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Alla scoperta del
diavolo: l’Antico Testamento
(Bibbia) e i vangeli (parte
III)
Angeli
e diavoli
Il
Signore del Pentateuco non era solo
nell’alto dei cieli. Con lui c’erano due
tipologie di esseri, chiamati ben
Elohim
(figli degli dei) e malak Jahvé
(emissari o messaggeri di "Dio").
Lo sterminatore che opera in Egitto è il
malak Javhè, sterminatore. I Settanta infatti
tradussero “angelo sterminatore”.
In
questi esseri la teologia riconosce la corte degli
angeli celesti che circonda il Signore.
Ma
all’inizio, appunto, come testimonia il confuso
racconto della decima piaga d’Egitto, il malak
jahvé dovette essere un aspetto della divinità
stessa, l’apparire visibile di "Dio", che
poi si “distaccò” dalla divinità
diventando un’altra cosa, un altro essere
diverso da "Dio".
Nei
ben elohim possiamo vedere il prototipo
degli arcangeli, dei cherubini (in realtà di
origine babilonese) e dei serafini.
Nei
malak javè il prototipo degli angeli che
agiscono nel mondo, dell’angelo viandante.
Dalla
tradizione javhista deriva un passo celebre di Genesi
(VI:1), di cui si deve tenere conto: «Quando
gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla
terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio
videro che le figlie degli uomini erano belle e ne
presero per mogli quante ne vollero».
Dall’unione
tra questi angeli concupiscenti e le figlie degli
uomini viene poi detto che nacquero i giganti.
Questo
mito verrà poi ripreso nel Libro di Enoch
e diventerà una delle spiegazioni sull’origine
del diavolo.
Questi
accenni sugli angeli sono residui di miti antichi,
e non sono gli unici.
Un
altro residuo si origina in Isaia 34, dove si
parla della condanna di Edom: "Gatti selvatici si
incontreranno con iene, satiri si chiameranno
l’un l’altro; vi faranno sosta anche le
civette e vi troveranno tranquilla dimora".
Questa
è la traduzione ufficiale della CEI, ma quel
termine “civette” è la traduzione del termine
lilit, che indica un demone femminile che
vaga per le rovine. Derivazione della diavolessa
accadica delle tempeste Lilitu, che a sua volta
deriva dalla sumera Lill, la “donna tempesta”.
Lilit
è responsabile della morte dei neonati. Il
medioevo ne fece la prima moglie di Adamo, che per
130 anni non ebbe rapporti con
Eva ma con demoni
femminili Quando finalmente Adamo abbandonò Lilit
e si accoppiò con Eva, generando figli, la
sterile Lilit divenne invidiosa e si trasformò in
un demone che prediligeva uccidere i
neonati.
In questo modo, evidentemente, gli ebrei della
diaspora medievale giustificavano la mortalità
infantile che sopravveniva con le febbri notturne.
Bisogna
dunque stare molto attenti con le traduzioni dei
testi antichi.
Vediamo,
ad esempio, cosa succede con un altro demone della
tradizione cristiana, Lucifero.
La
caduta di Lucifero, un tempo angelo e quindi
ribellatosi a "Dio" e scagliato giù dal Paradiso,
è un tema caro anche alla pittura rinascimentale.
Ma da dove viene questo mito ?
Si
vuole che vi sia ad esso riferimento in alcuni
versetti di Isaia, cap. 14,11:, che in realtà
alludono alla caduta del re di Babilonia, che va
in rovina con tutta la sua arroganza:
«Come
mai sei caduto dal cielo,
lucente
figlio del mattino
Come
mai sei stato steso a terra,
signore
di popoli ?
Eppure
tu pensavi:
Salirò
in cielo,
sulle
stelle di "Dio" innalzerò
il trono,
dimorerò
sul monte dell’assemblea,
nelle
parti più remote del settentrione.
Salirò
sulle regioni superiori delle nubi,
mi
farò uguale all’Altissimo.
E
invece sei stato precipitato negli inferi,
nelle
profondità dell’abisso ! Quanti ti vedono
ti guardano fisso,
ti
osservano attentamente.
