L'Universo Elettrico: Una Cosmologia per il Ventunesimo
Secolo
Di
Michael Goodspeed - 15 Agosto 2006
”Una
nuova verità scientifica non trionfa convincendo i suoi
opponenti e facendogli così vedere la luce, ma piuttosto
perchè i suoi opponenti alla fine muoiono, ed emerge una
nuova generazione che si trova a proprio agio con quella
stessa verità”
-- Max Planck, Fisico Teorico Tedesco
“La
credibilità è valuta.” Un giorno mi è schioccata nella
mente questa frase, e ritendendomi una persona piuttosto
intelligente, me la sono attribuita, nella speranza di
averla inventata io stesso. Ma ho poi scoperto che non
era mia. Un autore il cui nome non riesco a ricordare ha
scritto, “la credibilità è valuta: difficile da
ottenere, e ancora più facile da perdere.”
Questa
dichiarazione può essere applicata virtualmente a
qualunque attività umana, e probabilmente a nessuna
calza meglio delle scienze teoriche – un tentativo
inerentemente idealista per fare avanzare la
comprensione umana. Uno scienziato “credibile” può avere
l'orecchio del mondo intero, e nulla esprime meglio la
sua “credibilità” di queste tre lettere – Ph.D.
[Dottorato di Ricerca]
Il
lavoro degli scienziati ha un enorme impatto nella vita
di tutti i giorni. Non dipendiamo dagli scienziati
solamente affinché ci aiutino a comprendere il mondo
naturale. Dipendiamo dai loro punti di vista per
guidarci in importanti decisioni personali, comprese
quelle che hanno a che fare con la salute e il nostro
stile di vita [ricordate il fervore di breve durata nei
confronti della Dieta di Atkins ?].
Il rispettabile
scienziato con gli occhiali che i mass media definiscono
un “esperto” ha il potere di cambiare la maniera in cui
pensiamo, e quindi di cambiare il mondo.
Ma la
credibilità può essere paragonata ad un arazzo dai
contorni molto complessi. Oltre ai quei requisiti
tangibili che uno scienziato “credibile” deve possedere,
ci sono quelle qualità intangibili quali l'onestà,
l'integrità, e l'apertura mentale verso nuove
possibilità. Ad un livello individuale, la maggior parte
degli scienziati accreditati può per la verità possedere
queste qualità.
Ma non si può giudicare la validità di
un'opinione scientifica solamente sulla base di quanto
“accreditato” sia un individuo.
Ho il
sospetto che la maggior parte delle persone non trovi
molte ragioni per mettere in discussione l'establishment
scientifico.
La maggior parte di noi ritiene che
l'esperto sappia ciò di cui sta parlando e che non abbia
alcun motivo per volerci ingannare.
Ma coloro che sono
stati rimossi dal vertice di comando della scienza sanno
che al di sotto del nobile manto esterno di molte
istituzioni sono numerose le tendenze che spingono verso
la manovra politica e la manipolazione, spesso con
conseguenze altamente distruttive.
Questa situazione non
dovrebbe sorprenderci più di tanto. Il denaro, la
reputazione, il campo di visuale limitato, e il momentum
di precedenti credenze [ossia la capacità di mantenere
inalterata la propria influenza nel pensiero
contemporaneo - N.d.T.] hanno sempre avuto il potere di
corrompere la libera ricerca e di dissuadere in maniera
sottile gli individui dal mettere in discussione quelle
idee che si sono andate istituzionalizzando.
Ma il
problema più acuto di oggi è un qualcosa di unico dei
secoli ventesimo e ventunesimo, ed è legato
inseparabilmente alla creazione di un sistema
centralizzato di fondi che vengono distribuiti alle
ricerche scientifiche. Ci sono coloro che credono che la
scienza non si stia solamente sbagliando riguardo ad
alcune interessanti possibilità teoriche, ma che si
sbagli IRRIMEDIABILMENTE sulle domande più importanti e
fondamentali che la scienza possa porsi. Ma a chi
dovremmo dare ascolto per risolvere tutto questo ?
Se i critici hanno ragione, questo significa che
miliardi di dollari di tasse sono stati mal diretti e/o
sono andati completamente sprecati al solo scopo di
inseguire chimere.
La vostra risposta a tutto questo potrebbe essere, “Va
bene...ma chi sei tu per fare simili affermazioni ?”.
Posso rispondere dicendo che non sono un professionista
ma che ho seguito con particolare interesse le scoperte
che sono state fatte grazie al lavoro di quei
ricercatori indipendenti che sono scettici riguardo
all'attuale consenso scientifico. Ma va sottolineato che
la parola “scettico” è stata degradata e male utilizzata
nel corso degli anni fino al punto che alcuni la
interpretano come se significasse un'opposizione a
qualunque cosa che non sia convenzionale [per esempio
“scetticismo” verso il paranormale, gli UFO, le teorie
cospirative, ecc.].
In realtà, la parola “scettico”, ha un significato
diametralmente opposto.
L'American Heritage Dictionary la definisce nella
seguente maniera: “Chiunque abitualmente o in maniera
istintiva tende a dubitare, a mettere in discussione, o
è in disaccordo con asserzioni o conclusioni che sono
generalmente accettate.”
