SEGNI PRECURSORI dei
TERREMOTI
RADON: La Nasa da riconoscimenti ed un satellite a
disposizione da utilizzare per le ricerche del prof.
Giuliani [video su rai news 24] - Rai News 24
intervista Giuliani dopo il convegno negli stati uniti e
le collaborazioni internazionali offertegli e la
possibilità di usufruire di un satellite della Nasa:
http://www.youtube.com/watch?v=QlSICM8o80U
Il radon è un elemento
chimico naturale, radioattivo. Viene prodotto per
"decadimento nucleare" dal radio che a sua volta
proviene dall'uranio. Questi elementi sono presenti da
sempre, in quantita' molto variabile, in tutta la crosta
terreste. Giampaolo Giuliani, afferma di aver realizzato
il precursore sismico, uno strumento in grado di
rilevare il radon e di evidenziarne le modifiche di
concentrazione. Secondo Giuliani, il suo precursore
sismico darebbe la possibilità di monitorare i territori
e, attraverso la variazione di concentrazione del radon,
potrebbe permettere di anticipare un evento sismico con
un tempo variabile dalle 6 alle 24 ore con una discreta
attendibilità.
Anche gli animali
SENTONO l'avvicinarsi di un cataclima,
terremoto compreso.
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Perché i rospi sanno prevedere
i terremoti - Dic 2011
Chi non ha sentito dire, almeno una volta, che gli
animali sono in grado di avvertire in anticipo l'arrivo
di un terremoto ?
Una convinzione assai radicata nel
senso comune, che tuttavia fino a oggi mancava di una
spiegazione scientificamente validata, e che aveva
assunto le fattezze di una vera e propria leggenda
metropolitana. Oggi però l'International
Journal of Environmental Research and Public Health
ospita uno studio in grado di rintracciare alcuni
elementi di verità in questa diffusa credenza.
La ricerca ha per oggetto una colonia di rospi che
Rachel Grant, della
Open University, era intenta a studiare tra
il 27 marzo e il 24 aprile del 2009, in una zona
distante solo 74 km dall'epicentro del terremoto del 6
aprile. "Stavamo osservando il comportamento
riproduttivo dei rospi - ha spiegato la Grant
all'agenzia ANSA - presso il lago di
San Ruffino nelle
Marche, contando ogni sera, lungo un percorso
di 2, 5 km nei pressi di quell'area, il numero di rospi
maschi e di rospi accoppiati. Ed ecco che
improvvisamente, cinque giorni prima del terremoto, la
quasi totalità dei rospi maschi (il 96 per cento) è
scappato senza accoppiarsi. Nessuna traccia neppure
delle coppie".
Cosa aveva spinto gli anfibi a volatilizzarsi ? Dopo
aver pubblicato le sue osservazioni sul
Journal of Zoology, la biologa è stata
contattata dalla
Nasa. Gli scienziati dell'agenzia spaziale
statunitense stavano studiando i cambiamenti chimici che
si verificano quando le rocce sono sottoposte a uno
stress estremo come può essere un terremoto. Appena
prima di un sisma, infatti, la crosta terrestre rilascia
particelle cariche, che a contatto con le molecole di
aria reagiscono dando origine a ioni positivi,
che in medicina sono riconosciuti come corresponsabili
di malesseri nella specie umana (mal di testa e nausea).
La reazione degli ioni positivi con l'acqua, invece, dà
origine al perossido di idrogeno (acqua ossigenata) che
può rendere tossici, in questo caso, gli stagni.
Incuriositi dal fenomeno descritto dalla Grant, gli
studiosi americani si sono chiesti se le loro ricerche
potessero essere legate a questo esodo di massa. Grazie
a numerosi test di laboratorio, il geofisico della Nasa
Friedemann Freund ha concluso che a provocare la fuga
degli animali sarebbero stati proprio i cambiamenti
chimici avvenuti nei giorni antecedenti il sisma.