E'
questo l’individuo che sconvolgeva la terra,
che
faceva tremare i regni, che riduceva il
mondo a un deserto,
che
ne distruggeva le città,
che
non apriva ai suoi prigionieri la prigione ?
Nella
Bibbia italiana il versetto “lucente figlio del
mattino” diventa “Lucifero, figlio
dell’aurora”, ed ecco fabbricato un diavolo
all’interno del Vecchio Testamento.
Per
la verità, l’interpretazione che vedeva nella
stella cadente una creatura celeste decaduta
comincia con l’apocalittica giudaica, poi viene
esplicitata nei Vangeli da Luca, X:8, quando Gesù
dice: «Io vedevo Satana cadere dal cielo come la
folgore».
Ma
sul tema degli angeli ribelli e della loro caduta
torneremo dopo. Prima bisogna occuparsi della
“nascita” di Satana, o meglio del
satana, nell’AT.
Satana,
l’Avversario
É
nel libro di Giobbe, data presunta il V sec. a.
C., che compare il satana
È
stato fatto osservare che il diavolo compare nel
momento in cui è mutata la civiltà di Israele.
Siamo nel periodo post esilio. Israele ha
superato la fase del nomadismo predone, di una
vita durissima che postula un "Dio" esigente e
crudele, al quale si attribuiscono le ragioni
ultime dei massacri delle popolazioni rivali; un
Dio “geloso”: “Io, il Signore, sono
il tuo "Dio", un Dio geloso» è detto in Esodo
20:5; e «Tu non devi prostrarti ad altro "Dio",
perché il Signore si chiama Geloso: egli è un
Dio geloso» è detto in Esodo 34: 14.
Israele
non è più un popolo nomade, ed anche la vita si
è fatta meno pericolosa ed incerta al rientro
dall’esilio. L’evoluzione delle scritture
mostra un Dio meno esigente e crudele, un Dio da
cui deriva ogni bene, e dunque si deve cercare
un’altra spiegazione al male.
Sarebbe
questo il senso del Libro di Giobbe.
Libro
di Giobbe.
Cap. 1: «Un giorno, i figli di Dio
andarono a presentarsi davanti al Signore e anche
satana andò in mezzo a loro.
Il Signore chiese a satana: "Da dove
vieni?". Satana rispose al Signore: "Da
un giro sulla terra, che ho percorsa".
Il Signore disse a satana: "Hai posto
attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come
lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed
è alieno dal male" . Satana rispose al
Signore e disse: "Forse che Giobbe teme Dio
per nulla? Non hai forse messo una siepe intorno a
lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo ? Tu
hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo
bestiame abbonda di terra. Ma stendi un poco la
mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà
in faccia!". Il Signore disse a satana:
"Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma
non stender la mano su di lui". Satana si
allontanò dal Signore. »
Cap.
II «Quando
un giorno i figli di Dio andarono a presentarsi al
Signore, anche satana andò in mezzo a loro a
presentarsi al Signore. Il Signore disse a satana:
"Da dove vieni?". Satana rispose al
Signore: "Da un giro sulla terra che ho
percorsa". Il Signore disse a satana:
"Hai posto attenzione al mio servo Giobbe?
Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e
retto, teme Dio ed è alieno dal male. Egli è
ancor saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto
contro di lui, senza ragione, per rovinarlo".
Satana rispose al Signore: "Pelle per pelle;
tutto quanto ha, l'uomo è pronto a darlo per la
sua vita. Ma stendi un poco la mano e toccalo
nell'osso e nella carne e vedrai come ti benedirà
in faccia!". Il Signore disse a satana:
"Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la
sua vita". Satana si allontanò dal Signore e
colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta
dei piedi alla cima del capo...»
Il
satana del libro di Giobbe è confuso tra i ben elohim, i figli del Signore, forse è uno di
loro. Vaga per la terra, ed osserva da vicino gli
esseri umani. Li osserva per ricercarne i cattivi
comportamenti e quindi sottoporli al giudizio di
Jahvè. Ha accesso al trono del Signore, siede tra
la corte celeste. Dialoga con il Signore.