Nell'ambito della scienza attuale, le “conclusioni
generalmente accettate” vengono ordinariamente
presentate come se fossero “fatti” indiscutibili. Dal
Big Bang, all'evoluzione dei pianeti, dalla natura delle
comete, a fenomeni altamente speculativi e misteriosi
quali i buchi neri, la materia scura e l'energia scura,
la grande immagine cosmologica viene presentata con una
tale sicurezza che i mass media in questo paese non
l'hanno quasi mai messa in discussione. Ma l'immagine
può risultare assai meno chiara di quello che siamo
stati indotti a credere. Completamente rimossi dai
riflettori dei media scientifici, i critici hanno
suggerito che un solo, fondamentale errore ha finito per
infettare le scienze teoriche. br>
QQuesto errore è la nozione che l'universo è
elettricamente neutrale – ossia che l'elettricità non ha
“niente a che fare” con lo spazio.
È una affermazione
del tutto perversa data la schiacciante importanza che
l'elettricità ricopre nelle nostre vite.
Le più
recenti nonché drammatiche scoperte che sono state fatte
hanno consistentemente messo in discussione le
interpretazioni delle teorie convenzionali su questo
punto. Allo stesso tempo, hanno incoraggiato un
interesse considerevole verso un'ipotesi alternativa –
ossia quella dell'Universo Elettrico.
Nello
studio delle comete, per esempio, i ricercatori sono
rimasti talmente confusi da alcune inaspettate scoperte
che si può dire che la teoria convenzionale sulle comete
non esiste più ! Tuttavia le comete vengono descritte
come “Pietre di Rosetta” perchè ci permettono di
decifrare la formazione del sistema solare.
L'ipotesi sulla “palla di neve sporca”, che è stata
considerata per molti decenni un vero e proprio pilastro
teorico, ha fallito in maniera clamorosa nel predire il
comportamento delle comete e, in tempi più recenti, non
è neppure stata in grado di fornirci le giuste
informazioni sulla loro composizione.
Le sorprese più drammatiche hanno avuto inizio nel 1986,
quando sono stati scoperti numerosi ioni carichi
negativamente nel coma della Cometa di Halley, ossia i
segni di una attività energetico elettrica, e l'assenza
di una qualunque prova che indicasse la presenza di
acqua nel nucleo della cometa. Negli anni seguenti, le
comete hanno dato vita ad un flusso di “fenomeni
misteriosi” talmente costante e regolare che gli
astronomi sono stati costretti a tornarsene alle loro
lavagne. Tali fenomeni comprendono:
• Getti
supersonici altamente energetici che esplodono nei
nuclei delle comete.pan>
• Getti
filamentosi di cometa, trattenuti a malapena, che si
estendono per lunghe distanze e che rappresentano una
sfida concreta all'atteso comportamento dei gas neutrali
in un vuoto.
•
Superfici di cometa che presentano rilievi incisi in
maniera precisa – l'esatto opposto di quello che gli
astronomi si aspettavano seguendo il modello della
“palla di neve sporca”.
•
Temperature inaspettatamente elevate ed emissioni di
raggi x dai coma delle comete.
• Una
riserva alquanto ridotta o la completa assenza di acqua
e di altre sostanze volatili nei nuclei delle comete.
•
Particelle minerali che possono formarsi solamente a
temperature estremamente elevate.
•
Comete che si infiammano mentre si trovano in uno stato
di “congelamento profondo”, oltre l'orbita di Saturno.
•
Comete che si disintegrano a molti milioni di miglia dal
Sole.
•
Particelle di polvere di cometa divise più finemente e
uniformemente di quello che ci si dovrebbe aspettare da
“ghiaccio sporco” in sublimazione.
•
Espulsione di particelle più grandi e di “ghiaia”, un
fenomeno che non era mai stato predetto se ci si rifà
all'ipotesi che le comete sono risultate da nuvole
primordiali di ghiaccio, gas e polvere.
•
•
Minerali che possono essere creati solo a temperature
elevate.
Tutte
le scoperte appena elencate pongono enormi difficoltà al
modello della “palla di neve sporca”: sono tutte
prevedibili caratteristiche del modello elettrico.
Nonostante tutto questo, ci sono buone probabilità che
voi non abbiate mai anche solo SENTITO PARLARE
dell'ipotesi sulla cometa elettrica! [Ma se aveste
vissuto alla fine del diciannovesimo secolo magari
potreste averne sentito parlare]. La ragione di questo è
che le scienze spaziali si sono andate articolando nel
corso del ventesimo secolo sulla base dell'assunto
teorico che i corpi nello spazio sono elettricamente
neutrali. Una cometa elettrica andrebbe quindi ad
incidere sulle fondamenta stesse su cui si reggono le
scienze teoriche dei giorni nostri.
