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Francia.
Dichiarato morto, anziano torna alla vita all'obitorio
dopo 24 ore. Ora dovrà dimostrare di essere vivo.....e cosi' ve ne sono molti altri nel mondo !
vedi:
Premorte - 1
+ Pre Morte
-3 +
NDE
Studi
sulle
NDE sono stati pubblicati su riviste di
anestesiologia e rianimazione (come Resuscitation) o su
riviste di psicologia. Per la prima volta una ricerca su
questo fenomeno è pubblicata da Lancet (2001; 358: 2039).
Lo
studio
è stato effettuato da Pin Van Lommel e suoi
collaboratori, i cardiologi dell'ospedale di Arnhem in
Olanda.
Gli autori hanno organizzato lo studio incuriositi dal
fatto che nella letteratura specifica i fenomeni NDE sono
molto simili a prescindere dalla provenienza geografica e
dalle credenze religiose dei soggetti coinvolti.
Lo studio olandese è però il primo studio prospettico (e
non retrospettivo) sull'argomento.
Tutti i pazienti che venivano rianimati dopo arresto
cardiaco venivano intervistati per sapere se avevano avuto
una NDE. In totale sono stati arruolati 344 pazienti.
Solo 62 pazienti (il 18 per cento) ha avuto una NDE, 41
hanno avuto una "core" experience cioè una
esperienza di intensità particolarmente forte. Tutti
erano stati trattati allo stesso modo.
All'interno dei pazienti che hanno avuto una NDE sono
stati descritti alcuni elementi tipici della NDE:
Consapevolezza di essere morti: nel 50 per cento dei casi
di NDE
Emozioni positive (no paura della morte): 56%
Out-of-body experience (OBE): 24%
Sensazioni
di muoversi all'interno di un tunnel: 31%
Luce intensa ma non dolorosa: 23%
Osservazione di colori: 23%
Osservazione
di un paesaggio celestiale: 29%
Incontro con persone decedute: 32%
Rivisitazione di tutta la vita: 13%
Presenza di un limite da oltrepassare: 8%
Gli
elementi delle NDE corrispondono con quelli descritti in
letteratura.
Gli
autori fanno notare che siccome le NDE si verificano solo
in una minoranza di casi non è probabile che siano la
conseguenza di uno stato di ipossia cerebrale, una delle
più comuni spiegazioni del fenomeno. Non è nemmeno
probabile che si tratti di un effetto dei farmaci
utilizzati per la rianimazione perché a tutti i pazienti
è stata data la stessa terapia.
Alcuni elementi delle NDE (OBE, visione di luci, ricordo
di episodi della vita) si riscontrano in alcuni tipi di
fenomeni neurofisiologici: stimolazione del lobo temporale
durante neurochirurgia, ipossia cerebrale dovuta a forti
accelerazioni (addestramento di piloti d'aereo),
iperventilazione da manovra di Valsalva, uso di sostanze
allucinogene (LSD, psilocarpina, mescalina).
Ma, dice Van Lommel, con le NDE siamo di fronte a una
fenomenologia differente: gli episodi della vita non si
presentano slegati tra di loro ma appaiono come una
"panoramica" di tutta la vita.
Inoltre, negli altri fenomeni neurofisiologici non viene
percepito quel senso di felicità e di assenza di paura
della morte.
L'Ipotesi
della trascendenza
Van
Lommel avanza un'ipotesi, detta appunto della
"trascendenza". La NDE potrebbe essere un
particolare stato di coscienza nel corso del quale il
senso di identità, la cognizione e l'emotività
funzionano indipendentemente dal corpo. Sono per così
dire staccate dal corpo e disposte su un piano
trascendente. Sarebbe inoltre in funzione una forma di
percezione extra-sensoriale. Quest'ultimo fenomeno, da
verificare con ulteriori studi, è particolarmente
significativo nei casi di OBE. In letteratura esiste
un'aneddotica di pazienti ciechi, che dopo rianimazione,
hanno descritto le caratteristiche della sala in cui si
trovavano quando non erano coscienti.
Van Lommel riporta il caso di un uomo che ha descritto una
OBE, dichiarando di aver visto dall'esterno un infermiere
togliergli la dentiera (era incosciente quando è
accaduto) e di essersi impegnato per far sapere ai medici
che non era ancora morto (i medici all'inizio erano
pessimisti e discutevano sulla scelta di continuare la
rianimazione).
L'autore scrive: «Come può essere sperimentata una
chiara coscienza extra-corporea quando abbiamo le prove
elettroencefalografiche che il cervello non sta
funzionando ?»
Van Lommel conclude dicendo che le ricerche in
quest'ambito devono concentrarsi sugli elementi
verificabili delle NDE, come le OBE.
