donne. Ma io non escluderei la presenza di comunita'
"miste", cioe' in cui vivevano esseni di tutti e quattro i tipi
visti sopra. Anzi, credo che pressocche' tutte le comunita' essene fossero
"miste". E questo per due motivi.
In primo luogo, i dati archeologici dei tre cimiteri di Qumran, quello
principale e i due secondari, ci dicono che i cadaveri di donne, seppur in
forte minoranza rispetto a quelli di uomini, non sono assenti. Non solo,
ma a Qumran sono stati trovati anche cadaveri di bambini piccoli sepolti
accanto alle loro madri. L'ipotesi, da molti avanzata, che si tratti di
mogli e bambini che venivano a visitare i mariti e padri non e'
convincente, sia perché il presupposto e' che questi mariti e padri si
erano separati da loro, sia perché e' improbabile che queste donne e
bambini siano morti proprio durante la loro visita a Qumran, che doveva
essere molto breve.
In secondo luogo, recentemente e' stato scoperto a Gerusalemme (in
occasione dei lavori per l'apertura di una nuova
strada) quello che sembra essere il cimitero
della comunita' essena di Gerusalemme, perché le tombe
sono, come a Qumran, con direzione nord-sud e individuali, mentre gli
altri ebrei usavano sepolture collettive (B. Zissu, Field Graves at Beit
Zafafa: Archaeological Evidence for the Essene Community, in A. Faust, New
Studies on Jerusalem, in Ramat Gan, 1996, pp. 32-40; Id., «Qumran type»
Graves in Jerusalem: Archaeological Evidence of an Essene Community?, in
Dead Sea Discoveries, 5, 1998; Id., Odd tomb out: Has Jerusalem's Essene
cemetery been found?, in Biblical Archaeological Review, marzo-aprile
1999, pp. 50-55,62). Questa scoperta, dopo l'identificazione nelle vecchie
mura della "porta degli esseni", delle latrine subito fuori le
mura e delle vasche per le purificazioni, non lascia piu' dubbio sul fatto
che a Gerusalemme esisteva una comunita' di esseni che viveva nel
quartiere sud-occidentale della citta'. Nel cimitero esseno di Gerusalemme
sono presenti cadaveri di donne, e in numero quasi uguale a quello degli
uomini. Poiché nella citta' del tempio erano vietati agli esseni i
rapporti sessuali (CD-A XII,1-2; 11QTemple XLV,11-12), si puo' pensare che
nella comunita' essena di Gerusalemme vivessero sia celibi, sia separati
dalle famiglie, sia vedovi e vedove, sia coppie che convivevano ma si
astenevano volontariamente dai rapporti sessuali, almeno dentro
Gerusalemme. Come e' noto, quest'ultima pratica (convivere senza rapporti)
fu praticata nel II - IV sec. d.C. da molti sacerdoti cristiani (agapetismo).
La presenza all'interno della stessa comunita' di esseni celibi o separati
e di esseni sposati pone il problema del ruolo che le donne avevano
all'interno delle comunita' essene. Era simile a quello, assolutamente
marginale, che esse avevano nel restante giudaismo, o era in qualche modo
diverso? Un libro molto interessante di una studiosa che vive all'interno
della comunita' monastica di Bose, Laura Gusella, getta nuova luce
sull'argomento. Da questo libro ("Esperienze di comunita' nel
Giudaismo antico. Esseni, Terapeuti, Qumran", Nerbini, Firenze,
2003) riporto tre passi.
Nel primo la Gusella si sofferma su 1QSa I,9-11: «Non si [avvicinera'] a
una donna per conoscerla carnalmente fino a che non abbia compiuto vent'anni e conosca [il bene] e il male. Allora essa sara' convocata per
testimoniare riguardo a lui (sui) precetti della Legge e per prendere
posto per la proclamazione dei precetti». Scrive la Gusella: «Il
problema principale e' rappresentato dalla forma verbale al femminile che
per molti risulta poco convincente, dal momento che sarebbe indicativa di
una situazione singolare: la donna puo' testimoniare nei confronti di o
contro il marito, nel caso in cui questi abbia violato i precetti della
Legge e puo' partecipare alla proclamazione dei medesimi. Questo dato
appare estraneo alla condizione della donna nel giudaismo antico, poiché
non vi e' alcuna notizia circa il suo eventuale intervento in questioni
giudiziarie» (pp. 242-243).
