L’Astronomia, L’Astrofisica e la
Cosmologia
Possono essere considerale le regine
della fisica, proprio perche' si occupano di studiare le
rigorose leggi matematiche che regolano l'universo in
cui viviamo, allo stesso modo in cui la fisica nucleare
e particellare si dedicano allo studio del mondo
microscopico.
L'Astronomia, che è un po' una matematica applicala al
cielo, studia le posizioni, i moti, la meccanica e la
distribuzione spaziale degli astri, presentandoci un
universo molto simile a un metronomo.
L'Astrofisica
tenta di estrapolare le leggi
che scanno alla base dei
singoli corpi
astronomici, inglobando in sé sia le leggi
dell'astronomia che quelle della fisica dell'atomo.
La Cosmologia
sì propone di studiare come un tutto la distribuzione
delle galassie su vasta scala, al fine di dedurre dai
loro moti e dai loro comportamenti intrinseci
meccanismi che hanno dato origine all'universo e al suo
destino finale.
L’Elettricita’ Creativa dell’UNIVERSO -
La propagazione delle correnti nei
plasmi: in dubbio il protagonismo della
gravita'.
E’ da millenni
che l'uomo studia
gli astri. Ma fu con
Isaac Newton che le scienze
matematiche del cielo ebbero una svolta rivoluzionaria:
la legge di gravitazione universale sembrò dimostrare
che l'universo nella sua interezza è tenuto assieme e dinamizzato dalla sola forza di gravita', quella
misteriosa "azione a distanza" che sembra governare il
moto e la struttura interna dei corpi celesti e
regolarne l'equilibrio fin da quando sarebbe nato
l'universo da un grande botto.
Il Big Bang sembra
un po' la
versione cosmologica della parabola giudaico-cristiana
della creazione.
Infatti qualcosa non quadra nei modelli fisici che
vengono proposti per spiegare le osservazioni, e sono
spesso le stesse osservazioni a mostrarcelo. Non passa
giorno che non vengano fatte "scoperte sorprendenti" che
pur soddisfacendo quei precisissimi e imparziali
cosmografi matematici che sono gli astronomi, lasciano
invece spiazzati astrofisici e cosmologi.
Le galassie non sembrano comportarsi seguendo le leggi
di Newton e di Keplero, nel senso che le stelle di
ciascuna galassia che si trovano più lontano dal centro
della stessa non diminuiscono la loro velocità orbitale
come ci si aspetterebbe. Ciò significa che sembra
esistere molta più massa di quanta non ne appaia dalla
luce che registriamo. Ecco che allora si ricorre alla
"materia oscura", ai buchi neri, alle stelle di neutroni
e a stranissimi oggetti "esotici" come i W1MP (Weakly
Interacting Massive Particles) e i MACHO (Massive
Compact Halo Objects).
Intanto
qualche ribelle nel mondo della fisica sta iniziando a
definire queste costruzioni mentali come "FAIRIE DUST"
(in italiano: "Polvere di Fate"), che non è altro che
l'acronimo inglese di "Fabricated Ad Hoc Inventions
Repeatedly Invoked
in Efforts to Defend Untenable Scientifìc Theories",
frase che tradotta in italiano significa nientemeno
che: "Invenzioni Fabbricate Ad Hoc e Ripetutamente
Invocate nello Sforzo di Difendere Teorie Scientifiche
Insostenibili".
Ciò significa che le teorie scientifiche messe in piedi
da "astrofisici e cosmologi standard" per spiegare la
struttura dell'universo farebbero acqua da tutte le
parti, in modo particolare la teoria del Big Bang.
E dunque si scopre grazie a Halton Arp che alcune
galassie pur avendo redshift completamente discrepanti
con alcuni quasar a esse vicini, sono invece
strutturalmente connesse a essi. Ciò significa che il
redshift non è di natura cosmologica, e che le galassie,
dell'universo non si allontanano con una velocità
proporzionale alla loro distanza da noi. Possiamo
spostarci dalla scala cosmologica a quella degli oggetti
celesti singoli, per accorgerci che ci sono molte altre
falle. Quei motori energetici che sono i nuclei delle
galassie attive non sarebbero propulsi da improbabili
mega-buchi neri circondati da enormi dischi di materia
in caduta su di essi, mentre il meccanismo che determina
l'espulsione canalizzata di materia non sarebbe il buco
nero a produrla, ma un altro effetto dalle
caratteristiche ben più concrete.