La
critica dell'editorialista
L'editoriale di accompagnamento è firmato da Cristopher
French, della Anomalistic Psychology Research unit
dell'università di Londra. French prende in esame la tesi
di fondo di Van Lommel, secondo la quale i risultati
dell'indagine richiedono una profonda revisione di alcuni
assunti relativi ai rapporti tra coscienza e funzione
cerebrale. In particolare, Van Lommel non si spiega come
un soggetto possa percepire alcune cose mentre il suo Eeg
è piatto. French fa però notare che esiste una
spiegazione alternativa: non si può escludere che quelle
esperienze di NDE siano dei falsi ricordi. Dopo la
rianimazione il cervello è tornato a lavorare e ha
costruito un passato prossimo che in realtà non è mai
esistito. Il cervello cerca di coprire le lacune ("fill
the gap") dovute a un periodo di inattività
corticale. Anche le OBE potrebbero essere una costruzione
a posteriori del cervello.
Come
proseguiranno le ricerche
French ritiene la ricerca di Val Lommel
particolarmente importante anche se sostiene che è ancora
presto per poter sostenere l'ipotesi della
"trascendenza". Concorda con Van Lommel che
bisogna concentrarsi sulla raccolta di informazioni
verificabili e in particolare sulle OBE. Poco prima
dell'indagine degli olandesi è stata pubblicato uno
studio analogo firmato da Parnia e Fenwick su
Resuscitation. I risultati sono sovrapponibili; in più,
Parnia e Fenwick hanno introdotto un nuovo metodo. Mentre
il paziente è incosciente e l'Eeg è piatto tirano fuori
un oggetto che in sala di rianimazione non dovrebbe
esserci (per esempio un pallone di calcio).
Se il paziente
sopravvive gli chiedono che cosa ha visto. Questa sarebbe
una prova che la OBE è un'esperienza reale, che avviene
mentre il cervello del paziente non è in funzione:
l'ipotesi della trascendenza potrebbe trarne grande
giovamento.
Sfortunatamente, Parnia e Fenwick hanno eseguito
l'operazione solo su quattro pazienti e nessuno dei
quattro ha riferito una OBE.
Tutti, anche French, concordano sul fatto che i prossimi
esperimenti devono essere di questo tipo.
Testimonianza
di una persona che ha provato il ricordo delle
esperienze passate nell'attimo di un pericolo mortale:
"Ho letto e ho visto che si cita anche il
"life review", ossia il fatto di rivedere in
pochi istanti tutta la propria vita. Devo dire di aver
provato personalmente questa esperienza in una situazione
di estremo pericolo durante un incidente stradale, e si
tratta effettivamente di una sensazione stranissima. Non
sono un medico quindi non saprei dire quali cause
biochimiche inneschino questo effetto, pero' il risultato
e' quello di riuscire a pensare a una velocita'
straordinariamente alta. Da quando ho avuto
quell'esperienza ho capito realmente cosa si intende
quando si dice che usiamo solo una piccola percentuale
delle nostre capacita' mentali. In un decimo di secondo,
forse anche meno, sono riuscito a pensare a talmente tante
cose, esperienze passate, persone, ricordi, sensazioni,
preoccupazioni e propositi per il futuro, considerazioni
sulla situazione presente, rimpianti, speranze, il tutto
con una dovizia di particolari incredibile, che tuttora,
ad anni di distanza, rimango allibito, soprattutto nel
constatare che impiego non meno di venti minuti a
ripercorrere l'intero insieme di tutti quei pensieri fatti
in un istante. Se qualcuno conosce meccanismi biochimici
alla base di questo effetto si faccia avanti, mi
interesserebbe molto conoscerli".
By Karamel
vedi:
Pre Morte - 1
+ Pre Morte
3 +
Comunicazione con i Defunti +
Studio in Olanda sull'anima
+
Morte
cosa sei
?
+
Definizione della parola Eutanasia
+ Consenso Informato
+ Dissenso informato +
Riforma sanitaria
Video che illustra come si e' gia'
fotografato il campo energetico emanato
dall'Uomo, animale, vegetali ecc.
Per i particolari della parola stessa vedi su:
ANI + MA
(Definizione) +
Anima 2
+
Anima 3
+
Anima
4
UN'ALTRA ESPERIENZA DI PRE-MORTE IN
CUI SI VEDE IL "PARADISO"
Crystal McVea sostiene
l'incontro ha avuto luogo nel corso
di una recente esperienza di
premorte.