Anche se i risultati necessitano di ulteriori
approfondimenti, Rachel Grant sostiene che si tratta
dello studio più convincente, finora eseguito, per
comprendere il meccanismo di "previsione" di fenomeni
sismici da parte di animali acquatici. Gli studiosi
sperano comunque che le loro ipotesi possano aiutare
biologi e geologi a capire in che modo gli
animali sappiano
riconoscere alcuni segni di un terremoto
imminente.
Tratto da. antikitera.it
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TERREMOTO a ROMA e PREVISIONI di
BENDANDI: 2011 o 2012 ? – Mar. 2011
Si possono prevedere i terremoti ? Bendandi diceva di
essere in grado di prevedere le scosse di terremoto "
Raffaele Bendandi, detto anche l'uomo dei terremoti,
nacque a Faenza il 17 ottobre 1893.
Bendandi diceva di aver scoperto come si producono i
terremoti e disse di saper predire una scossa di
terremoto.
La sua teoria era abbastanza semplice da un punto di
vista concettuale: se l'attrazione lunare causa maree e
spostamenti sulla Terra, immaginiamoci di cosa può
essere capace l'attrazione esercitata dal Sole,
congiunto alle posizioni particolari di alcuni pianeti.
Queste fortissime attrazioni sarebbero in grado di
spostare le masse semiliquide ubicate nelle profondità
terrestri.
Bendandi morì nel 1979 e i suoi studi non furono mai
accettati dalla scienza ufficiale, anche se
nell'ambiente molti scienziati ebbero modo di elogiare
gli studi di Raffaele Bendandi.
Infatti molti eventi sismici furono in effetti previsti
dal Bendandi, con precisione impressionante per quanto
riguardava la data del sisma (quasi sempre indovinava il
giorno esatto).
Meno precisa, invece, era la collocazione dell'evento
sismico che veniva previsto dentro un'area troppo vasta
per poter rendere utili ed attendibili tali predizioni.
Bendandi, attraverso il suo metodo, ha anche predetto
una scossa di terremoto devastante per la città di Roma
e aree limitrofe per il giorno 11 maggio 2011, e un
altro sisma di dimensioni ancora più apocalittiche per
tra il 5-6 aprile 2012, quando parecchie scosse di
terremoto colpiranno a macchia di leopardo tutta la
terra.
In questa ultima predizione, tra l'altro, molti vedono
anche le catastrofiche profezie Maya per il 2012.
Tratto da: antikera.net
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Giampaolo Giuliani, lettera
aperta -
Riceviamo e pubblichiamo.
Io, Giampaolo Giuliani sono stato invitato all’AGU Fall
Meeting di San Francisco (14 – 18 Dicembre 2009) e lì di
sicuro è stata premiata la ricerca basata sulla Fisica
nucleare, sulla Geofisica, sulla Matematica e sulla
riproducibilità delle tecniche e dei metodi. Senza nulla
togliere alla ricerca basata sulla sola statistica e
probabilità. In modo particolare sono stati premiati
coloro che hanno prodotto dati continui, prima del
terremoto, durante e dopo. In quella autorevole cornice
i talk presentati da G. Giuliani e D.Ouzounov, sul
terremoto di L’Aquila , hanno mostrato il metodo e la
tecnica di misura attraverso l’analisi del Radon e
misure GPS/DTEC perfettamente riproducibili e
confrontabili perché ottenute seguendo fedelmente il
metodo scientifico.
La presentazione orale da me tenuta all’AGU, è stata
seguita da centinaia di addetti ai lavori, molti dei
quali nei giorni successivi hanno voluto approfondire i
dati mostrati. Con alcuni di loro è stato aperto un
rapporto per future collaborazioni scientifiche.
Questo andava detto, Sig. Facciolini, questo doveva
essere riferito al pubblico, questo avrebbe dovuto
raccontare un giornalista professionista, che fiuta la
notizia, che lavora con correttezza, professionalità e
senso di responsabilità.