Le mastodontiche esplosioni che danno luogo alle
supernove non sarebbero causate dal collasso
gravitazionale di una struttura stellare di grande massa
alla fine del suo ciclo evolutivo, mentre gli elementi
pesanti come il ferro sarebbero prodotti da meccanismi
più semplici.
Le stelle sarebbero strutturate in maniera
sostanzialmente diversa da come si è creduto per un
secolo, e il meccanismo della fusione termonucleare
inventato negli anni '20 da Sir Arthur Eddington, che
determina il bruciamento dell'idrogeno nel nucleo
stellare che poi si trasformerebbe in elio, non sarebbe
suffragato dalle più recenti osservazioni del Sole, dal
quale invece si rileva una percentuale di neutrini molto
inferiore a quella prevista dal modello termonucleare.
Le comete non sarebbero quelle "palle di neve sporca"
che si sciolgono quando si avvicinano al Sole, infatti
la loro emissione nelle alte energie dei raggi X, fa
pensare a un meccanismo ben diverso.
I crateri che osserviamo sulla Luna, su Marte e su
diversi altri pianetini del sistema solare non sarebbero
causati da impatto meteorico, ma da meccanismi
completamente differenti.
L’interazione tra la radiazione solare e la nostra
ionosfera non sarebbe un fatto disgiunto dal clima
atmosferico, mentre i fulmini non sarebbero creati da
cariche elettrostatiche generate da masse nuvolose in
movimento, ma da cause prime di portata mollo più vasta
che vedono la Terra come un oggetto intimamente
interconnesso con l'Universo.
Fig. 1 -
Simulazione computerizzata della nascita di una galassia
a spirale generata da due correnti di Birkeland
interagenti.
Le forze elettriche
E infatti è
proprio tramite la connessione tra Terra e cielo che si
esplica un nuovo modello che tenta di rivisitare
l'universo in maniera più obiettiva. Questo modello nato
dalle menti coraggiose e tenaci di fisici del plasma e
ingegneri
elettronici - è interamente
basato sulle forze elettriche, le quali dominerebbero
l'universo nella sua totalità, dall'infinitamente grande
all' infinitamente piccolo.
Fin dai tempi di Newton si era ritenuto che la forza di
gravita fosse il principale legante dei corpi
nell'universo e la causa prima di tutti i fenomeni
astronomici, mentre le forze elettriche venivano
studiate come fenomeni completamente separati nei
laboratori Terrestri. Si era sempre ritenuto che le
cariche elettriche nell'universo si annullassero tra
loro in maniera tale da dare luogo a un universo
elettricamente neutro.
Sappiamo da sempre che il 99% dell'universo è costituito
di plasma, un brodo di elettroni carichi negativamente e
di ioni carichi positivamente. Le interazioni, secondo
il paradigma corrente, dovrebbero portare alla
neutralizzazione delle cariche, ma le osservazioni
sembrano mostrarci che le cose vanno ben diversamente.
L'universo non è elettricamente sterile, e proprio per
questa ragione si verificano su tutte le scale spaziali
campi elettrici la cui proprietà è di modellare sia la
struttura che la dinamica dell'universo.
Le forze che ne derivano sarebbero 10 alla 39, volte più
polenti della gravita', ma di questo nessuno se ne è
curato. Già nel diciannovesimo secolo, quando il fisico
sperimentale Michael Faraday annunciò che poteva
generare corrente elettrica muovendo semplicemente un
magnete in un avvolgimento di filo di rame, fu subito
tacciato per ciarlatano. Poi si arrivò alla produzione
su vasta scala dei generatori elettrici che ben
conosciamo, e alle grandi scoperte elettriche di
Nikola Tesla che regolano la nostra vita di
tutti i giorni.