Durante una trasmissione televisiva
americana "Fox and Friends", la
signora McVea ha descritto
un'esperienza che ha avuto
nell'ospedale Gretchen Carlson
quello che ha visto nel corso di un
periodo di nove minuti in cui il suo
cuore si era fermato del tutto dopo
aver subito una reazione avversa a
farmaci antidolorifici. "Ho visto
una luminosità immensa", ha detto.
"Una luminosità in cui ho potuto
sentire, toccare, gustare, sentire,
odori come se non avevo cinque
sensi, ma quasi oltre 500 sensi."
"Nel momento in cui ho chiuso gli
occhi in quella stanza d'ospedale,
li ho immediatamente aperti ed ero
in piedi in paradiso ", ha
continuato. "Non riesco a trovare
parole umane per descritto quello
che ho vissuto mentre ero lì."
L'esperienza McVea è simile ad altre
descrizioni di esperienze di
pre-morte da parte di persone che
sono state sul punto di morte, molti
di loro hanno avuto visioni di un
tunnel con in fondo una luce e la
sensazione di una presenza divina o
spirituale.
Fonte:
http://www.unexplained-mysteries.com
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Oltre la soglia: le basi biologiche
delle esperienze di pre-morte
Le esperienze pre-morte si ritrovano in molte culture,
con resoconti scritti che risalgono all'antica Grecia.
Le Near Death Experiences (NDE)
vale a dire le cosiddette esperienze di pre-morte - la
sensazione essere morti, di lasciare il proprio corpo e
di viaggiare verso una luce intensa e un’altra realtà,
pervasa di amore e beatitudine – vengono spesso ritenute
manifestazioni di tipo mistico.
Secondo un sondaggio Gallup, negli Stati Uniti sostiene
di averle vissute il 3 per cento circa delle persone, ma
le esperienze ai confini con la
morte
si ritrovano in molte culture, con resoconti scritti che
risalgono all’antica Grecia, sebbene in molti casi non
si tratti di reali incontri ravvicinati con la fine:
uno studio su 58 pazienti riferisce che 30 di loro non
avevano corso davvero il pericolo di morire, benché lo
avessero pensato.
Oggi, però, gli studi di neuroscienze stanno
individuando una spiegazione scientifica per quasi tutti
gli elementi che caratterizzano l’esperienza.
“Molti dei fenomeni collegati alle NDE possono essere
spiegati biologicamente’ - afferma Dean Mobbs,
neuroscienziato al
Medical Research Council Cognition and Brain Sciences
Unit dell’università di Cambridge, che ha
pubblicato online la sua ricerca, insieme a Caroline
Watt, dell’università di Edimburgo, lo scorso 17 agosto
sulla rivista “Trends
in Cognitive Sciences”.
La sensazione di essere morti, per esempio, non si
ritrova solo nelle esperienze di pre-morte: anche i
pazienti affetti dalla sindrome di Cotard coltivano la
convinzione illusoria di essere deceduti.
Questo disturbo, che può apparire in conseguenza di un
trauma, ma anche negli stadi avanzati del tifo o della
sclerosi multipla, è stato collegato a regioni del
cervello quali la corteccia parietale e quella
prefrontale. "La corteccia parietale è coinvolta nei
processi legati all’attenzione e quella prefontrale
nelle allucinazioni che si osservano in patologie
psichiatriche come la schizofrenia" spiega Mobbs.
La sensazione di uscire dal proprio corpo è comune anche
nei momenti che precedono l’addormentamento o il
risveglio.
Per esempio, la paralisi nel sonno – sentirsi
immobilizzati mentre si è ancora coscienti del mondo
esterno – viene riferita dal 40 per cento circa delle
persone ed è collegata ad intense allucinazioni oniriche
che possono provocare la sensazione di fluttuare sopra
il proprio corpo.
Uno studio del 2005, inoltre, ha evidenziato che le
esperienze “fuori dal corpo” possono essere indotte
artificialmente stimolando la giunzione
temporo-parietale destra del cervello, suggerendo che la
confusione relativa alle informazioni sensoriali può
alterare radicalmente il modo in cui si percepisce il
proprio corpo.
Esistono anche varie spiegazioni di un altro aspetto
ricorrente delle esperienze di pre-morte, l’incontro con
i defunti.
I pazienti affetti dal morbo di Parkinson, per esempio,
raccontano di visioni di fantasmi, persino di mostri.
La ragione ? Il Parkinson (NdR:
intossicazione
del cervello) provoca un funzionamento anomalo della
dopamina, un neurotrasmettitore che può causare
allucinazioni (NdR: come volevasi dimostrare -
vedi sotto il mio commento).