Certo l’argomento è oggetto di una accesa e contesa
dialettica, ma proprio per questo, il bravo
professionista, con sapienza e neutralità, si radica
nella notizia, la studia, la analizza, si avvicina ora
agli uni ora agli altri, alla ricerca di fatti e di
evidenze che sole garantiscono la verità di un percorso
conoscitivo. Invece il nostro cronista esprime giudizi
taglienti, assolutamente soggettivi, rilascia pareri
poco lusinghieri nei confronti di scienziati d’oltre
oceano, sapendo che questi non avranno diritto alla
replica, strumentalizza la tragedia, fomenta una polem
ica sterile e banale.
Al colmo di questo atteggiamento delirante, il cronista
riporta una serie di valutazioni professionali
denigratorie nei confronti di scienziati di valore come
DIMITAR OUZOUNOV del NASA Goddard Space Fligth Centar e
SERGEY PULINETZ dell’ Institute of Applied Geophysics di
Mosca perchè “rei” di aver pubblicamente mostrato
interesse ed attenzione al lavoro di G. Giuliani, perché
convinti dell’esistenza di una nuova frontiera nella
ricerca sui precursori sismici.
Mi piacerebbe correggere ad una ad una le ironiche
dichiarazioni fatte dal nostro cronista solo per
vedergli aggrottare la fronte alla notizia della mia
prossima pubblicazione in veste di coautore, insieme a
DIMITAR OUZOUNOV e SERGEY PULINETZ, sulla prestigiosa
rivista scientifica internazionale Geophysical Research
Letters. Per me, persona umile, è una grande
soddisfazione che mi riempie il cuore di gioia e lenisce
un po’ la durezza della fatica fatta per affermare la
mie idee.
Il 2009 è sicuramente l’anno della svolta nella
sismologia italiana. Speriamo che nel 2010 si aprano
nuove strade per tutti quei ricercatori che fino ad oggi
non hanno avuto lo spazio e i finanziamenti adeguati per
le loro ricerche sui precursori sismici.
Il sismografo continuerà ad essere utilizzato nella sua
funzione di monitoraggio dell’attività sismica; la
ricerca statistica sull’accadere dei terremoti permette
di costruire dettagliate mappe colorate, che ci diranno
tutto sulla frequenza dei sisma nei diversi territori.
E qualcuno comincerà a chiedersi a cosa sono serviti
tutti i finanziamenti di milioni di euro concessi negli
ultimi 10/15 anni per studiare, come lei riporta, “quake
forecasting, after shock e reti millimetriche
sismografiche” ?
Qualcuno non aveva forse promesso, più di 15 anni or
sono, che con la rete sismica più grande al mondo
saremmo stati in grado di prevedere terremoti su tutto
il territorio nazionale? Queste sono le domande, queste
sono le questioni che interessano la gente comune come
noi, caro Sig. Facciolini !!
Giampaolo Giuliani la ricerca sui terremoti, attraverso
l’osservazioni del gas radon, se l’è finanziata da solo.
Con il lavoro prodotto da una intera famiglia. La
propria. Lavorando di notte, nel piccolo, ma
attrezzatissimo laboratorio, nei giorni di festa e senza
mai ricevere contributi da nessuno.
Giampaolo Giuliani ha dato solo in tre occasioni un
allarme sismico: il 29/30 ottobre 2002, il 24 dicembre
2004 ed il 5 aprile 2009. Credo che, per tale motivo,
meriti un po’ più di rispetto, sia da lei che da quanti
si permettono di dare giudizi gratuiti su una ricerca
scientifica, facendola apparire come qualcosa di
esoterico o fantasioso.
La ricerca è fatica, lo sappiamo bene noi che sappiamo
distinguere tra la scienza e i Facciolini al sugo !!
By Giampaolo Giuliani
Questo articolo è stato pubblicato il 12 Gennaio 2010 a
radio Aquila dalla quale e’ stato tratto.
Commento NdR: ancora una volta vediamo come l'etablishment
al potere, in ogni campo della scienza umana, si
barrica dietro ai propri principi (il piu' delle
volte errati, perche' la conoscenza avanza sempre), per
non dare credito ed accettare idee ad esso
non conosciute ne' comprese....con
il danno per il Pianeta e le popolazioni animali
ed umane che lo abitano !