Se
un'assunto fondamentale come questo si dimostra errato,
le relative ramificazioni andrebbero ben al di là delle
teoria sulle comete. Secondo Wallace Thornhill e gli
altri proponenti del modello dell'Universo Elettrico, la
cometa elettrica è inestricabilmente legata al modello
elettrico del Sole, un modello le cui implicazioni sono
molto ampie:
Fu il
Dottor Charles E. R Bruce della Associazione per la
Ricerca sull'Elettricità - Electrical Research
Association che nel 1944 in Inghilterra mise in moto
l'elaborazione di un modello scientifico sul “sole
elettrico”. Secondo Bruce, la “fotosfera del sole [la
superficie solare] ha l'apparenza, la temperatura e lo
spettro di un arco elettrico; ha queste caratteristiche
perchè è un arco elettrico, o un gran numero di archi in
parallelo.”
Questa caratteristica di scaricamento, ha affermato, “è
responsabile di quel fenomeno che è stato osservato
della granulazione della superficie solare.” Il modello
di Bruce, tuttavia, venne formulato sulla base di una
comprensione convenzionale del lampo atmosferico, che
gli permise di immaginare il Sole “elettrico” senza
dover far riferimento a campi elettrici esterni.
Anni
dopo, un brillante ingegnere, Ralph Juergens, ispirato
dal lavoro di Bruce, andò ad aggiungere alla sua ipotesi
una possibilità rivoluzionaria. In una serie di articoli
che vennero scritti a partire dal 1972, Juergens suggerì
che il Sole non è un corpo elettrico isolato nello
spazio, ma che giace all'interno di un più ampio campo
galattico. Con questa sua ipotesi, Juergens fu il primo
a compiere il salto teorico necessario per prospettare
l'esistenza di una fonte di energia esterna per il Sole.
Juergens propose che il Sole è l'oggetto più
positivamente carico nel sistema solare, il centro di un
debole campo radiale elettrico e l'epicentro di un
processo di "coronal glow discharge" - “scaricamento
incandescente della corona” alimentato da correnti
galattiche. Questo spiega il perchè una cometa, che si
muove rapidamente attraverso un campo elettrico che va
rafforzandosi, nel momento in cui si avvicina al Sole,
comincia a scaricarsi sotto la pressione degli stress
elettrici.
Per
evitare di fraintendere questo concetto, è essenziale
che distinguiamo il complesso modello elettrodinamico
che è alla base dello scaricamento incandescente – glow
discharge del Sole da un semplice modello elettrostatico
che può essere facilmente confutato.
Da un
capo all'altro della maggior parte del volume di uno
scaricamento incandescente – glow discharge il plasma è
“quasi” neutrale, e presenta praticamente lo stesso
numero di protoni e di elettroni. Una situazione del
tutto simile esiste all'interno di un tubo di luce
fluorescente. La corrente viene trasportata
principalmente da un impulso di elettroni all'interno di
un debole campo elettrico verso l'elettrodo positivo [il
Sole]. È solo al di sopra della corona, in prossimità
del Sole, che il campo elettrico diventa
sufficientemente forte da generare tutti i fenomeni
brillanti ed energetici che osserviamo sul Sole.
Nel
modello elettrico, la fonte di energia esterna del Sole
è la ragione per la quale le temperature si innalzano in
maniera SPETTACOLARE più tende ad aumentare la distanza
dalla superficie del Sole – precisamente l'inverso di
quello che ci si aspetterebbe di vedere se il calore si
stesse irradiando dal cuore del Sole.
Dai circa 4400 gradi K [Kelvin – unità base della
temperatura nel sistema internazionale] che si
registrano a 500 chilometri [300 miglia] al di sopra
della fotosfera, la temperatura si innalza costantemente
fino a raggiungere i circa 20.000 gradi K in cima alla
cromosfera, all'incirca 2200 chilometri [1200 miglia] al
di sopra della superficie del Sole. A questo punto si
verifica un brusco aumento, che eventualmente raggiunge
i 2 milioni di gradi nella corona. E anche ad una
maggiore distanza dal Sole, l'attività energetica di
atomi ionizzati di ossigeno raggiunge la sorprendente
temperatura di 200 milioni di gradi! Questa è l'ultima
cosa che uno si aspetterebbe di vedere da una fornace
nucleare nascosta nel nucleo del Sole. Ma è la natura
osservata del processo di scaricamento della corona.
I
teorici del modello elettrico sottolineano all'incirca
due dozzine o più di caratteristiche del Sole che
pongono dei problemi alla teoria standard, e che vanno
dal “difficile” a “impossibile” da spiegare. In ognuna
delle casistiche, la caratteristica osservata segue
logicamente dal modello dello scaricamento
incandescente.
Forse la più efficace illustrazione di questo contrasto
è la questione del vento solare. Il Sole emette
continuamente un flusso di particelle che sono cariche
positivamente, ma queste particelle non solo non vengono
influenzate dalla forza di gravità del Sole, ma
continuano ad accelerare man mano che si allontanano
dal Sole. Fin dai tempi della scoperta di questo
misterioso comportamento, avvenuta molti decenni fa, i
teorici del Sole non hanno mai messo a punto una
spiegazione che potesse reggere ad un esame accurato.
