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Alternative Medicine"
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TERREMOTI e SEGNI precursori
Sistema Solare sta cambiando
 

SEGNI PRECURSORI dei TERREMOTI

RADON: La Nasa da riconoscimenti ed un satellite a disposizione da utilizzare per le ricerche del prof. Giuliani [video su rai news 24] - Rai News 24 intervista Giuliani dopo il convegno negli stati uniti e le collaborazioni internazionali offertegli e la possibilità di usufruire di un satellite della Nasa: http://www.youtube.com/watch?v=QlSICM8o80U

Il radon è un elemento chimico naturale, radioattivo. Viene prodotto per "decadimento nucleare" dal radio che a sua volta proviene dall'uranio. Questi elementi sono presenti da sempre, in quantita' molto variabile, in tutta la crosta terreste. Giampaolo Giuliani, afferma di aver realizzato il precursore sismico, uno strumento in grado di rilevare il radon e di evidenziarne le modifiche di concentrazione. Secondo Giuliani, il suo precursore sismico darebbe la possibilità di monitorare i territori e, attraverso la variazione di concentrazione del radon, potrebbe permettere di anticipare un evento sismico con un tempo variabile dalle 6 alle 24 ore con una discreta attendibilità.
Anche gli animali SENTONO l'avvicinarsi di un cataclima, terremoto compreso.

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Perché i rospi sanno prevedere i terremoti - Dic 2011
Chi non ha sentito dire, almeno una volta, che gli animali sono in grado di avvertire in anticipo l'arrivo di un terremoto ?
Una convinzione assai radicata nel senso comune, che tuttavia fino a oggi mancava di una spiegazione scientificamente validata, e che aveva assunto le fattezze di una vera e propria leggenda metropolitana. Oggi però l'International Journal of Environmental Research and Public Health ospita uno studio in grado di rintracciare alcuni elementi di verità in questa diffusa credenza.
La ricerca ha per oggetto una colonia di rospi che Rachel Grant, della Open University, era intenta a studiare tra il 27 marzo e il 24 aprile del 2009, in una zona distante solo 74 km dall'epicentro del terremoto del 6 aprile. "Stavamo osservando il comportamento riproduttivo dei rospi - ha spiegato la Grant all'agenzia ANSA - presso il lago di San Ruffino nelle Marche, contando ogni sera, lungo un percorso di 2, 5 km nei pressi di quell'area, il numero di rospi maschi e di rospi accoppiati. Ed ecco che improvvisamente, cinque giorni prima del terremoto, la quasi totalità dei rospi maschi (il 96 per cento) è scappato senza accoppiarsi. Nessuna traccia neppure delle coppie".
Cosa aveva spinto gli anfibi a volatilizzarsi ? Dopo aver pubblicato le sue osservazioni sul Journal of Zoology, la biologa è stata contattata dalla Nasa. Gli scienziati dell'agenzia spaziale statunitense stavano studiando i cambiamenti chimici che si verificano quando le rocce sono sottoposte a uno stress estremo come può essere un terremoto. Appena prima di un sisma, infatti, la crosta terrestre rilascia particelle cariche, che a contatto con le molecole di aria reagiscono dando origine a ioni positivi, che in medicina sono riconosciuti come corresponsabili di malesseri nella specie umana (mal di testa e nausea). La reazione degli ioni positivi con l'acqua, invece, dà origine al perossido di idrogeno (acqua ossigenata) che può rendere tossici, in questo caso, gli stagni.
Incuriositi dal fenomeno descritto dalla Grant, gli studiosi americani si sono chiesti se le loro ricerche potessero essere legate a questo esodo di massa. Grazie a numerosi test di laboratorio, il geofisico della Nasa Friedemann Freund ha concluso che a provocare la fuga degli animali sarebbero stati proprio i cambiamenti chimici avvenuti nei giorni antecedenti il sisma.
Anche se i risultati necessitano di ulteriori approfondimenti, Rachel Grant sostiene che si tratta dello studio più convincente, finora eseguito, per comprendere il meccanismo di "previsione" di fenomeni sismici da parte di animali acquatici. Gli studiosi sperano comunque che le loro ipotesi possano aiutare biologi e geologi a capire in che modo gli animali sappiano riconoscere alcuni segni di un terremoto imminente.
Tratto da. antikitera.it