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FENOMENI LUMINOSI durante i TERREMOTI
Fra i fenomeni luminosi indagati dalla nostra
commissione, un settore è dedicato ad un peculiare
fenomeno che a volte si rende manifesto durante lo
svolgersi di un terremoto: quello delle luci sismiche.
Conosciute in campo internazionale anche col termine
anglosassone Earth Quake Lights (EQL), questi eventi
naturali risultano a tutt'oggi non ancora completamente
compresi. Può capitare che le mutate condizioni
geofisiche, che determinano la formazione di un sisma,
possano generare effetti luminosi che potranno
precedere, accompagnare o seguire lo svolgersi del
terremoto. Le luci sismiche possono presentarsi sotto
varie forme: dai semplici lampi che rischiarano
istantaneamente il cielo alle nebbie luminescenti; dalle
colonne di luce alle più enigmatiche sfere infuocate
viste volare sia in cielo, che rasente il terreno. Le
EQL possono assumere varie colorazioni abbracciando
l'intera gamma dei colori, con la particolarità che
alcuni di questi si presentino con una maggiore
frequenza a seconda delle forme assunte dal fenomeno.
Questi ed altri particolari sono presenti nel report
"Introduzione alle luci sismiche". Suddiviso in vari
capitoli lo scritto si propone di fornire una visione
globale del fenomeno, con riferimenti ad altre
fenomenologie non strettamente luminose, ma che
riguardano quella sfera di eventi che vengono annoverati
fra i segni precursori del terremoto.
Ciò è stato fatto perché, pur essendo secondari rispetto
all'argomento trattato, questi fenomeni collaterali, che
precedono l'arrivo del terremoto anche con largo
anticipo, rappresentano essi stessi una possibile causa
generativa di quelle che sono le luci da terremoto.
Una versione stampata dell' "Introduzione alle luci
sismiche" è ottenebile presso le Edizioni UPIAR, Corso
Vittorio Emanuel II, 108, 10121 Torino, oppure
direttamente dal sito WEB
http://www.upiar.com .
Tornando alle EQL, viene fornita un'ampia casistica,
diversificata sia per tipo di fenomeno che per tempi e
luoghi degli avvenimenti. Questo per fornire al lettore
un ulteriore approccio verso un fenomeno che si
ripresenta nelle medesime forme in un arco di tempo
lunghissimo (le prime testimonianze risalgono a molti
secoli prima dell'era cristiana). Sono poi analizzate le
più diffuse teorie proposte dalla comunità scientifica a
spiegazione del fenomeno.
Un capitolo a parte è dedicato all'opera di Ignazio
Galli, vissuto a cavallo fra il XIX° e XX° secolo, il
quale non solo fu fra i primi italiani a dedicarsi allo
studio delle luci, ma anche fra i primi, se non il primo
a livello mondiale, ad avviare una raccolta sistematica
della casistica, anche straniera, che lo portarono a
creare il primo catalogo internazionale su questo
argomento. In ultimo viene fornita una vasta
bibliografia sia in lingua italiana che in inglese, in
maniera da essere d'aiuto a chi volesse studiare il
fenomeno direttamente alla fonte.
La transitorietà del
fenomeno, la difficoltà nel reperire nuove testimonianze
(va anche tenuto conto che la maggioranza degli addetti
ai lavori è completamente all'oscuro su tali
avvenimenti) e che i vari questionari macrosismici
redatti in varie parti del mondo trascurano, se non
tralasciano completamente, la raccolta di dati al
riguardo, rendondo lo studio fattibile solo su periodi
di tempo molto lunghi.
All'interno del report
l'autore prende in esame anche altre fenomenologie
luminose, esse stesse settore di interesse all'interno
della commissione, vista la loro natura anomala e poco
conosciuta. Questo per tentare di evidenziare non solo
eventuali caratteristiche comuni, ma anche per
verificare se alcune tipologie di luci sismiche siano in
realtà fenomeni già conosciuti e studiati in altri
settori della ricerca con appellativi diversi.