Dopo aver discusso e respinto le proposte
avanzate per superare l'apparente problema (intendere «essa» come «la
comunita'» anziché «la donna»; mettere il verbo alla forma maschile e
sostituire «riguardo a lui» con «secondo»), la studiosa afferma che «il
senso letterale e' di per sé pienamente accettabile. L'ipotesi sostenuta
da altri autori [cita in nota D. Barthelemy; E. M. Schuller; L. B. Elder;
P. R. Davies e J. E. Taylor] e' quella di rispettare il testo cosi' come
si presenta, senza emendamenti e di intendere la proposizione come
un'attestazione della responsabilita' della donna nel rispetto delle norme
della Torah da parte del marito e un riconoscimento dell'opportunita' per
lei di offrire la sua testimonianza. [.]
La donna, una volta sposata,
aveva il diritto di essere convocata in giudizio per testimoniare circa il
comportamento del marito, molto probabilmente per questioni non tanto
generali, quanto private e specifiche, di cui lei sola poteva essere
testimone, quali potevano essere le questioni di ambito sessuale. La
moglie vigilava percio' che i loro rapporti coniugali non fossero resi
impuri dalla "fornicazione", intendendo con questa categoria
tutti quei rapporti senza possibilita' di procreazione (rapporti durante
la gravidanza, durante il periodo mestruale, durante la menopausa, ecc.).
In questo senso, il ruolo della donna nella congregazione risulta
autorevole e tutt'altro che passivo» (pp. 243-244).
Il secondo passo preso in esame dalla Gusella si trova nel Documento di
Damasco: «Sul giuramento della donna. Poiché e' detto: «Tocca al marito
annullare il di lei giuramento», non annulli nessuno un giuramento se non
sa se deve confermarlo o annullarlo. Se e' per trasgredire il patto lo
annulli e non lo confermi. E la norma vale anche per suo padre» (CD-A XVI,10-12).
Scrive la Gusella: «Viene ripresa la normativa di Nm 30,11-16, per cui il
marito puo' annullare il giuramento della moglie, ma l'interpretazione
settaria restringe questa possibilita' di annullamento, sia da parte del
marito sia da parte del padre, solo al caso in cui il giuramento impegni
la donna a trasgredire il patto.
La menzione del patto e la centralita'
datagli assicurano che il contesto e' quello di una regola settaria.
L'elemento interessante e' la dignita' riconosciuta alla donna, dal
momento che né il padre né il marito sono autorizzati a sciogliere il
suo giuramento «se non sa se deve confermarlo o annullarlo», ossia
probabilmente senza il parere e il consenso di colei che l'ha pronunciato,
condizione non contemplata nel testo biblico» (pp. 248-249).
Il terzo testo preso in esame dalla Gusella e' 4Q502, dove si nominano,
nell'ambito di quella che verosimilmente era una cerimonia che si ripeteva
(«[una fe]sta per la nostra gioia», fr. 7-10,10), una serie di categorie
femminili corrispondenti a quelle maschili: «[l'uomo] e la sua donna» (fr.
1-3,3); «la sua compagna» (fr. 1-3,7); «figlia di verita'» (fr.
1-3,6); «[figli della verita']» (fr. 16,2.4); «figli e fi[glie]» (fr.
14,6); «anziani e anzia[ne.fanciulli] e fanciulle, ragazzi e ragaz[ze]»
(fr. 19,2); si dice che «ella stara' in un'assemblea di anziani e anzia[ne]»
(fr. 24,4); e si afferma che vengono fatte lodi a Dio (fr. 1-3,5; fr.