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TERREMOTO a ROMA e PREVISIONI di BENDANDI:  2011 o 2012 ? – Mar. 2011
Si possono prevedere i terremoti ? Bendandi diceva di essere in grado di prevedere le scosse di terremoto " Raffaele Bendandi, detto anche l'uomo dei terremoti, nacque a Faenza il 17 ottobre 1893.
Bendandi diceva di aver scoperto come si producono i terremoti e disse di saper predire una scossa di terremoto.
La sua teoria era abbastanza semplice da un punto di vista concettuale: se l'attrazione lunare causa maree e spostamenti sulla Terra, immaginiamoci di cosa può essere capace l'attrazione esercitata dal Sole, congiunto alle posizioni particolari di alcuni pianeti. Queste fortissime attrazioni sarebbero in grado di spostare le masse semiliquide ubicate nelle profondità terrestri.
Bendandi morì nel 1979 e i suoi studi non furono mai accettati dalla scienza ufficiale, anche se nell'ambiente molti scienziati ebbero modo di elogiare gli studi di Raffaele Bendandi.
Infatti molti eventi sismici furono in effetti previsti dal Bendandi, con precisione impressionante per quanto riguardava la data del sisma (quasi sempre indovinava il giorno esatto).
Meno precisa, invece, era la collocazione dell'evento sismico che veniva previsto dentro un'area troppo vasta per poter rendere utili ed attendibili tali predizioni.
Bendandi, attraverso il suo metodo, ha anche predetto una scossa di terremoto devastante per la città di Roma e aree limitrofe per il giorno 11 maggio 2011, e un altro sisma di dimensioni ancora più apocalittiche per tra il 5-6 aprile 2012, quando parecchie scosse di terremoto colpiranno a macchia di leopardo tutta la terra.
In questa ultima predizione, tra l'altro, molti vedono anche le catastrofiche profezie Maya per il 2012.
Tratto da: antikera.net