Questo potrebbe essere il caso dei lampi a cielo sereno
visti durante i terremoti? Essi sono governati dalle
stesse leggi fisiche dei lampi causati dai temporali,
con l'eccezione che nel primo caso l'elettricita'
atmosferica trae origine dalla litosfera? Le fiammelle
viste fuoriuscire dal suolo durante i terremoti
rappresentano il medesimo fenomeno che in altre
circostanze prende il nome di "fuochi fatui"?
Le sfere di luce osservate durante le varie fasi di un
terremoto rappresentano l'altra faccia della medaglia
dei fulmini globulari?
Effetti luminosi simili, ma con diverse cause scatenanti
all'origine. Come si nota non esiste un confine preciso
con cui delineare il fenomeno se non il fatto che viene
messo in relazione con un evento sismico.
A questo punto potrebbe
nascere un problema di definizione del fenomeno. Visto
che molti casi di luci sismiche sono avvenuti sia prima
che dopo il terremoto, qual'è il lasso di tempo massimo
oltre il quale l'evento luminoso non sarà più
considerato un EQL e, con un diverso termine, associato
ad una diversa origine?
Nel pratico per una sfera luminosa quanto tempo prima o
dopo ad un terremoto la possiamo ancora considerare una
EQL e non un "fulmine globulare"?
A questo particolare quesito l' autore, e in generale
gli addetti ai lavori, non sanno dare ancora una
risposta precisa. Nel tempo si è riscontrato, anche
grazie all'utilizzo dell'analisi statistica applicata
alla casistica, che può esistere una significativa
correlazione fra l'insorgere di vari eventi luminosi ed
il terremoto, nelle aree circostanti la zona epicentrale,
con tempi estremamente lunghi (fino a 6 mesi) e
variabili da caso a caso. Questo tipo di analisi è parte
della "T.S.T." (teoria dello stress tettonico) e anche
se non è un tema trattato in "Introduzione alle luci
sismiche" vale la pena ricordare che questa teoria,
formulata negli anni '70 da M.A. Persinger e G.F.
Lafrenieree e nel tempo affinata grazie all'apporto di
J. Derr, geologo presso USGS, tenta di spiegare
l'apparizione dei fenomeni luminosi anomali con la
presenza di condizioni di stress tettonico accumulate
nella litosfera e che potrebbero portare all'insorgere
di un sisma. Per concludere e per non lasciare nel
lettore l'idea che questa teoria possa spiegare il
fenomeno argomento dello scritto va detto che questa
teoria presenta molte lacune, la maggiore delle quali è
che non risulta realmente predittiva come una qualsiasi
teoria dovrebbe essere, dal momento che si limita a
verificare l'ipotesi solo dopo che le EQL si sono
verificate.
Dalla data di prima pubblicazione del report ad oggi,
nel sottoscritto e' maturata la convinzione che per una
migliore comprensione del fenomeno EQL (e non solo di
quest'ultimo) occorra avviare nuove ricerche in altri
campi della scienza. Si e' provveduto ad iniziare una
raccolta oculata (euristica) di materiale inerente a
fenomeni che a prima vista potrebbero sembrare
lontanissimi dal tema qui trattato, ma che per tutta una
serie di motivi rientrano a pieno titolo in questo
settore di studio (e non solo) per i potenziali
contributi alla comprensione che potrebbero apportare.
Grazie anche all'aiuto di altri membri della commissione
si e' puntata l'attenzione verso nuovi temi quali gli
sky boom e i brontidi, le emissioni elettromagnetiche
naturali nel campo delle ELF- VLF, gli infrasuoni.