Per quel che riguarda invece la sensazione di rivivere i
momenti importanti della propria vita, la colpa potrebbe
essere del
locus ceruleus, una regione del cervello che
produce
noradrenalina, un ormone dello
stress i cui
livelli aumentano moltissimo durante i traumi. Il
locus coeruleus è strettamente connesso alle aree
cerebrali che regolano le emozioni e la memoria, come l’amigdala
e l’ipotalamo.
Le ricerche hanno anche dimostrato che alcuni
medicinali e droghe ricreative possono
causare condizioni simili all’euforia che si prova nelle
esperienze pre-morte: è il caso dell’anestetico
chetamina, che può provocare anche
allucinazioni e la sensazione di abbandonare il proprio
corpo.
La chetamina agisce sul sistema dei recettori oppioidi
del cervello, che possono attivarsi anche in assenza di
farmaci quando si è sotto attacco, suggerendo che i
traumi scatenino questo aspetto delle esperienze
pre-morte.
Una delle caratteristiche più note delle esperienze di
pre-morte, infine, è la sensazione di percorrere un
tunnel al termine del quale c’è una grande luce.
Le cause di questa specifica sensazione non sono
ancora chiare, ma la visione a tunnel può
verificarsi quando gli occhi smettono di ricevere la
giusta quantità di sangue e ossigeno (NdR:
vedi il Commento qui sotto), come avviene nelle
condizioni di grande paura e perdita d’ossigeno
che sono comuni nei momenti
finali dell’esistenza.
Nel loro complesso, le ricerche suggeriscono che le
esperienze di pre-morte abbiano origine da anomalie del
normale funzionamento del cervello. Per di più, è
probabile che abbia un ruolo anche il fatto stesso di
averne sentito parlare spesso: un caso di profezia che
si autoavvera.
Questi risultati “forniscono prove scientifiche a
fenomeni che hanno sempre fatto parte del regno del
paranormale – afferma Mobbs – Personalmente credo che
comprendere il processo della morte possa aiutarci a
venire a patti con questa parte inevitabile della vita’.
Un potenziale ostacolo alla prosecuzione delle ricerche
sulle esperienze di pre-morte è la difficoltà di
analizzarle in un
setting sperimentale – dice Olaf Blanke,
neuroscienziato cognitivo presso l’Istituto
federale di tecnologia di Losanna, che ha
studiato le esperienze “fuori del corpo”.
Tuttavia, aggiunge, “il nostro lavoro ha dimostrato che
è possibile farlo per le esperienze extracorporee, e
allora perché non per le sensazioni associate alle
esperienze di pre-morte ?”
By Charles Q. Choi
Commento NdR: Tutte
teorie, cioe' ipotesi senza dimostrazioni realistiche,
in quanto pare evidente che si voglia in tutti questi
studi, cercare di "eliminare e/o soffocare" la posizione
di coloro che parlano di pre-morte come di
FATTI
VERI e non di allucinazioni soggettive.
Ma non si rendono conto questi ricercatori, che cio' che
precede la morte e' proprio una variazione del
funzionamento del
cervello per mancanza di
ossigeno e dei
nutrienti del sangue
per le cellule
nervose cerebrali, le quali nel loro insieme provocano
al
cervello (apparato biologico
ricetrasmittente) proprio questo stato di
variabilita' della
sintonizzazione (sintonia) sulla normale
frequenza vibratoria fondamentale di
questa realta' dell'UniVerso
osservabile, quando si e' in vita sana, rendendo quindi
osservabili, in quelle anomale situazioni di
malnutrizione cellulare delle
cellule
nervose (neuroni),
anche altre realta' parallele
di questo
UniVerso...
Anche quando si alterano artificialmente, con sostanze
speciali ad esempio psicofarmaci e/o droghe, la
nutrizione ottimale, cioe' normale dei neuroni del
cervello, si possono alterare gli stati di "sintonia"
che negli stati di sano benessere, che e' la norma dei
soggetti umani che lavorano e vivono sul pianeta' non
avvengono, salvo nei casi di traumi alla testa.
Molti definiti "pazzi" in realta', sono semplicemente
delle "sintonizzati" su realta' parallele di questo
Universo, per via delle
alterazioni nutrizionali dei
neuroni cerebrali, dovute a traumi,
vaccini,
farmaci,
droghe,
alimenti
contaminati e/o acque adulterate, ecc.
Le allucinazioni sono dovute
proprio a quegli
stati di alterazione nutrizionale dei neuroni e
nessuno lo vuole dire....
Gli animali
avendo dei sensori e cervelli diversi dai nostri,
possono ad esempio, percepire frequenze che a noi umani
sono impercettibili, non per questo quelle frequenze non
esistono...o sono allucinazioni degli animali....
Questa e' la semplice Verita'...che si vuole
misconoscere a tutti i costi !