I fenomeni elettrici, e più in generale, quelli
elettromagnetici, sembrano essere il vero pilastro su
cui si erge il mondo. In astrofisica però non se ne è
tenuto abbastanza conto, ritenendo a torto che i plasmi
siano elettricamente neutri, e che semmai siano
importanti i campi magnetici nel modellare le forme che
troviamo su tutte le scale spaziali nel cosmo.
Ma le osservazioni sembrano dimostrare proprio il
contrario. I campi magnetici non sono magiche creature
congelate nella materia, ma sono entità interamente
determinate dai campi elettrici, ma questo lo diceva già
James Clerk Maxwell nell'800 con le sue
famose equazioni. E infatti, seguendo vari percorsi, il
manipolo di ammutinati che sta tentando di mettere in
discussione il paradigma corrente che vede protagonista
la gravita' nei fenomeni dell'universo, sta cominciando
a dimostrare in maniera imbarazzante che sono i campi
elettrici a dominare la struttura del cosmo, mentre la
gravita' avrebbe un ruolo solo secondario e una natura
ben precisa: una forza puramente elettrostatica di tipo
dipolare che si esercita tra le particelle fondamentali
di materia.
L'effetto Z-Pinch
Tutto parti dal fisico norvegese
Kristian Birkeland il
quale scopri che i plasmi della ionosfera terrestre
tendono ad assumere una struttura a forma di filamento
quando essi vengono percorsi da corrente elettrica. Ma
di recente si è scoperto che le "correnti di Birkeland"
non sarebbero solo un fenomeno locale della nostra
realtà frammentata bensì un fenomeno globale in un
universo interconnesso in tutte le sue parti. Esse
avrebbero la proprietà di creare campi magnetici secondo
un meccanismo in cui fasci di elettroni e di ioni
fluirebbero in filamenti che tendono ad avvolgersi a
spirale attorno alle linee di forza di campi magnetici
preesistenti. Questi filamenti tenderebbero a
respingersi a breve distanza e ad attrarsi a distanze
più grandi. Ciò li porterebbe a spiraleggiare l'uno
attorno all'altro. Quando questo accade ci sarebbe anche
la tendenza dei filamenti a comprimere la materia
(ionizzata o meno) che si trova all'interno del plasma,
e a guidare il suo moto.
Questo meccanismo - denominalo "effetto Z-Pinch" -
starebbe alla base della morfologia a spirale delle
galassie, e soprattutto della formazione delle stelle.
Le galassie a spirate sarebbero tra i più grandi
fenomeni conosciuti di scarica elettrica nei plasmi, e
nascerebbero dall'interazione di due flussi
intergalattici di correnti di Birkeland.
Le galassie sarebbero dunque formate, guidate e
stabilizzate da forze elettromagnetiche.
La materia all'interno del plasma verrebbe compressa in
maniera tale da farla collassare in quelle strutture
autogravitanti che sono le stelle. In tal modo la
gravitazione sarebbe solo l'effetto secondario di una
causa ben più importante nel processo che porta non solo
alla formazione delle stelle, ma anche al loro
mantenimento come strutture radiattive. Le correnti di
Birkeland circumterrestri sono state osservate dallo
stesso Birkeland nel plasma di provenienza
solare che circonda la magnetosfera terrestre, e che
nelle fasi di maggiore attività solare da luogo alle
aurore boreali: queste misure sono state confermate da
osservazioni spaziali.
Il meccanismo sarebbe dunque esattamente lo stesso che
si verifica sulle immense scale spaziali rappresentate
dalle galassie, e dagli ammassi di galassie.
In questo contesto l'universo non è costituito da vuoto
puro, ma da un mare di cariche elettrostatiche sia
positive che negative, le quali darebbero origine ai
campi elettrici, che sarebbero i veri creatori delle
strutture celesti dalle galassie alle stelle e la
principale sorgente di sostentamento energetico.
La realtà osservata (e perfettamente
riproducibile in laboratorio) propende a sfavore di un
universo nato dal Big Bang,
proprio perché non sarebbe la gravita il vero legante
dell'universo, bensì la forza elettrica.
Fig. 2 - Il
motore di una galassia a spirale: la corrente
genera un campo magnetico nelle spire, mentre
getti di materia vengono espulsi dal nucleo secondo un
meccanismo di "scarica elettrica collimata''
identico a quello riprodotto in laboratorio
usando un cannone a plasma.