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Giampaolo Giuliani, lettera aperta - Riceviamo e pubblichiamo.
Io, Giampaolo Giuliani sono stato invitato all’AGU Fall Meeting di San Francisco (14 – 18 Dicembre 2009) e lì di sicuro è stata premiata la ricerca basata sulla Fisica nucleare, sulla Geofisica, sulla Matematica e sulla riproducibilità delle tecniche e dei metodi. Senza nulla togliere alla ricerca basata sulla sola statistica e probabilità. In modo particolare sono stati premiati coloro che hanno prodotto dati continui, prima del terremoto, durante e dopo. In quella autorevole cornice i talk presentati da G. Giuliani e D.Ouzounov, sul terremoto di L’Aquila , hanno mostrato il metodo e la tecnica di misura attraverso l’analisi del Radon e misure GPS/DTEC perfettamente riproducibili e confrontabili perché ottenute seguendo fedelmente il metodo scientifico.
La presentazione orale da me tenuta all’AGU, è stata seguita da centinaia di addetti ai lavori, molti dei quali nei giorni successivi hanno voluto approfondire i dati mostrati. Con alcuni di loro è stato aperto un rapporto per future collaborazioni scientifiche.
Questo andava detto, Sig. Facciolini, questo doveva essere riferito al pubblico, questo avrebbe dovuto raccontare un giornalista professionista, che fiuta la notizia, che lavora con correttezza, professionalità e senso di responsabilità.
Certo l’argomento è oggetto di una accesa e contesa dialettica, ma proprio per questo, il bravo professionista, con sapienza e neutralità, si radica nella notizia, la studia, la analizza, si avvicina ora agli uni ora agli altri, alla ricerca di fatti e di evidenze che sole garantiscono la verità di un percorso conoscitivo. Invece il nostro cronista esprime giudizi taglienti, assolutamente soggettivi, rilascia pareri poco lusinghieri nei confronti di scienziati d’oltre oceano, sapendo che questi non avranno diritto alla replica, strumentalizza la tragedia, fomenta una polem ica sterile e banale.
Al colmo di questo atteggiamento delirante, il cronista riporta una serie di valutazioni professionali denigratorie nei confronti di scienziati di valore come DIMITAR OUZOUNOV del NASA Goddard Space Fligth Centar e SERGEY PULINETZ dell’ Institute of Applied Geophysics di Mosca perchè “rei” di aver pubblicamente mostrato interesse ed attenzione al lavoro di G. Giuliani, perché convinti dell’esistenza di una nuova frontiera nella ricerca sui precursori sismici.
Mi piacerebbe correggere ad una ad una le ironiche dichiarazioni fatte dal nostro cronista solo per vedergli aggrottare la fronte alla notizia della mia prossima pubblicazione in veste di coautore, insieme a DIMITAR OUZOUNOV e SERGEY PULINETZ, sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Geophysical Research Letters. Per me, persona umile, è una grande soddisfazione che mi riempie il cuore di gioia e lenisce un po’ la durezza della fatica fatta per affermare la mie idee.
Il 2009 è sicuramente l’anno della svolta nella sismologia italiana. Speriamo che nel 2010 si aprano nuove strade per tutti quei ricercatori che fino ad oggi non hanno avuto lo spazio e i finanziamenti adeguati per le loro ricerche sui precursori sismici.
Il sismografo continuerà ad essere utilizzato nella sua funzione di monitoraggio dell’attività sismica; la ricerca statistica sull’accadere dei terremoti permette di costruire dettagliate mappe colorate, che ci diranno tutto sulla frequenza dei sisma nei diversi territori.
E qualcuno comincerà a chiedersi a cosa sono serviti tutti i finanziamenti di milioni di euro concessi negli ultimi 10/15 anni per studiare, come lei riporta, “quake forecasting, after shock e reti millimetriche sismografiche” ?
Qualcuno non aveva forse promesso, più di 15 anni or sono, che con la rete sismica più grande al mondo saremmo stati in grado di prevedere terremoti su tutto il territorio nazionale? Queste sono le domande, queste sono le questioni che interessano la gente comune come noi, caro Sig. Facciolini !!
Giampaolo Giuliani la ricerca sui terremoti, attraverso l’osservazioni del gas radon, se l’è finanziata da solo. Con il lavoro prodotto da una intera famiglia. La propria. Lavorando di notte, nel piccolo, ma attrezzatissimo laboratorio, nei giorni di festa e senza mai ricevere contributi da nessuno.
Giampaolo Giuliani ha dato solo in tre occasioni un allarme sismico: il 29/30 ottobre 2002, il 24 dicembre 2004 ed il 5 aprile 2009. Credo che, per tale motivo, meriti un po’ più di rispetto, sia da lei che da quanti si permettono di dare giudizi gratuiti su una ricerca scientifica, facendola apparire come qualcosa di esoterico o fantasioso.
La ricerca è fatica, lo sappiamo bene noi che sappiamo distinguere tra la scienza e i Facciolini al sugo !!
By Giampaolo Giuliani
Questo articolo è stato pubblicato il 12 Gennaio 2010  a radio Aquila dalla quale e’ stato tratto.

Commento NdR: ancora una volta vediamo come l'etablishment al potere, in ogni campo della scienza umana, si barrica dietro ai propri principi (il piu' delle volte errati, perche' la conoscenza avanza sempre), per non dare credito ed accettare idee ad esso non conosciute ne' comprese....con il danno per il Pianeta e le popolazioni animali ed umane che lo abitano !

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FENOMENI LUMINOSI durante i TERREMOTI
Fra i fenomeni luminosi indagati dalla nostra commissione, un settore è dedicato ad un peculiare fenomeno che a volte si rende manifesto durante lo svolgersi di un terremoto: quello delle luci sismiche. Conosciute in campo internazionale anche col termine anglosassone Earth Quake Lights (EQL), questi eventi naturali risultano a tutt'oggi non ancora completamente compresi. Può capitare che le mutate condizioni geofisiche, che determinano la formazione di un sisma, possano generare effetti luminosi che potranno precedere, accompagnare o seguire lo svolgersi del terremoto. Le luci sismiche possono presentarsi sotto varie forme: dai semplici lampi che rischiarano istantaneamente il cielo alle nebbie luminescenti; dalle colonne di luce alle più enigmatiche sfere infuocate viste volare sia in cielo, che rasente il terreno. Le EQL possono assumere varie colorazioni abbracciando l'intera gamma dei colori, con la particolarità che alcuni di questi si presentino con una maggiore frequenza a seconda delle forme assunte dal fenomeno.
Questi ed altri particolari sono presenti nel report "Introduzione alle luci sismiche". Suddiviso in vari capitoli lo scritto si propone di fornire una visione globale del fenomeno, con riferimenti ad altre fenomenologie non strettamente luminose, ma che riguardano quella sfera di eventi che vengono annoverati fra i segni precursori del terremoto.
Ciò è stato fatto perché, pur essendo secondari rispetto all'argomento trattato, questi fenomeni collaterali, che precedono l'arrivo del terremoto anche con largo anticipo, rappresentano essi stessi una possibile causa generativa di quelle che sono le luci da terremoto.
Una versione stampata dell' "Introduzione alle luci sismiche" è ottenebile presso le Edizioni UPIAR, Corso Vittorio Emanuel II, 108, 10121 Torino, oppure direttamente dal sito WEB http://www.upiar.com .