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Giuseppe Genovesi è specializzato in endocrinologia e
psichiatria e ha condotto studi su NDE, sviluppatesi
in soggetti ciechi fin dalla nascita.
Per introdurre la sua relazione descrive la serie di
disturbi della percezione sensoria con rilevanza
semiologica.
1) PSEUDOALLUCINAZIONI - rappresentazioni mentali
piuttosto intense. Sono riconosciute come prodotto del
cervello e non portano al delirio.
2) ALLUCINOSI - è la percezione di un oggetto non
identificato. Hanno carattere di fisicità e proiettano
verso l'esterno le allucinazioni ma il loro giudizio di
realtà è correggibile con la logica e con l'evidenza.
3) ILLUSIONI - distorsioni e completamenti non reali di
un oggetto esterno reale. Possono avere carattere
delirante e non correggibile con la critica e con
l'evidenza.
4) ALLUCINAZIONI - percezione senza oggetto con
caratteri di fisicità e di proiezione spaziale esterna.
Non sono correggibili né con la logica né con l'evidenza
ed hanno contenuto di autoriferimento (connotazione
delirante)."
Le allucinazioni sono quelle che maggiormente
interessano il lato chimico.
Genovesi si sofferma
sull'aspetto delirante e l'aspetto percettivo del
fenomeno allucinatorio.
A Genovesi il fenomeno interessa molto in quanto la "...conditio sine
qua non" è che esista una "memoria
percettiva", ciò significa che per avere
un'allucinazione uditiva è necessario essere capaci, fin
dalla nascita, di udire; per avere un'allucinazione
visiva è necessario essere capaci fin dalla nascita di
vedere.
Genovesi ha lavorato con
ciechi fin dalla nascita. Ha potuto analizzare 14
soggetti ciechi fin dalla nascita di età fra 25 e 74
anni con esperienze NDE e li analizza con dei test del
Minnesota Multiphasic Personality Inventory (forma
ridotta 375 voci) e lo Start and Trait Anxiety Inventory.
"I risultati dei test hanno evidenziato due soggetti di
45 e 32 anni che hanno riferito esperienze visive
durante NDE, completa di tutte le visioni che di solito
fanno tutte le persone che hanno vissuto una NDE, ma non
sono cieche fin dalla nascita."
Da qui le deduzioni di Genovesi secondo cui gli stati
allucinatori all'interno delle NDE sono indipendenti
dalla percezione visiva posseduta dal soggetto.
Genovesi
sembra dire che la percezione visiva prodotta dall'NDE
libera il soggetto dalla cecità posseduta fin dalla
nascita.
L'NDE secondo Genovesi dimostra una relazione diretta
anima e corpo. Dove la percezione dell'anima libera la
percezione del corpo dalle sue limitatezze.
Genovesi
vede un grande vantaggio nell'abbandono della diffidenza
da parte della scienza su effetti NDE.
Tratto da: federazionepagana.it
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STATI di preMORTE - 15/12/2014
Lo racconta il professor Enrico Facco, docente di
Anestesiologia e Rianimazione presso l’Università di
Padova e specialista in Neurologia e terapia del dolore.
Facco, autore di “Esperienze di premorte – Scienza e
coscienza al confine tra fisica e metafisica”, edizioni
Altravista, analizza una ventina di casi di pazienti che
hanno vissuto esperienze di uscita dal corpo e di vita
oltre la vita. Elemento comune nella casistica sulle
esperienze di premorte è il noto passaggio nel tunnel
che conduce in una dimensione dalla caratura
sovrannaturale. In questo saggio di quasi quattrocento
pagine, Facco racconta le esperienze di 20 pazienti
rilevate con la scala di Greyson, elaborata proprio per
misurare il grado di vividità delle Nde, il docente
padovano si addentra poi in un excursus storico e
filosofico sul concetto di ritorno dal confine con la
vita.