Questo meccanismo spiega
l'emissione
rilevata sia nelle onde radio che nei raggi X.
Non è la gravita'
A differenza
degli equilibrismi matematici
dei sostenitori del Big Bang e dell'universo dominalo
dalla gravita', la teoria dell'Universo Elettrico non è
affatto una teoria nata dalla fantasia opportunistica di
qualche mente distaccata dalla realtà delle cose, bensì
un modello piuttosto solido sia dal punto di vista
sperimentale e osservativo che da quello della
modellistica computazionale.
Fisici del plasma unitamente a ingegneri esperti di
elettricità hanno più volte dimostrato in laboratorio
come funziona l'effetto Z-Pinch, fenomeno che si è
dimostralo essere perfettamente scalabile su almeno 14
scale di magnitudine dal momento che, nell'ambito di un
dato meccanismo fisico le proprietà elettriche e fisiche
rimangono esattamente le stesse, indipendentemente dalle
dimensioni delle regioni di plasma.
Scienziati del calibro di Anthony Perall, studiando
questo meccanismo, sono riusciti addirittura a
modellizzare con supercomputer l'evoluzione delle
galassie a spirale, riproducendo in maniera molto fedele
le strutture che vengono effettivamente osservate dagli
astronomi.
La teoria dell'universo elettrico,
seppur ulteriormente
perfezionabile, si fonda su quelle caratteristiche del
metodo scientifico di cui gli astrofisici tradizionali
sembrano essersi da tempo dimenticati: l'empirismo e la
falsificabilità.
Ad esempio, le teorie che stanno alla
base del Big Bang e dei buchi neri non sono teorie
facilmente falsificabili, perché sono il parto di una
fantasia matematica quasi indimostrabile empiricamente,
che per far tornare i conti porta all'invenzione forzata
di oggetti invisibili che non hanno mai convinto le
menti più attente. Ma è proprio su questa procedura che
gli astrofisici e i cosmologi del paradigma attuale si
basano.
E allora è successo che un dogma arbitrario si è
propagato nel tempo come un virus. La realtà osservala
(e perfettamente riproducibile in laboratorio) propende
a sfavore di un universo nato dal Big Bang, proprio
perche' non sarebbe la gravita il vero legante
dell'universo, bensì la
forza
elettrica.
Sulla rivista New Scientist nel 2004 è apparsa una
lettera aperta firmata da diverse centinaia di
scienziati - alcuni dei quali anche mollo famosi — che
manifestano la loro protesta nei confronti dì un
paradigma cosmologico arbitrariamente imposto. Sono
proprio le scoperte recenti, sia effettuate al
telescopio che con le sonde spaziali a dimostrare che i
sostenitori di un universo elettrico potrebbero avere la
ragione dalla loro parie.
Cicatrici elettriche e temporali cosmici
Intanto, ogni
volta che vengono effettuate
scoperte dallo spazio, si riesce a dipanare un quadro
sempre più chiaro.
Ad esempio, la craterizzazione
prodotta su alcuni pianeti e pianetini del sistema
solare non può in alcun modo essere prodotta da impatti
meteorici, ma solo come un effetto di immane scarica
elettrica proveniente dallo spazio: ciò è stato
riprodotto in scala ridotta in svariati laboratori.
Non esistono crateri
d'impano perfettamente circolari, come non esistono
improbabili "canyon" modellali dall'erosione naturale:
queste sono cicatrici che possono essere prodotte solo
elettricamente,
Infatti, i pianeti tra di loro sembrano interagire come anodi e
catodi, sono cioè elettricamente carichi in maniera tale
che questo determina il fluire di campi elettrici tra
loro, i quali a volte si scaricano in maniera particolar
mente violenta determinando eventi catastrofici, che
sembrano aver lascialo traccia perfino nella nostra
storia antica, come si può evincere dai petroglifi che
si trovano sparsi nelle rocce di un po' tutto il mondo.
|
Fig. 3 - Sopra: produzione in
laboratorio di filamenti di plasma per mezzo
di scariche elettriche.