Pensavano di avere trovato una spiegazione parziale
quando affermarono che la radiazione solare [la luce del
Sole] continuava a spingere verso l'esterno le
particelle cariche. Per i teorici del modello elettrico,
questa non era solamente una spiegazione debole ma
mancava anche di un qualunque sostegno nella
sperimentazione, che dovrebbe essere la prima risorsa da
cui attingere.
I
teorici del modello elettrico sono, infatti, disturbati
dall'incapacità del mainstream scientifico di vedere ciò
che ritengono essere del tutto evidente. Tutti gli
elettrotecnici sanno che esiste una maniera molto
semplice per accelerare le particelle cariche – lo
fanno regolarmente ricorrendo ai campi elettrici.
Se il Sole è un corpo carico che si trova al centro di
un campo elettrico, l'accelerazione di particelle
cariche da parte di questo campo è un dato di fatto.
L'esempio più irresistibile di questo principio lo si è
avuto fra il 15 e il 19 Gennaio del 2005, quando si
verificò l'eruzione di quattro potenti bagliori solari
dal “sunspot 720”. Quindi, il 20 gennaio, la quinta
esplosione produsse una espulsione di massa dalla corona
- coronal mass ejection [CME] - a velocità che vanno ben
al di là della capacità di spiegazione da parte di un
qualunque modello convenzionale.
Come riassunto nella Foto del Giorno su Thunderbolts,
“Mentre spesso sono necessarie più di 24 ore alle
particelle cariche di una esplosione solare per
raggiungere la Terra, questa ha rappresentato una
profonda eccezione. Solamente 30 minuti dopo
l'esplosione, la Terra [che dista circa 96 milioni di
miglia dal Sole] era immersa in quella che gli
scienziati della NASA hanno definito “la più intensa
tempesta protonica che si sia mai verificata in
decenni.”
È
piuttosto indicativo il fatto che è quasi impossibile
trovare, in tutti i tentativi mainstream di spiegare il
vento solare, un qualunque cenno o memoria che riguardi
questo evento.
Il
punto che qui si vuole sottolineare non è solamente che
il modello elettrico è alla base delle difficoltà più
problematiche a cui si trova di fronte la teoria
standard: Il modello è parte di una più ampia e
maggiormente unificata fotografia del cosmo. Tanto
quanto la cometa elettrica conduce inevitabilmente al
Sole elettrico, sia la cometa elettrica che il sole
elettrico suggeriscono una prospettiva radicalmente
nuova per tutte le scienze teoriche che vanno dalla
storia planetaria alle origini del cosmo. Wallace
Thornhill, per esempio, suggerisce che la cometa
elettrica offre il miglior modello per comprendere le
caratteristiche della superficie dei pianeti e delle
lune. Prove non riconosciute che si sono andate
accumulando nel corso dell'Era Spaziale mettono in
chiara evidenza che i pianeti sono corpi carichi di
energia. Movimenti instabili all'interno del campo
elettrico del Sole, o movimenti che portino i pianeti a
incontri ravvicinati, condurrebbero a devastanti eventi
di scaricamento elettrico, e questo potrebbe indurre gli
stessi pianeti ad assumere i connotati delle comete.
È quindi essenziale che venga attribuita un'alta
priorità ad un'aperta riconsiderazione della storia
planetaria.
E questa indagine deve includere la possibilità che i
pianeti fossero, in epoche precedenti, immersi nel
processo di scaricamento elettrico e che la loro
superficie fosse percorsa da eventi elettrici ad alto
contenuto energetico. In altre parole, quello che sta
succedendo sulle comete attive è un diretto indicatore
delle forze che agirono sui pianeti in un'epoca remota
dell'evoluzione planetaria.
L'esplorazione dello spazio ha continuamente rivelato
caratteristiche sui pianeti e sugli altri corpi rocciosi
che non possono essere spiegate ricorrendo all'ipotesi
degli impatti dallo spazio e alla famigliare geologia
planetaria [vulcanismo, erosione acquifera, o diffusione
di superficie]. Fin da quando sono stati puntati i
telescopi sulla Luna, la singola caratteristica
geologica che ha maggiormente catturato l'attenzione
estatica degli astronomi sono stati i crateri. Per
interi decenni, la questione irrisolta fu quella di
stabilire se i crateri sulla Luna si erano formati a
causa di attività vulcanica o piuttosto di un impatto
esterno dallo spazio.
Con il programma spaziale Apollo, gli astronomi hanno
creduto che si fosse trovata una soluzione alla
questione. I crateri dominanti sulla Luna erano stati
creati dal violento impatto sulla superfice di oggetti
celestiali, questo è quanto dichiararono gli scienziati.
Questa
conclusione parve tanto chiara che virtualmente nessuno
si soffermò a sufficienza per notare la litania di fatti
riguardanti i crateri lunari che mettono in dubbio
l'intera ipotesi. si.
Una volta che si affermò il modello dell'impatto dallo
spazio, gli astronomi e i geologi cercarono di replicare
in forma sperimentale gli schemi davvero unici
riguardanti la formazione dei crateri sulla Luna e in
ogni altra parte nel sistema solare.