È
il Satana, ovvero l’accusatore, l’avversario
dell’uomo. Ha la funzione del pubblico ministero
in un processo.
È
lui a chiedere di mettere alla prova Giobbe, ed è
il Signore che acconsente e gli lascia carta
bianca, ponendo però dei limiti al male che si può
fare a Giobbe.
Si
arriva così ad una spiegazione più elaborata del
male nel mondo: l’essere umano è libero, il
satana è colui che dissemina malattie e disastri
ma a suo volta non è libero: agisce come il
Signore gli permette di fare. Il male viene dunque
da Satana, che però è solo un intermediario,
colui che permette sia fatta la volontà di "Dio" per mettere l’uomo alla prova. In ultima
analisi, è pur sempre il Signore che decide come
dispensare il bene e il male, ma non sono le sue
mani ad agire.
E
il satana è un membro della corte celeste che ha
una funzione particolare, così come l’aveva
l’angelo sterminatore.
Altre
citazioni del
diavolo nell’AT
Ci
sono altri due testi dell’AT che fanno cenno al satana.
In
Zaccaria (III:1-7) «Poi mi fece vedere il
sommo sacerdote Giosuè, ritto davanti
all’angelo del Signore, e satana era alla sua
destra per accusarlo. L’angelo del Signore disse
a satana: “Ti rimprovera il Signore, o satana !
».
Siamo
ancora una volta in un tribunale celeste, con
satana nelle vesti di accusatore, alla destra
dell’imputato.
C’è
infine il I Libro delle Cronache (XXI: 1):
«Satana insorse contro Israele. Egli spinse
Davide a censire gli israeliti..». Il fatto
dispiacque al Signore che perciò colpì Israele.
Questo
testo ha un parallelo in 2 Samuele (XXIV: 1 ss.):
«La collera del Signore si accese di nuovo contro
Israele e incitò Davide contro il popolo in
questo modo:
“Su, fa’ il censimento…”». E
il Signore manda una terribile punizione, che
Davide deve scegliere fra le tre possibili che gli
vengono prospettate (carestia, peste, fuga davanti
al nemico). Davide sceglie la peste.
Satana
sembra avere la funzione di collera del Signore,
cioè personificazione dell’aspetto terribile e
irrazionale dell’ira divina che colpisce a
seguito di un peccato.
Nell’Antico
Testamento in definitiva, a parte la particolare
figura del satana, che ha i tratti che abbiamo
visto, non c’è un grande affollamento di
demoni.
Ci
sono creature celesti, i figli del Signore e gli
angeli messaggeri, tra cui va probabilmente posto
il satana, ma manca una vera e proprio
demonologia.
Israele
condivise con altri popoli del Medio Oriente
l’idea di un "Dio" circondato da una corte celeste
di esseri al suo servizio, che agiscono per suo
conto per porre le condizioni per realizzare
i suoi piani. Ma non c’era assolutamente il
concetto che vi fossero potenze celesti ostili e
indipendenti, cosa che sarebbe stata
inconciliabile con il monoteismo dell’AT.
I
demoni a volte ci sono, ma sono le divinità dei
popoli sottomessi. Per fare un esempio, così è
per i sirim, spirito del caprone, demone
popolare, o per i sedim, che viene talvolta
tradotto come demoni, ma nel Salmo 106, 37 è
chiaro che non si tratta di veri demoni quanto di
divinità pagane: “Immolarono i loro figli e le
loro figlie ai sedim Versarono sangue innocente,
il sangue dei figli e delle figlie sacrificati
agli idoli di Canaan..».
Si
tratta, per usare le parole di Herbert Haag, di
“relitti della credenza nei demoni derivante dal
mondo circostante...”.
Di
questi demoni “pagani” la Scrittura dice
esplicitamente che il popolo di Dio non deve avere
paura:
«Non
temerai i terrori della notte
né
la freccia che vola di giorno
né
la peste che vaga nelle tenebre,
lo
sterminio che vaga a mezzogiorno» (Salmo 91:
5-6).