Sotto: Modellizzazione matematica della
struttura filamentare dell'universo su larga
scala assumendo l'esistenza delle correnti
di Birkeland. |
Quando e come
avverrebbero questi
tremendi "temporali cosmici"?
Il Sole
assieme alla Terra e agli altri
pianeti del
sistema solare, non è altro che una delle innumerevoli
stelle che ruotano attorno al centro di una delle tante
galassie dell'universo. Ma la galassia stessa è sede di
imponenti attività elettriche, come già previsto dalla
teoria di Birkeland, che si originano nel plasma di
cui essa è piena: ogni volta che questo avviene in
maniera particolarmente accentuata, ne risente anche il
Sole — che si alimenta costantemente dal campo elettrico
galattico - e tutti i suoi pianeti.
A questo punto cosa
sono il Sole e tutte le altre stelle ? Non sarebbero
altro che accumulatori di energia elettrica la cui
origine è esclusivamente galattica.
Le stelle si
formerebbero come perline lungo una colossale collana
rappresentata da una linea cosmica di potenza, con i
loro assi di rotazione allineati lungo i filamenti
prodotti dalla corrente, e poi si comporterebbero come
catodi all'interno di una persistente scarica elettrica
galattica. Come la corrente cade sulla superficie della
stella, i filamenti liberano la loro energia e la stella
brilla. In questo modo le stelle traccerebbero le
correnti di Birkeland presenti nelle galassie allo
stesso modo in cui le luci elettriche stradali tracciano
le rotte dei cavi elettrici. La Vita delle stelle non
sarebbe condizionata dalla loro massa ma solo
dall'essere, a volle, soggette a scariche elettriche più
forti del solito che ne distruggono interamente la
struttura, come accade per le supernove.
Un esempio
eclatante sarebbe l'unica
supernova di cui siamo effettivamente riusciti ad
osservare la nascita da vicino, la Supernova 1987 A, che
non è nata da una stella supergigante rossa come
previsto dalla teoria canonica dell'evoluzione
stellare, ma da una supergigante blu.
Ciò lo si deduce semplicemente dalle osservazioni e non
da sterili speculazioni: le osservazioni hanno mostrato
infatti che il suo residuo è caratterizzato da strani
anelli e da un meccanismo di eiezione bipolare in tutto
simile alle forme che lo Hubble Space Telescope ci ha
donalo delle meravigliose nebulose planetarie, queste
ultime non "esplosioni rallentate" di stelle simili al
Sole, bensì fenomeni di instabilità di natura puramente
elettrica di intensità meno accentuata di quella
incontrata nelle supernoe.
Modelli fisici e osservazioni
astronomiche
Ci troviamo
dunque di fronte a un
quadro alternativo
dell'universo totalmente differente da quello che si
voleva far credere. Restano
validi i precisissimi dati fornitici dalle osservazioni
astronomiche, ma i modelli fisici che fino ad ora
pretendevano di spiegare la struttura e l'evoluzione
dell'universo, sembra che debbano essere drasticamente
riveduti. E non è detto che l'atteggiamento
recalcitrante della vecchia guardia non debba poi cedere
alla ragionevolezza: prima o poi lutti dovranno aprire
gli occhi all'evidenza osservativa dell'universo nella
sua totalità e agli implacabili esperimenti di
laboratorio sulla propagazione delle correnti nei
plasmi.
Il punto qui non è voler sostituire un paradigma a un
altro, ma solo ristabilire nel mondo accademico il
dialogo reciproco e la dialettica tra fronti opposti:
solo in questa maniera è possibile rifon-dare la scienza
sull'obiettività nata da un reale consenso e non
dall'arroganza di strutture che hanno delle convenienze
a mantenere lo status quo oppure dalla reattività
eccessiva di atteggiamenti ribelli che a loro volta
potrebbero stravolgere la realtà col rischio di cadere
di nuovo nel versante squilibrato della
conoscenza scientifica.
Bibliografia:
http://ww.electric-cosmos.org +
http://www.holo-science.com +
http://www.the.electric-universe.info +
http://www.plasmacosmology.net +
http://public.lankl.gov/alp/plasma/TheUniverse-html
By
Massimo Teodorani -
Tratto da: Scienza & Conoscenza n° 18 - 2006
CHI e',
e CHI SONO ?