In certe occasioni, la pubblicazione di notizie decretò
i “successi” di tali esperimenti, ma ad un livello più
fondamentale e scientifico, dove i dettagliati modelli
sui crateri lunari domandavano una conferma in forma
sperimentale, gli esperimenti si rivelarono essere un
totale fallimento. Le caratteristiche dei crateri che
hanno origine dagli impatti ad alta velocità non
corrispondono alle caratteristiche dei crateri lunari.
Né corrispondono alle caratteristiche dei crateri la cui
presenza osserviamo in tale abbondanza sulla superficie
di Marte o sulle Lune di Giove e di Saturno e di tutti
gli altri corpi rocciosi che sono presenti nel sistema
solare. Questo fallimento da parte degli esperimenti
condotti per testare l'ipotesi dell'impatto dallo
spazio, comunque, non pare che sia stato fatto oggetto
di alcuna pubblicazione di notizie.
Le
anomalie comprendono (tanto per citarne solo alcune):
• La
rimarchevole circolarità di quasi tutti i crateri di
tutte le forme. Impatti obliqui dovrebbero invece dar
vita a numerosi crateri ovali; li;
• La
mancanza di quel danno collaterale che ci si dovrebbe
attendere se la circolarità del cratere fosse dovuta ad
una esplosione che è avvenuta in prossimità del terreno
come nel caso di una detonazione termonucleare;
• Le
superfici dei crateri appaiono essere piane e disciolte
invece di essere costituite da uno scavo a forma di
piatto causato dall'esplosione dell'impatto. Gli impatti
e le esplosioni ad alto contenuto energetico – comprese
le bombe atomiche – non causano lo scioglimento di
materiale che sia sufficiente per creare superfici
piane.
•
L'inaspettata formazione di terrazze sulle pareti dei
crateri più grandi, con la presenza di superfici
disciolte per alcune di queste terrazze; ze;
• Un
numero sregolato di crateri secondari concentrati sui
bordi dei crateri più grandi;
•
L'assenza di crateri più grandi che attraversano i
crateri più piccoli;
•
Catene intricate di piccoli crateri lungo il bordo di
crateri più grandi;
• Un
numero estremamente eccessivo di crateri accoppiati e di
catene di crateri;
•
Dispersione minimale quando un cratere si inserisce
dentro un altro;
•
Ripetute e altamente “improbabili” associazioni di
crateri che sono contigue a buche e strette vallate
incise in maniera pulita, dalle quali il materiale è
semplicemente scomparso;
•
Anelli concentrici.
Invece
di prendere in considerazione questi sfidanti, gli
scienziati planetari hanno smesso di porsi le domande
più importanti.
Per la verità, devono ancora considerare
un fatto di straordinaria importanza per il futuro della
scienza planetaria: tutti i modelli riguardanti la
formazione dei crateri primari nel sistema solare
possono essere riprodotti attraverso lo scaricamento
elettrico in laboratorio. Lo stesso non può dirsi di
qualunque altro agente causale che è stato esplorato nel
corso dell'era spaziale.
Il
nostro vicino, Marte, il pianeta più studiato nel
sistema solare [al di fuori della Terra] offre esempi
quasi illimitati. La superficie di Marte rivela la prova
evidente di quella che è una violenta cicatrice
elettrica.
Lo
stupendo abisso Valles Marineris si dispiega per più di
3000 miglia – l'equivalente di centinaia di Grand
Canyon. Agli inizi degli anni 70, l'ingegnere Ralph
Juergens ha ipotizzato che in un'età precedente
descritta da un'elevata instabilità planetaria, gli
archi elettrici fra corpi celesti carichi furono
responsabili della creazione di molte delle
caratteristiche che sono presenti su Marte.
Nel 1974, Juergens scrisse a proposito del Valles Marineris:
“Quello
che questa regione maggiormente ricorda è un'area
percorsa da un potente arco elettrico che avanza in
maniera non regolare lungo la superficie, scindendosi
occasionalmente in due parti, e che si indebolisce di
tanto in tanto, così che le sue tracce si restringono e
degradano anche in linee di crateri disconnessi.”
Più
recentemente, Wallace Thornhill ha sostenuto che
l'intera regione del Valles Marineris ha la stessa
morfologia del più grande fenomeno di scaricamento
elettrico dell'universo – la galassia a spirale barrata.
[Foto 1- Si veda
Galassie a Spirale e Grand Canyon]
All'inizio, gli scienziati planetari hanno speculato che
era stata l'erosione dell'acqua l'agente che aveva reso
possibile la creazione del Valles Marineris, ma questa
teoria è stata confutata ricorrendo ad immagini a
risoluzione più alta. Adesso, alcuni sostengono
l'ipotesi di una diffusione di superficie e della
relativa formazione di fenditure. Ma dopo aver condotto
un esame più scrupoloso, non è possibile provare che si
sia mai verificata alcuna diffusione di superficie.
E
quindi che cosa è successo a tutto il materiale
“mancante” ? Seguendo l'ipotesi del modello elettrico,
questo venne scavato in maniera esplosiva da un processo
chiamato electric discharge machining [EDM].
