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Francia.
Dichiarato morto, anziano torna alla vita all'obitorio
dopo 24 ore. Ora dovrà dimostrare di essere vivo.....e
cosi' ve ne sono molti altri nel mondo !
Studi
sulle NDE sono stati pubblicati su riviste di
anestesiologia e rianimazione (come Resuscitation) o su
riviste di psicologia. Per la prima volta una ricerca su
questo fenomeno è pubblicata da Lancet (2001; 358: 2039).
Lo
studio
è stato effettuato da Pin Van Lommel e suoi
collaboratori, i cardiologi dell'ospedale di Arnhem in
Olanda.
Gli autori hanno organizzato lo studio incuriositi dal
fatto che nella letteratura specifica i fenomeni NDE sono
molto simili a prescindere dalla provenienza geografica e
dalle credenze religiose dei soggetti coinvolti.
Lo studio olandese è però il primo studio prospettico (e
non retrospettivo) sull'argomento.
Tutti i pazienti che venivano rianimati dopo arresto
cardiaco venivano intervistati per sapere se avevano avuto
una NDE. In totale sono stati arruolati 344 pazienti.
Solo 62 pazienti (il 18 per cento) ha avuto una NDE, 41
hanno avuto una "core" experience cioè una
esperienza di intensità particolarmente forte. Tutti
erano stati trattati allo stesso modo.
All'interno dei pazienti che hanno avuto una NDE sono
stati descritti alcuni elementi tipici della NDE:
Consapevolezza di essere morti: nel 50 per cento dei casi
di NDE
Emozioni positive (no paura della morte): 56%
Out-of-body experience (OBE): 24%
Sensazioni
di muoversi all'interno di un tunnel: 31%
Luce intensa ma non dolorosa: 23%
Osservazione di colori: 23%
Osservazione
di un paesaggio celestiale: 29%
Incontro con persone decedute: 32%
Rivisitazione di tutta la vita: 13%
Presenza di un limite da oltrepassare: 8%
Gli
elementi delle NDE corrispondono con quelli descritti in
letteratura.
Gli
autori fanno notare che siccome le NDE si verificano solo
in una minoranza di casi non è probabile che siano la
conseguenza di uno stato di ipossia cerebrale, una delle
più comuni spiegazioni del fenomeno. Non è nemmeno
probabile che si tratti di un effetto dei farmaci
utilizzati per la rianimazione perché a tutti i pazienti
è stata data la stessa terapia.
Alcuni elementi delle NDE (OBE, visione di luci, ricordo
di episodi della vita) si riscontrano in alcuni tipi di
fenomeni neurofisiologici: stimolazione del lobo temporale
durante neurochirurgia, ipossia cerebrale dovuta a forti
accelerazioni (addestramento di piloti d'aereo),
iperventilazione da manovra di Valsalva, uso di sostanze
allucinogene (LSD, psilocarpina, mescalina).
Ma, dice Van Lommel, con le NDE siamo di fronte a una
fenomenologia differente: gli episodi della vita non si
presentano slegati tra di loro ma appaiono come una
"panoramica" di tutta la vita.
Inoltre, negli altri fenomeni neurofisiologici non viene
percepito quel senso di felicità e di assenza di paura
della morte.
L'Ipotesi
della trascendenza
Van
Lommel avanza un'ipotesi, detta appunto della
"trascendenza". La NDE potrebbe essere un
particolare stato di coscienza nel corso del quale il
senso di identità, la cognizione e l'emotività
funzionano indipendentemente dal corpo. Sono per così
dire staccate dal corpo e disposte su un piano
trascendente. Sarebbe inoltre in funzione una forma di
percezione extra-sensoriale. Quest'ultimo fenomeno, da
verificare con ulteriori studi, è particolarmente
significativo nei casi di OBE. In letteratura esiste
un'aneddotica di pazienti ciechi, che dopo rianimazione,
hanno descritto le caratteristiche della sala in cui si
trovavano quando non erano coscienti.
Van Lommel riporta il caso di un uomo che ha descritto una
OBE, dichiarando di aver visto dall'esterno un infermiere
togliergli la dentiera (era incosciente quando è
accaduto) e di essersi impegnato per far sapere ai medici
che non era ancora morto (i medici all'inizio erano
pessimisti e discutevano sulla scelta di continuare la
rianimazione).