Kristian Birkeland
Se il nome ai fenomeni classificati come
Aurore Boreali e' stato dato da Galileo Galilei, la
scoperta scientifica alla base del fenomeno la si deve
al norvegese Kristian Birkeland, vissuto dal 1867
al 1917.
Dopo diversi esperimenti nel campo della "fisica
del plasma", Birkeland pubblica la teoria che "la
causa del fenomeno fosse da attribuire alla interazione
tra particelle cariche emesse dal Sole ed il campo
magnetico terrestre"... purtroppo egli
fu osteggiato dalla comunità scientifica,
in special modo da quella inglese.
Il consenso unanime alla scoperta di
Birkelanci arriva attorno agli anni Sessanta, quando
grazie alle osservazioni spaziali mediarne satelliti, si
verificò l'esattezza di quanto asserito dallo
scienziato norvegese.
Estratta da:
http://www.circopopolare.com
Michael Faraday
Sir Michael Faraday
(1791-1867), fisico e chimico inglese, ha contribuito
ai campi dell'elettromagnetismo e
dell'elettrochimica.
Tra le sue invenzioni si conta
anche il becco di Bunsen, Tra le sue scoperte si
annoverano, invece, la
legge di Faraday
e l'effetto Faraday.
Da autodidatta studiò chimica fino a quando
iniziò a frequentare lezioni regolari alla Royal
Institution dal 1810. La svolta scientifica arrivo' dopo
che Faraday ebbe modo di seguire le lezioni dell'alloro
noto chimico Humphry Davy.
La legge di Faraday-Neumann-Lenz o legge dell'induzione
elettromagnetica è una legge fisica che quantifica
l'induzione elettromagnetica, ovvero l'effetto di
produzione di corrente elettrica in un circuito
posto in un campo magnetico variabile oppure un circuito
in movimento in un campo magnetico costante. È
alla base del funzionamento di alternatore, dinamo e
trasformatore.
Arthur Stanley Eddington
Sir Arthur Stanley Eddington (1882,
Kendall, Inghilterra 1944, Cambridge) fu uno dei
più importanti astrofisici dell'inizio
del XX secolo. Scopri il limite che porta il suo nome
(limite di Eddington) e che corrisponde alla luminosità
massima che può avere una stella con una data massa,
senza che essa inizi a perdere gli strali più alti
della propria atmosfera.
È comunque conosciuto per le sue ricerche
riguardanti la teoria della relatività. Fu grazie a uno
dei suoi articoli (Report
on
the
relativity
theory of gravitation), che
gli studiosi di lingua inglese scoprirono la teoria
della relatività generale di Alberi Einstein, in
quanto a causa della Prima Guerra Mondiale, gli
articoli delle riviste tedesche erano pochissimo
(o per niente) diffusi nel resto del mondo.
Tratto da:
http://it.wikipedia.org
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
L'Esplosione che ha
Distrutto la Teoria Solare
By Dave Talbott e Michael Armstrong
HYPERLINK:
http://www.thunderbolts.info/tpod/2005/arch05/050624protonstorm.htm
- Thunderbolts.info 25-6-2005
Traduzione per Disinformazione.it a cura di Stefano
Pravato
MERGEFORMATINET
Nel
gennaio 2005 sul Sole sono successe cose notevoli e
gli esiti si stanno ancora ripercuotendo all'interno
della comunità scientifica. Tra il 15 e il 19
gennaio vi sono state quattro potenti eruzioni con
conseguenti getti solari dal gruppo di macchie 720,
mostrato in figura. Poi, il 20 gennaio, la quinta
esplosione ha prodotto un'eiezione di massa coronale
(CME) che ha raggiunto delle velocità
incomparabilmente maggiori a quelle mai registrate
dagli astronomi per simili fenomeni. Mentre di
solito le particelle cariche emesse da queste
eruzioni ci mettono più di 24 ore per raggiungere la
Terra, in questo caso c'è stata una eccezione
incredibile.