Per brontide s'intende un particolare borbottio,
generalmente di tono basso, che in passato (quando non
esistevano gli aerei supersonici e i livelli di
inquinamento acustico non raggiungevano i livelli
attuali) veniva udito e messo in relazione con mutamenti
climatici imminenti, oppure con il terremoto. Al giorno
d'oggi col termine anglosassone sky-boom vengono
designate quelle vere e proprie esplosioni aeree che ad
una prima analisi non sono riconducibili all'azione di
un aviogetto e che potrebbero trarre origine da fenomeni
naturali quali eventi litosferici, atmosferici oppure da
rientri meteorici.
Le emissioni ELF-VLF (0- 50Khz) rappresentano un effetto
assolutamente normale per molti fenomeni naturali quali
i sismi, eruzioni vulcaniche, temporali, fulmini,
interazioni ionosfera-Sole e i rientri meteorici.
Gli Infrasuoni sono il prodottto dell'energia liberata
dal terremoto che viene dispersa, in tutte le direzioni,
sotto forma di onde elastiche le quali, al loro
passaggio, deformano momentaneamente le rocce e
raggiungono enormi distanze. La frequenza con cui tali
onde si propagano vanno dalla decina di Hz a periodi
lunghissimi (60 secondi e oltre) a seconda degli strati
di roccia che attraversano e dei fenomeni di riflessione
e rifrazione alle quali sono sottoposte. Le onde
sismiche, durante il loro propagarsi lungo la superficie
della terra, trasmettono il loro moto anche alle masse
d'aria sovrastanti. Questo fa sì che onde di pressione
con frequenze inferiori ai 20Hz (infrasuoni appunto)
possano raggiungere, attraverso l'atmosfera, luoghi
estremamente lontani grazie al fatto che per determinati
principi fisici gli infrasuoni subiscono una
attenuazione minore rispetto a gamme di frequenze
acustiche più elevate. Queste onde subsoniche, se
particolarmente intense, possono causare separazioni di
carica negli strati alti dell'atmosfera e creare i
presupposti per la formazione di eventi luminosi
associati al sisma.
Le fenomenologie appena
descritte rappresentano solo una piccola parte di quegli
eventi naturali, in cui si manifestate tali emissioni e
non è quindi azzardato affermare che monitorare questa
gamma di frequenze permetterebbe di avere il polso della
situazione di ciò che avviene in natura. Nello specifico
del nostro argomento durante lo svolgersi di alcuni
terremoti si sono registrati emissioni e.m. e anomalie
nella propagazione in questo specifico spettro della
banda radio.
In altri settori della ricerca indirizzati allo studio
di particolari fenomeni luminosi, come fulmini
globulari, blu jet e red sprites (questi ultimi due
soggetti sono particolari forme di fulmini ad alta
quota) vi può essere un legame con questo particolare
tipo di emissione.
L'aver profuso tempo ed energia anche in questo nuovo
settore della ricerca, è incoraggiato e trova ulteriori
stimoli, negli straordinari risultati ottenuti dalla
missione italo-norvegese EMBLA 2000 ed EMBLA2001, ad
Hessdalen (Norvegia). Da diversi anni presso questa
vallata scandinava si manifestano, in maniera
ripetitiva, particolari fenomeni luminosi (vedi altri
report pubblicati all'interno del sito itacomm.net) ed
anche quest'anno i ricercatori italiani presenti sul
luogo hanno evidenziato la presenza di emissioni anomale
in questa specifica porzione dello spettro radio. Questo
ha permesso di formulare una prima ipotesi che mette in
relazione fenomeno ottico ed emissione radio.
Chi fosse a conoscenza di casi e/o testimonianze
inerenti a luci sismiche o di informazioni riguardanti
gli altri fenomeni citati è vivamente pregato di
contattare l'autore
By Massimo Silvestri - Tratto da: itacomm.net
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Interferenze fra
Sole,
eruzioni solari,
macchie solari
e
Terremoti,
vulcani, ecc.
A partire dalla prima metà del secolo scorso, sono stati
scoperti alcuni piccoli e grandi fenomeni, che mostrano
strette interazioni tra l'UniVerso,
i
raggi cosmici e il nostro pianeta: ne
parliamo con Piergiorgio Picozza, direttore della
sezione Infn dell'Università
di Roma Tor Vergata.