Tornando alle EQL, viene fornita un'ampia casistica, diversificata sia per tipo di fenomeno che per tempi e luoghi degli avvenimenti. Questo per fornire al lettore un ulteriore approccio verso un fenomeno che si ripresenta nelle medesime forme in un arco di tempo lunghissimo (le prime testimonianze risalgono a molti secoli prima dell'era cristiana). Sono poi analizzate le più diffuse teorie proposte dalla comunità scientifica a spiegazione del fenomeno.
Un capitolo a parte è dedicato all'opera di Ignazio Galli, vissuto a cavallo fra il XIX° e XX° secolo, il quale non solo fu fra i primi italiani a dedicarsi allo studio delle luci, ma anche fra i primi, se non il primo a livello mondiale, ad avviare una raccolta sistematica della casistica, anche straniera, che lo portarono a creare il primo catalogo internazionale su questo argomento. In ultimo viene fornita una vasta bibliografia sia in lingua italiana che in inglese, in maniera da essere d'aiuto a chi volesse studiare il fenomeno direttamente alla fonte.

La transitorietà del fenomeno, la difficoltà nel reperire nuove testimonianze (va anche tenuto conto che la maggioranza degli addetti ai lavori è completamente all'oscuro su tali avvenimenti) e che i vari questionari macrosismici redatti in varie parti del mondo trascurano, se non tralasciano completamente, la raccolta di dati al riguardo, rendondo lo studio fattibile solo su periodi di tempo molto lunghi.

All'interno del report l'autore prende in esame anche altre fenomenologie luminose, esse stesse settore di interesse all'interno della commissione, vista la loro natura anomala e poco conosciuta. Questo per tentare di evidenziare non solo eventuali caratteristiche comuni, ma anche per verificare se alcune tipologie di luci sismiche siano in realtà fenomeni già conosciuti e studiati in altri settori della ricerca con appellativi diversi.
Questo potrebbe essere il caso dei lampi a cielo sereno visti durante i terremoti? Essi sono governati dalle stesse leggi fisiche dei lampi causati dai temporali, con l'eccezione che nel primo caso l'elettricita' atmosferica trae origine dalla litosfera? Le fiammelle viste fuoriuscire dal suolo durante i terremoti rappresentano il medesimo fenomeno che in altre circostanze prende il nome di "fuochi fatui"?
Le sfere di luce osservate durante le varie fasi di un terremoto rappresentano l'altra faccia della medaglia dei fulmini globulari?
Effetti luminosi simili, ma con diverse cause scatenanti all'origine. Come si nota non esiste un confine preciso con cui delineare il fenomeno se non il fatto che viene messo in relazione con un evento sismico.

A questo punto potrebbe nascere un problema di definizione del fenomeno. Visto che molti casi di luci sismiche sono avvenuti sia prima che dopo il terremoto, qual'è il lasso di tempo massimo oltre il quale l'evento luminoso non sarà più considerato un EQL e, con un diverso termine, associato ad una diversa origine?
Nel pratico per una sfera luminosa quanto tempo prima o dopo ad un terremoto la possiamo ancora considerare una EQL e non un "fulmine globulare"?
A questo particolare quesito l' autore, e in generale gli addetti ai lavori, non sanno dare ancora una risposta precisa. Nel tempo si è riscontrato, anche grazie all'utilizzo dell'analisi statistica applicata alla casistica, che può esistere una significativa correlazione fra l'insorgere di vari eventi luminosi ed il terremoto, nelle aree circostanti la zona epicentrale, con tempi estremamente lunghi (fino a 6 mesi) e variabili da caso a caso. Questo tipo di analisi è parte della "T.S.T." (teoria dello stress tettonico) e anche se non è un tema trattato in "Introduzione alle luci sismiche" vale la pena ricordare che questa teoria, formulata negli anni '70 da M.A. Persinger e G.F. Lafrenieree e nel tempo affinata grazie all'apporto di J. Derr, geologo presso USGS, tenta di spiegare l'apparizione dei fenomeni luminosi anomali con la presenza di condizioni di stress tettonico accumulate nella litosfera e che potrebbero portare all'insorgere di un sisma. Per concludere e per non lasciare nel lettore l'idea che questa teoria possa spiegare il fenomeno argomento dello scritto va detto che questa teoria presenta molte lacune, la maggiore delle quali è che non risulta realmente predittiva come una qualsiasi teoria dovrebbe essere, dal momento che si limita a verificare l'ipotesi solo dopo che le EQL si sono verificate.