“Le Nde sono esperienze di
tonalità mistica molto forte – spiega il professor Facco
– in cui il paziente ha la sensazione di entrare in un
tunnel e di vedere una luce nel fondo di esso. La
maggior parte di loro racconta di avere incontrato
parenti defunti o persone sconosciute, probabilmente
defunte. Inoltre, vengono descritti contatti con entità
superiori. Per quasi tutti i soggetti analizzati è
presente una revisione olografica di tutta la propria
vita, quasi se ne dovesse fare un bilancio. Tutti
sperimentano una gioia e una serenità di
straordinaria profondità e intensità, solo in una esigua
minoranza si è assistito ad esperienze con qualche
tonalità spiacevole. In buona sostanza non siamo di
fronte a forme di delirium o di alterazione organica
transitoria del cervello senza alcun significato”. I
casi di Nde sono esperienze universali che avvengono a
tutte le latitudini del mondo. Sull’argomento esiste una
letteratura molto nutrita, fin dai tempi più antichi: da
Eraclito a Platone, fino ai Veda indiani. Ciò che viene
riscontrato costantemente è il cambio di paradigma che
avviene nella vita delle persone che ritornano dal
viaggio alla fine della vita. “Le Nde hanno un enorme
valore trasformativo e portano il paziente a superare la
paura della morte. Molti cominciano a vedere la vita
sotto un altro profilo e ad elaborare nuove e diverse
prospettive metacognitive. Per gran parte dei pazienti
esaminati avviene una fase fisiologica di crisi e di
trasformazione in cui il soggetto, partendo dalla sua
visione precedente della vita, elabora una nuova
strategia di intendere la vita e il mondo in un senso
cognitivamente più evoluto e più bello”.
Alcuni dei pazienti, si
parla di una percentuale molto ridotta, torna
addirittura con poteri di chiaroveggenza o telepatia che
prima non aveva. La scienza tradizionale guarda ai casi
di premorte con meno sospetto di un tempo. La comunità
scientifica internazionale prende spunto dalla Nde per
studiare i meccanismi che governano le funzioni
cerebrali e gli stati alternativi di coscienza che sono,
al momento, ancora sconosciuti. Ad esempio, il fenomeno
del tunnel è stato spiegato come il naturale
restringimento della retina che potrebbe giustificare
una simile visione. Il professor Facco è entrato nel
merito di questa ipotesi scientifica. “L’idea del
restringimento a tunnel, ad esempio, lo si riscontra nei
piloti sottoposti ad accelerazione gravitazionaria molto
forte. Presentano un restringimento del campo visivo
prodotto da alterazioni circolatorie legate alla brusca
accelerazione. In realtà succede solo in quel caso. In
tutti gli altri pazienti il restringimento a tunnel nel
caso di arresto cardiaco o svenimento non sembra essere
riportato in letteratura.
Tra l’altro, in arresto cardiaco, si arresta prima la
funzione della corteccia cerebrale di quanto non si
fermi la retina. Non c’è, dunque, tempo per
realizzare questo tipo di esperienza. Il restringimento
del campo visivo non può, in ogni caso, spiegare la
successiva visione della luce al termine del
condotto e l’entrata in un paesaggio metafisico”. Al
momento la scienza ha classificato quattro casi
rigorosamente confermati di Near Death Experience. I
primi due sono riportati da Michael Sabom, noto
cardiologo statunitense e da Allan Hamilton
neurochirurgo di Harvard, gli altri sono studi
multicentrici di assoluto rigore scientifico
“In questi quattro casi –
ha evidenziato il professor Facco – i pazienti dopo
avere subito un improvviso arresto cardiaco, o avere
cessato di avere funzioni cerebrali durante un’anestesia
generale molto profonda, hanno testimoniato la precisa
visione dei dettagli di quello che era successo attorno
al loro corpo in questa fase. Ciò cozza contro le nostre
convinzioni di tipo neurologico e neurofisiologico e di
questo non abbiamo ancora una spiegazione”. Il problema
è capire se c’è qualcosa che ancora noi non sappiamo
delle leggi di natura e della fisiologia della coscienza
rispetto a quello che abbiamo conosciuto fino adesso.
“Non si tratta né di affermare o provare l’esistenza
dell’anima – puntualizza il docente padovano – bensì di
studiare e sviluppare aspetti sconosciuti, con metodo
rigorosamente scientifico, per smentire o confermare
quale è la fenomenologia della coscienza in queste
situazioni apparentemente paradossali”. Ma a che punto
si trova la ricerca sulle esperienza di premorte ?
“La comunità internazionale – sottolinea Facco – sta
lavorando alacremente. Ormai la scienza è ubiquitaria
nel mondo. Esiste un gruppo nutrito di studiosi e
scienziati che lavorano in un quadro di
multidisciplinarità: anestesia, rianimazione,
psicologia, neurologia e psichiatria che si occupano
specificamente di queste esperienze di premorte e, in
generale, di quello che ho definito come manifestazioni
non ordinarie della coscienza.
L’ultimo studio è stato pubblicato il mese scorso da Sam
Parnia, medico americano, il quale ha completato uno
studio multicentrico su 2mila casi. In esso ha
compiuto un’analisi molto approfondita delle esperienze
di premorte, superando il concetto di Nde come
esperienza dai requisiti già conosciuti, ma cercando di
capire come funzioni la coscienza in condizioni critiche
ai confini della vita anche attraverso altre possibili
manifestazioni”.