Ed i residui risultanti non vennero solamente sparsi per
tutta la superficie di Marte ma la maggior parte di esso
venne accellerato elettricamente nello spazio. Dalla
posizione di vantaggio nella quale ci troviamo, non è
una coincidenza che ancora oggi le meteoriti di Marte
stiano cadendo sulla Terra.
Una
delle più affascinanti anomalie geologiche di Marte è la
presenza dei cosiddetti “mirtilli” - ossia di sfere molto
piccole di colore blu-grigio, del diametro di 0.45
centimetri che sono contenute nel suolo Marziano che è
ricco di ferro. Dopo una analisi spettroscopica, le
piccole sfere furono identificate come “concretions
hematite” - “masse sferiche di ematite”. Il processo
formativo dei “mirtilli” rimane un vero enigma per gli
scienziati planetari.
Il fisico del plasma, il Dr. CJ Ransom dei laboratori
Vemasat, ha tuttavia condotto il proprio esperimento per
testare la spiegazione del modello elettrico sulle masse
sferiche e i mirtilli Marziani. Ha investito una certa
quantità di ematite con un arco elettrico e ciò che ne è
risultato sono piccole sfere incassate con
caratteristiche del tutto simili ai mirtilli Marziani.
Nessun altro esperimento di laboratorio ha fornito un
simile risultato [Foto 2 – Si veda
I “Mirtilli” Marziani in Laboratorio]
Una
caratteristica significativa dello scaricamento
elettrico è il suo essere SCALABILE – ossia quello che
viene osservato su piccola scala è anche osservabile su
scala più grande. E i “mirtilli” di Marte potrebbero
avere una ben più grande analogia con la forma a cupola
dei crateri presenti sul pianeta.
Le telecamere in orbita hanno infatti scoperto numerosi
crateri con cupole o sfere che sono contenute al loro
interno. Questi crateri a cupola variano nella loro
ampiezza da un centinaio di metri o meno [il limite
della risoluzione della telecamera] fino ad un
chilometro o più. Le similarità fra questi crateri a
cupola e i “mirtilli” di laboratorio, molti dei quali
formano crateri interni, sono impressionanti. Questo
elemento da solo dovrebbe essere più che sufficiente ad
incoraggiare un'indagine ulteriore.
[Foto 3 – Si veda
Crateri a Cupola su Marte]
Per i
proponenti del modello dell'Universo Elettrico, la prova
geologica delle cicatrici elettriche che sono presenti
sui pianeti e sugli altri corpi rocciosi è un
irresistibile testamento della violenza planetaria e
della instabilità che prevalsero nel passato. L'ipotesi
di un sistema solare instabile, nel recente passato
venne portata avanti da Immanuel Velikovsky nel suo
bestseller del 1950, “Mondi in Collisione”.
Anche
se Velikovsky venne sommariamente accantonato dal
maintream scientifico, l'Era Spaziale ha fatto di più
per sostenere Velikovsky piuttosto che confutarlo !
Mentre
i proponenti dell'Universo Elettrico Wal Thornhill e i
suoi colleghi riconoscono che Velikovsky si è sbagliato
su molti punti, sono però d'accordo con lui nel
sostenere che l'elettromagnetismo è stato l'elemento
chiave di una precedente epoca di catastrofe planetaria.
E oggi, le prove sono diventate schiaccianti che viviamo
in un sistema solare che è “collegato elettricamente”.
Nel
caso di Giove, vediamo all'opera questa connettività
elettrica nella relazione che intercorre fra il pianeta
stesso e la sua luna più vicina, Io. Nel 1979, l'astrofisico
Cornell Thomas Gold propose nella rivista Science che i
“vulcani” su Io erano in realtà masse scariche di plasma
liquefatto - plasma discharge plumes.
L'ipotesi di Gold venne confutata sulla stessa rivista
da Gene Shoemaker, et al. Ma nel 1987, i fisici del
plasma Alex Dessler e Anthony Peratt sostennero
l'interpretazione di Gold in un articolo pubblicato
nella rivista Astrofisica e Scienza Spaziale -
Astrophysics and Space Science. Dessler e Perat
sostennero che sia la penombra filamentosa che la
convergenza di ejecta in anelli ben definiti sono
effetti dello scaricamento del plasma che non hanno
equivalenti nei vulcani.
Successivamente, la sonda Galileo registrò immagini
incredibili dei “vulcani” e scoprì precisamente quello
che era stato predetto dal teorico del modello elettrico
Thornhill:
Temperature così alte che saturarono le telecamere; il
MOVIMENTO dei “vulcani” lungo la superficie di Io; e il
posizionamento dei “vulcani” lungo le scogliere di valli
precedentemente scavate. È adesso indisputabile che la
base del “rifiuto” di Shoemaker dell'ipotesi di Gold era
incorretta.
È anche
indisputabile che le predizioni altamente specifiche di
Thornhill erano corrette. E tuttavia, né il giornale
Science e neppure tutte le altre pubblicazioni
scientifiche, hanno mai pensato anche solo di rivedere
la questione [Foto 4 – Si veda
Retrospettiva su Io].