Sono bastati trenta minuti
dall'esplosione perché la Terra (distante circa 144
milioni di km dal Sole) fosse immersa in quella che gli
scienziati NASA hanno definito “la più intensa tempesta
protonica da decenni”. Le tempeste protoniche prendono
il loro nome dalla “pioggia” di particelle di carica
positiva che ci arriva quando l'eiezione di massa
raggiunge la Terra.
Una delle ragioni per cui le tempeste protoniche sono
tenute sotto controllo è che esse interferiscono
pesantemente con le comunicazioni satellitari e possono
persino penetrare l'esterno degli scafandri e dei
vestiti spaziali facendo seriamente ammalare gli
astronauti. Ma per i sostenitori delle più popolari
teorie sul Sole, questa “tempesta” è stata ancor più
irritante. Secondo un comunicato NASA, l'evento “ha
scosso le fondamenta della teoria “meteorologica
spaziale””.
Gli astronomi come
spiegavano, prima di questo evento, le tempeste
protoniche ?
La storia delle “Headline News” della NASA
ci racconta che l'eiezione di massa “comincia con
un'esplosione, solitamente al di sopra di un gruppo di
macchie.
Le macchie sono posti in cui
campi magnetici di forte intensità attraversano la
superficie del Sole. Per ragioni che ancora nessuno
comprende completamente, questi campi possono divenire
instabili ed esplodere, rilasciando l'energia
equivalente a quella di 10 miliardi di bombe
all'idrogeno”.
Eiezioni potenti possono
emettere un miliardo di tonnellate di materiale solare.
In genere questo materiale viaggia relativamente lento.
“Anche le più veloci, viaggiano alla velocità di
1000/2000 km/s e impiegano un giorno o due per
raggiungere la Terra. Si capisce che una CME è appena
arrivata quando si vedono le aurore nei cieli”.
Ma come fa il materiale
emesso a raggiungere la sua velocità ? Anche le eiezioni
comuni viaggiano sempre più veloci allontanandosi dal
Sole, raggiungendo velocità di migliaia di chilometri al
secondo o più. La teoria ipotizza che tale accelerazione
si spieghi con l'”onda d'urto” che la CME produce. “Le
onde d'urto davanti alla CME possono accelerare questi
protoni nella nostra direzione – e da qui la tempesta
protonica”.
Ma la storia ci insegna che
questa teoria dovrà “presto essere rivista”. Il perché è
presto detto: sebbene le velocità delle ordinarie CME
siano già impressionanti e abbiano costituito un
profondo mistero per decenni, non sono nemmeno
confrontabili con la velocità raggiunta dalla CME del 20
gennaio.
La luce che giunge dal Sole,
o da un “flare” solare, raggiunge la Terra in 8 minuti.
Un'eiezione che raggiunga la Terra in 30 minuti deve
essere rapidamente accelerata fino ad una velocità
superiore a un quarto di quella della luce. Da un punto
di vista tradizionale ciò non è nemmeno pensabile.
Eppure è proprio quello che è successo.
Come vedono tutto ciò i non tradizionali teorici
dell'Universo Elettrico
?
Per lo più sono divertiti dal
trambusto. In questo universo, ora osservato con
strumenti migliori e più versatili, si possono osservare
spesso getti di plasma e materiale eiettato raggiungere
velocità prossime a quella della luce. In termini
elettrici la spiegazione è diretta e ovvia: i campi
elettrici presenti nello spazio accelerano le particelle
cariche che vi sono immerse.
Su questo principio di
elettricità non c'è contendere. Senonché, escludendo i
campi elettrici dai loro modelli teorici, gli
astrofisici e gli astronomi, sono rimasti senza nessun
meccanismo che renda conto delle cose che ora vedono.
Una dopo l'altra, le loro ipotesi introdotte ad hoc,
devono essere abbandonate.
I teorici elettrici accettano i fatti osservati
riguardanti le CME, e considerano il contesto teorico
degli astronomi come un disastro decennale. Non è né
sufficiente né accurato descrivere le macchie come
“posti in cui campi magnetici di forte intensità
attraversano la superficie del Sole”. Si tratta di
un'affermazione che non rende conto completamente dei
campi magnetici stessi e lascia le macchie associate
senza spiegazione. Quando la storiella della NASA dice
che i campi magnetici “diventano instabili ed esplodono,
rilasciando l'energia equivalente a quella di 10
miliardi di bombe all'idrogeno”, aggiunge che “nessuno
comprende completamente” come ciò succeda.