Dalla data di prima pubblicazione del report ad oggi, nel sottoscritto e' maturata la convinzione che per una migliore comprensione del fenomeno EQL (e non solo di quest'ultimo) occorra avviare nuove ricerche in altri campi della scienza. Si e' provveduto ad iniziare una raccolta oculata (euristica) di materiale inerente a fenomeni che a prima vista potrebbero sembrare lontanissimi dal tema qui trattato, ma che per tutta una serie di motivi rientrano a pieno titolo in questo settore di studio (e non solo) per i potenziali contributi alla comprensione che potrebbero apportare. Grazie anche all'aiuto di altri membri della commissione si e' puntata l'attenzione verso nuovi temi quali gli sky boom e i brontidi, le emissioni elettromagnetiche naturali nel campo delle ELF- VLF, gli infrasuoni.

Per brontide s'intende un particolare borbottio, generalmente di tono basso, che in passato (quando non esistevano gli aerei supersonici e i livelli di inquinamento acustico non raggiungevano i livelli attuali) veniva udito e messo in relazione con mutamenti climatici imminenti, oppure con il terremoto. Al giorno d'oggi col termine anglosassone sky-boom vengono designate quelle vere e proprie esplosioni aeree che ad una prima analisi non sono riconducibili all'azione di un aviogetto e che potrebbero trarre origine da fenomeni naturali quali eventi litosferici, atmosferici oppure da rientri meteorici.

Le emissioni ELF-VLF (0- 50Khz) rappresentano un effetto assolutamente normale per molti fenomeni naturali quali i sismi, eruzioni vulcaniche, temporali, fulmini, interazioni ionosfera-Sole e i rientri meteorici.

Gli Infrasuoni sono il prodottto dell'energia liberata dal terremoto che viene dispersa, in tutte le direzioni, sotto forma di onde elastiche le quali, al loro passaggio, deformano momentaneamente le rocce e raggiungono enormi distanze. La frequenza con cui tali onde si propagano vanno dalla decina di Hz a periodi lunghissimi (60 secondi e oltre) a seconda degli strati di roccia che attraversano e dei fenomeni di riflessione e rifrazione alle quali sono sottoposte. Le onde sismiche, durante il loro propagarsi lungo la superficie della terra, trasmettono il loro moto anche alle masse d'aria sovrastanti. Questo fa sì che onde di pressione con frequenze inferiori ai 20Hz (infrasuoni appunto) possano raggiungere, attraverso l'atmosfera, luoghi estremamente lontani grazie al fatto che per determinati principi fisici gli infrasuoni subiscono una attenuazione minore rispetto a gamme di frequenze acustiche più elevate. Queste onde subsoniche, se particolarmente intense, possono causare separazioni di carica negli strati alti dell'atmosfera e creare i presupposti per la formazione di eventi luminosi associati al sisma.

Le fenomenologie appena descritte rappresentano solo una piccola parte di quegli eventi naturali, in cui si manifestate tali emissioni e non è quindi azzardato affermare che monitorare questa gamma di frequenze permetterebbe di avere il polso della situazione di ciò che avviene in natura. Nello specifico del nostro argomento durante lo svolgersi di alcuni terremoti si sono registrati emissioni e.m. e anomalie nella propagazione in questo specifico spettro della banda radio.
In altri settori della ricerca indirizzati allo studio di particolari fenomeni luminosi, come fulmini globulari, blu jet e red sprites (questi ultimi due soggetti sono particolari forme di fulmini ad alta quota) vi può essere un legame con questo particolare tipo di emissione.
L'aver profuso tempo ed energia anche in questo nuovo settore della ricerca, è incoraggiato e trova ulteriori stimoli, negli straordinari risultati ottenuti dalla missione italo-norvegese EMBLA 2000 ed EMBLA2001, ad Hessdalen (Norvegia). Da diversi anni presso questa vallata scandinava si manifestano, in maniera ripetitiva, particolari fenomeni luminosi (vedi altri report pubblicati all'interno del sito itacomm.net) ed anche quest'anno i ricercatori italiani presenti sul luogo hanno evidenziato la presenza di emissioni anomale in questa specifica porzione dello spettro radio. Questo ha permesso di formulare una prima ipotesi che mette in relazione fenomeno ottico ed emissione radio.