Tratto da: meteoweb.eu/
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ESPERIENZA di preMORTE di
una DONNA - 23/06/2015
Ero in cattive condizioni, al pronto soccorso,
nell’estate del 1987.
Continuavo a perdere conoscenza e a tornare in me.
Ricordo la voce del medico che diceva: “Non possiamo
fare nient’altro” a qualcuno, e contemporaneamente mi
accorsi di essere uscita dal corpo e di sollevarmi verso
l’alto. Sentivo la schiena che mi premeva contro il
soffitto della stanza. Osservavo il medico e due
infermieri muoversi attorno al mio corpo, che giaceva
sul letto, sotto di me. Parlavano, e udivo chiaramente
cosa dicevano: niente di positivo !
Ebbi l’impressione di galleggiare, contro il soffitto,
per circa un minuto. Mi sentivo stranamente calma,
profondamente tranquilla e pacifica nell’osservare
serenamente la scena.
Mi sentii tirare verso l’alto attraverso il soffitto e
schizza ai a velocità folle verso tutt’altro luogo. Poi
mi ritrovai a galleggiare/volare in un tunnel lungo
diversi kilometri buio e vuoto, e mi accorsi che
sfrecciava veloce perché avevo l’impressione che il
vento mi accarezzasse e mi passasse tra i capelli.
Mi sentivo ancora calma e serena, senza alcuna paura.
Avvertivo un senso di liberazione, di libertà immensa e
di leggerezza. Vedevo a kilometri di distanza e alla
fine di quel tunnel buio e lungo scorsi una luce bianca
fortissima. Una luce bianca quasi accecante.
Il tunnel era freddo buio e ventoso eppure avvertivo un
senso irresistibile e generale di pace, gioia e calma
profonde. Era come essere immersi in un bagno caldo
pieno di schiuma o avvolti in una coperta di serenità e
pace assoluta. Non riesco a descriverlo adeguatamente e
non ho più provato nulla del genere sulla terra prima e
dopo l’esperienza di NDE.
Quando giunsi in fondo al
tunnel, nella luce forte mi trovai a galleggiare a
mezz’aria in un’atmosfera limpida, leggera, vuota,
luminosa e trasparente come aria. All’improvviso avvertì
un’ondata di gioia immensa, mi sentii sollevata piena di
pace e di gioia indicibile.
E ricordo con chiarezza che provai per la prima volta
una libertà autentica, come se ogni atomo del mio essere
fossi libero e pieno di felicità.
Mentre avanzavo volando (o meglio, ero sospinta da una
forza esterna) apparve un muro di pietra abbastanza
alto, lungo chilometri e chilometri, alla mia destra, e
anche se era alto (forse 3 metri) potevo sollevarmi e
vedere cosa c’era dietro.
Quello che vidi aldilà del
muro era il luogo più bello più sereno e incredibile che
si possa immaginare: un giardino sconfinato, con fiumi,
laghetti, fontane, fiori, alberi, colline, prati, valli
e così via. Ma la cosa più bella era il colore. I colori
di ogni particolare erano brillanti, vivaci, quasi
iridescenti e luminosi, come se fossero in un certo
senso vivi. Non assomigliava a nessun paesaggio
terrestre, ma piuttosto a colori in super technicolor,
splendenti e incredibilmente vibranti, limpidi e
trasparenti.
Alcuni particolari mi si impressero subito nella mente:
sentieri che parevano fatti di vetro iridescente o
qualcosa di simile, dai colori splendenti, e portavano
verso una destinazione lontana, in un paesaggio che
pareva senza fine. Riuscivo a vedere fontane, fiumi,
alberi e fiori di una bellezza indicibile.
C’era anche un edificio
molto insolito, interessante, l’unico che riuscissi a
vedere. Era piccolo, semplice, e sembrava un incrocio
tra un gazebo da giardino e un tempio con la cupola
simile a quella di una moschea, fatta d’oro e di luce.
Raggi di quella luce dorata e intensa si propagavano nel
paesaggio circostante. Sapevo che tutti, prima o poi,
avrebbero dovuto entrare in quell’edificio.
C’erano panche e poltroncine
confortevoli disposte in giro per i giardini, anche in
lontananza, e parecchia gente. Sì, c’erano tante
persone, dall’aria normalissima, sedute qua e la, e
chiacchieravano a voce bassa e pacata, sussurrando
dolcemente. Alcune si erano radunate in gruppetti sotto
gli alberi, altre erano sedute sull’erba, altre ancora
passeggiavano lungo i sentieri. Non riuscivo a
distinguere le parole o le singole voci, sembrava quasi
che comunicassero senza parlare, ma avevo comunque la
certezza che stessero conversando tra loro. Sembrava che
indossassero tuniche o altri indumenti dalla foggia non
terrestre, ma erano decisamente umani !