7-10,2.5.12) e che tutti benedicono Dio (fr. 7-10,4-5.9-10.14.16). Scrive
a proposito di 4Q502 la Gusella: «Il sorprendente parallelismo tra uomini
e donne, la continuita' e varieta' dei gruppi femminili, il ruolo attivo
che la donna sembra avere all'interno della liturgia, prendendo parte alle
benedizioni e alle lodi, danno una prospettiva inaspettata alla fisionomia
della setta» (pp. 252-253).
Se consideriamo che nelle assemblee cultuali
giudaiche (e nelle prime assemblee cristiane, almeno nelle Chiese paoline
o postpaoline) le donne si limitavano ad ascoltare (cfr. Dt 31,9-13; Gios
8,34-35; Ne 8,1-12; Filone, De somniis II,126-127; Legatio ad Gaium 156; 1
Cor 14,33-35; 1 Tm 2,11-12), questa prassi degli esseni, come quella della
proclamazione dei precetti da parte di donne di cui parla 1QSa I,11,
sembra davvero nuova e sorprendente.
Ma oltre a questi aspetti evidenziati dal libro della Gusella, vi e'
ancora un aspetto relativo al rapporto tra uomini e donne in cui l'essenismo
costituisce un progresso rispetto all'ebraismo tradizionale e al resto del
giudaismo del tempo, cioe' il rifiuto del ripudio della moglie da parte
del marito. Leggiamo nel Documento di Damasco, scritto intorno al 100 a.C.,
che alcuni prendono «due donne nella loro vita, nonostante il principio
della creazione sia: "Maschio e femmina li creo'".
E quelli che
entrarono nell'arca, entrarono a due a due nell'arca» (CD-A IV,21 - V,1).
E di seguito nello stesso documento si dice che «del principe e' scritto:
"Non si moltiplichi le donne"» (CD-A V,1-2). Affermazione, quest'ultima, che si trova anche nel Rotolo del Tempio: il re «non
prendera' un'altra moglie oltre a quella, perché solo lei sara' con lui
tutti i giorni della sua vita» (11QTemple LVII,17-18). Poiché in CD-A IV,21
il pronome «loro» ha un suffisso maschile, si riferisce agli uomini e
non alle donne, e' evidente che si sta parlando della proibizione non solo
della poligamia, ma anche del ripudio e del divorzio, perché un uomo che
ripudia una donna e ne prende un'altra rientrerebbe tra quelli che
prendono «due donne nella loro vita».
E cio' e' confermato dalle
affermazioni di CD-A V,1 («entrarono a due a due nell'arca»), cioe' che
Dio ha voluto salvare coppie di maschio e femmina (cfr. Gn 6,18-20), e di
11QTemple LVII,18 («solo lei sara' con lui tutti i giorni della sua vita»), cioe' che dev'esservi una donna per tutta la vita.
Forse noi oggi non cogliamo pienamente la valenza di tale proibizione, che
per quei tempi doveva essere enorme. In Israele, infatti, la donna era una
proprieta' prima del padre, che aveva su di lei il diritto di venderla
come serva (Es 21,7) e di darla in moglie (Gn 29,19; 38,14), e poi del
marito (Gn 20,3; Es 21,22; Lv 21,3; Dt 24,2; 2 Sam 11,26); e in alcuni
passi dell'Antico Testamento il termine ebraico per indicare il marito o
l'uomo sposato e' addirittura ba'al, che significa "padrone" (Gn
20,3; Es 21,3; Lv 21,14; Dt 22,22; 2 Sam 11,26; Prov 12,4). La moglie
poteva essere ripudiata dal marito in qualunque momento (Dt 22,19.29;
24,1.3; Is 50,1; 54,6; Ger 3,1.8; Ml 2,16) semplicemente dandole il
libello del ripudio (Dt 24,1.3; Is 50,1; Ger 3,8) e semplicemente perché
«non trova piu' favore ai suoi occhi» (Dt 24,1).
Il divieto del ripudio
e del divorzio vigente tra gli esseni costituiva, dunque, un enorme
progresso sociale per le donne, che non erano piu' una semplice proprieta'
degli uomini, ma avevano riconosciuta una loro dignita'.