È
evidente qui l’allusione all’angelo
sterminatore visto come demone meridiano.
Nell’antico
mondo classico, soprattutto in Grecia, l’ora dei
demoni non era la mezzanotte, ma il mezzogiorno,
ovvero il momento in cui il Sole era allo zenit e
divideva il giorno in due parti uguali e
contrarie. Si questo argomento, la cui esposizione
ci porterebbe lontano, si può leggere il libro
“I demoni meridiani” di Roger Caillois.
Torniamo
un’ultima volta all’ AT, al Libro di Tobia,
che per gli ebrei non è canonico. Tra i suoi
protagonisti c’è il demone Asmodeo (forse
“colui che fa morire”), definito “il cattivo
demonio”, che fa morire tutti i mariti di Sara
prima che consumino il matrimonio. La maledizione
di Sara finisce allorché l’angelo Raffaele fa
sposare Tobia con Sara e insegna a Tobia un
rimedio magico con cui sconfiggere Asmodeo
((bruciare cuore e fegato di pesce sulla brace).
Asmodeo
agisce perché geloso di Sara (“il demonio è
geloso di lei, a lei non fa del male, ma se
qualcuno le si vuole accostare, egli lo uccide”)
L’odore
del pesce bruciato “respinse il demonio, che
fuggì nelle regioni dell’Alto Egitto”.
Il
diavolo ebraico tra gnosticismo e apocalittica
Il
Libro di Tobia introduce un elemento
importante: la magia come strumento per combattere
il diavolo, e la lotta dell’angelo contro il
diavolo.
È
sintomatico che Asmodeo sconfitto da un esorcismo
magico ripari in Alto Egitto, essendo l’Egitto
ritenuto terra di origine della magia.
Il
ruolo di Raffele rispecchia lo sviluppo dell’angeologia
nella letteratura post esilio, forse anche per
influssi caldei e persiani.
Negli
ultimi secoli prima dell’era cristiana, i
caratteri magici e il ruolo degli angeli
acquistano peso nella cultura ebraica, si dà
molto più importanza ad angeli e demoni.
È
molto forte il bisogno di dare una spiegazione
diversa all’origine del male, ed acquista peso
l’idea di attribuirne la colpa a spiriti
cattivi, così come acquistano spessore gli
spiriti buoni (angeli) come creature
“intermedie” tra "Dio" e l’uomo.
Sono
questi concetti che si affermano presso gli
esseni
e negli ambienti gnostici.
Gli
esseni vedono il mondo come terreno di lotta tra i
figli della luce ed i figli delle tenebre,
teorizzano la magia angelica. Nel loro Libro
dei Giubilei le teorie sulle schiere
angeliche, sui nomi degli angeli, sulle loro
funzioni hanno un posto di rilievo.
Soprattutto,
nella teologia degli esseni agli angeli è
riservato un ruolo importante nella guerra contro
i figli delle tenebre, capeggiati da Belial, nome
che nell’Antico Testamento, come accade per
satana = avversario, è sinonimo della funzione
“malizia, malvagità, cattiveria”.
Nei
testi degli esseni Belial diventa nome proprio. Il
dominio di Belial è il tempo presente, il suo
regno sono le tenebre, il suo fine è il male, i
suoi “collaboratori” sono gli “angeli di
distruzione”.
Belial
è stato creato da Dio per fare il male.
La
comunità di Qumran cade dunque nel dualismo
assoluto, ma poi non riesce spiegare perché Dio
ha creato il male.
L’antagonista
di Belial è il “principe di splendore” che
comanda sugli angeli, che forse è l’arcangelo
Michele.
Un
altro concetto importante che si sviluppa in
questo periodo trova spazio nell’apocrifo Libro
di Enoch.
È
qui che si delinea appieno il mito degli angeli
ribelli.