Chi fosse a conoscenza di casi e/o testimonianze inerenti a luci sismiche o di informazioni riguardanti gli altri fenomeni citati è vivamente pregato di contattare l'autore
By Massimo Silvestri - Tratto da: itacomm.net

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Interferenze fra Sole, eruzioni solari, macchie solari e Terremoti, vulcani, ecc.
A partire dalla prima metà del secolo scorso, sono stati scoperti alcuni piccoli e grandi fenomeni, che mostrano strette interazioni tra l'UniVerso, i raggi cosmici e il nostro pianeta: ne parliamo con Piergiorgio Picozza, direttore della sezione Infn dell'Università di Roma Tor Vergata.
Picozza guida da tempo un gruppo di esperti impegnato in ricerche che hanno acquistato negli ultimi anni un carattere sempre più interdisciplinare, attirando l'interesse di fisici, ingegneri, geologi, biologi, medici, astronauti.
Professor Picozza, che nesso c'è tra lo studio dei raggi cosmici e la previsione dei terremoti ?
- Intorno alla Terra, per un'altezza di migliaia di chilometri, si trovano due fasce (le cosiddette "fasce di Van Allen", ndr) composte da particelle libere che, intrappolate nel campo magnetico terrestre, si muovono continuamente da un emisfero all'altro e contemporaneamente ruotano intorno alla Terra. Sono un'antenna sensibilissima a qualunque disturbo di tipo elettromagnetico, proveniente anche dal nostro pianeta: un disturbo che si traduce in una tipica variazione della densità locale delle particelle, che può essere rivelata da apparati molto sofisticati, anche se piccoli. Ora, sulla base di dati raccolti dalle missioni spaziali russe e americane, possiamo pensare che questa variazione sia collegata a particolari fenomeni, che anticipano, di alcune ore o anche di giorni, eventi sismici o eruzioni vulcaniche. Ma i risultati di cui siamo oggi in possesso sono stati ottenuti con strumenti nati, in realtà, per studiare i raggi cosmici: ora invece disponiamo di apparati progettati ad hoc, che ci forniranno nuovi e più precisi elementi.
Quello che ci aspettiamo di ottenere, sono indicazioni utili non solo a misurare con più precisione il fenomeno, ma anche a ricostruire il punto di insorgenza del terremoto o dell'eruzione vulcanica. In questa direzione vanno infatti i nostri prossimi esperimenti.
«Lazio Sirad», realizzato con il gruppo Infn di Perugia, che si è svolto nei giorni scorsi con la missione Eneide; seguiranno gli esperimenti «Arina», che fa parte della missione Pamela (lancio previsto a ottobre, ndr) ed «Esperia», il più ambizioso e completo mai ideato in questo campo, che sta suscitando vivo interesse anche negli esperti della Nasa.
Ma i raggi cosmici sono collegati a fenomeni precursori non solo di terremoti, ma anche di violente perturbazioni atmosferiche.
- É vero. Tutto è iniziato con uno studio commissionato dalla Regione di Mosca alla locale università, per studiare in modo continuo e sistematico il flusso e la direzione d'arrivo di particolari particelle chiamate muoni, prodotte ad alta quota dall'interazione tra i raggi cosmici e l'atmosfera. Così si è scoperta una netta variazione del numero di muoni provenienti da un'area dove aveva avuto origine un furioso nubifragio, abbattutosi di lì a poco su Mosca con gravi conseguenze. In caso di forte perturbazione si produce una drammatica variazione dei muoni: la loro osservazione può quindi essere sfruttata per prevedere con buon anticipo l'arrivo di una tempesta.
Il legame tra raggi cosmici ed eventi atmosferici è anche confermato da un'altra teoria, considerata oggi più che attendibile: si pensa infatti che i temporali siano proprio innescati da sciami di particelle prodotte a quote piuttosto basse da raggi cosmici di altissima energia.
É stato confermato anche il ruolo degli sciami di particelle in black-out di ingenti proporzioni ?
- Certo. Sappiamo che improvvise esplosioni di energia provenienti dal sole arrivano fino a bassa quota sotto forma di particelle cariche. Queste interagiscono col campo magnetico terrestre e provocano tempeste magnetiche: tempeste in grado di produrre gravi danni a linee elettriche e telefoniche, in particolare nelle aree più nordiche del pianeta, dove diminuisce l'azione di schermo dai raggi cosmici e solari esercitata dal campo magnetico terrestre.
Per questa ragione, ad esempio, buona parte del Quebec andò incontro nell'89 a un formidabile black-out. Ma il fenomeno può anche mandare in tilt i satelliti: porto il caso dell'esperimento «Champ» (Catastrophes and hazard monitoring and prediction, ndr), che ha subìto gravi danni per un'eruzione solare di particolare intensità. Andò fortunatamente meglio all'equipaggio dell'Apollo 16, che nel '72 scampò a morte certa per aver schivato una tempesta solare di straordinaria violenza.
Il programma di missioni umane verso Marte resta tuttora condizionato pesantemente da questo problema. Il nostro obiettivo è studiare il fenomeno, per riuscire a prevedere il suo approssimarsi e lanciare l'allarme, per poter spegnere gli apparati più delicati e preservare i satelliti esposti.