Su
Marte, le mostruose “dust devils” [tempeste di polvere]
- che sono 10 volte più grandi di qualunque tornado
sulla Terra – hanno rivelato il disinteresse degli
scienziati planetari nei confronti di qualunque cosa che
abbia a che fare con l'elettricità. Un comunicato stampa
della NASA ha dichiarato, “Quando gli esseri umani
visiteranno Marte, dovranno ben guardarsi da
torreggianti tempeste di polvere elettrificate.”
Ma gli
scienziati attribuiscono i campi elettrici delle “dust
devils” al riscaldamento solare e alla risultante
energia meccanica di convezione dell'aria [malgrado il
fatto che l'atmosfera di Marte sia densa meno dell'un
percento di quella della Terra, e l'abilità meccanica
della sua aria di spostare particelle di polvere è nel
migliore dei casi improbabile]. Nella interpretazione
del modello dell'Universo Elettrico, le colonne rotanti
di aria e polvere sono una conseguenza naturale delle
correnti elettriche atmosferiche
[Foto 5 – Si veda
La NASA sulle Tempeste di Polvere Marziane -- “Sono
Elettrificate!” ].
Anche
nei fenomeni meteorologici sulla Terra, testimoniamo la
presenza della carica planetaria. Non è più possibile
immaginare la Terra come un corpo isolato,
elettricamente neutrale quando osserviamo giganteschi
gruppi di fulmini al di sopra di nubi temporalesche che
si scaricano nello spazio. io.
Fin dagli inizi degli anni 90, alcuni ricercatori hanno
documentato l'esistenza di fulmini chiamati “sprite” e
“blue jet” che guizzano verso l'alto durante i temporali
estendendosi fino a 15 chilometri in direzione dello
spazio. Alcuni giganteschi “getti” vengono sparati anche
a 80 chilometri di distanza.
Questi ricercatori hanno scoperto che ogni volta che si
verifica uno “sprite” al di sopra delle nuvole, ne
risulta un fascio di fulmini positivi al di sotto delle
stesse nubi. Sono le due parti di un singolo fenomeno di
scarica elettrica che si allunga dallo spazio fino alla
superficie della Terra. [Foto 1 – Si veda
Fulmini giganti nello spazio
]
È stato
detto che i matematici, quando considerano questioni che
riguardano la fisica, “non hanno principi”. Non si
considerano legati ai principi della fisica. Ed esiste
un'ovvia soddisfazione quando alcuni fenomeni
“inspiegabili” paiono offrire la possibile scoperta di
una “nuova” legge fisica o principio. io.
Questo può essere molto più attraente che una risposta
diretta da parte di una disciplina nella quale il
matematico non è preparato. Nessuna delle prove che
abbiamo fin qui fatto notare, per esempio, sono una
violazione di alcuna legge fisica o principio.
I modelli che sono stati evidenziati trovano
un'immediata spiegazione nei fenomeni elettrici.
Tuttavia la scienza spaziale continua ad ignorare la
forza elettrica e a preferire soluzioni del tutto
speculative, arrampicandosi su presupposti che non sono
più sostenibili.
All'inizio gli astronomi erano convinti che lo spazio
fosse un vuoto perfetto e che le correnti elettriche
fossero quindi inconcepibili. Successivamente gli
astronomi scoprirono che lo spazio è pervaso da
particelle cariche ossia plasma. Nonostante questa
scoperta, gli astronomi erroneamente conclusero che una
separazione di carica non avrebbe potuto essere
mantenuta nello spazio; ogni carica sarebbe stata
velocemente neutralizzata dal movimento di carica [la
corrente elettrica]. Ma come sa ogni elettrotecnico,
quella conclusione dipende dall'abilità di trasportare
corrente da parte del plasma.
Per quanto riguarda il plasma che è sparso nello spazio,
l'abilità di trasportare corrente elettrica è senza
dubbio presente ma in forma limitata. Il risultato è che
le correnti di scala cosmica generate dal movimento
relativo di regioni dissimilari di plasma possono essere
sostenute solo su archi di tempo lunghi.
La firma di tali correnti elettriche sono i loro campi
magnetici. Ma quando i campi magnetici vennero rilevati
nello spazio, gli astronomi li considerarono come
fossero “congelati” nel plasma – come se il plasma fosse
un superconduttore – allo scopo di mantenere la nozione
della neutralità elettrica.
Ma il plasma che è presente nello spazio non è un
superconduttore: energia elettrica esterna deve essere
quindi fornita per mantenere attivi i campi magnetici
che sono stati osservati nello spazio.
Dal più
largo circuito della Via Lattea, le correnti fluiscono
nel dominio del Sole. A distanze planetarie dal Sole, il
campo è debole e insignificante. Ma come la corrente
“comincia a mordere” nel suo avvicinarsi al Sole, e più
la potenza elettrica diventa sufficiente ad illuminare
il Sole. Una cometa trascorre la maggior parte del suo
tempo nella parte più debole del campo, lontana dal
Sole, ed è possibile che bilanci il proprio voltaggio
con quel campo. Ma come la cometa tende ad accellerare
più si avvicina al Sole, e più tende a crescere in
maniera profonda il suo sbilanciamento con l'ambiente
circostante e comincia quindi a scaricarsi.