Questo divieto del ripudio delle donne e del divorzio sara' anche la
posizione di Gesu' (Mt 5,32; 19,3-9; Mc 10,2-11; Lc 16,18), che per
giustificarlo ha peraltro usato la identica motivazione degli esseni
tratta da Gn 1,27 e 5,2: Dio li fece da principio maschio e femmina (Mt
19,4; Mc 10,6).
Quest'ultima considerazione mi porta a una notazione marginale relativa a
Marcione. Come e' noto, secondo Marcione il Dio dell'Antico Testamento e'
diverso dal Dio del suo "canone", costituito dalle lettere di
Paolo e dal Vangelo di Luca.
Quello e' un Dio della giustizia, questo e'
un Dio dell'amore ed e' stato rivelato da Gesu'. Uno degli esempi che egli
adduce per giustificare questa diversita' e' che il Dio dell'Antico
Testamento permette il divorzio, mentre il Dio del nuovo
"canone" non permette il divorzio. Ma da quanto fin qui visto,
si potrebbe dire che il Dio del nuovo "canone" si e' rivelato
prima del nuovo "canone"; ed e' rivelato dagli esseni prima che
da Gesu'. In realta', e' estremamente problematico il tentativo di Marcione di dimostrare una diversita' fra un Dio e un altro fondandola
sulla diversita' fra due gruppi di scritti.
Pur con la dovuta prudenza, si potrebbe concludere che l'essenismo ha dato
alle donne un ruolo e un'importanza che esse certo non avevano nel
giudaismo antico e nelle altre correnti del giudaismo del II sec. a.C. - I
sec. d.C. Le possibilita' date alle donne di testimoniare, di proclamare i
precetti della Legge, di avere un ruolo attivo all'interno di una
cerimonia liturgica, di non avere annullato un giuramento dal marito o dal
padre, di non vedersi ripudiate dai mariti, cioe' di non essere una loro
semplice proprieta', costituiscono tutte degli enormi passi avanti
rispetto al giudaismo tradizionale e assumono una valenza fortemente
innovativa.
Come ho sostenuto nel mio intervento "Gli esseni, Gesu' e gli
esseno-cristiani", e' molto probabile che Gesu' abbia frequentato
alcuni membri delle comunita' essene, in particolare a Gerusalemme, a
Betania e a Cana.
Ricordiamo che le comunita' essene, una delle quali era a Qumran, erano
numerose ed erano presenti in diversi villaggi e citta' (Filone
Alessandrino, Quod omnis probus liber sit 76; Apologia 1; Giuseppe Flavio,
Bellum II,124; CD-A XII,19; 4Q267 fr. 6,II,15; fr. 18,V,20; 4QMMT B,31;
11QTemple XLVII,3) e che gli esseni erano «piu' di quattro mila» (Filone
Alessandrino, Quod omnis probus liber sit 75; Giuseppe Flavio, Ant. XVIII,20).
By Salvatore Capo
Un po' piu' di
luce seria sul personaggio
Gesu'
il nazareno vedi qui:
http://www.donninidavid.it
http://www.donninidavid.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=3
: la citta' di Nazareth esisteva al tempo di
Gesu' ? NO !
Un'altra versione
sulla vita su Gesu' il rivoluzionario:
http://coscienza.tv/?p=28
vedi:
ESSENI
1 +
ESSENI
2
+ Esseni
3 +
Esseni e Vangeli
+ Ebioniti +
Giudeo-Cristiani
+
GNOSI fra i
primi Cristiani
+
Vangelo aramaico +
Vangeli
+
Apocrifi
+ Falsificazioni della Bibbia +
Falsificazioni Storiche
+
Origini
Cristiane
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Cattolicesimo
+
INFORMAZIONE, CAMPO
UNIVERSALE e SOSTANZA-Campi MORFOGENETICI
+
Giuseppe Flavio
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Gesu'
l'Illuminato
vedi anche: LUNARIO
EBRAICO
+
EQUINOZIO di PRIMAVERA -
La Festa di PASQUA
+
La vera
storia di Gesu'
+
l'Albero
delle Vite +
Rotoli di Qumran e Gesu'
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