Gli autori di quelle news
chiaramente non hanno familiarità con le scariche
elettriche nei plasmi, fenomeno descritto
dettagliatamente dal premio Nobel Hannes Alfvén, il
fondatore della cosmologia del plasma. I contributi di
Alfvén poggiavano sull'osservazione diretta delle
scariche di plasmi effettuate nei laboratori. Egli
descrisse come gli strati isolanti delle strutture a
cellula che si formano nei plasmi elettrificati spesso
si rompano, determinando instabilità. Tali instabilità
sono caratterizzate dalle energiche esplosioni che
vediamo sopra le macchie.
Ma anche se le spiegazioni sono ovvie agli occhi dei
teorici elettrici, esse sembrano sfuggire ai fisici
solari. Riflettendo sull'emissione del 20 gennaio,
l'astrofisico Robert Lin di Berkeley, UC, ha detto:
“Abbiamo un indizio importante”. Egli ha notato che
quando si è prodotta l'esplosione, il gruppo 720 era
posto in un punto speciale del Sole: 60 gradi
longitudine ovest.
Lin ritiene che ciò sia significativo
perché da questo punto “la macchia era connessa
magneticamente con la Terra ”. Con ciò egli intende che
le linee magnetiche del campo magnetico solare, uscendo
da quel punto e proseguendo nel loro cammino
spiraleggiante, portano direttamente sulla Terra. Un
articolo della NASA la chiama “una super-autostrada per
i protoni che partono dal gruppo 720 alla volta del
nostro pianeta”.
Sebbene l'articolo descriva accuratamente l'”autostrada”
imboccata dalle particelle cariche, in chiusura esso
riporta “Come vengano accelerate, resta comunque un
mistero”. E' un mistero solo per loro. Né Lin, né
l'autore di quell'articolo hanno familiarità con le
“correnti di campi allineati” descritte da Alfvén.
Seguendo la direzione dei campi magnetici indotti, le
correnti elettriche si muovono efficientemente, come su
linee di trasmissione, attraverso le ampie distanze
dello spazio interplanetario, interstellare e
intergalattico.
Anthony Peratt, specialista
del Plasma, nel suo libro di testo The Physics of the
Plasma Universe, inizia la descrizione delle correnti di
campi allineati con questa panoramica: “...campi
elettrici allineati lungo la direzione del campo
magnetico accelerano liberamente le particelle.
Elettroni e ioni sono accelerati in direzioni opposte,
originando una corrente lungo le linee del campo
magnetico.”
Donald Scott, professore di
ingegneria elettrica in pensione, non va per il sottile
parlando della scarsa conoscenza dei fenomeni elettrici
di certi astrofisici: “Ogni studente di fisica che abbia
sentito parlare di carica elettrica e campi elettrici sa
che la maniera più semplice per accelerare delle
particelle cariche è di applicare loro un campo
elettrico. L'accelerazione delle particelle del “vento”
solare cariche positivamente è evidentemente un fenomeno
elettrico. E' previsto con accuratezza dal modello
Elettrico del Sole”.
La CME che viaggia a un quarto della velocità della luce
del 20 gennaio non è quindi solamente un'eccezione
isolata al “normale” vento solare. Dimostra che la
spiegazione “normale” del vento solare è errata e
inadatta a rendere conto degli estremi raggiungibili dal
comportamento del vento solare. In talune occasioni, il
vento si è annullato, evento questo altrettanto
inesplicabile, all'interno della teoria standard, della
CME del 20 gennaio. L'accelerazione elettrica del plasma
riesce a prevedere ogni aspetto del comportamento del
vento.
Un Grazie a Michael
Armstrong per la maggior parte dei contenuti oggettivi
in questo articolo.
Tratto da: disinformazione.it
TEORIA delle
STRINGHE e MULTIVERSO
vedi anche:
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Elettrico - 1
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