In
Enoch infatti, riprendendo l’episodio
di Genesi (VI: 1-5), si racconta
che alcuni angeli si innamorarono delle
figlie degli uomini e decisero di generare dei
figli con loro:
«E
si presero, per loro, le mogli ed ognuno se ne
scelse una e cominciarono a recarsi da loro. E si
unirono con loro ed insegnarono ad esse
incantesimi e magie e mostrarono loro il taglio di
piante e radici.(...) E Azazel insegnò agli uomini
a far spade, coltello, scudo, corazza da petto e
mostrò loro i metalli e il modo di lavorarli:
braccialetti, ornamenti, tingere e abbellire le
ciglia, pietre, più di tutte le pietre, le pietre
preziose e scelte, tutte le tinture e (gli mostrò
anche) il cambiamento del mondo. E vi fu grande
scelleratezza e molto fornicare. E caddero
nell'errore e tutti i loro modi di vivere si
corruppero.
Amezarak istruì tutti gli
incantatori ed i tagliatori di radici. Armaros
(insegnò) la soluzione degli incantesimi. Baraqal
(istruì) gli astrologi. Kobabel (insegnò) i
segni degli astri; Temel insegnò l'astrologia e
Asradel insegnò il corso della luna».
Per
punire tante nefandezze il Signore fa investire la
Terra dal Diluvio. I segreti della magia,
dell'astrologia, dell'erboristeria e della
metallurgia, nonché l'arte della lavorazione
delle pietre preziose e quella della
preparazione delle tinture alchemiche, sono
accomunati nella categoria delle conoscenze
maledette, rivelate agli uomini dagli angeli
corrotti; esse generano scelleratezza e peccato, e
il loro uso provoca la punizione divina.
Enoch
è
un testo gnostico. Lo gnosticismo spinge
all’estremo il dualismo bene-male. C’è una
folla di angeli e demoni che agisce nel mondo e
nell’aldilà. Lo stesso Jahvé, il dio "creatore"
di questo mondo nell’AT, diventa il dio
malvagio, poiché questo mondo è regno del male e
della sofferenza.
Ma
lo gnosticismo si sviluppa in pieno nell’era
cristiana, perciò conviene capire cosa
rappresenta il diavolo nel Nuovo Testamento (NT).
Il
nuovo testamento:
Gesù e il
diavolo.
Se
l’AT concede spazi ridotti al diavolo, le cose
cambiano nel NT, dove il diavolo è citato con un
certa frequenza e con una gamma di nomi diversi.
Il
diavolo è una presenza ben radicata nel NT, la
lotta tra
Gesù
e il diavolo è ricorrente.
Vediamo
quali sono nomi della personificazione del male,
cosa significano e con quale frequenza appaiono
nella versione italiana della Bibbia a cura della
CEI.
Demonio.
Deriva dal greco, verbo daìomai, che
significa dividere, lacerare. In
greco ne derivano due sostantivi: daimon
(un essere intermedio tra l’uomo e il divino) e daimonion
(una potenza superiore, che però rimane
distinta dal divino).
I Settanta preferirono la
seconda forma, da cui demonio, che ricorre
nel NT 20 volte al singolare (8 nell’AT,
tutte in Tobia) e ben 46 volte nella forma plurale
(4 nell’AT). Ne deriva il termine indemoniati.
Diavolo.
In
greco diabolos, che significa calunniatore,
avversario, ma Marco gli preferisce satana.
Comunque i due termini si equivalgono Nella
versione italiana della Bibbia a cura della CEI,
il termine diavolo ricorre 34 volte nel NT
a fronte di 1 volta nell’AT.
Satana.
L’ebraico satan fu lasciato talvolta in
greco, talvolta tradotto con diabolos, ma
non sembra esserci una ragione valida per cui si
è tradotto in un modo o nell’altro. Comunque,
nella Bibbia italiana satana ricorre 54
volte, di cui 18 nell’AT e 36 nel NT.
Si
usano poi i termini spirito impuro o
immondo (19 volte), spirito maligno
o Maligno (12 volte), principe di questo
mondo.
Nei
Sinottici si parla poi di Beelzebul (7
volte), che potrebbe significare “Signore della
dimora”, forse derivante dal Baalzebub dell’AT
(4 volte) che significava “Baal delle mosche”,
forse a suo volta storpiatura di “Baal zebul”,
cioè “Baal il Principe”.