Picozza guida da tempo un gruppo di esperti impegnato in
ricerche che hanno acquistato negli ultimi anni un
carattere sempre più interdisciplinare, attirando
l'interesse di fisici, ingegneri, geologi, biologi,
medici, astronauti.
Professor Picozza, che nesso c'è tra lo studio dei raggi
cosmici e la previsione dei terremoti ?
- Intorno alla Terra, per un'altezza di migliaia di
chilometri, si trovano due fasce (le cosiddette "fasce
di Van Allen", ndr) composte da particelle
libere che, intrappolate nel
campo magnetico terrestre, si muovono
continuamente da un emisfero all'altro e
contemporaneamente ruotano intorno alla Terra. Sono
un'antenna sensibilissima a qualunque disturbo di tipo
elettromagnetico, proveniente anche dal nostro pianeta:
un disturbo che si traduce in una tipica variazione
della densità locale delle particelle, che può essere
rivelata da apparati molto sofisticati, anche se
piccoli. Ora, sulla base di dati raccolti dalle missioni
spaziali russe e americane, possiamo pensare che questa
variazione sia collegata a particolari fenomeni, che
anticipano, di alcune ore o anche di giorni, eventi
sismici o eruzioni vulcaniche. Ma i risultati di cui
siamo oggi in possesso sono stati ottenuti con strumenti
nati, in realtà, per studiare i raggi cosmici: ora
invece disponiamo di apparati progettati ad hoc, che ci
forniranno nuovi e più precisi elementi.
Quello che ci aspettiamo di ottenere, sono indicazioni
utili non solo a misurare con più precisione il
fenomeno, ma anche a ricostruire il punto di insorgenza
del terremoto o dell'eruzione vulcanica. In questa
direzione vanno infatti i nostri prossimi esperimenti.
«Lazio Sirad», realizzato con il gruppo Infn di Perugia,
che si è svolto nei giorni scorsi con la missione
Eneide; seguiranno gli esperimenti «Arina», che fa parte
della missione Pamela (lancio previsto a ottobre, ndr)
ed «Esperia», il più ambizioso e completo mai ideato in
questo campo, che sta suscitando vivo interesse anche
negli esperti della Nasa.
Ma i raggi cosmici sono collegati a fenomeni precursori
non solo di terremoti, ma anche di violente
perturbazioni atmosferiche.
- É vero. Tutto è iniziato con uno studio commissionato
dalla Regione di Mosca alla locale università, per
studiare in modo continuo e sistematico il flusso e la
direzione d'arrivo di particolari particelle chiamate
muoni, prodotte ad alta quota dall'interazione tra i
raggi cosmici e l'atmosfera. Così si è scoperta una
netta variazione del numero di muoni provenienti da
un'area dove aveva avuto origine un furioso nubifragio,
abbattutosi di lì a poco su Mosca con gravi conseguenze.
In caso di forte perturbazione si produce una drammatica
variazione dei muoni: la loro osservazione può quindi
essere sfruttata per prevedere con buon anticipo
l'arrivo di una tempesta.
Il legame tra raggi cosmici ed eventi atmosferici è
anche confermato da un'altra teoria, considerata oggi
più che attendibile: si pensa infatti che i temporali
siano proprio innescati da sciami di particelle prodotte
a quote piuttosto basse da raggi cosmici di altissima
energia.
É stato confermato anche il ruolo degli sciami di
particelle in black-out di ingenti proporzioni ?
- Certo. Sappiamo che improvvise esplosioni di energia
provenienti dal sole arrivano fino a bassa quota sotto
forma di particelle cariche. Queste interagiscono col
campo magnetico terrestre e provocano tempeste
magnetiche: tempeste in grado di produrre gravi danni a
linee elettriche e telefoniche, in particolare nelle
aree più nordiche del pianeta, dove diminuisce l'azione
di schermo dai raggi cosmici e solari esercitata dal
campo magnetico terrestre.