L'autore scrive: «Come può essere sperimentata una
chiara coscienza extra-corporea quando abbiamo le prove
elettroencefalografiche che il cervello non sta
funzionando ?»
Van Lommel conclude dicendo che le ricerche in
quest'ambito devono concentrarsi sugli elementi
verificabili delle NDE, come le OBE.
La
critica dell'editorialista
L'editoriale di accompagnamento è firmato da Cristopher
French, della Anomalistic Psychology Research unit
dell'università di Londra. French prende in esame la tesi
di fondo di Van Lommel, secondo la quale i risultati
dell'indagine richiedono una profonda revisione di alcuni
assunti relativi ai rapporti tra coscienza e funzione
cerebrale. In particolare, Van Lommel non si spiega come
un soggetto possa percepire alcune cose mentre il suo Eeg
è piatto. French fa però notare che esiste una
spiegazione alternativa: non si può escludere che quelle
esperienze di NDE siano dei falsi ricordi. Dopo la
rianimazione il cervello è tornato a lavorare e ha
costruito un passato prossimo che in realtà non è mai
esistito. Il cervello cerca di coprire le lacune ("fill
the gap") dovute a un periodo di inattività
corticale. Anche le OBE potrebbero essere una costruzione
a posteriori del cervello.
Come
proseguiranno le ricerche
French ritiene la ricerca di Val Lommel
particolarmente importante anche se sostiene che è ancora
presto per poter sostenere l'ipotesi della
"trascendenza". Concorda con Van Lommel che
bisogna concentrarsi sulla raccolta di informazioni
verificabili e in particolare sulle OBE. Poco prima
dell'indagine degli olandesi è stata pubblicato uno
studio analogo firmato da Parnia e Fenwick su
Resuscitation. I risultati sono sovrapponibili; in più,
Parnia e Fenwick hanno introdotto un nuovo metodo. Mentre
il paziente è incosciente e l'Eeg è piatto tirano fuori
un oggetto che in sala di rianimazione non dovrebbe
esserci (per esempio un pallone di calcio).
Se il paziente
sopravvive gli chiedono che cosa ha visto. Questa sarebbe
una prova che la OBE è un'esperienza reale, che avviene
mentre il cervello del paziente non è in funzione:
l'ipotesi della trascendenza potrebbe trarne grande
giovamento.
Sfortunatamente, Parnia e Fenwick hanno eseguito
l'operazione solo su quattro pazienti e nessuno dei
quattro ha riferito una OBE.
Tutti, anche French, concordano sul fatto che i prossimi
esperimenti devono essere di questo tipo.
Testimonianza
di una persona che ha provato il ricordo delle
esperienze passate nell'attimo di un pericolo mortale:
"Ho letto e ho visto che si cita anche il
"life review", ossia il fatto di rivedere in
pochi istanti tutta la propria vita. Devo dire di aver
provato personalmente questa esperienza in una situazione
di estremo pericolo durante un incidente stradale, e si
tratta effettivamente di una sensazione stranissima. Non
sono un medico quindi non saprei dire quali cause
biochimiche inneschino questo effetto, pero' il risultato
e' quello di riuscire a pensare a una velocita'
straordinariamente alta. Da quando ho avuto
quell'esperienza ho capito realmente cosa si intende
quando si dice che usiamo solo una piccola percentuale
delle nostre capacita' mentali. In un decimo di secondo,
forse anche meno, sono riuscito a pensare a talmente tante
cose, esperienze passate, persone, ricordi, sensazioni,
preoccupazioni e propositi per il futuro, considerazioni
sulla situazione presente, rimpianti, speranze, il tutto
con una dovizia di particolari incredibile, che tuttora,
ad anni di distanza, rimango allibito, soprattutto nel
constatare che impiego non meno di venti minuti a
ripercorrere l'intero insieme di tutti quei pensieri fatti
in un istante. Se qualcuno conosce meccanismi biochimici
alla base di questo effetto si faccia avanti, mi
interesserebbe molto conoscerli".
By Karamel
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