Le
occasioni in cui ci si riferisce al diavolo nei
vangeli riguardano essenzialmente:
a)
le tentazioni di Gesù nel deserto;
b)
l’attività esorcistica di Gesù;
c)
l’attività taumaturgica di Gesù (solo 3
episodi nei sinottici)
Rilievo
assoluto ha poi l’episodio della possessione di
Giuda. Ma vediamo alcuni episodi tipo, nella
versione di un singolo Vangelo.
A)
Le
tentazioni.
(Mt IV: 1-11) –
«Allora
Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per
esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato
quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il
tentatore allora gli si accostò e gli
disse: "Se sei Figlio di Dio, dì che questi
sassi diventino pane". Ma egli rispose:
"Sta scritto: Non di solo pane vivrà
l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di
Dio". Allora il diavolo lo condusse con sé
nella città santa, lo depose sul pinnacolo del
tempio e gli disse: "Se sei Figlio di Dio,
gettati giù, poiché sta scritto: Ai
suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi
ti sorreggeranno con le loro mani, perché non
abbia a urtare contro un sasso il tuo piede".
Gesù gli rispose: "Sta scritto anche: Non
tentare il Signore Dio tuo". Di nuovo il
diavolo lo condusse con sé sopra un monte
altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo
con la loro gloria e gli disse: "Tutte queste
cose io ti darò, se, prostrandoti, mi
adorerai". Ma Gesù gli rispose:
"Vattene, satana! Sta scritto: Adora il
Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto".
Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si
accostarono e lo servivano».
Le
tentazioni sono 3 distinte. Hanno valore
messianico. Tra gli ebrei del tempo di Gesù si
attendeva il Messia che:
1) avrebbe rinnovato i
prodigi dell’Esodo, nutrendo il popolo;
2)
avrebbe fatto una venuta spettacolare;
3) avrebbe
dominato nel mondo.
Ed ecco che Gesù rifiuta di
produrre cibo, di scendere in volo dalla sommità
del tempio; di governare sul mondo. Gesù
chiarisce di essere il Messia in un modo
differente dalle attese.
L’episodio
evangelico citato ha dunque questo scopo, e non
quello di porre l’antagonismo tra Gesù e
Satana.
B)
Attività
esorcistica “pura”.
Vediamo
l’episodio dell’indemoniato di Gerasa, nella
versione di Marco (V: 1-), che presumibilmente è
la più antica e che è la più completa.
«Intanto
giunsero all’ltra riva del mare, nella regione
dei Gerasèni. Come scese dalla barca, gli venne
incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno
spirito immondo. Egli aveva la sua dimora nei
sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato
neanche con catene, perché più volte era stato
legato con ceppi e catene, ma aveva sempre
spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno
più riusciva a domarlo. Continuamente, notte e
giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si
percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano,
accorse, gli si gettò ai piedi, e urlando a gran
voce disse: "Che hai tu in comune con me, Gesù,
Figlio del "Dio" altissimo? Ti scongiuro, in nome di
Dio, non tormentarmi!". Gli diceva infatti:
"Esci, spirito immondo, da
quest’uomo !". E gli domandò: "Come ti
chiami ?".
"Mi chiamo Legione, gli
rispose, perché siamo in molti". E prese a
scongiurarlo con insistenza perché non lo
cacciasse fuori da quella regione. Ora c’era là,
sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo.
E gli spiriti lo scongiurarono: "Mandaci da
quei porci, perché entriamo in essi". Glielo
permise. E gli spiriti immondi uscirono ed
entrarono nei porci e il branco si precipitò dal
burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono
uno dopo l’altro nel mare».
C’è
in questo episodio: uso magico del nome di Gesù e
del nome di Dio; i demoni sono una legione, ma Gesù
li domina tutti contemporaneamente; c’è la
contrapposizione tra la furia demoniaca della
possessione e l’atteggiamento sottomesso dei
demoni di fronte a Gesù. L’episodio sta a
significare la promessa della fine dei tempi,
quando il regno del principe di questo mondo sarà
sconfitto.