Gli astronomi sono stati incapaci di annotare tali
osservazioni fondamentali per una ragione che nessuno
vuole ammettere: sono impreparati in maniera
imbarazzante in tutto ciò che riguarda la
elettrodinamica.
Questo spiega perchè gli elettrotecnici hanno un enorme
vantaggio nella comprensione delle attività elettriche
nello spazio. Un saldatore potrebbe capire più
facilmente le valli e i crateri su superfici solide di
un qualunque scienziato planetario. Ma piuttosto che
espandere la loro conoscenza fino ad includere
l'elettricità, gli astronomi e i cosmologi hanno invece
contratto le scienze spaziali ad un campo limitato di
teorie “eleganti” [ossia pretenziose o irrilevanti].
Ogni
giorno sentiamo parlare dei grandi passi avanti e delle
scoperte nella ricerca per identificare cose invisibili
– e ipoteticamente onnipresenti – come la materia scura,
l'energia scura, le stelle neutroniche e i buchi neri.
Queste congetture sono inevitabili dato che i cosmologi
continuano ad essere inconsapevoli dell'abilità del
plasma di organizzare delle strutture nello spazio [Foto
2 – Si veda
Galassie di Plasma ] e la STRANEZZA di queste
congetture continua a crescere, fino al punto che la
fotografia attuale del cosmo assomiglia all'episodio più
“spaziale” di Star Trek.
E'
tragico che l'establishment scientifico – che lavora
mano nella mano con i media più popolari – sia riuscito
a convincere un grande numero di persone che le domande
cosmologiche più importanti siano di solo dominio dei
matematici. Il fatto che comunemente si guardi alla
matematica per la formulazione di una “teoria su tutto”
rivela il grossolano errore che è dietro a questo tipo
di pensiero.
Come ha scritto il proponente dell'Universo Elettrico,
Thornhill, “La sola idea che alcuni scienziati possano
essere vicini ad una “teoria su tutto” è una fantasia
che va di pari passo con la teoria della Terra piatta.
Non è possibile formulare una teoria su tutto fino a
quando non sapremo tutto ciò che riguarda l'universo. E
date le sorprese che giungono dallo spazio a getto quasi
continuo, è evidente che ne sappiamo ancora molto poco.”
Continua Thornhill, “A coloro che aspirano a formulare
una teoria su tutto viene detto che devono studiare la
“incredibilmente complessa e astratta matematica”, la
cui conoscenza è richiesta per un tale compito.
Ma chi è che lo dice ? I matematici, naturalmente. È una visione ristretta
in maniera cronica, come se si guardasse attraverso
l'estremità sbagliata del telescopio e si immaginasse di
vedere le stelle. Questa visione ha condotto ad un vero
e proprio elitismo nel campo della fisica e questo sulla
base dell'abilità matematica dei suoi adepti.
I più bizzarri sono stati coloro che sostengono di
vedere Dio a loro immagine e somiglianza – quella di un
matematico.”
Non è
poi una azione tanto audace per la persona comune
mettere in dubbio la sostenibilità di teorie
scientifiche popolari. Infatti è spesso il non
specialista, colui che è meno ostacolato da precedenti
credenze e da conflitti di interesse, che può più
facilmente discernere quello che è davanti ai suoi
occhi. Questo è particolarmente vero quando si parla
delle sfide poste dall'ipotesi dell'Universo Elettrico.
I teorici del modello elettrico, del tutto in contrasto
con i matematici, si occupano più rigorosamente di
quello che può essere predetto, osservato e ripetuto.
Grazie all'Era Spaziale, le prove sono là a disposizione
per tutti quelli che vogliono vederle.
In
maniera crescente, il pubblico sta esprimendo numerosi
dubbi sulle direzioni prese dalla teoria popolare.
Quello che ottengono in risposta sono assicurazioni che
i “pezzi del puzzle” stanno cadendo al loro posto.
Ma coloro che seguono le scoperte con un occhio
“scettico” vedono le cose in maniera molto diversa.
La credibilità della scienza non può essere sostenuta
con le auto-congratulazioni.
Ed è
solo nel miglior interesse delle istituzioni
scientifiche di aprire la porta a discussioni che sono
state escluse per lungo tempo. Difatti, il futuro della
scienza dipende proprio da questo.
Traduzione di questo complesso ma anche alquanto “elettri....zzante”
articolo a cura di Melektro per
www.radioforpeace.info –
Per commenti:
info@radiokcentrale.it
Tratto da:
http://www.radioforpeace.info/articolinuovaera/itapiece184.htm
TEORIA delle
STRINGHE e MULTIVERSO
vedi anche:
Universo
Elettrico
1
+
Universo Elettrico 2
+
Universo
Elettrico 4 + Universo
Mentale +
Universo
Intelligente + UNIVERSO ARMONICO
+
Universo
Elettrico
(definizione) +
UniVerso Olografico
+ Universo
matriosca +
Cosmologia, Cosmogonia
+
Energia=Informazione=sostanza
+ Esperimento
Archiviato +
Chi
e', cosa e', dov'e' dio ?
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INFORMAZIONE, CAMPO
UNIVERSALE e SOSTANZA-Campi MORFOGENETICI
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