Per questa ragione, ad esempio, buona parte del Quebec
andò incontro nell'89 a un formidabile black-out. Ma il
fenomeno può anche mandare in tilt i satelliti: porto il
caso dell'esperimento «Champ» (Catastrophes and hazard
monitoring and prediction, ndr), che ha subìto gravi
danni per un'eruzione solare di particolare intensità.
Andò fortunatamente meglio all'equipaggio dell'Apollo
16, che nel '72 scampò a morte certa per aver schivato
una tempesta solare di straordinaria violenza.
Il programma di missioni umane verso Marte resta tuttora
condizionato pesantemente da questo problema. Il nostro
obiettivo è studiare il fenomeno, per riuscire a
prevedere il suo approssimarsi e lanciare l'allarme, per
poter spegnere gli apparati più delicati e preservare i
satelliti esposti.
By Elisabetta Durante -
Tratto da: ilsole24ore.com
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ALLARME dei GEOLOGI
Fracking e terremoti: la pericolosa relazione dimostrata
negli Stati Uniti - 14 Gen. 2014
Una recente indagine nel Texas ha attestato il
collegamento tra l’impiego di tecniche di fratturazione
idraulica per la ricerca di idrocarburi e i terremoti.
Un pericolo sottovalutato che ha sconvolto aree
storicamente non sismiche.
 |
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La fratturazione idraulica,
spesso denominata con i termini inglesi fracking o
hydrofracking, è lo sfruttamento della pressione di un
fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare una
frattura in uno strato roccioso
A ribadire l’allarme pubblicato in un articolo
pubblicato su greenstyle.it, arriva la conferma
scientifica da uno studio effettuato in Texas che in
un’area normalmente non sismica le operazioni nei pressi
dei pozzi destinati al fracking abbiano comportato dei
terremoti più grandi in grado persino di danneggiare le
abitazioni del circondario.
Ben 50 terremoti hanno colpito l’area di Cleburne, in
Texas, tra il 2009 e il 2010. Ma non è un caso isolato,
si precisa: tempo fa anche ricercatori della US
Geological Survey hanno dimostrato come l’iniezione di
acqua nel terreno per estrarre gas possa provocare
micro-terremoti.
Effetti sottovalutati che hanno sconvolto zone come la
Contea di Johnson, in Texas, storicamente non sismica,
dove negli ultimi mesi si sono verificati diversi
terremoti, nelle ultime tre settimane ben 16 casi. Qui
un gruppo di famiglie ha deciso di fare causa alle
compagnie responsabili.
Un abstrat della recente pubblicazione dell’indagine che
attesta il collegamento prospezione e terremoto si può
trovare a questo
link (solo in lingua inglese).
(Un’ultima annotazione: in
Italia il Ministero dello Sviluppo economico in un
documento ufficiale ha smentito che in Emilia o in altri
territori della penisola interessati a recenti sismi
siano mai state usate tecniche di fratturazione
idraulica. Non è in corso nessuna operazione di fracking
né altre forme non convenzionali – per esempio
l’estrazione del cosiddetto shale
gas – di sfruttamento dei giacimenti di gas in
Emilia Romagna e nemmeno sul resto del territorio
nazionale.
La smentita ufficiale è arrivata dopo il
terremoto che ha colpito l’Emilia da fonti del
Ministero, che hanno tenuto a precisare che non sono
state rilasciate autorizzazioni per pratiche di questo
tipo e che – con ogni probabilità – non verranno
rilasciate neanche in futuro. (Ndr)
Fonte: salviamo il
paesaggio.it,
intende perseguire un unico obiettivo: salvare il
paesaggio e il territorio italiano dalla deregulation e
dal cemento selvaggio. Sorto perché negli ultimi 30 anni
abbiamo cementificato un quinto dell’Italia, circa 6
milioni di ettari. Perché in Italia ci sono 10 milioni
di case vuote, eppure si continua a costruire.
Perché i suoli fertili sono una risorsa preziosissima e
non rinnovabile. E li stiamo perdendo per sempre.