C)
Attività
esorcistica legata a guarigione.
Sono solo tre gli episodi del genere e sono da
considerarsi un’eccezione. Riguardano:
guarigione di un bambino epilettico; guarigione di
una donna gobba; guarigione del muto e cieco.
Sono
narrazione asettiche, che hanno scopi dottrinali
evidenti: la fede che guarisce (bambino
epilettico);
Gesù
padrone del sabato (la donna gobba), che però
introduce il tema magico della “legatura”
diabolica; superamento della calunnia di essere
principe dei demoni (il cieco e muto). La sostanza
delle cose è che in questi episodi la presenza
del satana è secondaria in quanto solo funzionale
alla necessità di sottolineare alcuni aspetti
dottrinali.
L’ultimo
dei tre episodi citati è importante proprio perché
introduce il nome di Beelzebul. Vediamolo nella
versione di Matteo (Mt XII: 22-24).
«In
quel tempo gli fu portato un indemoniato, cieco e
muto, ed egli lo guarì, sicché il muto parlava e
vedeva.
E tutta la folla era sbalordita e diceva: “Non
è forse costui il figlio di Davide?”. Ma i
farisei, udendo questo, presero a dire: “Costui
scaccia i demoni in nome di Beelzebul, principe
dei demoni».
Gesù
lo viene a sapere e pone un’obiezione: «se
satana scaccia satana, egli è discorde con se
stesso, come potrà reggersi il suo regno?”.
Ovvero, satana non può essere così...autolesionista
da scacciarsi da solo.
E
poi: «E se io scaccio i dèmoni in nome di
Beelzebul, in nome di chi li scacciano i vostri
figli?».
Qui
nasce una questione curiosa, almeno
nell’interpretazione di un teologo coraggioso
come Herbert Haag.
Di Beelzebul non si parla altrove, solo in questo
episodio. Beelzebul significa “Signore della
Dimora (celeste)”. Potrebbe essere dunque,
secondo la tesi di Haag, un nome attribuito
realmente a Gesù dai suoi contemporanei. E il
senso sarebbe che i farisei volevano semplicemente
dire che Gesù, ritenuto “Signore della Dimora
celeste” era in realtà il principe dei demoni.
Sia
o no valida tale interpretazione, essa ci dimostra
quanto sia difficile districarsi tra le Scritture.
Giuda
e il diavolo
Nel
riferire l’episodio della tentazione di
Gesù
nel deserto, il Vangelo di Luca si chiude con una
frase sibillina: «Dopo aver esaurito ogni tipo di
tentazione, il diavolo si allontanò da lui per
ritornare a tempo opportuno”. (Lc, IV:12).
Qui
Luca introduce la “teoria” del complotto di
Satana per far morire Gesù. Lo stesso Luca,
infatti, più oltre scrive: «Si avvicinava la
festa degli Azzimi, chiamata Pasqua, e i sommi
sacerdoti e gli scribi cercavano come toglierlo di
mezzo, poiché temevano il popolo. Allora Satana
entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel
numero dei Dodici...». (Lc, XXII: 1-3).
Ed
anche Giovanni esprime concetto analogo nel
raccontare l’ultima cena: «Mentre cenavano,
quando già il diavolo aveva insinuato nel cuore a
Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo...».
(Gv, XIII: 2-3)
E
più oltre, quando Gesù porge a Giuda il primo
boccone della cena, gesto di grande cortesia: «Intinto
il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota,
figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone,
Satana entrò in lui».
Ancora
più esplicito è un altro passaggio di Giovanni,
che mette in bocca a Gesù queste parole rivolte a
Pietro e pronunciate molto tempo prima
dell’ultima cena:
«Non ho forse scelto io voi,
i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo. Egli
parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota...».
(Gv: VI: 70)
Si
può parlare di possessione? I posseduti nei
Vangeli hanno altre caratteristiche, la
possessione si manifesta in forme clamorose e
violente, come nel caso dell’indemoniato di
Gerasa.