Regnava un senso profondo di pace e calma fra tutti.
Ebbi la netta sensazione che stessero aspettando. Era
come se quella fosse la sala d’attesa o la reception.
Tutti, in quel luogo, erano in attesa.
Sembrava un giorno estivo, tiepido, piacevole, non
troppo caldo, e io mi spostavo a mezz’aria lungo quel
muro, spingendo lo sguardo verso il paesaggio che si
trovava dietro, quando a un tratto mi si parò davanti un
cancello. Era un cancello normalissimo, di foggia
antiquata, di legno, di quelli che si aprivano lungo
vecchi muri di pietra o nei giardini. Mentre avanzavo
vidi una figura lì accanto, che galleggiava a mezz’aria
come me.
Mi parve di metterci parecchio tempo ad avvicinarmi come
se i miei movimenti non erano determinati da me ma da
un’altra energia che mi spingeva avanti lentamente.
Infine giunsi al cancello e lì, di fronte a me, mi
ritrovai mia nonna materna, a grandezza naturale e in
carne e ossa, che Dio la benedica, morta quando avevo
cinque anni (più di 38 anni fa).
La mia famiglia non ne parlava mai, quindi non avevo
molti ricordi di lei di quando ero piccola o stavo
crescendo. Invece eccola lì, solida, non un’apparizione
spettrale, ma concreta e reale. Avrei potuto tendere una
mano e toccarla, lei stava lì, tranquilla, Viva, vera,
bella e radiosa (era morta di tumore ai polmoni).
Mi fece un sorriso dolcissimo e amorevole, e sentii il
suo braccio. Anche se non mi toccò, avvertì fisicamente
le sue braccia attorno a me e un’ondata enorme di amore.
Mi fece la coccola più tenera e affettuosa che avessi
mai ricevuto. Fu meraviglioso e così reale, anche se mi
parve che non si muovesse e non mi toccasse neppure.
Avvertii amore, pace, gioia e calma incredibili, mai
provati prima, dentro di me e in quel luogo, in tutte
quelle persone. Una calma, una pace e un amore
profondissimi.
Ricordo chiaramente tutto ciò come se fosse accaduto
stamattina. Mi sentivo tanto felice. Mia nonna mi parlò,
con voce chiara e vibrante, anche se la bocca non si
mosse e continuò a sorridermi.
Capii che parlava direttamente al mio cervello, alla mia
mente, senza dire una parola, eppure comprendevo
benissimo ciò che mi diceva. Mi trasmise un messaggio
molto eloquente (tre frasi chiarissime che non
dimenticherò mai): “Non siamo ancora pronti per te, Devi
tornare indietro” e infine “C’è qualcosa che devi fare.
La tua missione.”
Mi fece un altro sorriso affettuoso che sembrò riempirmi
di pace, amore e gioia.
Poi, nello spazio di meno di
un secondo, mi sentii sospingere indietro, a velocità
più sostenuta, stavolta, lungo il muro, e vidi mia nonna
scomparire in lontananza. Venni risospinta a ritroso
verso la galleria, poi lungo il tunnel, ma con lo
sguardo rivolto verso il luogo dove ero appena stata, e
mi sentii tornare nel mio corpo, con un colpo e uno
spasmo udibili (come quando sogni di cadere da un
precipizio e ti svegli di soprassalto, soltanto 100
volte più violento). Fu quello il momento in cui mi
svegliai e ripresi a dare segni di vita sulla barella
dell’ospedale.
Tutto ciò accadde 22 anni
fa. Mi ripresi del tutto è godetti di buona salute per
molti anni. Fu un miracolo per me. E fu l’inizio di una
serie di eventi, come il mio nuovo interesse per i temi
spirituali (non avevo mai conosciuto né provato
trasporto per argomenti spirituali o legati a esperienze
di premorte o aldilà).
Dopo quell’episodio, e per
alcuni anni, talvolta ebbi l’impressione che mia nonna
fosse vicino a me, mi parve di avvertirne la presenza
nella stanza, e un paio di volte avrei potuto giurare di
sentirla parlare, ma mi convinsi di essermelo
immaginato. Non parlai mai a nessuno di questi eventi
per molti anni, a eccezione di una cara amica. Non feci
mai nulla per contattare mia nonna o per sviluppare le
mie doti in quel campo anche perché a essere onesta
quell’idea mi spaventava un po’! Ma cominciai a leggere
molti libri su ogni genere di tema spirituale, e lessi
la Bibbia per la prima volta.
By Penny Sartori – Oltre il confine della vita - Tratto
da: aiconfinidellanima.com
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