By Elisabetta Durante  - Tratto da: ilsole24ore.com

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ALLARME dei GEOLOGI
Fracking e terremoti: la pericolosa relazione dimostrata negli Stati Uniti
- 14 Gen. 2014
Una recente indagine nel Texas ha attestato il collegamento tra l’impiego di tecniche di fratturazione idraulica per la ricerca di idrocarburi e i terremoti. Un pericolo sottovalutato che ha sconvolto aree storicamente non sismiche.
 
 

La fratturazione idraulica, spesso denominata con i termini inglesi fracking o hydrofracking, è lo sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso
A ribadire l’allarme pubblicato in un articolo pubblicato su greenstyle.it, arriva la conferma scientifica da uno studio effettuato in Texas che in un’area normalmente non sismica le operazioni nei pressi dei pozzi destinati al fracking abbiano comportato dei terremoti più grandi in grado persino di danneggiare le abitazioni del circondario.
Ben 50 terremoti hanno colpito l’area di Cleburne, in Texas, tra il 2009 e il 2010. Ma non è un caso isolato, si precisa: tempo fa anche ricercatori della US Geological Survey hanno dimostrato come l’iniezione di acqua nel terreno per estrarre gas possa provocare micro-terremoti.
Effetti sottovalutati che hanno sconvolto zone come la Contea di Johnson, in Texas, storicamente non sismica, dove negli ultimi mesi si sono verificati diversi terremoti, nelle ultime tre settimane ben 16 casi. Qui un gruppo di famiglie ha deciso di fare causa alle compagnie responsabili.
Un abstrat della recente pubblicazione dell’indagine che attesta il collegamento prospezione e terremoto si può trovare a questo link (solo in lingua inglese).

(Un’ultima annotazione: in Italia il Ministero dello Sviluppo economico in un documento ufficiale ha smentito che in Emilia o in altri territori della penisola interessati a recenti sismi siano mai state usate tecniche di fratturazione idraulica. Non è in corso nessuna operazione di fracking né altre forme non convenzionali – per esempio l’estrazione del cosiddetto shale gas – di sfruttamento dei giacimenti di gas in Emilia Romagna e nemmeno sul resto del territorio nazionale.
La smentita ufficiale è arrivata dopo il terremoto che ha colpito l’Emilia da fonti del Ministero, che hanno tenuto a precisare che non sono state rilasciate autorizzazioni per pratiche di questo tipo e che – con ogni probabilità – non verranno rilasciate neanche in futuro. (Ndr)

Fonte: salviamo il paesaggio.it, intende perseguire un unico obiettivo: salvare il paesaggio e il territorio italiano dalla deregulation e dal cemento selvaggio. Sorto perché negli ultimi 30 anni abbiamo cementificato un quinto dell’Italia, circa 6 milioni di ettari. Perché in Italia ci sono 10 milioni di case vuote, eppure si continua a costruire.
Perché i suoli fertili sono una risorsa preziosissima e non rinnovabile. E li stiamo perdendo per sempre.