Il
diavolo che si muove intorno a Gesù e ai
discepoli ha un altro significato, che è poi
quello originario del satana. Lo capiamo
chiaramente da altri passaggi.
«Simone,
Simone, ecco: Satana ha chiesto di vagliarvi come
si vaglia il grano; ma io ho pregato per te, che
non venga meno la tua fede...» (Lc, XXII: 31).
Satana
può agire solo col permesso di Dio, e il suo
raggio di azione è limitato da Dio stesso.
Satana
non ha alcun potere su Gesù, come conferma Gesù
stesso: «Non parlerò più a lungo con voi, perché
viene il principe di questo mondo; egli non ha
alcun potere su di me, ma è necessario che il
mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello
che mi ha comandato..». (Gv, XIV: 30-31).
Complessivamente
nei vangeli Satana conferma la sua antica funzione
di accusatore, tentatore, che agisce con permesso
di Dio, per fare la volontà di Dio.
Qualche
conclusione
Ma
più che fermarsi sui singoli episodi, bisogna
cercare di cogliere il senso generale di questa
presenza diffusa del diavolo nei testi evangelici.
È proprio vero che i Vangeli ci consegnano un
mondo preda di satana? È qui, nei Vangeli, la
radice di quell’ossessione demoniaca che
caratterizzerà i secoli successivi?
Si
può rispondere tranquillamente di no.
È
vero che l’avversario, o meglio legioni di
avversari scorrono nel mondo, ma:
- non
c’è nei Vangeli una demonologia, ovvero un
insegnamento organico e coerente (unitario) nei
demoni.
Non è questa la preoccupazione dei Vangeli;
- non c’è un insegnamento che colleghi le
malattie all’influsso del demonio;
- non
c’è un sistema dualistico, con un antagonista
negativo al bene assoluto che si elevi al livello
di Dio; satana è limitato davanti a Gesù, il suo
agire è limitato a casi personali di singoli
individui;
- non
c’è un male diabolico astratto e generale, ci
sono entità concrete, personali e malvagie.
La
presenza ripetuta del diavolo nel Vangelo non in
funzione di testimoniare una realtà fortemente
inquinata da satana, ma di dimostrare che Gesù,
in quanto Figlio di Dio, ha trionfato sul Diavolo.
Nei
vangeli non è il diavolo l’origine dei mali del
mondo: il male ha le sue radici nel cuore
dell’uomo. Come sostiene Herbert Haag, ha radici
nell’indurimento del cuore dell’uomo.
«Dal
di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini,
escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti,
omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità,
inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia,
stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori
dal di dentro e contaminano l'uomo». (Mc XVII:
21-23)
«Non
intendete e non capite ancora ? Avete il cuore
indurito ?» (Mc, VIII: 17).
È
la fede che libera l’uomo dal cuore indurito. La
chiave per vincere le tentazioni proposte dal
satana sta nell’amore di Dio e del prossimo, non
nei riti: «Imparate cosa significhi:
“Misericordia voglio, e non sacrificio”». (Mt,
IX: 13)
La
sconfitta di satana è avvenuta, e non è
reversibile. Lo si dice chiaramente «Io vedevo
satana cadere dal cielo come la folgore.
Ecco vi
ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e
gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico;
nulla vi potrà danneggiare». (Lc, X:18-19).
Lo
si ribadisce di continuo. Ad esempio: «Ora è il
giudizio di questo mondo; ora il principe di
questo mondo è cacciato fuori»
(Gv XII:31); «Voi
avrete tribolazione dal mondo, ma abbiate fiducia:
io ho vinto il mondo» (Gv XVI: 33).
Se
vogliamo cogliere l’origine dell’ossessione
cristiana del diavolo, dunque, l’Antico
Testamento ed i Vangeli non ci sono di aiuto.
By
Andrea De Pascalis – tratto da
www.coscienza.org
Dobbiamo
guardare altrove.....Amore
e' anche.....
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IMPORTANTE, sullo
"SFIDANTE", il parassita, satana l'avversario, il
diavolo, il guardiano della soglia...ecc. cosa
e', dov'e' e chi e' ?
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